martedì 31 dicembre 2019

happy new year

Tra twitter, whatsup e balle varie, ritirarmi qua sopra per scrivere mi sembra quasi un gesto intimo, solo mio. Tra poche ore, meno di due in realtà arriverà il 2020. Mi piace come anno, sembra un anno pieno, completo. E per la prima volta dopo anni, mi piace l'idea di credere ancora che l'anno nuovo, con il mio impegno, possa diventare qualcosa di diverso. Qualcosa di migliore. Questa mattina sono dovuta uscire all'improvviso, un minimo di ansia, poca voglia ma poi è andato tutto bene. Per carità, 30 minuti in tutto per andare a fare un paio di velocissime commissioni in paese, ma credo che il punto sia: quante velocissime commissioni ho rifiutato negli anni?
Non ho sentito molto le feste quest'anno, un eufemismo per dire che non le ho sentite quasi per niente, ma credo di aver afferrato nuove parti di me e di ciò che sono. Ho davanti molto, come potrei non aver davanti nulla, tutto dipende da come mi pongo di fronte alle cose. Che voglio fare? Voglio fare qualcosa? Qualcosa che mi riporti nel mondo con una salute accettabile? Credo di sì e domani è qui per permettermi di dimostrarlo.
Per cui, per questa volta, di nuovo…
Buon anno…
credendo in noi, nella nostra forza, nel nostro impegno.

lunedì 30 dicembre 2019

Crederci ancora

Questa settimana è volata. Se penso a come ero agitata lunedì scorso per il 26... e tutto sommato a ragione visto come sono stata a disagio, di fatto il tempo è comunque volato… sto prendendo le gocce di ansiolitici per la terza volta in giornata, e visto che sono solo le 18:30, non escludo ce ne possa essere anche una quarta prima del sonno. Durante questi ultimi due giorni sto pensando molto al libro che ho pubblicato un mese fa. Non riesco nemmeno a crederci troppo, a sperarci, per il timore di restare delusa. Eppure vorrei davvero che andasse bene, che mi facesse guadagnare. Mi sento in un limbo. Ho bisogno di risultati concreti e non so dove andare a recuperarli perché la tensione è ancora troppo troppo alta. Vorrei che quello che faccio avesse un certo valore, una certa possibilità di riuscita. Mamma mia, quanti anni che sto scrivendo sempre le stesse cose! Siamo alle porte di un nuovo anno e per una volta vorrei credere ancora che sia un segno il fatto di cominciare tutto da capo,, una nuova agenda fatta di pagine bianche da riempire con i progetti utili al mio benessere, utili al mio diventare chi voglio essere. Ogni giornata sarà una guerra, la domanda è solo quante guerre riuscirò non tanto a vincere, ma almeno a combattere. Ho sempre meno punti di contatto con il mondo fuori dalla mia porta, non posso permettermi di perderne altri, sebbene le difficoltà si manifestino sempre e sempre in modi diversi. Crederci ancora per una volta, che male potrebbe fare?
E ho messo questa foto che non c'entra con il mio panorama attuale, ma mi piace, mi sa di relax, di dolcezza di un pigra serata.

giovedì 26 dicembre 2019

26 dicembre

19.10 del 26. La parte più difficile di queste vacanze per me è passata con la giornata di oggi. Sì, devo dire che si parla proprio di difficoltà. E oggi è stata davvero dura, dopo un paio di anni decenti, questa volta è stata dura. Solo chi vive cose come la mia può forse trovare un senso a quello che sto dicendo, ma non c'è niente di più svilente dell'essere di fronte a persone che vivo bene, ma in modo normale, niente eroi insomma, per sentirmi una merda. 5 giovani tra i 26 e i 40 anni circa che parlavano di lavoro, vacanze, impegni familiari, viaggi, corsi di sci per i bimbi, impegni quotidiani. Un'ora dei loro discorsi ed ero sull'orlo delle lacrime, letteralmente non avevo niente da dire, non conoscevo i luoghi di cui parlavano. Non riuscivo a stare dietro nemmeno ai discorsi, altro che vivere così. Si può sbagliare, si può perdere la rotta, ma a me inquieta la costanza di questi ultimi 20 anni. Dolorosi, sbagliati. Non c'è stato un punto in cui io mi sia sentita simile a loro. Posso dire che vorrei cambiare, è ovvio. Il punto è che non so come poterlo fare. Non lo so. Ogni tanto qualcuno mi lancia una proposta, non vedendo le difficoltà che stanno proprio alla base, ancora prima. Oggi mi sono sentita dire di non vivere come una pensionata. A parte che moltissimi pensionati del giorno d'oggi mi passano avanti alla grande, come si fa a spiegare quanto si sta male in ogni gesto? Come si spiega la fatica del guidare 3 km, del parlare con qualcuno…
tra l'altro noto ogni tanto il moto di stizza di chi conversa con me, qualcosa che alla fine emerge come un 'ma dai! Muoviti!'.
NON CI RIESCO!
Mi ci vorranno un paio di giorni solo per riprendermi da oggi. Ma intanto oggi è andata, l'anno sta per finire e stop.

mercoledì 25 dicembre 2019

buon Natale

Natale 2019, eccolo qua… come  da molti anni a questa parte è solo una parola per me, o meglio una parola carica di tensione e agitazione per la fatica che porta con sé anche in vista dell'incontro con i parenti di domani. Ogni anno in questi 2 giorni ogni mia inadeguatezza sembra esprimersi ai massimi livelli, come se essa sia di fatto l'unico collante della mia vita, che per il resto mi sembra sempre più sfilacciata e inconsistente. Ho perso tanti treni negli anni, e la sensazione è che abbia dimenticato persino dove sta la fermata. Cosa devo fare ogni giorno perché le cose migliorino? Cosa ogni settimana e mese? Quando sono ad Alassio mi sento libera, non realizzata forse ma libera. Il che, diciamolo, è un enorme passo avanti. Cosa c'è di così sbagliato in quello che faccio? A volte mi chiedo se sarebbe il caso di cominciare un nuovo percorso di psicoterapia. Poi mi dico: se dovessi consigliare qualcuno nella tua situazione, che gli diresti? Cosa programmeresti per la sua vita? E messa così ho quasi la sensazione di avere la risposta, non esattamente pronta ma qualcosa su cui posso lavorare. E di cui le parole chiave sono passi adeguati e basta procrastinare.
Servono piani, progetti di difficoltà adeguata e crescente. Serve onestà da parte mia. Serve dare senso ad ogni ora. Serve coraggio e forza. E magari sì, a questo punto serve anche un simbolo a cui aggrapparmi per definire la volontà di svolta.
Servono liste e volontà. E la passione di credere ancora.
Questo è il mio augurio di NAtale per me, e per tutti coloro che hanno bisogno di ricominciare a credere in se stessi.

martedì 24 dicembre 2019

Mh, questa mattina ho accompagnato mia madre dal parrucchiere, mentre la aspettavo sono andata al supermarket per due spese. Ecco, lì dentro in mezzo alla gente e con le musiche di Natale diffuse in tutto il supermercato, ho provato l'unico momento di vera atmosfera natalizia di quest'anno. Un po' pochino eh… so che sono in tanti ora a provare questa esperienza, che il vero spirito di natale è una rarità, ma magari un po' più di così? Questo mi ha fatto pensare per l'ennesima volta quanto vuota sia la mia vita. Se io dovessi vivere al mare, cambierebbe qualcosa? Non stando così le cose, cambierebbero solo se riuscissi a fare qualcosa delle mie giornate, del mio tempo. Si cambia, si cambia, si cambia… ma come? Anche mia mamma nelle ultime 24 ore me lo ha fatto notare più di una volta, sono troppo sola, e troppo allo sbaraglio, nel senso che non ho una prospettiva. Adesso che il panico mi concede qualche, seppur breve, tregua, l'impegno per l'anno nuovo credo sia proprio trovare un mio perché nelle cose. Non parlo esclusivamente di lavoro (spero sempre che i libri facciano la loro parte) ma di socialità. Mi sembra abbastanza ovvio che io pensi sarebbe tutto più bello al mare, ma è evidentemente un pensiero ingenuo e non supportato da fatti. Devo riappropriarmi della mia vita qui. Partendo da alcuni presupposti: non tutto è difficile uguale, non tutto vale uguale, ed è nella quotidianità, più che nei periodi un po' speciali come questo, che posso pensare di cominciare la risalita, perché questi periodi speciali hanno già una carica emotiva esagerata rispetto alle mie possibilità.

lunedì 23 dicembre 2019

Questa notte il pensiero che mi ha tenuta sveglia è stato il rischio diabete. Non è un caso eh, perché ieri sera mi sono di nuovo ingozzata con un pacchetto di biscotti. 150 gr di biscotti senza motivo, più altri cioccolatini mangiati durante il giorno. Fortunatamente mi sono regolata un po' di più con i pasti principali, ma ci vorrà altro se voglio dei risultati.
Vediamo qui di fianco quanti zuccheri che ho ingurgitato inutilmente. Non ci siamo. A volte spero che dove non arriva il buon senso, possa arrivare la paura per delle malattie.

