sabato 30 marzo 2019

Forse la mandibola un po' alla volta sta tornando lentamente apposto. L'unico aspetto positivo di tutta la faccenda è che in una settimana ho perso circa due chili visto che mangio molto meno… ma è proprio l'unico perché di fatto mi sembra di essere una sorta di effetto domino in negativo. Settimana scorsa, venerdì, ho avuto un attacco di panico come mai prima, poi la tensione mi si accumula tutta nella mandibola, dieci giorni fa mi scappava la pipì ogni mezzo minuto… onestamente non c'è una parte di me che non sia stata intaccata dal panico. E quando qualcuno mi chiede perché non partecipo ad uscite/gite etc sembra persino ridicolo dire: perché  mi scappa la pipì 40 volte al giorno… uff… ovviamente certo, c'è molto di peggio, ma quando hai la sensazione di non aver il controllo su niente, diventa impossibile qualsiasi cosa.
Ieri i miei sono usciti per fare una sfilza di commissioni, la maggior parte avrei potute farle io se solo me la sentissi di uscire, cosa che invece non è, ma questa volta non è stata la paura del futuro a farmi compagnia, della serie cosa farò io poi da sola, ma la vergogna nel presente. Sono più che adulta e a 10 anni avevo una autonomia 100 volte maggiore di quella che ho adesso. uff uff…

martedì 26 marzo 2019

mh… negli ultimi giorni di fatto mi sono sentita addosso di tutto. Domenica mattina, dopo l'attacco di panico di venerdì, avevo una gran paura ad uscire in auto di casa, ma ce l'ho fatta. Il punto è che, nelle condizioni in cui sto, mi sembrava sarebbe bastato davvero pochissimo per bloccarmi del tutto e mi sono fatta forza, una volta arrivata, era un po' presto e mi sono fermata ad ascoltare alcune canzoni in auto. Una soprattutto mi ha messo in crisi, una canzone di Ramazzotti di una barca di anni fa, almeno 20, quando stavo bene ed ero felice. Come capita spesso, non ho potuto evitare di fare confronti tra la me di allora, serena, attiva, con degli amici e via di seguito, e quella di adesso che in una domenica mattina ha esaurito tutte le energie solo per percorrere più o meno un km in auto. Mi sento sola. Tanto sola. Mi mancano amicizie vere, la possibilità di condividere con loro momenti spensierati. E per questo mi manca tutto, la capacità di essere ancora spensierata e le amicizie. Anche se non so come, ho bisogno di credere che potrò ancora averne.  Ne ho bisogno da matti perché l'alternativa mi manda al manicomio.
Per completare il quadro è da domenica sera che ho la mandibola quasi bloccata del tutto, oggi va molto meglio di ieri, ma che ansia! :/ Tensione + tensione + tensione e questo è il fantastico risultato. 
Ok che avevo detto che mi sarebbe servito un lucchetto per non mangiare porcherie la sera, ma così è troppo!!! 
 Speriamo che la cura  per l'ansia che sto facendo alla fine porti a qualcosa.
Lo spero davvero perché ho bisogno di vivere, in ogni declinazione possibile. Sento una smania di cambiare le cose sempre più forte.

sabato 23 marzo 2019

Per cercare di far fronte allo stare malissimo, ieri tra le 17 e le 18 mi sono cimentata in questo: colorare libri antistress. A quanto pare funzionano, però che posso dire, mi sentivo un po' in difficoltà, tradotto avevo vergogna di perdere un'ora nel pomeriggio con i colori… Ma tant'è. In fondo ho perso una marea di anni, che sarà mai un'ora?
A parte tutto, ieri pomeriggio mi sono proprio spaventata, e solo verso le 21 ho iniziato a tranquillizzarmi davvero. La notte è stata meno complicata del previsto, ma sono comunque ancora un po' scossa. Davvero ho paura che possa ricapitarmi. Voglio dire, soffro di attacchi da 18 anni e mezzo, arrivare ad aver paura di averne un altro come quello di ieri significa che era davvero di un'altra categoria. A tal punto che mi sono anche chiesta se non siano stati i farmaci a fare questo effetto. Il problema infatti è che le reazioni più o meno comuni ai farmaci, sono di fatto quasi tutti i sintomi dell'attacco di panico. Nella fattispecie vertigini, senso di disorientamento, irrigidimento dei muscoli, più tachicardia etc etc... Anche oggi avrei dovuto accompagnare mia madre, ma lascio andare mio padre, però ha ragione lei: ho paura che si ripeta, soprattutto mentre guido. E temo che mi complicherà la vita non poco. Speriamo per poco tempo però e che poi subentrino gli effetti positivi. Speriamo. Perché così è davvero troppo da gestire. Troppo troppo. :(

venerdì 22 marzo 2019

MAMMA MIA! MAMMA MIA! MAMMA MIA! Sono le 17 e da 4 ore sono ko. Verso le 12.45 ho avuto un attacco di panico bestiale, irrigidimento delle gambe, vertigini da mettermi a tappeto, e ora, 4 ore dopo sono ancora in tilt. Non prendo le mie solite gocce per la nuova cura, ma mi chiedo se sia una specie di crisi d'astinenza, o un caso… comunque ovviamente non sono riuscita ad uscire con mia madre, e mi sono parecchio spaventata. Adesso alterno momenti di stanchezza tipo dormire in piedi all'ansia per cui sto passando davvero un bel pomeriggio. Fortunatamente non ho avuto lezioni, in caso contrario temo avrei dovuto disdire. Uffa uffa uffa, se riesco a rilassarmi un filo, quanto basta per concentrarmi, leggerò un po', in caso contrario continuerò quello che ho fatto nelle ultime tre ore: un andirivieni infinito tra le varie stanze della casa.
Che stress… :/

