venerdì 31 gennaio 2020

Oggi il panico non mi ha dato tregua, se è perché domani ci dovrebbe essere la cena con i genitori dei ragazzi che seguo, picchio la testa al muro perché essere conciati così mi da ai nervi in questo momento. Domenica doppio impegno mattina e pomeriggio, lunedì porto le carte in comune… via libera da lunedì dopo pranzo. Se il punto è aver paura di tutto, questa è la situazione. Ma panico a parte non sto bene comunque. Mah…
Oggi facendo le scale sono arrivata in cima con il cuore a mille. In questa settimana e soprattutto quando sono stata male la scorsa, ho perso quasi 4 chili, unico effetto positivo di quel virus intestinale, ma per il momento la perdita di peso regge fermandomi sui 132 obesità
di livello super… come ho fatto ad arrivare fino a sti punti è una domanda abbastanza normale, ma la verità è che è stato più facile di quanto non si pensi: basta immaginare di non riuscire ad uscire mai per una passeggiata perché il panico ti ha già stesa. Un giorno+un giorno+un giorno… passano i decenni, nemmeno solo gli anni. Mi sembra di avere una consapevolezza diversa ora, ma sarà vero o sarà la solita illusione?
L'arrivo della primavera tra circa 50 giorni, potrebbe portare con sé una risposta. Incrociamo le dita e lavoriamo sodo. Tra un attacco d'ansia e un altro, più di così proprio non posso dire.

giovedì 30 gennaio 2020

Sono le 15.30 e sono già stanca. Ho pubblicato un altro libercolo su youcanprint e mi piacerebbe sperare ancora. Ma faccio un po' fatica. Da una parte mi sembrerebbe quasi normale guadagnarci qualcosa, dall'altra mi sembrano sogni campati in aria. Sono stanca ma molto agitata, tra poco prenderò le gocce e cercherò di affrontare al meglio che posso la lezione del pomeriggio. Mio padre oggi mi ha risposto di nuovo in un modo che non so, mi ha fatto male. Gli do proprio fastidio. Sembrerebbe poco credibile ma conoscendo la famiglia in cui è cresciuto e quanto i problemi psicologici nel senso più vago possibile, tendono a riproporsi in famiglia se non sono più che risolti, so che spesso gli do fastidio. Ne sono certa, e c'è poco da immaginare, è così e basta. Ed è facile anche capire che effetti ha su di me, per questo oggi sono esausta. E non mi sento all'altezza nemmeno di sperare in ciò che ho fatto con i miei romanzi.

Inoltre… al di là della questione dei documenti da portare in comune che sono ancora in sospeso, sabato sera e domenica sono un filo più impegnata con i miei bimbetti dell'oratorio. Sabato sera c'è una cena. Indovina indovinello come mi sento a riguardo? Ecco, ho paura. Che desolazione.

mercoledì 29 gennaio 2020


Questa giornata era cominciata bene. DI fatto stavo scartabellando in vari modi per vedere se riesco a raccimolare qualche soldo con i miei romanzetti. Si sta bene quando si sta così, perchè almeno per un pò si ha la sensazione di star facendo qualcosa. Di muoversi in una direzione, una buona direzione. Ecco, oggi stavo così fino a che verso le 14 mia madre arriva e mi racconta di cosa hanno parlato lei e mio padre. O meglio di quanto mio padre si sia lamentato di me, che lui a 15 anni lavorava già, che io non faccio niente, addirittura che una volta mancati loro, in un paio d'anni farei fuori tutto quello che mi lascerebbero. Somo mazzate violente. Perchè io sto male dai 15 anni. E sì, mi rendo conto benissimo di quello che fanno gli altri, me ne rendo conto ogni dannato giorno, quando cerco con tutti i modi di trovare un appiglio per andare avanti. Per non mollare del tutto o in un verso o nell'altro. Non servono certo queste esclamazioni per farmi sentire una fallita. La vera sfida per me è non pensarci 1440 minuti al giorno, ma riuscire a trovare una crepa in questi minuti, uno spazio per la speranza. E sono mazzate violente perchè non mi vengono dette in faccia, ma se ne escono come pensieri seri e sentiti, e senza me presente, senza nemmeno possibilità d'appello.
Non sto nemmeno a dire quanto sono stata male poi. A distanza di 8 ore sto male ancora adesso. E' la seconda volta nel giro di un mese e mezzo che mi fa sentire così inetta. Non so dire quanto ho bisogno di avere qualche riscontro anche economico. In fondo per lui i soldi sono il maggior mezzo di analisi della riuscita di una vita. Ma lo vorrei per me, per dimostrarmi solo un po' che sono in grado di fare qualcosa, che posso permettermi ancora il lusso di sperare.

A margine sono una piccola postilla. Quando ci ritrova a pranzo, spesso io, mia madre e mio zio, intavoliamo discussioni infinite sulla politica. A mia madre piace perché è un modo per coinvolgere mio zio. Ma io non condivido molto dei suoi pensieri quindi generalmente è un dibattito abbastanza serrato. Ora, un paio di settimane fa circa mio zio se ne è uscito dicendo che a pranzo sono sempre presa dal mio cellulare, che non partecipo alle discussioni e che sembra non mi interessi nulla. Stavo cadendo in terra quando lo ha detto perché è assolutamente falso, mia madre mi scongiura di far silenzio a volte, perché la chiacchiera non mi manca. Bene, oggi dopo l'ennesimo scambio di opinioni, ho saputo che a mio padre non piace che parli così. Ottimo, allora io che cazzo dovrei fare se ogni cosa infastidisce qualcuno? Ho 35 anni, la mia vita di fatto è 90% vuota, ma potrei anche mandarli tutti al diavolo se non si danno una regolata.

le persone più vicine sono sempre quelle capaci di ferire di più.

