sabato 29 febbraio 2020

Sto malissimo.
I miei sono ritornati e io mi sento uno schifo. Mi sento ancora più a disagio del solito. Come se avessi bisogno di tempo per reinserirmi nella dinamica famigliare. Inoltre mi sento sola, solissima. Mi sento come se fosse tutto sbagliato. Come se io fossi sbagliata. E mi sento sola, e mi danno fastidio le persone. Madonna, ma come si fa a campare così io non lo so. Mi sembra di non aver niente intorno niente. E oggi, visto come si è svolta la giornata, non hanno fatto il loro solito effetto anestetizzante nemmeno le serie tv, perché sono stata costretta a stare collegata, almeno in parte, alla realtà, non mi sono fiondata solo in altri mondi di fantasia. C'è una cappa di tristezza che mi schiaccia.
La tristezza sfuma in stanchezza che a sua volta sfuma in nervosismo.
Chissà se in qualche universo parallelo sono in giro con il fidanzato, o ad una festa di compleanno di amici di mio figlio.
Invece sono seduta alla scrivania, confusa, sull'orlo di un attacco di panico e quasi sull'orlo delle lacrime. mah…

venerdì 28 febbraio 2020

Stavo pensando che, nelle ultime tre settimane-21 giorni, se dico che almeno in 15 notti ho fatto sogni riguardanti il tempo del liceo, credo di arrotondare per difetto. Forse il significato non è così strano e non serve scomodare Freud: ripenso agli anni durante i quali avrei dovuto costruire la mia vita, mettere i mattoni significativi per il mio futuro, lavorativo e sociale. Ogni tanto penso (perché sono sempre in vena di ottimismi) se dovessi avere una malattia di quelle che necessitano della cura degli altri quotidianamente. Mi spaventa particolarmente questa cosa perché non mi fido delle persone. Io non so bene quando è successo, ma è la verità. Non so, forse in parte (in una bella parte gigante), dipende dal fatto che da quando ho iniziato ad avere il panico, a 16 anni, nessuno ha saputo davvero aiutarmi, capirmi. Tutt'al più sminuivano, o più semplicemente non credevano. Sono stata tacciata di presunzione per questo, ma non è così, non c'entra nulla. E se devo essere onesta, a questo punto credo di fidarmi poco anche di me.
Quello che so è che tutti questi sogni forse dimostrano una cosa: non voglio arrendermi. Persino scolasticamente parlando, ho la sensazione che se riuscissi a riprendere un minimo di controllo, vorrei ricominciare il percorso e finirlo. Perché credo in un lavoro aperto agli altri. Sì, lo so, io non mi fido, ma vorrei fare un lavoro per gli altri. Che dire, ognuno espia come può… :)
Però però… se la salute non migliora, non succederà un bel nulla, e sì, ovviamente per salute intendo dire anche il peso.
Ho dentro un rimescolamento enorme. E tutto questo diventa anche fonte di energia. Usare la testa perché non sia energia ansiogena, ma buona energia è la chiave.
E un incentivo, o meglio un'iniezione di fiducia sarebbe gradita. Se dovesse arrivare dal report dei libri che ho scritto sarebbe bello.
Ma in caso contrario dovrò cercare nella mia testa. Nel mio cuore. Nei miei desideri. Lasciarli uscire, non bloccarli sulla porta della paura.
Ho rinunciato a tutto, persino alla bellezza perché non me ne ritenevo meritevole. Ora invece credo sia il caso di aggrapparmi a quei sogni, e portarli nella mia realtà.

giovedì 27 febbraio 2020

Da che ho memoria, è la prima volta che i miei mi invitano a NON uscire, invece che il contrario. Tra 3 giorni dovrebbero tornare, nel frattempo chissà che direttive ci saranno per il coronavirus, ma so di certo che io la pagherò piuttosto cara questa ennesima settimana in casa. Come sempre del resto. Riprendere ad uscire sarà una sfida interessante, diciamo così. In ogni caso la voglia di vita è tanta. Voglia di musica, di aria, di amici, di divertimento.
Comunque davvero a volte, spesso, pensando a come era la mia vita prima del panico, il mio cervello fatica a capire cosa sia successo. Cioè, non riesco ad accettare di aver fatto tutto da sola. Autoisolamento da 20 anni.
In ogni caso l'aspetto che vivo di più in questi 3 giorni è il problema del peso. Settimana scorsa ero troppo frastornata dall'ansia, ma in questi ultimi giorni la mente è più libera per rendersi conto della fatica che sento ogni volta che faccio le scale. Ginocchia e caviglie fanno male. Ieri sera ripensando al primo aumento di peso causato dall'interazione dello sciroppo antidepressivo con la struttura delle cellule, mi sono resa conto di vedere la questione con una prospettiva diversa: se credo che il tutto sia iniziato per una questione esterna da me, chimica direi, forse ho qualche possibilità di venirne fuori. Con fatica ovvio, ma potrei farcela ad uscire dal concetto di obesità per forza. Ci sono alcune questioni che giocano a mio favore, non ultimo la fobia del mal di stomaco.
Se sono onesta con me stessa, e farei bene ad esserlo, tocca ammettere che ultimamente nelle uscite che ho fatto 2 su 3 ho avuto più difficoltà per il peso (mancanza di fiato, mal di gambe…) che per l'ansia.
prendendo per buono che ciò che è successo all'inizio non è dipeso dalle mie abbuffate, mi sembra di avere una possibilità in più per affrontare il problema. Per provarci un'altra volta sul serio almeno.
E il primo passo è ancora lì: passare dalla super obesità a quella di 3^ grado. E credo sia fattibile solo con un po' meno cibo e qualche mezz'ora di ciclette, perché più di questo non reggo.
Che dire… proviamoci ancora una volta.

