venerdì 31 luglio 2020

Sogni, sogni, sogni… ogni notte faccio almeno due sogni sulla mia situazione attuale. Non 1, ma almeno 2. E in ogni sogno probabilmente cerco di metabolizzare quello che è successo in casa mia. Ma la verità è che non sono capace di farlo. O non lo accetto, non so. Quello che sento forte è che davvero non trovo più un posto dove salvarmi. Non c'è più un solo luogo dove io mi senta a mio agio, dove non abbia mal di stomaco perenne. Mi sento sola, come mai prima, ed è ovvio. Mentre le persone intorno a me si frequentano, allacciano rapporti, io sto perdendo tutti i pezzi, e non solo per colpa mia. Sono passati 3 mesi dal fatto, non sto male come all'inizio, ma ancora troppo per pensare di poter gestire questa situazione sul lungo periodo. Vorrei andare. Via. Ma poi? Sento quanto male continua a farmi questa situazione, un logorio quotidiano. Perdite, solo perdite, solitudine.
E poi quando il dolore sarà troppo, che succederà?

giovedì 30 luglio 2020

a volte mi fermo, mi blocco improvvisamente e mi dico che no, non può essere vero che non sto bene da 20 anni, che sono 20 anni che la mia vita è un non fare. 20 anni, a fronte dei 16 sani. Deve essere uno scherzo, uno sbaglio, un'illusione.
Anche se oramai, forse, l'illusione è ciò che ero prima. Forse è quella versione di me che è una farsa. Oramai non so più cosa è vero e cosa no, cosa è stato vero e cosa no.

mercoledì 29 luglio 2020

depressione

stavo per scrivere che stavo combattendo con l'ennesimo momento depressione del periodo, ma in realtà non sto proprio combattendo per niente, anzi… solo che non sopporto più nemmeno la tv a questo punto. La differenza tra qui e il mare è proprio questa: là anche se con sforzi sovraumani riuscivo ogni tanto ad uscire per un giro fine a se stesso, qui no. Siamo arrivati all'assurdo, cioè al fatto che ogni tanto un rumore mi ricorda che esiste qualcosa fuori da questa stanza. Questa mattina pensavo ad una cosa, ripensavo ad alcuni libri che ho letto, ripensavo ad alcune testimonianze e sono arrivata ad una mia (personalissima quindi opinabilissima) conclusione: uscire dalla depressione e dal dap può essere solo una questione di caso. I farmaci (quali?) non funzionano per tutti, la psicoterapia men che meno. Avere un hobby può aiutare ma nel mio caso la lettura, anche se adesso non riesco più a portare avanti nemmeno quella, non mi fa particolarmente bene. Idem con hobby nei quali si investe troppo perché si vorrebbe avessero un risvolto diverso ma che poi fanno restare delusissimi, tipo per me la scrittura. Sono completamente allo sbando. Dal primo attacco di panico quante cose sono andate storte, tante, troppe. E quante false partenze… mamma mia quante false partenze.
E quanta paura. Per me, ma anche di mio padre, di mio zio, di mia madre… paura del tempo che passa, di quello che non passerà più. Paura di non ritrovare mai più un equilibrio. Paura di quel dolore che toglie il fiato. E se chiudo gli occhi, non vedo una via d'uscita, se chiudo gli occhi non vedo più niente.

martedì 28 luglio 2020

Oggi fa caldino… direi il primo vero giorno da tutto luglio. Oggi ho portato la macchina dal meccanico, mio padre mi seguiva con la sua, sono salita e tremavo, avevo una paura che si bloccasse di nuovo tutto, invece il filo della frizione ha retto fin dove doveva, e speriamo che si possa sistemare perché parliamoci chiaro: io conciata come sto, una macchina nuova, al di là della spesa, non sono in grado di usarla. E va beh… poi ho accompagnato mio padre per la spesa ovviamente visto che avevamo un'auto sola. Siamo stati fuori 1 ora e mezza circa, dalle 14.15. Orario strano con pochissima gente in giro. Sembrava tutto surreale, triste, sbagliato. Ma del resto è da che ho aperto gli occhi che sto così. La vita così non ha nessun senso, e ogni giorno pesa di più. Allora provo a cercare un'alternativa, ci provo davvero, ma non la vedo. La scrittura per me era tutto in questa situazione. Identità, soldi, e anche una strada dove investire tempo. E invece no. E allora resto così, cercando di capire come far passare le ore evitando di impazzire, di ansia, di noia, di dolore. Passare l'autunno in Liguria avrebbe senso? Forse, se facessi qualcosa, ma di nuovo: che posso fare? Può essere possibile che io non abbia più vie d'uscita? Che non abbia più senso parlare di piani a, b, c... ? Che tutto il mio mondo di riduca a leggere e pulire casa tra una crisi isterica e l'altra? Credo sul serio che sia possibile ricominciare alla mia età, ma non con questi presupposti. Serve capire qualcosa, serve capire più di qualcosa, serve capire come stanno le cose, e cosa posso fare. E non è facile. Per niente.

