sabato 29 settembre 2018

appigli

Domani tornano i miei. Da una parte ne sono lieta per tutta una serie di motivi ( non ultimo il fatto che da quando mio zio si è messo a fare il testa di beep, arriva anche alle 3 di notte e le notti stanno diventando un macello, ieri sera ho passato un'ora e mezza fino alle 3 appunto, a girarmi e rigirarmi nel letto ad ogni minimo rumore, non riuscirei ad andare avanti molto così), dall'altra, tanto per cambiare, ho paura di come si metteranno le cose. Sembra incredibile quanto una stessa faccenda riesca a farmi paura in mille modi diversi. A conti fatti una cosa mi era rimasta in mezzo al disastro di questi 18 anni, e cioè una famiglia alle spalle un po' traballante ma unita. L'effetto di vertigine nel perdere anche questo appiglio è da brividi.
Comunque nelle ultime 24 ore, mi sono proprio resa conto di quanto sia conciata male. Dopo questa estate, queste settimane non so quanto mi ci vorrà a tornare solo al livello di giugno, che è tutto dire.
Oggi dovevo andare in farmacia perché ero rimasta senza ansiolitici, ci ho messo tutto il pomeriggio per riuscire a gestire questa uscita. 4 ore di ansia per dover uscire a comprare i farmaci contro l'ansia… la mia vita a volte mi sembra una barzelletta. Tralasciamo l'effetto di ritrovarsi in paese di sabato pomeriggio alle 18: di fatto tra adolescenti, famiglie, coppiette, credo sia il momento della settimana durante il quale una semplice passeggiata in centro diventa l'apoteosi di tutti i propri fallimenti, dico tralasciamo perché riesco a pensarci adesso che sono a casa, non mentre ero fuori visto come stavo. Tremavo per ogni auto che compariva nel mio radar all'andata mentre al ritorno è subentrata la spersonalizzazione, cioè quella cosa di non essere quasi nemmeno presenti a se stessi che ti fa dubitare anche solo di riuscire a gestire il colore dei semafori.
E adesso sono qui, sola, in silenzio (non riesco più nemmeno a sentire la musica-altro regalo dell'estate- perché sono troppo tesa e ho bisogno di sentire quello che succede) e mi chiedo: dovrei essere contenta perché comunque alla fine sono uscita per comprare qualcosa che mi aiuterà a gestire altri momenti come questo?
Non riesco più a vedere l'alternativa. Non riesco a trovare un appiglio.

giovedì 27 settembre 2018

un bicchier d'acqua

Oggi verso l'una e qualcosa sono uscita in cortile per fare due cosette, tra cui bagnare due piante. Mentre lo facevo mi sono resa conto di altre, a due metri di distanza, praticamente secche perché in 10 giorni non le ho mai calcolate. Rientro in casa e sull'armadio c'è una bolletta e solo in quel momento, dopo 7-8 giorni che sta lì mi viene in mente di controllarla per scoprire che è scaduta lunedì. In quel momento credo di aver capito davvero l'espressione annegare in un bicchiere d'acqua. Seriamente… non capisco come si possa essere così. Negli anni questi periodi sola in casa sono stati diversi, come ho già detto e sì, sono capitate anche settimane in cui ero oggettivamente parecchio impegnata, per cui, unendo il mio amico panico, arrivavo al punto di non capire più nemmeno cosa stessi facendo, conclusione estrema ma in un certo qual modo giustificabile dal mio stato. Ma quello che sta succedendo in questi giorni è deprimente pure per i miei standard. E sì, al 99% parte da un disagio psicologico dovuto alla questione con mio zio, detto questo però mi chiedo se l'errore di fondo, che mi ha sempre un po' caratterizzata, non sia quello di puntare a cose sempre troppo TROPPO, invece di cercare di fare un passo alla volta partendo da cose piccole, come bagnare una pianta ad esempio. Odio i conflitti, non li so gestire e questa situazione mi ha messa ko, proprio per questo immagino, il bisogno di pensare ai fatti miei si è fatto più forte in questi giorni. Pensare ai fatti miei, nel senso di convogliare energie cercando di arrivare da qualche parte con i miei problemi lasciando le cazzate degli altri fuori dal mio radar. Soprattutto quando 1) non ci si può fare nulla e 2) si sa di essere dalla parte della ragione.( Non che io pensi sempre di esserlo, anzi… i dubbi sono sempre con me, ma in alcune circostanze incredibilmente lo so pure io di essere nel giusto.)
Quindi non posso fare a meno di chiedermi se non sia possibile che il grande dolore provato in questi giorni, in qualche modo non possa servirmi a qualcosa. Non possa portare a qualcosa. Chissà come, ma ci spero ancora.

