sabato 31 marzo 2018

eliminare ciò che non voglio più, che non mi piace

Mi sento così stanca e svuotata in questi giorni, talmente priva di energie che non riesco nemmeno a fare le solite pippe mentali. DI per sé non è un male...
Da qualche tempo sto mettendo in vendita su un sito alcuni libri usati, sia romanzi sia scolastici. E' sorprendente quanti libri ho preso negli ultimi 5-7 anni... una quantità industriale. Non oso nemmeno fare i conti di quanto ho speso, credo mi verrebbero le vertigini in un attimo, mi soffermo invece a pensare a come l'acquisto di questi abbia seguito le caratteristiche di una vera abbuffata di cibo. Quello che mi preoccupa di più è che, esattamente come con un'abbuffata di cibo, anche con i libri ho ingurgitato di tutto, senza discernimento, perché riguardo ai libri che non mi sono piaciuti o che non ho trovato interessanti, be'... avevo già quella impressione nel 90% dei casi anche prima di comprarli. Che li ho presi a fare allora? Semplice... per riempirmi, per stordirmi con un'abbuffata di libri, di parole...  trasformando una cosa bellissima, la lettura, in un veleno.
Al di là di qualche euro che spero di riguadagnare, fa bene fare una scelta, eliminare ciò che non voglio più, che non mi piace. Chissà che non sia di buon auspicio per fare pulizia in toto nella mia vita di quello che non mi piace.

Geri Halliwell - It's Raining Men


giovedì 29 marzo 2018

#sospiriNell'Anima

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PROLOGO

Mille scariche si diffondevano lungo tutto il suo corpo…

Quelle mani, che scorrevano lungo la sua pelle e dentro di lei, la stavano facendo diventare matta e quelle labbra sui suoi seni… Non si era mai sentita così.

Una tensione crescente…

Occhi che la guardavano, lingue che la accarezzavano…

Ma lei voleva di più.

Voleva che un orgasmo spazzasse finalmente via quella tensione che stava quasi diventando dolorosa. Si divincolava, si muoveva per andare incontro a nuovi gesti…

All’improvviso svanì tutto.

Lei si mise ad urlare, come implorando che qualcuno mettesse fine ai suoi desideri ma nulla e poi…

Poi si svegliò sudata e tremante con le mani che stringevano le lenzuola a tal punto da rischiare di strapparle.

Aveva il fiatone e lacrime di frustrazione, quasi senza che se ne rendesse conto, cominciarono a scorrerle sul viso. Si girò su un fianco e cercò di rilassarsi. Non era la prima volta che faceva un sogno del genere, solo che tendevano a diventare sempre più vividi, realistici; le scatenavano dentro un uragano di emozioni per poi farla ritrovare sola e confusa nel suo letto ogni volta.

Ogni volta le serviva più tempo perché le cose dentro di lei tornassero alla normalità e le consentissero di riaddormentarsi.

Perché quei sogni non mettevano in luce solo un bisogno fisico, tutt’altro…

Ogni episodio le dava la sensazione di aver guardato dal bordo di un precipizio, senza permetterle di capire vedesse davvero di preciso.

La facevano stare male.

Non erano nemmeno le 3 e 30 di notte, sperò di riuscire ad addormentarsi e riposare almeno un po’; verso le 4 finalmente riuscì nell’impresa sprofondando in un sonno privo di sogni che però tendeva al sapore di una sconfitta…


Capitolo 1-

Quella nevicata un po’ tardiva di fine marzo aveva reso l’inizio della primavera decisamente più freddo del consueto.

Lisa camminava sul marciapiede stando ben attenda a dove appoggiava i piedi, per evitare di finire a gambe all’aria scivolando sul nevischio. Era un po’ in ritardo ma sospettava che, in ogni caso, Gloria lo sarebbe stata più di lei; infatti, quando arrivò a casa di Elisabetta per la loro abituale cena quindicinale e si scusò per l’ora, l’amica la rassicurò: “Tranquilla, tanto sei ancora la prima…”

C’era poco da fare, Gloria era sempre in ritardo. Si conoscevano dai tempi del liceo e nel corso degli anni le avevano tentate tutte per farle perdere quella fastidiosa abitudine ma senza risultato; alla fine se ne erano semplicemente fatte una ragione.

“Allora Marco e i bimbi dove sono?”, chiese Lisa guardandosi intorno e sentendo uno strano silenzio.

“I miei pargoletti e il mio dolce maritino sono dai nonni, siamo solo noi donne stasera e si folleggia!”

Al di là del tono scherzoso, traspariva tutto il bene che Elisabetta nutriva verso la sua famiglia e questo fece sorridere Lisa. Adorava quella casa, l’atmosfera di vita che vi regnava: una casa vissuta, sicuramente non adatta per le copertine di qualche rivista patinata; c’erano sempre pile di panni lavati appoggiati a qualche sedia e giocattoli che sbucavano da sotto il divano ma si poteva letteralmente respirare l’amore che aleggiava in ogni stanza.

Lisa pensò per un istante al suo appartamento, bello sicuramente ma vuoto e fu scossa da un brivido.

“Vieni, siediti vicino al camino così ti scaldi un po’… Questa nevicata ci ha colti un po’ alla sprovvista…”

Lisa si accomodò dove le aveva indicato l’amica senza prendersi la briga di spiegare che non era il freddo ad averla fatta tremare.

Piuttosto il vuoto…

Le era sempre piaciuta moltissimo la neve eppure quella burrasca che durava  ormai da una settimana le stava mettendo una stranissima malinconia che faticava a comprendere. Se ne erano accorti anche sul posto di lavoro, inizialmente aveva pensato che fosse sul punto di beccarsi un’influenza.

“Come ti senti? Effettivamente hanno ragione i tuoi colleghi, non hai una splendida cera. Vedrai che le ferie ti faranno bene…”

“Ma a dire il vero non mi sento male, piuttosto direi un po’ strana.”

“Strana?”

“Sì, non saprei nemmeno che dire in più. Malinconica forse…”

E sola.

“Mh, non è proprio da te. in ufficio tutto bene?”

“Sì, il lavoro non c’entra; certo questi 10 giorni di vacanza non mi dispiacciono ma l’atmosfera è tranquilla…”

Il discorso fu interrotto dal suono del campanello.

“Ah, forse Gloria è finalmente arrivata…”

E infatti poco dopo il soggiorno fu riempito anche dalla sua voce allegra.

“Ciao Lisa!”

Come da copione, si misero direttamente sedute in terra sul grande tappeto davanti al camino con i vassoi pieni di tutti i cibi che avrebbero dovuto evitare come la peste: dolci, patatine, salatini, bibite gassate…

“Ogni volta che mi ritrovo davanti tutto questo ben di Dio mi sembra di tornare ad avere 13 anni più che 33…”

“Hai proprio ragione Gloria, in fondo direi che per un paio di sere al mese ce lo possiamo anche permettere…”, riuscì a dire Lisa mentre divorava letteralmente dei biscotti al cioccolato.

