mercoledì 31 gennaio 2018

ci sono attimi...

Questa sera ho avuto la fortuna di vivere un attimo di benessere. Uscita di casa alle 17.15 conciata in uno stato pietoso, ci torno alle 22.20 circa serena, dopo aver riso per più di mezz'ora. Questo ho per ora, attimi... attimi preziosi anche se troppo circoscritti ad un ambiente, attimi che mi fanno capire dove sono gli altri attimi che vorrei vivere ma che non riesco ad agguantare. Ma forse il bello è proprio questo, che esistano ancora attimi capaci di farti sperare in altri attimi... per andare avanti. Perché le cose possano davvero rientrare nei giusti binari.

quello che vorrei...

Sono anni che ho la sensazione di non avere il ben che minimo controllo sulla mia vita. A fasi alterne la cosa era più o meno forte ma questa è la realtà. Apparentemente quindi non è che ci sia poi molto di nuovo, invece c'è, il nuovo ed è parecchio. Perché questa paura si va via via rafforzando a scapito della speranza, quella speranza realistica, non quella da fantascienza. E' come se ogni mese passato mi aggiungesse in età 1 anno. Di fatto questi mesi passano e passano in fretta lasciandosi dietro uno strascico ancora maggiore. E facendomi sentire sempre esponenzialmente più a disagio. Forse perché ai miei coetanei ogni mese succedono mille cose... non so... forse perché le mille cose succedono a tutti. Io mi sento in mezzo ad un turbine di sensazioni negative che, per vicinanza alle persone in questione, non posso non provare, ma poi mi manca la ricarica in positivo. Mi sento solo sottopressione. Ogni cosa è troppo difficile, mi mette a disagio... anche con le lezioni... possibile che mi ritrovi in mezzo solo a cose scientifiche e difficili? Che mi fanno sentire perennemente inadeguata? Ho passato anni a seguire quelli delle medie sentendomi quasi in colpa perché mi sembrava troppo facile così, ad averli adesso!!! Avrei bisogno di qualche ora più facile, se non altro darebbe un senso economico all'impresa senza prosciugarmi ogni singola energia come sta succedendo oramai da un po'. Per non parlare poi di quanto credevo nelle mie possibilità con lo scrivere. O meglio, non è che ci abbia mai creduto chissà quanto ma speravo in un minimo di risultato in più.
E' da un po' che continuo a chiedermi sempre la stessa cosa: se quando ho avuto il primo attacco di panico avessi saputo cosa sarebbe successo con la strategia che avevo messo in atto del ritirarmi da tutto, cosa avrei fatto di diverso? Seriamente, quanto mi sarei impegnata in più o in modo diverso? A chi avrei chiesto aiuto?
Mi sono svegliata con un mal di schiena allucinante. Tutta la mia vita sta avendo pieghe derivate dalla mancanza di salute. Non faccio molto e lo faccio male in preda ad ansia perenne, disturbi dovuti all'obesità... perdo un sacco di occasioni.
Quello che vorrei tra 5 mesi, con l'estate, non è tanto dire: ho raggiunto questo obiettivo ma più realisticamente, sono soddisfatta perché ho fatto dei passi avanti. Sono soddisfatta perché posso credere ancora di farcela dal momento che in effetti in questi mesi passati qualcosa ho combinato. Potrebbe volerci una vita intera per rimettere insieme i cocci, o un anno da sogno, ma se ogni settimana sono soddisfatta per alcuni passi fatti, be' allora credo ci sarà speranza.
ps. per ora posso dire che limitare le gocce di ansiolitici a 2 volte al giorno non mi è riuscito. Vedremo oggi.

martedì 30 gennaio 2018

disagio, malessere, gocce...

Tra una ventina di minuti avrò lezione. Come sto? Agitata, anche se non serve nemmeno dirlo. Questa notte non mi sono sentita molto bene, mi pare e spero che la cosa sia stata un episodio isolato e che io quindi stia già meglio ma basta questo per farmi andare in tilt e farmi considerare questa lezione una delle fatiche di Ercole. Stare male mi mette sempre a disagio, e non è la rottura di scatole perché non si sta bene, no, è qualcosa di più legato al disagio. I ricordi che ho dai tempi del liceo mi dicono questo, e non so perché. Mi sento estranea in casa mia, e alla fine penso anche a quello che non posso fare perché non sto bene e a tutto quello che non faccio, per l'ansia, anche quando starei bene. Ma non è quello il punto, il punto è questo senso di disagio nella mia pelle, che di fatto, si può dire, cambia sfumature ma è sempre lì, presente a rompere le palle. Un'insicurezza per ciò che sono che cavalca ogni onda possibile. Ieri avevo deciso di provare a diminuire le gocce, tornare a prenderle 'solo' 2 volte al giorno, calibrandole sui momenti della giornata che so essere più difficili, forse oggi non è la giornata migliore per tentare ma vedremo.

lunedì 29 gennaio 2018

Mia nonna..

Ogni tanto mi sono ritrovata a pensare che mi piacerebbe di più se questo blog fosse pieno di idee brillanti, di aneddoti spiritosi.. certo ma di d
Fatto sarebbe diverso dal motivo vero per cui lo scrivo: trovare un aiuto per la mia vita. Oggi mi è venuta in mente mia nonna che è mancata 17 anni fa. Non so bene quale sia l"associazione mentale ma pensare a lei è di fatto un modo per me di pensare a chi sono davvero, all'autenticità e alla saggezza. Questo lei era per me: autenticità e saggezza. Tradotto pensare a lei mi sprona ad essere chi sono usando il buon senso. A cosa posso rinunciare senza perdermi nel profondo? Come posso ottenere quello che mi serve? Sto aspettando mia madre fuori dal centro dove fa dei massaggi. Ho preso 35 gocce di ansiolitici per poter essere qui è dopo aver fatto una mini passeggiata di 15 minuti sono esausta. Prendo troppe gocce, senza non ce la faccio a fare un tubo. Senza lauree non sarei me stessa, ma ora sono solo un impiastro . E qui entra in gioco la saggezza. Perché senza salute, senza qualche passo avanti, senza essere in grado di vivere il presente non posso realisticamente pensare di fare qualcosa per il futuro. Per ora io devo stare nel presente. Lavorare su questo. Uscite contattati stanchezza gocce... rafforzarsi, pensare a guarire. Poi potrò mettere in campo il futuro. Per ora no.

diario alimentare e non solo...

Lunedì... dopo le ultime 40 ore circa è assurdo pensare che sia cominciata un'altra settimana così come se nulla fosse. Peso invariato, onestamente speravo qualcosa di diverso ma poi mi rendo conto di non aver fatto nulla affinché ci fosse un altro risultato. Da giovedì in poi, per diversi motivi, non ho più nemmeno fatto le 2 ore di movimento per cui...
Quello che so è che le mie abbuffate serali hanno risentito del mio stato, per cui quando non le ho fatte è perché oggettivamente ero già addormentata alle 10 di sera e quindi avevo lo stomaco sigillato.
Ma è questo che mi spaventa fino a levarmi fiato e voce: è l'ennesima settimana che passa con la sensazione di non avere il controllo su nulla. Sì, ho fatto molto e in alcuni frangenti mi sono anche divertita ma ho fatto una fatica inaudita e totalmente ingiustificata. Inoltre ancora una volta non ho fatto passi avanti. Ok, ho lavorato abbastanza relativamente parlando ma in senso assoluto quello che ho guadagnato non sarebbe in ogni caso sufficiente per essere qualcosa che è sufficiente così. Mi servono le lauree ma non riesco a fare un passo avanti. Mi serve perdere peso perché a rotazione mi fa sempre male qualcosa e non ne posso più, inoltre questa fatica legata ai chili in più mi impedisce anche la normale pulizia della casa e mi ritrovo in ambienti che sono un disastro.
E ogni lunedì che arriva è sempre più doloroso del precedente perché il bisogno di sistemare le cose è sempre più urgente, disperato direi. E invece non succede nulla, mai. E questa cosa mi terrorizza, perché il tempo passa e io non arrivo mai da nessuna parte. Per questo ho bisogno che qualcosa vada apposto. Le probabilità che io termini il mio percorso di studi si stanno assottigliando ogni volta di più, ad ogni sessione di esami che passa con un nulla di fatto, e mi dispiacerebbe tantissimo, ma in qualche modo potrei fare altrimenti, ho un paio di alternative tra cui banalmente intensificare le lezioni che faccio ora. Stare male perché devo uscire di casa, perché il mio peso mi stende ogni volta.. ecco queste sono cose di cui invece la risoluzione è imprescindibile per un futuro. Perché mi impedisce di avere una relazione, di avere legami amicali, e una storia d'amore. E questo niente che cambia di stagione in stagione è sempre più problematico. Ho bisogno di riguadagnare la salute, intesa a 360 gradi.  
Ho bisogno di rendermi conto il prossimo lunedì, di aver fatto qualcosa a riguardo.
Ho bisogno di un sacco di cose.

domenica 28 gennaio 2018

credo ancora nell'estate

Sebbene tanti anni mi dicano il contrario, credo ancora nell'estate. Credo nelle promesse che maggio si porta con sé, nella speranza che l'estate arrivi con qualcosa di magico. Ho 17 anni di prove che non è così, ma è una sensazione viscerale che sento dentro. Forse resta perché ne ho bisogno. Da ieri alle 17 sono in uno stato assurdo, stanca da far schifo, non ho le occhiaie, ho delle striature rosse sotto gli occhi, sono sfinita. I miei sono stati via tutto il giorno, non ho aperto praticamente bocca con nessuno, ho poco più che vegetato e sono ancora distrutta. Forse non è un caso che sia successo dopo l'ultimo impegno che avevo ieri, è come se mi fossi lasciata andare, consapevole di averne bisogno per ricaricare un minimo le pile. E allora penso di nuovo all'estate, ai suoi profumi, a quella dolcezza legata a pomeriggi sereni e pigri, alla speranza di un'emozione... forse la prossima sarà anche la mia estate.