martedì 25 febbraio 2020

sono esausta. Ma letteralmente. Tutto un su e giù dalle scale in casa. Le caviglie e le ginocchia reclamano. Come spesso si dice, quando si pesa oramai più del doppio di quanto dovrei, il fisico lo segnala con vari fastidi. E chissà tra un po' di anni… Cmq i miei sono via da 9 giorni e a me sembrano mesi. Giuro, mesi. Oggi poi mi sono anche arrabbiata perché, tanto per cambiare mio zio non ha fatto quello che avrebbe dovuto. Una piccola cosa, ma oramai per la famiglia non fa più un tubo. Niente. Avrei preso il minestrone che mi ha chiesto di fargli e l'avrei buttato nel prato. Comunque… sono due giorni che continuo a guardarmi in giro e vedo sporco e cose da fare ovunque. E sia chiaro: non è che le vedo io ma non ci sono, ci sono eccome, poi potrei evitare di farmi venire le palpitazioni in merito, ma la realtà è questa. Non so da che parte cominciare per tirare insieme le cose, anche perché faccio una fatica anche solo a muovermi in casa. Se non perdo peso, mi saranno difficili troppe cose.
In compenso, guarda un po', è tutta settimana che rispondo al telefono. 4 telefonate in tutto, e questa mattina dopo aver sentito l'ambulanza che mi stava prendendo un colpo. Faccio fatica ma non come al solito. Mah… forse lo stress della telefonata del comune è servita, forse ho più paura di fare come l'altra volta e innescare lo stress dell'attesa. Vediamo.
Comunque al netto di tutto, mi rendo conto, che non sono in grado di gestire la vita da adulta. Non ce la faccio, tra il panico per la gestione di tante cose, e il problema del peso per altre, non ce la faccio. uffa

domenica 23 febbraio 2020

Questa mattina avevo deciso di saltare la solita attività domenicale, era un gioco per l'inaugurazione del carro di carnevale dell'oratorio, quello che mi premeva di più era andare a fare spesa. Ce l'ho messa tutta, non pensavo particolarmente al virus, non stavo male come sto di solito (nausea…) ma mi sentivo fatta di gelatina. Avevo una paura nei nervi, paura di tutto, e la solita paura che mi scassasse l'auto tipica di quando esco anche senza una vera necessità. Ma ho voluto provare: ho tenuto la tuta di casa, ho solo detto infilati le scarpe, vai in garage, e poi dove arrivi arrivi se no torni indietro. E sono andata ed è stato quasi facile.
Tra le 12 e le 13. Per poi tornare a casa, sistemare ciò che dovevo e scoprire che nel frattempo la mia regione aveva annullato ogni sfilata, scuole chiuse, e celebrazioni delle messe annullate. Quando anche il nostro don ce lo ha comunicato, mi è venuto da piangere. Annullare le messe, chiudere l'oratorio… mai sentito prima.
Vedi caro mondo del blog, è proprio qui che sta la questione: non riuscire ad uscire per l'ansia e poi scontrarsi con la situazione per cui disdicono eventi per il rischio di contagio.
Premetto che ho pensato: meno male che sono andata oggi perché se no, anche se non è vietato uscire di casa, col cavolo che ci sarei riuscita domani, paura su paura ciao…, ma c'è poco da fare: il panico con me sta facendo lo stesso da 20 anni. Ma in questo frangente di caos, mi sento ancora più stupida. Potevo uscire, non l'ho fatto. Potevo andare a divertirmi e non l'ho fatto. Perché avevo il panico, la paura…
anche adesso ho paura.

sabato 22 febbraio 2020

fuori dai denti? Questa cosa del coronavirus mi fa una paura dell'accidenti. Vedere le immagini di quelle cittadine fantasma… giusto nei film le ho viste fino ad ora. Ieri sera alla riunione ci scherzavamo sopra, ma credo che tutti, chi più chi meno, usavamo l'ironia come un modo per esorcizzare la paura.
E allora penso a sti 6 giorni, 2 passata a farmela sotto per una visita della polizia e una telefonata, poi ero distrutta per l'ansia precedente, poi un filo depressa. Oggi ero perlopiù annoiata con una spruzzata di ansia e depressione, e le gocce per l'ansia alla fine mi hanno rimbambita ancora di più. E ho paura, e mi mancano i miei.
Ieri sera giravano le solite frasi fataliste, se è destino, tocca a tutti morire… ripeto, frasi dette alla cavolo, ma io mi dico no, io non sono pronta. Davvero sarebbe tutta qui la mia vita? gli ultimi 20 anni guidati solo dalla paura, per gli altri, di non essere all'altezza e poi basta?
Nell'ordine delle cose, la mia vita non vale certo più dei tanti disgraziati che muoiono di fame o di malattie ogni giorno, lo so. Ma vorrei avere la possibilità di imparare di nuovo a godermela. A viverla.
Curiosamente questi pensieri, questa paura, arrivano a ridosso di atti di terrorismo, o come adesso, epidemie pericolose.  Vedo quelle immagini di città bloccate, isolate, senza poter uscire, far la spesa, andare in farmacia e vado in tilt.
Immagino sia ovvio ora, ma perché è così difficile riassaporare la possibilità di vivere ogni giorno senza minacce, senza paure? Perché il mio cervello non riesce ad aiutarmi in questo, consentendomi, spronandomi, a riprendere in mano davvero la mia vita? Ho paura e mi sento sola, e questo aumenta la paura.

venerdì 21 febbraio 2020

Tra poco meno di un'ora e un quarto devo uscire per una riunione. A ben vedere l'intenzione iniziale era quella di uscire un'ora prima per andare a fare la spesa. Ma il solo pensiero di dover attraversare in auto un incrocio della provinciale, mi ha fatta desistere: mi sembra di non avere nemmeno le braccia per tenere il volante da tanto che sono in forma.
Allora mi sono detta, posso andare domani mattina, vado a bermi un caffè al bar anche, faccio le cose con calma, come fosse un giretto di svago. Non ho creduto alla cosa nemmeno per mezzo secondo. Che è poi quello che dicevo anche oggi: non credo in quello che mi aspetta.
Guardo fuori nel buio della sera, mi piace quello che vedo, mi piace quello che c'è fuori da qui, ma non sono in grado di affrontarlo. Semplice. In lontananza sento i rombi del motore di una moto, con la primavera e le finestre aperte saranno di più. Il rumore della vita che scorre, che viene vissuta. Io, se potessi, mi infilerei a letto subito. E cosa avrei risolto? Nulla, ma forse mi leverei questa paura che mi vibra nei nervi.
Ogni volta che leggo un libro sul panico, mi accorgo sempre che ci sono i perché, un elenco più o meno lungo dei sintomi, ma il logorio che una persona prova 24 ore al giorno, 7/7, no. Quello non trova spazio. Forse sarebbe impossibile il contrario, ma a ben vedere è proprio quello il cuore di questa malattia. Il logorio tremendo che si ruba tutto.
Mi faccio spesso la stessa domanda: quando poi questo logorio si è preso fino all'ultima goccia di speranza, che succede?

venerdì 21 febbraio...

