lunedì 31 dicembre 2018

della mia vita CODICE AMAZON Codice ASIN: B01N0Q20X6

Samantha ha superato da un po' la soglia dei trent'anni. Insieme alla sua migliore amica, gestisce un negozio di articoli da regalo che nel corso degli anni l'ha resa sempre più orgogliosa del suo lavoro. Ha dei vicini di casa simpatici che la fanno sentire un po' come la loro figlia. Tutto scorre sui soliti binari fino a quando, di punto in bianco, una mattina tutta la sua vita le appare vuota e incolore. Ogni sua scelta, ogni sua convinzione si sbriciola di fronte all'evidenza di quella solitudine profonda.  Così, complici i tubi dell'acqua del suo bagno che fanno i capricci e alcuni prodotti hot che vende in negozio, Samantha si ritrova in un mondo che non le appartiene e si concede una notte di passione, di piacere e di divertimento. Quel tipo di avventura che forse una volta nella vita ci si può anche regalare con la consapevolezza di doverla mettere da parte la mattina dopo.
Ma se dimenticare non fosse un'opzione?
Perché quella notte soltanto le stravolge la vita. Che fare allora? Cercare di ritornare al punto di partenza? Ma se non volesse? E, se ben più importante, non le fosse possibile?
Forse alla fine per Sam l'unica scelta da fare è andare avanti, un passo alla volta, alla scoperta del suo futuro.



https://kdp.amazon.com/amazon-dp-action/us/dualbookshelf.marketplacelink/B01N0Q20X6

https://kdp.amazon.com/amazon-dp-action/de/dualbookshelf.marketplacelink/B01N0Q20X6

https://kdp.amazon.com/amazon-dp-action/fr/dualbookshelf.marketplacelink/B01N0Q20X6

https://kdp.amazon.com/amazon-dp-action/it/dualbookshelf.marketplacelink/B01N0Q20X6

BUON ANNO

 
A TUTTI NOI CHE ANCHE OGGI ABBIAMO COMBATTUTO CONTRO IL PANICO E NON SI SA BENE CHI HA VINTO, A NOI CHE ANCHE QUESTA SERA PASSIAMO IL VEGLIONE A CASA Perché UN FUORI CASA NON è PROPRIO POSSIBILE, A CHI INVECE è FUORI MA SI è PORTATO L'ANSIA DIETRO…
A TUTTI NOI BUON ANNO
e chissà che magari questo 2019 riesca a darci un po' di serenità vera in più.


Sono molti anni che non affido più al cambio data sul calendario la speranza per qualcosa di nuovo. Magari al cambio di stagioni, ma non al cambio anno. Be', forse è ora di ritentare.
Questa mattina ho fatto colazione alle 10.30, di nuovo. Non è più una novità, e non è più una novità il motivo: voglio alzarmi tardi, perché così almeno parte della mattina è già andata e io non resto per ore vagando tra ansia e disagio per tutto quello che non ho, non faccio, non riesco a fare e via di seguito… certo che però dire apertamente che non voglio alzarmi presto perché così parte del giorno è già andato fa uno strano effetto. E allo stesso tempo però carica anche di responsabilità, la necessità di affrontare questa cosa che è sempre più simile alla depressione.
Ma in effetti che cosa potrei fare? Tra attacchi di panico, mancanza di titoli di studio e di lavoro, come si riaggancia il filo del vivere? Mi serve una routine che dia senso. Senso… salute.
Vorrei ritornare a divertirmi.
Lo vorrei davvero.
Vorrei ancora vivere un giorno con la serenità. Senza angosce, senza senso di fallimento. Vorrei trovare una strada anche oltre quello che non ho. Stare tra la gente, uscire. Perché poi in fondo torniamo sempre lì: il senso potrà esserci nel momento in cui avrò un minimo di controllo in più sulle mie giornate, o magari, non mi fregherà di non averne, di controllo, ma comunque vivrò.
E' assurdo come mi stiano mancando quest'anno quei mercoledì verso le 20 tra le lezioni e il gruppo con i ragazzi che ho fatto l'anno scorso. L'unica lezione fuori e il corso con i ragazzi e in mezzo quel giro al supermercato, dove stavo comunque spesso da cani (ferma magari a qualche semaforo rosso) ma che sapeva di un avercela fatta, in piccolo, sempre in divenire, ma tangibile. Mi mancano di quelle cose assurde, ed è proprio in quella nostalgia assurda che sta il bisogno di rimettere le cose apposto. Solo che sono troppe, troppo grandi, e allora occorre volare basso.
Ripartendo dalle basi… solo che… quali cavolo sono ste basi?????
Ultimo giorno dell'anno, mi sa che il bisogno di fare bilanci è quasi scontato. Certo, probabilmente ci sarà chi è nel pieno dei preparativi per i festeggiamenti. Io invece penso. Cioè, ma avrò avuto un giorno durante il quale sono davvero riuscita a non pensare? Non credo.
Comunque… a cosa penso? Ai soldi.
In effetti un cambiamento degli ultimi 2 anni circa è proprio quello: prima il futuro legato all'ansia mi spaventava come mancanza di possibilità di realizzazione personale, più legato al concetto vago dell'essere o meno felice, ora mi spaventa perché temo di non essere in grado di provvedere a me stessa, nei termini piatti piatti di soldi e salute.
Ah… soldi… è che davvero non capisco come posso mantenermi. Passo le giornate a prendere goccine. Mi sembra di essere diventata un cliché ambulante di quelle donne dei romanzi di epoche passate che sono ritratte sempre malaticce/indisposte.
Come guadagnare? Come?????? Qualche anno fa vedevo aprirsi alcuni spiragli, anche non convenzionali, ma oggi si stanno richiudendo. Oggi che il mio futuro non è più roba del futuro, ma è quasi piombata nel presente.

venerdì 28 dicembre 2018

negli anni mi è capitato spesso di pensare ai gruppi di sostegno e di autoaiuto, come quelli tra gli AA, so che esistono anche per l'ansia, devo ammettere che il pensiero mi ha sempre un po' lasciata perplessa, conoscendo la mia capacità di assorbire qualsiasi cosa, ho sempre avuto la sensazione che in un gruppo del genere avrei finito con lo stare male per i miei disturbi E in modo significativo pure per i sintomi degli altri. Forse però la consapevolezza ricordata ogni tanto, che ci sono altri che provano tutto questo genere di emozioni come dire, senza senso, potrebbe far sentire meno soli. Non so.
Se dovessi trovarmi di fronte qualcuno che soffre di panico avrei voglia di chiedere: quale è il sintomo che è più difficile da gestire, quello più invalidante.
E, quale è stato uno, o alcuni, tra gli attacchi di panico più forti che hai provato?

18 anni, 18 mesi, 18 settimane...

A volte mi viene un po' l'input per un progetto: 18 unità di tempo da definire per recuperare, uno alla volta, i 18 anni persi. 18 mesi potrebbe essere la mossa più sensata, ma a livello emotivo un anno e mezzo mi sembra troppo… quindi 18 settimane? o 18 blocchi da dieci giorni l'uno?
Per ogni blocco la missione è recuperare qualcosa che ho perso nell'anno reale corrispondente. Ad esempio il primo blocco corrisponde al mio 3 anno di liceo, a 16 anni. Che ho perso all'epoca?
Ricontattare amici, uscite, primi baci, prime volte, prima escursione seria con l'auto… sembra tutto molto carino, ma fuori portata al 99,9% per cui? A che posso mirare?
In teoria potrebbe anche essere un progetto carino, ma in pratica mi pare poco gestibile; stare lì a ripercorrere solo i ricordi di ogni anno mi sembra solo inutile. Occorre agire. E certo, nel primo anno la vera grande rinuncia è stata proprio quella di uscire di casa, scuola a parte, in modo sistematico, perché sistematico cominciava a diventare il panico per me. Ho perso mia nonna e la mia migliore amica, anche se per motivi diversi. E il panico, o meglio i suoi sintomi hanno iniziato ad influire sul mio rapporto con il cibo. Quindi queste cose importanti successe nel primo anno di malattia, come potrebbero essere 'recuperate-rielaborate' oggi?
Non so, forse il progetto potrebbe essere meno bislacco di quanto sembri, ma andrebbe studiato molto bene, con attenzione, sicuro non va iniziato tanto per… e anche gli obiettivi dovrebbero essere ben calibrati.
Pensiamoci su (non troppo) ma con attenzione.

la realtà che mi aspetta

amazon kindle
                                                        

Codice ASIN: B07MGS69MV
 
 
 
Miriam ha lasciato tutto per seguire il suo ragazzo in una nuova città, pochi mesi dopo però, lui le dice addio e parte con una nuova compagna. Miriam si ritrova così sola, in una città che non conosce. Che fare? Ritornare a casa? O dare un'altra possibilità al suo futuro?

Guardami amore Renga


ogni giorno.

Ci sono quelle notizie brutte, ma brutte brutte di fronte alle quali è perfettamente normale reagire male, stare male, piangere, rendersi conto che niente sarà più come prima. La morte improvvisa di un ragazzo giovane che conosci è una di queste. C'è qualcosa che sfugge alla comprensione, come è giusto che sia.
Qualcosa che però, come sempre mi invita a riflettere.
Qualcosa che ti dice: dai valore alla tua vita, fanne ciò che vuoi ma che sia qualcosa di bello.
Di fronte a certe notizie non sono in grado di reggere, ma forse nessuno se lo aspetta.
Sono io che mi dico: ma che combini? Per forza che a certe non reggo, non reggo a niente! E allora? E allora cambia!
Le brutte notizie non ti risparmiano mai, mai; davvero, puoi isolarti dove vuoi ma ti trovano sempre, in fondo spetta a noi cercare di agguantare quelle belle. Non possiamo fare altro.
18 anni persi non so bene in cosa.
18 anni persi mi autorizzano a gettare la spugna anche per i prossimi?
Credo di no.
Trovare il modo è il mio compito. Ogni giorno.
Perché, per ora, i giorni li ho ancora.

martedì 25 dicembre 2018

Natale… in fondo sì, credo proprio che il Natale sia soprattutto uno stato mentale. Da bambini è facile, colori, luci, regali… da grandi se si hanno dei figli è un po' una riproposizione di tutto per loro, se no è un giorno strano. Un giorno che dovrebbe essere diverso in positivo ma non lo è, così per aspettative deluse finisce per diventare diverso in negativo.
Per lo meno, questa è la mia esperienza. Ma stando alle statistiche so di essere in numerosa compagnia. Ed è curioso, perché in linea di massima sento molto e in senso buono le vacanze di natale, ma non il giorno di natale, che anzi, da anni, troppi, mi sembra diventato un concentrato di ansia. E non c'è davvero nulla di razionale in questo, però è così. Gli anni passano, passano sempre più veloci e mi chiedo se a breve proverò nostalgia anche di questi momenti di ansia natalizia.
E' che il trucco sarebbe sempre lo stesso: senza aspettative enormi, cercare di stare bene, per lo meno tranquilli.
Ma per chi soffre di ansia il " per lo meno tranquilli" proprio non esiste…
e allora, se aiuta a contenere l'ansia, tanto vale pensare che è un giorno come un altro… non si sa mai… ;)

buon natale

 
Perché TUTTI NOI ABBIAMO BISOGNO DI CREDERE, E DI VIVERE, UN MAGICO NATALE!