mercoledì 26 settembre 2018

per me

Probabilmente tutti, presto o tardi, arriviamo a quel limite che se oltrepassato nella migliore delle ipotesi ci cambia fin nel midollo, nella peggiore ci manda in pezzi. Dopo tanti anni di malessere e solitudine ci sono arrivata questa estate, ma soprattutto negli ultimi10 giorni. La cosa che mi spiazza di più è esserci arrivata a causa della mia famiglia, e oggi mi sono resa conto, mentre ero arrabbiata fino all'inverosimile, quanto sia facile e veloce per il dolore diventare rabbia, anche violenta. E tutto questo ovviamente mi fa stare male. Mal di stomaco, mal di testa, mal di tutto e il panico pronto ad affiorare praticamente ogni istante.
Oggi dopo aver tentennato davanti alla porta per quasi un'ora e mezza, e dopo non esserci riuscita per niente ieri, sono uscita. Un'ora che mi è costata una fatica immane, soprattutto dopo essermi resa conto da un piccolo fatto banale, di quanto mio zio se ne stia davvero fregando di tutto, quindi dopo essere scoppiata di nuovo in lacrime, con lo stomaco attorcigliato, mi sono avviata, terrorizzata che potesse succedere qualunque cosa. E quindi eccomi qui, alcune ore dopo con il dolore diventato rabbia ritornato dolore, con una pesantezza sul cuore e tanta confusione per un futuro che mi si fa via via più ingarbugliato e nebuloso. Con la paura che qui in casa il peggio debba ancora arrivare, e non lo reggerei fisicamente, con la rabbia per chi si proclama preoccupato per me ma non esita un secondo a darmi una batosta che si farà sentire a lungo.
Eccomi qua a chiedermi se mai riuscirò a guardare avanti solo per me, ad andare avanti solo per me. A guardare oltre per me.
Il limite è stato superato, che io mi senta diversa è un dato di fatto. Che abbia passato 90 minuti tra il tavolo e la porta per riuscire ad uscire è un altro dato di fatto.
Quale possa essere la sintesi di tutto questo davvero ancora non lo so.

martedì 25 settembre 2018

vacanze

Anche questa mattina possiamo dire che mi sono alzata di pomeriggio… ma oggi alzarmi a mezzogiorno è stato meno una scelta, essendomi addormentata dopo le 3, e più una 'naturale' evoluzione della cosa. Sembra banale ma così non ho avvertito l'angoscia di ieri nell'impormi quasi di continuare a restare addormentata dal mondo.
Le prime volte che rimanevo a casa da sola per periodi così, avevo circa 20 anni, 14 anni fa, e più che altro i primi anni in cui gli attacchi di panico si stavano inglobando letteralmente tutta la mia vita, motivo per cui quelle settimane passavano fondamentalmente con me in pigiama spalmata sul divano. Non era pigrizia, era un bisogno estremo di prendermi ogni momento di serenità: senza nessuno che mi obbligava a far niente, ancora in pausa estiva tra un anno universitario e l'altro, riuscivo a vivere gli unici momenti di finto benessere dell'anno. Mi ritiravo in una bolla, apparentemente al riparo da attacchi di panico, convinta che non sarebbe stato un male, anzi. Poi le cose sono cambiate e quel bluff è svanito, motivo per cui le settimane indipendentemente da chi c'era con me, avevano un loro ritmo da seguire, che l'essere sola rendeva anche più difficili da gestire. Eppure crescendo, anche se stavo male, rimaneva sempre un senso di speranza, di trasgressione anche, del fare qualcosa di bello in quelle settimane, di vivere da donna adulta. Poi anche quella speranza è svanita, lasciando più che altro una sorta di indifferenza.
Bene, questa volta ciao ciao indifferenza: è stato un disastro, dopo l'estate ad alta tensione, avevo davvero bisogno di un po' di quiete, ma no! I 'capricci' di mio zio hanno messo in piedi un'atmosfera che è a tanto così dal farmi venire l'ulcera. E questo mi fa capire che ho bisogno di uno scudo, una protezione che lasci le cazzate degli altri lontano da me, visto che già di mio ne ho sempre una. Forse così la prossima volta che starò sola, riuscirò davvero a rilassarmi, e chissà, magari pure a spassarmela un po'.

