giovedì 30 aprile 2020
attacco di panico con mascherina
Oggi dopo 14 gg sono dovuta uscire di nuovo, farmacia e supermercato. Sono riuscita a tirarmi insieme solo alle 11 passate, e del resto volevo anche andare tardi per evitare di pranzare con mio zio almeno per un giorno. In ogni caso, tralascio quella storia e mi limito a ciò che è successo in giro. Una tensione assurda sebbene meno delle altre volte. Ma poi ad un certo punto, mentre ero nel supermercato, ho avuto una mega puntata di panico. Ero in mezzo alla corsia e ho avuto una puntata di ansia con nausea, e non riuscendo neanche a fare dei bei respiri per via della mascherina che mi si appiccicava alla bocca, ho avuto minuti in cui stavo per lasciare tutto lì in mezzo e sarei scappata fuori. Per assurdo, era un bel po' che non avevo più una crisi così al super. Forse è normale, forse è solo un accumulo di varie cose. Certo è che prima, quando mi capitava, anche se un po' di nascosto, cercavo il mio flaconcino di ansiolitico e ne prendevo alcune gocce sotto la lingua, cosa che adesso non è fattibile tra guanti e mascherine, per cui non sono riuscita a farvi fronte, se non aspettando semplicemente che passasse, anzi, la costrizione della mascherina, ha mandato alle stelle il malessere. A chi come me soffre di panico, direi che aspettano periodi davvero molto difficili. La necessità di un appiglio per gestire questa paura a più livelli, sarà sempre più necessaria.
martedì 28 aprile 2020
un discorso brutto
Immagino che l'ennesima sirena d'ambulanza in lontananza possa incidere non solo sulla paura, ma anche sul modo del cervello di ragionare. Psicologicamente sono molto provata e sto per fare un discorso brutto, di quelli che se poi succede qualcosa, ti penti di aver fatto, ma sono stanca, la mia salute ne sta risentendo. Oggi mia madre mi ha raccontato di un'altra uscita di mio zio nei confronti di mio padre, qualcosa che mio zio non avrebbe nessun diritto di fare, ma che potrebbe veramente innescare una reazione difficilmente prevedibile.
L'altro giorno mio padre è dato di matto. Mia mamma non ha fatto una piega, io vivo queste situazioni malissimo. Ma far fronte ad un cretino è una cosa, con due non ce la faccio. Per cui quando mia madre mi ha riportato l'ennesima cazzata detta da mio zio, mi sono incazzata. Per ora ho tenuto tutto dentro ma ne ho le palle piene di un adulto di 72 anni che si comporta come un ragazzino bizzoso. Per tutta la sua vita ha avuto persone sempre pronte ad aiutarlo e a riparare le sue cagate, alla fine crede sempre di aver ragione. Quello che ha fatto nella sua vita dimostra che le cose non stanno proprio così, per niente. Si comporta come se tutti gli dovessero qualcosa, fossero in debito con lui quando è vero proprio il contrario. Quando sono in vacanza lontana da qui non mi manca. Non più. Non mi viene neanche in mente. Non è sempre stato così, ovvio, ma le cose soprattutto negli ultimi 5 anni sono profondamente cambiate. E lui sembra sempre sul punto di voler discutere con tutti, provoca, lancia più o meno velatamente insulti a mezzo mondo. Sono stanca. Non lo reggo più. E la verità è che, essendo sempre stato qui in casa, tutti i suoi problemi sono ricaduti su di me molto più di quanto avessi ammesso, è stato alla base dei miei disturbi più di quanto ipotizzato. Scenate, discussioni con mia mamma e mia nonna sono alla base di tutti i ricordi della mia infanzia, banche sempre alle costole, lui che si è sempre fregato di ogni regola, scadenza, spendere sempre soldi che non aveva… i suoi problemi hanno cominciato ad essere la mia quotidianità verso i 10 anni, ha catalizzato le attenzioni di mia madre quando forse ne avevo più bisogno perché ero ancora piccola. Ed è sempre stato così. Spara a zero sul mio panico senza nemmeno sapere cosa sia. Fa un casino dietro l'altro ma pensa di saperla più lunga di tutti ed è oramai evidente che spesso gode a mettere il dito nella piaga. Anche oggi, quando è sempre pronto a giudicare noi, e mai gli errori enormi che continua a fare lui. Forse me ne pentirò domani, ma dopo 26 anni e passa di questo strazio, ho bisogno solo di urlargli un sentito vaffanculo, per il suo egoismo, la sua arroganza.
vaffanculo per la parte di serenità che ha contribuito a togliermi.
Vaffanculo.
L'altro giorno mio padre è dato di matto. Mia mamma non ha fatto una piega, io vivo queste situazioni malissimo. Ma far fronte ad un cretino è una cosa, con due non ce la faccio. Per cui quando mia madre mi ha riportato l'ennesima cazzata detta da mio zio, mi sono incazzata. Per ora ho tenuto tutto dentro ma ne ho le palle piene di un adulto di 72 anni che si comporta come un ragazzino bizzoso. Per tutta la sua vita ha avuto persone sempre pronte ad aiutarlo e a riparare le sue cagate, alla fine crede sempre di aver ragione. Quello che ha fatto nella sua vita dimostra che le cose non stanno proprio così, per niente. Si comporta come se tutti gli dovessero qualcosa, fossero in debito con lui quando è vero proprio il contrario. Quando sono in vacanza lontana da qui non mi manca. Non più. Non mi viene neanche in mente. Non è sempre stato così, ovvio, ma le cose soprattutto negli ultimi 5 anni sono profondamente cambiate. E lui sembra sempre sul punto di voler discutere con tutti, provoca, lancia più o meno velatamente insulti a mezzo mondo. Sono stanca. Non lo reggo più. E la verità è che, essendo sempre stato qui in casa, tutti i suoi problemi sono ricaduti su di me molto più di quanto avessi ammesso, è stato alla base dei miei disturbi più di quanto ipotizzato. Scenate, discussioni con mia mamma e mia nonna sono alla base di tutti i ricordi della mia infanzia, banche sempre alle costole, lui che si è sempre fregato di ogni regola, scadenza, spendere sempre soldi che non aveva… i suoi problemi hanno cominciato ad essere la mia quotidianità verso i 10 anni, ha catalizzato le attenzioni di mia madre quando forse ne avevo più bisogno perché ero ancora piccola. Ed è sempre stato così. Spara a zero sul mio panico senza nemmeno sapere cosa sia. Fa un casino dietro l'altro ma pensa di saperla più lunga di tutti ed è oramai evidente che spesso gode a mettere il dito nella piaga. Anche oggi, quando è sempre pronto a giudicare noi, e mai gli errori enormi che continua a fare lui. Forse me ne pentirò domani, ma dopo 26 anni e passa di questo strazio, ho bisogno solo di urlargli un sentito vaffanculo, per il suo egoismo, la sua arroganza.
vaffanculo per la parte di serenità che ha contribuito a togliermi.
Vaffanculo.
domenica 26 aprile 2020
comincio a chiedermi se l'universo voglia dirmi qualcosa. Oggi ero relativamente più calma e tranquilla. Non rilassata per carità, ma pensando al pranzo mi sembrava di sentire un po' meno tensione. Alle 10.40 mio padre ha avuto una delle sue sfuriate, un turbine di parolacce e improperi. Anche se a due piani di distanza mi sono pietrificata. Tra porte sbattute e le cose allucinanti che gli uscivano di bocca, ho sentito di nuovo i nervi contrarsi. L'ansia è partita di nuovo a mille, e la paura mi ha avvolta da capo a piedi. Scritto così sembra poca cosa, l'ennesima puntata di uno squallido reality, ma io oramai non ho più resistenza. Sebbene poi il momento del pranzo sia stato apparentemente tranquillo, io sono a pezzi. Così anche mia madre, nonostante abbia retto meglio del previsto. Io sto impazzendo, il mio cervello continua ad elaborare strategie, ma non trovo soluzioni. Forse perché non spetta a me trovarle. Forse perché davvero non spetta a me, nel senso che non sono problemi che posso gestire io. E alla fin fine dovrei sbattermene, ma come si fa? DI nuovo penso all'opzione vivere da sola, ma come posso fare con mia mamma? E i soldi da dove li prendo?
