Mh… che dire di bello della giornata di oggi? Ansiolitici a volontà e prima della lezione con una ragazza, una paura che ha sfiorato il ridicolo. Motivo? Non lo so, forse quella solita sensazione di emotività alle stelle che fa vivere ogni cosa come una montagna da scalare. Ma non è quello che mi sta mettendo in crisi. La crisi vera sono i soldi. Soldi che non ho, soldi che non riesco a trovare. Se penso che ho persino attivato una campagna di raccolta fondi su GoFoundMe (in lotta con il panico), mi vengono i brividi. Non ha ancora aderito nessuno, ma mi sento così a disagio, come se li rubassi. Però così stanno le cose. E sono anche arrabbiata con me stessa, non ho mai guadagnato cifre degne di nota, proprio per niente, ma se li avessi usati con più parsimonia non sarei in questo casino ora. Non so come farò con la cifra che mi serve, ma capisco come la questione economica, al di là di mille balle, sia essenziale per un buon senso di autostima. Non è l'unico elemento, sia chiaro, ma è uno dei più tangibili nel misurare il senso di riuscita. Sebbene la crisi di questi anni abbia complicato decisamente le cose, riuscire a pagarsi almeno gli esami del sangue in autonomia sembrerebbe quasi il minimo sindacale…
venerdì 30 novembre 2018
giovedì 29 novembre 2018
il secondo attacco di panico
Come una sorta di aspetto speculare, più penso alla situazione attuale, più in contemporanea, mi ritornano in mente i primi attacchi di panico. E su una cosa so di essere assolutamente 'da manuale', nel ricordare, cioè, i primi due attacchi. I successivi sono un ammasso nebuloso di attacchi, alcuni magari spiccano nei ricordi per la particolare forza, ma sono più un insieme. Il primo e il secondo invece sono un po' isolati. Del primo ho già raccontato più volte, del secondo forse meno. E' arrivato circa due mesi e mezzo dopo il primo, come a dire che il mio inconscio stava cercando di vedere se avessi cambiato quello che mi faceva male? E' arrivato alla festa per il capodanno 2001. Ricordo che mi trovavo in questo salone di un oratorio, una festa onestamente abbastanza semplice, quando ho cominciato a sentirmi male. Così so di aver passato un tempo rilevante seduta in un angolo attaccata ad un cestino della pattumiera, temendo di dare di stomaco. A differenza del primo, avvenuto ad una ventina di minuti dal rientro a casa dopo una serata in discoteca, quello avveniva nel mezzo di una notte che sarebbe finita solo alla mattina dopo, per cui so che ad un certo punto l'allarme deve essere rientrato perché la serata è continuata. Nei giorni successivi poi sarebbe cominciata la lunghissima serie che mi ha portata fino ad oggi, con la classica paura di aver paura. Ma quella sera di capodanno invece ero stata presa ancora alla sprovvista; la cosa curiosa è che prima che il panico diventasse proprio una costante h24, gli attacchi che avevo, sebbene frequenti e quindi già preoccupanti, mi venivano sempre e dico sempre in contesti di presunto relax/divertimento. Paradossalmente non ne avevo a scuola ad esempio, anche se andavo male, ma invece ne avevo eccome nel tempo libero, sull'autobus, di notte, alle feste, al mare e in vacanza…
Ci penso, e ancora, anche se so di sbagliare, cerco quel comune denominatore per capirci qualcosa oggi. Ma dopo tutto quel tempo non è più così che funziona, eppure cerco...
Ci penso, e ancora, anche se so di sbagliare, cerco quel comune denominatore per capirci qualcosa oggi. Ma dopo tutto quel tempo non è più così che funziona, eppure cerco...
Etichette:
#agitazione,
#ansia,
#attaccodipanico,
#capire,
#dap,
#divertimento,
#emozioni,
#malattia,
#oggi,
#passato,
#paura,
#presente,
#ricerca,
#ricordi,
#situazioni
sono anni..
Questa mattina me ne stavo seduta alla scrivania, con la pomata sulla schiena, cosciente che va meglio dei giorni passati ma il dolore non è ancora passato del tutto, mentre mia madre spolverava casa. Ha 77 anni… per dire. Ho provato una vergogna assurda. La provo spesso, ma non è il sentimento giusto. Solo che, in effetti, in casa sono fondamentalmente inutile. Dove non arrivano gli acciacchi dell'obesità, arriva la mancanza di energia della depressione o quel che è. Dove non arrivano gli acciacchi e la mancanza di energie, arriva il fatto di dovermi far mantenere ancora in tutto e per tutto, di non essere minimamente indipendente dal punto di vista economico. Tu hai un'idea di quello che dovrebbe essere la tua vita e poi, un livello alla volta arrivi a levare tutto e cosa resta poi? Tensione e paura.
Nell'ultima settimana, di nuovo, da più voci è tornata in auge la questione del mio peso. Che ormai è quasi troppo tardi, ma che dovrei fare qualche ultimo tentativo. Che sono in tanti ad essere preoccupati, che in fondo lo devo ai miei… la solita zuppa che ogni tanto salta fuori. Poi quasi in contemporanea c'è una tensione in casa, io la assorbo come una spugna, mi devo buttare sugli ansiolitici e via… il circo ricomincia.
Sono anni che continuo a guardare le cose da una prospettiva sbagliata. Potrei dire che vado allo sbaraglio, in realtà non vado proprio da nessuna parte. Tutti mi propongono percorsi complicati, io non riesco letteralmente a schiodarmi dal tavolo della sala. Non posso controbattere niente perché in effetti vista la mia situazione, non ho ragione di niente. Ma è evidente che mi è impossibile prendere seriamente in considerazione alcune strade. Quello che mi stupisce ogni volta è come le difficoltà che provo siano dimenticate. Che poi forse è più un discorso del tipo: se hai una difficoltà, qualcuno ti aiuterà a risolverla, senza se senza ma, e come mai tu ci stia sguazzando ancora dopo 18 anni resta un mistero del cosmo…
Forse la risposta è che ho sempre puntato alla vetta della montagna rifiutando i piccoli passi, forse che continuavo a vedere le cose da una prospettiva errata.
Forse questa è la volta buona, o forse no. Quello che è certo è che c'è una sorta di laccio che si stringe sempre più al collo, come a dire che il tempo è finito. Lo sento io, me lo fanno sentire gli altri.
L'ho detto l'altro giorno, quando c'è un impedimento, come il mal di schiena esterno al panico ma che mi blocca, mi dico quanto sono stupida a non approfittare della vita che potrei vivere ogni giorno. Eppure la crisi passa e poi ritorna l'ansia ad inchiodarmi qui.
E poi penso che settimana prossima devo fare gli esami del sangue e non ho nemmeno i soldi sufficienti e mi metterei a piangere, poi c'è il dentista e le altre tasse… credo sia proprio la questione soldi ad aver innescato l'ultima stretta al cappio, per dire. Non ho nemmeno l'autonomia per esami e controlli di routine.
Così non si può nemmeno ipotizzare di pagare qualcuno per fare ciò che non posso fare io…
per certi versi è come se carte fossero state scoperte tutte d'un colpo ora.
Ho fatto davvero un bell'impiastro nella mia vita, altro che capolavoro…
Nell'ultima settimana, di nuovo, da più voci è tornata in auge la questione del mio peso. Che ormai è quasi troppo tardi, ma che dovrei fare qualche ultimo tentativo. Che sono in tanti ad essere preoccupati, che in fondo lo devo ai miei… la solita zuppa che ogni tanto salta fuori. Poi quasi in contemporanea c'è una tensione in casa, io la assorbo come una spugna, mi devo buttare sugli ansiolitici e via… il circo ricomincia.
