giovedì 31 gennaio 2019

e facciamo pure la parte 3

… come prevedevo le cose in casa hanno preso di nuovo una brutta piega. e io mi ritrovo con lo stomaco spaccato. Ho l'impressione che mi verrà un buco al posto dello stomaco, ma di quelli grossi. Non so, di fronte a questa atmosfera non so proprio che fare. Sforzarmi ogni giorni di inventarmi balle per riempire silenzi, sviare discorsi, mentre tremo di paura?
Una paura immotivata lo so, almeno a questi livelli, ma è comunque una situazione enormemente disturbante. Il problema è che non vedo una soluzione, il compromesso, l'ammissione di 'colpa', la presa di responsabilità non sono contemplate da parte dei miei 'uomini di casa', quindi o così o basta. E se il così non regge, salta tutto. Perché non esiste forma di dialogo, di mediazione di compromesso. Tipico dei nostri tempi, ma non sono ragazzi giovani a portarlo avanti, ma due persone di 70 anni. Di cui uno supportato e aiutato da  mia madre da tutta una vita…
bella riconoscenza. Io sto male, poi starà male mia madre, poi io mi preoccuperò per lei…
Emozioni. Non so se ho fatto molto per cercare di ovviare a questa atmosfera, certo che sono stufa anche di quel poco perché sono stufa marcia di camminare su una specie di filo di lana sospeso a mezz'aria per qualcuno che non cede mai, nemmeno di un millimetro, e che con arroganza crede sempre tutto gli sia dovuto.
E quindi poi starò di nuovo male io, in una giostra schizofrenica sempre più veloce. Sono arrivata al limite di sopportazione, e voglio salvaguardare quel minimo di salute che mi resta.
E allora vorrei solo gridare un sonoro vaff***.
Possibile non rendersi conto che in una famiglia, devono esistere compromessi? Limiti? Anche solo usar un po' la testa, porca miseria.
e saluti a gennaio…
fortuna che il 2019 doveva essere un anno splendido per me... ci sono proprio tutte le premesse, sì sì…

oggi parte 2^

pensavo di scrivere questa parte 2^ un po' prima, ma aver aspettato mi dà modo di scriverla con un paio di utili aggiunte in più.
Da un paio di giorni non va la linea telefonica, così oggi mia mamma ha chiamato qualcuno per controllare, il problema non è in casa per cui servirà chiamare di competenza, ma in ogni caso sembrerebbe la normale manutenzione di una casa. Che comporta un paio di telefonate.
Che io non sono in grado di fare.
Male.
Mentre io facevo lezione, è arrivato il tizio per controllare. Poi ho dato retta anche io per quel che mi veniva chiesto. Ma in tutto questo chi erano i grandi assenti? Sì, loro, i super uomini di casa che, uno in sala l'altro in cucina, se ne stavano davanti alla tv senza degnare di un'occhiata i lavori mentre mia mamma si faceva prendere sempre più dalla confusione tra tutte le varie questioni tecniche. Io mi sento una merda per quello che non riesco ad affrontare, ma cazzo… sono in buona compagnia! SOlo che mentre io mi sento in colpa per non riuscire a dare una mano, loro se ne sbattono bellamente… Sono così arrabbiata… è chiaro che la questione non è la stessa perché io non riesco a vivere, e sarà un grosso problema per me se non lo risolvo, ma questi? Che se ne fregano per scelta mentre mia madre è in evidente difficoltà cosa sono? La sanno tanto lunga ma non tirano insieme un cazzo di niente.
Sì, sono arrabbiata, e sì serve che io mia dia una mossa,, per me, per mia madre… per tutti gli 'oggi' che ci saranno.

oggi... 1^ parte

Così, tanto per non perdere l'abitudine, ieri mio zio ha avuto un altro dei suoi, sempre più frequenti, momenti di nervoso. Mi ha talmente infastidito di nuovo che sono stata male tutto il pomeriggio, ieri sera, notte agitata e oggi sono ancora un po' così così.
Credo sia successo quello che in più occasioni la mia psicologa mi prospettava: rimanere incastrata nelle dinamiche non esattamente sane della mia famiglia. Cosa che forse succede alla metà delle persone, ma che comunque non lo rende meno noioso. Quanto vorrei poter guadagnare dei soldi, non tanto per andarmene, ma per poter subentrare nelle minime spese che paga lui e che, a quanto pare, lo autorizzano a sentirsi come se tutto gli fosse dovuto!
Mentre mi asciugavo i capelli, oggi, mi sono guardata negli occhi e per un secondo mi sono vista, io senza il peso dei casini degli altri, senza le maschere da dover indossare per rispondere all'idea che loro hanno di me, da indossare per far fronte ai loro comportamenti.
Per un'istante mi sono vista, per davvero, e mi sono piaciuta. Per davvero.

martedì 29 gennaio 2019

e le matite speciali...

Mi sono svegliata pensando ad un episodio di Sailor  Moon, prima serie credo.
Al centro della puntata c'erano due amiche che lavoravano come fumettiste, se non ricordo male. All'inizio del loro incarico, per sugellare la loro amicizia e carriera, avevano comprato una confezione molto cara di matite di qualità, da dividere in due, con la promessa che le avrebbero usate solo per disegni/lavori davvero speciali.
In realtà si viene a sapere che entrambe, ma di nascosto una dall'altra, le hanno usate già più e più volte nei momenti di crisi anche del lavoro comune: quando non riuscivano ad andare avanti con il lavoro, quelle matite davano loro la forza per farcela. Un appiglio che faceva vedere loro uno spiraglio.
Qual è la mia matita? A cosa posso aggrapparmi, e poi soprattutto per fare che?
Mi sono alzata dopo una notte, tanto per cambiare, agitata, probabilmente anche a causa dell'ennesima abbuffata che non è più serale ma proprio notturna, visto che era più o meno l'una di notte. Sì, ho fatto qualche lavoro domestico (e in effetti è pure questa una minima novità in positivo), ma per cosa vorrei dare il mio meglio? SI dice vestiti per lavoro che vuoi, trasposto potrebbe essere pure fingi di stare bene che poi magari starai bene davvero- del resto, a quanto pare, il cervello non distingue una risata finta da una vera e scatena lo stesso giro di ormoni, bella roba…- ma io cosa voglio? A parte un generico stare meglio ovviamente. Per cosa vorrei usare le 'matite speciali' del cartone?
Credo che in passato molte cose mi angosciavano ma mi lasciavano uno spiraglio: l'idea che avrei comunque avuto tempo, tempo per capire, tempo per riscattarmi, anche tempo per recuperare avventure non vissute. A 35 anni, quasi, questa idea non tiene più. Per cui?
BO!!!