E pensare che questa mattina mi ero alzata con il proposito di cercare di far bene. Ieri sera mi ero detta: è inutile pensare a mille cose, non riesco a gestirle. Serve puntare ad una. E visto che non ho la testa per scrivere(e tanto non serve a niente), la scelta era la ginnastica. Solo quella, con qualche mezz'ora di mestieri e di sole, ma fondamentalmente puntare tutto solo sulle 2 ore di ciclette al giorno, poi campo libero a lettura, colorare, tv… insomma tutto ciò che voglio. E invece sono rimasta di nuovo bloccata dalla paura. Se analizzo il malessere che provo, testa, cuore, stomaco… non mi è impossibile che prima dei 40 anni qualcosa vada in tilt. Sto male per cose che mi coinvolgono solo in seconda battuta, che non posso risolvere e dalle quali potrei solo levare le tende.
Ma anche andarmene non è una soluzione possibile.
Così, anche per oggi resta la paura. Forte.
E passerà l'ennesima giornata di merda, rubata alla vita vera.
Tutte le soluzioni prese nella mia famiglia in passato sembrano sempre più sbagliate, dannose e dolorose.
E pensare che questa mattina mi ero alzata con il proposito di cercare di far bene. Ieri sera mi ero detta: è inutile pensare a mille cose, non riesco a gestirle. Serve puntare ad una. E visto che non ho la testa per scrivere(e tanto non serve a niente), la scelta era la ginnastica. Solo quella, con qualche mezz'ora di mestieri e di sole, ma fondamentalmente puntare tutto solo sulle 2 ore di ciclette al giorno, poi campo libero a lettura, colorare, tv… insomma tutto ciò che voglio. E invece sono rimasta di nuovo bloccata dalla paura. Se analizzo il malessere che provo, testa, cuore, stomaco… non mi è impossibile che prima dei 40 anni qualcosa vada in tilt. Sto male per cose che mi coinvolgono solo in seconda battuta, che non posso risolvere e dalle quali potrei solo levare le tende.
Ma anche andarmene non è una soluzione possibile.
Così, anche per oggi resta la paura. Forte.
E passerà l'ennesima giornata di merda, rubata alla vita vera.
Tutte le soluzioni prese nella mia famiglia in passato sembrano sempre più sbagliate, dannose e dolorose.
sabato 25 aprile 2020
Un'ora fa, alle 10 di mattino, avevo già all'attivo 3 attacchi di panico, 2 dei quali piuttosto forti. Non ci siamo per niente. Devo dire che l'idea di ricominciare una terapia psicologica (appena si riaprirà tutto) comincia di nuovo a farsi allettante. Indubbiamente in mezzo al mio malessere, ci sono sicuramente gli effetti della pandemia; credo che in molti, sani ante covid, stiano sperimentando varie forme di disagio ora, figuriamoci i soggetti come me. Nel mio caso però è soprattutto tutto il resto a pesare. Questa mattina ho visto una mia vicina con la sua bimba piccola, poi un vicino dare un bacio a fior di labbra alla sua ragazza. Io ero nel pieno del 3^ attacco, mentre toccavo con mano quanto l'età si faccia sempre più sentire per mia madre, e mentre tutta la situazione in casa diventa sempre più strisciante e tossica.
Anni fa la psicoterapeuta mi aveva consigliato di andare a vivere da sola, per evitare che tutte le vicende famigliari finissero per schiacciarmi. Io che non avevo nemmeno i soldi per la ricarica del telefono, avevo reputato la questione semplicemente come impraticabile. E non era solo una questione economica: stavo troppo male per prendere seriamente in considerazione di vivere da sola. Ma ora ne vedo tutta la parte positiva. Sono anni che miei minuscoli passi avanti vengono travolti dalla tensione che c'è in casa, vengo sepolta da tutti i cazzi degli altri.
Esattamente come quando tutto è partito, più di 20 anni fa.
Può sembrare una sciocchezza per chi non lo prova, ma vivo nella paura ogni minuto. Sono esausta e sfinita. E sempre meno in grado di vedere una soluzione.
Ripartire da capo, seguendo quali direttive? Come si fa a imparare a sbattersene davvero degli altri per stare meglio?
Anni fa la psicoterapeuta mi aveva consigliato di andare a vivere da sola, per evitare che tutte le vicende famigliari finissero per schiacciarmi. Io che non avevo nemmeno i soldi per la ricarica del telefono, avevo reputato la questione semplicemente come impraticabile. E non era solo una questione economica: stavo troppo male per prendere seriamente in considerazione di vivere da sola. Ma ora ne vedo tutta la parte positiva. Sono anni che miei minuscoli passi avanti vengono travolti dalla tensione che c'è in casa, vengo sepolta da tutti i cazzi degli altri.
Esattamente come quando tutto è partito, più di 20 anni fa.
Può sembrare una sciocchezza per chi non lo prova, ma vivo nella paura ogni minuto. Sono esausta e sfinita. E sempre meno in grado di vedere una soluzione.
Ripartire da capo, seguendo quali direttive? Come si fa a imparare a sbattersene davvero degli altri per stare meglio?
venerdì 24 aprile 2020
Oramai i momenti del pranzo stanno diventando un passaggio quotidiano sempre più pesante, teso. Mi rendo conto che in situazioni un po' diverse, avere momenti del pranzo così, potrebbe davvero creare disturbi legati al cibo.
Comunque oggi alla fine fine mi sono resa conto che, in modi sempre meno velati, mio zio manifesta la sua opinione su di me, un'opinione che è sempre meno lusinghiera, anzi! Non fa che sottolineare le mie mancanze unite alla mia età. Il risultato è stato che se persino lui, con i casini che porta avanti da 70 anni, mi prende per il culo, la mia autostima non può che finire direttamente sotto terra. Senza nessun appello.
Mi sembra di essere una persona senza risultati. Che disastro.
Non so più nemmeno che giorno della settimana è, non avevo la speranza che sarei riuscita a sfruttare in senso positivo questo tempo di quarantena-figuariamoci, così tesa…però non avevo nemmeno messo in preventivo l'ennesimo crollo depressivo a questi livelli.
eppure basterebbe un riscontro positivo (e duraturo) per quello che ho fatto fin d'ora.
… è che oramai sono caduti tutti i supporti psicologici su cui potevo contare per l'immagine personale di me stessa. Tocca rifare tutto.
Solo che non riesco a partire da niente.
E invece dovrei chiudere gli occhi, fare un respiro, tagliare fuori tutto e scegliere una cosa, una che posso fare anche ora, senza che questa risenta di ciò che non ho fatto negli anni passati.
Eppure anche fare un respiro e resettare tutto sembra un lusso che non ci si può concedere.
Ma dovrei prendermelo lo stesso.
E al diavolo tutto.
Emozioni negative per emozioni negative, credo mi sia più d'aiuto la rabbia che neanche la tristezza oggi.