Ps: non posso fare a meno di chiedermi se aver passato quasi un'ora ieri tra le 16 e le 17 a combattere sull'uscire o meno per fare un giro  E COMPRARMI DEI DOLCI abbia influito sul mio stato, per seriamente... è una guerra interiore che fa consumare un mucchio di energie in modo assolutamente inutile!!!

sabato 27 gennaio 2018

meno ansia, meno ansiolitici

L'impegno di questa mattina è andato bene, la lezione del pomeriggio anche. Tutti i momenti di attesa un'agonia. Ho preso ancora mille gocce di ansiolitici... e dalle 18 di questo pomeriggio mi sembra di fatto di essere in coma, sono così stanca da stare male. Vengo da giornate oggettivamente piene per i miei standard, piene di impegni e piene di ansia. E di conseguenza piene di ansiolitici, ne prendo tanti, troppi, ma non so come altro affrontare la cosa. Come è come non è, oggi sono distrutta. Felice per come sono riuscita a gestire alcuni frangenti, nel senso che ho fatto quello che dovevo, un po' meno felice comunque per tutta quell'ansia che mi ha accompagnata da una cosa all'altra. un passo alla volta... ma è chiaro che tra ansia e tranquillanti, alla fine mi concio sempre esausta, obiettivo? Meno ansia, meno ansiolitici... ma va?!?

venerdì 26 gennaio 2018

godersi la sensazione

Comunque una cosa è  certa: indipendentemente da come uno si prepara, va sempre tutto all'incontrario. Nel senso che oggi ero molto preoccupata per le lezioni con quella ragazza piena di problemi e invece è andato tutto bene, la prossima volta magari abbasso un po' la guardia e succederà di tutto. Vedremo..
Alle 20 poi, dopo tutte le lezioni, sono dovuta uscire per portare le torte, tremavo come una foglia. Letteralmente. Avevo lo stomaco attorcigliato e non avevo idea di come sarei arrivata là, e invece, anche se mi sembrava di essere una specie di fusillo, poi è andato tutto bene. Ora, il punto è che mi sembra davvero di fare qualche passo avanti. E di quelli che forse servono di più, va bene godersi un po' la sensazione, ma poi occorrerà fare un po' di piani per il futuro, quello più prossimo e quello più lontano. Semplice.

che cosa potrò mai fare?

Credo ci siano momenti in cui uno proprio sfiora la ridicolaggine e chi soffre di panico/ansia e compagnia sa che succede più spesso di quanto non si pensi. Ieri sera ad esempio... giornata discretamente positiva, dopocena volevo finire un libro che avevo in ballo da qualche giorno, così ho letto fin circa le 23. A quel punto ero stanca e il buon senso avrebbe detto: ok, adesso vai a dormire. Sei stanca, vai a dormire... logico no? Ma non l'ho fatto, motivo? Non volevo perdermi quelle ore serali in cui respiro relax, e pazienza se non riuscivo più a tenere nemmeno gli occhi aperti, così mi sono sforzata di stare sveglia per godermi quel momento. Scrivendolo sembra una cosa ancora più scema di prima... comunque non è finita lì, ovviamente no perché cosa è che devo associare ad un film affinché io me la "goda" davvero? Cibo. Quindi mi sono ritrovata a ingurgitare verso mezzanotte due brioches al cioccolato, più una manciata di anacardi, più altro che ora non mi viene in mente. Morta di sonno, facendomi venire acidità di stomaco perché se no non me la sarei goduta.
Come ragionamento nn fa una piega no? Di certo non fa una piega l'idea che se, finché continuerò ad avere questi pensieri, sarà difficile mettere in ordine la mia vita, finché andare a dormire alle 23 passate non andrà bene perché toglie tempo allo stare mezza in coma a rimpinzarmi di schifezze, che cosa potrò mai sistemare???

giovedì 25 gennaio 2018

e oggi...

Giornata un po' diversa dalle solite oggi, passata a preparare torte e lavoretti per i miei ragazzi. In effetti direi proprio quasi tutto il giorno. Bene così, ci voleva un giorno un po' diverso. Ma come sono stata? Da una parte bene perché fa bene sentirsi coinvolti in qualcosa, molto bene, dall'altra però in più momenti il panico ha tentato di venir fuori. Non c'è riuscito, anche se in parte è merito degli ansiolitici, ma anche grazie al respiro. E' che in certi momenti mi sono sentita davvero sopraffatta dagli eventi, dagli impegni e la mia testa ha cominciato a friggere, abitudine a reagire così. Ma io non sono solo questa, ho anche altri assi nella manica, per stare meglio e guarire e andare avanti. E perché no, costruirmi una vita. Ho molto davanti a me, e un solo passo alla volta da compiere. Uno solo.

questa sera...

Come ogni mercoledì sera gli impegni si susseguono rapidi fino alle 22. Risultato? Be' chiaramente torno stanca, infreddolita... ma curiosamente questa sera anche divertita e non era una cosa facile visto come era partita malissimo la giornata. Attimi di puro panico quando sono uscita alle 17, altri attimi quando alle 20 mi sono dovuta spostare da un posto all'altro in particolare ancora davanti a quel dannato semaforo... ma poi? Poi c'è stato altro, poi ho abbassato la guardia, poi c'è stato il divertimento, risate sciocche ma così importanti. Poi c'è stato tanto perché alla fine resta la speranza. MA quella vera, che un futuro si può fare, può esistere anche per me. E che c'è di più bello vista la situazione???

mercoledì 24 gennaio 2018

il 24 gennaio 2028 come sarà?

Mi piacerebbe prendere il mio diario e andare a vedere esattamente 10 anni fa cosa ci ho scritto sopra. 24-gennaio 2008.. Non so perché ma qualcosa mi dice che il malessere che provo oggi troverebbe parecchie affinità con le parole scritte allora.
E' dalle 6 e 15 di questa mattina che sono sveglia con un il panico a farmi compagnia, bello forte direi... perché? Io non ne ho idea. Sicuramente nel mondo, proprio oggi, stanno succedendo cose orribili, di fronte alle quali io e il mio panico scompariamo definitivamente dai radar, è così e non c'è storia. Ma per la parte egoistica di noi questo non basta, o forse basta facendoci sentire solo più in colpa... per l'incapacità di agire, di cambiare di fronte a banalità. Alla fine non lo so. Solo mi chiedo... e il 24 gennaio 2028 come sarà?

martedì 23 gennaio 2018

terapia giorno 23 gennaio

Questa mattina colloquio con la psicoterapeuta... oggi ho sentito il bisogno di dirle quanto ancora io stia male nelle mille piccole cose quotidiane, rispondere al telefono, guidare l'auto, andare dal punto A al punto B e via di seguito... tutto questo accentuato dalle mille brutte notizie in cui sono immersa. L'ha ritenuta una ammissione importante, perché, e questo è vero, è il segnale che mi voglio liberare di alcune situazioni una volta e per sempre. La strada però non propone cure miracolose, l'unica è l'allenamento. Duro e costante ogni giorno, e allora be'... è chiaro che anche tutte le attività che mi vengono proposte in oratorio, nuove e per me impegnative, sono la strada. Una strada da percorrere senza pause, senza soste, senza nemmeno pensare al perché ed al per come. Potrebbe essere un momento di svolta da cogliere al balzo. Anche perché qualsiasi cosa mi può aiutare ad affrontare il problema peso- cibo e quella smania di spendere soldi comprando libri, be', è la benvenuta. Quando esco in auto e l'ansia è un filo più bassa e posso quindi concentrarmi su altro, mi rendo conto di quanto mi facciano male le gambe, per lo sforzo di tenere i piedi sui pedali. Ho bisogno che qualcosa cambi in meglio. Ne ho bisogno da morire. Altrimenti continuerà a cambiare tutto in peggio. Per forza.

lunedì 22 gennaio 2018

cronologia parte 2

prima di uscire di casa mi sono truccata, tirata un po' insieme bene. Avevo una faccia da far spavento, che rispecchiava esattamente il mio stato d'animo e pure fisico. Non so esattamente a cosa mi sia riuscita ad aggrappare per arrivare in fondo ma alla fine sono andata dove dovevo e non è andata male. Per niente. Capire  però quello che succede prima di arrivare là sarebbe interessante ma non lo so, non so perché devo stare così male, non so perché debba succedere ogni volta, a onor del vero non so nemmeno del resto dove cavolo vado a prendere la forza. Forse è solo qualche barlume di normalità che si fa strada. Mi rendo conto che per certi versi la lettura aiuta, forse più dei telefilm che hanno sempre qualcosa di eccessivo, poco realistico vuoi per i colori, i rumori... i romanzi invece,  ovviamente non quelli di eroi e supereroi, nel presentare le descrizioni delle azioni dei protagonisti, tracciano una strada di normalità colorata quel tanto da renderla appetibile ma ripetuta al punto da farla diventare una strada realmente praticabile. Leggere di una, due, dieci, cento ragazze che vivono la loro vita, be' fa venir voglia di provarci. Se così fosse spero che mi aiuti ad andare sempre oltre, sempre meglio. E per ora passo e chiudo. 

cronologia di una giornata come le altre

Mancano pochi minuti all'unica ora di lezione che farò oggi. E sto da fare schifo. Più tardi devo uscire per un'altra riunione e mi sento tremolante come una foglia al vento. é una sensazione che parte dall'interno, che fa tremare persino le pareti dello stomaco. Bassa autostima, insicurezza profonda... queste solo possono esserne le cause, ma come vado dicendo oramai da un po', essere circondata da situazioni estremamente gravi, fa sentire me e il panico come una scemenza, e forse qui sta l'errore perché di fatto sto sempre peggio. E sono spaventata dal futuro, o meglio dalla sensazione di non riuscire a costruirmene uno. Mi sento incapace e impreparata per affrontare qualsiasi cosa, per questo a volte mi piace pensare che avere risultati sul peso potrebbe darmi una mano, una spinta per sentirmi più sicura.

Lezione fatta... ansia prima, effetto gocce di tranquillanti... risultato? Andrei a dormire... invece no. Spero che un po' di ciclette aiuti perché poi tra poco ricomincerà l'ansia per l'uscita di questa sera, ah... che palle! Poi mi chiedo come farò questa sera a non buttarmi sui dolci quando rientrerò a casa. Per forza che ci cadrò di nuovo in mezzo..

mi sembra di essere il bollettino meteo... comunque ciclette fatta, esco tra 40 minuti e sto uno schifo. Ma proprio male male, sono stanca. Sto ascoltando la canzone di Zucchero, blu, bellissima... parla proprio di quell'atmosfera che per me è la più magica in assoluto... eh... wow... è serenità e sensualità... una vita guidata dai sensi e dai sentimenti  e non solo dall'ansia...