“A dirla tutta i 2 appuntamenti mensili mi pare si riducano sempre più spesso ad uno solo…”, aggiunse Elisabetta un po’ mesta.

Era vero: soprattutto in alcuni periodi dell’anno riuscire a conciliare i loro impegni sembrava un’impresa.

Si guardarono per un breve istante un po’ sconsolate: a volte arrivavano a sentire davvero la mancanza l’una dell’altra.

“Certo ma è una fase un po’ così, abbiamo vite completamente diverse, tu con i tuoi bambini, io sono appena uscita da un divorzio e tu Lisa...”

Gloria si bloccò per una frazione di secondo prima di proseguire la frase parlando degli impegni lavorativi ma quella piccola pausa fu sufficiente per Lisa.

Come una sorta di rivelazione le fu improvvisamente chiaro cosa non andava in quel periodo.

“Comunque, di che stavate parlando prima che io arrivassi?”

“Del perché ho questa espressione perennemente abbattuta in questi giorni…”

“E lo sai?”

“Beh, credo di averlo appena capito.”

Le altre 2 la guardarono, “OK, vuoi un rullo di tamburi? Su non tenerci sulle spine allora…”

“Mi sento sola e questa non è una novità, il problema credo sia essermi resa conto di quanto non stia cambiando nulla negli ultimi anni. Questo mi spaventa, come mi fossi rassegnata ad una vita sempre uguale, sempre così…”

“Eh, mamma mia!”, fece Gloria, “Nemmeno avessi 70 anni…”

“Infatti, cosa sono tutti sti ragionamenti negativi?”, fece eco Elisabetta, visibilmente preoccupata.

“Ragazze, non so cosa dire… Ho sempre pensato che in fondo ci sarebbe stato tempo, tanto tempo, occasioni… Ma in questi ultimi 3 anni non è mai successo nulla, non è cambiato niente… A che serve avere tempo se poi non lo si usa per far qualcosa?”

“Sì certo, ma…”

“Niente ma, la mia vita sembra ferma al palo da non so più nemmeno quanto… E se tra 3 anni non fosse cambiato ancora nulla? E così dopo altri 3?”

Gloria cominciava a capire dove volesse andare a parare, “E quindi che intenzioni avresti?”

“E’ proprio questo il problema, non so che fare. A volte mi sembra di essere fissa su un binario che non ammette deviazioni ma in realtà sono io a non concedermele…”

 

Per un po’ le ragazze parlarono d’altro, cercando di alleggerire l’atmosfera e poi Elisabetta, ricordando le vacanze prossime si illuminò: “Ma perché, tanto per cambiare, per dimostrarti che non è tutto così monotono e prestabilito, non approfitti delle ferie per andare a fare un viaggio?”

“E dove dovrei andare da sola?”, ma non appena l’amica lo aveva proposto, in cuor suo Lisa sapeva che sarebbe stata la cosa migliore da fare.

Oggi ho letto un #libro sull ' #ansia e la #depressione

Oggi ho letto un libro sull'ansia e la depressione, un libretto di poco più di 100 pagine scritto grande come una casa, un libretto insomma che puoi leggere tranquillamente 10 minuti per volta mentre aspetti che sia ora di fare altro. Un libro che fino a poco tempo fa avrei trovato assolutamente inutile e dannoso, perché, pur tratteggiando brevi definizioni e percorsi, mescola ansia, depressione, nevrosi e mille patologie che io credo, dalle altre fonti-letture e psicologa-, essere cose diverse. Un libro che fino a poco tempo fa avrei probabilmente buttato sul fondo della libreria infastidita... fino a poco tempo fa... perché in effetti oggi non è stato così, ma proprio per niente.
Questa mattina dovevo accompagnare mia mamma dalla parrucchiera, tempo dell'impresa un quarto d'ora massimo, sono uscita di casa che STAVO DI MERDA. Rientrata tutto è passato, così quando sono andata a riprenderla un paio d'ore dopo, stavo benissimo. Secondo round, questa sera dovevamo andare alla funzione del giovedì santo, partenza stimata ore 20. Alle 18.40 circa ho cenato e poi ci sono stati 80 minuti di una cosa che non saprei come definire perché dovevo uscire e guidare io. Nausea, mal di pancia, fiato corto, vista sfocata... un macello. Come ho fatto ad uscire di casa non lo so, forse perché però avvertivo una parte di me connessa nel profondo che sapeva che non c'era nulla di nuovo, nulla che non sarebbe stato gestibile. Una parte che sta crescendo e rafforzandosi sempre di più a furia di dai e dai, la PARTE SANA. 
Primo quarto d'ora in chiesa idem e poi è passato tutto per lasciare il posto ad una enorme nostalgia... nostalgia per quel ragazzo che mi piaceva, che speravo ricambiasse, che speravo fosse la volta buona per me ma che è diventato la volta buona per sua moglie, quel ragazzo che però un po' mi piace ancora e mi fa stare male; nostalgia per chi cantava, per il fatto che piacerebbe farlo anche a me ma con il mio panico è fuori discussione... nostalgia per un sacco di cose... e allora, ben venga un libro che mescola tutto, che non sta lì a disquisire su ogni virgola di ogni secondo del passato ma che, cazzo, SPRONA AD AGIRE ED ANDARE AVANTI, ancorandosi a fatti concreti, partendo dal presupposto che fare bene al corpo con cibi sani, dormite adatte, aria aperta, sport, fa bene anche all'anima, perché indubbiamente non occuparsi di questi aspetti del corpo, fa comunque stare ancora peggio anche tutto ciò che determina ansia e depressione. ben venga un libro che sprona ad andare avanti, ad assumersi le proprie responsabilità per il proprio futuro, un libro che per certi versi è un po' un calcio nel sedere.
Perché forse, a questo punto e con tutto il percorso fatto, quello che mi serve è proprio un calcio nel sedere ogni tanto!!!
Serve il coraggio per attraversare questo ponte di paura.

mercoledì 28 marzo 2018

pasticcini e medicine...

Non è una novità che io mi trovi spesso a dover scegliere se fare una cosa che mi farebbe bene per un verso ma male per un altro... come le uscite, quando so che mi porteranno inevitabilmente a comprare cibo. Be', oggi alle 17 sono uscita un'ora. Meta? Farmacia e pasticceria: ansiolitici e pasticcini... bella accoppiata davvero. Ma non potevo farne a meno. Sono stata malissimo in quell'ora, come non mi capitava da un po'. Forse per tutto il cattivo umore che avevo addosso oggi, forse perché non esco da sabato... quello che è certo è che è stata un'agonia e per cui ho fatto bene ad uscire. Quindi credo che il dilemma abbia dei casi, come quello di oggi, facilmente risolvibile. E forse, forse, usando il buon senso, trovare un equilibrio sarebbe più facile del previsto.
In ogni caso sono ancora frastornata da quanto sono stata male. In farmacia pensavo addirittura di non riuscire a stare in piedi... ma del resto svenire per svenire forse meglio la farmacia di altri posti, no? Vertigini, tachicardia, nausea, mal di testa... tutto il campionario era presente con un bonus... mi sentivo talmente rintronata che ad un certo punto ho pensato di non aver nemmeno la lucidità necessaria per guidare.
Un'ora dopo sono rientrata, dopo aver passato un quarto d'ora ferma in un parcheggio guardando la gente che viveva intorno a me.
Il passato non ha più niente da dirmi, ma con il presente, cazzo, dovrò venirci alle mani, perché se voglio guarire davvero, dopo i 16 anni + 1 di cui parlavo oggi, dovrò lottare per ogni cosa. Per ogni singola cosa!!!

come si fa ed essere sereni?