lunedì 27 luglio 2020

L'altra notte ho sognato che alcuni vicini di casa avevano messo le luminarie di Natale, io guardavo fuori dalla finestra e non riuscivo a capire se erano loro ad aver sbagliato o io a non capire più neanche in che stagione mi trovassi. Ora, è luglio e probabilmente lo era anche nel sogno, ma la sensazione che tutto il tempo adesso per me sia indefinito, è una realtà. Luglio, agosto, novembre… non sto facendo niente di estivo. Sempre rintanata qui in sala, scappando ancora più degli anni passati, con la paura di tutti. Soprattutto di quello che potrebbe succedere in casa. Continuo a pensare molto al passato, a periodi della mia infanzia sereni e colorati. Penso e poi mi rintano davanti alla tv, senza sapere se e come uscirò da questo letargo. Altro che pensare al tempo sprecato… Ieri poi l'unico momento sereno è stato quando mi sono immaginata di andare a passare l'autunno ad Alassio. Passeggiate con il giusto clima, nessuno in casa a farmi salire la tensione alle stelle… forse sarebbe scappare ancora, ma onestamente qui è tutto uno scappare e alla fine potrebbe essere persino più sano laggiù. Chissà se avrò il coraggio di fare qualcosa di speciale per me?

sabato 25 luglio 2020

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PRIMA…
 


 

- APRILE-

 

 

 

“Mi dispiace Miriam… io non so che dire…”, Diego se ne stava lì con un borsone. Ero appena uscita dalla doccia, i capelli erano ancora bagnati e gocciolavano sul pavimento. Fissavo Diego cercando di capire cosa volesse da me, la mia approvazione forse? Iniziai a tremare.

“Miriam, avanti vestiti. Ti prenderai un raffreddore così.”, si avvicinò cercando di tamponarmi i capelli con un asciugamano.

“Ti preoccupi per me adesso?”, gli chiesi con le lacrime agli occhi.

Lui guardò altrove.

“Mi dispiace.”

“L’hai già detto.”

“Perché è vero, non era mia intenzione farti del male. Però…”

“Però è successo. Senti, vado a vestirmi. Metteresti su un caffè?”

Diego sembrò confuso dalla mia richiesta ma acconsentì e quando io ritornai, alcuni minuti dopo, il caffè mi aspettava sulla tavola.

“Ti ho messo lo zucchero, due cucchiaini.”

“Perfetto.”

Guardava il suo borsone e l’orologio.

“Hai fretta?”

Non rispose.

“E con le tue cose come fai?”

“Ho già messo tutto negli scatoloni…”, e li indicò con un dito.

Mi venne da ridere fissando quegli involucri sparsi ovunque che vedevo da giorni.

“Certo, pensavo fossero ancora quelli del nostro trasloco.”

“Miriam io…

“Sì, ok, ti dispiace l’hai già detto più volte. Senti Diego, non sono nemmeno quattro mesi che ho mollato tutto per trasferirmi con te a più di mille chilometri da casa, e ora tu mi stai lasciando per andartene negli Stati Uniti con la tua socia, che è anche la tua nuova compagna. Che vuoi che ti dica? So che non era tua intenzione farmi soffrire, ma lo stai facendo. Vai. Punto.”

“E tu che farai?”

“Onestamente? Non ne ho la più pallida idea.”

Ed era vero.

 

Mezz’ora dopo mi ritrovai sola nella stanza. La luce che entrava dalla finestra rendeva tutto così vivo… così in netto contrasto con ciò che stavo provando.

Diego mi aveva chiesto quali fossero le mie intenzioni, ma come potevo saperlo? Nel giro di quattro mesi la mia vita si era ribaltata per la seconda volta, solo che nel primo caso era una decisione a cui avevo preso parte, mentre in quella ero solo una spettatrice passiva degli eventi. Lui mi aveva lasciata con una vita tutta da ricostruire in una città che non era la mia.

