Sono entrata in un loop negativo più tosto del solito, cosa prevedibile. Poco più di un anno fa mi stavo rendendo davvero conto di tutto quello che non avrei mai condiviso con i miei: una famiglia mia, un lavoro interessante, la laurea... però, mi dicevo, se non altro posso passare del tempo con loro. Posso condividere attimi con loro. Ecco, nell'arco di pochi mesi anche questa certezza è andata al diavolo: mia mamma è sempre così confusa e la tristezza per la lite tra mio padre e mio zio è solo un aspetto della solitudine che si fatta strada in casa nostra, solitudine condita dalla paura che provo perennemente. Mentre piangevo, mi sentivo malissimo, nausea, mal di testa e la sensazione di non farcela più a reggere tutto questo. Solo ieri parlavo di ipotetiche bolle. Non so se ce la farò, non so se ce la farò a breve e cosa questo comporterà per la mia salute. Mi sembra tanta tristezza da gestire, e questi sarebbero dovuti essere i momenti di carica, prima di quando sarò sola davvero. Sono esausta. E non posso fare a meno di chiedermi se sarà la chiusura del cerchio aperto 21 anni fa quando mia nonna ha iniziato a stare male. Se così sarà, chissà il dopo che colore avrà...
sabato 27 febbraio 2021
venerdì 26 febbraio 2021
Che svegliarsi dopo dei bei sogni, a volte sia dura, non è una novità. La novità di questa mattina è aver provato un enorme senso di disagio al risveglio anche dopo aver passato la notte in sogni che erano più incubi, ma la paura che mi ha preso aperti gli occhi è stata sorprendente. La risposta pragmatica è stata, finite le faccende, di guardare un po' di 'indagini ad alta quota', per spaventarmi con qualcosa di concreto ma estraneo da me... però la domanda che mi pongo è più o meno questa: che mio padre e mio zio si comportino da scemi è un dato di fatto, così come è altrettanto acclarato che io senta troppo, sia troppo emotiva e quindi anche più facilmente impressionabile (leggi mi spavento per qualsiasi cosa). Sperare che tra quei due le cose migliorino ora come ora sembra fantascienza, ma anche sperare che io mi rafforzi abbastanza da non farmi più spaventare lo è. L'unica strategia è quella di cercare di costruirmi intorno una specie di bolla, per isolarmi, o se non altro per farmi scivolare addosso il più possibile di quei comportamenti scemi. Il punto è che loro non cambieranno di sicuro, a 73 e 75 anni non cambiano no, magari se le stelle si allineano un po' potranno tornare ad essere due persone che senza fare follie, quanto meno non si manderanno a cagare ogni 3x2, ma realisticamente non si può sperare in molto altro, per cui l'unica cosa che posso fare è proteggere me stessa, come posso. Ma è dura, durissima, e il mio fisico sta manifestando tutta la componente fisica dell'ansia. Ne avevo bisogno eh... se no sai che noia in un momento, per il resto, così tranquillo... :/ Intanto scrivo, perché poi spero di trovare una specie di quadra di sto malessere, spero di buttarlo fuori, spero di condividerlo nell'web...
