Con il temporale di oggi, temperature lievemente in picchiata, l'estate sembra essere una pratica di fatto archiviata, vedremo se l'inizio di settembre regalerà ancora qualche bella giornata, caldina…
Questa mattina, nel bel mezzo del temporale, mi sono ritrovata a dover guidare. Tenere l'ansia sotto controllo non è stato molto facile, per dire… e per certi versi la sto pagando adesso, ma esco da un pomeriggio di scrittura per cui sono abbastanza soddisfatta. Riprendere un po' il ritmo delle mie giornate è l'essenziale. Comunque, ieri ho ricevuto l'invito per venerdì prossimo per le prime riunioni per gestire i soliti impegni con i ragazzi i oratorio. Quando ho letto la mail mi sarei messa a piangere. L'idea di riprendere tutte le solite attività mi spianta, e per due motivi opposti, da una parte la paura di non riuscire a gestire l'impegno, è stata un'estate strana per ciò che concerne la mia ansia, e non ho capito se ho fatti passi avanti o se sono peggiorata, dall'altra perché avrei voglia di qualche novità, di fare cose nuove. Che dire… speriamo che questo anno 'scolastico' 2018/2019 arrivi con qualcosa di bello!!!
venerdì 31 agosto 2018
Ciao #agosto, alla prossima #estate
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giovedì 30 agosto 2018
mercoledì 29 agosto 2018
l'estate
Dove abito io, passato il Ferragosto, sebbene all'autunno meteorologico manchi ancora più di un mese, l'aria dell'estate cambia, lascia il posto ad una sua versione più sfumata, più dolce. Un lento passaggio verso un nuovo capitolo dell'anno. E' per il caldo che cala in modo deciso, ma soprattutto per la luce che ha già perso quel suo bagliore quasi accecante tipico del clou dell'estate. L'estate quindi sta finendo e, dopo aver passato questi mesi desiderando che ciò accadesse, ecco che fa capolino invece il desiderio che arrivi presto la prossima. Posso sembrare pazza, in parte è così, ma non è una contraddizione al 100%. Tutt'altro: per me l'estate è ancora magia, desiderio, sogni da avverare… dal momento che questa è stata sin dall'inizio solo un cumulo di tensione che andava via via aumentando, ogni mia aspettativa è stata sin da subito disillusa. Da qui l'enorme bisogno di andare oltre. Ma non posso permettermi di perdere anche i sogni. Per cui ben venga questo slancio, ricordando però che ci sono 10 mesi in mezzo, tempo che devo riuscire a vivere, a sfruttare, a cogliere, ma soprattutto a vivere.
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martedì 28 agosto 2018
fantasie...
Oggi è successo di nuovo quello che succede spesso: di fronte ad un'uscita programmata che sapevo già sarebbe stata brevissima, come infatti si è dimostrata- 25 minuti per l'esattezza-, sono riuscita a stare male quasi un'ora e un quarto prima. Non ho avuto un attacco di panico vero e proprio, ma uno stato di malessere altissimo con nausea e mal di pancia. Ogni terminazione nervosa mi mandava allarmi di allerta altissimi e io avevo la sensazione di dare i numeri, oltre che di stomaco, da un momento all'altro. Mi sentivo come se i miei organi interni fossero diventati una sorta di fusillo gigante: attorcigliamento a mille. E si vedeva anche dal di fuori, dal momento che mia madre mi ha detto che sembravo viola in faccia.
Comunque, andando a 5 chilometri all'ora, siamo arrivare a destinazione.
Una volta in paese, mentre aspettavo che mia madre facesse quel che doveva, ho fatto un mini giro, sono entrata in un negozio, e poi siamo tornate a casa.
Ci siamo fermate dieci minuti in cortile a prendere un po' di sole e un po' d'aria, poi mi sono ritirata per fare la ciclette. Non mi sono fermata volutamente a pensare a che disastro è stato questo pomeriggio, alla paura che non andrò mai oltre questo uscire in uno stato pietoso. Non ne avevo voglia, perché non volevo pensare a quello che comporterà sempre di più nella mia vita, in termini di rinunce e fallimenti. Non ci voglio pensare nemmeno ora, però non posso che ammettere quanto sia facile poi scivolare nella fantasia di riuscire a fare grandi cose, ma grandi sul serio, quelle che cambiano davvero la vita, la mia o quella degli altri. Sono fantasie di cui mi nutro, ne ho bisogno per andare oltre la desolazione della realtà. Fantasie… Tutto qui.
Comunque, andando a 5 chilometri all'ora, siamo arrivare a destinazione.
Una volta in paese, mentre aspettavo che mia madre facesse quel che doveva, ho fatto un mini giro, sono entrata in un negozio, e poi siamo tornate a casa.
Ci siamo fermate dieci minuti in cortile a prendere un po' di sole e un po' d'aria, poi mi sono ritirata per fare la ciclette. Non mi sono fermata volutamente a pensare a che disastro è stato questo pomeriggio, alla paura che non andrò mai oltre questo uscire in uno stato pietoso. Non ne avevo voglia, perché non volevo pensare a quello che comporterà sempre di più nella mia vita, in termini di rinunce e fallimenti. Non ci voglio pensare nemmeno ora, però non posso che ammettere quanto sia facile poi scivolare nella fantasia di riuscire a fare grandi cose, ma grandi sul serio, quelle che cambiano davvero la vita, la mia o quella degli altri. Sono fantasie di cui mi nutro, ne ho bisogno per andare oltre la desolazione della realtà. Fantasie… Tutto qui.
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sabato 25 agosto 2018
che atmosfera...
Ovunque io mi giri, si respira un'aria molto pesante. Pesantissima. E non parlo di grandi questioni, parlo della quotidianità più spicciola.
Da molto tempo oramai, mi sono accorta che la mia insicurezza mi impedisce di fatto di sostenere qualsiasi confronto in modo sereno, o per lo meno senza un disagio esagerato. Lo so, non è una bella cosa e mi fa stare male. Ma, onestamente, pensavo di essere io l'eccezione, in senso negativo. Cioè credevo che il problema di non sapersi confrontare con gli altri fosse una mia prerogativa, dovuta ai problemi avuti in passato. Ecco, in questi giorni tra parenti e vicini di casa, mi sono resa conto che sono in buona compagnia. E non è una bella notizia! Tutti sempre sulla difensiva, pronti ad accusare gli altri, a scaricare presunte colpe, atteggiamenti che sono semplicemente l'altro estremo della corda dell'insicurezza. Attaccare prima di essere attaccati anche quando non c'è nessun motivo e disponibilità sotto zero. Perché? E soprattutto quando siamo diventati tutti così? A me pesa perché, è assurdo lo so, ma percepisco la tensione anche tra gli altri e quindi ci sto male, ma non so chi si possa sentire DAVVERO a proprio agio in contesti come questo. E' tutta una rete intricata di rogne. Non è il mio elemento, non mi piace e non vorrei essere costretta ad abituarmici. Del resto se si sentono sempre più spesso storie di persone letteralmente sole, anche relativamente giovani, che non hanno mai nessuna relazione sociale, nemmeno con i colleghi di lavoro, la questione credo sia grave, potenzialmente pericolosa, sicuramente spiacevole.