da sveglia...

Questa mattina mi sono svegliata alle 6.50. Era presto, non avendo niente da fare, sono tornata a letto. L'idea era restarci un'oretta, non di più. Alla fine mi sono alzata dal letto a mezzogiorno, cioè quando la maggior parte delle persone ha già fatto mezza giornata lavorativa. A parte chi lavora di notte. Nel mio caso nulla di tutto ciò, semplicemente non volevo alzarmi per non dover affrontare il niente della mia giornata. Così continuavo ad assopirmi, rendendomi sempre intontita. L'altro giorno ho detto che sono una stanza vuota, è la verità. E la cosa triste è che non so proprio come riempirla. Come riempire la mia vita di cose per me sensate.
Questa sera l'incontro per le attività con i ragazzi è andato benino, alla fine lo farò ancora. Anche se di domenica, anche se per certe cose sarà davvero dura visti i miei problemi, e sì, vado avanti per non ritrovarmi senza letteralmente nulla da fare o persone da vedere. Non è la scelta migliore, ma visto come è l'andazzo della mia vita non isolarmi dal mondo al 100% era la scelta necessaria.
Eppure questo è un niente. Questa mattina non volevo alzarmi dal letto per paura di affrontare la mia vita. Credo che qui non ci sia solo ansia, ma una buona dose di depressione. Alla fine posso anche dire che alla riunione sono stata benissimo, che non ho avuto problemi, che l'ansia è stata sotto controllo. Così non direi del resto del pomeriggio.
Mi serve uno scopo,, una direzione. E purtroppo il problema con gli studi, mi sega le gambe anche sul fronte lavorativo. IO vorrei fare, già, ma fare che? Tecnicamente cosa potrei fare davvero? Perché qui non è questione di soldi, anche ma non soprattutto, qui è questione di darmi dignità, di darmi una dimensione in cui possa sentirmi realizzata, visto che una famiglia non l'ho.
Tante volte mi sono detta: goditi l'anno libero, usalo per riemetterti in salute, per uscire, stare con gli altri, vincere l'ansia nei suoi aspetti quotidiani. Ma non funziona. Ho bisogno di fare qualcosa e non so che cosa, ho bisogno di fare qualcosa e non riesco a fare quasi niente.
certo, restare a letto fino a mezzogiorno è la cosa più sbagliata in assoluto, solo che da sveglia il dolore per tutto quello che mi sta sfuggendo dalle mani è troppo, è ingestibile. E allora restano le domande, l'impotenza, la confusione e una vita che sta passando senza un minimo senso.