Il problema è capire quanto li voglio, e quanto sono disposta a mettere in gioco. Oggi sono stanca, ma va?, e di nuovo ho quel senso di oppressione. Ma fino a quando posso dare la colpa a ciò che ho intorno? Anche ieri sono successe un paio di cose che mi hanno davvero rattristata: vedo mia mamma fragile e confusa e vado totalmente nel pallone, il punto è che giustifico il fatto di sentirmi così, ma non credo che debba fermarmi a questa paura. O che questa paura fermi me, sono emozioni normali, ma andrebbero superate. O più semplicemente andrebbero messe in conto e poi arginate, non serve dire che il futuro mi spaventa, è ovvio. Ciò che conta sarebbe capire come fare, perché sto passo alla volta mi sfugge sempre. E il confronto con gli altri… aiuto. il 26 tutti i parenti, matrimoni, fidanzamenti, lavoro… e io sono sempre più obesa e grigia di faccia. MA che meraviglia! :/

sabato 21 dicembre 2019

sabato sera così

Sto per prendere gli ansiolitici per la terza volta oggi, non ne capisco il motivo, forse solo un riflesso delle giornate precedenti, ma oggi sono ansiosa a mille. Gli unici momenti in cui non lo sono stata ero, prevedibilmente, sull'orlo di un abbiocco istantaneo. Una stanchezza viscerale. In mezzo a tutto ciò nervoso alle stelle. Così per tutto il pomeriggio mi sono trattenuta dal mangiare biscotti in quantità industriale, come? Riempiendomi di rondelle alla liquirizia e di gran golia. Ora, a parte il fatto che le rondelle sono strapiene di zuccheri, questo riempirmi compulsivamente di qualcosa più simile alla gomma che altro, alla lunga mi ha fatto sentire gonfia come un tacchino ripieno senza per altro aver risolto la smania di qualcosa da mangiare. Ansia, tensione nervosa, tensione emotiva, tutto questo mi sta facendo percepire il cuore come mai prima, e ovviamente la cosa mi spaventa, soprattutto visto il problema peso. Ho paura di non concludere niente. Anzi, di finire male.
Per oggi questa ventata di buon umore si chiude qui. Alla prossima.
Sono uscita di casa ieri mattina furibonda. Avevo ansia? No, (*-*) ma ero arrabbiata di dover uscire per sbrigare commissioni che non mi riguardavano manco di striscio. Poi mi è passata, per carità, ma sto mettendo, e sprecando, energie tutte dalla parte sbagliata. Questa mattina sono salita di nuovo sulla bilancia. 136 kg. Mi sono vergognata, mi sto vergognando ora che scrivo. Ho ripreso ad aumentare, ho male alle gambe, faccio fatica a fare qualsiasi movimento. Non cambierà mai se non metto a disposizione di questo problema le forze che ho.
Quello che è certo è che è assurdo non riuscire a godersi la maggior facilità delle uscite con un briciolo di ansia in meno perché nascoste dalla fatica di portarmi dietro questo scafandro di ciccia enorme. In diverse occasioni quando esco per delle commissioni vedo i metri da fare camminando come un'impresa titanica. Faccio una fatica… Non ho più voglia neanche di dare colpe ad altri, qui ci sono solo io che devo trovare il modo di preservare le energie che mi servono ed incanalarle su di me. Non è scritto da nessuna parte che devo continuare così tutta la vita, ho perso per strada parecchia ansia in questi mesi, posso perdere anche un po' di chili, ma l'impegno deve essere mirato, serio e immediato.

venerdì 20 dicembre 2019

come quando tutto è cominciato

Poco fa pensavo alle ripetizioni che do, o meglio dire, che davo. Il fatto che una ragazza che seguivo da 2 anni e mezzo, in quest'anno scolastico non sia più tornata, dopo mesi di 'tutto sommato è meglio così perché non saprei come gestire gli impegni', mi è improvvisamente apparso per ciò che è: l'ennesimo fallimento. Non ce l'ho fatta con lei.
Che poi fosse anche emotivamente molto difficile da gestire è vero, che finissi per esserne schiacciata, anche.
Solo che sono comunque schiacciata da altro. Domani devo portare mia madre per valutare delle possibili opzioni di prestito per mio zio. Perché lui non ha tempo. E' un esempio stupidissimo, ma il mio cervello lo legge in una chiave diversa, si sta ripresentando la solita dinamica che c'è sempre stata in questa casa, con l'aggiunta dell'età che è salita. Io sono di nuovo in mezzo a questioni che non mi riguardano, perché lui non ha tempo, perché lei non ce la fa, e mi ritrovo a mezzanotte passata con il cervello stretto in una morsa di disagio. Non so se è ancora la mia malattia che mi fa vedere così le cose, ma la mia vita mi sembra solo qualcosa in funzione di quella degli altri. Ho poche energie, e non riesco ad usarle per me. Vado di nuovo avanti ad ansiolitici, non capisco quanto questo malessere sia giustificato, ma so che intanto un ennesimo anno sta arrivando alla fine, e la vera me sta qui sopra, tra le pagine di un blog, tra la speranza che il libro mi faccia guadagnare, ma fuori da qui non mi trovo, vengo dopo. Dopo mia madre, dopo mio zio.
DI nuovo, come quando tutto è cominciato.

martedì 17 dicembre 2019

rimanere male...

Rientrata alla base l'altro ieri. Sono ancora in fase di assestamento, ma è abbastanza prevedibile. L'ansia è già tornata a picchi molto alti. Motivi? Sempre gli stessi del periodo, primo su tutti il senso di forte disagio che provo verso mio zio, che a volte sfocia apertamente in paura, paura di come si può comportare, paura che mandi all'aria tutto l'equilibrio. 
Detto ciò, io ero così felice di come avevo passato queste settimane, consapevole di passi avanti, e invece salta fuori che per mio padre non ho fatto nessunissimo progresso. Ottimo. Sono rimasta di merda quando l'ho saputo. Seguendo il suo ragionamento, quello che mi è parso di capire è che passi avanti non ce ne sono perché non ci sono passi avanti apprezzabili su alcuni fronti, tra cui il guadagnare. Se questi sono gli standard, ciao ciao; è una vita che cerco di venire a patti con il fatto che non posso permettermi il lusso di confrontarmi attraverso alcuni parametri, come il lavoro e la famiglia, è una vita che sto tentando di convincermi che devo valutare strade alternative, e quando mi sembrava di avercela quasi fatta, ecco una stroncatura del genere. Se aspetta che io sia economicamente indipendente, chissà quando potrà succedere. Ma fa così male sentirselo rinfacciare mentre sono di nuovo invasa dall'ansia che l'unica cosa che posso pensare di fare è di non chiedergli più soldi. 35 anni ed elemosinare la mancia non era certo il mio obiettivo primario, ma mi impegnerò per farne a meno.  Nemmeno 50 euro. Non so come potrebbe essere fattibile, ma cercherò di impegnarmi in tal senso. Sono rimasta male, perché ero veramente convinta che si fossero visti i passi avanti. Va be… non è la prima volta che i miei mi fanno restare male, non sarà nemmeno l'ultima. Cercare di non spendere niente o molto poco, passata questa fase in cui ho speso per cartucce, antivirus, potrebbe essere difficile, ma fattibile. Evitare anche di spenderli in dolci, anche salutare.
Se poi il mio libro vendesse qualcosa, sarebbe bello per più di un motivo, il problema è che non riesco più nemmeno a sperare. La realtà mi sembra troppo presente e pressante con questioni oggettive, sembra non avanzare più tempo nemmeno per i sogni. Dopo 19 anni di panico, ci voleva giusto questa virata in famiglia.
Ok. Facciamo un respiro e andiamo avanti. Un'ora alla volta.

mercoledì 11 dicembre 2019

11 dicembre 2019

C'è  un farmaco che prendo giornalmente e che, una tantum devo interrompere per qualche giorno. Non ricordo di preciso la definizione, è un incrocio tra antidepressivo e ansiolitico. Comunque mi fa impressione quanto il mio umore peggiori quando non lo prendo per due giorni di fila, era successo a settembre, sta succedendo ora… male! Questo credo dimostri anche quanto si debba stare attenti con i farmaci. Questa mattina, un po' per l'umore un po' perché ero stanchissima, non sono uscita, nel pomeriggio sì. Nessun giro in capo al mondo, ma una boccata d'aria che ci voleva. Non sono serena per niente. Tra pochi giorni torno a casa e mettendo insieme la stanchezza fisica con la preoccupazione psicologica, mi sembra davvero di diventare matta. Non ho le forze per far fronte a niente. Né i miei impegni, né la tensione in casa con mio zio, né le maratone con i parenti per le feste. E se forse l'umore migliorerà un po' quanto tornerò a prendere la pastiglia, la stanchezza mi resterà addosso. Questa mattina avrei pianto. Dulcis in fundo anche mille commenti sulla politica mi hanno fatto sentire ancora più sola. Per un po' farei bene a stare lontana dai social.
Ma stare lontana da casa è più difficile. 3 giorni e mezzo e si torna, e sento una pinza sui polmoni, tutta la situazione mi sta stretta e devo trovare soluzioni che non mi facciano dare di matto. Dovrei poter pensare solo a me. E mi fa paura dirlo perché succederà quando i miei non ci saranno più, ma con il mio trascorso adesso non posso essere quella che tampona ogni rogna emotiva, è ridicolo che tocchi a me questo compito, io che non ho nemmeno l'equilibrio per gestire la mia di emotività. Ok, attacco di panico partito… ansiolitici e poi mi rimbambisco davanti ad un film natalizio.
Uffa.

martedì 10 dicembre 2019

girovagare a zonzo per la città

Girovagare a zonzo per la città non è il mio forte, come si può immaginare. Per chi soffre di panico a questi livelli, già è un incubo uscire di casa se c'è un motivo, figurarsi se uno lo fa così tanto per fare. Tanto è vero che anche a casa mia molto spesso è solo la molla di andare a comprare del cibo a farmi scattare… Qui ad Alassio però il discorso uscite solo per uscire gioco forza a preso piede, non foss'altro perché non avrebbe avuto nessun senso fare 300 km per starmene in appartamento sempre, in quel caso sarei potuta rimanere tranquillamente a casa mia. Vengo qua più o meno ogni 6 mesi e, fatta esclusione per il caldo assurdo dello scorso giugno che mi ha fatta stare in casa 5 gg perché proprio non ce la facevo ad uscire, ho visto miglioramenti in queste mie vacanze, soprattutto questa volta. E soprattutto rispetto alle prime volte, sebbene pensi ancora, in realtà stare in riva al mare è come avere letteralmente dell'aria che mi entra in testa e spazza via i pensieri che si arrotolano su stessi. Questo è bello davvero. Oggi per esempio verso l'ora di pranzo ho avuto una specie di attacco di panico pensando a mio zio. L'idea di quell'atmosfera che c'è sempre in casa mi ha stretto i polmoni, la preoccupazione è salita alle stelle. Uscire è stato davvero come aprire una finestra nel mio cervello. Non avrò risolto nulla, ma nemmeno starci a pensare tutto il pomeriggio avrebbe fatto qualcosa. IN questo modo invece sono riuscita a staccare un po' la spina, e forse ad allentare uno 0,0001% la tensione, se si sommano ogni volta, prima o poi magari sentirò una certa differenza.