Sarebbe meglio far girare il vento in altra direzione!!!
Poi… non so se sono solo io a ricordare le cose in modo diverso, ma fino a qualche anno fa, be' un po' di anni fa, la situazione non era questa.
Io sarò stata meglio senza il panico h24, ma anche quello che trovavo fuori dalla porta mi sembrava un filo più rilassato di ora.
Da molto tempo oramai, mi sono accorta che la mia insicurezza mi impedisce di fatto di sostenere qualsiasi confronto in modo sereno, o per lo meno senza un disagio esagerato. Lo so, non è una bella cosa e mi fa stare male. Ma, onestamente, pensavo di essere io l'eccezione, in senso negativo. Cioè credevo che il problema di non sapersi confrontare con gli altri fosse una mia prerogativa, dovuta ai problemi avuti in passato. Ecco, in questi giorni tra parenti e vicini di casa, mi sono resa conto che sono in buona compagnia. E non è una bella notizia! Tutti sempre sulla difensiva, pronti ad accusare gli altri, a scaricare presunte colpe, atteggiamenti che sono semplicemente l'altro estremo della corda dell'insicurezza. Attaccare prima di essere attaccati anche quando non c'è nessun motivo e disponibilità sotto zero. Perché? E soprattutto quando siamo diventati tutti così? A me pesa perché, è assurdo lo so, ma percepisco la tensione anche tra gli altri e quindi ci sto male, ma non so chi si possa sentire DAVVERO a proprio agio in contesti come questo. E' tutta una rete intricata di rogne. Non è il mio elemento, non mi piace e non vorrei essere costretta ad abituarmici. Del resto se si sentono sempre più spesso storie di persone letteralmente sole, anche relativamente giovani, che non hanno mai nessuna relazione sociale, nemmeno con i colleghi di lavoro, la questione credo sia grave, potenzialmente pericolosa, sicuramente spiacevole. Sarebbe meglio far girare il vento in altra direzione!!!
Poi… non so se sono solo io a ricordare le cose in modo diverso, ma fino a qualche anno fa, be' un po' di anni fa, la situazione non era questa.
Io sarò stata meglio senza il panico h24, ma anche quello che trovavo fuori dalla porta mi sembrava un filo più rilassato di ora.
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venerdì 24 agosto 2018
ansia alla guida
Sia oggi che ieri, tra le 9.15 e le 11.30 circa, sono uscita con mia madre per delle commissioni, buona parte delle quali riguardava me. Due ore guidando in giro per il paese ieri, due oggi. Ieri è stato difficile uscire, ma poi, nel complesso, tutto è andato relativamente bene, considerando che non avevo preso gli ansiolitici. Oggi, be' oggi è andata malissimo.
Ora, tralasciando tutta la gamma solita di sintomi che ho provato prima di uscire, il problema grosso è stato guidare, tra semafori, parcheggi, inversioni. Ad un certo punto, ferma di nuovo all'ennesimo semaforo in mezzo ad altre due corsie, c'è mancato davvero poco che non scendessi dall'auto lasciandola in mezzo alla strada. Un'ansia condita da mille sintomi mi ha reso davvero confusa. Quello è stato il momento peggiore, arricchito tra l'altro dal fatto che in questo periodo sento ogni muscolo irrigidirsi, persino quelli del viso e mi sembra di finire con il serrare la mandibola a dismisura, fino a sentire dolore. E' evidente che il panico ogni tanto mi regala un bel sintomino nuovo per mettere al bando la noia… 😞
Comunque, l'ultima parte l'ho trascorsa ferma in un parcheggio, stando un po' meno male, quel tanto che mi ha permesso di pensare. Pensare al fatto che stando così le cose, non posso davvero stupirmi del fatto di rifugiarmi spesso nei ricordi del passato, perché solo nel passato trovo un po' di serenità, di divertimento.
Sono le 14.30, sono rientrata da 3 ore, ho pranzato ma sono ancora ridotta ad uno straccio.
Ho speso circa 60 euro di medicine, i soldi mi preoccupano. Cosa c'è nel mio futuro? Riuscirò a provvedere a me? Mi spaventa pensare troppo in là, al massimo riesco a pensare all'estate prossima, manco a dirlo, sperando che mi trovi più in salute e capace di vivere di questa.
Ora, tralasciando tutta la gamma solita di sintomi che ho provato prima di uscire, il problema grosso è stato guidare, tra semafori, parcheggi, inversioni. Ad un certo punto, ferma di nuovo all'ennesimo semaforo in mezzo ad altre due corsie, c'è mancato davvero poco che non scendessi dall'auto lasciandola in mezzo alla strada. Un'ansia condita da mille sintomi mi ha reso davvero confusa. Quello è stato il momento peggiore, arricchito tra l'altro dal fatto che in questo periodo sento ogni muscolo irrigidirsi, persino quelli del viso e mi sembra di finire con il serrare la mandibola a dismisura, fino a sentire dolore. E' evidente che il panico ogni tanto mi regala un bel sintomino nuovo per mettere al bando la noia… 😞
Comunque, l'ultima parte l'ho trascorsa ferma in un parcheggio, stando un po' meno male, quel tanto che mi ha permesso di pensare. Pensare al fatto che stando così le cose, non posso davvero stupirmi del fatto di rifugiarmi spesso nei ricordi del passato, perché solo nel passato trovo un po' di serenità, di divertimento.
Sono le 14.30, sono rientrata da 3 ore, ho pranzato ma sono ancora ridotta ad uno straccio.
Ho speso circa 60 euro di medicine, i soldi mi preoccupano. Cosa c'è nel mio futuro? Riuscirò a provvedere a me? Mi spaventa pensare troppo in là, al massimo riesco a pensare all'estate prossima, manco a dirlo, sperando che mi trovi più in salute e capace di vivere di questa.
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mercoledì 22 agosto 2018
un giorno, un obiettivo
Quando mi son alzata dal letto ieri, sapevo di avere un obiettivo per la giornata: andare a fare spesa per mia mamma in un supermercato a meno di dieci minuti di macchina da casa, sì, lo so… avventura a mille proprio… comunque mi sono alzata e mi sono detta: il tempo di fare colazione, prepararsi e poi via. Orario previsto 'partenza' 9.15 circa. Ovviamente alle 8.50 ho cominciato a stare di schifo per cui ho cercato di tranquillizzarmi dicendomi che l'importante era portare a casa il risultato, ma potevo anche rimandare di una mezz'oretta. E così tra tachicardia, nausea, vertigini, e mal di pancia, sono arrivate le 9.30, poi le 10, e le 10.30 e le 11 mentre continuavo a fare avanti e indietro da un piano all'altro, da una stanza all'altra con il cervello perennemente in allerta. Alla fine alle 11.30 sono riuscita ad uscire di casa, accendere l'auto e, tutta tremolante, mi sono avviata.