Il sole stava calando, e dalla finestra filtrava una luce aranciata che dava colore a tutto. Dove abitavo prima non si creavano effetti del genere. Era stato difficile per me decidere di seguire Diego, lasciare la mia città, gli amici. Ad un certo punto credevo non ce l’avrei nemmeno fatta, e invece eccomi lì. Chiusi gli occhi per un po', immaginando di rifare tutti i bagagli e tornare. Mi sforzai, ma la mia mente non riusciva a creare l’immagine.

Mi sentivo esausta. Non avevo la forza di prendere decisioni, non in quel momento.

 

Passai la prima settimana quasi sempre a letto. Poi un giorno, dalle finestre aperte il rumore delle onde del mare, sembrò chiamarmi e rimisi il naso fuori casa dopo giorni. Passeggiavo avanti e indentro, cullata dal ritmo del mare. Avanti e indietro, avanti e indietro.

Avevo sempre in testa Diego, ma come una specie di immagine statica, perché di fatto non riuscivo nemmeno a pensare. Alla fine della terza settimana, mi concessi ancora sette giorni, poi avrei dovuto almeno cominciare a ipotizzare che avrei fatto dopo.

Ma non ce ne fu bisogno, una delle scuole in cui avevo fatto richiesta mi chiamò per una supplenza.

Mi presentai all’incontro. La preside dell’istituto, un liceo scientifico, mi stava aspettando all’ingresso con un enorme sorriso.

“Miriam, è un piacere averla qui.”

“Anche per me.”, non era proprio la verità, ma non serviva che lo sapesse anche lei.

“Mancano poche settimane alla fine della scuola ed è stato un po' un problema trovare qualcuno.”, mi disse facendomi accomodare.

“Capisco.”, risposi io.

“Comunque, la classe scoperta è una seconda, ma l’avremmo contattata a breve per una supplenza annuale.”

“Annuale?”, chiesi stupita.

“Sì, abbiamo una docente che andrà in maternità.”, prese il fascicolo e continuò, “Triennio, italiano, latino, storia e filosofia su tre classi. Può interessarle?”

 

Risposi di sì senza nemmeno pensarci due minuti, per cui alla fine, fu la preside di quell’istituto a decidere per me; sarei rimasta.

Avrei insegnato, per cui sarei rimasta. A conti fatti mi sembrava una motivazione più che valida, non era certo il caso di rifiutare un lavoro di quei tempi, no?

Per una volta avrei agito anche io d’impulso.

In ogni caso, un anno sarebbe passato in fretta.

Più o meno.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

*****

 

 

 

Non ce la faccio più. Sono arrivato al punto che non voglio più nemmeno vedere il mio riflesso nello specchio alla mattina perché non mi riconoscerei. Odio questa situazione, odio esserci finito in mezzo senza essere stato interpellato e odio non sapere come stanno davvero le cose, perché è evidente che qualcosa mi è stata taciuta. Lei non c’è, è fuori a fare una passeggiata e l’unica cosa che riesco a pensare è che un po' d’aria non può farle male, però non si può andare avanti così. È da ingenui sperare che l’estate porterà qualche miglioramento? Forse sì, ma non so davvero a che altro aggrapparmi.

giovedì 23 luglio 2020

Ieri sono andata in una baita di famiglia dove non andavo da anni, qualcosa intorno ai 15 anni, perché non me la sentivo. Ieri sono andata, ho fatto fatica, tanta. Non avevo l'illusione che sarebbe stato chissà che significativo, speravo fosse però di buon auspicio. Buon auspicio un par di palle perché oggi ho avuto l'ennesima mazzata: dovevo uscire ma il pedale della frizione si è bloccato, con un'auto di 28 anni non è poi strano, e io mi sono beccata una sfuriata da mio padre. A parte l'imbarazzo se qualcuno sente, non riesco nemmeno a descrivere come mi sono sentita. Una merda. Volta dopo volta dopo volta, come si fa a evitare di sentirsi sbagliata e un fallimento? Mi sento una merda, incapace di qualsiasi cosa. E in fondo come potrebbe essere diversamente se le persone che ho intorno non fanno che sbattermi in faccia ciò che sbaglio, ciò che non riesco? Sono stanca. Non riesco più a vedere un modo per far fronte alla situazione. Non sto bene, non riesco a guadagnare, non posso andare via, e sento la casa come un luogo nemico. Ho perso tutto il mio carattere, se non ansia e paura. Mi sento schiacciata. E non sono sicura di meritarmelo.

