mercoledì 28 febbraio 2018

e... bo!

Anche adesso, rientro in casa verso le 23 dopo essere stata fuori per 6 ore. Mh, be' devo dire che mi fa ancora strano, molto strano! Perché? Perché tutto sommato sono stata bene, gli unici accenni di panico ci sono stati per pochi minuti prima di uscire e poi sempre al solito semaforo rosso, in mezzo ad un incrocio nel quale non ho la precedenza nemmeno quando è verde. Per il resto che dire? Sono stata in posta per fare una commissione, mi ero concessa di starci mezz'ora perché se no sarei dovuta uscire troppo presto, ma aimè, quella mezz'ora non è bastata e non aver fatto ciò che volevo, bè... mi ha parecchio innervosita, anzi mi ha proprio fatta incazzare. Forse perché ero già molto nervosa, quello sì. Panico no, nervosismo alle stelle. E di nuovo, perché?
Non so, forse la risposta è meno immediata, forse è più un'ipotesi che una certezza ma il punto è che sono irrequieta, SONO IN CERCA DI UNA DEFINIZIONE CHE NON TROVO. Non so il mio ruolo professionale, non so nemmeno il mio ruolo potenzialmente futuro visto il nervoso che sto provando con le lezioni; e questo mi rende insicura sul fronte economico, poi questa preoccupazione è sostenuta dall'età avanzata dei miei genitori, così penso a quando sarò sola... perché io sono convinta che starò sola- E questo mi terrorizza, perché non mi sento in grado di stare sola. Non mi sento in grado di affrontare una vita vera da sola.
Per certi versi non la voglio, ma so anche di non essere capace di una vita in coppia. E allora? E allora non posso che avere paura, cosciente che ogni giorno continua a passare senza lasciarmi nulla che stabilizzi un po' la questione, c'è solo paura perché altro tempo è passato. Un altro giorno verso l'incertezza.
E quindi, semplicemente...ho paura., di più... ho angoscia.  

fortuna che...

Dopo la giornata da manicomio che ho passato oggi, l'idea di dover affrontare una cena in compagnia questa sera, mi sembrava un'impresa impossibile. Sono stata lì lì per annullare almeno 5 volte, poi non ci sono riuscita e mi sono avviata pensando: al massimo tra mezz'ora mi defilo con una scusa. Invece la mezz'ora si è trasformata in 3 ore e mezzo... Certo, all'inizio non riuscivo a mandare giù nemmeno un boccone, poi invece piano piano tutto si è sciolto e io mi sono divertita. Ne avevo un gran bisogno. Ma è assurdo lo sforzo che ho dovuto fare per poter aver accesso a qualche ora di svago. Ha funzionato. Certo, non sempre si ha la forza per affrontare tutta la trafila. Anzi... ma se non altro questa serata si è conclusa in positivo. E allora be', 1 a zero, palla al centro per affrontare domani...
Ma una cosa emersa tra i vari spizzichi di conversazione, devo dirla: il mio disagio rispetto alla mia professione aumenta sempre di più. Non sapere come definirmi mi manda in panico. Mi agita e mi preoccupa. vedremo...
Buona notte...

martedì 27 febbraio 2018

martedì 27 febbraio 2018

Quando si fanno parecchie cose, quando si è impegnati al punto da non trovare nemmeno un istante per scrivere, be'... potrebbe sembrare anche una cosa positiva no? Fai, ti muovi, sbrighi le faccende... Immagino che sì, potrebbe sembrare positivo e per certi aspetti lo è anche. Però... questa mattina prima di dover uscire di casa verso le 11 mi sono messa a piangere, ero in preda ad una forte nausea dovuta all'ansia, per un paio di secondi ho immaginato la mia vita senza il tormento del panico e mi è venuto da piangere. Forse non ha senso faresti questi confronti, ma in alcuni momenti non ne posso davvero fare a meno. Dovevo fare 3 commissioni banalissime  e mentre guidavo non riuscivo a smettere di pensare a una cosa: dovessi far fronte a qualcosa di serio, come cazzo ne vengo fuori?  Non sono in grado di farmi una famiglia, i miei non vivranno in eterno... mi sento sola e in trappola. Faccio un lavoro che in teoria mi piace, ma che in pratica mi sta facendo infilare in casini in cui per altro posso fare poco se non caricarmi di ansie aggiuntive, come se me ne servissero... un giorno mi sembra di fare un passo avanti in un senso, il giorno dopo la purgo in un altro... adesso sono in preda a vertigini fortissime, sento il collo bloccato e la schiena mi fa male, è tesissima. Io ho paura. Punto. Mi sento in trappola e intanto il tempo passa, continua a passare... ma che resta?

domenica 25 febbraio 2018

giudizi...

Oramai tutto ha un giudizio, stellette, pallini, numeri... Ogni cosa che facciamo finisce per essere valutata. Onestamente mi rendo conto che questo ha vari aspetti positivi, aiuta anche a trovare quello che si sta cercando, nel modo migliore, però come sempre, ho l'impressione che si finisca con l'esagerare. Like-non like, pollice su, pollice giù... è davvero così indispensabile che ogni azione venga giudicata? Sarà che con i miei problemi d'ansia mi mettono in crisi pure i commenti negativi verso gli altri, ma a volte capita di imbattermi in recensioni così cariche d'odio e disprezzo che non si capisce più nemmeno su cosa si stia dando un giudizio e perché, sembrano solo l'occasione buona per sputare un po' di veleno... che poi a me viene anche un dubbio: ma davvero siamo sempre in grado di giudicare tutto?Capisco che a volte siano d'aiuto, ma non sono poi così convinta che ogni cosa possa essere ridotta ad un numero di stellette.

è tardi...

Se dovessi prendere confrontare i miei impegni di questa settimana con la stessa dell'anno scorso, credo mi accorgerei che i miei impegni, le mie uscite, sono aumentate del 200%. Lo so, lo sto facendo di proposito e, sebbene l'enorme fatica, non posso negare che un po', forse un po' più di un po', le cose sono più facili. Poi però capitano momenti come questa mattina...  due momenti diversi, ma sempre così tra loro legati...
1-ero stanca e l'impegno che avevo con i ragazzi mi pesava moltissimo. Che ho fatto? Sono uscita di casa un quarto d'ora prima, così da rinfrescarmi le idee e non pensare troppo. Per un po' ha funzionato poi mi sono sentita in trappola, sola nel gestirli per varie domeniche. Ed è una sensazione esagerata ma è quello che ho provato, mi sono sentita in trappola. Se non subentra il panico, la stanchezza comunque si fa sentire e non è sempre facile riuscire a gestirla; certo, verrebbe da dire meglio la stanchezza che il panico. Vero, se non fosse che poi una richiama l'altro. Ho così tanta strada da fare ancora e mi sento così debole. Credo sia un bene però avere qualcosa di bello che ti coinvolge, che ti dà lo stimolo per andare avanti...
Avanti... oggi circondata da tutte quelle persone ad un certo punto ho avuto il 2^ momento, la sensazione di essere parte di qualcosa senza però aver la possibilità di aggiungere qualcosa a questo quadro. Mi sono sentita sola. Non ho una famiglia mia e più passa il tempo, ma direi solo di mese in mese, si fa sempre più largo in me l'idea che non l'avrò mai. E' una considerazione quasi da analisi scientifica, è troppo il segno che la mancanza di fiducia in me ha lasciato perché io possa credere davvero di riuscire ad abbandonarmi totalmente ad un altra persona. Per certe cose forse è davvero troppo tardi. E' triste pensare a tutto questo, doloroso e triste. Apre un buco nel cuore insopportabile. Eppure è come se sentissi di doverci fare i conti. Possono cambiare tante cose in futuro, e ci sto lavorando su, ma forse per altre è davvero semplicemente troppo tardi...

sabato 24 febbraio 2018

successi...