E così, passando davanti a casa di alcuni vicini, pensando alla loro vita di coppia mi è venuto da piangere perché come spesso accade in quei frangenti noto solo l'evidenza di una cosa: e cioè che per me sarebbe del tutto impensabile conoscere e frequentare qualcuno dal momento che mi ci vogliono tempi inauditi solo per riuscire ad uscire di casa per comprare il pane!
Ore durante le quali il mio cervello non era in grado di focalizzare niente che non fosse l'ostacolo che avevo davanti: la gita al supermercato. Perché ovviamente da obiettivo si era trasformato in ostacolo e visto come stavo male non poteva che essere così.
C'era relativamente parecchia gente in giro in auto considerando l'ora e così, ferma ad un semaforo, ho ricordato questo periodo dell'estate (metà-fine agosto) nelle estati della mia infanzia e prima adolescenza, a quanto erano divertenti perché erano il periodo di pranzi tra cugini e parenti vari, vicini di casa, amici. Di fatto erano due settimane di convivialità. Di fatto erano davvero piacevoli. Di fatto io me la godevo un mondo perché, incredibile a dirsi, io ero molto socievole e amante dei momenti in compagnia. Ero… il problema è che per certi versi, in profondità, so di esserlo ancora, ma so anche di non reggere la cosa. Per questo sono insoddisfatta, perché sono stufa di stare sola, mi manca tutto, so che nonostante i 18 anni di panico non è comunque questa la mia natura, ma non riesco ad affrontare il problema, tanto è vero che ieri, la mia gita al supermercato durata circa 40 minuti, mi ha messa ko per buona parte della giornata, lasciandomi del resto anche piuttosto incredula e delusa dalla cosa, come se avesse esaurito tutta l'energia a disposizione.
Non so se è solo illusione, ma nonostante tutto credo ancora ci sia altro spazio di manovra per cambiare un po' la situazione, per lo meno lo penso adesso. Quello che continua a sfuggirmi sono i singoli passaggi da compiere, quei passi anche piccoli ma certi che posso davvero portarmi verso ciò che voglio. Ho smesso di farli 18 anni fa, quando avevo 16 anni, che non riesca più a vedere il bandolo della matassa della vita a 34 anni forse è una conseguenza ovvia, ma siccome non sono disposta ad arrendermi del tutto, una strategia deve essere trovata. Certo, ogni anno che passa ripetendo questa litania senza trovare una soluzione, mi affossa un po', ma tra alcune cose che peggiorano e altre che migliorano, prima o poi riuscirò a creare una specie di mappa che mi indichi che fare?
E così, passando davanti a casa di alcuni vicini, pensando alla loro vita di coppia mi è venuto da piangere perché come spesso accade in quei frangenti noto solo l'evidenza di una cosa: e cioè che per me sarebbe del tutto impensabile conoscere e frequentare qualcuno dal momento che mi ci vogliono tempi inauditi solo per riuscire ad uscire di casa per comprare il pane!
Ore durante le quali il mio cervello non era in grado di focalizzare niente che non fosse l'ostacolo che avevo davanti: la gita al supermercato. Perché ovviamente da obiettivo si era trasformato in ostacolo e visto come stavo male non poteva che essere così.
C'era relativamente parecchia gente in giro in auto considerando l'ora e così, ferma ad un semaforo, ho ricordato questo periodo dell'estate (metà-fine agosto) nelle estati della mia infanzia e prima adolescenza, a quanto erano divertenti perché erano il periodo di pranzi tra cugini e parenti vari, vicini di casa, amici. Di fatto erano due settimane di convivialità. Di fatto erano davvero piacevoli. Di fatto io me la godevo un mondo perché, incredibile a dirsi, io ero molto socievole e amante dei momenti in compagnia. Ero… il problema è che per certi versi, in profondità, so di esserlo ancora, ma so anche di non reggere la cosa. Per questo sono insoddisfatta, perché sono stufa di stare sola, mi manca tutto, so che nonostante i 18 anni di panico non è comunque questa la mia natura, ma non riesco ad affrontare il problema, tanto è vero che ieri, la mia gita al supermercato durata circa 40 minuti, mi ha messa ko per buona parte della giornata, lasciandomi del resto anche piuttosto incredula e delusa dalla cosa, come se avesse esaurito tutta l'energia a disposizione.
Non so se è solo illusione, ma nonostante tutto credo ancora ci sia altro spazio di manovra per cambiare un po' la situazione, per lo meno lo penso adesso. Quello che continua a sfuggirmi sono i singoli passaggi da compiere, quei passi anche piccoli ma certi che posso davvero portarmi verso ciò che voglio. Ho smesso di farli 18 anni fa, quando avevo 16 anni, che non riesca più a vedere il bandolo della matassa della vita a 34 anni forse è una conseguenza ovvia, ma siccome non sono disposta ad arrendermi del tutto, una strategia deve essere trovata. Certo, ogni anno che passa ripetendo questa litania senza trovare una soluzione, mi affossa un po', ma tra alcune cose che peggiorano e altre che migliorano, prima o poi riuscirò a creare una specie di mappa che mi indichi che fare?
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martedì 21 agosto 2018
lunedì 20 agosto 2018
diario di bordo 20-08-2018
Lunedì 20 agosto. Cavoli… non posso dire che l'estate sia volata per quanto mi riguarda, però cavoli! Già al 20 del mese… l'estate non è volata ma entro certi parametri di fatto è quasi finita.
Bene, oggi mi sono pesata: 129/130 kg, il che sta ad indicare che fortunatamente sto perdendo un po' di peso. Come? Perché la tensione di questi giorni mi ha impedito di lanciarmi in abbuffate serali, che è francamente il motivo grazie al quale perdo più peso(anche se poi lo riprendo).
Questa è la buona notizia. Per il resto che dire: zero assoluto. Non sono riuscita a fare nulla, sono così stanca che non riesco nemmeno a leggere. Panico, stanchezza e noia si rincorrono in una girandola perversa che non riesco a fermare. Sto prendendo molti meno ansiolitici, e non so, forse il mio fisico si sta riabituando alla cosa, ma mi sento davvero strana. E' come se vivessi costantemente un po' scollegata dalla realtà, tutto è un po' lontano, appannato.