è una bella giornata, anche se troppo calda per essere il 20 febbraio, ma oramai è sempre troppo caldo, no?
Per ora non sono né particolarmente ansiosa, né immersa in pensieri sul depresso andante. Però penso. A quello proprio non riesco a farne a meno. Nello specifico penso a questo blog, al motivo per cui l'ho iniziato: speravo che mi aiutasse per il mio stato patologico. Come fosse un aggiornamento necessario,  in molti dicono che scrivere aiuta e poiché ho sempre tenuto un diario di carta, ho pensato che mi servisse la versione 2.0 per poter aver nuovi benefici. Purtroppo dopo 3 anni mi sento di dire con tutta onestà che su quel fronte le mie speranze hanno fatto cilecca, scrivere qui o altrove non ha portato significativi miglioramenti. In realtà è già da un po' che me ne sono resa conto, ma allora è subentrata la speranza b. Ovvero quella di poter usare questo posto come un luogo per creare qualcosa di positivo, anche per gli altri. Insomma, non ho titoli di studio specifici, ma 20 anni di questa roba credo mi abbiano dato alcuni strumenti. Avrei voluto davvero che da qui potesse venire fuori qualcosa di buono. In mezzo a tutti i piani a, b, c per la vita, l'idea di una condivisione mi sembrava importante. Non nuova certo, per carità, ma comunque utile. Solo che, come per i romanzi, alla fin fine non c'ho creduto davvero nemmeno questa volta. E non è per lo pseudonimo, ho scritto dall'inizio che Rebekka non è il mio vero nome, ma per quell'incertezza nello dare una spinta in più, un po' per paura dei commenti, un po' perché non riesco davvero a credere di poterlo fare, che possa succedere, che io possa riuscirci. Lancio il sasso e nascondo la mano. Non so nello specifico spiegare meglio, ma è così. Scrivo ma mi nascondo. Forse perché paradossalmente non ho ancora accettato la situazione, il mio status. Come per l'obesità, so di essere obesa, ma troppo spesso ho come la sensazione di non crederci nemmeno io. Perché accettare una situazione, riconoscerla davvero implica poi l'impegno ad agire in qualche maniera, non lasciare che tutto vada solo un po' così a caso.
Avrei voluto una vita diversa, ok. Ma forse è ora di iniziare a fare i conti con ciò che posso fare in questa, facendo piazza pulita di sogni incrostati e vecchi e lasciando spazio a qualcosa di diverso.
Nel frattempo l'ansia è arrivata, segno che quello che ho scritto è vero, ed è doloroso.
Ma queste sono le mie carte. Inutile negare.
a volte capita che magari per un'ora o il tempo di un film, io dimentichi che sono giorni che non esco di casa, capita che dimentichi tutto quello in cui vivo. Quando poi mi riprendo e ci ripenso, di primo impatto mi sembra impossibile, non può esistere una vita come la mia. Fatta di tempo che passa e basta.
Invece esiste…
adesso ansiolitici e poi buona notte…

giovedì 20 febbraio 2020

Oramai è un mese che ho interrotto il farmaco, e credo di accorgermene parecchio. Dico credo perché come per tutti certi disagi in cui non è tanto la presenza del sintomo a fare la differenza, ma la loro quantità/intensità, fare delle scale precise mi è impossibile. Ma i dati certi sono che: dopo i giorni agitatissima per la visita dei vigili, finita in una bolla di sapone, oggi è tornata la depressione. Ok, dal momento che il cervello è sempre quello, non è difficile notare che i sintomi possono essere un po' correlati e che, a fronte di uno stress del genere, ovviamente ci sono conseguenze. Ma questo magone perenne è troppo.
E adesso, ricordando che i miei domani hanno l'incontro con la tipa dell'agenzia, sono in paranoia di nuovo. Vista da fuori davvero ho la sensazione che nel mio cervello manchi qualcosa a livello chimico.
Comunque, depressione… di nuovo legata alla delusione che sono, per me e soprattutto per mia madre. Non le ho fatto vivere niente, né matrimonio, né nipotini, né un lavoro, né la laurea, né la salute. Solo un piagnisteo infinito e preoccupazioni. 
Questo angolo è la pila di libri presi per seguire i ragazzi nelle ripetizioni. finite in un nulla di fatto anche quelle, e nella scatola le 50 copie omaggio (pagate 450 euro) del mio romanzo, lì, nascoste in mezzo alla polvere, come se me ne vergognassi, come se nemmeno esistessero. Non ne ho parlato a nessuno, e del resto a chi potrei parlarne? Sembra l'angolo dei fallimenti.
A volte non ci credo a quello che sto vivendo, a come non sto vivendo. A volte arriva un pensiero del tipo: è uno scherzo, una finzione, domani mi alzo e riprendo a vivere come si deve. E invece no, il domani arriva e non cambia un cazzo.
E sono sempre spaventata da tutto, preoccupata per tutto. Incapace di vivere in questo mondo. 36 anni quasi, e quasi 20 anni di questo.
Non ho mai fatto sogni esagerati da ragazzina, ma davo davvero per scontato che la normalità sarebbe stata a portata di mano.

