giovedì 30 novembre 2017

Crollo

Ok... la stangata è arrivata... questo pomeriggio mi sento uno straccio con solo voglia di piangere e di mettermi sdraiata. Perché? Perché sono in contemporanea così esausta da aver bisogno di una damigiana di caffè e così tesa che solo la parola caffè mi aumenta la tachicardia già presente. Sorpresa che sia arrivato questo crollo? Onestamente no. Speravo per una volta di cavarmela? Si. E l'idea che tra pochi giorni dovrò nuovamente ricominciare con la mia solita e solitaria e stressante senza un vero motivo routine mi fa mancare l'aria e non riesco a respirare. Devo cambiare... tutto.

mercoledì 29 novembre 2017

La mia parte nel mondo

Ho 33 anni e da più di 16 non riesco a ricordare un solo giorno in cui io sia stata bene dall' inizio alla fine. Ciò nonostante, o forse proprio per questo, riconosco anche il valore di tutto ciò che ho avuto. Mi fa male, e pure parecchio incazzare, pensare a tutta la sofferenza che c'è e che trova il suo spazio nella più totale e completa indifferenza di parte della gente. Vorrei avere il coraggio di poter fare qualcosa di davvero utile. Trovare il coraggio di cominciare un percorso, di ricominciare da capo per trovare una strada che possa davvero essere utile agli altri, a qualcuno. Vorrei davvero trovare il coraggio e la rotta per fare la mia parte nel mondo. 

Squarci di blu....


Mi rendo conto che queste camminate in riva al mare hanno effetti strani sui miei pensieri. Per certi versi riescono a farmi vedere in modo più semplice la realtà di certe mie cose quotidiane, per altre sottolineano, mettono in evidenza, in modo forte questioni alle  quali tendo a non pensare di solito. Ad esempio... oggi pensavo ai figli. Pensiero strano a 33 anni? Non direi ma ovviamente molto lontano, lontanissimo dalla mia realtà fatta di panico a gogo... il punto è che per la prima volta mi sono resa conto che per me i figli non solo sono un discorso fuori portata ora,  e nei mesi a venire, ma che a questo punto lo saranno sempre. Riuscire ad occuparmi di me sarà già tanto francamente. E non è nemmeno così scontato come risultato. La maternità proprio è oltre qualsiasi senso di realtà. E rendersene conto mi ha fatto male, parecchio. Ma a sto punto illudersi a che serve? Forse fare i conti con la realtà, mi darà la possibilità di godere di altro... di ciò che mi sarà possibile...

martedì 28 novembre 2017

Troppe emozioni

Mh... Ok, dopo il quarto giorno la giornata di schifo è arrivata. Motivo? Ignoto... forse solo una questione di casistica, o forse perché manca il sole... fatto sta che tra ansia e un forte senso di essere fuori posto, non riesco a rilassarmi. Credo sia successo anche a giugno, quando la sensazione che questo posto per me è più di un semplice luogo di vacanza ma meno di una casa, si fa sentire chiedendo però anche una soluzione. Di fatto non è ansia vera e propria quanto una forte emotività. Forse mal gestita.perché forse una vera soluzione non c'è mancando di fatto un vero problema. Per me questo posto ha questa Valenza. Punto. Le emozioni si provano, il pensare magari può tenerle un po' sotto controllo. 

lunedì 27 novembre 2017

Che dire di più?

Oggi come passeggiata pomeridiana, ho accompagnato mio padre dalla sua dottoressa per una visita di routine. Essendo la seconda volta che torno qui dopo una marea di anni, non avevo ovviamente ancora visto il centro medico polifunzionale dove va lui. Sono rimasta di sasso: è bellissimo. Compatibilmente a ciò per cui serve è proprio bello, mille attività per la salute, molte anche intorno alla salute alimentare e ad una buona forma fisica. Fa veramente venire voglia di prendersi cura di se stessi. È un lato della città non vacanziero ma quotidiano. Ed è un bene perché questo posto mi rilassa ma mi fa anche riflettere NEL MODO GIUSTO. E un piccolo ps... 3 giorni che sono qui, 1 viaggio, 5 altre uscite e NESSUNA crisi di panico degna di nota... che posso dire di più? 

Magia...

Forse la Vera magia è questa: avere un luogo in cui saper di poter tornare per alleggerire i pensieri e la mente... *-*

domenica 26 novembre 2017

...mare...

Rientro ora da una passeggiata i oltre un'ora in riva al mare... *-* qualcosa di indescrivibile. Davvero...a parte l'ovvia fatica fisica per il mio peso, è stato liberatorio. L'unica domanda che continua a ronzarmi in testa è come mai alla fine dei conti, io continui ad agire in un modo che mi intossica la vita, lasciando agli altri un potere su di me che non si meritano. Il mare libera la mente ma mi sprona anche a liberarmi la vita da tutti quegli atteggiamenti super tossici. Buon lavoro a me...

sabato 25 novembre 2017

È strano...

È strano scrivere qui, di nuovo ad Alassio. È strano perché da una parte non mi capacito del fatto che siano già passati sei mesi dall' altra volta. Sei mesi durante i quali purtroppo so di non aver fatto molto passi avanti. Sì, la giornata di oggi tra operazioni in posta, catechismo, viaggio e poi la prima splendida passeggiata... insomma tutto questo vissuto con l'ansia sotto controllo, può forse voler dire che qualcosa va meglio... ma la strada è ancora così lunga... ammetto che fino all' ultimo credevo che avrei trovato il modo di tirarmi indietro invece sono qui ma gli obiettivi, quelli tangibili, sono ancora fuori portata.
Oltre a questo... anche fuori stagione questo mare mi incanta. E proprio perché fuori stagione lo fa nella sua essenza più vera. Il bisogno che faccia sempre più parte della mia realtà diventa sempre più pressante.ma la domanda resta: come si fa? Come posso fare a rimettere questo posto nella mia vita in modo "regolare"? Non so, forse per ora non pensandoci troppo? Come se mi fosse possibile :/ ma almeno tentiamo. La mia vita è  tutta da ricostruire. Forse trovare posto per questo luogo sarà più facile del previsto. **
E in ogni caso ho bisogno di staccare un pochino perché, per come le vivo, le lezioni mi prosciugato. Qualche cosa andrà rivista. Per forza.