Diario alimentare 36/100

Che mi ha detto la bilancia questa mattina? 129 kg, yeah... il chilo ha fatto l'ennesimo su e giù. Lo riconosco, è sempre lui... :/ per questo aver perso un chilo non mi fa effetto, è come se sapessi già che la prossima volta sarà tornato. Questa mattina mi sono svegliata indolenzita a causa della posizione innaturale a cui il mio fondoschiena costringe la schiena, e mi sono ricordata che ieri, tornano a casa in auto, ho fatto davvero fatica a guidare, in effetti più i chili aumentano più i semplici passaggi dal pedale dell'acceleratore a quello del freno si fanno complicati se fatti all'improvviso, magari per un auto che si incontra in curva. Ma i risultati non possono che essere questi visto quello che ingurgito ogni sera. A volte ho come la sensazione che per un paio d'ore la sera tardi, il mio cervello vada in tilt. Ogni ragionamento, ogni azione logica e sensata cede il posto ad un comportamento assurdo. Troppo scontato dire che ho bisogno di interrompere questa routine, troppo difficile dire come farlo. Soprattutto visto che andare al supermercato è l'unico modo che mi fa uscire a volte, che il cibo mi sembra l'unica consolazione che ho etc etc... però è anche vero che non ho mai avuto disagi fisici di questo genere, e che le cose stanno davvero peggiorando alla velocità della luce.
Perché non si riesce a cambiare???

domenica 21 gennaio 2018

leggiamo le mani

Non ho delle belle mani. Non lo dico come ennesimo vittimismo, ma solo come un dato di fatto. Ho dita cicciotte e per niente affusolate e anche le unghie sono squadrate e grosse. Non mi chiamerebbero di certo per pubblicizzare anelli o smalti. Eppure, ogni tanto quando me ne frego e metto smalti e anelli carini, ma anche quando sono al naturale, capita che nel fare un gesto, un movimento, o appoggiate sul volante, mi piacciano. Perché? Perché mi sembrano le mani di una donna adulta, decisa, che sa fare e che fa ciò che vuole.
Lettura forse un po' impegnativa per uno sguardo alle mani eppure...
Mi è capitato oggi, due volte.
Questa mattina avevo un impegno, uscire di casa è stato difficilissimo e stavo veramente male ma poi è andato tutto bene e ho prolungato l'uscita con un giro di mezz'ora. Le mie mani sul volante... stabili, solide, erano le mie mani, di una donna che per una mezz'ora, dopo le difficoltà, si assaporava un momento di benessere, di libertà.
E la seconda poco fa. Anche se stava succedendo mentre mi versavo le gocce di ansiolitici nel bicchiere. Mi sono sembrate mani esperte... decise, persino sensuali. Le mie mani, tracce di me... di una me capace ancora di costruirsi un futuro.

sabato 20 gennaio 2018

l'aria del sabato sera...

Sabato... il giorno più bello di tutta la settimana, quello aspettato con entusiasmo, sperando che nel suo scorrere portasse con sé la gioia di uno sguardo rubato, di un sorriso, di un bacio... ma se anche così non fosse stato, aveva sempre il vantaggio di renderti parte di qualcosa, di renderti parte di un mondo che sarebbe potuto diventare realtà la domenica, e a distanza di tanti anni be', posso dire che lo sento ancora il fascino del sabato, pomeriggio o sera che sia, lo sento ancora sebbene non lo viva più per nulla. E allora mi chiedo: esisteranno di nuovo quei sabati per me? Non ovviamente da quindicenne ma con la magia di un'attesa, di una dimensione di sogno capace di diventare realtà... in parte ci credo ancora. Perché so che mi alzerò una mattina stufa marcia di tutto questo e pronta a combattere di nuovo per stare bene, per essere serena, per essere me stessa... di sabato e non solo.

pensieri eterni...

A volte proprio non posso fare a meno di chiedermi come ragioni la mia testa. Penso al passato? mi viene il panico, penso al futuro? idem. Non sto facendo niente di particolare, sto male, faccio una cosa difficile pure. Sono un'adulta, vorrei comportarmi come tale circondata da notizie che mi fanno accapponare la pelle, mi agito, forse ci può stare ma il brutto di questa malattia è che sfalsa ogni dimensione, gli altri stanno male, io non posso farci molto, solo offrire il mio sostegno, ma come si fa se di fatto vado a gambe all'aria anche io? L'empatia è una buona cosa ma che utilità può avere per gli altri capire davvero cosa provano se poi non si ha la forza nemmeno per stargli vicino? Questo ha fatto il panico con me, ha preso ogni aspetto positivo del mio carattere e lo ha deformato fino a farlo diventare un difetto.  Per questo non so più chi sono, né cosa sono in grado di fare. C'è l'immagine di come credo di essere, poi quella di ciò che vorrei essere e alla fine c'è quella che sono davvero, un'accozzaglia mal definita di desideri, possibilità limiti, egoismi... di frustrazioni per cose che non funzionano come vorrei ma che orbitano in fatti tanto gravi che non posso certo lamentarmene io anche se mi creano qualche inconveniente...
E' che fondamentalmente ci sono, come voglio essere, di fronte ai limiti che il panico mi impone, frustrata per questo giro di giostra che non funziona mai, frustrata perché voglio guarire cazzo, per andare avanti con la mia vita, nel modo giusto una volta per tutte. Ma ancora così lontana da questo obiettivo... e allora? allora servono le basi di salute. Serve uscire, serve la gente...

venerdì 19 gennaio 2018

adulti migliori.

Sento la testa pesante, lo stomaco intrecciato e il cuore che balla... pomeriggio lavorativo bello pieno ma bene così. Solo che a volte succedono delle cose che ti tolgono proprio il fiato... il tentativo di suicidio di una ragazzina per esempio. E quando senti queste cose, non so, qualcosa dentro vacilla. Quanto c'è da fare per rendere sto posto un posto migliore!!!
E' come se fossi al centro di un crocevia desolante, tra ragazzi malati di tumori, vittime della droga, di padri assenti o presenti in modo sbagliato. E io sono qui, nel mezzo, con la sensazione di dover far qualcosa ma con la certezza di non saper nemmeno che cosa. Scegliere di occuparsi degli altri non significa avere sempre la risposta a tutto, sarebbe bello ma è impossibile; significa però essere stabili a sufficienza da sostenere l'altro. Io non lo sono e mi sento anche un'idiota proprio a fronte di tutto quello che capita. Cioè... è assurdo paragonare il mio panico con cose come queste. Infatti non lo faccio, non lo paragono però mi pongo delle domande. E capisco che prendermi cura di me potrebbe essere il modo migliore per prendermi poi cura di loro, perché questi ragazzi hanno il diritto di avere affianco persone coraggiose, capaci di lottare anche per loro. Hanno diritto ad avere al loro fianco adulti migliori.

ricordi sbucati dal nulla

Mi sembra sempre molto curioso il modo in cui la mente a volte vada a ripescare ricordi di un passato molto lontano che, con quello che si sta vivendo non c'entrano nulla. O forse c'entrano ma ad un livello così inconscio che non lo si capisce. Sia come sia, però non capisco se è una cosa positiva o meno. Perché se da un lato non è male ricordare che si è stati anche bene e sereni, e questi momenti possono ricaricare la speranza, dall'altra non è che un modo per sottolineare tutto quello che non si ha più, o meglio che noi, attraverso il panico, abbiamo deciso di non concederci più. Forse va bene il ricordo ma non il fatto di sguazzarci dentro? Chissà...

giovedì 18 gennaio 2018

una corda che si rompe

Mentre guardo un film questa sera cerco di riprendere fiato. Questa giornata è stata esasperante, mi sento come se una parte di me fosse una corda che si sta sfilacciando ogni giorno di più. E che sta arrivando alla svelta al punto di rottura. Molto alla svelta. Esiste una remota possibilità che nel frattempo un'altra corda, o meglio una radice, stia piantandosi nel terreno e rafforzandosi? Perché in caso contrario non vedo futuro. Non lo vedo proprio, questa sera sono stata malissimo per quasi un'ora, con un attacco  di panico che non se ne andava. Mi sembra che lo spazio di manovra si riduca di ora in ora.

come si fa a spiegare che...

Questa mattina mio padre mi ha fatto una ramanzina per le borse di cibo che ha visto in camera mia, stavo per scrivere che ha trovato ma non è la parola giusta perché non c'è proprio un bel niente da trovare dal momento che sono lì in bella vista. Prima di dirlo a me lo ha detto a mia mamma, per cui ecco la predica anche da parte sua. Capisco la loro preoccupazione davvero. Ma come si fa a spiegare a qualcuno che comprare cibo è l'unico modo che ho per costringermi ad uscire di casa? L'unico modo per stare fuori ancora una mezz'ora o per sforzarmi di attraversare un incrocio in auto? Che farlo è l'unica cosa che mi regala una parvenza di consolazione rispetto a tutto il resto? Come si fa a spiegarlo a loro se nemmeno io capisco come la coscienza di portarmi sempre appresso questi 130 kg, e i problemi che ne derivano, non mi fa mai desistere?
Un po' di tempo fa mi era sembrato che l'auto faticasse a tenere le marce, ne avevo parlato con mio padre e mio zio che a turno l'avevano provata senza notare nulla di anomalo. L'altro ieri mi sono accorta che l'anomalia sono io, la ciccia che ho sulle gambe le fa stare così divaricate che il piede destro fatica ad appoggiarsi sul pedale dell'acceleratore in modo aderente. Di conseguenza sembra che non arrivi abbastanza spinta. Quindi a fronte di questo come si può giustificare il fatto che solo una puntata ad un supermercato mi faccia uscire di casa tra attacchi di panico e simili? Che solo l'idea di un pacchetto di biscotti possa dare una sfumatura positiva ad una serata e quindi ad una giornata? Come si fa a spigare che l'idea di rinunciare anche a quello è come togliermi l'aria a fronte di tutte le difficoltà che ho in ogni frangente?  Io non lo so come si fa a spiegare, come si fa a spiegare il fatto che dopo anni di terapia sono ancora a questo punto.

mercoledì 17 gennaio 2018

onestà, chiarezza, piano d'attacco.