giovedì 21 marzo 2019

Anche oggi ho accompagnato mia madre, penultima uscita per questo. Per assurdo mi mancherà, perché sebbene io abbia fatto quasi ogni giorno una fatica ridicola per l'impresa, comunque l'ho fatto. Una piccola conquista, se così si può dire, ma di fatto il massimo a cui riesco ad aspirare adesso.
Comunque oggi siamo uscite e dopo averla lasciata nella struttura, io sono andata via per passare in farmacia a comprare tutto quello che mi ha prescritto la dottoressa ieri. Erano le 13.45, farmacia sempre aperta, parcheggi liberi fino alle 14 dal pagamento, e pochissime auto in giro: era il momento giusto. Ma stavo male, malissimo. Tremavo come una foglia, panico a mille e quando dopo ho fatto, prima di ritornare sulla strada principale, seduta in auto di fronte alla farmacia, tanto per cambiare ho pianto. Provavo una paura dell'accidente, una generica paura di tutto e vedendo le auto passare, mi sono chiesta cosa sanno davvero loro più di me. Statisticamente chi soffre di panico in modo così debilitante come me è ancora un numero piuttosto basso, sebbene velocemente in aumento, probabilmente, statisticamente tra le persone che ho incontrato fuori dalla farmacia oggi, io ero l'unica. Gente che va, che viene… l'elemento essenziale per ogni attività, sia lavorativa che sociale: uscire di casa. Sono lontana anni luce da una cosa più o meno normale in tal senso. Non so davvero come io ne possa uscire. Mi sento scoperta su ogni fronte, e con i miei che a volte sembrano invecchiare  5 anni in un mese io ho paura degli anni che ho di fronte. Ho paura di tutto. Sempre.
Ogni tanto ripenso a quella ragazzetta un po' sprovveduta che ero davanti al mio primo attacco di panico. Chissà come mi spronerei ad andare avanti se potessi parlarmi allora.
Ieri sera poi mi erano venute in mente alcune cose positive che mi distinguevano dai momenti proprio più critici, ma oggi mi sembrano appunti inutili, fasulli.

mercoledì 20 marzo 2019

Questa mattina altra visita dalla dottoressa per commentare gli esiti degli esami del sangue. Monitoriamo ancora un po' alcuni valori e vitamine ma non mi sembrava particolarmente preoccupata. In compenso io le ho chiesto qualcosa in più per quest'ansia. Per cui, non appena passerò in farmacia, magari anche oggi pomeriggio, inizierò una nuova cura e vediamo se starò un po' meglio, perché proprio non ci siamo. Poi che l'impegno al 1000 per mille debba partire da me è fuori di dubbio, ma magari un piccolo aiutino chimico ora è quello che ci vuole. Già, ci vuole… oggi mi sono alzata alle 6.50 ovviamente perché stavo di merda. Ad un certo punto mi sono chiesta: si può annullare la visita dal medico perché si sta troppo male? Male che nella fattispecie si è incanalata nella pancia. La cosa comica, per modo di dire, è che una volta fuori casa, non so come cavolo mi ci sono costretta, guidato per qualche centinaio di metri, ho sentito proprio una specie di tensione dalla pancia sciogliersi. Lo proprio avvertita. E' stata una cosa assurda. Davvero assurda.
Comunque, ho chiesto un piccolo aiuto alla dottoressa, tra un mese ci sentiremo per vedere come va. Speriamo sia la volta buona, perché davvero, come dicevo anche nei giorni passati, senza una stabilità un filo maggiore, affrontare seriamente l'obesità mi è impossibile. E so di doverci pensare, perché sono stufa di portarmi dietro praticamente il doppio del peso che dovrei. E non è una stima a vanvera, ma proprio la realtà.
E così mi ritrovo a sperare che una nuova terapia, comunque con la dottoressa che mi monitora, mi possa portare davvero da un'altra parte.
Nel frattempo ieri, su un libro che ho letto, la protagonista veniva spronata dall'amica a uscire di casa dopo BEN 2 GIORNI senza farlo. Due giorni… puff… per quanto mi riguarda lo strano è piuttosto uscire di casa 2 giorni di fila. Ogni tanto mi concentro sulle persone del mio vicinato, perché genitori o perché lavoratori… al 90% vanno avanti e indietro almeno 3 volte al giorno (tre andate e tre rientri…). Che goduria poterlo fare liberamente, senza stare male ogni cavolo di singola volta. Proverò ancora l'ebbrezza di una situazione così?
Lo scopriremo solo vivendo…

martedì 19 marzo 2019

Se mi fermo a pensare un attimo, o un po' più di un attimo, ho come la sensazione che le mie giornate, a questo punto, siano scandite dagli attacchi di panico. Non da impegni di lavoro o appuntamenti, no: dagli attacchi. Quello della mattina, quello di metà pomeriggio, quello della sera… e poi ci sono sempre quelli imprevisti.
In ogni caso, ieri sera stavo cercando di far fronte a quello serale senza prendere ansiolitici, ce l'ho fatta alle 20.30, alle 22, alle 24, quando sono andata a dormire… e me lo sono ritrovata a mille appena aperto gli occhi oggi alle 7. Così alla fine ho preso gli ansiolitici e passata l'ansia, visto l'ora, mi sono sentita intontita per tutta la mattina, altro modo per dire che non tirato insieme niente per tutta la mattina, sempre sull'orlo di un nuovo attacco o di una crisi di nervi. Ok, sto decisamente peggio dell'anno scorso. Motivi ce ne possono essere mille e nessuno, ma non mi piace come modo di avvicinarmi ai 35 anni di età… che pena.
Sì, mi faccio pena, e ne ho avuto la conferma anche oggi vedendomi riflessa in uno specchio. E sia chiaro, non pena nel senso di compassione in senso buono, ma proprio pena più simile a schifo. Giuro, a volte sembra impossibile che la nostra mente lavori contro di noi fino a questi punti.
Dicevo di uno specchio. Forse dovrebbe arrivare una consegna ed essendo sola in casa dovrei andare io a prendere il pacco. E ho una vergogna fottuta del fattorino, a volte mi vedo riflessa e mi sembra di espandermi ogni mese che passa, sempre di più. Ed ogni volta che mi vedo è come una brutta sorpresa.
Contrastare 18 anni di attacchi di panico e quasi altrettanti di obesità sempre più seria. Non so da che parte cominciare. E nel frattempo ogni minimo progetto lavorativo, più o meno serio, è naufragato. Non so come fare, non so come fare. In astratto l'idea di far fronte un giorno alla volta a parte del problema avrebbe anche senso: adesso penso a non mangiare schifezze, adesso ad uscire anche se mi sembra di svenire ogni passo che faccio…, ma in pratica non ne ho la forza. Gli anni passano, il peso aumenta, l'ansia pure, le soddisfazioni stanno a zero, la speranza sotto zero e sembra esserci sempre un nuovo fondo da toccare, raschiare,  e bucare per andare ancora più giù. Talmente giù che la prospettiva di risalire è fuori portata, l'unica è trovare una strada alternativa per uscire…