AUGURI!!!

lunedì 24 dicembre 2018

una domanda

Le luci e il maggior via vai natalizio, hanno smorzato l'effetto più triste del mio rientro, lasciando però tante riflessioni che troveranno modo anche nei prossimi giorni di emergere in tutta la loro potenza. Per ora so che c'è meno malinconia del previsto e, per così dire, mi godo questa cosa un po' diversa da quanto messo in preventivo.
Una cosa però mi fa ridere, per non piangere. In mezzo a tutte le considerazioni, il bisogno di uscire più spesso, di andare, di stare fuori è davvero diventato l'obiettivo primario e questa mattina ne avevo già l'occasione. E sì, sono uscita, e sì ho più o meno fatto quello che dovevo ma sono ormai 10 ore che combatto con un'ansia da pazzi… c'è da ridere, c'è da piangere… io non lo so. So che ho davanti un percorso che definire in salita è un eufemismo.
Per questo quella città di mare dove sono stata ha qualcosa di adatto a chi soffre di panico come me, perché non toglie la crisi di ansia, ma ti facilita nell'affrontarla, ti dice: "Esci di casa, respira l'aria e lasciati andare…". E una volta e due… e mille, magari cambierebbe qualcosa, quando invece qui, la struttura della città fatta tutta di salite e discese e lontananza da casa mia, ti fa passare la voglia anche quando male non stai. (del resto è successo mille volte che io non uscissi perché la fatica di gestire la lontananza era troppa.)
comunque io sono qui… e so cosa devo fare.
resta solo una domanda: fatica a parte, lo farò???

sabato 22 dicembre 2018


La luna sarà sempre la stessa, ma la magia che trasmette forse no. 
Domani si torna a casa e non ci vuole un genio per capire che sono un pochino giù di morale... 
Sempre la solita storia: sarei giù probabilmente a prescindere, ma come sempre la consapevolezza di tornare al  niente che è la mia vita non aiuta. 
Ogni volta mi dico che dovrebbe essere un monito per il mio rientro a casa, ogni volta spero di farcela. Fino ad ora direi che non ci siamo. Eppure la magia, la possibilità, è sempre qui, a portata di ogni mio gesto. Non è strana la tristezza che provo ora, è triste piuttosto che non riesca a cambiare mai. 

Un cassiere carino

Rientro ora dall' ennesimo, ma a questo punto credo penultimo, giro al supermercato. Un po' stanca ma soprattutto confusa. La verità? Sono stata capace di essermi presa una "cotta" per un ragazzo che ci lavora. E se guardo la cosa con il distacco necessario so che non è per niente la prima volta. Un ragazzo molto carino, probabilmente sui 25 anni circa. Io sono fatta così:Non ho storie vere, non nemmeno la possibilità di conoscere qualcuno a tal punto da provare sentimenti veri, per cui mi rifugio in cotte così, vuote. Insensate. Del resto tutto potrebbe far brodo, come si dice, in fondo i flirt credo nascano proprio così: da un sorriso e uno sguardo. Ma non per me, io sono così bloccata da non rispondere nemmeno ad un saluto,mentre che meno sfruttare la possibilità che c'è stata anche oggi di scambiare un paio di battute, presa da insicurezze e vergogne, non contemplo nemmeno che un cassiere possa essere gentile fosse anche solo per educazione. Credo solo sia pronto a giudicare. E allora altro che cotta... il problema è che forse anche una relazione potrebbe nascere da un sorriso, non solo un flirt, ma se non mi do mai l'occasione di sperimentare, di credere... sarò sempre sola a prendermi cotte immaginarie per il primo che mi sorride, sapendo che però tanto non succederà mai niente. 
Questa notte tra l'1.30 e le 2, come in un film, ho ripercorso tutta la strada della mia vita dal primo attacco di panico, anno dopo anno come tutto è diventato vuoto, sterile eppure faticoso. Non riuscivo a smettere di pensare a tutti gli anni. Sono tanti, troppi, alla fine mi sembrava persino che le pareti della stanza si schiacciassero addosso a me, perché mi sembrava impensabile che per 18 anni la mia vita fosse stata solo questo. Ma è andata proprio così fino al punto che persino il sorriso di non cassiere carino mi manda in crisi. Forse sarà meno grave del non riuscire ad uscire per una crisi di panico ma rende triste la vita. Perché non sarà il grande amore né la possibilità di un flirt ma è un bel ragazzo, o ancora meglio una persona e sarebbe più bello se non avessi paura di chiunque. Anche di un cassiere carino. 

giovedì 20 dicembre 2018

Panico vince facile con me

Mi piacerebbe molto scrivere qualcosa di diverso, ma la verità è che anche oggi il panico con me ha vinto facile, molto facile. Ieri non sono uscita perché pioveva, ero stanca e ho pensato di usare la pioggia come scusa. In realtà non ci sarebbe voluto un genio per capire che era un errore madornale, infatti oggi, pure senza pioggia non sono andata da nessuna parte perché avevo dentro una paura folle di uscire di casa. E due briciole di energia rimaste da un giorno così mi sono servite per una doccia. E pure questa sera, al momento della puntura a mio padre, operazione che richiede circa 3 minuti, ho avuto davvero paura di non farcela perché di nuovo, al momento di fare, ho avuto un picco di ansia bestiale. 
Domani ho un mucchio di cose da fare, in parte anche quelle non fatte oggi. Tremo al solo pensiero. 
Tremo al pensiero che la mia vita sia poi tutta qui. Che peggiorerà anche. Tremo perché non sono capace di affrontare niente. 
Anche oggi il panico ha vinto, è io vedo ancora più lontana una minima normalità. 
 I blog che incontro spulciando qua e là sono, più o meno professionalmente, dedicati a qualcosa di specifico, che siano per ricette di cucina, recensioni di libri, musica o film, lavori a maglia o giardinaggio, danno idee in merito a qualcosa, o sono divertenti racconti di spaccati di vita. 
A me invece pare di ruotare perennemente intorno al niente, perché forse sono un pochino esperta di panico ma questo mi porta ad una vita vuota. 
A causa di forza maggiore Non sono ancora tornata alla mia solita casa, non so quando ci tornerò e questo (tanto per cambiare),mi destabilizza, come se fossi chissà dove è con chissà chi, e non con mio padre cmq in casa nostra. Per cui non so, a volte ho l'impressione che La mia 'specialità ' sia quella di non essere fatta per gestire questo mondo... magari sarei stata più a mio agio nella vita del secolo scorso? No, in realtà non ci credo nemmeno io ma di fronte a questo perenne stato di disagio forse è quasi lecito sparare stupidate... 

mercoledì 19 dicembre 2018

Ieri sera ho visto un film all' interno del quale si parlava di una rimpatriata di compagni delle superiori. In molti film compare questo elemento e molto spesso una costante è che i super fighi ai tempi della scuola siano diventate persone non proprio realizzate nella vita mentre i cosiddetti sfigati abbiano fatto faville. Ci penso perché se io dovessi andare ad una rimpatriata potrei solo ammettere di non aver concluso nulla, né ai tempi della scuola né poi. Così stanno le cose. La bellezza del tutto però è che quello che è stato, quello che è, potrebbe però cambiare un domani. 
Mentre rientravo a casa ieri pomeriggio sul tardi, alcuni ragazzi che stavano pescando, stavano ritirando le loro cose, uno di loro camminava nella mia direzione e per mezzo secondo ho provato a pensare a come sarebbe stato se fosse venuto a parlare con me. Ho subito guardato altrove. E so che lo avrei scansato, perché non avrei mai creduto ad un suo interesse nei miei confronti. Succedeva anche un tempo. Non so esattamente come funzioni, ma so di aver scansato migliaia di sguardi temendo prese in giro, temendo di non essere all'altezza... Non so cosa sarebbe potuto succedere altrimenti ma qualcosa di sicuro sì. Se ci si chiude sempre a riccio, difficilmente qualcuno si potrà avvicinare. È così che invece funziona per alcuni, ci si apre al mondo, agli altri e si gode di quello che si trova. A volte farà magari male ma a volte ci si potrebbe anche divertire... 

martedì 18 dicembre 2018

Mattina molto complicata... fuori è una splendida giornata di sole e avrei voluto uscire per respirare un po' d'aria fresca, purtroppo non riesco a schiodarmi dalla stanza. Sono esausta, chiamiamola depressione, panico, essere fuori allenamento... il risultato non cambia,  sono ko. So che questo pomeriggio dovrei uscire per altre commissioni e so che mi manca il fiato già da adesso. Si sentiva nell' aria che questo autunno mi avrebbe sbattuto sul muso tutto il fallimento della mia vita, è sta succedendo. Eccome se sta succedendo. In mezzo a tutto questo mi è tornato in mente prepotentemente il problema soldi. La raccolta su gofoundme.com in lotta con il panico, non sta dando nessunissimo risultato è tra poco i soldi cominceranno a servire, poi ci sarà anche il dentista e io non so più che fare. Mi sento frustrata e inadeguata come non so. E  allora sale la rabbia, rabbia perché quando ho iniziato a stare male nessuno c'ha capito un Cazzola e questo è il risultato. Ma è solo uno sfogo di rabbia ,perché avrei potuto correggere il tiro mille Volte in questi anni, è solo io non ci sono riuscita. Mi serve salute, soldi, sorrisi, sesso... Ho giocato con le s, ovvio, ma mi serve davvero una vita tutta diversa.  

