martedì 28 febbraio 2017

perchè?

A volte mi chiedo solo una cosa: come è possibile riuscire a boicottarsi sempre e comunque? Come è possibile vivere con la sensazione di non essere in grado di prendere nessuna decisione, di compiere quel passo verso un futuro diverso...
E' perché non ci si crede più? perché non si crede di meritare qualcosa in più? qualcosa di diverso? Per comodità, paura, confusione?
Non lo so, so solo che passano i giorni che diventano anni e io ho la sensazione di essere una completa deficiente incapace di agire. Di cambiare.
Di vivere.
Perché?
Perché???????

lunedì 27 febbraio 2017

Uscire o non uscire, questo è il problema...

Verso le 11:30, dopo tre ore di lavoro, ho pensato fosse una buona idea tentare di uscire per fare un giro. Ora, in linea di massima c'è solo una cosa che mi spinge ad uscire: l'idea di andare a comprare qualche dolce da mangiare.
Che, visto il mio problema di obesità, è ridicolo ma dal momento che non riuscire ad uscire di casa lo sembra ancora di più, di solito accetto il compromesso: uscire è comunque prioritario.
Ho deciso in pochi minuti e speravo che questa rapidità d'azione, per così dire, mi preservasse dal panico. Mh, non è andata proprio così.
Pochi minuti dopo essere entrata nel supermercato è scattato il panico. In questo caso in realtà credo sia stato banalmente perché non stavo facendo una cosa giusta e lo sapevo. Comprare dolci, per quanto sia lo stimolo per uscire, non può più essere la risposta. Ho fatto qualcosa che non dovevo e la risposta con il panico è stata immediata. Ok, come parziale lettura ci può stare ma non basta.
Il punto è CHE DIAVOLO STO FACENDO ANCORA DOPO ANNI DI TERAPIA DI COSì SBAGLIATO DA FARMI STARE COSì OGNI SANTO GIORNO?
Perché, certo, ad un certo punto diventa tutto un'abitudine, il pilota automatico parte ogni volta che metto il naso fuori di casa ma...non può essere solo abitudine. Ci deve essere per forza dell'altro. Qualcosa che non riesco a focalizzare ma che continuo a sbagliare.
Nel frattempo con l'obesità perenne, e l'ansia che mi impedisce di uscire... sto passando sempre più giornate in preda a dolori a gambe e braccia perché uno scheletro non è fatto per sopportare il doppio del peso che dovrebbe. né per far fronte a chi sta o sdraiato  o seduto costantemente.
Il panico è l'obesità mi hanno complicato il passato, ora mi stanno rovinando il presente e mettendo a rischio il domani.
Da qualche parte serve ripartire, per forza.
MA SE NON CAPISCO COSA SBAGLIO ALLA BASE, NON AVRò LA FORZA PER GIRARE PAGINA. Perché è evidente che io stia investendo troppe energie in questioni di cui, se fossi onesta, non mi importa un cavolo. Solo che, per assurdo, dopo tutti sti anni, NON HO LA MINIMA IDEA DI COSA SIANO.
E questo mi spaventa.

sabato 25 febbraio 2017

e i miei racconti...

Mi piace rendermi conto di tutte le volte che ho imparato a sognare e sperare insieme ai miei racconti...


#Rebekka F. & #Lady Purple

·        # Una vacanza per ricominciare a sognare.

·        # Un errore splendido.

·        # E se ci volesse il mare?

·         #Sospiri nell’anima

·         #Tutto il tempo del mondo- le mille note di un amore.

·        # Non serve tempo! Quando lo sai, lo sai!

·         #Perché la vita mi ha portato fino a te!

·         #Cara Azzurra…

·         #E adesso? Adesso… NOI!!!

·         #Primavera… la rinascita del cuore

·         #Una rosa petali di piacere

·         #Della mia vita.

·         #“Scrivo perché…”

·         #Una casa, tre piani da vivere, tre piani d’amore.
 
 
vorrei tanto credere che la mia vita stia riprendendo battito anche grazie a quelle parole...
💗💖💖💗💖💗
 

mercoledì 22 febbraio 2017

ammettiamo come stanno le cose!!!