Per ogni cosa concreta che mi propongo di fare scattano su come molle la stanchezza e l'ansia, accompagnate da una serie di doloretti alle ossa coerenti con il mio peso. Così anche oggi arriva sera, con la consapevolezza di non aver fatto passi avanti, con la frustrazione che avanza, con il rimpianto per il tempo perso. Ogni lungo viaggio comincia da un piccolo passo, vero: era il modo con cui affrontavo ogni cosa, anche la più sgradita, da piccola. Ora, a 34 anni, non so che pesci pigliare. Eppure, anche senza rispondere alle grandi domande del tipo chi sono, cosa voglio fare… so che ci sono delle direttrici fisse su cui poter stare: uscire, fare movimento (ciclette almeno), qualche faccenda domestica, scrivere, passare qualche mezz'ora all'aria aperta… niente di trascendentale eppure fuori portata a quanto sembra. Giro a vuoto e persino nella mia testa mi sembra di avvertire un vortice di niente che mi opprime.
Sono i momenti come questo che mi fanno sentire una forte attrazione per le regole, per la disciplina. Non che la forza di volontà possa far fronte a tutto, ma magari a qualcosa sì. E qualcosa oggi, qualcosa domani…
Perché è piuttosto ovvio che non posso passare le giornate aggiornando costantemente siti di notizie. Cioè dovrebbe essere ovvio che non posso passare le giornate così. E lo è, ovvio dico. Ma è come se niente rispondesse ai comandi, per così dire.
Solo che non lo accetto, per cui ogni giorno si consuma in una guerra tra ciò che provo e ciò che vorrei. Per ora il 'vorrei' sta perdendo, ma potrebbe non essere sempre così.
Nel frattempo questo senso di angoscia mi fa venire voglia di leggere I FIORI DEL MALE, di Baudelaire, magari dopo…
per ora sprofondo nell'ennesimo episodio di Law & Order svu, in fondo sono già le 18... per oggi la giornata è passata… uff...
Bene, oggi mi sono pesata: 129/130 kg, il che sta ad indicare che fortunatamente sto perdendo un po' di peso. Come? Perché la tensione di questi giorni mi ha impedito di lanciarmi in abbuffate serali, che è francamente il motivo grazie al quale perdo più peso(anche se poi lo riprendo).
Questa è la buona notizia. Per il resto che dire: zero assoluto. Non sono riuscita a fare nulla, sono così stanca che non riesco nemmeno a leggere. Panico, stanchezza e noia si rincorrono in una girandola perversa che non riesco a fermare. Sto prendendo molti meno ansiolitici, e non so, forse il mio fisico si sta riabituando alla cosa, ma mi sento davvero strana. E' come se vivessi costantemente un po' scollegata dalla realtà, tutto è un po' lontano, appannato.
Per ogni cosa concreta che mi propongo di fare scattano su come molle la stanchezza e l'ansia, accompagnate da una serie di doloretti alle ossa coerenti con il mio peso. Così anche oggi arriva sera, con la consapevolezza di non aver fatto passi avanti, con la frustrazione che avanza, con il rimpianto per il tempo perso. Ogni lungo viaggio comincia da un piccolo passo, vero: era il modo con cui affrontavo ogni cosa, anche la più sgradita, da piccola. Ora, a 34 anni, non so che pesci pigliare. Eppure, anche senza rispondere alle grandi domande del tipo chi sono, cosa voglio fare… so che ci sono delle direttrici fisse su cui poter stare: uscire, fare movimento (ciclette almeno), qualche faccenda domestica, scrivere, passare qualche mezz'ora all'aria aperta… niente di trascendentale eppure fuori portata a quanto sembra. Giro a vuoto e persino nella mia testa mi sembra di avvertire un vortice di niente che mi opprime.
Sono i momenti come questo che mi fanno sentire una forte attrazione per le regole, per la disciplina. Non che la forza di volontà possa far fronte a tutto, ma magari a qualcosa sì. E qualcosa oggi, qualcosa domani…
Perché è piuttosto ovvio che non posso passare le giornate aggiornando costantemente siti di notizie. Cioè dovrebbe essere ovvio che non posso passare le giornate così. E lo è, ovvio dico. Ma è come se niente rispondesse ai comandi, per così dire.
Solo che non lo accetto, per cui ogni giorno si consuma in una guerra tra ciò che provo e ciò che vorrei. Per ora il 'vorrei' sta perdendo, ma potrebbe non essere sempre così.
Nel frattempo questo senso di angoscia mi fa venire voglia di leggere I FIORI DEL MALE, di Baudelaire, magari dopo…
per ora sprofondo nell'ennesimo episodio di Law & Order svu, in fondo sono già le 18... per oggi la giornata è passata… uff...
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domenica 19 agosto 2018
appartenenza
Senso di appartenenza… credo sia uno stato emotivo sottovalutato, tutti noi abbiamo bisogno di sentirci parte di qualcosa, di sentirci uniti a qualcuno. Da piccoli forse è quasi totalmente un sentimento legato alla famiglia, poi alle amicizie coltivate in base a interessi, hobbies, passioni. Se tutto questo non è possibile, se non ci sente legati a niente, se non ci si sente connessi a nessuno, la vita è di sicuro sempre un po' più triste, fino a diventarlo troppo. Alla fine ci si potrebbe persino legare a qualcosa 'a caso' pur di non essere soli, tradendo magari anche se stessi e i propri ideali. Spesso si sente dire che l'opinione degli altri non interessa, non credo sia vero, non in senso assoluto per lo meno.
Abbiamo bisogno degli altri. Non dovrebbero essere gli altri a darci l'identità, ma aiutano a renderla più stabile. Se questo non avviene in modo sano, potrebbe accadere in un modo più complicato. Al di là delle personali inclinazioni, credo davvero non siamo fatti per stare soli.
Abbiamo bisogno degli altri. Non dovrebbero essere gli altri a darci l'identità, ma aiutano a renderla più stabile. Se questo non avviene in modo sano, potrebbe accadere in un modo più complicato. Al di là delle personali inclinazioni, credo davvero non siamo fatti per stare soli.
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risvegli
Ho appena finito di rivedere il film Risvegli, con Robin Williams e Robert De Niro. Il film del 1990 racconta una storia vera, quella di un medico che grazie ad un'intuizione, cura pazienti catatonici da anni a causa di un'encefalite letargica, riportandoli, anche se solo per un'estate, alla vita, risvegliandoli appunto, con tutte le difficoltà di chi di fatto ha perso anni della propria vita, esperienze, che non riconosce il mondo e nemmeno se stesso. Ma, seguendo il concetto di risveglio oggettivo, il protagonista si chiede anche quanto siamo davvero capaci di essere svegli e vivi di solito, quanto non vediamo, scordiamo, non godiamo, domanda che si possono fare tutti.
Me lo chiedo anche io, soprattutto in questa estate in cui tutto sembra ancora più lontano, irraggiungibile.
Quando vidi il film la prima volta mi colpì la drammaticità della malattia di cui si parla, oggi sono forse più colpita dalla lettura filosofica del risveglio. Tutti probabilmente ad un certo punto dobbiamo 'risvegliarci', io ne sarò capace?
