venerdì 28 agosto 2020

a cosa penso?

In questo momento ho un'enorme nostalgia degli anni '90, sogno corse con i pattini a rotelle con il vento in faccia. Oggi  è questa la mia immagine di libertà.
A onor del vero non sono nemmeno mai stata capace di andare con i pattini, ma non sembra importante a livello di sogni e bisogni.
Questo pomeriggio ho messo in uno scatolone da dare via un bel po' dei miei vestiti che usavo anche 20 anni fa, prima di ingrassare così come oggi. Conservati nell'armadio sono ancora belli e in buonissimo stato. MI hanno messo una tristezza… forse per questo il cervello poi è corso verso immagini di libertà, mi hanno messo tristezza perché quel periodo, quasi un inizio da adulta, ha finito per essere anche la chiusura di tutto, per lo meno del ventennio successivo.
Oggi sono stata male a corrente alternata, in alcuni momenti non molto, in altri il magone era tale da non riuscire a respirare, oggi pomeriggio ho avuto un paio di crisi di quella portata. Devo riprendere il controllo di qualcosa. C'è stato un mega temporale, durate quei momenti in cui c'è quasi paura fisica per un agente concreto esterno (il temporale appunto), mi sembra che sia possibile liberarsi dalle altre paure mie insite. Ma è un secondo, un decimo di secondo, un flash, qualcosa che mi fa assaporare un'alternativa ma poi svanisce, così…

giovedì 27 agosto 2020

Che posso dire? Sto toccando nuove vette di malessere. Mi rendo conto che probabilmente dovrei chiedere aiuto ad un professionista perché non ci siamo. Però il problema è duplice, da una parte mi fido sempre meno, dall'altra mi sembra di sapere già ciò che mi si chiederà di fare. Indubbiamente l'arrivo del ciclo ha influito sull'ennesimo picco in giù ma è un po' un trend.
L'altra sera sono andata alla riunione di catechismo, ho fatto una fatica assurda e non è una novità, quello che provavo erano 3 emozioni contrastanti: da una parte la voglia di dire di no, per dimostrare che sarei stata in grado di farlo, dall'altra perché sono stufa, ma poi la paura di restare senza niente. Così probabilmente ricomincerò.
Questa mattina sono incappata in un film, non l'ho visto ma ho capito che la vicenda era narrata su una nave da crociera, di colpo mi è venuto voglia di lavorarci sopra su una nave. Ridicolaggini a non finire, ma la sensazione di essere lontana da qui e impegnata e non da sola mi ha affascinato da matti. <riflessioni? Ho bisogno di lavorare, di tirare insieme qualcosa e tra la gente.  MA NON SO DA CHE PARTE COMINCIARE, visti i miei attacchi di panico e i miei titoli di studio insufficienti. Ma perché la psiche è così complicata?

giovedì 20 agosto 2020

buco nero

Come previsto nei mesi passati, le attività che seguo in oratorio riprenderanno almeno in termini di riunioni già settimana prossima, un mese prima del solito. Visti i nuovi casi di covid di oggi non so se poi in effetti si ripartirà, ma la comunicazione è arrivata. E con la comunicazione, anche due 'autolicenziamenti'. Ammiro chi riesce a dire basta. Lo ammiro perché io sono anni che non capisco più cosa continuo a fare: tanta ansia, troppa, ma davvero pochissimi momenti che mi hanno fatto dire che ne valeva la pena. Così sono tristissima per chi se ne va, tesissima per il nuovo inizio del percorso, confusa perché non so se mi va davvero, e spaventata perché senza quell'impegno fisso e regolarizzato io non ho nulla. Nessun legame, nessun impegno, e nemmeno nessuna relazione.
Con il passare dei giorni ho la sensazione che i metri quadri di casa mia dove non mi sento a disagio continuino a diminuire, sto sempre peggio e non mi capacito di quello che è successo qui in casa. Non sto bene qui, non sto bene fuori e non saprei nemmeno come cambiare e su cosa far leva per stare meglio. Tutto è una sorta di buco nero che inghiotte ogni cosa e non mi fa stare bene. E come nei veri buchi neri nemmeno esce la luce di speranza.
Io non sono più capace di stare bene, di divertirmi. Ogni aspetto si sta richiudendo su se stesso cancellando possibilità e nuove opzioni. Ogni tanto riaffiorano i ricordi di tempi molto lontani, e fatico sempre più a riconoscere che quella ragazzina serena ero per davvero io. Io che l'unico lusso che posso concedermi durante il giorno non è stare bene, pura utopia, ma non sentire niente per qualche minuto intontita da ansiolitici e programmi tv ad oltranza. Ho così paura per quello che sarà il mio futuro… non ce la faccio più. Sto davvero diventando matta. Per questo ho questo strano desiderio di andarmene ad Alassio per tutto l'autunno, anche se poi non saprei nemmeno che fare là in concreto. Sto impazzendo.