Sono anni che continuo a guardare le cose da una prospettiva sbagliata. Potrei dire che vado allo sbaraglio, in realtà non vado proprio da nessuna parte. Tutti mi propongono percorsi complicati, io non riesco letteralmente a schiodarmi dal tavolo della sala. Non posso controbattere niente perché in effetti vista la mia situazione, non ho ragione di niente. Ma è evidente che mi è impossibile prendere seriamente in considerazione alcune strade. Quello che mi stupisce ogni volta è come le difficoltà che provo siano dimenticate. Che poi forse è più un discorso del tipo: se hai una difficoltà, qualcuno ti aiuterà a risolverla, senza se senza ma, e come mai tu ci stia sguazzando ancora dopo 18 anni resta un mistero del cosmo…
Forse la risposta è che ho sempre puntato alla vetta della montagna rifiutando i piccoli passi, forse che continuavo a vedere le cose da una prospettiva errata.
Forse questa è la volta buona, o forse no. Quello che è certo è che c'è una sorta di laccio che si stringe sempre più al collo, come a dire che il tempo è finito. Lo sento io, me lo fanno sentire gli altri.
L'ho detto l'altro giorno, quando c'è un impedimento, come il mal di schiena esterno al panico ma che mi blocca, mi dico quanto sono stupida a non approfittare della vita che potrei vivere ogni giorno. Eppure la crisi passa e poi ritorna l'ansia ad inchiodarmi qui.
E poi penso che settimana prossima devo fare gli esami del sangue e non ho nemmeno i soldi sufficienti e mi metterei a piangere, poi c'è il dentista e le altre tasse… credo sia proprio la questione soldi ad aver innescato l'ultima stretta al cappio, per dire. Non ho nemmeno l'autonomia per esami e controlli di routine.
Così non si può nemmeno ipotizzare di pagare qualcuno per fare ciò che non posso fare io…
per certi versi è come se carte fossero state scoperte tutte d'un colpo ora.
Ho fatto davvero un bell'impiastro nella mia vita, altro che capolavoro…
martedì 27 novembre 2018
guardare oltre i sintomi
Sono 3 giorni che sono bloccata da un gran bel mal di schiena. Effetti collaterali del mio dolce peso… Comunque, ogni volta che qualcosa di esterno dal panico mi blocca, non posso impedirmi di pensare. Pensare che una volta superato quel problema che vedo esterno e ben separato dalla mia paura/ansia, potrei darmi da fare maggiormente per uscire al di là del panico è quello che capita più o meno ogni volta. Pensare che una volta superato un certo problema, potrei tornare alla vita…Ieri pensavo a chi soffre di agorafobia, quella forte che davvero ti impedisce di uscire e mi sono resa conto che forse il mio problema è un'errata prospettiva, esco e sto male quasi ogni volta, vero, ma chi non riesce proprio ad uscire cosa direbbe della mia situazione? Forse che potrebbe essere qualche passo avanti rispetto alla loro. Forse la chiave è questa: non cercare il confronto con chi non sa cosa sia il panico, ma vedere la mia realtà come una delle molte possibili, una che non è idilliaca ma che, magari non è necessariamente la più complicata della sfera ansiogena. Però è evidente, al di là di quello che poi riuscirà a funzionare meglio come motivazione, io devo uscire di casa il più possibile, e una volta al giorno, tutto considerato, sarebbe ancora il minimo sindacale.
C'è così tanto da fare… speriamo di farcela.
Etichette:
#27novembre,
#agorafobia #opzioni,
#ansia,
#attaccodipanico,
#compagnia,
#diversità,
#fatica,
#gente,
#guardareoltre,
#guarire,
#impegno,
#panico,
#realtà,
#solitudine,
#uscire,
#usciredicasa
domenica 25 novembre 2018
Questa mattina, per la prima domenica su 8, non sono riuscita ad andare al mio solito impegno della domenica mattina. Motivo? Mal di pancia, aumentato a dismisura dall'ansia. Quando 40 minuti prima di uscire ho avvertito un lieve disagio, il cuore è balzato subito a mille e mi sono sentita come improvvisamente incapace di mantenere il controllo su tutto quello che stava succedendo, compreso dentro nella mia pancia. E' stata una sensazione intensa e violenta: perdere il controllo di ogni cosa. Perdere la capacità e la forza di mantenere tutto sotto controllo… Non avere più le energie per farlo. E la verità è che spesso è proprio questo il mio problema: quella necessità di dover mantenere il controllo, come se dipendesse da me ogni cosa. Come se mantenere il controllo sia sempre una responsabilità mia, anche nelle situazioni in cui io non sono nemmeno direttamente coinvolta. Mantenere il controllo.
A pensarci poi su verrebbe da dire: ma perché? Cioè, perché sempre io?
Sono delusa dal non essere riuscita ad andare, per averla data vinta all'ansia. Però… alleggerire un po' il controllo. Respirare e lasciare andare...
A pensarci poi su verrebbe da dire: ma perché? Cioè, perché sempre io?
Sono delusa dal non essere riuscita ad andare, per averla data vinta all'ansia. Però… alleggerire un po' il controllo. Respirare e lasciare andare...
sabato 24 novembre 2018
E dopo 5 notti, eccomi rientrata nel letto della mia stanza. La mia stanza, che è sempre lei eppure un po' diversa. Dopo la fase 1, svuotare, la fase 2, quella dei lavori veri e propri, ora sono nella fase 3: ovvero, un po' alla volta riportare ciò che deve essere rimesso al suo posto. Ci vorrà un po' di tempo, ma oramai il grosso dovrebbe essere fatto. Io non riesco ancora a credere al terremoto emotivo che mi ha procurato questo impegno. A parte che più che una settimana mi sembra essere passato un mese, sono le emozioni provate che mi lasciano sconvolta: un senso di consapevolezza di tutti i miei fallimenti e della mia solitudine mai provati prima, e più che rimpianti per il passato, è la paura per il futuro a fare la parte del leone in quello che provo. Paura di essere presto ancora più sola di così, paura di perdere quel poco di normalità che mi sembra di avere. Paura… PAURA, di tutto e per me. Non è quel genere di emozione che uno può dire di trasformare in qualcosa di positivo, di propositivo per migliorare, questa è follia che trascina in un buco nero. E la cosa assurda è che al di là della paura, ho la sensazione di non esistere nemmeno. Io sono paura, vuoto, e basta.
E temo anche che tutto questo abbia un nome: depressione.
Da combattere. Di nuovo.
Ma aggrappandosi a cosa non so.
Forse è vero che la morte è un pensiero fisso della depressione, perché non riesco praticamente a pensare ad altro, inteso come paura della morte. Un'angoscia senza limiti…
e comunque anche con tutta la buona volontà, non riesco proprio a vedere quando è cominciata di nuovo questa spirale discendente verso questo stato depressivo, non so davvero da dove sia partito tutto di nuovo.
E temo anche che tutto questo abbia un nome: depressione.
Da combattere. Di nuovo.
Ma aggrappandosi a cosa non so.
Forse è vero che la morte è un pensiero fisso della depressione, perché non riesco praticamente a pensare ad altro, inteso come paura della morte. Un'angoscia senza limiti…
e comunque anche con tutta la buona volontà, non riesco proprio a vedere quando è cominciata di nuovo questa spirale discendente verso questo stato depressivo, non so davvero da dove sia partito tutto di nuovo.
