lunedì 28 dicembre 2020

Nevica



... come non succedeva da qualche anno. Mi piace la neve, tantissimo, mi ha sempre messa di buon umore, poi a seconda di quanto fossi malinconica durante la nevicata me la gustavo e basta o rimpiangevo tutti i giochi sulla neve che non sono riuscita a fare nell'adolescenza o anche in età adulta. Oggi no, oggi è diverso. A parte che l'idea neve=strade incasinate=problemi di circolazione anche delle ambulanze+covid mi manda un filo in paranoia, tutto dipende soprattutto dall'atmosfera in casa. L'altro ieri ennesima sfuriata di mio padre facilmente riconducibile a qualcosa che riguarda mio zio. Io ero in poltrona (e dove se no) ma mi sono spaventata da matti. L'idea poi che non ci sia in tutta casa un angolo dove essere riparata da eventuali sclerate mi faceva impazzire: non sapere dove ripararsi. Poco fa è passato per strada un signore che vive con la compagna poco lontano da qui, un personaggio davvero sgradevole, che non fa che urlare con tutti. C'è in giro di tutto, per questo capisco che questo mio vivere male questa situazione è in parte un problema mio, qualcosa a cui non sono abituata io, ma in parte no, fa schifo a prescindere. Vorrei silenzio, pace, tranquillità. Per cui l'unica strada che riesco a percorrere, è buttare il pensiero più in là, magari tra un anno. E cosa mi auguro? La cosa triste e assurda è che mi basterebbe tornare a come stavo un anno fa. Mi basterebbe tornare a stare male come stavo male fino ad un po' di mesi fa; che aspirazioni… :/perché penso che poi finirà il freddo e si terranno più aperte le porte e non avrò nemmeno  la protezione dei vetri per non sentire. Meriterei qualcosa di meglio, eh… va be'. Oggi nevica, guardo fuori e magari per 3 secondi provo qualcosa di bello.

venerdì 25 dicembre 2020

Buon Natale...

 Ammiro davvero chi riesce a fare auguri sinceri per questo Natale, io non ci riesco perché non credo possa essere un buon periodo. Da tempo ogni anno è più difficile, ogni Natale meno sentito ma il disastro di oggi non l'ho mai provato. Sono stata malissimo. Il problema vero è la paura che mi attraversa ogni volta che mio padre e mio zio sono in casa contemporaneamente, cosa successa più in questa settimana che nei mesi passati. Un caso probabilmente ma di fatto sono stata malissimo, quella roba al cuore mi ha terrorizzata. Non può durare a lungo. Ci resto secca prima senza contare che io sono annullata dietro ore di televendite in tv. Io non esisto, lo dico da un po' ma questo malessere così profondo mi farà fuori letteralmente. Soprattutto perché sento di non meritarmi di stare bene. Sto lottando contro me stessa una gara che non credo di meritarmi di vincere mentre lotto con paure che mi "impongono" gli altri. Mi faranno così male da desiderare di essere sola (orribile lo so ma le emozioni non riesco a gestirle)? Perché non riesco a difendermi? È perché ho 20 anni mal vissuti alle spalle senza essere riuscita a costruirmi una vita o c'è altro? Sono stanca, esausta, sfibrata. Vorrei urlare e scappare ma per andare dove senza soldi né autonomia? La mia anima è sempre più nera. 

martedì 22 dicembre 2020

Di cosa è fatta davvero la nostra mente? Cosa condiziona così tanto i nostri pensieri? Un'ora e mezza fa ho avuto una paura dell'accidente, c'era mio zio che trafficava in camera e mio padre è rientrato dalla spesa, io ero ancora di sopra ma l'idea che i due potessero incontrarsi mi ha fatta spaventare da matti. Quando poi mia mamma mi ha spedito di sotto per aiutare con la spesa (cosa che non volevo), sono andata ma ad un certo punto mi è venuta una forte fitta al cuore. Ovviamente mi sono spaventata e questo ha peggiorato la cosa. Alla fine mi è passata solo quando sono riuscita a risalire di sopra. Ieri sera pensando all'ennesimo pomeriggio passato di fronte alla tv ho avvertito un mix di nausea e claustrofobia. Quando mia mamma mi ha vista che mi stringevo il cuore ha detto qualcosa del tipo che dobbiamo smetterla di farci travolgere così da quei due. Che forse sia proprio arrivato il momento? Che sia arrivato il momento di pensare a me nel modo giusto? Nei giorni passati la mia mente non ha fatto che mostrarmi tutto quello che è fuori tempo, tutto quello che non ho fatto, che non farò mai. Anche perché pensare a qualcosa di bello con la situazione in casa così, non solo mi sembra difficile ma persino sbagliato, della serie visto quello che è successo, non posso essere felice, non sarebbe giusto. Ma forse non è proprio così che stanno le cose, non è così che vanno lette. Se solo riuscissi a convincermene davvero… nel frattempo ansiolitici.

sabato 19 dicembre 2020

Mio padre è rientrato oggi. Devo dire che è stata una parentesi davvero dura, in mezzo a tutto il covid ha solo accentuato un malessere che cmq sarebbe stato altissimo in ogni caso. Sono veramente a pezzi, e ho una paura assurda, pochi giorni fa mio zio ha avuto di nuovo un exploit per una bazzecola che gli da fastidio di mio padre. Nel sentirlo sbraitare, anche se a 2 piani di distanza, ho iniziato a tremare come una foglia e a piangere. Mio padre quando è arrivato si è già lamentato per una cosa che ha fatto mio zio. Ne fanno entrambi questioni di principio, ma anche se mi spiace criticare chi ha 72anni, perché davvero temo che sia difficile fare i conti con i propri fallimenti a quell'età, nel merito ha ragione mio padre, ma schierarsi sembra più dura di quello che sembra, perché davvero mio zio non capisce le cose più basilari, come tutto quello che è costato sistemare tutti i suoi i casini. Un minimo di riconoscenza in più sarebbe gradita. Solo che io ho paura. Aleggia ancora troppo nervosismo. Così io continuo a richiudermi in me stessa, non ho altro, non ho l'appoggio di mia mamma, confusissima in questi giorni. E in me stessa anche io non posso che specchiarmi in tutti i miei fallimenti: nello studio, nel lavoro, nell'avere una relazione, nell'avere amici. Tutto sbagliato, tutto perso. Non mi capacito di essere precipitata così in basso. Non ho nulla. Ma in tutto questo esistere solo attraverso la paura, sto svanendo. Non ho nulla e mi sembra di non essere nemmeno più nulla. Tutto si sta cancellando. Io sto sparendo.

sabato 12 dicembre 2020

Sono ormai alcuni giorni che mio padre è partito per la sua trasferta e sì, la situazione è piuttosto complicata per me. Più di quanto immaginavo e per vari motivi. Cominciamo dal più semplice: la fatica fisica; sono subentrata nelle cose che fa abitualmente mio padre (es accendere la stufa e il camino), è tutto un su e giù per 4 rampe di scale in ambienti che dopo la notte arrivano anche a 12 gradi. A volte mi sembra di trascinarmi attaccata ai muri, sono fuori forma, debole, troppo pesante. Mi sembra di avere delle tenaglie nelle gambe che pungono. Secondo: per così dire vivo mia madre un po' di più del solito e c'è poco da dire, sebbene la cosa non sia grave in assoluto né in relativo visto che ha 79 anni, mi fa male vedere come è invecchiata in 2 anni, le dimenticanze, le fragilità… ho paura di restare sola, mi manca come era. Bo, immagino sia così per ogni figlio. In ultimo: mio padre ha saputo di dover pagare un botto di soldi per delle tasse riguardanti la casa al mare. Mi ha lasciata perplessa per la cifra da pagare, mi ha spaventata per quando queste tasse dovrò pagarle io. Come diamine farò? Ieri pomeriggio dovevo accompagnare mia madre dalla parrucchiera, io nel frattempo sarei andata in posta.  Dall'altro ieri sera ho iniziato ad aver paura di non farcela per un attacco di panico di quelli con i fiocchi, pericolo scampato ma il mio presente è questo, non ne vedo un altro, e il futuro mi sembra come un cappio che mi si stringe al collo, senza che io abbia possibilità di gestirlo. Giuro, due anni e mezzo fa a confronto sembrava un'allegra festa, e stavo di merda. Che poi in tutto questo non metto in mezzo il covid perché se no ciao, mi imbalsamo nel letto e non se ne parla più.

Dicono tutti che di panico non si muore, a parte che nemmeno si vive, ma oggi mi chiedevo se è proprio così. Pensavo ai sintomi più semplici che compaiono, almeno a me: mal di stomaco/pancia, mal di testa, cuore che sembra esplodere. Soffro di sta roba da 20 anni, siamo proprio proprio sicuri che gli organi interni non si logorino? No, perché basterebbe un 1% rispetto ai sintomi che accuso per ogni organo e starei fresca :/

Domani è Santa Lucia, quest'anno proprio atmosfera natalizia meno di zero e non ho nemmeno le energie per pensare al natale 2021...

martedì 8 dicembre 2020

Il mio babbo è partito da qualche ora. Dovrebbe essere quasi arrivato. Tra il viaggio e il covid, le preoccupazioni sono sempre alte, ma soprattutto sono preoccupata per un altro aspetto, quello di cui ho già parlato nello scorso post, quella sensazione di disagio perché sembra tutto sbagliato. Da ieri pomeriggio mi sono ritrovata a piagnucolare per il fatto che si allontanasse, dispiacere di non andare con lui, paura di restare qui con mia mamma e scoprire quanto è peggiorata, paura di rendermi conto che il passato è passato e il presente non mi offre nulla di buono, solo il deteriorarsi del prima. Non solo il mio cervello non reputa possibile che possa esserci ancora qualcosa di buono ora (come dicevo, anche la lite con mio zio mi fa sentire in colpa ogni volta che qualcosa mi fa un briciolo piacere), ma non prevede nemmeno il positivo futuro. Tra il 26/11  e ieri ho consumato 2 confezioni di gocce di ansiolitici, 12 giorni, onestamente mai capitato. Sto davvero male e sono vittima dell'ingarbugliamento dei miei stessi pensieri, così finisco con l'essere ulteriormente preoccupata per il presente/futuro e il cerchio ricomincia.

Alla fine ieri sera per smetterla di compatirmi, mi sono guardata la docu-fiction sui giudici popolari del maxiprocesso alla mafia che hanno trasmesso da poco sulla rai. Ecco, di fronte a quello il mio cervello è riuscito a rimettere un po' in prospettiva le cose. Ma è assurdo aver bisogno di tali stimoli. E un pensiero è andato al coraggio di tutte le persone normali che hanno vissuto sulla loro pelle il terrore di quel periodo andato avanti per anni e anni… il coraggio, quello vero.

giovedì 3 dicembre 2020

E nonostante tutto, domani è un altro giorno.

20.50 e sono esausta. Questa notte, mattina, mi sono svegliata alle 5 in punto, per alcuni secondi che sono sembrati lunghissimi non capivo dove mi trovavo. Bruttissimo, un filo di mal di pancia e poi via, tachicardia a mille, nausea per un bell'attacco di panico in piena regola. Sono rimasta più di un'ora seduta sul letto, non riuscivo nemmeno a sdraiarmi, poi verso le 7 mi sono addormentata di nuovo. Così, una volta alzata per la 3^ volta di fila ho dovuto rimandare l'uscita in posta che mi premeva. Ho passato la mattina da incubo, e mi si leggeva in faccia perché i miei non hanno fatto commenti su mancanza di volontà. Ma io ero a pezzi, caduta di fronte all'ennesima faccia del panico. Poi, in previsione del mal tempo di domani, su consiglio di mio padre, ho cercato di andare nel pomeriggio. Mi sono vestita, mio padre sembrava felice che stessi andando, che ce la stessi facendo. Sono entrata in auto e sono stata invasa da una nausea che davvero credevo avrei vomitato lì, condito dal mal di pancia. Una volta fuori dalla posta, ero preoccupata per il freddo ma per la prima parte allarmi rientrati, o meglio calati di intensità. Mezz'ora dopo, ancora lì fuori per via del distanziamento, temevo che non mi avrebbe aiutata comunque allo stomaco il freddo e quando stava quasi per toccare a me entrare, sono stata travolta da un'onda di paura, ansia, nausea, ero convinta che non ce l'avrei fatta ad entrare. C'è mancato poco che me ne andassi, a bloccarmi solo quello che avrebbero potuto pensare gli altri, non esattamente il motivo ideale ma tant'è. Poi sono entrata ed è stato quasi subito il mio turno, una volta dentro il picco di panico era di nuovo più basso, e poi una volta uscita, in macchina, fingendo di controllare i conti che avevo pagato ho rifiatato quel tanto che bastava per la tappa al supermercato. CI tenevo perché al di là di comprare cose che per ora non ho voglia di mangiare, riuscire ad andare quando me lo propongo è una specie di verifica, c'è un semaforo, si entra, ci sono possibili code, poi occorre attraversare la strada provinciale, il semaforo al rientro… è una piccola verifica per una cosa, fare la spesa, di normalità.