martedì 21 luglio 2020

Questa mattina sono persa nei ricordi della vacanza studio che ho fatto in Inghilterra quando avevo 13 anni, non ancora compiuti per essere precisi. Una parte del mio cervello si rifiuta di credere che io ci sia andata davvero. Non avevo ancora 13 anni e me ne ero andata 3 settimane in Inghilterra… incredibile, sembra incredibile. Ero là proprio in questo periodo. Una bellissima esperienza, sebbene ovviamente abbia avuto qualche momento di difficoltà anche allora, in mezzo a tante persone che non conoscevo e lontano da casa. Ma il punto era il livello, la proporzione di malessere e difficoltà, che comunque non inficiavano la buona riuscita dell'esperienza. Ora mi sveglio ogni mattina avviluppata da un'ansia esagerata, perché non so come far girare la mia vita, non so come affrontarla. Una parte del mio cervello non crede a quella che ero, una parte non crede a quella che sono. Nel frattempo le mie missioni quotidiane sono qualche lavoro domestico e non piangere tutto il giorno nel vedere come ci siamo conciati tutti qui.
Ci sono 3 cose che mi ricordano molto quell'estate: un jukebox che usavamo sempre, un succo di mela in lattina cattivissimo ma che non ho mai più assaggiato e un vestito a fiori che mi aveva fatto giocare con le prime trasparenze e voglie di flirtare. Mi rivedo ancora con gli altri, seduti sulle scale del college dove c'era il jukebox con delle lattine in mano, ridendo e scherzando tra le lezioni. Sono passati 24 anni e mi ricordo ancora.
Mah...

domenica 19 luglio 2020

il tempo passa...

Il tempo passa, incredibile, siamo già al 19 luglio. Sono imbottita di ansiolitici per riuscire a gestire come sto. Nel frattempo mia mamma oggi non è stata tanto bene, ma non posso escludere che in parte sia colpa mia visto come mi vede tutti i giorni. Anche io starei male se vedessi qualcuno anche a cui tengo stare così male.
Va beh… nel frattempo anche oggi giornata pessima. Compleanno di un'amica, penso alla sua vita e mi sento una merda. Cosa che succede con tutti. Ho bisogno di smetterla di confronti, ho bisogno di cercare qualcosa con cui andare avanti. Ho bisogno di credere in qualcosa. Non riesco a credere in qualcuno, riuscissi almeno in qualcosa. Svegliarmi alla mattina e non sapere come far passare la giornata è una cosa di un doloroso possibile. Posso dire che serve cambiare passo, ma a chiacchiere è facile, la realtà è una disperazione. Anche oggi. Poi domani chissà. :(

venerdì 17 luglio 2020

calabroni in testa...

Oggi avevo 2 impegni, andare nei soli due luoghi dove, ormai, vado: farmacia e posta. Quando mi sono svegliata, solo l'idea mi ha fatto stare male. Mi sono alzata e la testa ha cominciato ad assumere le fattezze di un nido di calabroni: all'idea delle poche cose che avrei dovuto fare, mi sentivo come con dei calabroni in testa, un'enorme confusione, come se non sapessi come fare, come se queste semplici (per gli altri) commissioni, fossero talmente incasinate da non capire letteralmente come gestirle. Ho pianto, tanto, perché questi sono tutti passi indietro, e non fa nulla nemmeno che non avessi sintomi specifici (nausea, vertigini…), di fronte ad una confusione di tale portata, ero spiazzata. Ho passato 40 minuti seduta sul letto senza capire cosa fare, poi ho diviso tutto in azioni più piccole: cambiati, vestiti… e ho deciso di fare solo la commissione più urgente, la farmacia. Dopo altri 20 minuti sono entrata in auto, ma mi sembrava di essere in un mondo parallelo. Ho pianto per tutto il tragitto. Schiacciata dall'impresa e dalla paura di essere nuovamente a questo punto. Il ritorno è andato meglio, a parte il mal di testa che mi porto dietro ancora adesso (10 ore dopo). Fuori nel mondo, negli atteggiamenti si sente ancora il covid, ma dentro di me in questo periodo è solo una delle componenti di questo malessere. Negli ultimi giorni il problema più grande per me sono i soldi, ho 40 euro nel portafogli, 11 sul conto. Mi sento una fallita, mi sento solo una fallita, non riesco a gestire le conseguenze di 20 anni di malattia. Non riesco. Soprattutto quando penso che se io riuscissi, o avessi soldi, potrei tamponare altre dinamiche in famiglia rendendo tutto più facile. Questo aspetto economico, mia madre che conferma di essere invecchiata quasi di colpo, il tempo che passa, la paura del virus, i rapporti in casa… per me è troppo.
Troppo.

