andare oltre, guardare avanti, girare pagina… si è invasi da titoli dal genere. Letteralmente invasi. Io non riesco.
Sembra macabro, ma mi sto concentrando su ogni fatto di cronaca nera che sento nel tentativo di ridimensionare la portata della litigata in casa mia, ma non ci riesco. Sono passate 3 settimane, e da 3 settimane sono una pezza per piedi che passa dalle crisi d'ansia alle crisi di pianto. Dicono che comunque alla fine ci si abitua. Io non lo so. Ho paura che anche ammesso si riesca a ricreare un nuovo equilibrio, sarà fragilissimo e insufficiente. Questa mattina mia mamma è andata da una vicina per fare insieme un paio di cuciture, un fatto banalissimo che però mi rende felice per lei, perché ha la possibilità di svagarsi un attimo. Io invece sono qui in sala e non riesco nemmeno ad ascoltare la musica perché sento il bisogno di non rilassarmi, che ogni senso resti in tensione, sull'attenti.
La mia vita è inadeguata sotto ogni punto di vista, guardo con invidia e dolore ad ogni nucleo famigliare della mia via. Domani devo andare con i miei per la dichiarazione dei redditi e tremo. Non sono capace di affrontare il mondo, la vita. Sento solo dolore che mi scorre nelle vene. Troppi sbagli miei, troppi degli altri. troppa paura.
e scrivo, anche se meno del solito, nella speranza di buttar fuori questo dolore, questo tossico. Poi mi guardo intorno, penso a quello che è successo, penso che domani devo andare per i redditi, incontrare gente… e sto di nuovo male. Uscire di casa, paura per quello che posso trovare al rientro e sto di nuovo peggio.
Fortuna che pur nel mio perenne stare male da 20 anni, picchi del genere non sono successi spesso, non si può reggere a lungo un dolore così.
mercoledì 27 maggio 2020
giovedì 21 maggio 2020
Ieri sera alla fine mi sembrava di stare un 1% meglio, oggi sono tornata a meno 2. Tutta la mattina angosciata dal momento del pranzo temendo che mio zio si palesasse, angosciata dalla stranissima e triste atmosfera che si respira oramai da 2 settimane. Poi, passato il pranzo, dalle 15 alle 20 sul divano cercando di sfuggire alla paura, ai pensieri, all'angoscia, per poi finire con mia madre che piange disperata chiedendosi come sia possibile che mi faccia paura letteralmente tutto, sebbene forse non capisca che il termine paura è spesso per me sinonimo di angoscia/disagio/stare male in una (tutte) situazione. Chiedendosi come sia possibile che dai 15 anni in poi sia stato sempre così ma sempre peggio. E chiedendo a me se non ci penso mai. :( Già, non ci penso mai, solo tipo ogni minuto. Solo quando penso che non ho un compagno né figli, che non ho amici, che non ho un lavoro né soldi. Che avevo un paio di sogni falliti pure quelli. Ci penso, ma non capisco. Ci penso e non trovo una soluzione. Solo altra paura per il futuro, per la solitudine, per l'indipendenza economica.
Oggi mi sono ritrovata a pensare se un giorno sarebbe possibile trovare qualcuno on line che stia con me, anche per soldi. E, sebbene il problema sia evidentemente mio, ringrazio anche di cuore gli 'adulti' che ho intorno, che mi hanno facilitato indubbiamente le cose. (zio in primis)
grazie davvero per questo schifo.
domani devo accompagnare mia madre per alcune commissioni. Non serve dire come sto già ora. Non serve davvero.
Anche perché è la stessa angoscia che oramai provo tutto il giorno anche in casa.
Gestire, o solo sopportare, tutto questo dolore oramai mi è impossibile.
Oggi mi sono ritrovata a pensare se un giorno sarebbe possibile trovare qualcuno on line che stia con me, anche per soldi. E, sebbene il problema sia evidentemente mio, ringrazio anche di cuore gli 'adulti' che ho intorno, che mi hanno facilitato indubbiamente le cose. (zio in primis)
grazie davvero per questo schifo.
domani devo accompagnare mia madre per alcune commissioni. Non serve dire come sto già ora. Non serve davvero.
Anche perché è la stessa angoscia che oramai provo tutto il giorno anche in casa.
Gestire, o solo sopportare, tutto questo dolore oramai mi è impossibile.
mercoledì 20 maggio 2020
Questa mattina sono uscita con mia mamma… che angoscia. A parte che, di nuovo con tutti gli orari cambiati, abbiamo fatto 1/3 di ciò che avremmo dovuto... Angoscia per la situazione del virus, angoscia per la situazione personale. Ero in giro con mia madre, e la vedevo sempre più confusa. Ero angosciata per la paura di quello che avrei potuto trovare rientrando in casa. Siamo al 20 di maggio, se le regioni riaprono, forse tra 17 gg vado al mare, ma con che spirito? Terrorizzata dal virus, preoccupata per lasciare qui mia madre da sola, e preoccupata da ciò che potrei trovare una volta rientrata.
In mezzo a tutto questo è ancora mia madre che tenta di darmi coraggio, facendomi riflettere sull'importanza di non fossilizzarmi sulle cose che mi fanno male, ma cercando di vedere il lato positivo. Dovrei sì, ma non ci riesco. 3/4 di casa mi fanno paura, mio zio mi spaventa, il mondo fuori mi spaventa, e invidio un casino quasi tutti i miei vicini, con le loro famiglie più 'normali'. Ieri sera ho avuto ancora un forte crollo emotivo. MA forte davvero. Il fatto è che nn so dove andare a sbattere la testa. Ieri mentre guardavo fuori, sentivo quanto sarebbe importante avere un impegno fuori casa. Fuori casa, che posso fare a 36 anni senza esperienza né titoli di studio?
Non è che per caso a qualcuno serva qualcuno da studiare dal punto di vista psicologico? Chiedo, così per dire…
Altra cosa che la psicologa mi ha sempre detto: anche senza una esigenza economica, un lavoro è una componente importantissima per una persona, aiuta a sentirsi realizzati. E nel mio caso forse aiuterebbe anche per frequentare qualcuno.
E' innegabile che nella mia vita/famiglia si è aperta una nuova fase. Fase che per ora mi fa male, mi fa paura. Ma alla quale spero di potermi abituare, per smettere di stare così male e arrivare magari da qualche parte.
Ho paura. E' una fase di cambiamento, per definizione traballante. Spero non rischiamo di finire tutti con il cuore a pezzi.
Il mio cervello gira a vuoto, sempre sugli stessi input. Traballo.
E ancora mi auguro tutto possa passare, prima o poi, più prima che poi.