venerdì 21 settembre 2018

una stanza vuota

Durante gli ultimi 10 mesi ho visto la prima stagione della serie 'in treatment', una serie che segue uno psicoterapeuta con alcuni pazienti. Sono 35 episodi di nemmeno mezz'ora e il fatto che ci abbia messo quasi un anno a vederla non è un caso, molti episodi mi creavano profondo disagio per l'enorme scontro che avveniva tra lo psicoterapeuta e il paziente di turno, così per parecchie settimane, ciclicamente, evitavo di guardarla. In questi giorni l'ho ripresa, sembra assurdo ma la realtà mi crea talmente tanto disagio che vedere alcuni di questi episodi non aggiunge nulla al mio malessere. Non so quanto sia 'verosimile' la serie, ma di certo mi fa riflettere. Nelle puntate finali quasi tutti i pazienti sembrano arrivare al famoso punto, quello attorno al quale hanno girato intorno, quello che una volta scoperto cambia radicalmente tutta la storia. Il punto che per anni ho cercato anche io, salvo poi rendermi conto che io, un punto, non l'ho. Il mio panico, la mia ansia… non nascono da un fatto specifico, nascosto ma presente; sono più che altro il frutto di un insieme di situazioni che hanno gettato le basi per una insicurezza e senso del dovere che mi hanno segato le gambe e che non ho ancora superato. Sa il cielo quanto ho voluto 'un punto', perché in tutte le storie con il punto, trovarlo è come usare la bacchetta magica.
Ma qui la bacchetta magica non c'è. Tante cose sono cambiate negli anni della terapia, e ora mi rendo conto che, se prima mi immaginavo come una buca in cui continuare a scavare alla ricerca se non del punto, di maggiore comprensione di me stessa almeno, adesso sono una stanza. Una stanza vuota. Questo è la mia vita: una stanza vuota, non c'è più nulla da scavare, semplicemente non c'è proprio più nulla e basta.
C'è una stanza vuota da arredare, compatibilmente a ciò che sono io, in termini non solo di interessi, ma intendo più che altro di limiti, di cose che posso o non posso fare, di cose che vanno fatte perché servono ma che costano fatica. Questo sono io ora, una stanza vuota.
Per questo ho anche la sensazione di non aver più nulla da dare alla terapia in questo momento, ed è anche abbastanza curioso che veda la cosa così: non in termini di quello che la terapia può dare a me, ma di quello che devo dare io alla terapia affinché funzioni.

giovedì 20 settembre 2018

VULNERABLE -Roxette- with LYRICS


cambiamenti

Odio i cambiamenti, credo che chiunque mi conosca si renda conto della cosa, o almeno, chiunque io frequenti a sufficienza. In tutta franchezza non posso dirmi stupita dalla cosa, da che il panico ha fatto irruzione nella mia quotidianità, tutte le cose che sono cambiate, lo sono in peggio, ho perso un sacco di persone, qualcuno è mancato, qualcuno semplicemente è uscito dal mio radar per caso, qualcuno perché non ero in grado di gestire più niente.
Eppure se voglio uscire dalla situazione di vuoto cosmico in cui sono ora, dovrò accettare altri cambiamenti per forza.
Continuo sempre a chiedermi la stessa cosa, come si ricomincia a vivere davvero. E lo faccio sempre con lo stesso esempio, se fossi costretta a trasferirmi, come farei? Il punto è che probabilmente non farei nulla comunque, non sembro più in grado di relazionarmi con niente o nessuno. Riesco a passare settimane intere parlando solo con i miei per 20 minuti a sera senza problemi, anzi i problemi ci sono quando sto con gli altri: dopo un'ora di relazioni mi sento quasi male. Se penso che se alle medie ci fossero stati i social, cellulari e simili, il mio sarebbe stato perennemente invaso di messaggini. Per questo a volte è come se non mi rendessi davvero conto, come a dire io sono altro, oggi è solo una parentesi ma passerà. Quando non si sa, ma passerà.
Questi giorni sono molto più complessi del solito per via dei problemi famigliari, ma poco cambia in realtà perché non riesco a prendere in mano le  cose mai. Vorrei dire che domani è un nuovo giorno, che tante cose cambieranno, che io sarò più forte, fiduciosa nelle mie possibilità e capace di lottare. So che non succederà. E allora basta programmi, basta fiducia nel domani? Non so.

