Mi sento una scema. Letteralmente una scema. Poco fa ero fuori con i miei, mi guardavo in giro cercando di non dare i numeri di fronte ad un discorso già fatto mille volte quando un vicino si è messo a salutare altri vicini. Mi hanno dato fastidio. Motivo? Perché io mi sono sentita tagliata fuori. Che meraviglia eh! Peccato che poi, 10 minuti dopo, scappavo da un terrazzo da cui ritiravo i panni per non farmi vedere dal figlio dei vicini, guai che mi vedesse o che mi salutasse! Avvertivo un disagio assurdo. E mi sono sentita sotto scacco. Questa cosa deve essere superata per forza se voglio andare avanti, ma sto così male che non so se sarà mai possibile. Terrorizzata da un bambino di 4 anni.
Quando è che la gente ha cominciato a farmi così paura?
Ho fatto alcuni passi avanti, vero, ma se non si avanti anche su questo fronte temo sarà perfettamente inutile.
domenica 30 giugno 2019
ed eccoci di nuovo nella casa madre… :)
Il viaggio non è andato male, ci sono stati un paio di momenti complicati ma sono qui. Come prevedevo questo caldo che mi ha messa definitivamente fuori gioco ha potuto più della consapevolezza di avere 1/10 del panico solito e quindi, tra una mega sudata e l'altra, avevo desiderio di tornare. Ma non bastano certo un paio di gradi in meno per nascondere ciò che mi faceva paura anche prima e che in meno di 24 ore si è già manifestato in vari modi, 1-le responsabilità varie che mi sono piombate addosso e che oramai danni tutti un po' per scontate, già, peccato che è già un po' una piccola impresa stare in piedi senza collassare; 2- le dimensioni inconciliabili che emergono tra mio padre e mio zio(e un po' mia madre) che mi costringono ad assurgere ad un ruolo faticoso di dare un po' retta a tutti e che mi lascia sempre quella spiacevole sensazione di perdermi un po'. Per questo che quei giorni fuori casa mi sembrano vacanze di relax puro, perché esco da questo gioco faticoso. Ed è tanta la tristezza per come le cose sono cambiate qui in casa. Normale, non lo so. Però almeno in linea di principio mi sarebbe piaciuto stare un po' meglio per godere di alcune cose fatte insieme in famiglia, non per gestire l'età dei miei che sembra aumentata di un sacco. E poi la verità è che posso stare meglio ma non a sufficienza. Così mi preoccupo, torna l'ansia e il circo ricomincia. Non mi sento per niente stabile, ho paura, Poi mi sento in colpa e ciao, tutto torna da capo. Sono anni che mi dicevo un passo alla volta, ora non ho più tempo per un passo alla volta.
Vedremo...
Il viaggio non è andato male, ci sono stati un paio di momenti complicati ma sono qui. Come prevedevo questo caldo che mi ha messa definitivamente fuori gioco ha potuto più della consapevolezza di avere 1/10 del panico solito e quindi, tra una mega sudata e l'altra, avevo desiderio di tornare. Ma non bastano certo un paio di gradi in meno per nascondere ciò che mi faceva paura anche prima e che in meno di 24 ore si è già manifestato in vari modi, 1-le responsabilità varie che mi sono piombate addosso e che oramai danni tutti un po' per scontate, già, peccato che è già un po' una piccola impresa stare in piedi senza collassare; 2- le dimensioni inconciliabili che emergono tra mio padre e mio zio(e un po' mia madre) che mi costringono ad assurgere ad un ruolo faticoso di dare un po' retta a tutti e che mi lascia sempre quella spiacevole sensazione di perdermi un po'. Per questo che quei giorni fuori casa mi sembrano vacanze di relax puro, perché esco da questo gioco faticoso. Ed è tanta la tristezza per come le cose sono cambiate qui in casa. Normale, non lo so. Però almeno in linea di principio mi sarebbe piaciuto stare un po' meglio per godere di alcune cose fatte insieme in famiglia, non per gestire l'età dei miei che sembra aumentata di un sacco. E poi la verità è che posso stare meglio ma non a sufficienza. Così mi preoccupo, torna l'ansia e il circo ricomincia. Non mi sento per niente stabile, ho paura, Poi mi sento in colpa e ciao, tutto torna da capo. Sono anni che mi dicevo un passo alla volta, ora non ho più tempo per un passo alla volta.
Vedremo...
venerdì 28 giugno 2019
Alla fine non sono più uscita di casa. Il mare l'ho guardato solo dalla finestra e domani si torna a casa. Questo caldo mi ha proprio segato le gambe e ha riportato l'ansia in alto. Con il fatto poi di avere pochi ansiolitici ciao, è una festa proprio perché mi agita solo il pensiero. Va be, cerchiamo di pensare che comunque l'ansia è stata molto più blanda del solito, può essere un inizio.
Comunque, ovviamente, sono dispiaciuta che 4 giorni se ne siano andati così. Certo, non sono l'unica che soffre il caldo, per carità, ma il fatto di vedere tutte quelle persone avanti e indietro comunque, anziane, bimbi, giovani, meno giovani, mi fa capire che il grosso del problema è proprio mio. Non so bene cosa stia succedendo dentro la mia pelle ma qualcosa sembra essersi messo in moto tutto di un colpo, e questo sudare perpetuo ne è la prova. In ogni caso ribadisco un pensiero: l'anno prossimo o sono pronta per fare vita da mare(rinfrescandomi a dovere in acqua) o questo periodo è bandito. AL massimissimo primi 15 gg di giugno e basta.
Ma quello a cui penso di più è il rientro di domani. Al di là del viaggio in sé che ovviamente mi genera ansia, c'è quello che mi aspetta a togliermi il fiato: di nuovo la convivenza tra noi 4 io, i miei, e lo zio, che diventa sempre più pesante e che mi rende sempre più qualcosa che non sono, non fosse che per il pensiero costante alla dinamica tra zio e padre. Che palle.
E poi ci sono gli impegni, e tutto un mondo che da anni rappresenta solo fatiche e fallimenti. Mi fa un po' paura… perché ogni strada, ogni viuzza o piazza è colorata da esperienze che raccontano qualcosa che non vorrei. Ma si va avanti e vediamo che succederà.
Comunque, ovviamente, sono dispiaciuta che 4 giorni se ne siano andati così. Certo, non sono l'unica che soffre il caldo, per carità, ma il fatto di vedere tutte quelle persone avanti e indietro comunque, anziane, bimbi, giovani, meno giovani, mi fa capire che il grosso del problema è proprio mio. Non so bene cosa stia succedendo dentro la mia pelle ma qualcosa sembra essersi messo in moto tutto di un colpo, e questo sudare perpetuo ne è la prova. In ogni caso ribadisco un pensiero: l'anno prossimo o sono pronta per fare vita da mare(rinfrescandomi a dovere in acqua) o questo periodo è bandito. AL massimissimo primi 15 gg di giugno e basta.
Ma quello a cui penso di più è il rientro di domani. Al di là del viaggio in sé che ovviamente mi genera ansia, c'è quello che mi aspetta a togliermi il fiato: di nuovo la convivenza tra noi 4 io, i miei, e lo zio, che diventa sempre più pesante e che mi rende sempre più qualcosa che non sono, non fosse che per il pensiero costante alla dinamica tra zio e padre. Che palle.
E poi ci sono gli impegni, e tutto un mondo che da anni rappresenta solo fatiche e fallimenti. Mi fa un po' paura… perché ogni strada, ogni viuzza o piazza è colorata da esperienze che raccontano qualcosa che non vorrei. Ma si va avanti e vediamo che succederà.
mercoledì 26 giugno 2019
@@@ aiuto che caldo… tra un po' mi aspetto di vedere la balla di fieno secco che rotola nel deserto nei film americani. Da lunedì sera non metto più il naso fuori casa (fatta esclusione per i terrazzi ;) ) e non ho nessuna intenzione di farlo nemmeno oggi, e probabilmente domani. Sabato si torna a casa e vorrei evitare un colpo di calore dell'ultimo giorno che complichi le cose, perché già così questo caldo mi fa partire tutta una serie di sintomi che il mio fisico legge come l'inizio del panico e infatti mi è già venuto pure quello questa mattina. Siamo un po' alle solite eh… no, devo ammettere, e sono felice di farlo, che su quel fronte è andata molto meglio del previsto e sicuramente meglio delle vacanze scorse e sicuramente ancora meglio anche solo di aprile maggio a casa, che già avevano fatto notare un miglioramento. Credo che la terapia funzioni, ora c'è solo da andare avanti stringendo i denti perché comunque saranno mesi complicati, ma dal momento che sembrano esserci progressi uno si può anche impegnare rispetto a quando la fatica c'era ma i risultati no. Resta che comunque la triade obesità-panico-caldo è bestiale, per cui occorre ragionarci su, al di là di tutto cercare di 'far fuori' la prima sarebbe l'ideale per più di un motivo, ma se non ce la farò, dovrò tenere a mente, la prossima estate, quali sono le mie reali possibilità. O riesco ad andare in spiaggia e quindi in acqua (senza vergogna, ansia, senza stare male insomma…) o forse questo periodo dell'anno conviene passarlo a casa, e accontentarmi della prima metà del mese, o maggio addirittura. Ma per quello è presto, cercare invece di gestire i mesi che ho davanti comincia subito, e spero davvero di avere risultati. Nel frattempo mi guardo un'immagine un po' rinfrescante.
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martedì 25 giugno 2019
Cara Azzurra
Azzurra ha 33 anni. Ha passato gli ultimi dieci cercando di dare un senso lavorativo alla sua vita, finendo per con il girare a vuoto. Per questo quando la Zia Agata le chiede di andare da lei per un po' ad aiutarla, Azzurra corre. Si ritrasferisce nella città della sua infanzia e qui, poco dopo la morte della zia, comincia a mettere in discussione le sue scelte. Solo così potrà trovare la forza per ricominciare a credere nei suoi sogni e a vivere quello che la vita ha in serbo per lei.
lunedì 24 giugno 2019
pensieri e riflessioni di una sera di giugno
Una bimba in affitto in un appartamento vicino al mio, rientrata dalla spiaggia, si è così sconvolta di non essere a casa sua che ha pianto come una disperata per quasi 20 minuti. Delle urla assurde, gridava 'voglio andare a casa', con una cosa nella voce che mi faceva venire i brividi. Aveva un'angoscia nella voce, pura disperazione. E' piccola e ovviamente non può fare molto, ma per strano che sia, mi ha ricordato me stessa, quando mi arrivavano potenti attacchi di panico e non ero a casa, ero più grande ma avevo la stessa sensazione di impotenza che ho avvertito nella sua voce. Non so come facciano a non impazzire coloro che sentono questa paura primordiale nello stomaco ogni giorno per motivi per più gravi di questi. E' il cuore che si disintegra.
Verso le 18 sono uscita per una piccola commissione, 18-19, un'ora per un giretto e sono tornata a casa in un lago di sudore. Non so nemmeno come ho fatto ad uscire, mi sembrava di non stare in piedi nemmeno prima, ma un passo alla volta missione compiuta. In ogni caso mentre camminavo pensavo, come sempre. Vedevo la gente passeggiare, alcuni accaldati ma nessuno proprio sconvolto come me. Io non so come potrei fare a fare, in senso generico, intendo. Poi non so mai dove arriva l'ansia e dove la realtà, ma mi sembra di piombare in terra ogni volta che metto un piede fuori di casa. Adesso per il caldo, poi per cosa? AHHHH... rimettere in sento il mio fisico mi sembra un'impresa. ogni questione diventa un ostacolo insormontabile. Ba… chissà come evolverà l'estate.