mercoledì 19 febbraio 2020

Più volte oggi avrei voluto scrivere, ma poi ho desistito per la strana confusione che avevo in testa.
Questa mattina, mentre facevo colazione, verso le 9, il mio cellulare ha squillato ancora con il numero del comune. Non ero al mio solito tavolo, lo sfondo che vedevo era una tovaglia diversa, ho risposto quasi senza esitare. Il tizio dall'altra parte si è qualificato come incaricato dal comune, mi ha chiesto se io fossi io e mi ha chiesto se fosse potuto passare in mattinata. Permesso accordato. Ansia e attesa. Fortunatamente breve. Il tipo della polizia locale è arrivato, l'ho fatto entrare, mi ha chiesto 2 cose, ha scoperto di abitare vicino a dove abitava una mia zia, si è ricordato che probabilmente mi accompagnava a scuola con il pulmino quando andavo alle elementari e altre cose. 10 minuti al massimo era fuori, foglio firmato e arrivederci e grazie. Immagino passeranno ancora. Non so.
Ma non posso descrivere quello che avevo in testa quando se n'è andato. Dalla prima telefonata sono passate 48 ore di merda. Stress su stress, con la paura che mi chiedesse anche i millesimi delle misure del bagno, e poi questa specie di conversazione a cui mancava solo un aperitivo, per dire, anche se per me non sono facili nemmeno quelli ma ci siamo capiti.
Magari questo impiegato era particolarmente tranquillo, ma ragazzi, cosa non mi sono immaginata in questi giorni! Nelle mie paure il meno che capitava, erano multe formato gigante per qualcosa, non so cosa, di fuori posto.
Alla fine resta un buco dentro, causato dalla sproporzione esagerata tra le mie paure, ciò che immagino, e la realtà. Ma io intanto ci rimetto la sanità mentale.
Come si cura questa cosa? Affrontando ogni giorno sfide così? Perché io sinceramente non ho la forza per farlo, seriamente. Non ho la forza per combattere il mio cervello ogni giorno.
Sono esausta. Come una pila da buttare via.

martedì 18 febbraio 2020

alla fine, contrariamente come pensavo, sono riuscita ad uscire. 40 minuti di purgatorio. Intanto mentre guidavo verso il paese avevo la solita sensazione di vertigini/spersonalizzazione, poi passata quella, sentivo la tensione montare anche nelle braccia, con la paura di non riuscire a guidare. Sia in posta che in farmacia c'era pochissima gente e non ho fatto file, ma secondo me chi mi ha vista si è spaventato per come ero conciata. In aggiunta alla cerca cadaverica, alle occhiaie a tre strati, pure 2 foruncoli e alcune chiazze rosse dovute al tick di sfregarmi la faccia per l'ansia. Alla fine ho fatto ciò che dovevo, con enorme fatica e come sempre con la sensazione che sia tutto fine a se stesso: faccio fatica per una cosa che serve al momento, ma che non butta prospettive nel futuro.
Fuori non ero a disagio, stavo troppo male come ansia per il disagio, ma mi sono accorta che ovviamente se esco è probabile che incontri qualcuno che conosco, anche solo di sfuggita, qualcuno il cui confronto non reggerei. Non servono confronti, ma i pensieri vanno da soli. E una volta a casa, stanca morta, continuo a pensare che mi manca mia mamma. E mi rendo conto che non è una cosa normale, non è la mancanza legittima, è un dolore acuto che grida nella solitudine che ho intorno e che non riesco a sistemare. Sono stata così male che non sono più riuscita a cenare, poco male, ma poi domani mattina la tensione riprenderà ancora, tra telefonate e visite a sorpresa e io ho la sensazione che, se mai questo ad un certo punto aiuterà, io a quel punto non ci arrivo perché mi disintegro prima.
e buona serata.
Mi sono vista riflessa nello specchio poco fa: ho 3 livelli di occhiaie uno più scuro e profondo dell'altro. Gli strascichi della giornata di ieri si sono fatti sentire, e si fanno sentire tutt'ora, sebbene ieri sera sia andata a dormire presto e abbia dormito 8 ore. Oggi sto di merda, anche se un 1% meno di merda di quanto mi sarei aspettata, ma di fatto sono qui ferma immobile in attesa, l'unica cosa che ho fatto sono stati 40 minuti di ciclette. Verso le 18 vorrei andare in posta e in farmacia, ma onestamente non sono sicura di farcela. Sono troppo stanca. Sono esausta. Anche oggi la via è stata, ed è perché è ancora presto, un continuo di gente avanti e indietro. Oramai se confronto con la mia vita, mi sembrano persone di un pianeta diverso. O io sono di un pianeta diverso. In ogni caso non c'è la minima affinità tra me e chiunque riesca a vivere una vita normale. Gente che va e che viene, parole scambiate per strada, gente che passeggia chiacchierando al cellulare, che parla con i fattorini, con i postini, con chi porta a spasso il cane o sbatte un tappeto fuori dalla finestra. Posso ripercorrere la mia storia attimo per attimo ma il vero motivo per cui sono a sto punto non lo trovo. Non trovo l'attimo in cui gli altri hanno cominciato a farmi paura, vedo solo la conclusione. E fa schifo.
Suonato il telefono, era mio zio… ho il cuore che è volato fuori dalla finestra.
Ok, adesso prendo le gocce e poi vediamo di tirarmi insieme così forse, ed è un forse enorme, vado fuori tra un'ora.
Se non ci saranno passi avanti, impazzisco. Giuro, impazzisco.

lunedì 17 febbraio 2020

ho il cuore stanco

questo direi se dovessi dire come sto, ho il cuore stanco. L'idea che domani mattina ricomincerà tutta sta manfrina di ansia e paura mi fa dare i numeri. Oddio. Mi sembra tutto troppo pesante, e non so se servirà a qualcosa o no, se sono cose per le quali ci si può allenare.
Rivoglio la mia vita, rivoglio la capacità di stare tra la gente. Sono disperata. Voglio smettere di avere paura.
Aggiornamento, sono le 16.30 di una giornata che sembra sospesa anche dal punto di vista del meteo. E sospesa sono anche io. A stento sono riuscita ad andare in bagno, non riesco a staccare gli occhi dalla finestra che da sulla strada, in attesa… e se dovesse suonare il telefono, mi verrebbe un colpo. La tensione è a mille, e davvero ho come la sensazione che il cuore non riesca a reggere più tutto questo stress. Ho già preso gli ansiolitici due volte, ma credo arriverà presto la terza. Non riesco a fare niente. Niente di niente. Né leggere, né fare ciclette, né fare qualche lavoro in casa. Niente. Sono paralizzata dalla tensione.
Guardando fuori dalla finestra per tutto il giorno si può dire, ho visto due vicini di casa, che hanno superato i 70 anni, andare avanti e indietro dal paese non so quante volte. Io mi stavo sentendo male anche solo quando sono scesa per sistemare la pattumiera.
Anni di psicoterapia non sono serviti a nulla, alcuni farmaci non troppo pesanti neanche. Non so, dovrei passare forse a quelli più forti?
Un'emotività del genere mi logora. Sono 20 anni che (non) campo così. 20 anni di galera dentro di me, e 20 anni oramai chi se li fa più...

la paura di parlare al telefono ha un nome?