Una volta a casa ho tirato il fiato, i miei mi hanno accolto a festa, io ho fatto una doccia per scaldarmi un po' ed eccomi qua, più o meno ok, ansia sempre alta per il normale ma certo non come sta notte né oggi all'uscita. E mi ritrovo qui, a chiedermi se per cado non centrasse quel discorso di ieri sera su mio padre che se ne va, mia madre, poche righe ma pregne di paure. Oggi tornando a casa sono passata davanti a dove aveva la casa mia mamma prima di ristrutturare questa, dove ho vissuto un po' fino ai 6 anni. Ho provato nostalgia, mi sono vista ancora lì e ho immaginato a ritroso la mia storia tutta diversa. Ovvio, un'opzione non vissuta può essere perfetta, poi sono andata avanti per la strada per arrivare qui a casa mia: magone, per tutto quello che è andato male, in ultimo la lite con mio zio. Insomma, possibilità (intese in positivo) verso realtà.

I miei erano contenti che fossi riuscita ad andare, io sono sollevata di aver tolto un impegno ma contenta no: una fatica del genere per una commissione così banale! Sono stanca, quello sì, demoralizzata, confusa e preoccupata. E nonostante tutto, domani è un altro giorno.

mercoledì 2 dicembre 2020

Se tutto prosegue come deve, settimana prossima mio padre va in Liguria, avendo la residenza là, e dovendo andare dal suo medico di base, può spostarsi. Deve andare ed è giusto che vada, che io non sia tranquillissima è un altro discorso. A prescindere dalla particolarità della situazione, mi ha fatto ricordare quando gli anni passati andavo anche io con lui, quando lo accompagnavo allo studio medico, visite di controllo che si trasformavano in una passeggiata insieme. Di solito stavo sempre malissimo per l'ansia, eppure in questo momento ricordo quegli attimi con dolcezza. Avevo, e ho, bisogno di quei momenti passati con lui nelle sue zone. E così penso ancora: 1- al timore che mia mamma possa peggiorare così in fretta da non poter essere più lasciata da sola e che i miei viaggi con papà siano già finiti. Sarebbe tristissimo, per mia madre ovvio non parliamone nemmeno, ma anche proprio per quegli attimi con lui là che mi sembrano così necessari, forse non solo per me. 2- penso al dopo, a quando sarà sola, a come farò a conciliare, a trovare la sintesi tra questi due mondi, soprattutto da quando ho riscoperto che Alassio fa parte di me, che ne ho bisogno nella mia vita. Sono 2 giorni che dovrei uscire per andare in posta e non ce la faccio, come posso pensare di barcamenarmi tra due luoghi distanti 300 chilometri? Mi è impossibile trovare un modo per vivere ciò di cui sento di aver bisogno. Intanto il tempo passa sempre più veloce.

lunedì 30 novembre 2020

Questa mattina è passato il tecnico della caldaia per la revisione annuale, e io dove ero? Rintanata in camera con l'ansia che qualcuno potesse avere bisogno di me, perché sarei stata male se fossi dovuta entrare in scena. Alle 9.15 è andato e io sono salita in cucina per fare colazione, pensando al disagio appena vissuto. Poco dopo è suonato il telefono, c'ero solo io e un po' per rivalsa, un po' per paura di sentirle su, ho risposto. Dall'altra parte il proprietario di un'agenzia immobiliare che voleva sapere se qualcuno da queste parti era interessato a vendere/comprare. Ma non un proprietario a caso, si è presentato nome e cognome, e mi si è sciolto il cuore, era il ragazzo per cui sbavavo al liceo, uomo orami, quello che vedevo sempre in discoteca, che non mi si filava manco per ridere. Quando ho sentito la sua voce pronunciare il nome, è stato come se fosse esplosa una luce in testa. Dio, come rimpiango quei tempi. Certo a 16 anni non avrei mai creduto possibile che avrei lasciato andare in malora la mia vita fino a questo punto un pezzo alla volta. Al punto da nascondermi in casa mia, al punto di rimpiangere a ripetizione il passato. E ora per età e per la litigata, mi si sta portando via quel poco che ancora funzionava nella mia vita.

Le persone sono la somma delle loro esperienze, relazioni, amici, lavoro, amore… io ho 20 anni di buco. Cosa posso recuperare? E come?

Se quel ragazzo mi avesse dato retta? Se avessimo avuto una relazione, se avessi trovato qualcuno con cui condividere un pezzo di strada, se qualcuno mi avesse voluta anche solo per un po', per effetto di quella farfalla che sbatte le ali qui e provoca un uragano altrove, come sarei oggi? Avrei ancora così paura di tutto?

domenica 29 novembre 2020

Questa notte sono stata avvelenata… la cosa assurda è che oramai sti sogni non mi sconvolgono nemmeno più, non è che mi sveglio per l'incubo, me ne ricordo dopo quando mi sveglio naturalmente. Ma che è? Sono morta in mille modi diversi, o meglio mi hanno accoppato in mille modi, vorrei tanto capire, psicologicamente, che cavolo significa. Magari è la voglia di essere qualcosa di diverso. Bah… a volte vorrei riuscire a comunicare davvero con le persone, scambiare opinioni, parlare, invece mi sono chiusa talmente a riccio che non riesco più a parlare con nessuno, quando capitava anche nelle settimane passate di scambiare due chiacchiere, mi sentivo esausta! Non mi stupisce molto la cosa, eppure con disagi come il mio, sarebbe importantissimo scambiarsi opinioni, ma il punto è che proprio chi ha questi disagi non ce la fa a parlare. Ho paura/vergogna anche della mia ombra. Che fatica campare così.

sabato 28 novembre 2020

Apparentemente questa sera sto meglio di ieri, ma è uno stato d'essere fasullo, un po' drogato dal fatto di aver visto la televendita di quadri che seguo da qualche settimana. Cosa significa? Significa che apparentemente seguire quella trasmissione dalle 15 alle 19 da un minimo di senso al pomeriggio perché mi piace, mi piace vedere le opere confermate… mi coinvolge tanto da farmi dimenticare lo schifo che provo il resto del tempo, così con 4 ore più leggere, anche la sera lo è. Ma è solo un'illusione. Oggi pensavo a quando avevo 14/15 anni, prima che tutto andasse in malora, mi chiedo cosa mi fa così male del pensare al passato, non so, forse questa perenne malinconia è parte stessa della depressione.

Un'altra cosa a cui ho pensato oggi è il lavoro a maglia; negli ultimi 2 anni, ma direi meno, ho preso una macchina da cucire, un set di uncinetti e 3 libri: uno sul lavoro a maglia, uno sull'uncinetto e uno sulla macchina da cucire. Non ho usato nulla… (tanto per cambiare), ma mi chiedevo: può avere un qualche senso imparare? Potrebbe essermi utile? Anche economicamente per un futuro? La domanda non è solo fine a se stessa, perché davvero continuo a vivere con la sensazione di essere sull'orlo di perdere tutto ciò che mi resta, i miei per esempio. E da sola come farei? Non so, mi sembra di essere sull'orlo del precipizio. e Domani i quadri non ci sono…

venerdì 27 novembre 2020

Quante volte diciamo che stiamo arrivando al limite (di sopportazione di dolore)? Tante, e lo diciamo perché davvero stiamo male, davvero le cose sembrano troppo da sopportare. Eppure quando al limite ci arrivi davvero, la differenza la senti, e parecchio. Io ci sono arrivata. Non dico oggi, ma in questo periodo. Prima ho visto un mio vicino con in braccio la sua bambina e mi sono sentita spezzata dal dolore, dalla rabbia e dall'invidia. Posso sembrare parole fuorvianti in questo mesto periodo di covid, ma sono senza fiato, senza aria. Il dolore se la sta mangiando tutta. Continuo a guardarmi intorno e non riconosco più nulla. Mi sono resa conto che rimpiango persino la prima metà del 2018, che francamente mi ha stesa come livello di panico, eppure nulla era paragonabile a questo. La mia mente è un caleidoscopio di pensieri che mi fanno male: la solitudine, la salute di mia madre, la lite con mio zio, il mio futuro, il fatto di non aver nessuna entrata economica legata al fatto di non aver nessuna realizzazione personale. Guardo la mia casa e non la riconosco, non la sento più mia, o meglio mi ci sento a disagio, i rari secondi in cui sorrido  finisco con il sentirmi in colpa per mio zio. Il dolore aumenta ogni giorno, insieme alle lacrime, alla rabbia, alla nostalgia per gli anni passati, per quando la speranza era ancora un'opzione. Ora la casa mi sembra solo una serie di stanze ormai vuote, sempre più sporche. MI sento sola, capisco che non posso avere sostegno da mia madre, né da mio padre anche se per motivi diversi e mi sento senza speranza. Il limite è rendersi conto di provare un dolore talmente grande che non ci sta più dentro di me. Un dolore che per uscire però deve distruggermi, perché in questa fase io esisto solo tramite il dolore, non ho nient'altro. Non sono nient'altro.

giovedì 26 novembre 2020

 Allora... oggi è stata, ed è, una giornata strana e complicata, tanto per cambiare. Complicata perché sono attraversata contemporaneamente da una forte ansia (ansiolitici a gogo') e da una noia che mi fa rasentare l'isteria. In tutta onestà non può che essere così visto che non riesco a fare niente se non qualche sporadico lavoro domestico che poi in realtà mi lascia totalmente distrutta ma non soddisfatta. In questo stato di cose, penso ai soldi, al fatto che non ne guadagno, alla delusione dei miei libri che non vendono. Mi chiedo se magari con un segnale positivo da quel fronte, sarei stimolata per scrivere ancora e quindi per tirare insieme qualcosa qualche ora al giorno. Al di là del Covid e al di là del mio panico ventennale, il mio stile di vita è mostruoso. 

martedì 24 novembre 2020

 Fino a poco tempo fa, arrivare alle 21 di sera e ritirarmi in camera mia, era sinonimo di una pausa di tranquillità dal caos del giorno. Non è più così e non solo perché mi spaventa sempre  il nulla del giorno seguente, ma anche perché oramai pure le notti stanno diventando un garbuglio di incubi di tutti i tipi. Nello specifico sogno continuamente modi diversi di morire, ma morire male, l'altra notte con la lapidazione, bo... Unica nota anomala i sogni hard,molto hard. In realtà forse proprio questi ultimi sono un buon segno:Il segno di avere desideri, bisogni, di essere me stessa. Più che mai importante dal momento che continuo ad essere sempre più spaventata dall' andazzo qui in casa, tra pannoloni di mia madre, casini di mio padre, e gli anni che passano così in fretta... ho paura, non mi sento all' altezza dei bisogni che crescono in famiglia, allo stesso tempo mi sento sempre più inadeguata, e sola. Mi fa impazzire l'idea di non aver mai avuto una relazione, mi agita non aver delle entrate economiche mie, mi fa piangere il tempo non vissuto, il tempo perso... Il fatto che di nuovo come con mia nonna sono chiamata a fare i conti con i disagi della vecchiaia che avanza quando non riesco nemmeno ad essere una figlia 'funzionale'. Tutto sembra ripetersi come 22 anni fa... e l'angoscia la fa da padrona. Mah... sono persa. 

