Sono tornata dal mare da circa 24 ore, mi piacerebbe poter dire: "Sono felice di essere a casa, la vacanza è andata benissimo ma ora ho voglia di tornare alla realtà…"
Sì, mi piacerebbe dirlo, ma non posso perché sarebbe una balla enorme.
Quello che posso dire è che aver ripreso subito con alcune lezioni oggi mi ha costretta, volente o nolente a ritornare alla realtà limitando quella malinconia che può diventare così forte da essere dolore che toglie il fiato. Ma tutto quello a cui ho pensato nei giorni scorsi resta. Resta una paura esagerata di non riuscire mai a fare più che guardare gli altri vivere. Loro vivono, io guardo. Ogni singolo aspetto della mia vita deve essere ribaltato e io non ho la forza nemmeno per lavare i piatti. La depressione galoppa, l'ansia pure. La solitudine è il mio stato naturale e i sogni finiscono per fare più male che bene. Eppure i sogni sono l'unica cosa che mi permette di non mollare perché solo la fantasia mi può dare una prospettiva diversa per il mio futuro, la chance che sì, forse posso farcela.
Posso farcela ma come? Da dove cominciare a sistemare questo enorme casino?
Nelle ore passate a pensare, riuscivo ad elaborare mille pensieri diversi, ma non una singola soluzione è venuta fuori. Non una sola, perché ho limiti talmente enormi che ogni cosa è fuori dalla mia portata. E allora forse più che alle cose intere, occorre pensare alle mezze cose, alle cose ridotte ad un terzo.
Ogni pensiero fatto, ogni constatazione, era infarcito di sempre maggiore disperazione. Ho passato momenti bellissimi laggiù, ma ora sanno essere quelli più veritieri, quelli durante in quali non posso nascondermi, ergo diventano quelli più dolorosi.
Ho quasi 34 anni, da quasi 18 sono in preda al panico, e da più o meno una dozzina la mia vita è totalmente fuori dal mio controllo.
Non mi sta più bene.
sabato 30 giugno 2018
constatazioni
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mercoledì 27 giugno 2018
*-*
Che poi.... davanti a uno spettacolo di calma e colori così... una quasi quasi ancora un briciolo di entusiasmo e speranza li prova...
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Quando i sogni non bastano più
Sono passati un po' di giorni da che ho scritto qua sopra. Tra 48 ore sarò a casa e sono distrutta. Se non fosse che mi viene da piangere, ci sarebbe da ridere. Non ho scritto qua, in compenso ho riempito pagine e pagine del diario di carta. Come se scrivere qua sopra con la lentezza dovuta alla tastiera del telefono fosse esasperante per quello che avevo in testa... che poi cosa ho in testa? Solo sofferenza e la coscienza frustrante di essere stata io ad infliggermela negli anni. Io... con le mie paure, con il panico... ed ora eccomi: sola, spaventa da tutto sempre tra un attacco di panico e l'altro, cominciare a credere che no, potrebbe non esserci più tempo per recuperare, non il passato, non ciò che non sto costruendo per il futuro. Ho sempre sognato ad occhi aperti un sacco. Be'... ora non ci riesco più perché non riesco a crederci nemmeno un pochino. Non credo più ai sogni. Senza sogni cosa resta? Forse un ritorno alla realtà.
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venerdì 22 giugno 2018
Abbiamo due vite?
Mi pare che sempre più spesso si senta in giro quella frase sull' avere due vite e che la seconda cominci quando ci rendiamo conto di averne una sola. Premetto che è una frase che adoro, non posso che chiedermi se valga davvero per tutti... no, perché io sono circa 10 anni che mi sto rendendo conto di buttare nel water l'unica vita che ho ma non noto miglioramenti. Oggi mi sono costretta ad uscire almeno un'ora tra le 17 e le 18. Ok, fa caldo, ok per il mio problema di peso non riesco a vestirmi in modo evidentemente adeguato, ma il problema era il panico che mi prendeva la bocca dello stomaco. Non sta cambiando niente, se non che c'è sempre meno tempo... e non posso impedirmi di piangere perché sto perdendo TUTTO.
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Come in un labirinto
Ok, ormai sono qui in vacanza da quasi sei giorni, circa a metà del tempo totale. Come va? Insomma, direi... il problema grosso è che non riesco a smettere di pensare al passato. Vedo gente in spiaggia e penso. Se sono adolescenti, penso a quando la mia vita ha cominciato ad andare a scatafascio, se sono coetanei con famiglia penso a ciò che non sono in grado di vivere, se sono più o meno coetanei ma single immagino tutto ciò che faranno per rendere piena e piacevole la loro estate... e io invece mi sento bloccata all'estate dei miei 18 anni, nel 2002, quando dopo un anno di panico cominciavo a capire quante cose stavano cambiando. La prima estate in cui cominciavo a sentirmi sola... e dopo 16 anni eccomi qui... ancora sola, incapace di godermi una vacanza al mare, terrorizzata dal tempo che passa, da ciò che non vivrò, frustata per ciò che non ho vissuto. Chiusa in un labirinto di cui non trovo l'uscita.
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martedì 19 giugno 2018
Voglio concedermi una chance davvero
Ho passato più o meno tre ore oggi camminando sulla passeggiata. Indubbiamente mi ha fatto bene: aria, sole... ne ho un gran bisogno. Però ho come la sensazione che ci sia meno ingenuità rispetto alla scorsa estate. Perché dico questo? Intanto c'è molta più gente e almeno in parte questo mi rende meno rilassata anche in casa, poi mi rendo conto che di fatto io passo le ore guardando chi in spiaggia vive. Loro vivono, io guardo. Tremando ogni volta che qualcuno mi si avvicina per parlare, fosse solo per chiedere se il posto accanto a me era libero come ha fatto oggi una signora che avrà avuto quasi 80 anni... figuriamoci come starei se fosse un ragazzo ad avvicinarsi... figuriamoci fosse Marco. La gente vive io la guardo spaventata. Per questo questa vacanza sa meno di sogni e più di realtà: perché mi fa paura la mia situazione ma non sono più disposta immagino a chiudere gli occhi, ad accettare questo. Perché io voglio riprendermi quello che mi sono autorità. Io voglio concedermi una chance.
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lunedì 18 giugno 2018
Ora... Non è per farla tanto lunga ma essere stata maluccio settimana scorsa, mi ha fatto arrivare qui in vacanza un pochino in sordina. Niente patemi d'ansia alla partenza e anche ora è tutto un po', come dire, sfumato. eppure non è servito molto per rendermi conto quanto sia diventato essenziale per me la salute e la capacità di vivere una vita sana, piena, qualcosa che possa davvero soddisfare alla mia età. Il desiderio di una vita sana ribalta ogni presunta priorità e mi urla: datti da fare! !! Ovviamente ho già rivisto il bagnino del mio perenne batticuore estivo. Ovviamente i sogni galoppano. Eppure, curiosamente, a prevalere è la voglia di una viva realtà.
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venerdì 15 giugno 2018
dunque... (48 ore dopo)
... il telefono continua ad essere spento e io continuo a stare poco bene, rendendo probabile l'ennesimo slittamento della partenza per il mare che in realtà per significa lasciar perdere perché tutti questi cambi di programma non li reggo.
Quindi… non sto bene e sono triste, rendendomi conto che l'idea che la vacanza per me salti, si sta facendo via via più concreta. Ma non solo per questo.
