mercoledì 31 ottobre 2018

però oggi sono uscita

Ogni giorno sembra tutto uguale, ogni giorno sembra diverso… Ogni giorno è un punto di domanda nell'arco della mia vita. Oggi sono uscita per circa 30 minuti, il programma era per qualcosa in più ma un negozio chiuso mi ha fatto cambiare piani. Poco male, ciò che conta è essere uscita, anche se all'inizio sono stata male, ma oggi quello stare male è comparso non tanto per l'uscita quanto per essere stata contattata da alcune persone. Persone a cui sono stata molto legata, persone che però ora come ora, anche se sembra un controsenso, sento molto lontane ma allo stesso tempo riescono a mettermi profondo a disagio. (certo, cosa non lo fa?)  Siamo diventate amiche un po' per caso e forse ci si perde un po' per la vita, un po' per il panico che mi ha impedito di mantenere qualsiasi legame, un po' perché le strade sono state davvero diverse. Ammetto che anni fa speravo altro per noi, ma appunto le cose succedono. Sono mille le cose che ho perso, le occasioni mancate, sprecate… indubbiamente sane relazioni amicali e/o amorose ne sono state le prime vittime. Le cose succedono, o nel mio caso, non succedono, quello che so è che alla fine anche le aspettative cambiano. Io sono diversa, oramai incapace di confrontarmi con chiunque abbia raggiunto qualcosa nella vita. Disagio, invidia, imbarazzo… nomi diversi per una sola spinta verso l'isolarmi ancora di più, all'inizio perché non riuscivo a fare diversamente, poi coscientemente perché il resto fa male. Ma è una strada sbagliata, triste e sbagliata. Una strada che però oramai sembra inevitabile. Fermarsi e invertire la rotta sembra un'impresa titanica. Come quasi tutto.
Però oggi sono uscita. Ce l'ho fatta. Conterà qualcosa?

martedì 30 ottobre 2018

insistere

Sono quasi le 22.30 e sono stanca. Anche oggi guardando un telegiornale qualunque ci si sente piccoli, sperduti…
Mi sono chiesta come reagirei io di fronte ad un disastro del genere, io con il mio panico del cavolo… un panico che anche oggi, in coda davanti ad un semaforo rosso, mi stava facendo dare i numeri, con un smania sempre più fuori controllo, roba da lasciare l'auto così, in mezzo alla strada e scappare. Anche oggi come sempre.
Tra un telegiornale e l'altro, sono incappata in un telefilm in cui si ricordavano i campi di concentramento. Tragedie, che mi hanno fatta sentire così sbagliata, io con il mio panico del cavolo che capisco sempre meno… Quante volte mi sono detta che sbattere la faccia su notizie di tragedie vere mi avrebbe aperto gli occhi, levandomi dall'empasse di qualcosa che io stessa genero. Ma non funziona così, al massimo quel ragionamento conduce al senso di colpa.
Oggi tra le 16 e le 17, fuori con mia madre, sono stata per l'ennesima volta molto male, seguendo un copione che si sta ripetendo fedele a se stesso. Ma oramai è così, non ci sono altre strade se non ripetere insistentemente queste mosse, fino al momento, e spero arrivi davvero, che ogni cosa sarà un po' più facile. E solo quando avrò ritrovato un po' di controllo sulle mie giornate allora forse potrò sperare di fare qualcosa per il futuro, per me, per gli altri.
la parola d'ordine è solo una: impegno. impegno h24.
E per farlo devo scollarmi da quel tavolo a cui sto sempre e devo uscire. Oggi, domani, dopodomani, una volta due, tre, dieci, cento… insistere, ogni giorno, in auto, a piedi… insistere, fino a che le cose saranno diverse.
insistere… per dare un senso ad una vita che sono fortunata di avere.