venerdì 20 novembre 2020

In questi giorni sto guardando, come dico spesso, i film natalizi stile hallmark (sono gli unici su cui riesco a concentrarmi); ora, si sa che sono tutti molto simili, ma tra le cose che si ripetono più spesso c'è il fatto che la protagonista, che di solito lavora in una grande città, nelle vacanze torna a casa sua, in una cittadina più piccola (dove poi di solito resterà alla fine del film) e viene coinvolta nelle mille attività che vengono proposte per il Natale. Ieri sera questo mi ha fatto pensare a quando anche io da piccola ero coinvolta in attività natalizie. Generalmente si stava a casa da scuola da 3 giorni prima di Natale e in quei 3 giorni era tutto un impegno in funzione della Santa Messa di mezzanotte di Natale, preparare il presepio, le ultime prove dei canti… si iniziava già nelle settimane prima ovviamente, ma in quei 3 giorni era tutto un andirivieni. Mi ricordo ancora il buco dove provavamo… ma stavo bene, ed era bello. Le cose poi sarebbero cambiate comunque, ma ricordo bene l'ultimo anno, quando già stavo male, che fatica starsene seduta ammassata agli altri, con i miei attacchi di panico a raffica perenni. Il ciclo si sarebbe chiuso comunque perché tanti avrebbero poi fatto altro, ma il mio problema è non averlo sostituito con niente. All'epoca era tutto un andirivieni, colazione, fuori, pranzo, fuori, cena e a volte fuori ancora, e dopo Natale partiva una settimana di uscite di amicizie continue. Non ho potuto fare a meno di pensare a come avrei gestito il tutto con i miei sintomi attuali. Avrei cominciato la giornata con "vado-non vado, non ce la faccio, mi gira la testa, ho la nausea, sì esco, no mi arrendo." Però certo che a furia di 'mi arrendo', non ho davvero più niente. Poi ripeto, non so come sarei in grado di gestire qualsiasi impegno (sto molto peggio anche in casa, purtroppo tra un attacco super di panico e l'altro, il trend è una normalità con ansia quotidiana sempre più alta.), per cui nel frattempo continuerò a guardare filmetti, ma qualcosa dentro  di me muore davvero un po' ogni giorno, che si chiami speranza o salute, o voglia di andare avanti, poco cambia.

mercoledì 18 novembre 2020

Quando mia nonna è morta, avevo 16 anni e mezzo; è stata dura, molto, sebbene in realtà io la stessi 'piangendo' già da un paio d'anni, da quando cioè, nel giro letteralmente di un paio di giorni, chissà perché, perse buona parte della sua lucidità e io mi ritrovai sola, senza una figura di riferimento fondamentale della mia quotidianità, sola faccia a faccia con un dolore nuovo, dovendola accudire io quando mia mamma lavorava. Può sembrare brutto da dire, ma dopo i primi 2 mesi dalla morte, entrai in un periodo diverso, nel quale io sembravo aver ritrovato la dimensione di figlia, e ragazzina giovane, insomma… stavo bene, stavo meglio. Era una dimensione che forse mi si confaceva di più, più in sintonia con la mia età. Non durò molto, nuovi equilibri e nuovi problemi, soprattutto legati a mio zio, cambiarono di nuovo ogni cosa. Penso questo perché ho l'impressione di vivere di nuovo una situazione similare. Sono terrorizzata dall'invecchiamento dei miei, terrorizzata all'inverosimile, per il dolore di perderli e per la paura devastante di non essere materialmente in grado di provvedere a me stessa, di pensare al mio sostentamento senza di loro. Eppure c'è una piccola, piccolissima parte di me che invece crede che ce la farò, e bene. Che rinascerò e vivrò la mia vita. Perché mi sento talmente schiacciata dalle dinamiche da esserne stanca, è come la rappresentazione di una stessa situazione che si ripete, ma continuando a peggiorare. Pensare a qualcosa di totalmente nuovo sembra l'unico modo di vedere miglioramenti. O forse è solo una questione di mera tutela di me stessa: devo poter credere di avere almeno una possibilità in futuro. Ieri sera ho visto un filmettino di quelli natalizi, dove la trama è super scontata, e  il vissero felici e contenti è d'obbligo, gli attori però erano bravi e sono stata coinvolta nella storia. Quando il film è finito e mi sono guardata intorno, la reazione di fronte alla realtà è stata di disgusto. Ma è assurdo pensare di dover restare sola per andare avanti, per cambiare. Non riesco ad accettare quello che mi succede intorno, non riesco ad accettare l'invecchiamento dei miei, non riesco a venire a patti con il mio malessere, non accetto quella che è la mia (non)vita ma non riesco a cambiarla. Mi manca un passato che oramai è preistoria. Pensieri, ma senza una conclusione.

martedì 17 novembre 2020

Ieri sera alle 22 mi è venuto un mega attacco di panico, durato fino alle 23 ma comunque con strascichi potenti per tutta notte. E oggi pure. Il problema è che ieri è spuntato proprio dal niente. O forse perché non ho fatto niente. Attacchi sempre più forti e dal niente… dopo aver lavato i piatti ero seduta in cucina, guardavo mio padre che sonnecchiava e poi mi guardavo in giro. Tante cose da fare, tante. E tanto per cambiare mi sono sentita inutile e inadeguata. Tanto da fare, anche se cose normalissime per una casa grande, e che vado ko per un niente. Mi sono imposta di fare un po' ciclette, come se avessi scalato il monte bianco. Resta un dato di fatto: se voglio fare qualcosa devo ricominciare tutto da capo, come una specie di riabilitazione partendo da zero, tra panico ansie e bo.

domenica 15 novembre 2020

Venerdì mattina sono andata a ritirare le ricette mediche e poi in posta. Lo sguardo dell'infermiera che mi ha dato le buste era davvero significativo. Ho fatto una grandissima fatica. La verità è che, panico a parte, avevo una paura dell'accidente di sto cavolo di covid. Io mi chiedo come ne verremo fuori. Cioè psicologicamente quanto ci vorrà per un ritorno ad un minimo di normalità? E non parlo dei mille problemi economico sociali che ne verranno, ma solo di quell'ansia di ammalarsi che c'è in giro, nell'aria. Sì, mi rendo conto che io probabilmente sono persino esagerata, ma è difficile impedirsi di avere paura. Non è finita, chissà quanti mesi  mancheranno prima che l'emergenza sanitaria passi, io non so davvero come ne usciremo. Forse è davvero più che mai essenziale in questo periodo focalizzare la mente sugli aspetti positivi, guardare le cose belle, magari anche piccole, che accadono intorno a noi. Con tutti i mesi invernali da attraversare ancora, a differenza dell'estate che era quasi dietro l'angolo con la prima ondata, trovare una bolla serena in cui ritirarsi per trovare un minimo di stabilità, è probabilmente essenziale. Andrà tutto bene, si diceva all'inizio… per ora speriamo almeno che vada, in qualche modo.

sabato 7 novembre 2020

In questi giorni ho seguito con molta costanza le elezioni USA2020. Le ho seguite in tv, e le ho seguite soprattutto con twitter. Sapevo che ne sarei stata coinvolta. In buona parte perché ho le mie idee politiche, e speravo in un certo risultato, che c'è stato, in parte perché è bello far parte di qualcosa. Mi rendo conto che in realtà ero solo una spettatrice, ma essere quanto meno interessata a qualcosa, un qualcosa poi così grande, mi ha tolta per qualche giorno da quella roba che è diventata la mia vita. Sembra assurdo ma, sebbene i prossimi giorni saranno ancora densi in merito alle elezioni, mi mancherà tutto questo. Perché mi sono isolata troppo. Ricordo bene la sensazione che provai nel 2006 con la vittoria dei mondiali di calcio, sebbene non sia una super patita, tendo all'Italia ed era bello aver vinto. Mi rivedo però anche sdraiata sul letto da sola in camera la sera, mentre dal paese si sentivano ragazzi far festa.  Politica, calcio, gli esempi sono vari, ma in fondo il denominatore comune è credere in qualcosa, e poi riuscire a condividerlo con gli altri. In caso contrario ogni emozione, ogni pensiero è solo un qualcosa che rimbalza nella personale bolla, nella singola testa. Mondiali 2006, elezioni USA2020... 14 anni.

Mi rendo conto che continuo a peggiorare. Mi sveglio tardi, ansiolitici, qualche minimo lavoro di casa, pranzo, lavare i piatti e poi atri due lavoretti per arrivare verso le 15 quando mi metto in poltrona davanti alla tv e finalmente riesco a smettere di essere tesa come una corda di un violino per le tensioni in casa. Poi arriva la sera e intravedo già l'ombra del giorno che deve arrivare, di nuovo triste vuoto e pieno di paura. Non riesco ad invertire la rotta, ma è evidente che in una situazione così, ci saranno altri peggioramenti a breve. ( dopo una ennesima scenata di mio padre giovedì pomeriggio, sono stata fisicamente molto peggio, lo stomaco è uno straccio e mi sono resa conto di provare una paura folle ad un livello che ancora non mi era chiaro. Nel mezzo dell'exploit della scenata, ho avuto qualche secondo durante i quali ho come perso la connessione con l'esterno, mentre tremavo e non vedevo quasi quello che avevo intorno, nella mia testa sentivo solo me stessa dire : adesso basta, non ce la faccio più. Basta, a qualunque costo…)

Con il senno di poi so quali scelte mi sono state così deleterie in termini di salute psico-fisica, so cosa non rifarei, e cosa invece sì. Il problema è che non so assolutamente nulla in merito al presente. Già...

martedì 3 novembre 2020

Ieri sera sarei dovuta uscire per un impegno, quello di volontariato, l'unica cosa che faccio ormai. Be', alla fine non sono andata. La cosa triste è che sul momento mi è sembrato di aver raggiunto un risultato importante, povera scema… poi ho passato un'ora in preda all'ansia perché non sapevo se il messaggio con cui comunicavo che non sarei andata fosse arrivato. Non capisco dove sono precipitata, tra paura di covid, di terrorismo… non è un certo tipo d'ansia che mi suona strano, quanto il vivere come se avessi gettato la spugna su tutto perché non capisco più da che parte muovermi.

Circa un anno fa era il periodo durante il quale stavo facendo pubblicare il mio romanzetto da un'altra casa editrice, sempre auto pubblicazioni, ma un'altra. Risultati: zero. Mi chiedo se alla fine abbia pesato anche questo fallimento. Lo dico perché a volte provo a immaginare il mio presente attuale con la sola differenza di continuare a scrivere con un minimo di riscontro economico e onestamente, almeno a livello psicologico, mi sembrerebbe già tutta un'altra storia. Avere uno scopo, una definizione.

Così invece siamo al nulla totale. All'inutilità completa. Visti certi tweet dei giorni passati… sono totalmente improduttiva, di fatto non servo ad un tubo, né per me, né per i miei. Anzi, continuo solo a coltivare paure e i limiti sempre più evidenti. Oramai la mia settimana è scandita dall'alternarsi delle televendite. Madonna che angoscia scrivere ste cose, ma è la verità. Mi chiedo solo, quando si sta così, quanto manchi davvero al blackout definitivo e permanente. 

lunedì 2 novembre 2020

Alcuni anni fa, mi resi conto che, se mi fosse successo qualcosa di simpatico, buffo, carino, divertente, piacevole...ma tutto sommato irrilevante, (cioè le cose che succedono quasi ogni giorno a chi fa qualsiasi cosa), non avrei avuto nessuno a cui raccontarlo. Questa consapevolezza mi fece stare male, la solitudine si stava impossessando di me, ma mi aggrappavo al fatto che per le cose importanti sarebbe stato diverso, e avrei comunque avuto la rocca forte della mia famiglia su cui contare, del resto le cose carine, piacevoli etc etc non mi succedevano per cui… Adesso che però anche la famiglia per così dire, si è spaccata, con mio zio che non vedo praticamente mai, mia madre che sembra invecchiata di 30 anni in 3, senza le battute, gli scambi di opinioni e le difficoltà di una dimensione tutta diversa, in peggio, be' adesso sì che la solitudine mi schiaccia. Soprattutto in momenti storici come questo, dove alla pandemia si affianca una divisione, una rabbia, un tutti contro tutti che rendono ancora più necessari e preziosi quei legami, quelle condivisioni di idee, di emozioni che permettono di avere una rete psicologica su cui contare, a cui fare ritorno. Non averle è dolorosissimo, mi rendo conto che ogni giorno accumulo tristezza e rabbia, assorbo tensioni da ogni parte del globo, da sotto casa come dall'altra parte del globo, mi arriva tutto addosso, ma quando mi richiudo, sono ancora io, sola, con in mano i miei ansiolitici, che sto male e non riesco a trovare energie positive, che non sto bene. Perché in questa bolla le emozioni negative passano e si accumulano, quelle positive non esistono più. Prova ne sono anche le mie notti, oramai costantemente teatro di incubi di disastri e brutture di ogni genere.