Piccola postilla un po' dolente: la gente oggettivamente mi fissa. Non so perché prima non lo notavo, forse perché tendevo a guardare molto più in terra, ma veramente mi fissano, e se lo fanno, presumo lo facciano per la mia mole. In questi 10 giorni di giri non ho mai visto nessuno nemmeno paragonabile a me, per cui ci può anche stare, ma quando incrocio il loro sguardo una, due, tre volte… be' alla fine fa un pochino male. Tanto più che questa questione sta diventando sempre più delicata anche in casa. Mio padre continua a farmelo notare a parole, mio zio con certi atteggiamenti. Risultato? Comincio a sentirmi in imbarazzo anche nei loro confronti. Bella conquista eh? In merito a questo dovrò pensarci ancora perché rischia di diventare una questione molto delicata.

domenica 8 dicembre 2019

Sono qui da 8 giorni, domenica prossima dovrei rientrare a casa. Non è che non voglia in assoluto, però al di là di tutta la questione responsabilità, stando qui mi rendo conto di quanto mi pesi quella tensione perenne che c'è in casa mia tra mio padre e mio zio. Soprattutto visti i cambiamenti di quest'ultimo. Ogni giorno all'ora di pranzo mi sento come una specie di muro che funge da assorbi vibrazioni, ogni volta che un discorso vira verso qualcosa di potenzialmente pericoloso, me ne esco con qualche stupidata, e mi pesa avere questo ruolo, e fare questa parte. Del resto però se non sono in grado di reggere a conflittualità di qualche genere, ci posso fare poco. Non so come dirlo senza sembrare ingrata, ma negli ultimi anni invece di staccarmi dai miei, mi sono sentita ancora più invischiata anche nelle cose di mio zio. E mi sento soffocare. Questa notte alle 2 ero sveglissima pensando a me, mio zio, la casa… e ci sono rimasta fino alle 3. Le dinamiche nella mia famiglia sono sempre state un po' anomale, ma adesso si stanno intorcinando ancora di più, e io sono sempre più in mezzo. Vorrei solo avere la forza per fare ci che devo, ma riuscendo a mantenere la giusta distanza. Che non è una cosa da poco.
Credo che molte persone che soffrono di attacchi di panico debilitante come il mio, tendano a restare schiacciate di più dalle dinamiche famigliari. Per carità, non che per i famigliari sia semplice avere a che fare con i nostri problemi, ma ovviamente io ho la mia prospettiva...

sabato 7 dicembre 2019

A volte mi chiedo quanto ci sia di vero nella teoria che sostiene che certi disturbi psicologici siano legati al rifiuto di crescere e di prendersi responsabilità. Me lo chiedo perché non mi sfugge che il mio stile di vita ben lontano dal classico di una 35enne sia più vicino a quello dei 15 anni piuttosto che nemmeno  a quello di 25. O forse quella è la conseguenza finale, ma non la causa. Ieri quando è stato il momento di uscire stavo male, manco a dirlo. Vedevo la passeggiata lungo il mare come un obiettivo, ma per arrivarci sarei dovuta passare su un attraversamento pedonale. Ne ero spaventata, perché nel mio cervellino un conto è lasciarsi andare su una zona di solo passaggio pedonale, e ben altra in mezzo alla strada, e visto che mi sembrava di stare in piedi a stento, dire che non è stato facile è un po' un eufemismo. Sono andata nel negozio per prendere due cose (e due dolci sì…), e anche lì, ferma davanti agli scaffali mi sembrava di andare per terra, come se stessi in equilibrio solo camminando. Mi sono chiesta se potesse essere qualcosa di fisico, ma viste le modalità, direi proprio di no: è sempre e 'solo' la mia ansia che si fa sentire. Poi sono rimasta un po' seduta sulla passeggiata davanti al mare. Che bello, che promessa di tranquillità.
Questa mattina sono uscita, ansia zero ma un caldo dell'accidente. Insomma tutto come da copione. E poi sono tornata al pensiero delle responsabilità, la lingua batte dove il dente duole e in questi giorni ci penso come mai prima, soprattutto quando vedo dove i miei cominciano a perdere un po' i colpi, e non riesco a impedirmi di iniziare a sudare, di fermare la tachicardia che arriva al galoppo, né di pensare a come diavolo farò quando toccherà ancor più a me, se anche un passaggio pedonale mi blocca, altro che guidare…
Non dico per dire quando ammetto di non riuscire a vedere il mio futuro. Davvero, non ci riesco. Riesco al massimo a vedere qualcosa tra 6 mesi, e mi spaventano anche quelle. Essere sola incapace di provvedere a me stessa: terrore puro.

E allora tanto vale non pensare. Oggi pomeriggio mi sono concessa un pomeriggio di lettura, ho letto LA CASA DELLE VOCI di Carrisi. Bello, bello bello. Sono libri che davvero devi leggere quando sai di poter andare dall'inizio alla fine. Solo così te li puoi gustare davvero. E per almeno 4 ore il cervello è andato dietro ad altre storie. Bene così. Tanto le mie saranno lì anche domani.

giovedì 5 dicembre 2019

https://www.libreriauniversitaria.it/errore-splendido-rebekka-direct-publishing/libro/9788899156473


Un errore splendido: Melania ha una scuola di ballo dove insegna con la sua migliore amica. Tutto scorre da anni con il solito tran-tran, fino a quando, quasi improvvisamente, la ragazza si rende conto che niente di quello che fa l'appassiona più. Qualcosa successo anni prima continua a impedirle di andare avanti e la tiene prigioniera in un mondo senza colori né emozioni. Davide è un cuoco alla ricerca di qualche idea per il suo ristorante, ma non solo. Poi c'è Alessandra, sorella di Davide e proprietaria di un albergo, che ha bisogno di una maestra di ballo e di un sostituto cuoco. Così, complice un banale scambio di date, Melania e Davide si ritrovano soli, in quell'hotel in mezzo allo scenario magico di un paesino di montagna impreziosito dalla neve. Basteranno il candore e la purezza di quel luogo a costringere entrambi a fare i conti con le vecchie ferite e a condurli dolcemente verso nuove emozioni?

Un errore splendido

Un errore splendido


di Rebekka F


  • Editore: Direct Publishing
  • Data di Pubblicazione: novembre 2019
  • EAN: 9788899156473
  • ISBN: 8899156476
  • Pagine: 124
  • Formato: brossura

https://www.libreriauniversitaria.it/errore-splendido-rebekka-direct-publishing/libro/9788899156473

Che ho fatto ieri sera dopo aver scritto il post sull'obesità? Ho scritto una lista di quello che sarei voluta andare a comprare da mangiare… :/ aiuto!
Per oggi non ci sono andata, ma domani dovrò per una spesa generica, e chissà a cosa riuscirò a resistere??? :(
Poco fa mi ha telefonato mia madre dalla posta, a 300 km di distanza, perché non ricordava più il pin della tessera per prelevare. La prima volta ha telefonato con il fisso della posta, e non ho risposto, la seconda con il suo cell, e riconosciuto il numero ho risposto.
Questo mi porta a due considerazioni.
La 1^- più passa il tempo e più non posso permettermi oltre questo mio problema con il telefono. Essere reperibile diventa sempre più necessario. Altra battaglia ansiogena quotidiana verso cui combattere… aiuto…
la 2^- le fragilità sempre più evidenti di mia madre. Che mi portano a rimpiangere tempi passati, tempi non vissuti, e che impongono perenni riaggiustamenti del mio ruolo all'interno della famiglia.
Ho bisogno di stare sempre meglio e sempre più velocemente.
Questo mi preoccupa e non poco, perché i miei tempi di risposta non sono esattamente così rapidi. Però ci sono, e su questo devo fare leva per farmi forza.
Oggi mi verranno spedite le mie 50 copie del romanzo UN ERRORE SPLENDIDO. Spero davvero possa essere fonte di soddisfazioni, e perché no, di qualche soldino. La mia vita è un po' una trottola, e serve qualcosa di bello che ne faccia da perno.
Speriamo…

https://www.libreriauniversitaria.it/errore-splendido-rebekka-direct-publishing/libro/9788899156473

mercoledì 4 dicembre 2019

eh... buona sera.
Ieri è stata una giornata impegnativa. Per uscire di casa ieri pomeriggio, ho fatto una faticaccia. Ansia, panico, e una strana sensazione di caldo e fastidio sulla pelle, unite ad bel po' di vertigini e tremori. In realtà quando poi mi sono ritrovata per strada, dopo i primi 5 minuti stavo davvero meglio ma è subentrato altro. Un paio di sguardi, un paio di riflessi in una vetrina e improvvisamente avrei voluto sprofondare per il disagio per la mia stazza. Forse perché era già da tutto il giorno che riflettevo sulla stanchezza fisica che avevo addosso e di come questa, nonostante tutto, non possa non essere legata al mio peso. Fatto sta che quando una signora mia ha guardata, mi sono sentita così a disagio. Ed ogni qualvolta che ho incrociato lo sguardo di qualcuno, ieri, mi sentivo sotto osservazione, giudicata, mortificata. Ieri, prima di uscire, tutta la questione obesità mi ha davvero messa in allerta. Gli sguardi fuori mi hanno mortificata, e la fatica di un'ora di passeggiata mi ha messa ko. Probabilmente per avere una chance di dimagrire davvero, dovrò attraversare queste emozioni più e più volte. Ci sarà sempre qualcuno che mi fisserà così, la fatica sarà enorme. Boh, forse dopo 19 anni di panico a livelli super, posso dire di aver già passato di peggio.
Vedremo.  