Comunque oggi alla fine fine mi sono resa conto che, in modi sempre meno velati, mio zio manifesta la sua opinione su di me, un'opinione che è sempre meno lusinghiera, anzi! Non fa che sottolineare le mie mancanze unite alla mia età. Il risultato è stato che se persino lui, con i casini che porta avanti da 70 anni, mi prende per il culo, la mia autostima non può che finire direttamente sotto terra. Senza nessun appello.
Mi sembra di essere una persona senza risultati. Che disastro.
Non so più nemmeno che giorno della settimana è, non avevo la speranza che sarei riuscita a sfruttare in senso positivo questo tempo di quarantena-figuariamoci, così tesa…però non avevo nemmeno messo in preventivo l'ennesimo crollo depressivo a questi livelli.
eppure basterebbe un riscontro positivo (e duraturo) per quello che ho fatto fin d'ora.
… è che oramai sono caduti tutti i supporti psicologici su cui potevo contare per l'immagine personale di me stessa. Tocca rifare tutto.
Solo che non riesco a partire da niente.
E invece dovrei chiudere gli occhi, fare un respiro, tagliare fuori tutto e scegliere una cosa, una che posso fare anche ora, senza che questa risenta di ciò che non ho fatto negli anni passati.
Eppure anche fare un respiro e resettare tutto sembra un lusso che non ci si può concedere.
Ma dovrei prendermelo lo stesso.
E al diavolo tutto.
Emozioni negative per emozioni negative, credo mi sia più d'aiuto la rabbia che neanche la tristezza oggi.
martedì 21 aprile 2020
Sono le 11 di mattina e sto ascoltando un cd di Zarrillo con un mix di canzoni e fino ad ora ho sentito l'elefante e la farfalla e una rosa blu. Canzoni rispettivamente del 1996 e del 1997. Non ricordo esattamente quando sono uscite, anche se so di conoscerle quasi da sempre. Ma come sempre in questi casi la nostalgia per il passato è forte. Credo sia una nostalgia fatta di due componenti, una è la consapevolezza di aver vissuto bei momenti, l'altra è quella di aver perso tanti anni. Il tutto condito dal fatto di essere sempre stata una ragazza molto empatica ed emotiva, insomma, ho sempre SENTITO tanto, forse anche troppo.
Ma ritirarsi in un passato un po' mitizzato è anche quasi ovvio in questi tempi; tempi nei quali ci sono mille strati di paura diversa. E forti tensioni anche in casa.
Ultimamente mi ritrovo spesso verso le 10 di mattina a guardare un programma che parla di delitti. Mentre lo guardavo l'altra mattina, mi sono resa conto di immaginarmi in un appartamento sola. Di difficile per non dire impossibile fattibilità. Ma significativa del bisogno estremo di avere pace rispetto a questa tensione famigliare che mi stritola lo stomaco. Tensione per la quale, anche riuscire a ritagliarmi una mezz'ora sentendo parlare di delitti di ogni sorta, riesce ad isolarmi e 'rilassarmi'. Stiamo rasentando la follia.
Ragazza d'argento…
Dio, se penso alle ore passate cantando… ora non riesco, perché cantare per me è lasciarsi andare, totalmente. Scollegarmi dal presente e mi sembra di non potermelo permettere. Come se avessi paura di ciò che potrei trovare 'ritornando' nel mondo.
Ma ritirarsi in un passato un po' mitizzato è anche quasi ovvio in questi tempi; tempi nei quali ci sono mille strati di paura diversa. E forti tensioni anche in casa.
Ultimamente mi ritrovo spesso verso le 10 di mattina a guardare un programma che parla di delitti. Mentre lo guardavo l'altra mattina, mi sono resa conto di immaginarmi in un appartamento sola. Di difficile per non dire impossibile fattibilità. Ma significativa del bisogno estremo di avere pace rispetto a questa tensione famigliare che mi stritola lo stomaco. Tensione per la quale, anche riuscire a ritagliarmi una mezz'ora sentendo parlare di delitti di ogni sorta, riesce ad isolarmi e 'rilassarmi'. Stiamo rasentando la follia.
Ragazza d'argento…
Dio, se penso alle ore passate cantando… ora non riesco, perché cantare per me è lasciarsi andare, totalmente. Scollegarmi dal presente e mi sembra di non potermelo permettere. Come se avessi paura di ciò che potrei trovare 'ritornando' nel mondo.
lunedì 20 aprile 2020
Il bisogno di darmi una definizione non sparisce mai, nemmeno per un istante. Dio quanto vorrei guadagnare davvero dai miei libri. Lo vorrei enormemente, per una definizione, ma soprattutto per poter essere me stessa, ed una me stessa economicamente indipendente. Questa emergenza covid-19 ha annullato il tempo di queste settimane, ma per altri versi credo lo abbia anche accelerato verso il bisogno di riguadagnare davvero il senso della propria vita.
E ora, concedendomi il lusso di pensare per pochi secondi al dopo, mi rendo conto di quanto mi mancherà quello che non ho, ma che non potrà esserci per molto altro tempo: possibilità di contatti. Possibilità di conoscere, di frequentare posti, di fare esperienze.
E allora voglio solo essere me stessa. Ho scritto tanti volumetti, ci ho messo tempo, sogni ed emozioni. Vorrei tanto che mi permettessero di essere scrittrice, di serie c o d, ma scrittrice.
Una definizione che è anche riconoscimento. Un pilastro attorno al quale continuare a costruire la mia identità, a darmi risposte.
E una domanda che mi assilla è: cosa posso fare ora? Non ho la forza per aiutare concretamente oggi, e purtroppo non ho soldi per aiutare concretamente oggi e domani. Cosa posso offrire alle persone che saranno in difficoltà, economica soprattutto ma anche psicologica? L'unica cosa che ho è il tempo, che gestisco malissimo, e qualche (oramai non più espressa) capacità di fare lezioni di recupero. Ma a chi ha bisogno di un piatto di pasta da mettere in tavola, come posso essere utile?
La chiave potrebbe essere nella frase che ho scritto: TEMPO CHE GESTISCO MALISSIMO.
Ma la traduzione--> impariamo ad usarlo bene per fare qualcosa di utile per me e per gli altri, è difficile. Ci sono alcune cose che mi interessano, e lo dico da un po', imparare a cucinare, a cucire, a lavorare a maglia e a coltivare qualcosa nell'orto. Ma imparare da zero richiede una costanza che non so più nemmeno dove sta di casa.
Eppure se la mia identità lavorativa vorrei fosse lo scrivere, con l'ausilio di qualche lezione, imparare a gestire la routine domestica, sebbene a livelli base, è per me importante. Forse è nel buttarmi, nel FARE le cose e non solo dirle, che posso trovare la risposta.
il tempo… devo farlo vivere.
Così, forse, potrò aiutare anche gli altri.
E ora, concedendomi il lusso di pensare per pochi secondi al dopo, mi rendo conto di quanto mi mancherà quello che non ho, ma che non potrà esserci per molto altro tempo: possibilità di contatti. Possibilità di conoscere, di frequentare posti, di fare esperienze.
E allora voglio solo essere me stessa. Ho scritto tanti volumetti, ci ho messo tempo, sogni ed emozioni. Vorrei tanto che mi permettessero di essere scrittrice, di serie c o d, ma scrittrice.
Una definizione che è anche riconoscimento. Un pilastro attorno al quale continuare a costruire la mia identità, a darmi risposte.
E una domanda che mi assilla è: cosa posso fare ora? Non ho la forza per aiutare concretamente oggi, e purtroppo non ho soldi per aiutare concretamente oggi e domani. Cosa posso offrire alle persone che saranno in difficoltà, economica soprattutto ma anche psicologica? L'unica cosa che ho è il tempo, che gestisco malissimo, e qualche (oramai non più espressa) capacità di fare lezioni di recupero. Ma a chi ha bisogno di un piatto di pasta da mettere in tavola, come posso essere utile?