Forse potrei anche aver capito cosa c'è che va meno del solito in questo periodo: questione esami, che non darò. Un'altra, ennesima volta. Fa male, malissimo, ma uscendo di casa oggi, più o meno tremando, mi è stato chiaro, in modo assurdo, che non sono in grado di portare avanti questa cosa oggi. Punto. Se la mia guerra quotidiana è quella di uscire di casa senza avere la sensazione di stare male, quella di rapportarmi alle persone senza avere un attacco isterico, rispondere al telefono senza rischiare un infarto ( e seriamente, stavo così male da non credere di esserci lontana...), non c'è davvero spazio per altro. Credo almeno per un anno.
Ho la sensazione nel mio passato, recente o meno, di aver avuto la capacità con questo panico di essere riuscita nell'impresa di sottovalutarlo e sopravvalutarlo nello stesso tempo. Sopravalutarlo perché ho lasciato che penetrasse in cose quotidiane come mangiare, lavarsi, dormire, parlare con le persone, uscire di casa... sottovalutarlo perché ingenuamente non ho mai ammesso che potesse seriamente bloccarmi su fronti più importanti come lo studio. Quindi credo di non averlo mai affrontato nel modo giusto. E l'unico modo che conosco ora è quello di procedere in modo ordinato. Per una volta nella vita. Ripartendo solo dalla salute, dalle uscite dal parlare con gli altri,  dal gestire le lezioni senza crepare ogni volta, poi al secondo livello c'è la questione peso, forse attualmente ancora fuori portata, in ultimo il discorso università, assolutamente fuori portata per ora ( e con ora intendo ancora mesi). Tutto qui. Serve onestà, serve chiarezza, serve un piano e sicuramente servono le palle per affrontare un percorso che sarà difficilissimo. Per questo serve anche che gli obiettivi siano messi nell'ordine giusto, di fatto l'unico possibile. Appurato questo ne consegue immediatamente una straordinaria leggerezza: quella del sapere che davvero non è possibile fare altrimenti.

emozioni troppo forti

Me lo chiedo sempre più spesso, se fingere di comportarsi normalmente alla fine potrebbe aiutare a sentirsi anche più normali. Oggi alle 15.11 ho risposto a quella telefonata che sto scansando da ieri verso le 11. Un discorso di una semplicità estrema ma che, evitato per più di 24 ore, mi ha messo addosso una tensione indescrivibile. Ma Perché? Cosa sono queste emozioni che ti risucchiano la vita? nemmeno il tempo di rifiatare che è quasi ora di uscire di nuovo e l'incubo ricomincia. Emozioni, energie, tutto inutile, tutto controproducente. Passo le giornate cercando di gestire emozioni così forti da rendere fuori portata praticamente ogni cosa e ancora non ne capisco il motivo. Ho solo lasciato passare troppo tempo così? Il fatto è che ogni cosa che provo in realtà è molto simile ad altre provate in altri momenti. Cioè è sempre troppo, è sempre esagerato, sempre ingiustificato Quando per scaramanzia, ma anche per darmi una mossa, dicevo che ho guarivo o sarei peggiorata e di molto credo stessi semplicemente guardando la realtà. E la realtà è che non sono più abituata a relazionarmi con le persone, con ciò che succede fuori da queste mura dove sto quasi sempre.

preoccuata di essere preoccupata. x|

Che il panico sia un mio compagno di viaggio da molti anni non è una novità, non lo è nemmeno che in alcuni frangenti abbia cambiato, almeno in parte, modo di manifestarsi. Eppure la violenza e l'intensità con cui provo le cose da qualche mese a questa parte è del tutto nuova. Su 17 giorni di gennaio, già troppi hanno avuto picchi di malessere altissimi, ma nuovi nel loro manifestarsi. Che vuol dire? Sono stata bene in situazioni che pensavo mi avrebbero spiantata, e malissimo in altre che reputavo 'meno ansiogene' ma soprattutto la sera, quando dovrei tirare il fiato in ogni caso, tutto diventa peggio, più forte, più spiacevole, più doloroso. E ho una paura del diavolo che arrivi l'estate senza che io abbia fatto alcun passo avanti. Di fatto sono più preoccupata del solito. Sto esaurendo la pazienza per questa vita. Cosa significherà? Cioè, a cosa mi porterà? Poi apri twitter e ti ritrovi tra le tendenze potenziali situazioni di guerra nucleare e allora mi chiedo: seriamente ma perché il cervello si deve intrippare in un sacco di problemi più o meno autoimposti? Perché si deve ipotecare mezza vita di fronte all'idea di cosa? Perfezione? Inadeguatezza? Insicurezza? Ma... più passa il tempo più certe cose le capisco sempre meno.
Ah, e da ieri per paura di una telefonata ho tenuto il cellulare spento 24 ore. No no, proprio brava... :/

martedì 16 gennaio 2018

voglio un cuore vivo.

ok, questa sera mi sembra di essere molto più irrequieta del solito. Sto peggio del solito, e sento la mancanza di ogni cosa. Voglio il mare, voglio sognare sulla passeggiata, voglio Marco, voglio il sole, voglio baci e carezze, dolci e spinte, voglio passione e desiderio, voglio un cuore vivo.

cuore che batte

Questa sera il mio cuore sembra voler spiccare il volo. Regalo di una giornata passata in un modo complicato, di nuovo di fronte ad una telefonata ho spento il telefono. Di nuovo di fronte all'idea di uscire ho rinunciato. Guardavo i miei genitori prima. So che non dovrei pensarci ma come farò quando non ci saranno più? Ho 33 anni ma un'autonomia di una bambina delle elementari. 17 anni sono 204 mesi, circa 884 settimane passate così, stando male. Ma sarò ancora capace di stare bene? Questa strana cosa che ho... più di 6200 giorni, 148800 ore... quanta vita persa. E non so come cambiare, rivoglio la me prima di tutto questo. Rivoglio una parvenza di qualcosa. In realtà voglio tutto e poi solo stare bene. E poi vorrei urlare. Dalla rabbia, dal dolore.

vivere le cose in modo diverso qui e ora

Ho appena passato qualcosa come 2 ore e mezza cercando di preparare qualche cosa per i ragazzi per domani sera, perché ovviamente fare finta di niente non è da me ma allo stesso tempo l'idea che si trasformi tutto in un gioco non mi va. Risultato? Ho accumulato una tensione che mi fa quasi paura. Mi da sui nervi aver perso tutto quel tempo in quel modo e oserei quasi dire che i diretti interessati se ne accorgano e per questo le serate passate insieme sono sempre più difficili. Un po' è perché mi costa fatica questo lavoro fatto così, come dicevo ieri, un po' perché sono consapevole di aver perso una quantità notevole di tolleranza per strada e questo complica, non di poco, le cose. D'altro canto credo anche che far valere le proprie idee sia un diritto sacrosanto ma è certo che la mia permanenza in quel mondo si è fatta ulteriormente più complicata, e in fondo è questo che non va: quando qualcosa cambia, lo fa diventando più difficile. E io ne ho piene le scatole. Ne ho piene le scatole anche di vedere sempre l'altro lato della medaglia, perché so che il problema non è solo fare qualcosa in cui non credo, e che quindi faccio bene a scansare, ma è fare qualcosa che mi è difficile per la mia dimensione perennemente impanicata, e che so, sarebbe bene invece combattere. Risultato? Ogni cagata basta per farmi sentire una stanchezza di tutto che fa paura. Cosa darei per essere in riva al mare con la mente sgombra da ogni pensiero. Cosa darei...anche solo per vivere le cose in modo diverso qui e ora.

16 gennaio

Anche ieri sera, come oramai sta capitando da parecchie sere, mi sono messa a dormire alle 3. Dopo una decina di sere così, è ovvio che io sia un po' rintronata. Il punto è che sono io che mi impedisco di dormire. La tiro lunga tra film, telefilm e balle varie solo per evitare di mettere fine a quella parte della giornata in cui poter tirare un po' il fiato. Ma se ci penso, se vedo la cosa un po' in prospettiva, mi viene il voltastomaco. C'è il panico, certo, ma non posso credere che questa sia diventata davvero la mia vita, specchio di ciò che sono. E il disagio cresce se penso a quante volte, ciclicamente, ho avuto la sensazione che stesse per cambiare qualcosa, che stessi per fare i passi decisivi per aggiustare il tiro, per cambiare, per guarire, per ricominciare a vivere. Invece le frasi si susseguono una dopo l'altra, sempre uguali, sempre cariche di tristezza, sempre inutili. E la mia vita si compone di scelte inutili, sbagliate, deleterie per la salute in molti modi diversi. Di momenti di disagio, di paure, di momenti mancati, di occasioni sprecate, di obiettivi annullati, di frustrazione, di attimi solo sfiorati...
Non può essere vero... non può essere vero come ho vissuto gli ultimi 17 anni, non può essere vero. No.

lunedì 15 gennaio 2018

sono stanca

... questa sera riunione di catechismo. Uscita di casa verso le 20.15 con molta fatica, tra ansia che anche se non fortissima, era comunque fastidiosa. Mentre aspettavo qualche minuto nel parcheggio l'ora giusta per entrare dove dovevo pensavo alla fatica che stavo facendo e mi immaginavo una volta a casa: come impedirmi di sfogare la tensione con il cibo? Dove trovare la forza per far fronte a questo bisogno?
Poi sono entrata, la riunione ha avuto inizio e la tensione è sparita, al suo posto però una consapevolezza: la piega che sta prendendo quella attività si sta allontanando di molto dal mio ideale. Da questa ne è scaturita un'altra: non mi piace questa piega per due motivi distinti e complementari: 1- in effetti non credo molto in questo modo di procedere, come scelta ponderata, 2- non mi piace questo modo di procedere perché entro certi parametri è più impegnativo, esattamente nei parametri più legati all'aspetto sociale che con il mio panico cozzano di più. Per cui non mi piacciono perché credo poco in queste strade ma anche perché mi risultano difficili. Il fatto è che non sono esattamente due motivi intercambiabili, e ai quali si può rispondere con la stessa strategia. Perché al fatto che non mi piacciono posso fare anche a meno di pensare, ma rispetto alla fatica enorme che mi comporterebbero no, al fatto che probabilmente sarebbe proprio il caso di calcare un po' la mano nemmeno. Perché qui sta il nodo centrale, come in molte cose della mia vita sembra che io sia arrivata al punto in cui serve una sorta di upgrade, ingranare una marcia in più nelle cose che mi interessano, forse al limite anche per arrivare a dire che non mi interessano più, ma tentare. Questo balletto che però non mi porta né avanti né indietro deve finire.
Il tempo dei tentennamenti deve finire.
Che poi solo a pensarlo mi sia venuto mal di testa e mi sia messa a piangere, be'... chiamiamoli effetti collaterali... (più o meno)

diario alimentare 29/100

130 kg. abbondanti. Avvicinarmi alla bilancia questa mattina non è stato un gran piacere, ma del resto il risultato nemmeno mi stupisce più di tanto. I miei dopo cena stanno diventando momento di banchetti iper calorici, non potevo aspettarmi altro. Il punto è che io non voglio rinunciare ai dolci davanti alla tv. Punto. Non riesco ad avere soddisfazioni da nessun altro ambito, la realtà è questa, anche nei campi in cui credo di più ho grane, non soddisfazioni. Non che sia colpa degli altri, questo devo dirlo, ma non riesco a gestire in nessun modo sano le varie componenti della mia vita. Così quando arrivo a sera, ad un orario che può essere considerato giusto per il relax, per la pausa, per le gratificazioni, scatta qualcosa che mi fa ricorrere a dolci a gogo. Non succede di mattina, non succede di pomeriggio, non succede nemmeno nella prima serata quando le cose da fare possono essere ancora tante, no, succede a tarda sera quando tutto può dirsi concluso e allora ecco che scatta la rincorsa a qualcosa che mi consoli, che mi dia un briciolo di benessere, e poco importa se poco dopo è già svanito tra cattiva digestione, sensi di colpa e preoccupazioni, almeno per un breve istante qualcosa di buono entra letteralmente nella mia vita.
Se penso alle borse di cibo che ho in camera in questo momento mi viene la nausea, se penso a come sto quando non ho niente tremo. Il fatto è che, ieri sera ci sono arrivata, non ci sono davvero scorciatoie, né diversivi. L'unico modo per superare tutto è ammettere che, rinunciando ai dolci, ogni sera mi sentirò più sola e vuota di adesso. Sì, posso dire che magari tra qualche mese si vedrà qualche risultato, ma è un tempo lontano, non posso fare affidamento sui risultati per cominciare. Se voglio farlo, devo farlo e basta sapendo che sarà durissima. Posso mettermi a fare cruciverba, puzzle, colorare album antistress, leggere, cantare, scrivere, chattare, ogni cosa probabilmente potrebbe funzionare per qualche minuto ma niente potrà levarmi quel bisogno strisciante di mangiare per compensare tutto quello che non ho. Niente potrà cancellare il fatto che in realtà io non voglio smettere di mangiare, così come il fatto che spesso comprare cibo è l'unico modo che mi spinge ad uscire di casa almeno un paio di volte alla settimana. Cielo, messo così è talmente tutto sbagliato da farmi girare la testa. Eppure la mia realtà è questa. Fingere che sia diverso, più facile, più poetico... è solo sfalsare le carte.
Per il resto... è una mia scelta.