Tocca ammettere che esco un po' provata dalle ultime 30 ore. Questa mattina uscire di casa non è stato facile ma nemmeno impossibile, l'ansia, quella improvvisa, al 99% quasi senza senso mi ha lasciato tregua. Forse perché c'era altro a cui pensare. C'era il mio lavoro con i ragazzi e tutta quella sfera che travalica, anzi direi, straborda dai confini prettamente legati alla materia di insegnamento per finire in un supporto sempre più dai colori psicologici. C'era il mio lavoro, c'era la mia personalità che mi spinge questo modo di affrontarlo. Però poi c'erano, e ci sono, le domande: sarò in grado? Credo di aver fatto un salto interessante in questi due giorni. O meglio, nel modo in cui ho affrontato la cosa in questi due giorni noto dei notevoli passi avanti. Ed è bene ovviamente, perché senza l'ansia cattiva/inutile resta spazio per quella buona, quella che sprona a fare bene, a fare meglio. Certo, il discorso non si esaurisce adesso, sarà una strada lunga riuscire a collocarmi esattamente dove voglio, dando ciò che credo sia giusto senza farmi travolgere dagli eventi, ma è un momento fondamentale, quel momento in cui sai di voler, e di poter, dare di più, affondare di più il pedale per affrontare di petto una questione.
E, sì sono un po' provata dalle ultime ore ma francamente sono felicissima che ciò che è successo ieri non solo non mi ha messa ko, ma è riuscito a rimanere, anche come pensiero, negli spazi che ad esso avevo preposto.
Passaggio importante per me.

venerdì 23 febbraio 2018

la doppia faccia di ogni cosa.

Questa sera sono andata ad un incontro... come giovedì sera, vuoi anche per il freddo, la fatica di uscire è tanta, anche se si è trattato di fatica e non di ansia, cosa degna di nota. Come giovedì scorso, la spinta ad andare è attivata da due correnti, effettivamente di segno opposto, una positiva, come allenamento per ricordare che si può stare nel mondo, l'altra per non deludere nessuno, e come passaggio ulteriore per non essere giudicata. E' difficile almeno per me trovare la quadratura di questo tipo di problema, che mi si pone in molti frangenti diversi.
Quello che conta forse è però che sono stata bene, che mi ci sono trovata bene e che in un frangente mi stava venendo quasi da piangere: possibile che questo mi sia così facile a fronte di anni di esperienze perse per strada???
Ma la rivelazione più destabilizzante c'è stata alla fine quando si parlava di una cosa di cui io non ero per nulla d'accordo. Ora io preferirei che gli altri la pensassero come me, non è megalomania come può sembrare, ma insicurezza, un bisogno di cercare approvazione dagli altri... ora... è successo che ad un certo punto io ho pensato: OK, MA CONTA ANCHE LA MIA OPINIONE, CHE VALE QUANTO LA LORO. Ammetto, l'ho pensato con un sottofondo ancora di disagio, ma l'ho pensato perché forse comincio a crederci.
e mi piace!

mercoledì 21 febbraio 2018

voglio educazione!!!

Ok, la giornata complicata si è dimostrata esserlo molto meno del previsto sul fronte ansiogeno per poi compensare ampiamente sul fronte incazzatura.
Con i ragazzi questa sera è stato un disastro, e sì, possiamo ipotizzare che il problema sia mio, che non sono in grado di gestirli, ma possiamo anche ipotizzare che invece il problema sono loro. Il punto è che oramai mi sono accorta, IO ESIGO RISPETTO ED EDUCAZIONE, è così che mi hanno cresciuta e credo ce ne sia un gran bisogno. Non severità, non cattiveria, ma la voglia di rispetto e di educazione. Forse è vero, negli anni ho barato con me stessa, fare la parte di quella simpatica era un modo per essere forse più accettata... ma ora non è più possibile, io non sono così. Io voglio educazione. Che poi non sia in grado di farla acquisire è probabilmente l'altra faccia della medaglia ma oramai non posso più fare finta di niente. Che spetti a me lavorarci su, sono d'accordo ma voglio cambiare le carte in tavola. Con i ragazzi dell'oratorio, con quelli delle lezioni. Ora davvero BASTA!!! é il tempo dell'educazione.

Francesco Renga - Guardami amore


 

 
CHE TESTO MERAVIGLIOSO!!!!
 

 
Pensavi fosse stato un po' più facile
Quello che tutti hanno chiamato vivere
Ma quando sotto i piedi il mondo cade
Diventerà impossibile restare in verticale
 
Credevi nell'amore senza fine
Ma hai scoperto che anche il tempo è un limite
 
Non basteranno tutti i battiti del cuore
Quando diventa un'abitudine anche respirare
 
E resti ad aspettare
Sotto il temporale
La pioggia sa confondere le lacrime
 
Ma guardami amore
Mentre canto la nostra canzone
Scusami amore
Se ogni tanto mi trema la voce
Ricordati amore che la vita è un raggio di sole
E di notte no, non si muore no, non si muore no, non si muore mai
 
Proteggimi dalle paure col tuo scudo
Quelle spade non aspettano un minuto
Ma se il nemico sarò forte chiedi aiuto
Nessuna guerra è stata vinta mai da un solo uomo
 
E ogni sogno che risponde l'universo
Per questa notte puoi dormire sul mio petto
I nostri cuori insieme formano un esercito
Senti il mio battito sotto al tuo battito
Senti il mio battito sotto al tuo battito
Senti il mio battito sotto al tuo battito
 
Guardami amore
 
Mentre canto la nostra canzone
Scusami amore
Se ogni tanto mi trema la voce
Ricordati amore che la vita è un raggio di sole
E di notte no, non si muore no, non si muore no, non si muore mai
 
Ricordati amore che la vita è un raggio di sole
E di notte no, non si muore no, non si muore no, non si muore mai
 
Ma guardami amore
Mentre canto la nostra canzone
Scusami amore
Se ogni tanto mi trema la voce
Ricordati amore che la vita è un raggio di sole
E di notte no, non si muore no, non si muore no, non si muore mai

cambiano le date ma...

Oggi il mio programma del mercoledì è un po' diverso dal solito, ma in questa sua differenza finisce con l'annidarsi quel cambiare che mi disturba anche di più.
Ho il collo e la parte alta della schiena bloccati, si è accumulata una tensione enorme che sfocia poi con il solito mal di testa. Cosa c'è di diverso... c'è che mi è saltata la lezione ma devo comunque uscire tra poco per andare ad acquistare alcuni materiali per l'incontro con i ragazzi questa sera. La cosa mi innervosisce perché tutte queste nuove attività, molto carine e interessanti, ci mettono però sempre più in prima linea e questo mi infastidisce perché cozza con tutti i miei limiti; per stare nel giro, siamo costretti a metterci più in gioco e per me è una cosa pesantissima.
Mi stavo guardando allo specchio poco fa. Mi è tornato in mente quando in 5^ superiore andavo a ripetizioni di matematica. Quel breve tragitto a piedi durante il quale l'ansia mi inchiodava i piedi alla strada. Non so perché mi sia venuto in mente quell'episodio, forse solo a voler sottolineare per l'ennesima volta quanto, in 15 anni, non sia cambiato un cavolo, se non la taglia dei miei pantaloni. 
Cambiano le decadi della mia età ma non quello che provo.

martedì 20 febbraio 2018

... $$$ ....

