lunedì 28 dicembre 2020

Nevica



... come non succedeva da qualche anno. Mi piace la neve, tantissimo, mi ha sempre messa di buon umore, poi a seconda di quanto fossi malinconica durante la nevicata me la gustavo e basta o rimpiangevo tutti i giochi sulla neve che non sono riuscita a fare nell'adolescenza o anche in età adulta. Oggi no, oggi è diverso. A parte che l'idea neve=strade incasinate=problemi di circolazione anche delle ambulanze+covid mi manda un filo in paranoia, tutto dipende soprattutto dall'atmosfera in casa. L'altro ieri ennesima sfuriata di mio padre facilmente riconducibile a qualcosa che riguarda mio zio. Io ero in poltrona (e dove se no) ma mi sono spaventata da matti. L'idea poi che non ci sia in tutta casa un angolo dove essere riparata da eventuali sclerate mi faceva impazzire: non sapere dove ripararsi. Poco fa è passato per strada un signore che vive con la compagna poco lontano da qui, un personaggio davvero sgradevole, che non fa che urlare con tutti. C'è in giro di tutto, per questo capisco che questo mio vivere male questa situazione è in parte un problema mio, qualcosa a cui non sono abituata io, ma in parte no, fa schifo a prescindere. Vorrei silenzio, pace, tranquillità. Per cui l'unica strada che riesco a percorrere, è buttare il pensiero più in là, magari tra un anno. E cosa mi auguro? La cosa triste e assurda è che mi basterebbe tornare a come stavo un anno fa. Mi basterebbe tornare a stare male come stavo male fino ad un po' di mesi fa; che aspirazioni… :/perché penso che poi finirà il freddo e si terranno più aperte le porte e non avrò nemmeno  la protezione dei vetri per non sentire. Meriterei qualcosa di meglio, eh… va be'. Oggi nevica, guardo fuori e magari per 3 secondi provo qualcosa di bello.

venerdì 25 dicembre 2020

Buon Natale...

 Ammiro davvero chi riesce a fare auguri sinceri per questo Natale, io non ci riesco perché non credo possa essere un buon periodo. Da tempo ogni anno è più difficile, ogni Natale meno sentito ma il disastro di oggi non l'ho mai provato. Sono stata malissimo. Il problema vero è la paura che mi attraversa ogni volta che mio padre e mio zio sono in casa contemporaneamente, cosa successa più in questa settimana che nei mesi passati. Un caso probabilmente ma di fatto sono stata malissimo, quella roba al cuore mi ha terrorizzata. Non può durare a lungo. Ci resto secca prima senza contare che io sono annullata dietro ore di televendite in tv. Io non esisto, lo dico da un po' ma questo malessere così profondo mi farà fuori letteralmente. Soprattutto perché sento di non meritarmi di stare bene. Sto lottando contro me stessa una gara che non credo di meritarmi di vincere mentre lotto con paure che mi "impongono" gli altri. Mi faranno così male da desiderare di essere sola (orribile lo so ma le emozioni non riesco a gestirle)? Perché non riesco a difendermi? È perché ho 20 anni mal vissuti alle spalle senza essere riuscita a costruirmi una vita o c'è altro? Sono stanca, esausta, sfibrata. Vorrei urlare e scappare ma per andare dove senza soldi né autonomia? La mia anima è sempre più nera. 