lunedì 17 settembre 2018

oggi va così

Sono state tante le brutte giornate durante questa estate, tanti i momenti che capivo di essere sull'orlo del precipizio, ma francamente quello che sta succedendo da due giorni a questa parte mi sta lasciando stordita. Dopo anni passati ad aiutarlo, mio zio in questi giorni è riuscito con un mossa a metterci tutti all'angolo creando una rottura nei rapporti che non so come sarà possibile risanare. Per certi versi è la disintegrazione della mia vita fino ad ora perché al niente che avevo fuori casa, adesso si somma anche il dolore per quello che succede qui. E' il fallimento di una vita passata ad aiutarlo, a fare di tutto perché non perdesse ciò che aveva. In parte il carattere di mio padre centra, così come la mia incapacità a creare qualcosa di nuovo e sereno in casa. Però questa situazione non ce la meritiamo e soprattutto non se la merita mia madre.
Ma ora, per due settimane, qui ci sono io sola. Sola come mai in questa casa, e fa paura. Non solo per il buio, ma perché senza più niente o nessuno, il vuoto di quello che non ho fatto in questi 34 anni è tremendo. Non ho un lavoro 'vero', non ho saputo preservare le amicizie dal tempo, non ho un compagno, che in questo momento è quello che mi manca più di tutto, non c'è più un ambiente in cui io mi senta a mio agio, di sicuro non più casa, Gli attacchi di panico sono tornati più forti che mai: oggi ad un certo punto volevo uscire, per prendere un po' d'aria e magari distrarmi un po', ma stavo così male che mi è stato impossibile, e l'incertezza per quello che mi aspetta è un buco nero che mi serra lo stomaco perché per come stanno le cose, il peggio qui in casa deve ancora arrivare.
Ed è bruttissimo non avere nessuno con cui parlarne. Della mia vita non ho fatto un capolavoro, ma un impiastro, ma, come molti, credo di pagare anche colpe non mie, e quel che è certo è che, insicura come sono, ne uscirò a polpette.

venerdì 14 settembre 2018

e la soluzione?

Ieri sera riunione e io torno a casa con i punti di domanda che mi escono dagli occhi.
Allora, prima cosa, per cui varrebbe la pena attaccare dei festoni: niente panico, se si esclude un po' di agitazione che però non avevo solo io, sono stata bene, sono riuscita a cenare, per cui incredibile ma vero, sono stata bene.
Non serve entrare nel merito delle discussioni perché in effetti non è quello che è stato deciso il problema. Il problema sono io, le mie mille domande e quella sensazione di non venirne mai a capo.
Sono 16 anni che faccio questa attività, 16 anni molto difficili anche per il mio panico, con tante soddisfazioni ma anche problemi. Il punto è che, banalmente, mi sono un po' stufata della cosa. Ora, il nuovo corso che sembra prendere il progetto, potrebbe essere anche quella ventata d'aria fresca di cui avrei bisogno, se non fosse che si prospetta come un qualcosa che ci richiederà molto tempo e impegno in più, un impegno anche spalmato su attività fuori dall'aula per così dire; un impegno, per farla breve, che mi terrorizza, visti i miei limiti. Passo successivo: ma allora se mollo lì, che faccio? Non mi resta nessuna attività sociale e non mi sento in grado di cercare altrove. Altro passo: è anche vero che non posso restare legata ad una cosa solo perché non ho altro da fare.
Il problema è che queste domande non mi aiutano a trovare una soluzione, sono solo un turbine in testa che mi rende inquieta perché sono la voce di emozioni molto intense che però puntano in direzioni opposte.
Quindi il 'che fare' resta sospeso. In attesa di non so bene che cosa.
Infine, piccola nota di colore di cui mi vergogno molto ma che ho bisogno di buttare fuori: il fatto che comunque fossi più o meno facilmente rimpiazzabile senza tanti salamelecchi mi ha fatta rimanere di merda. Sono già soddisfatta di non essermene andata sull'orlo di quell'emozione spiacevole, ma vorrei essere un po' meglio di così.