martedì 28 gennaio 2020

Buona sera mondo. Ho appena preso il mio solito drink, acqua e ansiolitici. Il cuore tra un po' esce di casa, non solo dal petto, ma per il resto eccomi qua. Questo pomeriggio credevo di stare molto meglio, a livello di quella tristezza depressiva che mi accompagna da qualche giorno. Sono entrata in camera mia due minuti per prendere una cosa, e l'atmosfera buia mi ha fatto rendere conto che no, non è passato un bel niente. La mia testa è un campionario di malattie, disagi e problemi che possono succedere a mia madre. E' un calendario infinito di tempo perso, occasioni mancate. E poi mi sono resa conto che il panico non solo mi ha fottuto l'adolescenza, ma oramai anche la giovinezza. Tutti gli anni dai 20 ai 30 bruciati, e quelli dai 30 ai 35 idem. Non ha senso. Per niente. Dolore, ansia… tutto si mescola in pensieri che mi fanno stare male e che non servono a niente, perché il passato è passato e non posso certo cambiare quello che è stato. Ma con questa paura che è vecchia ma nuova nel suo assolutismo di ora, rischio solo di buttare nel cesso altro tempo.
Tempo che mi serve, che è prezioso. Perché vorrei fare cose, vorrei provare a cambiare la storia futura. E cosa vorrei? Lavorativamente parlando, forse lo so: guadagnare con la scrittura, dare ripetizioni a chi non si potrebbe permettere di farlo, entrare in un volontariato più intenso per ciò che concerne i bisognosi. Vorrei questo.
E ho bisogno di soddisfazioni, di sentirmi realizzata almeno in qualcosa. Questo è quanto.

eros e thanatos sempre legati

Sto meglio e, sebbene la settimana appena trascorsa sembri più un mese, credo che le emozioni siano sulla via del ritorno  alla normalità. Il magone resta, e nemmeno troppo nel profondo, ma il cervello si sta riaprendo e sta uscendo da quel tunnel di desolazione e paura. Oggi ho fatto la mia lezione. Qualche chiacchiera, un altro passo per la normalità, la mia ovviamente, che è molto lontana da quella dei più.
Comunque… dolore, sofferenza, paura, morte… e curiosamente l'emozione che percepisco più distintamente ora è l'eccitazione. Non è un mistero che queste due sfere così apparentemente diverse siano in collegamento, il dolore porta al desiderio. Forse per una forma di consolazione, di compensazione. Forse solo per provare qualcosa di bello. E allora i pensieri prendono forma. E mi rendo conto che vorrei passare tempo facendo sesso, vorrei avere quelle domeniche di cui sento parlare, in cui non ci si muove dal letto. Vorrei godermi lo fondo di un tramonto mentre vengo. Vorrei la passione, anche fisica, nella mia vita. Eccitamento. Pulsioni.
eros e thanatos sempre legati

sabato 25 gennaio 2020

https://www.facebook.com/rebekka.ilmondo.3/videos/474563083445974/

 
https://www.facebook.com/rebekka.ilmondo.3/videos/474563083445974/
Mi sento soffocare da questa atmosfera malinconica che ha avvolto tutta la casa. Mio padre sembra più triste di me e invece di pensare che sia una cosa passeggera, mi viene quasi più facile pensare che sarà lo status quasi permanente dei tempi a venire, come se questa situazione famigliare stesse sempre più stretta a tutti, tranne che a mia madre. Paura di perderli, paura di questa tristezza, paura che sarà il trend definitivo. Settimana prossima devo portare dei documenti in comune per attestare la mia residenza, con il passaggio di proprietà della casa, con la polizia che dovrebbe venire a verificare che io vivo davvero qui. Rido per non piangere, perché che io viva qui lo possono attestare pure i muri, visto che sono quasi murata qui. Eppure la cosa mi agita ad un livello da pazzi. Ho paura di questo confronto, sentendomi come sempre inadeguata a qualsiasi interazione umana.
E' una spirale che si chiude sempre più stretta: mi sento legatissima a mia madre, terrorizzata di perderla e mi sento triste, questo mi rende anche più debole. Invece di vedere un aiuto nel mondo fuori, il mondo mi fa paura, e vorrei chiudermi sempre più in questa dimensione che non è sana. Lo vedo da fuori che serve invertire il pensiero, smontare questa matassa tossica un pezzo alla volta. Lo vedo, ma non so come agire.
Mi sembra impossibile che sia passato solo un mese da Natale. Ho già provato tanto senso di fastidio sufficiente anche per tutto il 2021.
Il blue monday per quanto mi riguarda è già diventato blue month.
Che magone…
sarà meglio che mi distragga in qualche modo.

venerdì 24 gennaio 2020

L'atmosfera di queste giornate è stata e continua ad essere strana. Non solo per me devo dire. Anche mia mamma ha trovato questi giorni lunghissimi. Come se fossero un po' sospesi nel tempo. Quello che mi va più di fare adesso, è immergermi in qualche puntata dei miei soliti telefilm, che mi sembrano molto rassicuranti in questo momento. E a breve lo farò. Oggi la tristezza è stata un po' meno, questa notte ho fatto un sogno assurdo, come spesso accade, molto vivido. Ero al mare, e gli unici parenti presenti, molto sullo sfondo, erano mio padre e mio zio paterno. Mi chiedo se sia un modo che il mio cervello usa per tutelarsi un po' di fronte alla malinconia che ho provato. Una specie di allontanamento utile per sentirsi meno esposti alle perdite.
Nei giorni prossimi credo dovrò cercare di far qualcosa per risollevarmi un po' l'umore.
Sono giornate in cui non c'è nulla di nuovo, nulla di particolarmente strano, ma tutto sembra vibrare a un'intensità diversa. Più pesante. Domani sarà un nuovo giorno, speriamo di fare in modo che sia un bel giorno.