lunedì 28 gennaio 2019

Anche ieri sera mi sono ingozzata di patatine e 2 krafen prima di dormire, ovviamente mi sono più o meno rimasti sullo stomaco fino a mattina, fatto di per sé piuttosto prevedibile ma che non mi ha impedito l'operazione. La cosa che mi inquieta di più è che parto molto tranquilla, per così dire, un paio di boccocini così per sfizio, ma poi mi prende una cosa che mi fa ingurgitare una marea di roba nel giro di una mezz'ora. Nel frattempo sono lì nel letto combattendo contro briciole e rimasugli di cibo, mentre i dolori per la mia stazza mi fanno diventare matta, e facendo venire ogni sera l'una e mezza/due. Sembra l'emblema dell'imbecillità e invece c'è in mezzo molto dolore e angoscia. Al punto che oramai una sera serena mi si dipinge di fronte con una me rilassata che beve magari una camomilla o una tisana, che guarda un film e poi verso le 23/24 al massimo dorme, senza temere l'avvento del nuovo giorno. Ah, quante cose da sistemare…
Nel frattempo questa mattina è passato un rappresentante di vendita porta a porta di alcuni prodotti alimentari. Colta alla sprovvista, mi sono trovata a dover andare io a parlarci. Era un ragazzo sui 25 anni, con una grande parlantina, qualcuno che sa mettere a proprio agio, in effetti sono doti essenziali per quel genere di lavoro, mi sono fermata qualche minuto, poi non mi serviva nulla e così ciao. Mentre rientravo in casa mi sono soffermata su quanto fosse carino, spigliato e simpatico. DI certo io non saprei gestire MAI un lavoro del genere. Poi però ho pensato che quanto meno sono riuscita a fronteggiare quel discorso, un mini passo avanti… e poi ho lasciato galoppare la fantasia… se fosse stato un film a luci rosse ci sarebbe potuto essere un incontro moolto ravvicinato tra il ragazzo che suona alla porta e la ragazza che va ad aprire… :D sogni, ad occhi aperti, ma sogni… necessari per strapparmi un sorriso, per affrontare la giornata. Magari per credere un po' più in me.

domenica 27 gennaio 2019

.............

La giornata della Memoria è una ricorrenza che mi fa sentire piccola, ogni anno il senso di vertigine di fronte ai quei fatti che anche definire disumani è niente, aumenta. Come se il cervello non fosse proprio in grado di capire a fondo quello che è stato. Ma forse capire non è necessario, e una logica oltre la cattiveria non si troverà mai. Ciò che conta è non dimenticare.
E' un giorno che comunque mette in discussione ogni cosa, ed è un giorno che mi fa sentire sciocca, egoista, che mi fa sentire in colpa perché faccio fatica a mettere in relazione la gravità di quello che è successo con la mia vita. Faccio fatica a non restare comunque intrappolata nelle mie piccole e banali questioni quotidiane. Ma tant'è…
Così mentre il cuore era impegnato a gestire il ricordo di un orrore umano, la mente, piccola e meschina, si attorcigliava nell'ennesimo attacco di panico a tradimento.
Ero in un supermercato, è stato veloce, improvviso e molto intenso. La paura di dare di stomaco nel mezzo del corridoio, la fretta di uscire, mettendo cose quasi a caso nel carrello… un po' un attacco come quelli che avevo all'inizio. Adesso, circa 4 ore dopo, sta di nuovo tornando. Prenderò le gocce, e poi cercherò di rilassarmi leggendo un po'. Sono stata parecchio male questa mattina, ma di fronte a certe cose è proprio evidente quanto io e il mio attacco di panico contiamo meno di niente, ma è altrettanto evidente che è importante onorare la vita, cercare di renderla qualcosa che valga la pena di essere vissuta. Imparerò di nuovo a farlo?

sabato 26 gennaio 2019

Questa mattina, mentre facevo colazione, mi guardavo in giro per la via, pensando alle persone che si sono trasferite qui negli ultimi anni, sarebbero potute essere amicizie?
Forse, ma non ho dato alla cosa neanche la possibilità di partire. Mi sono resa conto che negli anni qualche incontro l'ho fatto, non tantissimi ma qualcuno c'è stato, e qualche legame sarebbe anche potuto nascere, a arte il fatto che ho sempre stroncato tutto ancora prima del nascere. Motivo? Tanto sapevo che prima o poi mi sarei scontrata con la mia impossibilità nel portarli avanti: se uno non riesce mai a uscire che razza di legami può creare? O telefonarsi… stavo pensando a quello quando mi è suonato il telefono con un numero sconosciuto. Il battito del cuore è schizzato a mille, non ho risposto e ho spento il telefono. Perché? Perché mi aspetto solo due cose da una telefonata: brutte notizie oppure richieste(come uscite) a cui non sarei in grado di far fronte.
Seriamente… se penso a come ero a 13 anni io non so come posso essere finita così.
E non so come cambiare. Come uscirne.
Adesso magari riaccendendo il telefono… ma poi?

venerdì 25 gennaio 2019

Questa mattina sarei dovuta uscire con mio padre per fare la spesa, io l'avrei aiutato per le cose più pesanti e nel frattempo sarei uscita di casa…
Ovviamente se parlo così è perché non ci sono riuscita. Stavo davvero malissimo. E passata un'ora le cose vanno un po' meglio ma non del tutto. Sintomi forti a livello dello stomaco, più forti del solito di questo periodo ma in effetti non una novità.
Ieri sera sono stata sveglia fino alle 02.15 a guardare film e riempirmi di schifezze. Letteralmente riempiermi, perché all'inizio ero partita solo con alcuni bocconcini per sfizio, poi ho mangiato un casino, frutta secca, patatine, tortine…
Così, ore di sonno perse e stomaco affaticato per tutte ste porcherie hanno dato il colpo decisivo al panico per farlo diventare non gestibile, soprattutto visto che alla mattina, se devo uscire, ho bisogno di essere in piedi almeno un'ora prima per rendermi conto che va tutto più o meno bene. E se quella non è la cronaca di ogni sera-notte-mattina, poco ci manca. E mi sento un'idiota di proporzioni cosmiche.
Voglio dire… nessuno mi chiede di andare a dormire alle 21, ma perché sempre a ridosso delle 2? E perché sempre piena come un tacchino di cibo che mi fa male a più livelli diversi?
Sì, quello spazio serale-notturno mi sembra l'unico momento della giornata rilassato, ma è anche la causa perché questo succeda.
Vorrei vedere anche solo una settimana di sonno regolare non appesantito da mezzo chilo di dolci, se non sto meglio anche di giorno!!!
Pensavo di essere meglio di così.
Inoltre il fatto che io non sia andata ha fatto sì che mio padre ci rimanesse un po' male, e che mia madre mi facesse una predica infinita condita di lacrime, mal di testa e tutto quello che poi capita in situazioni così.
Si può cambiare davvero?