Oggi pomeriggio prima di uscire ho avuto proprio voglia di 'farmi due coccole', sebbene fossi con un orecchio teso per cercare di sentire eventuali movimenti di mio padre onde evitare di farmi trovare proprio sul più bello (aiuto), sono arrivata al clou in tre minuti e mezzo, ne avevo proprio voglia, ;) ma anche in quel caso non ho potuto evitare di pensare che sono troppo poche le volte in cui io mi sento davvero me stessa, ho come la sensazione di essere perennemente risucchiata nel ruolo che mi viene dato in casa; sono io che ho lasciato succedesse ma sono davvero me stessa quando insegno (se riesco a non farmi travolgere dall'ansia), quando scrivo, quando faccio volontariato, ma nella vita quotidiana ho la sensazione di aver messo di nuovo da parte chi sono. Non so perché, ma sta succedendo di nuovo, da troppo tempo. E credo che questo sia di grande impedimento ad una piena e libera espressione di ciò che sono, e quindi anche ad arrivare a qualche soddisfazione personale.
Verso le 18 sono uscita per una piccola commissione, 18-19, un'ora per un giretto e sono tornata a casa in un lago di sudore. Non so nemmeno come ho fatto ad uscire, mi sembrava di non stare in piedi nemmeno prima, ma un passo alla volta missione compiuta. In ogni caso mentre camminavo pensavo, come sempre. Vedevo la gente passeggiare, alcuni accaldati ma nessuno proprio sconvolto come me. Io non so come potrei fare a fare, in senso generico, intendo. Poi non so mai dove arriva l'ansia e dove la realtà, ma mi sembra di piombare in terra ogni volta che metto un piede fuori di casa. Adesso per il caldo, poi per cosa? AHHHH... rimettere in sento il mio fisico mi sembra un'impresa. ogni questione diventa un ostacolo insormontabile. Ba… chissà come evolverà l'estate.
Oggi pomeriggio prima di uscire ho avuto proprio voglia di 'farmi due coccole', sebbene fossi con un orecchio teso per cercare di sentire eventuali movimenti di mio padre onde evitare di farmi trovare proprio sul più bello (aiuto), sono arrivata al clou in tre minuti e mezzo, ne avevo proprio voglia, ;) ma anche in quel caso non ho potuto evitare di pensare che sono troppo poche le volte in cui io mi sento davvero me stessa, ho come la sensazione di essere perennemente risucchiata nel ruolo che mi viene dato in casa; sono io che ho lasciato succedesse ma sono davvero me stessa quando insegno (se riesco a non farmi travolgere dall'ansia), quando scrivo, quando faccio volontariato, ma nella vita quotidiana ho la sensazione di aver messo di nuovo da parte chi sono. Non so perché, ma sta succedendo di nuovo, da troppo tempo. E credo che questo sia di grande impedimento ad una piena e libera espressione di ciò che sono, e quindi anche ad arrivare a qualche soddisfazione personale.
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A breve credo che mi metterò ancora a colorare, nelle ultime 72 ore l'ansietta mi si è proprio incollata addosso. In ogni caso… questa mattina mentre facevo colazione, guardando la gente passare, mi sono resa conto che, curiosamente, a fronte di un uomo fortemente in sovrappeso c'erano almeno 5 donne con lo stesso problema. Avrei giurato che le proporzioni fossero al contrario. Immagino che le mie osservazioni non facciano statistica, ma va be'. Comunque ho pensato, e non poteva non essere così, al mio problema con il peso, al perché non riesco a trovare una motivazione abbastanza forte per affrontarlo. Mi sono chiesta se in fondo questa situazione non mi faccia comodo. Non solo per il senso classico di difesa/corazza come protezione dai contatti esterni, ma come cifra identificativa. Non è che mi piaccia essere indicata come 'quella obesa' - ma sono l'unica nei pochi ambienti che frequento a questi livelli- ma resta comunque una cifra distintiva. Senza la quale sarei irriconoscibile? Indistinguibile? Senza la quale non sarei nemmeno? Sono un po' restia, lo ammetto, a cercare motivazioni del genere. Banalmente credo che il bisogno di una soddisfazione immediata, di una consolazione sia la risposta alla quasi totalità dei miei eccessi di cibo, eppure quando magari verso l'una di notte, già mezza addormentata, mangio una scatola intera di biscotti da 200 gr sapendo già che poi li sentirò sullo stomaco, viene il dubbio che ci sia anche altro. Non sono in cerca di tutte le risposte, davvero non mi interessano. MA visto il numero di chili che devo ancora perdere, visto come il caldo mi stia mettendo in difficoltà, se tutto va bene sarà una battaglia estenuante, qualsiasi appiglio credo potrebbe farmi comodo.
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domenica 23 giugno 2019
curiosità
Oggi ho letto questo… ora non sono americana, e le mie ansie sono sempre state un filo più personali, sebbene leggere di come sta andando il mondo non aiuti, però tra meno di 2 mesi compio 35 anni, sia mai che abbiano ragione? ;) Alla fine direi che mi conviene quasi crederci. Per il resto, oggi non sono riuscita ad uscire di casa, è domenica, c'è un sacco di gente in giro, almeno in parte la cosa è stata studiata. Ho passato sul terrazzo mezza mattina respirando l'aria profumata della riviera. Oggi pomeriggio però sono dovuta ricorrere ancora alle goccine. Va be', in fondo era poco credibile che andasse come le settimane scorse, restano i passi avanti che vedo e che spero riescano a farmi prendere in mano le cose che devo fare nelle prossime settimane. Speriamo.
sabato 22 giugno 2019
Per le vie del paese oggi si sentiva davvero l'estate. Mi sono fatta un giretto tra le 18 e le 19 ed è stato piacevole, per una volta non morivo di caldo anche se sono uscita in preda ad un attacco di panico (stanno tornando… :/ ) ma il pomeriggio era troppo bello per non goderne. Comunque mentre ero fuori mi sono accorta di due cose, la prima probabilmente ho l'aria molto spesso imbronciata quando esco, sicuramente non rilassata. La seconda che questa mattina è stata la prima mattina in 2 settimane che sono qui che sono uscita sul terrazzo a prendere un po' di sole. Non è per il sole in sé, ma per il fatto che tendo ancora sempre a nascondermi. E questo succede anche a casa. Che tristezza, così facendo non riesco a godere nemmeno di quello che ho. Presa di coscienza, prossimo giro tentiamo di farci qualcosa.
Buona notte
Buona notte
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Sabato prossimo circa a quest'ora, se tutto va bene, sarò già rientrata alla base. E sarò più o meno in crisi ;)
Nel frattempo lo sono anche ora. Motivo? Ma, credo che ufficialmente la causa prioritaria sia il ciclo, certo è che il panico nelle ultime 24 ore si è fatto sentire più che nei passati 14 giorni. La cosa non mi stupisce più di tanto, ciclo a parte sono perfettamente in grado di farlo autogenerare da se. Ho iniziato il secondo e ultimo boccettino di ansiolitici e sono terrorizzata dall'idea di non averne a sufficienza, perché la ricetta medica che ho con me è oramai scaduta. Quindi, anche se è appurato che se continuassi ad usarli come nelle due settimane passate ne avrei a sufficienza, sono preoccupata. Così me ne servono di più e alla fine… tadà profezia che si auto avvera. Ovvio no?!? Oggi ad esempio c'è qui un operaio che deve fare dei lavori e per forza di cose devo tenere anche la mia stanza aperta e quindi mi vede, bene, ovviamente è da quando ho saputo di questo appuntamento che sono in paranoia. Mi chiedo come mi sentirò quel giorno che mi renderò conto che cose del genere non mi creano più ansie. ma... non ci crederò neanche.
Poi principalmente è il caldo a sfiancarmi. Sono stata volontariamente alla larga da Marco, la spiaggia e mille pippe mentali (più per il caldo ma va bene in generale), e alla fine ci pensano le vampate a mettermi ko. In che stato! Un anno che ho meno ansia, mi sembra di essere un fornello acceso. Comunque, quello che adesso non devo fare assolutamente è farmi partire la brocca perché manca solo una settimana al rientro. Voglio dire, per una volta riuscirò a restare concentrata sul presente? Ci sono varie questioni non molto entusiasmanti che mi aspettano al mio rientro, ma non posso evitare di pensarci ancora per qualche giorno? Anche questo non essere mai ferma nel presente è un problema che è andato via via aumentando, sebbene almeno in parte sia sempre stata così. Invece è proprio nel presente, a parte magari quando sono dal dentista :D , che posso avere le risposte.
Dico spesso che negli ultimi anni, ogni anno in più che ho, mi sembra di invecchiarne 4 o 5. Il bisogno di una vita normale si fa sempre più pressante. Credo di viverne degli assaggi, ne sono convinta, spero di avere presto davanti tutto il piatto. :)
Nel frattempo lo sono anche ora. Motivo? Ma, credo che ufficialmente la causa prioritaria sia il ciclo, certo è che il panico nelle ultime 24 ore si è fatto sentire più che nei passati 14 giorni. La cosa non mi stupisce più di tanto, ciclo a parte sono perfettamente in grado di farlo autogenerare da se. Ho iniziato il secondo e ultimo boccettino di ansiolitici e sono terrorizzata dall'idea di non averne a sufficienza, perché la ricetta medica che ho con me è oramai scaduta. Quindi, anche se è appurato che se continuassi ad usarli come nelle due settimane passate ne avrei a sufficienza, sono preoccupata. Così me ne servono di più e alla fine… tadà profezia che si auto avvera. Ovvio no?!? Oggi ad esempio c'è qui un operaio che deve fare dei lavori e per forza di cose devo tenere anche la mia stanza aperta e quindi mi vede, bene, ovviamente è da quando ho saputo di questo appuntamento che sono in paranoia. Mi chiedo come mi sentirò quel giorno che mi renderò conto che cose del genere non mi creano più ansie. ma... non ci crederò neanche.
Poi principalmente è il caldo a sfiancarmi. Sono stata volontariamente alla larga da Marco, la spiaggia e mille pippe mentali (più per il caldo ma va bene in generale), e alla fine ci pensano le vampate a mettermi ko. In che stato! Un anno che ho meno ansia, mi sembra di essere un fornello acceso. Comunque, quello che adesso non devo fare assolutamente è farmi partire la brocca perché manca solo una settimana al rientro. Voglio dire, per una volta riuscirò a restare concentrata sul presente? Ci sono varie questioni non molto entusiasmanti che mi aspettano al mio rientro, ma non posso evitare di pensarci ancora per qualche giorno? Anche questo non essere mai ferma nel presente è un problema che è andato via via aumentando, sebbene almeno in parte sia sempre stata così. Invece è proprio nel presente, a parte magari quando sono dal dentista :D , che posso avere le risposte.