lunedì 2 dicembre 2019

Sabato  così entusiasta, ieri non lo sono stata per niente. Questo tipo di sbalzi d'umore in effetti è abbastanza tipico, per quanto mi riguarda, soprattutto nell'ultimo periodo. Spero di riuscire a stabilizzare un filo l'umore, per quando mi senta spesso sommersa da 1000 pensieri diversi. Non ultimo il fatto che vorrei fare qualcosa per gli altri in un modo viscerale, ma di fatto non capisco cosa.
Oggi mi sono mossa prima e dopo pranzo, l'ansia c'era, eccome, ma ho comunque sentito una maggiore  libertà di movimento. Però, è come se, avendo cominciato a fare effettivi passi avanti, veda molto meglio la distanza da percorrere, rispetto a quando speravo sarei riuscita a cambiare tutto in un baleno.
Va be'… oggi mi sono fatta un giro per il centro. Tanti negozi sono chiusi, altri no. Ho visto una borsa e una collana davvero belle. Nemmeno molto costose. 40 euro in tutto. Il fatto di non avere nemmeno quella cifra a disposizione mi ha demoralizzata di nuovo. E me ne vergogno, come sempre quando mi viene da lamentarmi sul fronte economico.
Ma non aver quei soldi è stato un po' l'ennesimo mettere sotto un riflettore la strada della mia vita. E come per molte altre cose, anche con i soldi, vorrei avere maggiore libertà.
Be', che dire… di cose ne vorrei parecchie. Vorrei avere qualche linea guida, qualche punto fermo, qualche successo. Credo però sarebbe irrispettoso verso me stessa non dare il giusto peso al fatto di poter uscire senza così tante forme diverse di malessere alla fine impossibili da gestire. Oggi ce la sto facendo!!!

sabato 30 novembre 2019

libera da me stessa

Ed eccomi nuovamente ad Alassio per due settimane, spero, di relax. Oramai ho paura persino a pensarlo perché sono sempre pronta a qualche novità, ma davvero speriamo in bene. Il viaggio oggi è andato bene, e al netto di tutto mi rendo davvero conto che ogni volta è più facile, sempre meno ansia, e questo è bellissimo. Se penso a quando sono stata male (leggi in ansia da matti) per settimane prima di partire la prima volta, a giugno 2017! Mentre venivo giù, guardando mio padre guidare, pensavo sia a quello che non riesco, vedi guidare appunto, ma soprattutto a ciò che ho fatto, al ruolo che mi sto ritrovando addosso on casa/famiglia e che è pesante. Servono i miei spazi, serve che io li preservi. E mentre viaggiavo, senza l'ansia del viaggio, mi si spalancava davanti agli occhi tutto ciò che posso avere, a cui posso aspirare, anche ora, anche a 35 anni passati per gran parte in modo strano. L'essenza essenza del viaggio: capire tutto ciò che puoi essere uscendo dagli schemi preimpostati che limitano la mente. Mi sento sempre un po' più libera da me stessa quando vengo qui.
E oggi mi sono sentita un po' più libera anche dal panico, dall'ansia, da quella perenne morsa allo stomaco, da quelle vertigini, da quella mancanza di controllo su ogni cosa. Sì, sto migliorando, ed è bene prendere le misure per i passi successivi. Devo ritrovare il mio equilibrio. Affrancarmi dal panico, scegliere la mia nuova strada, aiutare il più possibile mantenendo però uno spiraglio per me. Ho detto niente eh :)
Però oggi è andata bene! ;)

martedì 26 novembre 2019

Come capita spesso, quando non scrivo per qualche giorno, penso troppo e sono stanca. La settimana scorsa si sono chiusi alcuni impegni, sono stata contenta di me stessa. perché pur tra attacchi d'ansia e panico, sono riuscita a fare lo slalom degli impegni e portare a casa il risultato. Da venerdì sera però ho avuto 48 ore di una stanchezza assurda. Non ne sono molto stupita in realtà, capivo che era anche qualcosa di mentale, legato allo stress di questi miei impegni passati. E alla consapevolezza di quanto sia cambiato tutto in casa, di come siano diventati improvvisamente tutti anziani, delle mie responsabilità e di come mi senta schiacciata da questo. Credo però che anche la questione fisica abbia la sua importanza. Negli ultimi mesi ho ripreso i chili persi. Supero di nuovo i 130. 131/132 circa, e non posso dire che non so il perché. Mangiato di più, anche a pranzo, mossa di meno. Quello che mi balza all'occhio è che succede ogni volta che per qualche tempo, per qualche motivo, non penso alla questione obesità, la situazione sfugge dal mio controllo. E quindi, visto che peso esattamente il doppio del massimo della fascia normopeso che dovrei vista l'altezza, è davvero così strano che nel mantenere gli impegni, io mi senta stravolta anche solo per il peso che mi porto dietro? No. Però ovviamente la questione, così posta, sembra ancora di più il cane che si morde la coda.
In realtà però queste settimane, mesi di impegni portati a casa avendola un po' vinta sull'ansia, mi hanno dato la proporzione dei passi avanti fatti in quel campo, perché questa volta, a differenza di mille altre, ci sono stati. Quindi mi chiedo se non sia arrivata quella volta che, a differenza delle mille altre prima, io possa mettere questi passi avanti a servizio della questione peso. Anche perché non vorrei che quello che ho guadagnato in termini di movimento/libertà da questi passi avanti con l'ansia vengano subito azzerati dall'avanzata, che prima o poi arriverà ad un punto di non ritorno, dei problemi legati all'obesità grave. Ciò detto, non servono nemmeno grandi piani, ma i soliti impegni quotidiani. Bo, speriamo di riuscire a fare qualche passo avanti, senza cento indietro.

giovedì 21 novembre 2019

:) :) :)

Anche gli impegni di questa mattina sono stati depennati. Lunedì richiesta impegnativa dal medico, ieri sono andata a prendere la ricetta, questa mattina sono andata a fare gli esami del sangue, esattamente come avevo programmato domenica. Sembrano bazzecole, ma per me sono grandissimi risultati. Programmare qualcosa più o meno a mia discrezione e portarlo a termine, eh… WOW!
Inoltre questa mattina ho fatto qualcosa che credo di non aver mai fatto negli ultimi 10/15 anni: dopo gli esami sono andata al bar a far colazione da sola. In parte mi sono sentita in imbarazzo, ma per un'altra parte, maggiore, sono riuscita a rilassarmi. Sembra sciocco come tante delle mille cose che tra panico, ansia e fobia sociale non ho più fatto, ma andare in un bar da soli finisce per essere meno scontato di quanto possa sembrare. Non lo so il perché ma quell'irrazionale senso di essere osservati e perennemente fuori posto resiste anche in un contesto del genere, quindi evitavo, ma oggi no! Quindi gustarmi il mio caffè macchiato e una brioches alla marmellata è stato davvero bello!
Mentre ero lì poi osservavo gli altri clienti. C'erano 2 gruppetti di mamme in due tavoli diversi, ma che poi si sono messe a parlare insieme perché i figli sono nella stessa classe. Il discorso era sui compiti, malattie e vari… visto da fuori è stato interessantissimo: sebbene il tutto si sia svolto in modo molto educato e garbato, gli sguardi dicevano tutt'altro, le intonazioni delle frasi anche. A volte mi chiedo se le noto solo io certe cose, se me lo sogno… se sia solo un proiettare sugli altri quello che provo su di me. Ma in ogni caso… ce l'ho fatta!!! ✌✌

mercoledì 20 novembre 2019

una sera di speranza

Sul comodino, in bella mostra ci stanno due fogli. Uno è l'impegnativa per gli esami del sangue, l'altro ha gli estremi per il pagamento dell'auto pubblicazione del mio libro, UN ERRORE SPLENDIDO, entrambi i fogli verranno usati domani. Spero possa essere una nuova tappa del mio percorso. Una tappa positiva.
Alla fine il discorso cedola secca è caduto improvvisamente nel vuoto perché l'agenzia immobiliare, a differenza di quanto dettoci 10 giorni fa, se ne occuperà. Tanto meglio, ma come ha detto mia madre, io ho comunque fatto un po' di pratica per questioni che potrebbero comunque servirmi. Ma almeno mi sono levata una questione che mi stava angosciando non poco.
Oggi sono stata fuori con mia mamma per 3 ore e per 3 ore l'ho scarrozzata avanti e indietro in 4 posti diversi. La cosa degna di nota, per quanto mi riguarda, erano i tempi: non avevamo margini tra una tappa e l'altra. Fino a poco tempo fa, sarei diventata matta visto l'effetto dell'ansia e quel bisogno di fermarmi ogni 2x3. Oggi è andato tutto bene, sì avevo preso gli ansiolitici prima di uscire, ma l'andazzo è stato tutto diverso. Che differenza anche rispetto a pochi mesi fa! E pensavo, oggi è stato l'ultimo massaggio, per cui tutte le sue cure sono finite, è la prima volta da non so quanti anni che riesco a prendere un impegno e portarlo avanti tutto senza saltarne a causa dell'ansia. Per carità, l'ho avuta tutte le sante volte che uscivo, ma non mi ha bloccata. Quanto vorrei credere che c'è davvero qualcosa di diverso!
La strada è lunghissima, ma questa sera, almeno la consapevolezza di aver fatto un percorso netto mi da speranza.

martedì 19 novembre 2019

emozioni emozioni emozioni... 2°

Ieri poi non ho più scritto nulla in merito all'incontro in comune, perché non sapevo che dire. Di fatto è andato tutto ok, devo solo compilare e riconsegnare un modulo e di quando in quando la polizia locale, credo, passerà per sincerarsi che vivo davvero qui. (Sarebbe quasi ironico considerando che in pratica ci sto mettendo le radici in questa casa.) Il problema però è quel senso di disagio che mi è rimasto addosso. Non un senso vago, è qualcosa di quasi paragonabile allo schifo, al disgusto. Come si può gestire una cosa del genere?
La seconda questione che dovrei risolvere per mio padre e la cedola secca resta ancora aperta e nei prossimi giorni ci penserò. Nel frattempo anche oggi ho avuto la conferma di come qui in casa stia cambiando tutto in peggio. Sono mille le cose che mi si stanno ribaltando addosso, nell'ultimo anno stanno aumentando del 95%. Mi dispiace per come sta diventando fragile mia madre che ha sempre tirato la carretta, e mi spaventa per ciò che mi è piombato addosso nel giro di pochi mesi. E mi lascia totalmente fuori fase visto come ogni piccolo impegno mi fa sentire. Io non so come muovermi. Dovrei essere speranzosa per il mio romanzo che sto per auto pubblicare in un'altra piattaforma, ma non ho nemmeno il tempo per pensarci. Negli ultimi 15 mesi c'è stato un cambiamento troppo grosso perché io riesca a gestirlo con i minimi passi avanti che ho fatto. Troppo grosso perché io riesca a metabolizzarlo senza finirci di nuovo stritolata in mezzo. Troppe cose stanno finendo con il presentare il conto a me. Non capisco a cosa aggrapparmi, a parte gli ansiolitici che chiaramente non possono essere la soluzione. Ho paura.

