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PROLOGO
Mille scariche si diffondevano lungo tutto il suo corpo…
Quelle mani, che scorrevano lungo la sua pelle e dentro di lei, la
stavano facendo diventare matta e quelle labbra sui suoi seni… Non si era mai
sentita così.
Una tensione crescente…
Occhi che la guardavano, lingue che la accarezzavano…
Ma lei voleva di più.
Voleva che un orgasmo spazzasse finalmente via quella tensione che stava
quasi diventando dolorosa. Si divincolava, si muoveva per andare incontro a
nuovi gesti…
All’improvviso svanì tutto.
Lei si mise ad urlare, come implorando che qualcuno mettesse fine ai
suoi desideri ma nulla e poi…
Poi si svegliò sudata e tremante con le mani che stringevano le lenzuola
a tal punto da rischiare di strapparle.
Aveva il fiatone e lacrime di frustrazione, quasi senza che se ne
rendesse conto, cominciarono a scorrerle sul viso. Si girò su un fianco e cercò
di rilassarsi. Non era la prima volta che faceva un sogno del genere, solo che
tendevano a diventare sempre più vividi, realistici; le scatenavano dentro un
uragano di emozioni per poi farla ritrovare sola e confusa nel suo letto ogni
volta.
Ogni volta le serviva più tempo perché le cose dentro di lei tornassero
alla normalità e le consentissero di riaddormentarsi.
Perché quei sogni non mettevano in luce solo un bisogno fisico,
tutt’altro…
Ogni episodio le dava la sensazione di aver guardato dal bordo di un
precipizio, senza permetterle di capire vedesse davvero di preciso.
La facevano stare male.
Non erano nemmeno le 3 e 30 di notte, sperò di riuscire ad addormentarsi
e riposare almeno un po’; verso le 4 finalmente riuscì nell’impresa
sprofondando in un sonno privo di sogni che però tendeva al sapore di una
sconfitta…
Capitolo
1-
Quella nevicata un po’ tardiva di fine marzo aveva reso l’inizio della
primavera decisamente più freddo del consueto.
Lisa camminava sul marciapiede stando ben attenda a dove appoggiava i
piedi, per evitare di finire a gambe all’aria scivolando sul nevischio. Era un
po’ in ritardo ma sospettava che, in ogni caso, Gloria lo sarebbe stata più di lei;
infatti, quando arrivò a casa di Elisabetta per la loro abituale cena
quindicinale e si scusò per l’ora, l’amica la rassicurò: “Tranquilla, tanto sei
ancora la prima…”
C’era poco da fare, Gloria era sempre in ritardo. Si conoscevano dai
tempi del liceo e nel corso degli anni le avevano tentate tutte per farle
perdere quella fastidiosa abitudine ma senza risultato; alla fine se ne erano
semplicemente fatte una ragione.
“Allora Marco e i bimbi dove sono?”, chiese Lisa guardandosi intorno e
sentendo uno strano silenzio.
“I miei pargoletti e il mio dolce maritino sono dai nonni, siamo solo
noi donne stasera e si folleggia!”
Al di là del tono scherzoso, traspariva tutto il bene che Elisabetta
nutriva verso la sua famiglia e questo fece sorridere Lisa. Adorava quella
casa, l’atmosfera di vita che vi regnava: una casa vissuta, sicuramente non
adatta per le copertine di qualche rivista patinata; c’erano sempre pile di
panni lavati appoggiati a qualche sedia e giocattoli che sbucavano da sotto il
divano ma si poteva letteralmente respirare l’amore che aleggiava in ogni
stanza.
Lisa pensò per un istante al suo appartamento, bello sicuramente ma
vuoto e fu scossa da un brivido.
“Vieni, siediti vicino al camino così ti scaldi un po’… Questa nevicata
ci ha colti un po’ alla sprovvista…”
Lisa si accomodò dove le aveva indicato l’amica senza prendersi la briga
di spiegare che non era il freddo ad averla fatta tremare.
Piuttosto il vuoto…
Le era sempre piaciuta moltissimo la neve eppure quella burrasca che
durava ormai da una settimana le stava
mettendo una stranissima malinconia che faticava a comprendere. Se ne erano
accorti anche sul posto di lavoro, inizialmente aveva pensato che fosse sul
punto di beccarsi un’influenza.