Dico spesso che negli ultimi anni, ogni anno in più che ho, mi sembra di invecchiarne 4 o 5. Il bisogno di una vita normale si fa sempre più pressante. Credo di viverne degli assaggi, ne sono convinta, spero di avere presto davanti tutto il piatto. :)
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venerdì 21 giugno 2019
mh… oggi l'umore non è dei migliori, anzi. Sono proprio un po' giù di corda. Immagino non ci siano mille ragioni particolari, solo i soliti pensieri. Non è una novità che le vacanze qui mi facciano pensare spesso a ciò che non ho, a ciò che mi manca. Salute, tempo, esperienze fatte, fisico decente, esperienze che non farò… ma oggi il pensiero è più legato a ciò che ho. Al di là di alcune questioni qui comunque mi sento rilassata, non faccio molto ma mi rilasso. All'idea di tornare a casa in mezzo a sbuffi, tensioni a mille, mi sento male. Vedo quel tavolo della cucina a cui siamo a pranzo tutti e 4, io i miei e mio zio e mi sento soffocare. E la situazione è così invasiva da togliermi anche la possibilità di essere me stessa. E ne sono stufa. Voglio riprendere in mano la mia vita, eppure se penso a quella cucina mi sembra di non aver possibilità di gestire un bel niente. Alla fine mi sento persino arrabbiata. Devo trovare un equilibrio e riuscire ad essere me stessa. Però vorrei evitare di intossicarmi la settimana che mi resta con queste idee. Respira, respira profondamente e sii fiduciosa…
giovedì 20 giugno 2019
osservare la gente
ollà… oggi verso le 18 ho messo fuori di casa il naso per un giretto di un'ora. C'era una bella arietta, vedevo tante persone in giro con un giacchettino, mi sono detta ma sì dai. Esco. Alla fine avevo un attacchino di panico, però se l'aria era freschetta, mi sembrava che sarei riuscita a gestirlo con facilità, quasi come un vecchio amico un po' dispettoso. In effetti il panico è svanito quasi subito ma, nonostante la gente fosse in giro attorcigliata in scialli, salviette, giacchette… io a mezze maniche morivo di caldo… :( Va be', questo è il trend di questa vacanza. L'anno prossimo però o sono psicologicamente/fisicamente pronta ad andare in spiaggia e quindi a fare il bagno, o meglio puntare a maggio. Certo è prematuro pensarci, ma in quel caso sono diverse le cose da ripensare, per esempio le lezioni e il volontariato per maggio. Va bene, vediamo come procedono i mesi..Nel frattempo, con l'ennesima versione del 'chi non sa fare, insegna', io dico che io che non faccio guardo. Studio le persone, e le persone che si incontrano verso le 18.30, sul finire della giornata di spiaggia, sono qualcosa di fenomenale. Soprattutto le famiglie con i bimbi piccoli che, praticamente arrosto dopo una giornata sotto il sole cocente, sono giustamente nervosi. Le mamme lo sono ancora di più, quindi si assistono a scenate in piena regola di pianti e isterismi vari. Domanda: ma l'abitudine di tenere i piccoli in spiaggia solo un paio di orette al giorno quando fa meno caldo è passata di moda? Cioè, fa trendy avere dei figli che sono piccoli pomodori al neon? Ma adeguarsi un po' al ritmo dei piccoli no? Rispetto a questo la mia infanzia pare lontana 3 secoli, non 30 anni…
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e se ci volesse il mare? - estratto-
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E se vi
volesse il mare?
Parte
prima
Rebekka F.
Copyright © dicembre 2014 by Rebekka F. (pseudonimo)
tutti i diritti sono riservati. Persone e temi sono di fantasia.
Parte prima
PROLOGO
Oramai erano quasi due mesi che si
trovava lì ma non si era ancora abituata a quello spettacolo: il riverbero del
sole sul mare all’alba era qualcosa di indescrivibile. Una parte di lei si
chiese come avesse fatto a vivere senza fino a poco prima.
Ecco, ci siamo.
Sapeva che una brevissima
considerazione sul prima sarebbe stata più che sufficiente a far scattare
dentro di lei un tale flusso di pensieri da stordirla.
“Oh, beh, pazienza…” esclamò sospirando
mentre si ritirava nella sua stanza per vestirsi. Non erano ancora le sette,
aveva più di mezz’ora per uscire di casa e il turno in hotel sarebbe cominciato
solo alle otto; una volta là avrebbe potuto gustarsi una splendida colazione.
Uno dei benefici di quell’impiego; non se lo concedeva spesso in realtà:
l’abitudine di far colazione sola e in silenzio era difficile da cambiare; in
quella particolare mattina però, le avrebbe fatto bene starsene in un angolo
del salone sbirciando i turisti in vacanza.
Era uno degli alberghi più esclusivi
della città e ciò garantiva un flusso costante di visitatori lungo tutto
l’anno. Questo la spinse a domandarsi come sarebbe stato l’ambiente durante il
picco estivo, probabilmente il lavoro
sarà estenuante. Nel pomeriggio ci sarebbe stata una riunione dello staff
proprio per discutere di quello, era ormai la fine di aprile e in meno di
quattro settimane sarebbero stati travolti. Era una novità per lei e avvertì
una leggera eccitazione.
Adorava quel lavoro e se ci pensava un
attimo le sembrava impossibile averlo trovato quasi per caso.
Matteo si era dato molto da fare per
fissarle il colloquio, quello era vero, ma onestamente non avrebbe scommesso un
euro sull’effettiva possibilità di ottenerlo.
Invece le sue due lauree in lingue e in
sociologia l’avevano resa la candidata perfetta e, se per ora il suo ruolo
prevedeva essenzialmente l’assistenza ai clienti, stranieri ma non solo, le era
stato fatto capire in modo piuttosto eloquente che aveva tutte le carte in
regola per far carriera lì dentro.
Nella mia vecchia città non avrei
mai avuto una possibilità del genere… Era vero: gli sbocchi che quella cittadina turistica le
stavano offrendo erano totalmente inesistenti dove viveva prima. Si era data
due anni per vedere se ci fosse stata una possibilità di far funzionare il trasferimento,
non erano serviti nemmeno due mesi per avere la certezza di aver fatto la
scelta migliore.
Per il suo cuore forse ci sarebbe
voluto di più, ma quanto meno sapeva che qualche parte della sua vita stava
procedendo lungo il binario giusto.
Mandò un sms a Matteo per avvisarlo che
avrebbe fatto colazione in hotel e alle sette e venti fu fuori di casa.
In estate avrebbe compiuto trent’anni.
Un compleanno importante, simbolico. Nei mesi precedenti le era capitato più di
una volta di sentirsi vecchia più che adulta. Adulta era una parola che le
trasmetteva sensazioni positive, l’idea di essere padrona della propria vita e
delle proprie scelte, assolutamente non come si era sentita lei. Quello che le
era frullato in testa era più la percezione del mero tempo che trascorreva
senza lasciare nulla di buono, nulla di costruttivo, nulla su cui poter fare
affidamento.
Era arrivata al suo venticinquesimo
compleanno in una sorta di beatitudine. Una famiglia a cui era molto legata, un
fidanzato, Alessandro, con cui cominciare ad ipotizzare un futuro e una
carriera accademica soddisfacente.
In una notte tutto era stato spazzato
via, un incidente d’auto le aveva strappato i genitori e il fratello Luca e
anche Alessandro, alcuni mesi dopo l’aveva lasciata incolpandola di non essere
più la stessa di cui si era innamorato.
Il ricordo di quell’anno bruciava
ancora. Si era iscritta nuovamente all’università per avere qualcosa che le
desse una sorta di continuità; il non avere nulla da fare, vista l’assenza di
un’occupazione, le sarebbe stato fatale. Così, invece, gli impegni delle
lezioni e degli esami avevano scandito le giornate quel tanto che bastava per
non farla sprofondare del tutto mentre, piano piano, elaborava quello che le
era successo, per poi superare la parte più critica: il sentirsi quasi in colpa
perché una parte di lei aveva voluto che la sua vita riprendesse.
Due anni dopo aveva trovato un impiego
in un’azienda e il peggio sembrava ormai passato. Si era abituata agli sguardi
di compassione che a volte le venivano rivolti e sapeva di aver ricevuto
comunque molto molto affetto e sostegno da chiunque la conoscesse. Ad un certo
punto sapeva anche di aver perdonato Alessandro. Abituarsi a non aver più la
sua famiglia vicino invece probabilmente non sarebbe successo mai del tutto.
Aveva voluto terminare anche il secondo
ciclo di studi e intorno ai ventinove anni le sembrava quasi che la vita
avrebbe potuto ricominciare anche per lei.
Innamorarsi di Paolo le aveva dato il
colpo di grazia.
Ancora adesso faticava a capire come le
fosse stato possibile rimettersi in piedi, anche se con parecchie cicatrici,
dopo tutto il resto per poi non reggere il rifiuto di quel ragazzo. Sapere che
lui aveva già un’altra l’aveva completamente fatta ripiombare in un baratro.
Non riusciva a farsene una ragione. In quel periodo poi sembrava riemerso anche
il dolore delle perdite. Ogni negozio, ogni angolo di strada, tutto le
riportava alla mente ricordi così dolorosi da cominciare a farle odiare quella
città, la sua città.
Rassegnata al fatto che il dolore per
le persone perdute sarebbe sempre stato dentro di lei, sentiva di non poter
però più reggere quel luogo che aveva fatto da sfondo ad ogni istante.
Matteo era stato la sua salvezza; si
erano conosciuti da piccoli quando lei era andata per qualche estate in vacanza
nella sua città. Per un po’ avevano perso i contatti ma grazie a facebook si
erano ritrovati qualche anno prima.
Era stato lui, dopo aver saputo di
Paolo ed aver ascoltato il suo sfogo, a lanciare la bomba una sera.
“Perché non molli tutto e ti
trasferisci qui?”, le aveva detto mentre piangeva. Lo aveva preso per pazzo ma
la seconda volta che lui aveva proposto l’idea lo aveva ascoltato seriamente.
Avevano passato ore a snocciolare la questione cercando di capire come avrebbero
potuto far fronte a tutti i problemi e lui, con calma ma con la sua solita
allegria, aveva trovato una soluzione a tutto. Verso l’inizio dell’anno le
aveva fissato un colloquio nell’hotel dove lavorava nel reparto contabilità e
l’aveva ospitata da lui per una settimana mentre aspettava il verdetto.
Saputo che il posto diventato suo,
l’aveva portata fuori a festeggiare, “D’ora in poi solo cose belle per te…” le
aveva detto abbracciandola e l’aveva scorrazzata in giro per agenzie per
cercare una casa adatta a lei.
“Ho bisogno che si veda il mare”, aveva
detto dopo aver scartato alcuni appartamenti. “Non importa se costerà qualcosa
in più, né se non sarà esattamente in centro, ma ho bisogno che si veda il
mare. Ero abituata ad avere un sacco di spazio e temo di non poterne fare a
meno. E credo di preferire la vista sul mare ad un giardino…”
Un paio di giorni dopo l’avevano
trovato: l’appartamento perfetto. Ok, forse era addirittura grande per una
persona sola ma voleva spazio. E la vista era perfetta.
Detto fatto: contratto d’affitto per
due anni.
Qualche settimana dopo l’aveva
raggiunta per aiutarla con le ultime cose del trasloco, ed era con lei quando
aveva venduto la sua casa.
Ed era rimasto con lei i primi giorni
nella sua nuova abitazione. L’aveva aiutata ad ambientarsi facendole conoscere
la città e i negozi che le sarebbero stati più utili. Inoltre l’aveva subito
presentata ai suoi amici facendola entrare immediatamente nel gruppo. Lui
restava sempre il suo preferito ma si era subito trovata a suo agio anche con
gli altri.
Dopo una decina di giorni aveva
cominciato il suo lavoro e il resto era già storia.
In molte circostanze negli anni prima,
si era ritrovata a pensare che scappare non fosse mai la risposta ai problemi.
Adesso pensava che forse, in alcuni casi, potesse essere la soluzione quando le
risposte trovate facevano acqua da tutte le parti.