Etichette:
#angoscia,
#ansia,
#bisogni,
#depressione,
#dolore,
#emozioni,
#fallimento,
#frustrazione,
#futuro,
#morte,
#normalità,
#paura,
#solitudine,
#tristezza
mercoledì 21 novembre 2018
Mi stanno venendo sotto mano robe di qualsiasi anno. Dalle medie alle superiori e università, biglietti, foto, cianfrusaglie varie comprate per rendere la stanza più carina. Ogni cosa si porta dietro un ricordo. Fosse anche solo per il vuoto a cui mi rimanda. Quando mi è capitata in mano la foto della prima liceo è stato come un pugno in pancia. Un dolore indicibile. Un disagio, una solitudine… tutto è partito da lì… eppure quanti errori devono essere stati fatti se 20 anni dopo, di cui 18 con il panico, io mi ritrovo qui, chiusa in una stanza per non farmi vedere dal tizio che ha imbiancato casa, come ieri mattina, o in preda al panico accompagnando mia madre come ieri pomeriggio, frustrata vedendo, sempre ieri, una ragazza che so avere all'incirca la mia età, destreggiarsi tra l'auto che non partiva e i due bimbi appena presi all'asilo, frustrata oggi di fronte ad un mal di schiena che unito al resto, mi rende quasi impossibile anche il minimo movimento di pulizia.
Quanti errori tra quella foto e oggi?
Compravo strani portacandele che avrebbero dovuto proiettare sul muro delle sagome di cuori luminose, mai funzionato, ma quanto tempo sognando io sul divano abbracciata con qualcuno, circondata da cuori luminosi…
Ho trovato vari contenitori in cui immaginavo di mettere i soldi sfusi, divisi per taglio. Come se fossi riuscita a farmi mai avanzare qualcosa. Come se ne guadagnassi talmente tanti da poterli dividere un po' qua e un po' là…
e allora mi chiedo quali errori tra quella foto e oggi, ma soprattutto conviene chiedersi, quali possibilità tra l'oggi e il domani.
Quanti errori tra quella foto e oggi?
Compravo strani portacandele che avrebbero dovuto proiettare sul muro delle sagome di cuori luminose, mai funzionato, ma quanto tempo sognando io sul divano abbracciata con qualcuno, circondata da cuori luminosi…
Ho trovato vari contenitori in cui immaginavo di mettere i soldi sfusi, divisi per taglio. Come se fossi riuscita a farmi mai avanzare qualcosa. Come se ne guadagnassi talmente tanti da poterli dividere un po' qua e un po' là…
e allora mi chiedo quali errori tra quella foto e oggi, ma soprattutto conviene chiedersi, quali possibilità tra l'oggi e il domani.
Etichette:
#annibuttatialvento,
#annipersi,
#ansia,
#cambiamento,
#dolore,
#errori,
#frustrazione,
#futuro,
#guarire,
#malattia,
#nostalgia,
#ricordi,
#tristezza,
#vitanonvissuta
lunedì 19 novembre 2018
Come già detto in più occasioni, sto sistemando la mia camera. I tempi dovevano essere un po' diversi ma è andata così. Da questa sera, per qualche notte, dormirò in soggiorno, un po' come quando da ragazzina prepanico facevo i pigiama party… allora mi divertivo un sacco, adesso credo molto meno ma sarebbe sufficiente non dare di matto. Cosa che per altro vedo abbastanza difficile perché questi lavori preparatori, tirar fuori roba per dirla in parole povere, mi stanno facendo perdere il lume della ragione. Sì, mi ci vuole poco, lo so… ma qui siamo all'assurdo. Ho iniziato a sentirmi sempre più a disagio man mano che la "roba" diminuiva, per poi arrivare al ko tecnico questa mattina quando ho smontato il letto. Non capisco cosa mi da più fastidio, sicuramente c'è fatica fisica, tutto per me è sempre una fatica esagerata, ma poi c'è altro… Ho sgombrato sotto il letto dove riposavano in pace due scatole di musicassette, con l'intento di buttarle, ho ripensato a quando le comperavo e ho avuto la sensazione di buttare nella pattumiera l'unica parte della mia vita che ha funzionato. Allo stesso tempo ho in giro per casa scatole piene di libri e dvd ovunque e adesso non le sopporto più, l'idea di non capire dove metterle… è come sentire una tenaglia in testa che si chiude. Non riesco a gestire niente. Ma io non capisco come si fa a ridursi così.
Ho l'impressione che questa impotenza di fronte ad ogni fatto sia di nuovo il cuore della depressione. Ma dubito che per uscirne serva di nuovo parlare. Serve qualcosa di concreto.
Odio questa massa di roba, e allo stesso tempo è come non poterne fare a meno. Sono totalmente in balia degli eventi, nel senso di tre cose, perché non è che mi succeda granché, che non riesco a prendere in mano e gestire. Una sensazione di essere sull'orlo di un esaurimento, uno di quelli senza motivo e forse per questo più difficile da curare.
Vorrei solo capirci qualcosa…
Ho l'impressione che questa impotenza di fronte ad ogni fatto sia di nuovo il cuore della depressione. Ma dubito che per uscirne serva di nuovo parlare. Serve qualcosa di concreto.
Odio questa massa di roba, e allo stesso tempo è come non poterne fare a meno. Sono totalmente in balia degli eventi, nel senso di tre cose, perché non è che mi succeda granché, che non riesco a prendere in mano e gestire. Una sensazione di essere sull'orlo di un esaurimento, uno di quelli senza motivo e forse per questo più difficile da curare.
Vorrei solo capirci qualcosa…
Etichette:
#caos,
#confusione,
#depressione,
#esaurimento,
#fatica,
#lavoro,
#ordine,
#panico
sabato 17 novembre 2018
Poco fa, forse anche a causa di una pubblicità, mi è tornato in mente quando da ragazzina andavo a fare lo shopping natalizio per le mie amiche. Questo pomeriggio portando mia madre in paese, con un'ansia medio alta ma non impossibile, pensavo a quando uscivo con le amiche.
Verso i 14-16 anni invidiavo molto quelle compagnie di amici stile telefilm americani, credevo che il gruppo potesse dare molto di più di qualche amicizia singola. In realtà ora so che le cose non si escludono a vicenda, che il bisogno di gruppo si sarebbe potuto concretizzare negli anni, se non fosse che poi, negli anni, invece di uscire e ampliare i miei orizzonti, grazie al panico, mi sono ritirata sempre di più. Fino ad essere sola. A volte è la mancanza di un compagno a mettermi più in crisi, oggi di amicizie. Qualcuno con cui condividere i miei problemi quotidiani, dal momento che di grandi questioni non ce ne sono.
Ho paura di non trovarne più, di aver perso per sempre quelle che avevo, di non essere in grado di coltivare amicizie. Ho paura che la paura provata perennemente per 18 anni, abbia creato dentro una spaccatura emozionale talmente forte da impedirmi relazioni normali. IO NON SO Più COME SI FA A STARE CON GLI ALTRI. Ne ho bisogno, ma non so più come fare.
E se penso a tutte le esperienze perse… un dolore enorme.
E come spesso accade, le festività natalizie hanno il potere di sottolineare di più questo senso di vuoto, forse perché chi ha la mia età ha avuto la fortuna di vivere anni durante i quali il Natale dava davvero qualcosa di più alle giornate. Si sentiva, si sentiva davvero. Era uno stare insieme di cuore.
E ora se ne sente la mancanza. E no, non sono solo io ad essere cambiata, è proprio l'atmosfera in sé.
Ma al di là dell'atmosfera generale del Natale, mi mancano le amicizie, quelle vere.
Però non so più come si fa ad essere un'amica. Per niente.
