sabato 30 settembre 2017

serve allenamento

A volte, soprattutto dopo che ho superato in qualche modo una crisi grossa, mi capita di dire: ok, adesso riparto facendo tutto quello che devo e guai a fermarsi. Se non che, dopo che per due giorni vai avanti, magari anche con più impegni del previsto, ti ritrovi il terzo stanca da far paura. Niente di strano in realtà, reazioni prevedibili e comprensibili che però mi fanno lo stesso restare male perché quando sei in pista solo da due giorni magari non penseresti già ad una pausa più o meno forzata.  Credo però ci sia poco da fare, il fisico, la mente, tutto... ha bisogno di allenamento. Se non mi rinforzo mai sarà dura...
per cui serve allenamento e la consapevolezza di tutti gli stop che ci saranno.
Inevitabilmente.

non dovrebbero esserci ruoli

Indubbiamente, per certi versi, potrei dire che la giornata di oggi è stata portata a casa. Ho fatto tutto ciò che dovevo. Come? con un gran fatica, e se l'ansia prima di iniziare non era alle stelle, alla fine mi ha resa uno straccio ma ok, ci sta...
Però tra ruoli, pose e maschere alla fine ho avuto la sensazione di 'perdere contatto con la mia casa', con me stessa. Non so se è solo perché finisce per mancare il tempo per pensare, leggere... o se è perché fatico a uscire dalle parti che recito ma certo è dura.
Non dovrebbero esserci più, ruoli, parti, maschere... dovrei essere solo io e basta.
Semplice no?
ehm... no!

venerdì 29 settembre 2017

pause & co.

Quando, come oggi, grazie a qualche curiosa congiunzione astrale, sembra di stare un po' meglio, si riesce a vedere il problema suddiviso in parti. Quindi, ok, io sto male ma si cerca di ragionare sulle possibilità di affrontare una parte del problema per volta. Ad esempio: una cosa che di solito peggiora per me le cose, è la difficoltà di passare da una attività all'altra, come se indossando varie maschere, mi ci voglia molto tempo per adeguarmi al nuovo ruolo. Dal momento che con le lezioni spesso sparpagliate per tutto il pomeriggio, capita di avere dei buchi anche rilevanti, non è per nulla funzionale che durante queste pause io non faccia nulla solo perché smettere le vesti di 'insegnante', per indossarne altre per poi doverle di nuovo indossare, è snervante da morire. Risultato: resto in stand-by per un tempo magari anche lungo; per dire, perdere anche 1 ora ogni pomeriggio per questo motivo non ha senso. E detto altrimenti, non me lo posso nemmeno permettere.
Per cui... capisco che il problema è sempre quello delle maschere che agisce in vario modo ma è indubbiamente qualcosa da sistemare. Oggi per esempio nell'ora e mezza di buco se non altro ho fatto un po' di ciclette, non sarà una gran cosa ma almeno quella l'ho fatta. In caso contrario davvero diventa impossibile gestire tutto e alla lunga non solo ansiogeno ma anche molto frustrante.

prendiamo il buono?

Sebbene con alcuni momenti di puro terrore, la giornata di oggi non è andata male, affatto. Si sono messe in moto altre cose, in prospettiva positive, che però mi chiederanno uno sforzo notevole anche a livello di uscite. Se penso a come stavo ieri mattina, mi sembra di essere un'altra persona, ma la domanda, la mia paura vera è: riuscirò a reggere? Perché, intendiamoci, non stiamo parlando di andare sulla luna, ma di 3 uscite fisse alla settimana, di cui due al sabato, più. a quanto pare, un numero interessante di ore di lezioni. Si può tentare e ovviamente spero vada tutto bene, ma la mia paura è di restare bloccata, cioè del tipo metterci un'ora per percorrere due chilometri in auto.
Forse un po' di paura che vada male è normale, visti i miei trascorsi, ma oltre ad un certo livello a che serve? Direi niente, ma proprio niente di niente. Per cui, un bel respiro, prendiamoci un giorno alla volta, nei momenti critici ho i miei ansiolitici e per il resto... chi vivrà vedrà.

mercoledì 27 settembre 2017

una giornata mille emozioni

Giornate come quella di oggi sembra che ti buttino in un frullatore. Un mix di emozioni totalmente disparate. Totalmente fuori fase.
Dalla psicologa stavo così male che di fatto piangevo, in tutto il tempo che vado è la prima volta che capita.
Ho atteso la lezione come andassi al patibolo e alla fine è andata benissimo. E questa sera che dava l'inizio di attività di catechesi con i ragazzi, con un grande cambiamento, cosa che mi fa tremare da giugno, è andata alla grande. A conti fatti tutto poteva essere ma è andata bene. E il mio disagio OGGI, che tanto mi limita in questi giorni, è stato più il racconto fatto questa mattina alla psicologa che un'emozione vissuta in concreto.
Credo sia da queste giornate che devo ripartire. La psicologa sostiene sia una sensazione molto pesante da gestire, soprattutto se è a 360 gradi.
Ma la domanda è: perché devo sentirmi così inferiore? Perché non capire che esiste davvero anche il mio posto? Che esiste anche così come sono, non laureata, non in forma... questo non è un inno al non tentare nemmeno di migliorare ma per capire che si può partire anche da qui. Ma non devono essere solo parole, occorre che io ci creda davvero.
Ripetersi più volte IO VALGO può funzionare? del resto la programmazione neo linguistica, o PNL, non funziona proprio così?
Ba... non so che dire. Certo che è impensabile stare sempre male, soprattutto perché davvero: c'è posto per tutti. Quindi anche per me, sia se dovessi cambiare-guarire, sia come sto ora.

martedì 26 settembre 2017

E come può non far paura questo?


Non è difficile per me pensare agli anni delle medie, anni felici e sereni, quando crescendo, sentivo sbocciare in me la voglia di una vita piena di cose belle, amicizie, la prima malizia di certi sguardi, la voglia di un futuro… era come fossi un prato pieno di boccioli. Di cui alla fine non ne è sbocciato nemmeno uno.

Ora sono infelice se le persone intorno a me stanno bene, sono invidiosa. Reputo un successo il fatto di essere uscita di casa parecchie volte questa estate ma è qualcosa che OVVIAMENTE non basta rispetto a tutto ciò che non va, verso un mondo di dubbi e paure.

E IL PENSIERO CHE QUESTO VADA AVANTI DA Più DI 17 ANNI è SEMPLICEMENTE QUALCOSA CHE LA MIA MENTE NON RIESCE NEMMENO AD ELABORARE.

Mi affidano dei ragazzi da seguire, ma mi sembra che la cosa sia incompatibile con il fatto che non riesco a gestire nemmeno me stessa.

Voglio prendermi cura di me stessa, voglio guarire e prendere ciò che mi spetta. E non so come fare ma so che ora è importante che lo faccia.

Questi giorni sono stati un disastro e domani sarà un giorno da ansia a mille. IO sto male e capisco che c’è qualcosa di sempre più tossico nel mio stato. Qualcosa che sta peggiorando alla velocità della luce.

E forse sì, se almeno i miei romanzi vendessero e mi facessero guadagnare qualcosa, non avrei la soluzione ma di sicuro un appiglio che farebbe bene. Invece niente di niente. è un disastro e qualcosa sta cedendo. Non so se è per lo stress di tutti i lavori in casa, dei soldi spesi e via dicendo, che di fatto la tensione si è comunque alzata, non so se è per alcuni libri letti quasi a caso con le relative riflessioni, non so se è un caso, se dovevo arrivare qui… ma alla fine il punto è che sto molto peggio di prima, e so che non è una situazione che può durare a lungo. E sono spaventata dall’intensità di certe mie emozioni, perché è come se pensassi senza filtri di non essere in grado di reggere la vita. E come può non far paura questo?

e quando sarà troppo?

Sono terrorizzata, e me ne rendo pienamente conto solo ora. Tutto, TUTTO, per me è troppo. Qualsiasi esperienza vera nel mondo vero mi appare come estremamente sopra le mie forze. E questo senso di disagio, di inferiorità, di inadeguatezza, si diffonde, si espande. E sarà una sensazione vecchia ma si manifesta in un modo nuovo. Mi toglie il fiato. Mi paralizza dalla paura. E comincia a manifestarsi sempre di più come un qualcosa che non posso sopportare a lungo, e quando sarò arrivata al limite? La smetterò di aver paura, mi accetterò per quel che sono e basta o...

lunedì 25 settembre 2017

devo cambiare, devo capire, devo guarire.

Non mi capita proprio spessissimo di cambiare idea su una cosa, ma di per sé non mi spaventa farlo. Francamente trovo molto più pauroso il fatto di non averne proprio, di idee.
Il mio futuro lavorativo è così: una specie di enorme lavagna con alcuni ghirigori lascito degli anni passati, sulla quale però non so che altro scrivere. Non so cosa voglio davvero, non so cosa saprei fare davvero. Tanti lavori in mente ognuno con un aspetto positivo, ma con mille punti di domanda. Non so che fare. Non so che fare e sento che non ho più tempo per pensarci. Il tempo è finito. Al di là delle qualifiche che non ho, non so proprio comunque che fare. A volte credo che vorrei un lavoro di gruppo, a volte credo che non reggerei legami lavorativi. A volte credo di voler un lavoro di responsabilità, a volte che con meno responsabilità starei molto meglio. Qualcosa di creativo o di routine? Aiutare gli altri? Che sia solo una fonte di reddito? Sì, sono anni che paciugo con l'università e mi scoccerebbe che alla fine non serva a niente, ma non so.
Insomma, anni e anni di malattia, anni e anni persi e ora altri che se ne andranno perché non ho la minima idea di che diavolo io voglia/possa fare. Cielo, sarebbero discorsi quasi fuori tempo a 23 anni, chissà a 33. Ho paura, non ci capisco niente
Come ho detto tempo fa, non sono più capace nemmeno di farmi le domande giuste. Altro che avere risposte.
Ma ho paura, sono terrorizzata dal buco nero che è il mio futuro.
La prima volta che sono rimasta a casa da sola stavo malissimo, ma avevo 20 anni, se non altro avevo dalla mia l'età. A volte pensare a quanti anni sono passati è come ricevere una mazza in testa, il pensiero di tutto il tempo perso è qualcosa che non riesco a comprendere, ad accettare, ad elaborare. Non può essere, non può essere davvero.
mi strapperei i capelli da quanto sono disturbata da tutto questo.
devo cambiare, devo capire, devo guarire.
Per favore, chiedo a me stessa di farmi il favore di guarire.