giovedì 24 gennaio 2019

Questa sera dovrei leggere il diario del 3^ anno di panico, quello della 5^ superiore, ma mi fa un po' paura, perché sono stata malissimo quell'anno…
Diario a parte, nelle ultime 3 sere mi sono di nuovo strafogata di cibo spazzatura prima di dormire. Mi rendo conto che se potessi vedermi da fuori mi farei quasi ribrezzo. Seduta a letto strafogandomi di torta, patatine e bibite gassate alle 23/24 di notte, mangiando direttamente dalla confezione spiluccando la torta con un cucchiaio e spargendo briciole ovunque. Eppure lo so quanti disturbi mi crea questa obesità grave. Lo so e lo sperimento ogni giorno- sono di nuovo 3 giorni che ho mal di schiena- ma non riesco a controllarmi. In teoria l'idea è che sono in mezzo a troppe cose per sforzarmi (non spendere, non mangiare, uscire…) in pratica però è che lo faccio nella maniera sbagliata, perché se fosse quella giusta una cosa dovrebbe darmi la forza per affrontare la successiva, almeno in parte…
o forse no, forse devo farla tutta questa fatica, semplicemente perché l'alternativa è un farsi del male allo stato puro che sto già pagando, in modi diversi, da anni.
Però credo mi serva una chiave, quel qualcosa a cui potersi aggrappare quando le cose si fanno complicate, cioè 3/4 volte almeno al giorno.
E allora… cerchiamo questa chiave.
E nel frattempo godiamoci l'attacco d'ansia che mi è venuto solo scrivendo queste parole...

mercoledì 23 gennaio 2019

Probabilmente ognuno di noi interpreta i fatti secondo il suo vissuto; in questi giorni sto leggendo il libro #disinformazia, un libro interessante, e un po' inquietante, sul fenomeno della comunicazione/fake news nei media. Ad un certo punto viene detto che ognuno di noi cerca nella rete siti nei quali trovare conferma alle proprie idee, ai propri punti di vista, creando così un effetto pericoloso nel quale difficilmente si riesce ad andare oltre alla posizione di partenza e di fatto non ci si informa mai davvero. Ora… per una persona insicura come me, il confronto con opinioni diverse è molto difficile perché mette in discussione un po' tutto il mio essere, ho sempre bisogno di conferme, la violenza di certi confronti mi spianta. Eppure… credo che spesso la curiosità abbia la meglio. E del resto ho comunque la sensazione di essere sempre circondata da idee molto diverse, diametralmente opposte alle mie, nella vita vera, a volte così destabilizzanti da aver davvero bisogno di un riscontro diverso, confortante e tranquillizzante nel web. Però, al di là di ciò che è comodo, capire come stanno davvero le cose, o per lo meno cercare di farlo, credo sia una cosa essenziale. Io lo sperimento ogni volta che qualcuno mi da consigli che in realtà sono critiche/giudizi sul mio panico pur non avendolo mai sperimentato nemmeno una volta.
Conoscere, capire ciò che ci circonda è un dovere verso noi stessi.
CONOSCERE I FATTI NON è UN'OPZIONE, è UN DOVERE.

martedì 22 gennaio 2019

Ironia della sorte, oggi la dottoressa non c'era, per cui l'attesa per capire cosa è quel valore che non va prosegue. Credo non serva sottolineare come ero, e come sono, tesa per la cosa. Non serve dire tante cose, però è una valvola di sfogo… come oggi, alcune ore fa, quando l'ennesima sfuriata di mio padre mi ha fatta sentire come se avessi una piccola esplosione in testa. Mio padre, mio zio… ogni cazzo di giorno succede così. Sono esausta, ho come la sensazione che dopo il logoramento di 18 anni di panico in forma più o meno acuta, questa cosa in casa degli ultimi mesi possa darmi davvero il colpo di grazia.
Più banalmente mi chiedo dove posso trovare la forza per affrontare qualsiasi cosa se sono ridotta ad uno straccio. Consapevole tra l'altro che se ci fosse qualcosa di serio o anche non troppo, di salute da affrontare, non solo non avrei l'appoggio delle persone che ho intorno, ma vedrei solo altri e perenni picchi di nervoso che mi farebbero proprio un gran bene…
mi si contraggono persino i nervi dalla paura e quando sto così mi sembra che il concetto di esaurimento nervoso abbia una sua prova nei fatti.
Ho paura, di tutto, per me. Anche perché so di non aver intorno un ambiente da cui potrei trarre forza. Devo imparare al più presto a volermi bene, e a dimostrarmelo.
Io ho bisogno di me.

lunedì 21 gennaio 2019

Se una vive già con l'ansia e la paura costantemente 24 ore al giorno ogni giorno per il panico anche quando non c'è motivo, se ce n'è uno anche minimo, addio… quindi quell'esame del sangue un po' sballato per me è sufficiente a mandarmi fuori di testa del tutto. Le malattie mi fanno paura, l'idea è quella di non avere nemmeno la forza per affrontarle, non riesco ad uscire per bere un caffè, figuriamoci per qualcosa di serio. Ho paura, paura per me, paura per la mia famiglia, e solo per un esame un filo sballato. Per questo non riesco a vedere un futuro per me, perché mi spaventa la realtà senza problemi, figuriamoci se i problemi ci dovessero essere… e detto tra noi, qual è la vita senza problemi? Probabilmente quella che non esiste...

sabato 19 gennaio 2019

A volte penso proprio che sbirciare su Facebook possa fare male alla salute… leggendo ho appena saputo che una persona ha un figlio già grandicello. Ero convinta non ne avesse, ovviamente non è una amica stretta, solo una conoscente dai tempi del liceo, ma chissà perché ero convintissima non ne avesse. Un figlio… da piccola mi immaginavo madre, senza proprio il minimo dubbio. Ora so che non ne sarei in grado. Non riesco a relazionarmi alle persone, figuriamoci per diventare mamma, e se mi ci vogliono tre tentativi per uscire di casa per una commissione banale in posta, come potrei seguire un figlio… Cominciano ad essere evidenti le conseguenze del panico così strisciante e penetrante nella mia vita. Sono conseguenze pesanti.
Che rivoluzionano completamente l'idea di chi potrei essere un domani. E la sensazione, forse sbagliata, è che le porte che si stanno chiudendo siano molte, molte di più degli improbabili portoni che potrebbero aprirsi forse un domani.

venerdì 18 gennaio 2019

Non so bene cosa dire, questa mattina sono finalmente uscita e dopo aver rimandato martedì e ieri, è stata buona la terza. Ritirati i referti medici, un valore non va per niente bene, uno di quelli che può essere tutto e il contrario di tutto, cose anche gravi, e ho una paura dell'accidente perché non mi sento in grado di affrontare nulla.
Questa sera c'è stato un incontro per le attività che svolgo con i ragazzi, tutti entusiasti per le mille proposte che venivano messe sul tavolo, e io non potevo che notare che le trovavo tutte bellissime, ma così fuori dalla mia portata che mi sono sentita all'angolo. Sola. Senza esperienza, senza gioia, senza divertimento. E con quel valore di quell'analisi del sangue che non va.
Ho paura.
Paura di non aver tempo, paura di non essere in grado di affrontare quello che potrebbe aspettarmi, paura di non poter vivere quello che vorrei. Paura che sia tutto qui.
Ho una paura che mi entra nelle viscere.
Non ho resistenza per niente. Non so vivere, non so stare con gli altri.
Ho passato gli ultimi 18 anni bloccata dal panico, non può essere tutto qui…