giovedì 23 gennaio 2020

Mi ritrovo alle 21:20 a pensare a ciò che ho scritto ieri. Ieri sera poi nell'andare a dormire piangevo. Ok, sono debole e tutto il resto. Passare anche tutto il giorno a letto ha avuto un bruttissimo effetto. Oggi va un po' meglio, ma se ci penso il magone è in agguato. E allora almeno per questa sera cerco di non pensarci. Pensavo invece a che effetti avrebbe potuto avere per uno spirito come me, sensibile, malinconico, con ansia, panico e compagnia bella, studiare in un collegio, di qualsiasi tipo ma lontano da casa. Sarebbe riuscito a darmi qualche sostegno in più, qualche appiglio o mi avrebbe demolita del tutto? La domanda non è solo per passare il tempo, di sicuro in un collegio non ci andrò, ma anche l'ambiente di lavoro potrebbe essere simile in qualche modo. Il punto è creare qualcosa di profondo fuori casa. Qualcosa che non sostituirà mai casa, ma che potrebbe aiutarmi con qualche appiglio. Ma per questa sera basta così.

mercoledì 22 gennaio 2020

la morte

Dopo aver dormicchiato dalle 16.30 alle 18, curiosamente mi sono svegliata in preda all'ansia. Sia mai che ne abbia a male se per 24 ore ero occupata con altri sintomi…
Non appena sveglia ho pensato ancora a mia madre, a mio padre, mio zio… mi sono vista nei prossimi anni perderli uno dopo l'altro come un cerchio che mi si stringe addosso costringendomi alla solitudine, al dolore di non averli più accanto. Capisco che in questo periodo la morte è una questione abbastanza presente nella mia quotidianità. Non faccio che sentire persone parlarne, temendo di restare sole, sperando di andarsene prima del coniuge perché non riuscirebbero a stare sole. Credo però nel mio caso, ci sia una componente depressiva al pensiero. Pensare ricorrentemente alla morte è tipico della depressione. Pensare al mio dolore, alla paura di chi sa che sta per andarsene. Sono pensieri molto difficili, troppo grossi da tenere dentro una mente.
Non riesco a gestirli, allora li scanso, mi concentro sul presente e mi sembra di stare sul bordo di un precipizio. Ho paura per me, ho paura per mia mamma, ho paura per i miei. Oddio. Come si fanno i conti con questo? C'è chi ci riesce?
Non c'è soluzione.
Sempre legato a ieri, ma come diversa conseguenza, c'è stato quello che ho provato per mia mamma, che mi ha aiutato. Giuro l'avrei strapazzata di coccole sul serio, la mia mammina di quasi 80 anni. E ho pensato a tutto il tempo sprecato a non fare cose insieme, e la paura del diavolo di perderla. E spero succeda il più tardi possibile. Vorrei però fare cose con lei, riuscire a condividere qualche momento piacevole. Quelli tradizionali sono forse fuori dalla mia portata (matrimonio et similia), ma piccoli e frequenti bei momenti da passare insieme. Con la morte del mio vicino, ho pensato spesso a tutti i momenti trascorsi insieme dalle nostre famiglie, nel passato. Quello che è passato è passato, purtroppo non potrà più tornare se non nei ricorsi. Ma esiste ancora il presente. E in quello sì, si può fare qualcosa. La nostalgia ha colorato questo inizio 2020, ma spero possa cambiare colore in meglio presto.
Aiuto! x|  post un po' schifoso me ne rendo conto...
esco adesso, salvo ricadute e spero proprio di no, da qualcosa di simile al virus che prende allo stomaco e intestino per 24 ore. Non c'è un capello che non mi faccia male per le volte che sono corsa al bagno. Mh… era dal 2003 che non davo di stomaco. 2003...
Ora il punto è che come al solito il mio cervello mi dice tante cose diverse, perché da una parte mi sembra davvero ridicolo aver passato tutto questo tempo di panico con maggior sintomo la paura del vomito quando tra due episodi ci sono stati quasi 17 anni in mezzo. Eppure ho letto essere un timore frequente in chi soffre di fobia sociale. cmq 17 anni, quasi, restano 17 anni, quasi.
L'altro aspetto è che però, segnata da questi giorni, la mia fobia faccia invece un deciso passo avanti, aumentando ancora di più la paura che ciò accada, facendo aumentare ancora di più il panico. Anche perché ieri mentre ero impegnata a espellere di sopra, per così dire, i conati hanno spinto anche di sotto, facendomela fare un pò addosso. Sono cose che capitano. Che fanno un po' schifo, che non sono piacevoli, ma mi rendo conto che in certe situazioni può succedere e che c'è di molto peggio, all'ennesima potenza, eppure per una come me perennemente spaventata dal perdere il controllo, anche del proprio corpo-tranne che poi peso il doppio di ciò che dovrei (ed un aspetto curioso)-. Il punto è: la prossima volta che uscirò di casa quali paure mastodontiche mi porterò dietro? Quale aspetto prevarrà? La razionalità o il terrore? Vedremo...