Certo, se non avesse conosciuto Matteo,
se non fosse rimasta in contatto con lui, se insomma non ci fosse stato
qualcuno a proporle un’alternativa concreta, non avrebbe mai avuto il coraggio
di dare un taglio netto e ricominciare da capo. Probabilmente sarebbe riuscita
a venirne comunque fuori ma Matteo c’era e la sua vita aveva preso quella
direzione; in una settimana scarsa aveva capito che quella scelta era stata
la migliore che avesse mai fatto per la
sua vita.
Cullata dall’incessante sciabordio
delle onde in sottofondo la sua anima sembrava aver trovato pace.
Come già detto, il suo cuore non
ancora. Le mancavano i suoi ogni giorno e l’amore che provava per quel ragazzo
era bel lontano dallo scemare eppure le bastavano pochi minuti in riva al mare
per vedere ogni volta un po’ più di luce in fondo al tunnel.
E stare meglio, ed essere pronta ad
affrontare una nuova giornata.
Che, come sempre da quelle parti,
prometteva di essere piena di possibilità e meravigliose opportunità.
Capitolo 1-
“Buon giorno amore mio!” le fece subito
eco Matteo non appena varcato l’ingresso. Quelle parole la fecero sorridere.
Sebbene entrambi ci avessero messo meno di dieci secondi a capire che tra loro
non ci sarebbe mai potuto essere nulla di romantico, ogni tanto le sembrava un
enorme peccato.
“Buon giorno Matteo.” Gli fece di
rimando avvicinandosi per dargli un sonoro bacio sulla guancia.
“Ahi ahi, voce un po’ mogia Francesca.
Un tuffo nel passato di prima mattina?”
“E lo hai capito dalla mia voce?! Mi
sorprendo ancora del feeling che c’è tra noi eppure oramai dovrei esserci
abituata. Comunque sì. Nulla di particolarmente doloroso ma è stata una
mezz’oretta piuttosto meditabonda…”
“Male, sai che è pericoloso pensare a
stomaco vuoto. Dai, andiamo a fare colazione che sto morendo di fame. Anche
perché oggi sarà una giornata bella tosta. Cominceranno i preparativi per la
stagione estiva e saranno tutti un po’ su di giri.”
Aveva già detto che adorava quel
ragazzo? Il tono scherzoso della sua voce cozzava con la dolcezza con cui la
guardava. Era preoccupato per lei. Non la trattava come qualcosa pronto ad
andare in pezzi alla prima occasione e in più di una circostanza le aveva detto
che la riteneva forte come poche persone. Eppure nel suo modo di fare aleggiava
sempre una nota di protezione.
“Sei in grado di fare ogni cosa, anche
da sola. Sicuro. Ma non lo sei e non c’è bisogno che tu faccia da sola quello
che possiamo fare insieme.”, le aveva detto una delle prime notti che aveva
passato con lei mentre, armeggiando con un mobiletto da montare, si era messa a
piangere per lo sconforto ma soprattutto per la paura di quello che sarebbe
successo poi.
Era chiaro che lui non si stesse
riferendo solo al mobiletto che, insieme, misero in piedi in un battibaleno.
Quella frase l’aveva fatta stare subito
meglio e il mobiletto era in camera sua in bella vista, come monito, come
promemoria: non era sola.
“OK, ok. Allora andiamo a fare il pieno
di brioches. Il cappuccino al cacao che fanno qui è una meraviglia!”
“E che cappuccino sia allora!”
E continuando a parlottare del più e
del meno si erano seduti ad un tavolino.
“Allora con la tua ultima fiamma come
vanno le cose?”
“Fiamma spenta” ed erano scoppiati a
ridere così forte che lei quasi aveva rischiato di soffocarsi con il
cappuccino.
Matteo cambiava fiamma, per così dire,
almeno due volte al mese. Francesca proprio non riusciva a farsene una ragione,
era oggettivamente bello come il sole e se all’apparenza poteva passare per il
solito ragazzo immaturo di trent’anni che tanto andava per la maggiore per
descrivere una sorta di standard generazionale, bastava veramente un secondo in
più di attenzione per rendersi conto che non era affatto così; era molto
allegro ed estroverso sì, ma anche estremamente leale e affidabile. Metteva
impegno nel suo lavoro e coltivava le sue amicizie con passione e cura. Gli
amici del gruppo avevano una grandissima stima di lui. Per qualche strano
motivo però, sul fronte dell’amore finiva sempre per rimanere invischiato in
storie senza futuro. Anzi, con anche ben poco presente. Aveva anche temuto che
tutto il tempo che le dedicava gli togliesse tempo per cercare la ragazza
giusta ma tutti l’avevano rassicurata in tal senso, “Fidati che se ci fosse
qualcuna speciale il tempo non sarebbe un problema” aveva poi aggiunto Matteo
in persona.
“Anche perché”, aveva continuato il suo
migliore amico, “un’ipotetica compagna, per Matteo, dovrebbe apprezzare il
tempo che spendiamo per prenderci cura di chi ne ha bisogno…”
“Beh, messa così come dargli torto…”
aveva annuito lei.
Perciò era veramente curiosa di sapere
quanto tempo sarebbe dovuto passare prima che qualcuna si accalappiasse quel
diamante che ora stava di fronte a lei parlando delle magnifiche feste che
l’hotel avrebbe organizzato in estate sulla spiaggia.
Oh, sì: il suo lavoro in parte sarebbe
stato anche quello, presenziare a feste in spiaggia.
“Se ripenso al buco di ufficio in cui
ero tappata l’estate scorsa… paragonato alle feste in spiaggia beh… evviva!”
“Carissima, non per smorzare i tuoi
entusiasmi ma spero tu capisca che comunque per te sarà lavoro, fidati se ti
dico che arriverai all’autunno benedicendo che quella follia sia arrivata alla
fine…”
“Sì, sì. In realtà lo immagino da sola
però dai, lasciami fantasticare un po’”. E gli aveva fatto l’occhiolino.
“OK, principessa. Come vuoi tu.”
In linea di massima le avevano sempre
dato molto fastidio tutti i soprannomi ma detti da lui le facevano piacere.
Si era fatta strada dentro di lei
un’idea che la infastidiva, Matteo avrebbe finito col prendere il posto di suoi
fratello Luca? No, probabilmente no.
Solo che non aveva mai avuto un legame
di quel genere con nessun ragazzo prima e il dubbio che fosse perché aveva un
vuoto da riempire aveva fatto capolino un paio di volte.
Quando però si fermava a guardarlo
negli occhi un istante sapeva che non era quello il caso: gli voleva bene non
perché era un sostituto ma perché era un ragazzo splendido e d’altro canto
nessuno avrebbe mai potuto sostituirsi a Luca. Mai.
“Senti, scusa se sono un po’ brusco ma
è da un po’ che non ne parliamo. Sul fronte Paolo come vanno le cose?”
“Non bene. Non so, è un discorso
difficile da dire a parole ma lui c’è, voglio dire: c’è ancora. Perdere
qualcuno ti costringe prima o poi, ad affrontare il fatto che quelle persone
continueranno a vivere nei tuoi ricordi, nel tuo cuore ma che fisicamente non
ci sono. Lui invece c’è. E sa il cielo cosa mi avesse fatto essere così
convinta che fosse quello giusto. Non riesco ancora a lasciarlo andare.”
Di quello si trattava infatti. Aveva
perdonato Alessandro, lo aveva dimenticato perché in fondo si era resa conto
che lui non fosse la persona giusta. Conoscere Paolo, l’innamorarsene,
l’avevano trascinata in un altro tipo di sentimenti. Un amore di cui avvertiva
l’urgenza. Un sentimento che non poteva non essere.
Quello che aveva sentito nascere aveva
dato un significato nuovo alle parole anime gemelle.
Sentire che lui fosse così giusto per
lei le aveva dato l’ingenua speranza che il legame fosse cresciuto in entrambe
le direzioni, che anche lei quindi non potesse che essere giusta per lui.
La consapevolezza che lui avesse già
nella sua vita una ragazza che reputava quella giusta, era stato il classico fulmine
a ciel sereno.
“Non posso esattamente dire di capire
quello che provi, probabilmente sono ben lontano dal farlo, trovo però ci sia
un senso in quello che dici e ognuno poi affronta le perdite a modo suo, con i
propri tempi. Non vorrei però ci fosse del senso di colpa dietro, perché in
qualche modo sei andata avanti…”
Beccata, si ritrovò a pensare.
“Immagino di sì, ma devo ammettere che
ogni giornata che passo qui mi da una consapevolezza nuova, la verità è che
ogni singolo giorno che passa avverto fisicamente di stare sempre un po’
meglio. E anche il senso di colpa svanisce. Stare bene sembra di nuovo una
prospettiva normale. Rassicurante e normale.”
“Sai, è davvero bello sentirti dire
queste cose. Non hai idea di quante volte mi sia chiesto se non ti avessi
spinta a calcare un po’ troppo la mano con questo trasferimento improvviso.”
Era quasi ora di mettersi al lavoro, il
tempo dei discorsi era finito. Gli sorrise. Un raggio di sole entrò nel salone
attraverso l’enorme vetrata.
“Non vorrei essere da nessun’ altra
parte.”
Mentre finiva gli ultimi bocconi della
colazione prese l’agenda e controllò alcuni appuntamenti, “Probabilmente oggi
passerò la pausa pranzo al telefono, ci vedremo alla riunione di questo
pomeriggio, e se poi finirò ad un’ora decente sarò sicuramente dei vostri
stasera al bar.”, disse salutandolo.
Si incontravano spesso la sera, sempre
allo stesso bar, compatibilmente al ritmo lavorativo di ognuno. Era piacevole.
Aveva una vista mozzafiato sul mare ma non era frequentato da turisti. Le
piaceva questo fatto: in una cittadina completamente imbevuta di turismo,
alcuni luoghi erano riusciti a conservarsi estranei a quel via vai, che era sì
bello e vitale ma poteva prosciugare e confondere.
Alcuni locali, bar e ristoranti, e
alcuni negozi erano rimasti fuori dal turbinio vorticoso di arrivi e partenze.
Che fosse capitato per scelta o per caso, Francesca pensava fosse un bene: non
era lì da abbastanza per averne esperienza ma immaginava che vivere in un luogo
costantemente invaso dalla frenesia vacanziera potesse essere stressante per
chi, lì, vi conduceva la vita vera. Quella al di là della festa, quella che
ogni tanto sapeva essere estremamente dolorosa.
Forse era quello che le era piaciuto
istintivamente così tanto di quel luogo: sapeva mescolare sapientemente gli
ingredienti, evitando di cadere nell’eccesso.
Rischio concreto dal momento che non
era solo il turismo balneare, e necessariamente estivo, ad attrarre turisti. Il
clima mite aveva permesso lo sviluppo di un turismo sportivo durante tutto
l’anno. Competizioni, presentazioni, manifestazioni che univano lo sport con la
cultura e la salute… Ogni stagione aveva avvenimenti peculiari. La direzione
dell’hotel era stata molto chiara in merito per essere sicuri che si fosse
dimostrata all’altezza del compito. All’inizio aveva preso quelle parole come
una formula standard per valutare le capacità basilari del personale ma in meno
di due mesi aveva avuto la conferma di aver sottovalutato quell’avvertimento.
Fortunatamente si stava dimostrando pienamente in grado di assolvere quel
ruolo. Passare da una lingua all’altra le risultava sempre più facile ed era
felice di mantenere sempre l’allenamento.