mercoledì 16 gennaio 2019

3 cose belle

Ieri ho letto un passaggio in un romanzo in un protagonista suggerisce a fine giornata di scrivere 3 cose belle che sono successe durante il giorno. Verso mezzanotte ci ho ripensato. Ho fatto fatica a trovarle, cioè ovviamente ho un tetto sulla testa, sono al caldo, non sono sola… ma non era tanto a quello che ci si riferiva, cose che per fortuna ho 'sempre', quanto a tre avvenimenti specifici del giorno, le cose divertenti, piacevoli della vita. E qui casca l'asino, come si suol dire. Alla fine il mio bilancio è stato: pranzo tutti insieme con una tensione in casa relativamente bassa, doccia vissuta senza panico (fatto più frequente per fortuna, ma decisamente non ancora ordinario), e un solo momento di panico forte verso le 14. Alla fine potevo aggiungere/sostituire che ho visto un film carino che mi ha fatta divertire. Ed è stata una giornata buona. Non c'è niente come mettere nero su bianco le cose, sintetizzarle e dividerle tra buone e no, tra fatte o meno, per vedere la realtà dei fatti. Per cui se ieri è stata, nei miei standard, una buona giornata, c'è tanto da fare perché tre cose belle, ma belle davvero, non mi capitano quasi mai in un giorno.
Comunque, mia madre questa mattina mi ha elencato un paio di cose di cui mi sarei dovuta occupare oggi e nei prossimi giorni, compresa un'uscita per una commissione. DI fatto è bastato solo elencarle per farmi andare ko. Ieri pomeriggio volevo uscire per fare un giro e comprare qualche dolce (ahi ahi) ma alla fine non ci sono riuscita. E devo dire che ci sono rimasta male. Quanta strada ancora da fare… Dovrei uscire oggi, e sono già in mezzo al panico, per cui mi chiedo: alla fine della giornata, quali saranno le tre cose belle di oggi?

martedì 15 gennaio 2019

Mi ricordo bene quando, durante il terzo anno di università, cominciavo a stare a casa molto spesso, perché stavo troppo male, anche se la spacciavo, almeno all'inizio, come una scelta per far rendere di più lo studio. Ricordo il senso di vergogna e di disagio nello stare qui seduta a questo tavolo senza in realtà fare niente di niente. Come sia diventata la prassi no, non lo ricordo di preciso, immagino sia successo solo lasciando passare un giorno alla volta. Un giorno dopo l'altro mentre i giorni diventavano sempre più complicati da gestire, da cambiare…
Anche oggi è andata così. Mi alzo e sono già esausta, i nervi sono a pezzi e quello che potrebbe aiutare perché da subito un risultato come i lavori domestici, mi sembra più una fatica di Ercole che una cosa fattibile.
Tensione, paura, paura, tensione… non c'è un nervo che non mi faccia male. E un'altra mattina se ne va così. In un modo totalmente inutile, sprecato.
Ho paura dell'ambiente che mi circonda, ho paurissima di quello che ho dentro.
Buongiorno mondo…

lunedì 14 gennaio 2019

18 anni, 18... seconda parte

Pur in ritardo di un paio di giorni, ho letto il secondo diario, o meglio il diario che copre il mio secondo anno con il panico; dal momento che per comodità, avendo cominciato ad averlo ad inizio scuola, seguo l'anno scolastico, il secondo anno coincide con la 4^ liceo.
Be', una cosa è certa: è stato l'anno che ho scritto meno in assoluto, ma, a differenza della 3^, il primo anno con il panico, in questo secondo i problemi di stomaco sono molto più presenti, sebbene io li chiami proprio così, solo problemi di panico e sebbene solo in un paio di occasioni parli di un probabile  legame mal di stomaco-ansia.
In ogni caso, be' si vede che sto crescendo… e si vede anche la differenza tra l'inizio dell'anno e la fine. E' una differenza sostanziale, perché all'inizio dell'anno, sto davvero bene, sono serena, pronta a vivere qualcosa di bello- ho una voglia matta di innamorarmi- ma, man mano che passa il tempo, il mal di stomaco cambia le mie abitudini e mi ritrovo spesso a dire di non fare nemmeno un terzo di quello che vorrei fare con la mia vita. C'è la timidezza tipica del mio carattere, c'è pigrizia, ma c'è il panico che comincia a fare effetto. Ed è impressionante come, soprattutto nei passaggi dei  mesi durante i quali scrivevo meno, ci si renda conto del peggiorare del mio stato da una pagina all'altra. Uno spartiacque significativo credo siano le vacanze di Pasqua, una festa in particolare che ricordo bene ancora adesso, che mi ha mostrato con forza ciò che avrei voluto, ma che non avevo. La mia vita sociale stava cominciando a cambiare, la solitudine ad essere una parte troppo presente nelle mie giornate.
Sarebbe diventata la regola.
l'anno che va dalla fine della 3^ alla fine della 4^  credo sia stato un periodo finestra: cioè arrivato il panico, avrei dovuto correggere ciò che lo aveva provocato, ma senza annullare completamente il mio esistere nel tempo libero, senza annullare me stessa. Non ho saputo sfruttare la cosa, forse perché credevo di avere tempo, era difficile e non capivo bene cosa stesse succedendo.
Per cui… se nel primo anno di panico non è cambiato sostanzialmente nulla, nel secondo è cambiato tutto. Andavo bene a scuola e quella era una soddisfazione, ma non poteva coprire tutti i miei bisogni. Alla fine del secondo anno di panico, all'inizio della 5^ superiore, ero sull'orlo del baratro. E ci sarei cascata dentro a breve.
Il panico oramai era diventato routine.
Ho deciso questo gioco del "18 anni, 18 unità di tempo" per recuperarli, uno alla volta pensando di fare ogni 10 giorni qualcosa a cui avevo rinunciato nel periodo del panico corrispondente, ma è impossibile, perché dal 2^ anno, quello di cui ho letto questa sera, non era una cosa a cui ho detto addio, ma a tutto.
E se oggi riuscissi a fare tutto, be' avrei risolto il problema. :)
Invece anche oggi ho fatto poco o niente.
Comunque se dovessi dire qualcosa, credo che nel primo anno di panico la cosa essenziale per me fosse l'amicizia, nel secondo la parola chiave è divertimento/uscite contro solitudine, perché in quell'anno le mie uscite sono calate credo del 60% ma anche di più.
DIVERTIMENTO E USCITE quindi dovrebbero essere le parole chiave di questa seconda unità di tempo, partendo dal presupposto che ogni parola non sostituisce quelle precedenti ma si aggiunge ad esse.
DIVERTIMENTO VERSO SOLITUDINE. Amici, gioia, contro tristezza.
E poi mi viene la domanda più pericolosa di tutte… ma se anche solo una virgola fosse andata in modo diverso?

domenica 13 gennaio 2019

Sono quasi le 23, è tardi eppure è solo l'inizio di quella parte della serata in cui sebbene stanca, riesco finalmente a rilassarmi per qualche ora.
Poi domani sarà una nuova mattina e tutto ricomincerà da capo. Con un pensiero: so come sto, sono l'essenza della paura e dell'insicurezza, ma al netto di questo ci sono altri dati di fatto: cioè quello che i miei genitori non riescono più a fare. Per età, per forza, perché come fa mio padre oramai non si occupa più di molte cose, perché c'è chi se ne lava le mani di proposito e non fa un cavolo…
Colpe, motivi, limiti… ma la realtà è che, volente o nolente, occorre a me entrare in campo. E per farlo servono priorità, liste, organizzazione e sì, probabilmente anche una buona dose delle mie goccine di ansiolitici.
Loro stanno cedendo, comportandosi anche (2su 3) malissimo. Ma per certi aspetti non ha nessuna importanza.
Se voglio andare avanti, occorre andare avanti. E nel pensare a questo in vari momenti oggi, ho sempre iniziato a piangere. Ma è la pura e semplice realtà dei fatti.
Devo trovare qualcosa che mi aiuti a rafforzare la mia autostima un pezzettino alla volta ma in modo concreto.