venerdì 24 novembre 2017

tempo di decisioni

Mi avvicino alla partenza in uno stato pietoso, prima di essa, domani verso l'ora di pranzo, devo fare anche altre commissioni, nel frattempo spero di calmarmi un po'. Le lezioni del venerdì sono state un macello. Una ragazza non si è presentata senza avvisare, l'altra ha avuto una mezza crisi di nervi... per cui io riesco ad essere contemporaneamente 1- sollevata di andare per lasciarmi alle spalle ste stronzate per qualche giorno, 2. in colpa per mollarle in mezzo a verifiche varie ed anche per gli impegni in oratorio che lascio, 3. terrorizzata per la mia forma di panico. Credo che se mi mettessi una lampadina in mano la accenderei per tanto che sono tesa. Strano? In effetti no, solita routine che però comincia a stufarmi. E non poco. Tralasciando momentaneamente il viaggio... ho bisogno di assumere un ruolo più deciso e definito nei confronti dei ragazzi che seguo. Non posso essere sempre così in balia degli eventi.
Credo sia ora di compiere un salto di qualità.
Anche perché odio il fatto che in mezzo a tutto lo schifo che succede nel mondo, io sia terrorizzata da quello e pure da ste cazzate che mi capitano. Odio essere così egoista. Serve essere più decisi, più coerenti e più forti. Non è più tempo di mezze misure o blande decisioni. Occorre tirare fuori le palle!!!

e l'ansia continua

A distanza di quasi 20 ore dall'attacco di panico di ieri pomeriggio posso dire in tutta onestà di non essermi ancora ripresa, ho dormito male e mi sono svegliata con il cuore che batteva a 1000 all'ora. Di fatto penso al viaggio, se da una parte sono un filo più tranquilla dello scorso viaggio a fine maggio, dall'altra sto quasi peggio perché ho paura che non essendoci più l'effetto novità, quello che comunque volevo rivedere dopo tanti anni, farò più fatica a trovare un appiglio. E poi era estate, ora è novembre, magari con gli alberghi ancora chiusi, mi chiedo se sarà un po' triste. Sicuro non ci sarà il 'mio' bagnino su cui fantasticare...
Poi però il mio pensiero cambia rotta: vedo per strada una signora che avrà circa 60 anni, lei e il marito ogni anno, almeno un paio di volte, partono per una vacanza. Non so perché penso a lei di fatto lo fanno quasi tutti, ma ora vedo lei e penso che forse, e dico forse, potrei essere in grado anche io di farlo, senza stare malissimo ogni volta. E' chiaro quali sono i miei sogni, è chiaro come vorrei poter stare, come vorrei poter vivere, e se viaggiare per il mondo è un po' un'utopia, riappropriarmi almeno della mia casa al mare è il minimo, la mia salute passa anche da lì, perché è l'unificazione di ogni parte di me. Il contrario non è proprio possibile. Ma per nulla.
e speriamo che questo cambio d'aria mi aiuti a capire come muovermi da qui in poi. Anche per l'obesità.

a letto con... l'ansia.

Oramai è quasi mezzanotte ma dubito che riuscirò a dormire tanto presto: sono tesa come una corda di violino e non riesco a smettere di pensare alla partenza. Allora mi è tornato in mente il passato, anche quando stavo bene ero sempre più agitata che no, ma era una sensazione diversa, un'emozione anche positiva per l'attesa, per ciò che sarebbe successo, per le aspettative belle. Insomma, la timidezza a volte rompeva le scatole ma credevo nella possibilità di cose belle. Ora non faccio che aspettarmi il peggio in ogni senso, con la costante sensazione di non essere all'altezza di nulla. E pure l'idea che per una settimana sarò senza internet, se non quello sul cellulare, mi terrorizza. Me lo sono chiesta spesso: esisto offline? NOn che online faccia chissà che, ma fuori? Ma, lo scopriremo e nel frattempo il cuore mi esplode nel petto dall'ansia.
Evviva... :/

giovedì 23 novembre 2017

e ci rimango male perchè...

Oggi è stata una giornata un po' impegnativa ma tranquilla, essendo impegnata domani e sabato mattina, oggi ho fatto un po' di pulizie e ho preparato i bagagli. Tutto bene più o meno, nel senso che sono un po', parecchio, agitata per questa vacanza. Ho paura possa succedere di tutto ma per il momento riesco ad archiviare l'idea.
Ma verso le 17.30 SBAM! mi è caduto addosso un attacco di panico che mi ha disfatta. A distanza di ore sento ancora i nervi a pezzi. Tutto questo mi spaventa. La crisi è durata all'incirca un quarto d'ora nella fase più acuta e un'oretta nel totale ma poi mi sono ritrovata distrutta. Il fatto poi di come sia arrivato all'improvviso lo ha reso ancora più tremendo. Sarei un po' stufa... un po' tanto.

scrittura 2.0

Mi sento stanca. Per un giovedì mattina direi che è quasi la regola. E mi sento strana. Come dicevo ieri sembra che alcune cose in cui sono immersa stiano portando a molte opportunità nuove. Che qualcosa insomma si stia muovendo e la verità è che voglio coglierle. Questa mattina mi sento ancora convinta che la scrittura, anche se in forme diverse, potrebbe essere la mia strada ma per farlo ho bisogno che folate di vita entrino in me, per farlo devo conoscere cose nuove che non siano più la malattia. Il mare ha sempre fatto parte della mia realtà, per molti anni, gli anni migliori oserei dire. è ora che le cose procedano. E io mi auguro di cuore che si possa aprire uno spiraglio sulla mia vita sociale, affettiva, e lavorativa. Scrivere, blog, chat... sono tutti nuovi modi di usare le parole per comunicare qualcosa, per essere utili anche agli altri, per trasmettere emozioni, condividere paure, speranze... questo voglio sia il mio lavoro: una scrittura unita ad una sorta di terapia emozionale, una scrittura 2.0
Affinché questo avvenga c'è bisogno di mettersi in gioco. Su ogni fronte. E quando sarò un più forte e sicura di me stessa, arriveranno anche le lauree. NE sono sicura.

mercoledì 22 novembre 2017

#Unerroresplendido #Rebekka F.


UN ERRORE SPLENDIDO
 
 
 
 
 
 

 

 

Di Rebekka F.


©diritti riservati By  Rebekka F.

 

Questa è un’opera di fantasia, persone e fatti sono inventati.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

-MELANIA-

 

 

 

 

Non c’è niente in questo ufficio che parli della mia vita di prima. Non una foto, un ritaglio di giornale, una medaglia, un trofeo. Le note delle quattro stagioni di Vivaldi aleggiano nell’aria. Sembra che ultimamente io non riesca ad ascoltare altro.

Musica eccelsa, non c’è che dire, ma non posso fare a meno di chiedermi se io sia così monotematica in tutto oramai. Monotona e prevedibile.

 

L’ e-mail fa bella mostra di sé sulla scrivania. Giorgia me l’ha consegnata da qualche ora. Continuo a fissarla mentre bevo l’ennesimo caffè della giornata.

“E’ arrivata sul sito della scuola ma è chiaramente indirizzata a te…”, ha aggiunto la mia collega dopo averne stampata una copia.

“Fossi in te almeno la prenderei in considerazione. Sai che non insisto mai ma… Melania forse è ora che tu… sì, insomma, che tu riprenda in mano la tua vita.”

Ad essere onesti in questo momento non trovo assolutamente nulla che non vada nella mia vita, anzi… farei di tutto per rimanere in mezzo a questo confortante niente che mi circonda.