Capitano giornate, come quella di oggi, durante le quali il mio panico finisce per incanalarsi in questioni precise e molto pratiche, smette le vesti di quell'ansia generica e si trasforma in una paura ben delineata. Oggi è successo per i soldi. Nel senso che ho paura del mio futuro anche economico. In effetti non riesco bene a capire come potrò provvedere a me. Ho davvero paura che il mio futuro mi riservi altre amare sorprese. Ieri avevo finito gli ansiolitici, per cui vagavo per casa come una specie di disperata tra ansie e principi di attacchi di panico. Questa mattina in farmacia c'è andato mio padre, io ero piuttosto fuori combattimento. Sì, mi piace pensare che di fronte ad un altro tipo di esigenze, la mia mente deciderebbe di collaborare, ma per ora faccio fatica a capire come potrei mantenermi se sto male un minuto sì e l'altro pure. E questo fa paura. Perché è un altro aspetto per cui il mio futuro mi sembra come un buco nero. Vedo bollette, cure, medicine, spese dentistiche, la casa... mamma mia!!!  Solitudine, problemi relazionali, problemi economici... a rotazione li sto facendo passare tutti, con il risultato di stare ancora peggio anche nel presente. Che allegria...

lunedì 19 febbraio 2018

@#!#@ argh...

La giornata di oggi è stata qualcosa di assurdo, e lo dico ora che sono solo le 18.30. Vorrei prendere mille gocce ma ne ho poche e le tengo per un eventuale attacco di panico notturno, domani di sicuro capatina in farmacia...
In ogni caso, credo sia molto difficile scrivere quello che ho scritto ieri, arrivare ad un tale livello di autocoscienza e poi non fare nulla in proposito il giorno dopo... tanto è vero che oggi mi sono svegliata, avevo alcuni saggi da leggere per l'incontro con la psicologa di giovedì, non mi andava per nulla ma devo restituirglieli e mi sono obbligata a leggerli, poi, in una sorta di abbuffata di parole, mi sono costretta a leggere anche un romanzo, lo so. E' assurdo costringersi, ma in alcuni momenti ho solo voglia di leggerli per poi sbarazzarmene, in effetti li butterei giù dalla finestra a volte dal senso di claustrofobia che mi danno. Mi sono autoimposta un programma di lettura assurdo, inutile, che mi leva il fiato... perché? perché li ho comprati e quindi devo leggerli? Per poi lasciare il posto ad altri libri settimana prossima?
Cazzo. amo leggere ma non così, così è un incubo in cui mi sono autocacciata perché non posso pensare di andare nel mondo e vivermi una mia vita.
Saggi, romanzi, rosa, gialli... BASTA!!! Ho bisogno di aria, aria e spazio nel cervello... Non ne posso più. Ma sarà possibile una ridicolaggine del genere? Sono come le abbuffate con il cibo e la cosa assurda è che pure il fisico reagisce allo stesso modo: nausea e mal di pancia.
Adoro leggere ma perché questo bisogno sadico di obbligarmi a farlo anche quelle volte che non mi va? Cosa cerco di dimostrare? Che cosa voglio portare avanti? Sento ogni muscolo in rivolta e non posso credere che una persona mediamente intelligente di 33 anni possa imporsi questo. E' follia allo stato puro.
VALGO ABBASTANZA DA AVERE UNA VITA VERA e gli hobby, come la lettura, devono essere un di più, non un surrogato tossico che mi leva il tempo per qualsiasi cosa.

domenica 18 febbraio 2018

forse non è così...

Prima pensavo a quanto sarebbe bello viaggiare verso Roma per una conferenza di lavoro. Così, di punto in bianco. Pensiero assolutamente senza senso, o meglio un senso c'è, quello del desiderio di una vita lavorativa diversa. Ho bisogno di una chiara definizione in tal senso.
Sono giorni che sto pensando all'autostima, ai sensi di colpa, al mio malessere... al fatto che non mi sento autorizzata ad essere felice. Continuo a boicottarmi perché tutto il castello di finzione che ho costruito sull'università mi pesa nel cuore. Pesa e fa male, perché questo fallimento mi sta precludendo qualsiasi altra possibilità, non vedo un futuro autorizzato di fronte a questo buco nero. A causa di questo fallimento non mi concedo la possibilità di una vita.
Ma se volessi cambiare? accettando, nel senso, ammettendo quello che è stato, ammettendo quello che forse non sarà, ma mirando a ciò che posso avere?  Alla serenità che può spettare anche a me? Sì, nel mio bagaglio personale resterà sempre questo grande fallimento scolastico, ma io sono solo quello? Non esisto al di fuori? O meglio, non posso concedermi una vita al di là di quello? Per come ho vissuto fino ad ora direi che è proprio così. Da che ho fallito al liceo perchè stavo male non ho più creduto di poter cambiare, e come una profezia che si autoavvera, il fallimento scolastico è stato scontato. Ora tutto ruota intorno a questo, in effetti ecco perché anche in ogni istante di "vita normale" io stavo male, al supermercato, in auto, a cena, a pranzo... perché non mi potevo concedere il lusso di una vita normale al di fuori di quella enorme balla che ho costruito. Sentivo di non potermelo meritare. Ma forse non è così. Quel fallimento c'è, ed è bello grosso, ma non può impedirmi di vivere, amare, essere felice, essere me stessa.
Un problema c'è, ed è il lavoro, senza quelle lauree, senza quelle definizioni, chi sono lavorativamente parlando? E più nello specifico, che posso fare nel futuro? Sono domande a cui ho bisogno di dare una risposta, ma non sono tutta la mia vita. Al di là di quello IO POSSO ESISTERE E STARE BENE.
E voglio farlo. Perché credo che questo gioco perverso di scarsa autostima mi abbia già fottuta per troppi anni.
Ora basta.
Voglio fare della scrittura il mio vero lavoro, in cui mettere tutta la vera me stessa.
è ora di andare avanti per una nuova strada.
Più autentica, più mia.

frasi random

Ieri mattina, dopo essere uscita di casa ancora con lo stomaco e il cuore il gola, fortunatamente il panico mi ha 'abbandonata per strada' e una volta a destinazione stavo bene. E' successa però una cosa particolare, ad un certo punto, così per puro caso il mio interlocutore ha parlato di una sua esperienza quando insegnava, con una ragazza in preda ad un attacco di panico. Sebbene lo conosca da poco, mi è però venuto spontaneo far presente la mia opinione in merito ad una sua considerazione, visto che, possiamo dire, di panico me ne intendo. Stupito da tutti gli anni in cui io ci sto avendo a che fare, se ne è uscito con una frase detta credo con intento positivo: "Immagino che si impari a conviverci..."
Quella frase mi ha lasciata interdetta, perché mi sono resa conto che io non ho imparato a conviverci proprio per niente, è il panico che fa da padrone nella mia vita, e tutto quello che mi manca, tutto quello che ho perso, ne è la prova. Non ho imparato niente, sono completamente, ancora, succube del panico. E di quella bassa autostima che mi impedisce di credere non solo di poter ottenere qualcosa, ma anche di meritarmi di stare bene. Da questa sensazione tutto è partito 17 anni fa, e a questa sensazione mi ritrovo adesso. Finché non mi convincerò che nonostante tutti i miei limiti e le mie pecche, posso comunque ambire ad essere serena, non riuscirò mai a convivere con il panico, ne sarò succube.
E che barba!!!

sabato 17 febbraio 2018

Whitney Houston - I will always love you (with lyrics)


è nato prima l'uovo o la gallina?