martedì 14 luglio 2020

Ho appena finito mezz'ora di ciclette + lettura, di questi per almeno 15 minuti sono riuscita a concentrarmi sul libro. Sembrano quantità ridicole rispetto ai miei standard pre-primavera, ma non per ora.
Sto pensando a come trascorro le giornate in questo periodo: uno schiaffo in faccia a chi lotta con le unghie e con i denti. Dormo più che posso, e tutto il pomeriggio lo passo in poltrona davanti alla tv. Alla mattina (non) svolgo qualche impegno sul pc, come ricerche o balle varie. Capisco che sto facendo una cazzata, voglio dire, ogni tanto ho un barlume di buon senso, ma non riesco a cambiare davvero. Stavo già una merda prima, ma adesso… e questo mi provoca rabbia, perché siamo esattamente al punto di partenza: con me che ancora paga il comportamento di mio zio e mio padre, il loro egoismo. Come quando tutto è cominciato, più di 20 anni fa. Con me spaventata da loro, con me preoccupata. Con la mia vita schiacciata dalla loro. Ne sono stanca, eh, sempre più. Speravo che queste emozioni si sarebbero trasformate in una esasperazione positiva, che mi avrebbe spinta verso qualcosa di buono, e invece no. Loro vanno avanti, teste di caz**o come sempre, e io sono bloccata dalla paura. Dopo 20 anni di panico, con un finale di depressione, chissà questi mesi che conseguenze avranno sulla mia vita. Chissà che vita resterà. La vedo proprio brutta. E vai di ansiolitici.

venerdì 10 luglio 2020

A volte ho l'impressione di non esistere come persona indipendente. Esisto solo in funzione di risposta a input esterni. Questa mattina ad esempio mio padre ha avuto l'ennesima sfuriata, niente di esagerato intendiamoci, rispetto ai suoi standard, ma rispetto ai miei nervi è stato ancora troppo. Così i pensieri hanno preso a correre, e mi è sembrata una vita che io esisto solo in mezzo al caos dei miei, di mio zio. Io esisto solo in risposta a loro. Sarà un'esagerazione, non so… ovviamente pensieri così generano emozioni distorte. Di dolore, solitudine e tanta rabbia. Ho sicuramente sbagliato io a renderlo possibile, ma ero troppo giovane quando ho cominciato a stare male per riuscire a mantenere una sana distanza, e del resto non avrei nemmeno pensato ce ne fosse bisogno all'inizio. Dopo, be', dopo era tardi.
Questa mattina mi si è bloccato il cellulare, schermo nero, zero risposta ai pulsanti. Poi ho tolto la batteria e ha ripreso a funzionare, ma è un po' vecchiotto per un cellulare, l'ho dal 2015 e non era sicuramente l'ultimo uscito all'epoca. Fortunatamente ha ripreso a funzionare, non avrei avuto soldi per uno nuovo, nemmeno per una cover e non è un I-phone. Avrei dovuto chiederli ai miei, a mio padre nello specifico, che più passano i mesi, più assume una visione tutta sua della sfera economica. Anche in questo esisto solo in risposta sua.
Probabilmente il fallimento dei libri che ho scritto è davvero rilevante in questo gioco di esistere, perché quella era davvero una mia voce, ed è finita nel nulla. E allora… e allora non so a cosa aggrapparmi. O non sento niente o sono disperata e ho paura.
E come da copione, le persone a cui tengo di più, sono quelle che mi hanno fatto più male.
Siamo già al 10 di luglio. L'estate volerà in un lampo, e continuerà a non cambiare niente.