domenica 28 ottobre 2018

il nulla

Questa mattina quando sono uscita per il mio solito impegno domenicale, stavo ancora male. Sono uscita di casa cercando solo di concentrarmi sul fatto che dopo circa 2 ore e mezza sarei rincasata. Uscire sempre solo pensando a quando starò meglio perché rientrata, è qualcosa che davvero  toglie gusto ad ogni cosa. E mentre ero fuori oggi non è andata benissimo, perché mi sentivo a disagio, nel posto sbagliato e incapace di reggere qualsiasi confronto con gli altri. Altri giovani, meno giovani, con una vita che li chiama. Io so che dopo sono andata al supermercato. A comprare dolci. Mossa pessima eppure inevitabile perché avevo bisogno di qualcosa. Cuore vuoto, bocca piena, anche se ovviamente non risolve nulla. Sono rientrata a casa verso l'una e il fatto di essere sola anche in casa, non mi ha fatta state meglio, anche perché è da ieri che ho in testa un'osservazione, se domani per qualche motivo finissi per parlare con qualcuno della mia esperienza con la psicoterapia, in cosa potrei effettivamente dire di essere migliorata? Cosa ho guadagnato per davvero? A livello concreto, in pratica, mi sono resa conto che non saprei dire nulla. Nessun esempio. Niente passi avanti.
Niente di niente. sono quei pensieri che distruggono dall'interno.
Da ieri sto ascoltando la canzone dal film il re leone, can you feel the love tonight, la ascolto perché è bellissima, la ascolto perché mi ricorda quando il film è uscito, una miriade di anni fa, prima che il panico fungesse da buco nero per ogni cosa. Oggi mentre ero con i bimbi per la mia attività mi sono resa conto di quanti ragazzi sono diventati adulti durante questi anni durante i quali non ho vissuto nulla. E come spesso sembra accadere, il pensiero di tutto quello che ho perso per il panico, è un pensiero talmente grande che la mia testa sembra non riuscire a contenerlo, a gestirlo, quasi nemmeno a concepirlo.
Pur avendo qualche qualità, non ho portato a casa nessun risultato in questi anni. Nulla.
E questo nulla pesa, cazzo se pesa...

sabato 27 ottobre 2018

che dire...

sabato sera… 22.22 per l'esattezza. Piove. E io non capisco esattamente come mi sento. Sono uscita giovedì mattina, ho avuto un mega attacco di panico e ne ho risentito in pratica fino a due o tre ore fa. Un attacco di panico che mi mette ko per due giorni e mezzo quasi, poi mi chiedo come mai continui a farmi prendere dalla nostalgia per i tempi passati…
eppure oggi ho sentito ancora in brivido, l'eccitazione per qualcosa che potrei fare in futuro. Qualcosa probabilmente lontano dalla 'regolarità', ma comunque qualcosa di bello. Ho avvertito un po' di speranza, meglio, un po' di serenità. Ho visto il mio domani accogliente, dolce, confortante. Non so quale sarà, ma per qualche ora ho sentito che, tutto sommato, potrebbe non essere del tutto un male. Che posso dire, speriamo! E speriamo che queste sensazioni mi diano la forza per trasformare qualcosa in realtà.

Elton John - Can You Feel the Love Tonight (From "The Lion King"/Officia...


A tutti noi che oggi dovremo combattere con un attacco di panico di fronte ad ogni cosa…..
BUON SABATO!!!