16 anni fa, con l'inizio delle vacanze di Pasqua della 4^ liceo, aveva inizio per me l'ultimo momento in cui avrei pensato che la mia vita fosse ancora tinta dei colori della normalità, intesa come salute. Dopo di allora non c'ho più creduto, anche durante le vacanze al mare qualche mese dopo, perché già mi ero accorta che stavo perdendo un sacco di 'vita'. Stavo troppo male per credere che fosse tutto ok. 16 anni dall'ultimo barlume di una visione diversa, e stavo già male da un anno. Come sempre quando penso a quanto tempo sta passando così, mi comincia a girare la testa, perché mi sembra innaturale che una persona possa remare a tal punto contro se stessa... 16 anni +1...è un tempo enorme. Quasi la metà esatta della mia vita.
Un tempo più che sufficiente per rendermi difficile l'idea che le cose cambieranno.
Ho letto un libro sulle persone estremamente sensibili, e mi ci ritrovo in pieno. Anche più di quelli che parlano di una bassa autostima, per quanto poi non tirando insieme niente vorrei vedere come la si può avere stabile, l'autostima...
In ogni caso... persone estremamente sensibili che sentono troppo ogni emozione, pensandoci capisco che ero così anche prima del primo attacco di panico, forse proprio questa mia caratteristica, insieme ad eventi esterni da me, mi ci ha portata, al panico intendo. Solo che, prima, la serenità, la gioia, il divertimento facevano parte del mio bilancio emotivo. Ora invece ho solo due emozioni, la tensione alle stelle correlata di disagio e la tristezza per tutto quello che non ho, che non vivo. Assorbo ogni emozione negativa, quelle positive mi creano invidia perché non sono io a viverle. E la speranza... la speranza è poco più che una specie di sogno fantascientifico, perché 17 anni così sembrano impossibili da cambiare. Mi sembra di non averne la forza, il coraggio, la capacità. Dopo 17 anni, chi sono io? Che cosa voglio?
Le cose funzionano solo quando mi stordisco di libri, di parole, di storie di altri, di film, di cibo... le cose funzionano quando riesco a perdermi in una realtà fasulla e per un po' dimentico la mia. Eppure mi rendo conto che questo pensiero è quasi un sacrilegio, perché letteralmente potrei prendere in mano la mia vita e farne ciò che voglio. O quasi. Ma non riesco a cambiare di una virgola.
A differenza di tanti momenti, anche molto più recenti che sono una nube grigia indistinta di niente, ricordo moltissime cose fatte in quelle vacanze di pasqua di 16 anni fa.
come si fa a tornare ad essere felici?

martedì 27 marzo 2018

#mandala #antistress

Tempo fa sono venuta a sapere che colorare questi disegni porta ad una ripetizione di gesti e allo stesso tempo ad una concentrazione capaci di abbassare il battito cardiaco e regolare il respiro, di fatto abbassando lo stess... Ho letto inoltre che se si colora con la mano che non si usa solitamente, il relax che ne deriva è maggiore. Ci ho provato solo una volta, vedremo in seguito. Tra l'altro anche l'uso di certi colori invece di altri può essere determinante.
Stando così le cose che si può dire... mandale a volontà!!!

#diario giorno 100/100 #27marzo

Avrei dovuto scrivere forse diario alimentare, ma tutti i pensieri che ho in testa in questo momento direi che vanno ben oltre la sola questione alimentare, sebbene poi, almeno in parte, vi si ricolleghino.
Comunque quello che è certo è che sono arrivata alla fine di quel periodo che avevo messo come primo passaggio. Cosa posso dire? Sul fronte peso sono aumentata di 2 kg, ottimo davvero..., sul fronte disagio/insicurezza/nervoso ho sfiorato vette mai viste, dal fronte studi non ho fatto 1 solo vero passo avanti... Bilancio allegro, non c'è che dire...eppure...
eppure un passo positivo c'è: il fatto che, oggettivamente, sebbene i momenti di panico non siano mancati, posso dire con certezza che va MOLTO MEGLIO, e in una percentuale non indifferente.
Ed è proprio per questo, cioè che l'impedimento più limitante che ha caratterizzato la mia vita negli ultimi 17 anni sta diminuendo stagione dopo stagione in modo davvero evidente, che LA VOGLIA E IL BISOGNO DI SISTEMARE LA MIA VITA DIVENTA SEMPRE Più PRESSANTE.
I problemi grossi da affrontare ora sono 2.
1- sono TROPPO SENSIBILE. Ma troppo troppo troppo. E, come sto capendo da un libro che sto leggendo in questi giorni, essere troppo sensibile, cioè sentire di più, tanto, troppo, dà il via ad una serie di problematiche con a capo disagio, senso di inadeguatezza, tensione, stanchezza e vi di seguito; di fatto tutto quello che provo di negativo. E che, come dico spesso, mi fa rendere conto che non sarei in grado di gestire neanche le emozioni positive, perché sarebbero comunque troppo cariche.
2- sono TROPPO PESANTE. C'è poco da fare, dove non arrivano le emozioni arriva il peso a darmi fastidio, e non in termini di disagio-vergogna-estetica, ma banalmente per la fatica fisica di portarmi appresso 130 kg.
Mi alzo la mattina e non faccio che passare dal letto, al tavolo, sedia, divano... ogni movimento è una fatica enorme, anche le faccende domestiche. Così, uscire, anche senza il panico, a volte mi sembra troppo, perché mi è difficile anche solo sostenere le scale da fare, salire/scendere dall'auto, fare magare qualche centinaio di metri a piedi con qualche borsa... Sì, siamo arrivati a sto punto del cavolo...
Oramai mi è chiaro che se non trovo il modo di far rientrare un po' l'allarme su queste due questioni sarà veramente impossibile avere la forza di gestire qualsiasi stile di vita si avvicini alla "normalità". Lo vedo quando mi devo muovere, lo vedo nel modo in cui reagisco alle lezioni con i miei allievi... lo so.
Cosa posso farmene di questa consapevolezza, be', è tutta un'altra storia, che ancora non conosco.