“Come ti senti? Effettivamente hanno ragione i tuoi colleghi, non hai
una splendida cera. Vedrai che le ferie ti faranno bene…”
“Ma a dire il vero non mi sento male, piuttosto direi un po’ strana.”
“Strana?”
“Sì, non saprei nemmeno che dire in più. Malinconica forse…”
E sola.
“Mh, non è proprio da te. in ufficio tutto bene?”
“Sì, il lavoro non c’entra; certo questi 10 giorni di vacanza non mi
dispiacciono ma l’atmosfera è tranquilla…”
Il discorso fu interrotto dal suono del campanello.
“Ah, forse Gloria è finalmente arrivata…”
E infatti poco dopo il soggiorno fu riempito anche dalla sua voce
allegra.
“Ciao Lisa!”
Come da copione, si misero direttamente sedute in terra sul grande
tappeto davanti al camino con i vassoi pieni di tutti i cibi che avrebbero
dovuto evitare come la peste: dolci, patatine, salatini, bibite gassate…
“Ogni volta che mi ritrovo davanti tutto questo ben di Dio mi sembra di
tornare ad avere 13 anni più che 33…”
“Hai proprio ragione Gloria, in fondo direi che per un paio di sere al
mese ce lo possiamo anche permettere…”, riuscì a dire Lisa mentre divorava
letteralmente dei biscotti al cioccolato.
“A dirla tutta i 2 appuntamenti mensili mi pare si riducano sempre più
spesso ad uno solo…”, aggiunse Elisabetta un po’ mesta.
Era vero: soprattutto in alcuni periodi dell’anno riuscire a conciliare
i loro impegni sembrava un’impresa.
Si guardarono per un breve istante un po’ sconsolate: a volte arrivavano
a sentire davvero la mancanza l’una dell’altra.
“Certo ma è una fase un po’ così, abbiamo vite completamente diverse, tu
con i tuoi bambini, io sono appena uscita da un divorzio e tu Lisa...”
Gloria si bloccò per una frazione di secondo prima di proseguire la
frase parlando degli impegni lavorativi ma quella piccola pausa fu sufficiente
per Lisa.
Come una sorta di rivelazione le fu improvvisamente chiaro cosa non
andava in quel periodo.
“Comunque, di che stavate parlando prima che io arrivassi?”
“Del perché ho questa espressione perennemente abbattuta in questi
giorni…”
“E lo sai?”
“Beh, credo di averlo appena capito.”
Le altre 2 la guardarono, “OK, vuoi un rullo di tamburi? Su non tenerci
sulle spine allora…”
“Mi sento sola e questa non è una novità, il problema credo sia essermi
resa conto di quanto non stia cambiando nulla negli ultimi anni. Questo mi
spaventa, come mi fossi rassegnata ad una vita sempre uguale, sempre così…”
“Eh, mamma mia!”, fece Gloria, “Nemmeno avessi 70 anni…”
“Infatti, cosa sono tutti sti ragionamenti negativi?”, fece eco
Elisabetta, visibilmente preoccupata.
“Ragazze, non so cosa dire… Ho sempre pensato che in fondo ci sarebbe
stato tempo, tanto tempo, occasioni… Ma in questi ultimi 3 anni non è mai
successo nulla, non è cambiato niente… A che serve avere tempo se poi non lo si
usa per far qualcosa?”
“Sì certo, ma…”
“Niente ma, la mia vita sembra ferma al palo da non so più nemmeno
quanto… E se tra 3 anni non fosse cambiato ancora nulla? E così dopo altri 3?”
Gloria cominciava a capire dove volesse andare a parare, “E quindi che
intenzioni avresti?”
“E’ proprio questo il problema, non so che fare. A volte mi sembra di
essere fissa su un binario che non ammette deviazioni ma in realtà sono io a
non concedermele…”
Per un po’ le ragazze parlarono d’altro, cercando di alleggerire
l’atmosfera e poi Elisabetta, ricordando le vacanze prossime si illuminò: “Ma
perché, tanto per cambiare, per dimostrarti che non è tutto così monotono e
prestabilito, non approfitti delle ferie per andare a fare un viaggio?”
“E dove dovrei andare da sola?”, ma non appena l’amica lo aveva
proposto, in cuor suo Lisa sapeva che sarebbe stata la cosa migliore da fare.