giovedì 25 ottobre 2018

come si fa

Oggi ho veramente l'umore a terra.
Questa mattina tra le 11 e le 12.30 ero in giro, io dovevo fare una commissione in posta e nel frattempo ho accompagnato mia madre che aveva altri impegni da sbrigare. Allora, comincio con il dire che prima di uscire mi sono sentita così male che pure mio padre, nel vedermi, ha cambiato espressione. Non ho cominciato a stare male molto prima di uscire, ma l'attacco di ansia, pure sotto ansiolitici, è stato molto forte. Visto come stavo, non me la sentivo di attraversare un incrocio guidando, per cui ho lasciato la macchina ad un parcheggio non molto lontano e ho fatto il tragitto a piedi. Stavo malissimo, quel malessere per cui finisco con l'andare avanti stile automa senza rendermi conto di niente di quello che succede intorno a me. Al rientro era pure peggio, dal momento che la strada era in salita, per cui ansia più fiatone per la camminata: stavo una meraviglia, e il colpo di grazia l'ho avuto sentendo parlare due ragazze su un giro che avevano fatto la scorsa settimana in un centro commerciale con i loro compagni. Tre parole e mi hanno demolito: riuscire ad uscire per godersi una domenica, essere in compagnia di amici e ragazzo. Tutto ha cominciato a girarmi davanti agli occhi, mi sono aggrappata come una forsennata agli estremi della sciarpa cercando di andare avanti. Sono ritornata all'auto e con mia madre ho finito gli altri giri che le servivano, sentendomi dire da lei per la seconda volta di fila che guido male. Vero, sono molto più insicura in questi giorni per cui vado peggio del mio solito. E in mezzo a tutto questo non posso non pensare anche ai soldi. Mi vedo davanti ad un muro, il mio futuro per me non è una strada, è un muro. E non è che io riesca a dire: però oggi sono uscita per cui domani potrebbe andare meglio, no. Non riesco a dirlo perché la fatica è troppo sproporzionata di fronte all'impegno e poi perché non riesco a mettere apposto nemmeno un misero pezzo della strada che dovrei percorrere. E' una fatica che non ha sbocchi nel futuro, serve solo a superare in qualche modo il presente. E io ho paura. Perché mi rendo conto che, se si va avanti così, non riuscirò ad essere autosufficiente, a meno che non mi inventi qualche tipo di lavoro da svolgere in casa. E non so proprio cosa potrebbe essere.

martedì 23 ottobre 2018

libri, passato e riflessioni

Questa sera ho cominciato a leggere un libro di Paolo Ruffini, telefona quando arrivi; un libro che, attraverso degli aneddoti personali racconta un po' l'infanzia e l'adolescenza dei ragazzi cresciuti tra gli anni 1980 e 1990. Ora io sono del 1984, ho sei anni meno di lui, eppure la maggior parte delle cose di cui parla le ho vissute anche io. Ad un certo punto si fa una domanda da un milione di dollari, e cioè se all'epoca fosse più felice solo perché era piccolo o se perché, effettivamente, si era più felici e basta, al di là dell'età, Be', non è una domanda semplice perché se la questione legata all'età può spiegare in parte quel senso di benessere, occorre prendere atto che sembrava davvero si vivesse in un modo più sano e che questo alla fine rendesse anche più sereni.
Non so, certo è che ogni volta che mi trovo davanti a riflessioni del genere, io ci resto appiccicata a lungo perché il concetto di serenità è così poco frequente nelle mie giornate che non posso che rimpiangere il passato. Oggi sono uscita per accompagnare mia madre, stavo malissimo, e non è una sorpresa. Ho fatto quello che dovevo, ma la paura per un futuro che non vedo, mi fa oramai perennemente compagnia. Per cui come posso non provare nostalgia di un passato che mi vedeva vera protagonista della mia vita?
Io pago qualcosa di personale, è ovvio, eppure leggendo i dati in merito alla diffusione della depressione, ansia, panico… non può sfuggire il fatto che il problema pare essere un filo oltre la mia storia. Diamo importanza forse a cose sbagliare, ma di sicuro, in qualche punto, abbiamo sbagliato qualcosa. Ho letto da qualche parte che i trenta/quarantenni sono la prima generazione di giovani che vive già nel rimpianto del passato piuttosto che godere del presente e sperare nel futuro, un modo di sentire tipico delle persone ormai molto anziane, meglio, di alcune persone anziane, perché altre conservano un entusiasmo eccezionale. Ci nascondiamo nel passato perché sa di morbida tenerezza, ci nascondiamo perché qualcosa ci spaventa. 
Un qualcosa che però, forse, dovremmo essere noi a cambiare.