Penso a tutto questo e mi guardo da fuori e mi urlo: datti una svegliata. Ma il problema è come se fossi persa in mezzo al deserto: non so da che parte andare e non so cosa fare. Nella mia settimana ciò che faccio è: lavare la mia tazza della colazione, lavare i piatti dopo pranzo, occuparmi delle lavatrici e la mia igiene. Stop. Una tantum un'uscita posta/farmacia e spesso il terrore di dover gestire telefonate o impegni d'altro tipo. Non riesco a credere di essere questo. E la cosa è andata così oltre che non vedo come cambiarla. Non riesco a credere di essere questo, ma a dirla tutta, comincio a fare più fatica a credere di essere stata altro.

 

venerdì 30 ottobre 2020

Si sente la pressione che torna, è anche nell'aria, nei suoni, nelle vibrazioni. Io mi ritrovo a pensare alla morte quasi come un flusso continuo, mescolando paura di covid, terrorismo… paura della morte, pensieri sulla morte h24, anche nei sogni; non riesco più a concentrarmi su niente, alla sera invece di guardare un film o un telefilm, finisco per guardare 10 minuti di uno, 10 dell'altro, senza un vero interesse, finché sono stanca a sufficienza per dormire. Ma tra sogni e realtà, la morte è sempre presente: penso sempre a 1000 cose, ieri pensavo a come si organizza un funerale, se avrei in casa le foto dei miei da usare, unito al fatto che non riesco a parlare al telefono, che l'ansia mi mangia anche senza sti pensieri. Pensavo a tutto ciò che dovrei fare e che so essere assolutamente fuori dalla mia portata.

Ci pensavo ieri, guardando mia mamma che sembra essere peggiorata ancora. Ci pensavo ricordando come era una volta, e arrabbiandomi perché prima, quando era più giovane, difficilmente passavamo tempo insieme, perché aveva sempre altro a cui pensare, casini di altri da risolvere… Ci pensavo ieri perché il fatto che mio padre abbia la residenza in un'altra regione rende complicate anche le cose più semplici, come prenotare sto vaccino antiinfluenzale.

Ultimamente, nell'ultimo paio d'anni intendo, parlavo di nodi che venivano al pettine, ma erano più questioni psicologiche, relazionali, adesso invece sono pratiche, concrete, e per questo più essenziali. E che siano fuori dalla mia portata mi sembra quindi ancora più grave e preoccupante. Come farò?

E ieri sera, sbirciando come dicevo 10 minuti un film- emotivi anonimi-, mi sono chiesta se il mio problema è più un'insicurezza paralizzante verso tutti o un'emotività esasperata. Me lo chiedevo sempre nell'ottica che capire con cosa si ha a che fare dovrebbe aiutare ad affrontarlo con percorsi specifici. Ma poi, in altri momenti, mi sembra tutto sfumato, qualcosa del tipo è nato prima l'uovo o la gallina.

lunedì 26 ottobre 2020

L'altra sera ho visto il film -IL DIRITTO DI OPPORSI, JUST MERCY-. Ho  capito solo in seguito che era basato su una storia vera, e devo dire che mi ha coinvolta da subito. Il discorso della pena di morte e delle disuguaglianze di giustizia in base alla 'razza' sono temi ancora sorprendentemente attuali per essere nel 2020. E la proporzione di condannati nel braccio della morte che poi risulta essere innocente è scioccante. 1 ogni 9. Ah quanto c'è da fare ancora per un mondo più decente. Non posso che ammirare chi mette la propria vita a servizio della giustizia, quella vera. Vorrei davvero poter fare la mia parte, spero che un giorno non molto lontano io riesca a capire come fare. Anche in piccolo, perché di sicuro ci sono miliardi di modi di vita più sensati rispetto al mio. Il coraggio di chi lotta conto grandi ingiustizie vs il mio essere impanicata e perennemente spaventata quasi dalla mia stessa ombra. puff.. che spreco.

credo di aver preso centinaia di migliaia di piccole scelte sbagliate per arrivare dopo 20 anni di panico a questo punto. Quali e quante giuste ne servirebbero per riuscire a guardarmi ancora allo specchio con un minimo di passione, entusiasmo e non solo delusione?

venerdì 23 ottobre 2020

Con i numeri covid che crescono, mi sono ritrovata a pensare di nuovo in modo molto forte ai soldi. Oramai si è capito che, se avremo la grazia di veder passare l'emergenza sanitaria, ci troveremo comunque a fare i conti con gli effetti economici di questa pandemia. Ed è proprio su questo discorso che si è fissato il mio pensiero l'altra sera. Vorrei poter far qualcosa per chi ne avrà bisogno, ma il punto è che non ho la minima idea di come guadagnare. Non ho capacità da far fruttare, né la salute per cercare chissà che cosa. Ogni tanto mi sembra di avere qualche input positivo, ma poi si arena tutto perché non riesco a vedere agganci con la realtà. Non so, mi sembra tutto così precario e complicato. Non riuscire a fare niente è psicologicamente un disastro. Dopo 20 anni non so nemmeno più cosa voglia dire arrivare in fondo ad un obiettivo.  Poco fa ho preso gli ansiolitici, la cosa curiosa è che oramai riesco a sentirmi stanca (per le gocce) e agitata allo stesso tempo. Magia degli ansiolitici…

mercoledì 21 ottobre 2020

Ieri subito dopo pranzo, ho avuto l'ennesimo attacco di panico forte. Gli strascichi me li porto dietro tutt'ora, e come sempre più spesso accade, gli attacchi stanno tornando ad essere più forti, e con forti sintomi legati al cuore, cosa che oltre certi livelli mi succedeva di rado in passato. Mi sono spaventata ieri, e lo sono anche adesso. Che ci sia un legame con quello che è successo in casa tra mio padre e mio zio è fuori di dubbio, di fatto sento sempre più l'esigenza di riuscire a 'staccarmi' da dinamiche altrui e concentrarmi su me stessa. L'altra sera pensavo che volendo, potrei ancora riprendere gli studi e prima dei 45 anni potrei aver finito tutto, avrei comunque qualche anno per sfruttare i risultati, ma questo potrebbe avere una possibilità solo se passassi i prossimi 2 anni (minimo) a rimettermi in salute. Non posso controllare quello che fanno gli altri, ma posso riprendere il controllo su qualcosa che riguarda me. La perdita di peso potrebbe essere la risposta a più domande e anche il cuore ne sarebbe avvantaggiato.

Ho un bisogno assoluto di riprendere il controllo su qualcosa. E direi che questa è la più urgente. Ci ho pensato un milione di volte, sulla carta potrebbe non esserci nulla di diverso dalle altre, io però spero di sì.

lunedì 19 ottobre 2020

L'altro giorno ero in bagno e su una mensola dove solitamente ci sono solo spazzole, si trovavano anche un paio di forbici. Un secondo per pensare a chi le avesse lasciate lì e poi l'immagine di me che me le ficco nel collo. Un'immagine improvvisa, decisa. E non è la prima volta in questi mesi. Non riesco a capire cosa sta succedendo, ma la 'facilità' con cui mi vengono certi pensieri mi inquieta. Ho troppa paura della morte per pensare davvero al suicidio, ma sono campanelli d'allarme che suonano sempre più forti. Sono esausta. Svegliarmi alla mattina è un purgatorio. E mi sento sempre più un fallimento, il fatto di non guadagnare nulla è doloroso, se avessi qualche soldo forse potrei far fronte a qualche spesa, senza che ogni cosa passi sotto il controllo di mio padre, soprattutto in merito a questioni legate a mio zio. Mi sembra di fare il mago, nel senso che devo giocare con ogni 10 euro per far sembrare di tamponare ogni cosa, ma anche se metto a disposizione tutti i miei soldi della paghetta (a 36 anni che vergogna…) sono sempre cifre troppo basse anche per pagare 2 bollette. Gli ultimi 5 anni in casa sono stati un peggioramento continuo, io non so più come fare.

 

venerdì 16 ottobre 2020

Subito dopo pranzo, Ieri, mio padre mi ha chiesto se questa mattina sarei potuta uscire per andare al supermercato a prendere 2 cose. dal momento che continuavo a pensarci, ho deciso di andare subito ieri pomeriggio prima che l'ansia anticipatoria degenerasse, aggiungendo anche una visita alla posta per una questione mia. Mi sono preparata e sono uscita, non stavo benissimo ma c'è stato parecchio di peggio. Un'ora e mezza dopo, o poco più, stavo rientrando dopo aver fatto una fatica quasi accettabile. Ad un certo punto tac, nel giro di meno di 5 secondi, è arrivato un attacco di panico così forte da costringermi a fermarmi in un parcheggio. Perché? Quando un'ora dopo ero sotto la doccia in lacrime, mi sono ritrovata a pensare a quanto più facile sarebbe vivere in un buco da sola. Verrebbe da dire, ma che c'entra con l'attacco di panico?

Oggi mio padre ha avuto una delle sue solite sfuriate contro mio zio. E mio zio rientrando in casa questa sera ha fatto un gesto che sa davvero di provocazione. Questa fase è così, ma se sono almeno 5 anni che vivo sulla mia pelle lo stress di questa specie di guerra fredda, temo che sia da sempre che respiro tensione, e paura e disagio. Quindi forse l'idea di vivere sola non è poi così scollegata dal panico, e magari chissà da quanto questa componente è determinante per il mio malessere.

Mi aspettano momenti dolorosi di perdita nel futuro, più o meno prossimo, avrei preferito un presente più sereno, anche perché, nel complesso la mia situazione va sempre peggio. Non ce la faccio più a vivere spaventandomi per ogni singolo rumore che sento. Non è giusto, non me lo merito.

mercoledì 14 ottobre 2020

ognuno festeggia ciò che può

In questo periodo ho ricevuto confetti dorati da parenti che hanno festeggiato le nozze d'oro. Io, in questa settimana, festeggio i 20 anni di ansia/panico. Ho scoperto che i 20 anni sono le nozze di cristallo. Due giorni fa scherzavo sul fatto che avrei potuto festeggiare anche io. Ma la voglia di scherzare mi è passata in fretta. Lunedì dovevo uscire, qualche problemino dovuto al ciclo mi ha bloccata in casa, perché ho perso il controllo. Ieri mi sono costretta ad uscire, che fatica… -.-' e di nuovo sale l'ansia per il covid, ho momenti durante i quali davvero mi sento invasa dal terrore e vorrei urlare. Durante questi giorni mi sono accorta che mi capita di tremare. Non so bene da cosa dipenda, forse solo ansia+ciclo. Comunque oggi ho fatto 15 minuti di ciclette… che fatica-- O.o mah… ci sarà da ridere nei prossimi giorni eh… :/ 

domenica 11 ottobre 2020

paura, sempre paura

Domani, dopo l primo avviso 5 anni fa, verranno stumulate, non so nemmeno come si dice, le tombe dei miei nonni. Di tutta la faccenda se ne occupano due miei zii, mia mamma ha preferito delegare già a suo tempo ed è meglio così. Il pensiero mi incupisce un po', sebbene sia una questione emotiva senza particolare senso oggettivo. Però mi ha fatta pensare, sono giorni che continuo a pensare al funerale dei miei. A chi mi potrà aiutare, a chi se ne andrà per primo… il punto è che, oltre al dolore enorme per la perdita, sto maturando una paura enorme del mio essere sola perché più passa il tempo, più mi sento incapace di affrontare la vita, di vivere, di gestire quello che è la normalità di una persona. Ho una paura da matti. Un'angoscia che davvero non riesco a mettere da parte. Ho la sensazione di stare per perdere ogni possibilità, ogni appiglio di farcela. Soldi, procedure varie per qualsiasi cosa… arrivo al ventesimo di vita così, con un accelerazione del malessere incredibile. Sempre più sola, sempre più stanca. Oramai passo le giornate davanti alle televendite in tv, come una bolla, qualcosa che dovrebbe proteggermi dal mondo. Ma il tempo passa e sto perdendo tutto.