Verso i 14-16 anni invidiavo molto quelle compagnie di amici stile telefilm americani, credevo che il gruppo potesse dare molto di più di qualche amicizia singola. In realtà ora so che le cose non si escludono a vicenda, che il bisogno di gruppo si sarebbe potuto concretizzare negli anni, se non fosse che poi, negli anni, invece di uscire e ampliare i miei orizzonti, grazie al panico, mi sono ritirata sempre di più. Fino ad essere sola. A volte è la mancanza di un compagno a mettermi più in crisi, oggi di amicizie. Qualcuno con cui condividere i miei problemi quotidiani, dal momento che di grandi questioni non ce ne sono. Ho paura di non trovarne più, di aver perso per sempre quelle che avevo, di non essere in grado di coltivare amicizie. Ho paura che la paura provata perennemente per 18 anni, abbia creato dentro una spaccatura emozionale talmente forte da impedirmi relazioni normali. IO NON SO Più COME SI FA A STARE CON GLI ALTRI. Ne ho bisogno, ma non so più come fare.
E se penso a tutte le esperienze perse… un dolore enorme.
E come spesso accade, le festività natalizie hanno il potere di sottolineare di più questo senso di vuoto, forse perché chi ha la mia età ha avuto la fortuna di vivere anni durante i quali il Natale dava davvero qualcosa di più alle giornate. Si sentiva, si sentiva davvero. Era uno stare insieme di cuore.
E ora se ne sente la mancanza. E no, non sono solo io ad essere cambiata, è proprio l'atmosfera in sé.
Ma al di là dell'atmosfera generale del Natale, mi mancano le amicizie, quelle vere.
Però non so più come si fa ad essere un'amica. Per niente.
giovedì 15 novembre 2018
Pooh-Dove Sto Domani
Ci sono canzoni che, per qualche strano motivo, ci accompagnano lungo tutta la vita in un modo un po' speciale. Questa dei Pooh è una delle mie, forse quella che maggiormente è speciale per me, e lo è diventata casualmente. I miei avevano il disco 33 giri e da piccola, prima di comprare le mie musicassette o cd ascoltavo spesso i dischi dei miei genitori. E questa musica, non so aveva una nota malinconica di fondo che mi piaceva un sacco. Non la capivo in realtà, ma mi piaceva e in un certo modo, mi parlava. La ascoltavo spesso, soprattutto d'estate, con le finestre aperte, le tende svolazzanti…
Quando un po' di anni dopo ho cominciato a stare male, a perdere il controllo, ricordo che passavo quasi tutte le mattine prima di andare a scuola ascoltandola, sempre dal giradischi. E piangevo, porca miseria quanto piangevo, perché non mi capacitavo di quanto io fossi cambiata nel giro di pochi anni, ricordando come fossi felice nel periodo in cui avevo scoperto questa canzone. Canzone che, piano piano, cominciavo a capire.
E succede anche ora, anche oggi, ascoltandola è come passare attraverso un tunnel e mi vedo ragazzina spensierata e serena, poi mi vedo stare male ed essere sempre più preoccupata.
Il mio legame con questa canzone è probabilmente frutto di un caso, ma c'è.
Etichette:
#anni,
#dovestodomani,
#emozioni,
#musica,
#passato,
#pooh,
#poteredellamusica
mercoledì 14 novembre 2018
questa notte...
Questa notte, verso le 2, mi sono ritrovata in bagno per quel che si fa di solito in bagno. Non ero ancora andata a dormire, però, sebbene morta di sonno, ero lì cercando di capire se fossi o meno sull'orlo dell'ennesimo attacco di panico quando, come una bastonata in testa, mi ha colpito (per l'ennesima volta in questi mesi) l'idea che SONO 18 ANNI CHE RIVIVO COSTANTEMENTE QUESTA SITUAZIONE. Il cuore ha iniziato ad andare ancora più veloce e ho sentito una morsa che mi stringeva lo stomaco da dentro. 18 anni… oramai è il pensiero di quanti anni vivo con il panico che me lo scatena… comunque, estremamente agitata ma allo stesso tempo abbacchiata, me ne sono andata a letto, dove mi sono, per fortuna, addormentata in tempi record. Chiaramente addormentandomi spesso così tardi, la mattina è un incubo e capita che quando i rumori di casa, o mia madre, mi sveglino, io sia ancora nel bel mezzo del sonno pesante e di sogni. Come questa mattina, svegliata da mia madre nel bel mezzo di un sogno erotico. Giuro, ho ancora l'ultima immagine del sogno impressa sulle retine. Roba proprio porno. Peccato essere stata interrotta…
La metto sul piano un po' ironico per smorzare i toni, dal momento che sono molto arrabbiata e preoccupata. Non è un caso se viene così tardi tutte le sere, perché ovviamente se fino alle 22-23 sono tesa come una corda di violino, poi il fascino di godersi un film anche sul tardi ma in modo rilassato, è forte. Di più, è un qualcosa a cui mi sembra impossibile rinunciare.
Solo che non va bene.
A cosa posso mirare? Non mi sono mai sentita così frustrata e insofferente come in questo periodo, l'idea di avere una prospettiva futura di un qualche tipo tra qualche anno mi serve ovviamente, ma non risponde al bisogno IMMEDIATO DI AVERE RISULTATI. E quindi? Che si fa? sto uscendo più spesso in auto, ma per ora mi fa stare peggio che meglio, il resto è bloccato. Fermo. Il peso non scende, i soldi non entrano… Per avere la forza di intraprendere un qualunque percorso che darà i suoi frutti tra anni, ho bisogno di qualcosa di tangibile da ora. Forse con qualche risultato non avrei così paura di andare a dormire ad un'ora decente, temendo di perdermi le uniche ore serene della mia giornata… Anche perché, per l'altro verso, un sonno più regolare e abbondante avrebbe benefici quasi istantanei.
Quindi… a che mi aggrappo? Per certi versi la perdita di peso potrebbe essere una strada, qualche risultato ci sarebbe da subito, e visibile nel giro di qualche settimana. Ma anche lì mi manca quella spinta di energia/forza iniziale per farmi desistere dal mangiare dolci come consolazione/gratificazione immediata. Potrei concedermene solo una di serata così alla settimana, magari il venerdì, ma non mi reputo capace di farlo davvero.
Eppure passi del genere sarebbero gli unici a cui potrei mirare realisticamente da subito.
E se non ce la faccio… be', se non ce la faccio c'è poco da stare allegri.
La metto sul piano un po' ironico per smorzare i toni, dal momento che sono molto arrabbiata e preoccupata. Non è un caso se viene così tardi tutte le sere, perché ovviamente se fino alle 22-23 sono tesa come una corda di violino, poi il fascino di godersi un film anche sul tardi ma in modo rilassato, è forte. Di più, è un qualcosa a cui mi sembra impossibile rinunciare.
Solo che non va bene.
A cosa posso mirare? Non mi sono mai sentita così frustrata e insofferente come in questo periodo, l'idea di avere una prospettiva futura di un qualche tipo tra qualche anno mi serve ovviamente, ma non risponde al bisogno IMMEDIATO DI AVERE RISULTATI. E quindi? Che si fa? sto uscendo più spesso in auto, ma per ora mi fa stare peggio che meglio, il resto è bloccato. Fermo. Il peso non scende, i soldi non entrano… Per avere la forza di intraprendere un qualunque percorso che darà i suoi frutti tra anni, ho bisogno di qualcosa di tangibile da ora. Forse con qualche risultato non avrei così paura di andare a dormire ad un'ora decente, temendo di perdermi le uniche ore serene della mia giornata… Anche perché, per l'altro verso, un sonno più regolare e abbondante avrebbe benefici quasi istantanei.
Quindi… a che mi aggrappo? Per certi versi la perdita di peso potrebbe essere una strada, qualche risultato ci sarebbe da subito, e visibile nel giro di qualche settimana. Ma anche lì mi manca quella spinta di energia/forza iniziale per farmi desistere dal mangiare dolci come consolazione/gratificazione immediata. Potrei concedermene solo una di serata così alla settimana, magari il venerdì, ma non mi reputo capace di farlo davvero.
Eppure passi del genere sarebbero gli unici a cui potrei mirare realisticamente da subito.