lunedì 17 dicembre 2018

Mh, devo dire che più passa il tempo, più il bisogno di avere definizioni chiare per ciò che è verità o finzione, per me si fa sempre più impellente. Capisco che su certe questioni non può essere o tutto bianco o tutto nero, ma su altre le sfumature proprio non sono contemplate. Immagino sia un modo per avere dei punti fermi in mezzo a emozioni perennemente alla deriva. Per questo quando leggo di certe notizie mi va il sangue al cervello. Ultimamente si ritrovano spesso in rete i convinti sostenitori del fatto che la terra è piatta... È  piatta... giuro, mi viene mal di testa di fronte a cose così perché come combatti certe idee/pregiudizi psicologico etico sociali se nemmeno un fatto provato da mille fonti, non ultimo le foto dallo spazio, riesce ad essere ritenuto vero in assoluto ? Ok, lo spirito critico è importante, pensare con la propria testa ancora di più, ma ci saranno pure dei limiti altrimenti non vedo come si possa combattere l'ignoranza se tutti quelli che sono esperti di qualcosa invece che persone competenti,  vengono ritenute solo persone credulone o che ingannano gli altri per interesse di non so che cavolo di poteri forti. Che poteri forti ci dovrebbero essere dietro la terra che è quasi rotonda? Cioè siamo arrivati dell'assurdo che ha più credibilità chi non sa un cazzo di niente delle cose! 
NON MI PIACE PER NIENTE!!!!!! 
Di ritorno dell'ennesima commissione per mio padre. Certo è una bella giornata quindi, probabilmente, sarei uscita lo stesso. Tralasciando un secondo il panico che a parte un momento sulla via del ritorno, è stato sotto controllo... Sono comunque a terra. Ieri sera parlavo con mia madre dello stato  ansioso a mille della sera precedente e lei mi ha detto senza mezzi termini che non sto facendo poi niente di che... per carità lo so anche io ma stare così male per un 'niente di che ' demolisce l'umore. Questa mattina mio padre sembrava star peggio di ieri e mi è venuta paura di restare bloccata qui... mentre poi andavo in negozio oggi, mi sono resa conto che la mia permanenza prolungata qui non verrà fondamentalmente notata da nessuno, a parte una lezione da annullare non cambia niente per nessuno... credo sia la definizione più coerente della solitudine: esserci o meno non cambia ...
Forse mia madre ha ragione nel dire che non sto facendo poi niente di che... ma ho 34 anni, è la mia vita non so dove sia finita... È ovvio che non sono pronta ad occuparmi di quella degli altri. Sono stanca, mi fa di nuovo male la schiena e se dovessi bloccarli di nuovo saremmo nella merda totale... 
A volte non ci credo di aver permesso al 'panico' di farmi questo... È lo metto tra virgolette perché in fondo so  che il panico sono io... ma come ho fatto a rendere la mia vita una tale distesa di niente? Come si fa per 18 anni a lasciare le redini a questa cosa? Come... 

domenica 16 dicembre 2018

Questa mattina pioviggina, non serve nulla per cui me ne sono rimasta a casa. Tanto meglio perché devo smaltire la botta di ieri... Non di alcool ovviamente ma da una giornata cominciata con l'ansia a 100, finita con l'ansia a 1000. Ieri mattina ennesimo giro in farmacia e supermercato. Un'ora e mezza di camminata con borse e borsine al massimo delle possibilità essendo a piedi. Entro in farmacia e nel negozio età voilà: vedevo le pareti inclinarsi... più che parlare balbettavo, cuore a mille, nausea e tutto il solito pacchetto. Sono arrivata in casa e per qualcosa tipo 40 minuti sono rimasta seduta sul divano a guardare fuori dalla finestra in silenzio senza nemmeno la forza di pensare. La soluzione sarebbe stata uscire di nuovo un po' nel pomeriggio, lo so, è il modo migliore per riprendersi, ma non ci sono riuscita, così verso le 18 ecco un mal di testa micidiale passato solo dopo le 21, l'ansia non se ne andava e l' Ho alta anche oggi. D'altronde non avrò mica davvero pensato che di fronte ad una mini emergenza sto panico mi avrebbe lasciata momentaneamente stare?!? 
È che questa situazione di mio padre, noiosa e dolorosa ma facendo le corna, non grave, conferma al 1000 % quello che di cui mi sto accorgendo sempre più: al di là della vita migliore per me, sono le persone che ho intorno ad aver sempre più bisogno di una me funzionale ma io non so come fare... Non so affrontare la realtà. Vorrei poterlo fare, vorrei migliore, uscire, guidare. Ma riesco a malapena a camminare...
In mezzo a tutto questo.. sogni erotici a gogo ogni notte, desideri ogni giorno, ma come è sta storia?!? Voglia di vivere appieno? 
Boh, nel frattempo passo e chiudo e buona domenica 

venerdì 14 dicembre 2018

Questa mattina uscire di casa per fare le commissioni per mio padre, è stato, tanto per cambiare, difficile.  Sono uscita di casa in preda ad un attacco di panico carica di tutto il disagio emotivo di ieri, consapevole di tutti i miei limiti culminati poi nella serata di ieri quando in attesa della visita della dottoressa, mi sono rintanata in camera al buio affinché non si notasse la mia presenza. Inoltre ho saputo di un fatto grave che riguarda un ragazzo che conosco, un po' più giovane di me, un fatto che se confermato chiuderebbe in modo tristissimo uno degli ultimi agganci che ho con quel passato che dopo anni di malessere, mi sembra ormai quasi mitico. A mille di queste cose pensavo tristemente oggi, con la tensione che si accumulata fino alle lacrime nascoste agli altri passanti da sciarpa e berretto d'ordinanza visto il clima. Il dolore mi arriva addosso da più parti e in forme diverse, eppure, ed è assurdo, questa sera, di nuovo, ciò che sento di più è una voglia matta di sesso. Sono matta io  o il cervello si difende come può da un sovraccarico emotivo negativo? Mah... 

giovedì 13 dicembre 2018

Il colore del mare

Prima ero fuori per una passeggiata. Ad un certo punto mi stavo per perdere nell' ammirare i bellissimi colori del mare un po' arrabbiato ma poi ho lasciato perdere. Sono uscita di casa tardi per non incontrare la dottoressa che dovrebbe venire a visitare mio padre, ho avuto paura di guardare il telefono per tutto il tempo è non sarei in grado di guidare per portarlo alla Asl del posto a 5 minuti di macchina da qui. In tutta onestà vorrei capire cosa me ne può fregare di che colore è il mare oggi.  In quello che sta succedendo adesso c'e tutto ciò che sto temendo da un po': Non sono in grado di gestire la mia età né quella dei miei, di conseguenza non sono in grado di gestire niente. Paura di rispondere al telefono... ma dove diavolo penso di andare?!? 

mercoledì 12 dicembre 2018

Un altro pensiero che mi ha tenuto compagnia oggi è stata la voglia di sesso. Tutto è iniziato questa notte con un sogno erotico che però come spesso succede non va a buon fine. Cioè sento forte l'eccitazione ma non riesco a soddisfarla. Probabilmente perché l'eccitazione è reale e dunque il sogno non può placararla. O forse perché nella realtà io non so come è  fare sesso, se non con me stessa. Non l'ho mai fatto ma mi manca e del resto sono perfettamente consapevole di essere lontanissima dal poterlo fare, fosse anche solo come una sveltina e via. Sono troppo intimorita e insicura per concedermi la vicinanza necessaria con qualcuno fosse anche solo per sesso occasionale. E allora sogno, anche se i sogni non bastano. E allora gioco da sola, e sa  il cielo quanto è stato bello oggi ma quanto è comunque insufficiente... e allora tutto resta lì, tutto nel mucchio delle mille cose che vorrei per me ma non riesco. 
Vorrei svegliarmi una mattina e iniziare a fare tutto quello che ho perso.  Vorrei poterlo fare senza troppa fatica... Un altro sogno che non andrà a buon fine...
Oggi è stata una giornata dalle mille sfaccettature. Ovviamente in prima linea nella mia testa c'è l'ennesimo attentato ma come spesso accade con le cose troppo più grandi di me, resta sospesa nella mia testa come una nuvola dentro la quale spaziano altri mille pensieri. 
Mio padre oggi non è stato molto bene, dei dolori gli hanno impedito di muoversi. Io ho fatto un salto in farmacia ma senza ricetta medica non hanno potuto fare molto. Non credo sia nulla di serio ma è l'ennesima riprova di quanto ci sia bisogno di una me funzionale. Invece non sarei nemmeno in grado di prendere la sua auto e accompagnarlo da un medico. Ho 34 anni, cosa cazzo ho fatto della mia vita? Oggi sono uscita due volte per un totale di più di 3 ore, aiutata dagli ansiolitici, non è andata male ma NON PUÒ ESSERE PIÙ SUFFICIENTE, nemmeno lontanamente SUFFICIENTE. Io ho bisogno di altro, la mia famiglia ha bisogno di altro, anche economicamente ma non solo, proprio a livello di fare-uscire-guidare. È sempre più frustrante fare i conti con tutti i miei fallimenti, anche se li chiamo limiti. Guarire, cambiare davvero... ma come si fa? 

martedì 11 dicembre 2018

Oggi ho all'attivo quasi 4 ore di passeggiata, non sempre allo stesso ritmo ma cmq, visto anche il mio peso, direi che posso anche permettermi di essere stanca. Nel complesso la giornata è stata buona e l'ansia relativamente sotto controllo, (cioè c'era ma senza mandarmi al manicomio). I pensieri però sono stati ancora tanti, Su 3 filoni diversi.
1- qui i lavori spesso non seguono esattamente il classico orario d'ufficio e la cosa mi piace. Ho bisogno di impegni che siano anche strutturati in modo non convenzionale perché nemmeno io lo sono troppo.
2- ancora nostalgia per i tempi andati durante i quali stavo bene, è difficile scrollarsi di dosso il rimpianto per tutto ciò che non è stato ma sappiamo che non fa affatto bene. 
3- la considerazione sempre più urgente del fatto che io ho paura prima il mio futuro, ma che prima di un ipotetico futuro non determinabile nel tempo, potrebbe essere la mia famiglia ad aver bisogno di me. Solo che io sono ancora in alto mare... 
Tanti pensieri. Tanta paura. 
Posso solo dire: speriamo di farcela!!! 

lunedì 10 dicembre 2018

Da ieri sono ancora qui al mare... 4^ volta in 18 mesi... chi l'avrebbe detto... Ovviamente la partenza è stata in forse fino all' ultimo ma non mi aspettavo nulla di diverso. Il fatto è che sia i motivi che mi spingevano a venire che quelli che spingevano per farmi stare a casa sono probabilmente visioni troppo parziali di quella che dovrebbe essere la mia vita. Per venire premeva il volermi allontanare dalla tensione tra mio padre e mio zio almeno per un po', per restare l'idea di non volermi isolare anche dalle 3frequentazioni sociali che ho. Tutto giusto tutto vero... ma tutto parziale. Sono qui e sono felice di esserci perché camminare cambiando aria mi fa bene. Per il resto ieri mi sono resa conto di una cosa: questo posto è magico perché nella sua normalità mi allontana quel tanto che basta dal mio modo distorto di vivere per ricordarmi che le cose possono e devono essere più semplici. Questo posto è anche casa mia e mi vuole più sana.
Per ora l'ansia è relativamente sotto controllo ma il futuro mi spaventa. Perché temo di non essere in grado di gestirlo.
Ma sono qui anche per questo, per respirare e ricordare che ci può essere altro per me oltre all' ansia e alla paura perenne.

giovedì 6 dicembre 2018

per farla breve...