giovedì 8 ottobre 2020

OHM OHM… Che giornate… i miei sono tornati, sono uscita un paio di volte per impegni soliti, che fatica. Sono una corda di violino. Un mal di stomaco perenne, tensione nelle spalle che non ti dico… mi rendo conto che non ho il controllo su nulla. Ho smesso totalmente anche di fare il minimo movimento della ciclette perché mi sembra di non avere più energie nemmeno per quello. Ma non va. Qui siamo ben oltre il navigare a vista. Sabato scorso l'unica cosa che ho fatto è stato spostare l'auto dal garage che usa mio padre al mio in previsione del loro arrivo, in sei minuti ho fatto divano-garage-divano, ovviamente, ma ci pensavo (in modo non tranquillo!) dal giorno prima. Martedì sera sono uscita per un incontro e mi è costato una fatica immane. Ieri mattina sono dovuta uscire per farmacia perché avevo finito gli ansiolitici, quindi non potevo rimandare, sono arrivata a casa da strizzare per tanto che ero sudata tra fatica e stress. Al ventesimo di panico ci arrivo benissimo. L'ipotesi di una vita normale è fantascienza, ma qui siamo andati bel oltre, aimè… :( Bah… nel frattempo tutte le notizie del covid di nuovo in aumento cominciano di nuovo ad agitarmi, nel senso che prima avevano smesso circa di un 1%... :/
e in mezzo a tutte queste mille difficoltà, (ieri mentre ero fuori così esasperata nonostante il niente che dovevo fare, mi sono davvero spaventata all'idea di dover mandare avanti una casa da sola, non ce la farò mai e quindi come farò?), mi chiedo: cosa voglio fare da grande? e continuo a pensare con troppa nostalgia, e dolore, ad un passato oramai molto molto passato.

venerdì 2 ottobre 2020

mentre canto mi sento me stessa

Mh… ho finito adesso di cantare. Per un'ora, in modo del tutto spontaneo, mi sono messa a cantare con la musica in cuffia. Bello… mi sono guardata negli occhi ora, è assurdo ma ho lo sguardo acceso, vivo, brillante. Cantare mi fa bene, è sempre stato così. Ma da troppo non lo faccio più. Fino a qualche anno fa ore di musica giornaliere erano la norma da che ho avuto accesso a radio, giradischi, mangiacassette e simili, e di queste una buona parte prevedeva la mia partecipazione diretta. Ma con il passare del tempo più questa cosa si è diradata, non da ultimo perché odiavo isolarmi acusticamente per poi scoprire magari che nel frattempo mio padre urlava come un matto. Ma questa sera si fottano tutti, è la mia vita che deve respirare. E con il canto lo fa, eccome. Mentre canto mi sento me stessa, e sa il cielo quanto è raro e importante per me questo. Mentre canto mi sento libera, me stessa… mentre canto un mondo dove non sto sempre male mi sembra quasi ancora possibile, dove uscire significa godersela e non stare male.
Mentre canto mi sento in equilibrio. Alla faccia degli altri, anche se il bisogno di silenzio per sentire tutto è il mio, forse dovrei farlo più spesso.

Quanti piani falliti

si possono reggere prima di dare i numeri del tutto? Ieri sera mi sono ritrovata a pensare al lavoro. Da prima che imparassi a scrivere giocavo a fare la maestra, più grandina ho proseguito, scrivendo temi per i miei alunni finti, facendo verifiche di matematica, interrogando loro mentre ripassavo per me... piano A: insegnare. Fallito. Ho sempre anche scritto. Piano B, scrivere. Fallito. Sogno di essere una consulente psicopedagogica, fallito. Piano D, insenare/aiutare anche in via non ufficiale… fallito pure quello. Piani trasversali: lavorare per guadagnare, fallito; lavorare per fare qualcosa, vedere qualcuno, uscire di casa, fallito; lavorare per aiutare gli altri, fallito.
Poi non devo certo stupirmi se mi immagino ad imparare a lavorare all'uncinetto, a cucire… ma ieri sera prima di andare a dormire, mi sono proprio resa conto che è tutto finito per davvero, che i miei piani/sogni/progetti devono essere lasciati andare per forza. Ovviamente poi non sono più riuscita a prendere sonno.
… è che diventa sempre più difficile affrontare e gestire il fallimento per ciò che non ho conseguito negli ultimi 20 anni unito alla paura per quello che sarà il mio futuro, come mi manterrò? Come potrò far fronte a emergenze, bisogni, malattie?
Tra pochi giorni saranno 20 anni dal primo attacco di panico. 20 stracazzo di anni.
Murata in una bolla. Non sto resistendo più.

martedì 29 settembre 2020

#baby

Ho guardato alcuni episodi della serie tv BABY, basata su fatti realmente accaduti nel 2013 di uno scandalo che ha coinvolto lo sfruttamento di ragazzine nell'ambito della prostituzione minorile a Roma. La serie forse è un po' romanzata, o forse no, forse l'accesso ad un certo mondo per quelle ragazze è stato davvero così casuale. Il dolore fa fare le cose più strane. Poiché io non riesco oramai a scindere nulla dal mio percorso, ho immaginato come il dolore mi abbia spinto in una direzione direi opposta, quelle ragazze si sono letteralmente date ad un mondo estraneo parandosi dietro l'illusione del controllo dato dal sesso, io mi sono isolata persino dal mio. Non voglio paragonarmi a loro, quanto notare come il cuore spinga ad affrontare le cose in modi così diversi! Il cuore o la paura.
O la speranza di stare meglio.
Sono le 20 e esco adesso, almeno in parte, da 3 ore di panico a livelli altini, e stare male sapendo di essere qui sola oggi è stato più pesante del solito. Ho avuto paura di dover affrontare questo panico da sola. Sola… parola che è un po' la cifra di tutto, del passato e lo sarà anche del futuro.
Se penso alla serie tv penso solo che per quelle ragazze è stato davvero troppo facile farsi del male. Ma dove erano tutti? Sole anche loro. Con i soliti adulti che hanno abdicato al ruolo.
Sono esausta e ancora un po' in panico, lo sono oggi, lo sarò domani. Confusa, spaventata.
Lo erano anche loro.
C'è qualcosa di difficile da affrontare in questo mondo. Animi troppo sensibili, resi fragili da qualcosa che forse non ha funzionato come avrebbe dovuto.
C'è ancora tempo?

sabato 26 settembre 2020

corsi e ricorsi

Siamo quasi alla metà di ottobre, la data che più o meno con precisione indica l'anniversario del primo attacco di panico, l'inizio di un incubo. E forse sarà che sto guardando troppi telefilm su corsi e ricorsi del tempo, ma quest'anno, anno 2020, è il 20^ anniversario di questo schifo. 20^ anniversario nel 2020, con inizio nel 2000... un po' simbolico suona, o no? Corsi e ricorsi del tempo, che nei telefilm sembra collassare su se stesso per poi ricominciare da capo.
Domani c'è la cerimonia, ma io non ci andrò. L'ho comunicato questa mattina, sebbene lo sapessi da ieri sera, e anzi, a onor del vero, già da martedì avrei fatto la firma che sarebbe finita così. Motivo? Perché la festa di domani nella mia testa si era trasformata in un'impresa impossibile, un qualcosa che davvero non avrei saputo come affrontare, un cumulo di procedure che non riesco a gestire. E non esagero: nella mia testa mi si è presentata proprio così. Quando ho chiamato i miei questa sera, mia madre non si è nemmeno ricordata della cosa, non mi ha chiesto se ero pronta, se avevo preparato i vestiti… corsi e ricorsi, la sto perdendo come nel 2000 ho perso mia nonna.
Ieri mio padre parlava di un'auto nuova, non ho i soldi per pagarla, non sarei in grado di guidarla. Corsi e ricorsi, perché non solo sono un'adulta per finta, incapace di vivere, ma le persone vicino a me, la sicurezza della famiglia, si sta sfaldando sotto il peso dell'età, del fatto che non ci si guarda più nemmeno in faccia… ed io negli ultimi anni ho subito un'involuzione anche di quei pochi passi avanti fatti.
Corsi e ricorsi di un tempo che collassa su stesso, ma questa volta non so davvero che troverò dopo.

giovedì 24 settembre 2020

mh mh

Mh mh… non dovrei essere a casa adesso, ma ci sono… mh mh… perché? Perché dovrei essere all'oratorio per un'attività extra. Onestamente sono molto a disagio, perché sono uscita un'ora fa, per fare un salto in posta per poi andare dove dovevo e invece sono rientrata a casa. Motivo? Dovevo andare in bagno, e in chiesa avevo paura di non poter andare. Ma una volta a casa, indovina un po', il bisogno impellente era sparito. Per cui sono molto molto a disagio, non avevo garantito nulla, è pomeriggio e le scusanti/le giustificazioni per non potere potrebbero essere mille, per non parlare del fatto che non è l'ora solita dell'impegno. Ma il disagio credo sia per lo più nei MIEI confronti, per questa situazione del piffero. Domenica si conclude questo ciclo, che è stato un extra per quello che abbiamo perso in primavera causa covid. Poi si dovrebbe ricominciare il nuovo anno. Sono in grado? Non lo so. La percezione di aver perso molto è tanta, la paura di non essere all'altezza anche. Ma la delusione nel cedere non so se sarebbe meno… mah… dubbi, tanti tani dubbi.

e l'arte del rimandare...

con l'arte del rimandare io credo di poterci fare un master. Nella mia vita ho rimandato tante di quelle cose alla settimana dopo, al mese dopo, alla stagione dopo… che alla fine non so più nemmeno cosa stavo rimandando. O come fare per cambiare modo di vivere. L'unica certezza è che anche ammesso io decida di cambiare qualcosa, dovrò fare passi talmente minuscoli da passare quasi inosservati all'esterno, ma che a me costeranno una fatica assurda. Ieri sera mi ha chiamata una mia vicina di 81 anni per sapere come stavo con i miei via. Mi ha fatto piacere e tenerezza, ma senza sapere che fosse lei al telefono sono stata a tanto così dal non rispondere per paura. Ho ingarbugliato talmente tanto le cose che bo…

mercoledì 23 settembre 2020

per dire come sto...