Giorgia probabilmente deve avermi letto nel pensiero perché prosegue: “Fallo per la scuola ok? Non andiamo male ma sai che basta un niente per cambiare le carte in tavola. Un po' di pubblicità farebbe comodo e anche un lavoro pagato in più… Oppure potrei sempre andarci io.”

Ma aggiunge l’ultima parte con un tono poco convinto perché sa che non sarebbe affatto la stessa cosa per chi ci ha contattate, quell’albergo non vuole lei per tenere il corso di ballo, in realtà non vuole nemmeno me, o meglio non la me del presente. Vuole la campionessa, quella che ha preso parte, e nella maggior parte dei casi vinto, a competizioni internazionali. È come se nessuno creda davvero che quella vecchia versione di me stessa sia finita in soffitta per sempre, insieme ad uno scatolone con le medaglie, i premi, le foto e gli articoli di giornale che in quegli anni ho collezionato e di cui non c’è traccia in ufficio. E che probabilmente non mi azzarderò più a riaprire per nessun motivo.

Rimiro quel foglio ancora per un po' prima di chiuderlo nel primo cassetto della mia scrivania.

A volte la mia vita mi sembra questo: un’infinità di cose chiuse sul fondo di qualche cassetto.

Forse è a questo che si riferiva Giorgia prima.

 

“Mel? Mel?”

“Sì Giorgia? Sono nel mio ufficio, che c’è?”

Giorgia entra e si mette a fissarmi un po' incuriosita. Spero davvero che per il momento non tiri fuori nuovamente la storia della lettera perché non ci ho più nemmeno pensato.

“Come che c’è? Non vedi che ore sono? Sta per cominciare il corso dei principianti e tu stai ancora così?”

La lezione, cielo me ne sono dimenticata! Credo sia la prima volta che mi succede, come è possibile?

Siamo a settembre e stanno per riprendere i corsi di tutti i livelli. Di solito quello dei principianti è il mio preferito, insegnare a delle bimbette allegre mi riavvicina alla passione per la danza nel modo più puro.

Anche perché, a parte qualche mamma che spera in una carriera brillante per la propria progenie, quasi nessuno viene da noi per il mio passato; ci vengono più che altro perché è la scuola più vicina a casa, o perché siamo brave insegnanti ma nulla più e questo è tranquillizzante.

Di solito mi piace… In questo caso però mi sembra di non averne voglia e la cosa mi sorprende non poco.

“Non stai bene? Non hai una bella cera. Se te la senti fatti almeno vedere due secondi e poi alla lezione ci penso io…”

“No, no, tranquilla. È tutto apposto, credo di aver solo perso la cognizione del tempo. Comincia pure a farli entrare nella sala. Mi cambio e arrivo.”

 

In fondo i patti non scritti, e nemmeno detti, ma condivisi sono più o meno questi: sebbene lavoriamo quasi sempre insieme, i corsi di danza classica sono prevalentemente di mia competenza.

Giorgia sta più su quelli latino-americani e di coppia.

Almeno all’inizio la cosa era sembrata sensata: essendo mia la scuola e essendo spesso occupata con questioni amministrative, sembrava ovvio che potessi dedicare meno tempo di lei alla danza vera e propria. Cioè… a me sembrava sensato, a lei non molto, non perché si lamentasse di avere troppo da fare, anzi.

“Io però proprio non ti capisco: hai messo in questo progetto tutti i soldi che avevi da parte e sembra quasi che in realtà della danza non te ne freghi più nulla…”, aveva sbuffato una sera.

Poi aveva aggiunto solo che la mia era una fuga e che sperava mi svegliassi prima che fosse troppo tardi.

Non ero riuscita a capire cosa volesse dire di preciso, quello che interessava a me era semplicemente stare tranquilla. Un diritto sacrosanto.

 

Mentre mi sistemo i capelli in una treccia strettissima ripenso allo sguardo di Giorgia nel consegnarmi quella mail. Era strano, un mix di nervosismo e preoccupazione.

Mi chiedo se per caso l’ho infastidita in qualche modo.

“Be’, credo me lo avrebbe detto…”, dico ad alta voce cercando di tranquillizzarmi.

 

Pochi minuti dopo mi ritrovo nella sala, una decina di bimbe e un paio di maschietti sono pronti sull’attenti. Si guardano intorno incuriositi, sembrano felici anche se per esperienza so che forse un paio di loro si trovano davvero nel posto giusto mentre per gli altri è più un tentativo che si rivelerà molto diverso dalle aspettative.

Ma in fondo è giusto così: nel provare non c’è davvero nulla di male. È non tentare mai nulla per paura ad essere pericoloso all’inverosimile e non mi sfugge certo l’ironia di essere proprio io a pensarlo.

 

Mi dimentico totalmente della mail fino a che alcuni giorni dopo sento Giorgia al telefono.

“Oh, salve…” la vedevo camminare avanti indietro come una tarantola.


“Certo, lo capisco. No, è che abbiamo appena ricominciato i corsi e abbiamo avuto moltissime questioni da organizzare in poco tempo, ma sono sicura che vi contatterà quanto prima.”


“Sì, certo, glielo ricordo. Domani al massimo avrete una risposta.”


“Grazie a voi…”

 

Entra nel mio ufficio un po' seccata.

“Melania, devi prendere una decisione per il corso in quell’albergo, in realtà pensavo avessi già chiamato, se non altro per dire di no.”

“Va bene, chiamerò subito.” Però non lo faccio nemmeno in questa occasione. In realtà non è da me comportarmi così. Di solito sul lavoro sono molto precisa per cui, quando il giorno dopo Giorgia mi chiede nuovamente informazioni in merito, saputo che non ho ancora contattato nessuno, si fa molto seria.

“Melania? Ma che succede?”

“Nulla.”

“Ok, allora coraggio, nessuno ti obbliga a fare ciò che non vuoi però devi comunicare la tua decisione, devi dare loro tempo di prendere altri accordi, sai perfettamente quanto è poco professionale un atteggiamento del genere.”, poi si ferma e mi fissa a lungo e intensamente, “A meno che invece tu non voglia dire sì ma ti senta bloccata. Vuoi accettare Mel?”

E capisco che il mio tentennamento deriva proprio da quello, in caso contrario avrei già detto ‘no, grazie e tanti saluti’.

“Non lo so.”, rispondo finalmente sincera.

“Be’ allora Mel segui il mio consiglio e per una volta buttati. Per la miseria: è un corso per persone di terza età, di che hai paura? Che un arzillo vecchietto di settant’anni ti faccia la corte?”

Il pensiero mi fa ridere di gusto, immagino che farò a tempo a pentirmene un centinaio di volte ma…

“Ok, allora che corso sia!”

Prendo in mano il telefono e sotto lo sguardo attento della mia amica e socia chiamo l’hotel.

Alcuni minuti dopo mi ritrovo a stampare un programma.