giovedì 13 settembre 2018

percezioni

Questa mattina l'impegno che ieri ho scansato, era ancora lì ad attendermi. E sì, sono andata, ma non cerve dire la fatica. La particolarità è che sono andata verso l'ora di pranzo per evitare di sedermi al tavolo in mezzo alla tensione che aleggiava anche oggi in casa. E' stata la paura di trovarmi in mezzo alle solite dinamiche tra mio padre e mio zio a farmi uscire di casa. Non va bene. Non va bene per niente. Quello che dovevo fare poi si è svolto in modo relativamente semplice, fino a quando, rientrando non mi sono trovata in mezzo a un gruppo di ragazzi che usciva da scuola. Un gruppo enorme, saranno stati più di cento e fregandosene di strisce, semafori e quant'altro sono riusciti a bloccare il traffico in ogni direzione. Cielo come mi sono incazzata! Possibile che tra tutti non ce ne fosse uno in grado di vedere che caos stavano provocando? E comunque, come ciò che è successo sabato uscendo, non è tanto la cosa in sé il problema, ma la rabbia intensa che ho provato. Come se fossi arrivata ad un punto di rottura. E mentre vedevo alcuni ragazzi che sorridevano e si baciavano, sono collassata su me stessa. Sono così stanca… sempre più preoccupata per come sarò in grado di affrontare il domani. Non so che dire, e tra poco devo uscire per un'altra riunione per il volontariato, solo che mi sembra di non poterlo fare. Non ho più la percezione di quello che riesco o non riesco a fare. Un disastro. Un disastro. Tutto continua a essere uguale. Cambia per non cambiare niente.

mercoledì 12 settembre 2018

una versione fuori fuoco

Ma che bello, che gioia da sabato le giornate sono ritornate ad avere un livello di ansia alto. Oggi dovevo uscire per una commissione, niente di complicato, ma non ci sono riuscita. Non stavo bene, non avevo particolari sintomi come nausea o cose così, quanto piuttosto quella sorta di scollamento dalla realtà che mi ha reso impossibile affrontare la guida fino in paese. Un senso di spersonalizzazione che mi fa sentire come se fossi spostata lateralmente di una cinquantina di centimetri da dove sono davvero. Ovviamente la cosa non mi ha fatto piacere, soprattutto perché sono due giorni che il mio cervello mi sta proiettando nella testa no-stop il bisogno che ho di attivarmi su alcune questioni di volontariato e di hobby a cui sento di tenere davvero tanto. Chiudo gli occhi e vedo dove mi porterebbe il cuore, tanto per dirla in modo chiaro, lo vedo benissimo.
Il problema è che poi li riapro e la mia realtà non mi porta nemmeno sulla porta di casa.
Domani mattina dovrei ritentarci. Speriamo in bene, perché continuare ad essere solo una versione fuori fuoco di me stessa è davvero stancante.

lunedì 10 settembre 2018

nell'aria c'è...

10 settembre… per una come me, che fa cioè cose legate all'anno scolastico dei ragazzi, queste ore sono più o meno come quando a scuola ci andavo io, un po' malinconiche, un po' nostalgiche, un po' speranzose per l'anno che verrà. Del resto che io sia nostalgica-malinconica è una costante di 350 giorni all'anno.
Venerdì scrivevo piacevolmente stupita per una giornata che si era svolta con un livello di ansia piuttosto basso. Fa molto piacere ammettere che poi l'ho 'pagata' per tutto il sabato e la domenica. E questi sono quegli arzigogoli mentali del panico che poco capisco, una sorta di 'adesso te la faccio pagare' autoinflitta che non ha né capo né coda, perché in fondo che motivi ci dovrebbero essere di farmela pagare se sono stata quasi bene un giorno?
In ogni caso, sabato pomeriggio bersò le 17, dopo aver passato un paio d'ore a tremolare come una foglia al vento in uno stato di pre-panico, ho deciso di uscire, sul genere o ti fai o ti disfi: andava bene anche un attacco che poi si sarebbe esaurito piuttosto che quella tiritera che andava avanti da ore. Sono stata accontentata, l'attacco c'è stato e mentre faticavo a camminare in mezzo alla strada, un gruppo di 5 ragazzi da un'auto mi ha presa in giro. Francamente è un atteggiamento che mi fa anche un po' pena, ma la rabbia che ho provato per qualche minuto è stata una cosa indicibile. Non è durata molto, per fortuna, ma questi momenti di emozioni violente stanno verificandosi con sempre maggiore frequenza. E non mi piace.
Rabbia, ansia… sono uscita dal fine settimana esausta.
C'è nell'aria malinconia, c'è nell'aria speranza. Magari sta a me decidere a cosa dare retta...