domenica 16 agosto 2020

Questo  è un periodo durante il quale ogni santo giorno succede qualcosa di particolare nel mondo, ad ogni livello, sociologico, culturale, politico, sanitario, ambientale… di molte cose non ne so abbastanza, di alcune niente di niente, ma in generale sono curiosa e mi piace discutere delle cose. La consapevolezza di non aver nessuno con cui discuterne mi fa male. Non so come fare per uscire da sto pantano. Nel concreto non so che fare, ancora ieri pensavo a fare centrini con l'uncinetto da vendere ( e io non sono capace nemmeno di usarlo), continuo a pensare a cosa potrei fare e poi finisco sulla poltrona per ore tra una televendita e un'altra, visto che non riesco più a seguire nemmeno dei telefilm perché non riesco a concentrarmi. Se almeno in questo tempo perso mi rilassassi… invece no, è solo confusione che si manifesta in perenni mal di stomaco e nottate tra incubi assurdi. Ogni tanto guardo fuori dalla finestra e mi sembra impossibile che la gente sia capace di vivere in modo 'normale', che abbia lavoro, interessi e relazioni, altre volte a sembrarmi impossibile è quello che sono diventata io e il fatto di non trovare vie d'uscita, soprattutto ora che anche casa mia mi spaventa. Passi concreti… l'unica cosa concreta che faccio sono delle mezz'ore di lavori domestici ed è una fatica immane. Depressione, paura, inattività. 20 anni… quali sono le probabilità che un altro mese così mi seppelliscano in una depressione di quelle totali? Sento il cuore, il petto, compressi. Ho una necessità di cose nuove esasperante, ma non so cosa fare. Nn so come riagganciarmi al mondo. So di non essere la sola. So che nell'web saranno in parecchi nel mio stato. Ma alla fine della fiera la percezione di me non cambia.

sabato 15 agosto 2020

panic panic panic

oggi ho fatto lo slalom tra mille attacchi di panico e ho preso talmente tante gocce che quando non ho la crisi sono ad un passo dal dormire in piedi. Che coglioni.
Cominciano a girare voci che il don del mio oratorio verrà trasferito. La cosa non mi sorprende, purtroppo con sto covid maledetto sono mancati molti preti dalle mie parti, ma spero ugualmente non succeda. E per vari motivi. Uno: avrei tanto voluto essere nelle condizioni di poter passare un po' di tempo seguendo le varie attività extra catechesi che fa, due: non credo di essere nelle condizioni di poter gestire un nuovo cambio/inizio, è una fase abbastanza stressante e non ce la farei, finirei probabilmente per mollare sul serio le attività e non so se sarebbe un bene senza alternative. Cavoli, dopo tutti i casini anche questo cambiamento no, uffa… :/
Ho bisogno di cambiamenti, questo è certo. Ma che siano positivi e che mi vedano parte attiva, voglio dire… sono ancora nella posizione di aver paura a rispondere ad un messaggio.
che pena…
mi sento totalmente allo sbaraglio. totalmente persa.

venerdì 14 agosto 2020

E' quasi mezzogiorno. Ho ricevuto gli auguri da chi mi aspettavo (più o meno) e la tensione di dover far fronte a quel minimo di conversazione è stata enorme. Siamo davvero oltre l'assurdo. Sono saltata per aria 3 volte per vari rumori. Sono così fuori fase che mentre stavo seduta fissando le tende, mi sono chiesta se non mi sia successo davvero qualcosa da piccola, qualcosa che non ricordo ma che potrebbe giustificare una paura delle persone a questi livelli.
Mi fa male vedere come alcune amicizie che ritenevo essenziali si siano ridotte ad un paio di auguri all'anno, mi fa male ma non posso esserne stupita, anche se non sono l'unica ad essersi defilata, i rapporti vanno coltivati e io non sto coltivando proprio un bel niente. Mi scoppia la testa.
E' uno di quei momenti in cui pensare che tutto questo malessere io me lo sia fatto da sola, mi riesce davvero impossibile. Come se ci fosse del non detto, rimosso, scordato, qualcosa oltre me che darebbe più senso a tutto. 20 anni, 20 anni fino a qui… l'enormità di questi 20 anni mi si espande dentro, schiaccia cuore e polmoni e leva il respiro. Non può essere vero.