domenica 17 novembre 2019

emozioni troppo pesanti

Sono a stento le 18 e tra un po' collasso sulla tastiera. Domenica pesantuccia.
Questa mattina sono uscita con mille difficoltà per la mia solita attività domenicale, ma non è andata bene, sono rimasta quasi un'ora in auto sotto la pioggia scrosciante prima di riuscire a darmi una mossa per riuscire a prendere parte almeno alla seconda parte. Ieri sera dopo la doccia ho avuto di nuovo una crisi di

panico, così ho cenato tardi, appena sono riuscita, ho dormito male e oggi la giornata è cominciata come era finita quella di ieri. Va be'… in qualche modo alla mezza sono tornata a casa e di nuovo picco d'ansia a mille. Ho preso gli ansiolitici e mentre facevano effetto, parlottando, ascoltavo le teorie di mio zio in merito. Diciamo solo che, quanto meno, teneva a darmi un parere per darmi una mano, perché era quel solito discorso trito di cliché di confonde il panico con l'ansia più o meno normale che abbiamo tutti. Amen. Alle 15 avevo un altro impegno in oratorio con i genitori questa volta, non sapevo se sarei riuscita ad andare, ma alle 14.45, sono riuscita a riuscire, sotto il diluvio e fare ciò che dovevo. Un'ora e 45 minuti dopo, tutto era finito ed io sono andata al supermercato. Ne avevo bisogno. Il pomeriggio è stato più facile della mattina, senza ombra di dubbio, e non so nemmeno se c'è stato qualcosa di contingente, credo piuttosto che sia dipeso ancora dagli impegni che devo fare domani e quello che farò circa tra 2 settimane e mezzo. Ora, quello di domani spero di liquidarlo in fretta, nel senso che non dovrebbe essere nulla di particolare, ma almeno è domani e me lo levo dai piedi, perché ho il terrore di rimanere disturbata da tutta la faccenda per i prossimi 17 giorni. Mi conosco, so che potrei rimanere in ansia a livello altissimo per tutto il periodo e alla fine questo mi farebbe diventare un'ammasso di nervi e ansia. Ieri sera mentre ci pensavo (la mia camera bolla non ha funzionato), ho sentito di nuovo la pesantezza di una vita passata così. E ho avuto la certezza che non ce la farei. Semplicemente sarebbe insopportabile.
Oggi pomeriggio, mentre c'era la nostra riunione, nelle altre sale si svolgevano varie attività. Cose semplicissime. Forse potrei cercare di farci un salto, metterlo come impegno per l'anno nuovo. Chissà.

sabato 16 novembre 2019

Che pirla che sono, per tutto il giorno non sono riuscita a pensare ad altro che a sti casini tra l'imu e la cedola secca, non c'ho capito niente e non sono riuscita a staccare il pensiero per 10 minuti di fila, risultato? Ho buttato una giornata intera per niente e ho mal di testa. Non sono nemmeno riuscita a leggere, perché avevo la mente troppo piena per concentrarmi su altro. E adesso è per questo, poi potrebbe essere per qualsiasi altra cosa. Di fatto è sempre così. La tensione/preoccupazione che si riesce a raggiungere per una cagata è qualcosa di allucinante, se poi di per sé è un affare un filo più serio, addio. Se penso che da piccola bazzicavo qualsiasi tipo di ufficio, anche da sola per commissioni dei 'gradi'!!! Ho la testa bollente, come fosse in ebollizione, io non so che futuro mi aspetta, a meno di non assumere qualcuno per tenere tutto in ordine, perché in effetti ci sono proprio le premesse perché io possa permettermelo… già non riesco a lavorare… :/
immagino che anche in questo caso valga l'idea del migliorarsi un passo alla volta, ma la sensazione è di non reggere proprio il percorso e di finire fusa nel mentre. Mah...

venerdì 15 novembre 2019

ansia, inadeguatezza e uffici

A volte ho l'impressione che il mondo non sia fatto per le persone con qualche difficoltà. A volte più semplicemente, credo di essere io a non essere fatta per il mondo. Questa mattina mia madre ha chiamato in comune per delle questioni inerenti all'imu e si è scoperto che c'è qualcosa che non va, per cui settimana prossima si dovrà andare a sistemare la questione, dovrò andare anche io e sono terrorizzata. Oggettivamente mi rendo conto che è un inconveniente da nulla, ma ne sono spaventata. Ma cosa è che mi terrorizza così degli uffici e della gestione 'burocratica' della vita? E' solo perché nella mia testa si è associato il ricordo di quando stavo malissimo (più di ora) e per cui dover girare magari nella provincia per documenti mi devastava fisicamente? E' da quello che è nata questa sensazione di non valere nemmeno l'aria che respiro di quegli uffici, di sentirmi molto meno che inadeguata a frequentarli? No, perché di fatto ci sta che io di molte questioni non ne capisca, gli uffici esistono apposta. Razionalmente lo so, eppure mi sento trascinata in un vortice di paura, caos, senso di impotenza che sono difficili da spiegare.
In questi 40 giorni di andirivieni per portare mia madre in auto, mi sono resa conto di aver guadagnato un po' di autonomia nel muovermi, ansia tutti i momenti, ma difficilmente tali da mettermi davvero in difficoltà nell'uscita, a parte un paio di volte. Ma solo l'idea di aver a che fare con un ufficio mi fa sentire di merda, incapace, inadeguata. E visto l'andazzo in casa mia, so di non potermelo nemmeno permettere di stare così. Invece nella mia testa è tutto fuori scala, esagerato, amplificato.
Arrivati a questo punto le cose non cambieranno, a meno di non assumere una segretaria a tempo pieno. Avrò sempre più a che fare con questioni così e solo l'idea mi ha causato un attacco di panico. Perché?

martedì 12 novembre 2019

Ore 21.53 e sono alle prese con la terza crisi di panico della giornata. Sono esausta. Del resto non devo impazzire cercando le cause perché le so: sono preoccupata per le dinamiche che si stanno creando in casa, con mia madre sempre più fragile, mio zio sempre più testa di cavolo. Fortunatamente credo di star trovando più appoggio del previsto in mio padre, ma è dura. E poi c'è sempre quel sentirsi totalmente inadeguata rispetto alla mia realizzazione. Vorrei fare tante di quelle cose! Ma mi sento legata in ogni direzione. Che casino. Ho preso altri libri sull'ansia/depressione, sia mai di trovare la bacchetta magica in uno di quelli…

domenica 10 novembre 2019

Se c'è una cosa che ancora devo migliorare, e molto, è la mia capacità di staccare dalle questioni che non possono essere risolte sul momento. Oggettivamente la vita di tutti è una costante di questioni di cui doversi occupare, l'equilibrio sta nel sapersi ritagliare pause più o meno lunghe, in base al contesto, per staccare la spina. A volte può anche essere un'ora della giornata in mezzo a mille altre cose, ma va fatto. Ecco, io non riesco, per questo sono riuscita a prendermi una pausa di relax solo oggi, con tutto il pomeriggio libero. La sera nella mia stanza la mente è più protetta, ma nel resto del giorno… un pensiero perenne.
In ogni caso, oggi la paura me la sono presa, che strano, con un libro. Scontato anche se di fatto negli ultimi mesi sto leggendo pochissimo per i miei standard. Il libro che ho letto è un thriller. LA DONNA ALLA FINESTRA. Ciò che mi aveva colpito della trama, era che la protagonista non usciva di casa da mesi, finisco sempre attratta da storie con protagoniste non esattamente funzionali, perché mi sembra di capirle di più. Una buona lettura, ma che mi ha lasciato un dubbio: in libri come questo, con protagoniste donne con vari problemi, l'alcol è sempre parte integrante della scena: le protagoniste sono sempre brille, bevono tutto il giorno. Capisco che ai fini della trama permette sempre di arrivare a dubitare della veridicità di ciò che viene detto dalla 'donna che mescola alcol e psicofarmaci', ma non posso fare a meno di chiedermi se l'abbinamento problemi psicologici-alcol sia veramente così marcato e diffuso.
Nei libri lo è.

venerdì 8 novembre 2019

A volte le preoccupazioni sembrano girandole infinite, quell'effetto per cui le spirali si attorcigliano senza fine. Ieri sera stavo così. E tutto era come graduale, al primo posto dover scrivere un mini raccontino per domenica, poi risolvere un problema per la cedola secca dell'affitto, poi piani più alti, preoccupazioni maggiori inerenti al sistema complesso delle cose, non ultimo il clima di odio sempre più manifesto che circola. Piani diversi appunto, che mi hanno portata ieri sera a stare male. Era come se la testa mi andasse in fiamme. Pensavo a ciò che avrei dovuto fare oggi e non mi andava perché avevo bisogno di una pausa. E il cervello non la smetteva di girare e preoccuparsi. Fortunatamente, negli anni, ho imparato a erigere delle difese una volta entrata nella mia camera da letto. Qui, curiosamente, almeno nella maggior parte dei casi, riesco a impormi di non pensare. Una volta qui riesco a scollegare il cervello. Credo sia una grandissima conquista.
Del resto ieri sarei dovuta essere felice e in grado di godermi un pomeriggio molto interessante: dalle 15.10 alle 18.30 ho avuto il pomeriggio pieno tra portare mia mamma in due posti, tornare a casa per una lezione, andare a riprendere mia mamma e fare un altro paio di commissioni. Il tutto senza tempi morti in mezzo, senza tempi di margine, cosa che mi avrebbe mandato al manicomio fino a poco fa, e invece niente manicomio, e soprattutto niente ansia. E invece, al posto di godermela, sono subentrate altre preoccupazioni. E oggi? Oggi ho cominciato a capire come muovermi con il discorso della cedola secca, ho imbastito a grandi linee la storia, ho letto 2 ore, ho cantato un'altra ora. Insomma, ho fatto ciò che dovevo e ciò di cui avevo bisogno. Ma con un'ansia :(
Domani farò il bis. Con fatica, ma facendo, non solo pensando alle cose. Come oggi, come ieri, come altri giorni che, forse, cominciano a non essere più numericamente irrilevanti.