Sì, in questi giorni è più un malessere obiettivo, ma ripensandoci, quante volte rischiavo di far saltare un impegno, o comunque l'ho vissuto malissimo, a causa di un mal di pancia? Nell'ultimo anno una marea, praticamente ogni uscita del mercoledì più un cospicuo numero di altre. E qui di obiettivo c'è solo l'ansia livello allarme che provavo ogni volta, e che rende anche questo malessere peggio di quanto sarebbe dal momento che sono sicura che la mano sia calcata proprio perché sono arrivata a fine settimana scorsa uno straccio.
Quindi 2... sono triste perché ho tutto da fare, da sistemare, limiti da porre, limiti da non superare, limiti da cui partire… limiti da smantellare. Non si può vivere una vita sull'orlo costante della paura. I giorni in cui non sto bene nel senso più fisico, come questi, sono anche i momenti che la mia vita di tutti i giorni mi dà il voltastomaco. Devo ambire a qualcosa di più, se non altro a livello di salute.
Continuo a pormi dubbi sul mio futuro lavorativo, e faccio bene, ma finché la mia quotidianità sarà interamente impegnata sul controllo delle mie funzioni intestinali, conditi da mal di testa, paura di dover far sempre pipì, paura di svenire e via di seguito, non ho nemmeno il tempo, per dire, di pensare a fare qualcosa, controllata solo dalla paura.
E direi anche…
che palle!!!
Quindi… non sto bene e sono triste, rendendomi conto che l'idea che la vacanza per me salti, si sta facendo via via più concreta. Ma non solo per questo.
Sì, in questi giorni è più un malessere obiettivo, ma ripensandoci, quante volte rischiavo di far saltare un impegno, o comunque l'ho vissuto malissimo, a causa di un mal di pancia? Nell'ultimo anno una marea, praticamente ogni uscita del mercoledì più un cospicuo numero di altre. E qui di obiettivo c'è solo l'ansia livello allarme che provavo ogni volta, e che rende anche questo malessere peggio di quanto sarebbe dal momento che sono sicura che la mano sia calcata proprio perché sono arrivata a fine settimana scorsa uno straccio.
Quindi 2... sono triste perché ho tutto da fare, da sistemare, limiti da porre, limiti da non superare, limiti da cui partire… limiti da smantellare. Non si può vivere una vita sull'orlo costante della paura. I giorni in cui non sto bene nel senso più fisico, come questi, sono anche i momenti che la mia vita di tutti i giorni mi dà il voltastomaco. Devo ambire a qualcosa di più, se non altro a livello di salute.
Continuo a pormi dubbi sul mio futuro lavorativo, e faccio bene, ma finché la mia quotidianità sarà interamente impegnata sul controllo delle mie funzioni intestinali, conditi da mal di testa, paura di dover far sempre pipì, paura di svenire e via di seguito, non ho nemmeno il tempo, per dire, di pensare a fare qualcosa, controllata solo dalla paura.
E direi anche…
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mercoledì 13 giugno 2018
dunque...
...alla fine ho scoperto che il fatto che io domenica e lunedì stessi così male, poteva dipendere almeno in parte dall'avere la febbre tra i 38 e 38.6. Ora… una rottura di scatole che mi farà posticipare di qualche giorno la partenza per il mare, ma più che altro lo spunto, come qualsiasi cosa, per pensare. Pensare, a che?
1- ogni volta che sto male, sento sempre più importante riappropriarmi della vita negli altri giorni, mandando al diavolo il panico. Lo sento, poi da qui a viverlo, ciao…
2-mi ha snervato dover cambiare i piani all'ultimo, ma francamente credo che nessuno sia contento di ammalarsi.
3- mia mamma, dando voce ai miei pensieri nascosti, ha espresso il timore che questo malessere fosse dovuto, almeno in parte, allo stress per l'incontro con quei genitori che non volevo vedere. ora, potrebbe essere così? Potrebbe essere stata una risposta allo stress che mi hanno generato nelle settimane scorse?
il punto è che non so affrontarli. A causa loro ho il telefono spento da due giorni, (e tra l'altro… ho come la sensazione che da quando ho cominciato ad ammettere questo problema, si stia verificando ancora più del solito… :/). E' un incubo, mi sono pure inventata delle balle con i miei sul pagamento perché sono talmente in difficoltà che potrei arrivare a non farmi più nemmeno sentire perdendo ciò che mi devono per maggio.
e questa cosa, nn comunicare anche a costo di perdere soldi, l'ho avvertita anche per un'altra questione… in realtà mi pare che sia piuttosto precipitata come storia, cioè le situazioni problematiche sembrano aumentare in modo esponenziale.
mi si chiede di essere adulta, ma onestamente mi sembra di non esserne capace. Questa è la verità. E la domanda è sempre: da che parte si comincia?
Risposta, almeno in questo caso, accendere il telefono… sembra facile no? Solo un tasto ma...
1- ogni volta che sto male, sento sempre più importante riappropriarmi della vita negli altri giorni, mandando al diavolo il panico. Lo sento, poi da qui a viverlo, ciao…
2-mi ha snervato dover cambiare i piani all'ultimo, ma francamente credo che nessuno sia contento di ammalarsi.
3- mia mamma, dando voce ai miei pensieri nascosti, ha espresso il timore che questo malessere fosse dovuto, almeno in parte, allo stress per l'incontro con quei genitori che non volevo vedere. ora, potrebbe essere così? Potrebbe essere stata una risposta allo stress che mi hanno generato nelle settimane scorse?
il punto è che non so affrontarli. A causa loro ho il telefono spento da due giorni, (e tra l'altro… ho come la sensazione che da quando ho cominciato ad ammettere questo problema, si stia verificando ancora più del solito… :/). E' un incubo, mi sono pure inventata delle balle con i miei sul pagamento perché sono talmente in difficoltà che potrei arrivare a non farmi più nemmeno sentire perdendo ciò che mi devono per maggio.
e questa cosa, nn comunicare anche a costo di perdere soldi, l'ho avvertita anche per un'altra questione… in realtà mi pare che sia piuttosto precipitata come storia, cioè le situazioni problematiche sembrano aumentare in modo esponenziale.
mi si chiede di essere adulta, ma onestamente mi sembra di non esserne capace. Questa è la verità. E la domanda è sempre: da che parte si comincia?
Risposta, almeno in questo caso, accendere il telefono… sembra facile no? Solo un tasto ma...
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lunedì 11 giugno 2018
lunedì di ordinario malessere
Dopo la giornata assurda di ieri, oggi non posso che essere ancora ko, con la pancia che fa le bizze, sento lo stomaco attorcigliato come un fusillo e la pancia non è da meno.
In effetti ieri è stata davvero una giornata pesante, finita con me che piangevo prima di dormire, con le lacrime che scivolavano sul cuscino. E come da copione poi tutto questo da psicologico, diventa malessere fisico con la sensazione di avere i fuochi d'artificio in pancia, sì, non è fine né delicato ma è quello che provo. E alle 14 so di dover fare una cosa che mi costerà una fatica enorme, ammesso di riuscire ad andare, incontrare quei genitori che francamente non sopporto, Ora la cosa curiosa è che sin dalla prima volta che li ho visti ho avvertito questo, senza scomodare magie e premonizioni, ma fermandomi all'istinto, devo promettere a me stessa che non succederà più. Ogni volta che avrò quella sensazione (che di fatto quest'anno ho avuto solo con loro e con la madre dell'altra ragazza che poi è venuta 5 volte su 13 e poi ha chiuso tutto), devo promettermi che le darò retta. Perché non è uno scappare dalle situazioni difficili, voglio dire con l'altra ragazza la situazione è davvero difficile ma non mi sognerei mai di mollarla, se non mi mollano loro, perché è diverso. Ma il rispetto è una cosa di cui non posso fare a meno, e se è vero che sono io che devo concedermelo in primis, è vero che non ho esattamente bisogno di circondarmi di teste di cazzo, in questo momento.