Mi sono estraniata per circa un’ora con un film. Quando mi sono staccata un attimo da questo ho pensato alla mia realtà. e la mia realtà mi ha messo paura, disagio… mi ha fatto stare male. E non ne posso più. non ha nessun senso stare così male. nessuno.

domenica 24 settembre 2017

mi manca...

Ho perso la mia migliore amica a causa del panico. Di fatto dopo più o meno 9 mesi di malattia, le nostre strade si sono separate. Eravamo amiche da anni, ma il nostro rapporto non ha retto al panico, al mio dire sempre no perché stavo sempre peggio. Non mi ha capita, io non mi sono spiegata, ma mi manca. Assurdo pensarci ora, più di 16 anni dopo, ma forse tra una cosa e l'altra non mi sono mai davvero data modo di fare i conti anche con quel dolore. Era una parte importantissima della mia vita. E non era male come eravamo insieme. Sì, gli anni stavano facendo emergere sempre di più le differenze, e le strade si sarebbero forse divise lo stesso a breve, ma per come sono andate le cose, be', il motivo è stata la mia malattia, ma di fatto è stata l'ennesima persona che all'epoca non mi ha creduto. In realtà credo di non essermi mai più aperta davvero con nessuno. Anche se alcune persone preziose della mia vita hanno saputo di come io stessi male, la rottura con la mia amica del cuore, credo mi abbia rotto uno degli ultimi pezzi che del cuore erano rimasto intatto.
Mi manca.
E a volte ho l'impressione che pur con le nostre diversità, crescendo saremmo potute essere davvero una coppia interessante. Saremmo state speciali.
Onestamente e codardamente spero che per andare avanti davvero, io non debba fare i conti con lei ora, perché non ne sarei mai in grado, ma mi manca un casino.
O forse mi manca come ero allora, ma le due cose non erano poi molto separate e alcuni tra i momenti più felici li ho passati con lei.

prime necessità

Se penso alla mia vita, è fuori discussione che voglio di più. In ogni senso. Ma la realtà qual è? La realtà è che, almeno per ora, le mie energie, fisiche e mentali, sono scarse. Fatico a fare tutto e il peso potrebbe esserne un motivo, mi fa male la schiena, le gambe...tutti dolori non tipici dei trentenni ma dovuti al peso e allo stile di vita totalmente sedentario. Ho paura persino della mia ombra... credo sia difficile fare chissà cosa ora.
Come uno che ha problemi economici, non ti metti a spendere nell'extra quando fatichi a sbarcare il lunario per le necessità.
Per cui sì, vorrei fare altro volontariato, vorrei entrare in un club del libro, vorrei fare un corso di ballo.
La realtà è che non riesco a gestire nulla nemmeno della quotidianità.
Per cui... non avrebbe senso per qualche mese pensare solo a quello? Senza tanti altri grilli per la testa? Temo che così facendo io perda ancora tempo, altre possibilità. Forse è vero ma la realtà è che non sto combinando un bel niente. Non sto avendo nessun risultato. Niente. Forse è proprio il caso di impegnarsi per le cose più utili e urgenti. Se riuscirò a sistemare qualcosa lì, poi forse avrò la forza per pensare pure a qualche extra...

sabato 23 settembre 2017

là, incontrerei me stessa?

Rientro ora dopo un giretto in paese. Sarei dovuta andare ma quando mi sono alzata alle 12.15 dubitavo di farcela, alla fine ho solo deciso di andare e sono andata. A livello di malessere fisico di sintomi ansiogeni non ne ho avuti, a parte una paura generale nel momento di uscire, ma ho incontrato un sacco di ragazzi che uscivano da scuola e al ritorno ragazzi con la sacca per il calcio immagino. Ragazzi delle superiori, si capiva guardandoli.
Mi sono sentita spezzata. Ragazzi in motorino, belli, bellissimi, giovani, con mille cose davanti, un po' li invidio, un po' ne sono infatuata. L'età in cui ogni cosa è lì, a portata di sogni. Prime cotte, primo amore, prime esperienze fisiche, primi sogni veri sul futuro. Cose che a me erano già precluse all'epoca.
Esco e vedo mio zio che se la spassa, tra le gente, programmando di spendere in pranzi, soldi che non ha, e provo rabbia, una rabbia infinita, per la sua ingratitudine, per il suo essere sempre scollegato da questa cazzo di realtà. Provo rabbia per tutto quello che mia mamma ha fatto per lui e che ora rischia di sparire persino dalla memoria solo perché subentra qualcun altro. Ho sempre temuto che fosse mio padre ha dare di matto con lui e tagliare i ponti, ma la verità è che lo sto facendo io. Io sto cambiando tutte le carte in tavola.
Si sente spesso dire che un adolescente per crescere deve staccarsi dalla famiglia, alla fine io credo che questo problema con i miei c'è stato solo in parte. Ero già staccata, ero già autonoma, ma forse serviva nei confronti di mio zio.
Prima mia madre a correre dietro sempre a tutti tranne a me perché apparentemente non ne avevo bisogno,
POi la delusione di capire che mio padre più di tanto non può dare,
e ora è caduto il terzo "adulto" della famiglia.
Mi manca da star male il passato che non ho avuto, mi terrorizza questo presente insulso dal quale non riesco ad uscire. Ho paura. Paura di essere sola e di non farcela.
Non farcela nelle cose, nella vita.
Non posso più reggere un'angoscia del genere. Davvero.
Continuo a sognare vite alternative, fughe, come al mare... ma là, incontrerei me stessa?

Fuori controllo totale, al punto di restare immobile.

Ho passato mezza nottata, fino alle 4, in preda ad una tachicardia che non riusciva a passare e più si faceva tardi, più mi agitavo, consapevole che mi sarei alzata sempre più tardi. Di fatto è tutta la settimana che mi alzo dal letto tra le 11 e le 12, a volte come oggi, è per il poco sonno, a volte perché, pur svegliandomi prima, ho paura di quello che c'è fuori dal letto.
Guardo fuori dalla finestra, non c'è molto traffico in giro, la maggior parte della gente è a pranzo. Tra tutti loro, tra tutti i miei vicini, c'è qualcuno che prova la stessa angoscia per la vita? Se sì, reagiscono alla questione in modo totalmente diverso visto che sono sempre tutti in giro.
A volte mi capita di pensare a quanto sia "irrilevante" la nostra vita di fronte alla vita dell'universo, ai suoi tempi, ai suoi ritmi... e non lo penso per sminuire la nostra importanza, ma perché di fronte a quello, mi chiedo, che senso ha farsi distruggere dalla paura?
Eppure la testa non arriva a contrastare se stessa, i pensieri si ingarbugliano e la paura cresce, cresce, cresce...
Erano anni che non passavo un periodo con i miei lontani così disastrato.
Fuori controllo totale, al punto di restare immobile.

un nuovo giono

Sognare è pericoloso? Ho visto alcuni episodi di un telefilm, ora sto guardando un film... non ce la farei mai a mollare tutto e partire per andare dall'altra parte del mondo. Non ce la farei e nemmeno mi interessa. Ma ce la farò mai ad andare dall'altra parte di me stessa? Se c'è una cosa che amo di alcuni telefilm, anche quelli più improponibili, è la capacità dei protagonisti di alzarsi ogni giorno e ripartire da capo. Sveglia, doccia, trucco e parrucco e via, fuori nel mondo... possono essere solo dei rituali ma anche il panico a volte diventa abitudine, per cui tanto vale scegliere quelli positivi, quelli che ti rimettono in piedi, quelli che nonostante tutto rimettono la giornata nelle tue mani.
Io ho paura della sveglia, ho paura dei nuovi giorni, forse perché di nuovo non hanno niente. Ma una parte di me forse ci spera ancora.

venerdì 22 settembre 2017

e quindi..

Riassestate un minimo le temperature, direi che questo ha tutto il sapore dei veri pomeriggi di settembre, quei pomeriggi anche un po' malinconici che sanno di estate appena finita.
Tra poco ho due lezioni e sì, sono agitata. E sì, credo che siano oltre le mie possibilità. E alle volte mi chiedo se in parte non lo siano davvero ma costringendomi sempre a fare finta che tutto è ok, io prima o poi finirò con fare cose di cui davvero non sono in grado, mettendo nei pasticci anche i ragazzi. Coscienza dei propri limiti completamente non pervenuta. Ho paura. E l'idea che siamo solo a settembre mi atterra. Perché di nuovo mi rendo conto che non posso essere sempre così sotto pressione per qualsiasi motivo.

lezioni passate... male? non direi, ma mi ritrovo con un bel mal di testa. Non va.
Niente ginnastica.
Niente uscita.
Forse è il caso di fare di nuovo un pit stop e capire cosa diavolo fare della mia vita.
è che vedi tutti sti ragazzini che ricominciano, più o meno fiduciosi del loro futuro, li vedi crescere, diventare adulti e io sempre qui. Sempre ferma. Con gli anni che passano, senza sicurezza, senza prospettive, senza capire niente.

giovedì 21 settembre 2017

chi ha paura del buio?