E se non ce la faccio… be', se non ce la faccio c'è poco da stare allegri.
Etichette:
#ansiaecibo,
#attaccodipanico,
#cambiare,
#Ciboconsolatorio,
#frustrazione,
#impegno,
#notte,
#obiettivo,
#prospettiva,
#risultati,
#sonno,
#speranza,
#tristezza,
#vita
martedì 13 novembre 2018
tra il serio e il faceto
Molto spesso mi sono ritrovata a pormi una domanda: come può una persona che non ha mai provato le paure totalizzanti del panico riuscire a curarne una che le ha?
Cioè, da una parte mi rendo perfettamente conto che un cardiologo può fare un ottimo lavoro anche senza avere problemi cardiaci, ma quando è con la mente che si ha a che fare ho come l'impressione che alle volte questa non comprensione possa portare a scivoloni pazzeschi.
Una volta ricordo durante una seduta di aver raccontato un episodio che mi era successo: ero riuscita in un supermercato a fare una richiesta alla cassiera, comprare una radio esposta in uno scaffale chiuso a chiave. Serviva quindi che lei si allontanasse dalla cassa, prendesse la radio e ritornasse, rallentando ovviamente la coda. Mi ci erano voluti non so quanti mesi per riuscire a farlo, e la risposta della terapeuta mi aveva fatto rimanere di merda, qualcosa del tipo "Perché? Che ci voleva? Dove stava il problema?"; perché in effetti non ci voleva "niente" ma quel niente mi era rimasto precluso per quasi un anno.
In fondo che ci vuole a mettere un piede davanti all'altro ed uscire di casa? Niente. Eppure…
Intendiamoci, nemmeno una terapia passata a compatirsi avrebbe effetto, ma a volte il gap tra il mio vissuto e la risposta del terapista è stato talmente esagerato da farmi sentire ancora più fuori posto, e nemmeno quello mi sa che aiuta più di tanto.
E così, tra il serio e il faceto non posso fare a meno di chiedermi se in fondo io con la mia esperienza di 18 anni di panico, vissuto 24 ore al giorno per 365 giorni all'anno, non potrei essere utile in qualche modo in modo serio e professionale, sebbene non convenzionale a causa della mancanza dei titoli di studio. Perché, porca miseria, ho in mente benissimo i passi che portano dal panico ogni tanto ad un'angoscia quotidiana, dall'evitare per dire la metropolitana nell'ora di punta al passeggiare in mezzo ad un prato, dall'evitare una situazione all'evitarle tutte. Vedo quelle svolte che ho mancato perché nessuno mi capiva, e che avrebbero portato probabilmente ad un esito diverso. Ora è difficile per me cambiare, ma potrei fare qualcosa per chi sta seguendo il mio stesso percorso?
Cioè, da una parte mi rendo perfettamente conto che un cardiologo può fare un ottimo lavoro anche senza avere problemi cardiaci, ma quando è con la mente che si ha a che fare ho come l'impressione che alle volte questa non comprensione possa portare a scivoloni pazzeschi.
Una volta ricordo durante una seduta di aver raccontato un episodio che mi era successo: ero riuscita in un supermercato a fare una richiesta alla cassiera, comprare una radio esposta in uno scaffale chiuso a chiave. Serviva quindi che lei si allontanasse dalla cassa, prendesse la radio e ritornasse, rallentando ovviamente la coda. Mi ci erano voluti non so quanti mesi per riuscire a farlo, e la risposta della terapeuta mi aveva fatto rimanere di merda, qualcosa del tipo "Perché? Che ci voleva? Dove stava il problema?"; perché in effetti non ci voleva "niente" ma quel niente mi era rimasto precluso per quasi un anno.
In fondo che ci vuole a mettere un piede davanti all'altro ed uscire di casa? Niente. Eppure…
Intendiamoci, nemmeno una terapia passata a compatirsi avrebbe effetto, ma a volte il gap tra il mio vissuto e la risposta del terapista è stato talmente esagerato da farmi sentire ancora più fuori posto, e nemmeno quello mi sa che aiuta più di tanto.
E così, tra il serio e il faceto non posso fare a meno di chiedermi se in fondo io con la mia esperienza di 18 anni di panico, vissuto 24 ore al giorno per 365 giorni all'anno, non potrei essere utile in qualche modo in modo serio e professionale, sebbene non convenzionale a causa della mancanza dei titoli di studio. Perché, porca miseria, ho in mente benissimo i passi che portano dal panico ogni tanto ad un'angoscia quotidiana, dall'evitare per dire la metropolitana nell'ora di punta al passeggiare in mezzo ad un prato, dall'evitare una situazione all'evitarle tutte. Vedo quelle svolte che ho mancato perché nessuno mi capiva, e che avrebbero portato probabilmente ad un esito diverso. Ora è difficile per me cambiare, ma potrei fare qualcosa per chi sta seguendo il mio stesso percorso?
Oggi ennesima uscita per mia madre tra le 14 e le 15.30. Sul come sia andata preferisco glissare perché a distanza di 4 ore sto ancora uno schifo. Piuttosto vorrei fare un pensiero sulla fatica che mi sta comportando svuotare la mia stanza. Certo, immagino che fatto così sia il modo peggiore, perché continuando a starci si fa un balletto infinito per spostare le cose ma cercando di preservare fino all'ultimo la possibilità di dormirci. Ma non è quello il punto. Il punto è che più vado avanti nello smistare roba, più vedo in questa stanza il simbolo della mia vita. Una vita che non è mai divenuta una vita da adulta, che si è sempre barricata dietro storie e favole di libri e dvd (perché non avendo la mia vera non mi restava che la fantasia), che della questione economica ha sempre visto una causa persa, nel senso che ritendendomi inadeguata a grandi traguardi non ho mai valutato cosa potessi fare "in futuro" con il poco che avevo, ma anche perché davvero levarmi quel poco in termini di svago (Libri dvd…) a fronte dei miei coetanei che andavano tra week.end fuori, vacanze, concerti, cinema… mi avrebbe spiantata, ma a furia di un "poco" dopo l'altro ho speso una cifra davvero ragguardevole. Così non ho soldi, ho la casa invasa, non capisco come ridistribuire le pile di libri… e basta questo per farmi andare in confusione.
Libri, film e cibo erano l'unica cosa che avessi in certi periodi. E come sempre in questi casi, è evidente che io ne abbia abusato. Oggi mi trovo a fare i conti con un ambiente che dice tutto quello che sono stata fino ad ora e difficilmente mi sono sentita così a disagio in casa mia per cose che riguardavano me. Però è così, non riesco a trovare una mia dimensione, tanto è vero che sarei uscita una seconda volta un'ora fa solo per levarmi da qui, poi è venuto tardi e ho desistito; non riesco a leggere perché mi sento come in mezzo ad un tornado: non riesco a trovare la tranquillità per farlo, mi sento in colpa e cose così..
Mi rendo conto che è assurdo detto così, ma svuotare la mia camera di tutto è una luce sul fatto che la mia vita in realtà è completamente vuota.
Libri, film e cibo erano l'unica cosa che avessi in certi periodi. E come sempre in questi casi, è evidente che io ne abbia abusato. Oggi mi trovo a fare i conti con un ambiente che dice tutto quello che sono stata fino ad ora e difficilmente mi sono sentita così a disagio in casa mia per cose che riguardavano me. Però è così, non riesco a trovare una mia dimensione, tanto è vero che sarei uscita una seconda volta un'ora fa solo per levarmi da qui, poi è venuto tardi e ho desistito; non riesco a leggere perché mi sento come in mezzo ad un tornado: non riesco a trovare la tranquillità per farlo, mi sento in colpa e cose così..