E sì, avrò meno soldi forse, ma in fondo evitare di spenderli in cazzate varie, come borse di dolci e decine e decine di libri, era anche un po' un obiettivo a cui puntare. Forse mancando la materia prima andrà meglio. E' che semplicemente non può andare avanti così.
Crisi come quella di ieri mi mettono talmente sottosopra da farmi stare male per giorni… altro che essere felice perché sabato sono riuscita a portare e riprendere mia mamma in paese. Onestamente mi spiace che non vedrò la psicologa per quasi un mese perché questa caduta deve essere esaminata, senza tornare ad Adamo ed Eva,, ma guardandola solo sull'oggi. Sul senso che ha avuto oggi, perché io non riesco proprio a vederlo il senso. Sì, sono stata un po' sottosopra (un po' tanto) per telefono e guida, e confronti su ogni fronte… ma il vero problema è il confronto con me stessa. Il modo in cui voglio vivere, le cose contro le quali combattere, quelle che devo lasciarmi alle spalle.
Può essere un controsenso visto come sto, eppure proprio da venerdì sera dopo la buca lavorativa, una parte di me, ancora troppo piccola è vero, ha riaperto gli occhi con la sensazione che è proprio vero che le corde le ho in mano io e che posso esprimere me stessa. Posso esprimere il rispetto per me stessa, ora sì. Posso alzare la testa con fierezza e non lasciare a nessuno la possibilità di trattarmi, involontariamente o meno, come una pezza da piedi.
E su questa piccola speranza devo farmi forza.
Perché davvero, BASTA.
In effetti ieri è stata davvero una giornata pesante, finita con me che piangevo prima di dormire, con le lacrime che scivolavano sul cuscino. E come da copione poi tutto questo da psicologico, diventa malessere fisico con la sensazione di avere i fuochi d'artificio in pancia, sì, non è fine né delicato ma è quello che provo. E alle 14 so di dover fare una cosa che mi costerà una fatica enorme, ammesso di riuscire ad andare, incontrare quei genitori che francamente non sopporto, Ora la cosa curiosa è che sin dalla prima volta che li ho visti ho avvertito questo, senza scomodare magie e premonizioni, ma fermandomi all'istinto, devo promettere a me stessa che non succederà più. Ogni volta che avrò quella sensazione (che di fatto quest'anno ho avuto solo con loro e con la madre dell'altra ragazza che poi è venuta 5 volte su 13 e poi ha chiuso tutto), devo promettermi che le darò retta. Perché non è uno scappare dalle situazioni difficili, voglio dire con l'altra ragazza la situazione è davvero difficile ma non mi sognerei mai di mollarla, se non mi mollano loro, perché è diverso. Ma il rispetto è una cosa di cui non posso fare a meno, e se è vero che sono io che devo concedermelo in primis, è vero che non ho esattamente bisogno di circondarmi di teste di cazzo, in questo momento.
E sì, avrò meno soldi forse, ma in fondo evitare di spenderli in cazzate varie, come borse di dolci e decine e decine di libri, era anche un po' un obiettivo a cui puntare. Forse mancando la materia prima andrà meglio. E' che semplicemente non può andare avanti così.
Crisi come quella di ieri mi mettono talmente sottosopra da farmi stare male per giorni… altro che essere felice perché sabato sono riuscita a portare e riprendere mia mamma in paese. Onestamente mi spiace che non vedrò la psicologa per quasi un mese perché questa caduta deve essere esaminata, senza tornare ad Adamo ed Eva,, ma guardandola solo sull'oggi. Sul senso che ha avuto oggi, perché io non riesco proprio a vederlo il senso. Sì, sono stata un po' sottosopra (un po' tanto) per telefono e guida, e confronti su ogni fronte… ma il vero problema è il confronto con me stessa. Il modo in cui voglio vivere, le cose contro le quali combattere, quelle che devo lasciarmi alle spalle.
Può essere un controsenso visto come sto, eppure proprio da venerdì sera dopo la buca lavorativa, una parte di me, ancora troppo piccola è vero, ha riaperto gli occhi con la sensazione che è proprio vero che le corde le ho in mano io e che posso esprimere me stessa. Posso esprimere il rispetto per me stessa, ora sì. Posso alzare la testa con fierezza e non lasciare a nessuno la possibilità di trattarmi, involontariamente o meno, come una pezza da piedi.
E su questa piccola speranza devo farmi forza.
Perché davvero, BASTA.
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domenica 10 giugno 2018
Prima domenica sera delle vacanze 2018
Prima domenica sera delle vacanze 2018 e io sono in camera e sto uno straccio. Le cause sono 4 eppure nessuna di esse dovrebbe essere un vero motivo.
1-ho letto un libro bellissimo su una storia tra adolescenti.
2-continuo a pensare alla mia adolescenza.
3-penso alla partenza per il mare.
4-domani devo vedere i genitori con cui mi sono arrabbiata un sacco venerdì.
allora, sono motivi perché mi fanno stare male tutti e 4; riguardo ai primi 2 punti perché non mi passa la rabbia/tristezza per un'adolescenza non vissuta. E se non supero la cosa, sarà sempre più un problema. Mi mancano i momenti che non ho vissuto, mi mancano gli ultimi istanti che ho vissuto con normalità, per questo poi una bella storia d'amore, anche se su carta, di 2 diciottenni mi spianta. Solo che il passato non cambierà mai! Non spunterà all'improvviso nei miei ricordi un amore vissuto… e poi non è solo quello che non è stato allora… è che ho la sensazione che se fossero andati bene quegli anni, la strada sarebbe stata diversa. Sì, so che sarebbe potuto succedere comunque di tutto ma non mi sentirei così incompleta, così vuota, così irrisolta, perché probabilmente qualcosa in più avrei fatto della mia vita. E onestamente ci sarebbe voluto davvero poco.
Ricordo che tanti anni fa, ognuno aveva la sua teoria in merito, qualcuno mi diceva che sarei stata meglio all'università, qualcuno quando avessi elaborato questo o quel problema… qualcuno facendo questa o quella cura (fiori di bach, omeopatia…). Non ha funzionato niente. Un'amica di mia mamma invece se ne uscì dicendo: "Starà meglio quando avrà un ragazzo.", in effetti dopo circa 15 anni non posso ancora né confermare né smentire la sua teoria, visto che un ragazzo ancora non l'ho avuto, ma sono certa che mi avrebbe fatto un gran bene, cazzo. Sono certa che mi avrebbe regalato qualcosa di normale da vivere e a cui aggrapparmi, per andare avanti percorrendo altri momenti normali.
Il punto 3 bo… è solo una sensazione di paura. Perché mi sbatterà di fronte un ambiente in cui non ho nulla da cogliere, che mi farà sentire male, che mi farà stare peggio al ritorno… come l'anno scorso.