giovedì 25 febbraio 2021
E ci risiamo, anche oggi mi sento schiacciata come dentro una pressa tra mio padre, mio zio e mia madre per i soliti motivi del cazzo. Oggi lo stomaco non è come un fusillo, è più come una mentos: un buco con lo stomaco intorno. Che disastro, che paura. Stavo lavando i piatti mentre mio padre si inalberava di nuovo nelle sue stronzate, ho provato un'onda di rabbia e paura che pensavo di rompere il piatto che avevo in mano; in ogni caso o trovo un modo per gestire (magari sfruttare) queste emozioni, o mi faranno implodere. Nel frattempo mi rendo conto di quanto sia patetico e inconcludente pensare a imparare a cucire/lavorare ai ferri per guadagnare qualcosa. Tutta fuffa, nulla di concreto e non ce la farò mai. Vedo sempre meno futuro e non so come uscirne. Saranno tempi in cui serve inventarsi una strada, una strategia, un lavoro... ma io non so proprio cosa inventarmi tra un pianto e un bicchiere di ansiolitici. Poi sarà quel che sarà, ma nel frattempo che disastro. Non so come uscirne, non so cosa fare, non so su chi contare. Che degenerazione in un anno... in confronto il 2019 è stato un paradiso. L'unica 'consolazione', se così si può dire è la consapevolezza che non posso reggere così troppo per le lunghe. Magari una mattina mi sveglierò e me ne sbatterò le balle di tutto. Nel frattempo a volte mi ritrovo a pensare/sperare che mio zio torni con la cosa tra le gambe per altri casini, ma è bruttissimo in realtà non deve andare così. Deve stare bene, dobbiamo stare bene tutti. Sarà possibile prima o poi? Sono esausta... pensavo però che se riuscirà a calmarsi sta merda di pandemia, forse quello che sto vivendo in casa sarà lo stimolo per uscire fuori più spesso e allontanarmi dai personaggi che ho intorno.
mercoledì 24 febbraio 2021
Ieri pomeriggio sono uscita per il solito giro 'posta-farmacia', a parte che è stata una decisione quasi improvvisa dopo pranzo perché l'idea di aspettare di nuovo un nuova mattina (cioè oggi e pensavo di aver altro da fare in casa) con tutte le tremarelle del caso, mi dava la nausea, per il resto ho fatto ovviamente fatica. Più passa il tempo, più riprendermi dalle crisi forti necessita sempre di più tempo. Le notti sono sempre più teatro si sogni vividissimi e strani, contorti e angoscianti. Le conseguenze sono che mi sento esausta, e mi fanno male i nervi, come nemmeno dopo una sessione di ginnastica tosta. Nel mentre, sebbene oggi possa essere un'eccezione, mia mamma riesce a fare sempre meno e la sensazione che le dinamiche di gestione famigliare stiano per saltare, si fa sempre più forte. In tutto questo il fatto che mio padre e mio zio non si rivolgano più nemmeno la parola, pesa. Sono esausta, tesa, spaventata. Tutto mi sembra così difficile da gestire, a meno di cambiamenti che non vedo all'orizzonte. Adesso ansiolitici, e poi poltrona per chiudermi di nuovo nella mia bolla. Amen.
domenica 21 febbraio 2021
il tempo non perdona
sabato 20 febbraio 2021
Mi sto rifugiando in una vecchia puntata di BLU NOTTE per pensare a drammi veri cercando di allontanarmi dalla tensione della mia vita. Anche oggi mi sono svegliata verso le 6 con l'ansia di avvicinarmi all'ora in cui ci si alza, temendo di sentire ancora gli sproloqui di mio padre. Succede per carità, succede, ma la mia visione della cosa sta degenerando. Sento i nervi a pezzi, come avessi l'influenza (ho già misurato l'ossigeno 2 volte per dire...), e invece è sempre e solo tensione. Eppure basterebbe alzare un po' lo sguardo, allontanarsi dalla realtà che ho sotto il naso, aprire gli orizzonti, senza arrivare a Marte per carità. Da come imparerò a gestire questa fase di passaggio della mia famiglia (che comunque sono abbastanza sicura non durerà ancora a lungo, e non è necessariamente un punto di vista positivo), credo dipenda molto del mio futuro 'da sola', come dicevo anche ieri. Nel frattempo però la paura è alle stelle e non so come affrontarla. Non so con chi parlarne. Vorrei tanto avere qualcuno che mi appoggiasse, senza riserve; è brutto non avere più supporti, soprattutto mi fa male non poter contare più sulla mia famiglia in senso lato. Ma le cose cambiano, sempre, per tutti. Lo so. Quello che non so è come gestire il mio malessere senza farmene travolgere. 20 anni di panico forte, la tensione del covid e questo hanno lacerato la mia mente. Come si cambia in meglio? Come si guadagna di nuovo sicurezza e salute? Sono domande che resteranno con me, a lungo, forse, fino a che la vita non farà un'altra giravolta, e porterà a nuove domande.