martedì 22 dicembre 2020

Di cosa è fatta davvero la nostra mente? Cosa condiziona così tanto i nostri pensieri? Un'ora e mezza fa ho avuto una paura dell'accidente, c'era mio zio che trafficava in camera e mio padre è rientrato dalla spesa, io ero ancora di sopra ma l'idea che i due potessero incontrarsi mi ha fatta spaventare da matti. Quando poi mia mamma mi ha spedito di sotto per aiutare con la spesa (cosa che non volevo), sono andata ma ad un certo punto mi è venuta una forte fitta al cuore. Ovviamente mi sono spaventata e questo ha peggiorato la cosa. Alla fine mi è passata solo quando sono riuscita a risalire di sopra. Ieri sera pensando all'ennesimo pomeriggio passato di fronte alla tv ho avvertito un mix di nausea e claustrofobia. Quando mia mamma mi ha vista che mi stringevo il cuore ha detto qualcosa del tipo che dobbiamo smetterla di farci travolgere così da quei due. Che forse sia proprio arrivato il momento? Che sia arrivato il momento di pensare a me nel modo giusto? Nei giorni passati la mia mente non ha fatto che mostrarmi tutto quello che è fuori tempo, tutto quello che non ho fatto, che non farò mai. Anche perché pensare a qualcosa di bello con la situazione in casa così, non solo mi sembra difficile ma persino sbagliato, della serie visto quello che è successo, non posso essere felice, non sarebbe giusto. Ma forse non è proprio così che stanno le cose, non è così che vanno lette. Se solo riuscissi a convincermene davvero… nel frattempo ansiolitici.

sabato 19 dicembre 2020

Mio padre è rientrato oggi. Devo dire che è stata una parentesi davvero dura, in mezzo a tutto il covid ha solo accentuato un malessere che cmq sarebbe stato altissimo in ogni caso. Sono veramente a pezzi, e ho una paura assurda, pochi giorni fa mio zio ha avuto di nuovo un exploit per una bazzecola che gli da fastidio di mio padre. Nel sentirlo sbraitare, anche se a 2 piani di distanza, ho iniziato a tremare come una foglia e a piangere. Mio padre quando è arrivato si è già lamentato per una cosa che ha fatto mio zio. Ne fanno entrambi questioni di principio, ma anche se mi spiace criticare chi ha 72anni, perché davvero temo che sia difficile fare i conti con i propri fallimenti a quell'età, nel merito ha ragione mio padre, ma schierarsi sembra più dura di quello che sembra, perché davvero mio zio non capisce le cose più basilari, come tutto quello che è costato sistemare tutti i suoi i casini. Un minimo di riconoscenza in più sarebbe gradita. Solo che io ho paura. Aleggia ancora troppo nervosismo. Così io continuo a richiudermi in me stessa, non ho altro, non ho l'appoggio di mia mamma, confusissima in questi giorni. E in me stessa anche io non posso che specchiarmi in tutti i miei fallimenti: nello studio, nel lavoro, nell'avere una relazione, nell'avere amici. Tutto sbagliato, tutto perso. Non mi capacito di essere precipitata così in basso. Non ho nulla. Ma in tutto questo esistere solo attraverso la paura, sto svanendo. Non ho nulla e mi sembra di non essere nemmeno più nulla. Tutto si sta cancellando. Io sto sparendo.

sabato 12 dicembre 2020

Sono ormai alcuni giorni che mio padre è partito per la sua trasferta e sì, la situazione è piuttosto complicata per me. Più di quanto immaginavo e per vari motivi. Cominciamo dal più semplice: la fatica fisica; sono subentrata nelle cose che fa abitualmente mio padre (es accendere la stufa e il camino), è tutto un su e giù per 4 rampe di scale in ambienti che dopo la notte arrivano anche a 12 gradi. A volte mi sembra di trascinarmi attaccata ai muri, sono fuori forma, debole, troppo pesante. Mi sembra di avere delle tenaglie nelle gambe che pungono. Secondo: per così dire vivo mia madre un po' di più del solito e c'è poco da dire, sebbene la cosa non sia grave in assoluto né in relativo visto che ha 79 anni, mi fa male vedere come è invecchiata in 2 anni, le dimenticanze, le fragilità… ho paura di restare sola, mi manca come era. Bo, immagino sia così per ogni figlio. In ultimo: mio padre ha saputo di dover pagare un botto di soldi per delle tasse riguardanti la casa al mare. Mi ha lasciata perplessa per la cifra da pagare, mi ha spaventata per quando queste tasse dovrò pagarle io. Come diamine farò? Ieri pomeriggio dovevo accompagnare mia madre dalla parrucchiera, io nel frattempo sarei andata in posta.  Dall'altro ieri sera ho iniziato ad aver paura di non farcela per un attacco di panico di quelli con i fiocchi, pericolo scampato ma il mio presente è questo, non ne vedo un altro, e il futuro mi sembra come un cappio che mi si stringe al collo, senza che io abbia possibilità di gestirlo. Giuro, due anni e mezzo fa a confronto sembrava un'allegra festa, e stavo di merda. Che poi in tutto questo non metto in mezzo il covid perché se no ciao, mi imbalsamo nel letto e non se ne parla più.