In questi giorni sto trafficando con le decorazioni natalizie e questa mattina, mettendo le lucine esterne, mi sono venuti in mente alcuni film soprattutto americani dove si vedono i ragazzi decorare le loro stanze con delle lucine in modo permanente durante l'anno. Ho pensato che è bello, ho pensato che mi sarebbe piaciuto all'epoca e poi ovviamente ho pensato a quante cose sono andate diversamente da come avrei voluto dalla mia adolescenza in poi. A conti fatti qualsiasi scusa è buona per arrivare a quel pensiero.
Per farla breve ho idea di non aver ancora fatto e chiuso i conti con il mio passato.
Per farla breve questo è un male…

Le giornate appena trascorse sono state strane, non posso che definirle così perché a fronte di un andamento quasi funzionale, ho avuto due crisi di panico fortissime. Una tra sabato e domenica notte e una martedì verso le 18. Davvero forti come non avevo da un po', martedì sono stata male fino a tarda sera, sono andata a letto senza cena, insomma, un'intensità che da parecchio non sperimentavo. Non so, da una parte sto facendo di più a livello fisico, quindi il mio corpo magari più stanco, poiché debole manifesta il malessere con il panico, dall'altra non sono soddisfatta. Però è pesante.
Riesco a prendere meno ansiolitici durante il giorno per poi recuperare (quasi) nel giro di una mezz'ora tutto. Tra poco ci sono le vacanze. A me non cambia molto sul fronte impegni però spero che lo spirito natalizio mi rassereni un po', perché l'andazzo è davvero duro. E il mal di stomaco+testa semi perenne lo conferma.
e, per farla breve, ne sono stufa.

domenica 2 dicembre 2018

Mi verrebbe da chiedere…
qual è stato il momento più difficile oggi? Dove eri e con chi quando ti ha preso il panico, quello che leva il fiato?

attacco di panico notturno

Ieri sera ero preoccupata per questa mattina… di per sé la mattinata non è andata male, in compenso questa notte verso le 3 ho avuto un attacco tremendo, fortissimo, come sono sempre quelli notturni. Non posso dire che non me lo aspettassi, già ieri sera mi rendevo conto di essere molto carica dal punto di vista ansiogeno, però è stata una batosta. Poi mi sono alzata ad un'ora decente, mi sono preparata, ho fatto colazione e ho cercato di vivere la mattina meglio che ho potuto. E male non è andata, ma mi sono sentita così sola. Sola, sola in mezzo alla vita degli altri senza una mia. Decidere di interrompere questo modo di pensare, di stare, potrebbe essere anche una mia scelta, già, ma puntando su cosa? Ogni tanto mi sembra di avere qualche idea, qualche spunto che poco dopo però naufragano in alto mare.
Eppure domani è un nuovo lunedì. Un giorno nuovo da plasmare. Io spero, quanto meno, di non sprecarlo… già già.
… buona serata...

sabato 1 dicembre 2018

domani...

Allora… sabato sera e la situazione è questa: ho passato mezza giornata a disperarmi per i soldi che non ho, e poi verso le 18 mi sono 'ricordata' del solito impegno della domenica mattina e sono andata in paranoia. Per una serie di motivi (impegni con i lavori della mia camera e il mal di schiena) è da martedì 20 novembre che non esco di casa, più di 10 giorni e il risultato è che al pensiero di uscire domani mi scatta un bell'attacchino di panico a cui poi si somma una sorta di disagio generale preventivo. Un capolavoro insomma… 10 giorni che non esco di casa, onestamente detto così sembra incredibile. Cioè, anche escludendo scuola e lavoro, ma chi è che non esce di casa per un giorno, non per dieci! Eppure eccomi qua… domani mattina speriamo l'ansia sia gestibile, se no ciao!
Ok, il mal di schiena è stato un evento non previsto, ma è proprio questo genere di cose che dovrei evitare. Non posso permettermi pause perché per ogni passo avanti, ne rischio 3 indietro quando mi fermo.
Per ora, inspira… espira… e speriamo in bene!

venerdì 30 novembre 2018

si parla di soldi...

Mh… che dire di bello della giornata di oggi? Ansiolitici a volontà e prima della lezione con una ragazza, una paura che ha sfiorato il ridicolo. Motivo? Non lo so, forse quella solita sensazione di emotività alle stelle che fa vivere ogni cosa come una montagna da scalare. Ma non è quello che mi sta mettendo in crisi. La crisi vera sono i soldi. Soldi che non ho, soldi che non riesco a trovare. Se penso che ho persino attivato una campagna di raccolta fondi su GoFoundMe  (in lotta con il panico), mi vengono i brividi. Non ha ancora aderito nessuno, ma mi sento così a disagio, come se li rubassi. Però così stanno le cose. E sono anche arrabbiata con me stessa, non ho mai guadagnato cifre degne di nota, proprio per niente, ma se li avessi usati con più parsimonia non sarei in questo casino ora. Non so come farò con la cifra che mi serve, ma capisco come la questione economica, al di là di mille balle, sia essenziale per un buon senso di autostima. Non è l'unico elemento, sia chiaro, ma è uno dei più tangibili nel misurare il senso di riuscita. Sebbene la crisi di questi anni abbia complicato decisamente le cose, riuscire a pagarsi almeno gli esami del sangue in autonomia sembrerebbe quasi il minimo sindacale…

giovedì 29 novembre 2018

il secondo attacco di panico

Come una sorta di aspetto speculare, più penso alla situazione attuale, più in contemporanea, mi ritornano in mente i primi attacchi di panico. E su una cosa so di essere assolutamente 'da manuale', nel ricordare, cioè, i primi due attacchi. I successivi sono un ammasso nebuloso di attacchi, alcuni magari spiccano nei ricordi per la particolare forza, ma sono più un insieme. Il primo e il secondo invece sono un po' isolati. Del primo ho già raccontato più volte, del secondo forse meno. E' arrivato circa due mesi e mezzo dopo il primo, come a dire che il mio inconscio stava cercando di vedere se avessi cambiato quello che mi faceva male? E' arrivato alla festa per il capodanno 2001. Ricordo che mi trovavo in questo salone di un oratorio, una festa onestamente abbastanza semplice, quando ho cominciato a sentirmi male. Così so di aver passato un tempo rilevante seduta in un angolo attaccata ad un cestino della pattumiera, temendo di dare di stomaco. A differenza del primo, avvenuto ad una ventina di minuti dal rientro a casa dopo una serata in discoteca, quello avveniva nel mezzo di una notte che sarebbe finita solo alla mattina dopo, per cui so che ad un certo punto l'allarme deve essere rientrato perché la serata è continuata. Nei giorni successivi poi sarebbe cominciata la lunghissima serie che mi ha portata fino ad oggi, con la classica paura di aver paura. Ma quella sera di capodanno invece ero stata presa ancora alla sprovvista; la cosa curiosa è che prima che il panico diventasse proprio una costante h24, gli attacchi che avevo, sebbene frequenti e quindi già preoccupanti, mi venivano sempre e dico sempre in contesti di presunto relax/divertimento. Paradossalmente non ne avevo a scuola ad esempio, anche se andavo male, ma invece ne avevo eccome nel tempo libero, sull'autobus, di notte, alle feste, al mare e in vacanza…
Ci penso, e ancora, anche se so di sbagliare, cerco quel comune denominatore per capirci qualcosa oggi. Ma dopo tutto quel tempo non è più così che funziona, eppure cerco...

sono anni..

Questa mattina me ne stavo seduta alla scrivania, con la pomata sulla schiena, cosciente che va meglio dei giorni passati ma il dolore non è ancora passato del tutto, mentre mia madre spolverava casa. Ha 77 anni… per dire. Ho provato una vergogna assurda. La provo spesso, ma non è il sentimento giusto. Solo che, in effetti, in casa sono fondamentalmente inutile. Dove non arrivano gli acciacchi dell'obesità, arriva la mancanza di energia della depressione o quel che è. Dove non arrivano gli acciacchi e la mancanza di energie, arriva il fatto di dovermi far mantenere ancora in tutto e per tutto, di non essere minimamente indipendente dal punto di vista economico. Tu hai un'idea di quello che dovrebbe essere la tua vita e poi, un livello alla volta arrivi a levare tutto e cosa resta poi? Tensione e paura.
Nell'ultima settimana, di nuovo, da più voci è tornata in auge la questione del mio peso. Che ormai è quasi troppo tardi, ma che dovrei fare qualche ultimo tentativo. Che sono in tanti ad essere preoccupati, che in fondo lo devo ai miei… la solita zuppa che ogni tanto salta fuori. Poi quasi in contemporanea c'è una tensione in casa, io la assorbo come una spugna, mi devo buttare sugli ansiolitici e via… il circo ricomincia.
Sono anni che continuo a guardare le cose da una prospettiva sbagliata. Potrei dire che vado allo sbaraglio, in realtà non vado proprio da nessuna parte. Tutti mi propongono percorsi complicati, io non riesco letteralmente a schiodarmi dal tavolo della sala. Non posso controbattere niente perché in effetti vista la mia situazione, non ho ragione di niente. Ma è evidente che mi è impossibile prendere seriamente in considerazione alcune strade. Quello che mi stupisce ogni volta è come le difficoltà che provo siano dimenticate. Che poi forse è più un discorso del tipo: se hai una difficoltà, qualcuno ti aiuterà a risolverla, senza se senza ma, e come mai tu ci stia sguazzando ancora dopo 18 anni resta un mistero del cosmo…
Forse la risposta è che ho sempre puntato alla vetta della montagna rifiutando i piccoli passi, forse che continuavo a vedere le cose da una prospettiva errata.
Forse questa è la volta buona, o forse no. Quello che è certo è che c'è una sorta di laccio che si stringe sempre più al collo, come a dire che il tempo è finito. Lo sento io, me lo fanno sentire gli altri.
L'ho detto l'altro giorno, quando c'è un impedimento, come il mal di schiena esterno al panico ma che mi blocca, mi dico quanto sono stupida a non approfittare della vita che potrei vivere ogni giorno. Eppure la crisi passa e poi ritorna l'ansia ad inchiodarmi qui.
E poi penso che settimana prossima devo fare gli esami del sangue e non ho nemmeno i soldi sufficienti e mi metterei a piangere, poi c'è il dentista e le altre tasse… credo sia proprio la questione soldi ad aver innescato l'ultima stretta al cappio, per dire. Non ho nemmeno l'autonomia per esami e controlli di routine.
Così non si può nemmeno ipotizzare di pagare qualcuno per fare ciò che non posso fare io…
per certi versi è come se carte fossero state scoperte tutte d'un colpo ora.
Ho fatto davvero un bell'impiastro nella mia vita, altro che capolavoro…