La chiave potrebbe essere nella frase che ho scritto: TEMPO CHE GESTISCO MALISSIMO.
Ma la traduzione--> impariamo ad usarlo bene per fare qualcosa di utile per me e per gli altri, è difficile. Ci sono alcune cose che mi interessano, e lo dico da un po', imparare a cucinare, a cucire, a lavorare a maglia e a coltivare qualcosa nell'orto. Ma imparare da zero richiede una costanza che non so più nemmeno dove sta di casa.
Eppure se la mia identità lavorativa vorrei fosse lo scrivere, con l'ausilio di qualche lezione, imparare a gestire la routine domestica, sebbene a livelli base, è per me importante. Forse è nel buttarmi, nel FARE le cose e non solo dirle, che posso trovare la risposta.
il tempo… devo farlo vivere.
Così, forse, potrò aiutare anche gli altri.
sabato 18 aprile 2020
Oggi sono esausta. Ieri il combo posta+supermercato è stato un tour di 2 ore e mezzo fondamentalmente di code. Prevedibile. Difficile. Ansia, preoccupazione… diventa molto complicato per me capire quanto posso reggere così. Ma che si può fare? Nessuno ha idea di come andrà questa cosa, per cui va be', tocca fare un respiro e cercare di non lasciarsi prendere dallo sconforto più nero…
oggi ennesimo punto di nervoso tra mio zio e mio padre. E ennesima mia crisi di panico di conseguenza. Poi guardo fuori una famiglia in cortile con la bimba piccola. E ecco il crollo. Vedo loro e vedo ciò che non ho io, ma soprattutto guardo loro e vedo me stessa schiacciata tra le dinamiche tossiche di due adulti che sembrano dementi. E le cose non vanno bene, perché queste emozioni si insinuano sempre di più dentro di me, come un veleno.
Non trovo il mio spazio nella dinamica di questa famiglia, non saprei come esisterne al di fuori. Oggi ho già preso le gocce 3 volte. Ma le gocce non leniscono il dolore, né la rabbia. Ogni giorni che passa si chiudono finestre di possibilità per il mio futuro, e ci mancava solo sta merda di virus per rendere ancora tutto più uno schifo.
Oggi è dura, oggi è davvero dura.
oggi ennesimo punto di nervoso tra mio zio e mio padre. E ennesima mia crisi di panico di conseguenza. Poi guardo fuori una famiglia in cortile con la bimba piccola. E ecco il crollo. Vedo loro e vedo ciò che non ho io, ma soprattutto guardo loro e vedo me stessa schiacciata tra le dinamiche tossiche di due adulti che sembrano dementi. E le cose non vanno bene, perché queste emozioni si insinuano sempre di più dentro di me, come un veleno.
Non trovo il mio spazio nella dinamica di questa famiglia, non saprei come esisterne al di fuori. Oggi ho già preso le gocce 3 volte. Ma le gocce non leniscono il dolore, né la rabbia. Ogni giorni che passa si chiudono finestre di possibilità per il mio futuro, e ci mancava solo sta merda di virus per rendere ancora tutto più uno schifo.
Oggi è dura, oggi è davvero dura.
giovedì 16 aprile 2020
Mascherina pronta...
...guanti pronti. Domani tocca uscire. Posta più supermercato. E' uno stress allucinante. Ok, domani è pure l'ennesimo venerdì 17 dell'anno, credo sia già il secondo in 4 mesi. Alla fine uno arriva a credere pure a ste cose… :/
Negli ultimi giorni il livello base giornaliero di ansia è di nuovo salito di parecchio. Oramai alla tv è solo un dare i numeri h24, numeri di nuovi malati, numeri di morti, numeri di miliardi di soldi persi. Non so davvero come si possa mantenere una minima sanità mentale. Personalmente mi ha dato fastidio tutto, non sono riuscita a leggere, non sono riuscita a guardare un film… nervosismo misto a noia condite da una paura sempre presente.
Così mi ritrovo alle 21.30 di sera a pensare mentalmente a tutti i gesti che dovrò compiere domani prima di uscire di casa, sperando di non dover fare code infinite da una parte e dall'altra. E poi che si aggiunge nei pensieri? Il fatto che mi venga un attacco di panico mentre sono in fila e che magari, così tanto per, m scappi la pipì ogni due minuti. Sarebbe simpatico davvero… ansia solita del mio panico+ paura per il virus+ pesantezza per tutta la trafila… mi chiedo se alla fine, per esasperazione, il mio cervello finirà con il fregarsene. Dubito in realtà, ma a volte il cervello è parecchio strano.
Questo è ciò che scrivevo un anno fa… persino il mio panico ventennale, se solo, ora sembra qualcosa di ingenuo e rilassante.
che tempi…:(
https://leparoledirebekkaf.blogspot.com/2019/04/los-angeles-credo-che-la-mia-cultura-di.html
https://leparoledirebekkaf.blogspot.com/2019/04/oggi-e-una-bella-giornata-di-sole.html
Negli ultimi giorni il livello base giornaliero di ansia è di nuovo salito di parecchio. Oramai alla tv è solo un dare i numeri h24, numeri di nuovi malati, numeri di morti, numeri di miliardi di soldi persi. Non so davvero come si possa mantenere una minima sanità mentale. Personalmente mi ha dato fastidio tutto, non sono riuscita a leggere, non sono riuscita a guardare un film… nervosismo misto a noia condite da una paura sempre presente.
Così mi ritrovo alle 21.30 di sera a pensare mentalmente a tutti i gesti che dovrò compiere domani prima di uscire di casa, sperando di non dover fare code infinite da una parte e dall'altra. E poi che si aggiunge nei pensieri? Il fatto che mi venga un attacco di panico mentre sono in fila e che magari, così tanto per, m scappi la pipì ogni due minuti. Sarebbe simpatico davvero… ansia solita del mio panico+ paura per il virus+ pesantezza per tutta la trafila… mi chiedo se alla fine, per esasperazione, il mio cervello finirà con il fregarsene. Dubito in realtà, ma a volte il cervello è parecchio strano.
Questo è ciò che scrivevo un anno fa… persino il mio panico ventennale, se solo, ora sembra qualcosa di ingenuo e rilassante.
che tempi…:(
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mercoledì 15 aprile 2020
Mi rendo conto che questo bisogno spasmodico di pensare al futuro in questo momento potrebbe essere la mia rovina. Non avendo appigli in positivo, è solo un soffermarsi su tutti i miei fallimenti che non mi lanciano ponti per obiettivi del futuro. L'unica è il presente, con due sole possibili eccezioni: cercare di perdere peso, tanto, e scrivere. Per il resto devo vivere il presente. Non ho strumenti per lanciarmi oltre. Anche se sembra di perdere tempo, è l'unico modo per non avvelenarmi l'anima. E devo lasciarmi coccolare dalla bellezza che ho intorno.
Godiamoci quello che abbiamo insomma...
Godiamoci quello che abbiamo insomma...
Siamo sempre spinti sin da giovani, in taluni casi sin dall'infanzia, a lavorare per costruire il nostro futuro. Per capire qual è la nostra strada e seguirla. Raggiungere un obiettivo.
(peccato poi basti un affare nanoscopico come un virus per fare andare all'aria tutto, ma immagino quella sia un'altra storia).
In ogni caso… ieri sono stata nell'orto con mio padre per un paio d'ore. C'era il sole, non faceva troppo caldo, un po' di fatica ma non troppa… la condizione ideale per stare concentrata sul presente e non pensare. Sono stata bene. Davvero. Niente ansia, niente di strano. Concentrata sul presente, insomma quello che ci voleva per un po'.