Andare in mezzo alla gente questa sera è stato davvero difficile. Anche se a volte non si nota, questa sera l'attacco di panico mi si leggeva chiaro in faccia: facevo pietà. La cosa positiva è che se qualcuno mi avesse chiesto spiegazioni so che non avrei avuto la minima difficoltà ad ammettere la mia situazione.
E questo è un enorme passo avanti.
;)
Questa sera con i bimbi che seguiamo, dovevamo fare una piccola festicciola di carnevale. Niente di che, però sarebbe stata una serata diversa anche per loro.
Be', la serata di per sé è andata bene. Loro si sono divertiti e sono riusciti a farlo senza fare danni, hanno chiacchierato, riso giocato... Insomma anche per noi adulti sarebbe potuta essere una parentesi piacevole.
Lo sarebbe stata se non stessi ancora subendo i postumi di un #attacco di #panico con i fiocchi. Curiosamente però questa volta sapevo esattamente per cosa lo stavo avendo.
Il lavoro che faccio come insegnante privata in queste settimane ha avuto una piccola impennata, settimane così capitano, nulla di strano. La cosa strana è che oramai tutti, e intendo tutti, credono che un'ora di lezione possa fare miracoli e tamponare mesi di lavoro o programmi di sei o sette materie insieme. Dopo l'ennesima ora passata così sono entrata nel pallone con la sola voglia di mollare tutto.

Perché semplicemente non si capisce che le cose vanno fatte con un certo metodo? che non si può sempre fare in 60 minuti mezzo libro? Queste settimane stanno andando così e io, sbagliando, sento addosso una pressione assurda, perché se da una parte essere pronta e preparata è responsabilità mia, dall'altra rendersi conto di quello che realisticamente può essere fatto in un pomeriggio non spetta a me.
Ma se a livello razionale lo so, a livello inconscio l'equazione non è così semplice e così, dopo l'ennesimo pomeriggio di caos ai massimi livelli, sono uscita di casa con un mal di testa assurdo e il panico in corso. Non so nemmeno come ho fatto ad arrivare.
In questo caso quindi è il panico  che insegna e io devo imparare: lavorare bene sì, pensare di dover risolvere i problemi di tutti NO!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
e Stop

martedì 21 febbraio 2017

persi nei meandri del passato

Capita non di rado di trovare volumi, non necessariamente di esperti, che propongano come soluzione ai problemi di panico una sorta di percorso di analisi personale del passato, che permetta di riviverlo, scrivendo magari una sorta di memoriale.
Rivivere il passato... in fondo ogni tipologia di terapia parte da questo, puntare il momento in cui tutto ha fatto crack per cercare di rimettere insieme i pezzi. Da profana direi che la cosa ha senso, in fondo se si sta male ci dovrà pur essere un motivo e cercare di analizzarlo potrebbe essere utile.
Solo mi chiedo: fino a che punto? quando la ricerca nel passato smette di essere un passaggio terapeutico e diventa solo un'ossessione per ciò che non c'è più, che non c'è mai stato?
Insomma quando dire basta a tutto questo?
Come sempre con le questioni della mente, trovare una risposta definitiva e precisa è impossibile.
Peccato. La terapia insegna a farti domande, per una volta vorrei avere le risposte perché infondo non si può sprecare tutto il presente nei meandri del passato.
In questo devo dire sto cambiando molto ultimamente.
Fa ancora male, ma sempre più ho la volontà di lasciare il tempo che fu nel suo tempo.
E concentrarmi su quello che mi succede ora.
Perché in effetti le energie sono limitate e se si perdono tutte a rincorrere ciò che è passato, cosa resta per creare il presente?

domenica 19 febbraio 2017

batticuore dolce amore... o no?