domenica 19 gennaio 2020

Eccomi arrivata di nuovo alla fine di questa giornata, a breve un episodio di law and order SVU, poi comincerò un film che riuscirò a vedere in 3 sere…
Oggi è stata una giornata che sta tornando ad essere la normalità, con un alto tasso di ansia. Questa mattina per uscire per il mio solito impegno ho fatto una fatica che non ha nessuna giustificazione, e soprattutto non ha nessun ritorno positivo. Non guadagno neanche lontanamente dalla soddisfazione di mantenere fede all'impegno rispetto alla fatica fatta. Non so quanto reggerò ancora.
Poi pensavo alla scrittura, scrivere per me è davvero molto. Vorrei tanto che mi venisse riconosciuto, che ci fosse un modo perché questa dimensione fosse 'ufficiale'. Ne ho bisogno.
Ogni giorno mi sembra, ed è così, di navigare a vista, concentrata solo sul cercare di superare più o meno indenne le ore successive per non stare troppo male. Non ci sono spazi di manovra per il futuro, a parte nel perdere peso e spero di arrivare da qualche parte; avere l'appiglio della scrittura vorrebbe dire davvero moltissimo per me.
Comunque con il panico a volte davvero sembra di essere fatti in modo strano, questa mattina ad esempio tra nausea e mal di pancia, mi sembrava di essere solo intestino. Ogni altra parte di me si annulla, sconfitta da questo essere che sembra avere vita propria. Per questo quando riesco a concentrarmi su qualcosa, come l'aria fredda sul viso ad esempio, anche solo per un po', poi riesco a smontare la rete del panico.
Ogni giorno metto in atto una serie infinita di piccoli trucchi, comincio a chiedermi se per andare avanti, dovrò davvero accettare che questa finisca con l'essere a tutti gli effetti la mia normalità. Non so se ce la farei.

sabato 18 gennaio 2020

Ieri pomeriggio c'è stato il funerale. Non avevo nemmeno messo in conto di non andare, ma aiuto, che fatica. Prima di uscire sono stata travolta da un attacco di panico con i fiocchi. Allora poi mi chiedevo: è giusto andare con il rischio di stare peggio della famiglia del morto? Perché poi in fondo spesso mi faccio quella domanda, con il mio atteggiamento spesso ho paura di mettermi in situazioni spiacevoli. Ma poi sono andata e sono stata felice di averlo fatto. Perché era giusto e rispettoso. Certo, ci si ritrova a dire 4 frasi stupide e di circostanza, ma del resto ad un funerale non è che serva brillare di fantasia. Credo davvero che l'importante sia esserci. Per un abbraccio sincero a chi soffre.
Eppure quante volte mi sono sentita inadeguata anche in quel campo. Tante, troppe.
E forse non è un caso che oggi è stata una giornata dal punto di vista ansioso molto pesante, ho preso ad ora 4 volte gli ansiolitici, che tutto sommato è una rarità ancora anche per me.
E inoltre… io sono credente, ma faccio molta fatica per tutta una serie di ragioni. Ieri ho sentito la nostalgia di quella fede pura e totale che avevo da bambina. Di quando mi fidavo e non solo della religione, ma anche più degli altri e molto più di me stessa. Ieri sapevo di essere al posto giusto, nonostante la grandissima fatica. Non sono molte le volte che posso dire lo stesso. Troppo spesso anzi, sembra una fatica inutile. Ricreare i confini di me stessa, sembra ogni giorno più difficile. E anche oggi, mentre mi sono ritagliata un paio d'ore per leggere mi sono ritrovata a chiedermi: leggere è bello, ma cosa mi sto perdendo di vita in queste due ore?
La strada è sempre ancora tutta in salita.

venerdì 17 gennaio 2020

Mentre ero in bagno, ieri pensavo. Penso spesso in bagno, è un'abitudine che ho da sempre e che, però, ultimamente sta avendo una impennata. Pensavo all'evoluzione e al panico. Nell'arco della storia dell'uomo, più o meno ogni cambiamento è stato diretto al miglioramento. Anche adeguamenti banali come un minor bisogno di pelliccia, si è tradotto con un corpo senza peli eccessivi, e dove sono rimasti probabilmente hanno ancora funzione di protezione. In tutto questo le malattie sono un'anomalia, causata magari anche da fattori esterni, sono comunque un mal funzionamento, qualcosa che impazzisce, come le cellule cancerose. E il panico? L'ansia? La fobia degli altri? In che universo si collocano? Funzionali alla specie non sono di certo, eppure c'è anche altre altro oltre cellule impazzite, è un cervello apparentemente sano in cui le emozioni esagerate hanno il sopravvento su tutto, impedendo di fare ciò che saremmo programmati a fare, vivere.
Si dice che il primo attacco di panico è un allarme, e quindi di nuovo qualcosa di utile. Ma se si mettono tutti insieme, tutti i primi attacchi di panico, che razza di allarme si crea? Cosa stiamo combinando delle nostre vite affinché ci sia un tale livello di allarme?
Bo, ieri in bagno i pensieri mi sono usciti così.

giovedì 16 gennaio 2020

La sensazione di ieri si è tramutata nella consapevolezza di oggi di aver deluso di nuovo le mie aspettative, non so quelle degli altri su di me, ma so che io mi sono dimostrata di nuovo senza appello di essere universi di distanza dalla versione di me che vorrei essere. Spesso penso: ecco adesso mi ci metto per qualche mese di tranquillità e cerco di migliorarmi.
Il punto è che questi periodi di tranquillità non esistono. Può esserci forse una settimana di tranquillità, ma la vita normale è fatta costantemente di cose da fare, impegni più o meno gravosi, difficili, faticosi; l'unica è cercare di affrontarli. uno per volta. L'alternativa, quella che sto vivendo io da 20 anni, è una sequela di cose non fatte, non affrontate, di situazioni in cui non c'ero mai. Ogni volta che navigo sui siti di libri, trovo 2/3/4 libri nuovi sull'ansia, il panico, la fobia sociale… vorrei leggerli tutti, ma anche lo facessi, probabilmente sarei ancora ferma allo stesso punto.
Ci sono io, i pensieri che formulo, con le cose che vorrei fare (quelle realistiche non i sogni impossibili), e poi c'è che il 99% di quelle cose non le faccio.
E poi ci sono ancora io che immagino di risolvere problemi a tutti come una super eroina, perché la mia autostima ne ha bisogno.
Quello che dovrei fare invece? La sera prima di dormire immaginare la giornata seguente, scrivere ciò che sarebbe giusto per me e il giorno dopo farlo. Senza troppi pensieri.
Ah, che scoperta innovativa...