In mezzo a tutto questo è ancora mia madre che tenta di darmi coraggio, facendomi riflettere sull'importanza di non fossilizzarmi sulle cose che mi fanno male, ma cercando di vedere il lato positivo. Dovrei sì, ma non ci riesco. 3/4 di casa mi fanno paura, mio zio mi spaventa, il mondo fuori mi spaventa, e invidio un casino quasi tutti i miei vicini, con le loro famiglie più 'normali'. Ieri sera ho avuto ancora un forte crollo emotivo. MA forte davvero. Il fatto è che nn so dove andare a sbattere la testa. Ieri mentre guardavo fuori, sentivo quanto sarebbe importante avere un impegno fuori casa. Fuori casa, che posso fare a 36 anni senza esperienza né titoli di studio?
Non è che per caso a qualcuno serva qualcuno da studiare dal punto di vista psicologico? Chiedo, così per dire…
Altra cosa che la psicologa mi ha sempre detto: anche senza una esigenza economica, un lavoro è una componente importantissima per una persona, aiuta a sentirsi realizzati. E nel mio caso forse aiuterebbe anche per frequentare qualcuno.
E' innegabile che nella mia vita/famiglia si è aperta una nuova fase. Fase che per ora mi fa male, mi fa paura. Ma alla quale spero di potermi abituare, per smettere di stare così male e arrivare magari da qualche parte.
Ho paura. E' una fase di cambiamento, per definizione traballante. Spero non rischiamo di finire tutti con il cuore a pezzi.
Il mio cervello gira a vuoto, sempre sugli stessi input. Traballo.
E ancora mi auguro tutto possa passare, prima o poi, più prima che poi.
lunedì 18 maggio 2020
fase 2b
Oggi l'Italia si è 'risvegliata'. Speriamo le cose vadano bene, perché la paura, i morti, il dolore, le conseguenze economiche ci bastano e avanzano già.
Ieri ho passato una giornata bruttissima, sono stata male, psicologicamente sono crollata. Non riesco più a trovarmi a casa mia, sono agitatissima, spaventata e vuota. Non capisco come affrontare la situazione. La casa mi sembra vuota, e dolorosa. Immaginavo che tutto si sarebbe trasformato in una lente di ingrandimento sui miei limiti già evidenti, ma come ieri è davvero troppo da gestire. In più di un'occasione ieri pomeriggio ho sentito come se mi si stesse rompendo qualcosa in testa. Un dolore così vibrante da manifestarsi in ogni declinazione fisica. Oggi è passata una mia zia, ha parlato un po' con mia mamma, avrei voluto non andasse più via. Io mi sento uno straccio, mia mamma cerca di tenermi in piedi, ma forse a caro prezzo anche per lei. Mai come ora il non avere una vita fuori fa male. Ma che razza di vita ho? Dolore, dolore e paura.
Quando è cominciato il lockdown sapevo che ne sarei uscita male, ma non così. Dovrò trovare un appiglio da qualche parte. Anche solo sperando che le cose possano migliorare mentre mi abituo al casino.
perché ad un certo punto ci si abitua, giusto?
Ieri ho passato una giornata bruttissima, sono stata male, psicologicamente sono crollata. Non riesco più a trovarmi a casa mia, sono agitatissima, spaventata e vuota. Non capisco come affrontare la situazione. La casa mi sembra vuota, e dolorosa. Immaginavo che tutto si sarebbe trasformato in una lente di ingrandimento sui miei limiti già evidenti, ma come ieri è davvero troppo da gestire. In più di un'occasione ieri pomeriggio ho sentito come se mi si stesse rompendo qualcosa in testa. Un dolore così vibrante da manifestarsi in ogni declinazione fisica. Oggi è passata una mia zia, ha parlato un po' con mia mamma, avrei voluto non andasse più via. Io mi sento uno straccio, mia mamma cerca di tenermi in piedi, ma forse a caro prezzo anche per lei. Mai come ora il non avere una vita fuori fa male. Ma che razza di vita ho? Dolore, dolore e paura.
Quando è cominciato il lockdown sapevo che ne sarei uscita male, ma non così. Dovrò trovare un appiglio da qualche parte. Anche solo sperando che le cose possano migliorare mentre mi abituo al casino.
perché ad un certo punto ci si abitua, giusto?
sabato 16 maggio 2020
credo di poter girare la frittata in mille modi diversi, ma la conclusione è che non mi sento attrezzata per vivere.
Sto vivendo un dolore assurdo, e in tutto questo penso a quando ero piccola, o meno piccola, a quanto ho desiderato una famiglia con una composizione più naturale. A quanto mi è mancata. Penso al tempo passato, al tempo che non avremo più insieme. Penso a quanto mi fanno paura le giornate, penso che non riesco ad esistere al di là della paura. Paura per ciò che succede in casa, paura per fuori, covid a parte settimana prossima devo fare una puntata in comune e sono terrorizzata di non essere in grado, di non gestire l'emotività. In questa fase il mio futuro non esiste nemmeno più, esiste solo la paura di perdere i miei e di restare sola. Vorrei essere lontano da qui e allo stesso tempo ho il terrore di allontanarmi di un metro. Ho paura anche solo di scendere una scala e andare di sotto. Mi fa paura la realtà che mi circonda. Tutta. A partire dal mio pianerottolo. E tutti mi fanno paura.
Sto vivendo un dolore assurdo, e in tutto questo penso a quando ero piccola, o meno piccola, a quanto ho desiderato una famiglia con una composizione più naturale. A quanto mi è mancata. Penso al tempo passato, al tempo che non avremo più insieme. Penso a quanto mi fanno paura le giornate, penso che non riesco ad esistere al di là della paura. Paura per ciò che succede in casa, paura per fuori, covid a parte settimana prossima devo fare una puntata in comune e sono terrorizzata di non essere in grado, di non gestire l'emotività. In questa fase il mio futuro non esiste nemmeno più, esiste solo la paura di perdere i miei e di restare sola. Vorrei essere lontano da qui e allo stesso tempo ho il terrore di allontanarmi di un metro. Ho paura anche solo di scendere una scala e andare di sotto. Mi fa paura la realtà che mi circonda. Tutta. A partire dal mio pianerottolo. E tutti mi fanno paura.
venerdì 15 maggio 2020
Non riesco nemmeno a dire quanto sto male. Il dolore che provo si insinua sotto pelle, intossica ogni cellula, mi rende nemica la mia stessa casa, quella casa che mi ha regalato tanti ricordi piacevoli e un rifugio sicuro dal mondo che mi è sempre sembrato ostile. La parola chiave è sempre una: DISAGIO. Per questo scrivo, per questo ho sempre riempito pagine e pagine di diario, per buttar fuori questo disagio, per espellere del tossico. Non riesco nemmeno a respirare bene, quasi non mi potessi permettere il lusso di un bel respiro. Provo disagio, enorme disagio che diventa dolore. Ho perso tante persone care negli anni, il dolore per il lutto è un dolore enorme. Quello che provo ora è un dolore che è più un impiastro, qualcosa che non so nemmeno bene da che parte incasellare.