martedì 5 novembre 2019

Sono appena rientrata dal giro in posta, oramai potrei prendere casa lì, ci vado mille volte a settimana! Oggi però, a differenza delle bollette di ieri, ho spedito la seconda bozza del mio libro. Speriamo in bene. Tra domenica e ieri mi sono mossa molto in auto, anche sfruttando tempi brevi, cosa che fino a poco tempo fa non sarei riuscita a gestire, perché avrei avuto paura di rimanere bloccata per strada tra un impegno e l'altro, arrivando in ritardo. Posso ammettere di essere riuscita a sradicare alcuni miei limiti, sebbene sia in preda all'ennesimo mal di testa. Qualcosa è cambiato, indubbiamente, ma davvero non è tutto rose e fiori. Ieri sera ennesimo incontro per il mio volontariato, ennesima riunione che mi fa sentire come un niente. Ogni esperienza che viene raccontata, ogni competenza che viene evidenziata, mi fa sentire un'aliena. Ho vissuto fuori dal mondo e si vede, si vede in 1000 modi diversi, e questa sensazione fa sì che alla fine anche le poche cose che so fare, mi sembrino inutili. E non è una novità.
Purtroppo non è una novità nemmeno che senza concentrarmi espressamente sulla cosa, io finisca per mettere su peso. E infatti sono aumentata di nuovo. Speravo che la fatica mentale per il continuo andirivieni in auto si rispecchiasse anche sul peso, ma così non è stato. Per niente. :(
Ogni progetto avrebbe bisogno di tutto il mio impegno, ma come si fa?

sabato 2 novembre 2019

Da qualche anno ho ripreso ad andare alla celebrazione in memoria dei defunti. Sarà banale ammettere che l'atmosfera è un po' particolare. Molto.
Eppure anche in circostanze così, ciò che fa davvero la differenza è come sto io. Il primo anno ho avuto addosso un magone che non mi andava giù, l'anno scorso ferma vicino alle tombe di tanti ragazzi morti nelle due guerre mondiali, ero allibita dalla potenza della Storia nella quotidianità e viceversa quante storie comuni (e non meno importanti) hanno fatto la Storia. Vedevo le foto di quei ragazzini, e non potevo che pensare all'orrore di quel dolore. Alla paura che avranno provato, così giovani in mezzo a questioni tanto più grandi di loro, come una guerra, eppure prive di ogni scusa. Oggi invece, camminando tra le tombe, ciò che mi ha molto rattristata, sono state quelle trascurate, abbandonate, addirittura con le lapidi cadute in terra. Solitudine, tanta. E quel modo di vedere i morti attraverso i nostri occhi di vivi, chiedendomi chi c'è dietro a quella tomba lasciata andare? Un anziano solo? Un'altra morte? Un viaggio lontano senza ritorno? Sembrava quasi che, insieme alla lapide, fossero andati persi tutti i ricordi e gli affetti. E questo sembra spaventare ancora di più.

giovedì 31 ottobre 2019

Ok, è evidente che per me i periodi non sono tutti uguali. Per nessuno immagino, ma in questo c'è davvero qualcosa che non va. Fortunatamente nella mia camera mi sento come protetta, e sento che la mente è tranquilla, perché per il resto è davvero tutto un disastro. Panico a parte, continua ad aumentare quell'idea di disagio che permea ogni cosa. Non riesco più ad uscire senza che scattino i confronti con la vita degli altri, lavoro, famiglia, viaggi, impegni giornalieri… questa sera sono dovuta uscire per una riunione. Mi sono ritrovata a dover parlare di come sto, perché se no non si spiega come mai io non faccia niente dalla mattina alla sera, ero sull'orlo delle lacrime e si sentiva anche nella voce, ma soprattutto, cazzo, me ne vergognavo un casino. Già ero lì tra altre 3 persone e l'unica cosa che avvertivo era di valere mezza unghia del loro mignolo, che razionalmente so non essere vero non cambia come mi sia sentita davanti a loro, poi partono mille cose da fare che gli altri incastravano tra i loro mille impegni con nessun problema rispetto a come mi sentivo io inserendoli nel niente che faccio, dulcis in fundo spiegone di come mi sento. già, 19 anni di panico, facilissimo da spiegare per chi non ha la minima idea di cosa voglia dire.
La mia testa non regge più niente. Non le cattiverie che leggo a gogò sui social, non i commenti del cavolo che sento in casa. La mia testa amplifica al mille per mille quello che mi arriva da fuori, mi sembra di avere la testa vicina alla rottura. E anche questa attività di volontariato, be' mi sembra mi levi energie che non ho. Non ho più niente da dare, e di sicuro non ricevo nulla in cambio.
… è un po' come avere qualcosa di marcio dentro che contamina tutto, che corrode tutto.

mercoledì 30 ottobre 2019

Che fatica sarà mai uscire di casa???

La moda del momento, per quanto mi riguarda, è camminare per casa stando appiccicata ai muri, la percezione di non stare in piedi è fortissima. Questa sera ho un impegno a 5 minuti d'auto da casa, credo che partito un'ora prima. I sintomi sono molto forti, ma non è questo a crearmi più difficoltà. Questa mattina ho avuto una discussione piuttosto pesante con mia madre, come sempre quando il nervosismo aumenta, anche oggi mi sono sentita dire che non faccio niente, e chissà mai che fatica sarà stata portarla in giro in auto nell'ultimo mese. Ecco queste sono le frasi che mi fanno mancare il fiato, le più dolorose, perché sono lo specchio di ogni cosa. Che fatica sarà mai uscire di casa??? Per una che soffre di dap da quasi 20 anni in modo piuttosto invalidante, visto che non sono riuscita a fare un ca**o né professionalmente né in termini del crearsi una famiglia, è la domanda che svilisce ogni cosa. Io non lo so che fatica è, ma c'è, e ha condizionato TUTTO. Detto da chi mi ha sotto gli occhi ogni singolo giorno, mi fa pensare che, se nemmeno lei se ne rende conto, che speranze ho che lo capiscano gli altri? Che mi credano se non altro?
Mi ricordo come era vivere prima del panico, ricordo anche io com'era decidere di uscire e farlo senza patemi, salire una scala senza patemi, godere una serata in compagnai senza patemi. Me lo ricordo bene. Respirare senza problemi, mangiare senza problemi. Parlare senza problemi. Oggi per un paio d'ore mi sono ritrovata a balbettare, o meglio parlavo con parole spezzate perché non riuscivo a respirare e parlare contemporaneamente. Mi ricordo come era. Ma non è più così.

martedì 29 ottobre 2019

Che giornata anche oggi. Dopo la delusione di ieri, oggi mi sembra di aver passato le ore senza equilibrio. Metafora, ma anche realtà, l'ansia di nuovo si è manifestata così, l'equilibrio manca ed io ho la sensazione che ogni parete si muova slittando dall'altra parte. Non sono riuscita a fare molto, e quel poco che ho fatto non è stato per me, ma per mia madre, di nuovo quella sensazione di perdermi. 35 anni, e poi? un passo avanti, dieci indietro. E di nuovo quella cavolo di invidia per qualunque cosa le persone abbiano più di me. Mi sono sentita sola, su twitter ho letto i ricordi del primo bacio. Mai avuto. Un bacio, un ti amo, l'esistere insieme ad un compagno. Niente. E poi domani starò ancora male solo per 3 km in auto per fare qualcosa a cui aggrappo tutte le speranze per il mio futuro, ma che non mi regala niente nel presente. Mi sento sola. A dover combattere per il mio futuro, e per il presente di chi vive in casa con me. Mia madre, mio padre… non riesco a smettere di paragonarci alla nostra versione di 20 anni fa. Quando io sapevo vivere, semplicemente, non ancorata al nulla dalla paura, quando ogni cosa era più facile, o per lo meno possibile. Non sento apertura, aria, possibilità. Sono sola, con il mio boccetto di ansiolitici in mano, e sogni che sembrano troppo astratti persino per essere solo sogni.

lunedì 28 ottobre 2019

Oggi avrei tanto voluto scrivere che finalmente, dopo 16 anni di patente, ero riuscita a guidare con un'altra auto che non fosse quella di mia mamma. Provando con quella di mio padre. Invece non ci sono riuscita, e non solo ci sono rimasta di merda, ma ho pure saputo che mio padre mi ha criticata alle spalle perché non sono riuscita nemmeno a farla stare accesa. Inoltre oggi a pranzo, partendo su un commento assolutamente neutro sul fatto che mia madre si siede sempre storta e mio padre deve stare sul bordo del tavolo, ho finito per sentirmi dire da mio zio che anche io occupo più spazio. Perché sono evidentemente più larga di quanto dovrei. Era un commento del tutto fuori luogo da parte sua, ed è la seconda volta nel giro di poco che mi attacca, sebbene io non centrassi nulla con il discorso di quel momento. Sono forse piccole cose viste da fuori, ma oggi mi hanno demolita. Soprattutto perché almeno nel caso di mio zio, so che mi tira in mezzo solo per colpire mio padre. Sono stanca. In questa fase in cui sto cercando di fare il possibile per tamponare ciò che non riesce più a mia madre cercando di combattere contro il ventennale panico, anche e soprattutto per mio zio, certi atteggiamenti mi demoliscono, tra un. Invece di arrabbiarmi mi sento come se non valessi più niente, di fatto perché già lo penso di  mio.
Che dire, oggi va così.