Quando questa mattina ho aperto gli occhi, avevo il cuore in gola. Cominciare la giornata con un attacco di panico è davvero bellissimo...
Mi chiedo... quando il batticuore a letto sarà per qualcosa di romantico? o divertente?
Passano i giorni, le settimane... non fa paura che oggi sia stato uguale a ieri.
Mi terrorizza il fatto che oggi sia stato uguale a più di 3650 ieri, più di dieci anni di ieri.
Questo spaventa. perché il domani sempre meno un giorno in grado di sorprendermi cambiando rotta.
Nonostante ciò... SPERIAMO
Buona notte!

venerdì 17 febbraio 2017

Obesità

Questa mattina psicoterapeuta. All'andata tutto tranquillo. Niente ansia, niente panico. La seduta si è svolta principalmente intorno al tema dell'obesità e alle modalità di soluzione del problema. Ora, mentre ne parlavo con lei, commentando anche un libro letto, mi sembrava tutto ok, non dico un percorso facile, per carità!,  ma fattibile. Quando poi mi sono ritrovata sola in auto però tutto è diventato più complicato, molto più complicato.
 Dopo un paio di minuti di viaggio, il panico ha preso il sopravvento, l'obiettivo del peso mi è apparso irraggiungibile,  inoltre mi è sembrato anche il metro per valutare il resto della mia vita, cioè non risolvere quello, in un qualche modo contorto, significa anche non poter gestire la ripresa della mia vita in toto ma vivere sempre in una specie di seconda scelta.
Ho faticato non poco a tornare a casa.
Una volta a casa poi gli impegni della giornata hanno preso il sopravvento ma una cosa è certa: sarà una guerra arrivare in fondo! Allo stesso tempo sarà un passo essenziale per la costruzione di una vita davvero mia, davvero sintonica con i miei desideri, non più governata solo dal perenne 'è fuori dalla mia portata'.
L'obesità è una malattia seria ma è anche il simbolo di tutto una vita: uscire da una corazza per essere davvero chi sono!

giovedì 16 febbraio 2017

sull'orlo del panico

La giornata non è andata male. Affatto... certo, è passata come tante altre, per certi versi un po' inutile. A volte mi prende una rabbia nell'essere cosciente di tutto il tempo che spreco... Tempo: la cosa più preziosa di tutte, quello che non torna, quello che aspetta, che non concede proroghe a nessuno.
Tempo...
La giornata non è andata male eppure ora mi trovo con il fiato corto, sulle soglie di un attacco di panico.
Panico forse proprio per il tempo sprecato, per quella risorsa così importante. Per i rimpianti che possono scaturire. Panico perché per la miseria, la vita è una e merita di essere vissuta!!!

mercoledì 15 febbraio 2017

Una passeggiata sotto le stelle trai ieri, oggi e domani

Questa sera, sebbene avessi un impegno alle 20, alle 19 sono uscita di casa per fare una passeggiata.
Uscire non è stato poi così impossibile, il panico sembra essersi preso qualche giorno di ferie, m una volta fuori sono crollata.
La strada era piena di persone che vista l'ora, rientravano dal lavoro, tornavano alla loro vita privata. O comunque per i più era così.
Mentre camminavo, guardando le stelle luminose in un cielo limpido, mi sentivo stordita.
Dove è la mia vita? privata, lavorativa... Dove è?
Dove è se una camminata di mezz'ora da sola è il massimo a cui sono arrivata oggi. Oggi che  è un giorno normale. In mezzo ad altri giorni normali, in cui il panico è in calo ma la malinconia no, perché mi fa male il passato che ho avuto, mi stordisce quello che non ho vissuto.
E soprattutto, per tornare all'oggi, mi spaventa maledettamente un presente che mi vede allo sbaraglio. 33 anni e non sapere che cosa fare, che cosa riuscirò a fare, nella vita.
Nessun presente, nessun futuro.
Il passato non può tornare, ma se non sto attenta, saranno anche l'oggi e il domani a scivolarmi tra le dita.
Che voglio fare da 'grande'?
Come voglio dare il mio contributo alla società ?
Capita spesso di sentire giovani che dopo anni passati a sperimentare, a provare... intorno ai 30 anni decidono che è ora di mettere la testa apposto, di fare scelte. Be', io ho ancora tutto da provare, da inventare ma il tempo passa, imperterrito e mi terrorizza perché sono ancora troppo lontana dal capire le risposte, sebbene le domande sulla mia vita mi schiaccino come un macigno.
E l'ennesima giornata arriva al suo capolinea.