E soprattutto sono cosciente che è un dolore che non è solo mio. Avverto il dispiacere di mio papà di non essere nella sua terra al mare, vicino a suo fratello, sebbene anche là molti della loro generazione non ci siano più. Avverto il dispiacere di mia madre per il fatto che per tutta la vita ha seguito mio zio per poi finire così. Credo nemmeno mio zio sia felice per come si è cacciato. Conoscendolo sarà quasi impossibile per lui fare marcia indietro. Ma in questa situazione ci si è messo da solo, anno dopo anno, problema dopo problema, decennio dopo decennio, problema dopo problema, senza mai ascoltare chi gli diceva dove sbagliava.
Sono stata bene con la nonna qui da piccola, ma già da piccola sono stata intrisa nei problemi degli altri. (leggi mio zio), non è un mistero che ad un certo punto io abbia cominciato a chiedermi come sarebbe stato se fossimo stati solo noi 3 (io e i miei). Ora sta succedendo, ma si porta dietro la conseguenza di tutte le altre scelte fatte, ed è doloroso. Per tutti.
Fa così male perché ha portato alla luce tutto quello che si sarebbe potuto essere. Non so quanto vivranno i miei, sono pensieri che anche detti così mi fanno piangere, spero però che possano essere sereni.
Davvero, ho la sensazione che questo forte dolore che provo sia il frutto di un'instabilità di fondo che porterà ad una nuova realtà. Fa paura.
E soprattutto sono cosciente che è un dolore che non è solo mio. Avverto il dispiacere di mio papà di non essere nella sua terra al mare, vicino a suo fratello, sebbene anche là molti della loro generazione non ci siano più. Avverto il dispiacere di mia madre per il fatto che per tutta la vita ha seguito mio zio per poi finire così. Credo nemmeno mio zio sia felice per come si è cacciato. Conoscendolo sarà quasi impossibile per lui fare marcia indietro. Ma in questa situazione ci si è messo da solo, anno dopo anno, problema dopo problema, decennio dopo decennio, problema dopo problema, senza mai ascoltare chi gli diceva dove sbagliava.
Sono stata bene con la nonna qui da piccola, ma già da piccola sono stata intrisa nei problemi degli altri. (leggi mio zio), non è un mistero che ad un certo punto io abbia cominciato a chiedermi come sarebbe stato se fossimo stati solo noi 3 (io e i miei). Ora sta succedendo, ma si porta dietro la conseguenza di tutte le altre scelte fatte, ed è doloroso. Per tutti.
Fa così male perché ha portato alla luce tutto quello che si sarebbe potuto essere. Non so quanto vivranno i miei, sono pensieri che anche detti così mi fanno piangere, spero però che possano essere sereni.
Davvero, ho la sensazione che questo forte dolore che provo sia il frutto di un'instabilità di fondo che porterà ad una nuova realtà. Fa paura.
giovedì 14 maggio 2020
Non riesco a fare niente. Anche oggi ho passato il pomeriggio su una poltrona, assolutamente terrorizzata. Non capisco che fare, non capisco come farlo. Ho paura e mi sento come fossi di legno. Anche solo fare la ciclette è come concedermi una normalità che non sento mia. Ancora penso ad andarmene da qui. Ci penso, davvero, ma non trovo il modo, non trovo qualcosa che sia verosimile. Però una cosa la so: stare male quando si esce e non vedere l'ora di tornare a casa( parlo anche del pre covid) è una cosa, stare male in casa e non sapere dove sbattere la testa è un'altra. E' un dolore/disagio troppo forte per me da gestire.
Anestetizzare le emozioni… come si fa? Perché ciò che provo finirà per distruggermi.
e quando il cervello entra in un loop depressivo di queste proporzioni non so se sarà possibile uscirne da sola.
Tutto questo mi fa solo essere sicura che non sarò mai in grado di gestire una relazione. mai.
Anestetizzare le emozioni… come si fa? Perché ciò che provo finirà per distruggermi.
e quando il cervello entra in un loop depressivo di queste proporzioni non so se sarà possibile uscirne da sola.
Tutto questo mi fa solo essere sicura che non sarò mai in grado di gestire una relazione. mai.
Sono andata ormai. Se c'era qualcosa che mi separava dalla depressione, temo sia svanita.
Viaggio per casa con un disagio che mi logora tutti i nervi. Sto male.
Sto male in casa mia. E fuori non è meglio.
Ieri una mia amica mi ha detto che aspetta il suo secondo bimbo. Quando ho letto il messaggio sono scoppiata in lacrime e non di gioia. Mi sono resa conto che quello che sto vivendo ora con mio zio è solo un simbolo: la fine di un'era. Sto così male perché è dire finalmente addio ad un'epoca che in realtà non esiste più da tantissimo. Ho paura che mio zio chiuda le porte a mia mamma verso il resto della nostra famiglia (altri zii, cognate etc), cosa che non ha nessun senso a ben vedere visto come stanno le cose in realtà. Ma è così che sto. E forse qui emerge anche il mio bisogno patologico di tenere tutto sotto controllo, cosa che non è possibile. Ho paura, e questa litigata sembra aver evidenziato ancora di più il livello di solitudine a cui sembro destinata. Il punto è che sono estremamente coinvolta in queste relazioni famigliari. Mio zio è sempre stato un problema anche per mia nonna, mia madre ha preso il suo posto e io mi sono trovata giocoforza tra relazioni che mi hanno invasa. Non è un caso che molto spesso, anche al mare, io abbia immaginato la mia famiglia senza extra, solo io mia mamma e mio padre. Ma un conto è se fosse successo in modo sereno, un conto traumatico come è stato.
Così eccomi qui, ora, sola. Incapace di trovare nuovi legami, mentre perdo tutti quelli vecchi.
Non è nemmeno un caso che ieri io non sia riuscita a scrivere. Non riesco a gestire tutte le emozioni che provo. E ancora sento sommarsi alle mie quelle che ipotizzo provino i miei e pure mio zio.
E siamo sempre alle solite, continuo a vivere emozioni non mie, continuo ad essere esposta a storie non mie. Forse qualcuno meno empatico, meno sensibile ne uscirebbe più o meno bene. Io ne esco distrutta. 14 maggio 2020... quasi 36 anni, spaventata come non so che, sola, impaurita.
Cerco rifugio nella seconda metà del pomeriggio, e sera davanti a qualche programma tv. Ma non riesco a fare niente. Mi sento contratta, mi sento incapace di rilassare anche solo mezzo muscolo, come se non volessi occupare un centimetro cubo in più, come se volessi stare protetta, camminare sulle uova in casa mia.
Disagio nell'aria… disagio dentro.
passerà un' altra sera, passerà un altro giorno. (perderò un'altra sera, perderò un altro giorno?)
Viaggio per casa con un disagio che mi logora tutti i nervi. Sto male.
Sto male in casa mia. E fuori non è meglio.