“Allora, dal momento che è una struttura nuova, avrebbero piacere che tutto lo staff, maestra di ballo compresa a questo punto, si ritrovasse una settimana prima dell’apertura per coordinare le attività.”

“Suppongo che abbia senso. Non che bazzichi spesso in posti del genere ma con mille intrattenimenti ogni singolo giorno immagino che senza un po' di coordinazione si rischi un vero caos. Quindi di che periodo si parla di preciso?”

“Prime due settimane di dicembre.”

Giorgia fissa il calendario, “Direi che è perfetto, in fondo a fine novembre quasi tutti i corsi saranno terminati, proseguiranno solo quelli più avanzati ma per quelli basterò io.”

“Mh, speriamo di non aver incasinato le cose.”

“Tesoro rilassati. Non stiamo cercando la cura per la fame nel mondo, puoi allontanarti da qui per qualche giorno senza sentirti in colpa.”

Ma non mi sento in colpa, quanto piuttosto spaventata.

“Non è quello…”

“Cosa?”

“Non è senso di colpa.”

“Cosa è allora?”

“Paura, sai perfettamente che non ho fatto nulla a parte gestire questa scuola da… be’ da allora. Non mi sono più nemmeno mossa da qui.”

“Motivo di più per andare. Non è una settimana su un’isola caraibica durante le vacanze scolastiche ma una pausa in un albergo nato soprattutto per le persone anziane in un posto quasi dimenticato da Dio, ti aiuterà a cambiare aria e basta.”

“Ok.”

“Bene, adesso la decisione è presa. Promettimi che non ti tormenterai per tutti i tre mesi che mancano.”

“Prometto che ci proverò. Può bastare?”

“Non proprio, ma ce ne faremo una ragione. E ora su che magari tra i dieci cuccioli là fuori c’è una futura étoile!”

Scoppio a ridere, “Mi sa che dovremo cercare ancora ma mai dire mai!”

 

Un’oretta dopo quando Giorgia fila a farsi la doccia dopo che una delle piccole stelline le ha vomitato addosso non posso fare a meno di resistere.

“Scommetto che sarà lei la futura regina delle scene.”

Giorgia si sta tamponando i capelli neri con una salvietta, “Spiritosa. Io però vorrei capire perché queste cose capitano sempre a me.”

Come se la risposta non sia ovvia: capita a lei perché lei è l’unica che le prende in braccio e ci gioca. Io sono diventata rigida come un pezzo di ghiaccio persino con i piccoli, non riesco a dar loro nemmeno una carezza il più delle volte, figuriamoci mettermeli al collo.

Credo che lo sappia anche lei ma ha la delicatezza di non dirlo. A volte mi sembra di essere una trentatreenne con la maturità emotiva di un neonato.

 

Mentre Giorgia si cambia e io pulisco il pavimento ho una strana sensazione di disagio ma che non riesco a decifrare in modo più specifico.

Fuori la via brulica di passanti ma mi sembra tutto così sorprendentemente vuoto…

attività sì, attività no

Gli impegni del mercoledì sono passati. Come? Forse meglio del previsto visto  considerato che sono uscita di casa alle17.15 che stavo uno schifo. Di fatto piangevo. Perché? Perché nn mi sentivo all'altezza? Non so... In ogni caso è andata così. Ma poi, piano piano, le cose si sono fate più semplici e la serata l'ho portata a casa. Mentre ero con i ragazzi questa sera però sono emerse nuove possibilità di interagire con l'oratorio attraverso nuovi progetti. E la domanda è: avrei voglia di farne parte? Servirebbe a qualcosa? La fatica esorbitante che farei darebbe ripagata? Potrei conoscere qualcuno di nuovo e di interessante? Perché il punto è proprio questo: ha senso investire in attività diverse da quelle che faccio ora ma nello stesso ambiente e comunque piuttosto similari come target di destinatari? Cioè forse il corso di ballo è ancora lontano dalle mie possibilità ma quella sì che sarebbe una novità. Questo cosa sarebbe... un allenamento a stare fuori casa con gli altri? Che non sarebbe da buttare, per carità ma non sono sicura sia ciò di cui ho bisogno. O forse sì, lo sarebbe eccome se solo però non cercassi in quei frangenti la soluzione a svariati altri problemi, tra i quali conoscere un ragazzo che faccia per me.
Poi penso ancora e mi dico che in fondo la questione è proprio questa: se come dicevo oggi ancora non sono pronta per un ragazzo, ( e nell'ambito del volontariato di qualcosa di più impegnativo come stare con i poveri), queste attività che mi si presentano non potrebbero essere proprio l'allenamento di cui ho un disperato bisogno per andare oltre? Soprattutto in quest'anno durante il quale l'obiettivo è proprio la salute intesa nei due obiettivi principali: non crepare ogni volta che esco di casa e dimagrire di qualche chilo, tipo 60.
Pensiamoci, e bene!
Perché quello che mi serve è imparare di nuovo a mettermi in gioco. Come allenamento per tutto quello che verrà.

Quanti cicli dovrò attraversare ancora prima di non essere più sola?

Non si provano sempre le stesse cose nello scorrere del mese, e per fortuna aggiungerei. Non so poi se la cosa segua un andamento ciclico, dovuto anche al cambiamento ormonale del ciclo mestruale. Fatto sta che, come in alcuni giorni ho voglia di sesso, puro e semplice, in altri, come oggi, ho voglia dell'amore, di un sorriso, di uno sguardo. Di un abbraccio. Di qualcuno vicino. Al di là di tutto, mi sento così sola. E ogni volta che succede la sensazione è amplificata da tutte le volte precedenti...caricata dalla paura che non cambierà mai niente.
Credo che io sapessi che stava arrivando questo periodo da come il mio cuore ha perso un battito quando ieri il dentista mi ha sorriso e salutato, quegli occhi che brillavano mi hanno attraversata.
Quanti cicli dovrò attraversare ancora prima di non essere più sola? 
Di fatto in momenti così tutto sommato credo di meritarmi anche io qualcuno vicino.
Già.