lunedì 18 marzo 2019

Rientrata da poco dall'impegno quotidiano per mia madre, mi sento un po' come i personaggi dei cartoni animati che si ritrovano delle spirali al posto degli occhi: vertigini a gogo e ansia a mille… eh, che novità…
Ieri mattina è stata durissima. Da giovedì mattina sono in uno stato di ansia di almeno un paio di livelli più elevato del solito. Vedremo quando si riabbasserà un pochino.
Nel frattempo ieri be', ieri ad un certo punto mi sono ritrovata a fissare la bocca di uno dei tizi con cui ho a che fare in quell'impegno. Se ci penso mi vengono i brividi ancora adesso… la bocca perfetta per baciare, ma soprattutto la bocca perfetta per adagiarsi sulle punte dei seni. Fatta apposta per fare impazzire… ok, sono impressioni un po' così… ma quando si ha in testa solo l'ansia, un diversivo un po' hot è giusto ciò che serve. E quella bocca, mhhh… wow.
Mi servono queste parentesi, mi serve rendermi conto che sono altro oltre un cumulo di ansia infinita. Sono una donna, che ha dei desideri, delle passioni… per ora ancora non realizzati ma chissà. In fin dei conti credo sia importante anche solo sentire qualcosa che non sia ansia o paura.

Whitney Houston - Whitney (Album) - I Wanna Dance With Somebody


Annie Lennox - No More I Love You's Lyrics Video (HD)


sabato 16 marzo 2019

Eleanor Oliphant sta benissimo

Ieri ho finito la lettura di questo libro, Eleanor Oliphant  sta benissimo. Senza fare spoiler, visto che si legge subito nelle prime pagine, la protagonista è una giovane donna solitaria che, il venerdì sera, dopo il lavoro in ufficio, per affrontare la solitudine del week-end, si ubriaca per dormire fino al lunedì mattina. Una lettura che mi ha messo un po' di tristezza, una lettura in cui però mi sono anche rispecchiata. La solitudine è un problema molto serio. Lo è al giorno d'oggi e lo è anche, a quanto sembra, tra gruppi di età insospettabili. Si infiltra in ogni dove, si insinua tra mille problemi diversi, economici, sociali, psicologici. Sotto questo punto di vista il mondo è davvero strano in questa fase storica. Siamo sempre più connessi e siamo sempre più soli. é una cosa che mi spaventa. La mia famiglia, in senso allargato-cugini, zii…- è sempre stata più o meno unita. E non è da poco avere una rete di protezione del genere. Ma le cose cambiano in fretta… La solitudine mi spaventa. Senza entrate economiche, senza un compagno, senza figli, incapace di uscire una solta volta senza stare di merda per il panico… manca davvero molto prima che mi ingoi del tutto?

venerdì 15 marzo 2019

Anche oggi nel mondo l'uomo ha saputo dare il meglio e il peggio di sé. Anche oggi io sono rimasta concentrata più o meno perennemente su di me. Il panico fa anche questo. Limita il tuo raggio d'azione, non di interesse almeno nel mio caso, ma di azione sì.
E allora quello che resta sono io che da 5 giorni porto avanti e indietro mia madre stando di schifo ogni volta e che poi ad un certo punto, come un interruttore che scatta, capisco di essere finita nel livello d'ansia superiore. Da ieri mattina è così, crisi di ansia più forti che poi però non passano mai del tutto, anzi. 36 ore di tensione no stop. In tutto questo lezioni che saltano con ragazzine che continuano a darmi buca mi hanno reso ancora più incavolata, perché mi sento assolutamente non rispettata. E così il nervoso sale ancora. Sulla ciclette, sotto la doccia, mentre cenavo… picchi di ansia a ripetizione. Poi senti i titoli dei telegiornali e ti senti uno straccio. Inutile di fronte a certe violenze, inutile anche di fronte a chi combatte per portare avanti qualcosa di buono nel mondo.
Il meglio e il peggio del mondo che io continuo a guardare dentro la mia bolla, sempre più spessa, del panico.
Quasi pronta per l'uscita di oggi con mia madre. Oggi un po' prima del solito. E sto male. Ho passato le ultime 2 ore nascosta in un romanzo e ora l'idea di uscire è pesante, molto pesante. Ci sarà quel giorno che, mettendomi le scarpe, non proverò più paura, ma solo la voglia sincera e onesta di uscire? Sembrano cose da universo parallelo. In questo, invece, sono solo molto infastidita dai racconti che arrivano dalle vite degli altri, racconti fatti solo per esaltare piccole conquiste, i successi, le cose positive… e a me danno fastidio. Sembra che dentro di me ci sia una molla di una cattiveria gretta e inutile che aspetta solo una minima scusa per scattare. Una molla di gelosia e astio.
Viene a galla la parte migliore di me insomma… evviva.
Sia io, che mio padre, che mia madre abbiamo problemi con il peso. Fino a 14 fa  ero io quella con meno chili in più, ora è mia madre. Comunque il problema c'è. Fortunatamente i valori del sangue sono più o meno nella norma, a farne più le spese sembrano essere le ossa…
Invece mio zio è l'unico componente del quadro che non ha problemi di questo tipo. Mangia un sacco, ma brucia ancora di più. E ha la mente di una persona magra: cioè la capacità innata di mangiare solo a pasto e di riuscire a non pensare al cibo per tutto il resto del giorno. Per chi ha la mente da magro è difficile capire come una persona possa arrivare ad un'obesità grave come la mia, per uno capace di autoregolarsi ci si sarebbe potuti fermare un milione di volte prima di arrivare a questo punto. Se poi si aggiunge al quadro il discorso panico, vedo proprio da come mi guarda che per lui sono diventata una sorta di enigma totale: per lui è tutto facile, tutto bianco o nero, tutto da sistemare con estrema semplicità, con un po' di tempo ovvio, ma in modo estremamente lineare.
Capisco che per chi non ha mai avuto certi problemi, la logica risolutiva sia molto chiara e facile. Riesco, almeno in parte, a vedermi con i suoi occhi, perché prima del panico, ero anche io molto netta su alcune posizioni. Curiosamente però i suoi commenti non sempre mi fanno lo stesso effetto, se a volte non mi danno particolari reazioni, se a volte arrivo persino a capirli, se a volte invidio la sua 'ingenuità' su alcuni fronti, altre mi danno davvero ai nervi, perché se fosse così facile avrei già agguantato la soluzione da un pezzo, no?
Eppure credo che ogni tanto provare a guardare ai problemi dalla prospettiva più semplice, per non dire proprio semplicistica, potrebbe anche essere d'aiuto.