venerdì 25 ottobre 2019

E anche oggi il servizio personale di taxi a mia mamma ha funzionato. Dalle 10.30 di mattina 2 ore per scarrozzarla in giro. Oggi però stavo veramente male quando sono uscita. Certo, la mia riposta è diversa da prima, questo è chiaro. Ma anche questa mattina ho risentito anche dell'aver mangiato 2 bomboloni al cioccolato la scorsa notte verso mezzanotte. Ora, all'inizio di tutta la vicenda, quasi non riuscivo a cenare se sapevo che la mattina dopo sarei dovuta uscire. Niente colazione, poco a cena, era una situazione del cavolo e non andava bene. Ora riesco a fare 99% delle volte colazione/pranzo/cena anche prima di uscire, ma perché devo intossicarmi con due bombe che ci vuole un mese per digerire? Prima mi bloccava la paura, ora non potrebbe subentrare il buonsenso? uff!!!
Comunque mentre ero in un vivaio con mia mamma, mi sono chiesta come sarebbe stata la mia vita se di fronte ai primi anni di panico, io avessi mollato tutto lo studio per dedicarmi ad un lavoro come quello, un lavoro pratico e in mezzo alla natura. Un cambio netto di rotta insomma. Me lo sono chiesta perché, ora che riesco (!!!) ad uscire un po' più spesso e con un filo di facilità in più, sento sempre più chiaro il dubbio che a furia di concentrarmi su ciò che non riuscivo a fare (carriera universitaria e seguito), io di fatto abbia sbarrato le porte ad altre, diverse, potenziali attività. Ho paura di aver davvero chiuso gli occhi e smesso di vedere troppe cose, troppe alternative.

giovedì 24 ottobre 2019

Dalle voci che sento al piano di sotto, deduco che mia madre è rientrata: aveva un pranzo con le sue ex colleghe. Difficilmente partecipa, soprattutto quando sono di sera, ma visto che oggi era per pranzo è andata. Non stupisce, credo, più di tanto sapere che ero più agitata io di lei. Nel senso, lei non era agitata per niente, io invece sì, perché mi immedesimavo, come se ci fossi io al suo posto e non ce l'avrei fatta, almeno nel pensiero. Perché poi la pratica dice anche qualcosa di diverso: ieri mattina ho accompagnato mio padre, rientro per pranzo e poi ho portato mia madre. Avanti e indietro per 4 ore, arrivata a casa ho fatto la doccia e mi sembrava di essere reduce dalla scalata del Monte Bianco, ma non è andata male! Uscita dopo uscita, preservando colazione e pranzo, ieri ho gestito qualcosa che probabilmente fino a mezzo anno fa non sarei stata in grado di portare avanti. I passi avanti ci sono, sono evidenti. La strada è lunga, ma mi sto muovendo. Il problema credo sia la percezione che ho di questi eventi: troppo pochi e troppo tardi. Vero o no, è così che mi sento. Forse dopo 20 anni ce ne vorranno parecchie di dimostrazioni per cambiare la mentalità.
Comunque… nel frattempo ieri ho mandato il mio romanzo UN ERRORE SPLENDIDO in un altro sito. Sempre per una sorta di auto pubblicazione, un filo più professionale. Non ci spero neanche in quello troppo, ma un pochino sì. Niente di esorbitante, solo un minimo riconoscimento economico, che mi permetta di credere che possa essere un lavoro. Bene o male la realizzazione di una persona passa attraverso questi step, per cui speriamo!

martedì 22 ottobre 2019

… ed eccomi di ritorno, un mal di testa da campioni, ma la serata dal punto di vista dell'ansia è andata molto meglio del previsto. Una riunione tra noi impegnati nel volontariato della domenica. Curiosamente, sbrigata la parte urgente dell'incontro, la conversazione ha toccato tanti discorsi diversi, interessanti. Il problema grosso è che quasi tutti mi fanno ancora sentire inadeguata. Parlano dei ragazzi di oggi, di quello che fanno come esperienze? Io penso a quello che non sono riuscita a fare alla loro età. Parlano della famiglia? Penso che non ne ho una. Parlano di gite, andare di qua e di là, parlano di qualsiasi cosa e io mi rendo conto che invece io no. Non riesco a trovare un minimo di appiglio. Non riesco a trovare il mio valore. Possono sembrare discorsi solo intrisi di retorica, ma la verità è che oggettivamente io mi sono tagliata fuori da tutto. E anche le attività mi risultano spesso difficili se escono appena dal solito proprio per l'impegno nel preparare/incontrarsi etc etc.
A seconda delle fasce d'età di cui si parla, vedo le 100 vite diverse che non ho avuto. Non riesco a superare questo confronto perenne. Se poi considero anche l'aspetto esteriore non c'è proprio partita. Quindi rientro a casa, per metà soddisfatta che il panico non mi ha messa ko del tutto, per metà spiantata dal senso di inferiorità. Poi il pensiero degli altri si allontana, lasciando però un buco che dentro di me si allarga a dismisura, una voragine di paura. Mi rivedo ragazzina, rivedo i sogni e le speranze. E poi uno dopo l'altro tutti gli anni di delusione ed impotenza che si mescolano in un mix di rimpianti, rabbia e compassione. Non riesco a voltare pagina, non riesco a reggere la pesantezza di fallimento che dura da 19 anni. Manca il fiato, il petto è schiacciato, la vista si fa sfocata. Dopo tutti i pezzi che ho perso, non so più cosa è restato, non so più chi sono.

lunedì 21 ottobre 2019

Tra un'oretta mi tocca uscire e invece mi metterei a letto all'istante. Le ultime 36 ore sono state un pochino difficili, già da ieri mattina quando uscita di casa con l'ansia, mi è toccato stare in piedi un'ora davanti a tutta la gente. E poi sono bastati 4 passi per farmi sudare un casino, così tornata a casa, ero stanca morta. Stanchezza, ansia, ansiolitici e di nuovo stanchezza in un bel circolo vizioso. Sono nervosissima. Ho passato tutta la scorsa settimana avanti e indietro a fare da taxi a mia madre, mi sembrava proprio di rendermi conto un giorno dopo l'altro che la fatica aumentava. Ammazza quanto sono debole! :( 
Il tempo è passato veloce. Ma più come qualcosa che mi è sfuggito dalle mani che come qualcosa di cui ho goduto. L'ansia è andata meglio, forse la strada è comunque quella giusta.

venerdì 18 ottobre 2019

Oggi ho scritto di nuovo sul mio diario 'di carta' dopo circa 4 mesi. Sarà che tengo un diario da quando ero in prima media e che i miei problemi di ansia sono stati scritti e sviscerati in ogni modo, ma mi risulta più pesante scrivere là sopra di periodi che sono sempre senza novità. Oggi mi è tornata voglia, forse perché il modo in cui ho gestito gli impegni delle uscite con mia mamma in questa settimana, sono davvero una novità! Sono riuscita ad uscire tutti i giorni, a volte con un po' più ansia, ma ce l'ho fatta. Non sono distanze siderali, ma oggettivamente qualcosa di diverso c'è.
Ma c'è stata anche quella tristezza per il tempo che è passato, per gli anni che sono volati. L'altro ieri ho visto lo zio di una mia amica delle medie, ho ripensato a quei tempi, e di nuovo al tempo che non c'è più, al tempo passato, ai miei genitori di allora, alla me di allora. Che macigno sul cuore. E non è sano, lo so. Ma sono circondata perennemente da comportamenti dei miei, soprattutto di mia madre, che me la fanno vedere sempre più anziana, fragile, e mi fa male. Vorrei essere riuscita a godermi gli anni passati, per me, con lei, con loro. E invece no. E adesso vado in giro per farmacie comprando pannoloni per adulti. Per carità, vista la sua età, sta benone, sia chiaro. Ma banalmente non è più quella di 20 anni fa, nemmeno io lo sono, e le cose stanno così, punto e basta, senza possibilità di appello. E questo mi fa paura, mi spaventa, mi agita. Tempo perso, tempo che non c'è più. Opportunità perse. E in mezzo a questo l'egoistica paura della solitudine. Mh… pensieri pericolosi.

mercoledì 16 ottobre 2019

… e poi l'ansia ritorna. Oggi ho faticato molto nell'accompagnare mia madre e nel fare le solite commissioni. La cosa curiosa è che me ne sono resa conto non appena ho aperto gli occhi, nonostante un buon sonno, ero ancora stanca, avevo già la tachicardia e gli impegni mi sembravano troppo pesanti. Anche fisicamente. Spero di essere in grado di aumentare un po' la mia autonomia.
In ogni caso mentre aspettavo mia mamma, guardandomi in giro, ho notato la targa di un'automobile. Le prime due lettere corrispondevano alle iniziali del mio nome e di un ragazzo. Le ultime due alle iniziali dei nostri due cognomi. Questo ragazzo è stato il primo che verso i 16 anni mi ha fatta sentire davvero attratta in senso sessuale da qualcuno. La mia prima cotta che mi ha fatto ribollire il sangue. Ovviamente non mi si è mai filato. In ogni caso, verso i 21 anni ho avuto una specie di ricaduta. All'epoca vedevo 'segni del destino' in ogni dove. Immagino che una targa come quella di oggi mi avrebbe fatta andare in estasi… :)
Altri tempi.
Ci credevo ancora, credevo ancora in un lieto fine. Ora ho come la sensazione di non credere più in quasi niente. Passo i giorni, uno dopo l'altro affrontando situazioni talmente terra a terra, tipo uscire 20 minuti senza avere panico, che non ho più nemmeno le energie per sognare.
Come sono cambiata… Un po' mi dispiace.
No, mi dispiace molto, non un po'.