Dicono tutti che di panico non si muore, a parte che nemmeno si vive, ma oggi mi chiedevo se è proprio così. Pensavo ai sintomi più semplici che compaiono, almeno a me: mal di stomaco/pancia, mal di testa, cuore che sembra esplodere. Soffro di sta roba da 20 anni, siamo proprio proprio sicuri che gli organi interni non si logorino? No, perché basterebbe un 1% rispetto ai sintomi che accuso per ogni organo e starei fresca :/

Domani è Santa Lucia, quest'anno proprio atmosfera natalizia meno di zero e non ho nemmeno le energie per pensare al natale 2021...

martedì 8 dicembre 2020

Il mio babbo è partito da qualche ora. Dovrebbe essere quasi arrivato. Tra il viaggio e il covid, le preoccupazioni sono sempre alte, ma soprattutto sono preoccupata per un altro aspetto, quello di cui ho già parlato nello scorso post, quella sensazione di disagio perché sembra tutto sbagliato. Da ieri pomeriggio mi sono ritrovata a piagnucolare per il fatto che si allontanasse, dispiacere di non andare con lui, paura di restare qui con mia mamma e scoprire quanto è peggiorata, paura di rendermi conto che il passato è passato e il presente non mi offre nulla di buono, solo il deteriorarsi del prima. Non solo il mio cervello non reputa possibile che possa esserci ancora qualcosa di buono ora (come dicevo, anche la lite con mio zio mi fa sentire in colpa ogni volta che qualcosa mi fa un briciolo piacere), ma non prevede nemmeno il positivo futuro. Tra il 26/11  e ieri ho consumato 2 confezioni di gocce di ansiolitici, 12 giorni, onestamente mai capitato. Sto davvero male e sono vittima dell'ingarbugliamento dei miei stessi pensieri, così finisco con l'essere ulteriormente preoccupata per il presente/futuro e il cerchio ricomincia.

Alla fine ieri sera per smetterla di compatirmi, mi sono guardata la docu-fiction sui giudici popolari del maxiprocesso alla mafia che hanno trasmesso da poco sulla rai. Ecco, di fronte a quello il mio cervello è riuscito a rimettere un po' in prospettiva le cose. Ma è assurdo aver bisogno di tali stimoli. E un pensiero è andato al coraggio di tutte le persone normali che hanno vissuto sulla loro pelle il terrore di quel periodo andato avanti per anni e anni… il coraggio, quello vero.

giovedì 3 dicembre 2020

E nonostante tutto, domani è un altro giorno.