martedì 14 febbraio 2017

questione di ambiente

Sì, il tempo è limitato e non è sempre possibile occuparsi di tutto. Questo è un dato di fatto. Credo però sarebbe sufficiente che ognuno pensasse a qualcosa per fare la differenza, assecondando i propri interessi.
POI ecco, ci sono questioni invece sulle quali non trovo davvero nessuna giustificazione al menefreghismo. Certo, tutti preferiremmo passare il tempo tra sollazzi e divertimenti, ma il senso di responsabilità dovrebbe spingere gli adulti in altre direzioni. Perché questo fanno gli adulti, si prendono responsabilità.
Un primo tema di questo genere è l'ambiente. E non parlo di strategie complicate, oscure, 'modaiole', parlo di semplice buon senso unito ad una buona dose di rispetto. Non ho figli per ora, ma non mi spiacerebbe lasciare alle nuove generazioni qualcosa in più del buco dell'ozono!
Soprattutto considerando che il rispetto dell'ambiente non è l'alternativa un po' povera e sfigata alla vita di successo e che si può permettere di tutto e di più, no.
E' di fatto l'unica strada perché questa vita possa esistere ancora.
E sì, sono un po' drastica ma tutti gli studi seri in merito lo sono; mettere la testa sotto la sabbia stile struzzo non risolverà il problema.
Perché ad un certo punto, anche i milioni di milioni possono poco di fronte ad un pianeta allo stremo.

domenica 12 febbraio 2017

i sogni

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Sognare è importante. Dà colore e forza ai giorni. Dà speranza, fa vedere strade da percorrere.
Ma... entro che limiti è lecito, sano, farlo?
Quando i sogni smettono di essere una risorsa e diventano un buco nero in cui finiscono energie e opportunità?
Quando i sogni ad occhi aperti diventano il peggior nemico di noi stessi? 

giovedì 9 febbraio 2017

generazione di fenomeni... o no?

Libri, racconti, film dipingono la generazione dei trentenni/quarantenni in preda ad una nostalgia del passato davvero singolare.
Sì, ogni generazione ha probabilmente un po' la tendenza a rimpiangere i suoi anni d'oro eppure un conto è un anziano che magari ha nostalgia della sua giovinezza, un conto è sentire un trentenne fare altrettanto. Non dovremmo essere impegnati a viverla, la vita, piuttosto che rimpiangerla già?
Eppure... eppure siamo in tanti  farlo.
e, a onor del vero, capita anche tra chi di anni ne ha a mala pena 25...
A volte mi chiedo se questo nuovo millennio non sia iniziato andando troppo veloce, forse non riusciamo a tenere il passo con i cambiamenti.
Forse c'è qualcosa di troppo effimero là fuori, per noi.
Forse abbiamo nostalgia degli anni passati, degli anni 80/90 perché eravamo piccoli e quindi più felici per definizione.
O forse eravamo più felici solo perché eravamo più felici, indipendentemente dall'età.
Quello che so è che è troppo presto per arrenderci.
Perché solo avendo coscienza delle cose belle, potremo avere la forza di combattere quelle brutte, che non vanno. Quelle che rendono questo mondo così poco felice e troppo inospitale e che ci costringono a guardare, troppo presto, indietro al passato.

mercoledì 8 febbraio 2017

Un mondo violento comincia in famiglia.