Ho bisogno che qualcosa mi appaia come potenzialmente positiva

Sto leggendo un libro sull'autostima, un trattato interessante che presenta la questione in modo abbastanza semplice ma non banale. Nell'attesa di arrivare al punto in cui forse posso capire se qualche miglioramento è possibile, continuo a pensare ad un sogno che ho fatto questa mattina poco prima di svegliarmi, sogno che credo sia durato poco ma che forse è interessante, innanzitutto nel sogno flirtavo, direi anche ricambiata, con due ragazzi diversi. E uno era il dentista di ieri.. ( ;) )
Poi tra un flirt e l'altro, mi arrabbiavo con il mio Don per una cosa che aveva detto, molto maleducata.
In quanto sogno ovviamente la coerenza non era il suo forte, eppure l'ho trovato molto significativo: HO VOGLIA DI FLIRTARE CON QUALCUNO E HO UNA VOGLIA MATTA DI RIUSCIRE A DIRE CON FERMEZZA CIò CHE PENSO QUANDO è ESSENZIALE FARLO, per tutelare il mio lavoro e me stessa.
Forse per essere in grado di reggere una storia dovrebbe essere la mia autostima a migliorare perché, al di là dell'obesità che non fa essere l'aspetto fisico un mio punto di forza, anche il carattere mi sembra solo un impiastro, mi piace la me potenziale, ma quella che è in scena ogni giorno è solo un enorme cumulo di paure e insicurezze. Non so proprio cosa potrei offrire ad un compagno. E non lo dico come compatimento, ma come mera curiosità oggettiva.
E certo però che qualche flirt potrebbe aiutarmi a migliorare la mia autostima, solo che per gli stessi motivi di prima, li vedo impossibili.
Così come mi sembra di essere ancora molto lontana dall'avere la forza assertiva ma non superba, di portare avanti i miei punti di vista con forza.
Se, come sto leggendo, non sono necessariamente autostime specifiche (cioè legate a singoli e delimitati aspetti) a portare al benessere vero personale, è anche vero però che qualche successo in ambiti per me importanti, potrebbero aiutare.
E perdere peso è di sicuro uno di questi ambiti. Se penso a ieri sera, alle due brioches alla crema che mi sono mangiata tra le 23 e le 24, anche senza voglia ma quasi per riempire un buco, mi sembra ovvio che ciò che serve sono nuovi modi di ragionare, una forma mentis diversa, in particolare per il dopo cena. Ho bisogno di cose nuove, di nuove abitudini, di nuove cose su cui concentrarmi.
Ho bisogno di risultati.
Idem con la scrittura. Continuo ad aggiornare la pagina amazon alla ricerca di un passo avanti ma niente. Ed invece io ci speravo, tanto. Per cui fa male anche quello, tanto.
Sabato parto ancora per una decina di giorni di mare. A parte l'ansia, a parte i sensi di colpa per lasciare i ragazzi che seguo, a parte il negativo, c'è la speranza che queste puntate al mare siano positive, siano il riappropriarmi di parti di me vere. Quelle parti magari legate al benessere... ho bisogno che sia così.
Ho bisogno che qualcosa mi appaia come potenzialmente positiva.

martedì 21 novembre 2017

Cibo, libri... sono due cose a cui non riesco a dire di no perché sono tutto ciò che credo di avere

Per quanto mi riguarda, non è un mistero che il panico(o le forme meno forti, come vari livelli di ansia), giochino un ruolo, aimè, determinante, nei confronti della lotta contro l'obesità. In vari modi più legati al movimento, se pensiamo al fatto di come mi sia impossibile gestire un impegno, palestre, corsi di ballo... Ma soprattutto per quanto concerne l'uso del cibo come valvola di sfogo sulle frustrazioni. In effetti è solo di sera, quando gli impegni sono apparentemente conclusi allora mi concedo il relax che di norma purtroppo per me si accompagna all'assunzione di dolci. Il problema è che pur senza arrivare a scomodare il termine di abbuffate standard, ci vuole davvero poco a ingurgitare 500/600 calorie. 2 brioches ed è fatta, se poi si aggiunge anche una manciata di patatine e un bicchiere di una bevanda... ecco che nel giro di poco, senza parlare di abbuffate, assumo comunque il corrispettivo quasi di quello che dovrei assumere in un giorno intero.
Come si potrebbe evitare? Be', riuscire a sviare l'attenzione nei momenti critici sarebbe l'ideale ma quando la misura è colma e la giornata di panico ha già ridotto ad uno straccio la tua capacità di resistenza, credo che da sola non ce la farei mai. In effetti credo che quello che servirebbe davvero potrebbe essere una chat, qualcosa in tempo reale con cui parlare di questo, condividere i timori, i dubbi. Forse funzionerebbe, forse no ma di sicuro mi sembra più affine al mio problema del chiudermi in qualche clinica per un paio di settimane, perché poi, una volta uscita da lì... le sere ci sono ancora. C'è una grande componente emotiva in questo mio problema e la chiave e la gestione delle emozioni. Del resto è la stessa cosa che mi autoassolve quando magari spendo 200 euro al mese in libri, cioè tutto quello che mi resta, anche se ne ho ancora a centinaia nella libreria che non ho ancora fatto a tempo di leggere. Cibo, libri... sono due cose a cui non riesco a dire di no perché sono tutto ciò che credo di avere. Credo che la partita si giochi tutta in quel 'credo di avere'. Perché anche fosse così, e non lo è, più me ne stacco, più riuscirò ad inserire altro. Per cui se il grosso è un cambio psicologico alla visione della cosa, aiuti in diretta, come la condivisione del problema, potrebbero essere un passo molto utile.

perchè c'è dentista e IGIENISTA :)

E il primo giro dal dentista è andato... ed è andato bene tutto sommato. Ma il punto è come stavo prima di uscire di casa: un disastro! Ma, in tutta onestà, come potrebbe non essere così? Ansia a mille pure in casa, il dentista è un incubo... per cui via con tutto il corollario del panico, leggera nausea, mal di pancia e poi quando questo è passato... tadà... ecco arrivare la pipì da nervoso. Cioè quella che sembra scappare ogni 20 minuti. A volte ripenso alle medie, quando c'erano quelle gite in cui quasi nemmeno c'era il tempo di andare in bagno... e per me non era mai un problema, come da copione anche quello è cambiato. Cambiatissimo.
In ogni caso... la seconda puntata sarà giovedì 7 dicembre... speriamo vada bene come oggi anche se sarà una seduta un po' più lunga.
Comunque... mentre uscivo ho incontrato il 'mio' igienista. Mi ha salutata e io ho ricambiato con un ciao e un sorriso a duemila denti che mi è sorto davvero spontaneo.  Mi ha fatto piacere vederlo, possibile? In fondo se questa fosse una commedia romantica e non la vita vera, il suo personaggio, che compare così di sfuggita all'inizio della storia, con un sorriso sincero, sarebbe colui che alla fine sorprenderebbe la protagonista regalandole la favola d'amore che aspetta.
Ma questa è la realtà, e io mi ritrovo qui... sola, con un discreto mal di denti post cura, con il ricordo del suo 'ciao' e del suo sorriso che riguardava pure gli occhi.
Così... fantasie tra un attacco di panico e l'altro.
Ma se alla fine ste fantasie avessero la meglio su questo panico? Magari trasformandosi in realtà? ;)

lunedì 20 novembre 2017

voglia di dolci...

E per questa sera forse la voglia di dolci verrà sconfitta dal sonno micidiale che ho... per una volta a perdere sono i dolci...