domenica 25 marzo 2018

la (bella) #addormentata di #giorno

Visto che questa notte c'è stato il cambio dell'ora e si sono persi minuti di sonno, mi è venuto spontaneo pensare alla cosa in un senso più legato al mio vissuto.
Non c'è ombra di dubbio che gli attacchi di panico peggiori, quelli più brutti e intensi, li ho avuti di notte; credo fosse perché mentre dormivo non potevo contare su quel minimo preavviso che avvisava dell'attacco di panico imminente che invece avevo da sveglia. Svegliarsi nel cuore della notte in preda ad una crisi non era facile da gestire, e nei momenti più acuti della malattia, significava almeno un paio di ore di sonno perse. Fatta esclusione per quegli episodi, ho sempre sottovalutato l'importanza di una buona dormita, come fosse normale, banale, dormire, e farlo per bene. Ecco, ora che da un po' di mesi, tra rimasugli d'ansia, pensieri, dolori vari, ho un ciclo del sonno sballatissimo, mi rendo conto che dormire bene non è banale proprio per niente. Come non sono banali le conseguenze di carenza di riposo nella giornata successiva. Quando si leggono scritti a riguardo una delle prime cose che balza all'occhio è la regola dell'andare a dormire sempre alla stessa ora, e a me viene da ridere ogni volta, tra una sera e l'altra ci sono differenze di anche 3 ore e non certo perché mi diverto a fare così! L'altra cosa su cui puntano spesso è il cercare di non caricarsi di emozioni poco prima dell'ora x... immagino che se riuscissi a regolare l'intensità delle mie emozioni lo farei, e non solo per l'ora del riposo... Insomma... come in molte cose, trovo sia un po' il solito cane che si morde la coda, ma lavoreremo anche su questo!!!

sabato 24 marzo 2018

che dire, buon sabato

Le strinate dei giorni scorsi hanno dato i loro frutti: sveglia alle 7.30 con un bell'attacco di panico (+ tutti i sintomi del caso...). Non so, è che a parole è facile dire: il lavoro è solo lavoro e non deve impestare ogni angolo della tua vita, ma poi, di fatto non sta succedendo. Anzi, è quasi superfluo notare che mi sta facendo stare sempre peggio negli ultimi mesi, e, dal momento che, quello che sta succedendo fuori casa, non molto, va comunque meglio, la sensazione che sto facendo qualcosa di sbagliato, con il lavoro, è sempre più forte perché cozza con una prospettiva diversa che mi si sta, per fortuna, riaffacciando alla mente, agli occhi. Diventare più distaccata, pena la mia salute... e anche la qualità del mio lavoro, visto quello che sta succedendo ultimamente con i ragazzi. Resta poi il fatto, marginale fino ad un certo punto, che sto diventando super confusionaria e disorganizzata, aspetti che non mi appartenevano fino a poco fa... ad esempio ultima cosa ho perso un contapassi di più di 60 euro. Perso... in realtà sono abbastanza convinta di averlo buttato per sbaglio perché non so più neanche da che parte sono girata in questo periodo... MALISSIMO.
Tra 45 minuti devo uscire e sto già tremando... che dire, buon sabato...

venerdì 23 marzo 2018

diventare #adulta senza sapere chi si è oltre il #panico

Ognuno di noi ha dei limiti superati i quali sa di essere davvero nei guai. A volte non occorre superarli, a volte basta avvicinarvisi troppo...
Non so se ne ho superato uno, di sicuro ci sono molto vicino. Le energie che gli allievi che sto seguendo mi stanno risucchiando sono oramai quasi il 100%. Sono tre giorni di fila che durante le lezioni, l'ultimo quarto d'ora non capisco nemmeno cosa sto dicendo, figuriamoci quello che sto facendo. E il fatto di non avere più nemmeno la forza di scrivere, di condividere emozioni, be' per me è parecchio significativo.
La mia terapeuta dice che è sbagliato farsi prendere così. Ovvio, condivido il problema è che non capisco come fare affinché non succeda, perché nel frattempo le cose si fanno più complesse, oggi ad esempio prima dell'inizio della lezione più complicata avevo quasi dei conati di vomito e durante la lezione, in un passaggio piuttosto teso, mi veniva voglia di piangere. Sono arrivata anche a pensare: ma sì, che vada tutto male così mi libero di questo impegno. MA non è così che voglio vadano le cose, io voglio imparare di nuovo a viverle per il verso giusto, con la giusta intensità.
Avere attacchi di panico a 17 anni e poi per i successivi 17, significa diventare adulta senza sapere chi si è oltre il panico, oltre i suoi limiti.
Credo di volerlo scoprire.

mercoledì 21 marzo 2018

#smile

 Per questa sera non la voglio fare tanto lunga... sono uscita di casa alle 16.30 e sono rientrata alle 22... giustamente stanca ma... rullo di tamburi... SONO STATA BENISSIMO!!! A parte un po' di malessere prima di partire per il resto tutto bene. Niente ansia, niente panico. E questo è un grande passo avanti. Un fatto tangibile che le cose stanno cambiando...
e allora mi viene da cantare... ALL'ALBA VINCERòòòò 😃 per questa sera, tutto qui... e, come si dice, scusare se è poco...💖💖💖

serve qualche variazione sul tema

Oggi pomeriggio sono andata in posta per una commissione, non c'era molto da dire, occorreva solo specificare una cosa e cioè: "Raccomandata.", ecco, alla fine ovviamente me ne stavo dimenticando. Cioè, sono andata lì apposta! E con una fatica non irrilevante per convincermi ad uscire di casa. Ora, di per sé non è ovviamente una cosa così grave  ma il punto è che sta succedendo piuttosto di frequente oramai. Motivo? Perché sono tesa come una corda di violino! Dopo la giornata di ieri mi sono sentita addosso per tutto il giorno una sensazione di disagio fortissima, come se fossi incastrata in qualcosa che non mi va più bene. Sono cresciuta con una forte componente pragmatica, a volte non sembra ma è così e in questo caso il pragmatismo dice: si lavora per i soldi, non per divertirsi. Vero giusto giustissimo. Ma non a patto di rimetterci quella salute che sto faticando per riprendermi. Anche perché certe cose non le sopporto più e basta. Ci vorrà un sacco per dire: ho sbagliato tutto il percorso, anche perché onestamente non lo credo. Però è evidente che serve qualche variazione sul tema... Restare così è inaccettabile.

martedì 20 marzo 2018

#Rispettare i #limiti per rispettare #me #stessa!!!