giovedì 14 marzo 2019

Oggi pomeriggio ho accompagnato ancora mia mamma alla sua terapia per i piedi. L'orario è un po' bizzarro, 13.45/15 ma così facendo resta il pomeriggio quasi interamente libero. Oggi però, come 4^ giorno, posso dire che è stato senza ombra di dubbio il più pesante. Inoltre sono stata parecchio male per tutto il resto del pomeriggio. Mi sono calmata solo un'ora fa dopo essermi imbottita di ansiolitici.
Anche oggi ero lì, in auto mentre aspettavo mia mamma, musica nelle orecchie e libro da leggere. Ce l'ho fatta un po' ma poi ho lasciato tutto da parte e mi sono limitata a guardare fuori. La gente che andava e veniva. La gente, con le sue mille realtà e probabilmente i suoi mille problemi. E mentre guardavo una signora un po' su d'età camminare di buona lena, mi sono resa conto di quanta fatica io sprechi nel panico. Pensandoci bene sono io che combatto contro me stessa 2 volte: il panico che mi fa stare male e poi la parte razionale che cerca di tenerlo a bada. Ridicolo. Quante energie che potrebbero essere rivolte altrove. Sono stata male tutto il giorno e non so perché. E i miei sogni per un futuro che possa avere senso, per e me per gli altri, si allontana ancora un po'.

mercoledì 13 marzo 2019

Ieri pomeriggio mi sono ritrovata a fare una cosa, piccola ma concreta, rispetto al cambio di rotta per l'università. In effetti mi sono resa conto che non è proprio più possibile stazionare ancora immobile sulla vecchia rotta. Non so dove porterà quella nuova, se porterà da qualche parte, ma per lo meno ho ammesso a me stessa che quella vecchia si è esaurita. E mi sono sentita un po' strana. Vedremo…
Comunque, mentre aspettavo mia madre nel parcheggio dove fa una terapia ai piedi ho avuto modo di pensare, tra un picco d'ansia e l'altro. E i pensieri sono rivolti al tempo. Tempo che passa, tempo che non c'è più, tempo che non so se ci sarà.
Ho avuto paura. Ogni attimo di presente è infarcito di 3 tempi, il rimpianto/nostalgia per il passato, il presente, e la paura per il futuro. Perché sì, del futuro ho paura, paura che non sarò in grado di affrontarlo da sola, vista la fatica per affrontare qualsiasi cosa oggi. Paura che non vivrò un sacco di cose, che sarò sola, che non farò in tempo a dare soddisfazioni ai miei genitori, che avrò problemi di soldi… e via su questa linea. Per questo provo una nostalgia così dolorosa per il passato, molto lontano. Rimpiango quei momenti. Rimpiango come ero io, rimpiango come erano più giovani i miei genitori e mi manca da matti l'idea di avere davanti il tempo per fare tutto (o quasi).
Un po' troppi pensieri concentrati nel presente. Un po' troppi davvero per non dare i numeri...

martedì 12 marzo 2019

Come ho detto ieri, alla fine anche la questione università mi è un po' esplosa tra le mani, nel senso che o metto via il pensiero o cambio rotta. Oggi sono andata a sbirciare alcune cose e mi sono resa conto che, volendo proseguire, avrei dovuto cambiare a tutti i costi perché un sacco di esami e professori non ci sono nemmeno più. Sfioriamo il ridicolo, ma se penso a quante volte le cose mi sono sfuggite di mano mi viene da piangere. Non riesci ad affrontarle e quando poi ce la fai, ti accorgi che è tutto diverso, e che quello che hai fatto è stato inutile e che devi ricominciare da capo. Benvenuti nella mia vita… Il discorso università poi è ancora più significativo, in parte per i tantissimi anni passati in mezzo, per le esperienze non fatte, in parte per i soldi, in parte perché davvero è cambiato tutto un sacco; sia come sia è uno spiraglio sul vero significato della frase 'ho perso un sacco di vita'. E mi rendo conto che sebbene abbia sempre in bocca questa frase, in realtà non ho davvero mai accettato tutto quello che ho perso. Non ho accettato questi anni, non ho accettato la mia malattia. Quindi i miei limiti.
Non so nemmeno se sono pronta a farci i conti ora. E dico solo tra me e me senza coinvolgere altri in mega drammi. Avrei dovuto finire tutto a 25 anni, per poi aprirmi alla vita, invece ora nelle migliori delle ipotesi ne avrò 40. Senza un compagno, senza figli… No. Non riesco a venire a patti con il mio passato.
Solo che, stando così le cose… ho qualche possibilità di riuscire a mettere questo dannato punto fermo per andare avanti?