Mi rendo conto che è assurdo detto così, ma svuotare la mia camera di tutto è una luce sul fatto che la mia vita in realtà è completamente vuota.
domenica 11 novembre 2018
Mi sono indebolita un sacco negli ultimi mesi, questo è un dato di fatto. Questa mattina ho assistito ad alcuni festeggiamenti per degli anniversari di matrimonio, di fronte ad una coppia che festeggiava 63 anni mi sono sentita di merda e mi sono scese le lacrime. Un po' era per al dolcezza e la tenerezza dei due nonnini, un po' era proprio tristezza, la convinzione non solo che io ovviamente non arriverei mai a numeri di anniversario del genere, ma che non arriverò nemmeno al primo. E' che non credo più possibile per me una relazione. Gestire un rapporto di coppia, una famiglia, impossibile. Adesso davvero non ci credo più, al limite vedrei meno improbabile, ma nell'ordine dello 0,00001%, la possibilità di avere una relazione fisica, magari in vacanza, per il resto non ne sono capace, è una sorta di certezza che va maturando da un po' e che ora è esplosa nella sua interezza, ma con la quale non ho fatto ancora pace, da qui momenti di sconforto ogni volta che viene celebrato l'amore nelle sue forme.
Inoltre, era da parecchi anni che non avevo così poche ore di lezione alla settimana, e se da un lato mi sembra di non reggere nemmeno quelle, dall'altro anche la questione economica torna a farsi pressante, accompagnata da un enorme senso di fallimento professionale che, almeno in parte, veniva attenuato con parecchie lezioni da gestire, perché ero bravina una volta a farle e avevo un po' di soddisfazione, e qualche soldo. Ora anche quell'illusione è svanita.
Quindi cosa mi resta? Uscite a giorni alterni fatte tra lacrime e tensione; libri in vendita che non vendono… varie tensioni qua e là, vita sociale a zero ( ed è proprio così, non è un'esagerazione), e sempre meno forza. Sì, probabilmente è proprio subentrata di nuovo un po' di depressione, ci vorrà tempo. Ma l'autostima, quel senso di realizzazione più o meno forte che dà sicurezza e forza, da dove le prendo? Servono fatti, fatti concreti, non pensieri, non parole, ma fatti concreti e misurabili. E anche se in senso assoluto non sono l'essenziale, indubbiamente anche i soldi, averne o meno, dà qualcosa in termini di sicurezza, di realizzazione.
L'altra sera anche se per un istante, ho avuto un flash di un'opportunità di carriera scolastica, basata sul presupposto di ricominciare da capo, con un'altra facoltà che mi interessa, per liberarmi da 10 anni di casini che non so sbrigliare. E' un'opzione, ma che necessita di coraggio nel chiudere definitivamente il percorso che, senza risultato, sto portando avanti ora. Senza risultato, ma con l'illusione perenne di ricollegare i fili. O forse non c'è nemmeno l'illusione, più semplicemente manca il coraggio che servirebbe per ammettere che no, non si ricollegherà nulla. Eppure senza coraggio, mi sto precludendo l'opportunità di fare una strada nuova che potrebbe portarmi da qualche parte. Non lo so, ho un po' di mesi per capire se rischiare questa strada nuova, se tentare di cercare il coraggio.
Ma nel frattempo, in mezzo a questi mesi che mi stanno presentando il conto di 18 anni di panico, mi sento persa. Non trovo il senso nei giorni che passano, non trovo risposte, ho perso la voglia di farmi domande.
Ah, come passa veloce il tempo. E quante cose ho perso.
Forse ogni mattina quando mi sveglio dovrei provare a chiedermi: realisticamente oggi cosa potrei, vorrei, concludere?
Persino sistemare la mia stanza è un lavoro doloroso, perché nel chiedermi: dove metto i libri? I cd? I vestiti?, io in realtà mi sto chiedendo: cosa sono disposta a cambiare per andare avanti?
Però nel frattempo, un'altra domenica è passata così, tra ansie, panico, ansiolitici e una paura profonda che non mi lascia mai.
Inoltre, era da parecchi anni che non avevo così poche ore di lezione alla settimana, e se da un lato mi sembra di non reggere nemmeno quelle, dall'altro anche la questione economica torna a farsi pressante, accompagnata da un enorme senso di fallimento professionale che, almeno in parte, veniva attenuato con parecchie lezioni da gestire, perché ero bravina una volta a farle e avevo un po' di soddisfazione, e qualche soldo. Ora anche quell'illusione è svanita.
Quindi cosa mi resta? Uscite a giorni alterni fatte tra lacrime e tensione; libri in vendita che non vendono… varie tensioni qua e là, vita sociale a zero ( ed è proprio così, non è un'esagerazione), e sempre meno forza. Sì, probabilmente è proprio subentrata di nuovo un po' di depressione, ci vorrà tempo. Ma l'autostima, quel senso di realizzazione più o meno forte che dà sicurezza e forza, da dove le prendo? Servono fatti, fatti concreti, non pensieri, non parole, ma fatti concreti e misurabili. E anche se in senso assoluto non sono l'essenziale, indubbiamente anche i soldi, averne o meno, dà qualcosa in termini di sicurezza, di realizzazione.
L'altra sera anche se per un istante, ho avuto un flash di un'opportunità di carriera scolastica, basata sul presupposto di ricominciare da capo, con un'altra facoltà che mi interessa, per liberarmi da 10 anni di casini che non so sbrigliare. E' un'opzione, ma che necessita di coraggio nel chiudere definitivamente il percorso che, senza risultato, sto portando avanti ora. Senza risultato, ma con l'illusione perenne di ricollegare i fili. O forse non c'è nemmeno l'illusione, più semplicemente manca il coraggio che servirebbe per ammettere che no, non si ricollegherà nulla. Eppure senza coraggio, mi sto precludendo l'opportunità di fare una strada nuova che potrebbe portarmi da qualche parte. Non lo so, ho un po' di mesi per capire se rischiare questa strada nuova, se tentare di cercare il coraggio.
Ma nel frattempo, in mezzo a questi mesi che mi stanno presentando il conto di 18 anni di panico, mi sento persa. Non trovo il senso nei giorni che passano, non trovo risposte, ho perso la voglia di farmi domande.
Ah, come passa veloce il tempo. E quante cose ho perso.
Forse ogni mattina quando mi sveglio dovrei provare a chiedermi: realisticamente oggi cosa potrei, vorrei, concludere?
Persino sistemare la mia stanza è un lavoro doloroso, perché nel chiedermi: dove metto i libri? I cd? I vestiti?, io in realtà mi sto chiedendo: cosa sono disposta a cambiare per andare avanti?
Però nel frattempo, un'altra domenica è passata così, tra ansie, panico, ansiolitici e una paura profonda che non mi lascia mai.
Etichette:
#amici,
#amore,
#domande,
#emozioni,
#frustrazione,
#futuro,
#illusioni,
#io,
#limiti,
#pensieri,
#risposte,
#risultati,
#soldi,
#solitudine,
#tempo
venerdì 9 novembre 2018
Durante il mese di novembre devo svuotare la mia stanza per farla pulire. Dal momento che non ho stanze/armadi vuoti, tocca giocare ad un sorta di incastro stile tetris con le cose, spostando e guardando in fondo ad ogni armadio disseminato per casa. Così oggi sono incappata in una pila di appunti e dispense dei primi esami del primo anno di università. Quelli fatti e fatti bene, in uno dei rari periodi in cui credevo davvero nel mio futuro. maggio-giugno 2004. Quando ci credevo, prima che l'estate mi piombasse addosso costringendomi a prendere un antidepressivo che mi avrebbe fatta ingrassare settimana dopo settimana. Un periodo in cui, sebbene a fatica, avevo la sensazione di potercela fare, a diventare adulta, a vivere.