In origine fu senso di colpa...
Quest'incipit così da dramma mi viene dal fatto che tra 45 minuti devo uscire e tanto per cambiare sto di schifo. Potrei fare finta di niente e basta, ma io non sono così, ho bisogno di capire perché. E non posso fare a meno di ripensare a quello che ho scritto ieri sera.
Senso di colpa...
C'è sempre questa cosa per cui il panico, inteso come raffica di attacchi di panico, è un messaggio che ci auto mandiamo da decifrare perché qualcosa non va. E dal momento che ho mandato all'aria la mia vita perché reagii con dolore a mille cambiamenti, tra cui la morte di mia nonna, forse il messaggio che mi voleva dare il panico all'ora era che il senso di colpa non serviva, che potevo affrontare situazioni pesanti come riuscivo, senza per questo sentirmi marchiata di infamia perché la mia carriera scolastica non brillava più. All'epoca aveva senso, ma qualcosa come 18 anni dopo? Che 18 anni di panico rendano insicuri più o meno tutti è un dato, o quasi, di fatto, ma c'è altro? C'è qualcosa che mi sfugge nella catena causa-effetto?
Essere molto emotiva/empatica probabilmente ha peggiorato le cose, ma ancora non capisco... cosa c'entra questo con il fatto di andare in paese per pagare una bolletta e stare male?
Forse con il lavoro con i ragazzi occorre più autostima e senso delle proprie capacità per lavorare bene con loro, ma andare al supermercato? In posta? Non capisco se è solo una questione di allargamento del campo d'azione del panico, più sono insicura più questo si manifesterà in ogni frangente e d'altro canto, questo mi farà sentire inadeguata e fuori luogo e sbagliata e arriverà il panico, per tentare di evitare quella situazione ma poi con il suo messaggio più grande che così non si può andare avanti. Mi sembra un po' una situazione da è nato prima il panico o l'insicurezza...
Solo che dopo tutti questi anni, sebbene io voglia capire per stare meglio, in parte viene anche da dire... ma chissenefrega di cosa è nato prima! Purché si levino dalle palle entrambi...
A volte ho paura che anche le lezioni che do, siano un modo per riscrivere la mia storia scolastica, rivivere la mia attraverso la loro... se fosse così per davvero ci sarebbe da mollare tutto a gambe levate!!! riscrivere la mia adolescenza... non si può. C'è solo da scrivere il presente!

venerdì 16 febbraio 2018

Foreigner - I Want To Know What Love Is


Unbreak My Heart - Toni Braxton LYRICS


basta senso di colpa. basta

A volte ho la sensazione che le parole perdano di significato, o almeno che lo perdano quelle che ripeto spesso, all'infinito, fino alla nausea. Questa mattina sono andata in posta per sbrigare una commissione, pomeriggio pieno di lezioni, senza problemi l'uscita (incredibile ma vero), tensione alle stelle durante le lezioni e questa invece non è una novità. Sono arrivata alle 20 esausta ( avevo preso le goccine 3 volte) e nervosissima. Vado sulla ciclette per vedermi una puntata di Law & order e pedalare, invece passa mia mamma e cominciamo a chiacchierare, finendo poi quasi con il litigare quando lei mi dice che per certi versi, se è proprio vero che sto così male, lei e mio padre dovrebbero essere quasi ritenuti dei criminali per non aver fatto niente per aiutarmi. Mi ha fatto male sentirlo, non per il discorso delle loro colpe, ma per il fatto che davvero a volte ho l'impressione di essermi abituata a stare così di merda, a vivere questa non vita. Lo ripeto sempre, lo scrivo, ci penso, ma sentirlo dalle parole di un'altra persona fa davvero un altro effetto, è come fosse un milione di volte più potente. Di fondo davvero credo che non sia possibile un'alternativa.
E allora mi chiedo perché. Perché penso di non potermi più meritare nulla visto il casino che ho fatto con la scuola? Che solo se e quando la finirò avrò diritto a vivere? Perché onestamente ritengo la cosa una stronzata macroscopica, eppure non posso escludere al 100% che non sia questo senso di colpa a spingermi nella melma di questa palude di vita. Questo senso di colpa che non mi fa ritenere possibile che qualcosa funzioni davvero, che io mi meriti che qualcosa funzioni (guadagnare con i libri, essere una brava insegnante...), questo senso di colpa mi fa sentire come se vivessi una menzogna, e questo sentirmi falsa mi impedisce di godere di quello che forse sono comunque in grado di fare e di essere, anche senza laurea. E porca miseria, mentre lo scrivo mi rendo conto di quanto sia vero!!!
Ma io non sono falsa, posso essere me stessa al mille per mille, pur con questo 'fallimento' scolastico alle spalle. Ho diritto anche io ad una vita, ad essere felice, nonostante la questione universitaria.
Per questo rimpiango sempre quando ero una ragazzina, serena e con la coscienza apposto. Ma ora crescere significa andare avanti nonostante tutto, non è scaricandosi la coscienza che si aggiustano le cose. Sarebbe solo dolore per tutti. Crescere significa farmi carico del mio passato ma andare avanti.
Per tonare  sentirsi libera.

giovedì 15 febbraio 2018

come fai, sbagli.

Questa sera sono uscita per un incontro in chiesa. Onestamente pur sapendo che c'era già da alcuni giorni, non credevo di andare, fino a che questa mattina ho cominciato a pensarci e poco alla volta ho creduto fosse un bene, sapevo che non ne avrei avuto voglia, dover uscire ancora alle 20.20 con il freddo che fa... di fatto mi pare di non aver smaltito ancora quello di ieri di freddo... in ogni caso per tutto il giorno un angolo del mio cervello, anche se quasi di soppiatto, elaborava l'informazione che forse avrei fatto bene ad andare, che mi avrebbe fatto bene iniziare questo impegno per qualche giovedì sera. Ok, nulla di nuovo quindi se dico che verso le 19.40, tempo di prepararsi l'ansia è partita di nuovo alla grande. L'ho semi ignorata ma il punto, come quando riesco a convincermi ad uscire perché vado a comprare del cibo, è che anche questa sera la molla definitiva non è stata un granché sana, non mi sono mossa per me, perché avrebbe fatto bene a me, ma perché in caso contrario mi sarei sentita in torto, e quindi passibile di una ramanzina, verso il mio Don. Insomma sono riuscita a superare l'insicurezza dell'uscita a causa di un'altra insicurezza per un possibile giudizio... giuro, a volte mi fuma il cervello. DI fatto di fronte ad una situazione del genere mi sento sempre nel caso del "come fai, sbagli" e i dubbi aumentano...

mercoledì 14 febbraio 2018

San Valentino...

Rientrata da un'oretta dal pomeriggio fuori... come è andata? Bo, è andata... uscita di casa fuori dagli stracci, un paio di ricadute in alcuni momenti, niente spese al supermercato (del resto in quel momento stavo troppo male pure per entrarci), così è passato il mio San Valentino. E mi dispiace, perché sì, porca miseria, vorrei la festa, vorrei tutto quello che c'è intorno, commerciale o meno, per una volta nella vita. Vorrei tutto di San Valentino perché ovviamente non è San Valentino il problema, ma tutta la mia vita. Torno a casa esausta, consapevole che non ha senso questo mio stato, consapevole che è questa la vera cosa contro cui combattere ogni giorno. Prenderò le mie goccine e poi un paio d'ore di telefilm, e poi arriverà domani...