lunedì 11 marzo 2019

Nell'ultimo libro che parla della perdita di peso si fa riferimento molto chiaramente che per intraprendere un vero percorso per uscire dall'obesità occorre fare i conti con la propria anima nera, quel qualcosa dentro di noi che rappresenta i nostri limiti, le nostre debolezze, quel qualcosa che pur senza che diventi scusa, va accolto come parte integrante della personalità perché solo così lo si può elaborare, metabolizzare. E quindi, nella sua parte più deleteria, superare.
Nel mio caso uno dei maggiori componenti dell'anima nera è il fattore università. E credo sia arrivato il momento di affrontarlo. Come? Chiarendo alcuni punti fondamentali, tra cui 1_ voglio fare questo percorso; 2- devo cambiare però rotta. Devo interrompere quello che sto facendo da anni in modo sempre uguale (e che non porta a nulla) per cambiare rotta. Nello specifico, devo annullare la perenne iscrizione al corso di studi infarcito oramai di esami vecchissimi e che non sarei più in grado di gestire e ricominciare da capo. Ci vorranno anni, più che se andassi avanti dal punto in cui sono ora. Punto da cui però non mi muovo da 5/6 anni, per cui… è ora di cambiare tutto. Per ricominciare e questa volta arrivare fino in fondo. Non posso più aspettare. Innanzitutto perché così facendo posso risparmiare quest'anno1500 euro che finirebbero persi, e poi perché ho davvero bisogno di riaprire un capitolo a cui tengo ma in modo nuovo. Non sempre è possibile farlo, in questo caso sì ed ora mi rendo conto che è da stupidi non approfittarne. Negli anni ho fatto un tale casino con la scuola che probabilmente nemmeno una persona senza problemi di ansia riuscirebbe ad affrontarli. Occorre un taglio netto.
Avanza l'ipotesi di aver definitivamente buttato 15 anni? Sì. Probabilmente è così. Ma c'è solo una cosa peggio di questo: sprecarne altri per continuare a  fingere di non aver sprecato i primi.
Ho bisogno di coraggio perché è una scelta attiva, ma è l'unica possibile.
Finirò a 40 anni. C'è gente che comincia allora. Amo l'università. Forse è giunto il momento di concedermi la possibilità di viverla come si deve. Una volta per tutte.
Nell'arco i 4 o 5 giorni è la seconda volta che incappo, leggendo, sul concetto che l'obesità, il grasso, è una sorta di muta che ci mettiamo addosso per isolarci dagli altri. All'inizio è uno sfogo per compensare le insicurezze/frustrazioni, il fatto di non sentirci all'altezza degli altri, poi diventa qualcosa che ci 'serve' per tenere il mondo lontano, fuori. Per proteggerci.
Cioè, l'idea è: se non sono all'altezza del confronto con gli altri, facciamo in modo di essere totalmente fuori scala, affinché questo confronto non abbia più davvero ragione d'essere.
Credo a questa teoria, se sono onestà lo so di averlo pensato più di una volta, eppure in altri frangenti non posso credere che il cervello arrivi a macchinare certi ragionamenti così contorti.
Ma che l'obesità, sebbene derivi ( se non ci sono altri problemi fisici) dalla quantità di cibo ingurgitata, abbia radici in questioni che cibo non sono, be' direi che oramai è una questione assodata. Per questo che essere pronti ad affrontarla significa molto di più che rinunciare alle abbuffate serali, nel mio caso. Significa essere pronti a cambiare tanto, se non tutto, della propria vita.
Ieri sera sono riuscita a non cedere alle abbuffate lasciandomi guidare dal sonno, alle 23 dormivo già così ho scavalcato il problema. Ho rinunciato anche a guardarmi un film (cosa che di solito mi è impossibile) ma ho lasciato che fosse il mio corpo a guidarmi, e il mio corpo mi ha guidata verso una sana dormita. Forse le regole del gioco sono queste.
Tutto sta nel capire se ora sono pronta a giocare.

sabato 9 marzo 2019

Nel corso degli anni ne ho cominciate tante di diete, non tantissime ma un numero discreto. Istintivamente direi anche che per un certo periodo hanno funzionato quasi tutte, ma come ho letto recentemente in fatto che si siano interrotte in malo modo tutte, vuol forse dire che in realtà non ne funzionava nessuna. Forse è per questo che in questi giorni mi chiedo spesso cosa potrebbe aiutarmi a portare avanti l'idea di intraprendere di nuovo il percorso. Ieri sera ho mangiato 2 kinder bueno (che poi sono in realtà 2 confezioni per due barrette per cui sono 4) e delle patatine. Non un'abbuffata come le sere precedenti ma di sicuro niente di necessario. Ora, posto che l'input è sempre quello di compensare qualcosa, anche ieri pomeriggio sono uscita per una commissione in posta e poi sono rimasta bloccata nel parcheggio mezz'ora perché non riuscivo a ripartire, cercare di capire a cosa aggrapparsi è essenziale. Direi anche che non basta il pensiero, cioè pensare a cose positive future come poter indossare un bell'abito, non far fatica a fare una rampa di scale, non aver problemi a trovare biancheria intima della mia taglia… non funzionano. Ho bisogno di qualcosa di concreto e tangibile. Qualcosa di fruibile passo dopo passo. Ma non mi viene in mente niente. E questo è il problema.
Sebbene fasulle, le soddisfazioni del cibo sono immediate, eventuali aspetti positivi del perdere peso invece sono spostati molto in là nel tempo, e non so davvero con cosa sostituirle. Resterebbe la strada del distrarmi, dell'essere occupata, ma a mezzanotte che dovrei fare?
Dovrei chiudermi la bocca con un lucchetto… forse sarebbe l'unica soluzione… mah...

venerdì 8 marzo 2019

Questa mattina è stata la terza di fila durante la quale mi sono svegliata con mal di stomaco, un po' per l'ansia, ma principalmente per l'abbuffata serale/notturna che anche ieri sera non mi sono fatta mancare verso mezzanotte. Il punto è che onestamente mi sembrano persino peggio del solito, più cibo e ingurgitato più in fretta. L'unica strada è bloccare in modo drastico queste abbuffate. Ma con cosa le sostituisco? Il fatto è che quel momentaneo, e un po' fasullo, senso di benessere che provo mentre mangio continua ad essere uno dei pochi momenti ad emozioni positive della mia giornata.
Cioè, detto fuori dai denti, se non trovo una sostituzione/ compensazione positiva che sostituisca il cibo, è impossibile far fronte alle abbuffate.
Abbuffate che stanno mandando a pallino la mia salute.
Quindi… cosa posso usare come compensazione? Devo creare un'abitudine nuova, gestibile e che mi dia qualcosa di positivo.

giovedì 7 marzo 2019

E anche l'uscita di questa sera è passata e io mi ritrovo qui a pensare.
Per descrivere come sono stata questa sera credo basti un'affermazione: fuori posto. Di nuovo. Passata la prima parte più informativa, poi ci siamo ritrovati a fare chiacchiere libere e a quel punto io me ne sarò stata un'ora zitta. Non sapevo cosa dire, non conoscevo le persone di cui si parlava, non conoscevo le cose di cui si parlava. Per essere una che ha vissuto sempre qui non conoscere nessuno credo sia significativo di quanto io mi sia sempre più ritirata, ed inoltre le 4 cose che conosco be', nella vita normale non servono a niente.
L'idea violenta di una vita inutile.
Ok, potrei dirmi, va bene, è andata così, ma se ti metti in gioco puoi cambiare la situazione. Già, potrei, peccato che anche questa sera all'andata io abbia avuto bisogno di fermarmi due volte lungo il solito chilometro scarso, perché il panico mi impediva di andare avanti.
LA depressione sta prendendo piede sempre più ma io comincio a chiedermi se sperare in un qualcosa di diverso non sia stata che una mera illusione.
18 anni e mezzo così, forse non se ne esce. Non davvero.