ho voglia di novità...

belle novità, conviene specificarlo. Ieri sera mi sono sentita persa. In camera mia a combattere di nuovo per una mancanza d'aria, sentendomi sola, in preda all'ennesimo attacco di panico. Mi sono sentita persa, immersa in un vuoto che mi faceva precipitare anche se ero seduta. Un vuoto che come un buco nero risucchiava aria da dentro il mio stomaco. E sembra così assurdo non essere in grado di prendere in mano le cose per cambiare. Il tempo passa così in fretta. E io non voglio che arrivi l'ennesima estate senza cambiamenti. Sta a me portarli avanti, ma come? Non ho la forza per cambiare, non ho più voglia di restare così, sembra che l'unica cosa che mi riesca bene sia lamentarmi, che palle! Mi stufo da sola a sentirmi, immagino gli altri. E' una domanda scema ma se alla comparsa del mio primo attacco di panico, la prima volta che mi sono ritirata in casa perché non stavo bene, avessi saputo a cosa avrebbe portato... be', mi chiedo: come avrei agito? Ho lasciato che il panico mi prendesse tutto, invece di ascoltarlo in modo costruttivo, ho lasciato che mi annullasse la vita, e ora mi sembra di essere una persona con alcune idee anche valide ma totalmente incapace di metterle in pratica, di agire. Ieri sera mi sono accorta che per qualche minuto ho odiato la mia stanza, non ciò che è relax e riposo, ma quello che significa fuga dal mondo.
In ogni caso... buon lunedì... credo.

sola...

Come capita spesso durante le mie giornate di relax non ho davvero nessun beneficio dal punto di vista del panico. Oserei anzi dire che, fatta esclusione per i momenti più critici, oggi è stata la giornata più pesante della settimana, o lo è comunque in senso relativo dal momento che non ho avuto nulla da fare di difficile. Eppure è andata così e questa sera, guardando un film su incontri in chat ho sentito un'enorme solitudine. Quanto tempo, quanto tempo perso, sprecato, mancato, non vissuto...quanto amore sprecato, quanta immaturità affettiva. Vorrei che le cose fossero andare in modo diverso, vorrei che le cose andassero in modo diverso da subito... vorrei non essere più sola. Vorrei fosse tutto un po' più facile.

domenica 14 gennaio 2018

diario alimentare 28/100

Mettersi a parlare di alimentazione corretta verso le 14 di domenica pomeriggio dopo un bel pranzo abbondante forse fa un po' ridere, ma dal momento che domani mattina quando mi peserò, probabilmente piangerò, direi che se non altro si compensa la situazione.
Nelle ultime sere, in effetti dopo il crollo ansiogeno avuto martedì per quella telefonata (... sob sob) so di avere perso completamente il controllo. Se penso alla quantità di cibo che ho ingurgitato! E se penso che era pure più tardi del solito! anche a cavallo delle 2 di notte, poi si dorme e poi chissà come mai la mattina si è un po' intontiti... che disastro!
Al di là però della compensazione immediata, della consolazione, credo ci sia una sorta di effetto elastico che vedo succedere il altre situazioni, ad esempio... fino ad un po' di tempo fa quando avevo un appuntamento, uscivo di casa sempre uno sproposito di tempo prima per essere sicura che, anche in caso di attacco di panico violento, avrei comunque avuto il tempo di arrivare in orario. Ora no, certo a volte questa mancanza di margine è ansiogena di per sé, ma è una scelta, di solito, ponderata. Con il cibo era lo stesso: per anni arrivavo quasi a non cenare se la mattina dopo avevo un impegno perché con il panico sempre presente, avevo sempre la sensazione che mi andasse tutto di traverso e stessi male. Per cui è quasi liberatorio invece lasciarsi andare un po'. Ma credo sia questo il punto: lasciarsi andare un po' non creerebbe problemi, perdere totalmente il controllo invece ne crea eccome.

Sabato sera con scintille.

Come dicevo anche ieri sera, la giornata di ieri è stata più piacevole di quanto potessi immaginare. E anche più facile. Per cui la domanda sorge quasi spontanea... Quel cavolo di attacco fortissimo di ansia-quasi panico-comunque più panico che ansia- che mi è spuntato verso le 22 si può sapere da dove cavolo è saltato fuori?!?
Ora ieri sera il mio computer si è messo a fare degli aggiornamenti lunghi come la fame e quindi quella che speravo potesse essere una serata di relax si è trasformata in una serata in cui io fissavo come una scema le percentuali di aggiornamento di questa macchina per quasi 2 ore. Per cui ho la sensazione che ci siano state 3 cause scatenanti 1- i soldi, in questo periodo sono preoccupata per i soldi e soprattutto perché mi sembra di non riuscire a smettere di spendere male (Cibo e troppi libri) quei pochi che guadagno in relazione a tutti quelli che continuo a spendere tra psicologa e medicine ogni mese. 2-stuido/esami, se intendo fare qualcosa quest'anno dovrei cominciare a muovermi, in caso contrario serve comunque una decisione che non sembro in grado di prendere, 3-mi sono innervosita perché ho visto sfumare una serata piacevole di relax e di cui avevo bisogno.
Per non parlare poi del 4^ sempre latente: controllo dell'alimentazione nel dopo cena, che in questi giorni è sparita totalmente.
Risultato? Sabato sera con scintille. Evviva?!? :/

nella notte

Sono stanca, è l'una e mezza di notte e forse dovrei dormire ma non riesco. Anche se sono stanca ho bisogno di un momento per "rifiatare". DIrei che è stata una giornata curiosa. Questa mattina sono uscita per il mio solito impegno del sabato mattina, come stavo? Maluccio ma poi anche se ho fatto fatica il resto della mattina è stato ok, mi sono sforzata di andare ad un supermercato perché quei 10 minuti in auto erano qualcosa di essenziale per il mio stato. Ok, ho preso un po' di roba varia, ma quello che contava era andare. E l'ho fatto, e l'ho fatto benino. Dopodiché il pomeriggio è stato relativamente calmo, che nel mio gergo significa ansia presente ma non da manicomio, poi verso le 17.30 sono uscita di nuovo perché mi serviva una cosa in tabaccheria. Mezz'ora dopo rientravo sorpresa da questa doppia uscita, sorpresa perché sono stata bene. Per lo meno fino alle 22 perché a quel punto, BAM ecco un attacco di panico in piena regola. Motivazione? Ignota. Confusione alle stelle. Ma immagino dovrei ringraziare per come è andata in generale e sperare vada così anche domani.
Sul fronte alimentazione non va bene. Ma dopo lo stress degli ultimi giorni come potrebbe essere altrimenti???

venerdì 12 gennaio 2018

pensieri...

A volte mi ritrovo a fare un gioco un po' stupido: immaginare cioè come chi non ha mai provato un attacco di panico in vita sua può interpretare la vita di chi dal panico si è fatto bloccare. So che è un esercizio assolutamente inutile, ma non posso farne a meno. La maggior parte delle malattie sono per così dire riconosciute,  sintomi, effetti collaterali anche se non vissuti sulla propria pelle vengono comunque percepiti anche dagli altri.. ma di una malattia i cui fondamentalmente tu ti auto collochi in una bolla di mille sintomi diversi...è assurdo per me che lo vivo da 17 anni, mi immagino per chi non ha mai provato. Come minimo deve sembrare una follia o un'enorme bugia...

che sera...

Pomeriggio pieno. Ansia a sprazzi. Alle 20 quando il lavoro era finito mi sentivo bene, soddisfatta delle ore appena trascorse. Poi ho risistemato l'ambiente, e verso le 20.15 ero pronta per fare la mia ciclette di routine ma già l'ansia cominciava a salire. Ora, 23 e qualcosa, l'ansia è ancora altissima sebbene io abbia preso gli ansiolitici. Perché? Perché a fronte di un pomeriggio tutto sommato discreto mi ritrovo così? Non per stanchezza, forse più per abitudine, ma tant'è, le cose stanno così. Il cuore batte forte, la gola si stringe... domani pomeriggio potrò godermi un po' di relax, come andrà? Bah...
Nel frattempo mi rendo conto che anche guardare una serie tv mi crea problemi se anche in quella percepisco troppe emozioni. Che caso disperato... :/

e poi...

Non è passato poi molto da quando, poche ore fa, stavo relativamente bene. Ora di sicuro non più e il disagio è tornato ad impossessarmi di me e la causa scatenante è la sensazione di dover far fronte ad un bisogno di alcune ragazze che seguo emotivamente pesante, di fatto finisco con il sentirmi scaricare addosso tutta la frustrazione possibile, aggressività condita con maleducazione e questo mi fa girare letteralmente le palle. Quindi sono agitata ma anche tesa perché so di far sempre più fatica ad accettare una situazione del genere. Così la mia mente vaga... ad  un tranquillo pomeriggio d'estate, caldo ma non troppo, luminoso, senza impegni, solo relax. Vorrei solo avere le idee più chiare su cosa devo o non devo aspettarmi, perché è chiaro che quando si incontrano il mio disagio, che è solo mio ed è sbagliato, con una maleducazione che è dei ragazzi ed è sbagliata e fuori luogo, il mix di fastidio è micidiale, ma in ogni caso poco giustificato. Occorre un vero e proprio passo avanti, una decisione più profonda nell'essere assertiva. Occorre mostrare una tranquillità ed una assertività che per ora non mi appartengono ancora.  