Ieri una mia amica mi ha detto che aspetta il suo secondo bimbo. Quando ho letto il messaggio sono scoppiata in lacrime e non di gioia. Mi sono resa conto che quello che sto vivendo ora con mio zio è solo un simbolo: la fine di un'era. Sto così male perché è dire finalmente addio ad un'epoca che in realtà non esiste più da tantissimo. Ho paura che mio zio chiuda le porte a mia mamma verso il resto della nostra famiglia (altri zii, cognate etc), cosa che non ha nessun senso a ben vedere visto come stanno le cose in realtà. Ma è così che sto. E forse qui emerge anche il mio bisogno patologico di tenere tutto sotto controllo, cosa che non è possibile. Ho paura, e questa litigata sembra aver evidenziato ancora di più il livello di solitudine a cui sembro destinata. Il punto è che sono estremamente coinvolta in queste relazioni famigliari. Mio zio è sempre stato un problema anche per mia nonna, mia madre ha preso il suo posto e io mi sono trovata giocoforza tra relazioni che mi hanno invasa. Non è un caso che molto spesso, anche al mare, io abbia immaginato la mia famiglia senza extra, solo io mia mamma e mio padre. Ma un conto è se fosse successo in modo sereno, un conto traumatico come è stato.
Così eccomi qui, ora, sola. Incapace di trovare nuovi legami, mentre perdo tutti quelli vecchi.
Non è nemmeno un caso che ieri io non sia riuscita a scrivere. Non riesco a gestire tutte le emozioni che provo. E ancora sento sommarsi alle mie quelle che ipotizzo provino i miei e pure mio zio.
E siamo sempre alle solite, continuo a vivere emozioni non mie, continuo ad essere esposta a storie non mie. Forse qualcuno meno empatico, meno sensibile ne uscirebbe più o meno bene. Io ne esco distrutta. 14 maggio 2020... quasi 36 anni, spaventata come non so che, sola, impaurita.
Cerco rifugio nella seconda metà del pomeriggio, e sera davanti a qualche programma tv. Ma non riesco a fare niente. Mi sento contratta, mi sento incapace di rilassare anche solo mezzo muscolo, come se non volessi occupare un centimetro cubo in più, come se volessi stare protetta, camminare sulle uova in casa mia.
Disagio nell'aria… disagio dentro.
passerà un' altra sera, passerà un altro giorno. (perderò un'altra sera, perderò un altro giorno?)
martedì 12 maggio 2020
mi sembra tutto molto difficile
oggi sono stata fuori 2 ore per 3 commissioni velocissime. 2 ore fatte di ansia, tensione, e code infinite. A differenza dei primi tempi, la gente in coda comincia ad essere tesa, ci sono discussioni. Forse è normale. Siamo in una zona dove il covid ha fatto una marea di morti, e tra tensione e dolore è dura sentire la normalità.
Io non l'ho sentita, anzi. Quando le due persone davanti a me hanno iniziato a discutere sono stata sul punto di piangere. Motivo? Ovviamente la tensione in casa mia. Non ho davvero idea di come evolverà, sebbene nel profondo senta che potrebbe anche sistemarsi. Ma il punto è: cerchiamo di vedere la faccenda sotto un'altra luce, se anche non succedesse? Ci si abitua, o rassegna alle morti, si potrà anche accettare che due persone che non si vedono volentieri se ne stiano lontane no? Razionalmente lo dico, e ci credo anche.
Emotivamente sono uno straccio perché sento la mia sofferenza, sento quella di mia madre, sento quella di mio zio e pure quella di mio padre. Nessuno ne è davvero felice, per vari motivi. Non ultimo il fatto che mio padre non pensava di 'far così danno' e di mio zio che si sente isolato. Realtà ed emozioni. Capita.
Oggi ho parlato con l'altro mio zio, in liguria, è stato divertente, risultato? Mi stavo per mettere a piangere al telefono.
Emotività da allarme rosso. Motivo? Perché vedo altro in questa crisi, vedo la mia solitudine, profonda e che deriva dal non aver avuto una vita; vedo la tristezza di mio padre che avrebbe più bisogno fisico e profondo di stare nella sua terra, e poi vedo mia madre, fragile e forte insieme, vicina agli 80 anni, legata alla sua famiglia, ma che ammette di vivere male l'idea che io possa andare al mare con mio padre per un po'.
Oggi ho avuto un'altra brutta notizia economica. Ne arriveranno a molti. Non so come mettere una pezza. Anche oggi 24 euro di ansiolitici. Purtroppo costano e me ne servono sempre di più.
Ho guardato un programma sull'abito da sposa e di fronte a varie coppie mi sono messa a piangere.
Vivo sempre sospesa, sempre in attesa del peggio. Emotivamente almeno metà casa mi trasmette un enorme senso di disagio e magone.
Così piango… eh.
In questa primavera 2020 oltre alla paura enorme per il covid, ho la sensazione che tutta la nostra vita ci stia presentando il conto, molto salato.
Ci si può abituare a vivere in questa tensione alle stelle?
Io non l'ho sentita, anzi. Quando le due persone davanti a me hanno iniziato a discutere sono stata sul punto di piangere. Motivo? Ovviamente la tensione in casa mia. Non ho davvero idea di come evolverà, sebbene nel profondo senta che potrebbe anche sistemarsi. Ma il punto è: cerchiamo di vedere la faccenda sotto un'altra luce, se anche non succedesse? Ci si abitua, o rassegna alle morti, si potrà anche accettare che due persone che non si vedono volentieri se ne stiano lontane no? Razionalmente lo dico, e ci credo anche.
Emotivamente sono uno straccio perché sento la mia sofferenza, sento quella di mia madre, sento quella di mio zio e pure quella di mio padre. Nessuno ne è davvero felice, per vari motivi. Non ultimo il fatto che mio padre non pensava di 'far così danno' e di mio zio che si sente isolato. Realtà ed emozioni. Capita.
Oggi ho parlato con l'altro mio zio, in liguria, è stato divertente, risultato? Mi stavo per mettere a piangere al telefono.
Emotività da allarme rosso. Motivo? Perché vedo altro in questa crisi, vedo la mia solitudine, profonda e che deriva dal non aver avuto una vita; vedo la tristezza di mio padre che avrebbe più bisogno fisico e profondo di stare nella sua terra, e poi vedo mia madre, fragile e forte insieme, vicina agli 80 anni, legata alla sua famiglia, ma che ammette di vivere male l'idea che io possa andare al mare con mio padre per un po'.
Oggi ho avuto un'altra brutta notizia economica. Ne arriveranno a molti. Non so come mettere una pezza. Anche oggi 24 euro di ansiolitici. Purtroppo costano e me ne servono sempre di più.
Ho guardato un programma sull'abito da sposa e di fronte a varie coppie mi sono messa a piangere.
Vivo sempre sospesa, sempre in attesa del peggio. Emotivamente almeno metà casa mi trasmette un enorme senso di disagio e magone.