buon compleanno a me...

e così eccomi al mio 36imo compleanno… fatico a capire persino in che mese siamo, figuriamoci se mi sembra veramente il mio compleanno! Dio, cosa posso dire? Sto temendo questo giorno da settimane perché forse avrò qualche attenzione da parte di qualcuno. Siamo anche oltre l'assurdo. 36 anni, paura di tutto e zero prospettive.
Un paio di settimane fa, guardando il solito show su real time, il salone delle meraviglie per l'esattezza, ho sentito una cliente del salone dire qualcosa tipo che bisogna divertirsi nella vita, bisogna cercare il divertimento. Non so ricostruire il discorso, ma il senso non era non fare un tubo h24, ma vivere bene, cogliendo le possibilità, scegliendo di vedere il bello. Più passano i giorni più quella frase mi rimbomba in testa. La trovo vera, giusta, sensata… eppure quando mi alzerò dal letto non saprò dove sbattere la testa.
Ricominciare, ok… ma di fatto non so come. Non ho competenze, non ho possibilità. L'unica cosa che ho è questa esperienza ormai ventennale con il panico, vedo il problema, e negli altri vedo anche le soluzioni, e vorrei poterne fare qualcosa. Ma non so come. Senza titoli tutto è più difficile. Sto passando mesi inutili, definibili solo con la parola dolore e paura. So che non può essere tutto qui, ma non so che passi fare.

lunedì 10 agosto 2020

Sono tantissimi giorni che non scrivo nulla. Motivo? Sono talmente giù che mi sembrava di non avere nemmeno la forza di scrivere. Evviva… :/ Non sono stata molto bene, i soliti disturbi di pancia. Non mi stupisco eh, somatizzo tutto, alla fine mi sto consumando dall'interno, ma il risultato è che sono esausta. I miei sono stati via un po' in questi ultimi 3 giorni, un'uscita venerdì dalle 9.30 alle 15.30 e dalle 11 alle 16.30 ieri. Meglio così, credo che mia mamma meno mi vede in questi giorni, meglio sta.
Non riesco, e davvero non riesco, più a trovare equilibrio in casa. Ho paura, non mi sento a mio agio per niente per la storia papà/zio. E questo non fa che enfatizzare nella mia testa il fatto che non ho idea di cosa fare. Sento fortissima la pressione del non avere un lavoro. Psicologicamente avrebbe aiutato avere una valvola di sfogo, del resto l'importanza di un lavoro, e non strettamente in chiave economica, non la invento certo io. Qui stiamo veramente raggiungendo il fondo del fondo del fondo del fondo, come riuscirò a riprendermi non lo so.
Questa notte sognavo di gente che si ammazzava e comunque quando mi sono svegliata mi sono sentita angosciata per la mia realtà. Nei giorni passati ho avuto forte la percezione del mio futuro nerissimo: io sola, senza più i miei, sola in casa, enorme, senza denti e con la casa che cade a pezzi perché non riesco a prendermi cura di me né della casa. Sia per i soldi, sia proprio per l'incapacità di vivere. Che angoscia. E tutto mi sembra sempre più verosimile. Persa la bussola totalmente. Non sono proprio attrezzata per stare al mondo. Ho molta paura. Non riesco a usare la testa, non trovo sbocchi, non riesco a sopportare nessun impegno, un macello.