Siamo cresciuti con il mito della famiglia stile mulino bianco, siamo cresciuti e non ci è voluto molto per rendersi conto che la realtà è ben diversa da quella. Forse è un bene perché è più complessa e variegata, più viva e più ricca. Eppure non sono poche le volte che mi piacerebbe ritornare a credere a quell'idea. Succede ogni volta che la famiglia diventa teatro di violenze, quelle violenze per certi versi, a due passi da casa che lasciano sconcertati, perché non sono lontane, sono qui e ci interrogano. Ci chiedono che razza di società stiamo preparando per i nostri figli.
Violenza che genere violenza. Violenza tra adulti che scatena quella di figli verso i genitori.
Violenza che urla, che chiede di essere guardata in faccia perché solo guardandola in faccia possiamo fare qualcosa.
Violenza che riguarda tutta la comunità che farebbe di tutto per voltarsi dall'altra parte. Violenza che spalanca le porte sull'ipocrisia con cui tutti ci si riempie la bocca.
perché in fondo, finché non tocca noi be'... chissenefrega no?
E invece appunto NO.
Perché la violenza in una famiglia riguarda tutta la comunità, perché i figli potrebbero diventare pericolosi anche per altri ad esempio.
Ma anche solo perché quando qualcuno ha bisogno di aiuto, ci dovrebbe essere qualcuno pronto a darlo. semplice.
Chiama in causa tutti noi. Sempre. E non può che essere così.  perché si diffonde, serpeggia, intossica tutto ciò che tocca, con cui entra in contatto.
La famiglia del mulino bianco non esiste, ma in fondo spetta a tutti noi cercare di fare il possibile affinché, tra non vedo-non sento-non parlo, il colore della famiglia non diventi il nero dell'abisso della paura e il rosso del sangue.

martedì 7 febbraio 2017

Rebekka F. e il suo mondo

💓💓💓💓💓💓💓💗💗💗💗💗💗
 
Giornate piene, direi complessivamente positive.
E ogni volta che qualcuno legge un mio libro, be'... ne sono felice. Non posso fare a meno di scrivere, di inventare mondi, di crearmi vite parallele, sapere che qualcuno ogni tanto entra a farne parte con me è bellissimo!!!

domenica 5 febbraio 2017

voglio...

Non so se la domenica per sua natura, è il giorno in cui essere soli pesa più che durante gli altri.
Fatto è che oggi la solitudine l'ho sentita eccome. Vorrei avere qualcuno vicino finalmente. Perché ad un certo punto, dopo tutta la vita sola, ci sono attimi in cui la mancanza di un compagno è mancanza d'aria. Voglio l'amore, mentale, fisico, cuore, corpo, anima.
Voglio qualcuno che mi tenga la mano, che mi tenga nel cuore.
Voglio baci, carezze, sospiri.
Complicità, gioia, passione.
Voglio...

leggerezza

Come conseguenza di questa vita- non vita, ci sono giornate in cui mi sento davvero nervosa, arrabbiata con il mondo e soprattutto con chi mi sta vicino in casa.
Ovviamente non è una cosa positiva ma davvero, a volte non riesco a controllarmi.
Controllarmi... sembra la parola chiave di qualsiasi cosa: cibo, panico, paure, rapporti...
Dopo aver passato una giornata pesante ieri, dopo una notte in cui ho dormito poco e male, be' oggi... l'unica cosa che vorrei è lasciarmi andare.
In ogni senso, in ogni frangente.
Senza occhiatacce da parte di chi ho intorno, senza sensi di colpa da parte mia, solo naturalezza.
Spontaneità.
Leggerezza...

notte

e chissà se questa notte, in sogno, io vivrò tutti i miei desideri più grandi...

buona notte...

sabato 4 febbraio 2017

un sabato pomeriggio qualunque

💗💖💖💖

Sì, per me è proprio un sabato pomeriggio qualunque passato a scrivere, che si è concluso verso le 18.30 con un attacco di panico, uno di quelli forti.
Ora, un'ora e mezza dopo va meglio, dopo aver passato quasi un'ora cantando, attivando una playlist casuale ma che alla fine casuale non si è dimostrata perché mi ha riproposto mille brani di quella adolescenza in cui tutto era ancora possibile, quella pre-panico per intenderci.
Di quando ero serena, felice. Di quell'adolescenza che avrei rimpianto per più di un decennio.
Di quel periodo in cui ero davvero convinta di avere il mio futuro in pugno.
se c'era una lezione, l'ho imparata sbattendoci il muso e non posso non chiedermi se non ci sarebbe stato un modo un filo più soft.
Ora sto bene, esausta ma bene.
Solo che come si fa a star davvero bene quando l'ennesimo giorno va a puttane in questo modo?
Un tempo, tantissimo tempo fa, i sabati sera erano momenti felici, fatti di divertimento, di batticuori tanto improvvisi quanto intensi, erano fatti di viva che pulsava.
Ora sono solo l'ennesima sera di solitudine della settimana e man mano che i primi capelli diventano grigi, magari dopo un pomeriggio così difficile, mi chiedo:  potrà davvero esserci qualcosa di diverso?
per ora... meno male che c'è la musica...💗💖💖💖