Così piango… eh.
In questa primavera 2020 oltre alla paura enorme per il covid, ho la sensazione che tutta la nostra vita ci stia presentando il conto, molto salato.
Ci si può abituare a vivere in questa tensione alle stelle?
domenica 10 maggio 2020
Ieri pomeriggio ho finito con il rimbambirmi davanti a mille programmi tv di ogni genere. In parte ha funzionato, nel senso che poi alla fine mi sembrava anche di stare un filo meglio come umore. Poi arriva la sera e non voglio dormire perché non voglio arrivi mattina per affrontare un nuovo giorno, e arriva la mattina e non vorrei alzarmi per lo stesso motivo.
Psicologicamente credo di non essere pronta ad affrontare il mio panico, la vita vuota che ho, la tensione per il covid e la litigata tra mio padre e mio zio. Mi aggiro per casa temendo anche di fare rumore. Che succederà? Si perdono pezzi senza trovare altra armonia. Immagino siano tanti a dare i numeri in questo periodo, solo che mi rendo conto che la mia testa è entrata in un loop davvero tossico. Soprattutto perché capisco di non aver niente che bilanci in positivo quello che va male. E ne avrei tanto bisogno. Sono sempre quei concetti un po' aleatori di normalità che sfuggono ai più, che mi mancano. (anche se credo che da qualche tempo la normalità abbia smesso di essere così sottovalutata :/ ).
Normalità e futuro… che si fa?
Ho interrotto la scrittura di questo post parecchie ore fa, nel frattempo tante lacrime e paura per quello che sarà qui in casa. Mi sono tenuta stretta mia mamma, ho bisogno di lei, ho bisogno di lei da morire. Adesso sono le 21, spero di riuscire a distrarmi un paio d'ore, poi arriverà il mattino e ricomincerà tutto da capo. Cercando di respirare, di fare un passo alla volta. Di credere come mi ha detto mia mamma oggi tra le lacrime, che qualcosa di bello arriverà di nuovo anche per noi.
Psicologicamente credo di non essere pronta ad affrontare il mio panico, la vita vuota che ho, la tensione per il covid e la litigata tra mio padre e mio zio. Mi aggiro per casa temendo anche di fare rumore. Che succederà? Si perdono pezzi senza trovare altra armonia. Immagino siano tanti a dare i numeri in questo periodo, solo che mi rendo conto che la mia testa è entrata in un loop davvero tossico. Soprattutto perché capisco di non aver niente che bilanci in positivo quello che va male. E ne avrei tanto bisogno. Sono sempre quei concetti un po' aleatori di normalità che sfuggono ai più, che mi mancano. (anche se credo che da qualche tempo la normalità abbia smesso di essere così sottovalutata :/ ).
Normalità e futuro… che si fa?
Ho interrotto la scrittura di questo post parecchie ore fa, nel frattempo tante lacrime e paura per quello che sarà qui in casa. Mi sono tenuta stretta mia mamma, ho bisogno di lei, ho bisogno di lei da morire. Adesso sono le 21, spero di riuscire a distrarmi un paio d'ore, poi arriverà il mattino e ricomincerà tutto da capo. Cercando di respirare, di fare un passo alla volta. Di credere come mi ha detto mia mamma oggi tra le lacrime, che qualcosa di bello arriverà di nuovo anche per noi.
sabato 9 maggio 2020
Ieri sono uscita un'ora e mezza per un paio di commissioni, nessuna passeggiata solo per il gusto di, il paese mi ha restituito un'atmosfera molto strana, come se per qualche istante ci fosse un senso di normalità seguito dall'angoscia del rendersi di nuovo conto di quello che stiamo attraversando. E chissà per quanto durerà ancora…
Purtroppo ho avuto di nuovo un problema di panico e la gestione dell'attacco con la mascherina resta sempre complicato; è un vero casino là fuori. E per me è un problema nel problema nel problema, perché ho bisogno di vedere il mondo fuori, visto che quello in casa mi sta stritolando. Non è più successo nulla da martedì. Mio zio continua a stare per i fatti suoi, e qui in casa ci siamo solo in 3, so che devo respirare, accettare la cosa, e capire che posso andare avanti, ma in verità sono di nuovo testa ai massimi, oramai il mal di stomaco è tornato fisso e non riesco a vedere come sia possibile andare avanti lo stesso. Vorrei solo dormire sempre, per non pensare, per non affrontare il presente e la realtà. Una realtà vuota, che ora si carica di un ulteriore aspetto negativo. Mia mamma oggi ha ripetuto che preferirebbe che io non andassi al mare a giugno, ora, a parte che non si sa ancora come saranno le regole per gli spostamenti, questo suo desiderio mi spezza le gambe. Perché io invece ne ho davvero bisogno. Ho bisogno di allontanarmi da qui, non che le cose si risolvano altrove, semplicemente vivrei meno tensione e forse starei un po' meno male. Ma sta succedendo quello che temevo da un po': probabilmente ognuno di noi 3 (io, mamma papà) avrebbe bisogno di una situazione diversa dagli altri 2 per stare bene davvero.
Come l'altro giorno stavo guardando fuori dalla finestra, come l'altro giorno so con certezza che tutte le persone che vedo hanno avuto discussioni anche pesanti all'interno della loro famiglia, ma in qualche modo sono andati avanti, e hanno creato a loro volta una nuova famiglia con cui vivere. A me sta crollando addosso quel poco che avevo, mentre non ho un lavoro, non ho un'entrata economica, non ho relazioni. Continuo a perdere pezzi, per cui… da dove dovrei prendere la forza per andare avanti?
La mia famiglia ha sempre preteso molto da me, per vari motivi, fin da quando ero bambina. Il conto continua ad essere salato, perché io non ho ancora imparato a difendermi, a porre limiti di invasione nella mia sfera emotiva. Forse prima o poi ci riuscirò. Forse no.
Non posso dire che speravo in qualcosa di diverso perché speravo in TUTTO diverso.
Purtroppo ho avuto di nuovo un problema di panico e la gestione dell'attacco con la mascherina resta sempre complicato; è un vero casino là fuori. E per me è un problema nel problema nel problema, perché ho bisogno di vedere il mondo fuori, visto che quello in casa mi sta stritolando. Non è più successo nulla da martedì. Mio zio continua a stare per i fatti suoi, e qui in casa ci siamo solo in 3, so che devo respirare, accettare la cosa, e capire che posso andare avanti, ma in verità sono di nuovo testa ai massimi, oramai il mal di stomaco è tornato fisso e non riesco a vedere come sia possibile andare avanti lo stesso. Vorrei solo dormire sempre, per non pensare, per non affrontare il presente e la realtà. Una realtà vuota, che ora si carica di un ulteriore aspetto negativo. Mia mamma oggi ha ripetuto che preferirebbe che io non andassi al mare a giugno, ora, a parte che non si sa ancora come saranno le regole per gli spostamenti, questo suo desiderio mi spezza le gambe. Perché io invece ne ho davvero bisogno. Ho bisogno di allontanarmi da qui, non che le cose si risolvano altrove, semplicemente vivrei meno tensione e forse starei un po' meno male. Ma sta succedendo quello che temevo da un po': probabilmente ognuno di noi 3 (io, mamma papà) avrebbe bisogno di una situazione diversa dagli altri 2 per stare bene davvero.