mercoledì 15 gennaio 2020

la morte

Questa mattina è morto un mio vicino di casa. Mi dispiace molto, moltissimo. Mi dispiace per come deve stare la sua famiglia. Aveva più di 80 anni, da un po' di anni non era al top ma è stato comunque un po' improvviso. Certo, era una persona anziana, e questo di solito rende un minimo più sopportabile il tutto, ma spiace.
Il problema è, e so di fare un discorso bruttissimo, che a me spiace per un motivo giusto (la sua assenza e il dolore dei famigliari) ma per mille sbagliati. In ordine sparso… 1-mi spiace per ciò che rappresenta: se ne va un'altra persona della mia infanzia felice, se ne va una delle poche persone che ho intorno. Non essendo arrivate persone nuove, le persone sono solo a perdere. 2-ho intorno tantissime persone su di età, la paura è che se ne vadano tutte e io resti sola. Che se ne vadano tutte le persone che hanno reso la mia vita bella nella prima parte. 3-non voglio essere triste, eh, grazie al cazzo… ma il fatto è che il mio umore è sempre triste piuttosto che no, assorbire il dolore di questo evento mi appesantisce all'inverosimile. 4- Si manifesta tutta la mia inadeguatezza di fronte alle cose della vita. Non riesco a gestire se il lutto è di altri, mi immagino quando succederà a me.
Ero in giro in auto con mia madre per delle commissioni per circa 3 ore… un'angoscia infinita tra un'attacco di panico e l'altro. Non o dire in quanti modi non ci siamo. Voglio la serenità, e non ci può essere adesso.

martedì 14 gennaio 2020

Continuo ad aggiornare compulsivamente le pagine internet di amazon sperando di vedere qualche acquisto dei miei libri, ma niente da fare. Eppure ogni immagine più o meno concreta che riesco a vedere nella mia testa per il mio futuro lavorativo passa da lì. Ho già dovuto riporre nel cassetto parecchi sogni per il mio futuro, se ci metto anche quello, non so davvero dove andare a sbattere la testa. Posso anche dire che domani starò benissimo, trallallero trallallà e andrò a fare missioni sulla luna, ma la verità è ben diversa, e i miei 'aperitivi' a base di ansiolitici lo dimostrano.
Va be'… in ogni caso nei giorni passati mi sono arrivati quei libercoli/diari sul peso/dimagrimento. Chissà se mi aiuteranno a mantenere la rotta per qualche giorno in più. Ieri sera per combattere la voglia di dolci sono andata a letto alle 21.40. Ero già pronta a sdraiarmi con un pezzo di croccante, un croccante intero probabilmente, quando invece di posizionarmi per vedere un telefilm, mi sono cambiata e sono andata a letto.Non avevo molto sonno e ho passato non so quanto tempo a fare respiri in modo profondo, contando fino a 4 mentre inspiravo e poi espiravo, cosa utile anche a rallentare un po' il cuore che ad un certo punto, con un mini attacco di panico, era un tamburello. Chiaramente non è che andare a letto presto sia una punizione, però questi escamotage avranno un senso? Il libro che ho letto sul peso del cibo parla del rapporto con il cibo, dell'ansia che si ingenera quando esso diviene il pensiero numero uno. Percorsi con troppa fatica sono destinati a fallire. Capisco che il cibo, o il suo controllo, non deve diventare un'ossessione, ma nel mio caso di obesità forte, non so come si possa arrivare ad un risultato senza fare fatica, senza farne anche parecchia anzi.
Vediamo questa sera che mi dovrò inventare per tenere la bocca chiusa!

lunedì 13 gennaio 2020

Scrivo mentre aspetto mia mamma in auto. Ieri non ne ho avuto nemmeno voglia perché è stato un po' tutto scomodo. Sono uscita di casa per il mio impegno domenicale e manco a dirlo ero in preda ad un bell' attacco di panico con i fiocchi. Poi ho dovuto percorrere i soliti metri dal punto A al punto B e poi dal punto B al punto C e sono ritornata in auto sudata e ansimante. Una volta a casa, è stato tutto un continuo di attacchi di panico, ieri sera mi sembrava di non riuscire a respirare, gocce su gocce su gocce e alla fine verso mezzanotte un bel pacco di 170 grammi di biscotti. Ottimo… In una giornata tutto il meglio di me! -.-'  Questa mattina in merito all'ansia idem come sopra, ma sono uscita. Ho pensato al mio libro che non ha venduto niente e l'umore è andato alle stelle proprio. Oggi pomeriggio sparirò di nuovo dai radar e non farò più un cavolo. Di nuovo.
Panico, obesità e fallimento per il libro. Troppa grazia…

sabato 11 gennaio 2020

Ieri e l'altro ieri sera, ho già sgarrato, una scatola di biscotti per sera più, ieri, uno spiedino di 75 gr di caramelle. L'altra sera perché ero frustrata per la vendita, o meglio, non vendita dei mio libro, ieri perché vibravo, se così si può dire, per il malessere di mio padre e mio zio, sapevo già verso le 21 che avrei ceduto perché sentivo una smania e bramosia persino nella zona intorno agli occhi, quando sento il desiderio tirarmi così il viso ho poche speranze di solito. Solo che cedere per i problemi miei è una cosa, farlo perché assorbo pure quelli degli altri (sebbene con altri indichi la mia famiglia) è un'altra.
Questa mattina mi sono pesata dopo la doccia, 135. Un paio di chili se ne sono andati. MA sono i più facili per me, e anche i meno significativi. Spero però mi indichino la strada questa volta. Mi sono alzata e l'ansia non era e non è poca. Piano a, b o c, devo entrare nell'ordine di idee che non so che grandi progetti sono alla mia portata. Perdere peso, almeno un po', con buonsenso e forza di volontà, potrebbe esserlo. Mantenermi con la scrittura, insegnare un po' e fare volontariato è ciò che vorrei, ma al momento non sotto il mio controllo.                