sabato 20 ottobre 2018

film e pensieri

Mi è capitato di rivedere da poco il film MAI STATA BACIATA (never been kissed) con Drew Barrymore. Un film del 1999 che, immagino, sia arrivato sulla tv italiana almeno l'anno dopo, nel 2000 quindi, quando io avevo 16 anni. Senza entrare troppo nella trama, come si evince dal titolo la protagonista è una ragazza che non è mai stata baciata, che non ho mai avuto una relazione. Una ragazza di 25 anni per la precisione.
Quando ho visto il film per la prima volta, a 16 anni circa per l'appunto, mi sono in parte riconosciuta nella protagonista, in quel suo essere così impacciata e così lontana dall'universo popolare, e anche dall'universo fatto di flirt, cotte e amori nati tra i banchi di scuola. Nemmeno io ero mai stata baciata però...be' non credevo certo di arrivare davvero a 25 anni come la protagonista; pensavo, speravo, che le cose si sarebbero modificate ben prima del mio venticinquesimo compleanno! Ma poi è arrivato il panico e quello che era il mio essere solo un po' meno predisposta a relazionarmi con i miei coetanei, è diventato un vero e proprio muro invalicabile. Sono arrivata a 25, li ho passati e ora mi appresto ad arrivare ai 35 nella medesima situazione. E per questo provo un mix di tristezza e, tocca ammetterlo, pure vergogna, non vorrei ma le cose stanno così. Avevo 16 anni quando mi chiedevo se l'estate successiva mi avrebbe portata verso il mio primo flirt vacanziero, al mio primo amore corrisposto sui banchi di scuola… immaginavo… ma mi rendo conto che quel mondo di prime volte su cui era così facile fantasticare a 16 anni, a 34 sembra portarsi dietro solo il concetto di irrealizzabile, e quel titolo, quel mai stata baciata, sembra di colpo diventare una sorta di sentenza senza appello. Il mio primo vero bacio, quello che la protagonista chiede alla fine del film, io non lo vedo più...

venerdì 19 ottobre 2018

buona sera...

a tutti quelli che vorrebbero uscire, ma restano imprigionati nelle loro ansie e paure.
… dobbiamo credere di essere capaci di cambiare le cose…

19 ottobre

venerdì 19 ottobre… credo possa dirsi concluso il periodo finestra dove far ricadere il 18^ anniversario dal mio primo attacco di panico. Non lo so con certezza perché curiosamente, pur tenendo un diario fisso, quell'episodio non ci finì sopra. Motivo? Perché, per quanto con caratteristiche un po' anomale, all'epoca lo catalogai come una specie di indigestione. Solo in seguito, con la comparsa del secondo episodio, anche il primo finì per avere una connotazione diversa.
18 anni, una vita. I miei coetanei dai 16 ai 34 anni sono cambiati parecchio. Mi rendo conto che, fino a che continuerò a provare una malinconia così per ciò che non ho vissuto, mi farò del male ma non riesco a farne a meno.
Chissà cosa sarebbe successo invece se all'epoca si fosse trattato davvero una semplice indigestione… quanto sarebbe diversa la mia vita oggi?
c'è poco da fare: mi sono persa da adolescente, non riesco a trovarmi nel ruolo di adulta.

giovedì 18 ottobre 2018

resta solo...

Mi rendo conto che, sempre più spesso, prima di condividere un'emozione ho bisogno di tempo per digerirla. Ieri pomeriggio tra le 17 e le 18 sono uscita con mia madre per accompagnarla in alcune commissioni, io sono rimasta in auto, di fatto ho fatto l'autista. Non ho parlato con nessuno, nessun incontro ansiogeno… però sono stata malissimo. Prima di uscire la solita gamma di nausea, mal di testa, vertigini… insomma la tripletta più gettonata del panico, poi una volta fuori, mi sono trovata così in difficoltà che ho pianto anche di fronte alle persone, per carità, nascosta in auto non è che fossi proprio alla vista di tutti, però… Piangere, perché? Sempre per i soliti motivi: vedo la vita che scorre, vedo la ragazza adolescente che ad un certo punto ha perso ogni capacità di vivere e alla fine vedo un presente così complicato da impedirmi di pensare ad un futuro che sia sereno e possibile. Vedo un futuro difficile, che non saprò gestire perché non riesco a gestire le minime incombenze della vita autonoma. Per cui ho paura. Riesco solo ad annullarmi in un presente piatto, perché il futuro è un tempo che non riesco a plasmare in termini di possibilità. Resta solo la paura. E la stanchezza.
Dopo un fine settimana decente, la settimana per ora va così.

domenica 14 ottobre 2018

sento quasi...