E' l'una e mezza di notte ed io non ho sonno nemmeno un po', o forse un po' sì ma non si capisce dietro a tutta quella tensione e rabbia che ho in corpo. Lunedì d'ordinaria amministrazione, lunedì pomeriggio durante il quale, di nuovo, ho avuto la sensazione che la mia vita sia tutta in funzione di una manciata di ragazzini che palesemente non rispettano per un cazzo il mio lavoro. Non solo, ma che pretendono da me miracoli, possibilmente a distanza perché poi nemmeno si presentano. Per certi versi oggi la situazione ha raggiunto nuove vette di assurdo. Parallelamente però anche la mia voglia, il mio bisogno, di concentrami di nuovo su me stessa ha fatto un balzo in avanti. Verità per verità sono stufa marcia di permettere agli altri di camminarmi in testa. Certo, il problema sono i soldi che servono, ma ho la netta sensazione che questo pomeriggio, grazie anche all'esasperazione, io abbia tracciato nuovi limiti e confini e porca miseria se mi impegnerò a rispettarli questa volta! Rispettare i limiti per rispettare me stessa!!! Basta essere fagocitati dalle cazzate degli altri, cazzate che tra l'altro i diretti interessati nemmeno si preoccupano di risolvere. BASTA, PER DAVVERO

lunedì 19 marzo 2018

domenica 18 marzo 2018

#Primavera…larinascitadelcuore Codice amazon ASIN: B01FPNKB9Q

 
 
Per Alessia il lavoro è una missione. A trentaquattro anni essere un'assistente sociale è tutta la sua vita, una missione appunto che però le ha chiuso il cuore ai rapporti privati. Quando però sul lavoro accade qualcosa di grave il suo mondo sembra vacillare e lei inizia a farsi mille domande. Le sue certezze vanno in fumo e si chiede cosa sia rimasto della ragazza poco più che ventenne e del futuro che quella ragazza sognava. Insieme alle domande, nella sua vita si affacceranno anche persone che la costringeranno, forse nel momento migliore, a guardarsi dentro.
Saprà ritrovare la bellezza dell'amore?
 
 
 
 
 

se non #riuscissi a darmi un #limite

Anche la notte scorsa mi ha regalato un sogno... era da un po' che non facevo tanti bei sogni di fila... cioè sogni molto realistici, sogni che mi fanno sentire molto triste, sola e vuota quando ti rendi conto che, appunto, solo di sogni si tratta.
Eppure ho l'impressione che abbiano una funzione essenziale, nel loro esserci, mi richiamano ad una maggiore attenzione per me stessa; sta succedendo qualcosa, è indubbio che al di là di tutto la mia capacità di gestione del panico in senso stretto è aumentata del 200% anche nell'ultimo anno. Se penso a questi ultimi 15 giorni lo vedo chiaramente: mi sono mossa con una facilità di molto maggiore rispetto anche solo all'ultima volta che sono stata a casa da sola, ed era solo il settembre scorso, non dieci anni fa...
Eppure sono sempre allo stremo, arrabbiata, nervosa... il punto è che mi lascio fagocitare dal lavoro, perché è il DOVERE, e questo dovere fagocita ogni cosa, ogni energia.
I problemi sono ancora molti, il disagio che avverto per esempio, vivere le emozioni amplificate per mille come altro esempio... Ma è chiaro che se i problemi degli adolescenti che seguo mi succhiano tutte le energie, sarà quasi impossibile che io mi sforzi per cercare di vivere con maggiore attenzione il resto. Resto che però, per inciso, mi reclama a gran voce. Resto che è fatto di salute, di capacità di gestire impegni, ma anche resto che è fatto di relax, di divertimento, di amici, forse di amore... perché non ci si improvvisa capaci di amare, io non l'ho mai fatto e non so se riuscirò a recuperare il terreno perduto... il tempo perso, le persone nemmeno mai sfiorate, i baci mai dati... fa paura pensarci, fa paura pensare che sia davvero già troppo tardi. Ma non per tutto lo è... e quindi, cavoli, vorrei solo avere la forza per provarci davvero a ricostruirmi una vita. Ma non potrò mai se tutto quel pochino di forze che ho finisce risucchiato nei problemi di altri. é lavoro, certo... ma non dovrebbe essere così. Solo che, mi chiedo, se non riuscissi a darmi un limite? Se la mia troppa emotività mi impedisse di affrontare meno di petto i problemi dei ragazzi? Qual è l'alternativa?

sabato 17 marzo 2018

#emozioni più #forti ma più #chiare

Ieri sera avrei dovuto partecipare ad una attività con i ragazzi dell'oratorio. Nulla di che ma bisognava camminare in salita, avendo lezioni fino a tardi, già da quando abbiamo deciso le date, ho avvisato che io avrei avuto problemi ad esserci, giustificandomi con le lezioni. In realtà il tempo lo avrei avuto, ma ho calcato un po' la mano per evitare di trovarmi in una situazione da farmi restare secca. Non ho partecipato ma ci ho pensato molto, faccio già tanto per quel tipo di volontariato, non ci sarebbe stato nulla di male nel rifiutare perché avevo altri impegni o perché semplicemente non mi andava. Ma il vero motivo per cui ho rinunciato, la fatica nel portarmi dietro il mio peso, non mi piace. E non mi piaceva ieri mentre ci pensavo soprattutto dopo il pomeriggio ad alta tensione lavorativa che mi aspettava, perché siamo tornati al punto di partenza: non posso usare tutte le energie che ho malamente per i miei allievi. Devo pensare anche a me, prima che sia davvero tardi.
Di fatto una cosa però la posso dire, al di là dell'ansia da morire in alcune circostanze, quando c'erano di mezzo le questioni legate alle mie allieve, in questi 15 giorni mi sono mossa molto meglio, andare e venire non dico sia stato facile, ma è stato sicuramente PIU' FACILE. Per certi versi, le emozioni, sebbene molto più intense e quindi fastidiose, sono anche diventate più chiare, più mirate e circoscritte. Questo può aiutare, anzi, deve aiutare e seguire la mia strada deve diventare imperativo. Punto.
Ovviamente adesso come adesso, dopo tutta la settimana, mi sento improvvisamente ESAUSTA E NESSUNO MI SCHIODA DA UN BUON LIBRO!!! ;)

venerdì 16 marzo 2018

arrivano i #sogni a darmi una #svegliata.

La volta che con i miei via, riuscirò ad iniziare la giornata ogni mattina alle 8, 9 al massimo e non alle 11, o 12 come oggi- che vergogna-, vorrà dire che le cose sono davvero cambiate e che in un modo o nell'altro, finalmente ho il controllo della mia vita...
Questa mattina mi sono svegliata assaporando uno di quei sogni che ti restano addosso per ore, un mix di romanticismo ed erotismo letale, soprattutto per chi è single da sempre come me. Un sogno che mi chiamava e mi diceva: allora? Quando è che finalmente ti prenderai cura della tua vita? Domanda più che legittima dal momento che, nel frattempo, ero in un'ansia assurda per ciò che concerne le lezioni che dovevo tenere, perché ero preoccupatissima di come avrei trovato le mie due allieve, preoccupata di non riuscire a far fronte al loro nervosismo, preoccupata di non riuscire a gestire quello che mi si chiede, perché, anche se di fatto so che sono tutte cose che vanno oltre la questione scolastica ma che in un modo o nell'altro non riesco a scrollarmi di dosso. Il punto è che, al di là del sogno, al di là dell'ansia per i risultati delle ragazze, c'è una discrepanza enorme tra le energie che investo nella mia vita e quelle che mi vengono risucchiate dagli altri, soprattutto ragazzi, che seguo.
Allora sì, finisce che arrivano i sogni a darmi una svegliata.

giovedì 15 marzo 2018

Avrò il #coraggio di #credere in me per davvero?