Come da copione alle otto e trenta in
punto il telefono aveva cominciato a squillare e verso le tredici si era resa
conto che nell’aria si avvertiva davvero l’imminente arrivo dell’estate. Aveva
avuto una mattinata pienissima, qualche problema di organizzazione con una
comitiva e alcune variazioni di prenotazioni, ma nulla di particolarmente
complicato. In ogni caso era riuscita a non pensare a Paolo per qualche ora.
Già un enorme successo…
Sollevata da quella sorta di pausa
mentale, il suo pensiero era poi corso alla riunione che ci sarebbe stata da lì
a poche ore. Il fermento che aveva messo a tutti cominciava a preoccuparla un
pochino. Ok, è ora di una pausa.
Si era diretta verso il buffet dei
dipendenti, aveva preso un panino, qualcosa da bere e si era messa nel piccolo
giardinetto a due passi dall’ingresso. Quando lo aveva visto da fuori la prima
volta era rimasta quasi delusa, per essere l’albergo di punta le era parso
quasi anonimo, le decorazioni e i colori tutti sul gioco bianco e blu le erano
sembrati banali in una città di mare. Con il passare del tempo però ne era
emersa l’armonia con l’ambiente circostante ed una serafica eleganza.
Le trasmetteva quiete e serenità.
Non male come cosa, non male
davvero.
Il resto di quel lunedì era poi
trascorso in modo più o meno regolare fino al momento della riunione.
Quando era arrivata nel salone delle
conferenze Matteo l’aveva chiamata per farla sedere accanto a lui.
“Grazie per avermi tenuto un posto.
Caspita, sai che non mi ero mai accorta che lavorassimo qui in così
tanti?”
Molte persone non le aveva mai
incontrate, nemmeno di sfuggita. Fu consegnato a tutti un volantino e alcuni
ragazzi dello staff presero la parola presentando per filo e per segno tutte le
attività che sarebbero iniziate con la bella stagione.
Tornei di ogni sorta, corsi di
danza-barra-aerobica sulla spiaggia…
Singolarmente non erano certo delle
innovazioni esorbitanti ma nell’insieme, una dopo l’altra, creavano un piano
veramente denso. Da quell’anno poi i servizi di animazione per i bambini
sarebbero stati potenziati e differenziati per fasce d’età e interesse.
Insomma, per chi fosse stato
interessato, ogni singola ora di ogni singolo giorno avrebbe potuto essere
organizzata e impegnata in qualcosa di diverso.
“Ma come caspiterina hanno fatto a
mettere in piedi un programma di questo genere?”, domandò all’amico veramente
stupita.
“Sì, devo dire che si sono dati
parecchio da fare quest’anno, del resto questo genere di organizzazione è uno
dei fiori all’occhiello di questo posto. Immagino che tu, pur non facendo parte
della parte di gestione sarai chiamata in causa spesso per le tue competenze.
Mi sembra già di vederti fare la spola tra la spiaggia e qua con il cellullare
costantemente attaccato all’orecchio… Te l’ho detto: ad un certo punto sognerai
soltanto la fine di settembre.”
Cominciava a crederlo anche lei.
Durante la seconda parte della
riunione, vennero divisi per aree: come aveva ipotizzato Matteo, anche a lei
sarebbero toccati vari turni in spiaggia. In teoria solo per fare da
intermediaria per la lingua, in pratica per risolvere ogni tipo di incombenza.
Quando poi, in serata si ritrovò con
gli amici al bar, guardando gli altri e poi se stessa riflessa in uno specchio,
di punto in bianco se ne uscì così: “Ehi, ma… Io quest’estate finirò arrosto in
spiaggia!”
Non aveva mai considerato la cosa da
quella prospettiva ma effettivamente se nel suo vecchio impiego, nella sua
vecchia città, il colore bianco grigiastro non creava nessun problema nemmeno
nei caldi mesi estivi, anzi l’aiutava a mimetizzarsi con le scartoffie
dell’ufficio, lì la questione sarebbe potuta essere un po’ più complicata.
Matteo la squadrò, come notandola per
la prima volta, “Mi sa che hai ragione. Devi prepararti settimana per
settimana, al sole ma anche al caldo. Hai bisogno di irrobustirti un po’.”
“Corsa mattutina e qualche bagno di sole
e di acqua almeno tre/quattro volte la settimana e vedrai che per l’apertura
ufficiale della stagione sarai pronta.”, avevo detto Debora, “Se vuoi compagnia
per i bagni conta su di me… Per la corsa no.” Aveva aggiunto in modo molto
serio facendo ridere tutto il gruppo.
Debora era una ragazza molto simpatica
e alla mano, evidentemente famosa tra gli amici per la sua natura totalmente
anti-sportiva.
Francesca sentì istintivamente un moto
di affetto nei suoi confronti, sapeva che con un po’ di tempo loro due
avrebbero potuto diventare molto amiche.
“Non avevamo dubbi Debby. Per la corsa
se vuoi conta su di me. L’avrei ricominciata in ogni caso.”
“Certo Matteo, ovviamente… Ti devi
rimettere in formissima per la stagione di caccia vero?”, lo aveva preso in giro
Stefano.
A Francesca parve di vedere una leggera
tristezza negli occhi di Debora. Vuoi
vedere che le piace? E per tutto il resto della serata l’aveva tenuta
d’occhio per cercare di notare qualche altro indizio senza risultato. Eppure…
Si salutarono verso le ventitré e
Matteo la riaccompagnò come di consuetudine fino a metà strada.
“Dicevo davvero, per la corsa conta su
di me.”, lei lo guardò poco convinta, sapeva che era la cosa giusta ma a che
ora si sarebbe dovuta alzare? Già ora era sempre una levataccia…
Come se le avesse letto nel pensiero
proseguì “Potremmo fare dalle sei e mezza alle sette e mezza. In un’ora poi ce
la dovremmo fare per una doccia, vestirci e smangiucchiare qualcosa al bar
dell’albergo. Anzi, sai che ti dico? Potremmo cominciare subito domani per
tagliare la testa al toro.”
Lui sembrava entusiasta, a lei sembrò
di sudare freddo. Non si era mai considerata particolarmente pigra ma…
“Mh, non mi piace molto la piega che
stanno prendendo gli eventi, ma effettivamente se non mi attivo rischio di
passare un’estate complicata… OK, ci vediamo alle sei e trenta sulla
passeggiata, davanti a casa mia.”
Una volta in casa aveva preparato sul
piccolo divano in fondo al suo letto il completo per correre e quello per
andare al lavoro, così non avrebbe perso nemmeno un secondo l’indomani.
E chi l’avrebbe mai detto che
un giorno sarei finita per diventare una di quelle che corre all’alba in riva
al mare?
Lo aveva pensato sorridendo, perché era
una di quelle cose che le piaceva da morire guardando i film e i telefilm
americani: un’abitudine sana, corroborante, una costante di tutte quelle
giovani donne che sembravano sempre sapere esattamente cosa sarebbe stato
meglio per le loro vite e come fare per ottenerlo.
Certo, nel suo caso l’obiettivo era un
po’ più modesto: non collassare dopo i primi due giorni al sole, ma si sentiva
soddisfatta e sicura di se stessa.
“Non ho ancora cominciato a correre e
guarda come mi ha già fatto bene...” Aveva sussurrato davanti allo specchio
prima di mettersi a ridere.
Ultimamente aveva ricominciato a farlo
spesso, ridere. Da sola o con gli altri.
Evviva!
Capitolo 2-
Aveva puntato la sveglia alle sei, ma
quando si era svegliata di soprassalto le ci era voluto solo un secondo per
capire che la causa non era il trillo della sveglia. Era stato un rumore
nell’appartamento sopra il suo, che era sfitto. O almeno lo era fino a ieri.
Stiracchiandosi, un po’ contrariata dal
brusco risveglio, essendo le cinque e quaranta, aveva comunque deciso di
alzarsi. Con quel baccano non sarebbe riuscita più a chiudere occhio in ogni
caso.
Mentre si preparava, il rumore non
aveva accennato a diminuire. Guardando fuori dallo spioncino e vedendo alcuni
ragazzi andare avanti indietro con vari strumenti da lavoro si ritrovò a
chiedersi se non fosse una violazione di qualche regola condominiale,
sicuramente non era un gran ché rispettoso verso gli altri inquilini.
Certo, a onor del vero su quel lato
della palazzina solo il suo appartamento era abitato, però…
“Ma buon giorno splendore!”
“Caspita, hai sempre il risveglio molto
allegro tu eh?”
“Ti credo! Ma ti sei vista? Ok, sei un
po’ pallidina ma quel top e quei pantaloncini che indossi farebbero venire il
buon umore a chiunque!”
E le aveva strizzato l’occhio. Il
nervosismo per il risveglio un po’ turbolento era passato. Quel commento
l’aveva fatta sorridere, aveva un bel fisico, ma non lo aveva mai valorizzato
abbastanza, probabilmente anche quella sarebbe stata un’abitudine che avrebbe
cambiato nella sua nuova vita.
E mentre correvano, con più calma di
quella che avrebbero messo le mattine seguenti per testare un po’ la sua
resistenza, aveva raccontato del trasloco al piano di sopra.
“Uh uh, amica. Chissà che non stia
arrivando qualcuno in grado di farti dimenticare quel broccolo di Paolo.”
Quell’esternazione così sentita e del tutto improvvisa l’aveva fatta ridere
così forte che era stata costretta a fermarsi.
“Oh, Francy, basta! Non vorrai dare un
significato letterale all’espressione ‘morire dal ridere’! Su, riprenditi… So
che sono solo tutte scuse per smettere di correre…”, le aveva dato una
leggerissima strattonata alla coda di cavallo ed era ripartito, spingendo lei a
fare altrettanto.
Concentrandosi sulla corsa e basta, non
avevano parlato più molto.
Ad ogni minuto passato all’aria e al
sole sentiva il suo corpo rigenerarsi. Era sicura che le avrebbe fatto un gran
bene.
Mentre stavano finendo il giro ormai a
destinazione, il ragazzo proseguì il discorso, “Comunque scherzi a parte, non
credo davvero possano fare tutto il baccano che vogliono così presto, magari
puoi fare un giro di sopra, parlare con gli operai e vedere cosa intendono
fare.”
“Mm, sì, potrei…” ma ad essere onesti
non lo stava seguendo più di tanto. Era immersa nella scarica di endorfine che
la corsa le aveva dato, guardava il mare e le altre persone che correvano
vicino a lei.
“Matteo?”
“Sì?”
“Sono felice.”
L’aveva abbracciata così forte da
levarle il fiato.
Mentre stava facendo la doccia
canticchiando, i rumori erano ripresi. Non era affatto intenzionata a creare
discussioni però effettivamente capire cosa stava per succedere non le sarebbe
dispiaciuto. Una volta vestita si avviò di sopra.
Dalla porta aperta si vedevano alcuni
operai intenti a prendere alcune misure, uno di loro la vide, “Buon giorno. Ha
bisogno di qualcosa?”
“Salve, abito nell’appartamento sotto
di questo. Non voglio essere considerata un’attaccabrighe da subito ma ci
sarebbe la possibilità di cominciare i lavori un po’ più tardi in mattinata?”.
Vedeva che l’uomo la fissava un po’ confuso, “Oh, in realtà ci era stato detto
che gli appartamenti del piano di sotto erano tutti sfitti. Ha fatto bene ad
avvisare, non era davvero nostra intenzione disturbare.”
“E adesso come facciamo?” disse un
altro dall’interno. Probabilmente lavoravano con tempi stretti e sfruttare
quelle ore mattutine era l’unico modo per non sforare con i tempi.