venerdì 19 febbraio 2021
Non tutti gli attacchi di panico sono uguali, a volte ne ho di fortissimi, con sintomi fortissimi, a volte ne ho di apparentemente più leggeri ma che mi distruggono a livello mentale, che mi spaventano. Oggi, adesso, ne ho uno del secondo tipo, sintomi fisici non eccessivi, ma paura, paura, paura. Forse è iniziato mentre ero a pranzo, quando improvvisamente ho avuto la percezione di aver paura della mia famiglia. Non per la mia famiglia, ma della mia famiglia. Del comportamento di mio padre, dei deficit di mia madre. Sbaglio io, la mia percezione, lo capisco. Ma non riesco a calmierare la faccenda. Cerco di usare la testa, ma le emozioni galoppano. Così in mezzo a questa paura che si alimenta di ogni rumore, di ogni frase sbagliata di mia madre, il tempo passa. C'è una forte differenza con il passato, che passa dal fatto di sentirmi senza un piano, senza una speranza per il futuro. In questo periodo si sente molto parlare di un futuro da costruire, di piani da mettere in campo per far rinascere il paese dopo questo incubo. Ogni Paese lavora sul futuro, facendo leva sul concetto di possibilità, di competenze, di passi ben studiati... ma ogni passo nasce appunto dalle competenze, dallo sfruttare le abilità. Penso: e io su che abilità punto? Certo, se fossi riuscita a portare avanti i miei piani di studio, forse queste competenze con la laurea in lettere e poi quella in psicopedagogia dell'età evolutiva sarebbero state utili, e invece nada... ma appunto oggi a tavola sentivo di essere ben oltre quello che posso sopportare. E infatti sono stata malissimo per tutto il pomeriggio. Si stanno allungando i tempi di durata dei sintomi, svaniscono i tempi di mezzo sereni, quindi c'è una lacerazione in atto, quindi davvero ogni giorno è peggio e non so chi mi può aiutare, perché chi ho intorno non è in grado, se non è direttamente causa del malessere.
Per definizione stessa dello stato di cose, questo stato di cose nella mia famiglia non può che essere una fase di passaggio, verso qualcosa forse di molto peggio, e poi di normalità. Ma quanto durerà, quanto peggiorerà e come sarò conciata io alla fine, non è dato saperlo. Nel frattempo ogni mattina mi alzo con i tappi nelle orecchie per non sentire. Cosa diavolo è successo alla mia vita... non ne posso più.
mercoledì 17 febbraio 2021
sapore di panico
La preparazione è iniziata ieri sera: a dormire ad un'ora decente per svegliarmi 'presto', dopo cena nessun cibo extra per evitare di avere la pancia per aria. Perché? Perché questa mattina dovevo andare almeno in farmacia per un po' di medicine. Mi sono alzata, mi sono vestita già per uscire, per quanto mi riguarda l'abbigliamento casalingo-che tanti non usano nemmeno- deve essere bandito se devo uscire, perché devo avere meno cose possibili da fare che mi rallentano una volta deciso che si va; ho fatto colazione ed ero agitatissima, preparato mascherina, gel, ricette mediche… alla fine verso le 10.30 sono riuscita a muovermi. Arrivata davanti alla farmacia ho visto tutti i parcheggi occupati e l'ho preso come un segno, dovevo andare anche al supermercato per mille detersivi, così mi sono detta ok, andiamo. Andiamo e semaforo rosso, in una posizione bloccata tra la corsia di senso opposto e un'altra deviazione. Già lì il panico ha cominciato a montare, mi sono distrutta le mani a furia di sfregarmele per l'ansia e poi partita. Un paio di minuti ed eccomi al parcheggio del supermercato. Mascherina apposto, una passata abbondante di gel e sono uscita. Tutto sommato mi sembrava di stare anche relativamente bene. Ho percorso i 3/4 del super in modo ok e poi tutto d'un colpo panico: mi sembrava di non riuscire nemmeno a respirare e cuore a mille. Fortunatamente non avevo nessuno davanti alla cassa, ho fatto più in fretta che