Mia - Gatto Panceri




… che bella…
sembrano le parole di cui ho davvero bisogno. Qualcuno che si senta così nei miei confronti…
Questa mattina ero impegnata nella mia solita attività di volontariato che, dopo la pausa natalizia, oggi ha riaperto i battenti.
Come è andata? Fino ad un certo punto come al solito, stavo male all'uscita di casa, ero tristissima in mezzo alle persone, alle famiglie, alla coppia, alle relazioni, ai figli… tutto come al solito, come mi sarei aspettata. Poi sul finire dell'attività, non trovavo più le chiavi della struttura. Allarme rientrato dopo una decina di minuti, ma in quei minuti era terrore. Paura, delusione.
La paura degli altri e un'autostima sotto zero sono oramai le uniche costanti della mia vita. Autostima… che parola strana. Racchiude in sé tutto il mio futuro, perché non ne ho e per questo ho paura di tutto, di tutti, sono incapace ormai anche solo di ipotizzare una relazione. Incapace di qualsiasi contatto, con la sensazione di non essere all'altezza di nulla. Di nessuno. La sensazione perenne è solo quella di disturbare gli altri e di non concludere niente.
Autostima. Non credo in me. Per niente. Immagino che in parte sia perché non me lo hanno insegnato, e in una parte ancora maggiore per i risultati che provano quanto io sia scarsa su ogni fronte. Portare avanti un'idea, un progetto, uno scambio di opinioni, dare una mano, aiutare, confortare… tutto fuori portata. Pensiero che nutre e si nutre del panico, in un circolo vizioso perenne. Non riesco per il panico per cui sento di valere poco, e sentendomi così, tac, parte il panico.
Eppure non è sempre stato così, o invece la mia era una sicurezza fasulla anche prima del panico? E se è cambiato tutto una volta, posso tentare di recuperarla? E come?
Non ho raggiunto nessun obiettivo, nessuno. Posso davvero credere di acquisire autostima? Sicurezza? Da dove?

venerdì 11 gennaio 2019

Eccomi qui, di nuovo alla frutta, di nuovo spaventata.
Questa mattina dovevo accompagnare mia madre per delle commissioni, con fatica, una fatica che nemmeno riesco a scrivere, sono andata, intrappolata tra ansie e paure in ogni movimento con l'auto, in ogni manovra, in ogni spazio stretto. SI va, si torna… scopro di avere una gomma dell'auto un po' sgonfia, vengo a casa. Mio padre mi ha guardata come se fossi una merda, trasudava un disprezzo e una rabbia che bo… Non è tanto perché ha detto che avremmo dovuto andare dal gommista, cosa che poi ha fatto lui, ma lo sguardo… quell'idea di avere davanti qualcuno che vale meno di niente, solo un fastidio. Tutto questo mentre il livello di tensione in casa sembra saltare ogni secondo. Io sono sfinita, so quali sono i miei limiti, so che sono enormi e so che non permettono una vita decente, ma un po' di serenità in casa è chiedere troppo? Mi sento quasi sempre come se avessi dentro una tenaglia che mi stritola cuore, polmoni, stomaco… ogni cosa è schiacciata di più, sempre di più, mi sento persino bruciare dal disagio, dal dispiacere.
Dalla paura.
Il carattere non cambia e, se mai, con l'età peggiora. A fronte di un sacco di cose che stanno lasciando perdere, che non fanno più, gli 'uomini di casa' si comportano sempre peggio.
Prima sentivo il cuore che andava a mille.
La mia paura per loro mi sta facendo del male. Chiude ogni prospettiva di una vita migliore.
Avrei tanta voglia di andarmene, se solo fossi in grado di stare sola, ma non lo sono, sono lontanissima dall'esserne in grado. Quindi?
La verità è che tra i miei limiti e gli esempi che ho davanti non sarò mai in grado di vivere una relazione. Forse lo era un'altra me, tanto tempo fa.

giovedì 10 gennaio 2019

8 anni fa, nel 2011 è stata l'ultima volta che, con alcuni cambiamenti in vista, a 26-27 anni circa, ho creduto davvero che la mia vita stesse per sistemarsi. Mi sembrava anche, a quell'età, che persino gli anni erano ancora dalla mia parte, che avessi davvero ancora una possibilità.
L'età è uno stato mentale, forse è per questo che ora a 34, mi sembra di non aver più vere possibilità di sistemare le cose, eppure, e ci pensavo anche questa mattina, in realtà ho un paio di opzioni già a mia disposizione anche per il futuro economico. Me lo ha ricordato anche mia mamma giusto questa mattina.
Opzioni che non necessitano di lauree, ma del riuscire ad uscire di casa e parlare con le persone, sì.
Opzioni che derivano dallo sfruttare quello che i miei sono riusciti a fare nella loro vita.
Non avrei mai immaginato, anche solo 7 anni fa, che il mio futuro sarebbe stato solo quello di vivere di ciò che hanno fatto i miei. Speravo altro, per me, per loro…
In ogni caso la parte ancora più 'simpatica', è che comunque, stando le cose come ora, persino quella sorta di parassitismo conclamato mi è impossibile, perché uscire di casa e avere a che fare con le persone sono sfide che non so portare avanti.
Tante volte immagino cosa farei se potessi parlare con la me che si fermava davanti ai primi attacchi di panico. quando ancora non era la mia vita h24, convinta che tanto prima o poi sarebbero passati da soli. Credo che, con il senno di poi, mi prenderei per i capelli e mi trascinerei fuori casa.
Mi chiedo però, se con il senno di poi, magari tra 10 anni non finirò con il dire lo stesso di questo periodo. E questo pensiero credo voglia dire tanto, sulle mie possibilità, presenti e future.