Lunedì, i miei sono partiti ieri e per certi versi mi sembra di essere già in mezzo al caos più totale. Ieri ho fatto su e giù dalle scale di casa non so quante volte, alla fine avevo le caviglie e le ginocchia distrutte. Abbastanza ovvio e prevedibile in realtà, ma sufficiente a farmi cambiare modo di vivere e di mangiare? Non credo. Uffa.
Questa mattina mi sono alzata quasi ad un'ora decente, erano le 8:40, avevo alcuni progetti ma poi non sono riuscita a fare niente, motivo? Perché è suonato il telefono, e poi il mio cellulare, con un numero che ipotizzo sia quello del comune per verificare che sì, io da quando ho consegnato i documenti in comune, vivo nella stessa casa da cui vivo da 50 anni. Polemica a parte, se le leggi sono queste inutile ironizzare sulla cosa adesso, il problema non è la legge, il problema sono io che non riesco a rispondere al telefono. Ma qui non si tratta di non rispondere all'ennesima chiamata commerciale, ma a qualcosa di un filo più serio e importante. Qualcosa che rischia di impicciarmi anche parecchio. Era abbastanza prevedibile che questo mio limite enorme con il telefono, sarebbe diventato un problema enorme prima o poi, ma ovviamente in mezzo a tutti gli altri casini del mio panico, non sono mai riuscita a dargli la giusta priorità.
Rispondere o ancora peggio, far delle telefonate. Mamma mia che incubo!
Perché? Paura di non essere in grado di risolvere i problemi posti al telefono? Paura di sentire/dover riferire brutte notizie? vergogna pura e semplice?
Non lo so. Ma è un problema enorme.
avrà un nome questa fobia?
E poi… esiste un lavoro in cui questo limite non è un problema? Una relazione in cui non è un limite?
Io non so più che dire… se una persona fa una fatica enorme nel gestire cazzate del genere, o meglio fa fatica E comunque non gestisce nulla, come può ambire ad una vita decente, mediamente piena di relazioni e soddisfazioni? E non basta nemmeno dire che posso stare sempre sola, perché c'è comunque bisogno di interagire ogni tanto, come oggi con i funzionari del comune, o come quando serve l'idraulico…
ma perché devo aver così paura di tutti? Perché? Mah… non so che tipo di risposta potrei darmi.

sabato 15 febbraio 2020

Mi sembrerebbe di avere mille cose nuove da dire, interessanti, significative. Non è così, ieri ho avuto solo l'ennesima conferma di quanto tutto sia avvitato su se stesso con le relazioni familiari che ho qui in casa. Se a mia madre tocco mio zio, piange; mio zio è convinto di essere infallibile  e ne ha combinate di tutti i colori così continua a criticarmi con dei modi che alla prossima gli arriva una scarpa in testa, e a mio padre sembra che io dia fastidio un giorno sì e l'altro pure. Tutti deboli, fragili e insicuri. Psicologicamente capisco tutto, da figlia con i problemi che ho, non ho più voglia di capire niente.
Ma il vero problema resto sempre io. Cazzo. Sono io che non riesco a trovare qualcosa per bilanciare la situazione, per aprirmi al mondo esterno. Nel frattempo il peso è ricominciato a salire, 138 kg vestita. Probabile ciclo in arrivo ma non cambia la sostanza che se non mi concentro sulla questione va tutto al diavolo. Per certi versi, al di là dell'indubbia difficoltà, perdere peso è una cosa facile da classificare! Fa bene, punto. Non ci sono ma-però-forse che tengano. C'è un solo modo di leggere la faccenda. E credo sia una delle poche cose così nette con cui ho a che fare.
I miei partono domani e sono già settimane che penso ai panini che mi preparerò per cena. Ma come si fa… domenica scorsa sono andata a fare spesa per quello che mi servirà. Una borsa piena di scatole  e scatolette. Domani andrò per le cose che devono stare in frigorifero. Ma non è un caso che sia andata a prenderne già un po': faccio troppa fatica a spostare tre borse insieme per le scale. Siamo al limite del patetico: vado prima a fare la spesa perché sono talmente pesante  già di mio, che faccio fatica a fare le scale con troppa roba.
Ma può una persona mediamente intelligente ridursi in questo stato? Non riesco più nemmeno a fare la ciclette perché mi fa male la schiena, e con i miei via due settimane, finirò con il mangiare ancora peggio. Ovvio, non possono essere loro a fare la mia parte. Domani o lunedì, centimetro alla mano e davanti ad uno specchio, compilerò lo schema con le misure delle varie parti del corpo. Il traguardo della linea da super obesità a obesità di 3^ tipo, si allontana ancora e la cosa assurda è che mentre con mezzo cervello sono preoccupatissima di questo, con l'altro ancora penso alle cose da mangiare di queste due settimane.
Dovrei uscire, camminare, prendere aria.
Solo che mentre esco, cammino, prendo aria, il panico avanza.
E sto di merda.
Così mi rifugio in un libro, in un film.
E il giro ricomincia.
Di nuovo, per l'ennesima, inutile, volta.
Anche questo San valentino è passato. L'ennesimo da sola. Sembra difficile ipotizzare che io prima o poi, possa avere accanto qualcuno. Una cosa è certa però, sarebbe più facile se vivessi in un film, dove la protagonista quando si stufa di essere single, va semplicemente a incontrare il vicino del piano di sotto. E questo funziona a maggior ragione quando la ragazza si sente sola e incapace di avere una relazione, perché a quel punto tac! Nella storia arriva il ragazzo capace di capire ogni suo timore e di spazzarlo via. Con calma e passione. Nella vita vera invece quelle come me, spaventate dalla vita e dalle relazioni, sole ci restano, anno dopo anno. Senza primi baci, prime volte, primi amori.
Sole. Sempre.