martedì 27 novembre 2018

guardare oltre i sintomi

Sono 3 giorni che sono bloccata da un gran bel mal di schiena. Effetti collaterali del mio dolce peso… Comunque, ogni volta che qualcosa di esterno dal panico mi blocca, non posso impedirmi di pensare. Pensare che una volta superato quel problema che vedo esterno e ben separato dalla mia paura/ansia, potrei darmi da fare maggiormente per uscire al di là del panico è quello che capita più o meno ogni volta. Pensare che una volta superato un certo problema, potrei tornare alla vita…
Ieri pensavo a chi soffre di agorafobia, quella forte che davvero ti impedisce di uscire e mi sono resa conto che forse il mio problema è un'errata prospettiva, esco e sto male quasi ogni volta, vero, ma chi non riesce proprio ad uscire cosa direbbe della mia situazione? Forse che potrebbe essere qualche passo avanti rispetto alla loro. Forse la chiave è questa: non cercare il confronto con chi non sa cosa sia il panico, ma vedere la mia realtà come una delle molte possibili, una che non è idilliaca ma che, magari non è necessariamente la più complicata della sfera ansiogena. Però è evidente, al di là di quello che poi riuscirà a funzionare meglio come motivazione, io devo uscire di casa il più possibile, e una volta al giorno, tutto considerato, sarebbe ancora il minimo sindacale.
C'è così tanto da fare… speriamo di farcela.

domenica 25 novembre 2018

Questa mattina, per la prima domenica su 8, non sono riuscita ad andare al mio solito impegno della domenica mattina. Motivo? Mal di pancia, aumentato a dismisura dall'ansia. Quando 40 minuti prima di uscire ho avvertito un lieve disagio, il cuore è balzato subito a mille e mi sono sentita come improvvisamente incapace di mantenere il controllo su tutto quello che stava succedendo, compreso dentro nella mia pancia. E' stata una sensazione intensa e violenta: perdere il controllo di ogni cosa. Perdere la capacità e la forza di mantenere tutto sotto controllo… Non avere più le energie per farlo. E la verità è che spesso è proprio questo il mio problema: quella necessità di dover mantenere il controllo, come se dipendesse da me ogni cosa. Come se mantenere il controllo sia sempre una responsabilità mia, anche nelle situazioni in cui io non sono nemmeno direttamente coinvolta. Mantenere il controllo.
A pensarci poi su verrebbe da dire: ma perché? Cioè, perché sempre io?
Sono delusa dal non essere riuscita ad andare, per averla data vinta all'ansia. Però… alleggerire un po' il controllo. Respirare e lasciare andare...

sabato 24 novembre 2018

E dopo 5 notti, eccomi rientrata nel letto della mia stanza. La mia stanza, che è sempre lei eppure un po' diversa. Dopo la fase 1, svuotare, la fase 2, quella dei lavori veri e propri, ora sono nella fase 3: ovvero, un po' alla volta riportare ciò che deve essere rimesso al suo posto. Ci vorrà un po' di tempo, ma oramai il grosso dovrebbe essere fatto. Io non riesco ancora a credere al terremoto emotivo che mi ha procurato questo impegno. A parte che più che una settimana mi sembra essere passato un mese, sono le emozioni provate che mi lasciano sconvolta: un senso di consapevolezza di tutti i miei fallimenti e della mia solitudine mai provati prima, e più che rimpianti per il passato, è la paura per il futuro a fare la parte del leone in quello che provo. Paura di essere presto ancora più sola di così, paura di perdere quel poco di normalità che mi sembra di avere. Paura… PAURA, di tutto e per me. Non è quel genere di emozione che uno può dire di trasformare in qualcosa di positivo, di propositivo per migliorare, questa è follia che trascina in un buco nero. E la cosa assurda è che al di là della paura, ho la sensazione di non esistere nemmeno. Io sono paura, vuoto, e basta.
E temo anche che tutto questo abbia un nome: depressione.
Da combattere. Di nuovo.
Ma aggrappandosi a cosa non so.
Forse è vero che la morte è un pensiero fisso della depressione, perché non riesco praticamente a pensare ad altro, inteso come paura della morte. Un'angoscia senza limiti…
e comunque anche con tutta la buona volontà, non riesco proprio a vedere quando è cominciata di nuovo questa spirale discendente verso questo stato depressivo, non so davvero da dove sia partito tutto di nuovo.

mercoledì 21 novembre 2018

Mi stanno venendo sotto mano robe di qualsiasi anno. Dalle medie alle superiori e università, biglietti, foto, cianfrusaglie varie comprate per rendere la stanza più carina. Ogni cosa si porta dietro un ricordo. Fosse anche solo per il vuoto a cui mi rimanda. Quando mi è capitata in mano la foto della prima liceo è stato come un pugno in pancia. Un dolore indicibile. Un disagio, una solitudine… tutto è partito da lì… eppure quanti errori devono essere stati fatti se 20 anni dopo, di cui 18 con il panico, io mi ritrovo qui, chiusa in una stanza per non farmi vedere dal tizio che ha imbiancato casa, come ieri mattina, o in preda al panico accompagnando mia madre come ieri pomeriggio, frustrata vedendo, sempre ieri, una ragazza che so avere all'incirca la mia età, destreggiarsi tra l'auto che non partiva e i due bimbi appena presi all'asilo, frustrata oggi di fronte ad un mal di schiena che unito al resto, mi rende quasi impossibile anche il minimo movimento di pulizia.
Quanti errori tra quella foto e oggi?
Compravo strani portacandele che avrebbero dovuto proiettare sul muro delle sagome di cuori luminose, mai funzionato, ma quanto tempo sognando io sul divano abbracciata con qualcuno, circondata da cuori luminosi…
Ho trovato vari contenitori in cui immaginavo di mettere i soldi sfusi, divisi per taglio. Come se fossi riuscita a farmi mai avanzare qualcosa. Come se ne guadagnassi talmente tanti da poterli dividere un po' qua e un po' là…
e allora mi chiedo quali errori tra quella foto e oggi, ma soprattutto conviene chiedersi, quali possibilità tra l'oggi e il domani.

lunedì 19 novembre 2018

Come già detto in più occasioni, sto sistemando la mia camera. I tempi dovevano essere un po' diversi ma è andata così. Da questa sera, per qualche notte, dormirò in soggiorno, un po' come quando da ragazzina prepanico facevo i pigiama party… allora mi divertivo un sacco, adesso credo molto meno ma sarebbe sufficiente non dare di matto. Cosa che per altro vedo abbastanza difficile perché questi lavori preparatori, tirar fuori roba per dirla in parole povere, mi stanno facendo perdere il lume della ragione. Sì, mi ci vuole poco, lo so… ma qui siamo all'assurdo. Ho iniziato a sentirmi sempre più a disagio man mano che la "roba" diminuiva, per poi arrivare al ko tecnico questa mattina quando ho smontato il letto. Non capisco cosa mi da più fastidio, sicuramente c'è fatica fisica, tutto per me è sempre una fatica esagerata, ma poi c'è altro… Ho sgombrato sotto il letto dove riposavano in pace due scatole di musicassette, con l'intento di buttarle, ho ripensato a quando le comperavo e ho avuto la sensazione di buttare nella pattumiera l'unica parte della mia vita che ha funzionato. Allo stesso tempo ho in giro per casa scatole piene di libri e dvd ovunque e adesso non le sopporto più, l'idea di non capire dove metterle… è come sentire una tenaglia in testa che si chiude. Non riesco a gestire niente. Ma io non capisco come si fa a ridursi così.
Ho l'impressione che questa impotenza di fronte ad ogni fatto sia di nuovo il cuore della depressione. Ma dubito che per uscirne serva di nuovo parlare. Serve qualcosa di concreto.
Odio questa massa di roba, e allo stesso tempo è come non poterne fare a meno. Sono totalmente in balia degli eventi, nel senso di tre cose, perché non è che mi succeda granché, che non riesco a prendere in mano e gestire. Una sensazione di essere sull'orlo di un esaurimento, uno di quelli senza motivo e forse per questo più difficile da curare.
Vorrei solo capirci qualcosa…

sabato 17 novembre 2018

Poco fa, forse anche a causa di una pubblicità, mi è tornato in mente quando da ragazzina andavo a fare lo shopping natalizio per le mie amiche. Questo pomeriggio portando mia madre in paese, con un'ansia medio alta ma non impossibile, pensavo a quando uscivo con le amiche.
Verso i 14-16 anni invidiavo molto quelle compagnie di amici stile telefilm americani, credevo che il gruppo potesse dare molto di più di qualche amicizia singola. In realtà ora so che le cose non si escludono a vicenda, che il bisogno di gruppo si sarebbe potuto concretizzare negli anni, se non fosse che poi, negli anni, invece di uscire e ampliare i miei orizzonti, grazie al panico, mi sono ritirata sempre di più. Fino ad essere sola. A volte è la mancanza di un compagno a mettermi più in crisi, oggi di amicizie. Qualcuno con cui condividere i miei problemi quotidiani, dal momento che di grandi questioni non ce ne sono.
Ho paura di non trovarne più, di aver perso per sempre quelle che avevo, di non essere in grado di coltivare amicizie. Ho paura che la paura provata perennemente per 18 anni, abbia creato dentro una spaccatura emozionale talmente forte da impedirmi relazioni normali. IO NON SO Più COME SI FA A STARE CON GLI ALTRI. Ne ho bisogno, ma non so più come fare.
E se penso a tutte le esperienze perse… un dolore enorme.
E come spesso accade, le festività natalizie hanno il potere di sottolineare di più questo senso di vuoto, forse perché chi ha la mia età ha avuto la fortuna di vivere anni durante i quali il Natale dava davvero qualcosa di più alle giornate. Si sentiva, si sentiva davvero. Era uno stare insieme di cuore.
E ora se ne sente la mancanza. E no, non sono solo io ad essere cambiata, è proprio l'atmosfera in sé.
Ma al di là dell'atmosfera generale del Natale, mi mancano le amicizie, quelle vere.
Però non so più come si fa ad essere un'amica. Per niente.