Nel pomeriggio, come era prevedibile, ero tutta un dolore (idem oggi), ma ci poteva stare.
Il brutto è arrivato ieri sera, perché di nuovo, come spesso capita, dal niente mi è arrivata la seguente riflessione: oggi che ho fatto per il mio futuro? Cosa ho costruito? E la risposta non poteva che essere: niente. E la conseguenza di questa risposta è il terreno che mi si apre sotto i piedi come una voragine, perché alla mia età, con già 20 anni di niente alle spalle, sembra non ci sia più tempo per i tentennamenti.
Allora la mia mente mi culla con il sogno di una me parallela, che ha comunque avuto il panico, ma che ad un certo punto è riuscita a farci i conti andando avanti, che è riuscita a laurearsi, che insegna, che ha una famiglia.
Poi torno al presente e mi rendo conto che non posso nemmeno pensare al futuro. Ogni giornata è una sfida ancora troppo complicata, e non capisco il perché. Ogni progetto dovrebbe fare i conti con troppe variabili per riuscire a disegnare scenari verosimili.
E allora mi chiedo…
se fatto bene, per qualche tempo alla mia età, potrebbe bastare ancora solo il presente?
E quando lo scrivo mi accorgo di una grande verità che mi riguarda: non sarebbe 'ancora solo', ma sarebbe 'bastare per la prima volta da decenni', perché diciamoci la verità, un presente fatto bene è qualcosa che non ho da una vita.
(peccato poi basti un affare nanoscopico come un virus per fare andare all'aria tutto, ma immagino quella sia un'altra storia).
In ogni caso… ieri sono stata nell'orto con mio padre per un paio d'ore. C'era il sole, non faceva troppo caldo, un po' di fatica ma non troppa… la condizione ideale per stare concentrata sul presente e non pensare. Sono stata bene. Davvero. Niente ansia, niente di strano. Concentrata sul presente, insomma quello che ci voleva per un po'.
Nel pomeriggio, come era prevedibile, ero tutta un dolore (idem oggi), ma ci poteva stare.
Il brutto è arrivato ieri sera, perché di nuovo, come spesso capita, dal niente mi è arrivata la seguente riflessione: oggi che ho fatto per il mio futuro? Cosa ho costruito? E la risposta non poteva che essere: niente. E la conseguenza di questa risposta è il terreno che mi si apre sotto i piedi come una voragine, perché alla mia età, con già 20 anni di niente alle spalle, sembra non ci sia più tempo per i tentennamenti.
Allora la mia mente mi culla con il sogno di una me parallela, che ha comunque avuto il panico, ma che ad un certo punto è riuscita a farci i conti andando avanti, che è riuscita a laurearsi, che insegna, che ha una famiglia.
Poi torno al presente e mi rendo conto che non posso nemmeno pensare al futuro. Ogni giornata è una sfida ancora troppo complicata, e non capisco il perché. Ogni progetto dovrebbe fare i conti con troppe variabili per riuscire a disegnare scenari verosimili.
E allora mi chiedo…
se fatto bene, per qualche tempo alla mia età, potrebbe bastare ancora solo il presente?
E quando lo scrivo mi accorgo di una grande verità che mi riguarda: non sarebbe 'ancora solo', ma sarebbe 'bastare per la prima volta da decenni', perché diciamoci la verità, un presente fatto bene è qualcosa che non ho da una vita.
lunedì 13 aprile 2020
...voltare pagina, cambiare vita… ricominciare.
Ma come si fa a 36 anni senza un titolo di studio, senza esperienza?
Senza salute?
Non ho esperienza in niente, su cosa dovrebbe basarsi la mia nuova vita se non competenze in nessun settore?
E poi soprattutto… come si fa a trovare e percorrere una strada nuova se tutti gli ostacoli che hanno impedito la vecchia sono ancora qui, tutti uno per uno schierati? penso a mille progetti secondari, che comunque non riuscirò mai a fare (cucito, cucina, orto) solo per nascondere il fatto che non ho nessuna qualifica, nessun lavoro, nessuna credenziale. Ma l'assurdo è, appunto, che con la salute che (non) mi ritrovo, non riuscirei nemmeno a seguire quei passatempi.
Come si ricostruisce una vita?
Nel mio caso probabilmente dalla salute. Eppure anche detta così, non ho la minima idea di dove andare a sbattere la testa. Salute fisica, salute mentale. Ginnastica per l'obesità e la stanchezza, ginnastica per sedare il panico.
Non ho idea di come dovrebbero essere le mie giornate per guadagnare una vita nuova.
nel frattempo sono più vicina ai 40 anni che ai 30.
In questo momento la consapevolezza dei 20 anni buttati è un'onda devastante che mi stritola il petto. Vorrei urlare, spaccare qualcosa.
Perché ho maltrattato così la mia vita?
Perché?
Ma come si fa a 36 anni senza un titolo di studio, senza esperienza?
Senza salute?
Non ho esperienza in niente, su cosa dovrebbe basarsi la mia nuova vita se non competenze in nessun settore?
E poi soprattutto… come si fa a trovare e percorrere una strada nuova se tutti gli ostacoli che hanno impedito la vecchia sono ancora qui, tutti uno per uno schierati? penso a mille progetti secondari, che comunque non riuscirò mai a fare (cucito, cucina, orto) solo per nascondere il fatto che non ho nessuna qualifica, nessun lavoro, nessuna credenziale. Ma l'assurdo è, appunto, che con la salute che (non) mi ritrovo, non riuscirei nemmeno a seguire quei passatempi.
Come si ricostruisce una vita?
Nel mio caso probabilmente dalla salute. Eppure anche detta così, non ho la minima idea di dove andare a sbattere la testa. Salute fisica, salute mentale. Ginnastica per l'obesità e la stanchezza, ginnastica per sedare il panico.
Non ho idea di come dovrebbero essere le mie giornate per guadagnare una vita nuova.
nel frattempo sono più vicina ai 40 anni che ai 30.
In questo momento la consapevolezza dei 20 anni buttati è un'onda devastante che mi stritola il petto. Vorrei urlare, spaccare qualcosa.
Perché ho maltrattato così la mia vita?
Perché?
Ok, fare lavori da casalinga non mi piace, ma tocca. Questa mattina ho fatto 35 minuti di pulizie dei pavimenti. Scrivo 35 minuti perché il fatto che il tutto sia durato così poco è rilevante per il discorso. Finito con il pavimento della cucina, 35 minuti dopo appunti, ero ESAUSTA. Esausta.
Così mi sono seduta, cercando di scartabellare qualcosa tra lo scrivere e aggiornare il mio diario. Mi sono trovata a leggere l'elenco di tutto quello che dovrei fare visto che non lavoro in senso classico, (esempio imparare a cucinare, tenere il giardino, l'orto… insomma tutto quello che concerne l'economia della casa.)
Alle 11 ero seduta al tavolo, alle 11.48 mi è venuto un attacco di panico di una violenza che mi ha travolto. Mi è passato più di un'ora dopo e con un quantitativo di gocce esagerato.
Quindi, per riassumere… mi sono sforzata di fare un minimo di lavori e dopo mezz'ora ero ko, quindi poiché ero già messa male, prendere coscienza di tutto quello che dovrei gestire in casa, ma che non riesco a fare, mi ha fatto partire un attacco che pago ancora adesso, ore 19, cioè 7 ore dopo. Sullo sfondo ovviamente ancora la paura per il covid-19, e questo è scontato.
Sono sempre più preoccupata perché vedere ciò che faccio dal di fuori diventa sempre più frustrante e inaccettabile, ma il corpo non mi segue. E nemmeno la mia mente.