faccia a faccia con l'obesità

Obesità... che parola strana. Contiene al suo interno una diagnosi medica ma anche un universo intero di emozioni, paure, frustrazioni. Sconfitte.
Il mio caso è un'obesità di 3° grado che si traduce in quasi 50 chili in più. Un'enormità.
Di fatto è come ci fosse peso a sufficienza quasi per un'altra me. E dal momento che l'obesità è andata quasi di pari passo con la depressione e il panico, è proprio come se fosse la parte fisica, materiale, di quella nuova me interiore malata. Se la mente è sana in un corpo sano, una mente malata ha reso non sano anche il mio corpo...
Non è facile riuscire a parlare in modo sereno di questa malattia. Si passa per pigri, indolenti, non rispettosi di se stessi. Nel mio caso tutte ipotesi vere ma derivate a loro volta da un altro problema: il panico; è facile sparare giudizi ma la verità è che dietro l'etichetta 'problemi alimentari' si celano comportamenti così complicati da dover essere trattati solo da persone competenti.
La mente è spesso la più grande responsabile del nostro modo di alimentarci.
Ho messo su quei 50 chili quasi tutti in un anno, tanti anni fa. Sono tanti ma uno alla settimana è stato più facile di quanto possa sembrare: spaventatissima da come il panico stava stravolgendo la mia vita, rovinandomela, non avevo il controllo più su nulla, soprattutto su quelle pause in compagnia dei dolci che stavano diventando l'unico momento piacevole di tutta la giornata.
Alla fine di quei 12 mesi era evidente come il problema peso fosse a sua volta diventato così grande da essere causa di altra tensione. Anno dopo anno ho sempre provato a sistemare le cose, inutilmente. La mia vita era troppo vuota e insoddisfacente perché potessi affrontare anche quello. Perché potessi privarmi dell'unica consolazione, seppure momentanea e in ogni caso controproducente.
Anno dopo anno veniva a mancarmi sempre di più la forza per combattere e la visione di un futuro diverso possibile. Ho cominciato semplicemente a non vedere alternative.
Dopo che almeno in parte la psicoterapia ha cominciato a fare effetto, la possibilità di poter gestire il problema ha fatto di nuovo capolino.
O meglio, ha rifatto capolino l'idea di un modo verosimile di affrontarlo perché occorre ammettere che non ho mai passato un giorno senza pensare di poter tornare normopeso, solo che erano pensieri che non tenevano conto della mia reale situazione. Dei miei limiti e delle mie vere possibilità. Erano solo fantasie.
frustranti.
Chissà se ora sarò in grado di provare una strada diversa...
quello che so è che però lo sfondo cambia, e non sono sicura lo faccia in meglio.
Nel mio caso specifico i momenti più critici sono sempre stati i giorni prima del ciclo e le ore di tarda serata, ma se i primi non mi sembrano un grosso problema, le ore serali sì, perché  se i primi sono 2/3 al mese, di sere ce ne sono 7 alla settimana e gestire ogni sera una guerra contro le voglie è più impegnativo., perché la 1° magari resisti leggendo, la 2° scrivendo, la 3° cantando e immaginando di poter tornare ad indossare i tacchi senza rischiare le caviglie, ma la 4° cedi e la 5°, la 6° e la 7°, non pensi alle prime tre in cui hai resistito ma a quelle in cui hai ceduto.
E cedi ancora.
SOlo che ora si è aggiunto pure un altro aspetto: il fatto che pensi al cibo spesso anche di giorno. Penso a quello che ho, a quello che non ho e quando potrei andare a comprarlo, panico permettendo. Sono arrivata a sognarlo pure di notte! E così non ho davvero le energie per combatterlo.
Qualcosa è cambiato.
Spero di capire cosa fare...

venerdì 3 febbraio 2017

gocce di pioggia

mi piace la pioggia... c'è qualcosa di romantico in essa. Amo anche i temporali, la scarica di tensione che riverbera nell'aria è come una fonte di energia vitale, erotica .
Amo la pioggia, è come se mi ricollegasse ad una parte autentica di me. Pulisce, purifica, rigenera.
o forse è solo per la possibilità di restarsene in casa con una scusa plausibile... come sempre aspetti diversi convergono in un unico risultato: amo la pioggia.


giovedì 2 febbraio 2017

... bailamos...