sabato 8 settembre 2018

equilibrio di mille domande

Sto ripensando alla giornata di ieri… tra le 11 e le 14 sono uscita due volte per delle commissioni in paese, ansia a livelli variabili ma decisamente sotto la media, senza aiutino di ansiolitici. Un successone quindi :) e poi in serata incontro per gli impegni del volontariato in oratorio con i ragazzi, incontro che è una settimana che mi preoccupa. Anche lì, e posso dire davvero stranamente, niente ansie particolari. Insomma, sarei dovuta essere felice come un pasqua, ma così non è stato, perché? Perché la direzione presa dal progetto non mi piace del tutto, e va da sé che questo non è un problema ci mancherebbe! Il problema tanto per cambiare sono io. E il fatto di non riuscire a prendere una decisione in modo semplice. Una cosa non mi piace? Per un anno ne farei a meno? Ok! Ma no, la questione non  può essere così lineare perché spesso quello che non mi piace è piuttosto qualcosa che a causa dei miei problemi ansiogeni mi risulta difficile, sommando questo al fatto che ho sempre paura di deludere chi mi sta intorno, che credo di doverlo fare, perché se no non farei niente altro con il rischio di non uscire di casa per giorni e giorni e giorni e bla bla bla...
 ...ecco che anche una semplice decisione sui miei desideri, si trasforma in un gioco di equilibrio di mille balle. Ora ho circa due settimane per dipanare la matassa, e chi vivrà vedrà…

mercoledì 5 settembre 2018

una sola ansia, due letture diverse.

Durante queste settimane ho letto alcuni libri sulla paura, legata sempre a problemi psicologico-comportamentali come è la mia ansia. Resto sempre un po' delusa da queste letture. Mi sembra che si passi da un estremo all'altro senza fermarsi sulla dimensione dove mi trovo io. Alcuni la banalizzano, del tipo comportarsi come se non ci fosse, come se non avesse importanza, altri vanno a scomodare persino il trauma primigenio dello shock della nascita, questioni sulle quali, mi pare, si possa fare ben poco, per non dire nulla. Entrambe le letture non riescono a darmi niente, del resto che la soluzione vada trovata fuori dai libri, è una conclusione a cui sono arrivata già da un pezzo, solo che ho bisogno di una mano per capire che cavolo fare in concreto. Perché il concreto è che settimana prossima ricominciano le scuole, questo significa che l'estate è finita, e io non ho portato a casa nessun miglioramento, se non una diminuzione significativa della dose giornaliera di ansiolitici che prendo. Un passo avanti, certo, ma decisamente insufficiente se si pensa che, come molte estati prima di questa, avevo pensato a questi mesi come quelli della mia 'rinascita'. Però devo anche ammettere una cosa: dal momento che non riesco a trovare la via esatta, non riesco ad impegnarmi nella giusta quantità, meglio: l'impegno è davvero scarsissimo. Il motivo è che perdo troppe energie in mezzo alla confusione, ma il risultato non cambia: non riesco a mantenere un progetto per tre giorni di fila, per cui che senso ha dare la colpa alla paura del parto? Ma anche, che senso ha fare come se non fosse un disagio reale e invasivo?
Qualche giorno fa mi sono ritrovata a dover fare una piccola corsetta: non riuscivo nemmeno a sollevare le gambe. Visto il peso, non è strano, eppure in queste sere mi sono abbuffata ancora di dolci. Avevo in 'agenda' alcuni impegni, ne ho fatti malamente solo un terzo.
Sento la mia vita rinchiudersi su di me, ma non so come uscire. Eppure la soluzione è lì… la intravedo, ma non riesco ad imboccare la porta.
E non c'è lettura che mi dia una mano, nessuna.

lunedì 3 settembre 2018

ansia di non avere ansia?!?