Siamo molto oltre la pigrizia, passo il tempo senza fare niente, perché ho le forze per pochissimo.
Sono esausta e per l'ennesimo lunedì, senza nessuna prospettiva.
Così mi sono seduta, cercando di scartabellare qualcosa tra lo scrivere e aggiornare il mio diario. Mi sono trovata a leggere l'elenco di tutto quello che dovrei fare visto che non lavoro in senso classico, (esempio imparare a cucinare, tenere il giardino, l'orto… insomma tutto quello che concerne l'economia della casa.)
Alle 11 ero seduta al tavolo, alle 11.48 mi è venuto un attacco di panico di una violenza che mi ha travolto. Mi è passato più di un'ora dopo e con un quantitativo di gocce esagerato.
Quindi, per riassumere… mi sono sforzata di fare un minimo di lavori e dopo mezz'ora ero ko, quindi poiché ero già messa male, prendere coscienza di tutto quello che dovrei gestire in casa, ma che non riesco a fare, mi ha fatto partire un attacco che pago ancora adesso, ore 19, cioè 7 ore dopo. Sullo sfondo ovviamente ancora la paura per il covid-19, e questo è scontato.
Sono sempre più preoccupata perché vedere ciò che faccio dal di fuori diventa sempre più frustrante e inaccettabile, ma il corpo non mi segue. E nemmeno la mia mente.
Siamo molto oltre la pigrizia, passo il tempo senza fare niente, perché ho le forze per pochissimo.
Sono esausta e per l'ennesimo lunedì, senza nessuna prospettiva.
domenica 12 aprile 2020
buona Pasqua
è assurdo quello che mi fa crollare in certi momenti. Oggi per esempio, Pasqua, sto guardando in streaming la celebrazione dalla mia parrocchia. E sono scoppiata a piangere. Quanto mi mancano quei momenti che spesso mi facevano stare male per il panico. Quanto mi mancano mille cose diverse. Quanto mi manca quello che non sono.
E comincia a mancarmi la speranza di un poi. Tutto sarà troppo diverso. Sento i cambiamenti che aleggiano nell'aria mentre il pericolo è ancora tutt'altro che passato.
Ogni settimana che passa è sempre più dura. Vedo allontanarsi la normalità che non ho mai avuto.
Oggi è Pasqua, avrei dovuto fare quelle solite gite che mi hanno sempre messo molto a disagio. Non farle in questa occasione mette in luce tutta la voglia di stare bene che ho dentro. Insieme alla paura di non farcela mai.
Ci vorrà una forza enorme per andare avanti, non so dove andare a pescarla.
Forse sempre un giorno alla volta...
E comincia a mancarmi la speranza di un poi. Tutto sarà troppo diverso. Sento i cambiamenti che aleggiano nell'aria mentre il pericolo è ancora tutt'altro che passato.
Ogni settimana che passa è sempre più dura. Vedo allontanarsi la normalità che non ho mai avuto.
Oggi è Pasqua, avrei dovuto fare quelle solite gite che mi hanno sempre messo molto a disagio. Non farle in questa occasione mette in luce tutta la voglia di stare bene che ho dentro. Insieme alla paura di non farcela mai.
Ci vorrà una forza enorme per andare avanti, non so dove andare a pescarla.
Forse sempre un giorno alla volta...
venerdì 10 aprile 2020
nuova quotidianità ai tempi del coronavirus...
… per quelli che già prima avevano qualche difficoltà con la normalità.
Sono andata in Posta. Mi sono alzata alle 7,20 per poter uscire verso le 8, sperando di non incappare in una fila infinita. Obiettivo non molto riuscito, ma poteva essere anche peggio. La posta del mio paese faceva orario continuato da lunedì a venerdì e mezza giornata il sabato, da questa settimana fa solo tre mattine. Immagino abbiano fatto i loro conti, ovviamente però questo non può che significare code ad ogni apertura. E oggi va pure bene, è una bella giornata ancora non troppo calda e non piove. Ma se piovesse? Quasi 50 minuti in coda sotto l'acqua… sarebbe stato interessante. E per le persone anziane? Vedo ostacoli da tutte le parti.
Ad un certo punto poi il panico mio solito è venuto a farmi compagnia, in piedi sul marciapiede in fila… mi mancava il fiato, la mascherina complicava un po' le cose e ho iniziato a sentire vertigini. Di fianco a me chi parlava delle ferie annullate, presumo per Pasqua, e chi sperava di non dover annullare le vacanze per il prossimo capodanno (capodanno sì). Altri parlavano dei lutti che avevano avuto in famiglia e chi era preoccupato che il virus si potesse prendere un'altra volta.
Sentivo le mani sudare dentro i guanti, e la mascherina appiccicata al viso.
Quando è stato il mio turno è stato rapido, avevo cose veloci da fare e poi fuori, mentre la coda si allungava ancora, con altri anziani, altre storie, altri problemi.
Io non ho mai dato per scontato nemmeno fare una fila in posta, 90% delle volte stavo malissimo per il panico, ma vedere che ora nessuno può dare per scontato niente rende davvero tutto diverso.
Abbiamo perso mille comodità che davamo per scontate. La cosa mi confonde, mi agita.
Spero che ci siano le giuste tutele per le persone più fragili, perché anche una coda in piedi per un'ora può essere una fatica enorme per molte persone.
Sono andata in Posta. Mi sono alzata alle 7,20 per poter uscire verso le 8, sperando di non incappare in una fila infinita. Obiettivo non molto riuscito, ma poteva essere anche peggio. La posta del mio paese faceva orario continuato da lunedì a venerdì e mezza giornata il sabato, da questa settimana fa solo tre mattine. Immagino abbiano fatto i loro conti, ovviamente però questo non può che significare code ad ogni apertura. E oggi va pure bene, è una bella giornata ancora non troppo calda e non piove. Ma se piovesse? Quasi 50 minuti in coda sotto l'acqua… sarebbe stato interessante. E per le persone anziane? Vedo ostacoli da tutte le parti.
Ad un certo punto poi il panico mio solito è venuto a farmi compagnia, in piedi sul marciapiede in fila… mi mancava il fiato, la mascherina complicava un po' le cose e ho iniziato a sentire vertigini. Di fianco a me chi parlava delle ferie annullate, presumo per Pasqua, e chi sperava di non dover annullare le vacanze per il prossimo capodanno (capodanno sì). Altri parlavano dei lutti che avevano avuto in famiglia e chi era preoccupato che il virus si potesse prendere un'altra volta.
Sentivo le mani sudare dentro i guanti, e la mascherina appiccicata al viso.
Quando è stato il mio turno è stato rapido, avevo cose veloci da fare e poi fuori, mentre la coda si allungava ancora, con altri anziani, altre storie, altri problemi.
Io non ho mai dato per scontato nemmeno fare una fila in posta, 90% delle volte stavo malissimo per il panico, ma vedere che ora nessuno può dare per scontato niente rende davvero tutto diverso.
Abbiamo perso mille comodità che davamo per scontate. La cosa mi confonde, mi agita.
Spero che ci siano le giuste tutele per le persone più fragili, perché anche una coda in piedi per un'ora può essere una fatica enorme per molte persone.
giovedì 9 aprile 2020
paura
Domani dovrei andare ancora in paese. Dopo una settimana. Se ci penso piango. Ho una paura dell'accidente. Non so quanti anni ci ho messo prima che certe uscite non mi distruggessero il sistema nervoso, e ora, grazie a sto virus, sono più terrorizzata di prima. 20 anni di panico e ora questo. Sono ad un filo dal non riuscire più ad uscire di casa. Ho paura. Vorrei sapere quale sarà il senso della normalità dopo tutto questo. Vorrei saperlo anche per chi la normalità non l'aveva nemmeno prima. Se avrò la grazia di uscirne viva, ne uscirò a pezzi. Non sono frasi retoriche. Sono frasi frutto di 20 anni di panico che mi ha permeato fin dentro le ossa.