Lista della spesa?

2 brioches morbide al cioccolato;
una crostatina al cioccolato;
mezzo pacchetto da 150 gr di biscotti al cioccolato;
più o meno 1/4 di un pacchetto di patatine da 250 gr.
No, non è la lista della spesa.
Questo è stato il mio momento tilt di ieri sera a cavallo di mezzanotte.
Scontato un certo disagio di stomaco sia ieri sera che questa mattina.
Mi vedo da fuori e non capisco. Perché continuare così?
Sono rientrata verso le 22, dopo un'uscita tesa in cui sono stata male venuta a sua volta dopo un'intera giornata passata con l'ansia a mille.
Possibile che il mio cervello non riesca ad elaborare nessun'altra strategia per godersi il momento in cui davvero l'ansia se ne va e mi lascia tranquilla?
Possibile che il pensiero di non avere in casa questo genere di cibo spazzatura mi faccia venire a sua volta un attacco di panico?
Mi aggrappo talmente tanto a questa consolazione serale come unico momento piacevole della giornata che nutro seri dubbi sulla mia possibilità di fare qualcosa in merito per riuscire davvero a cambiare rotta.

mercoledì 6 marzo 2019

Questa mattina non ce l'ho fatta, ma questa sera sì. Almeno una delle due uscite serali di oggi e domani è andata a buon fine.
MA... che fatica! :/ Mi sentivo stanca e non è una novità, all'idea di due uscite serali in sequenza verso le 19 mi sarei messa a piangere.
E invece ho fatto quello che spesso funziona, pensare ad un'azione alla volta. Prima ti vesti, ti prepari, vai in macchina, parti… sempre con l'idea che puoi interrompere tutto e tornare a casa. E invece sono andata. Confidando nell'effetto dell'aria fresca. Ma sono stata uno schifo. Cosa ho provato esattamente? Vertigini, la sensazione di camminare sul solito metro di cotone e allo stesso tempo che ogni gamba pesasse almeno 4 volte tanto e fosse impossibile tirarsela dietro. Ad un certo punto pensavo di finire in terra, poi ho fatto un respiro e mi sono detta niente di nuovo sotto il sole, così ho sentito i nervi rilassarsi un po' e per un po' ha funzionato. Altro picco una mezz'oretta dopo, ma anche lì l'uso del cervello ha riportato un po' tutto ad un livello di allerta un po' più basso. Quel tanto da farmi poi rientrare a casa senza dovermi fermare in 50 posti nel chilometro scarso di strada.
Sono andata. Ho fatto fatica. Mi sono impegnata.
Che sia servito a qualcosa non lo so.
Però so che la corda si sta rompendo. Arriverà il momento in cui questi sforzi che non so bene se servono a qualcosa, saranno effettivamente oramai fuori portata. Sento che sto arrivando a quel punto. E sarà davvero un punto di non ritorno.
Ma nel frattempo mi sono ritrovata davanti il tizio che mi 'piaceva' un po' di tempo fa, e un uomo che non si chi sia, bello, bellissimo, forse con una decina di anni più di me, e mi sono persa nelle fantasticherie. Ah… quello che posso/riesco a vivere non è lo stesso di quello che vorrei. Ma proprio per niente. Uff...
E... no, non ce l'ho fatta. Niente esami del sangue questa mattina. Apparentemente un motivo sensato c'è: essendo in pieno ciclo forse non è il momento migliore per andare a misurare il ferro, ma lo sapevo anche ieri questo. Se non sono andata è perché sono di nuovo ko. Alcune porcherie che ho ingurgitato ieri sera di sicuro non sono d'aiuto, ma il mal di stomaco che ho è qualcosa di diverso. E' quel buco che l'ansia mi ha creato anno dopo anno.
E che continua solo a mostrarmi tutto ciò in cui ho fallito.
Non riesco a fare a meno di confrontarmi con chi ho vicino, e non solo il confronto è impietoso per ciò che concerne la mia soddisfazione personale ma anche nei confronti dei 'doveri' verso i miei famigliari. Insomma, genitori anziani, figlia 'giovane' ci si aspetterebbe qualcosa di buono. Invece niente. E questo dover dipendere ancora da loro per ogni cosa è l'emblema di qualcosa che non avrei voluto mai essere. Io che ero indipendente e autonoma a 6 anni…
Solo che poi la domanda di riduce a una: come mai è così difficile cambiare? Voglio dire… posto che sto male per il panico a ripetizione, possibile che qualcosa in testa non scatti per dire: stare male per stare male, tanto vale magari stare male un filo di più( magari anche tanto) ma provare a cambiare qualcosa. Perché oramai al panico in sé si somma quello per tutto ciò che non faccio, ed è veramente uno stare male all'infinito!
I vari libri sul panico che ho letto e che parlano di persone che poi ce l'hanno fatta anche dopo 20 anni hanno tutti questo in comune: il fatto che ad un certo punto si è detto basta, costi quel che costi provo a cambiare.
E' possibile che nonostante tutto io non sia ancora arrivata a toccare il proverbiale fondo per poi cambiare rotta? E in tal caso, bisogna proprio arrivarci prima di considerare seriamente l'idea di inseguire una vita migliore?