Come l'altro giorno stavo guardando fuori dalla finestra, come l'altro giorno so con certezza che tutte le persone che vedo hanno avuto discussioni anche pesanti all'interno della loro famiglia, ma in qualche modo sono andati avanti, e hanno creato a loro volta una nuova famiglia con cui vivere. A me sta crollando addosso quel poco che avevo, mentre non ho un lavoro, non ho un'entrata economica, non ho relazioni. Continuo a perdere pezzi, per cui… da dove dovrei prendere la forza per andare avanti?
La mia famiglia ha sempre preteso molto da me, per vari motivi, fin da quando ero bambina. Il conto continua ad essere salato, perché io non ho ancora imparato a difendermi, a porre limiti di invasione nella mia sfera emotiva. Forse prima o poi ci riuscirò. Forse no.
Non posso dire che speravo in qualcosa di diverso perché speravo in TUTTO diverso.
giovedì 7 maggio 2020
Questa mattina dalle 9 alle 10 ho fatto un'ora di lavoretti in giardino, niente di particolare, solo strappare le erbacce tra le varie mattonelle del cortile. Avrò fatto 1/50, è un lavoro lungo, pesante per me che sono una pappamolle, ma vedremo. Di buono c'è che sono stata un'ora all'aria e al sole.
Casa mia è grande, di fatto è doppia e la parte sopra è stata fatta circa 28 anni fa. Se ripenso al passato, mi rendo conto che a seconda del periodo ho vissuto più in alcune parti. Fino agli 8-10 anni, ovviamente visto che la parte nuova non c'era, stavo di sotto, nella casa vecchia. Con la costruzione di quella 'nuova' e con il mio entrare nella preadolescenza, ho fatto di quella la mia casa vera, ed ho iniziato a starci sempre più anche con la voglia di stare sola per guardare la tv, ascoltare musica... finendo con lo starci Anche troppo. Il fatto è che poi ogni angolo si è un po' identificato con alcune fasi della mia vita.
Oggi ad esempio, mi sono fermata una mezz'ora con mia mamma, in una cameretta e nel terrazzo del bagno della casa più vecchia. E sono stata travolta dai ricordi, dei periodi degli anni passati. Molto passati. E mi è venuto da piangere di nuovo. Passato… perché fa così effetto? Perché non vedo un futuro, questa è una realtà, perché mi pesa avere genitori più su di età del normale, paura di perderli, e soprattutto perché, pur con difficoltà, e ne ho avute, ero felice. Ero serena ed è difficile digerire da quanto non lo sono più.
In questo caso mi chiedo se il detto lontano dagli occhi lontano dal cuore, abbia senso. I momenti in cui sto meglio recentemente sono quelli costruiti intorno a nuove routine, quelli in cui sto peggio sono quelli che mi costringono a paragoni con gli anni passati, in termini di salute, di socialità, di svago.
Stare fuori oggi mi avrà fatto bene da un lato, ma mi ha riempita di malinconia. Così come aiutare mia madre nei mestieri in quella parte di casa così legata agli anni della mia infanzia.
Le emozioni mi travolgono senza che ne ricavi nulla di buono.
E allora pensiamo questo: voglio stare bene, stare all'aria e al sole facendo movimento serve. Magari l'impatto è stato negativo dal punto di vista emotivo, ma aiuterà nel complesso. Se voglio stare bene, immagino questa sia la strada. E se proprio, poi posso fare come ho fatto questa mattina, dalle 10 alle 11 ho guardato alla tv programmi su delitti, un qualcosa di nuovo che mi aiuta.
La strada sarà tutta così per ora, passi avanti e aggiustamenti. E quando le emozioni diventano troppe, e qualcosa ho fatto, posso trovare riparo in una confort zone.
Casa mia è grande, di fatto è doppia e la parte sopra è stata fatta circa 28 anni fa. Se ripenso al passato, mi rendo conto che a seconda del periodo ho vissuto più in alcune parti. Fino agli 8-10 anni, ovviamente visto che la parte nuova non c'era, stavo di sotto, nella casa vecchia. Con la costruzione di quella 'nuova' e con il mio entrare nella preadolescenza, ho fatto di quella la mia casa vera, ed ho iniziato a starci sempre più anche con la voglia di stare sola per guardare la tv, ascoltare musica... finendo con lo starci Anche troppo. Il fatto è che poi ogni angolo si è un po' identificato con alcune fasi della mia vita.
Oggi ad esempio, mi sono fermata una mezz'ora con mia mamma, in una cameretta e nel terrazzo del bagno della casa più vecchia. E sono stata travolta dai ricordi, dei periodi degli anni passati. Molto passati. E mi è venuto da piangere di nuovo. Passato… perché fa così effetto? Perché non vedo un futuro, questa è una realtà, perché mi pesa avere genitori più su di età del normale, paura di perderli, e soprattutto perché, pur con difficoltà, e ne ho avute, ero felice. Ero serena ed è difficile digerire da quanto non lo sono più.
In questo caso mi chiedo se il detto lontano dagli occhi lontano dal cuore, abbia senso. I momenti in cui sto meglio recentemente sono quelli costruiti intorno a nuove routine, quelli in cui sto peggio sono quelli che mi costringono a paragoni con gli anni passati, in termini di salute, di socialità, di svago.
Stare fuori oggi mi avrà fatto bene da un lato, ma mi ha riempita di malinconia. Così come aiutare mia madre nei mestieri in quella parte di casa così legata agli anni della mia infanzia.
Le emozioni mi travolgono senza che ne ricavi nulla di buono.
E allora pensiamo questo: voglio stare bene, stare all'aria e al sole facendo movimento serve. Magari l'impatto è stato negativo dal punto di vista emotivo, ma aiuterà nel complesso. Se voglio stare bene, immagino questa sia la strada. E se proprio, poi posso fare come ho fatto questa mattina, dalle 10 alle 11 ho guardato alla tv programmi su delitti, un qualcosa di nuovo che mi aiuta.