venerdì 14 febbraio 2020

San Valentino 2020...

che nel mio caso è esattamente come tutti quelli prima: una festa che non posso festeggiare in quanto perennemente single. E va be'… ma sono talmente tante le cose che mi fanno girare la testa in questi giorni che posso dire onestamente che, a differenza di altri anni, nemmeno mi interessa che giorno sia oggi.
C'è questa immagine ad esempio che dice mille cose: sono due testi in preparazione per l'esame di cattedre 2020. L'immagine di ciò che non ho raggiunto. L'immagine di quel percorso che forse avrei fatto se fossi stata bene, se la mia vita avesse avuto un filo lineare. E invece niente. Sono qui a barcamenarmi tra un attacco di panico e l'altro (da quando ho smesso l'altro farmaco il panico è tornato molto alto) a rimpiangere un passato tutto sbagliato che mi confonde anche i sogni sul futuro. Mi spiace per me, mi spiace per tutte quelle soddisfazioni che non ho dato ai miei. Perché è innegabile che non ce n'è stata nemmeno una. Mi spiace che forse non ci sarà tempo per rimediare.
Ma questa immagine è anche un esempio del presente perché se ho questi libri è perché avevo pensato di regalarli ad una ragazza che il concorso lo farà, ma l'obiezione è: perché devo prenderli io? Ammesso che non ci abbia già pensato, li ho presi pensando di far una bella figura almeno con lei. Perché in fondo è così, non riesco a fare ciò che dovrei e finisco con il voler risolvere eventuali problemi degli altri per farmi bella con loro. Me ne sono accorta non appena li ho avuti tra le mani. E allora cambio di rotta immediato e li ho rimessi in vendita, visto che tr l'altro non sono costati poco.
Un immagine per dire ciò che non sono diventata e ciò che non vorrei essere.
E in mezzo tanta rabbia.
Ho trovato, ieri sera, un foglio con tutti i soldi che mia mamma ha sborsato negli anni per aiutare mio zio. Nulla di nuovo in realtà, ma visti tutti insieme mi hanno fatto venire un coccolone, e ancora meno tolleranza nei suoi confronti, o meglio in quel suo modo di fare per cui tutto gli è perennemente dovuto.
Ansia, panico, depressione, insoddisfazione, rabbia, insicurezza, idee campare per aria, idee che hanno ragion d'essere… tutto si mescola nella mia testa.
Non sto bene, e di nuovo non so se ciò che manca è un approccio più psicologico o più chimico.
Nel frattempo i miei partono domenica, non mi va molto perché non ho le energie per far fronte alla routine quotidiana, ma di sicuro non vivere per due settimane quella solita atmosfera che c'è qui in casa, perché io me ne starò per i cavoli miei, allenterà, spero, la pressione che ho nel cervello.
Ho bisogno di aria.

mercoledì 12 febbraio 2020

Pensavo che oggi non avrei avuto nulla da dire, solita delusione quando questa mattina ho provato alcuni vecchi pantaloni che non mi entrano più, solita tristezza per quel percorso scolastico/lavorativo (insegnare) che è andato a monte e che ad un certo punto mi ha fatto venire in mente di mettermi a fare e poi vendere, fiori di stoffa e cose varie… insomma una situazione di normale delusione. Poi però un'ora e mezza, mentre facevo la ciclette, mi è suonato il cellulare con un numero sconosciuto, non ho risposto e va be'… ma quando poi ha suonato una seconda e poi una terza volta, mi sono agitata a tal punto che non avevo più nemmeno il fiato per pedalare. Ho iniziato a girovagare per casa e ho spento il telefono. Immagino abbiano sbagliato numero, ma non è quello il punto. Il punto è come questa telefonata mi ha ridotta.  Io no so se è perché il cervello elabora un milione di informazioni negative con esiti brutti da una telefonata, o se è solo paura degli altri, ma so che è follia. Di fronte a cose così mi chiedo: ha senso sforzarsi con 'terapie shock' o alla fine sarebbe mille volte più conveniente impallare il cervello con qualche sostanza chimica che mi faccia 'sentire meno'? Perché francamente non è che si può andare avanti così, ho la sensazione fisica che il cuore sia molto provato da queste emozioni, che ovviamente viste le cause banali che le scatenano, possono ripetersi più volte al giorno.
Quindi che posso dire? Sono spaventata.

martedì 11 febbraio 2020

depressione

A volte mi chiedo se in fondo il significato della depressione non sia proprio quello di mandare in pappa il cervello dietro a pensieri stupidi, malati, tossici.
Questa mattina ho fatto da autista per mia madre per due ore, avrei potuto constatare felicemente che l'ansia era estremamente più bassa del solito, godermi la mattinata soleggiata, e invece no. Invece è bastato vedere una ragazza che conosco che ha qualche anno meno di me, un marito, due figli, parlare con le sue colleghe in cortile per mandarmi in crisi. Voglio dire, è ovviamente una scusa perché c'è il paese pieno di persone così, ma è bastato a farmi andare in crisi totale, la mia mini gioia per l'ansia/panico bassi, è svanita in un istante, evaporata come una bolla di sapone di fronte alla prospettiva della mia giornata: stare in macchina perché mia madre non guida più e c'è difficoltà a trovare parcheggio.
Sono rientrata da 3 ore e sono 3 ore che sto tentando di ricacciare indietro le lacrime per non farmi vedere piangere dai miei. Ma il punto è: perché reagire così? Voglio dire, non c'è nulla di nuovo nella situazione, ed è ovvio che non mi piace, ma se è ancora una novità che capiti ogni tanto di uscire senza panico, rendersi conto di non avere una vita non dovrebbe essere una scoperta. Quindi… perché il mio cervello deve reagire disperandosi come se fosse successo qualcosa di nuovo? Perché devo avere addosso un magone del genere che mi impedisce di focalizzarmi sulla maggiore libertà di movimento?
In conclusione, se oggi sono uscita senza panico, mi ritrovo adesso depressa al massimo per tutto quello che non ho. Se fossi uscita con il panico mi sarei chiesta come posso sperare di avere qualcosa di più.
Di fatto è sempre una sconfitta?