venerdì 10 gennaio 2020

Mi sono svegliata con un gran senso di amaro in bocca questa mattina. La delusione per il libro è fortissima. Pensare che mi ero già immaginata la scena: io che stampo il resoconto e lo faccio vedere ai miei mettendolo sul tavolo, con un importo ragguardevole. Invece niente da fare. Il problema è il libro, ma non solo; è questo piano b che va all'aria insieme al piano a. Se quel maledetto sabato sera di 20 anni fa l'attacco di panico non fosse comparso, fagocitando 20 anni della mia vita, forse il piano a avrebbe preso forma, io sarei un'insegnante laureata da 10 anni, forse avrei una famiglia, forse avrei un senso. Ma no, e allora vai di piano b che include almeno in teoria lo scrivere per guadagnare a sufficienza per mantenermi e fare quello che riesco nel restante del tempo. Niente da fare nemmeno così, quindi resta il fare ciò che posso ma manca la parte economica, manca l'identità lavorativa. Se penso al mio passato scrivere e insegnare sono sempre state parti integranti del mio essere, pure da bimba, pure prima che capissi cosa volesse dire davvero. Forse non ho mai creduto abbastanza di potercela fare. Infatti per paura e vergogna nessuno a parte i miei genitori lo sa. Chissà…
Questo screenshot è di oggi dopo che ieri e l'altro ieri ho scaricato io due copie, non vuol dire nulla, vorrei volesse dire tanto.

giovedì 9 gennaio 2020

zero

Eccomi di ritorno, la serata non è andata malissimo, non ero perfettamente a mio agio, ma c'è stato di peggio- Tutto il discorso in merito al mollare o no non è risolto, resta per ora accantonato, poi si vedrà. L'unica cosa di cui sono felice è non aver letto prima la mail in merito alle vendite del mio libro, perché le vendite sono state zero. Sapevo che poteva essere una possibilità, ma sono rimasta di merda. Zero significa non avere speranze. Significa che non ha senso nemmeno farne pubblicare un altro. Niente. Credevo davvero in qualcosa di diverso? Niente è tutto quello che ho fatto nell'ultimo ventennio, come pensavo di poter cambiare? L'ennesimo fallimento da mettere nel curriculum. Come inizio anno non c'è davvero male. Ho la sensazione di non riuscire ad aggrapparmi a niente per rimanere stabile.
Zero.
Tra due ore, alle 20:15 dovrò uscire di casa per una riunione. Confido solo che fra 4 sarò di ritorno, fa freddo, sono stanca e ho già fatto strage di ansiolitici per questa sera. Sì, sarei molto tentata di mandare all'aria tutto e per qualche mese non pensare più a questo impegno. Sono però stanca anche di scappare e cosa giustifichi questo mio malessere non lo so, sono agitata e tendo a scappare o sono solo stanca di questo impegno e legittimamente ne vorrei fare a meno almeno per qualche mese? Trovo ridicolo non riuscire a distinguere le due cose. Eppure è proprio così che mi sento. In un mondo ideale io riuscirei a stare bene là, mi sentirei a mio agio e mollerei lo stesso. Nel mondo vero non capisco. Che assurdità, non capire più come ci si sente e per cosa si sta male. Alla fine finirò che per paura di tirarmi indietro, mi impegnerò in cose di cui non mi frega un emerito cavolo, che bei risultati. Una meraviglia proprio.
Tra l'altro… prima di pranzo mi è arrivato il resoconto della vendita del mio libro. Non l'ho ancora guardato per paura che un risultato scadente mi faccia sentire ancora più inadeguata anche alla riunione. mah… allegria… :/
A volte mi sembra quasi impossibile che il cibo possa essere fonte di così tanti problemi psicologici. Qualcosa che è legato intrinsecamente alla sopravvivenza. Eppure… L'altra sera sono riuscita a non mangiare niente senza il minimo problema, ieri sera anche ma con qualche problema in più, nel senso che ho mantenuto alta la guardia perché la voglia c'era, fortunatamente alle 23 ho deciso di andare a letto e chiudere la serata così. Certo, in questi primi giorni, proprio perché la decisione è appena presa, capisco di avere un po' di forza di volontà in più, ma ho paura non durerà a lungo. Per questo immagino sia importante scegliere anche con cura le altre battaglie da combattere. Questa sera riprendono le riunioni per l'attività che svolgo la domenica mattina, non mi va, sarei quasi tentata di lasciar perdere. Solo che poi sarei tagliata fuori da tutto, quindi la chiave è vivere ogni impegno senza quel perenne e terribile senso di non valere niente. Senso che tra l'altro non passa tagliandosi fuori da ogni impegno. Quindi occorre usare la zucca anche lì. Perché devo sentirmi così inferiore rispetto agli altri? Non c'è motivo, ma è chiaro che se questa sera rientrando sarò coì frustrata, delusa e triste, sarà difficile privarmi anche della consolazione dell'abbuffata di dolci.
Non fasciamoci la testa prima del tempo, ma guardia alta.