giovedì 15 novembre 2018

Pooh-Dove Sto Domani



Ci sono canzoni che, per qualche strano motivo, ci accompagnano lungo tutta la vita in un modo un po' speciale. Questa dei Pooh è una delle mie, forse quella che maggiormente è speciale per me, e lo è diventata casualmente. I miei avevano il disco 33 giri e da piccola, prima di comprare le mie musicassette o cd ascoltavo spesso i dischi dei miei genitori. E questa musica, non so aveva una nota malinconica di fondo che mi piaceva un sacco. Non la capivo in realtà, ma mi piaceva e in un certo modo, mi parlava. La ascoltavo spesso, soprattutto d'estate, con le finestre aperte, le tende svolazzanti…
Quando un po' di anni dopo ho cominciato a stare male, a perdere il controllo, ricordo che passavo quasi tutte le mattine prima di andare a scuola ascoltandola, sempre dal giradischi. E piangevo, porca miseria quanto piangevo, perché non mi capacitavo di quanto io fossi cambiata nel giro di pochi anni, ricordando come fossi felice nel periodo in cui avevo scoperto questa canzone. Canzone che, piano piano, cominciavo a capire.
E succede anche ora, anche oggi, ascoltandola è come passare attraverso un tunnel e mi vedo ragazzina spensierata e serena, poi mi vedo stare male ed essere sempre più preoccupata.
Il mio legame con questa canzone è probabilmente frutto di un caso, ma c'è.

mercoledì 14 novembre 2018

questa notte...

Questa notte, verso le 2, mi sono ritrovata in bagno per quel che si fa di solito in bagno. Non ero ancora andata a dormire, però, sebbene morta di sonno, ero lì cercando di capire se fossi o meno sull'orlo dell'ennesimo attacco di panico quando, come una bastonata in testa, mi ha colpito (per l'ennesima volta in questi mesi) l'idea che SONO 18 ANNI CHE RIVIVO COSTANTEMENTE QUESTA SITUAZIONE. Il cuore ha iniziato ad andare ancora più veloce e ho sentito una morsa che mi stringeva lo stomaco da dentro. 18 anni… oramai è il pensiero di quanti anni vivo con il panico che me lo scatena… comunque, estremamente agitata ma allo stesso tempo abbacchiata, me ne sono andata a letto, dove mi sono, per fortuna, addormentata in tempi record. Chiaramente addormentandomi spesso  così tardi, la mattina è un incubo e capita che quando i rumori di casa, o mia madre, mi sveglino, io sia ancora nel bel mezzo del sonno pesante e di sogni. Come questa mattina, svegliata da mia madre nel bel mezzo di un sogno erotico. Giuro, ho ancora l'ultima immagine del sogno impressa sulle retine. Roba proprio porno. Peccato essere stata interrotta…
La metto sul piano un po' ironico per smorzare i toni, dal momento che sono molto arrabbiata e preoccupata. Non è un caso se viene così tardi tutte le sere, perché ovviamente se fino alle 22-23 sono tesa come una corda di violino, poi il fascino di godersi un film anche sul tardi ma in modo rilassato, è forte. Di più, è un qualcosa a cui mi sembra impossibile rinunciare.
Solo che non va bene.
A cosa posso mirare? Non mi sono mai sentita così frustrata e insofferente come in questo periodo, l'idea di avere una prospettiva futura di un qualche tipo tra qualche anno mi serve ovviamente, ma non risponde al bisogno IMMEDIATO DI AVERE RISULTATI. E quindi? Che si fa? sto uscendo più spesso in auto, ma per ora mi fa stare peggio che meglio, il resto è bloccato. Fermo. Il peso non scende, i soldi non entrano… Per avere la forza di intraprendere un qualunque percorso che darà i suoi frutti tra anni, ho bisogno di qualcosa di tangibile da ora. Forse con qualche risultato non avrei così paura di andare a dormire ad un'ora decente, temendo di perdermi le uniche ore serene della mia giornata… Anche perché, per l'altro verso, un sonno più regolare e abbondante avrebbe benefici quasi istantanei.
Quindi… a che mi aggrappo? Per certi versi la perdita di peso potrebbe essere una strada, qualche risultato ci sarebbe da subito, e visibile nel giro di qualche settimana. Ma anche lì mi manca quella spinta di energia/forza iniziale per farmi desistere dal mangiare dolci come consolazione/gratificazione immediata. Potrei concedermene solo una di serata così alla settimana, magari il venerdì, ma non mi reputo capace di farlo davvero.
Eppure passi del genere sarebbero gli unici a cui potrei mirare realisticamente da subito.
E se non ce la faccio… be', se non ce la faccio c'è poco da stare allegri.

martedì 13 novembre 2018

tra il serio e il faceto

Molto spesso mi sono ritrovata a pormi una domanda: come può una persona che non ha mai provato le paure totalizzanti del panico riuscire a curarne una che le ha?
Cioè, da una parte mi rendo perfettamente conto che un cardiologo può fare un ottimo lavoro anche senza avere problemi cardiaci, ma quando è con la mente che si ha a che fare ho come l'impressione che alle volte questa non comprensione possa portare a scivoloni pazzeschi.
Una volta ricordo durante una seduta di aver raccontato un episodio che mi era successo: ero riuscita in un supermercato a fare una richiesta alla cassiera, comprare una radio esposta in uno scaffale chiuso a chiave. Serviva quindi che lei si allontanasse dalla cassa, prendesse la radio e ritornasse, rallentando ovviamente la coda. Mi ci erano voluti non so quanti mesi per riuscire a farlo, e la risposta della terapeuta mi aveva fatto rimanere di merda, qualcosa del tipo "Perché? Che ci voleva? Dove stava il problema?"; perché in effetti non ci voleva "niente" ma quel niente mi era rimasto precluso per quasi un anno.
In fondo che ci vuole a mettere un piede davanti all'altro ed uscire di casa? Niente. Eppure…
Intendiamoci, nemmeno una terapia passata a compatirsi avrebbe effetto, ma a volte il gap tra il mio vissuto e la risposta del terapista è  stato talmente esagerato da farmi sentire ancora più fuori posto, e nemmeno quello mi sa che aiuta più di tanto.
E così, tra il serio e il faceto non posso fare a meno di chiedermi se in fondo io con la mia esperienza di 18 anni di panico, vissuto 24 ore al giorno per 365 giorni all'anno, non potrei essere utile in qualche modo in modo serio e professionale, sebbene non convenzionale a causa della mancanza dei titoli di studio. Perché, porca miseria, ho in mente benissimo i passi che portano dal panico ogni tanto ad un'angoscia quotidiana, dall'evitare per dire la metropolitana nell'ora di punta al passeggiare in mezzo ad un prato, dall'evitare una situazione all'evitarle tutte. Vedo quelle svolte che ho mancato perché nessuno mi capiva, e che avrebbero portato probabilmente ad un esito diverso. Ora è difficile per me cambiare, ma potrei fare qualcosa per chi sta seguendo il mio stesso percorso?
Oggi ennesima uscita per mia madre tra le 14 e le 15.30. Sul come sia andata preferisco glissare perché a distanza di 4 ore sto ancora uno schifo. Piuttosto vorrei fare un pensiero sulla fatica che mi sta comportando svuotare la mia stanza. Certo, immagino che fatto così sia il modo peggiore, perché continuando a starci si fa un balletto infinito per spostare le cose ma cercando di preservare fino all'ultimo la possibilità di dormirci. Ma non è quello il punto. Il punto è che più vado avanti nello smistare roba, più vedo in questa stanza il simbolo della mia vita. Una vita che non è mai divenuta una vita da adulta, che si è sempre barricata dietro storie e favole di libri e dvd (perché non avendo la mia vera non mi restava che la fantasia), che della questione economica ha sempre visto una causa persa, nel senso che ritendendomi inadeguata a grandi traguardi non ho mai valutato cosa potessi fare "in futuro" con il poco che avevo, ma anche perché davvero levarmi quel poco in termini di svago (Libri dvd…) a fronte dei miei coetanei che andavano tra week.end fuori, vacanze, concerti, cinema… mi avrebbe spiantata, ma a furia di un "poco" dopo l'altro ho speso una cifra davvero ragguardevole. Così non ho soldi, ho la casa invasa, non capisco come ridistribuire le pile di libri… e basta questo per farmi andare in confusione.
Libri, film e cibo erano l'unica cosa che avessi in certi periodi. E come sempre in questi casi, è evidente che io ne abbia abusato. Oggi mi trovo a fare i conti con un ambiente che dice tutto quello che sono stata fino ad ora e difficilmente mi sono sentita così a disagio in casa mia per cose che riguardavano me. Però è così, non riesco a trovare una mia dimensione, tanto è vero che sarei uscita una seconda volta un'ora fa solo per levarmi da qui, poi è venuto tardi e ho desistito; non riesco a leggere perché mi sento come in mezzo ad un tornado: non riesco a trovare la tranquillità per farlo, mi sento in colpa e cose così..
Mi rendo conto che è assurdo detto così, ma svuotare la mia camera di tutto è una luce sul fatto che la mia vita in realtà è completamente vuota.