Non sono coraggiosa. Le notti buie, senza luna, mi spaventano. Ma hanno anche un lato romantico, e del resto, è il buio in fondo al cuore, in fondo all'anima a farmi più paura. Perché lì non c'è luce nemmeno di giorno, nemmeno con il sole...

sono malata

Probabilmente il fatto di avere orari sonno/sveglia totalmente sballati, il fatto di non uscire di casa, di imbottirmi la testa di film, telefilm o libri quasi h24 non aiuta. Ma alla fine mi sembra di essere completamente sfalsata dalla realtà. E' come una sorta di dimensione parallela, qualcosa di lievemente sfalsato dai binari giusti. Qualcosa che fa sentire male, agitata, in perenne disequilibrio, con le vertigini. Credo di non aver faticato mai così tanto con i miei lontano e sono sicura di aver pensato lo stesso anche l'ultima, o penultima volta che è successo. Perché va sempre tutto peggio. Ho urtato una bottiglia di vetro con una di plastica che avevo in mano io, sono saltata in aria. Spaventata. Dal rumore, dall'imprevisto? Non lo so. Ma non va davvero. Ho come l'impressione che le sensazioni più che nuove, siano amplificate, ingigantite, ma vere. Vorrei dire che voglio tornare ad essere me stessa, ma è evidente che dopo più di un decennio questa è la vera me stessa. Quindi spero di poter cambiare finalmente. Guarire. Perché è evidente che sono malata. E non mi è mai sembrato tanto vero come ora.

è successo ancora

Oggi è successo ancora, altro specchio, altra stanza, stessa sensazione di non riconoscermi. Non è solo per l'obesità in sé, è che non mi ci riconosco. Forse può essere l'effetto dei chili in più di questa estate, non lo nego, ma il fatto è che guardo quella persona, e in quei 130 kg io vedo una vita che non ho scelto. Vedo una strada che non so come ho fatto a percorrere.
La paura, l'insicurezza, il non essere mai all'altezza della vita... ogni cosa è permeata di queste emozioni, e anche il mio peso lo è. E non si tratta 'solo' di un obiettivo, quello di perdere peso, troppo al di là delle mie possibilità. C'è dell'altro, c'è una vita che non credo di poter meritare e che quei 70 kg in più mi impediscono nella mia testa di ottenere. Mi sono lasciata andare e sono oggettivamente brutta. Il mio corpo è brutto, dopo anni e anni di incuria. Non credo ci sia più nulla di male nell'ammetterlo. Non è ingratitudine, è onestà. Non è un problema di peso, è un problema di maschere, come sempre.
E se ora non ci stessi più? Nel marasma della paura per tutto, che senso ha preservare questa maschera, questo scafandro?
Voglio disfare ogni singola convinzione sbagliata sin dalle fondamenta.
Voglio riconoscermi quando mi guardo in uno specchio.

vorrei, vorrei...

Dovrei dormire, è tardi e ho un po' sonno, ma sono comunque un po' troppo agitata. Alla fine la lezione con la ragazza nuova non è andata male. Tutt'altro... ma se penso a come mi ha condizionata nell'ultima settimana c'è da non crederci. Così, tra tensione alle stelle, movimento pari a zero e il mio peso, sono qui con la schiena a pezzi. Mi fa un male assurdo e spero mi lasci dormire. Ma è sempre il segnale che qualcosa non va. Per niente. Non so cosa dire per tutta la tensione provata. Non capisco il perché di tutta questa insicurezza, non so come uscirne, non so niente. Vorrei solo essere in grado di combattere per una vita più sana. Sempre.

martedì 19 settembre 2017

Specchio

In una stanza di casa mia c'è uno specchio posizionato in maniera tale che basta passare davanti alla porta per finirci riflessa. Una distanza giusta per ritrarre tutto il corpo, senza perdere la visione del volto. Ci sono appena passata davanti, mi fa paura come sono, mi fa paura che nemmeno vedermi così mi aiuti a cambiare. Al di là della mole, è il viso che spaventa di più. Grigio, con occhiaie pronunciate, spento. Il volto di una persona che non sta bene. Ma che non capisce più come fare per uscirne. Questa mattina mi sono svegliata verso le 9, per poi tornare a letto, e tra vari fasi di sonno breve e risvegli, mi sono alzata dal letto alle 12.15. Perché? Per restare protetta in un bozzolo. Per non affrontare quello che c'è fuori. E oggi per la cronaca non c'è niente di particolare ma penso già a domani, alla ragazzina nuova che dovrò seguire. E mi sento incapace. E bugiarda, e ipocrita perché non so cosa potrei insegnare io... a buttare la propria vita nel cesso?
E' passato un anno dall'ultima volta che sono rimasta a casa da sola. Mi sembra di stare molto peggio, mi sembra di aver paura di qualsiasi cosa. Mi sembra di essere più insicura che mai.
Mi sembra che quel riflesso che mi ha restituito lo specchio sia un disastro.
Non riesco a rimettere in piedi un singolo pezzo della mia vita. Niente.
Nulla.

lunedì 18 settembre 2017

diario di bordo...

L'obiettivo per la fine dell'estate per il peso era di arrivare intorno ai 100 kg, magari abbandonare anche le 3 cifre. Questa mattina pesavo 129 kg. Significa che sono aumentata ancora. Significa aver perso completamente il controllo. Significa che se mi 'distraggo' ancora un paio di mesi arrivo ai 140 come niente. Fa male scrivere questi numeri, fa male svegliarsi come questa mattina tutta indolenzita perché il peso schiaccia anche di notte, e costringe in posizioni strane. Fa male ammette di aver fallito ancora una volta non solo l'obiettivo, magari troppo ambizioso, ma proprio la direzione, perché di fatto sono aumentata qualcosa come 6 chili. Come? Non lo so. Probabilmente muovendomi troppo poco.
Questa mattina ho avuto un attacco di panico piuttosto forte, così come nel pomeriggio. Sono terrorizzata da questa vita tutta sbagliata che faccio, e il peso è solo una delle tante manifestazioni. Ma potrebbe diventare quella più invadente  e invasiva, anche a causa dei dolori dello scheletro. I pensieri sono stati tanti in queste settimane, tanti e pesanti ma non posso più andare alla deriva così. No davvero.

domenica 17 settembre 2017

errori e desideri

Credo che gli errori siano fondamentalmente due: 1- credere, aver creduto, che le cose potessero aggiustarsi da sole. Falso. Se voglio tornare a vivere ogni molecola del mio corpo dovrà essere spremuta, ogni briciola di energia consumata, fino al punto, ora molto lontano, in cui le cose torneranno automatiche, 2- essere poco rigida con me stessa, se mi voglio bene almeno un po', è ora di non perdere più un colpo.
voglio alzarmi presto, fare colazione mentre anche gli altri si risvegliano, uscire fare due passi, prendere aria e prendermi cura della mia salute, voglio uscire ogni tanto solo per bere un caffè. Voglio lavorare bene con i ragazzi, e arrivare a sera con quella magnifica sensazione di essere stanca e soddisfatta del lavoro svolto. Voglio essere concentrata e avere la mente sgombra per scrivere e voglio che quando mi prenderò un giorno libero, capirò di godermelo volentieri perché ho lavorato sodo negli altri. Voglio poter indossare abitini colorati da 20 euro e non impazzire per trovare pantaloni della mia taglia.
Voglio che la prossima volta che i miei non saranno a casa, io abbia la scusa per trascinarci qualcuno e fare una maratona di sesso.
Voglio guidare  e non sentirmi sempre sull'orlo del baratro. Voglio parlare con gli altri e non sentirmi sempre sbagliata.
Voglio ascoltare musica e cantare, e so che per tutti questi voglio dovrò per forza staccarmi dallo stare davanti al pc ogni singolo istante, e anche smetterla di leggere libri in modo bulimico.
voglio essere in grado di costruirmi un'alternativa.
e non voglio aspettare più.

... domenica...

Mi sono alzata dal letto alle 11.15, ho fatto colazione alle 11.30 per poi pranzare alle 16. Qualcuno potrebbe dire: è domenica, magari la sera prima si è fatto baldoria. Ma no, la sera prima non ho fatto baldoria e questa è solo la classica giornata di quando i miei non ci sono e non ho impegni fuori casa. Impegni che mi distruggono dall'ansia, per inciso. No, questa è solo una giornata come tante, più cupa del solito forse a causa di questo settembre che sa un po' di novembre ma nulla di più.
è solo l'ennesimo giorno in cui, a casa da sola, perdo contatto anche con quel 5% di vita su cui ho il controllo di solito. Perché nella mia testa non dovrebbe andare così, dovrei alzarmi presto, impegnarmi per perdere peso, uscire anche se con fatica. Invece fatico persino a scendere per dar da mangiare al gatto.
La verità innegabile ma taciuta è che sono depressa. Insicura e depressa, ma come potrei non esserlo dopo 15 anni così?
sempre più sola, insicura, obesa, isolata. Incapace di mettere in fila tre cose 'normali'. Normali, odio come il suono di questa parola faccia schifo ai più. So che non c'è un concetto unico di normalità, ma di sicuro non lo è passare la vita come la passo io. Io voglio una vita normale. La voglio.
Voglio riprendere il controllo del mio tempo.
Non posso non chiedermi perché sono arrivata fino a questo punto. Quanti campanelli d'allarme saranno scattati prima di ridurre la mia vita a questo? Sì, ho capito che la mia insicurezza ha radici lontane, ma quante scelte diverse avrebbero potuto aiutarmi? Invece di chiudermi con un libro, un film, un telefilm, un gioco sul computer avrei dovuto affrontare le mie paure man mano che si presentavano, ora ho l'impressione sia troppo tardi, che troppo sia stato perso e che io non abbia più la forza di riprendermi la mia vita.