Poi altri libri, e pantaloni sempre più larghi.
I simboli di tanti fallimenti. 14 anni di fallimenti. Sono tanti da reggere. Sembra assurdo anche solo sopportare l'idea in astratto.
Tra gli altri libri è uscito un promemoria della biblioteca per una scadenza 05/04/2006, quando la biblioteca cominciava ad offrire il servizio di rinnovo on-line. Sa il cielo quante volte mi ha aiutata (anche se con il senno di poi credo sia stato un male) perché non avrei mai avuto la forza di andare in paese per farlo di persona. 5 minuti in auto, 25 a piedi. Non avevo la forza di affrontare l'uscita.
Ho avuto questi momenti come il maggio 2004 di speranza, di una possibilità… ma poi cosa cambiava? Io non lo so. Ma so come stavo.
E so quante cose ho fallito.
E allora non posso fare a meno di chiedermi se avrò la forza per cambiare e se i miei genitori avranno la possibilità di vedermi un po' più serena, realizzata. Mi chiedo se ne avranno il tempo…
e spero tanto di sì. Per me, per loro…
Poi altri libri, e pantaloni sempre più larghi.
I simboli di tanti fallimenti. 14 anni di fallimenti. Sono tanti da reggere. Sembra assurdo anche solo sopportare l'idea in astratto.
Tra gli altri libri è uscito un promemoria della biblioteca per una scadenza 05/04/2006, quando la biblioteca cominciava ad offrire il servizio di rinnovo on-line. Sa il cielo quante volte mi ha aiutata (anche se con il senno di poi credo sia stato un male) perché non avrei mai avuto la forza di andare in paese per farlo di persona. 5 minuti in auto, 25 a piedi. Non avevo la forza di affrontare l'uscita.
Ho avuto questi momenti come il maggio 2004 di speranza, di una possibilità… ma poi cosa cambiava? Io non lo so. Ma so come stavo.
E so quante cose ho fallito.
E allora non posso fare a meno di chiedermi se avrò la forza per cambiare e se i miei genitori avranno la possibilità di vedermi un po' più serena, realizzata. Mi chiedo se ne avranno il tempo…
e spero tanto di sì. Per me, per loro…
Etichette:
#annipersi,
#credereinsestessi,
#depressione,
#dubbi,
#fallimento,
#futuroincerto,
#ingrassare,
#nonuscire,
#obiettivi,
#passato,
#scuola,
#usciredicasa
mercoledì 7 novembre 2018
ieri pomeriggio, tra le 18 e le 19, sono uscita per sbrigare una commissione veloce. Mi piace passeggiare in città con il buio, relativo perché è comunque una cittadina non un deserto, mi piace perché sembra di non doversi nascondere, mi sembra di non dover nascondere il grande disagio che provo sempre. In ogni caso, come spesso accade, il piano non prevedeva che io uscissi a quell'ora, ho cominciato a dire "adesso esco" verso le 15, poi il panico e tutta la sua corte- mal di pancia, vertigini, nausea…- è comparso e, posticipando di mezz'ora in mezz'ora, sono uscita alle 18 in punto. Anche se ad un certo punto credevo non ce l'avrei fatta. In ogni caso la molla finale che mi ha spianto è stata una mia immagine serale con dei pop-corn a guardare un telefilm, quindi sì, la spinta decisiva è arrivata ancora dall'idea di comprare cibo, anche se, voglio ammetterlo, l'idea di non farcela mi avrebbe spiantata parecchio, perché sono giorni molto tristi. Vedo ovunque quello che non riesco a vivere, se domenica era una questione legata alla famiglia, in questi ultimi 2 giorni è l'aspetto economico che sta tenendo banco. Sono una persona adulta di 34 anni che non ha nemmeno 10 euro da spendere. Per carità, mi rendo conto che la situazione economica è un problema ovunque, ma per me è l'ennesima dimostrazione del mio fallimento personale, è la dimostrazione di tutto quello che non sono riuscita a concludere nella mia vita e che oggi mi sta presentando un conto salato. Questo ha fatto il panico in 18 anni nella mia vita, ha prosciugato ogni cosa. Famiglia zero, lavoro zero, realizzazioni zero. Senza contare la fatica quotidiana del relazionarmi con le altre persone. Mi ha tolto tutto. E soprattutto mi ha tolto la convinzione di poter cambiare.
Se leggo le stime sulla dimensione del fenomeno panico/ansia debilitane, c'è poco da stare allegri, anche in una prospettiva sociologica futura. Eppure nel mio ambiente, cioè quello super ristretto che frequento, nessuno ha sperimentato niente di nemmeno vagamente simile. Da una parte credo sia un bene, dall'altra però io ho sempre più paura. Non so cosa mi aspetterà domani, solitudine probabile, ma soprattutto come potrò provvedere a me economicamente? Non so fare niente, e i soldi servono per tutto.
Di fatto la spaccatura tra ciò che vorrei essere e ciò che riesco ad essere si fa sempre più accentuata. E mi vergogno da morire a lamentarmi con quello che succede ogni giorno, ma ho sempre più paura per il mio futuro. E come può guadagnare una persona con un diploma superiore che riesce a uscire di casa per un'ora una volta sì e tre no? Così, per dire…
Se leggo le stime sulla dimensione del fenomeno panico/ansia debilitane, c'è poco da stare allegri, anche in una prospettiva sociologica futura. Eppure nel mio ambiente, cioè quello super ristretto che frequento, nessuno ha sperimentato niente di nemmeno vagamente simile. Da una parte credo sia un bene, dall'altra però io ho sempre più paura. Non so cosa mi aspetterà domani, solitudine probabile, ma soprattutto come potrò provvedere a me economicamente? Non so fare niente, e i soldi servono per tutto.
Di fatto la spaccatura tra ciò che vorrei essere e ciò che riesco ad essere si fa sempre più accentuata. E mi vergogno da morire a lamentarmi con quello che succede ogni giorno, ma ho sempre più paura per il mio futuro. E come può guadagnare una persona con un diploma superiore che riesce a uscire di casa per un'ora una volta sì e tre no? Così, per dire…
Etichette:
#ansia,
#attaccodipanico,
#Ciboconsolatorio,
#dap,
#emozioniamille,
#fallimento,
#fatica,
#frustrazione,
#guidare,
#paura,
#soldi,
#solitudine,
#uscire
lunedì 5 novembre 2018
Sotto casa mia è appena passata una ragazza che, in quanto mamma di un bimbo che va all'asilo e come persona che lavora, va avanti e indietro un buon numero di volte al giorno. Io tra le 14 e le15.3o sono uscita con mia mamma per delle commissioni, ansia all'andata, panico ai due semafori, mal di testa al rientro.. Un po' come ieri mattina, per la mia uscita settimanale di volontariato con i ragazzi. Sono uscita di casa alle 9.40 con un'ansia da urlare, e poi passava l'ansia e veniva il mal di testa, sono rientrata verso le 12.45 con un martello in testa e solo verso le 16, nel mezzo di un pomeriggio in cui non sono riuscita a concludere nulla, solo leggere ma a fatica, dopo due pastiglie sono stata bene. Combattere il panico colpo su colpo. Difficile e comunque alla fine resti esausta ma delusa, perché alla fin fine non resta nulla. Ieri in mezzo alla prima parte della celebrazione guardavo una ragazza di 14 anni con la sua sorellina più piccola, ad un certo punto ho visto i genitori, lei deve avere all'incirca la mia età., lui forse un paio in più. Non so, no visto quello che non avrò mai e mi sono messa a piangere, poi tra tosse e raffreddore sono riuscita a dissimulare, ma stavo così. Oggi ho fatto 12 euro di compere e di fatto ho già esaurito il badget per gli extra del mese, anzi… so già di dover spendere molto più di quello che guadagnerò. Sì, alla fine oggi sono uscita, ieri sono uscita, tre giorni fa pure, ma è talmente abissale lo scarto con quello che vorrei fosse la mia vita ( e non voglio certo la luna…) e la realtà che alla fine riesco solo a dire… bo.