ho potuto, e qualche minuto dopo ero in auto, vicino non avevo nessuna altra auto, mi sono messa lì un po' cercando di calmarmi, ma niente da fare, fiato corto, battito alle stelle, ho recuperato dal fondo della borsa il saturimetro, e via con le prove. Era tutto ok, battito a mille a parte, ma in fondo ora è così: il panico mi prende a livello di respiro, prevedibile in fondo… dopo qualche minuto ho tentato di partire, ma stavo troppo male e ho aspettato ancora altri minuti, seduta, con il finestrino abbassato. Dopo più di 10 minuti avevo recuperato quanto basta per ripartire, arrivata davanti alla farmacia trovati due posti, ho parcheggiato, sono entrata e circa un quarto d'ora dopo sono arrivata tremante a casa, ed era mezzogiorno passato. Sì, tra una pausa e l'altra ci ho messo una vita, ma è lo stato in cui ero, anche una volta a casa, anche adesso, a spaventarmi. In mezzo alla seconda corsia del supermercato, ho pensato alla situazione con mio zio, alla salute mentale di mia mamma, al covid, a mio padre che da di matto… mi sono sentita sopraffatta. Forse per questo è partito l'attacco di panico, ma è tutto a doppia lettura, perché proprio la mia salute rende le dinamiche famigliari così difficili per me.
Così mentre dai proclami del governo si parlava di dare un occhio al lavoro delle categorie più fragili, giovani e donne, io, sentendomi tagliata fuori da ogni prospettiva essendo senza competenze, mi sono rintanata nella mia poltrona davanti alla televendita di quadri, con il mio aperitivo della casa di ansiolitici e rischiando di addormentarmi da tanto che ero stremata. E anche adesso, solo scriverne, mi ha fatto ripiombare in un attacco di panico, per cui alla svelta passo e chiudo.
martedì 16 febbraio 2021
sabato 13 febbraio 2021
solitudine
Mentre sistemavo una cosa in camera dei miei, dalla strada ho sentito due persone che si salutavano, mi sono avvicinata alla finestra per vedere chi fossero ed erano due miei vicini. Dopo un paio di minuti un bimbo che abita dall'altra parte della strada, affacciato alla finestra li ha salutati. Mi è venuto il magone nel rendermi conto di quanto non solo io, ma anche la mia famiglia siamo isolati dagli altri. Non è solo colpa mia, anche l'atteggiamento di mio padre ci ha messo del suo, ma è brutto. Certo, non siamo gli unici nella via a non essere campioni di socialità, ma gli altri, chi più chi meno, sono comunque andati avanti con le loro famiglie, compagni, figli… qui no, per un certo verso tutto finisce con me. E non è difficile rendersi conto di quanto questa mancanza di contatti abbia inciso anche sulla salute mentale di mia mamma, di quanto senza stimoli relazionali tutto possa peggiorare.
Il problema è che tra solitudine e fobia sociale(cioè degli altri) sembra davvero difficile trovare la sintesi...
venerdì 12 febbraio 2021
Mio padre sta accompagnando mia madre ad una visita oculistica di quelle rimandate durante tutto l'anno scorso. Li vedo partire e sono preoccupata, tutti i documenti li ho messi insieme io perché lei non è più grado. Fa un freddo dell'accidente e mio padre fa fatica ad accompagnarla, ma del resto per me sarebbe quasi un'impresa. In un momento c'è la fotografia di tutto quello che mi spaventa della mia famiglia. Mille fragilità diverse che si sommano in un qualcosa che mi da un fortissimo senso di instabilità. Mi sento esattamente come in un remake di quando ha iniziato a star male mia nonna, 22 anni fa, con una mega differenza: all'epoca in mezzo allo smarrimento che provavo, c'era comunque la stabilità della presenza di mia madre su cui contare, non mi sentivo così sola e per assurdo, sebbene poco più che ragazzina, almeno all'inizio della faccenda ero più capace, o per lo meno più sicura dei miei mezzi. Non come adesso che mi spaventa qualsiasi cosa.