20.50 e sono esausta. Questa notte, mattina, mi sono svegliata alle 5 in punto, per alcuni secondi che sono sembrati lunghissimi non capivo dove mi trovavo. Bruttissimo, un filo di mal di pancia e poi via, tachicardia a mille, nausea per un bell'attacco di panico in piena regola. Sono rimasta più di un'ora seduta sul letto, non riuscivo nemmeno a sdraiarmi, poi verso le 7 mi sono addormentata di nuovo. Così, una volta alzata per la 3^ volta di fila ho dovuto rimandare l'uscita in posta che mi premeva. Ho passato la mattina da incubo, e mi si leggeva in faccia perché i miei non hanno fatto commenti su mancanza di volontà. Ma io ero a pezzi, caduta di fronte all'ennesima faccia del panico. Poi, in previsione del mal tempo di domani, su consiglio di mio padre, ho cercato di andare nel pomeriggio. Mi sono vestita, mio padre sembrava felice che stessi andando, che ce la stessi facendo. Sono entrata in auto e sono stata invasa da una nausea che davvero credevo avrei vomitato lì, condito dal mal di pancia. Una volta fuori dalla posta, ero preoccupata per il freddo ma per la prima parte allarmi rientrati, o meglio calati di intensità. Mezz'ora dopo, ancora lì fuori per via del distanziamento, temevo che non mi avrebbe aiutata comunque allo stomaco il freddo e quando stava quasi per toccare a me entrare, sono stata travolta da un'onda di paura, ansia, nausea, ero convinta che non ce l'avrei fatta ad entrare. C'è mancato poco che me ne andassi, a bloccarmi solo quello che avrebbero potuto pensare gli altri, non esattamente il motivo ideale ma tant'è. Poi sono entrata ed è stato quasi subito il mio turno, una volta dentro il picco di panico era di nuovo più basso, e poi una volta uscita, in macchina, fingendo di controllare i conti che avevo pagato ho rifiatato quel tanto che bastava per la tappa al supermercato. CI tenevo perché al di là di comprare cose che per ora non ho voglia di mangiare, riuscire ad andare quando me lo propongo è una specie di verifica, c'è un semaforo, si entra, ci sono possibili code, poi occorre attraversare la strada provinciale, il semaforo al rientro… è una piccola verifica per una cosa, fare la spesa, di normalità.

Una volta a casa ho tirato il fiato, i miei mi hanno accolto a festa, io ho fatto una doccia per scaldarmi un po' ed eccomi qua, più o meno ok, ansia sempre alta per il normale ma certo non come sta notte né oggi all'uscita. E mi ritrovo qui, a chiedermi se per cado non centrasse quel discorso di ieri sera su mio padre che se ne va, mia madre, poche righe ma pregne di paure. Oggi tornando a casa sono passata davanti a dove aveva la casa mia mamma prima di ristrutturare questa, dove ho vissuto un po' fino ai 6 anni. Ho provato nostalgia, mi sono vista ancora lì e ho immaginato a ritroso la mia storia tutta diversa. Ovvio, un'opzione non vissuta può essere perfetta, poi sono andata avanti per la strada per arrivare qui a casa mia: magone, per tutto quello che è andato male, in ultimo la lite con mio zio. Insomma, possibilità (intese in positivo) verso realtà.

I miei erano contenti che fossi riuscita ad andare, io sono sollevata di aver tolto un impegno ma contenta no: una fatica del genere per una commissione così banale! Sono stanca, quello sì, demoralizzata, confusa e preoccupata. E nonostante tutto, domani è un altro giorno.

mercoledì 2 dicembre 2020

Se tutto prosegue come deve, settimana prossima mio padre va in Liguria, avendo la residenza là, e dovendo andare dal suo medico di base, può spostarsi. Deve andare ed è giusto che vada, che io non sia tranquillissima è un altro discorso. A prescindere dalla particolarità della situazione, mi ha fatto ricordare quando gli anni passati andavo anche io con lui, quando lo accompagnavo allo studio medico, visite di controllo che si trasformavano in una passeggiata insieme. Di solito stavo sempre malissimo per l'ansia, eppure in questo momento ricordo quegli attimi con dolcezza. Avevo, e ho, bisogno di quei momenti passati con lui nelle sue zone. E così penso ancora: 1- al timore che mia mamma possa peggiorare così in fretta da non poter essere più lasciata da sola e che i miei viaggi con papà siano già finiti. Sarebbe tristissimo, per mia madre ovvio non parliamone nemmeno, ma anche proprio per quegli attimi con lui là che mi sembrano così necessari, forse non solo per me. 2- penso al dopo, a quando sarà sola, a come farò a conciliare, a trovare la sintesi tra questi due mondi, soprattutto da quando ho riscoperto che Alassio fa parte di me, che ne ho bisogno nella mia vita. Sono 2 giorni che dovrei uscire per andare in posta e non ce la faccio, come posso pensare di barcamenarmi tra due luoghi distanti 300 chilometri? Mi è impossibile trovare un modo per vivere ciò di cui sento di aver bisogno. Intanto il tempo passa sempre più veloce.