Se c'è una cosa che vorrei fare è ballare.
Amavo ballare in discoteca tra i 14 e 16 anni, prima che il panico facesse la sua comparsa. E amo ballare tutt'ora. Mi sento troppo limitata dal mio peso e dal panico per iscrivermi ad un corso ma credo che quando ce la farò, sarà davvero un grande obiettivo raggiunto.
Sarà anche il simbolo di un vero cambiamento.
per ora mi sono limitata a usarlo in una delle mie storie su amazo n, "un errore splendido", per ora... :)

Ballare... muoversi, giocare con il corpo in una danza seducente. Il ballo è sensualità allo stato puro, seduzione, erotismo e soprattutto la manifestazione di ciò che si è, senza filtri, senza barriere o finzioni.
Ballare: emozione, passione, vita.

E se non sempre valesse la pena?

Sì, il panico ti costringe a seguire vie traverse, percorsi alternativi, corse ad ostacoli. Spesso ci si ripete come un mantra "non mollare-non mollare" per non darla vinta al panico, o meglio per non permettere che questo ci condizioni in toto. Il panico nasce come un allarme, un segnale che qualcosa non va, un segnale che andrebbe ascoltato e da cui imparare, ma quando questo si diffonde e invade ogni cosa, si passa in modalità combattimento,: non lo si ascolta più, lo si deve superare, e basta, imponendosi  di "andare avanti".
Solo che... be' alla fine mi chiedo, e se una cosa, panico o non panico, non facesse semplicemente per noi? Convinti che ogni cosa venga difficile, che ci sia sempre da combattere, non è che rischiamo di infilarci in battaglie di cui davvero non ci importerebbe un bel nulla, se fossimo abbastanza lucidi da chiedercelo?

mercoledì 1 febbraio 2017

insicurezza & cibo

In tutto questo però devo dire che da qualche giorno gestire un rapporto più sano con il cibo sembra un filo più facile. Che dire, speriamo duri. In una giostra di causa effetto se è vero che proprio il panico e le insicurezze mi fanno cercare sfoghi nel cibo, credo sia anche vero che un fisico più sano e in forma, passando per miglioramenti di salute, potrebbe anche aiutare ad ottenere un briciolo di autostima in più. UN circolo virtuoso insomma! :)

Questo #panico #nonègiusto

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Uscire di casa questa sera per andare ad occuparmi del gruppo di ragazzi che seguo non è stato facile, ma dal momento che c'è stato di peggio e che la giornata nel suo complesso non è andata male, devo dire che tutto sommato era abbastanza serena.
Fino a quando almeno, i ragazzi hanno fatto una richiesta più che legittima, di organizzare gite e uscite come fanno altri loro coetanei.
Ora, non è certo mia intenzione essere considerata l'unica responsabile di diversi problemi organizzativi che ci sono e che rendono queste uscite difficili, quello che però mi ha fatto più male è stato rendermi conto che io vorrei poterli accompagnare, lo vorrei con tutto il cuore, ma non me sentirei mai.
Non so se sarebbe giusto vivere attraverso le loro uscite quelle che non ho vissuto io, anzi, lo so  benissimo: non lo sarebbe per niente! Ma sarebbe invece giusto uscire e divertirsi nel rispetto del mio ruolo.
Sarebbe giusto non farmi fermare ancora da questo #panico maledetto e i suoi mille effetti.
Sarebbe giusto potersi godere un fine settimana senza temere i mille #malesseri che provo regolarmente.
Sarebbe anche giusto poter occuparmi di questi ragazzi come loro meriterebbero.
Sarebbe giusto che per una volta il #panico non mi fermasse...