Etichette:
#ansia,
#bisogni,
#confronto,
#desideri,
#famiglia,
#frustrazione,
#guidare,
#impegno,
#panico,
#soldi,
#stanchezza,
#uscire,
#vita
sabato 3 novembre 2018
Pensieri di un sabato pomeriggio…
Ieri è stata una giornata nel complesso positiva: tra le 9.30 e le 11.30 sono uscita con mia madre, nel pomeriggio ho fatto un'ora e mezza di lezione e un'ora e mezza di movimento. Rispetto ai miei standard è stata una giornata relativamente piena. Eppure mi sono ritrovata sia ieri sera che oggi con un senso di amaro in bocca. Perché?
Be', forse perché comunque ieri mattina prima di uscire sono stata parecchio male. Venti minuti di perdita di controllo su più fronti, poi è passato almeno in parte, ma la sensazione di disagio è stata molta. Poi è subentrata la sensazione/consapevolezza che, nonostante la positività del giorno in sé, quello che ho fatto non ha messo nessun mattone per il futuro, ogni cosa ha reso ieri una giornata a se stante, solo autoreferenziale. E questo mi spaventa. Probabilmente sbaglio perché fino a che non sarò in grado di gestire le giornate una per una, sarà impossibile fare piani futuri che abbiano un minimo di senso di realismo, però comunque mi sono sentita così. Inoltre, dulcis in fundo, di nuovo tra mail non lette e telefono spento per una chiamata, mi sento di nuovo braccata dalla tecnologia. Non sono in grado di far fronte ai contatti, per cui anche due al giorno mi sembrano una fatica sovraumana. Se poi una è sul telefono, una via mail, una su Facebook, mi sento davvero sotto assedio. Ma si potrà??? Che depressione… e sono talmente disturbata da questo che non riesco nemmeno a prendermi mezz'ora di lettura. Mi sembra di non meritarmi una pausa relax non avendo fatto nulla e allo stesso tempo non riesco a godermelo perché il pensiero gira su mille preoccupazioni (inutili).
Uff… un passo avanti due indietro e ciao…
Ieri è stata una giornata nel complesso positiva: tra le 9.30 e le 11.30 sono uscita con mia madre, nel pomeriggio ho fatto un'ora e mezza di lezione e un'ora e mezza di movimento. Rispetto ai miei standard è stata una giornata relativamente piena. Eppure mi sono ritrovata sia ieri sera che oggi con un senso di amaro in bocca. Perché?
Be', forse perché comunque ieri mattina prima di uscire sono stata parecchio male. Venti minuti di perdita di controllo su più fronti, poi è passato almeno in parte, ma la sensazione di disagio è stata molta. Poi è subentrata la sensazione/consapevolezza che, nonostante la positività del giorno in sé, quello che ho fatto non ha messo nessun mattone per il futuro, ogni cosa ha reso ieri una giornata a se stante, solo autoreferenziale. E questo mi spaventa. Probabilmente sbaglio perché fino a che non sarò in grado di gestire le giornate una per una, sarà impossibile fare piani futuri che abbiano un minimo di senso di realismo, però comunque mi sono sentita così. Inoltre, dulcis in fundo, di nuovo tra mail non lette e telefono spento per una chiamata, mi sento di nuovo braccata dalla tecnologia. Non sono in grado di far fronte ai contatti, per cui anche due al giorno mi sembrano una fatica sovraumana. Se poi una è sul telefono, una via mail, una su Facebook, mi sento davvero sotto assedio. Ma si potrà??? Che depressione… e sono talmente disturbata da questo che non riesco nemmeno a prendermi mezz'ora di lettura. Mi sembra di non meritarmi una pausa relax non avendo fatto nulla e allo stesso tempo non riesco a godermelo perché il pensiero gira su mille preoccupazioni (inutili).
Uff… un passo avanti due indietro e ciao…
Etichette:
#altri,
#ansia,
#confronto,
#disagio,
#fatica,
#frustrazione,
#futuro,
#paura,
#pensieri,
#relax,
#sensodicolpa,
#vergogna
giovedì 1 novembre 2018
Questa mattina, mentre facevo colazione, ho notato un libro sullo scaffale. Non appena il mio cervello ha decifrato che si trattava di un romanzo, ho sentito una vergogna assurda. Vergogna per tutto il tempo che ho 'perso' leggendo. Per tutto il tempo in cui non ho fatto altro, per tutto il tempo durante il quale ho scelto di non vivere per rifugiarmi dentro un libro, perché sì, la lettura è importantissima e fa bene, apre la mente e pure il cuore, ma ai miei livelli, chiude la vita. E' solo una fuga e se un pomeriggio ogni tanto ci può stare, tre o quattro alla settimana no. Il problema però è che questo sentimento è sorto soprattutto per quel confronto subdolo con le persone di cui parlavo ieri. E' un problema perché finché non farò le cose per il mio benessere ma per un disagio verso gli altri, arriverò sempre poco lontano e soprattutto con una grande angoscia addosso. 18 anni di panico mi hanno tolto le capacità oggettive di valutare chi sono, cosa posso fare, ma anche un modo sano di rapportarmi con il prossimo. Se penso all'ultimo mese posso affermare con certezza che non c'è stata una sola interazione in cui io mi sia sentita apposto. Non mi sentivo apposto con i colleghi del volontariato, come se sbagliassi tutto. Non mi sono sentita apposto con i ragazzi a cui faccio qualche lezione, come se non ne fossi in grado. Non con la cassiera del supermercato, dove a fronte della mia mole, le sfilavo davanti con una borsa di cibo spazzatura da comprare. Non all'altezza dei miei genitori, non all'altezza delle amiche, cugine…
E' un atteggiamento che non va bene. Punto.
Eppure, se guardo l'agenda e vedo quello che ho fatto ogni giorno anche solo in ottobre, capisco che non va bene nemmeno come vivo. Siamo lontani anni luce da come dovrei fare per stare bene. Siamo lontani anni luce da una minima forma di soddisfazione.
Ricostruzione, questa è la parola chiave. Il punto è che molte cose non possono essere ricostruite, riprese, riguadagnate. Il punto è che per molte i tempi sono assolutamente indefinibili. Perché allora non provare con le altre?
Sento il cervello che gira, non la testa, perché al netto di aver scritto queste cose chissà quante centinaia di volte, sono ancora nella stessa situazione. E mi fa male rendermi conto quanto male mi sto continuando a fare. E mi fa male quanto stupida mi sento. Come se di vite ce ne fossero mille, come se potessimo sprecarne. Cazzo. Perché?
E' un atteggiamento che non va bene. Punto.
Eppure, se guardo l'agenda e vedo quello che ho fatto ogni giorno anche solo in ottobre, capisco che non va bene nemmeno come vivo. Siamo lontani anni luce da come dovrei fare per stare bene. Siamo lontani anni luce da una minima forma di soddisfazione.
Ricostruzione, questa è la parola chiave. Il punto è che molte cose non possono essere ricostruite, riprese, riguadagnate. Il punto è che per molte i tempi sono assolutamente indefinibili. Perché allora non provare con le altre?
Sento il cervello che gira, non la testa, perché al netto di aver scritto queste cose chissà quante centinaia di volte, sono ancora nella stessa situazione. E mi fa male rendermi conto quanto male mi sto continuando a fare. E mi fa male quanto stupida mi sento. Come se di vite ce ne fossero mille, come se potessimo sprecarne. Cazzo. Perché?
Iscriviti a:
Post (Atom)