Per la seconda volta di fila, una domenica ricca di impegni e potenzialmente disastrosa sul fronte ansia, si è rivelata invece molto positiva e soddisfacente a ansia zero. Francamente quasi nemmeno ci credo nello scriverlo, ma è così. L'aspetto più interessante è che questi momenti si sono svolti in presenza di molte persone. E mi fa pensare due cose: una che ho bisogno e voglia di stare tra la gente; due, che forse sono anche in grado di farlo, cosa che confermerebbe quanto detto l'ultima volta sull'asticella abbassata.
Inoltre, a fronte di una situazione in casa che si sta dimostrando comunque un po' tesa a fronte di alcuni cambiamenti, spero in positivo, il bisogno di aprirmi verso altri orizzonti e altre frequentazioni diventa quasi obbligatorio per quel poco di sanità mentale che ho. Forse è il momento di rialzare l'asticella delle aspettative per la mia vita; spero non arrivi subito un'altra mazzata, ma potrebbe essere davvero un momento di inattesa svolta. Certo, sarà un anno di transizione, ma se riesco a guadagnare un po' di fiducia, possono riaprirsi molte strade interessanti su più fronti. Non vorrei portarmi 'sfiga', ma sento quasi ancora un po' di speranza...

sabato 13 ottobre 2018

gioco al ribasso

Sebbene mi senta in una fase nella quale cercare di trovare la soluzione ai miei problemi nei libri, mi sembra un po' inutile a questo punto, non posso comunque fare a meno di spulciare qualche pubblicazione qua e là. Evidentemente ce l'ho un po' nel dna, in ogni caso, leggendo l'ennesimo libro sulle abbuffate di cibo con sfondo emotivo, mi sono imbattuta in un concetto particolare. Che sul cibo si sfoghino emozioni e frustrazioni non è una novità, per niente, l'aspetto che, per certi versi, mi è sembrato più interessante è che tali frustrazioni non derivano da cose che non siamo in grado di fare, ma dal fatto che spesso abbassiamo talmente l'asticella dei nostri obiettivi da finire con l'avere a che fare con una vita che è profondamente diversa da quella che vorremmo, non perché nn riusciamo a fare di più, ma perché nemmeno ci rendiamo conto di questo gioco al ribasso. Ora, l'ansia di cui di parla nel libro è legata soprattutto all'aspetto alimentazione, eppure non posso fare a meno di chiedermi quanti degli attacchi di panico degli ultimi mesi mi siano capitati nn perché incapace di fare qualcosa, ma perché a quel qualcosa che vorrei nemmeno penso più.  
Fatto quel pensiero, nella mia mente, come una specie di film su bobina che si srotola, è sfilato un racconto di una vita che non ho più nemmeno il coraggio di volere. Un racconto un po' sbiadito, forse poco coraggioso, per dirla tutta, ma vero. Un racconto che mi ha messa sull'attenti.
Ho davvero rinunciato ad un futuro autentico convinta di non esserne in grado?

martedì 9 ottobre 2018

opzioni

Domenica la giornata è andata bene. Molto più di quanto avessi sperato, uscita di casa alle 9.30, rientrata alle 15 senza ansie, senza prendere altre gocce. E anche in mezzo agli altri mi sono sentita più a mio agio di quanto non avrei detto anche solo il giorno prima. Eppure questa, che è forse una piccola vittoria per me, è una 'cosa' totalmente eclissata da come mi sento in queste ore. Il bisogno di una identità lavorativa mi sta facendo diventare matta, perché ho davvero paura di come riuscirò a mantenermi finanziariamente. Ma io una identità lavorativa standard non l'ho, bloccata dai miei problemi enormi all'università. E allora non faccio che pensare: riuscirò a 'capitalizzare' questi 18 anni di esperienza con il panico in qualcosa? Potrà essere quella la mia strada , magari in una forma che però per ora, non mi è ancora chiara? Perché in effetti avrebbe quasi senso. Della serie forse qualcosa da dire in proposito l'avrei. Ma quali potrebbero essere le opzioni? Mh, bo!