Buongiorno mondo

Dopo una notte direi decente, anche questo inizio di giornata mi sembra discreto. Sì, lo stress accumulato nei giorni passati mi ha lasciata come se avessi avuto l'influenza, un po' dolorante e frastornata ma c'è stato di peggio, c'è stato molto di peggio. Ieri parlavo con la psicologa di tutti i miei dubbi e lei è convinta che quello che mi ci vuole non è rinunciare ma continuare e allenarsi, giorno dopo giorno per cercare di rendere questo disagio immotivato sempre più basso. Indubbiamente il fatto di non aver portato a casa dei risultati non aiuta con la stima di sé ma ciò nonostante la chiave è sforzarsi di accettarsi, solo così si potrà migliorare anche se sembra un controsenso. Ora dal momento che sono solo 17 anni che cerco di farlo senza successo, il trucco quale potrebbe essere? Giocare? Fingere? Non dare troppo peso alla cosa? Perché ci sono aspetti che vanno analizzati per essere capiti, altri che forse vanno più che altro ignorati. Anche se non è facile per niente.

giovedì 11 gennaio 2018

purché funzioni

Ore 22, sta cominciando il mio relax che in effetti mi godo con piacere perché sì, sono stanca. Ma solo stanca. Cioè tutta la giornata è andata bene, davvero bene. A parte un po' d'ansia verso le 15 che però mi ha provocato più un senso di "Che palle!" che di vero malessere. E quindi? Cioè, a prescindere da tutto, riuscirò a capire, porca miseria, che non ha nessun senso stare così male per delle stupidate come una telefonata? Ho passati attimi guardandomi nello specchio cercando di capire. Allora??? Ce la farò a darmi una calmata una volta per tutte? Perché alla fine sembra che dove non arriva la razionalità arriva l'idea del... e che palle! Ma in fondo purché funzioni, be'... mi faccio andare bene tutto a questo punto!!!

Alla fine ci si stanca

Ok, ore 15.05, ci avviciniamo alle 15.30, ovvero le due ore più ansiogene di questi 3 giorni. Forte del discorso della psicologa di questa mattina posso dire di avere l'ansia solo al 95% e non al 100%. Ma di fatto sono così stanca di tutta questa manfrina che manderei al diavolo me, l'ansia e tutto quello che me la fa provare perché sono esaurita. Per cui Per ora farò finta di essere in grado di poter gestire questo momento di lezione quasi in modo normale, poi chi vivrà vedrà... perché non posso stare sempre così male ogni dannata volta. Alla fine ci si stufa proprio!!!

mercoledì 10 gennaio 2018

dopo l'ora x, chiamiamola ora Y ??? :)

Rientrata da poco a casa. Considerazioni a caldo: dal fronte panico/ansia è andata bene. Molto bene perché è stata sotto controllo, se si esclude il breve tragitto parcheggio portone dove sono andata a far lezione durante il quale mi si stava ribaltando lo stomaco, poi non ho più avvertito nulla. Ma in un  paio di frangenti, mentre ripetevo la lezione con la ragazza e poi dopo in auto, ho avvertito una tristezza infinita, era andato tutto bene ma il ricordo del malessere provato a casa mi stava per far scoppiare a piangere, che senso ha stare così per niente? Voglio dire, non è che sarebbe stato meglio stare male anche dopo intendiamoci, però non riesco a capire, perché devo stare ancora così male ogni volta quando, in linea di massima le cose poi male non vanno? Perché? Che poi si trasforma anche nella domanda, ma se mi succedesse qualcosa di grosso ma come cavolo reagisco se già la normalità mi butta a terra? Ma questa è un'altra storia.
Seconda parte della serata... con i ragazzetti dell'oratorio: un macello. Non riesco a farmi seguire e più passano le settimane più passa la voglia, senza risultati, senza prospettive. Forse dopo tanti anni è solo ora di cambiare,  ma ho la sensazione di non farcela perché non saprei che aggiungere, cosa inserire di più, cosa fare né con chi. Per cui resto attaccata a questo. Evidentemente non basta. E di fondo resta sempre la solita domanda: stare attaccata a questo è un bene? E' una sfida da reggere come allenamento o dovrei lasciar perdere per passare mesi solo a cercare di riprendermi? Domani sarà un'altra giornata pesante con la ragazza nuova da seguire. DI nuovo... devo allenarmi o questo stare male è sintomo che è la strada sbagliata? E' difficile vedere le cose in due prospettive così diverse da essere una l'opposta dell'altra. E' difficile e mi fa chiedere quale è la domanda giusta che potrebbe aiutare a dipanare i dubbi. Perché mi sembra proprio un caso da o così o cosà, dove le soluzioni vanno proprio verso direzioni diverse e proseguire verso una, significa assolutamente allontanarsi dall'altra. Quindi non solo percorre una strada non aiuta nell'altra situazione ma rischia pure di peggiorarla. Evviva...

Sta scattando l'ora x

Tra circa 45 minuti devo uscire, rientrerò questa sera verso le 22. Serve dire che nel giro di poco sto cominciando già a stare malissimo? E l'idea di quello che mi aspetta domani da mattina fino a sera, con le lezioni anche ad una ragazza nuova, più il pomeriggio di venerdì fa sì che io stia davvero male perché non vedo pausa dall'ansia se non prima di sabato a mezzogiorno. E la sensazione di essere così per più di 72 ore di fila mi manda al manicomio. Quindi sì, posso dirmi di prendere un'ora alla volta, ma di fatto non riesco. Per cui avanti. Benvenuta all'ennesima serata del cavolo, e lo dico tra le lacrime.

vorrei pensare a me

Vorrei giorni senza pensieri. Vorrei solo poter camminare senza emozioni negative in testa, mente sgombra, cuore sereno... senza paure, senza pesantezza, senza l'impressione di essere sempre sbagliata e fuori luogo. Vorrei solo pensare a me e basta per un po', senza dover rispondere ai bisogni di altri. Bisogno legittimo o fuga? Come sempre ogni cosa ha punti di vista opposto l'uno all'altro.

il mio ennesimo day after

Potrei chiamare oggi il THE DAY AFTER il disastro psicologico di ieri. Ma è davvero passato? E' davvero roba di ieri? no, perché se capitasse oggi starei esattamente alla stessa maniera. Mia madre manifesta in modo sempre meno velato tutte le sue perplessità nella psicoterapia. Onestamente la capisco e io stessa sono sempre più titubante ma non mi posso permettere il lusso di non crederci più nemmeno io perché altrimenti davvero diventa tutto inutile.
Durante le crisi come quella di ieri ci si rende conto di quanto lo psicologico sconfini nel fisico ma anche che il nostro corpo non è progettato per tenere a lungo una simile insensata situazione. Occorre capire e se non si capisce, andare comunque oltre.

non ci siamo, per niente.

Alla fine oggi sono riuscita ad uscire, un'oretta scarsa niente dolci... ma ero troppo tesa per andare in un supermercato per cui non so esattamente se è un successo o una sconfitta. Comunque davvero non mi capacito di come sono stata. ( o come sto tutt'ora se per questo) per una ca**o di telefonata di 5 minuti per una lezione. E mi immagino già come sarò conciata giovedì per questa lezione. E' palese che c'è qualcosa di sbagliato solo che non so cosa. E mentre camminavo per strada, talmente intontita da non capire nemmeno che mi muovevo mi sono chiesta: come posso fare qualcosa stando così? Come posso pensare di arrivare da qualche parte, qualsiasi, così conciata?  Tutta la routine deve cambiare, ogni priorità deve essere ribaltata. SOno stata così male... davvero sono stata sull'orlo di svenire. Per una telefonata. No, non ci siamo. per niente.

martedì 9 gennaio 2018

la vedo, mi vedo...

La giornata di oggi mi sta davvero spaventando. Se riuscissi, credo farei bene ad uscire tra poco perché se non trovo il modo di sfogare questo malessere così intenso saranno cavoli amari questa notte. Sono stata di merda per una telefonata. Non riesco nemmeno a capacitarmi della cosa. Seriamente. Non può essere normale e non lo è. Vivo ancora nella casa di quando ero piccola per cui mi è facile rivedermi qui dentro quando ero una ragazzina serena, facevo mille cose, mi divertivo, stavo bene.
Davvero, seduta qui al tavolo in lacrime mi sembra di vedermi, di entrare nel ricordo vivido di allora e di essere a fianco di quella ragazzina, la vedo impegnarsi, lavorare solo per alcune cose, la vedo allegra nelle feste, nelle vacanze, ascoltando la musica, felice di stare in compagnia, godersi anche i momenti di solitudine, la vedo leggere e giocare, guardare la tv, uscire per un gelato... senza avere COSTANTEMENTE PAURA DI TUTTI. La vedo e mi chiedo: come è stato possibile arrivare qui, 20 anni dopo così?
Me lo chiedo e non trovo una risposta. Non la trovo proprio per niente.

strada facendo... capirò se vado nel verso giusto???

Sono quasi le 11. La mattina giunge al termine per lasciare spazio al mezzogiorno. Sono alcune ore che sono in piedi e dire che ho un po' d'ansia è un leggero eufemismo. Dovrei parlare al telefono con una signora ma mi sembra uno sforzo immane e del resto questo peggiora uno stato già piuttosto pietoso dalle 6 di questa mattina. Sto sbagliando qualcosa ed è evidente ma cosa? Ho sempre pensato che mollare tutto, o meglio quel poco che faccio (lezioni, volontariato) sarebbe una sconfitta enorme perché mollare non può essere la chiave, mi farebbe stare sempre peggio, isolata da tutto e senza più quel minimo di definizione a cui appigliarmi. Ma se non fosse così? Se per rimettermi davvero in sesto dovessi essere totalmente libera da ogni impegno? Libera di pensare a me senza l'ansia che mi viene da fuori... l'attacco di panico è una manifestazione di qualcosa che si fa e che, a qualche livello inconscio, sappiamo non fare per noi, ma questa ansia da disagio? è una sorella gemella di quella del panico o il suo esatto contrario? Vuole dire che sbaglio a fare ciò che faccio o che dovrei farne di più per allenarmi? Perché in effetti sono due soluzioni tra loro opposte. Ma io non so dipanare la matassa. Non mi riconosco più, non capisco se la vita che immagino sia fattibile o no, se mi muovo sulla strada giusta o se è tutto all'incontrario. So solo che vorrei trovarmi in riva al mare, camminare, respirare e non pensare. Scrivere, vivere di quello, coltivare questo sogno che sento così autentico e necessario. Non so più leggere il valore delle mie emozioni e questo mi terrorizza.
Non so come andare avanti.

lunedì 8 gennaio 2018

sogno e son desta

Non mi serve nemmeno chiudere gli occhi per vedere la vira che vorrei, è già qui davanti ai miei occhi come un lucido sovrapposto al disegno che è la mia vita attuale. Diversissima in alcuni frangenti, molto simile in altri, con appena qualche sfumatura a distinguerle. E' una vita sana.
Oggi sarei voluta uscire, a prescindere poi da cosa avrei fatto, e dalla guerra per stare lontana da pasticcerie e affini, sarei voluta andare a prendere un po' d'aria. Ma non ce l'ho fatta. L'idea di mettermi in auto e guidare o anche solo uscire di casa era così poco concreta da essere solo un sogno ad occhi aperti. Il ginocchio mi ha fatto ancora male ed è stato ancora più evidente come la salute debba essere la mia priorità numero uno per i mesi a seguire. Oggi non sono riuscita ad uscire. Ma domani ci riproverò, e poi anche dopo domani e il giorno dopo ancora... uscite, dieta e movimento. Il 2018 per me deve essere l'anno della salute o chissà in che stato arriverò al 2019...