La donna e il sogno stanno svanendo, qui tra un po' resta solo il grande incubo... (semi cit)

Da ragazzina avevo la musicassetta di questo album. Non esagero nel dire che è stata la colonna sonora di uno degli anni più belli della mia vita. In questi giorni mi sono regalata il cd e non ho ancora avuto il coraggio di ascoltarlo tutto. E' che ricordo ancora le sensazioni che provavo in quei pomeriggi, era gioia allo stato puro. Credevo nel mio presente, credevo nel mio futuro, il divertimento era una cosa normale, come l'impegno. Sarà sbagliato, ma come si fa a non rifugiarsi nel passato, nei ricordi? Tra 45 minuti devo uscire e sto malissimo. Che senso ha stare così??? All'epoca avevo a che fare con cose impegnative anche se ero solo una ragazzina, facevo fatica, alcune cose non mi piacevano, ma avevo una vita piena, soddisfacente, bella. Non è che mancavano i problemi, o le cose, brutte, solo che riuscivo ad amalgamarle nel grande quadro che era la vita, c'era equilibrio, alla fine e quindi stavo bene.
Ma ora... ora che sto male ogni volta che devo fare qualcosa, ora che il massimo è ritornare a casa, sentire sciogliere la tensione per accorgersi di essere soli e cercare di arginare gli effetti del panico affinché passi più in fretta, be'... come si può non perdersi nel passato? Quando c'era un presente, quando credevo nel futuro, quando la vita non si richiudeva su se stessa all'infinito... Ho paura di quello che mi sta succedendo. Più aumenta la voglia di avere una vita, più aumenta la paura di non farcela. La donna e il sogno stanno svanendo, qui tra un po' resta solo il grande incubo... (semi cit)

vorrei dirti(ti sento vivere) max pezzali


questione di numeri

Oggi ho ufficialmente 33 anni e mezzo... è un'età che mi sembra strana. Mi rendo conto che non è tardi per niente in senso assoluto, eppure il tempo delle cazzate dovrebbe essere finito. Dovrebbe essere il tempo "massimo" in cui cominciare a raccogliere ciò che si è seminato per dare una direzione alla propria vita e io invece non so ancora quale sia la strada per me. In bilico tra le perenni domande cosa voglio? e cosa riesco davvero a fare? capisco che non ho risposte, che non sono minimamente attrezzata per costruire qualcosa. Non riesco a vedere più in là di domani e allo stesso tempo so che il tempo delle indecisioni dovrebbe essere passato. Che siano cose che provo da me, che siano convinzioni volute dalla società, poco importa: a differenza di quello che penso dei 27-28 anni, mi sento come se non ci fosse più possibilità alcuna di tergiversare, ma allo stesso tempo mi sento incapace di qualsiasi scelta. Mi sento vecchia e immatura allo stesso tempo.

martedì 13 febbraio 2018

rinunce

Oggi... verso le 15 mi sono convinta ad uscire per fare una commissione in banca. Non ero obbligata ma dal momento che lo avevo pensato, ho voluto tenere fede a quella proposta. Poi però non sono riuscita ad attraversare il provinciale in auto per andare al supermercato. Bene per due motivi: soldi e cibo. Arrivati a questo punto la questione è presto detta: nell'ultimo anno ho speso una cifra esorbitante in libri e cibo spazzatura. Perché? Perché non riuscivo a dirmi di no, perché mi sembrava l'unica cosa che avessi e non mi sembrava giusto rinunciarci. Il punto è che, fatta esclusione per le cure della terapia e dentistiche, ho speso varie migliaia di euro in stronzate. Almeno una media di 300 euro al mese, ma probabilmente molte di più. E se da una parte è vero che non ho altro, dopo attacchi di panico ad oltranza mi risulta difficile privarmi dell'unica cosa che mi fa piacere, dall'altra questo modo di fare non mi piace. Ho bisogno di riprendere il controllo su alcune cose: smettere di spendere soldi, smettere di comprare cibo che mi fa male. Sì, in alcuni momenti, quasi sempre a dire il vero, mi sembra che senza queste concessioni io non abbia davvero niente. Non sto bene, non ho un compagno, non ho figli, non riesco ad uscire di casa senza stare male... ma spendere tutti questi soldi così non è la chiave. Mi rendo conto che adesso, nella foga nel momento, è facile dirlo. Più difficile sarà quel momento in cui dovrò costringermi ad uscire, consapevole di non poter far affidamento su spese consolatorie/come ricompensa, o quel momento in cui, dopo essere stata male un pomeriggio intero dovrò impedirmi di cercare conforto nell'acquistare qualche romanzo. Ma il tempo delle chiacchiere è finito. E' nella calma dentro di me che posso trovare la strada, la soluzione. La forza per un controllo sano delle mie abitudini.
Speriamo in bene.

lunedì 12 febbraio 2018

vorrei guardare nella notte...

Vorrei guardare nella notte, scorgere speranza.
Invece vedo paura. Sono le 22.30 e di nuovo, anche oggi, sono in preda ad una specie di attacco di panico infinito, è dalle 15 che sto così. Sì, in casa ho fatto tutto quello che dovevo (ciclette, lettura di saggi, scrittura) ma con una fatica enorme. E qui si arriva alla domanda da un milione di dollari: come posso pretendere altro nella mia vita se sto così ogni momento? Ma d'altro canto comincia a farsi largo anche la domanda opposta, non è che sto così proprio perché non faccio altro nella vita? Sono stanca e di sicuro non mi vanno questi giochetti di parole, ma che qualcosa su cui riflettere c'è, a questo punto mi sembra un dato di fatto.
Quello che è certo è che in me la paura dilaga. Non oso immaginare quello che diventerà la mia esistenza se le cose non cambieranno. Come farò a prendermi cura di me? Qui non è una questione di lauree, qui è una questione pratica, così non riuscirò ad andare avanti ancora per molto. Per cui... che si fa???

ammetto...

Ammetto che ieri sono riuscita a riposarmi. Ammetto che ne avevo bisogno. Ammetto anche però, che la sensazione è sempre quella di restare con l'amaro in bocca. Sto vivendo settimane più piene, più vive, in pratica di sicuro migliori, ma come mi capita sempre più spesso di constatare, a fronte anche di crisi di panico ancora fortissime, ogni passo avanti che faccio mi urla di darmi una svegliata, perché il tempo passa così alla svelta! E io ho l'impressione di non riuscire a governare la mia vita per niente. Vita privata, hobby, relazioni, lavoro, studio, tempo libero, faccende domestiche... ogni aspetto della mia vita è un cantiere aperto, apertissimo. Tra la vita ideale che sogno, e la realtà in cui sto, c'è una zona grigia che mi pone domande. Che vuole per me dei cambiamenti, che me li suggerisce ma che non me li spiega davvero. Di fatto è più una sensazione, un bisogno di cambiare aria ma senza sapere bene da che parte. Il problema è che questo mi crea ansia a non finire perché è come se sentissi di non avere più tempo. Ma chi può dirmi quale è la mia strada se non me stessa? Come possono gli altri risolvere una domanda che è solo mia?
Del resto a volte ho l'impressione che l'input, la risposta, mi arrivi ma dopo crisi come quella di sabato, è la sensazione di potercela fare che sparisce.
Per questo sono sempre più convinta che cercare di lavorare sodo su alcuni aspetti, quelli che mi sono chiari, sia essenziale per superare questo periodo. In mezzo al caos che regna sovrano, dovrei attaccarmi come una cozza allo scoglio su quegli unici due punti di riferimento che ho, come cercare di risolvere il fattore peso.
Sembra logico eppure la confusione genera altra confusione, le uscite sono ancora legate al comprarmi del cibo, le serate arrivano presto e le settimane lasciano il posto ad altri mesi...