sabato 6 ottobre 2018

pensieri così

Questo pomeriggio tra le 16 e le 18, sono stata a preparare alcune cose per domani, giorno in cui comincerà di nuovo l'attività di volontariato con il ragazzi. Francamente mi sento già spompata, e voglia zero. Ma è più o meno come mi sento ogni volta, considerando quanto i miei limiti interferiscano con le attività.
Detto questo però è come sono stata oggi ad essere interessante. Primo, non eravamo in molti, eppure mi sentivo a disagio pure in mezzo a pochi. Secondo, quando abbiamo terminato, tutti avevano qualcuno/qualcosa da cui andare. Io no. Sto facendo questa attività da 16 anni e ho cambiati diversi orari, ma di sicuro mi sono resa conto che il sabato pomeriggio è il momento peggiore. Ci si saluta e mentre per gli altri la giornata entra nel clou con cene, attività ricreative o anche solo lo stare in compagnia, io torno a casa e basta.
E' un tempo strano questo, fatto di notizie che non mi piacciono e di un'aria che tira che mi spaventa. Ho bisogno di avere qualcuno con cui condividere opinioni, fare cose, magari andare al cinema una volta… Ne ho bisogno poi mi ricordo di come sto tante ore al giorno. Solo che lo stare male per il panico e i bisogni che ho, forse sono difficili da gestire in contemporanea, ma non si annullano a vicenda. Però è tutto così assurdo: vista dal di fuori la mia è una vita così ridicola! E io sembro stupida a non riuscire a cambiare cose che, apparentemente, dovrebbero essere sotto il mio controllo. Mi sembro stupida, nell'avere ipotecato così 18 anni della mia vita, più tutto quello che dovrebbe germogliare e non lo farà, proprio in virtù di quello che non è stato fatto prima.

venerdì 5 ottobre 2018

passi

Mia mamma ha chiamato un suo conoscente per fare alcune pulizie nel sottotetto fuori portata per le nostre abilità acrobatiche. Nulla di strano, a parte il fatto che sono due mattine che di fatto mi nascondo in casa mia. Evito tutti gli ambienti dove c'è lui e questo mi sta costringendo a manovre ridicole. Mi muovo solo quando sento che sta facendo andare un aspiratore forte così che non senta i rumori di porte che si aprono e chiudono. Ieri, avendo cominciato la giornata allo stesso modo chiusa in una camera, i pensieri-comprensibilmente- hanno preso una piega triste. Ogni aspetto su cui mi soffermavo, mi creava un profondissimo disagio, quel genere di disagio che ti fa stare male dentro la tua stessa pelle. Alla fine mi sono sentita schiantata dal peso di questa situazione…
Oggi dovrei andare in paese per una commissione, le lezioni che mi sembrano fuori portata, il fatto che domenica dovrei stare fuori quasi tutto il giorno, le tensioni in casa.. sto perdendo qualsiasi barlume di stabilità. Solo la sera, anestetizzata da qualche telefilm, riesco ad avere una parvenza di sensazioni serene, o per lo meno neutre. Credo sia la prima volta in tutta la vita che con l'inizio di un anno scolastico non faccio progetti per i mesi a venire. Non dico confessati ma nemmeno pensati. Da maggio ad oggi credo ci sia stata una netta involuzione dei 4 passi avanti che avevo fatto nel corso di tutti questi anni per quanti riguarda la salute. Non vedo un futuro perché, come sto davvero constatando nella sua pienezza di significato, è il presente che continua a sfuggirmi. E allora capita che mi prendano 5 minuti di rabbia, perché come è possibile, al di là di tutte le interpretazioni psicologiche, dico come è possibile nella realtà non essere in grado di vivere? Come è possibile che non scatti qualcosa, un meccanismo automatico, una spinta che faccia combinare qualcosa?
Non vedo la prospettiva futura in questa fase, ok. Magari capita a tanti in momenti diversi. Magari fa schifo ma non è che sia poi così indispensabile. O meglio, lo è alla lunga, ma immagino si possa stare bene anche senza per un po'. E non serve il futuro per capire quanti comportamenti sbagliati continuo a reiterare nelle mie giornate. Giorno dopo giorno, ora dopo ora. E allora, se non riesco a gestire il poi, possibile che non riesca a fare nulla per l'ora? Senza proclami sensazionalistici, e irrealizzabili, ma solo con un banalissimo, pur difficilissimo, cazzo di passo alla volta.
Mi spaventa/mette a disagio qualsiasi cosa? Detto altrimenti non c'è nulla che lo faccia in modo particolare… sarebbe così difficile, come dire, spegnere quella sorta di valvola del disagio, fingendo anche, ma ricominciando ad affrontare più frequentemente la gente (intesa come le molteplici possibilità di interazione)? Per poi magari rendermi conto che c'è un posto anche per me?
Mia madre me lo diceva anche in tempi non sospetti, per cose che magari c'entravano poco con come sto adesso, ma significative per il modo di pormi: tendo a dare troppa importanza all'obiettivo nella sua interezza e poco ai passi che lo compongono. Quindi, come accade ora, se l'obiettivo finale futuro non mi è chiaro, non lo vedo etc etc... perdo anche tutti i passi intermedi. Invece dovrei fare questi passi, anche se non so dove porteranno, perché continuare a non farli mi sta costando troppo. Mi sta costando tutto.