martedì 5 marzo 2019

Domani, se appena appena ce la faccio (???), dovrei andare a fare gli esami del sangue. Francamente di per sé l'esame non mi disturba, piuttosto ho un po' paura dei risultati, ovviamente.
In ogni caso quello che mi mette in enorme disagio è che non ho nemmeno i soldi per pagare gli esami. Non so, se mi 'comporto bene' forse l'anno prossimo potrei avere qualche soldo da parte per far fronte a qualche mini spesa, ma nel frattempo sono nella cacca. Nei prossimi mesi devo sborsare un sacco di soldi e non so come fare. resterà tutto in attesa, con le more che si aggiungono.
Resterà in attesa come la visita dal dentista che non riesco a fare per paura.
Poi non posso fare a meno di pensare alle mie amiche, o forse dovrei oramai dire ex… scivolate via per il semplice tempo che passa. E la solitudine è un altro pezzo del mio puzzle quotidiano.
Oggi ho avuto ancora due puntate di panico. Sono stata ancora male e so di non poter dire di aver fatto anche solo mezzo passo avanti verso un qualcosa.
E' stata ancora la solita giornata passata tra ansia, tensione, e tempo che passa. che macello…
posso dire mille volte che vorrei cambiare, ma la verità è che non sono in grado di fare quasi nulla in proposito, e il resto si perde, si diluisce a tal punto da risultare comunque inutile.
Soldi, amici, amori, progetti… tutto fermo a zero.
Tranne la paura che è quasi sempre a mille.

lunedì 4 marzo 2019

Uscire anche oggi faceva un po' parte del piano. Credere di non farcela era l'ovvietà della situazione, pensare di non andare la quasi ovvia conseguenza.
Invece mia madre mi ha chiesto di andare a comprare una lampadina e ho accettato. Sono stata via circa 45 minuti e se l'andata è stata così così, il rientro è stato molto pesante. Ma va bene.
In ogni caso il punto è che mentre ero al supermercato, a quell'ora decisamente troppo affollato per i miei gusti, una signora anziana alle casse era un po' in difficoltà perché la cassiera non aveva visto le bottiglie d'acqua e, essendosene accorta dopo averle dato il resto, le stava chiedendo di pagarle a parte. Tra resti, scontrini da controllare e altro, la signora era un po' in tilt e io per lei.
Mi è successo anche ieri. Di fronte alle difficoltà di altri, sto male io. Non sono le prime volte che capita, non saranno nemmeno le ultime, ma non posso fare meno di chiedermi perché. Voglio dire, non ne ho abbastanza dei miei di casini? Devo assorbire anche quelli degli altri? A quanto pare è così. Per certi versi però è stancante. Cioè, ero alla cassa titubante perché non capivo se riuscivo a stare in piedi o meno, ed ero preoccupata che la cassiera, esasperata, se la prendesse con una signora anziana e visibilmente in difficoltà. Cosa che non è successa per altro… ma è chiaro che questa empatia esagerata rischia di prosciugare quel poco di energie che ho.

domenica 3 marzo 2019

Se mi guardo allo specchio mi sembra di avere le occhiaie a due piani. Cioè, oramai una chiazza scura è onnipresente, sopra la quale si aggiunge, nei momenti speciali come oggi, un altro scalino profondo.
Ho fatto fatica ad andare questa mattina. Ansia e disagio. Abbastanza prevedibile il secondo perché mi muovo ricalibrando ogni passo, cercando di stare bene, ma così mi perdo tutto quello che di bello succede fuori. Non ho più spontaneità.
Oltretutto… sono sempre stata una piuttosto precisina in certe questioni, ma fino a che c'era almeno la simpatia ok, adesso credo di essere solo una di quelle persone che si lamenta perennemente. Non mi piace ma non riesco a farne a meno. E il confronto con chi ho vicino è impietoso. Perché continuo a farlo non lo capisco proprio.
Nel frattempo leggera tensione in casa e questo mi fa pensare che se le varie dimensioni sociali sono come cerchi concentrici che si allargano dalla famiglia alla società tutta, su ogni livello mi sento fuori posto. Come idee, come comportamenti… mi sento sola e isolata. Per superare questa fase servirebbe essere in grado di vedere oltre questa sensazione, ma mi sembra un po' un discorso da cane che si morde la coda.
E l'idea che domani comincia un'altra settimana mi spianta, perché lo vedo solo come una sequela di situazioni potenzialmente ansiogene, e non magari anche positive.
Occorre cambiare proprio registro ai miei pensieri.
Alle 7.30 mi sono alzata, avrei potuto poltrire a letto ancora 45 minuti, ma mi sono alzata.
Il motivo è sempre il solito: ansia. Tanta. Così mi sono detta che alzandomi un po' prima avrei avuto più tempo per metabolizzare la cosa così da riuscire ad uscire verso le 9.45.
Speriamo…
A questo punto mi è venuta in mente una cosa, forse l'obbligo di uscire funziona solo come gli antibiotici, che non vanno presi alla cavolo ma in modo super regolare, altrimenti non solo non fanno niente, ma rendono via via i batteri sempre più resistenti ad essi. Insomma… forse uscire una tantum, anche spesso tipo un giorno sì e uno no, non basta. Forse serve davvero una regolarità e una precisione al 100%. Però, lo ammetto, a volte cado ancora nell'ordine di idee di non concepire di fare una fatica del genere per delle cose che dovrebbero essere scontate. Indubbiamente tante cose le sbaglio ancora, ma per certi versi nonostante siano passati così tanti anni, è come se alcune parti del mio malessere ancora io non le ammetta nemmeno a me stessa, non le consideri possibili.
E forse questo non aiuta.
Quello che è certo è che sono stufa di perdere la possibilità di fare/interessarmi/occuparmi di cose che mi stanno molto a cuore perché sono vittima di attacchi di panico 23 ore al giorno.
E in una bella domenica soleggiata come oggi, mi sembra ci si possa concedere ancora il lusso di credere in un domani diverso.
… buona domenica...

sabato 2 marzo 2019

Oggi mi sono letta questo libro. Francamente non mi ha dato la bacchetta magica per risolvere i problemi di obesità, eppure credo di aver letto finalmente qualcosa di nuovo in merito all'importanza che un piano alimentare sia fatto su misura del paziente. Cioè, in effetti non è che sia nulla di rivoluzionario ma c'è qualcosa nel modo in cui il discorso è trattato che ti fa dire: "Sembra mi capisca davvero.", e forse è un buon punto di partenza quando uno ha davanti un percorso lunghissimo come il mio. Tra chi dice mangia tutto quello che vuoi ad un pasto tanto poi non mangerai nulla dopo perché sei pieno ( e certo, se questa regolamentazione funzionasse, non ingrasserebbe nessuno.), e chi fa seguire solo tabelle di calorie, tra chi ritiene che si riesca a perdere peso solo quando si inseguono i desideri nascosti e chi non esce dallo schema mangia meno/muoviti di più, tra chi pensa sia solo questione di emozioni e chi solo di forza di volontà, questo libro mi sembra semplice, ma onesto. Niente promesse ai 4 venti, ma solo un po' di buon senso nel considerare che non siamo tutti uguali.
E allora prendo per buono un concetto che viene ripetuto spesso nel libro: se si hanno alle spalle tentativi falliti di dimagrimento è perché non si ha ancora trovato il metodo giusto.
Ma non bisogna arrendersi, e mi sembra quasi di poterci provare.
… e poi l'ennesimo flash: affrontare panico e obesità insieme è fuori dalla mia portata.