mercoledì 9 gennaio 2019

Ieri mattina mi sono svegliata verso le 6 con un attacco di panico in corso, i cui strascichi se ne sono andati solo verso le 10. Ho passato una giornata non splendida ma con un filo di tensione in meno, oggi mi sono svegliata verso le 7 senza panico ma uscendo da un sogno con i due protagonisti di Supernatural, un sogno a metà tra l'erotico e il semplice avere una vita con un ragazzo, quel genere di sogni che mi rendono tanto tanto triste perché sola. Un attacco di panico dietro l'altro, oggi ho finalmente smontato l'albero, una fatica che non riesco nemmeno a dire… doccia e non vedevo l'ora di uscire dalla doccia perché mi sembrava di soffocarci sotto e poi mal di testa, un gran mal di testa.
E una sensazione di fallimento strisciante, fallimento su tutta la linea. Questo 2019 credo mi abbia già messo all'attivo un numero di attacchi di panico ben sopra la mia media. Cosa mi sta succedendo? Sembra che stia peggiorando tutto, sia per frequenza che per intensità. Di fatto però una cosa è certa: sto uscendo di casa pochissimo.
Ieri sera poi pensavo a quando in un'estate di un po' di anni fa, quando ero già fuoricorso all'università, quando già stavo incasinata parecchio, avevo avuto un paio di settimane di speranza vera che ne sarei uscita, studiavo con le finestre aperte, l'aria che faceva sventolare le tende, musica in sottofondo. Ci credevo quando avevo più o meno 25 anni. Adesso non ci credo più, forse perché non sento più di avere tempo, non so… comunque ieri sera mi sono ritrovata ad andare a dormire con il cuore che pompava a mille, una tachicardia da fare spavento, mi sono alzata, ho preso un po' di gocce sotto la lingua e poi arrivederci… eccomi qui di nuovo ko dopo una splendida giornata del cavolo. Esausta, triste, sola e stanca. e incavolata, e frustrata e sentendomi in colpa verso chi ha problemi enormi e vive meglio di me.
devo uscire di casa.

lunedì 7 gennaio 2019

La prima volta che ho preso in mano una biro per scrivere una storia, l'ho fatto per sognare, per dare un altro finale ad una cotta che non era andata a buon fine, per dare un colore diverso ad una vita che comunque mi divertiva un sacco. Era una valvola di sfogo, era un bonus. Poi le cose sono decisamente cambiate e forse è questo lo sbaglio. Voglio che sia qualcosa che mi definisce, perché non ho altro. E quello che mi spaventa maggiormente è la consapevolezza di due cose: la prima è la difficoltà immane che mi si presenta di fronte ai rapporti con gli altri. Non c'è niente che sia meno che difficile per me. Persino andare a fare la spesa mi sembra sia come sottoporsi ad un giudizio infinito. La seconda è che qualsiasi cosa io pensi di poter fare un giorno, dal punto di vista lavorativo, ammesso e non concesso di stare bene per farlo, necessita di un percorso formativo di anni. E nel frattempo io non so chi sono.
Siamo una somma di fattori, tra cui rapporti e legami con gli altri, tolti questi, che resta? Davvero, cosa resta?
Per questo scrivo, perché ho un bisogno enorme di dare una definizione a me stessa, seppur parziale.
Sette anni di terapia mi rendono in grado di farmi le domande giuste, il problema è che sapere le domande non basta per avere un'idea delle risposte.
Chi sono? Come posso mantenermi? Come posso relazionarmi agli altri senza avere paura di qualsiasi cosa?
Arrivati a questo punto, quasi del perché sono così non me ne frega più molto. Voglio solo essere di nuovo in grado di vivere. E cosa è questa paura folle di tutto e di tutti?
E allora nello scrivere ho come la sensazione di ritrovare uno scopo, non mi aiuterà ad affrontare il panettiere o il vicino di casa, ma potrebbe darmi una definizione.
Il punto è: se ogni cosa ha un carico emotivo troppo forte per me, quale è la fatica accettabile? Quella che può rafforzarmi? Esistono margini di miglioramento? O c'è il rischio che la fatica che faccio mi affossi del tutto? Ho più di 34 anni, e come dico spesso a me stessa, non è che sono tanti in assoluto, è che sono il frutto di troppi anni senza miglioramenti, e questo mi porta a chiedermi se potrà mai cambiare qualcosa in meglio in futuro.
Nella scrittura forse cerco troppo, persino un'identità, vorrei almeno trovare un riscontro più terra a terra dal punto di vista economico. Ma non ne sono capace. E di fatto non vedo più nemmeno possibilità. Non mi sembrano più verosimili visto il mio percorso fino ad oggi.
Forse dovrei ricominciare un altro tipo di terapia. Qualcuno deve darmi una mano.
Oggi ho visto le ultime puntate della seconda serie di in treatment, è una serie che devo prendere un po' per volta, comunque alla fine si parla dello scopo della terapia, che è quello di guardarsi dentro e conoscersi. Mi è sempre stato detto che ero brava in questo, ma ora mi sorge il dubbio di essere stata gran brava a fingere, anche con me stessa. In fondo, chi sono io davvero? Me lo chiedo perché a volte, spesso, ho la sensazione di non esistere nemmeno al di là di ansie e paure. Chi sono? Cosa voglio per me? In cosa credo?
E' possibile aver passato tutta la vita solo in funzione di ciò che gli altri si aspettavano da me? Non dico di averlo sempre fatto, ma non importa, conta che il mio pensiero ruotasse intorno a ciò che volevano gli altri.
Sempre. Ma io? Dove sono?
Ho visto un film su un gruppo di adolescenti, sono quelli che riescono a ferirmi di più. Mi manca non aver vissuto quel tempo, quando il tempo era il presente non vessato dal futuro. Quando esistevano i sogni, ma la realtà di più.
Mi sono bloccata per il panico, eppure anche quello era un sintomo. Quindi? Cosa è successo davvero? Cosa mi ha impedito il primo bacio, il primo flirt, la prima volta… la prima gita in due, passeggiate mano nella mano, messaggini dolci la mattina, sguardi languidi e sorrisi rubati?
Cosa mi ha impedito davvero di andare avanti?
Forse perché non ho mai saputo chi fosse quella che doveva andare avanti… chi fossi io…
e anche adesso… 34 anni e la mia giornata ruota intorno alla paura di quello che succede in casa. Non a me, ma altre due persone, a me vicine, ma che sono altro da me.
Oltre la paura io non esisto più.
E anche questo fa paura.