Come vado dicendo da un po', mi sono riconvertita alle televendite. Ne vedo un po' di tutti i tipi ma in particolare mi sono fissata su due canali. Una televendita in particolare dove si vendono vestiti e che ha due conduttrici simpaticissime. Ora, una di queste due conduttrici dal 18 agosto è stata un ferie per circa due settimane. La cosa curiosa è che io ho la sensazione che, dal suo ritorno, si senta un po' spaesata. Cioè, come se assentandosi gli altri dello staff (centralinisti…) abbiano fatto più gruppo e la escludano, e scherzino di più con l'altra. Ora… chissà che cosa vedo, ma il punto è: possibile che io pensi a ste robe? -.- Ok proiettare su ogni situazione le mie paure, di essere esclusa ad esempio, ma stare quasi male io perché avverto un certo disagio, che magari mi immagino al 110% da sola?! Credo sia significativa dello stato in cui sono… mah…

lunedì 21 settembre 2020

Ieri i miei sono partiti. Un magone che non ti dico, più passa il tempo e più, invece che sentirmi a mio agio, non sono felice per niente. Io avevo il mio impegno domenicale, prima di uscire ho avuto un mini attacco di panico, niente di fortissimo, così ho fatto finta di niente e sono andata per non far preoccupare i miei che sarebbero poi partiti poco dopo. Dopo sono andata al supermercato, anche se oramai non mi sembra più una gran cosa nemmeno quello. Dentro, ho avuto un attacco di panico misto a nausea fortissimo, sono uscita alla svelta saltando metà delle corsie e per dieci minuti non vedevo l'ora di rientrare a casa.
Poi ci sono arrivata… nel frattempo ho visto le cose normali degli altri che mi hanno fatto rattristare ancora di più. Una famiglia genitori, figli e relativi compagni pranzare insieme sul terrazzo, una ragazza che mi ha raccontato della sua vita e che se l'avessi avuta sarei morta da pappamolle quale sono, e poi i soliti racconti di lavori, compagni… sono arrivata a casa in lacrime. Di nuovo. Poi mi sono rintanata per parecchie ore dentro un telefilm, fino a che sono stata stanca abbastanza per andare a dormire. E oggi si ricomincia… tv accesa, mal di stomaco, confusione a mille e paura di non farcela.
Ieri mi sono resa conto che non sono una brava persona, non sarò nemmeno cattiva, ma di certo non sono buona dal momento che non riesco a fare un cavolo.
Ora è ora dei miei ansiolitici e poi bo, arriverà di nuovo sera, così…

giovedì 17 settembre 2020

aggiunta al post di prima… ha appena chiamato una mia cugina per salutare mia mamma, questa cugina è al mare ma torna sabato e a differenza degli anni scorsi, non si troverà con i miei. Mi ha fatto riflettere su un punto, davvero ogni settimana nella mia famiglia (intesa in senso di parenti vari) ci sono occasioni per socializzare, per stare insieme. Sono occasioni di vario tipo, quindi anche di varia difficoltà per tutti i miei problemi. Credo che se mi impegnassi a seguirne un paio alla settimana, anche quando passa qualcuno qui a casa dargli retta una mezz'ora per dire, in capo a qualche mese avrei già dei miglioramenti, soprattutto dal punto di vista dell'umore.
Il punto è sempre quello, non posso pensare oggi 17 settembre 2020, che l'anno prossimo di colpo sarò in grado di reggere la movida e sarò l'anima della festa (-.-) nei locali più 'in', devo pensare piuttosto a fare un passo, o anche mezzo, ma da subito. Il concetto però è proprio quello di partire da zero, o al massimo da 0,1 e poi proseguire anche di uno 0,1% al giorno.
Per come sono conciata adesso, credo che anche cercare di riprendere la routine di prima del covid e prima della lite in casa, sarebbe una buona cosa, cercando di leggere un po' ogni giorno e sforzandomi almeno per 30' di ciclette al giorno.

Sempre più spesso in tv sfornano serie dove esistono seconde vite, vite più o meno divertenti nell'aldilà (sto guardando THE GOOD PLACE ed è carinissimo), dove si può tornare indietro nel tempo, ricominciare… sono talmente tante che ho la sensazione che a breve verrà quasi spontaneo anche a noi pensare che 'tanto si può ricominciare in ogni momento'. Invece no, invece noi dobbiamo sfruttare al meglio il tempo che abbiamo ora. Chissà tra 5 anni, a 41, come sarò messa se vado avanti così… aiuto.
Potrei definire la giornata di ieri 'a turni'. Dovevo uscire per le solite commissioni e portare mia mamma dal parrucchiere. Uscita prevista alle 9.20. 1^ turno dalle 7.45 ansia tremenda. 2^ turno mentre ero fuori, un mix tra ansia, caldo, fatica di muovermi sia a piedi che con l'auto (c'era un casino assurdo) e allo stesso tempo la tristezza di pensare che anche rientrare a casa non mi avrebbe aiutato perché psicologicamente qui in casa siamo ancora in alto mare, che si sono fuse in una rabbia fortissima. Sono rientrata a casa e mi sono dovuta fiondare sotto la doccia. Ho pranzato e fase 3^ ero esausta. Ma una cosa fuori dal mondo, anche sdraiata in poltrona mi faceva male tutto (ho provato anche la febbre per sicurezza…), una stanchezza che pure alzarmi per andare in bagno era un'impresa. Fase 4^: verso le 18 mi è scoppiato un mal di testa… che poi alle 21 ha ceduto il posto a mal di pancia. Verso mezzanotte sono riuscita ad addormentarmi  e quando mi sono svegliata un paio d'ore fa, prevedibilmente, ero, e sono, disfatta. Non è normale. Ma proprio per niente. Questa sera ho una riunione, chissà che fatica tirarmi fuori casa. Domenica i miei partono per 15 gg e l'idea anche solo di farmi da mangiare da sola mi fa piangere. Tutto può essere nella vita, ma è abbastanza probabile che il peso giochi un ruolo essenziale in questa mia situazione, ma come nel classico cane che si morde la coda, sono troppo fuori fase per fare qualcosa in tal senso. E quindi eccomi qua, ogni giorno messa peggio, brava! Ma proprio brava!!! :/ :/

martedì 15 settembre 2020

Sto passando delle notti movimentate, dormo male, sogni assurdi e buona notte ai sognatori.  Del resto sono mezza addormentata durante il giorno. Non riesco a smettere di pensare al passato, ma quello lontano lontano, quando stavo bene. Sarà sbagliato, ma non ne riesco a fare a meno e tra l'altro penso a quei tempi con uno sguardo curioso, come se nemmeno credessi di averli vissuti. Come se non fosse possibile essere passata da quella ragazza a questa. In modi forse non perfetti ( e chi è perfetto?) ero aperta al mondo a 360 gradi. Oggi sono chiusa in una stanza perennemente. Ieri sono uscita e al pensiero stavo male da domenica sera, che poi anche se ho fatto una fatica assurda, capisco che accorgermi del mondo fuori mi fa bene. A volte penso e se ricominciassi a studiare? Ma avrei risultati tra anni, io invece avrei bisogno di risultati a breve. Mi farebbe bene avere un lavoro. Per i soldi, per essere fuori casa, per stare con altri… ma chi mi prende senza qualifica, senza esperienza… e poi cosa sarei in grado di fare? Non posso dire di stare male come a maggio/giugno, ma ragazzi, che macello. La cosa tristissima è che pure pensare ad un paio di anni fa mi sembra fantascienza. Sono peggiorata costantemente, pur con l'uso di farmaci. Mamma… che fatica adesso rimettersi in piedi, senza punti d'appoggio. O meglio, uno in effetti c'è: durante l'estate ho parlato di questa cosa con altri miei parenti, nello specifico uno zio, che almeno in parte sa per esperienza di cosa parlo. Ci sta invitando spesso in una baita. Covid permettendo, aggrapparmi ad ogni opportunità di stare insieme a chi passa, anche se faccio una fatica enorme, anche se apparentemente non mi sembra che serva. Del resto quando ero ragazzina partecipavo sempre. Non so, a volte mi sembra che per stare bene dovrei solo seguire la corrente, a volte che dovrei inventare mille cose assurde. E il fatto di essere così a 36 anni mi spaventa. Mi sembra che non ci sia più tempo.. che non ci siano più possibilità. Sarà sbagliato, ma è così che mi sento, senza appigli. Mah… che caos…

sabato 12 settembre 2020

Mi sto appena riprendendo da un attacco di panico fortissimo e improvviso come raramente mi sono capitati. Niente preavviso, solo un picco arrivato in nemmeno mezzo minuto. Non che ne sia sorpresa in realtà. Mia mamma negli ultimi giorni sembra essere peggiorata ancora. Non riesco a capire, voglio dire l'età c'è ok, ma possibile che ci si renda conto dei peggioramenti a una settimana, e anche meno, all'altra? Ho già vissuto tutto questo con mia nonna 20 anni fa e sono andata in pezzi, adesso anche mia mamma… + il virus, + la storia di mio zio, + la costante dei miei fallimenti. Io avrei bisogno di altro, mia mamma avrebbe bisogno di altro, mio padre… avremmo tutti bisogno di altro. Io non sono capace di affrontare tutto ciò che sarà. Vado avanti a dosi di ansiolitici sempre più alte, vegeto per ore sulla poltrona perdendomi in infinite televendite perché qualsiasi cosa è troppo complicata. Il futuro che tanto mi spaventava oramai è già qui, e io non sono pronta per gestirlo. E sentire di non aver nessuno su cui contare, con cui potersi sfogare… ho paura. Sempre di più.

martedì 8 settembre 2020

Ho appena fatto la doccia e come premio ho rimandato gli ansiolitici a quando avrei finito, lavata e asciugata. Questa mattina mi sono resa conto che parecchi vicini dopo il lockdown hanno iniziato a frequentarsi di più. Per carità, non è che ora sono tutti amici trallallero trallallà, però quando si incontrano anche solo per strada parlano di più di prima. Io no. Ed era prevedibile, io in effetti sto parecchio peggio di prima, ma oramai sono ad un passo da qualcosa da cui non saprei come uscire. Mia mamma continua a perdere colpi, e la cosa che mi spaventa di più è che ai miei occhi sembra peggiorare visibilmente di settimana in settimana. Prima un po' per rabbia un po' per tristezza pensavo che quando era più giovane non abbiamo mai fatto qualcosa insieme solo noi, perché aveva sempre da fare, e al 90% per risolvere i casini di mio zio. E adesso mi sento totalmente allo sbando, ci sarebbe bisogno della sua versione migliore per gestire mio zio e mio padre, ma quella versione non c'è più. Ho così paura… mi sento sola, e non so con chi parlarne. Mi sento totalmente in balia della tristezza, della solitudine e della paura. Non so cosa succederà, ma sarà dura… molto dura. 

domenica 6 settembre 2020

Tra circa 40 minuti devo uscire per il mio impegno. In realtà è perché ho deciso di saltare la 1^ parte, ma questa mattina non ce la facevo proprio. Ieri è stata una brutta giornata dal punto di vista dell'ansia e dalle 6 di questa mattina sono di nuovo ko, per cui spero che con un vagone di ansiolitici io riesca a gestire l'uscita perché già domenica prossima salterò, dal momento che c'è in programma una camminata che è fuori dalle mie possibilità, a meno che non parta oggi… :(  Mi sembrava strano venerdì essere uscita quasi 'senza' ansia… e infatti è durata molto poco. Sono già esausta e sono le 10 di mattina. I miei vanno via a pranzo e la cosa mi agita ulteriormente. Che stufata….
alla fine sono uscita lasciando il discorso a metà. Sono andata a fare ciò che dovevo e poi mi sono obbligata ad andare a fare la spesa ad un supermercato, mi sono proprio obbligata perché è una vita che non ci andavo (mesi) e non posso perdere anche quei 300 metri in più d'autonomia. Sono arrivata a casa alle 13.30, mi sono sistemata e quando ho iniziato a mangiare, ho quasi sputato il primo boccone perché avevo un groppo in gola, panico in corso e una stanchezza esasperante. Adesso mi metto in poltrona ma sono triste. Ero triste anche mentre tornavo a casa, sia per la stanchezza sia per quel senso di solitudine che provo per ciò che vivo in casa. Mi metto in poltrona e mi fa male tutto. Sono stravolta, il problema è che non c'è una motivazione che può reggere. E allora di nuovo mi chiedo se l'idea di passare 3 mesi al mare, dove riesco comunque a camminare un filo di più e con più costanza potrebbe essere una buona cosa.
Nel frattempo passo e chiudo, sperando di non collassare sulla tastiera.

giovedì 3 settembre 2020

Domani mattina devo uscire ancora per la solita coppia posta e farmacia. L'altra mattina, mentre cercavo di tornare il prima possibile, ripensavo a quando uscire era una cosa bella di per sé. Potrei fingere che sia colpa del covid ma non è così. Ogni uscita è solo una corsa contro il tempo, non c'è mai il piacere dello stare fuori, del passeggiare… il paese continua a cambiarmi sotto gli occhi, la gente è cambiata, invecchiata e io per prima. Continuo a scappare, senza mai godermi quello in cui vivo. Alla fine è sempre la stessa sensazione, come se tutti avessero la chiave per saper vivere. Tutti hanno problemi, eppure sanno vedere qualcosa che io non vedo più da circa un ventennio.
La situazione in casa è stata un disastro, ma c'è ancora qualche possibilità di cambiare? Di migliorare? Di vedere le cose da una prospettiva diversa? Di uscire, un giorno e godermi dieci minuti senza l'angoscia di scappare, rientrare in casa (dove starei comunque a disagio) e rintanarmi davanti alla tv?
Poi sì, c'è anche e ancora la paura per il covid. Non posso fare a meno di pensare con insistenza a come sarà la prossima estate. Alcune opzioni mi spaventano, ma si può sperare?
O, nonostante i precedenti, si può evitare di farlo?

martedì 1 settembre 2020

Domenica ho ripreso l'attività in oratorio. Basti dire che tra sabato e domenica notte alle 2 ho avuto un attacco di panico da manuale, così se c'erano dubbi su come stavo. Comunque ho ripreso e pure un mese e mezzo prima del solito. Va be'… nel frattempo è cominciato pure settembre. Mamma mia che estate di emme che ho passato. In questi giorni ho sempre più forte la sensazione che non riesco a fidarmi delle persone che ho intorno, nel senso che nessuno mi ispira più sicurezza, mi sento vulnerabile, per questo ho spesso paura anche in casa. Ma forse è proprio in questo momento di scoramento totale nei confronti degli altri che posso puntare su di me, verrebbe da dire che cosa ho da perdere? Sarà che in questi giorni sto facendo incetta di televendite, dove tutti sono allegri e felici, ma di nuovo mi sono chiesta perché devo campare così male.