"scrivo perché..."

 
 
 
 
 
La casa era particolarmente silenziosa. I suoi genitori in quel periodo erano spesso fuori per vari motivi e Matteo evidentemente era con Valentina.
Benedetta andò in camera sua e si mise sul letto, lasciando le luci spente. Prese il telefonino e lesse il messaggio di Marzio, che in realtà erano 2.
Chissà, non sarà abituato a non avere risposte quasi in simultanea… Pensò con un moto di amarezza. Se la situazione fosse davvero stata quella, cioè essere cercata solo perché lo stava momentaneamente ‘ignorando’ lei, era proprio patetica per 2 trentenni, oltre che un clichè trito e ritrito.
Questo le fece male ma in un certo senso confermò che lui, anche se in un modo confuso, aveva bisogno di lei.
“Riusciremo mai  ad essere amici?”, si lasciò scappare con un leggero sospiro mentre gli rispondeva in un modo educato ma asciutto.
Ripensò alla tristezza che aveva letto nei suoi occhi le ultime volte che lo aveva visto, ripensò a tutto quello che era successo tra loro negli ultimi mesi, ripensò alla facilità con cui era entrata in sintonia con Claudio e si ritrovò a chiedersi cosa davvero lei potesse fare per Marzio.
Così invece di chiamare subito Sara, prese una penna e ricominciò a scrivere sul suo diario.
Mio caro diario, amico e confidente di questo periodo così confuso, ciao.
Sembra che in fondo in fondo io stia mancando a Marzio, ma visto tutto il trascorso, non posso fare a meno di pensare che sia solo per abitudine, perché lo aiutavo a combattere la solitudine, non perché voglia davvero me nello specifico.
Del resto, almeno in parte lo avevo già messo in preventivo no?
Vorrei aiutarlo davvero, ma sono spaventata che la cosa sia ancora troppo per me.
Come troppo immagino sarebbe accattare la proposta di Claudio…
Credo di piacere a Claudio, e la cosa bella è che non è un sentimento nascosto da strati e strati di confusione interpretabili in mille modi. Anche lui mi piace, forse non in senso romantico, non ancora almeno, ma è davvero bello passare del tempo in sua compagnia.
Che devo fare con lui? Se seguissi parte del mio cuore, partirei all’istante. Una vacanza, relax e poi se dovesse succedere qualcosa, beh, buon divertimento a me…
In caso contrario, cambiare aria mi farebbe sicuramente bene. È una vita che non prendo più vacanze…

mi serve un appiglio

Ogni tanto, spesso, mi capita di avere di quei dolori alle gambe da farmi tremare. Come poco fa. In quei momenti mi do dell'imbecille, come posso pensare di caricare 130 kg su ginocchia e caviglie senza avere delle conseguenze? Peso di fatto il doppio di quello che dovrei, e sarei ancora abbondante perché 65 kg per la mia altezza è quasi al limite del normopeso, e in momenti come questo l'importanza di dimagrire per la salute mi è evidentissima. POi arriva un attacco di panico, perdo il controllo e finisco con il non capirci più niente, per cui non c'è dolore che tenga di fronte alla prospettiva di ingozzarmi di dolci. Perché è un'impresa che mi sembra assolutamente fuori dalla mia portata. Dovrei infilare le scarpe da ginnastica e uscire, camminare, respirare... ma ogni volta che lo faccio un'ansia mi stringe nello stomaco a tal punto che già la volta dopo non riesco più ad andare. Così sono frustrata e mi scarico ancora di più sul cibo. Serve un appiglio.
Solo che non lo trovo. E solo a scrivere questo mi è venuto un attacco di panico. Non so come fare. Non so come fare, scrivere, leggere non vanno molto bene quando sto così perché non ho la concentrazione necessaria. Guardare film e telefilm non basta perché non me ne richiede abbastanza e il bisogno di cibo si intrufola lo stesso, annusare profumi per pensare ad altro, guardare abiti carini come obiettivo... tutto sembra andare bene una volta per poi fallire le altre. Mi serve qualcosa che funzioni perché credo che il mio corpo sia al limite.

Diario alimentare 22/100

Questa mattina bilancia... 129. Devo essere felice perché ho perso un chilo? non credo proprio. Realisticamente non era possibile di più visto tutto il cibo che girava per casa in questi giorni e però sono particolarmente tesa a riguardo perché mi vedo in un vicolo cieco. Non mi arrendo, non posso, ma ogni mese che passa senza che il problema si sia risolto almeno in una piccola percentuale, la sensazione di potercela fare si affievolisce. Ma non è solo una questione di cibo e abbuffate fuori pasto... è la sensazione che queste si appiccichino ancora ad una vita malsana fatta di paure e vuoto. Un'alimentazione sana si collega ad una vita sana nella mia testa, dove ad esempio uscire a fare due passi per rilassarsi significa davvero rilassarsi e non tornare a casa in preda ad un attacco di panico con la sola consolazione di poter mangiare due pasticcini. Mi sembra una lotta impari, una specie di lotta contro i mulini a vento dove io sono sia chi lotta che il mulino contro cui lo fa. ma siccome non è finita fino a che non è finita... andiamo avanti.

domenica 7 gennaio 2018

indaco e cristallo

Sono una persona curiosa, motivo per cui spesso mi ritrovo a leggere libri su questioni magari lontane dal mio presente. Ad esempio sto leggendo un libro sui bambini indaco e cristallo. Ammetto che in alcuni passaggi mi perdo un po', ciò detto devo anche dire però che la strada tracciata per occuparsi di questi bambini non può che essere molto positiva, attenzione, amore, libertà ma entro certe regole, anche per chi ha un'aura, come viene detto, di diverso colore. Un tempo sembrava assurdo pensare che la terra fosse rotonda, era impensabile e assurdo se no la gente sarebbe caduta di sotto... forse un minimo di apertura mentale in più non fa male e in ogni caso, cercare di creare un mondo nel quale regni l'armonia e il benessere spirituale be' non sarebbe poi così male visti gli attuali risultati.

vorrei solo essere...

Si sa, a volte la mente si mette a fare associazioni ad una tale velocità che a livello cosciente magari nemmeno ce ne accorgiamo, come mi è capitato ora. Pensavo che a volte mi metto a fantasticare e mi vedo fare cose ridicole vista la mia situazione, tipo cantare al matrimonio di una mia cugina, matrimonio a cui realisticamente non riuscirò nemmeno ad andare. Pensavo a quello quando ho sentito solo un grande grandissimo bisogno: essere solo la donna di 34 anni, quasi, che sono. Ho sentito il bisogno di concedermi di essere quella che sono e non una copia sbiadita che assomiglia ad una adolescente timida che ha paura di tutto, di disturbare tutti e di non poter permettersi nemmeno di respirare. Basta.
Basta paura.

decorazioni & co.

Disfare le decorazioni natalizie è un passaggio curioso per me. Fino a qualche (parecchi) anno fa, era un momento odiosissimo. Ci stavo male e mi sentivo totalmente in balia di una tristezza che non se ne andava per parecchi giorni. Ora le cose sono cambiate, anzi, dopo tutto sento persino voglia di andare avanti, di voltare pagina e dirigermi verso i mesi a venire, cominciare a sentire profumo di primavera, d'estate, un gioco di possibilità per la verità mai colte... insomma, mi lascio alle spalle le vacanze e la loro atmosfera un po' magica, o almeno è questo che si chiede di solito alle vacanze di natale, per buttarmi con il pensiero in una nuova fantasia.
Però dai, in fondo se c'è un po' di illusione è perché c'è ancora speranza e di quella ne ho bisogno a quintalate...
per cui... benvenuti ai mesi che verranno...

sabato 6 gennaio 2018

In attesa che qualcosa cambi

Mi piacerebbe moltissimo riempire pagine e pagine di diario con cose divertenti e spiritose, aneddoti interessanti e coinvolgenti. Ma sarebbero solo fantasie, la mia realtà è molto più noiosa. L'altro ieri pomeriggio davanti a quel cavolo di semaforo ho avuto un forte attacco di panico e la verità, nella sua noia, è che a distanza di circa 40 ore sono ancora a pezzi. Era un po' che non mi capitava che un attacco di panico avesse conseguenze di così lunga durata... quindi be', spero solo sia un caso isolato, che non ha molto significato, ma per esperienza so che difficilmente sarà così per davvero. Quindi quello che posso fare è solo cercare di buttare fuori le emozioni negative che ancora avverto. In attesa che qualcosa cambi, ma per davvero perché sono stufa di stare male.

venerdì 5 gennaio 2018

lezioni emozioni e uscite

Ho finito da poco un paio d'ore di lezioni piuttosto toste. La ragazza che seguo è quasi più emotiva di me e il rimando, quando qualcosa non le esce, è ad un tasso di rabbia talmente alto che ogni volta che finisco con lei sono davvero provata. Avrei bisogno di aria, di distrarmi un po'. Il primo impulso che provo p quello di uscire, fare due passi, godermi gli ultimi giorni di lucine, le ultime ore di aria di festa. Solo che poi arriva il secondo impulso, quello che si ricorda del mio momento clou al semaforo ieri, con il panico a mille che mi spingerebbe a mettermi a letto, altro che uscite... e in tutto questo cosa fa sembrare l'idea dell'uscita più accettabile? Un vassoio di pasticcini. Gesù, sono un caso disperato. La soluzione più probabile quindi è che no, non uscirò ma passerò ore con l'immagine dei pasticcini davanti e alla fine sarò uno straccio, molto più di adesso.
Insomma... un normalissimo pomeriggio di queste parti... :/

ansia e controllo della vita

L'attacco di panico che ho avuto ieri pomeriggio è stato rapido ma così violento da restarmi appiccicato, con i suoi strascichi, fino a notte, e anche oggi mi sento ancora un filo stordita. Mi sembra già di vedermi la prossima volta ferma a quel semaforo... sudo solo al pensiero. Vedremo... devo dire che, a parte la questione peso, anche quella economica in questi giorni mi sta mettendo un po' in allarme, forse perché purtroppo la voce salute (tra psicoterapia e medicine) negli ultimi mesi ha pesato davvero più di quanto mi sarei immaginata sul mio bilancio... insomma è necessario un controllo serrato in ogni ambito, del resto spendere soldi in cibo che poi mi fa male sarebbe una delle prime voci da ridurre all'osso... ho l'impressione che mi ci voglia un controllo che di fatto non ho.
Ma si può sempre migliorare, giusto?

giovedì 4 gennaio 2018

Tentare di fregarmi...