sabato 16 settembre 2017

...e una sicurezza senza la quale nulla di quanto elencato potrà mai esistere

E' più o meno tutto il giorno che tento di scrivere e curiosamente riesco solo ora, a distanza di più di 12 ore dall'incontro.  Incontro per il quale mi sono svegliata alle 7 in preda ad un'ansia che mi faceva sentire ogni tipo di disturbo, nausea, bisogno di andare in bagno... solite cose insomma.
Incontro che è andato benissimo, non so cosa succederà ma l'incontro di per sé è stato più che ok. Poi sono andata in posta, poi a fare una mini spesa... perché non volevo tornare a casa. Tornare a casa dove, senza distrazioni, avrei avvertito ciò di cui parlavo ieri: ovvero il vuoto per aver portato a termine un qualcosa che non dà nemmeno l'1% delle energie che mi ha tolto pensandoci.
Ricordo ancora la prima volta che mi è successa una cosa del genere, all'inizio della 5^ liceo, a 18 anni, 15 anni fa. E la cosa in questione era l'esame di teoria per la patente. Un'angoscia devastante e quando poi l'ho superato, mi sono sentita vuota. Completamente vuota, senza un minimo di gioia per il risultato.
15 anni fa, quando soffrivo di panico da 2 ma soprattutto dopo che un periodo in 4^ si era chiuso, periodo in cui avrei potuto dare una svolta diversa alla malattia. Ma non lo sapevo allora, non sapevo cosa avrebbe comportato non affrontare la cosa.
Così, eccomi qua. Cosciente di essermi mossa tra uffici, posta, supermercato, piccoli spostamenti in auto, in un modo molto soddisfacente ma cosciente anche di come un impegno durato un'ora davanti ad un caffè questa mattina mi stesse tenendo in scacco da più o meno 75 ore.
Un episodio come i mille altri che costellano la mia vita, riempiendola di ostacoli troppo difficili da superare, se non con la sensazione di averci rimesso in salute.

da che il discorso sull'infanzia è stato fatto, ho come l'impressione che anche i sintomi si siano ridotti a questa inadeguatezza profonda che invade ogni cosa. Questa, declinata in molti modi, mi sta consumando la vita.
Solo che ho l'idea che non ci sia più tempo. Credo di essere cambiata molto in questi mesi, anche se giorno per giorno faticavo ad accorgermene. Sono cambiata e non voglio più perdere tempo. I miei limiti, i miei sogni... cosa voglio davvero?
Voglio scrivere, romanzi, saggi, voglio aiutare gli adolescenti. Voglio gestire il mio tempo ma non voglio lavorare sempre sola. Voglio rimpossessarmi della mia vita ma non voglio stare sempre sola. Scuola, cooperative... opzioni possibili.
e poi voglio Alassio nella mia vita. Vorrei anche Marco se solo vedessi una possibilità di qualcosa di possibile tra noi.
PArlando ad telefono con mia madre questa sera mi ha detto che in alcune scuole private cercano sempre insegnanti. Potrei davvero ipotizzare di trasferirmi lì? Potrei davvero?
e perché questo pensiero mi graffia così tanto il cuore, facendomi male?

i miei pensieri sono un turbine, ma per la prima volta da tanto ho come la sensazione che stiano girando dalla parte giusta per darmi una soluzione.
Una vita vera, fatta di lavoro, passione, amici, amore, contatti umani, sesso, desiderio, speranza, e una sicurezza senza la quale nulla di quanto elencato potrà mai esistere.

venerdì 15 settembre 2017

niente per me. Niente alla mia portata.

Sono circa le 21 e da un paio d'ore sono in paranoia totale per l'incontro di domani mattina. Francamente sia che vada bene sia che vada male, nulla potrà giustificare due giorni di ansia a questi livelli, per cui per certi versi è come se avessi già perso. Sono stata tentata di avvisare che non sarei andata e che non avrei potuto seguire la ragazzina, ma poi non mi sono sentita in grado nemmeno di disdire.
Penso di nuovo ai miei al mare, vorrei essere là. Penso a Marco, al calore del suo sguardo. Penso che lo vorrei, poi penso che non sarei in grado di gestire una relazione, con lui o con chiunque.
Penso che non capisco proprio come ho fatto a ridurmi così. Incapace di reggere qualsiasi confronto, qualsiasi legame, qualsiasi rapporto. Qualsiasi impegno. Io non so proprio come si può andare avanti così, stare così male per qualsiasi cosa... stando così le cose non arriverò da nessuna parte, perché questo non è un lieve nervosismo, questa è paura pura. E' la sensazione devastante che non ci sia posto per me. Che non ci sia niente per me. Niente alla mia portata.
ed è come se, al di là delle mille diverse declinazioni, si vedesse chiara e cristallina la paura originaria che mi ha accompagnato per anni e che ho sempre cercato di chiamare in modi diversi. Ma alla fin fine, era sempre e solo lei: paura.

operazioni del venerdì mattina

Un po' per caso e un po' proprio perché i miei sono via, mi ritrovo in questi giorni ad occuparmi di una disdetta di un abbonamento telefonico e del controllo inerente ad una bolletta della luce che per un disguido non è stata pagata a suo tempo. Ora, alcune informazioni si reperiscono on line, per altre questa mattina mi sono recata in un ufficio per chiedere informazioni. Per entrambe le questioni probabilmente domani mattina dovrò andare in posta per pagare/inviare documenti.
Come è andata questa mattina nell'ufficio? Direi piuttosto bene. Se si esclude l'ansia mentre uscivo di casa, entravo in auto, e per i primi 2 minuti di tragitto, mi sono quasi sentita una persona funzionante. ED è EVIDENTE CHE IN QUESTO STANNO I NOTEVOLI PASSI AVANTI FATTI. Qui sì che si vedono i miglioramenti.
Curiosamente però, il fatto che domani, dopo l'incontro con i genitori, io dovrò andare a sbrigare un paio di commissioni, che sono in grado di fare, abbassa un filo l'ansia per l'incontro. Cioè, l'idea è: posto che potrebbe andare uno schifo con loro, qualcosa però riuscirò a fare, a portare a termine. Non dico che domani mattina tremerò come una foglia ma forse almeno per oggi, fino a questa sera, riuscirò a non impazzire per quella questione.
Il che è se non altro, curioso. Sono così insicura che solo facendo qualcosa di pratico, piccolo, ma utile, a ridosso di quell'incontro, posso dare una valenza positiva al mio essere.
Come sono conciata. E va bene tutto quello che ho detto alla psicologa l'altro giorno, va benissimo, ma nel concreto, come si collega a questi sentimenti? A queste emozioni? E quindi, come mi può aiutare per andare avanti con un filo di facilità in più?

giovedì 14 settembre 2017

sentirmi sola nel mondo, e inadeguata per tutto

Ricordo, durante il primo anno di università, e quindi circa 13 anni fa, un istante in cui ero nel cortile. Mio padre mi aveva accompagnata prima di partire per il mare, stavo male, non so avessi un esame o solo lezione. Di fatto non ci fu niente di esterno di particolarmente significativo, eppure, ad un certo punto mi sentii sola. Spaurita e sperduta, con un senso di solitudine addosso devastante. Inadeguata per affrontare ciò che dovevo e allo stesso tempo dolorosamente cosciente di essere sola, che i miei non fossero in grado di fare nulla per me. Ricordo che mi sentii separata da loro come da una vetrata. Sola e impaurita e inadeguata.
Esattamente le stesse cose che provo ora, 13 anni dopo e molti anni di terapia dopo.
Combattere ogni santo giorno perché qualcosa sia più facile di una virgola, perché i miei limiti si amplino di 1 millimetro mentre dentro continuo a sentirmi sola nel mondo, e inadeguata per tutto.
Questo c'era alla base della comparsa del panico, un profondo senso di inadeguatezza che nessuno ha saputo mitigare. La domanda ora è: riuscirò a farlo io, ora, per me?
E certo che ora posso dire con certezza che il mio pensiero ha subito davvero un cambiamento, un approfondimento. Spero mi stia portando più vicina alla guarigione.

Questo è stata la mia vita negli ultimi anni: una rinuncia

Mi sento svuotata, senza energie. Nemmeno per scrivere, anzi... soprattutto per quello visto che non serve a niente. Speravo che settembre sarebbe potuto essere produttivo in tal senso ma direi di no.
Non posso fare a meno di pensare all'incontro di sabato e quanto mi senta inadeguata. Qualsiasi cosa io abbia cominciato ero sempre sommersa dalla sensazione di non essere abbastanza, di non essere adeguata, un senso di disagio perenne. Non si può combattere tutta la vita con sta cosa. Ogni gesto, anche il più banale, si carica di un peso enorme. Così non ce la si fa più a combattere ogni cosa e si rinuncia.
Questo è stata la mia vita negli ultimi anni: una rinuncia.

in che direzione dovrei andare???