Non ho voglia di fare niente, in casa stanno perdendo tutti i pezzi, trovare un nuovo equilibrio è indispensabile. In fondo non è quando non si ha più niente da perdere che si può rischiare davvero?

venerdì 28 agosto 2020

a cosa penso?

In questo momento ho un'enorme nostalgia degli anni '90, sogno corse con i pattini a rotelle con il vento in faccia. Oggi  è questa la mia immagine di libertà.
A onor del vero non sono nemmeno mai stata capace di andare con i pattini, ma non sembra importante a livello di sogni e bisogni.
Questo pomeriggio ho messo in uno scatolone da dare via un bel po' dei miei vestiti che usavo anche 20 anni fa, prima di ingrassare così come oggi. Conservati nell'armadio sono ancora belli e in buonissimo stato. MI hanno messo una tristezza… forse per questo il cervello poi è corso verso immagini di libertà, mi hanno messo tristezza perché quel periodo, quasi un inizio da adulta, ha finito per essere anche la chiusura di tutto, per lo meno del ventennio successivo.
Oggi sono stata male a corrente alternata, in alcuni momenti non molto, in altri il magone era tale da non riuscire a respirare, oggi pomeriggio ho avuto un paio di crisi di quella portata. Devo riprendere il controllo di qualcosa. C'è stato un mega temporale, durate quei momenti in cui c'è quasi paura fisica per un agente concreto esterno (il temporale appunto), mi sembra che sia possibile liberarsi dalle altre paure mie insite. Ma è un secondo, un decimo di secondo, un flash, qualcosa che mi fa assaporare un'alternativa ma poi svanisce, così…

giovedì 27 agosto 2020

Che posso dire? Sto toccando nuove vette di malessere. Mi rendo conto che probabilmente dovrei chiedere aiuto ad un professionista perché non ci siamo. Però il problema è duplice, da una parte mi fido sempre meno, dall'altra mi sembra di sapere già ciò che mi si chiederà di fare. Indubbiamente l'arrivo del ciclo ha influito sull'ennesimo picco in giù ma è un po' un trend.
L'altra sera sono andata alla riunione di catechismo, ho fatto una fatica assurda e non è una novità, quello che provavo erano 3 emozioni contrastanti: da una parte la voglia di dire di no, per dimostrare che sarei stata in grado di farlo, dall'altra perché sono stufa, ma poi la paura di restare senza niente. Così probabilmente ricomincerò.
Questa mattina sono incappata in un film, non l'ho visto ma ho capito che la vicenda era narrata su una nave da crociera, di colpo mi è venuto voglia di lavorarci sopra su una nave. Ridicolaggini a non finire, ma la sensazione di essere lontana da qui e impegnata e non da sola mi ha affascinato da matti. <riflessioni? Ho bisogno di lavorare, di tirare insieme qualcosa e tra la gente.  MA NON SO DA CHE PARTE COMINCIARE, visti i miei attacchi di panico e i miei titoli di studio insufficienti. Ma perché la psiche è così complicata?

giovedì 20 agosto 2020

buco nero

Come previsto nei mesi passati, le attività che seguo in oratorio riprenderanno almeno in termini di riunioni già settimana prossima, un mese prima del solito. Visti i nuovi casi di covid di oggi non so se poi in effetti si ripartirà, ma la comunicazione è arrivata. E con la comunicazione, anche due 'autolicenziamenti'. Ammiro chi riesce a dire basta. Lo ammiro perché io sono anni che non capisco più cosa continuo a fare: tanta ansia, troppa, ma davvero pochissimi momenti che mi hanno fatto dire che ne valeva la pena. Così sono tristissima per chi se ne va, tesissima per il nuovo inizio del percorso, confusa perché non so se mi va davvero, e spaventata perché senza quell'impegno fisso e regolarizzato io non ho nulla. Nessun legame, nessun impegno, e nemmeno nessuna relazione.
Con il passare dei giorni ho la sensazione che i metri quadri di casa mia dove non mi sento a disagio continuino a diminuire, sto sempre peggio e non mi capacito di quello che è successo qui in casa. Non sto bene qui, non sto bene fuori e non saprei nemmeno come cambiare e su cosa far leva per stare meglio. Tutto è una sorta di buco nero che inghiotte ogni cosa e non mi fa stare bene. E come nei veri buchi neri nemmeno esce la luce di speranza.
Io non sono più capace di stare bene, di divertirmi. Ogni aspetto si sta richiudendo su se stesso cancellando possibilità e nuove opzioni. Ogni tanto riaffiorano i ricordi di tempi molto lontani, e fatico sempre più a riconoscere che quella ragazzina serena ero per davvero io. Io che l'unico lusso che posso concedermi durante il giorno non è stare bene, pura utopia, ma non sentire niente per qualche minuto intontita da ansiolitici e programmi tv ad oltranza. Ho così paura per quello che sarà il mio futuro… non ce la faccio più. Sto davvero diventando matta. Per questo ho questo strano desiderio di andarmene ad Alassio per tutto l'autunno, anche se poi non saprei nemmeno che fare là in concreto. Sto impazzendo.

domenica 16 agosto 2020

Questo  è un periodo durante il quale ogni santo giorno succede qualcosa di particolare nel mondo, ad ogni livello, sociologico, culturale, politico, sanitario, ambientale… di molte cose non ne so abbastanza, di alcune niente di niente, ma in generale sono curiosa e mi piace discutere delle cose. La consapevolezza di non aver nessuno con cui discuterne mi fa male. Non so come fare per uscire da sto pantano. Nel concreto non so che fare, ancora ieri pensavo a fare centrini con l'uncinetto da vendere ( e io non sono capace nemmeno di usarlo), continuo a pensare a cosa potrei fare e poi finisco sulla poltrona per ore tra una televendita e un'altra, visto che non riesco più a seguire nemmeno dei telefilm perché non riesco a concentrarmi. Se almeno in questo tempo perso mi rilassassi… invece no, è solo confusione che si manifesta in perenni mal di stomaco e nottate tra incubi assurdi. Ogni tanto guardo fuori dalla finestra e mi sembra impossibile che la gente sia capace di vivere in modo 'normale', che abbia lavoro, interessi e relazioni, altre volte a sembrarmi impossibile è quello che sono diventata io e il fatto di non trovare vie d'uscita, soprattutto ora che anche casa mia mi spaventa. Passi concreti… l'unica cosa concreta che faccio sono delle mezz'ore di lavori domestici ed è una fatica immane. Depressione, paura, inattività. 20 anni… quali sono le probabilità che un altro mese così mi seppelliscano in una depressione di quelle totali? Sento il cuore, il petto, compressi. Ho una necessità di cose nuove esasperante, ma non so cosa fare. Nn so come riagganciarmi al mondo. So di non essere la sola. So che nell'web saranno in parecchi nel mio stato. Ma alla fine della fiera la percezione di me non cambia.

sabato 15 agosto 2020

panic panic panic

oggi ho fatto lo slalom tra mille attacchi di panico e ho preso talmente tante gocce che quando non ho la crisi sono ad un passo dal dormire in piedi. Che coglioni.
Cominciano a girare voci che il don del mio oratorio verrà trasferito. La cosa non mi sorprende, purtroppo con sto covid maledetto sono mancati molti preti dalle mie parti, ma spero ugualmente non succeda. E per vari motivi. Uno: avrei tanto voluto essere nelle condizioni di poter passare un po' di tempo seguendo le varie attività extra catechesi che fa, due: non credo di essere nelle condizioni di poter gestire un nuovo cambio/inizio, è una fase abbastanza stressante e non ce la farei, finirei probabilmente per mollare sul serio le attività e non so se sarebbe un bene senza alternative. Cavoli, dopo tutti i casini anche questo cambiamento no, uffa… :/
Ho bisogno di cambiamenti, questo è certo. Ma che siano positivi e che mi vedano parte attiva, voglio dire… sono ancora nella posizione di aver paura a rispondere ad un messaggio.
che pena…
mi sento totalmente allo sbaraglio. totalmente persa.

venerdì 14 agosto 2020

E' quasi mezzogiorno. Ho ricevuto gli auguri da chi mi aspettavo (più o meno) e la tensione di dover far fronte a quel minimo di conversazione è stata enorme. Siamo davvero oltre l'assurdo. Sono saltata per aria 3 volte per vari rumori. Sono così fuori fase che mentre stavo seduta fissando le tende, mi sono chiesta se non mi sia successo davvero qualcosa da piccola, qualcosa che non ricordo ma che potrebbe giustificare una paura delle persone a questi livelli.
Mi fa male vedere come alcune amicizie che ritenevo essenziali si siano ridotte ad un paio di auguri all'anno, mi fa male ma non posso esserne stupita, anche se non sono l'unica ad essersi defilata, i rapporti vanno coltivati e io non sto coltivando proprio un bel niente. Mi scoppia la testa.
E' uno di quei momenti in cui pensare che tutto questo malessere io me lo sia fatto da sola, mi riesce davvero impossibile. Come se ci fosse del non detto, rimosso, scordato, qualcosa oltre me che darebbe più senso a tutto. 20 anni, 20 anni fino a qui… l'enormità di questi 20 anni mi si espande dentro, schiaccia cuore e polmoni e leva il respiro. Non può essere vero.

buon compleanno a me...

e così eccomi al mio 36imo compleanno… fatico a capire persino in che mese siamo, figuriamoci se mi sembra veramente il mio compleanno! Dio, cosa posso dire? Sto temendo questo giorno da settimane perché forse avrò qualche attenzione da parte di qualcuno. Siamo anche oltre l'assurdo. 36 anni, paura di tutto e zero prospettive.
Un paio di settimane fa, guardando il solito show su real time, il salone delle meraviglie per l'esattezza, ho sentito una cliente del salone dire qualcosa tipo che bisogna divertirsi nella vita, bisogna cercare il divertimento. Non so ricostruire il discorso, ma il senso non era non fare un tubo h24, ma vivere bene, cogliendo le possibilità, scegliendo di vedere il bello. Più passano i giorni più quella frase mi rimbomba in testa. La trovo vera, giusta, sensata… eppure quando mi alzerò dal letto non saprò dove sbattere la testa.
Ricominciare, ok… ma di fatto non so come. Non ho competenze, non ho possibilità. L'unica cosa che ho è questa esperienza ormai ventennale con il panico, vedo il problema, e negli altri vedo anche le soluzioni, e vorrei poterne fare qualcosa. Ma non so come. Senza titoli tutto è più difficile. Sto passando mesi inutili, definibili solo con la parola dolore e paura. So che non può essere tutto qui, ma non so che passi fare.