Per il 4, ho paura di vederli e sono incazzata con me per questo, perché sono loro in torto marcio e se mai dovrei essere arrabbiata con loro. Ma esigo rispetto per me stessa, e la prima a dovermelo dare sono io, anche nella gestione di questo tipo di cose. E' lavoro, e il lavoro non sempre è facile, ma non posso permettere che mi faccia così male. La mancanza di rispetto non la accetto più, e se gli altri continuano a comportarsi male, io devo fare in modo di fregarmene.
quindi, ore 21.40 della prima domenica sera delle vacanze 2018... attacco di panico, ma di quelli fortissimi, in corso da ore.
evviva.
1-ho letto un libro bellissimo su una storia tra adolescenti.
2-continuo a pensare alla mia adolescenza.
3-penso alla partenza per il mare.
4-domani devo vedere i genitori con cui mi sono arrabbiata un sacco venerdì.
allora, sono motivi perché mi fanno stare male tutti e 4; riguardo ai primi 2 punti perché non mi passa la rabbia/tristezza per un'adolescenza non vissuta. E se non supero la cosa, sarà sempre più un problema. Mi mancano i momenti che non ho vissuto, mi mancano gli ultimi istanti che ho vissuto con normalità, per questo poi una bella storia d'amore, anche se su carta, di 2 diciottenni mi spianta. Solo che il passato non cambierà mai! Non spunterà all'improvviso nei miei ricordi un amore vissuto… e poi non è solo quello che non è stato allora… è che ho la sensazione che se fossero andati bene quegli anni, la strada sarebbe stata diversa. Sì, so che sarebbe potuto succedere comunque di tutto ma non mi sentirei così incompleta, così vuota, così irrisolta, perché probabilmente qualcosa in più avrei fatto della mia vita. E onestamente ci sarebbe voluto davvero poco.
Ricordo che tanti anni fa, ognuno aveva la sua teoria in merito, qualcuno mi diceva che sarei stata meglio all'università, qualcuno quando avessi elaborato questo o quel problema… qualcuno facendo questa o quella cura (fiori di bach, omeopatia…). Non ha funzionato niente. Un'amica di mia mamma invece se ne uscì dicendo: "Starà meglio quando avrà un ragazzo.", in effetti dopo circa 15 anni non posso ancora né confermare né smentire la sua teoria, visto che un ragazzo ancora non l'ho avuto, ma sono certa che mi avrebbe fatto un gran bene, cazzo. Sono certa che mi avrebbe regalato qualcosa di normale da vivere e a cui aggrapparmi, per andare avanti percorrendo altri momenti normali.
Il punto 3 bo… è solo una sensazione di paura. Perché mi sbatterà di fronte un ambiente in cui non ho nulla da cogliere, che mi farà sentire male, che mi farà stare peggio al ritorno… come l'anno scorso.
Per il 4, ho paura di vederli e sono incazzata con me per questo, perché sono loro in torto marcio e se mai dovrei essere arrabbiata con loro. Ma esigo rispetto per me stessa, e la prima a dovermelo dare sono io, anche nella gestione di questo tipo di cose. E' lavoro, e il lavoro non sempre è facile, ma non posso permettere che mi faccia così male. La mancanza di rispetto non la accetto più, e se gli altri continuano a comportarsi male, io devo fare in modo di fregarmene.
quindi, ore 21.40 della prima domenica sera delle vacanze 2018... attacco di panico, ma di quelli fortissimi, in corso da ore.
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sabato 9 giugno 2018
e una piccola crepa...
Circa 40 minuti fa ho accompagnato mia madre in paese in auto. Poi andrò a riprenderla, in ogni caso l'uscita mi è costata più o meno 10 minuti di tempo. Ansia relativamente bassa, ma un discreto mal di testa. Posso dire però che, almeno in apparenza, è andata bene.
Certo, è ovvio quanto sembri ridicolo sentire che UN'USCITA DI 10 MINUTI TRA ANDATA E RITORNO PERCORSA SENZA ANSIA è UN SUCCESSO. Per chi non ha mai avuto a che fare con il panico a livelli invalidanti, lo sembrerà senza dubbio, per chi invece prova ogni giorno, più volte al giorno, i 'magici effetti' di questa malattia, forse meno.
17 anni… e sì, posso dire che in qualcosa almeno, le cose vanno meglio. E allora sento un dovere nei miei confronti, quello di cavalcare l'onda. Oggi a tavola parlavo della questione dell'obesità, e di come quel singolo problema sia, di fatto, almeno doppio, nella misura in cui, anche il panico fa sempre parte del quadro. Per me, in questa fase, l'aspetto più invalidante, dopo il panico, è l'obesità, ma il panico si insinua ovunque, rendendo ogni percorso una gigantesca corsa ad ostacoli. Controllo del cibo? Quasi impossibile: se il panico rende le mie giornate complicate, è sul cibo che trovo sfogo. Movimento? Idem, tra vertigini, nausea, mancanza di fiato.
Sembrerebbe un circolo infinito senza soluzione. Eppure proprio nell'uscita di 10 minuti che è andata bene oggi, può esistere la soluzione, perché nell'enorme muraglia che è il panico, nell'enorme muro che mi divide da una vita decente, comincia a intravedersi qualche piccolissima, microscopica crepa. Non quelle che riescono da sole a far venire giù tutto, ma quelle che permettono una qualche mossa. Sta a me sfruttarle, insinuarmi con chiodo e scalpello in quel muro e cercare di aprire un varco. Non esistono scorciatoie, e sarà faticoso, pesante, doloroso ( me lo ha confermato anche la psicoterapeuta ieri), ma quanto è doloroso ogni tanto svegliarsi e rendersi conto che si è in una bolla che ci divide da ogni cosa? Che ci isola da tutto?
Sono seduta qui a questo tavolo in questa sala e rivedo le scene delle feste tra di quando ero una ragazzina serena, rivedo i momenti piacevoli, rivedo l'impegno nel fare il mio dovere, rivedo anche le lacrime versate a volte. Rivedo una vita che pure senza eccessi, era piena.
Poi sposto lo sguardo sullo specchio e mi vedo ora. 18 anni dopo, 60 chili in più, quasi tutte le caselle delle esperienze più importanti ancora vuote…
ma, appunto, una piccola crepa nel muro, e qualche, forse più di qualche, possibilità ancora a disposizione. Tutto sta nel capire se sono pronta a combattere davvero. Se voglio almeno provarci sul serio.
Certo, è ovvio quanto sembri ridicolo sentire che UN'USCITA DI 10 MINUTI TRA ANDATA E RITORNO PERCORSA SENZA ANSIA è UN SUCCESSO. Per chi non ha mai avuto a che fare con il panico a livelli invalidanti, lo sembrerà senza dubbio, per chi invece prova ogni giorno, più volte al giorno, i 'magici effetti' di questa malattia, forse meno.
17 anni… e sì, posso dire che in qualcosa almeno, le cose vanno meglio. E allora sento un dovere nei miei confronti, quello di cavalcare l'onda. Oggi a tavola parlavo della questione dell'obesità, e di come quel singolo problema sia, di fatto, almeno doppio, nella misura in cui, anche il panico fa sempre parte del quadro. Per me, in questa fase, l'aspetto più invalidante, dopo il panico, è l'obesità, ma il panico si insinua ovunque, rendendo ogni percorso una gigantesca corsa ad ostacoli. Controllo del cibo? Quasi impossibile: se il panico rende le mie giornate complicate, è sul cibo che trovo sfogo. Movimento? Idem, tra vertigini, nausea, mancanza di fiato.