Qualche giorno fa ho scritto che da un po' di tempo a questa parte non faccio più quel sogno tremendo in cui vorrei parlare, urlare, ma non mi esce la voce. Come a dire che ora la mia voce esce, eccome.
Il grosso problema è CHE EFFETTIVAMENTE NON SO Più COSA VORREI DIRE. Cioè, io chi sono? Cosa voglio? Cosa cerco? E quindi, qual è la mia voce?
La prima volta che sono rimasta a casa da sola con i miei al mare è stato l'anno dei miei 20 anni, cioè 13 anni fa. Era più o meno questa stagione, ricordo che vestivo spesso con una tuta rosa all'epoca, anzi fuxia, e non mi stava affatto male, perché ero ancora solo sovrappeso, non obesa. Ricordo che in quella prima vacanza da sola, durante la quale stavo già male da qualche anno ma non abbastanza per credere che non sarebbe mai potuto cambiare nulla, mi masturbai per la prima volta. Ne avevo voglia da un po' e la casa tutta per me mi invogliò nella scoperta... Almeno qualche nota lieta... una voce che è rimasta la mia, un qualcosa che nella sua primitiva ricerca del piacere mi fa stare bene e presente a me stessa.
Perché in 13 anni troppe cose non sono cambiate facendo sì che alla fine sia cambiato tutto. In primis la percezione di potercela fare. E come secondo la consapevolezza di sapere che cosa fare. Oramai tra limiti, paure, insicurezze, io non so più cosa voglio fare. Se si aggiunge il fatto che, come a voler bilanciare questi anni di niente, a volte sogno in grande, di essere al centro dell'attenzione, in un lavoro pieno di gente, di bei vestiti, di responsabilità, io so di non capire più nulla di ciò che voglio.
E questo mi sembra grave perché da cosa si ricomincia in quei casi? Da quali domande?
Ad esempio in merito alle persone che dovrei incontrare dopo domani... è la mia insicurezza a colorare tutto di una tonalità così sgradevole o è perché sono stufa di fare quelle cose?
Tra il sogno irrealizzabile di guadagnare parecchio scrivendo e stando per parecchio tempo al mare, scrivendo anche di argomenti psicologici e gestire qualche associazione di beneficenza/strutture di aiuto per i ragazzi del doposcuola e mille balle... e il niente, cosa voglio fare davvero?
TRa il voler fare qualcosa che lasci il segno e non uscire nemmeno di casa... tra l'illusione di essere in grado di gestire persone al lavoro, avere una cerchia di amici infinita e il fatto che probabilmente per giorni non parlerò con nessuno... cosa c'è in mezzo?
Si sogna in grande per compensare la realtà, ma da cosa si ricomincia? Perché io non lo so più.
Ed è qui che si capisce di essere davvero nei guai, perché se per miracolo un giorno avessi la forza di fare un passo... be' in che direzione dovrei andare???

mercoledì 13 settembre 2017

sensazioni

I miei sono al mare, partiti oggi per una decina di giorni...
Ripensavo all'espressione che aveva ieri la psicoterapeuta di fronte ai miei discorsi, qualcosa che sembra avere un senso almeno per lei.
Quello che so io è che:
1- i miei sono partiti e sento una solitudine dentro che mozza il fiato;
2-mi hanno contattato dei genitori che incontrerò sabato mattina per seguire forse la figlia durante l'anno e io mi sento totalmente inadeguata, incapace, incompetente e tutti gli altri sinonimi del dizionario.
3- i miei sono al mare, e io piangerei dalla nostalgia che ho di quel posto, perché? perché lì posso illudermi di una vita diversa? perché lì ci vorrei stare davvero? perché vorrei facesse parte più regolarmente della mia vita senza arrivare a trasferirmici?
4-unendo un po' tutti gli altri punti... io non so più cosa riesco a fare, cosa posso fare. Non so più niente di niente.
Per cui sono ovviamente spaventata.

inoltre non posso evitare di chiedermi: che cosa sarei davvero disposta a fare, a cambiare, per stare meglio? trasferirmi sarebbe davvero un'opzione? ma davvero davvero?

martedì 12 settembre 2017

non resta che andare avanti

Anche oggi seduta dalla psicoterapeuta. Sono uscita di casa affranta, incapace di capire cosa diavolo servisse ancora una volta, travolta dai mille pensieri sulla mia infanzia che hanno fatto capolino in questi giorni. Frustrata, delusa, confusa da questa terapia che non so dove stia portando. Eppure la dottoressa non la pensa così, legge una nota di novità assoluta in tutto quello che le ho detto, in quella finestra sull'infanzia che mai prima d'ora era stata aperta. In quell'onestà brutale sugli effetti della mia famiglia sulla me bimba e quindi sulla me di ora. Novità insomma. SPeriamo... ora il passo successivo sarebbe capire: tutta questa finestra sulla mia infanzia come cambia le cose di oggi? Come influisce sulla mia vita? Come ha influito prima e quindi come può migliorare? sono tornata fino a quando ero nella culla. Più indietro non si può andare. Quindi non resta che andare avanti. Ma come?

parole parole parole...


Rebekka F.

·         Una vacanza per ricominciare a sognare.

·         Un errore splendido.

·         E se ci volesse il mare?

·         Sospiri nell’anima

·         Tutto il tempo del mondo- le mille note di un amore.

·         Non serve tempo! Quando lo sai, lo sai!

·         Perché la vita mi ha portato fino a te!

·         Cara Azzurra…

·         E adesso? Adesso… NOI!!!

·         Primavera… la rinascita del cuore

·         Una rosa petali di piacere

·         Della mia vita.

·         “Scrivo perché…”

·         Una casa, tre piani da vivere, tre piani d’amore.

·         Progetto: un’estate al mare.

·         Sorrisi a colazione

lunedì 11 settembre 2017

mi faccio paura

Non credo sia la prima volta che lo affermo, ma l'idea di farmi paura sta diventando sempre più forte. Non mi piace come la rabbia sia sempre più diffusa in me, non mi piace il rancore e il livore che mi accompagnano ad ora del giorno. Soprattutto verso i miei famigliari. Non mi piacciono ma non posso più mentire a me stessa, non posso più impedirmi di provare tutto questo. Sono stanca di fingere. Voglio stare bene e affinché questo accada, questa rabbia devastante che ho dentro deve uscire. Probabilmente anche in modo violento, ma deve smettere di farmi male, di corrodermi, dall'interno. Devo fare pace con il mio passato, ma per davvero.

fatti della sostanza dei sogni... ma quali?

Siamo fatti della stessa sostanza di cui sono fatti i sogni... vorrei fosse vero, vorrei che fossimo fatti di sogni, di speranza... invece direi che siamo piuttosto fatti della stessa sostanza degli incubi, cattivi, vendicativi, rancorosi... Torno dall'esame medico di mia madre che fortunatamente è andato bene ma non riesco proprio a capacitarmi delle fette di salame che a volte abbiamo addosso e che poi insinua un pericoloso circolo vizioso.
LA consapevolezza che la mia non è stata un'infanzia serena come avevo sempre detto, mi ha mostrato una realtà completamente diversa. Una realtà in cui il mio essere ai margini di una famiglia tutta incentrata sui bisogni di mio zio, ha dato il via ad un torrente di dolore che sfocia solo ora, tra rabbia e recriminazioni. Tutta una vita spesa per aiutarlo e sentirlo sparare a zero su chi non ce la fa, mi fa andare il sangue al cervello. Debiti, fallimenti, drammi... e mia madre sempre a corrergli dietro, e io sempre ai margini, quasi a elemosinare un po' di attenzione, un po' di considerazione. Io che crescevo fragile , insicura, incapace di agire, lui anche con la differenza che lui aveva qualcuno su cui contare, io solo qualcuno che mi facesse capire quanto era delusa da me. E ora, di nuovo, lui con la prosopopea di raddrizzare la vita a tutti, assolutamente incapace di vedere la sofferenza che ha generato, incapace di avere compassione di chi, come lui, non ce la fa, ma che, a differenza sua, non hanno nessuno che può tamponare le cazzate fatte.
Ho sempre creduto che i problemi fossero più con mio padre, o mia madre, ma la perdita di mia nonna, l'unica che mi considerava davvero, in realtà ha messo a nudo l'equilibrio sbagliato all'interno della famiglia. Equilibrio in cui è mio zio il vero fulcro di ogni relazione. Anche di quelle che avrebbero dovuto riguardare me.
Ci sono più di 30 anni di dolore che stanno trovando sfogo. Perché adesso non lo so, pensare di andare avanti ignorando la cosa è assurdo perché sono emozioni devastanti.

domenica 10 settembre 2017

sofferenza e paura

Domani mattina devo accompagnare mia madre ad una visita dal cardiologo. C'è un po' di tensione nell'aria, con il cuore non si scherza... e io ho paura di finire con l'essere più agitata di lei. Il fatto è che realisticamente credo di non avere la forza di reggere nessuna brutta notizia. Bella forza che non mi piacciano i malanni seri, ma credo davvero non sarei in grado di aiutare nessuno tra i miei famigliari se ce ne fosse bisogno e la cosa mi fa vergognare ma è così.
Non solo... facendo un salto in avanti con la mente mi chiedo come farò a stare sola, poi. Non ho nessuno vicino per mille motivi e dubito che le cose cambieranno. Non mi sento in grado di avere relazioni, questo significa che sarò sola. E la solitudine unita al dolore, alla morte, mi fa una paura del diavolo. Più passa il tempo, più questo pensiero mi atterrisce. Non so se realmente c'è qualcuno che viene a patti con la cosa, a volte sembrerebbe di sì, ma non credo sarà il mio caso. La morte mi fa paura. E la sofferenza anche.
Mi sento completamente impreparata a far fronte a certe situazioni.
Ho paura...

passato

Di fatto ieri sera mi sono resa conto di aver passato gli ultimi anni rincorrendo un passato che in buona parte non è mai esistito. Non so, direi che come calcio nel sedere per concentrarmi sul presente e sul futuro non è male...

sabato 9 settembre 2017

e quel passato che fa male da morire.