Sabato pomeriggio, fino ad ora la giornata non è stata una gran cosa, solito attacco di panico, solite mani nei capelli, solita voglia di picchiare la testa al muro, ansia, noia, ansia, noia… Noia, sì, per forza. Tolto che rampar fuori da attacchi di panico non faccio altro. 2 giorni su 3 mi sembra di essere completamente priva di controllo su me stessa, ragion per cui non so né cosa fare, né come farlo. Ma partiamo pure da quel giorno su 3 che invece mi lascia un minimo di libertà di azione: devo avere un piano. Il più dettagliato possibile. Ho bisogno di avere degli appigli mentali di ciò che posso fare. Non basta solo pensare a ciò che non posso/non riesco. La maggior parte sarà senza risultati apprezzabili sul corto raggio, ma non importa. La mia mente ha bisogno di un progetto. E  ne ho un po'. Quindi seguiamo la via.
2 brioches al cioccolato;
una manciata abbondante di anacardi;
una manciata di patatine;
una decina di caramelle gommose;
un bicchiere di gazzosa.
Questo è l'elenco di quello che ho mangiato ieri sera verso le 23 nel giro di pochi minuti.
Sì, ci sono state abbuffate decisamente più abbondanti, ma non è quello il peggio. Il peggio è che, a ben vedere, nemmeno ne avevo voglia ma ho mangiato lo stesso per consolarmi.
Per consolarmi ho mangiato cose che fanno male e di cui nemmeno avevo voglia.
A volte ho l'impressione che il mio cervello si prenda delle pause.
Ieri ho alternato attacchi di panico piuttosto consistenti per buona parte della giornata, che poi verso sera fossi frustrata e nervosa e triste e insoddisfatta ci può stare, ma che senso ha riempirmi di cose che poi nemmeno vorrei? A volte riuscire a trovare il bandolo della matassa in quello che vivo è impossibile. Perché complicarsi la vita così? Perché?
Se questo ragionamento malsano di sfogare nel cibo ogni emozione, pure quando non ne sento il motivo, non passa, non riuscirò mai a perdere peso. Questa è la semplice realtà.
A 130 kg non perdere peso non è un'opzione, così come non lo è farlo malamente per poi riprendere più chili di quelli persi. Certo, in mezzo a tutto quello che provo, può sembrare impossibile pensare di riprendere un minimo di controllo proprio sul peso, ma se invece avessi una possibilità?

venerdì 1 marzo 2019

Ore 16.15, manca poco alla lezione e sto malissimo, ma alla grande proprio. Fortunatamente di giorno e a casa di attacchi così potenti ne ho pochi eppure eccomi qui, confusa all'inverosimile durante l'ennesimo pomeriggio di 'normalità'.
E se non dovesse proprio cambiare mai? Provo ad immaginarmi tra 3 anni, andando avanti così, e non riesco. SI sta accartocciando tutto troppo addosso a me, come quelle auto portate in demolizione.
Mi dico: aggrappati a qualcosa, fissa l'attenzione su qualcosa e respira. Respira… impegnati a respirare, impegnati a fare ciò che è naturale e involontario. Impegnati a guardare fuori e respirare. E il bello è che non ci riesco perché è come se lo sguardo si fermasse a ridosso della finestra. Come se l'aria non entrasse nemmeno. Ma è solo oggi, è solo adesso, è solo così…
per un oggi, un adesso che dura da 18 anni.
Dubito che le 10 possano essere considerati prima mattina, ma aver avuto già bisogno di prendere ansiolitici nella mia testa equivale ad averli presi all'alba… già. Evviva. :/
Credo che sia la frustrazione a parlare questa mattina, ma una si alza, cresce, fa un piano per la vita e non funziona, allora passa al piano B, si dice che tutto sommato potrebbe andare bene anche quello, ma non funziona, allora piano C... e la storia si ripete mille volte fino a che poi sembra non restare nulla.
Dopo il piano A, il B... ero davvero convinta che da tutti questi anni di panico sarebbe potuto venir fuori qualcosa di utile, se non altro in termini di esperienza da condividere, che sarebbe potuto servire anche a me come forma di sostentamento. Quasi 2 decenni di panico uniti all'obesità… magari la mia esperienza sarebbe potuta servire a qualcuno. Ma a quanto pare non è così. Forse perché per ora è solo esperienza negativa. Forse perché, per usare i termini più da film, manca il punto di svolta scenografico, la sorpresa.
Ma siccome io sono una testa dura, c'è ancora almeno un 10% di me che è convinto di tirarne fuori qualcosa, per cui eccomi qui, 1^ marzo, cercando ancora una possibilità di portare a buon fine uno dei miei innumerevoli piani, fosse anche il piano Z.
E in questo piano, volente o nolente, il mondo obesità ne deve far parte. Senza pensare a tutte le decine di chili che devo perdere, cominciando un giorno alla volta. Ieri sera ad esempio sono riuscita a ribaltare un discorso verso le 24 volevo vedere un secondo film e mangiare dei dolci, ma sono riuscita ad invertire il ragionamento, dicendo che era ora di andare a dormire, lasciando perdere secondo film e dolci. Per ieri sera il discorso è servito. Credo che nel mio caso l'unica chiave possibile per affrontare le crisi siano strategie anche a breve durata, che varino, ma che colpiscano ogni volta il pulsante giusto. Pensare ad abiti taglia normopeso non sempre mi aiuta, ieri ha aiutato concentrarmi su un altro bisogno primario: il sonno. Magari così facendo, qualcosa otterrò. Intanto non mi arrendo di nuovo, e ne parlo. Qualcosa potrebbe succedere.