domenica 6 gennaio 2019

La giornata è quasi finita, le vacanze di Natale sono agli sgoccioli… domani (con calma, mooolta calma), in casa cominceremo a riporre gli addobbi. E mi vien da dire: ARRIVEDERCI ALL'ANNO PROSSIMO. Ma non lo dico a cuor leggero, perché istintivamente non posso che chiedermi quanto saranno peggiorate le cose per allora? Chi avrò perso? Quali cose si saranno complicate? Perché è ovvio, almeno nella mia testa, i cambiamenti saranno solo in senso negativo. Senza ombra di dubbio.
Disfare l'albero, il pensiero di quello mi ricorda un'altra cosa, fino a 17-18 anni, non ricordo di preciso, in casa abbiamo sempre usato un alberello di Natale minuscolo, ma come usavano all'epoca: con decorazioni e lucine tutte colorate. Verso i 17-18 anni, di sicuro avevo già il panico, visto anche che oramai quello vecchio era sempre più rovinato, come regalo di Natale chiesi un albero nuovo, un po' più grande e le relative decorazioni. In quel periodo stava cominciando a diventare 'di moda' fare l'albero non più tutto colorato ma secondo una delle due accoppiate oro-rosso o argento-blu. Fui accontentata e comprai tutto argento-blu.  Decorazioni di plastica ma abbastanza pregiate e fu un regalo abbastanza sostanzioso anche dal punto di vista economico. Il risultato fu un albero molto elegante, bello, senza dubbio. Me lo ricordo benissimo. Luci di un bianco caldo… era bellissimo.
Dopo qualche Natale però, prevedibilmente, mi aveva un po' stancato ma non dissi nulla perché non potevo certo chiedere di nuovo altre spese per le decorazioni, se non ché sul volantino di un discount dove andavamo a fare la spesa vidi che erano in vendita confezioni con una marea di pezzi di decorazioni in rosso e oro. Con meno di dieci euro avrei comprato un sacco di roba, di una plastica forse più andante ma comunque d'effetto. Lo dissi ai miei e loro acconsentirono per cui quando mio padre andò a far spesa mi aspettavo di vederlo arrivare con le decorazioni. E invece no. Se le volevo, sarei dovuta andare a prendermele io. Guidare da sola fino al supermercato.
"E ti conviene non aspettare troppo, perché non ce ne sono moltissime.", mi disse mio padre. Lo ricordo ancora adesso. Ricordo che quel giorno non riuscii ad andare, ricordo che mi svegliai la mattina dopo con quell'impegno, ricordo che man mano che passavano le ore, io stavo sempre peggio, vedevo sfumare l'albero 'Nuovo', vedevo come ero conciata, fino a che punto stavo male. Vedevo fin dove il panico stava invadendo la mia vita. Mi arrabbiai con i miei per non essermi venuti incontro. Misi via il pensiero per parecchie ore, ma poi verso le 17 tornai a pensarci. Volevo quelle decorazioni. Mi preparai, ero in lacrime. Sento ancora adesso come mi tremavano i nervi, vedevo tutto più scuro. Stavo malissimo e piangevo all'andata, idem al ritorno anche se avevo il mio bottino. Mi erano costate 10 euro di soldi, ma in quanto allo stare male, altro che 10 euro. Una volta a casa, mi sentii un'eroina. Ce l'avevo fatta in due ore con mille soste nel mezzo. (Il tempo 'normale' sarebbe stato una mezz'ora, a starci larghi.)
Già.. ci ho ripensato quest'anno perché dopo 3 anni di altri colori, sono tornata al rosso e all'oro. Credo siano passati almeno 10 anni da quell'episodio. Tutto sommato capisco perché i miei genitori vollero tenere il punto.
Solo che ho una marea di aneddoti di questo tipo ma ancora adesso non so che benefici mi abbiano portato. Non mollare, non mollare… per ritrovarsi 10 e più anni dopo con un attacco di panico per dover andare in posta, in farmacia, a meno di 10 minuti di auto da qui…
Non mollare.
Non mollare…
Ma poi?

The Bee Gees You Win Again (Lyrics)


ore 14.36 di una festiva domenica pomeriggio… questa mattina sono andata a fare ciò che dovevo. Con fatica, tanta, ma soprattutto con la paura di sentirmi in un assoluto disagio con le persone. Fuori posto, inadeguata, inadatta. Sforzandomi di non pensarci, mi sono diretta dove dovevo e quando, una volta arrivata, mi sono resa conto di aver dimenticato gli ansiolitici per una manciata di secondi è stato terrore allo stato puro, come se mi si aprisse il pavimento sotto i piedi. Poi ho visto che avevo ancora in borsa la confezione nuova acquistata in settimana e allora mi sono calmata. Mi sono sforzata di non aprirla subito per prendere alcune gocce sotto la lingua, ma il grosso dell'ansia era passato sapendo di averle con me. Non serve dire che non è il massimo. Comunque oggi era un impegno banalissimo, in mezzo a quello che almeno in parte considero il mio ambiente. Eppure questa ansia sociale, fobia o quello che è, me lo ha fatto vivere piuttosto male. Sapevo di dover andare, fa parte sicuro di quell'impegno legato alla sezione 'legami' a cui devo dedicare questi dieci giorni, ma è assurda la fatica. Che poi la domanda è se per lo meno serve a qualcosa. Spesso, anzi sempre, nei libri sul panico/fobia, il concetto dello sforzo costante è un must. Bisogna far fatica, bisogna lavorare sodo. Solo che non capisco mai dove si può realmente arrivare. Cioè, ci saranno passi avanti? O per lo meno l'allenamento alla fatica la farà sentire meno? Perché in fondo la vera domanda è questa: considerando il settore legami/rapporti con gli altri… alcuni sono quotidiani, quasi banali, come per me quello di questa mattina, ma se pure questi ti fanno sentire una merda, come si può affrontare qualcosa di un po' più emotivamente forte? Che sia il dentista, un notaio, il ginecologo, avvocato, professore… chiunque ha una sorta di 'qualifica' finisce con il diventare inarrivabile.

Nota di colore: oggi è l'Epifania, già questa sera molte luci sulle case saranno spente, e le altre al 99% lo saranno da domani. Quando le ho messe più o meno un mese fa, sapevo che non sarei mai uscita una sera per vederle, poi mi sono detta che invece magari… ma no: niente uscite, niente visite alle luci, tranne quando ero via. Peccato. Mese coerente con gli altri, ma peccato. Per stare di nuovo bene, ho tanto bisogno di mesi che di coerenti con il passato non abbiano più nulla.

sabato 5 gennaio 2019

La musica oggi mi ha un po' aiutata, ma è certo che sono conciata male. Adesso ho un gran mal di testa, ma spero di rilassarmi un paio d'ore. La tensione in casa mi sta distruggendo, è come se mi stritolasse ogni organo interno una morsa alla volta.
Mia mamma, capendo la situazione un po' particolare, (perché io in effetti ne leggo più facilmente l'aspetto conflittuale, ma c'è molto disagio e dolore anche da parte dei due uomini di casa), ha offerto a mio padre una possibilità, andare al mare per tutto il mese di febbraio loro due. Credo possa essere una buona cosa, per me qui da sola sarà pesante sotto più aspetti, ma forse mi risparmierebbe un mese di mal di stomaco…
In ogni caso prima mentre facevo la ciclette ci pensavo e l'idea di averli lontani entrambi per un mese mi ha fatta piangere. Ridicolo eh? Ma è la paura del tempo, paura di non averne più con loro. Sono ossessionata dalla morte e la debolezza fa il resto.
Inoltre nei prossimi giorni dovrei avere un impegno con mia madre, una cosa che tra l'altro viene a vantaggio mio, ma poiché per arrivarci devo necessariamente parlare con un alcune persone che non conosco, mi sono talmente sentita a disagio che ho pianto anche per quello.
Depressione? Debolezza?
Ma non si può avere paura per qualsiasi cosa, che razza di vita ne può venir fuori? Sono così stanca. Solo il pensiero (a questo punto del tutto arbitrario però, dopo tanti anni di terapia) che prima o poi le cose potranno essere più facili mi solleva quel mattone che ho sul petto.
Domani mattina ho un impegno e sorpresa… farò una fatica enorme. Ma la mia domanda è sempre la stessa: impegnarmi per farlo è un passo verso qualcosa di buono o è solo una fatica fine a se stessa?
18 anni di panico, non proprio tutti così difficili per fortuna, posso sperare in qualcosa di meglio? ho paura. Troppa. Troppa da gestire, troppa da elaborare. Troppi pensieri tristi, troppa paura, troppa ansia, troppe emozioni sbagliate.
Sono già passati tre giorni da quando ho letto il diario del primo anno di panico. Al netto di un'uscita un po' disastrata e di una lezione, non ho prodotto molto. Non solo, non riesco a focalizzarmi sul progetto, non perché non abbia idee su ciò che dovrei fare, ma perché mi risulta difficile scrivere qualsiasi cosa, sapendo già che non riuscirò. In effetti poi non è che ogni parola chiave trovata debba valere solo per dieci giorni, anzi… è tutto un rimettere tasselli apposto, ma non ce la faccio. C'è sempre qualcosa che sembra rubarmi le poche energie rimaste. Ad esempio in questi due giorni è di nuovo la tensione alle stelle tra gli 'uomini di casa' ha farmi venire un buco allo stomaco. Equilibrio e amicizia, come legami tra persone, le parole chiave. Equilibrio e legami che non trovano un corrispettivo nella realtà più vicina, ergo mi sembra impossibile tentare di trovarli altrove.
Quindi mi sembra di fare mezzo passo e pure in tondo. Mi sento come chiusa in una specie di bolla, che si fa sempre più stretta. E allo stesso tempo sento il mondo fuori che mi chiama. E non so come rispondere. E non so come rispondere a me stessa.
Non basta una data che cambia a cambiare le cose in positivo, eppure basta eccome per farle peggiorare.
Buon primo sabato dell'anno.