Mi stupisco ancora tutte le volte, anche se oramai capita spesso che qualcosa faccia riaffiorare in me le sensazioni di un tempo passato. Quel tempo in cui io non avevo paura persino della mia ombra. Be', domani di paura potrei averne, perché alcune questioni con delle mie allieve potrebbero arrivare a snodi delicati. In questo momento, chiusa in una specie di dimensione parallela ma molto obiettiva, mi rendo perfettamente conto che eventuali esiti negativi non sarebbero davvero imputabili a me, del resto credo invece di avere meriti su eventuali riscontri positivi. E mi suona stranissimo ammetterlo, ma posso farlo perché so di aver fatto un buon lavoro, un lavoro che però da solo non può fronteggiare  dimensioni completamente extra scolastiche e che esulano dalle mie competenze. Posso dirlo e lo dico ora. Ma domani, di fronte a brutte notizie so già che le mie sicurezze voleranno fuori dalla finestra ed io finirò per accartocciarmi su me stessa, ritrovandomi ancora più fragile di adesso. Certo, forse lo sforzo sarebbe quello di guardare oltre me stessa, ma avrò la lucidità necessaria? Avrò il coraggio di credere in me per davvero?

#Tormentoni dell' #Estate dal 1992 al 2012




mamma mia... quanti ricordi tutti insieme... troppi direi....

mercoledì 14 marzo 2018

c'è un #tempo per ogni #cosa...

Un tempo per ogni cosa... di questo abbiamo parlato ai ragazzi questa sera...un tempo per ridere, un tempo per piangere, per divertirsi per lavorare...
Un tempo per tutto... mi veniva da ridere dal nervoso mentre si diceva questo e io stavo ancora smaltendo l'attacco di panico di oggi. Un tempo per ogni cosa... già, ma quali cose esattamente? I miei sono via da dieci giorni e sa il cielo quante volte, pensando alla volta successiva che mi sarei trovata a casa da sola, mi immaginavo in una maratona di sesso con il mio ragazzo, o anche solo per svago... be' il tempo dell'amore e/o del sesso per me non è ancora arrivato. Immaginavo cene, feste, semplici ma intime... ma niente. Immaginavo la possibilità di godermi la mia casa, i miei spazi, i miei tempi... con semplicità e benessere ma il tempo dello stare bene non è ancora arrivato. Nemmeno il tempo delle scelte. L'attacco di panico di oggi mi ha spiantata in effetti, ma solo all'inizio perché è ovvio che dopo dieci giorni di ansia a mille, un attacco era quasi comprensibile vista anche la tensione e la stanchezza che continuo ad accumulare. C'è un tempo per tutto, a me sembra già solo ansia e paura per tutto il tempo.
E quando mi rendo conto di quanto stia durando questo "tutto il tempo", mi sento mancare, è come se il terreno sotto di me si aprisse, anche se sono seduta, come mi è successo questa sera mentre sullo schermo scorrevano le immagini e le parole del tempo per ogni cosa.
Perché ad un certo punto ci deve essere anche il tempo senza fatica, e il tempo in cui si ha voglia di stare bene, o meglio il tempo in cui SI STA BENE. Per ora ancora non ci siamo. Così mi sveglierò domani mattina con l'ansia a mille per la lezione con l'alunna nuova, poi ci sarà la preoccupazione per quelle vecchie, la sensazione di incapacità. Poi mi siederò a tavola, sola, spiando i miei vicini in coppia, e li invidierò, immaginando scene di baci, di amore, di sesso, di condivisione, mangerò un pezzo di torta. E mi renderò conto che anche per questa volta il tempo di cambiare sta sfumando nel tempo che sempre è uguale. E penserò ai miei 16 anni... a quegli ultimi barlumi di un'adolescenza serena, di una vita serena, e sentirò la mancanza di quella ragazzina  che poteva ancora credere di avere davanti una vita normale. POi sentirò l'ansia aumentare, prenderò le gocce, accenderò il computer, guarderò un telefilm cercando di convincermi che questa la normalità per me. solo che una parte di me non lo accetterà e allora, di nuovo, si metterà a sognare che la prossima stagione anche per me ci sarà un tempo per amare, ridere, sognare e stare bene... mentre le lacrime cadranno sul tavolo.

#panico in corso... alias sono #stanca

Ok... forse era normale aspettarsi una piccola caduta... oggi sono uscita, ho fatto la mia lezione ma mezz'ora prima della fine, verso le 19 tac! Comparsa dell'  attacco di panico che con somma gioia sta durando tutt'ora... forse perché ho davanti ancora un'ora e mezza prima di poter tornare a casa. Sono stanca stanca stanca. Alla fine è solo fare ciò che è giusto... ma io invece vorrei un pochino di divertimento. Di relax e invece è solo sforzarsi di fare ciò che devo.. secondo chi poi...

Mi manca saper #prendere la #vita per il #verso giusto.

Con un po' di fantasia, o licenza poetica, oggi mi sarei arrischiata a dire di essere riuscita a dare un minimo di senso alla giornata, soprattutto se paragonata a quelle scorse. Questa mattina mentre sistemavo alcune cose, guardando un armadio pieno di videocassette, mi è tornato in mente un videonoleggio che avevano aperto qui in paese. Nulla di gigantesco, e tra l'altro era anche senza personale, a parte lo sgabuzzino dove andavi per fare la tessera. Per il resto era automatico, come una specie di bancomat. Mi è tornato in mente che in un paio di occasioni mi avevano contattata perché ero in ritardo con la restituzione dei film. Ora, in realtà si pagava un tot al giorno per cui, in teoria, continuando a pagare, avrei potuto tenerle pure un anno, ma giustamente i gestori erano curiosi se per tre film noleggiati uno arrivava a spendere anche più di 50 euro. Già, magari per film che nemmeno mi erano piaciuti... Per cui perché spendere così tanto? Be', a questo punto direi che il motivo è evidente: non riuscivo ad uscire di casa per riportarli. Poi ho pensato a quando i miei non c'erano sempre in quel periodo, una decina di anni fa, posso dire in tutta onestà che vivevo vegetando sul divano. E non lo dico per dire. Lezioni ancora non ne facevo, se era un periodo tra fine giugno e settembre non avevo impegni in oratorio. Letteralmente vivevo sul divano. Davanti alla tv, perché all'epoca internet l'avevo ma si pagava ancora un occhio della testa per cui... E' evidente che rispetto ad alcuni ricordi posso dire con onestà che le cose sono cambiate, ma anche la mia età è cambiata, e di molto e i passi avanti, seppur ci siano stati, non sono assolutamente sufficienti.
La mia vita, anche se in malo modo, ruota tutta intorno ai doveri... imposti da chi poi non sempre riesco a capirlo, ma mi manca la serenità di una sera in compagnia, mi mancano le amiche, mi manca un amore. Mi manca saper prendere la vita per il verso giusto. Per cui sì, forse oggi ho fatto qualcosa, ma non basta, per niente.

lunedì 12 marzo 2018

#nonmelamenare...