 
 
Più o meno da sempre, ho il pallino dei film catastrofici, ad un certo punto c'è sempre il momento in cui tutti i protagonisti principali si ritrovano a dover coordinare imprese eroiche nel giro di pochissimo tempo. Ecco, io adoro quei momenti lì, l'adrenalina che scorre, il fare squadra cercando di risolvere qualcosa di veramente importante... Può sembrare assurdo, ma a volte ho come l'impressione che nella mia vita dovrebbero esserci momenti così, ok senza bisogno di catastrofi imminenti ovvio. Come farei a gestirli resta un mistero enorme, ma c'è qualcosa di me in quelle scene, qualcosa che non sono ancora riuscita ad inquadrare e che, però, sento come necessaria per completare il quadro di ciò che sono. 
 

fotografie...

Da qualche mese a questa parte, ogni attività che si tiene in oratorio, è corredata da una sfilza di foto che, a differenza di quanto avveniva prima, finisce nelle case di tutta la comunità grazie a dei fogliettini preposti alle comunicazioni di questo genere... ora, mi rendo conto che condividere questi attimi è una bella cosa ma... io odio finire in foto e non è perché sono oggettivamente poco fotogenica o perché mi stupisco della mia mole ogni volta, questo non mi piace ma nn è il problema principale. Il problema principale è che le foto fissano ciò che io non vorrei si vedesse: ovvero il mio malessere. Occhiaie profonde, smorfie strane, disagio evidente: tutto questo resta fissato e, per assurdo, è ancora più evidente nelle copie in bianco e nero. E dire che, tanto per cambiare, prima del panico, ho sempre adorato fare foto, e non cose strane, solo attimi fissati, ricordi destinati a durare. Ora invece temo le fotografie, sono solo l'ennesimo specchio di quello che non va.


domenica 11 febbraio 2018

limitiamo i pensieri tristi

Immagino uno degli errori più grandi, insieme al credere che tutto sarebbe passato da solo, sia stato quello di nascondere per anni a tutti il mio problema con il panico. Certo era una reazione abbastanza normale di fronte ai molti che non capivano per niente quello che stavo provando, ma resta sempre dentro di me il dubbio che magari parlandone qualcuno avrebbe capito qualcosa in più... sì, sono ancora con la testa nel passato anche questa mattina. Mattina che per la cronaca male non è iniziata, l'ansia non c'è, ho riposato bene... quindi forse proprio perché non c'è nulla di impellente, come invece ieri ad esempio, mi sento più libera di pensare a 360 gradi. E questo pensare mi blocca subito perché mi porta davanti ad una semplicissima domanda: è tutto qui? Alzarsi dal letto, notare di stare pressappoco bene, e rendersi conto di avere davanti una giornata vuota di cui, da una parte ho bisogno per ricaricarmi le pile, ma dall'altra... be'... ho 33 anni e mezzo, non ho mai avuto un ragazzo, le prospettive di riuscire a farmi una famiglia si assottigliano drasticamente mese dopo mese, mi sento sola e con la forte sensazione che questa sia diventata una parte invariabile del mio essere. Va be', limitiamo i pensieri di questo genere a questo piccolo sfogo e andiamo avanti...

sabato 10 febbraio 2018

non mi basta

Sono le 21.20 di sabato sera e mi accingo a lasciarmi andare ad una serata di relax...
Il pomeriggio di ieri è andato tutto sommato bene, faticoso ma tutto ok. Questa mattina invece ho capito subito quando ho messo un piede fuori dal letto che sarebbe stata una giornata difficile, sono uscita alle 10.15 e non stavo male, di più... speravo però che poi una volta arrivata dai miei bimbi sarebbe andato tutto bene, invece no, invece tutto il tempo è stato un purgatorio. Sono arrivata a casa alle 12 e stavo ancora male e solo un'ora dopo finalmente il grosso dell'ansia che mi aveva attorcigliato pancia e stomaco, se ne è andato. Ho avuto una lezione per 90 minuti, andata bene e poi... poi be', avevo bisogno di uscire per prendere un po' d'aria, ma soprattutto per "annullare" la pessima sensazione dell'uscita della mattina. E così sono uscita, sono stata fuori un'ora e sono stata bene... ovviamente sono andata al supermercato, ma questa volta era necessario. Certo, rispetto alle ore precedenti era piacevole guidare senza aver la sensazione di esplodere, ma di nuovo come l'altro giorno, mi sono trovata a chiedermi: è tutto qui??? Davvero per me è tutto qui? Fatica, fatica, lavoro, panico, fatica... solitudine. LA differenza sostanziale è che è vero che mi muovo molto di più, quasi un 100% in più ma... di nuovo, per me è tutto qui??? Perché non mi basta.
Certo, sono stata così male oggi che già avere ore senza panico è un passo avanti ma resta il fatto che non mi basta, non più. Non ora comunque.

venerdì 9 febbraio 2018

et voilà, attacco di panico a volontà...

Tra poco cominceranno le lezioni. Sono così stanca che non riesco nemmeno ad essere tesa, so solo che oggi la pazienza per gestire situazioni che oramai sono convinta non sia più mio compito, né auspicabile, avallare è ai minimi storici. Per cui che ne prendano tutti atto. Alle 12 e alle 13 ho portato e ripreso mia mamma dalla cura che sta facendo. Non era previsto, pensavo andasse mio padre ma per qualche motivo non è stato così. Sono stata avvisata alle 11 e benché il tempo ci fosse, questo ha mandato all'aria i piani per la mattinata. Ma quello di per sé non è niente. Il problema è come sono stata dalle 11.45 alle 12.15... UNO SCHIFO. Ho avuto un attacco di panico da far spavento. uno di quelli tosti e forti che onestamente non mi aspettavo. Motivo? Non saprei, ma credo che almeno in parte centrasse il fatto che questa defezione da parte di mio padre ha aperto un po' una finestra sulle mille cose che non fa, su tutto quello che ci sarebbe da fare, su tutto quello che rischia di ricadere addosso a me senza che io sia poi in grado di gestirle. Sono preoccupata per quello che mi aspetta, per quello che mi spetterebbe. Conclusione? Soluzione zero, ansia mille!!!
tanto per cambiare...