Vorrei essere divertente, spiritosa, spensierata... Alla fine ho solo paura di non farcela mai

In molti momenti ammetto che mi piacerebbe aver aperto questo blog per condividere cose divertenti, spensierate, che abbiano un grande seguito... non perché diventasse l'angolo quotidiano di lamentele e affini. Ma fondamentalmente l'ho aperto per essere più o meno onesta con me stessa. E per ora di cose molto divertenti nella mia vita non ce ne sono.
Oggi per esempio è stata una giornata triste, sono stata malissimo e verso le 19 il panico ha iniziato a stritolarmi sempre più nelle sue spire. Non so quante gocce ho preso ma temo, in tutto il giorno, di aver superato le 80. Una cosa folle...
Il fatto che domani debba tornare dalla dentista non aiuta ma non è solo quello. Mi sento così debole, incapace... ero a casa e sono stata uno straccio. Non vedo possibilità per la mia vita, nessuna. Dopo essere stata così male per nessun motivo in particolare davvero non vedo vie d'uscita. L'unica cosa che mi fa sognare ancora un po' è l'idea di poter guadagnare scrivendo ma non durerà ancora a lungo.
Vorrei essere divertente, spiritosa, spensierata... Alla fine ho solo paura di non farcela mai.
Ho paura.

Perché deve essere sempre o tutto o niente?

Poco fa mi è tornata in mente la primavera del mio 3^ anno di università, quando dopo l'ennesimo crollo per il panico, sentendomi sola e disperata, avevo deciso che non avrei più frequentato, ma che sarei rimasta a casa. Provavo un mix di senso di colpa e sollievo ma in fin dei conti ciò che speravo era avere l'opportunità di rimettere le cose apposto. Avevo anche messo in conto qualche mese di fuoricorso, ci sarebbe potuto stare, perché credevo che sarebbe stata l'occasione per rimettere la mia salute in piedi. E in effetti sarebbe potuto essere così se avessi fatto qualcosa di mirato per sistemare le cose. Invece non feci nulla, sperando che il riposo avrebbe fatto tutto. Ovviamente non è andata così, ma che affinità ci sono con l'oggi? Quello che so è che sento una specie di cappio che mi si stringe al collo. Tempo, vita, tutto sfugge e oggi come allora, non muovermi nella giusta direzione può ipotecare altri parecchi anni. E poi allora forse sì che sarebbe tardi.
Ieri ho passato tutto il giorno con un dolore al ginocchio. Si potrebbero ipotizzare mille motivi, io resto sui 130 kg che mi porto appresso. Cosa voglio dire? Voglio dire che ci sono tante cose che mi risultano confuse, che non  mi so spiegare e che mi impediscono di vedere il mio futuro, poi però ci sono anche una manciata di cose che non hanno bisogno di altro, potrebbero essere fatte e basta, da subito, da ora... che non risolverebbero tutto ma che sarebbero comunque una svolta, cercare di dare una sistemata al mio peso ad esempio... ma è come se questi fatti, senza una visione completa del mio futuro, che ora non ho e non riesco ad avere, mancassero di una loro dignità. Ed è un errore enorme, perché anche senza il quadro generale, risolvere alcuni problemi sarebbe risolvere alcuni problemi, cioè già un passo avanti rispetto ad ora. Ma questa paura, tensione, che avverto per il mio futuro mi fa sfogare ancora di più anche sul cibo. Mi serve qualcosa di nuovo, un punto fermo al quale aggrapparmi per iniziare questa lotta. Non capisco la mia vita, non ho un quadro preciso di quello che dovrebbe succedere ma fare un passo, raggiungere un traguardo, sarebbe sicuramente molto più di quello che ho, o non ho, ora. Perché non riesco a concentrarmi su questo? Perché deve essere sempre o tutto o niente dove, per i miei problemi, è sempre il niente a vincere?

e io?

A volte, quando incappo in film, telefilm o anche racconti di storie vere, particolarmente drammatici mi chiedo: "E io? Come reagirei io di fronte a quella situazione? Sarei in grado di affrontarla o no?", me lo chiedo pensando all'oggi, me lo chiedo ancora di più pensando ad un ipotetico domani. Sarei in grado di far fronte alle emergenze o diventerei completamente incapace di ogni singola cosa? LA cosa curiosa è che pure nelle mie fantasie non esistono mezze misure: o riuscirò a uscire da sta situazione e allora ok, o tutto sarà ingestibile e invivibile al 100% e io resterò ferma, immobile, bloccata tra le mura di casa...

domenica 19 novembre 2017

COSA VOGLIO?

L'errore più grande che ho fatto da che questo panico si è impossessato della mia vita, credo sia stato quello di credere che in fin dei conti le cose sarebbero cambiate, si sarebbero sistemate così, quasi per magia. E non era la pigrizia a farmelo dire, bensì la speranza. Io davvero credevo che ad un certo punto questo panico se ne sarebbe andato, o meglio, io lo avrei superato senza tanti patemi. Sono passati 17 anni e ora so di aver sbagliato. Sono passati 17 anni in cui ho perso la mia rotta. Troppo spesso mi chiedo chi sono, cosa posso/riesco a fare. Sono domande strane ma quando la routine giornaliera è tutta scandita dal panico, tra un attacco e l'altro, chiedersi cosa si riesce a fare è normale anche se la risposta sembra essere solo una: niente.
Poi però ci sono dei giorni in cui, pur capendo cosa ha spinto la tua vita nel niente, non lo giustifichi più. Sì, il panico c'è e spesso vince, ma non basta, di fronte a tutto quello che succede non basta più e c'è una sola domanda che conta più di tutte: COSA VOGLIO FARE DELLA MIA VITA? COSA VOGLIO DA ME? COSA VOGLIO PER ME? COSA VOGLIO? E' il momento della verità.
Perché voglio fare la mia parte in questo strano, confuso, disperato ma bellissimo mondo.

sabato 18 novembre 2017

Una vita diversa è possibile. Ogni giorno un po' diversa fino a che non lo sarà molto