Se penso all'ipotesi di fare quello che facevo anche solo due mesi fa con il volontariato, non riesco a stare in piedi.
Di fronte ad un pericolo oggettivo come questo virus io non so più su cosa far leva, a differenza di come era prima per il 'solo' panico.
Non so come farò. Ho paura che semplicemente non farò…
Ho voluto stoppare lo scorso post così, ricordando solo il bello di quel periodo. La chiave era che di fatto, io credevo nella scontata normalità per la mia vita, di avere certi traguardi. Non avere un ragazzo a 11 anni non mi sembrava grave, nell'idea generale che l'avrei comunque avuto, che tutto sarebbe andato bene. Devo dire che, impegnandomi, potrei ricordare la canzone simbolo per ogni cotta che ho avuto. Ad esempio Stella gemella di Ramazzotti, poi Lemon tree, poi La solitudine della Pausini…
E ogni canzone era una nuova delusione.
Che le cose non andassero davvero normalmente, ho cominciato a pensarlo solo verso i 25 anni. Non prima, sebbene non avessi avuto nessuna relazione, perché speravo ancora. Ma a quell'età, 11 anni fa ormai, era chiaro che tutto era andato a scatafascio, nella misura in cui semplicemente non avevo più nessuna relazione sociale. Mi chiedo sempre… se anche solo una cotta fosse stata corrisposta, se anche solo un ragazzo avesse visto qualcosa in me, se avesse dato fiducia a 'noi', sarebbe cambiato qualcosa nella mia vita? Avrei avuto una chance in più per combattere questa depressione/vita annullata dal panico?
Sono oramai circa 5/6 anni che non ho più nemmeno una pseudo cotta, semplicemente perché non incontro più nessuno.
La cosa brutta è che non credo possibile che le cose cambino. Come se, nel mio modo di vivere, non ci fosse più margine di cambiamento.
Sarà così?
E ogni canzone era una nuova delusione.
Che le cose non andassero davvero normalmente, ho cominciato a pensarlo solo verso i 25 anni. Non prima, sebbene non avessi avuto nessuna relazione, perché speravo ancora. Ma a quell'età, 11 anni fa ormai, era chiaro che tutto era andato a scatafascio, nella misura in cui semplicemente non avevo più nessuna relazione sociale. Mi chiedo sempre… se anche solo una cotta fosse stata corrisposta, se anche solo un ragazzo avesse visto qualcosa in me, se avesse dato fiducia a 'noi', sarebbe cambiato qualcosa nella mia vita? Avrei avuto una chance in più per combattere questa depressione/vita annullata dal panico?
Sono oramai circa 5/6 anni che non ho più nemmeno una pseudo cotta, semplicemente perché non incontro più nessuno.
La cosa brutta è che non credo possibile che le cose cambino. Come se, nel mio modo di vivere, non ci fosse più margine di cambiamento.
Sarà così?
Ieri sera, mentre andavo a letto, dalla tv che stava guardando mio padre, è arrivata la canzone dei Ricchi e Poveri, Mi innamoro di te. Il file ricordi si è aperto al volo. Quella canzone credo sia degli inizi anni 1980, ma io ho cominciato ad ascoltarlo più o meno a 10 anni nel 1994 sul 33 giri dei miei genitori. Ero ancora nella fase sigle cartoni animati, ma quel disco, insieme ad uno dei Pooh, avevano cominciato a farmi compagnia in quell'anno. E nello specifico quella canzone era la colonna sonora della mia prima cotta cosciente verso un mio compagno di classe, Marco. Ricordo che gli avevo scritto una lettera con il testo di quella canzone, ricordo che era un'emozione che mi faceva compagnia.
Sempre in quel periodo nelle cartolerie era uscita serie di profumi, 12, ognuno per un segno zodiacale. Io avevo preso il mio e quello di Marco. Gli avevo scritto quella lettera, sognavo su lui, su noi, con le fantasie di una ragazzina di 11 anni. Ricordo la sera della cena di classe alla fine della 5 elementare, come mi ero divertita a vestirmi… non ricordo invece se alla fine gli avevo dato la lettera o no, ricordo però che mi ero divertita un sacco in quel periodo. La cotta non era stata corrisposta, ma i mesi successivi erano stati allegri, solari, freschi, positivi.
Bello ogni tanto riscoprire quei momenti.
https://www.youtube.com/watch?v=aNhEpRcGWFE
Sempre in quel periodo nelle cartolerie era uscita serie di profumi, 12, ognuno per un segno zodiacale. Io avevo preso il mio e quello di Marco. Gli avevo scritto quella lettera, sognavo su lui, su noi, con le fantasie di una ragazzina di 11 anni. Ricordo la sera della cena di classe alla fine della 5 elementare, come mi ero divertita a vestirmi… non ricordo invece se alla fine gli avevo dato la lettera o no, ricordo però che mi ero divertita un sacco in quel periodo. La cotta non era stata corrisposta, ma i mesi successivi erano stati allegri, solari, freschi, positivi.
Bello ogni tanto riscoprire quei momenti.
https://www.youtube.com/watch?v=aNhEpRcGWFE
mercoledì 8 aprile 2020
Altra notte passata in preda a sogni strani, agitati, niente affatto confortevoli. Per questa notte niente sogni sul covid-19, ma sulla mia vita in generale.
Mi sono alzata molto nervosa e stanca, e su questo pesa tutto, ovviamente anche la paura per la malattia, sebbene i piccoli segni confortanti che arrivano dallo studio dei dati. Paura di colpi di coda, paura che il rischio ci sarà sempre…
Ma oggi di fatto è il bilancio della mia vita che pesa più del resto. Mentre lavavo le tazze della colazione vedevo quante cose ci sarebbero state da sistemare il cucina, poi in soggiorno, poi in camera e così via… solo l'idea mi ha fatto venir da piangere, è come se fossi costantemente senza forze per la gestione delle pulizie. Il vuoto della mia vita si fa sempre più pesante, non riesco a fare niente, niente prospettive, niente. E non riesco nemmeno a compensare occupandomi della casa.
Ci saranno tanti, chi non ha avuto lutti, che quando daranno il via libera saranno pronti per riprendere la loro vita, io vedo solo il niente. 36 anni, 20 anni di panico, senza risultati, senza amici, senza relazione, soldi, lavoro… non riesco a trovare la strada.
Giardinaggio, coltivazione dell'orto, imparare a cucire/lavorare a maglia… cucinare. Potrei fare mille cose che potrebbero anche avere un riscontro economico, o per meglio dire potrebbero farmi risparmiare. Idee, tante, che girano nella testa, ma le mie giornate restano perennemente vuote. Sono senza forze, e anche fare piani mi sembra inutile, perché sono solo una presa in giro verso me stessa. In questo lockdown sono cadute tutte le finzioni: volontariato e lezioni. Senza quelli, non c'è niente, ma anche con quelli c'era pochissimo, solo che era comodo fingere. Mi sento sull'orlo del baratro immersa nel vuoto.
Potrei cominciare qualsiasi cosa.
Ma non ce la faccio.
Mi chiedo se, appena possibile, avrebbe senso cominciare una nuova terapia psicologica.
Di fatto la chiusura su me stessa, l'involuzione, è completa.
un bel traguardo.
Almeno i fiori sanno riaprirsi alla vita.