lunedì 10 febbraio 2020

digiuno

Allora… io sono una persona curiosa per natura. Sono anche una a cui non piace cambiare idea, questo significa che almeno inizialmente, mi avvicino alle cose un po' con le idee che ho già  in testa, salvo poi ad un certo punto arrendermi ad eventuali evidenze.
La questione che mi ha incuriosito in questo periodo è il digiuno. Ora, la mia opinione inziale era che entro certi limiti, è una condizione naturale, si digiuna quando non si sta bene, quando si è troppo stanchi, eccitati… sono molte le cause esterne che incidono. Poi, banalmente, ho sempre pensato che, come una macchina, anche il corpo potesse avere bisogno di lasciare depurare l'intestino qualche giorno ogni tanto. Mi sono messa a leggere un po' di libri a riguardo. Ho rivalutato le 2 settimane di digiuno, 1+1, durante l'anno come qualcosa di purificante, a patto ovviamente di bere. E suppongo possa avere senso anche chi sceglie un giorno di semi digiuno alla settimana. I benefici a livello di salute paiono evidenti oramai per mille problematiche.
Da obesa per me un approccio sano, almeno in teoria, è essenziale.
Però poi qui mi fermo, quando leggo di digiuni di 40/50 giorni, proprio non lo accetto. Quando leggo di ipotetici digiuni anche senza acqua mi incavolo.
AL di là dell'atteggiamento molto stile 'gne-gne' contro le 'lobby della medicina tradizionale', (già questa frase mi ha fatto venir voglia di buttare i libri), solo in 3 pubblicazioni ho letto cose diverse su questioni per me essenziali per la salute della persona che mi impediscono di accettare, alla fine, tutto il discorso.
1- ciclo nelle donne, in uno si dice che è normale che sparisca dopo tutto questo digiuno perché il corpo risparmia,  un altro volume dice che il corpo è talmente rinvigorito dal digiuno che il ciclo ricompare in donne già in menopausa da anni.
2- da una parte si legge che, passati i primi giorni, il corpo trova un suo equilibrio e non c'è nessuna difficoltà, poca fatica nell'andare avanti. Nell'altro, scritto da un agopunturista, si dice invece che è molto difficile e che si può combattere la fatica con l'agopuntura, (ma va?).
3-da una parte i benefici sono così evidenti che si è rinvigoriti, dall'altra che questi periodi andrebbero passati dormendo almeno 16 ore al giorno.
Non avere sintesi su argomenti così significativi, mi sembra grave.

Non so esattamente dove si possa collocare il digiuno degli anoressici in queste analisi, sicuro che bene non fa.
In merito alle questioni digiuni come panacea per ogni cosa contro il male della medicina tradizionale, al netto ovvio di abusi di farmaci evidenti, non so… un esempio su tutti: le persone in africa che muoiono per la dissenteria, credo di digiuno ne facciano già abbastanza, ma avrebbero più beneficio da un farmaco.
Sono esempi estremi lo so, ma se mi ritrovo davanti pagine e pagine in cui si critica la medicina tradizionale che ha curato milioni di persone in molti modi diversi, affermando che il digiuno è la soluzione a tutto, be' bastano un paio di esempi, anche estremi per smontare tutta la teoria.
Nel mio piccolo mi sono curata anni con omeopatia , olii essenziali e fiori di bach e posso assicurare che non mi hanno aiutato per niente.

Il punto è: possibile che non si possa prendere una questione, il digiuno ad esempio, riconoscere che ha delle virtù potenzialmente enormi, e basta? Possibile si debba strafare sempre in tutto, trasformando il digiuno in una guerra assurda contro la medicina che ha aiutato a non crepare di raffreddore o di dissenteria?
Invece di puntare su una alimentazione più corretta, si vuole fare a gara a chi resiste di più senza mangiare prima di morire? Invece di fare educazione al corretto uso di farmaci, li si demolisce in toto.

tempi moderni...

domenica 9 febbraio 2020

Sono tornata a casa a mezzogiorno fuori di capoccia. Niente ansia in senso classico ma un nervosismo che avrei sbranato qualcuno. Se fossi stata più furba, e più stabile in merito al mio malessere solito, oggi sarei dovuta uscire per andare a fare un giro. Invece non sono riuscita. Ho preso le gocce e leggerò un po'.
Sono furibonda, fondamentalmente per due motivi separati ma collegati in merito ai miei tanti anni di malessere.
1- sono incazzata per tutti gli amici che ho perso, per le esperienze che non ho vissuto. Perché non so come si fa a recuperare qualcosa.
2- sono nera nei confronti di mio zio e mio padre. Non hanno fatto nulla di specifico oggi, ma non sopporto più quel modo di fare che hanno per cui uno se ne frega delle responsabilità, l'altro ingigantisce ogni cazzata. Alla fine sembra di vivere con due adolescenti irrispettosi piuttosto che con adulti. Ma come si fa?  E nel frattempo ogni volta che c'è da fare qualcosa non la fanno e in un modo o nell'altro finisce rivolta a me. Così passo metà del tempo in ansia per il panico mio, e l'altra metà a rincorrere ciò che dovrebbero fare loro.
E anche oggi mi sembra che le possibilità di stare bene, forse le avrò domani. Mi sembra di impazzire. E ho sempre meno pazienza nei confronti degli altri.
voglio la normalità. Voglio ricreare il mio equilibrio. Invece mi sembra di andare sempre più fuori di testa.