Uscire di casa questa mattina è stato complicato, parecchio. Non tanto da allerta rossa rossa, ma abbastanza da farmi arrivare a destinazione tesa e preoccupata. Rientro tutto ok, lezione fino alle 16 tutto ok... ma nella mente quella strana voglia di uscire ancora nel pomeriggio, con un'ansia appiccicata addosso, lontana dal livello panico, lontana dal livello niente, speravo che uscendo, o con un attacco vero e proprio o perché sarebbe scesa me la sarei scrollata di dosso. Alle 16.30 ero ancora a casa, alle 17 idem, combattuta tra l'idea di rassegnarmi e la voglia di andare, fosse solo per prendermi l'ennesimo dolce, fosse solo per dimostrarmi che posso uscire anche solo per il gusto di farlo, non sempre e solo quando ho uno scopo. 17.30 oramai ero quasi lì lì per mettermi comoda con un libro, fino a che mi sono resa conto che comoda non ci sarei stata, che la frustrazione per non essere uscita, per non aver fatto ciò che avrei voluto, non mi avrebbe concesso tregua. E così alle 18 sono uscita, e sì sono andata al supermercato e no, avrei dovuto fare altro. Ma sono andata e sa il cielo quanto è importante e quando sono uscita al momento sono stata peggio. Il tragitto è stato strano, intenso, sentivo quasi i nervi dello stomaco sciogliersi, allentarsi... rilassarsi? Poi, ferma ad un semaforo con le mani agguantate al volante, ho ripensato ai sabati sera della mia adolescenza pre-panico, quando il sabato sera ci si preparava per andare in discoteca, a come era bello, a quella speranza che sarebbe successo qualcosa di piacevole, magari un po' eccitante, e se no pazienza, ci sarebbe stato il sabato dopo, la domenica pomeriggio dopo...
Ferma a quel semaforo ho pianto pensando che la mia conquista per il sabato sera sarebbe stato riuscire ad arrivare al supermercato per comprare cose che mi avrebbero fatto male. Quanta differenza dal passato... da quei sabati sera pieni di colori, di allegria, di facce amiche... di musica. Fa male pensare al passato, e sembra che non riesca a farne a meno, forse dovrei impormi un limite, un tot di minuti di malinconia al giorno e poi basta. C'è un futuro anche per me, anche se non ho più 20 anni, anche se la strada non è quella che avrei sperato, anche se parecchie cose sono più complicate, ma guardare continuamente indietro non aiuta ad andare avanti, non aiuta a vedere le possibilità che ho.
Questa sera dovevo andare. Dovevo andare proprio perché non era un impegno con altri ma solo con me stessa. Ma di giorni così ne devono arrivare altri perché la mia vita abbia un sapore diverso. Una vita diversa è possibile. Ogni giorno un po' diversa fino a che non lo sarà molto.

tempi 2

Ore 9,24 del mattino e già mi sono fatta una 'dose' dei miei ansiolitici. Perché? Perché ho paura. Paura del tempo. Lo accennavo ieri ma a causa di alcuni discorsi fatti in serata, questa paura sta diventando ingestibile. Ho paura di non avere più chance, che il tempo passato male per la malattia, non solo sia passato ma che abbia ipotecato troppo del futuro, impedendomi di vivere anche quello. Non è solo il fatto di essere indietro su qualsiasi tabella di marcia, lavorativa, di studio, affettiva... ma è più l'idea di non potermene creare nemmeno una mia di tabella. Come se il tempo fosse semplicemente esaurito, fuori controllo senza possibilità di appello. Perché non mi sono ancora costruita una strada e mia mamma ha paura di quello che succederà quando i miei non ci saranno più. Ne ho paura anche io perché mi rendo conto di non essere per niente autosufficiente ma anche perché dopo anni di niente, né per me né per loro, fa male pensare che potrebbero non esserci quando finalmente combinerò qualcosa. Per questo speravo tanto nella scrittura, per questo vorrei tanto riuscire davvero a perdere peso... perché sarebbero traguardi che potrebbero verificarsi già subito, adesso.
Non vedo il futuro come un alleato ma come un tempo di solitudine e altre paure.
E tutto questo è pesantissimo da portare nel cuore, non è uno stimolo a fare bene, è solo paura che si somma a quella che già ho.

venerdì 17 novembre 2017

tempi

Il tempo... anche quando si è piccoli c'è il passato, il futuro... ma il più si gioca nella sensazione di presente o di futuro a brevissima distanza. Da piccoli, anche da adolescenti, è 'l'ora' che conta, 'l'adesso', con tutto quello che ci chiede di essere vissuto. Ma oggi, da adulti, o quasi, nella mia vita è il futuro che domina, un futuro che però si tinge di scuro, dominato dal tempo in cui sarà troppo tardi, tardi per fare, tardi per vivere le persone, tardi e basta.
Il passato getta malinconia per ciò che è stato, il futuro fa paura. Il presente è assorbito da queste due dimensioni.

Ho ricordi splendidi di noi lì. Di me

In qualche modo, è più o meno da che mi sono alzata che sto evitando di pensare al pomeriggio che mi aspetta e che prenderà il via tra 15 minuti. Immagino che la questione 'ennesima batosta dal dentista' abbia contribuito a distogliere il pensiero... ma in ogni caso eccomi qua. Dopo la tensione ridicola che ho provato mercoledì pomeriggio, dopo il venerdì scorso, oggi sono un mix di tensione, paura ma anche rabbia, perché onestamente credo di non tollerare più comportamenti del genere da parte di nessuno, ragazzi o genitori compresi. Non vorrei mai arrivare a scaricare su di loro frustrazioni mie che riguardano altro, ma credo che un po' di buona educazione debba tornare ad essere il primo requisito. Onestamente a volte mi chiedo come sia possibile decidere di fare un lavoro come questo con le insicurezze che ho e pensare di riuscire a stare a galla.
Come ho già detto in un paio di occasioni, c'è una parte della mia città nella quale non sono sicura di essere andata una volta a stagione negli ultimi anni, da qualche settimana ci vado ogni mercoledì, e ieri pomeriggio ci sono passata ancora per un negozio di ferramenta. Lì ci abitava una delle mie migliori amiche ai tempi delle medie. Ho ricordi splendidi di noi lì. Di me. Mi manca la ragazza che ero, quella che pensavo allora sarei potuta diventare, e non era niente di 'eccezionale', né sogni da uno su 1000000 ce la fa, né cose da fantascienza, ma una vita sana. Fatta di lavoro ma anche di divertimento, di solitudine ma anche compagnia. Mi manca non esserci arrivata, mi manca la speranza di poterci ancora arrivare nonostante tutto. In questo pomeriggio forse più del solito.

giovedì 16 novembre 2017

Perché, se non altro, speravo di incontrare me stessa

Questa mattina puntata di controllo dentista. Niente di grave come l'ultima volta ma 3 cariette ci sono. Posso stupirmi davvero? Cioè, onestamente visti i problemi alimentari che ho, è verosimile che i denti non ne subiscano contraccolpi? No, e infatti i contraccolpi ci sono. Contraccolpi per un totale di circa 400 euro. Per non parlare della paura che provo ogni dannata volta. Discorso dentista che ne apre altri a cascata, che li apre tutti se vogliamo... perché i soldi non ci sono, perché io non lavoro in modo ufficiale, perché sto ancora male, perché tutto quello che guadagno lo spendo tra ansiolitici, colloqui con la terapista e pure dentista. Perché nn riesco, perché la mia vita non è vita, è un grosso e continuo tamponare i buchi più grossi senza affrontare la questione, perché fa piacere anche ricevere due battute dal dentista carino, visto che fuori non c'è altro. Perché pensi al lavoro che avresti voluto ma che non potevi avere, che non puoi nemmeno ora perché la laurea ancora non c'è, perché pensi che le frasi scambiate ai due dentisti oggi saranno le conversazioni più lunghe della giornata.
Perché speravi che tutto quello scrivere di cui non puoi fare a meno avrebbe portato da qualche parte. Perché quelle abbuffate serali mi costano molto più delle 20 euro di spesa, ne costano 200 di terapia e quasi 2000 di cure dentistiche. Perché tutto va a rotoli e non so come fermare le cose e dire: "Ok. Qualsiasi cosa sia stato, ora si ricomincia da capo. Affrontando un problema alla volta."
Perché non è possibile che tutto vada avanti da 17 anni. Perché anche senza le lauree, la vita potrebbe comunque continuare, perché speravo in tante cose. Speravo di riuscire a perdere peso, perché speravo di guadagnare con lo scrivere, perché speravo di non stare ancora male ogni volta che metto il naso fuori casa, perché speravo di incontrare qualcuno.
Perché, se non altro, speravo di incontrare me stessa.