Mi sono alzata molto nervosa e stanca, e su questo pesa tutto, ovviamente anche la paura per la malattia, sebbene i piccoli segni confortanti che arrivano dallo studio dei dati. Paura di colpi di coda, paura che il rischio ci sarà sempre…
Ma oggi di fatto è il bilancio della mia vita che pesa più del resto. Mentre lavavo le tazze della colazione vedevo quante cose ci sarebbero state da sistemare il cucina, poi in soggiorno, poi in camera e così via… solo l'idea mi ha fatto venir da piangere, è come se fossi costantemente senza forze per la gestione delle pulizie. Il vuoto della mia vita si fa sempre più pesante, non riesco a fare niente, niente prospettive, niente. E non riesco nemmeno a compensare occupandomi della casa.
Ci saranno tanti, chi non ha avuto lutti, che quando daranno il via libera saranno pronti per riprendere la loro vita, io vedo solo il niente. 36 anni, 20 anni di panico, senza risultati, senza amici, senza relazione, soldi, lavoro… non riesco a trovare la strada.
Giardinaggio, coltivazione dell'orto, imparare a cucire/lavorare a maglia… cucinare. Potrei fare mille cose che potrebbero anche avere un riscontro economico, o per meglio dire potrebbero farmi risparmiare. Idee, tante, che girano nella testa, ma le mie giornate restano perennemente vuote. Sono senza forze, e anche fare piani mi sembra inutile, perché sono solo una presa in giro verso me stessa. In questo lockdown sono cadute tutte le finzioni: volontariato e lezioni. Senza quelli, non c'è niente, ma anche con quelli c'era pochissimo, solo che era comodo fingere. Mi sento sull'orlo del baratro immersa nel vuoto. Potrei cominciare qualsiasi cosa.
Ma non ce la faccio.
Mi chiedo se, appena possibile, avrebbe senso cominciare una nuova terapia psicologica.
Di fatto la chiusura su me stessa, l'involuzione, è completa.
un bel traguardo.
Almeno i fiori sanno riaprirsi alla vita.
domenica 5 aprile 2020
Immagino he le persone si colleghino ai social per vari motivi, compagnia, condivisione di esperienze… io l'ho fatto, da un account, per trovare persone con idee politiche più simili alle mie, dal momento che nel mio piccolo nella realtà frequento (prima della quarantena) poche persone di cui molte con idee politiche opposte.
Nel tempo però è successo che le varie opinioni mutassero, che seguissero strade diverse, anche in merito alle questioni nuove della pandemia. E allora succede che, alla fine, io mi senta di nuovo a disagio nei confronti di tanti. Il problema ovviamente è mio, ognuno è libero di esprimere le proprie opinioni, e io sarei, in teoria, libera di fregarmene…
Quindi, con calma devo ripetere a me stessa un paio di cose.
1- non siamo obbligati a pensarla tutti alla stessa maniera,
2- non è che, perché uno ha millemila followers, sia per forza nel giusto soprattutto su questioni che non rientrano nel suo campo.
In questo periodo tutti hanno da ridire su tutto. Che pesantezza! Sicuramente è una situazione di merda, complicata e inedita. Nel mondo dei social tutti possono dire la loro, e va bene, ma fortunatamente resta che non tutte le opinioni hanno la stessa autorevolezza. Il gioco è non farsi illudere da questo fatto. Probabilmente però le persone come me, decisamente insicure, sono travolte dai sedicenti esperti tuttologi con miliardi di follower.
Forse aiuta fare un bel respiro, e chiudere tutto ogni tanto!
e Questo è un modo di vedere la questione.
Il problema per me comunque resta questo bisogno spasmodico di trovare riscontro negli altri. Realtà o realtà virtuale, fino a che sarò sempre pressata da questa insicurezza viscerale, mi sarà praticamente impossibile anche solo ipotizzare rapporti con gli altri soddisfacenti. Speriamo in bene.
Nel tempo però è successo che le varie opinioni mutassero, che seguissero strade diverse, anche in merito alle questioni nuove della pandemia. E allora succede che, alla fine, io mi senta di nuovo a disagio nei confronti di tanti. Il problema ovviamente è mio, ognuno è libero di esprimere le proprie opinioni, e io sarei, in teoria, libera di fregarmene…
Quindi, con calma devo ripetere a me stessa un paio di cose.
1- non siamo obbligati a pensarla tutti alla stessa maniera,
2- non è che, perché uno ha millemila followers, sia per forza nel giusto soprattutto su questioni che non rientrano nel suo campo.
In questo periodo tutti hanno da ridire su tutto. Che pesantezza! Sicuramente è una situazione di merda, complicata e inedita. Nel mondo dei social tutti possono dire la loro, e va bene, ma fortunatamente resta che non tutte le opinioni hanno la stessa autorevolezza. Il gioco è non farsi illudere da questo fatto. Probabilmente però le persone come me, decisamente insicure, sono travolte dai sedicenti esperti tuttologi con miliardi di follower.
Forse aiuta fare un bel respiro, e chiudere tutto ogni tanto!
e Questo è un modo di vedere la questione.
Il problema per me comunque resta questo bisogno spasmodico di trovare riscontro negli altri. Realtà o realtà virtuale, fino a che sarò sempre pressata da questa insicurezza viscerale, mi sarà praticamente impossibile anche solo ipotizzare rapporti con gli altri soddisfacenti. Speriamo in bene.
sabato 4 aprile 2020
una gita fuori...
ieri sono dovuta andare in posta, sono uscita dopo 9 giorni. In 30 giorni sono uscita 3 volte. Ogni volta che esco il mondo intorno sembra diverso. C'è una strana vibrazione nell'aria, e anche se ieri c'era più gente dell'ultima volta, il paese era comunque deserto. A me è capitato spesso negli anni di non riuscire ad uscire di casa per settimane, ma quanto è diverso ora che tutti fanno così! :(Fuori dalla posta c'erano una decina di persone in fila, stavamo ad almeno due metri di distanza. Mi ha fatto impressione. Tutti in fila, anche in silenzio. Avvolti da paura e stress. Parole rivolte al minimo, qualche sorriso, molto più che di circostanza, direi di sostegno reciproco. Mentre me ne stavo lì in attesa, e anche una volta a casa, ho ripensato alle mille volte che sono stata in posta. Alla fatica, alle attese a volte molto lunghe. E ne ho sentito la mancanza. Sempre da più parti si sentono esperti che dicono che non saremo più gli stessi. La paura ci impedirà per moltissimo tempo gesti che, fino ad un mese fa, erano la normalità. Ma in fondo non è che servano gli esperti per dirlo. Pare piuttosto evidente a tutti che sarà così.
Ieri sono stata tutto il giorno a pensare all'estate, al mare, alla passeggiata, a quell'atmosfera della mattina, verso le 8. Con il sole che è sorto ma non è ancora a picco sul mare, quelle sfumature dorate, il venticello, il profumo di cappuccino e brioches dei bar… mi manca da morire quell'aspetto, anche perché mi manca da tantissimi anni. E ora l'idea che non sarà più a portata, mi leva il fiato.
La paura si sta insinuando come un serpente nella vita di tutti, sempre più in profondità, sempre più radicata.
Sempre più interconnessa con le mie precedenti paure. Sarà dura. Durissima.
Allo stesso tempo si sentono sempre più spesso storie che fanno bene al cuore. Persone che aiutano, che fanno cose concrete per chi ha bisogno. Dio quanto le ammiro! A volte davvero non mi perdono di essere così codarda.
Ci sarà tanto da fare, dopo. A più livelli.
Se avrò la grazia di esserci ancora, spero di trovare il modo di fare qualcosa anche io per gli altri. Paura, nuove povertà. Ci sarà un sacco da fare.
Spero di riuscire a fare qualcosa.
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