Sembrerebbe un circolo infinito senza soluzione. Eppure proprio nell'uscita di 10 minuti che è andata bene oggi, può esistere la soluzione, perché nell'enorme muraglia che è il panico, nell'enorme muro che mi divide da una vita decente, comincia a intravedersi qualche piccolissima, microscopica crepa. Non quelle che riescono da sole a far venire giù tutto, ma quelle che permettono una qualche mossa. Sta a me sfruttarle, insinuarmi con chiodo e scalpello in quel muro e cercare di aprire un varco. Non esistono scorciatoie, e sarà faticoso, pesante, doloroso ( me lo ha confermato anche la psicoterapeuta ieri), ma quanto è doloroso ogni tanto svegliarsi e rendersi conto che si è in una bolla che ci divide da ogni cosa? Che ci isola da tutto?
Sono seduta qui a questo tavolo in questa sala e rivedo le scene delle feste tra di quando ero una ragazzina serena, rivedo i momenti piacevoli, rivedo l'impegno nel fare il mio dovere, rivedo anche le lacrime versate a volte. Rivedo una vita che pure senza eccessi, era piena.
Poi sposto lo sguardo sullo specchio e mi vedo ora. 18 anni dopo, 60 chili in più, quasi tutte le caselle delle esperienze più importanti ancora vuote…
ma, appunto, una piccola crepa nel muro, e qualche, forse più di qualche, possibilità ancora a disposizione. Tutto sta nel capire se sono pronta a combattere davvero. Se voglio almeno provarci sul serio.
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giugno...
Primo giorno di vacanze… sì, ufficialmente per molti tra esami, stage, e corsi di recupero, le vacanze vere arriveranno con luglio, ma ancora di più cominciano oggi…
Anche se i ricordi precisi svaniscono con il tempo, la sensazione di benessere che provavo anche io nei primi giorni di vacanza me la ricordo eccome. Soprattutto nella mia era pre-panico.
Se devo dirla tutta non è che questa perenne nostalgia di quei momenti mi sembri strana, anzi… perché è forte la paura che sia tutto passato in senso assoluto, che per una di 34/35 anni non ci sia più possibilità di recuperare nemmeno una piccola parte di divertimento. Ogni estate arriva, poi se ne va, lasciandomi solo più frustrata, perché è l'estate il momento in cui sento con più forza la mancanza di tutta quella parte di vita che, appunto, non ho. Svago e divertimento compresi. Tra pochi giorni andrò al mare, e mi farà un gran bene, se non altro per il cambiamento d'aria, ma è tutto molto contradditorio, è un'esplosione di colore e di vita che mi sfiora soltanto, che non mi appartiene, che mette in luce tutta la parte di me stessa che ho perso per strada.
Sarà doloroso, ma perché non sfruttare questo "dolore" come spinta per un vero cambiamento? Perché non ce la faccio? E la mia è una domanda seria: quale è l'obiettivo per un auto-sabotarsi del genere? Non dovrebbe essere insito nella natura umana puntare a stare bene? Invece anno dopo anno ho combinato solo un casino con la mia vita, con il mio corpo… soffermarmi sulla cosa è sempre fonte di gran confusione.
Anche se i ricordi precisi svaniscono con il tempo, la sensazione di benessere che provavo anche io nei primi giorni di vacanza me la ricordo eccome. Soprattutto nella mia era pre-panico.
Se devo dirla tutta non è che questa perenne nostalgia di quei momenti mi sembri strana, anzi… perché è forte la paura che sia tutto passato in senso assoluto, che per una di 34/35 anni non ci sia più possibilità di recuperare nemmeno una piccola parte di divertimento. Ogni estate arriva, poi se ne va, lasciandomi solo più frustrata, perché è l'estate il momento in cui sento con più forza la mancanza di tutta quella parte di vita che, appunto, non ho. Svago e divertimento compresi. Tra pochi giorni andrò al mare, e mi farà un gran bene, se non altro per il cambiamento d'aria, ma è tutto molto contradditorio, è un'esplosione di colore e di vita che mi sfiora soltanto, che non mi appartiene, che mette in luce tutta la parte di me stessa che ho perso per strada.
Sarà doloroso, ma perché non sfruttare questo "dolore" come spinta per un vero cambiamento? Perché non ce la faccio? E la mia è una domanda seria: quale è l'obiettivo per un auto-sabotarsi del genere? Non dovrebbe essere insito nella natura umana puntare a stare bene? Invece anno dopo anno ho combinato solo un casino con la mia vita, con il mio corpo… soffermarmi sulla cosa è sempre fonte di gran confusione.
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venerdì 8 giugno 2018
presa di posizione
Sono reduce dall'ennesima buca lavorativa, ora mi sembrava un esito piuttosto scontato essendo l'ultimo giorno di scuola, ma con gli esami in vista tutto poteva essere e poteva essere anche che ci fosse comunque l'educazione di avvisare, cazzo.
Sono furibonda. Sull'orlo delle lacrime, non che sia così raro di recente, ma tant'è.
IL punto però è un altro e ora me ne rendo conto: quello che mi fa stare così male è come è finita la storia, cioè con me a 34 anni che sono più o meno vittima della maleducazione della gente così. Essere così alla mercé di, mi si perdoni il francesismo, teste di cazzo.
In realtà quindi io sono arrabbiata con me per aver permesso alla gente di approfittarsene. Ma adesso basta, c'è un limite a tutto.
Questo comporterà un'inevitabile di posizione maggiore anche nei confronti dei soldi. Ok, a tempo debito ci penserò. Ovviamente non potrò più spendere soldi in cazzate, l'ho detto un mese fa e ora è ancora più valido e imperativo come problema, ma per crescere davvero, per essere una persona compiuta è ora che la smetta di farmi mettere i piedi in testa da delle enormi teste di cazzo.
Sono furibonda. Sull'orlo delle lacrime, non che sia così raro di recente, ma tant'è.
IL punto però è un altro e ora me ne rendo conto: quello che mi fa stare così male è come è finita la storia, cioè con me a 34 anni che sono più o meno vittima della maleducazione della gente così. Essere così alla mercé di, mi si perdoni il francesismo, teste di cazzo.
In realtà quindi io sono arrabbiata con me per aver permesso alla gente di approfittarsene. Ma adesso basta, c'è un limite a tutto.
Questo comporterà un'inevitabile di posizione maggiore anche nei confronti dei soldi. Ok, a tempo debito ci penserò. Ovviamente non potrò più spendere soldi in cazzate, l'ho detto un mese fa e ora è ancora più valido e imperativo come problema, ma per crescere davvero, per essere una persona compiuta è ora che la smetta di farmi mettere i piedi in testa da delle enormi teste di cazzo.
giovedì 7 giugno 2018
money money money
Oggi ho finito l'ennesimo boccettino di gocce… oramai durano in media 6 giorno. 30 diviso 6 fa 5, 5 boccettini di ansiolitici al mese. Considerando che costano 11 euro l'uno, sono 55 euro al mese, 660 euro all'anno. UNA CIFRA ASSURDA, se poi sommiamo il costo della psicoterapeuta con la sua media di 1000 euro all'anno, dal momento che ci vado oramai di rado, arriviamo a 1660 euro all'anno… cifra che il panico me lo fa venire! Certo, non ci compro una casa con quella cifra ma qualcosa di più piacevole di sicuro potrei inventarmelo… mah…
come dico spesso, se qualcuno mi avesse detto che quell'attacco di panico improvviso in quell'ottobre del 2000 avrebbe avuto conseguenze del genere nella mia vita, NON GLI AVREI CREDUTO MAI!!! e invece...
come dico spesso, se qualcuno mi avesse detto che quell'attacco di panico improvviso in quell'ottobre del 2000 avrebbe avuto conseguenze del genere nella mia vita, NON GLI AVREI CREDUTO MAI!!! e invece...
