Ieri pomeriggio mi sono ritrovata a fare una cosa, piccola ma concreta, rispetto al cambio di rotta per l'università. In effetti mi sono resa conto che non è proprio più possibile stazionare ancora immobile sulla vecchia rotta. Non so dove porterà quella nuova, se porterà da qualche parte, ma per lo meno ho ammesso a me stessa che quella vecchia si è esaurita. E mi sono sentita un po' strana. Vedremo…
Comunque, mentre aspettavo mia madre nel parcheggio dove fa una terapia ai piedi ho avuto modo di pensare, tra un picco d'ansia e l'altro. E i pensieri sono rivolti al tempo. Tempo che passa, tempo che non c'è più, tempo che non so se ci sarà.
Ho avuto paura. Ogni attimo di presente è infarcito di 3 tempi, il rimpianto/nostalgia per il passato, il presente, e la paura per il futuro. Perché sì, del futuro ho paura, paura che non sarò in grado di affrontarlo da sola, vista la fatica per affrontare qualsiasi cosa oggi. Paura che non vivrò un sacco di cose, che sarò sola, che non farò in tempo a dare soddisfazioni ai miei genitori, che avrò problemi di soldi… e via su questa linea. Per questo provo una nostalgia così dolorosa per il passato, molto lontano. Rimpiango quei momenti. Rimpiango come ero io, rimpiango come erano più giovani i miei genitori e mi manca da matti l'idea di avere davanti il tempo per fare tutto (o quasi).
Un po' troppi pensieri concentrati nel presente. Un po' troppi davvero per non dare i numeri...
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