mercoledì 2 gennaio 2019

18 anni, 18 momenti per sistemare qualcosa del mio passato.

Oggi ho letto il diario dell'anno 1 di panico, quello dell'inizio della 3^ superiore. Ho letto anche il  -1, quello della 2^.
Che posso dire? Alcune cose mi sono balzate all'occhio.

1- in 2^ liceo ero davvero agitata, non tanto per le cotte che andavano e venivano alla velocità della luce, ma per un'ossessione esagerata a definire i gruppi di amicizie. Forse era già un atteggiamento ossessivo, forse solo non avevo ciò che volevo. Stavo cercando qualcosa che non trovavo. Sarebbe bastato un po' di equilibrio in più tra le sfere della mia vita, invece in quel periodo tutto stava cambiando, non solo le cose nuove come la scuola e l'età, ma anche quelle vecchie come la situazione in casa con mia nonna che stava sempre peggio. Avevo bisogno di amicizie sincere, momenti forti che non avevo, non ancora per lo meno. Provavo una grande solitudine in casa con mio padre lontano. E probabilmente cercavo in alcuni ambienti, come la discoteca, rapporti che avrei potuto trovare solo altrove.
Sentivo la naturale (per l'età) spinta ad allontanarmi dalla famiglia, ma unita al disagio con il malessere di mia nonna era un vortice che mi buttava fuori casa senza sapere bene dove andare e con chi.
2- tra la 2^ e la 3^ per certi versi sembro invecchiare di 10 anni non uno. C'è una maggiore serenità e calma, potenzialmente positiva. Prima che andasse tutto all'aria sembravo aver intravisto l'equilibrio di cui avrei avuto bisogno, anche grazie al rafforzarsi di alcuni legami a scuola. Peccato che un perverso senso di colpa me lo abbia fatto perdere quasi subito, peccato che non abbia capito l'importanza di attività extrascolastiche con gli altri, ne avrei avuto un bisogno assurdo.
3- è curioso notare come alcuni fatti concreti importanti  come il panico e il relativo malessere, il peggioramento della nonna e la sua morte, la perdita della mia migliore amica, trovino uno spazio ristrettissimo tra le pagine fitte di descrizioni di ciò che succedeva/avrei voluto succedesse nei sabato sera/domenica pomeriggio in discoteca. Tante emozioni sulle prime cotte ma di quelle più serie non c'è quasi traccia. Forse perché non le capivo, forse perché erano qualcosa di davvero troppo da elaborare, da trasportare dalla mente alla carta.

infine… nonostante il panico stesse cominciando a diventare una costante, in quell'anno non avevo rinunciato ancora a niente direi, né uscite, né svago anche se con fatica. Anzi, avevo aggiunto pure qualcosa, con l'impegno al cre, e vacanze da amiche.
Certo la morte di mia nonna era stata una batosta, e la rottura con la mia amica anche ma quell'anno sarebbe potuto ancora essere la premessa per una vita serena. Come quello dopo, anche se poi avrei cominciato a rinunciare già ad un po' di uscite.
Insomma… almeno in apparenza stavo tentando di sistemare le cose, su alcuni fronti come quello scolastico, ci stavo anche riuscendo, e su altri non stavo facendo poi molti danni. Eppure ero già sulla strada che mi avrebbe portato ad oggi.
La parola chiave era già equilibrio, e poi anche legami, soprattutto amicizia. Credo sia sempre stata essenziale per me, ho sempre avuto bisogno di molti legami, magari di intensità diversa, magari con un paio di punti di riferimento, ma ne avevo bisogno.
Può sembrare assurdo detto oggi, ma credo che all'epoca la mia vera natura sarebbe stata molto più simile a quelle ragazze che si vedono in film e telefilm dedite a mille attività diverse, sempre fuori casa, tra il giornale della scuola, l'organizzazione di feste, il club del libro e altre 1000 cose di tante miei coetanee che qualcosa facevano davvero.
Amicizia… potrebbe essere questa la parola chiave di questa prima unità temporale di 10 giorni.
Fare qualcosa per dei legami. Missione troppo vaga, ma per ora non so che aggiungere.

martedì 1 gennaio 2019

Giuro, almeno oggi che è il primo dell'anno vorrei poter dire qualcosa di diverso. Invece l'unica cosa vera è che mi sono svegliata tardi, come al solito, e che tra le 10 e le 15 sono rimasta in balia di un attacco di panico con il botto, 5 ore… uffa… stiamo raggiungendo vette mai viste :(
Nei giorni passati, forse ieri? Bo, non capisco più nemmeno quanto tempo passa, mi è venuta in mente quella cosa del 18 anni in 18 settimane o giù di lì (al posto della settimana una unità di tempo di 10 giorni), per recuperare un anno alla volta, qualcosa che ho perso, come capacità di stare al mondo. Mi mancano però le idee, quelle sensate e valide, su come fare concretamente e mi era balenata l'idea di rileggere uno alla volta i miei diari di ogni anno. alla ricerca di un suggerimento. Ho cercato quello del mio primo anno di panico e nel sincerarmi che fosse quello giusto,  per pochissimi minuti ho letto frasi qua e là: sono rimasta allibita dallo stato di agitazione che avevo addosso. Dalla confusione, dall'ossessione di definire alcune cose. Certo, se fossi stata serena e tranquilla non mi sarebbe scoppiato il panico, ma è anche vero che wow, non vien certo la nostalgia di quei tempi rileggendo come stavo. Che poi, a ben vedere, non ho mai avuto, nei ricordi, la sensazione di stare bene all'epoca, per cui come stavo e come  lo ricordo più o meno coincidono, ma non esattamente nell'intensità.
Be', 18 anni, 18 settimane, 18x10 giorni…  e nell'attesa che vivere torni ad essere un po' più facile, domani proverò a leggere il primo diario e capire che fare.