💖💖💖
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Che dire… forse non è andata bene ma vederli così è comunque una soddisfazione…
anche se sono solo sulla mia libreria…
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decisioni
Oggi pomeriggio ho ricevuto l'ennesima buca dai soliti genitori, a due settimane dagli esami giocano con il fuoco ma onestamente per quanto riguarda i danni alla ragazza comincio a pensare che onestamente siano fatti loro.
E' un fatto mio invece tutto il tempo che mi fanno perdere, solo che io non riesco ad affrontare la questione.
L'educazione ricevuta basata sul portare rispetto, l'insicurezza cronica e il bisogno di non perdere almeno quegli euro che mi fanno guadagnare, sono un tris di cose che unite mi creano non pochi impedimenti alla decisione di mandarli al diavolo al termine dell'anno scolastico in corso. Qualsiasi decisione, anche la più banale, mi sembra impossibile. Sarà sempre così?
E' un fatto mio invece tutto il tempo che mi fanno perdere, solo che io non riesco ad affrontare la questione.
L'educazione ricevuta basata sul portare rispetto, l'insicurezza cronica e il bisogno di non perdere almeno quegli euro che mi fanno guadagnare, sono un tris di cose che unite mi creano non pochi impedimenti alla decisione di mandarli al diavolo al termine dell'anno scolastico in corso. Qualsiasi decisione, anche la più banale, mi sembra impossibile. Sarà sempre così?
mercoledì 6 giugno 2018
sogni...
La scorsa notte ho sognato mia cugina, una cugina che ha la mia età e che negli ultimi anni ho visto di straforo un paio di volte per qualche minuto, ma con lei, tra gli 8 e i 12 anni, ho passato parecchi momenti carini, soprattutto in vacanza. Forse una volta avrei potuto dire che ci conoscevamo, ora direi di no, ovviamente, per cui non capisco perché io abbia sognato lei. In ogni caso, lei, nel sogno, smontava pezzo dopo pezzo tutta la mia vita, tutti i miei alibi, tutte le mie certezze che mi sono creata per nascondere il senso di niente da cui sono invasa. Ovviamente il sogno ci faceva saltare da un prato fiorito ad un tavolo in un bar, da una cava di pietra all'interno di un'auto, ma il succo non cambia: lei mi costringeva ad ammettere che è tutto fuori posto.
Ieri sera, prima di addormentarmi, mi sentivo male, mi sembrava di non riuscire a respirare e non per un attacco di panico, ma perché girandomi nel letto avevo la sensazione fisica di schiacciarmi con il peso, anche i polmoni. Sono andata a dormire alle 3, dopo aver mangiato nel corso della serata biscotti e patatine senza riuscire a farne a meno. Tutto sbagliato, ancora una volta.
Questa mattina solita predica sul fatto che non faccio i lavori in casa. Predica probabilmente, sicuramente, legittima, ma come spiego a mia madre che gli ultimi 15 chili che ho preso mi hanno letteralmente messa fuori uso? Sento dolori ad ogni giuntura, caviglie, ginocchia… e anche dei semplici lavoretti sono troppo per me... come le spiego questo e in contemporanea il fatto che non riesco a impedirmi di mangiare porcherie? Che il panico aumenta, che ogni cosa mi sembra impossibile? Che per ogni questione ho due visioni così diverse: da una parte ne colgo la normalità assoluta, dall'altra la mia totale incapacità ad affrontarle?
I pensieri diventano sempre più pesanti, come me del resto, ma la strada da percorre mi sembra impossibile da raggiungere. Perché? Fino alla comparsa del panico sono cresciuta convinta che con l'impegno si potessero fare grandi cose, che un passo alla volta si potesse arrivare lontano, non ovunque ma lontano.
E sì, capisco che se ogni passo è costellato da attacchi di panico, diventa difficile imporsi di percorrerli, ma l'alternativa quale sarebbe??? Dovrei attaccarmi con le unghie e con i denti alla teoria del passo alla volta, perché se penso che sono già passati 6 mesi, circa, da Natale e io sto ancora così… non ne uscirò mai.
Ieri sera, prima di addormentarmi, mi sentivo male, mi sembrava di non riuscire a respirare e non per un attacco di panico, ma perché girandomi nel letto avevo la sensazione fisica di schiacciarmi con il peso, anche i polmoni. Sono andata a dormire alle 3, dopo aver mangiato nel corso della serata biscotti e patatine senza riuscire a farne a meno. Tutto sbagliato, ancora una volta.
Questa mattina solita predica sul fatto che non faccio i lavori in casa. Predica probabilmente, sicuramente, legittima, ma come spiego a mia madre che gli ultimi 15 chili che ho preso mi hanno letteralmente messa fuori uso? Sento dolori ad ogni giuntura, caviglie, ginocchia… e anche dei semplici lavoretti sono troppo per me... come le spiego questo e in contemporanea il fatto che non riesco a impedirmi di mangiare porcherie? Che il panico aumenta, che ogni cosa mi sembra impossibile? Che per ogni questione ho due visioni così diverse: da una parte ne colgo la normalità assoluta, dall'altra la mia totale incapacità ad affrontarle?
I pensieri diventano sempre più pesanti, come me del resto, ma la strada da percorre mi sembra impossibile da raggiungere. Perché? Fino alla comparsa del panico sono cresciuta convinta che con l'impegno si potessero fare grandi cose, che un passo alla volta si potesse arrivare lontano, non ovunque ma lontano.
E sì, capisco che se ogni passo è costellato da attacchi di panico, diventa difficile imporsi di percorrerli, ma l'alternativa quale sarebbe??? Dovrei attaccarmi con le unghie e con i denti alla teoria del passo alla volta, perché se penso che sono già passati 6 mesi, circa, da Natale e io sto ancora così… non ne uscirò mai.
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martedì 5 giugno 2018
e le #estati...
Dal momento che un anno è fatto di 365 giorni, forse può sembrare strano che, da un certo punto in poi, a dirmi veramente come stavo fossero quei 10 giorni che passavo al mare. Può sembrare strano o forse no…
Di fatto però, verso i 18/19 anni, con già alle spalle 2/3 di panico e una vita sociale ridotta a zero, era proprio quella pausa vacanziera a farmi notare quanto mi stessi allontanando dalla vita vera per rintanarmi nei labirinti della mia mente. Flirt, cotte, prime esperienze… erano i giorni delle esperienze, anche per chi solitamente era timida e riservata, ma timida e riservata era una cosa, combattere davanti ad altri adolescenti gli attacchi di panico quando ancora erano poco conosciuti, era un'altra. Così estate dopo estate vedevo sfumare quella normalità tanto agognata e quindi giocavo un'altra carta: sperare nell'anno successivo, in un'altra occasione. Fino a che non si è trattato più di immaginare l'estate dopo, ma anni e anni dopo. Di fatto cercavo rivalsa nell'età adulta, mi vedevo una trentenne realizzata, serena, ma single e vogliosa di giocare a quei giochi che prima mi erano stati reclusi, con l'aggiunta di un po' di esperienza e briglia sciolta in più.