Me lo chiedo anche io, soprattutto in questa estate in cui tutto sembra ancora più lontano, irraggiungibile.
Quando vidi il film la prima volta mi colpì la drammaticità della malattia di cui si parla, oggi sono forse più colpita dalla lettura filosofica del risveglio. Tutti probabilmente ad un certo punto dobbiamo 'risvegliarci', io ne sarò capace?
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giovedì 16 agosto 2018
non è la mia storia ma...
Da un po' di tempo a questa parte ho la sensazione che le brutte notizie non manchino davvero mai. Sì, certo, in realtà non mancavano nemmeno prima, solo che ci arrivavano un po' in differita e da un po' meno portali.
Ogni volta che succede qualcosa mi sento umanamente parlando una cacca. Io con il mio panico perenne, una frustrazione infinita, condita da paura per ciò che avviene in casa mia, stordita dalle informazioni che vengono dal 'fuori', incapace di trovare un rifugio dentro, non in grado di fare qualcosa per ciò che succede, sempre più intollerante nei confronti dei successi delle persone che mi sono vicine. Mi sto auto avvelenando con l'invidia che provo. Ennesimi due giorni di telefono spento, la testa che sembra un pallone… così mi rifugio nei ricordi di un passato che non esiste proprio più, cercando un appiglio per andare avanti, mentre vedo tutti i bimbi di prima diventare adolescenti e giovani capaci di camminare con le loro gambe farmi mangiare la polvere.
Quello che mi preoccupa è che più punto su una stagione, intesa come un arco di mesi durante i quali può oggettivamente cambiare qualcosa, più non succede mai nulla di buono anzi, resto sempre più paralizzata come non fossi in grado di reggere più nemmeno i programmi, non le azioni concrete.
18 anni fa, a 16 anni, stavo vivendo la mia ultima estate, la mia ultima stagione, senza il panico. 18 anni sono tanti, mi hanno tolto molto, possibile che non ci sia però un qualcosa rimasto capace di rifiorire? Capace di generare una nuova possibilità?
ieri sentivo parlare di un uomo di circa 50 anni che per vari traumi, vive al 99% da recluso da circa 30 anni. Non è la mia storia ma è stata un pugno nello stomaco, non è la mia storia ma non posso dire manchi poi molto. Non è la mia storia ma quella fatica nell'incontrare le persone la conosco e la conosco bene. Non è la mia storia, per ora...
Ogni volta che succede qualcosa mi sento umanamente parlando una cacca. Io con il mio panico perenne, una frustrazione infinita, condita da paura per ciò che avviene in casa mia, stordita dalle informazioni che vengono dal 'fuori', incapace di trovare un rifugio dentro, non in grado di fare qualcosa per ciò che succede, sempre più intollerante nei confronti dei successi delle persone che mi sono vicine. Mi sto auto avvelenando con l'invidia che provo. Ennesimi due giorni di telefono spento, la testa che sembra un pallone… così mi rifugio nei ricordi di un passato che non esiste proprio più, cercando un appiglio per andare avanti, mentre vedo tutti i bimbi di prima diventare adolescenti e giovani capaci di camminare con le loro gambe farmi mangiare la polvere.
Quello che mi preoccupa è che più punto su una stagione, intesa come un arco di mesi durante i quali può oggettivamente cambiare qualcosa, più non succede mai nulla di buono anzi, resto sempre più paralizzata come non fossi in grado di reggere più nemmeno i programmi, non le azioni concrete.
18 anni fa, a 16 anni, stavo vivendo la mia ultima estate, la mia ultima stagione, senza il panico. 18 anni sono tanti, mi hanno tolto molto, possibile che non ci sia però un qualcosa rimasto capace di rifiorire? Capace di generare una nuova possibilità?
ieri sentivo parlare di un uomo di circa 50 anni che per vari traumi, vive al 99% da recluso da circa 30 anni. Non è la mia storia ma è stata un pugno nello stomaco, non è la mia storia ma non posso dire manchi poi molto. Non è la mia storia ma quella fatica nell'incontrare le persone la conosco e la conosco bene. Non è la mia storia, per ora...
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lunedì 13 agosto 2018
in casa
Ho passato 4 giorni assurdi, attacchi di panico a ripetizione 23 ore al giorno e una tensione assurda. Mio padre ha dato di nuovo di matto, rendendo l'atmosfera in casa tesa al punto che si sarebbe potuta tagliarla a fette. Ho avuto, e ho tutt'ora, paura. Oggi poi continuavo a muovermi come un robot impazzito, cercando di togliere di mezzo tutto quello che avrebbe potuto infastidirlo. C'è stato uno strappo profondo in questi giorni, non è la prima volta che lui si comporta così, ma dentro me qualcosa si è rotto. E mi do i nervi da sola per la paura che provo. So che ci sono milioni di situazioni più violente di questa, ma i suoi improperi, le porte sbattute che rimbombano per tutta casa, i vaffanculo e le varie bestemmie che arrivano addosso a me e a mia madre gratis… ha ragione mia madre quando dice che è un pover uomo senza sostanza, ma di fatto mi fa paura. Non vorrei, vorrei essere in grado di esserne più distaccata ma non ne sono in grado. E' la seconda volta in circa 30giorni che si ripetono episodi di rabbia così lunghi (Quasi una settimana), e diventa difficile prevedere come evolverà la situazione. Sono molto preoccupata in generale e per me, perché mi ha bloccata per giorni, tra panico altissimo e lacrime a gogò.
Poi passerà, certo. Ma mi lascerà sempre più traballante e sempre più in allarme ad ogni piccolo contrattempo. Sono stanca.
A 34 anni dovrei essere più stabile, ma così non è e situazioni così mi sfondano letteralmente. Ci vorrà un po' prima che io riesca a superarla, lui non si accorge nemmeno di quello che fa, io starò da schifo e avanti un altro giro… e sebbene io sia troppo emotiva e fragile, non credo di essere io quella fuori posto nel pensare questo.
Poi passerà, certo. Ma mi lascerà sempre più traballante e sempre più in allarme ad ogni piccolo contrattempo. Sono stanca.
A 34 anni dovrei essere più stabile, ma così non è e situazioni così mi sfondano letteralmente. Ci vorrà un po' prima che io riesca a superarla, lui non si accorge nemmeno di quello che fa, io starò da schifo e avanti un altro giro… e sebbene io sia troppo emotiva e fragile, non credo di essere io quella fuori posto nel pensare questo.
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giovedì 9 agosto 2018
senza definizioni
Se qualcuno mi chiedesse: "Cosa fai nella tua giornata?", probabilmente farei mille giri di parole per blaterare qualche impegno, ma l'unica risposta onesta sarebbe "Niente.", o poco di più. Fino ai 14/15 anni, fino insomma a prima che il panico mi prendesse la vita e me la ribaltasse come un calzino, avevo le idee chiarissime, seguite da azioni altrettanto decise. Avevo spazio anche per le vacanze e il tempo libero ovviamente, ma avevo un piano ed era la cosa più ovvia per me seguirlo.