martedì 7 luglio 2020

Da quando ho iniziato a guardare un mucchio di tv nel pomeriggio, finisco spesso su canali tipo realtime. Qui ho visto per la prima volta #viteallimite Ne avevo già sentito parlare ma non l'avevo mai visto, non avevo mai visto la gravità di alcune situazioni. Le sento mie, eppure sebbene comprenda benissimo il dolore, ci sono due cose che mi mettono a disagio, quei pensieri brutti, poco corretti, e probabilmente molto significativi, se si riesce a interpretarli nel modo corretto.
1- di fronte a pesi sui 300 Kg, a volte mi sembra di essere quasi normopeso, ed è una sensazione pericolosissima. A 130 kg sono molto lontana dai 300, è vero, ma sono lontanissima anche dalla normalità. Guai pensare il contrario, per la mia salute sarebbe deleterio.
2- spesso le persone di cui si parla sono sposate, e non sempre con persone con lo stesso problema. Ora… io mi chiedo sempre come facciano ad avere una storia, o meglio come facciano le persone a stare con chi ha un problema del genere (come direi come fanno a stare con me). Lo so, è brutto da dire e sembra che sia legato solo ad una questione estetica, in realtà è legato a come queste persone vivono, al loro carattere. Se è lecito aspettarsi che la famiglia stia vicino, Trovo difficilissimo pensare che un giovane sano possa davvero amare qualcuno la cui vita ruota tutta intorno al cibo e che sembra non mostrare altri aspetti della sua personalità. Forse questo è un artificio televisivo, forse c'è anche molto altro… non lo so.
Ma è come il discorso che faccio in merito al mio panico: la mia vita ruota intorno a tutti i limiti che questa malattia mi ha creato, invece di ruotare intorno a ciò che faccio, ruota intorno a ciò che non riesco a fare. Non riesco a credere che qualcuno potrebbe mostrare interesse nei miei confronti, voglio dire: cosa potrebbe essere interessante di me visto che nn faccio nulla? Idem per certe situazioni di peso: se la mia vita è tutta incentrata sul cibo, cosa c'è di attraente per gli altri? Cosa resta di me per gli altri?
Immagino che da queste righe passi il problema della mia autostima, ma forse è proprio un mio punto di vista. Brutto, triste, ma che provo.
sono le 11.48 e sono già al mio secondo giro di ansiolitici, da quando sono tornata dal mare, non avendo più neanche quelle brevi passeggiate, sono praticamente immobile tutto il giorno, e dall'altro ieri sera ho un mal di gambe piuttosto forte, così mi sono sforzata di fare almeno 20 minuti di ciclette. Che fatica… :/ ma almeno il mal di gambe è più o meno sparito. Ogni tanto apro una tenda e vedo fuori delle persone, e mi stupisco che ci siano! Come se non mi ricordassi nemmeno più della realtà che ho intorno, al di là di questo tavolo in sala+poltrona dove staziono tutto il giorno. Siamo molto oltre l'assurdo. E del resto, non appena ci penso, quel mondo fuori mi fa paura. Mi fa piacere che i miei questa mattina abbiano interagito sia con il mio cuginetto di 12 anni che con un adulto di più di 70, mi fa piacere che almeno loro non siano perennemente isolati, come invece sono io, spaventata e in soggezione per tutto ciò che c'è più lontano dal metro del mio tavolo.
Quando mia mamma parla così con gli altri, sembra ringiovanire di un bel po' di anni, se servisse sottolineare quanto è importante relazionarsi con gli altri… :(
Io continuo ad aver paura. Dopodomani vado, con mia mamma, a fare il test per il covid e altre commissioni. La regione li fa fare gratis e ci vado. Sono preoccupatissima, del responso, del tampone in sé… ma non mi illudo: sarei molto tesa anche senza test in mezzo. Sono esausta. Questa non è vita. Perché io devo sentire di valere meno di tutti? Di fatto la trasposizione del discorso è proprio questa: il mio status è un sentirsi perennemente inadeguata di fronte a tutti. Cioè tutti sono più bravi di me, tutti valgono più di me proprio come partenza. Perché?
Se solo riuscissi a perdere questa idea di merda, potrei fare una vita decente: continuando a tentare con la scrittura, aiutando un po' in casa, facendo volontariato, e qualcosa per sfizio. Sono in una posizione potenzialmente interessante sotto tutti i punti di vista, e invece prendo tutto per il verso sbagliato… cazzo. E mi chiedo: cosa aiuterebbe di più? Farmaci, terapia, un mix dei 2, nessuno dei 2...
Io non valgo meno degli altri, perché non riesco a crederci almeno un po'?