Be' a quasi 34 anni, single, per niente realizzata, ancora senza la mia prima volta, il primo bacio, il primo flirt, ancora paralizzata dal panico, posso dire che anche quella speranza è svanita, scoppiata come una bolla di sapone. E non ho più la forza di credere che poi succederà di tutto… perché non ci credo per niente, e perché a 40 anni comportarsi come un'adolescente potrebbe poi non essere così interessante…
Mi fanno male le esperienze non vissute. Quasi quasi direi di più man mano che il tempo passa.
Di fatto però, verso i 18/19 anni, con già alle spalle 2/3 di panico e una vita sociale ridotta a zero, era proprio quella pausa vacanziera a farmi notare quanto mi stessi allontanando dalla vita vera per rintanarmi nei labirinti della mia mente. Flirt, cotte, prime esperienze… erano i giorni delle esperienze, anche per chi solitamente era timida e riservata, ma timida e riservata era una cosa, combattere davanti ad altri adolescenti gli attacchi di panico quando ancora erano poco conosciuti, era un'altra. Così estate dopo estate vedevo sfumare quella normalità tanto agognata e quindi giocavo un'altra carta: sperare nell'anno successivo, in un'altra occasione. Fino a che non si è trattato più di immaginare l'estate dopo, ma anni e anni dopo. Di fatto cercavo rivalsa nell'età adulta, mi vedevo una trentenne realizzata, serena, ma single e vogliosa di giocare a quei giochi che prima mi erano stati reclusi, con l'aggiunta di un po' di esperienza e briglia sciolta in più.
Be' a quasi 34 anni, single, per niente realizzata, ancora senza la mia prima volta, il primo bacio, il primo flirt, ancora paralizzata dal panico, posso dire che anche quella speranza è svanita, scoppiata come una bolla di sapone. E non ho più la forza di credere che poi succederà di tutto… perché non ci credo per niente, e perché a 40 anni comportarsi come un'adolescente potrebbe poi non essere così interessante…
Mi fanno male le esperienze non vissute. Quasi quasi direi di più man mano che il tempo passa.
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135...
135 sono i numeri comparsi sulla bilancia questa mattina quando mi sono pesata. Una meraviglia eh? La cosa patetica di quello che è successo ieri mattina vedendomi riflessa nella vetrina di un negozio è che non mi ha impedito, ieri sera, di riempirmi di schifezze. Forse meno del solito, ma comunque fuori luogo. Se speravo che quel trambusto interiore che ho provato mi avrebbe fatta desistere per un po' dal mangiare porcherie, be', mi sono sbagliata alla grande.
Ora, ieri leggendo qualche pagina dell'ennesimo libro su emozioni, ansia, disfunzione con il cibo e via di seguito, sono incappata nella famosa affermazione per cui si sta male essenzialmente perché non ci si permette di essere se stessi, non si affrontano le vere questioni sul chi si è. E questo ci blocca, impedendoci di andare avanti e di affrontare la vita. Da un po' di tempo vado dicendo che credo di aver risolto tutto il risolvibile, ma se non fosse così? Non perché io sia depositaria di chissà che segreti che non riesco a far emergere, ma perché tutta la costruzione che mi sono fatta di me stessa è fasulla. Un bluff che deve essere ancora scoperto.
Non so, mi sento come se avessi dentro qualcosa di simile alla materia oscura dell'universo: nessuno la vede ma studiando l'universo si deduce che deve esserci.
Per cui, io non vedo cosa davvero non va in me nel profondo, ma qualcosa deve esserci per forza per spingermi a comportarmi così.
Ora, ieri leggendo qualche pagina dell'ennesimo libro su emozioni, ansia, disfunzione con il cibo e via di seguito, sono incappata nella famosa affermazione per cui si sta male essenzialmente perché non ci si permette di essere se stessi, non si affrontano le vere questioni sul chi si è. E questo ci blocca, impedendoci di andare avanti e di affrontare la vita. Da un po' di tempo vado dicendo che credo di aver risolto tutto il risolvibile, ma se non fosse così? Non perché io sia depositaria di chissà che segreti che non riesco a far emergere, ma perché tutta la costruzione che mi sono fatta di me stessa è fasulla. Un bluff che deve essere ancora scoperto.
Non so, mi sento come se avessi dentro qualcosa di simile alla materia oscura dell'universo: nessuno la vede ma studiando l'universo si deduce che deve esserci.
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lunedì 4 giugno 2018
come si fa a volersi così poco bene da farsi tanto male ?
Questa mattina, verso le 11 ho accompagnato mia mamma per delle commissioni. Niente di strano, e in un'oretta, o poco più, eravamo a casa. Quando me lo ha proposto ieri non ho rifiutato perché uscire come si sa, fa parte del mio dovere per cercare di stare meglio.
Ovviamente verso le 10.40 stavo uno schifo, ho preso i miei ansiolitici, sono uscita e ho sperato che il mal di pancia mi lasciasse stare. Così è stato ma vedermi riflessa in una vetrina mi ha lasciato sconvolta. Oggi è il primo giorno che mi vesto più estiva che no, e quindi non tutta di nero, perché di fatto è il colore predominante dei miei vestiti, fatto salvo, appunto, un ristretto numero di magliette estive.
Comunque… sono enorme. I 10 chili in più rispetto all'anno scorso si vedono eccome, ma io non me ne ero mai resa conto come oggi. Li sentivo addosso, li sentivo nella fatica muovendomi, ma oggi li ho visti. Sono enorme. E camminando assumo quella classica andatura ondeggiante tipica di un'obesità grave. Giuro, non me ne ero mai resa conto a questi livelli.
Mentre mia mamma faceva una commissione in posta, io dovevo andare da un'altra parte, qualche centinaio di metri dal parcheggio e tre rampe di scale. Sono ritornata alla macchina con il cuore in gola, sudata, dolorante, per uno spostamento che mi ha richiesto più o meno 10 minuti. Ero distrutta, fisicamente e moralmente.
Per questo mi sembra che fare le faccende domestiche mi sia diventato ancora più difficile, perché lo è.
E oggi, dopo essermi vista in quella vetrina, ho provato una vergogna tremenda, so che è sbagliato, so che non dovrebbe essere la vergogna il sentimento predominante ma il bisogno di salute, ma la verità è che ho avuto vergogna.
E forse un'altra domanda è: ma come si fa a volersi così poco bene da farsi tanto male per ridursi in questo stato? Sì, nel mio caso il problema è stato una conseguenza del panico, non uscire, non avere una vita e via così… ma come si fa??? :(
Ovviamente verso le 10.40 stavo uno schifo, ho preso i miei ansiolitici, sono uscita e ho sperato che il mal di pancia mi lasciasse stare. Così è stato ma vedermi riflessa in una vetrina mi ha lasciato sconvolta. Oggi è il primo giorno che mi vesto più estiva che no, e quindi non tutta di nero, perché di fatto è il colore predominante dei miei vestiti, fatto salvo, appunto, un ristretto numero di magliette estive.
Comunque… sono enorme. I 10 chili in più rispetto all'anno scorso si vedono eccome, ma io non me ne ero mai resa conto come oggi. Li sentivo addosso, li sentivo nella fatica muovendomi, ma oggi li ho visti. Sono enorme. E camminando assumo quella classica andatura ondeggiante tipica di un'obesità grave. Giuro, non me ne ero mai resa conto a questi livelli.