Ecco, sì, non me la menare... dal momento che sono in pieno revival degli 883 credo che nessuna canzone abbia un titolo migliore. "Non me la menare!!!", lo dico a me stessa dopo l'incontro con la nuova allieva che, manco a dirlo, è andato bene. Ovviamente può succedere di tutto, anche che già dalla prossima volta mi molli, ma oggi non è successo nulla di rilevante, nulla che giustificasse minimamente come mi sono sentita negli scorsi 3 o 4 giorni. Che palle...
Quando la ragazza è andata ho sentito il bisogno di uscire di casa. Perché? Perché dovevo uscire da quella dimensione tossica che mi aleggiava intorno, soprattutto da questa mattina. E in effetti forse QUESTA è UNA Novità, perché malgrado tutto, quando lei è andata io non ero, e ripeto NON ERO, ko. Avevo solo bisogno di uscire per scrollarmi di dosso alcuni residui di emozioni fastidiose, forse fino a poco tempo fa mi sarei buttata sul divano con un libro, oggi invece avevo voglia di uscire...
E a ben vedere c'è stata anche un'altra cosa, dalle 15.30 in poi, invece di un'agonia crescente, l'ansia è quasi calata. quasi... ma direi di sì. Quindi qualche piccolo passo avanti è stato fatto... ora se evitassi di ridurmi in cervello ad una frittata per 4 giorni prima, dovesse succedere ancora di avere qualcuno di nuovo, be', sarebbe cosa gradita!!!

in attesa dell'ora giusta...

Un po' mi viene da ridere, un po' mi viene da piangere... sono ore che sto cercando di far finta di niente in merito all'incontro con la nuova alunna, ma la verità è che non riesco a pensare ad altro. Non c'è una cosa in questa casa che mi sembri ok in questo momento, non è pulita, non è profumata, ci sono libri ovunque, c'è il caos ovunque. Io mi sento così confusa... sono un paio d'ore che sto pensando a tutti i tipo di programmi incrociati delle materie con cui potrei avere a che fare. E' ridicolo perché io sono stanca di sentirmi così.  33 anni e mezzo...e ho paura persino della mia ombra. E' assurdo, e onestamente molto stancante. Ho letto su un libro che la tendenza a rinchiudersi in un bozzolo fuori dal mondo alla fine cede perché ci si sente soffocare e il bisogno di respirare, di uscire, diventa dominante rispetto a tutte le paure. Non so se sia vero, ma di sicuro vorrei lo fosse. C'è così bisogno di aria pulita, di aria fresca...
Quando ho avuto il mio primo attacco di panico non ho capito subito che si trattava di quello. Indubbiamente non ho avuto la consapevolezza che questo avrebbe invaso ogni microscopica parte della mia vita, meno che mai a distanza di tutti questi anni. E invece le cose hanno preso questa piega del cavolo. Ci sono tanti aspetti che nn tollero più, che non condivido più. Indubbiamente avere le emozioni così amplificate, quelle negative in gran parte, è una di queste. Pensavo di poter andare al mare a Pasqua, sicuramente avrei fatto un po' fatica per il viaggio e per il cambiamento, ma l'idea di avere giorni per passeggiare con la mente sgombra mi sembrava un dono del cielo. Invece al 99% non andrò e mi dispiace davvero tantissimo.
La mia testa è un caos emotivo nel quale stanno finendo, stile calderone, anche tutte le emozioni che provano le mie alunne, non ce la faccio più. Anche perché, in preda a questa cosa perenne, sbaglio ogni gesto, ogni cosa che faccio. Tutto quello che vivo è sottosopra, ingrandito, enfatizzato, esagerato... e non lascia posto ad altro.
Devo ammettere che ultimamente mi sto anche rendendo conto che il fatto di tenere lezioni a casa mia, nel mio soggiorno non aiuta. E' l'ennesimo modo in cui questa storia finisce per prevalere su qualsiasi altro aspetto. Sono stufa marcia.
voglio essere di nuovo capace di guardare il mondo nella giusta prospettiva, voglio aria, emozioni giuste, voglio aprire la finestra e stare di nuovo bene.

un fatto, 5 #paure, una #notte

Ogni tanto capita ancora che un suono, un rumore, uno squarcio di paesaggio, per qualche breve secondo mi facciano sentire ancora quella di una volta, quella che in cuor mio vorrei essere ancora. E' mezzanotte passata ma faticherò a dormire perché ho paura che arrivi domani per l'incontro con la potenziale nuova alunna da seguire. Mi sento così frastornata e sto male.
1- perché come di fronte ad ogni cosa nuova, mi sento incapace di affrontarla.
2- perché ho paura di non esserne all'altezza sul serio.
3- perché per cercare di far fronte a questa paura del cavolo, ho accettato.
4- perché in realtà non mi sentivo neanche di poter rifiutare per una sorta di dovere non so bene verso chi.
5- perché tutto sto casino mi spinge a non capire più di cosa sono effettivamente capace.
Quindi, per un fatto, sto male in 5 modi diversi che in teoria dovrebbero quasi autoannullarsi, invece si fondono in un malessere che mi fa piangere. Di nuovo.

Pensando agli alunni che seguo... alcuni ho iniziato a seguirli alle medie e ora sono già più che diplomati... il tempo passa così alla svelta... io non sono cambiata più in questi anni, non ho raggiunto nulla. Questa consapevolezza insieme alle emozioni di cui sopra, mi rendono triste, ma di una tristezza radicata nel profondo. Si può cambiare, perdere, ricominciare... si possono fare mille cose ma io non ho fatto nulla e invece sento sempre di più una assurda voglia di vivere senza paure... ma come si fa? Come si fa???
Sono stanca che la notte sia diventata un ponte verso costanti paure...

domenica 11 marzo 2018

#doccia e tinta per #capelli, #sabato #sera di #follie

In principio c'era la vasca da bagno... ovvero nella 'battaglia' tra doccia e bagno ho sempre preferito il bagno. Al di là di situazioni in cui ero obbligata alla doccia per vari motivi, era bagno forever, come dicevamo da ragazzine... perché? Perché era bello starsene lì tra bolle di sapone e profumi, ascoltando un bel cd e rilassandosi alla grande...
Ho detto in principio perché poi per due motivi sono dovuta passare alla doccia: 1^ panico, era impossibile gestire un bagno, sinceramente l'unica cosa a cui ambivo era una cosa più veloce possibile. Del resto persino la doccia mi è difficile a volte. Quando penso a questa storia della doccia mi rendo conto di quanto tutta la situazione panico sia praticamente incomprensibile ai più. Le persone che ho intorno regolarmente amano la doccia, non solo per ovvi motivi igienici, ma per il puro piacere di acqua calda che ti scroscia addosso, che massaggia il collo, le spalle... be' per me non è così, sebbene noti un certo miglioramento su quel fronte. Per me fare la doccia è dover restare in uno spazio chiuso il tempo sufficiente per fare ciò che devo, tra battito che accelera, le vertigini che aumentano, la nausea che sale... l'idea di dover uscire fuori dalla vasca in quelle situazioni mi fa pensare di andare a gambe all'aria...
Motivo 2^, il peso... aimè temo che da quando peso per due, proprio nella vasca non ci starei. Evviva...
Perché ho pensato a questo? Perché uno dei pochi vantaggi ( sono stanca e non ne vedo altri) dell'essere a casa sola, è quello di poter accedere alla doccia a mia discrezione, tipo le 23 di un sabato sera. Sì, in un mondo ideale farei altro alle 23 di un sabato sera, ma in questo colgo la palla al balzo quando l'ansia è più sotto controllo. E in questo lusso che mi sono concessa mi sono fatta la mia prima tinta per coprire quegli odiosi capelli bianchi sulle tempie. A occhio e croce non dovrei aver fatto troppi paciughi e li ho coperti al 90 per cento, per cui come primo tentativo direi che non c'è male... era da un po' che ci pensavo e ora l'ho fatto. Non so perché ma sento che la cosa sia più significativa di quanto non sembri in apparenza. Forse il solo fatto di scegliere di fare una cosa piuttosto che non farla...