Con i primi attacchi di panico il cambiamento non è stato totale e repentino, ma quasi da subito mi rendevo conto che durante gli attacchi il tempo diventava qualcosa di relativo, qualcosa che mi sfuggiva, qualcosa che non era più a mia disposizione per agire, qualcosa che diventava solo uno sfondo nebuloso al mio stare male. Non so come sia stato possibile che questa cosa abbia finito con il mangiarmi quasi 18 anni di vita, ma è successo. E ora mi trovo impreparata ad ogni cosa. Non ho le qualifiche per il lavoro in cui credevo, non ho abilità per farne un altro. Tutto è provvisorio, sfumato, inconsistente. A 34 anni è la delusione assoluta.
Dicono che le etichette ci limitano, ci presentano al mondo sempre e solo in modo parziale. Immagino sia vero, eppure in qualche modo credo che ci aiutino a definirci. E non averne non mi fa sentire libera, quanto amorfa.
Per questo continuo a farmi sempre la solita domanda: da dove si ricomincia?
Da dove si riparte per costruire un'identità? E non solo in termini teorici, HO UN BISOGNO ASSOLUTO DI QUALCOSA DI PRATICO.
Tempo fa ho letto che attività manuali aiutano moltissimo chi ha forme come la mia, perché non c'è niente come vedere qualcosa di concreto che prende forma dalle proprie mani per aiutare chi vaga nella nebbia mentale più assoluta di autocoscienza.
Chi crea arte, chi crea spettacoli con il lavoro a maglia, chi crea capolavori con il cibo… hanno la soddisfazione di plasmare qualcosa di visibile, di concreto.
Sembra assurdo detto da me adesso, ma io sono cresciuta, prima del panico, con un'impronta ben precisa, tipo le persone di oggi che si destreggiano tra mille impegni-scelti con cura-
Sono cresciuta fino al panico, con un'impronta che, una volta salvaguardati i momenti solo miei con un libro o un film, mi avrebbe portata a girare allegramente come una giostra ogni giorno.
Poi il panico ha cambiato tutto, trasformandomi in uno spazio vuoto. Non reggerei molto di più, ma quell'impronta della vecchia me, al di là di tutto, esiste ancora, si fa sentire e reclama, con dolore, un minimo di considerazione. Ma di nuovo: tra il 100 che avrei voluto essere una volta e lo 0 che sono ora, da che parte mi devo muovere per arrivare almeno a 10?
Con i primi attacchi di panico il cambiamento non è stato totale e repentino, ma quasi da subito mi rendevo conto che durante gli attacchi il tempo diventava qualcosa di relativo, qualcosa che mi sfuggiva, qualcosa che non era più a mia disposizione per agire, qualcosa che diventava solo uno sfondo nebuloso al mio stare male. Non so come sia stato possibile che questa cosa abbia finito con il mangiarmi quasi 18 anni di vita, ma è successo. E ora mi trovo impreparata ad ogni cosa. Non ho le qualifiche per il lavoro in cui credevo, non ho abilità per farne un altro. Tutto è provvisorio, sfumato, inconsistente. A 34 anni è la delusione assoluta.
Dicono che le etichette ci limitano, ci presentano al mondo sempre e solo in modo parziale. Immagino sia vero, eppure in qualche modo credo che ci aiutino a definirci. E non averne non mi fa sentire libera, quanto amorfa.
Per questo continuo a farmi sempre la solita domanda: da dove si ricomincia?
Da dove si riparte per costruire un'identità? E non solo in termini teorici, HO UN BISOGNO ASSOLUTO DI QUALCOSA DI PRATICO.
Tempo fa ho letto che attività manuali aiutano moltissimo chi ha forme come la mia, perché non c'è niente come vedere qualcosa di concreto che prende forma dalle proprie mani per aiutare chi vaga nella nebbia mentale più assoluta di autocoscienza.
Chi crea arte, chi crea spettacoli con il lavoro a maglia, chi crea capolavori con il cibo… hanno la soddisfazione di plasmare qualcosa di visibile, di concreto.
Sembra assurdo detto da me adesso, ma io sono cresciuta, prima del panico, con un'impronta ben precisa, tipo le persone di oggi che si destreggiano tra mille impegni-scelti con cura-
Sono cresciuta fino al panico, con un'impronta che, una volta salvaguardati i momenti solo miei con un libro o un film, mi avrebbe portata a girare allegramente come una giostra ogni giorno.
Poi il panico ha cambiato tutto, trasformandomi in uno spazio vuoto. Non reggerei molto di più, ma quell'impronta della vecchia me, al di là di tutto, esiste ancora, si fa sentire e reclama, con dolore, un minimo di considerazione. Ma di nuovo: tra il 100 che avrei voluto essere una volta e lo 0 che sono ora, da che parte mi devo muovere per arrivare almeno a 10?
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mercoledì 8 agosto 2018
dalla mia finestra vedo...
Dalle mie finestre ho una buona panoramica della mia via, in particolare alcune case. In una di queste, su tre piani, abitano una coppia di nonni settantenni con i due figli e le relative famiglie, uno per piano. Causa vacanze ed un imprevisto, al secondo piano (abitazione del figlio maggiore) in queste settimane ci sono i nonni e io li vedo cenare insieme allegramente al secondo figlio e alla sua famiglia. Quando il primo figlio tornerà dalle vacanze e si riapproprierà di casa sua, ovviamente ognuno tornerà al 'suo posto'. La cosa mi mette malinconia, perché trovo queste cene di una dolcezza infinita anche se io non c'entro nulla e le vedo solo da lontano e non voglio che finiscano. Perché sono il ricordo di un tempo esistito anche per me, cene di famiglia tutti insieme, momenti sereni, allegri, ricchi di affetto. Ora che il tempo della fanciullezza è passato, ora che i nonni non ci son più, ma nessuna nuova famiglia per me è all'orizzonte, la solitudine è tanta. Solitudine e una tristezza indicibile del tempo che non più, delle persone che non sono più con me. Emozione amplificata da quella perenne paura che provo nel profondo.
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martedì 7 agosto 2018
estate, caldo e ansia da panico.
Ok, può essere che il discorso che sto per fare abbia bisogno di un paio di premesse.
1^: immagino che non avere avuto addosso 60 kg in più, mi creasse un filo meno disagio nei confronti del caldo in passato;
2^: credo sia abbastanza assodato che, sempre in passato, le estati da queste parti fossero meno calde. Erano piacevoli, ma raramente si registravano picchi assurdi come in questi ultimi anni.