Dopo una giornata più o meno decente, oggi verso le 16, sfruttando il fatto che una ragazza a cui faccio lezione sarebbe dovuta tornata a casa da sola, visto che non era super in forma e la cosa la metteva un po' in crisi, ho deciso di uscire e di accompagnarla io, ne avrei approfittato per fare anche un paio di commissioni. Così ho deciso su due piedi, cercando di fregarmi sul tempo e impedendomi di stare male, detto fatto, 5 minuti uscivamo di casa e 10 la salutavo con i suoi ringraziamenti e io proseguivo la mia uscita. Dovevo andare a fare benzina e sì, sono andata al supermercato, dove ho più o meno limitato i danni comprando pochissimo ma sfruttando il fatto di dover attraversare un paio di semafori e di strade, come esercizio. Salutata la ragazza, all'andata ero tesa ma mi sembrava di aver tutto sotto controllo. Al supermercato c'era una fila spaventosa, battito un filo accelerato ma quasi ok. Ritorno, passo un semaforo rosso, ok... poi arrivo al secondo. >Rosso anche quello. è stato un attimo. Mi sono chiesta "E se mi arrivasse un attacco forte ora? Sono qui, bloccata. Come faccio?", finito il pensiero PAM! Disastro in corso... un attacco fortissimo, nausea fortissima, fiato corto ma soprattutto una voglia esagerata di scappare, di fuggire da quella sensazione. Quello che era successo al semaforo precedente era che, avendo visto degli autobus mi è venuto spontaneo pensare a quando andavo al liceo, alla tristezza enorme di quando la mia vita ha preso una piega di merda per il panico, alla solitudine, a ciò che non ho vissuto... forse per questo 30 metri dopo, davanti all'altro semaforo il cervello mi ha mandata in tilt. Non ho fatto pace con il mio passato. E' un dato di fatto, controproducente ma vero. 10 minuti dopo ero a casa, ESAUSTA. Passato? Presente? Futuro? Cosa mi fa stare più male? Perché oggi sono stata davvero malissimo e questo mi rende triste. Mi sento come se ogni tentativo che provo per andare verso qualcosa di normale diventi una porta sbattuta in faccia. Diventa difficile ogni giorno di più. E ogni volta che accade la convinzione che prima o poi ce la farò, perde un pezzo.

Una vacanza per ricominciare a sognare

 
 
 
 
 
 
A volte l'unica cosa possibile è prendersi una pausa, allontanarsi dal solito tram tram per ritrovare se stessi e i propri sogni. Per questo Rebecca decide di partire, una vacanza nei luoghi di villeggiatura della sua infanzia e giovinezza, per ricaricare le pile. Ma le cose non vanno sempre come si pensa e quella vacanza che avrebbe dovuto essere solo una parentesi, diventa la porta su un mondo diverso. Una nuova vita la chiama. Una nuova vita che però ha al centro il primo grande amore, un amore sepolto sotto il passare del tempo ma che sembra non essersi mai spento. Tra paure, dubbi e incertezze, ascoltare il proprio cuore sembra l'unica strada. Avrà il coraggio per farlo?

mercoledì 3 gennaio 2018

diario alimentare 17/100

Oggi l'alimentazione non mi ha dato problemi, riuscire a contenermi e fare la ginnastica non è stato particolarmente difficile. Ciò nonostante quando sono uscita la seconda volta vero le 17per un giro con mia madre, sebbene l'ansia non mi rendesse le cose facili, non riuscivo a smettere di pensare che sarei uscita anche domani per andare in un supermercato e fare scorta. Gira che ti rigira il pensiero mi si incarta sempre lì. Oggi è andata bene ma più per caso. Non mi sento abbastanza forte da poter gestire le cose in modo diverso. Un giorno alla volta vale sempre come idea. Ma quanto sembrano pesanti!

Ci sono delle giornate che oggettivamente nascono storte.

Ci sono delle giornate che oggettivamente nascono storte. Nulla di particolare, solo un persistente nervosismo che diventa antipatico solo perché passa da una persona all'altra se non si sta attenti. Oggi credo sia una di quelle giornate. Il nervosismo di mia madre e la mia ansia appena sveglia rischiavano di creare un mix pericoloso così saggiamente ce ne siamo state una per parte, se non che poi entra in campo mio padre che, non si sa come, ha il privilegio di trasformare ogni emozione in una più potente per cui alla fine quello arrabbiato era lui. Così poi sono dovuta andare a prendere io mia madre in auto. E' stata sorprendente la rapidità con cui il mio corpo ha cominciato a lanciarmi mille segnali d'allarme, segnali che poi, di fronte ad una questione, prontamente ho tramutato in rabbia. Perché è questo che succede, spesso le emozioni di ansia mi si trasformano in una rabbia assurda. Ci sono alcune procedure emotive che si stanno trasformano. Non ne sono particolarmente entusiasta, ma non le rinnego nemmeno perché hanno una base di autenticità. Però andrebbero un "filo" controllate. Dopo anni, tanti, di terapia mi rendo conto che sul fronte emozioni ho ancora molto molto da fare.  

martedì 2 gennaio 2018

diario alimentare 16/100 e affini

Le mie teorie sul fatto che avere in casa cibo natalizio a vista togliesse allo stesso l'aurea magica delle abbuffate serali sarà pur valida ma crolla se si mangia comunque troppo durante il giorno, infatti sono aumentata ancora per tornare alla cifra tonda: 130.
Oggi ho provato a fare alcuni esercizi di ginnastica e mi sono spaventata dalla difficoltà enorme di portarli a termine. In effetti gli ultimi 10 kg, dai 120 ai 130 credo siano quelli che in termini di problemi, (dolori-difficoltà nei movimenti...) si stanno facendo sentire di più. Per forza, ad un certo punto si deve arrivare ad una specie di soglia limite. Sono molto preoccupata del percorso che mi aspetta anche perché sono consapevole del casino che aleggia nella mia testa per il panico. Anche oggi sarei dovuta uscire ma l'unica cosa che avrebbe fronteggiato il malessere dell'uscita sarebbe stata una qualche consolazione immediata e ne conosco una sola: cibo. L'unica cosa che mi avrebbe spinta fuori casa sarebbe stata una puntatina al supermercato. Frustrata dall'idea, ho desistito mancando però il mio impegno per l'uscita, così importante per me. Immagino che sarà sempre una sorta di altalena tra questi due aspetti. Perché purtroppo una ciambella o un pezzo di torta hanno sempre dalla loro l'attrattiva di un una consolazione immediata, che non trovo da nessuna altra parte. Quindi sarà sempre una lotta enorme. Ore 23.20, credo che per questa sera andrà bene con il cibo... ma domani, chi lo sa.

Credere di stare meglio.

In quella che oramai sembra essere diventata una mini abitudine, sono giorni che a prescindere dall'ora in cui mi sono addormentata, verso le 6 mi sveglio in preda all'ansia. Mi rendo conto che dentro di me sono presenti due forze diverse, una che prendendo come scusa l'anno nuovo, vorrebbe davvero migliorare, cambiare, crescere, andare avanti e raggiungere qualcosa; l'altra che ne è estremamente spaventata perché non crede sia possibile, non crede sia più che la solita illusione. Ma il fatto è che non mi rassegno. Sono successe troppe cose in questi ultimi 8 giorni, sollecitazioni che tra gioia e dispiaceri, mi spingono sempre più forte per andare avanti. E sì, ieri uscendo sono stata uno schifo. Eppure oggi ci credo un po' di più.

lunedì 1 gennaio 2018

Questi auguri mi piacciono :)


#fantedicuori...

 

 Re Di Denari nada

Non cerco un re di denari
io cerco un fante di cuori
sai la mia reggia dov'e'
sotto le stelle con te.
A chi mi offre denari
io gli rispondo picche
a chi mi offre dei fiori
tutto il mio cuore daro.'
La vita e' un gioco
mischia le carte
ride chi vince
chi perde piange
ma la partita
e' solo una
nella vita ci vuole fortuna
una rivincita non ci sara'
Addio bel re di denari
amo il mio fante di cuori
la tua ricchezza cos'e'
quando l'amore non c'e'
La vita e' un gioco
mischia le carte
ride chi vince
chi perde piange
Se muore il sole
nasce la luna
nella vita ci vuole fortuna
io la fortuna l'ho avuta con te

#1^gennaio, #mattinacoifiocchi

Che di per sé il giro completo di una lancetta sull'orologio non potesse portare chissà che novità concrete nella mia vita era un dato di fatto ma come prima mattina del nuovo anno sono un po' affranta. Prima cosa: uscire per accompagnare mia madre in chiesa. Tralasciamo il fatto che forse non ne avevo molta voglia, a infastidirmi è stato il fatto che un quarto d'ora prima di uscire ho cominciato a stare male. Aspetto positivo? Sono ansata lo stesso. Aspetti negativi? Ad un certo punto, nel mezzo dell'omelia, mentre io mi stavo concentrando sulla respirazione nemmeno fossi stata sul punto di partorire perché l'ansia mi stava paralizzando, il Don se ne esce dicendo che l'anno nuovo non cambia nulla nelle persone, che noi siamo esattamente le stesse di prima. Cosa verissima e sacrosanta ma non esattamente ciò che avrei voluto sentirmi dire. Onestamente un bell' anno nuovo vita nuova, per quanto favolistico, sarebbe stato più gradito per il mio stato. E poi... il ragazzo che mi è piaciuto un sacco fino ad un paio di anni fa, con sua moglie è stato la goccia che mi stava per far piangere. Mi piace ancora? Probabilmente no ma è l'ennesima occasione persa, l'ennesima volta in cui "gli altri sì, io no", l'ennesima volta in cui mi sono sentita respinta. Anno dopo anno anche questo aspetto fa male.
Per cui... come prima mattina del 2018 non c'è davvero male.
E dulcis in fundo... ora singhiozzo che non se ne va... ;)

#auguri, #buonanno, #felice2018


BUON ANNO!!!

... e benvenuto a questo 2018 che spero possa portare a tutti ciò di cui abbiamo davvero bisogno, in primis la speranza.
BUON ANNO!!! <3 <3 <3 <3