Ieri, un po' all'improvviso, si è deciso di andare a pranzo da alcuni parenti. Giornata piacevole, davvero piacevole e con l'ansia per me completamente sotto controllo, fatta esclusione per la mezz'ora antecedente la partenza. Mezz'ora davvero singolare perché partita dalla considerazione di non avere ansia affatto. L'idea di non avere ansia mi ha messo ansia. Sì, questa è la fase più ridicola del mio stato attuale, ma si basa sulla paura di non averne il controllo se questa si dovesse presentare con violenza. Come se non mi potessi permettere l'idea di abbassare la guardia. Può sembrare assurdo, ma immagino di dovermi riabituare anche a stare bene. Non so, può darsi che questa estate alla fine mi lasci più di quanto io mi renda conto. Vedremo.

sabato 1 settembre 2018

passano le ore ma...

Sono passate alcune ore, ma mi sento ancora molto scossa per il problema di prima, per quella sorta di conflitto che sembra essere sorto. Sono scossa e non trovo a nessun livello qualcosa che possa darmi sicurezza e stabilità. Non trovo niente nel livello esterno tra una società che mi fa paura da tanto che è aggressiva, non lo trovo nel livello famigliare che ricalca un po' quello esterno, tra rabbia, rancore  e recriminazioni. Non lo trovo nel livello intermedio che nel mio caso è assolutamente insignificante perché privo di qualsiasi relazione. Non lo trovo dentro di me perché non ho elementi sufficienti a darmi forza. Però così è evidente che non posso andare avanti e, se da una parte non è certo mia intenzione andare a cercare rogne per allenarmi, dall'altra mi chiedo come posso imparare a gestire un po' meglio questa situazione. Sono troppo fuori da tutto, non so stare con le persone nemmeno se ci si scambia banalità sul tempo, figuriamoci con il resto! Ho paura di me, degli altri e di rimanere sola per sempre. Che dire… buona fortuna! E nel frattempo leggerò questo libro, chissà che mi dia qualche spunto...

conflitti e insicurezza

Allora… 1^ di settembre e a livello di famiglia abbiamo cominciato bene il mese con un intoppo per un affitto che non andrà a buon fine. Se l'aspetto della perdita economica mi disturba per 100, la tensione per il disguido, che non si capisce bene per colpa di chi sia sorto, mi agita per 1000. Direi che in questo fatto c'è la fotografia perfetta di molti dei miei problemi.
Ora, premesso che probabilmente qualcuno con cui è impossibile discutere lo si trova in ogni campo, credo che in linea di massima discussioni anche sostenute, ovviamente senza oltrepassare dei punti di non ritorno, possano essere fatte senza troncare i rapporti. Solo che io non so come si fa. Nella mia testa o va tutto bene o va tutto male. Margini di manovra non ne vedo mai, le discussioni finiscono sempre male e così via… è una posizione difficilissima da gestire ( e infatti non ci riesco dal momento che sto sempre male e sono insicura di tutti i rapporti), tanto più che, cercando di essere onesti fino in fondo, spesso e volentieri le situazioni problematiche nascono da mancanze da più parti; è difficile anche solo ipotizzare una relazione vera senza mai conflitti, figuriamoci più d'una! E' che mi sento minacciata nella mia identità, vengono messe in forse le mie più profonde fondamenta. Un mio errore mi squalifica in toto, e se è fatto da parte dell'altro mi mette comunque in grande difficoltà, forse per paura di essere 'sfruttato', beffeggiato, fregato, preso in giro?
Sono così insicura che non solo i miei limiti mi mettono in difficoltà, ma anche quelli degli altri. Non lo so, forse semplicemente è ancora paura che in un modo o nell'altro la frittata sia imputabile ancora addosso a me( noi se inteso come problemi di famiglia)? Non lo so, è chiaro però che al netto di quelli che si divertono a litigare per principio, imparare a gestire questo genere di cose è indispensabile per stare meglio.