“Cominciare alle sette perdendo ogni
giorno un’ora e mezza temo che si farà sentire sulla tabella di marcia ma
chiaramente non possiamo fare diversamente. Come hanno fatto a non sapere che
il piano fosse abitato?”
“Forse perché non vivo qui da molto.
Comunque alle sette sono già in piedi da un po’ solitamente. Mi sarebbe più che
sufficiente se poteste aspettare una mezz’oretta, diciamo fin verso le sei?”
L’uomo che le si era rivolto per primo
tirò un sospiro di sollievo, “Ah, lei è veramente comprensiva. Sì, per una
mezz’ora non è certo un problema. La recupereremo a fine giornata.”
“Ottimo allora, problema risolto. Vi
auguro buon lavoro!” e soddisfatta se ne era tornata verso il suo appartamento,
da cui era uscita nuovamente pochi minuti dopo.
Matteo la stava aspettando al bancone
del bar.
“Allora? Come ti senti dopo la prima
corsa?”
“Benissimo. Bisognerà vedere però
domani mattina se non mi sveglierò tutta dolorante… Nel frattempo sono andata a
parlare con gli operai. Sono riuscita a farmi concedere silenzio fino alle sei,
tanto poi mi dovrei alzare comunque per venire a correre con te. Pensa, gli
avevano detto che non c’era nessuno negli appartamenti sotto… Da quel poco che
ho visto sbirciando dalla porta stanno facendo lavori in grande stile. Con
tutte le modifiche che sembravano dover apportare immagino non sia per qualcuno
in procinto di trasferirsi per un mese. Speriamo siano vicini simpatici…” e
aveva addentato un buonissimo muffin al cioccolato, “… e che intanto mantengano
la parola data…”
Sul finire del pomeriggio la stanchezza
aveva cominciato a farsi sentire. Quando Matteo le aveva chiesto se sarebbe
andata al pub quella sera, aveva declinato l’invito, “Mi sa che stasera sarà
una sera da film e divano. Ma se vai a correre anche domani vengo volentieri.”
“Ok, allora a domani. Passa una buona
serata.”
Si era comprata una pizza e si era
diretta a casa. Non era dolorante, questo voleva dire che forse era più
allenata di quanto credesse, ma era stanca abbastanza da capire che sarebbe
stato un bel po’ faticoso per il suo fisico sedentario.
Speriamo di essere pronta in
tempo per la stagione calda.
Mentre si avvicinava alla sua porta
d’ingresso si accorse che sopra c’era appuntata una lettera con una calamita.
La prese e la aprì.
Le
chiedo scusa per l’inconveniente di questa mattina; spero davvero che gli
operai non le abbiano causato troppo disturbo. Una volta letta questa lettera
può andare da loro? Scusi ancora, il suo futuro vicino.
Era scritta a computer, non si era
nemmeno preso la briga di scrivere un biglietto a mano? O era fuori città per
lavoro? Pensò alla sua pizza fumante e, sperando di fare prima possibile, salì
le scale per vedere come mai dovesse parlare con gli operai.
Quando la videro arrivare, uno di loro
scomparve un istante per poi ricomparire con un pacchetto. “Questo è per lei da
parte del suo futuro vicino. Ci teneva moltissimo a scusarsi.”
“Oh, beh. Gesto carino ma non era
necessario, non l’avete di sicuro fatto apposta.”
Per toglierli dall’imbarazzo lo
accettò, augurò loro una buona serata e tornò alla sua pizza. Aveva una fame da
lupi! Si precipitò nell’appartamento, si infilò una maglietta gigante e si
accomodò sul divano, inserì un dvd di uno dei mille film che non era più
riuscita a guardare e cominciò a cenare. All’improvviso, una volta sazia, le
venne in mente il pacchetto che aveva lanciato sul letto quando si era
cambiata. Corse in camera a prenderlo e si rimise davanti alla tv per aprirlo.
Dentro c’era una scatola enorme di cioccolatini, non quelli del supermercato
con un’accozzaglia di gusti diversi; no. Questi erano di alta pasticceria. Si
capiva dal profumo e anche dalla confezione che li avvolgeva. Ne provò uno al
caffè e fu qualcosa di spettacolare.
O sono avvelenati così mi fa
fuori e non deve più preoccuparsi del rumore o è davvero un regalo esagerato. Chissà
quanto saranno costati… Mamma mia che buoni! Se ne concesse ancora
un paio e poi si obbligò, a malincuore, a riporre quella piccola scatola di
tentazioni al cioccolato.
“Adesso però tocca a me scrivergli un
bigliettino”, e presa carta e penna buttò giù due righe. Lo mise sulla mensola
vicino alla porta con tutta l’intenzione di portarlo l’indomani a chi di
dovere.
In realtà poi il giorno seguente se ne
dimenticò, ci fu la corsa, il lavoro e Matteo a tenerla occupata.
Le tornò in mente solo due giorni dopo
quando alle sei fu svegliata dal rumore di un trapano.
Aveva la giornata libera, niente corsa
in programma e l’idea sarebbe dovuta essere quella di spaparanzarsi sul
terrazzo a prendere qualche ora di sole ma con calma, molta calma… Verso le
dieci.
Eh, ma del resto sono stata io
a dare loro l’ok; comprerò dei tappi per le orecchie.
Oramai completamente sveglia, si vestì
e salì a portare il suo bigliettino.
“Buon giorno!”, la salutarono. “Buon
giorno a voi. Procedono bene i lavori? Se non è troppo disturbo volevo lasciare
un messaggio di riposta. Ci tenevo a ringraziare personalmente perché quei
cioccolatini erano davvero una cosa squisita. Posso lasciare a voi?”
Uno di loro rise. “Sì, sì. Non si
preoccupi. Ci pensiamo noi.”
“Grazie, ma datemi pure del tu!”
Una volta tornata nel suo appartamento
si concesse una colazione da campioni sul terrazzo della sala; fino a quel
momento le giornate libere, che finiva per passare per la maggior parte da
sola, erano le ore in cui si ritrovava a pensare di più, a Paolo, alla sua
famiglia. Alla vecchia versione di se stessa. Quella mattina però si sentiva
ancora particolarmente su di giri per quelle che, aveva scoperto, sarebbero
state le sue mansioni future. Finito di mangiare dedicò un’oretta a fare un po’
di pulizie e poi armata di una salvietta enorme, un libro e il lettore mp3 si
stese al sole.
Dopo circa quindici minuti si sentiva
beata. Il calore sulla pelle le dava un conforto dolcissimo e il profumo del
mare le inondava il cuore di speranza. I muscoli, un po’ sotto stress per le
corse mattutine sembravano trarre giovamento dal quel bagno di luce. Abbandonò
il libro e chiuse gli occhi, lasciandosi trasportare solo dalla musica e dalle
sensazioni che il suo corpo le rimandava.
Passò così tutta la mattina,
spostandosi solo per cambiare posizione. Ad un certo punto mandò un sms a
Matteo.
-Sto vivendo una specie di esperienza
mistica. F.
-EH?! Che stai combinando amica mia? O
meglio forse chiederti con chi???? ;)
-Che scemo che sei… Secondo te se
stessi facendo sesso con qualcuno mi metterei a scrivere a te???? No, sono
spaparanzata sul terrazzo a prendere il sole, ascoltando musica e stranamente
non sono in preda a nessun delirio da pensieri… F.
-Ah, ecco! Volevo ben dire! Fare sesso
alle undici di mattina è più roba da me che da te…
-SCEMO!
-Ah ah! Dai, scherzi a parte… mi fa
davvero piacere. Ma domani ti tocca ancora la corsa! Torno al lavoro perché IO
oggi lavoro… J baci
Il sesso, eh… magari! Da quando stava riuscendo a lasciarsi
alle spalle il suo passato, il desiderio si era riaffacciato in lei.
Non ci vedeva poi nulla di strano in
quello, una giovane donna di quasi trent’anni… L’amore è l’amore, e non si discute… Ma anche il sesso però… Matteo
sarebbe orgoglioso di sentirmi fare questo discorso.
Poi i pensieri l’abbandonarono di nuovo
lasciandola a cullarsi nel sole.
Quando fu ora di pranzo e si rivestì,
si accorse con piacere che il segno dell’abbronzatura si vedeva già.
Però! Se una mattina al sole di
fine aprile fa già questo effetto, mi immagino ad agosto! Meno male che ho
cominciato a seguire il consiglio di Debora…
Effettivamente ad alcune cose proprio
non era ancora abituata. Cioè, non le venivano banalmente in mente.
Improvvisamente si ritrovò a pensare che avrebbe dovuto anche fare un po’ di
shopping. Sembrava ridicolo ma non era molto attrezzata per quel clima. E
probabilmente più della metà degli abiti che indossava nella sua vecchia città
in estate, lì sarebbero stati troppo pesanti.
Si chiese a quante cose non avesse
ancora minimamente prestato attenzione.
Prese un quadernetto e sotto la voce
COSE DA FARE cominciò un elenco: vestiti, scarpe più leggere…
Da che si era trasferita non aveva
avuto molto tempo libero, aveva cominciato a lavorare quasi subito e le poche
ore che le rimanevano le aveva passate, fino a poco prima, a tormentarsi. Ora
che quella fase sembrava passata, era il momento di fare un po’ d’ordine su
altri punti.
Primo punto… Devo andare a fare
un po’ di spesa…
Si era detta notando la dispensa quasi vuota. E subito!
Salì in auto e andò verso il
supermercato da cui uscì quaranta minuti dopo, sommersa da una miriade di
buste.
Quando fu rientrata in garage, al solo
pensiero di dover trasportare tutta quella roba nel suo piano cominciò a
sbuffare.
“Ok, mi toccheranno mille viaggi ma
alla fine ce la farò…”, una voce dietro di lei la fece sobbalzare, “Magari se
ti diamo una mano noi basta un giro solo.”
“Oh, ragazzi! Magari!” Accettò al volo
l’offerta dei muratori.
“Niente lavoro oggi?”
“No, oggi è il mio giorno libero.”
“Posso chiedere che lavoro fai?”
“Certo, mi occupo dei clienti in un
hotel. Prenotazioni, accoglienza…”
“Ah, quindi immagino che il fine
settimana per te sia di lavoro.”
“Già, non tutti tutti ma la maggior
parte.”
“Mi sa, allora, che questa mattina ti
abbiamo svegliato noi…”
“Sì, ma non è un problema. In mezzo a
questa montagna di roba ci sono anche dei tappini per le orecchie così per la
prossima volta sono attrezzata…”
“Bene, senti, scusa se chiedo ma non
sei di qui giusto? Hai un accento particolare…”
“No, hai ragione. In effetti tendo a
dimenticare che non è solo a me che sembra strano il vostro accento.”
Era scoppiata a ridere e poi aveva
spiegato da dove veniva.
“Sei davvero una ragazza simpatica,
oltre che molto carina… Peccato solo che siamo tutti già impegnati. Comunque
pensa che coincidenza…”
“Cosa?”
“Anche il tuo futuro vicino, quello per
cui stiamo lavorando viene da quelle zone…”
“Davvero? Coincidenza sì... Ma allora,
adesso che ci penso, come fate a recapitare il mio biglietto?”
“Per ora nessun problema: è qui anche
lui in un albergo. Ma del resto con il fax non sarebbe comunque difficile… A
questo proposito, te lo avrei attaccato ancora sulla porta ma visto che siamo
qui, questo è per te.”