lunedì 6 luglio 2020

Ieri ho ripreso in mano il diario di carta. Non ci scrivevo sopra dal 15 febbraio. Prima di tutto, prima della pandemia, prima della litigata in casa, pensavo sarebbe stato difficile fare una sintesi, invece no. Certo, sintesi ai massimi sistemi, ma non è difficile dire che si sta male. Il difficile se mai è dire cosa fare per cambiare.
C'è qui un mio cuginetto ad aiutare mio papà nel tagliare l'erba. Ha 12 anni, ed è entusiasta di fare  cose. Mi ricorda qualcuno… dio che estati che passavo alla sua età. Sensibile ad ogni cosa lo ero già, ma stavo bene, facendo mille cose, per gioco, sul serio.
adesso ho paura persino di stare in casa mia. Siamo già al 6 di luglio, l'estate passerà in un lampo, come tutto del resto. L'unica cosa che, causa forza maggiore-lo stomaco tirato come una corda- sta andando bene, è che non mangio niente fuori pasto. Il tempo passa, veloce, veloce, di corsa, la confusione regna sovrana nella mia testa. Ma non mangio porcherie. Mi mancano circa 1000 calorie al dì di cibo spazzatura. E allora mi chiedo se non sia da cavalcare questa onda. Voglio dire… non riesco a fare nulla, ma posso puntare su quello, cavalcare l'onda e sfruttare questo stato di stress a mio vantaggio (per una volta).
Quello che è successo con mio zio, l'ho detto da subito, ha cambiato di nuovo gli equilibri. O meglio… ha rotto quello che c'era prima. Ma in fondo il bello è che se ne può creare uno nuovo, magari potenzialmente più stabile. Quindi, anche se per il momento mi sembra tutto un casino, posso cercare di mantenere la concentrazione sul peso.
Cioè, sto male, malissimo, ma arrivati a questo punto posso creare un po' quello che voglio.
Spero sempre di poter guadagnare qualcosa dai libri. Ma nel frattempo  credo che mi serva solo UN OBIETTIVO su cui concentrarmi. La vita è fatta di molto altro ma mi serve almeno un solo obiettivo su cui concentrarmi, così da avere la sensazione che questo periodo non passi invano, perché prima che io trovi di nuovo equilibrio passerà un sacco di tempo. Ma mantenendo un minimo di rotta, posso non lasciarmi andare completamente.
ammesso che non sia già troppo tardi. Perché dico così? Perché nel breve tempo che ho scritto queste righe, la mia testa ha iniziato a mandarmi emozioni contrastanti. Prima c'era un po' di allegria, adesso di nuovo solo paura e disagio. Ok, stop. Prenderò due goccine e poi cercherò di fare qualcosa che non sia fissare il tavolo fino all'ora di pranzo.

sabato 4 luglio 2020

sabato 4 luglio...

Anche se non posso dire che gli ultimi mesi mi siano passati in fretta, non sarebbe vero per niente, sono comunque passati. Che desolazione. Anche questa mattina sto parecchio male, mi sono svegliata con un mal di stomaco piuttosto forte e ora sono qui, seduta al mio solito tavolo, tesa come una corda di violino e terrorizzata. Persino leggere in questa fase è un obiettivo da pormi, perché non riesco a farlo. Continua a risuonarmi nelle orecchie la sfuriata di mio padre di ieri, ho avuto persino vergogna rispetto ai miei vicini. Analizzandola comunque posso dire che davvero per mio padre alcune cose da gestire sono troppo, non mi spiego in caso contrario certe uscite.
Ogni tanto (nel senso ogni poco, una volta all'ora quasi), cerco mentalmente un appiglio, un pensiero che mi aiuti a stare meglio. Qualcosa di positivo che dia senso un po' a tutto. Non lo trovo, se non ipotizzando scenari peggiori, tipo morti o malattie dolorose.
A volte (e direi sempre più spesso) si sentono storie agghiaccianti all'interno di famiglie considerate normali. La serenità forse è una specie di chimera, non so, ma nei cadi un filo meno gravi, si sente di persone che convivono con certe situazioni per tutta la vita, mi chiedo come facciano a non impazzire. O forse lo fanno.
O forse non posso confrontarmi con nessuno in questo momento perché ho la testa troppo confusa.
bo.