domenica 11 novembre 2018

Mi sono indebolita un sacco negli ultimi mesi, questo è un dato di fatto. Questa mattina ho assistito ad alcuni festeggiamenti per degli anniversari di matrimonio, di fronte ad una coppia che festeggiava 63 anni mi sono sentita di merda e mi sono scese le lacrime. Un po' era per al dolcezza e la tenerezza dei due nonnini, un po' era proprio tristezza, la convinzione non solo che io ovviamente non arriverei mai a numeri di anniversario del genere, ma che non arriverò nemmeno al primo. E' che non credo più possibile per me una relazione. Gestire un rapporto di coppia, una famiglia, impossibile. Adesso davvero non ci credo più, al limite vedrei meno improbabile, ma nell'ordine dello 0,00001%, la possibilità di avere una relazione fisica, magari in vacanza, per il resto non ne sono capace, è una sorta di certezza che va maturando da un po' e che ora è esplosa nella sua interezza, ma con la quale non ho fatto ancora pace, da qui momenti di sconforto ogni volta che viene celebrato l'amore nelle sue forme.
Inoltre, era da parecchi anni che non avevo così poche ore di lezione alla settimana, e se da un lato mi sembra di non reggere nemmeno quelle, dall'altro anche la questione economica torna a farsi pressante, accompagnata da un enorme senso di fallimento professionale che, almeno in parte, veniva attenuato con parecchie lezioni da gestire, perché ero bravina una volta a farle e avevo un po' di soddisfazione, e qualche soldo. Ora anche quell'illusione è svanita.
Quindi cosa mi resta? Uscite a giorni alterni fatte tra lacrime e tensione; libri in vendita che non vendono… varie tensioni qua e là, vita sociale a zero ( ed è proprio così, non è un'esagerazione), e sempre meno forza. Sì, probabilmente è proprio subentrata di nuovo un po' di depressione, ci vorrà tempo. Ma l'autostima, quel senso di realizzazione più o meno forte che dà sicurezza e forza, da dove le prendo? Servono fatti, fatti concreti, non pensieri, non parole, ma fatti concreti e misurabili. E anche se in senso assoluto non sono l'essenziale, indubbiamente anche i soldi, averne o meno,  dà qualcosa in termini di sicurezza, di realizzazione.
L'altra sera anche se per un istante, ho avuto un flash di un'opportunità di carriera scolastica, basata sul presupposto di ricominciare da capo, con un'altra facoltà che mi interessa, per liberarmi da 10 anni di casini che non so sbrigliare. E' un'opzione, ma che necessita di coraggio nel chiudere definitivamente il percorso che, senza risultato, sto portando avanti ora. Senza risultato, ma con l'illusione perenne di ricollegare i fili. O forse non c'è nemmeno l'illusione, più semplicemente manca il coraggio che servirebbe per ammettere che no, non si ricollegherà nulla. Eppure senza coraggio, mi sto precludendo l'opportunità di fare una strada nuova che potrebbe portarmi da qualche parte. Non lo so, ho un po' di mesi per capire se rischiare questa strada nuova, se tentare di cercare il coraggio.
Ma nel frattempo, in mezzo a questi mesi che mi stanno presentando il conto di 18 anni di panico, mi sento persa. Non trovo il senso nei giorni che passano, non trovo risposte, ho perso la voglia di farmi domande.
Ah, come passa veloce il tempo. E quante cose ho perso.
Forse ogni mattina quando mi sveglio dovrei provare a chiedermi: realisticamente oggi cosa potrei, vorrei, concludere?
Persino sistemare la mia stanza è un lavoro doloroso, perché nel chiedermi: dove metto i libri? I cd? I vestiti?, io in realtà mi sto chiedendo: cosa sono disposta a cambiare per andare avanti?
Però nel frattempo, un'altra domenica è passata così, tra ansie, panico, ansiolitici e una paura profonda che non mi lascia mai.

venerdì 9 novembre 2018

Durante il mese di novembre devo svuotare la mia stanza per farla pulire. Dal momento che non ho stanze/armadi vuoti, tocca giocare ad un sorta di incastro stile tetris con le cose, spostando e guardando in fondo ad ogni armadio disseminato per casa. Così oggi sono incappata in una pila di appunti e dispense dei primi esami del primo anno di università. Quelli fatti e fatti bene, in uno dei rari periodi in cui credevo davvero nel mio futuro. maggio-giugno 2004. Quando ci credevo, prima che l'estate mi piombasse addosso costringendomi a prendere un antidepressivo che mi avrebbe fatta ingrassare settimana dopo settimana. Un periodo in cui, sebbene a fatica, avevo la sensazione di potercela fare, a diventare adulta, a vivere.
Poi altri libri, e pantaloni sempre più larghi.
I simboli di tanti fallimenti. 14 anni di fallimenti. Sono tanti da reggere. Sembra assurdo anche solo sopportare l'idea in astratto.
Tra gli altri libri è uscito un promemoria della biblioteca per una scadenza 05/04/2006, quando la biblioteca cominciava ad offrire il servizio di rinnovo on-line. Sa il cielo quante volte mi ha aiutata (anche se con il senno di poi credo sia stato un male) perché non avrei mai avuto la forza di andare in paese per farlo di persona. 5 minuti in auto, 25 a piedi. Non avevo  la forza di affrontare l'uscita.
Ho avuto questi momenti come il maggio 2004 di speranza, di una possibilità… ma poi cosa cambiava? Io non lo so. Ma so come stavo.
E so quante cose ho fallito.
E allora non posso fare a meno di chiedermi se avrò la forza per cambiare e se i miei genitori avranno la possibilità di vedermi un po' più serena, realizzata. Mi chiedo se ne avranno il tempo…
e spero tanto di sì. Per me, per loro…

mercoledì 7 novembre 2018

pieno d'amore Loretta Goggi


ieri pomeriggio, tra le 18 e le 19, sono uscita per sbrigare una commissione veloce. Mi piace passeggiare in città con il buio, relativo perché è comunque una cittadina non un deserto, mi piace perché sembra di non doversi nascondere, mi sembra di non dover nascondere il grande disagio che provo sempre. In ogni caso, come spesso accade, il piano non prevedeva che io uscissi a quell'ora, ho cominciato a dire "adesso esco" verso le 15, poi il panico e tutta la sua corte- mal di pancia, vertigini, nausea…- è comparso e, posticipando di mezz'ora in mezz'ora, sono uscita alle 18 in punto. Anche se ad un certo punto credevo non ce l'avrei fatta. In ogni caso la molla finale che mi ha spianto è stata una mia immagine serale con dei pop-corn a guardare un telefilm, quindi sì, la spinta decisiva è arrivata ancora dall'idea di comprare cibo, anche se, voglio ammetterlo, l'idea di non farcela mi avrebbe spiantata parecchio, perché sono giorni molto tristi. Vedo ovunque quello che non riesco a vivere, se domenica era una questione legata alla famiglia, in questi ultimi 2 giorni è l'aspetto economico che sta tenendo banco. Sono una persona adulta di 34 anni che non ha nemmeno 10 euro da spendere. Per carità, mi rendo conto che la situazione economica è un problema ovunque, ma per me è l'ennesima dimostrazione del mio fallimento personale, è la dimostrazione di tutto quello che non sono riuscita a concludere nella mia vita e che oggi mi sta presentando un conto salato. Questo ha fatto il panico in 18 anni nella mia vita, ha prosciugato ogni cosa. Famiglia zero, lavoro zero, realizzazioni zero. Senza contare la fatica quotidiana del relazionarmi con le altre persone. Mi ha tolto tutto. E soprattutto mi ha tolto la convinzione di poter cambiare.
Se leggo le stime sulla dimensione del fenomeno panico/ansia debilitane, c'è poco da stare allegri, anche in una prospettiva sociologica futura. Eppure nel mio ambiente, cioè quello super ristretto che frequento, nessuno ha sperimentato niente di nemmeno vagamente simile. Da una parte credo sia un bene, dall'altra però io ho sempre più paura.  Non so cosa mi aspetterà domani, solitudine probabile, ma soprattutto come potrò provvedere a me economicamente? Non so fare niente, e i soldi servono per tutto.
Di fatto la spaccatura tra ciò che vorrei essere e ciò che riesco ad essere si fa sempre più accentuata. E mi vergogno da morire a lamentarmi con quello che succede ogni giorno, ma ho sempre più paura per il mio futuro.  E come può guadagnare una persona con un diploma superiore che riesce a uscire di casa per un'ora una volta sì e tre no? Così, per dire…

lunedì 5 novembre 2018

Sotto casa mia è appena passata una ragazza che, in quanto mamma di un bimbo che va all'asilo e come persona che lavora, va avanti e indietro un buon numero di volte al giorno. Io tra le 14 e le15.3o sono uscita con mia mamma per delle commissioni, ansia all'andata, panico ai due semafori, mal di testa al rientro.. Un po' come ieri mattina, per la mia uscita settimanale di volontariato con i ragazzi. Sono uscita di casa alle 9.40 con un'ansia da urlare, e poi passava l'ansia e veniva il mal di testa, sono rientrata verso le 12.45 con un martello in testa e solo verso le 16, nel mezzo di un pomeriggio in cui non sono riuscita a concludere nulla, solo leggere ma a fatica, dopo due pastiglie sono stata bene. Combattere il panico colpo su colpo. Difficile e comunque alla fine resti esausta ma delusa, perché alla fin fine non resta nulla. Ieri in mezzo alla prima parte della celebrazione guardavo una ragazza  di 14 anni con la sua sorellina più piccola, ad un certo punto ho visto i genitori, lei deve avere all'incirca la mia età., lui forse un paio in più. Non so, no visto quello che non avrò mai e mi sono messa a piangere, poi tra tosse e raffreddore sono riuscita a dissimulare, ma stavo così. Oggi ho fatto 12 euro di compere  e di fatto ho già esaurito il badget per gli extra del mese, anzi… so già di dover spendere molto più di quello che guadagnerò. Sì, alla fine oggi sono uscita, ieri sono uscita, tre giorni fa pure, ma è talmente abissale lo scarto con quello che vorrei fosse la mia vita ( e non voglio certo la luna…) e la realtà che alla fine riesco solo a dire… bo.