“Cosa è?”
“Un biglietto di ringraziamento al tuo
biglietto di ringraziamento probabilmente…” aveva aggiunto ridendo,
consegnandoglielo e mettendo giù le buste della spesa.
“Ah, ok. Caspita che rapidità.”
“Già, è passato un paio d’ore fa e lo
ha lasciato subito. Non so se al tuo ragazzo faccia piacere questa cosa però…”
“Eh, nessun ragazzo all’orizzonte e poi
non credo sia nulla di compromettente, curioso forse, ma non compromettente.
Non so nemmeno quanti anni ha…”
“Mah, a occhio e croce più o meno la
tua… Adesso però sarà meglio tornare al lavoro; gli altri cominceranno a darci per
dispersi. Buon pomeriggio.”
“Certo, grazie mille dell’aiuto.”
E si era chiusa il portoncino di casa
dietro di sé.
Stava mettendo a posto le ultime
scatole di pasta quando il telefono era messo a squillare.
“Giulia! Ciao!”
Giulia era sua amica dai tempi del
liceo. Cominciare una nuova vita senza di lei all’inizio le era sembrato molto
strano, e Giulia pur senza capire al cento per cento la scelta che aveva fatto,
non aveva mai lesinato il suo supporto.
“Ciao straniera! Come vanno le cose?”
E si erano perse in un’interminabile
conversazione, solo verso la fine Francesca le aveva accennato al suo nuovo
vicino ed esattamente come Matteo anche l’amica se ne era uscita discendo:
“Ottimo, magari ti aiuterà a dimenticare quel pesce lesso di Paolo…”
“Matteo lo aveva chiamato broccolo, ma
direi che più o meno il concetto è il medesimo…”; scherzarci su le sembrava un
modo abbastanza sensato di esorcizzare la questione, ma la verità, e lo
sapevano tutti dai suoi racconti, Paolo era tutto fuorché un pesce lesso o
broccolo che dir si volesse.
Anzi. Era un ragazzo davvero
intelligente e in gamba. La sua bellezza colpiva sicuramente all’inizio, due
occhi azzurri come il mare, dolcissimi ma con un guizzo di intelligenza sempre
ben visibile e fantastici capelli ribelli, riccioli e nerissimi. Una volta
conosciuto la bellezza passava decisamente in secondo piano rispetto al suo
carattere.
Insomma per le ragazze era davvero
pericoloso incontrarlo, fermo restando che non si era mai permesso di giocare
con i sentimenti di nessuna.
Conoscerlo e innamorarsi di lui era
stato fin troppo facile. Dimenticarlo si stava dimostrando quasi impossibile.
“C’è di bello che, dal momento che io
non lo conosco, non puoi chiedermi nulla di lui; magari questo aiuterà a
chiudere prima la pratica… In ogni caso voglio essere informata su tutti gli
sviluppi riguardo al tuo futuro nuovo vicino. Sto cercando di organizzarmi e
forse riuscirò a tornare a trovarti prima del previsto…”
E si erano salutate.
Sì, probabilmente Giulia ha
proprio ragione…
Mentre si concedeva un bagno rilassante e aromatizzato, pensò che il fatto che
lei abitasse in un altro paese rispetto al suo e che non lo avesse mai visto,
se non di sfuggita un paio di volte, aveva evitato imbarazzanti conversazioni
in cui si sarebbe forse trovata ad implorare per avere notizie. Qualsiasi
notizia.
Tutta fresca e profumata uscì per
andare a comprare un’altra pizza. In quel periodo aveva una voglia matta di
cibi non particolarmente salutari ma…
Tanto compenso ampiamente con le corse mattutine…
Effettivamente però, forse per lo
stress del trasloco e tutto il resto, anche le sue abitudini alimentari erano
cambiate.
Si rese conto che, in un certo senso,
era come si stesse sciogliendo, slegando e sentendo meno rigida anche in
quell’ambito, come in ogni altro.
Solo una volta rientrata, si ricordò
del bigliettino.
Corse a leggerlo.
Lieto che ti siano piaciuti. No, non
sono affatto esagerati: sappiamo tutti quanto sia importante un bel sonno
ristoratore. Quindi bisognava rimediare con qualcosa che desse altrettanta
energia. ;)
Però! Simpatico il ragazzo!
Forse averlo come vicino sarà davvero un fatto positivo… E immaginò quello che Matteo avrebbe
potuto dirle saputo di questa risposta. Pensò che le avrebbe fatto piacere
rispondergli ancora ma ci sarebbe voluta una frase altrettanto spiritosa e al
momento non le veniva in mente nulla.
Oh beh, ci penserò su.
Capitolo 3-
Invece nei giorni seguenti non ci pensò
affatto. Aggiornò solo Matteo del bigliettino e lui si limitò a confermare che
nutriva grandi aspettative da quella storia, “Beh, allora mettiti a scrivergli
pure tu, magari potrebbero esserci svolte inaspettate…” e si era messa a
correre molto più veloce di lui seminandolo, anche se solo per pochi secondi,
per evitare un colpetto.
Le corse mattutine cominciavano a dare
i loro frutti. Si sentiva più forte e tonica; alcuni momenti al sole avevano
già dato una bella tintarella dorata. Dopo nemmeno dieci giorni di cure aveva
già un aspetto decisamente più sano e quell’oretta di corsa la faceva lavorare
meglio, con maggior concentrazione.
Si stavano avviando verso la metà di
maggio, ancora poco più di quindi giorni e sarebbero cominciate tutte le
attività in spiaggia che avrebbero fatto parte del suo lavoro per ben quattro
mesi.
“Quattro mesi in un anno…”, si ritrovò
a dire, in tono un po’ preoccupato, a Debora una sera, “… cavoli, è tanto! Se
dovesse essere troppo faticoso temo metterebbe in seria discussione l’ipotesi
di mantenere questo impiego…”
“Su, non pensarci adesso! Vedrai che te
la caverai alla grande. Sì, forse la prima settimana sarà dura, ma sono sicura
che saprai prendere subito dimestichezza con l’ambiente.”
“Speriamo sia così…”
Ogni volta che si ritrovavano insieme
aveva sempre più la sensazione che nutrisse un interesse verso Matteo, ma
possibile che non lo avesse notato mai nessun’ altro? A tempo debito, quando
fossero state più in confidenza, forse avrebbe sondato lei stessa il terreno,
per il momento aveva desiso di limitarsi ad osservare.
Parlare del suo corrispondente del pianerottolo
di sopra era sicuramente un argomento più neutro e meno impegnativo.
Anche Debora si stava mostrando
interessata al fatto.
“Certo, Matteo lo ha descritto come
fosse chissà che cosa. In realtà non è poi sto gran avvenimento…”
“Bah, forse per te. Io francamente non
sono abituata a ricevere cioccolatini di alta pasticceria da ogni sconosciuto…”
“Beh, certo se la metti così… Ma oramai
la conversazione è già finita.”
Stavano bevendo un caffè sul terrazzo
di casa sua e mentre parlava era andata a prendere l’ultimo ricevuto, “Non
sapevo che rispondergli e alla fine non ho più risposto nulla. Chiaramente non
ne ho ricevuti altri.”
“Dai, allora scrivigli… non so fai
qualche commento sul fatto che hai capito che lo fa per costringerti a correre
ancora di più al mattino per smaltirli così gli operai possono cominciare
ancora prima…”
“Ah però! Deb, mi sembra davvero la
risposta perfetta! Oh, scusa, Debora; non volevo prendermi troppa confidenza…”
“No, prenditela pure questa confidenza.
Mi farebbe un gran piacere…”
Francesca fu tentata di chiedere
spiegazioni: anche se erano indubbiamente un gruppo unito, le dinamiche tra i
componenti non erano le stesse. Debora sembrava quella un po’ più ai margini,
soprattutto con le altre ragazze. Probabilmente nulla di grave, tanti forse non
ci avrebbero nemmeno fatto caso, ma a lei questo genere di cose balzava sempre
agli occhi.
Fu tentata di chiedere appunto, ma poi
si bloccò, se non che poi fu direttamente l’altra a proseguire il discorso, “…
sai, lo vedo da come mi guardi che hai capito quello che provo per Matteo, e
vedo da come guardi gli altri che non capisci come nessuno di loro lo abbia
notato; in realtà non lo capisco nemmeno io. Ho avuto una storia davvero
importante, finita male poco più di un anno fa. Quando stavo insieme a quel
ragazzo credo di aver trascurato un po’ troppo gli amici, loro non me lo hanno
fatto pesare, né quando non c’ero né quando, finita la relazione, sono tornata
in modo più assiduo nel gruppo; credo però che, nonostante le loro migliori intenzioni,
si siano sentiti un po’ traditi e che ora abbiano bisogno di tempo per tornare
a fidarsi completamente di me. Onestamente direi che li capisco e quindi non so
se la mia cotta per Matteo sia passata realmente inosservata o se evitino di
commentarla apposta perché pensano io abbia già fatto abbastanza danni... Si sa
come vanno queste cose in gruppo di amici storici, cambiamenti come questi, se
poi non finiscono bene, possono comprometterne definitivamente la tenuta. Ed
una cosa troppo recente anche per me perché io mi senta di mettere tutto a
rischio. Quindi capirai che poterne parlare con qualcuno è davvero bello. Fermo
restando che mi piaci proprio come persona. E se me lo consentirai, beh mi
piacerebbe che noi due diventassimo molto amiche…”
Questa confessione a cuore aperto la
fece commuovere e le venne spontaneo alzarsi ed abbracciare Debora: “Piacerebbe
moltissimo anche a me…”
Seguì qualche momento di silenzio,
quindi Francesca, per rimettere l’altra a suo agio, riprese in mano il
bigliettino sul quale aveva scritto la frase suggeritale dall’amica e disse
“Ok, ora è pronto. Domani mattina lo porterò agli operai. Su una cosa Matteo ha
ragione: questo giochino mi distrae un po’ da Paolo, ma è dura. Spero che con i
prossimi impegni in spiaggia io sia così stanca durante quei mesi da non aver
energie per pensare a niente così che magari, settimana dopo settimana,
quest’autunno potrò finalmente dire di aver chiuso anche quella storia.”
“Beh, te lo auguro. Anche perché
nonostante le teorie chiodo-scaccia-chiodo vadano tanto di moda in questo
periodo, credo che per poter incominciare a provare un sentimento verso una
nuova persona sia indispensabile aver dimenticato l’amore precedente, o questo
finirà inevitabilmente per intossicare anche la nuova relazione.”
“Sì, direi che sono anche io del tuo
avviso. Siamo un po’ vecchia scuola eh! Solo che mantenere questo stile a volte
è pesante; so che a grandi linee sapete tutti quello che mi è successo con
Alessandro, mi ci è voluta una vita per dimenticare lui, la perdita della mia
famiglia… Dolore su dolore e poi finisco per innamorarmi di uno che non mi
vuole, finendo in buco nero al punto di dovermi trasferire. Non sarò certo
l’unica ma ogni tanto mi chiedo se non sarebbe stato più facile se fossi stata
capace di vivere qualche storiella leggera, assolutamente non impegnativa,
magari anche solo di sesso perché no…, che avrebbe potuto concedermi qualche
momento, qualche ora, di spensieratezza in una desolazione simile. Non lo so,
non ne sono molto convinta a onor del vero, ma mi sarebbe piaciuto aver avuto
il coraggio di provare.”
