Sono le 11 di mattina e per riuscire a scrivere questo post ho dovuto spegnere la musica, perché sono così confusa che non riesco a scrivere e ascoltare musica insieme. Sono le 11 di mattina, e sono già esausta, ho lavato mia mamma e va be', poi però lei ha avuto una crisi potente, di quelle che ci lasciano inermi perché non sappiamo come risolvere, nello specifico se non usando una pialla e levando le scale a questa casa. Sono esausta, fortunatamente mio padre mi ha lasciato un'ora libera, che è quasi finita, ma mi è servita come aria per far passare l'attacco di panico e cercare di ricapire che sono al mondo anche io, inteso io come entità singola separata da lei, da loro. Non riesco a farmene una ragione, non riesco a capire perché sia toccato a noi, credevo 22 anni di panico fossero una merda sufficiente e poi non riesco a capire come andare avanti, adesso con lei, dopo senza di lei. Mio padre è tornato dal mare, e non vede l'ora di ritornarci, e io continuo a essere in bambola, in balia di un presente che è troppo pesante e di un futuro che si prospetta come un incubo. A meno che, in qualche modo che ora mi sfugge, io riesca davvero a ricentrarmi su di me e a costruire quello che potrà essere. Sono così stanca che non vedo quasi nulla al di là di queste 4 mura. I mondiali ad esempio: 4 anni fa ci rimasi malissimo dell'esclusione dell'Italia, ma male male. Questa volta è solo un dettaglio su uno sfondo molto lontano, le poche energie sono ovviamente concentrate su altro nel mondo, ma sono proprio io che fatico a percepire anche dimensioni esterne. E c'è sempre questa paura di non farcela a reggere la vita in senso stretto, sola e senza garanzie. Forse allora era vero che non avevo ancora toccato il fondo per poter risalire. Credo che questa volta ci siamo. Vedremo che succederà.
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