giovedì 4 ottobre 2018

per ora

Me ne sto qui per l'ennesima volta con il cellulare spento, terrorizzata da quello che ci potrei trovare, confusa da tutto quello che sto vivendo e penso, penso che ammiro davvero quelle persone che pur in mezzo a problemi seri sanno avere l'equilibrio dentro di loro. Sono persone che affrontano i problemi, che non li sminuiscono, ma che in qualche modo riescono ad avere una forza di fondo che li tiene ancorati a qualcosa, che li fa essere in pace con se stessi. Sono le persone che possono affrontare grandi ostacoli con saggezza e lucidità.
Qualità che non fanno più parte del mio bagaglio.
Oggi l'uscita con mia madre per una breve commissione si è trasformata nell'ennesima odissea, una fatica talmente spropositata che poi, una volta in paese, mi sono sentita svuotata, come un palloncino che si è buca e cade a terra. Ci sono stati periodi durante i quali i sintomi fisici del mio malessere sono stati indubbiamente più forti, ma mai mi sono sentita così alla deriva. Non capisco più cosa riesco a fare, e in conseguenza a questo non riesco nemmeno più ad immaginare che futuro voglio. Allora forse questo non è il momento di grandi piani, né di grandi decisioni. Forse  ora non sono in grado di fare progetti, e allora forse questo è il momento della concretezza, il momento della ricerca della salute. Non il momento in cui metto in piedi il mio futuro ma quello in cui imparo a stare di nuovo in piedi nel presente. Forse più di questo per ora non mi è possibile.
E sì, mi sarebbe piaciuto concludere dicendo che avevo riacceso il cellulare, ma non ci sono riuscita.

martedì 2 ottobre 2018

quando il dolore diventa rabbia ( e viceversa)

Questa sera sono uscita per una riunione. La nota positiva? Non avevo l'ansia (del resto l'ho avuta tutto il giorno per cui avevo preso una discreta dose di ansiolitici). Ma dire di non avere avuto l'ansia credo renda poco l'idea del modo pietoso in cui sono stata, almeno all'inizio. Ho avvertito un disagio che non saprei come spiegare, nemmeno fossi stata nuda che so, in un supermercato. Non mi sono mai sentita così instabile e fragile. Non c'è un lato della mia vita che senta solido, che non mi faccia sentire male. In tutto questo mi sto rendendo conto come sia facile che il dolore si trasformi in rabbia. Sono cattiva come mai. Tutto quello che fa male, lo fa  a tal punto che è impossibile da gestire e quindi mi fa arrabbiare, ed è una rabbia che leva il fiato. Sembra assurdo dopo 18 anni di questo malessere, quanto questo periodo dal punto di visto emotivo, sia ricco di intensità nuove. In senso peggiorativo. Vorrei solo scappare, andarmene al mare e starci per un po'. Ma la cosa funzionerebbe? Cioè, scappare, andare, a volte serve poi a qualcosa? O è solo farsi rincorrere dai propri problemi in giro per lo stato?
Sono un condensato di insicurezza, paura e rabbia che implodono una nell'altra. Non ho più niente da dare agli altri, non ho più niente da dare a me.
Eppure forse è proprio da questo fondo che può ricominciare davvero la mia salita, e la mia vita.