venerdì 3 luglio 2020

era un po' che non piagnucolavo così tanto. Ieri i miei mi hanno affibbiato 2 compiti che erano 2 cagate. Sono riuscita a farne uno e stavo di merda. Mia madre non si capacita. Ovvio. Esiste davvero la possibilità che qualcuno che non prova disagio e paura di qualsiasi cosa e situazione possa capire cosa significa? Non essere mai all'altezza, combattere con chi pensa ancora che io faccia apposta per comodità. Mi sono svegliata che ero già disfatta. E poi per completare il quadro, mio padre quando gli ho riferito di una telefonata, ha avuto una reazione assurda. Era nell'orto e ha urlato come un matto. Mi sono spaventata. Non ha più il controllo su niente. Chiudo gli occhi e vedo come era il mondo da queste parti tanti anni fa. Li riapro e vedo la desolazione di adesso. Sono notti che continuo a sognare che trovo un nuovo appartamento dove vivere. Andrà male, andrà molto male. Non mi ritrovo più in niente in questa casa, l'unica cosa che aveva un minimo di senso per me. Sono stanca. E sì che in passato ho pensato di aver toccato il fondo mille volte.
E invece… qui non c'ero ancora arrivata. Brutto, è brutto qua sotto. Non si vede più nemmeno la luce della speranza. Non si vede più nemmeno qualcosa a cui tendere. Non capisco più niente, tranne che ho paura di tutto e tutti, non so più nemmeno cosa voglio. Mi dicessero: tieni 2000 euro, cosa vorresti comprare?, non saprei che dire. Forse li terrei solo da parte per i miei ansiolitici. Negli ultimi 30 giorni credo di aver speso tra i 50 e i 60 euro per quelli.
Ma tanto, tecnicamente per qualcuno io non ho niente, semplicemente non ho voglia di impegnarmi.

mercoledì 1 luglio 2020

Vent'anni fa stavo vivendo un'estate un po' particolare. Non ricordo moltissimi particolari, ma alcuni flash sì. Era l'estate prima del mio primo attacco di panico, e ricordo che in alcuni frangenti le cose cominciavano ad essere complicate. Ad esempio ricordo che ogni tanto mi spuntava la nausea, anticipo dei mesi a seguire. Ricordo che non ero molto serena in alcuni contesti, ma in altri me la spassavo alla grande. Chissà come mi sarei comportata se avessi saputo che sarebbe stato il mio ultimo periodo sano…
Sono passati 20 anni, non ho concluso nulla e ovunque si posi lo sguardo in questi ultimi 20 anni, trovo fatica, malessere, e nuove cose perse. Sono passati 20 anni e non c'è più nulla di quella ragazzina, in parte è ovvio, avevo 16 anni, cambiano tutti in 20 anni, in parte c'è il dolore per la scomparsa di ogni 'cosa' che fa di una persona una persona e non un vegetale.
Ieri sono rimasta dalle 15 alle 20 avanti alla tv, isolata dal mondo davanti a vecchie puntate di Bake off Italia-dolci in forno e altre cose varie su Focus. Per un po' sono stata bene, ma è evidente come non si possa pensare di andare avanti così no? Isolata davanti alla tv. Bella vita. E poi anche se lo fosse, non sarebbe mai possibile, ad esempio prima o poi si dovrebbe uscire per qualche commissione. Dio, che discorsi, come se mi fossi arresa. Forse potrebbe anche essere, sto troppo male. Sto un po' meglio solo nel pomeriggio e solo se mi siedo in una poltrona della sala di sopra. Nell'80 per cento della casa cammino in punta di piedi, per paura di sentire e o vedere mio zio.
Prima stavo ascoltando ridere, dei Pinguini Tattici Nucleari. Sono scoppiata a piangere. E' una canzone estiva, serena, sono 20 estati che una dopo l'altra sto sempre peggio. Sono 20 anni che metto via l'idea di un'estate all'insegna della leggerezza e del divertimento, mentre credo sempre meno a che questo sia possibile. E passano gli anni, e io sono incapace di tutto. Passano gli anni e poi rimarrò sola. Tutto è fuori posto, e alla fine che ci farò io qui? Forse ha ragione mio padre: venderò questa casa per un appartamentino altrove. Non so dove e a cosa attaccarmi.
E intanto sono sempre più sola, preoccupata che anche i miei lo siano sempre più. E i giorni vanno avanti. L'unico modo per non sentire dolore, è non sentire niente. E questa è altra vita sprecata.
Tanto per cambiare.