mercoledì 15 novembre 2017

mercoledì sera

Sono uscita di casa per recarmi al mio solito impegno del mercoledì alle 17. Serve dire che stavo malissimo? Ma non era tanto un'ansia con conseguenze 'fisiche', quando mentali. Nel breve tragitto in auto ho dovuto trattenere le lacrime per evitare di far colare il mascara. Perché? Perché mi sentivo totalmente e completamente incapace, di tutto, per tutto, per ogni situazione. Totalmente incapace e inadeguata e insicura. E triste. Come se tutto il malessere 2.0 ora si riversasse in questo perenne e costante malessere. Malessere che per inciso come si lega con tutto il resto del mio stato? Con il panico ad esempio? anche se non è difficile capire che se uno sta sempre così con gli altri, il panico ne è una conseguenza quasi ovvia. Camminavo per la città... e se non pensavo di dover andare a lezione, be', un po' sentivo spazio anche per me, sentivo di avere un posto. Ma se pensavo alla lezione, ogni libertà, ogni benessere spariva. Con i ragazzi dopo è andato tutto bene ma l'idea che domani devo andare dal dentista mi spianta. Altra insicurezza, altra paura. Altro disagio. Così è difficile andare avanti. Difficilissimo. è solo l'emotività enorme che devo, come detto ieri, regolare un po'? O è ancora il sintomo di tutto quel molto che non funziona e che non funzionerà mai? Ho paura. Il tempo passa troppo in fretta senza risultati degni di nota.
Quale sarà il futuro di tutto questo? O meglio, ce l'avrò un futuro vero, appagante e coinvolgente? Fatto di piacere, oltre che di un dovere che mi sega lo spirito? Tutto è da rifare, ho deciso di cominciare dal peso, mettendo in stand by lo studio. Ma basterà? Sarò in grado di gestire l'aspetto privato? Hobby, passioni, amici, amore? Per questo voglio credere nel programma sul peso, perché come primo passo sia lì a dirmi che di passi ce ne saranno per forza di cosa altri.

martedì 14 novembre 2017

calcio e sogni

In queste ore è difficile non pensare al calcio. In effetti la delusione per questo mondiale sfumato aleggia nell'aria, sebbene la stessa sia pregna di fatti più seri e drammatici. Ma è così, quella palla aiuta a sognare. Unisce all'insegna di un sogno. Ho sentito alla tv dire che tutti noi abbiamo il ricordo del mondiale che ci è entrato dentro per primo da bambini e che questa generazione ne sarà priva. Nel mio caso conservo qualche vago ricordo di quello del 1994. Ma il calcio faceva parte dell'aria che si respirava quotidianamente, anche per chi, come me non era una gran tifosa. Perché in effetti non lo sono, o per lo meno, rispetto alla serie A, ho una simpatia per la squadra tifata da mio padre ma al di là delle squadre in particolare, è l'idea del calcio in generale che mi piace. Uno sport capace di unire e coinvolgere, o almeno così dovrebbe essere. Prendere a calci un pallone... che c'è di più istintivo anche nei bambini? Ha la magia di un rito che unisce.
Ma, come per ogni cosa, io tendo a rileggere ogni avvenimento alla luce della mia esperienza.
E in base a questo posso dire che da che ho cominciato a stare male, ogni partita importante, per me diventava altro. In una sorta di rito scaramantico e propiziatorio mi dicevo "Se l'Italia vince, io starò meglio.", ricordo ancora nel 2006 dopo la nostra vittoria il senso di smarrimento di fronte all'idea che forse anche altri, in altre nazioni sconfitte, avevano affidato le loro speranze a quel risultato e a quanto potessero, in quel momento, essere delusi, o tristi.
Sono passati 11 anni da allora, io sto un filo meglio ma la mia vita continua a fare acqua da tutte le parti, e quella strana e bizzarra empatia mi è rimasta incollata addosso. Quest'anno non ci saranno più partite in cui sperare, ma ci saranno altri momenti, altre storie, altri sogni.
E nel frattempo, speriamo, una vita vera da vivere.

E se ci volesse il mare?- Perché la vita mi ha portato fino a te- Sospiri nell'anima




In molte circostanze negli anni prima, si era ritrovata a pensare che scappare non fosse mai la risposta ai problemi. Adesso pensava che forse, in alcuni casi, potesse essere la soluzione quando le risposte trovate facevano acqua da tutte le parti.
Certo, se non avesse conosciuto Matteo, se non fosse rimasta in contatto con lui, se insomma non ci fosse stato qualcuno a proporle un’alternativa concreta, non avrebbe mai avuto il coraggio di dare un taglio netto e ricominciare da capo. Probabilmente sarebbe riuscita a venirne comunque fuori ma Matteo c’era e la sua vita aveva preso quella direzione;  in una settimana scarsa aveva capito che quella scelta era stata la  migliore che avesse mai fatto per la sua vita.
Cullata dall’incessante sciabordio delle onde in sottofondo la sua anima sembrava aver trovato pace.
Come già detto, il suo cuore non ancora. Le mancavano i suoi ogni giorno e l’amore che provava per quel ragazzo era bel lontano dallo scemare eppure le bastavano pochi minuti in riva al mare per vedere ogni volta un po’ più di luce in fondo al tunnel.
E stare meglio, ed essere pronta ad affrontare una nuova giornata.
Che, come sempre da quelle parti, prometteva di essere piena di possibilità e meravigliose opportunità.  

Debora non sogna più. Da quando ha perso Marco, la vita è solo una sequenza si notti senza luce. A tenerla aggrappata alla realtà ci sono Alice, la sua migliore amica che la adora, e il suo lavoro, una pasticceria dove sforna dolci e coltiva l'ultimo filo di speranza. Alessandro non sogna ancora, non riesce. Vive la sua vita fuggendo dall'amore. Ma a volte la vita si mette in mezzo, cambia le carte in tavola, e un messaggio in chat può cambiare il corso degli eventi.
Lisa, prigioniera di una routine un po' claustrofobica, sfrutta alcune ferie per una vacanza. Lì conoscerà qualcuno capace di cambiare il suo mondo... ma una volta che le vacanze saranno finite che succederà?