sabato 10 marzo 2018

#realtà, #capacità e #limiti

Rispetto alla giornata di ieri stavo per scrivere che è stata una giornata strana... ma poi mi sono fermata... strano forse implicherebbe un'anomalia che invece non c'è stata. Anzi, è stato il classico venerdì. Prima parte della giornata passata in una specie di limbo fuori dal mondo e poi pomeriggio di lezioni, fino alle 20. Pomeriggio remunerativo sul fronte economico ma bestiale per le emozioni. Ieri sera guardando a pezzetti alcuni film romantici e adolescenziali, mi sono accorta che oramai le mie settimane hanno solo due emozioni: disagio e livello panico. Andare a catechismo questa mattina è stato difficilissimo, stavo davvero male, ero stanca e triste. Questa notte ho sognato che due mie cugine erano in dolce attesa. Non ci vuole Freud per mettere insieme tutti i pezzi, vivo di emozioni sono negative, impegnata solo in cose che sono appunto un impegno, niente vita privata, nessuna relazione, niente svaghi se non la lettura bella ma troppo solitaria...Parallelamente per una serie di motivi che, se prendo le cose in modo oggettivo riconosco essere totalmente estranei da me, le ragazze che sto seguendo stanno collezionando insufficienze gravi, come mai prima, nelle materie in cui le aiuto. Davvero, razionalmente, con molta fatica, vedo che la cosa è oltre me, oltre le mie possibilità... ma direi che non è affatto strano che la parte meno razionale di me non veda altro che l'ennesima dimostrazione di quanto sono precaria anche nel mio lavoro. Soprattutto se anche le attività che svolgo come volontariato con i ragazzi in oratorio stanno venendo sempre fuori dei casini assurdi. Dubbi, dubbi, dubbi sulle mie capacità. Solo dubbi.
Per cui non stupisce che al pensiero di cominciare tutto da capo con una ragazza nuova lunedì mi venga la nausea, e la rabbia anche per aver accettato. Sono stremata. E tanto confusa...

giovedì 8 marzo 2018

#strada #percorso #lavoro e #insicurezza... evviva

Oggi consueto appuntamento con la mia terapeuta. Come prevedibile la seduta si è svolta principalmente intorno a due questioni, l'insicurezza /bassa autostima e quel sentimento sempre più soffocante che provo riguardo ai ragazzi che seguo. Be', sulla prima questione credo ci sia ancora molto da dire ma sembra sempre che la chiave sia sforzarsi, non ritirarsi, non scappare. In merito alla seconda invece ho avuto una bella sorpresa, di fatto l'idea semplice ma chiaramente detta fuori dai denti solo oggi è questa: di fronte ad una situazione che vede 5/6 adolescenti su 10 vittime di pesanti problematiche, e che statisticamente quelli che incontro non possono che essere in media, be' è lecito ogni tanto averne LE PALLE PIENE!!! E uso il maiuscolo di proposito, perché per chi ha a che fare con questo tipo di lavoro, il logorio dei nervi è effettivamente una costante. In effetti sentire questo mi ha fatto bene perché senza nulla togliere al dovere verso me stessa, e verso i ragazzi, di cercare sempre più una strategia vincente, resta perfettamente normale ogni tanto sentire di aver bisogno, senza se e senza ma, di una pausa bella secca.
In effetti forse accettare questo aspetto mi farà accettare anche altre cose, perché comunque, sebbene l'insicurezza generalizzata sia un problema più ampio delle lezioni che faccio, resta l'evidenza che questa perenne tensione con i ragazzi non aiuta, e non solo: mi impedisce di avere energie per altro.
Perché, come mi ha detto la terapeuta oggi, se sentirsi così è normale, quello che aiuta è avere una vita ricca e piena al di fuori del lavoro. Qualcosa che permetta davvero di dire stop e staccare la spina al di fuori delle ore lavorative. Certo è un po' un cane che si morde la cosa, non ho energie per cui non faccio niente altro, e il nn fare niente altro fa sì che mi concentri sempre e solo sul lavoro consumando ogni energia che ho in corpo malamente. Quindi? Che passi fare? Anche perché comunque l'insicurezza regna ancora sovrana, ma è curioso il fatto che più passa il tempo, più fuori casa in relazione con gli altri ce ne sia meno, ma se sono  in casa ce ne è di più. Come se fuori casa fossi concentrata un filo meno su me stessa, quel tanto che basta per prendere le cose con un distacco sano. 
Di strada da fare ce n'è moltissima ancora, oggi però mi sembra quasi di averne fatto almeno un pezzettino...

che #giornata... #vita in una #bolla e l'#orologio fa tic tac

Ragazzi, che giornata strana... la prima parte, fino alle 15.30 passata in una specie di bolla fuori dal mondo, dentro la quale anche solo fare due scale mi costava una fatica immensa, la seconda tra 3 ore e mezza di lezione e catechismo, passata con un filo di ansia ma soprattutto con la sensazione di non aver tempo per me. Il ché è francamente assurdo, perché il tempo c'è, e nemmeno poco, solo che per mille motivi diversi, lo uso malissimo. E non solo perché in parte lo spreco, ma perché in molta parte, sono talmente rintronata dall'ansia da non riuscire a fare altro. Certo, ammetto che le cose da fare, o che vorrei fare, non sono poche e che il tempo libero deve per forza di cose essere proporzionato agli impegni e alla strada che vorrei percorrere, ma il vero punto è che quello che spreco. E' assurdo pensare che buona parte di questo tempo sprecato lo sia per via di un'ansia che mi spolpa le ossa. Ripenso con nostalgia e affetto alla mia infanzia e prima adolescenza, quando, armata di santa pazienza , buona volontà e di una grande fiducia in me stessa, riuscivo a portare a termine mille cose diverse, trovando anche tempo per uscite con amici e tv. Voglio di più, per me... per tutta me... per amare, vivere, stare bene, sempre di più.