Mentre mia mamma faceva una commissione in posta, io dovevo andare da un'altra parte, qualche centinaio di metri dal parcheggio e tre rampe di scale. Sono ritornata alla macchina con il cuore in gola, sudata, dolorante, per uno spostamento che mi ha richiesto più o meno 10 minuti. Ero distrutta, fisicamente e moralmente.
Per questo mi sembra che fare le faccende domestiche mi sia diventato ancora più difficile, perché lo è.
E oggi, dopo essermi vista in quella vetrina, ho provato una vergogna tremenda, so che è sbagliato, so che non dovrebbe essere la vergogna il sentimento predominante ma il bisogno di salute, ma la verità è che ho avuto vergogna.
E forse un'altra domanda è: ma come si fa a volersi così poco bene da farsi tanto male per ridursi in questo stato? Sì, nel mio caso il problema è stato una conseguenza del panico, non uscire, non avere una vita e via così… ma come si fa??? :(
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domenica 3 giugno 2018
perchè è così difficile?
Questa mattina mi sono svegliata alle 6.50 con un discreto mal di stomaco. Provo a sbilanciarmi: forse tutte le porcherie che ho mangiato verso mezzanotte hanno qualche legame… Ora, il punto cruciale è che questa cosa sta peggiorando: sto ingurgitando di tutto, dolce salato, bibite… mescolo tutto perché in preda ad un'enorme frustrazione. Sento un grande vuoto nella mia vita e lo riempio così.
Ho davanti agli occhi un libro comprato un po' di tempo fa: più di 400 pagine per 28 euro sul cambiare vita, sono curiosa ovviamente ma so anche che non è così che cambierò davvero. Cambierò quel giorno in cui farò qualcosa di diverso, di concreto.
Solo non riesco a capacitarmi del perché sia così difficile vivere quando potresti farlo. Perché qui non è più come all'inizio, quando si era alla ricerca di una parte di me che tenevo nascosta, non è più quella ricerca vera di se stessi che tutti raccomandano di fare per cambiare. Qui siamo al punto che non riesco a fare ciò che vorrei e non capisco perché.
Ho davanti agli occhi un libro comprato un po' di tempo fa: più di 400 pagine per 28 euro sul cambiare vita, sono curiosa ovviamente ma so anche che non è così che cambierò davvero. Cambierò quel giorno in cui farò qualcosa di diverso, di concreto.
Solo non riesco a capacitarmi del perché sia così difficile vivere quando potresti farlo. Perché qui non è più come all'inizio, quando si era alla ricerca di una parte di me che tenevo nascosta, non è più quella ricerca vera di se stessi che tutti raccomandano di fare per cambiare. Qui siamo al punto che non riesco a fare ciò che vorrei e non capisco perché.
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sabato 2 giugno 2018
panico e forza di volontà
Sabato… ha qualche significato per me che sia sabato piuttosto che lunedì? Mah, forse l'aveva fino a che avevo le attività di volontariato ma con la sospensione di queste, è solo un altro giorno che passa in un modo un po' inutile.
L'altro giorno sono crollata di fronte alla questione dentista, ma a dirla tutta non mi sono ancora ripresa, e non può che essere così. Con ieri il 99,9 dei miei impegni di lavoro sono finiti e io resto senza 'alibi'. E con alibi intendo qualcosa dietro cui parare la mia inattività perenne, perché senza quello che mi resta da fare? Nulla, e intendo di cose che faccio, non che dovrei fare perché di quelle c'è ne sarebbe una lista infinita.
Ogni tanto mi rendo conto di aver raggiunto un ennesimo punto, un ennesimo cambio di livello per gravità e presa di consapevolezza. Ovviamente questo è uno di quelli, che mi fa chiedere: che succederà questa estate? In che stato sarò ridotta con l'inizio dell'autunno?
Questa mattina, tra un mal di testa lancinante e un attacco di panico forte, non sono stata bene. Non è una novità e soprattutto ho il sospetto che possa essere sempre meno un alibi, perché non vedo periodi diversi all'orizzonte, di fatto le cose vanno fatte nonostante questo mio stare male.
Sebbene mi renda conto della difficoltà della cosa, qui non c'è più nulla da psicoanalizzare, qui serve lavorare sodo sulla forza di volontà.
Perché ne servirà un casino!!! Sarà una lotta su tutti i fronti: orari di sveglia, movimento, uscite a piedi e in auto, faccende domestiche, contatto con le persone… l'unica cosa su cui non mi sento di mettere in piedi la faccenda ora è lo studio, e non perché in autunno sarò più libera, certo che no, ma perché non so come infilarci dentro anche quello. In un modo un po' utopico spero di fare un po' di passi avanti con il resto così che tra 4 mesi mi sia meno impossibile gestire anche lo studio insieme al resto, ma è certo che se non comincio da qualche parte, tra 4, 5 o 50 mesi non sarà cambiato un tubo, se non il mio peso che sarà di più.
Gesù, mi sembra talmente ridicolo tutto questo…, davvero, c'è una microscopica parte di me legata ad un modo di vedere meno psicologico/malato e più 'si fanno le cose perché è normale farle senza tante pippe mentali' che ancora non si da pace per essere diventata questo, e che vede tutto questo come qualcosa fuori dal mondo.
E invece...
L'altro giorno sono crollata di fronte alla questione dentista, ma a dirla tutta non mi sono ancora ripresa, e non può che essere così. Con ieri il 99,9 dei miei impegni di lavoro sono finiti e io resto senza 'alibi'. E con alibi intendo qualcosa dietro cui parare la mia inattività perenne, perché senza quello che mi resta da fare? Nulla, e intendo di cose che faccio, non che dovrei fare perché di quelle c'è ne sarebbe una lista infinita.
Ogni tanto mi rendo conto di aver raggiunto un ennesimo punto, un ennesimo cambio di livello per gravità e presa di consapevolezza. Ovviamente questo è uno di quelli, che mi fa chiedere: che succederà questa estate? In che stato sarò ridotta con l'inizio dell'autunno?
Questa mattina, tra un mal di testa lancinante e un attacco di panico forte, non sono stata bene. Non è una novità e soprattutto ho il sospetto che possa essere sempre meno un alibi, perché non vedo periodi diversi all'orizzonte, di fatto le cose vanno fatte nonostante questo mio stare male.
Sebbene mi renda conto della difficoltà della cosa, qui non c'è più nulla da psicoanalizzare, qui serve lavorare sodo sulla forza di volontà.
Perché ne servirà un casino!!! Sarà una lotta su tutti i fronti: orari di sveglia, movimento, uscite a piedi e in auto, faccende domestiche, contatto con le persone… l'unica cosa su cui non mi sento di mettere in piedi la faccenda ora è lo studio, e non perché in autunno sarò più libera, certo che no, ma perché non so come infilarci dentro anche quello. In un modo un po' utopico spero di fare un po' di passi avanti con il resto così che tra 4 mesi mi sia meno impossibile gestire anche lo studio insieme al resto, ma è certo che se non comincio da qualche parte, tra 4, 5 o 50 mesi non sarà cambiato un tubo, se non il mio peso che sarà di più.
Gesù, mi sembra talmente ridicolo tutto questo…, davvero, c'è una microscopica parte di me legata ad un modo di vedere meno psicologico/malato e più 'si fanno le cose perché è normale farle senza tante pippe mentali' che ancora non si da pace per essere diventata questo, e che vede tutto questo come qualcosa fuori dal mondo.
E invece...
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