Negli ultimi anni ho pensato molto spesso a quando sarei arrivata a questo stallo, ma con due differenze: 1. ero convinta che nel frattempo sarei migliorata, 2. che ci sarebbe comunque stata la famiglia unita, magari anche con un compagno per me. E, a ben vedere, non credevo che il cambiamento di mia madre sarebbe stato così veloce. E invece… e invece eccomi qua, completamente in bambola, confusa, preoccupata, persino esasperata, perché molte questioni peggioreranno ancora, vorrei solo che prima, se possibile, migliorassero ancora un po'. Vorrei solo poter avere ancora un minimo di serenità.
Continuo a pensare anche alla mia amica che cambierà casa, mi fa malissimo pensarci, senza tanti retro pensieri, solo perché mi mancherà. E con lei mi mancherà quel periodo in cui credevo ancora a qualcosa di bello.
L'altro giorno ho ordinato un paio di libri e insieme la guida per leggere i tarocchi, lì per lì mi è sembrata una cosa divertente, una specie di semplice gioco di carte, ma quando si sta male forse è un gioco rischioso, qualcosa che può entrare nell'anima come appiglio, e alla fine minare la stabilità, già bassa. Forse ho fatto proprio male. Forse rimarranno chiusi nella scatola per un po'.
mercoledì 10 febbraio 2021
Alla fine non so bene come, ma sono riuscita ad andare questa sera al mio impegno, e per un po' sono stata anche bene, quasi a mio agio. Poi una ragazza ha sganciato la bomba che si trasferirà per andare a vivere da sola e che quindi sarà impossibile che resti con noi per questa attività in oratorio. Ovvio e legittimo visto che va verso i 27 anni. Mi mancherà. Onestamente con lei se ne va davvero l'ultima parvenza di 'gruppo' che avevo. Mi mancherà e non dovrebbe essere null'altro, invece nella sua partenza c'è la mia solitudine. La solitudine di chi, in 37 anni di vita, non è riuscita a costruirsi qualcosa che potesse accompagnarla. Se ne va lei, ma lei saprà ricominciare, saprà conoscere persone nuove. Io oramai ho perso tutte quelle che avevo, e non riesco a conoscere nessuno di nuovo. Così lei se ne va, e a me l'idea di quel mondo senza di lei mi terrorizza. Non andare più vuol dire essere totalmente sola, e si è visto in questi mesi di lockdown. Lei se ne va e alla fine la invidio. La paura che mi fa girare per casa con i tappi nelle orecchie per non sentire, ma poi sento lo stesso, che mi fa vagare in attesa solo di nuove sfuriate. Il dolore di vedere mia mamma così vecchia… Avrei dovuto andarmene anche io anni fa. Ora è tardi. E del resto quella che ha paura di stare in casa è anche quella che considera un successo essere riuscita a guidare fino all'oratorio senza essersi dovuta fermare per l'ansia, e sarà sì e no un chilometro, quindi ma dove cazzo penso di andare? So i vari passi in negativo della mia vita, so che negli ultimi due anni tutto ha iniziato a precipitare fino al macello di questi ultimi mesi, ma non so esattamente quando ogni cosa ha iniziato a disgregarsi fino a questo punto. E soprattutto non so come uscirne. Mi dicono che ho ancora la vita davanti, forse è vero, ma il punto è che non so come arrivarci a questa vita, perché oramai tante cose non dipendono più da me. Quella ragazza mi mancherà, mi mancherà lei e mi mancheranno gli anni passati insieme, prima che tutto precipitasse, quando stavo già male, ma credevo che le cose sarebbero migliorate.
Ps è superfluo dire che per una persona normodotata le distanze di cui si parla sono ridicole, ma ripeto se uscire in paese con un paio di km per me è una delle fatiche di Ercole, è evidente che qualsiasi nuovo paese è Saturno. Dio, se penso che per molti in mondo intero è una sorta di autostrada privata, che vanno avanti e indietro attraverso i continenti io non so da che epoca sono sbucata… sono l'essenza dell'anacronismo.