“Sì, beh pensandoci direi che in un
certo senso capisco quello che intendi. Comunque, e sono serissima, non hai
idea del giro di gente che arriverà qui entro dieci giorni. Anche nel tuo hotel,
arriveranno un sacco di stagionali, bagnini, camerieri, e un numero assurdo di
turisti. Se pensi che una ‘storia da spiaggia’ possa farti bene, fidati che
avrai mille occasioni per poterla vivere senza fare un metro in più dei luoghi
che frequenterai.”
“Wow, beh sentito dire ad alta voce…
Credo non se sarò mai in grado ma ci penserò. Grazie per la dritta.”
“Figurati, è un piacere. Chissà che poi
questa estate non possa essere più divertente anche per me, vorrei evitare di
passarla morendo di gelosia per tutte le sgallettate a cui Matteo andrà dietro,
o dentro se mi permetti l’orrenda battuta…”
“Mh, permetto permetto; ok allora! In
alto le tazzine di caffè e facciamo un brindisi, a questa estate, al pensare un
po’ a noi e a concederci qualche momento di puro divertimento. Onestamente
direi che ce lo siamo meritato.”
“Bello, mi piace! A noi!”
“E tanto per restare in tema: domani
sei libera? Ho il giorno di riposo e volevo passarlo al mare, dopo ore di sole
qui sul terrazzo ora occorre testare la spiaggia.”
“Oh, sì. Sono liberissima. Ho finito
una supplenza settimana scorsa e con le scuole quasi in chiusura oramai credo
che per quest’anno, a meno che non mi chiamino per i corsi estivi, non ci sarà
più nulla.”
“Dai, sono sicura che andrà apposto
anche quello e che a settembre ti troverai con, almeno, una supplenza annuale.
Per intanto allora godiamoci queste giornate splendide. Sarà che non ci sono
ancora abituata del tutto, ma questo clima mi sembra una favola…”
“Hai ragione, questo è bellissimo, ma
ne riparleremo tra un mesetto…”
“Torrido?”
“Oh sì, Francy! Sarà un’estate torrida…
in tutti i sensi…” e su questa battuta erano scoppiate a ridere così forte da
farsi venire le lacrime agli occhi.
Esattamente ciò di cui avevano bisogno
entrambe. Poco dopo si erano salutate, dandosi appuntamento per l’indomani
verso le nove ad un chioschetto sulla passeggiata, avrebbero fatto colazione
insieme e poi sarebbero andate in spiaggia.
Per Francesca quello sarebbe stato il
penultimo giorno libero intero, dal mese seguente avrebbe avuto solo mezze
giornate; sapeva che questo significava un bell’aumento in busta paga ma la
paura di non farcela ogni tanto faceva capolino. Un conto erano stati i mesi
appena passati, super densi di lavoro, straordinari e problemi certo, ma in un
bell’ufficio a sua disposizione, la possibilità di prendersi qualche pausa
all’occorrenza, bibite e cibo a disposizione, aria condizionata…
Altro sarebbe stato essere catapultata
in una spiaggia che aveva tutta l’idea di tramutarsi in un forno alla brace
costantemente invasa da turisti.
“Ok, Francesca!”, si disse mentre
indossava il costume, “…basta! Datti una calmata e cerca di non rovinarti pure
oggi!”
Il trillo del telefono la fece
sobbalzare, era il numero del suo capo, l’idea di dover cambiare programma la
fece trasalire, “Pronto?”
“Buongiorno, per prima cosa rilassati,
non ho intenzione di farti venire al lavoro oggi…”
Fiuuu, pericolo scampato!
“…volevo chiederti però se domani
riesci ad essere qui alle otto. Ti presenteremo il tuo staff.”
Cosa?! Avrebbe avuto un suo
staff?
“Il mio staff?”
“Sì, sono sei ragazzi per ora, più
avanti potrebbero servirne altri, che ti daranno una mano per le questioni
linguistiche. Sono tutti laureati in lingue o scienze del turismo; faranno capo
a te perché sarai tu, in base al tipo di clientela che avremo di settimana, a
progettare il piano delle loro mansioni in sede o nelle attività in spiaggia.
Pensavi di dover fare tutto da sola?”
“Oh, beh, no. Effettivamente però così
va molto meglio!”
Wow! Wow! Questa sì che è una
notizia bellissima!!!
“Direi; allora, se riesci, domani in
mattinata te li presentiamo. Poi loro avranno alcuni giorni di conoscenza con
l’ambiente, la città… Ma da metà settimana prossima cominceranno a lavorare con
te.”
“Ottimo, sì, ci sarò sicuramente!”
Si ritrovò a saltellare per tutto
l’appartamento. Avrebbe avuto una sua squadra da gestire, l’idea della
possibilità di far carriera lì dentro si stava dimostrando più concreta del
previsto!
“A costo di metterci tutto il resto
dell’anno a riprendermi dalle estati io da qui non schiodo! È un lavoro
bellissimo!”, era davvero l’impego dei suoi sogni.
Canticchiando salì al piano di sopra,
“Buongiorno ragazzi!”
“Ehi! Buongiorno! Era da un po’ che non
ti si vedeva. Pensavamo che lo scambio di bigliettini fosse già finito, su cosa
avremmo spettegolato poi noi?”
“Ahah, tranquilli! Ecco qui il
bigliettino, non sia mai che vi lasci senza gossip! A presto!”
Quando arrivò, Debora la stava
aspettando da qualche minuti, “Scusa il ritardo ma ci sono state alcune novità interessanti.”
“Oh, figurati, sono qui solo da un paio
di minuti, ma racconta!”
Al termine della spiegazione Debora non
nascose la sua ammirazione, “Wow davvero! Ma in fondo è come dicevi tu ieri
sera, a questo punto qualche bella notizia è più che meritata! E poi chissà,
magari qualcuno di loro sarà pure carino… Del resto se sono laureati non
saranno bimbi…”
“AH! Calma! Non credo siano cose
gradite all’interno della politica dell’hotel e poi se fosse una laurea
triennale avrebbero si e no ventidue anni; otto in meno sono davvero un po’
troppi…”
“Vero, ma come si dice: rimaniamo
aperti ad ogni possibilità…”
Passare momenti così, a ridere e
divertirsi con un’amica che le piaceva sempre più, parlando di un lavoro che
amava e di possibili avventure estive, le inondava il cuore di una gioia così
profonda che, dopo anni di dolore, aveva cominciato a dubitare di poter ancora
provare.
Non aveva idea se il flirt estivo ci
sarebbe stato, né se gestire un suo staff sarebbe stato così facile, di una
cosa però era nuovamente sicura, grazie a quel posto, a Debora e soprattutto a
Matteo ora sapeva di essere ancora in grado di vivere. Certezza più importante
non ci sarebbe potuta essere.
La giornata passò meravigliosamente, il
sole, l’emozione del primo bagno dopo non ricordava nemmeno più quanti anni,
l’alternare discorsi seri ad altri più leggeri… Più di un ragazzo lanciò loro
occhiate di apprezzamento, “Effettivamente Francesca, lasciamelo dire: saremo
ancora un po’ palliducce per gli standard di abbronzatura di qui, ma in costume
facciamo proprio la nostra bella figura. Non che sia alla ricerca costante di
complimenti ma ogni tanto non fanno schifo eh!”
Le diciotto arrivarono in un baleno e
le due si salutarono.
“Non so quali siano di preciso gli
standard di qui, ma io un’abbronzatura così in un giorno non l’ho mai avuta…”,
si disse guardando il segno del costume; poi si girò a destra e sinistra per
attraversare la strada.
Fu durante quel gesto, preciso ma
rapido che d’un tratto le parve di vederlo, dall’altra parte della strada. Il
cuore cominciò a martellarne nel petto.
Cercò di attraversare sulle strisce
pedonali più rapidamente che poté ma si sentiva le gambe come gelatina. Guardò
ancora in quella direzione ma più nulla.
Fece un bel respiro, “Dai, su. Sarà qualcuno
che semplicemente gli assomiglia. Può essere no?”, decise di metterla sul
ridere e mandò un sms a Debora e Matteo.
-Ragazzi, io però con il sole ci devo
andare un po’ cauta… Sono talmente cotta che mi è appena sembrato di vedere
Paolo… :P
-Sì, ciccia, lo dico anche io! Secondo
me avete visto qualche bel fusto e ti si sono risvegliati gli ormoni…M.
-Matteo: simpaticissimo come sempre!
Sarà stato sicuramente qualcuno che gli assomiglia. Ripensa a tutte le novità
di oggi e lascia Paolo dove sta! Grazie della bellissima giornata! D.
-Oh. OH! Bellissima giornata eh? Chissà
che avrete combinato voi due da sole!? Devo essere geloso??????? M.
-Beh, caro Matteo, se hai paura di
quello che combiniamo da sole la prossima volta vieni con noi, così ci tieni d’occhio…
J F.
-Assolutamente! Ci avevo già pensato,
non preoccuparti!!!... Buona serata fanciulle.
Immaginava perché Debora non avesse più
risposto alla conversazione.
Francesca sapeva che Matteo aveva avuto
una sequela infinita di storie senza senso, era perché non aveva ancora
incontrato quella giusta o perché invece l’aveva trovata eccome, ma per qualche
motivo si era convinto non ci fosse partita?
Sì, erano solo alcune battute, e
nemmeno particolarmente più spiritose di quelle che faceva di solito, eppure
tra quei punti di domanda ed esclamativi vi aveva letto una punta di gelosia.
E non certo per lei, dal momento che,
da quando l’aveva rivista, non faceva che augurarle una storia con qualcuno.
Qui la faccenda si fa
interessante, vuoi vedere che per Deb le cose saranno più facili del previsto?
Ovviamente però non le dirò nulla, non voglio darle false speranze…
Il biglietto attaccato alla sua porta la
fece smettere di pensare a loro.
Questo scambio di bigliettini come alle
elementari cominciava a farle proprio piacere. Quello che stava leggendo in
quel momento era scritto a mano e metteva in chiaro, che una volta trasferito,
avrebbero anche potuto andare a correre insieme, se non ci fosse stato qualche
ipotetico ragazzo geloso.
La fece sorridere, intanto perché
evidentemente la mania di correre sulla passeggiata era una sorta di mantra per
tutti quelli che ventilavano il trasferimento in luogo di mare, in secondo
luogo perché pur restando sempre molto platonico, si stava comunque creando una
sorta di legame.
Ora, se fosse stato l’ennesimo sogno a
occhi aperti l’avrebbe evitato come la peste, ma quel ragazzo prima o poi
sarebbe stato lì in carne ed ossa: nulla avrebbe vietato la nascita di qualcosa
tra loro. Fosse stata anche solo un’amicizia.
E il suo cuore aveva tanto bisogno di
legami nuovi.
Anche se con un po’ di imbarazzo, venti
minuti dopo aveva consegnato la sua risposta; pensò che forse avrebbe dovuto
trovare un’altra soluzione perché davanti agli operai si sentiva sempre più in
bilico tra il ridicolo e il patetico.
La curiosità però di sondare a sua
volta se anche lui fosse single come lei, che lo aveva precisato nella sua
risposta, aveva avuto la meglio.
Aveva molte cose per la testa quella
sera quando provò a prendere sonno: la squadra dei suoi collaboratori che
avrebbe incontrato il giorno seguente, l’amicizia che stava crescendo con
Debora e quella sempre più solida con Matteo e poi, dulcis in fundo, questo
gioco con il futuro ragazzo del piano di sopra.
Si addormentò chiedendosi se, da lì a
qualche settimana, avrebbe avuto ancora il tempo-barra-le energie per pensare a
questo genere di cose.
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