è tutta l'estate che leggo libri sugli adolescenti, per cercare di capirli, per annullare almeno in parte quel gap che ho cominciato ad avvertire in loro presenza. Non so se servirà con loro, ma su di me sta avendo un effetto devastante perché a ondate mi mostra spezzoni di un'infanzia che non mai ho ammesso di avere.
Da che tutta questa prosopopea del panico ha avuto inizio, vado dicendo a destra e a manca che fino ai 14/15 anni la mia infanzia-preadolescenza è stata bella.
Oggi per la prima volta mi sono accorta che è un'affermazione falsa. Dai 9-10 anni fino ai 14 sì, sono stata davvero bene ma è quella la vera parentesi perché ho avuto un'infanzia colorata di un'enorme solitudine. Mio padre lontano, mia madre al lavoro tutto il giorno. Io ero sola, ero sola all'uscita della scuola, ero sola quando andavo al tennis, ero sola al pomeriggio, sola, sempre. SOla nella culla quando mio nonno stava male, mio padre non c'era, mia nonna aveva avuto un ictus e mia mamma non si poteva permettere di guardare anche me, che rimanevo sola nella culla, in una stanza sola. Per questo i dieci giorni di vacanza erano qualcosa di fenomenale. Era la magia di una famiglia unita. per il resto avevo solo mia nonna.
Crescendo di qualche anno ho capito che avrei potuto avere qualcosa in più fuori casa, nel mondo degli amici, per questo volevo sempre stare a casa loro. Cioè, oramai avevo imparato anche a stare a casa sola, ma per il resto bramavo i momenti a casa con le mie amiche. Ho imparato a contare solo su me stessa man mano che tutti avevano la precedenza su di me: il lavoro lontano, i nonni, gli zii... io ero qui, sola, senza creare problemi. SOla ma attaccata a mia nonna, e quando lei prima si è ammalata e poi è mancata e io avevo bisogno dei miei, di capire che non ero sempre l'ultima ruota del carro, be' c'erano i problemi di mio zio che stava perdendo tutto, mio padre che non poteva stare qui anche se lo avevo chiesto a voce.
Sola ma fino ai 14 anni perfettamente funzionante.
Ero sola anche quando stavo male, fino a che tutta l'attenzione si è concentrata sui miei sbagli, e allora non c'ero più io, c'era la delusione per tutto quello che stavo combinando. E di nuovo mi sono sentita sola davanti al mio malessere. Per questo non mi fido di nessuno, perché la mia è una storia di solitudine mascherata da vita perfetta. Non mi fido di nessuno perché nessuno c'è mai stato. Ho imparato a contare solo su di me quando tutto andava bene e a crollare da sola quando tutto è andato all'aria. E quando ci siamo ritrovati tutti insieme in questa casa, non è stato l'incontro con persone, solo la presenza fisica di qualcuno che non si conosce e che non sento vicino.
Sono percezioni perché non posso negare che mi vogliano bene. Ma le percezioni sono durate una vita e hanno dato il via ad una tremenda sensazione: non essere voluta, non essere accettata, forse nemmeno considerata.
Non essere abbastanza. Per nessuno.
Quello che è certo è che stanno dando il via ad un dolore devastante che un'ora fa mi ha portato a dire: ho diviso casa con degli estranei. Per questo non mi sono mai fidata di loro al punto da raccontare i miei veri problemi con la scuola.
Dovrei superare? Perdonare? Perdonarmi? Ora non mi sento forte abbastanza per nulla di tutto questo. Ma immagino che già ammettere, almeno qui, come stavano le cose, può essere il primo minuscolo passo avanti. Proprio ora, dopo che ieri sera mia mamma mi ha fatto di nuovo la predica per gli assoluti zero risultati che ho portato avanti in questi mesi.
Ho paura. Paura di non fare mai pace con il passato mandando a puttane qualsiasi futuro.

Avrò fatto almeno un passo avanti?

Mi rendo conto che la notizia che ho saputo ieri su quella mia cugina parecchio più giovane di me (8 anni) mi ha molto colpita. Molto più di tante altre. Forse perché è stata una bimba a cui per certi versi ho fatto da baby-sitter per anni... Forse perché anche lei quando ha capito che una strada non faceva per lei, ha saputo reinventarsi senza problemi nel giro di un anno, forse perché ha un lavoro, delle passioni, e un amore da una decina d'anni almeno. E' il fatto di averla vista nascere, crescere, di averla accompagnata da piccola, la portavo a spasso il sabato pomeriggio, andavamo in vacanza insieme. Lei, con i suoi 8 anni in meno, più di altri, mi fa capire quale è il senso del crescere. Quel senso che io non sono ancora riuscita a sperimentare se non per mere questioni anagrafiche.
L'atmosfera è pesante, permeata dalle malinconie del periodo, le sento nell'aria.
Volevo avere la mia estate un po' folle l'anno prossimo. Avrò fatto almeno un passo avanti?

venerdì 8 settembre 2017

cerchiamo la bellezza delle piccole cose

17 anni fa più o meno in questo periodo stava prendendo il via l'ultimo mese della mia vita senza attacchi di panico. Se lo avessi saputo avrei fatto qualcosa di diverso?  Con il senno di poi l'unica cosa che mi viene in mente è che se avessi saputo come si sarebbe evoluta la cosa, mi sarei sforzata di più all'epoca, o forse mi sarei sforzata meglio, cercando la chiave. Ma con il senno di poi è sempre facile...
Credo che anche a mia madre pesi vedere tutta la sua schiera di nipoti andare avanti mentre io da 17 anni sono ferma al palo. Ma credo sia questo il punto, almeno ora, la novità di questi mesi: essere consapevole che ci vorrà tempo, anni, tanti, prima che le categorie più grandi che definiscono una persona, lavori, affetti, salute, presentino miglioramenti e traguardi tangibili. Ammesso di fare ciò che devo, ci vorranno anni, tanti. Allora che fare? forse godere delle piccole cose, cercare ogni giorno un piccolo motivo per sorridere, per stare bene, per dare un senso immediato alla giornata. Per avere la forza di andare avanti lungo quei binari che arriveranno a destinazione tra 2/3 anni.
Solo così, cercando la bellezza in cose piccole, potrò rendermi conto dei minuscoli passi avanti che faccio ogni giorno e avrò la possibilità di stare meglio. Un pochino al giorno, un pochino di più ogni giorno.
Solo questa è la strada. Lavorare per i grandi obiettivi ma senza pensarci, cercando piccole gratifiche nelle cose più piccole di ogni giorno.
Solo questa è la strada.

cambiamenti

I cambiamenti mi fanno proprio paura, non c'è nulla da fare. Credo sia perché quelli capitati a me sono sempre stati più negativi che no e quelli che succedono agli altri, anche se positivi mi fanno morire di invidia. Avere una famiglia numerosa, almeno tra zii e cugini, fa sì che qualche novità ci sia sempre, e quando queste novità riguardano ragazzi più giovani di me mi stroncano. Be', a dire il vero succede anche con i coetanei... il fatto è che loro vanno avanti, affrontano crisi, magari anche brutte ma poi tornano, avanti tutta! con novità piacevoli e io mi sento sempre più al palo, incattivita da una gelosia che sta diventando un po' troppo la mia cifra stilistica. Mi fa paura che questo mi cambi.
Voglio qualcosa di bello anche per me.

diario di tutto, altrimenti detto... CI RITROVIAMO IN ALTOMARE!!!

Allora... sono le 14.30 e fino ad ora direi che la giornata è stata una normale giornata.
Per questo mi spaventa di più.
1- sono uscita per sbrigare un paio di commissioni e sono stata male,
2-sono stata in farmacia e solo per i miei malesseri tra ansiolitici e pastiglie varie, ho speso più di 40 euro,
3- è venerdì e mi rendo conto che sto aspettando da una settimana, come una pirla, ancora comunicazioni da alcuni genitori per i figli che 'verranno in settimana' per le lezioni. Non va, e se chiamano sarei tentata di farli andare io da qualche parte,
4- presa da un impeto di voglia di verità mi sono pesata. Ok ero vestita e avevo appena mangiato ma la bilancia nuova dice 128, non 122. Anche ammesso che ci sia un po' di margine, sicuramente sono tra i 125 e 128, non tra i 120/122.

Ottimo bilancio davvero. E sono solo le 14.30, arrivare a sera che altre rivelazioni avrò?
Il punto è che non sono arrabbiata o triste, solo freddamente consapevole: occorrono subito altri cambiamenti. Basta. Le altre chiacchiere stanno proprio a zero. So cosa devo fare, non servono nuove strategie perché nei giorni passati ho valutato più di una prospettiva.
Bisogna passare alla pratica.
Purtroppo o per fortuna non c'è proprio nient'altro che possa funzionare.

giovedì 7 settembre 2017

piange il telefono...

Uno degli aneddoti che spesso si racconta in casa mia è che durante l'estate, quando si stava più fuori la sera e si ricevevano più visite, alcuni amici di mio zio, quando mi vedevano, in età sì e no d'asilo, si stupivano che fossi io, che quasi non arrivavo nemmeno al mobiletto del telefono, a rispondere alle chiamate. Sembrava impossibile che una bimbetta così piccola fosse capace di rispondere, sostenere una conversazione e poi chiamare chi era cercato.
Come in moltissime altre cose, come per la legge del contrappasso, con l'avvento del panico il telefono per me è diventato tabù. Non solo ho iniziato ad avere serissimi problemi a chiamare, sia amici, che per ordinare una pizza, ma anche rispondere è un incubo. All'inizio ricordo bene, la mia paura più grande era che mi venisse un attacco di panico talmente forte durante la conversazione da impedirmi di proseguirla, poi è subentrata una perenne sensazione di incapacità, i tempi morti, le pause, il ritmo diverso rispetto ad una comunicazione viso a viso... tutto fa sì che io mi senta enormemente a disagio nel parlare al telefono. Paura di non capire, di sbagliare, e anche di fare da portavoce per brutte notizie.
Con la diffusione del cellulare poi è stato un incubo. Caso vuole che oramai si riconverta tutto in messaggini di chat ma resta il fatto che il telefono mi mette in un enorme disagio.
Una tra le mille cose, una tra quelle su cui si può, e si deve, lavorare.
Del resto se pure... "ET telefono casa...", perché io no???

c'è un pacco per me!