lunedì 10 agosto 2020

Sono tantissimi giorni che non scrivo nulla. Motivo? Sono talmente giù che mi sembrava di non avere nemmeno la forza di scrivere. Evviva… :/ Non sono stata molto bene, i soliti disturbi di pancia. Non mi stupisco eh, somatizzo tutto, alla fine mi sto consumando dall'interno, ma il risultato è che sono esausta. I miei sono stati via un po' in questi ultimi 3 giorni, un'uscita venerdì dalle 9.30 alle 15.30 e dalle 11 alle 16.30 ieri. Meglio così, credo che mia mamma meno mi vede in questi giorni, meglio sta.
Non riesco, e davvero non riesco, più a trovare equilibrio in casa. Ho paura, non mi sento a mio agio per niente per la storia papà/zio. E questo non fa che enfatizzare nella mia testa il fatto che non ho idea di cosa fare. Sento fortissima la pressione del non avere un lavoro. Psicologicamente avrebbe aiutato avere una valvola di sfogo, del resto l'importanza di un lavoro, e non strettamente in chiave economica, non la invento certo io. Qui stiamo veramente raggiungendo il fondo del fondo del fondo del fondo, come riuscirò a riprendermi non lo so.
Questa notte sognavo di gente che si ammazzava e comunque quando mi sono svegliata mi sono sentita angosciata per la mia realtà. Nei giorni passati ho avuto forte la percezione del mio futuro nerissimo: io sola, senza più i miei, sola in casa, enorme, senza denti e con la casa che cade a pezzi perché non riesco a prendermi cura di me né della casa. Sia per i soldi, sia proprio per l'incapacità di vivere. Che angoscia. E tutto mi sembra sempre più verosimile. Persa la bussola totalmente. Non sono proprio attrezzata per stare al mondo. Ho molta paura. Non riesco a usare la testa, non trovo sbocchi, non riesco a sopportare nessun impegno, un macello.

martedì 4 agosto 2020

L'uso dei gel sanificanti comincia ad irritarmi un po' la pelle, me ne sono accorta oggi uscendo per la solita uscita in posta. Tutti con le mascherine, un po' troppo appiccicati per i miei gusti, ma più per le mie fobie che per mancanza di rispetto delle regole. Ho fatto un'ora di fila circa in piedi sugli scalini esterni della posta, manco a dirlo stavo male, sono riuscita ad uscire in corner dopo due ore, tra le 9 e le 11 di agonia, e mi ritrovo in piedi sulle scale vertigini a mille e una gran confusione in testa. Sapevo di non dover rimandare oltre, erano commissioni da fare se non volevo rischiare di incasinarle con altre, ma come al solito una fatica spropositata. Poi arrivo a casa, e mentre mi avvicinavo stavo peggio. Non mi ci ritrovo più qui, punto e basta. Tanto è vero che ad un certo punto mi sono ricollegata al discorso che facevo ieri di chiedere al 'destino' segnali belli forti di cosa fare, perché oggi abbiamo saputo che per la prima volta da che ho memoria, l'appartamento al mare è sfitto ad agosto e allora mi son detta: non sarebbe bello prendere, tornare subito là e starci e ciao? ma i miei non sono dell'idea.
Comunque mi sto consumando la mente, e sono stronza e una parte di me vorrebbe che mio zio facesse uno dei suoi soliti casini e tornasse con la cosa tra le gambe. Poi penso davvero a cosa vorrebbe dire per lui e mi sento un mostro. Non ho più ritegno per niente, né senso del limite.
Ma, tanto quanto questi pensieri sono orrendi e ingiusti, ingiusto è anche farmi condizionare così la vita da quello che fanno gli altri. Ovvio, sarebbe più facile gestire la questione non vivendo qui, ma cosa sono davvero in grado di fare per cambiare? Fin dove sarei disposta a spingermi? Perché ad oggi la risposta è niente e da nessuna parte.
Ci sono moltissime cose della casa che ho da sempre  e che ora iniziano a rompersi, copriletti, tende, un tappeto… persino i bei ricordi di questa casa sembrano sfaldarsi. Questo malessere li cancellerà tutti?

lunedì 3 agosto 2020

Facendo il mio solito zapping, ieri sono incappata in un episodio su real time de il castello delle cerimonie. Rintanata nel mio angolo, da sola, mi sono ritrovata a pensare che mi piaceva l'atmosfera che vedevo in tv. Ben inteso: non vorrei mai essere al posto dei festeggiati, ma dei gestori dell'hotel forse sì. Non è la prima volta che mi rendo conto che esiste ancora una parte di me che vorrebbe trovarsi nel vivo dell'azione, tra persone, non isolata dal mondo intero, anzi! Credo anche sia una parte di me vera, non solo una proiezione per contrappasso rispetto alla vita di emme che faccio. Ciò nonostante, all'atto pratico, diventa difficile capire come far collimare quel desiderio di vita, impegno, socialità, con quella che sono adesso. Una persona cioè sempre isolata, sempre sola e che ha paura delle persone, di non sentirsi all'altezza, di non sentirsi adeguata.
Ieri sera ho pianto come una fontana mentre sentivo la tv di mio zio al piano di sotto. Ho pianto pensando alla situazione che stiamo vivendo, a come mi disturba e a quanto sia arrabbiata con lui e mio padre. Questa mattina ero più che altro arrabbiata e basta, poi di nuovo triste. Non è per questa situazione che vivo così, ma questa situazione ha reso ancora tutto più difficile. Il punto è che non so che fare. Vorrei cambiare, per forza. Ma non so da che parte cominciare. Sarà una cosa comoda, ma vorrei avere una specie di segno da parte del destino. O forse vorrei solo andare al mare, e starci parecchio.

domenica 2 agosto 2020

un po' sedazione, un po' cosciente

Si sente che è cominciato il cuore dell'estate, sebbene in forma minore per il covid. Si sente e da venerdì sera vicino casa mia ci sono stati pranzi e cene nei vari giardini. Un tempo ne facevamo anche noi. Un tempo le risate degli altri non mi facevano male. Ora sì, anzi è più che male, è la spinta ad una crisi di nervi. Sono 24 ore che ho forti dolori alle gambe, e in parallelo sempre più concreto il desiderio di passare l'autunno via da qui. Sarebbe possibile? Ce la farei almeno per camminare e allontanarmi da questa casa che mi fa male da impazzire ogni giorno di più. Non sono capace di gestire questa situazione, avrei solo voglia di mandare al diavolo tutti senza poi riuscire a farlo davvero. E allora prendo gli ansiolitici, che tamponano un po' l'ansia ovviamente, e magari mi intontiscono anche un po', per evitare di provare tutto questo dolore e questo smarrimento che non mi da tregua da mesi. Mi sento una specie di ectoplasma spintonato qua e là dal comportamento delle persone che ho intorno, spintonata, scaraventata e spiaccicata sui muri, immersa nel disagio, nella paura e nel dolore. Senza identità, una volta invece l'avevo. Una volta al centro di tutto quello che mi capitava c'ero io per questo sapevo essere felice anche nelle difficoltà. Ma è stato tanto tempo fa, almeno 2 o 3 vite fa. Il baratro è sempre più vicino. E scrivere nero su bianco mi fa sembrare tutto così assurdo, così impossibile. Non può essere tutta qui la mia vita.
E invece...

venerdì 31 luglio 2020

Sogni, sogni, sogni… ogni notte faccio almeno due sogni sulla mia situazione attuale. Non 1, ma almeno 2. E in ogni sogno probabilmente cerco di metabolizzare quello che è successo in casa mia. Ma la verità è che non sono capace di farlo. O non lo accetto, non so. Quello che sento forte è che davvero non trovo più un posto dove salvarmi. Non c'è più un solo luogo dove io mi senta a mio agio, dove non abbia mal di stomaco perenne. Mi sento sola, come mai prima, ed è ovvio. Mentre le persone intorno a me si frequentano, allacciano rapporti, io sto perdendo tutti i pezzi, e non solo per colpa mia. Sono passati 3 mesi dal fatto, non sto male come all'inizio, ma ancora troppo per pensare di poter gestire questa situazione sul lungo periodo. Vorrei andare. Via. Ma poi? Sento quanto male continua a farmi questa situazione, un logorio quotidiano. Perdite, solo perdite, solitudine.
E poi quando il dolore sarà troppo, che succederà?

giovedì 30 luglio 2020

a volte mi fermo, mi blocco improvvisamente e mi dico che no, non può essere vero che non sto bene da 20 anni, che sono 20 anni che la mia vita è un non fare. 20 anni, a fronte dei 16 sani. Deve essere uno scherzo, uno sbaglio, un'illusione.
Anche se oramai, forse, l'illusione è ciò che ero prima. Forse è quella versione di me che è una farsa. Oramai non so più cosa è vero e cosa no, cosa è stato vero e cosa no.

mercoledì 29 luglio 2020

depressione

stavo per scrivere che stavo combattendo con l'ennesimo momento depressione del periodo, ma in realtà non sto proprio combattendo per niente, anzi… solo che non sopporto più nemmeno la tv a questo punto. La differenza tra qui e il mare è proprio questa: là anche se con sforzi sovraumani riuscivo ogni tanto ad uscire per un giro fine a se stesso, qui no. Siamo arrivati all'assurdo, cioè al fatto che ogni tanto un rumore mi ricorda che esiste qualcosa fuori da questa stanza. Questa mattina pensavo ad una cosa, ripensavo ad alcuni libri che ho letto, ripensavo ad alcune testimonianze e sono arrivata ad una mia (personalissima quindi opinabilissima) conclusione: uscire dalla depressione e dal dap può essere solo una questione di caso. I farmaci (quali?) non funzionano per tutti, la psicoterapia men che meno. Avere un hobby può aiutare ma nel mio caso la lettura, anche se adesso non riesco più a portare avanti nemmeno quella, non mi fa particolarmente bene. Idem con hobby nei quali si investe troppo perché si vorrebbe avessero un risvolto diverso ma che poi fanno restare delusissimi, tipo per me la scrittura. Sono completamente allo sbando. Dal primo attacco di panico quante cose sono andate storte, tante, troppe. E quante false partenze… mamma mia quante false partenze.
E quanta paura. Per me, ma anche di mio padre, di mio zio, di mia madre… paura del tempo che passa, di quello che non passerà più. Paura di non ritrovare mai più un equilibrio. Paura di quel dolore che toglie il fiato. E se chiudo gli occhi, non vedo una via d'uscita, se chiudo gli occhi non vedo più niente.

martedì 28 luglio 2020

Oggi fa caldino… direi il primo vero giorno da tutto luglio. Oggi ho portato la macchina dal meccanico, mio padre mi seguiva con la sua, sono salita e tremavo, avevo una paura che si bloccasse di nuovo tutto, invece il filo della frizione ha retto fin dove doveva, e speriamo che si possa sistemare perché parliamoci chiaro: io conciata come sto, una macchina nuova, al di là della spesa, non sono in grado di usarla. E va beh… poi ho accompagnato mio padre per la spesa ovviamente visto che avevamo un'auto sola. Siamo stati fuori 1 ora e mezza circa, dalle 14.15. Orario strano con pochissima gente in giro. Sembrava tutto surreale, triste, sbagliato. Ma del resto è da che ho aperto gli occhi che sto così. La vita così non ha nessun senso, e ogni giorno pesa di più. Allora provo a cercare un'alternativa, ci provo davvero, ma non la vedo. La scrittura per me era tutto in questa situazione. Identità, soldi, e anche una strada dove investire tempo. E invece no. E allora resto così, cercando di capire come far passare le ore evitando di impazzire, di ansia, di noia, di dolore. Passare l'autunno in Liguria avrebbe senso? Forse, se facessi qualcosa, ma di nuovo: che posso fare? Può essere possibile che io non abbia più vie d'uscita? Che non abbia più senso parlare di piani a, b, c... ? Che tutto il mio mondo di riduca a leggere e pulire casa tra una crisi isterica e l'altra? Credo sul serio che sia possibile ricominciare alla mia età, ma non con questi presupposti. Serve capire qualcosa, serve capire più di qualcosa, serve capire come stanno le cose, e cosa posso fare. E non è facile. Per niente.