Tutto questo per dire che a me le estati non pesavano da ragazzina, mi vestivo in modo adeguato, evitavo ovviamente di mettermi sull'asfalto alle 13 del pomeriggio a prendere il sole, ma per il resto vivevo le mie giornate nel modo più divertente possibile. Piedi nudi, gonne, vestiti leggeri, gelati, granite… uscire era l'occasione per far festa in ogni caso. Era il momento del gelato, degli spruzzi alle fontane, dello sdraiarsi sull'erba… Sì, certo, era l'infanzia, e la prima adolescenza, ad essere bella. Ma era, ora lo so, anche il fatto di stare bene. Di vivere senza l'ansia perenne del DAP. Con il DAP è cambiato tutto, e l'estate, complice anche il caldo e l'obesità, è diventata difficile da gestire. Talmente difficile da farmi stare anche peggio del resto dell'anno. Per questo, oggi che mia madre è uscita con una mia cugina e una mia zia per una visita di cortesia, mi sento male io per lei. E stavo per scrivere 'quasi male' ma non c'è proprio nessun quasi. Proietto su di lei le mie difficoltà e i miei malesseri, perché per me è come non ci fosse una reale alternativa. Tornerò a sentirla possibile, questa alternativa, non dico a livello razionale ma inconscio? Nel profondo? Vedremo..
1^: immagino che non avere avuto addosso 60 kg in più, mi creasse un filo meno disagio nei confronti del caldo in passato;
2^: credo sia abbastanza assodato che, sempre in passato, le estati da queste parti fossero meno calde. Erano piacevoli, ma raramente si registravano picchi assurdi come in questi ultimi anni.
Tutto questo per dire che a me le estati non pesavano da ragazzina, mi vestivo in modo adeguato, evitavo ovviamente di mettermi sull'asfalto alle 13 del pomeriggio a prendere il sole, ma per il resto vivevo le mie giornate nel modo più divertente possibile. Piedi nudi, gonne, vestiti leggeri, gelati, granite… uscire era l'occasione per far festa in ogni caso. Era il momento del gelato, degli spruzzi alle fontane, dello sdraiarsi sull'erba… Sì, certo, era l'infanzia, e la prima adolescenza, ad essere bella. Ma era, ora lo so, anche il fatto di stare bene. Di vivere senza l'ansia perenne del DAP. Con il DAP è cambiato tutto, e l'estate, complice anche il caldo e l'obesità, è diventata difficile da gestire. Talmente difficile da farmi stare anche peggio del resto dell'anno. Per questo, oggi che mia madre è uscita con una mia cugina e una mia zia per una visita di cortesia, mi sento male io per lei. E stavo per scrivere 'quasi male' ma non c'è proprio nessun quasi. Proietto su di lei le mie difficoltà e i miei malesseri, perché per me è come non ci fosse una reale alternativa. Tornerò a sentirla possibile, questa alternativa, non dico a livello razionale ma inconscio? Nel profondo? Vedremo..
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gita al supermercato
Questa mattina sono dovuta andare al supermercato, serviva una cosa a mia mamma per cui sono andata. Sarà che erano solo le 9 ma non ho fatto molta fatica a non comprare cibo spazzatura, il mio stomaco non ne reggeva nemmeno il pensiero. Sono andata e l'ansia è stata sotto controllo, mi sono alzata, ho fatto colazione, mi sono preparata, sono andata e tornata in 45 minuti circa: un'uscita normale. Normale… senza ansia, senza panico, senza pensieri ansiogeni. Sono andata e basta. Questo di per sé meriterebbe una festa.
Però, festa o non festa qualcosa è successo.
Mentre andavo, girata una curva, in uno scorcio stretto, mi è sembrato di essere al mare; quei pezzi di paese che probabilmente esistono un po' uguali quasi ovunque e ho sentito un moto di nostalgia e solitudine enorme. Nel ritornare, come sempre visto che la strada per casa è quella, sono passata davanti alla casa della mia migliore amica dei tempi delle medie e mi si è stretto il cuore per il dolore. Mi manca il mare perché mi manca la speranza di una vita sociale decente che qui è sicuro che non ho. La casa della mia amica mi ha riportata agli anni passati, quelli belli, quelli in cui l'estate era davvero divertimento e non solo caldo tra un anno scolastico di ripetizioni e l'altro. Sentire malinconia per i tempi dell'infanzia, quando tutto era semplice è normale, ma lo è anche stare male perché il presente è completamente vuoto.
Quindi uno scorcio di via mi riporta al mare, in un posto in cui stando pochissimo, riesco ancora a sperare con convinzione che le cose potrebbero essere diverse, e la casa della mia amica mi ricorda quello che ho perso. A questo punto la domanda è: riuscirò a recuperare qualcosa? Il passato non torna, riuscirò a riprendermi almeno il futuro? Perché io lo voglio! Lo voglio per me e per fare qualcosa di buono in questo mondo che a volte sembra davvero aver bisogno della mano di tutti, anche della mia.
Però, festa o non festa qualcosa è successo.
Mentre andavo, girata una curva, in uno scorcio stretto, mi è sembrato di essere al mare; quei pezzi di paese che probabilmente esistono un po' uguali quasi ovunque e ho sentito un moto di nostalgia e solitudine enorme. Nel ritornare, come sempre visto che la strada per casa è quella, sono passata davanti alla casa della mia migliore amica dei tempi delle medie e mi si è stretto il cuore per il dolore. Mi manca il mare perché mi manca la speranza di una vita sociale decente che qui è sicuro che non ho. La casa della mia amica mi ha riportata agli anni passati, quelli belli, quelli in cui l'estate era davvero divertimento e non solo caldo tra un anno scolastico di ripetizioni e l'altro. Sentire malinconia per i tempi dell'infanzia, quando tutto era semplice è normale, ma lo è anche stare male perché il presente è completamente vuoto.
Quindi uno scorcio di via mi riporta al mare, in un posto in cui stando pochissimo, riesco ancora a sperare con convinzione che le cose potrebbero essere diverse, e la casa della mia amica mi ricorda quello che ho perso. A questo punto la domanda è: riuscirò a recuperare qualcosa? Il passato non torna, riuscirò a riprendermi almeno il futuro? Perché io lo voglio! Lo voglio per me e per fare qualcosa di buono in questo mondo che a volte sembra davvero aver bisogno della mano di tutti, anche della mia.
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lunedì 6 agosto 2018
tiriamo fuori la bellezza.
No, certe giornate non sono facili. Basta uno sguardo veloce ai titoli del tg per essere sopraffatti da un tale senso di dolore da restare storditi. Quindi ti ritrovi a pensare al tuo disagio per il caldo, il panico… tutto vero ma così banale di fronte ad altre sofferenze! E allora cerchi disperatamente dentro di te una spinta, una molla, un qualcosa che ti consenta di provare ad andare oltre il malessere cronico per trovare un senso, per trovare un centro, per diventare il genere di persona che vorresti essere: capace di aiutare gli altri nel momento del bisogno, di aiutarli davvero. Capace di fare qualcosa. Il mondo è crudele e splendido allo stesso tempo, ma sta alle persone tirarne fuori la bellezza. E io vorrei davvero essere capace di farlo. Al di là degli attacchi di panico, al di là dei miei confini personali. Essere me stessa, per gli altri, con gli altri.