sabato 3 novembre 2018

Pensieri di un sabato pomeriggio…
Ieri è stata una giornata nel complesso positiva: tra le 9.30 e le 11.30 sono uscita con mia madre, nel pomeriggio ho fatto un'ora e mezza di lezione e un'ora e mezza di movimento. Rispetto ai miei standard è stata una giornata relativamente piena. Eppure mi sono ritrovata sia ieri sera che oggi con un senso di amaro in bocca. Perché?
Be', forse perché comunque ieri mattina prima di uscire sono stata parecchio male. Venti minuti di perdita di controllo su più fronti, poi è passato almeno in parte, ma la sensazione di disagio è stata molta. Poi è subentrata la sensazione/consapevolezza che, nonostante la positività del giorno in sé, quello che ho fatto non ha messo nessun mattone per il futuro, ogni cosa ha reso ieri una giornata a se stante, solo autoreferenziale. E questo mi spaventa. Probabilmente sbaglio perché fino a che non sarò in grado di gestire le giornate una per una, sarà impossibile fare piani futuri che abbiano un minimo di senso di realismo, però comunque mi sono sentita così. Inoltre, dulcis in fundo, di nuovo tra mail non lette e telefono spento per una chiamata, mi sento di nuovo braccata dalla tecnologia. Non sono in grado di far fronte ai contatti, per cui anche due al giorno mi sembrano una fatica sovraumana. Se poi una è sul telefono, una via mail, una su Facebook, mi sento davvero sotto assedio. Ma si potrà??? Che depressione… e sono talmente disturbata da questo che non riesco nemmeno a prendermi mezz'ora di lettura. Mi sembra di non meritarmi una pausa relax non avendo fatto nulla e allo stesso tempo non riesco a godermelo perché il pensiero gira su mille preoccupazioni (inutili).
Uff… un passo avanti due indietro e ciao…

giovedì 1 novembre 2018

Questa mattina, mentre facevo colazione, ho notato un libro sullo scaffale. Non appena il mio cervello ha decifrato che si trattava di un romanzo, ho sentito una vergogna assurda. Vergogna per tutto il tempo che ho 'perso' leggendo. Per tutto il tempo in cui non ho fatto altro, per tutto il tempo durante il quale ho scelto di non vivere per rifugiarmi dentro un libro, perché sì, la lettura è importantissima e fa bene, apre la mente e pure il cuore, ma ai miei livelli, chiude la vita. E' solo una fuga e se un pomeriggio ogni tanto ci può stare, tre o quattro alla settimana no. Il problema però è che questo sentimento è sorto soprattutto per quel confronto subdolo con le persone di cui parlavo ieri. E' un problema perché finché non farò le cose per il mio benessere ma per un disagio verso gli altri, arriverò sempre poco lontano e soprattutto con una grande angoscia addosso. 18 anni di panico mi hanno tolto le capacità oggettive di valutare chi sono, cosa posso fare, ma anche un modo sano di rapportarmi con il prossimo. Se penso all'ultimo mese posso affermare con certezza che non c'è stata una sola interazione in cui io mi sia sentita apposto. Non mi sentivo apposto con i colleghi del volontariato, come se sbagliassi tutto. Non mi sono sentita apposto con i ragazzi a cui faccio qualche lezione, come se non ne fossi in grado. Non con la cassiera del supermercato, dove a fronte della mia mole, le sfilavo davanti con una borsa di cibo spazzatura da comprare. Non all'altezza dei miei genitori, non all'altezza delle amiche, cugine…
E' un atteggiamento che non va bene. Punto.
Eppure, se guardo l'agenda e vedo quello che ho fatto ogni giorno anche solo in ottobre, capisco che non va bene nemmeno come vivo. Siamo lontani anni luce da come dovrei fare per stare bene. Siamo lontani anni luce da una minima forma di soddisfazione.
Ricostruzione, questa è la parola chiave. Il punto è che molte cose non possono essere ricostruite, riprese, riguadagnate. Il punto è che per molte i tempi sono assolutamente indefinibili. Perché allora non provare con le altre?
Sento il cervello che gira, non la testa, perché al netto di aver scritto queste cose chissà quante centinaia di volte, sono ancora nella stessa situazione. E mi fa male rendermi conto quanto male mi sto continuando a fare. E mi fa male quanto stupida mi sento. Come se di vite ce ne fossero mille, come se potessimo sprecarne. Cazzo. Perché?

mercoledì 31 ottobre 2018

però oggi sono uscita

Ogni giorno sembra tutto uguale, ogni giorno sembra diverso… Ogni giorno è un punto di domanda nell'arco della mia vita. Oggi sono uscita per circa 30 minuti, il programma era per qualcosa in più ma un negozio chiuso mi ha fatto cambiare piani. Poco male, ciò che conta è essere uscita, anche se all'inizio sono stata male, ma oggi quello stare male è comparso non tanto per l'uscita quanto per essere stata contattata da alcune persone. Persone a cui sono stata molto legata, persone che però ora come ora, anche se sembra un controsenso, sento molto lontane ma allo stesso tempo riescono a mettermi profondo a disagio. (certo, cosa non lo fa?)  Siamo diventate amiche un po' per caso e forse ci si perde un po' per la vita, un po' per il panico che mi ha impedito di mantenere qualsiasi legame, un po' perché le strade sono state davvero diverse. Ammetto che anni fa speravo altro per noi, ma appunto le cose succedono. Sono mille le cose che ho perso, le occasioni mancate, sprecate… indubbiamente sane relazioni amicali e/o amorose ne sono state le prime vittime. Le cose succedono, o nel mio caso, non succedono, quello che so è che alla fine anche le aspettative cambiano. Io sono diversa, oramai incapace di confrontarmi con chiunque abbia raggiunto qualcosa nella vita. Disagio, invidia, imbarazzo… nomi diversi per una sola spinta verso l'isolarmi ancora di più, all'inizio perché non riuscivo a fare diversamente, poi coscientemente perché il resto fa male. Ma è una strada sbagliata, triste e sbagliata. Una strada che però oramai sembra inevitabile. Fermarsi e invertire la rotta sembra un'impresa titanica. Come quasi tutto.
Però oggi sono uscita. Ce l'ho fatta. Conterà qualcosa?

martedì 30 ottobre 2018

insistere

Sono quasi le 22.30 e sono stanca. Anche oggi guardando un telegiornale qualunque ci si sente piccoli, sperduti…
Mi sono chiesta come reagirei io di fronte ad un disastro del genere, io con il mio panico del cavolo… un panico che anche oggi, in coda davanti ad un semaforo rosso, mi stava facendo dare i numeri, con un smania sempre più fuori controllo, roba da lasciare l'auto così, in mezzo alla strada e scappare. Anche oggi come sempre.
Tra un telegiornale e l'altro, sono incappata in un telefilm in cui si ricordavano i campi di concentramento. Tragedie, che mi hanno fatta sentire così sbagliata, io con il mio panico del cavolo che capisco sempre meno… Quante volte mi sono detta che sbattere la faccia su notizie di tragedie vere mi avrebbe aperto gli occhi, levandomi dall'empasse di qualcosa che io stessa genero. Ma non funziona così, al massimo quel ragionamento conduce al senso di colpa.
Oggi tra le 16 e le 17, fuori con mia madre, sono stata per l'ennesima volta molto male, seguendo un copione che si sta ripetendo fedele a se stesso. Ma oramai è così, non ci sono altre strade se non ripetere insistentemente queste mosse, fino al momento, e spero arrivi davvero, che ogni cosa sarà un po' più facile. E solo quando avrò ritrovato un po' di controllo sulle mie giornate allora forse potrò sperare di fare qualcosa per il futuro, per me, per gli altri.
la parola d'ordine è solo una: impegno. impegno h24.
E per farlo devo scollarmi da quel tavolo a cui sto sempre e devo uscire. Oggi, domani, dopodomani, una volta due, tre, dieci, cento… insistere, ogni giorno, in auto, a piedi… insistere, fino a che le cose saranno diverse.
insistere… per dare un senso ad una vita che sono fortunata di avere.

domenica 28 ottobre 2018

il nulla

Questa mattina quando sono uscita per il mio solito impegno domenicale, stavo ancora male. Sono uscita di casa cercando solo di concentrarmi sul fatto che dopo circa 2 ore e mezza sarei rincasata. Uscire sempre solo pensando a quando starò meglio perché rientrata, è qualcosa che davvero  toglie gusto ad ogni cosa. E mentre ero fuori oggi non è andata benissimo, perché mi sentivo a disagio, nel posto sbagliato e incapace di reggere qualsiasi confronto con gli altri. Altri giovani, meno giovani, con una vita che li chiama. Io so che dopo sono andata al supermercato. A comprare dolci. Mossa pessima eppure inevitabile perché avevo bisogno di qualcosa. Cuore vuoto, bocca piena, anche se ovviamente non risolve nulla. Sono rientrata a casa verso l'una e il fatto di essere sola anche in casa, non mi ha fatta state meglio, anche perché è da ieri che ho in testa un'osservazione, se domani per qualche motivo finissi per parlare con qualcuno della mia esperienza con la psicoterapia, in cosa potrei effettivamente dire di essere migliorata? Cosa ho guadagnato per davvero? A livello concreto, in pratica, mi sono resa conto che non saprei dire nulla. Nessun esempio. Niente passi avanti.
Niente di niente. sono quei pensieri che distruggono dall'interno.
Da ieri sto ascoltando la canzone dal film il re leone, can you feel the love tonight, la ascolto perché è bellissima, la ascolto perché mi ricorda quando il film è uscito, una miriade di anni fa, prima che il panico fungesse da buco nero per ogni cosa. Oggi mentre ero con i bimbi per la mia attività mi sono resa conto di quanti ragazzi sono diventati adulti durante questi anni durante i quali non ho vissuto nulla. E come spesso sembra accadere, il pensiero di tutto quello che ho perso per il panico, è un pensiero talmente grande che la mia testa sembra non riuscire a contenerlo, a gestirlo, quasi nemmeno a concepirlo.
Pur avendo qualche qualità, non ho portato a casa nessun risultato in questi anni. Nulla.
E questo nulla pesa, cazzo se pesa...

sabato 27 ottobre 2018

che dire...

sabato sera… 22.22 per l'esattezza. Piove. E io non capisco esattamente come mi sento. Sono uscita giovedì mattina, ho avuto un mega attacco di panico e ne ho risentito in pratica fino a due o tre ore fa. Un attacco di panico che mi mette ko per due giorni e mezzo quasi, poi mi chiedo come mai continui a farmi prendere dalla nostalgia per i tempi passati…
eppure oggi ho sentito ancora in brivido, l'eccitazione per qualcosa che potrei fare in futuro. Qualcosa probabilmente lontano dalla 'regolarità', ma comunque qualcosa di bello. Ho avvertito un po' di speranza, meglio, un po' di serenità. Ho visto il mio domani accogliente, dolce, confortante. Non so quale sarà, ma per qualche ora ho sentito che, tutto sommato, potrebbe non essere del tutto un male. Che posso dire, speriamo! E speriamo che queste sensazioni mi diano la forza per trasformare qualcosa in realtà.