desideri di un venerdì mattina

Devo ammettere che, tanto per cambiare, questa mattina mi sento strana. Qualcosa è cambiato (in meglio), sostenevo l'altro giorno ed è vero. Verissimo se si considera anche come è andata mercoledì, uscita alle 17 tornata alle 22.30, con alcune punte di crisi ma tutto sommato è andata bene, idem ieri mattina. Sto meglio e, nonostante io abbia ancora, non posso negarlo, punte di crisi ogni giorno ed ad ogni uscita, ho la sensazione che i miglioramenti comincino ad essere tangibili. Però... però ci sono dei però: mi guardo intorno e vedo la mia casa, sporca, disordinata perché on ho le forze per occuparmene, viaggio tra il livello ansia e ansia alta/panico, ogni cosa ruota intorno alle lezioni e al volontariato, ma per me? Insomma, mi viene da chiedermi: possibile sia tutto qui???
Ieri sono andata al supermercato, ho preso due cose che non mangerò perché non mi piacciono per niente (alla fine tanto meglio), comunque... c'è stato un momento... è durato poco, qualche secondo, in cui mi sono sentita sciolta, ho avuto la percezione che lo stress che avevo sulle spalle se ne andasse. Come se se andasse una tensione che dura da 18 anni. E' stato un attimo ma vorrei provarlo ancora, voglio stare così, voglio stare bene, essere sicura, voglio andare avanti e smetterla di avere la sensazione di girare in tondo come un criceto sulla ruota.
Durante le vacanze di pasqua del 2002, sebbene stessi già male da più di un anno, tra pomeriggi con gli amici, film e pizzate, credo di aver avuto l'ultimo momento in cui ho sperimentato una sensazione di leggerezza e di possibilità, è stato l'ultimo momento in cui ho creduto di poter vivere normalmente, dopo di allora è stato chiaro che non era così. Non avevo ancor 18 anni, ora ne ho 33 e mezzo, ma vorrei tanto sentirmi ancora così, vorrei credere che qualcosa ancora può succedere.

giovedì 8 febbraio 2018

UNA CASA

E se una notte la casa in cui vivi riuscisse a farti scoprire i segreti e i bisogni più profondi e reconditi che hai nel cuore ma che non hai mai avuto il coraggio di confessare nemmeno a te stessa? Per Cristina è così, basta una notte per farle prendere una decisione che cambierà tutte le carte in tavola ma che forse le permetterà di andare verso la felicità...
 
 
 

solo un piccolo saluto...

per augurare un FELICE BUON GIORNO!!!
 che possa essere sereno...

mercoledì 7 febbraio 2018

e allora diciamolo!!!

Sono consapevole che i miei pensieri girano un po' in tondo, che si ripetono e si susseguono di settimana in settimana, però sulla scorta del fatto che mi sono resa conto che qualche passo avanti c'è stato, che qualcosa è cambiato, che sto prendendo meno ansiolitici, be' mi dico anche che, pur senza addormentarsi o negare la realtà delle tante cose da fare, ho sempre avuto la tendenza a sminuire quello che facevo e anche ora. Ed è sbagliato. Occorre dare valore e dignità a quello che faccio. Ci sono mille cose che non faccio, ma se in una o due riesco e sono pure bravina, come insegnare, be' diciamolo allora!!! Anche perché non è la semplice lezioncina quella che mi trovo a dover gestire, è più un lavoro di educazione e sostegno a 360 gradi. E quindi ho tutto il diritto di dire che, insieme alla fatica, posso anche essere soddisfatta. :)

martedì 6 febbraio 2018

Decisamente qualcosa è cambiato

Questa mattina ho dovuto accompagnare mia mamma in città. La cosa era già programmata, ma ho dovuto anticipare la partenza di 40 minuti. Come da copione, quando l'ho saputo sono andata in tilt e hanno cominciato a farmi male nervi che nemmeno sapevo di avere. Sono stata lì lì per mollare tutto almeno un paio di volte e il motivo principale è sempre lo stesso: nausea/mal di pancia e quel terrore di perdere il controllo, per così dire, sul mio intestino. Dal momento che è stato tutto un po' improvviso e che comunque speravo di tornare a casa subito dopo aver lasciato mia mamma a destinazione, non ho preso le gocce, pensando, per farcela, ai luoghi lungo la strada dove avrei potuto accostare l'auto per prenderle. Quando poi mia mamma mi ha dato una commissione da fare stavo andando letteralmente in tilt, e i parcheggi pieni ovunque non aiutavano: l'idea di dover pure camminare per arrivare dove dovevo mi sembrava una sfida impossibile, è assurdo ma è così.
E poi... poi è successo che mi sono concentrata solo su una cosa alla volta, e circa un'ora dopo sono rientrata a casa, completamente rilassata. Senza nessun aiuto chimico. Questa è la realtà dei fatti ed è una realtà che mi dice a chiare lettere una cosa: tanto o poco, STO GIà CAMBIANDO-STO GIà GUARENDO. POCO O TANTO CE LA STO GIà FACENDO, e questo implica da parte mia, una presa di posizione più netta. Non voglio essere irrealistica e rimettere nel calderone ancora mille cose da fare, ma devo tenere duro, adesso in particolare. Sta succedendo qualcosa ed è il momento di ingranare la quarta. Forse l'arrivo dell'estate, dopo anni, porterà davvero a qualche novità...

lunedì 5 febbraio 2018

Diario alimentare 50/100

E allora, eccomi qui... bilancia in mano. Bilancia che segna un 127.7 che indica un -2kg da lunedì scorso. E francamente questa volta me lo aspettavo e so anche che evitare pastrugni serali per 6 sere su 7 ha fatto effetto. Bene! Ovviamente ora la sfida è proseguire su questa strada perché francamente, per farmi riprendere 2 kg mi ci vuole proprio pochino...
E invece no, serve restare concentrati sul pezzo, come si dice, e spingere sempre di più l'acceleratore; per certi versi occorre anche sfruttare l'ansia e quel nodo in gola/stomaco che mi crea. In questa fase tutto deve servire allo scopo. L'obiettivo è tosto e francamente non so per quanto io possa mantenere la guardia alzata ma devo ricordare una cosa: cedere a qualche strappo non ha sempre gli stessi risultati, se dopo una settimana di ordine alimentare post cena io analizzo il mio corpo mi rendo conto che inizierò a sentire meno voglie, per cui interrompere questo digiuno potrebbe mandare all'aria un percorso per creare nuove e più sane abitudini. Perché se è vero che ogni abbuffata nel mio caso parte da un'emotività malsana e sbagliata, è vero anche che se il fisico si abitua a certi cibi, li richiederà anche quando non serve, ma se io riesco ad interrompere almeno quella sorta di 'bisogno fisico' forse riuscirò a combattere meglio anche quello emotivo.
quindi che posso dire? Buon lavoro!!!

domenica 4 febbraio 2018

e tutto cambia per non cambiare mai

Mi viene da chiedermi solo una cosa: come è possibile che il mio stato psicologico cambi così repentinamente... oggi verso le 15 mi sentivo stanca, un po' tirata, anche preoccupata per alcune cose, ma tutto sommato direi fiduciosa. La mattinata di oggi mi aveva dato un po' di speranza. Eppure verso le 18 è cambiato tutto così in fretta da farmi precipitare in un attacco di panico senza possibilità di appello, attacco che tra l'altro è durato per ore, tra alti e bassi e che ho pure ora. Sono fatti come questo che mi fanno perdere tutta la fiducia per il fatto che io prima o poi ce la possa fare. E così... che  mi aspetta domani???

Però è strano...

... devo dire che è proprio strano, ora, ritrovarmi a casa da sola. Tra poco mi fionderò su un libro come sto aspettando da giorni, ma per ora è strano questo silenzio, questa solitudine. Dopo tutta quella valanga di emozioni provate nelle ore passate, questo silenzio è stranissimo, quasi come fosse inconciliabile con il resto. Troppo prima, troppo poco ora... tutto quello che manca urla forte pur nel silenzio. Immagino che capiterà sempre più spesso di sentire questo contraccolpo. Pazienza, è una tappa, attraversiamola.