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sabato 4 agosto 2018
mah...
L'altro giorno ho fatto le analisi del sangue, ieri le ho ritirate e di fatto sono andate meglio di quanto temessi. Ne sono felice ovviamente, ma è evidente che il disagio per questo mio enorme problema di peso è destinato ad aumentare, e che molti problemi ne possono scaturire. Ansia, noia, pochezza, vuoto… tutto è così interconnesso che in alcuni momenti non si capisce più se è l'ansia a generare la stanchezza, o il contrario. Resta comunque che con 60 chili in più di quelli che dovrei avere qualche doloretto alle gambe è un po' il minimo.
4 agosto: un'estate che è già oltre la metà se intesa come vacanze scolastiche, vicina ai 2/3. Metà precisa se guardiamo alla stagione vera e propria. Mesi che ancora mi sono sfuggiti poverissimi di risultati. L'idea di ricominciare un altro 'conteggio' mi fa venire la nausea, tanti sono stati i fallimenti. E le lezioni estive? Francamente l'idea di essere responsabile dell'esito di un intero anno in base a come andrà il recupero del debito mi spaventa. Certo, in realtà quella responsabile non sono io, ma anche se so che compatibilmente al poco tempo, abbiamo lavorato bene, la preoccupazione resta. Ci mancava solo quella in effetti. Ma così vanno le cose.
In ogni caso, anche se il fronte ripetizioni non desse sorprese, resta comunque poco quello che ho portato a casa. E quindi siamo sempre alla solita domanda: come si cambia davvero, al di là di proclami e parole??? troverò mai una risposta? e nel frattempo ansia e stanchezza continuano il loro simpatico balletto.
4 agosto: un'estate che è già oltre la metà se intesa come vacanze scolastiche, vicina ai 2/3. Metà precisa se guardiamo alla stagione vera e propria. Mesi che ancora mi sono sfuggiti poverissimi di risultati. L'idea di ricominciare un altro 'conteggio' mi fa venire la nausea, tanti sono stati i fallimenti. E le lezioni estive? Francamente l'idea di essere responsabile dell'esito di un intero anno in base a come andrà il recupero del debito mi spaventa. Certo, in realtà quella responsabile non sono io, ma anche se so che compatibilmente al poco tempo, abbiamo lavorato bene, la preoccupazione resta. Ci mancava solo quella in effetti. Ma così vanno le cose.
In ogni caso, anche se il fronte ripetizioni non desse sorprese, resta comunque poco quello che ho portato a casa. E quindi siamo sempre alla solita domanda: come si cambia davvero, al di là di proclami e parole??? troverò mai una risposta? e nel frattempo ansia e stanchezza continuano il loro simpatico balletto.
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giovedì 2 agosto 2018
che giornata!
A volte potrei che i diversi post qui sopra, o sul mio diario cartaceo, li scrivono due gemelle diverse che si alternano. Oggi la giornata non è proprio stata un granché. Mi sono svegliata ed ero già esausta, una semplice somma di caldo+ansia+60 chili in più che mi rendevano un tutt'uno con la seggiola. Ovviamente questo mi ha annoiata ai massimi sistemi, aumentando la frustrazione e l'ansia, così quando mia madre mi ha chiesto di fare qualche lavoro domestico sono andata in tilt, letteralmente ero in uno stato di ko tecnico, quindi lei si è innervosita, io anche e la prima parte della giornata è passata così. Nella seconda ancora meglio: sono riuscita a stare al tavolo senza fare niente per un paio d'ore, ma niente niente, così poi verso le 18 bam! un attacco di panico da cui non sono riuscita ad uscire ancora adesso. Le questioni del panico sono state analizzate in tutte le salse. Tutto lo è stato. Per assurdo, con il caldo, credo che il problema maggiore siano i mille chili in più che mi porto addosso. Seriamente, muovermi mi riesce così difficile che un filo di caldo in più mi leva quel poco di fiato che ho, facendomi stare davvero uno schifo. E di nuovo la domanda: ma realisticamente da che parte ho più possibilità di combinare qualcosa? Con la forza di volontà che ormai non so più nemmeno dove sta di casa, di fatto giro a vuoto, perennemente senza fiato. Ah, che bello questo agosto...
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mercoledì 1 agosto 2018
cambiamenti
FA CALDO!!! EH, che scopertona eh!!!
è oggettivamente un caldo esagerato ma pare non durerà troppo per cui vediamo che succederà. Fa caldo e di fatto continuo a fare molto poco, un poco che si approssima pericolosamente allo zero. Se non altro, essendo agosto, c'è meno ressa del solito e me ne sono accorta anche questa mattina in paese mentre sbrigavo una commissione.
Perché in fondo la cosa per me importante è proprio questa: nonostante il caldo, io sto meglio del solito. Sì, ho i miei minuti di crisi, ieri verso le 19 ad esempio stavo malissimo, ma nel complesso va decisamente molto meglio. Merito del nuovo farmaco? Può darsi, ma mi piace pensare che il farmaco sia anche il pretesto che mi serviva per manifestare questo mio miglioramento. Ma se sono onesta con me stessa, devo ammettere che se a questo miglioramento non seguirà qualche cambiamento concreto nel vivere, sarà servito a poco, solo a far passare un'altra estate. E tempo che passa fine a se stesso non è ciò che voglio. Quindi servirà un piano, l'ennesimo. Per forza. Perché il mio futuro ha bisogno di un presente attivo.
E per ora buon primo agosto!
è oggettivamente un caldo esagerato ma pare non durerà troppo per cui vediamo che succederà. Fa caldo e di fatto continuo a fare molto poco, un poco che si approssima pericolosamente allo zero. Se non altro, essendo agosto, c'è meno ressa del solito e me ne sono accorta anche questa mattina in paese mentre sbrigavo una commissione.
Perché in fondo la cosa per me importante è proprio questa: nonostante il caldo, io sto meglio del solito. Sì, ho i miei minuti di crisi, ieri verso le 19 ad esempio stavo malissimo, ma nel complesso va decisamente molto meglio. Merito del nuovo farmaco? Può darsi, ma mi piace pensare che il farmaco sia anche il pretesto che mi serviva per manifestare questo mio miglioramento. Ma se sono onesta con me stessa, devo ammettere che se a questo miglioramento non seguirà qualche cambiamento concreto nel vivere, sarà servito a poco, solo a far passare un'altra estate. E tempo che passa fine a se stesso non è ciò che voglio. Quindi servirà un piano, l'ennesimo. Per forza. Perché il mio futuro ha bisogno di un presente attivo.
E per ora buon primo agosto!
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