lunedì 14 ottobre 2019

Anche oggi la giornata è stata buona, lo dico sempre sottovoce perché ancora non ci credo. Ho accompagnato mia madre, sono andata a riprenderla, sono andata a fare la spesa, ho fatto faccende domestiche. E poi ho tirato fuori la mia nuova macchina da cucire. E mi sono divertita. Credo potrebbe piacermi questo nuovo interesse. E forse la chiave sta proprio in questo: essere consapevole che davvero di fronte a ciò che non è andato bene, ho altre alternative. Devo solo imparare a vedere la mia vita come possibile, come reale anche se diversa rispetto ai piani originari.
E questi sono i primi tentativi… :)

domenica 13 ottobre 2019

Questa, dal punto di vista ansiogeno, è stata una settimana strana a dir poco. In alcuni giorni sono andata avanti e indietro in auto 6 volte per accompagnare mia madre, ma in ogni caso, a parte mercoledì, mi sono sempre mossa. Tutto più o meno sotto controllo a livello di ansia.  L'unica questione degna di nota è stata venerdì mentre tornavo a casa da sola, perché mi sono accorta, come già mi è capitato, che ad un certo punto mi sentivo persa, senza ansia, senza panico era come fossi senza riferimenti, della serie non so più come si sta senza?
Poi che succede? Succede che ieri ero a casa, non dovevo uscire e mentre stavo lavando i piatti, è arrivato un bell'attacco di panico. Così, dal niente e per niente. Ho cominciato a sentire le gambe rigide, e poco dopo mi sono incollata al muro perché pensavo di finire per terra. Mi sono seduta un po', ma poi con calma ho finito di fare ciò che dovevo. Il cuore batteva all'impazzata e anche solo percorre 2 metri rimanendo in piedi mi sembra un'impresa. Curioso che alla fine la mazzata l'abbia avuta solo ieri. Poi il peggio è passato, ma sono rimasta un po' sull'agitato andante per tutto il giorno, così ho ritirato fuori i colori e mi sono messa a colorare. Oggi uscire di casa è stato difficile, risentivo ancora della strizzata di ieri, ma sono uscita e alla fine tutta la giornata è andata molto meglio del previsto. Credo che questa settimana sia stata abbastanza significativa, qualcosa sta cambiando, senza dubbio. Cerchiamo di seguire per bene la strada.

giovedì 10 ottobre 2019

Attentato in Germania, nuova guerra contro i Curdi. Ogni volta che succedono questi fatti sembra che l'atmosfera si fossilizzi. Violenza su violenza. Sembra quasi sbagliato essere qui, in posto tranquillo.
Il mondo fuori grida, e pensare solo a se stessi è un qualcosa che mi da persino fastidio, quell'essere ripiegati sempre e solo sul proprio ombelico. Eppure a volte è solo una strategia di difesa, per non essere travolti dagli eventi. Certo è un'operazione che possiamo permetterci solo noi che ne siamo fuori. Mi chiedo spesso chi vive in quelle situazioni cosa provi, che livello di terrore possa scorrergli nelle vene. Terrore allo stato puro. Ogni angolo di casa e di strada può diventare un cimitero.
Bisognerebbe avere sempre il coraggio di fare la cosa giusta. Non scappare almeno di fronte al prendere coscienza di ciò che accade, è un dovere per chi scappare non può proprio.

domenica 6 ottobre 2019

Che brutta giornata ieri, che brutta giornata, CHE BRUTTA GIORNATA. Onestamente ieri sera, tra un attacco di ansia, uno starnuto e le lacrime, me la sono vista davvero brutta, perché il punto non è tanto il concetto di depressione in sé, ma la sensazione che quando sono oramai 19 anni che giri in tondo, è praticamente impossibile uscirne.
Questa mattina ho avuto la mia solita attività, l'ansia era sotto controllo e le 3 ore fuori casa mi hanno fatto bene. Come una ventata d'aria pulita che ha spazzato via i pensieri brutti. Resta evidente che fare e stare con gli altri è essenziale per la salute mentale delle persone. Resta anche che, ormai, il tempo ha chiuso quasi tutti i rapporti che avevo, e che è solo nel viverne di nuovi che ho qualche chance.
Mi rendo conto solo adesso che non ho preso nemmeno una goccia di ansiolitico, fino ad ora (18.30). Certo, gli aspetti da tenere sotto controllo mi sembrano essere parecchi, sul fronte salute intendo, perché qualcosa che non quadra c'è: sudo, sudo sempre troppo e tra colpi di aria, sole e freddo non va bene. Poi c'è sempre quella sensazione di essere troppo affaticata di respiro/cuore poi altri fastidi, come se fossi confusa e un po' fuori fuoco, e poi questo, poi quello… Ma tutto deve passare necessariamente da qui, non ci sono alternative, non ora. NON POSSO PERMETTERMI DI NON USCIRE DI CASA PER TROPPI GIORNI. La mia salute mentale ne esce malissimo. Adesso ci sono alcuni impegni per mia madre che mi possono offrire lo spunto per uscire per almeno 3 settimane quasi tutti i giorni da lunedì a venerdì, c'è la domenica. Forse c'è qualcosa di nuovo anche per me. Forse serve un tipo diverso di impegno, ma ne serve, e parecchio.
Quello che è certo è che non posso nemmeno paragonarmi a ieri sera. E tanto basta.

sabato 5 ottobre 2019

Pessima giornata, pessima.
Credo sia la terza volta nel giro di poche settimane, un mese al massimo, che sento forte la presa della depressione che si agguanta a me. Per chi l'ha già provata credo sia chiaro ciò che intendo, quel qualcosa che la rende molto diversa da un semplice giorno triste. Ti avvolge come una melma scura che ricopre ogni pensiero; è un qualcosa che ti fa percepire tutto come sfalsato dalla realtà, ma il dolore è verissimo. Ho paura, un casino di paura. Mi sento così esposta, così sola. Sono 20 anni che devo combattere contro me stessa e la mia testa e sono stanca. All'improvviso ogni fallimento sembra pesare 10 volte tanto, e ho paura di non farcela a recuperare. Non credo realisticamente che le cose possano cambiare. E ho paura di non avere nessuno vicino per combattere questa cosa, che poi non so nemmeno come si combatte. Oddio, ma come se ne esce? Tutti i tentativi fatti sono evidentemente falliti, per cui, che si fa? Il futuro mi spaventa, anche più del presente...
La scorsa notte ho fatto una sorta di collage di sogni, non esagero, ma ne avrò messi insieme almeno una decina di spezzoni. Alcuni, quelli più angoscianti, sono sempre gli stessi, la seconda parte invece era nuova, piena di speranza e di esperienze, finiva con me che mi scoprivo incinta. Nel sogno ho evidentemente inserito alcune suggestioni di un paio di telefilm che ho visto ieri sera, ma la base, l'essenza, restava molto realistica. Il punto di svolta, per così dire, era alla fine del 3/4 segmento, quando, in modo molto convinto e crudo, mandavo al diavolo la psicologa che voleva convincermi a cercare ancora di rimestare nel passato (ecco questo non è verosimile per niente) mentre io mi convincevo che non era andando alla ricerca del passato che sarei stata meglio. A quel punto gli spezzoni si sono susseguiti come me che incontravo una vecchia amica (la ragazza che ho rivisto a luglio nel parcheggio), che le raccontavo tutta la mi storia. Lei mi aiutava, andavamo pure al mare e alla fine incontravo un ragazzo.
Detta così sembra nulla, il sogno era un manicomio basato però sul presupposto che, ansia o non ansia, il mondo fuori mi chiamava e non poteva più ridursi al muro del mio soggiorno.
Ho appena saputo che è venuto a mancare un ragazzo. Lo conoscevo anche meno che di vista, sapevo proprio solo chi fosse, non sapevo nemmeno fosse ammalato. Ma ogni giorno succede di tutto senza che io ne sappia mai niente. Il mondo esiste fuori da qui e io sono 20 anni che lo chiudo fuori. Non lo vivo in lungo e in largo, ma non so nulla nemmeno di quello che succede qui vicino. I miei problemi mi hanno isolata, io mi sono isolata. Per questo i sogni mi spronano ad altro.
Ieri verso le 18 ero eccitata, tantissimo. Sono andata in camera e mi sono toccata, sono venuta in qualcosa come 30 secondi. E poi mi sono sentita a disagio. Succede sempre quando sono così su di giri, mi sento a disagio per essere in casa con i miei e mio zio, per non aver mai incontrato nessuno, per non aver avuto nessuno al mio fianco anche per questo aspetto, la sessualità, della mia vita.
Sesso, amore, dolore, morte. Tutto questo, e molto altro, fa della vita, la vita. Io sono viva, ma mi manca la vita. E non so come riprendermela.
Quando, prima del panico, capitava di sentire parlare di persone che non uscivano mai di casa, non riuscivo a capirle. Non capivo nella mia mente di ragazzina che andava avanti e indietro mille volte al giorno, come fosse possibile scegliere di comportarsi così. Poi sono cresciuta, e mi sono resa conto che spesso non scegli di fare così, succede e basta. E succede sempre più spesso. Però forse si può scegliere un'altra strada.
...se solo capissi come si fa.

venerdì 4 ottobre 2019

semplicemente qualcosa

Ok, confessione abbastanza prevedibile: faccio parte di quella parte di persone che vanno letteralmente ko per un raffreddore. Tecnicamente la cosa può avere anche un filo di senso, dal momento che già l'ansia limita e non di poco la mia capacità di respiro, il naso tappato spesso mi complica le cose. A prescindere da ciò, non so se con il contributo anche della pressione che fa i capricci, oggi mi sono sentita nervosissima. Anche ora, mi leverei la faccia, orecchie bollenti, naso che prude, labbra screpolate. Nulla di grave comunque, ovviamente. In ogni caso tutto fa brodo e alla fine della fiera, con questo nervosismo galoppante, finisco per far confluire tutto in un unico pensiero: mi guardo allo specchio e mi chiedo che fine ha fatto la mia vita. Ok, forse i passaggi tra il raffreddore e questo non sono chiarissimi, eppure è ciò che penso. Mi sono guardata allo specchio e mi è venuta in mente la vacanza studio a Londra quando avevo 13 anni. Pensavo sarebbe stato l'inizio, non sapevo che due anni dopo, sarei già stata in involuzione. Mi sono guardata allo specchio e le emozioni che ho provato erano la mancanza per un lavoro utile, qualcosa di soddisfacente e che facesse la differenza per qualcuno. Del resto amo i momenti topici dei film quando la protagonista, una professionista di qualunque tipo, riesce a prendere in mano la situazione e sistemare il caos. (Per un periodo, anni fa, mi sono addirittura trovata a sognare di essere nei piani alti di un'industria sottoposta a pressioni 365 giorni all'anno). Onestamente fatico a conciliare anche solo a livello mentale, questo mio bisogno di essere al centro con la mia situazione da calma piattissima se no il panico mi manda in tilt, ma immagino sia solo una sorta di desiderio di compensazione. Anche se so che voler essere al centro della scena è comunque una parte del mio carattere.
Però tra l'idea di salvare il mondo/girare il mondo e non uscire nemmeno di casa c'è una gamma piuttosto vasta di possibilità. Forse in fin dei conti, è solo la mia parte sana che vorrebbe per me semplicemente qualcosa...