La strada sarà tutta così per ora, passi avanti e aggiustamenti. E quando le emozioni diventano troppe, e qualcosa ho fatto, posso trovare riparo in una confort zone.
mercoledì 6 maggio 2020
paura e speranza
Curiosamente ho dormito bene. Forse perché in coscienza so che non si poteva andare avanti ancora per le lunghe in questo modo, ma da sveglia sto male. Se guardo fuori dalla finestra, per ogni nucleo famigliare so di liti tra parenti anche mai risolte. Facile dire che siamo tutti sulla stessa barca. Temo che, come per molte cose, il mio problema sia non avere una visuale esterna a ciò che accade dentro casa. Un'epoca è finita, ma di fatto era già finita da anni, però sto male, mi sento a disagio, come se stessi imparando a muovermi in un terreno sconosciuto, o come se semplicemente ne stessi attraversando uno che non mi piace. Sarà dura, soprattutto perché sono consapevole di non avere altro fuori di casa, ma forse passato il momento più duro, sarò un po' più me stessa e meno schiacciata dagli altri. E' dura, non posso negarlo, è dura perché nessuno forse riesce ad essere davvero nelle condizioni che vorrebbe. O meglio: siamo molto lontani dall'essere dove vorremmo.
Ho comunque la sensazione fortissima che questa ennesima brutta fase non durerà a lungo. Vedremo in che senso.
Ho paura e speranza insieme. Vediamo cosa la spunterà.
Ho comunque la sensazione fortissima che questa ennesima brutta fase non durerà a lungo. Vedremo in che senso.
Ho paura e speranza insieme. Vediamo cosa la spunterà.
martedì 5 maggio 2020
e alla fine ci siamo, la litigata tra zio e padre c'è stata oggi. E zio ha fatto come un anno e mezzo fa, decide di non venire più qui se non per dormire a tarda sera. Me lo aspettavo, cavoli se me lo aspettavo, perché la tensione si tagliava a fette. Non ne ho scritto per tutto il giorno perché scriverne avrebbe significato fermarmi e pensarci per un po', e invece ho evitato.
se penso alla mia infanzia, a come erano i rapporti, non posso che ammettere che mi mancano. Se ci penso meglio, mi ricordo che zio non c'era praticamente mai e che ogni volta che arrivava a casa, si portava appresso problemi a non finire.
Se penso ad allora, non so come siamo finiti ad ora.
Se penso al resto, non so come sia durata fino ad ora. Compreso ciò che è successo un anno e mezzo fa. E penso che forse abbiamo sbagliato ad insistere di nuovo a rimettere insieme i cocci. Solo che per quanto non lo giustifichi, mi fa male pensare a come si sia ridotto a 72 anni.
E soprattutto mi fa male pensare a mia mamma. Lo ha seguito tutta una vita, cercando di raccattare i pezzi, cercando di mantenere tutti uniti, e ora si ritrova a quasi 79 anni con questa batosta.
Da cui sarà più difficile tornare indietro rispetto ad un anno fa, e da cui non credo più nemmeno convenga farlo. Dovrebbe maturare troppo, non lo ha mai fatto. in tutta la sua vita da adulto.
Non doveva andare così se penso a tanti anni fa. Eppure era inevitabile nell'ora.
Credo che una parte di me oggi sia definitivamente volata via, quella più legata all'infanzia. Per ogni atto di immaturità degli altri, tocca farne uno in senso contrario a me.
E mi fa male non aver nessuno con cui poterne parlare. Quanto pesa la solitudine in certi casi.
Si apre una nuova fase, diversa. E io ho paura di perdere quel poco che mi resta. E ho paura che anche mia madre perda occasioni di stare in compagnia per sta storia, tipo da altri parenti.
Guardo fuori dalla finestra e quello che vedo mi mette ansia. La mia casa mi mette ansia.
Non so cosa ci aspetta, e ne sono spaventata.
se penso alla mia infanzia, a come erano i rapporti, non posso che ammettere che mi mancano. Se ci penso meglio, mi ricordo che zio non c'era praticamente mai e che ogni volta che arrivava a casa, si portava appresso problemi a non finire.
Se penso ad allora, non so come siamo finiti ad ora.
Se penso al resto, non so come sia durata fino ad ora. Compreso ciò che è successo un anno e mezzo fa. E penso che forse abbiamo sbagliato ad insistere di nuovo a rimettere insieme i cocci. Solo che per quanto non lo giustifichi, mi fa male pensare a come si sia ridotto a 72 anni.
E soprattutto mi fa male pensare a mia mamma. Lo ha seguito tutta una vita, cercando di raccattare i pezzi, cercando di mantenere tutti uniti, e ora si ritrova a quasi 79 anni con questa batosta.
Da cui sarà più difficile tornare indietro rispetto ad un anno fa, e da cui non credo più nemmeno convenga farlo. Dovrebbe maturare troppo, non lo ha mai fatto. in tutta la sua vita da adulto.
Non doveva andare così se penso a tanti anni fa. Eppure era inevitabile nell'ora.
Credo che una parte di me oggi sia definitivamente volata via, quella più legata all'infanzia. Per ogni atto di immaturità degli altri, tocca farne uno in senso contrario a me.
E mi fa male non aver nessuno con cui poterne parlare. Quanto pesa la solitudine in certi casi.
Si apre una nuova fase, diversa. E io ho paura di perdere quel poco che mi resta. E ho paura che anche mia madre perda occasioni di stare in compagnia per sta storia, tipo da altri parenti.
Guardo fuori dalla finestra e quello che vedo mi mette ansia. La mia casa mi mette ansia.
Non so cosa ci aspetta, e ne sono spaventata.
lunedì 4 maggio 2020
fase 2 e fallimenti personali.
Partita la fase 2 anche qui in Italia. Ovviamente l'auspicio è che tra 7-10 gg non si torni alla fase -1. In ogni caso ieri sera, mentre mi rigiravo nel letto, pensavo a chi oggi avrebbe ripreso il lavoro, la trepidazione di un tornare alla vita che si è scelti. E poi mi sono immaginata insegnante, pronta a riprendere le lezioni (anche se questo non accade in realtà), e, tanto per cambiare, ho provato una forte nostalgia per una strada che mi sono chiusa. Sono qui, senza lavoro, senza identità, senza un legame sentimentale. Avrei creduto che la paura per il covid avrebbe tenuto a freno ogni altro personale fallimento, è successo solo in parte e solo all'inizio. Poi la paura di mettere a rischio la vita si è fusa con quella che la sto buttando nel cesso da 20 anni. Ho bisogno di un futuro diverso che però non sono nemmeno in grado di immaginare. quello che riesco bene a fare invece, è vedere l'attacco di panico che ho avuto giovedì al supermercato, replicato all'infinito. E l'ansia/paura che mi fanno provare in casa mio zio e mio padre in un modo totalmente fuori scala.
Mi sono accorta di avere qui sul tavolo 5, e dico 5, boccetti di ansiolitici.
Possibile aver fatto talmente tanti errori da non avere più una via d'uscita?
Continuo a ripetermi che se riuscissi a stare bene, avrei ancora tempo per rimettere le cose apposto. E continuo a dirmi che anche solo perdere peso potrebbe essere un impegno enorme, urgente e che posso fare. Poi l'ansia in casa mi trascina in una spirale di merda, fatta di paura, di stomaco chiuso e abbuffate serale consolatorie, e di energie spese tutte per la paura e non per la ginnastica. E così cerco alternative, valvole di sfogo, scappatoie almeno mentali, su chi sono, chi voglio essere, chi posso essere. E questo continuo vortice mentale logora un casino.