Lei se ne va, mi mancherà, mi terrorizza la solitudine che mi ha avviluppata. Lei se ne va e la invidio perché non sarà soffocata dal tossico di certi legami in famiglia, che oramai nel mio casosi spezzeranno solo con la dipartita dei protagonisti. Ovvio, non era un finale obbligato, ma è successo; e a 37 anni mi sento finita ancora prima di cominciare.
Noto comunque che oramai quasi ogni volta che vado a questi incontri torno con una mazzata, ma di fatto è ovvio, perché di solito la vita, almeno degli altri, va avanti. A me restano ansia, paura e confronti impietosi.
martedì 9 febbraio 2021
ad un passo da te...
...ad un passo dal cielo… sono 3 giorni che ho in testa questa musica della pubblicità di una marca di surgelati, è davvero bellissima. Ieri sera l'ho ascoltata tutta e mi ha dato un momento di serenità, idem questa mattina. Forse è per la sonorità dolce, forse perché è simile a musiche che ascoltavo da ragazzina quando stavo bene. La cosa strana di questa faccenda è che poi, quando smetto di ascoltarla, mi sento esausta, svuotata. Non capisco perché. Non capisco se è perché fa poi male tornare alla tensione reale del quotidiano, non capisco se è perché pesano i confronti con ciò che era, non capisco. Quello che so è che ieri sera ore 23 attacco di panico, mi sveglio alle 6 sono in pre attacco di panico, dovrei uscire di casa, panico aiuto! E allora non mi resta che mettermi a canticchiare… ad un passo da te… fino al passaggio che mi piace di più: sei quel sogno che aspettavo da un'eternità…
Ieri sera mi sono ritrovata a guardare puntate vecchie de Abito da sposa cercasi, o qualcosa del genere, mi ricordo che un anno fa sognavo guardando le puntate, rimpiangendo il fatto che non avrei potuto vivere quel momento come le spose del reality per il panico, il peso, il mio trascorso… adesso invece sento che non sarà proprio più possibile in toto. Che bei passi avanti. Non so, ma proprio in virtù di quello che sto vivendo intorno a me, è ora di chiedermi cosa voglio fare da grande.
domenica 7 febbraio 2021
Sta cambiando tutto… questa mattina ho fatto fare a mia madre alcuni esercizi di un libro per chi ha problemi cognitivi. Quando mi è arrivato quel libro, mesi fa, ero convinta fosse esageratamente semplice, ero convinta mia madre si sarebbe messa a ridere di fronte a certe pagine. Errore mio. Di facile non c'è un bel niente, anzi. E tutto questo è troppo. Troppo, ansia, panico, paura degli altri, mancanza di una base concreta si cui poggiare il mio futuro e il presente che si è totalmente sgretolato.
Anche questa notte ho fatto un sogno bello, bello bello… con un ragazzo che mi piaceva, a cui piacevo, coccole, sorrisi, sesso… oddio… succederà mai?
Troverò mai di nuovo un po' di pace? Un po' di serenità? Un po' di fiducia in quello che sarà? Smetterò di avere paura di qualsiasi cosa? Avere paura degli altri come nella mia fobia perenne in mezzo a questa situazione non è facile.
Non sento la forza per affrontare tutto. Un passo alla volta, un passo alla volta… devo ripetermelo, ma anche un solo passo alla volta mi sembra cosa difficilissima. Vedremo...
sabato 6 febbraio 2021
il cellulare è ancora spento da giorni. Ho come la sensazione che le cose stiano accelerando accartocciandosi sempre più su se stesse. sempre cotone nelle orecchie per non sentire, ma ogni suono che mi arriva anche se distorto e ovattato mi fa paura. Arriverà il giorno che si tornerà ad una parvenza di normalità? Questa notte, molto agitata, tra un mal di pancia e un attacco di panico ho fatto anche uno spezzone di sogno bello. Quando mi sono svegliata ho sentito un masso piombare sul cuore, un magone inaudito perché del sogno non c'era niente, niente. Il problema però è sempre più o meno lo stesso, a meno di un mezzo miracolo, non posso pensare siano gli altri a cambiare. L'unica cosa verosimile è che a cambiare sia io. Magari imparando a gestire anche questa cosa che si è sviluppata in casa, accettandola.