Da qualche anno compro abitualmente libri e alcuni vestiti on line. Francamente lo trovo più comodo e indubbiamente credo ci sia anche più scelta. Oggi mi sono arrivati dei libri e mentre aspettavo il corriere, mi sono resa conto di quanto mi metta a disagio anche il momento della consegna. Non so da cosa dipenda soprattutto ma il fatto è che mi sento sempre come dovessi essere esaminata. Non c'è qualcuno che mi porta qualcosa che pago, no; nella mia testa c'è qualcuno che mi porta qualcosa e nel frattempo mi scannerizza per soffermarsi su ogni singolo difetto che ho. Ci sono stati persino alcuni episodi un po' di tempo fa nei quali ho annullato l'ordine per non dover affrontare la consegna. Sì, è stato parecchio tempo fa, ora la cosa non è più così estrema ma è successo.
E sì, ci sono state anche volte in cui il corriere è arrivato proprio nel bel mezzo di un attacco di panico e ho temuto di collassare davanti a lui.
Ma alle volte cerco di sdrammatizzare pensando a come si svolge la cosa in alcuni film porno. Non so se li qualcuno è in imbarazzo ma è certo che alla fine, mance o no, si divertono tutti alla grande! :)
Sdrammatizzare, questo serve in fondo.
Sempre.

ottimo lavoro

Sono qui che mi accingo a leggere un libro sugli adolescenti e la parte che ho letto ieri mi torna in mente, anzi... a onor del vero non ho mai smesso di pensarci: aumento di suicidi del 100% in 20 anni. Non può essere un dato che passa inosservato. Ci sta evidentemente sfuggendo qualcosa. Qualcosa di grosso. Diffusione del panico in aumento, idem per depressioni. Sempre di più e sempre prima. Immagino che dire che una volta si stava meglio non abbia senso ma è evidente che nel mare di progressi che sono stati fatti negli ultimi decenni qualcosa è sfuggito al nostro controllo. Insomma, cosa spinge un ragazzino a pensare già che non c'è più nulla da fare? Siamo riusciti a levare la speranza anche ai più giovani.  Si dice sempre che oramai i bimbi non si comportano più da bimbi, spinti in una sorta di adolescenza precoce, abbiamo levato l'infanzia ai bambini, la speranza ai ragazzi... proprio un ottimo lavoro, non c'è che dire!

mercoledì 6 settembre 2017

lui che

Alla fine, in qualche modo, oggi sono uscita, dalle 16 alle 17.30 circa, ho fatto le commissioni che dovevo fare, e pure qualche extra per dimostrarmi che ero in grado di attraversare un incrocio in auto. Sì, per molti è banale ma restare fermi ad un semaforo di un incrocio bloccata da ogni lato, bè può non essere l'esperienza più facile del mondo.
in ogni caso quando solo uscita mi sentivo addosso una paura assurda, paura non ansia, paura di fare un incidente, paura di farmi male... è la paura di essere sola, di non avere nessuno che mi aiuta. Quella paura che viene dai problemi della mia infanzia. Quella paura che è la vera struttura di ogni mio problema successivo. Essere sola, essere sempre autonoma, dover essere perfetta e per questo essere certa di fallire. Ho la sensazione che più passa il tempo più le mille emozioni provate in questi anni, si stiano riconvertendo in quelle più semplici, elementari... paura, rabbia... e forse è un bene perché davvero sto arrivando a scardinare quel basamento mal fatto che mi ha intossicato tutti gli anni a venire.
Quando sono rientrata, molto affaticata per lo stress, vedendo mio zio che se la rideva come al solito, ho provato rabbia. Ed ho capito che lo incolpo della mia situazione più di quanto credessi. Lui e quel suo bisogno sempre di tutti, per i problemi economici, per non tirarsi mai insieme... lui e tutto quello che dava per scontato mia madre facesse per lui, lui e mai una responsabilità da adulto presa, lui e i suoi 'pensavo-credevo', per giustificare ogni sbaglio... lui che di fatto mi ha relegata ancora di più in un angolo perché prima c'era lui e i suoi problemi. Lui che con il suo modo di fare mi ha imposto di essere quella che non dava rogne. Lui che non capisce nemmeno un decimo del casino che ha fatto e che è sempre impietoso verso chi non ce la fa, ironico eh?
Lui che mi sta creando dentro un mare di rabbia che mi spaventa.
Lui...
Lui a cui voglio ovviamente bene ma che mi ha fatto male.
Chissà che non sia il momento in cui anche questo, ora che è stato riconosciuto, può essere davvero superato.

in costante ricerca...


Parallelamente alla stanchezza derivante dal panico, ho anche un mal di gambe assurdo. Poi le guardo, e mi chiedo come potrebbero non farmi male con quell'ammasso di grasso che costringe ogni muscolo. Da un pò di tempo a questa parte mi è fin troppo chiaro che il mio grosso problema con l'obesità non può essere trattato evitando di considerare i miei attacchi di panico e tutto quello che questi comportano. Ma d'altro canto, ci sono questioni specifiche del problema peso: il poco, pochissimo movimento e l'assunzione di cibo. Ora, probabilmente il secondo più del primo risente dello stato ansiogeno e lo si vede attraverso abbuffate, cibo consolatorio e cose così... e, per fortuna, proprio rispetto a questo aspetto, l'estate ha mostrato enormi passi avanti: gli unici momenti di pastrugnate serali sono stati i due/tre giorni antecedenti al ciclo mestruale. Un successo visto come ero conciata fino a poco tempo fa. Letture, colloqui con la psicoterapeuta mi hanno insegnato a scindere le emozioni dal bisogno di cibo, per carità, chissà quante altre volte cadrò ancora, ma il percorso è completamente cambiato. L'aspetto del movimento invece non va. Sì, in linea di massima l'ora e mezza di ciclette al giorno è stata mantenuta credo un 80% dei giorni, ma mi chiedo se serva a qualcosa. Cioè, evidentemente serve, sarebbe molto peggio non farla, ma evidentemente non basta nemmeno in parte per cambiare davvero l'ordine del mio peso. E per cose più impegnative banalmente mi sembra di non avere energie. Punto. Chiaramente con un peso che oscilla sui 120 kg sono davvero poche le cose che non mi comportano un dispoendio di energia enorme ma se volgio tentare di risolvere il problema almeno in parte, con l'aiuto dell'autunno e di un clima più clemente dell'estate per certe cose (aspetto che a maggio ho sottovalutato) dovrò pensare a qualche modifica sostanziale, perchè anche se io non direi, è evidente che non fatico abbastanza. Immagino che 60 minuti al giorno di qualcosa di più impegnativo, darebbero maggiori risultati di 90 di ciclette. D'altro canto un giorno di ginnastica più pesante mi mette ko per 3 o 4 per cui, è evidente che compito di questo momento è cercare un equilibrio che mi possa aiutare. Un qualcosa di intermedio tra la cilclette e quei dvd di fitness che mi stroncano. Diamo il via all'ennesima ricerca...

dove voglio arrivare

Ce la farà il nostro eroe oggi ad uscire di casa??? :( 
L''eroe' dovrei essere io ma ho davvero poco di quel ruolo. Sono uno straccio, non ho particolari malesseri fisici ma sono ESAUSTA in un modo assurdo. L'idea di uscire per fare due commissioni, implicando alcuni passi a piedi, mi sembra fuori dalle mie possibilità. Oramai non dovrei stupirmi più di niente: so cosa mi succede quando mi sforzo in un paio di attività, e, anche se mi vergogno quasi a dirlo, il pranzo di domenica e la riunione di lunedì sera stanno lasciando ancora effetti.
E questo dimostra il bisogno di allenamento che ho, e dimostra anche un'altra cosa che vado dicendo da una vita ma che non riesco a seguire: devo cercare di riprendere cicli sonno-sveglia più regolari, addormentarmi ogni sera verso le 2 è tardi, troppo. Ma rinunciare a quel momento a base di film e telefilm mi sembra troppo doloroso. Come se avessi bisogno di quei personaggi finti per avere qualcuno.
Il che è abbastanza coerente con la solitudine che sento ma se voglio cambiare devo mettermi in condizioni di farlo: un buon sonno è essenziale. Il problema è che mentre certe 'gratificazioni' sono immediate, i risultati di cambiamenti si paleserebbero nel tempo. E nel frattempo... sono in mezzo al niente. Per questo faccio così fatica a rinunciare.
Ma a costo di ripetermi, forse è ora di domandarmi ancora una volta dove voglio arrivare. E come, e magari anche quando...

martedì 5 settembre 2017

dubbi... ma quali dubbi?!?

Onestamente fino all'ora di pranzo ero abbastanza soddisfatta di me stessa: le sensazioni positive dell'avere affrontato il pranzo domenica e la riunione ieri sera molto bene avevano la meglio; poi, arrivati all'idea di uscire anche oggi perché sarebbe giusto farlo, sbam! è iniziata la tensione. Vado, non vado, ce la faccio, non ce la faccio... mi sembra di consumarmi solo con il pensiero e questo, alla fine, finisce con il farmi innervosire.
Avevo comunque una mezza intenzione di uscire per comprare dei dolci, cosa non molto appropriata, ma i dubbi sono troppi.
Dubbi, per andare in paese e gironzolare un'oretta... uff, ma quali dubbi, dovrei andare a gambe levate. Invece la realtà è questa.
Anche la mattinata, sebbene l'umore fosse ok, non è stata semplicissima perché ero molto stanca, quasi risentissi dello sforzo delle due giornate precedenti. Il che potrebbe anche essere ma proprio per questo sarebbe ancora più importante non vanificare i risultati proseguendo con il cammino. Ma di passi falsi, o passi indietro, mi sa che ce ne saranno ancora a bizzeffe.

lunedì 4 settembre 2017

Non è il momento di mollare.

E anche la riunione di questa sera è passata. Con me che durante non ho avuto nemmeno un minuto di panico, in compenso ero agitata prima di uscire di casa alle 20,15, anche se sono riuscita a cenare con due toast alle 19 e comunque il pensiero mi ha accompagnata per tutta la giornata, creando una specie di ansia sottesa a qualunque mia azione: di fatto ogni attività svolta aveva come sottofondo il disagio per questa serata.
Male non è andata, anzi. Ma restano tanti dubbi perché in effetti ci saranno grandi cambiamenti all'orizzonte e a me, come sempre i cambiamenti fanno paura. E mi chiedo se sarò in grado di gestirli.
Sempre troppe domande, lo so ma così stanno le cose.
Un passo avanti e mille domande. Un passo avanti e due indietro. Passo domande, passo, una danza... da qualche parte porterà.
Per ora, forza e coraggio.
Non è il momento di mollare.