Qui sul tavolo ho gli ansiolitici, una pila di libri presi per delle ripetizioni, un paio di libri sull'ansia, un altro paio sul perdere peso. Più alcune bozze di quelli che ho scritto io.
In pratica su un tavolo che deve essere circa 1metrox2 è riassunto il fallimento di tutta la mia vita.
esiste una remota possibilità che io impari qualcosa da tutto questo? Mi viene difficile pensare che possa essere la paura/stress ad essere un motivatore più forte della voglia di stare bene. Ma pensare di farcela, di cambiare, è l'unico appiglio al non dare di matto del tutto.
Mi sono accorta di avere qui sul tavolo 5, e dico 5, boccetti di ansiolitici.
Possibile aver fatto talmente tanti errori da non avere più una via d'uscita?
Continuo a ripetermi che se riuscissi a stare bene, avrei ancora tempo per rimettere le cose apposto. E continuo a dirmi che anche solo perdere peso potrebbe essere un impegno enorme, urgente e che posso fare. Poi l'ansia in casa mi trascina in una spirale di merda, fatta di paura, di stomaco chiuso e abbuffate serale consolatorie, e di energie spese tutte per la paura e non per la ginnastica. E così cerco alternative, valvole di sfogo, scappatoie almeno mentali, su chi sono, chi voglio essere, chi posso essere. E questo continuo vortice mentale logora un casino.
Qui sul tavolo ho gli ansiolitici, una pila di libri presi per delle ripetizioni, un paio di libri sull'ansia, un altro paio sul perdere peso. Più alcune bozze di quelli che ho scritto io.
In pratica su un tavolo che deve essere circa 1metrox2 è riassunto il fallimento di tutta la mia vita.
esiste una remota possibilità che io impari qualcosa da tutto questo? Mi viene difficile pensare che possa essere la paura/stress ad essere un motivatore più forte della voglia di stare bene. Ma pensare di farcela, di cambiare, è l'unico appiglio al non dare di matto del tutto.
domenica 3 maggio 2020
a volte mi sento fatta di ansia e rabbia, e non necessariamente in quest'ordine. Sapevo che i nervi sarebbero usciti male da questa pandemia. Ma nel mio caso i problemi grossi sono sempre gli stessi, legati a problemi famigliari. Vivo malissimo la compresenza zio-padre, vivo malissimo questo mio sentirmi così esposta. E vivo malissimo l'incapacità di tirarmi fuori e pensare alla mia situazione. Però… quale è la mia situazione? Sembra una domanda stupida, ma il punto è: non avendo un lavoro fuori casa, in quante faccende sarebbe lecito subentrassi? Oggi facendo le scale con una bottiglia in mano mi sono dovuta fermare a metà, perché non riuscivo a salire. Il problema peso è rimasto di nuovo in sospeso. Voglio dire… al netto dei miei problemi, al netto delle mie difficoltà, a cosa posso realisticamente ambire? Mi domando questo forse perché spero che, impegnata nei cavoli miei, manderei un po' al diavolo gli altri. Detto in modo più neutro, se sono impegnata da me stessa, forse non darei troppo peso a quello che succede in casa, tra i due "uomini".
Anche perché… sebbene io odi il comportamento di entrambi, mi rendo conto di aver bisogno di uno stratagemma per cui me la prendo con solo uno alla volta, ho bisogno di un appiglio. E di solito ad essere 'graziato' in questa ultima fase, è mio padre, sebbene non accetti molti suoi comportamenti. Questo dover venire un po' a patti con la situazione, mi serve per non dare di matto del tutto, ma non mi piace per niente, motivo per cui poi mi innervosisco con me stessa per il fatto di essere troppo tollerante, per essere troppo caga sotto per affrontare la realtà a muso duro. Quindi… se magari sono impegnata PER ME, CON MIEI IMPEGNI, allora forse sarei più staccata anche dalle cagate di quei due che non sopporto più.
Anche perché… sebbene io odi il comportamento di entrambi, mi rendo conto di aver bisogno di uno stratagemma per cui me la prendo con solo uno alla volta, ho bisogno di un appiglio. E di solito ad essere 'graziato' in questa ultima fase, è mio padre, sebbene non accetti molti suoi comportamenti. Questo dover venire un po' a patti con la situazione, mi serve per non dare di matto del tutto, ma non mi piace per niente, motivo per cui poi mi innervosisco con me stessa per il fatto di essere troppo tollerante, per essere troppo caga sotto per affrontare la realtà a muso duro. Quindi… se magari sono impegnata PER ME, CON MIEI IMPEGNI, allora forse sarei più staccata anche dalle cagate di quei due che non sopporto più.
sabato 2 maggio 2020
che posso fare?
La giornata è ancora molto malinconica. Mi sono ritrovata seduta in un angolo del cortile sulla scia dei ricordi… poi ho stoppato la scia perché non avevo voglia di perdermici e sono tornata al presente. Presente che non si sa bene cosa ci lasci e come si lascerà domani. Vedo spesso alla tv racconti di bellissimi gesti, bellissimi gesti fatti da persone che si sono messe in gioco nei modi più diversi, anche con il loro tempo con l'assistenza alle persone. C'è poca sorpresa nel dire che anche di fronte a questo mi sento piccola piccola. Vorrei fare la mia parte, ma non so come. Non ho soldi e soprattutto non ho il coraggio per mettermi in gioco con il mio tempo. Quindi che cappero potrei fare? Continuo a pensare a fare l'orto e dare i prodotti, o cucire qualche cosa da vendere… ma sono solo sciocchezze; cose a cui ho bisogno di pensare perché ho bisogno di credere di poter fare qualcosa, ma che in realtà restano un paravento, una scusa?
In realtà mentre ero seduta in cortile, oltre ai ricordi, ho sentito qualcosa che mi chiamava ad una più forte discesa in campo… in casa :) come se in fondo trovare la risposta al mio futuro e trovare una risposta a ciò che potrei fare per gli altri, finissero per collimare.
questa primavera ha sicuro scavato molto nelle emozioni. La paura, la pandemia ha fatto da padrona, ma potrebbe emergere qualche germoglio di positività. Nessuno ne uscirà uguale, nessuno.
In realtà mentre ero seduta in cortile, oltre ai ricordi, ho sentito qualcosa che mi chiamava ad una più forte discesa in campo… in casa :) come se in fondo trovare la risposta al mio futuro e trovare una risposta a ciò che potrei fare per gli altri, finissero per collimare.
questa primavera ha sicuro scavato molto nelle emozioni. La paura, la pandemia ha fatto da padrona, ma potrebbe emergere qualche germoglio di positività. Nessuno ne uscirà uguale, nessuno.
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