Tempo fa ricordo che la mia psicoterapeuta mi aveva detto che quando un ambito della vita è difficile si va avanti grazie al supporto/svago/ricarica mentale degli altri. Ecco, ma se 'gli altri' non esistono? Se anzi, la famiglia era l'unico aspetto che mi dava un minimo di supporto? Ricordo che più o meno un anno fa, mentre i miei erano al mare, prima che scoppiasse l'incubo covid e poi il resto, all'incirca proprio in questo periodo cominciavo a rendermi conto di quanto fossi dipendente dalla famiglia… è questo che mi spianta: adesso mi ritrovo a rimpiangere anni in cui sono stata malissimo. Farei la firma per tornare a qualche anno fa. Siamo all'assurdo. Nel frattempo rilancio ogni giorno guardando spezzoni di documentari su stragi, mafia, assassini… solo paragonandomi a robe del genere riesco a trovare ogni tanto 5 minuti di speranza di stare meglio. Dicono che ognuno ha ciò che si merita, devo essere proprio un capolavoro, per dire…
mercoledì 3 febbraio 2021
aspettando le olimpiadi
Per fortuna che un po' di tempo fa avevo detto di stare un filo meglio. Per fortuna… sono disperata. Mi sveglio la mattina con la preoccupazione di sentire mio padre dare di matto e dopo essere scesa dal letto mi infilo del cotone nelle orecchie per sentire il meno possibile. Poi fondamentalmente scappo, isolandomi in qualche angolo di casa dove cerco di stare fuori da tutto. Ho una paura che mi divora. Mi inebetisco davanti alla tv e basta. Durante il giorno non faccio niente, sempre tirata come una corda di violino e in fuga. Cellulare di nuovo spento, paura degli altri che galoppa e la solitudine di aver perso quel punto fermo che è la lucida compagnia di mia madre. Ora passiamo anche del tempo insieme, le faccio fare degli esercizi apposta per gli anziani, ma è tutto diverso. Per questo non riesco a dirle come sto, sarebbe troppo per lei. C'è una simmetria assurda con quando tutto è cominciato. Nemmeno allora potevo dirle come stavo, perché non avrebbe capito, non ha capito. Adesso, al di là di quello che prova anche lei per la situazione in casa, come posso spiegarle questa paura che mi divora dall'interno? Non la capirebbe e se lo facesse, in questa sua nuova versione, la distruggerebbe.
Tutto si fa più complicato, il presente, il futuro da sola, l'idea di quello che potrebbe essere. La consapevolezza sempre più forte che non solo ho sempre più paura degli altri ora, ma che tutto questo ha ormai minato seriamente la possibilità che io riesca a legarmi a qualcuno. Futuro… non so cosa voglio e posso fare in futuro. Così mi aggrappo a scadenze, tipo l'inizio delle olimpiadi, qualcosa da seguire in tv, che mi distragga, che faccia passare tempo… non tanto verso risposte, ma almeno verso l'illusione che un giorno dopo l'altro verso scivolando tra date ben precise di eventi, io possa stare meglio. Anche solo di un po'. Per affrontare meglio la realtà, o anche solo per stare meglio e basta.
… è che fa schifo non avere niente e stare male anche in casa. Se penso a tutti gli anni passati c'è sempre stata una costante: io stavo di merda fuori (perché il dato di partenza è questo: stare male ogni singola volta che uscivo di casa, ogni volta, OGNI VOLTA per 20 anni, roba che basta a buttarsi di sotto), ma almeno in casa stavo bene cazzo. Almeno in casa rifiatavo. Adesso non ho più niente, solo paura e sentirsi male. Ad un certo punto credo sia normale che il cervello perda ogni barlume di normalità.
e così aspetto le olimpiadi.