... settembre di nuovi inizi e nuove possibilità

Può darsi dipenda dal brusco calo di temperature, più che dall'arrivo in sé del mese di settembre, ma settembre è arrivato e si sente nell'aria che l'estate è finita. Settembre... al di là degli attacchi di panico, mi piace quello che sto provando in questi giorni: è la voglia di cominciare qualcosa di nuovo, qualcosa di vecchio, il desiderio di riprendere il cammino e darsi da fare verso qualcosa.
Credere di poterlo ancora fare. Credere di avere almeno un'altra possibilità.
Concedersi il lusso di sperare ancora.

emozioni

Giornata lavorativa, tra poco comincio con una lezione ma non posso impedirmi di pensare a come stavo ieri più o meno a quest'ora. IN effetti mi rendo conto che, sebbene poi la giornata di ieri sia stata piacevole, l'unica cosa che sembra davvero essermi rimasta impressa è lo stato pietoso in cui stavo prima di uscire di casa, quell'ansia/panico anticipatorio che anche ieri è stato infernale.
Ma la cosa non mi piace, perché se di una giornata poi andata bene, ricordo comunque solo il momento in cui stavo male, be'... sembra sempre più difficile dipanare la matassa...

domenica 3 settembre 2017

festa a pranzo...

Rientro ora dal pranzo. 5 ore andate benissimo. Ma non tanto per dire, davvero bene! Sono uscita di casa alle 11.45 che pensavo di morire da tanto stavo bene... una nausea e il bisogno impellente del bagno per la 4^ volta. Non so grazie a che santo, però sono riuscita distrarmi giusto il tempo di andare là. Guidavo io e già quello mi sembrava un'impresa... e poi... e poi è successo che il tempo è passato, tra una portata, una risata, e due chiacchiere.
E sono STATA BENE!
Ora, cosa conta di questa storia? Che è stato un bel pomeriggio certo, ma sarebbe importante che me lo ricordassi cosi da associare tra i mille ricordi negativi, almeno uno positivo su quello che è successo. Come a dire: forse le altre 999 volte è andata male, ma oggi no per cui al prossimo giro avere un ricordo positivo a cui aggrapparmi.
Certo, sono stanca. Un po' per le tante gocce di ansiolitico prese prima, un po' perché non sono più abituata a stare con la gente, intrattenere conversazioni normali, senza stress, senza maschere, senza finzioni. E anche quando, come oggi, succede, be'... un po' per abitudine resta l'idea di aver falsato un po' i giochi, cosa pesante. In realtà non è così. Per cui... occorre solo riabituarmi all'idea.

inoltre... Il motivo per cui frequento di solito quel luogo, l'oratorio, è il volontariato e in effetti non è detto che in un piccolo centro io possa trovare tutto quello che mi serve... e che magari per qualcosa di più prettamente 'svago e relazioni affettive' mi serva altro. Del resto quasi tutti hanno più punti di riferimento, ma credo di aver sempre sbagliato a non cogliere mai le opportunità più ricreative di quel posto, perché in effetti credo ce ne siano, e parecchie.
Poi, che si debbano aprire di più gli orizzonti è ovvio, ma sarebbe sprecato non cogliere quello che di buono c'è.
In fondo siamo sempre alle solite: se voglio stare bene, stare meglio, occorre aprirsi agli altri. Osare qualcosa di più. Creare nuovi legami. Di nuovo, osare di più.

pranzo a festa

Ok, sto per andare a quel pranzo dove ci saranno circa 150 persone. Ora, fermo restando che nn è un pranzo di nozze nel quale io sono la sposa, mi chiedo e mi domando perché devo essere così agitata. Certo, vedrò parecchia gente ma non interagirò quasi con nessuna, e con molti saranno solo Parole del tipo buongiorno-ciao-come va? Allora perché cavolo mi sento così agitata? Cioè, no, diciamolo meglio: perché sento il panico che monta come un uovo sbattuto?
Sì, è vero, nel corso degli anni i pranzi sono sempre stati difficili, nodo in gola, nausea, poi sempre bisogno di fare pipì, e poi anche altro... quindi come al solito non sto combattendo solo con il pranzo di oggi ma con tutti quelli degli ultimi dodici anni... però... che stufata!!!
Poi per carità, anche il fatto di arrivarci dopo un tormento al cubo di queste ultime settimane presumo abbia il suo peso ma sono stanca.
sarebbe bello tornare ad affrontare una cosa senza pensare ai mille aspetti che potrebbero andare storti, così, per cambiare... :/

sabato 2 settembre 2017

cosa vorrei...

Ci sono desideri che si rincorrono da anni... ad esempio fare un corso di ballo.
Poi vorrei fare del volontariato in modo più concreto.
E poi spunta un desiderio nuovo: vorrei avere un bar mio. Cioè, vorrei avere un posto dove andare ogni giorno, per un caffè, una cioccolata, un cappuccino... che diventi mio, che mi dia uno spazio in cui essere me stessa tra gli altri e magari conoscere qualcuno...
Potrebbe essere un impegno... che sfocia in qualcosa di bello.
Spinta per uscire, per fare due passi, e magari, perché no, per incontrare qualcuno con il tempo.
sogni dolci di inizio settembre che sa d'autunno, di voglia di affetti...

Verso qualcosa di bello.

Se penso alla mia situazione, mi rendo conto di un altro passo avanti: pur nell'ottica comprensiva  di una malattia sottesa ad ogni situazione, piano piano sto sviluppando il tentativo di spezzettare in piccole parti i problemi, dividendoli quindi in sotto-problemi che devono per forza di cose, essere risolti in modi differenti.
Uno di questi è il passare del tempo con le persone per ore. Credo sia diventato un problema per quella maschera che negli anni mi sono costretta ad indossare per poter piacere agli altri. Ora forse è più abitudine e meno convinzione, ma di fatto mi stanca da matti. Per una serie di circostanze, questo mese di settembre mi offrirà vari spunti per trovarmi faccia a faccia con questo lato del problema, per cominciare domani ad un pranzo e lunedì sera ad una riunione.
Credo ci sia solo una soluzione: essere solo me stessa, nel modo più semplice possibile, senza finzioni, senza forzature. Sono sicura che piano piano riuscirò a riprendermi questo aspetto dell'esistenza.
Con molta fatica perché questi 2 appuntamenti mi agitano da settimane. Evitarli però sarà solo causa di peggioramenti.
Per cui di nuovo: programmi, piani, forza nel rispettarli.
Ora dopo ora.
Giorno dopo giorno.
Verso qualcosa di bello.

2 settembre 2017: programmi

Certo che in un paio di giorni l'atmosfera è proprio cambiata: si è passati da una sorta di luglio tardivo fino a giovedì e poi con ieri, 1^ settembre, sembra essere finiti nell'autunno più inoltrato.
C'è un che di romantico in questa atmosfera e non mi dispiace ma può essere anche molto solitario come momento. Sono notti che continuo a sognare che varie mie vicine di casa si scoprono incinte, se ci fossero state le premesse (sesso), verrebbe da dire che il mio inconscio mi sta dicendo che lo sono io, invece credo sia solo un modo per notare che vorrei qualcuno.
Parlando chiaro so di non essere pronta per un rapporto, riesco, o meglio non riesco nemmeno a seguire me e ciò che dovrei. Però so che vorrei che le cose cambiassero.
Per cui, prendiamo ciò che in questi mesi ho fatto di buono e prepariamoci per un nuovo giro di giostra. Più chiara e assertiva per il mio lavoro e volontariato. Più intransigente con me stessa per gli impegni presi.
La stagione estiva ha sicuramente mille pregi, ma come mi ha confermato anche la psicologa giovedì, il caldo accentua alcuni sintomi dell'ansia.
Ora direi che il problema non c'è più. Per cui riprendiamo il programma, cercando nel frattempo di non ignorare quel bisogno di cose nuove che mi assilla da un po', sia nel campo del volontariato, sia per ciò che concerne il tempo libero (corsi di ballo, club di lettura in primis...) e consapevole che ogni giorno è una sorta di cantiere aperto nel quale c'è da lavorare sodo.

venerdì 1 settembre 2017

un'ora alla volta

 Ieri stavo davvero male, e anche questa mattina uscire per una commissione è stata dura. Eppure ora sto un filo meglio. Se ne deduce che passare 10 giorni in casa non è il massimo per la mia malattia. (Ma va?!?)
Per il lavoro che voglio fare seguendo i ragazzi, ed anche se dovessi guadagnare qualcosa scrivendo, il mio sogno.. 💖 💖 ..., fare delle commissioni per tutta la famiglia sarebbe la normalità. Giustamente. Occorre quindi farci l'abitudine.
E non solo: uscire fa anche bene perché ci si stacca un po' da questo ambiente tossico e malsano. Si esce, si prende, anche se solo per un attimo, distanza e così si vedono le cose interne sotto una nuova luce.
E ho davvero bisogno di prospettive nuove. Sempre. Ma soprattutto ora per superare questo stallo.
E dal momento che mi pare, uscire a vanvera mi sia più difficile che uscire per uno scopo, be', allora sotto con le commissioni!!!
Certo, oggi in posta ero terrorizzata dall'avere un attacco di panico, e ieri mentre ero al supermercato, comunque semi deserto e quindi senza ressa né file, sono stata sull'orlo di averne uno. Ero in mezzo al corridoio e quegli scaffali di confezioni tutte uguali mi stavano facendo venire le vertigini e la nausea.
Poi mi sono detta: "Ok, nulla di nuovo. Il solito attacco. Ce la posso fare."
E ce l'ho fatta.
Un giorno alla volta.
Ancora meglio, un'ora alla volta.
Cominciando con settembre.