martedì 7 gennaio 2020

problema

Ieri sera ho aggiunto solo un commento veloce al post dell'altro giorno per dire che ero riuscita a non mangiare niente. Ieri sera nemmeno :) Ma c'è una differenza, ieri sera è stato normale, poi ero anche stanca, mi sono lasciata andare al sonno e sono riuscita ad addormentarmi relativamente presto, senza dover combattere contro il desiderio del cibo. L'altra sera invece è andata diversamente, nel senso che per ben 3 volte sono stata tentata dai dolci ma ho desistito. Il problema più grosso però, quello che rende difficile tenere duro, è che mi sentivo davvero triste senza dolci. Mi sembrava di punirmi, mi sembrava una rinuncia troppo grande, sì, direi che si riassume bene dicendo che mi sentivo triste, ecco. Come se mi facessi un torto dal momento che non ho altro come consolazione, soprattutto visto il senso di disagio e inadeguatezza che provavo. Forse, al di là del fatto che ci vorrebbe una marea di tempo per avere un risultato, il problema è che non riesco a visualizzare la gioia del non essere più obesa perché non credo di farcela, non credo di arrivare ad assaporare la consolazione del premio per così dire. E' ovvio che il problema della mancanza di cose positive nella mia vita è un problemone a sé stante, ma occorre tenere insieme capra e cavoli, come si dice. Mi occorre una consolazione extra-cibo nei giorni più difficili. Speriamo di non girare in tondo su sto pensiero, ma di trovare una soluzione.

domenica 5 gennaio 2020

Come ho detto spesso, quando ho cominciato a stare male con il panico, il primo sintomo e più gettonato, era il mal di stomaco. Nausea a 1000, per cui dopo i pasti questo malessere era prevedibilmente più forte. Alcuni anni dopo la comparsa del panico, aiutata anche dagli orari universitari un po' bislacchi, avevo iniziato a saltare la regolarità dei pasti. Alla fine è successo che dovendo uscire ad un certo orario, saltavo il pasto precedente. Dovevo uscire la mattina? Saltavo colazione. Uscire nel pomeriggio? Saltava il pranzo. La sera? La cena. Non era il massimo ma mi sembrava di gestire meglio i morsi della fame che la sensazione di essere lì lì per dare di stomaco ogni 2 per 3.
Questa cosa è durata anni e come conseguenza quando ero a casa libera da impegni e uscite, mi lanciavo sui dolci. Per il peso non è stato il massimo. Un passo successivo però c'è stato quando ho cominciato a stare meglio, quando anche i pasti hanno cominciato ad essere meno squinternati, ma è stato un passo bizzarro: stavo un filo meglio ma la sensazione di essere senza controllo era ancora predominante (lo è anche adesso), quindi mangiare la sera, anche quando non ne avevo voglia, per me era controllo. Per anni avevo saltato pasti perché stavo male? Mangiare la sera era un modo per dimostrare che le cose erano ormai diverse. Sì, l'essenza contorta del ragionamento non mi sfugge, eppure è stato, e a volte lo è anche oggi, così. Questo spazio serale negli anni è diventato una rivalsa per molte cose, anche se in negativo. Questa parvenza di controllo ne è una parte, affiancata alla perdita di controllo delle abbuffate. Mille sfumature diverse e opposte per un unico problema.
In ogni caso ieri sera alla fine ho ceduto. Un pacchetto di biscotti e due brioches. Purtroppo avevo anche fame. Ho mangiato meno in giornata e la sera me ne sono accorta e non ho resistito. 
Anche oggi ho mangiato meno ai pasti. Ho fatto anche un'ora di ciclette.
Strada lunga e in salita, ma spero di poter abbandonare presto lo stato di super obesità. Strano, di fronte a questo termine, invece di essere infastidita, schifata o che so, riesco solo a pensare che è giusto, che ha senso perché indica pesi davvero diversi.
Adesso sono le 21:15. Chissà se ce la farò questa sera a non imbottirmi di roba? Comunque mi sta vendendo un po' di panico parlando di questo, credo sia normale.

Io, io+ mia mamma, io+ mio padre, io+ mio zio, io+ mia madre+ mio padre, io+ mia madre+ mio zio, io+ mia madre+ mio padre + mio zio… oggi mi sono resa conto con enorme dispiacere che per ogni situazione io assumo caratteri diversi, sfumature forse, ma non da poco. E che anche in casa sono a disagio. Sono a disagio per la tensione tra mio zio e mio padre, per il mio ruolo, quello che è certo è che alla fine, sono a disagio fuori casa, e lo sono anche qui. Che tristezza. Se ci penso ci sono poche situazioni che mi fanno essere me stessa, quando canto, quando insegno cose che so bene a ragazzi più giovincelli, e quando… mi masturbo. In queste 3 situazioni sono libera, liberissima. Va bene, certo, ma la domanda è perché?
Da piccola no, in casa ogni cosa era apposto. Ora è diverso, oltre al fatto che mi immagino vite diverse ad Alassio, anche qui mi sembra di assumere identità diverse in base al piano(e quindi in base alle persone che ho intorno) in cui mi trovo. DIventa sfibrante. E mi chiedo se dipenda molto dagli altri, o se sia la mia insicurezza che prevale, non riesco ad essere me stessa e mi plasmo in base alle esigenze che sento nell'ambiente intorno a me. Non mi piace però, non è giusto per me, e alla fine mi sembra pure rischioso. Del resto se penso al fuori casa tremo addirittura fino a stare male. Mi fanno tutti paura. Mi mettono tutti a disagio. Wow… che bella situazione. E come se ne esce? Perché gestire l'ansia quando si sta così… uff… aiuto. Su questa questione mi sa che c'è molto da riflettere.