Sì,

sarebbe bello poter dire: ecco oggi è il giorno in cui le cose hanno cominciato davvero ad andare meglio!!!

devo credere di potercela fare

Mi ritrovo a fermarmi ora un attimo per riflettere sulle ultime 30 ore. Cosa posso dire? Onestamente? Che mi sono divertita ma con un paio di ma...
Il primo: uscita ieri mattina, uscita questa mattina, in entrambi i casi mi sono ritrovata in mezzo a un attacco di panico da lasciarmi stordita. Il genere che ti spreme, ti fa seccare la bocca e ti lascia in balia del niente per un po', incapace di renderti conto di quello che hai intorno. Il genere che arriva all'improvviso e ti lascia scioccata, come se non fossero 17 anni che ci hai a che fare... come fossero la novità del momento. E va bene, in ogni caso ho fatto quel che dovevo, in ogni caso mi sono divertita, ma che fatica! E' difficile fare i conti con le proprie energie quando se ne vanno tutte in questo modo.
Resta però il dato positivo che, per un motivo o per l'altro, ho la sensazione di aver realmente avviato un trend diverso. Un trend che forse per una volta può portarmi a sperare ancora di stare bene e di costruire qualcosa.
Secondo ma: sono sempre stata da sola, mai un ragazzo, mai un compagno, a volte credo che questo mi renda incapace di affrontare i sentimenti, o che per farlo io debba allenarmi un bel po' prima. Imparare ad avvicinarmi alla cosa da lontano; perché dico questo? Perché mi sto legando da morire ad una persona, una persona che a cui non dovrei pensare per niente. Queste emozioni possono aiutarmi a sbloccarmi, a creare qualcosa di bello nella mia vita, ma sono anche pericolose. Spero di essere in grado di mettere un limite, nella mia testa, nei miei sentimenti...
Ma alla fine... devo credere di potercela fare!!!

sabato 3 febbraio 2018

*** un errore splendido***... estratto...



I capelli, le curve del suo corpo. La forza di ogni movimento.

Questa è Melania.


Capisco che dovrei allontanarmi da lì, non invadere quel suo spazio così prezioso e forse privato ma non riesco, qualcosa mi trattiene e anzi, alla fine mi spinge ad entrare, so che è rischioso, potrei intimidirla anche se più la guardo più mi rendo conto che quello intimidito sono io. Sembra così forte, così fiera, così padrona di se stessa, capace di raggiungere qualsiasi cosa.

È così che la ricordavo quando ballava nelle gare. O forse no, è molto molto di più.

Ho voglia di ballare con lei e quando le note si trasformano in un tango non resisto più.

Mi avvicino e la stringo forte.

Per un breve istante leggo ansia nel suo sguardo, ma dura giusto il tempo di un battito di ciglia, poi si lascia andare, ci lasciamo andare e io ringrazio Alessandra e quella sua idea bislacca che fossi io ad accompagnarla alle lezioni di ballo da piccoli.

 
Passo le mani tra i suoi folti capelli, sento il suo seno che preme contro il mio petto. Siamo ben oltre la mia soglia di sopportazione, dopo l’ennesima piroetta la blocco, mi guarda con quei bellissimi occhi scuri nei quali vedo desiderio. O forse vedo ciò che provo io ma a questo punto chissenefrega, la stringo ancora più forte e la bacio. Vorrei essere più delicato ma non riesco ed è un fuoco d’artificio. Le nostre bocche si incastrano alla perfezione.
 
È così calda, e il suo calore mi invade. Non mi staccherei mai da lì.


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Per Melania ballare è sempre stato tutto, poi durante i campionati, il suo ex l'ha tradita, rubandole ciò che per lei era davvero importante. Sono passati sei anni da allora, ma niente è tornato più come prima, fino a quando un corso di ballo per un gruppo di arzilli pensionati l'ha porta lontano da casa. In un nuovo ambiente qualcosa comincia a fare breccia in lei, riuscirà a trovare il coraggio per dire addio al passato e guardare finalmente avanti o la paura avrà ancora la meglio? Tra balli, amici e un hotel di lusso, forse qualcosa è lì per lei.

venerdì 2 febbraio 2018

--- un errore splendido--- codice amazon asin B01I6XFXL8

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Per Melania ballare è sempre stato tutto, poi durante i campionati, il suo ex l'ha tradita, rubandole ciò che per lei era davvero importante. Sono passati sei anni da allora, ma niente è tornato più come prima, fino a quando un corso di ballo per un gruppo di arzilli pensionati l'ha porta lontano da casa. In un nuovo ambiente qualcosa comincia a fare breccia in lei, riuscirà a trovare il coraggio per dire addio al passato e guardare finalmente avanti o la paura avrà ancora la meglio? Tra balli, amici e un hotel di lusso, forse qualcosa è lì per lei.

 
 
DAVIDE-
 
 
 

È davvero una ragazza curiosa. Davvero pensava non sapessi chi è? Poi, sembra così timida, così chiusa in certi atteggiamenti… Ho in mente alcune sue esibizioni, non credo lo scopo principale del ballo sia eccitare chi guarda ma ragazzi! Era una bomba! Ora sembra preoccupata persino di essere notata. Certo, quell’incidente le ha stroncato la carriera ma non pensavo l’avesse cambiata così tanto.

Poi improvvisamente stoppo i pensieri e quasi mi metto a ridere: ma che ne so io di come è cambiata? Quello che conoscevo di lei era solo un’immagine, una sorta di proiezione. Credo che parecchi ragazzi all’epoca avessero un’idea di lei come di una gatta sexy con quegli abitini attillati e le mosse provocanti, ma i veri ballerini vi avranno visto altro, capacità, tecnica, impegno. E il suo carattere, be’ probabilmente solo gli amici intimi e la famiglia potrebbero dire se è cambiata davvero.

In ogni caso è stato strano parlarle di Sara. Non fuori luogo ma strano.

“Mh, wow che profumino!”, dice entrando in cucina, non l’avevo sentita arrivare.

“Spero ti piaccia anche il sapore. Non ho fatto nulla di complicato, ma questo sugo di solito è molto apprezzato.”

“Da chi? Dai clienti dell’albergo o dalle tue amiche?”

Resto spiazzato dalla sua domanda, sembra divertita.

“Da tutti?”, rispondo un po' dubbioso.

Si avvicina, prende un pezzo di pane e lo immerge nel sugo per poi portarselo alla bocca, le sue pupille si dilatano e la lingua indugia sulle labbra per raccogliere le ultime briciole.

Uh, sento un certo movimento nelle parti basse. Questa ragazza è ancora una bomba, solo che o non lo sa o fa finta di non esserlo.

“E’ uno spettacolo! Godimento allo stato puro.”

“Sì, lo credo anche io.”, lei parla del sugo io no.

“Se con un pomodoro e poco altro riesci a creare un gusto del genere devi essere proprio bravo.”

Le sorrido e lei prosegue, “Secondo me il buon cibo deve essere questo: alimenti semplici cucinati in modo da mandarti su di giri ad ogni boccone.”

Accidenti!

“Che c’è? Ho detto una stupidata?”, mi fissa curiosa.

“No, hai detto esattamente quello che penso io e che vorrei fosse il taglio del mio ristorante. Solo che in questo periodo non sembra una cosa di moda.”, dico enfatizzando il mio disappunto sulla cosa.

“E chissenefrega della moda. Se il cibo è squisito lo è punto e basta!”

Inzuppa un altro pezzo di pane e mi sorride.

Queste due settimane potrebbero essere più interessanti del previsto, penso per la seconda volta.