martedì 4 agosto 2020

L'uso dei gel sanificanti comincia ad irritarmi un po' la pelle, me ne sono accorta oggi uscendo per la solita uscita in posta. Tutti con le mascherine, un po' troppo appiccicati per i miei gusti, ma più per le mie fobie che per mancanza di rispetto delle regole. Ho fatto un'ora di fila circa in piedi sugli scalini esterni della posta, manco a dirlo stavo male, sono riuscita ad uscire in corner dopo due ore, tra le 9 e le 11 di agonia, e mi ritrovo in piedi sulle scale vertigini a mille e una gran confusione in testa. Sapevo di non dover rimandare oltre, erano commissioni da fare se non volevo rischiare di incasinarle con altre, ma come al solito una fatica spropositata. Poi arrivo a casa, e mentre mi avvicinavo stavo peggio. Non mi ci ritrovo più qui, punto e basta. Tanto è vero che ad un certo punto mi sono ricollegata al discorso che facevo ieri di chiedere al 'destino' segnali belli forti di cosa fare, perché oggi abbiamo saputo che per la prima volta da che ho memoria, l'appartamento al mare è sfitto ad agosto e allora mi son detta: non sarebbe bello prendere, tornare subito là e starci e ciao? ma i miei non sono dell'idea.
Comunque mi sto consumando la mente, e sono stronza e una parte di me vorrebbe che mio zio facesse uno dei suoi soliti casini e tornasse con la cosa tra le gambe. Poi penso davvero a cosa vorrebbe dire per lui e mi sento un mostro. Non ho più ritegno per niente, né senso del limite.
Ma, tanto quanto questi pensieri sono orrendi e ingiusti, ingiusto è anche farmi condizionare così la vita da quello che fanno gli altri. Ovvio, sarebbe più facile gestire la questione non vivendo qui, ma cosa sono davvero in grado di fare per cambiare? Fin dove sarei disposta a spingermi? Perché ad oggi la risposta è niente e da nessuna parte.
Ci sono moltissime cose della casa che ho da sempre  e che ora iniziano a rompersi, copriletti, tende, un tappeto… persino i bei ricordi di questa casa sembrano sfaldarsi. Questo malessere li cancellerà tutti?

lunedì 3 agosto 2020

Facendo il mio solito zapping, ieri sono incappata in un episodio su real time de il castello delle cerimonie. Rintanata nel mio angolo, da sola, mi sono ritrovata a pensare che mi piaceva l'atmosfera che vedevo in tv. Ben inteso: non vorrei mai essere al posto dei festeggiati, ma dei gestori dell'hotel forse sì. Non è la prima volta che mi rendo conto che esiste ancora una parte di me che vorrebbe trovarsi nel vivo dell'azione, tra persone, non isolata dal mondo intero, anzi! Credo anche sia una parte di me vera, non solo una proiezione per contrappasso rispetto alla vita di emme che faccio. Ciò nonostante, all'atto pratico, diventa difficile capire come far collimare quel desiderio di vita, impegno, socialità, con quella che sono adesso. Una persona cioè sempre isolata, sempre sola e che ha paura delle persone, di non sentirsi all'altezza, di non sentirsi adeguata.
Ieri sera ho pianto come una fontana mentre sentivo la tv di mio zio al piano di sotto. Ho pianto pensando alla situazione che stiamo vivendo, a come mi disturba e a quanto sia arrabbiata con lui e mio padre. Questa mattina ero più che altro arrabbiata e basta, poi di nuovo triste. Non è per questa situazione che vivo così, ma questa situazione ha reso ancora tutto più difficile. Il punto è che non so che fare. Vorrei cambiare, per forza. Ma non so da che parte cominciare. Sarà una cosa comoda, ma vorrei avere una specie di segno da parte del destino. O forse vorrei solo andare al mare, e starci parecchio.

domenica 2 agosto 2020

un po' sedazione, un po' cosciente

Si sente che è cominciato il cuore dell'estate, sebbene in forma minore per il covid. Si sente e da venerdì sera vicino casa mia ci sono stati pranzi e cene nei vari giardini. Un tempo ne facevamo anche noi. Un tempo le risate degli altri non mi facevano male. Ora sì, anzi è più che male, è la spinta ad una crisi di nervi. Sono 24 ore che ho forti dolori alle gambe, e in parallelo sempre più concreto il desiderio di passare l'autunno via da qui. Sarebbe possibile? Ce la farei almeno per camminare e allontanarmi da questa casa che mi fa male da impazzire ogni giorno di più. Non sono capace di gestire questa situazione, avrei solo voglia di mandare al diavolo tutti senza poi riuscire a farlo davvero. E allora prendo gli ansiolitici, che tamponano un po' l'ansia ovviamente, e magari mi intontiscono anche un po', per evitare di provare tutto questo dolore e questo smarrimento che non mi da tregua da mesi. Mi sento una specie di ectoplasma spintonato qua e là dal comportamento delle persone che ho intorno, spintonata, scaraventata e spiaccicata sui muri, immersa nel disagio, nella paura e nel dolore. Senza identità, una volta invece l'avevo. Una volta al centro di tutto quello che mi capitava c'ero io per questo sapevo essere felice anche nelle difficoltà. Ma è stato tanto tempo fa, almeno 2 o 3 vite fa. Il baratro è sempre più vicino. E scrivere nero su bianco mi fa sembrare tutto così assurdo, così impossibile. Non può essere tutta qui la mia vita.
E invece...