sabato 4 gennaio 2020

i soliti preamboli

Be'… questa mattina non appena ho aperto gli occhi ho pensato al mio peso, nello specifico ho pensato: con un problema di peso così grande, come posso permettermi di non pensarci h24 e non metterlo come priorità assoluta?
Come ho aperto gli occhi non ho nemmeno fatto a tempo di realizzare nessun altro pensiero. Come se non bastasse, entrata in cucina per la colazione, mia madre mi dice di stare attenta o non passerò più neanche dalla porta, e non era una battuta, era davvero preoccupata.
Successivamente mi sono messa a cercare alcune cose su internet, ho scoperto che esistono moltissimi diari alimentari per tenere segnato cosa si mangia, cosa si prova, le calore, la ginnastica fatta… ora, posto che ovviamente uno può segnare tutto anche su un pezzo di carta normale, mi sono piaciuti, magari più avanti ne prenderò uno, sebbene il problema come sempre non sia nel foglio scritto, ma nel riuscire a tenere chiusa la bocca e non mangiare troppe schifezze.
Ho letto un libricino e ho scoperto che non faccio più parte nemmeno dell'obesità di 3^ grado, ma di un livello chiamato adesso SUPER Obesità, per rientrare nella categoria di 3^ grado dovrei perdere almeno 8 chili. Il problema è che, sebbene io viva sulla mia pelle ogni momento le difficoltà di questo peso, a volte mi sembra quasi di non capirne la gravità vera. Sì, a volte mi arrabbio, sì a volte ho vergogna anche in casa della mia struttura, ma la paura vera per la salute è un concetto ancora troppo sfuggente, come se i rischi, che sono ad un passo dalla certezza, fossero ancora troppo aleatori. Ma come è possibile?
Nel frattempo a pranzo ho cercato di limitarmi un pochino, alle 17 avevo una gran fame ma va bene. Del resto a livello teorico so quasi ogni cosa. So cosa mangiare e cosa no. M quando arriva quest'ora, anzi un po' più tardi tipo le 22, ho solo voglia di cibo per rendere più dolce la mia giornata e non riesco più a pensare alle conseguenze. Non va bene, perché è sempre una cosa che tende a peggiorare, di fatti il peso continua ad aumentare, e la salute è sempre più compromessa.
Ciò nonostante, sono qui anche ora che penso a biscotti.
Mi chiedo se con l'ansia generalmente scesa di un 10-15% posso essere pronta per affrontare questa cosa, usando la testa anche quando sembrerà che alla testa non interessi.
Chissà se saranno i soliti preamboli del solito fallimento o no.
Ieri, nel tardo pomeriggio, mi sono ritrovata a guardarmi intorno. Al chiuso, con l'albero di natale, tra lo sciroppo per la tosse e le goccine per l'ansia. Un rimedio per ogni disturbo. Ho pensato: sono una pappamolle. Dopo le notizie sull'Iran, e l'# WWWIII su twitter mi sono resa conto che non sarei in grado di sopportare niente. Per l'amor del cielo, non parliamo neanche di vivere una guerra, ma anche  solo alcune privazioni, limitazioni, di corrente, di caldo, di medicine. Certo, non credo di essere solo io in questa situazione eh, non siamo più capaci di aspettare 2 giorni per una risposta via mail, come potremmo essere pronti ad un cambio radicale di vita in peggio?
Sarebbe meglio poter fare a meno di simili pensieri, ma è proprio questo il punto: a noi, mondo occidentale, da fastidio solo il pensiero, ma una fetta del mondo vive sulla sua pelle quel pensiero.
Con uno sguardo un po' cinico e un po' preoccupato, devo dire che mi aspettavo qualcosa di più dalla nostra sbandierata umanità, dal progresso, dai primi anni 2000.
Poi penso a me, al fatto che non riesco nemmeno a fare cambiamenti impegnativi, ma positivi, per me stessa.
Questo mondo ha bisogno di una grinta e di una forza che in troppi non hanno, che io non ho.
Ha bisogno di un cuore che in tanti non sappiamo più far battere.

giovedì 2 gennaio 2020

Buongiorno mondo

Buongiorno mondo... Sono qui seduta nel parcheggio del cimitero mentre aspetto mia mamma. Sullo sfondo 4 ragazzi che devono aver festeggiato qui la notte scorsa in un camper si prendono a male parole. Sono uscita di casa senza far storie perché il mio stare meglio passa anche da qui, ma sono molto tesa. Mia madre voleva uscire per una commissione in posta, mio padre non era dell' idea essendo il primo giorno lavorativo del mese, io mi trovo in mezzo. Odio sentirmi così il loro balia alla mia età, ma la realtà è che anche questa mattina mia mamma si è mostrata molto fragile, mio padre nervoso perché quello da fare in banca è per mio zio, e io non so più come mettere insieme la realtà famigliare con il mio panico onnipresente. Per cui ora prenderò ancora alcune gocce di ansiolitici e poi, di nuovo, buongiorno mondo.

Vorrei aggiungere solo una postilla: che fatica mettermi le scarpe! La mia mole incide, eccome, su gesti di una banalità sconcertante. :/

mercoledì 1 gennaio 2020

01/01/2020 chi ha avuto il primo attacco di panico oggi?

Zero uno, zero uno, due zero due zero… che bella data! Simpatica.
L'anno nuovo, ci siamo. Mi sento diversa da ieri? Ovviamente no. Anzi, da che sono in piedi ho già avuto 2 picchi di ansia. In effetti questo non può cambiare, non avrebbe senso.   Però qualcosa di diverso lo voglio davvero, quindi che si fa?
2000-2020 questi sono gli anni del mio panico. Diventare adulta così è una bella impresa eh… spesso mi chiedo come sia stato possibile. Vorrei poter recuperare tante cose, tante esperienze. Curiosamente sento l'aria piena di promesse.
Speriamo di coglierne qualcuna. In mezzo a tutto questo però, oggi mi sono ritrovata a pensare ad una cosa: quanti oggi, questa notte o oggi, si sono ritrovati a combattere con il loro primo attacco di panico? In mezzo ad un veglione, ai festeggiamenti o al dopo festa. E cosa avete provato? Io li conosco, mi fanno stare male, ma una piccolissima parte di me sa con cosa sto avendo a che fare, ma chi oggi ne ha fatto conoscenza per la prima volta, come si è sentito? Stare male nei giorni di festa ha sempre un sapore un po' diverso, è la verità.