sabato 8 febbraio 2020

Sicuramente sabato scorso a quest'ora ero messa peggio…
 https://leparoledirebekkaf.blogspot.com/2020/02/sono-le-15.html#comment-form
Però anche oggi è una giornata molto difficile, sebbene non esista un motivo, il disagio mi pervade, e per assurdo, moltissimo mi viene dai social, dall'web in genere, fatto di veleni sputati, critiche, commenti, polemiche infinite. Vedo internet come un luogo potenzialmente magnifico e ricco di possibilità, ma se si sta in un percorso definito e molto stretto, evitando accuratamente twitter, commenti, risposte. Come se fosse un luogo in cui entrare per fare ciò che si deve ma senza alzare lo sguardo al resto. Perché questo resto, per chi è già traballante come me, è solo una mega dose di parole che mi rendono tesissima.
Prima sono andata in bagno, la finestra era aperta, l'aria che entrava, sebbene fredda, invogliava davvero a uscire, respirare e mollare questa dimensione tossica che non serve assolutamente a niente. E' ora di pensare seriamente di ripristinare le uscite fini a se stesse CHE PERò NON MI PORTINO OGNI VOLTA AL SUPERMERCATO.
In ogni caso, c'è una cosa che mi aiuta in situazioni come quella di oggi: la lettura, ma assolutamente niente commedie, né romanzi rosa che mi fanno sentire ancora più sfigata, solo gialli e thriller, qualcosa che mi assorba completamente senza però farmi sentire invidia.
E quindi a breve andrò a scegliere un bel libercolo che risponda ai requisiti e ciao ciao.
E' una soluzione che funziona, ma tampona solo i sintomi senza risolvere le cause.

venerdì 7 febbraio 2020

… sono di nuovo con il mal di pancia, ieri vertigini… sto panico mi fa andare al manicomio. Ieri sera di nuovo mi sono presa tempo per colorare dopo aver preso per 4 volte gli ansiolitici. Mentre facevo la ciclette, verso le 16, mi sono detta che in fondo ok, si può ricominciare a 35 anni mirando a qualcosa di positivo. Certo che si può, ma bisognerebbe essere incamminati su un percorso diverso: se continuo a stare male, sarà difficile cambiare in meglio, sarà difficile arrivare da qualche parte. Mamma che palle… ogni tanto ho come 5 minuti di speranza, di certezza di potercela fare, poi passa… e tra l'altro a sentire già parlare della prossima estate che sarà afosa, torrida e simili, mi viene male già adesso. aiuto… va be'… coloriamo che è meglio…  

mercoledì 5 febbraio 2020

Ore 16, altro aperitivo della casa, non ansiolitici, ma flaconcino di fermenti lattici vivi. Proprio una gioventù sprecata.
Questa mattina ho accompagnato mia madre dalla parrucchiera mentre io andavo a ritirare ricette mediche e giro in farmacia. Sono uscita con due sacchetti pieni… Una fatica anche oggi, dopo il fine settimana che ho passato, il mega attacco lunedì sera a cena, ieri così così oggi difficile. Ma è ancora l'umore a essere a pezzi. Spesso mi sono venuti in mente i periodi in cui, con il senno di poi, ho provato a cambiare, nel 2011, poi estate 2015... Oggi invece, complice SanRemo, ho pensato ad un altro periodo. In una trasmissione hanno fatto sentire un paio di canzoni di Sanremo del 2005. Le ho riconosciute, all'epoca mi erano piaciute molto, poche note e subito ho sentito quello che provavo allora. Se il primo attacco di panico è stato ad ottobre del 2000, se hanno cominciato ad essere regolari nella prima parte del 2001, se l'anno scolastico 2002/2003 è stato caratterizzato dalla depressione, è stato nell'anno accademico 2004/2005 che ho davvero capito di come la mia vita fosse precipitata nel niente. Ed è proprio in quell'inverno, ascoltando il cd di Sanremo sull'autobus, che mi sono resa conto davvero che ero sola. La vita invece di riempirsi di cose nuove, si stava svuotando di tutto. E all'epoca, rendermene conto tra un attacco di panico e l'altro, era stata davvero una cosa dolorosissima. Il panico non era più solo qualcosa che minava l'attimo presente, ma stava cominciando, aveva già cominciato, a erodere le fondamenta per il futuro.
Oggi mio padre ha fatto di nuovo lo stupido. Non so se esista davvero un filo tra quell'inverno 2005 e oggi. Quello che so è che non ho intorno altro. C'è la solitudine e poi ci sono questi momenti in cui mi chiedo cosa abbia reso la mia vita così alla mercé degli sbalzi d'umore di mio padre, di mio zio. Di nuovo quella sensazione di non aver nulla di mio, ma solo il riflesso sbagliato dei malumori degli altri.
Voglio la mia vita.
E adesso secondo aperitivo della casa, ansiolitici.
E felice pomeriggio.

lunedì 3 febbraio 2020

Sto ascoltando per la 5^ volta di fila quella che per me è una canzone feticcio, nel senso migliore del termine, quella che attraverso strati di ricordi nella mia testa è la summa del mio stare bene, essere serena, dove sto domani, dei Pooh.

https://leparoledirebekkaf.blogspot.com/2018/11/pooh-dove-sto-domani.html

Mi sono messa ad ascoltarla per distrarmi dall'ennesimo attacco di panico che mi sta massacrando. Sono le 21, sono riuscita a cenare in un'ora, sbocconcellando qua e là. Adesso sono in camera, e mentre scendevo le scale in crisi, mi veniva di nuovo da piangere e non sono riuscita a non domandarmi la domanda più sbagliata e stupida di tutte: perché io? Cosa ho fatto di male per questo purgatorio che dura da 20 anni? Domande stupide perché a tutti capita qualcosa che preferirebbero non capitasse a loro, domanda sbagliata perché forse una risposta non l'avrò mai. L'intensità di questi attacchi direi che si è di nuovo alzata. Ieri bloccata più di mezz'ora in un parcheggio, adesso questo.
E questa mattina? Questa mattina la visita in comune è stata meno pesante del previsto. Ho due opzioni a riguardo: la 1^ mi fa pensare che sono stata così male nei giorni precedenti pensando a sta cosa che di fatto l'ho esaurita, la 2^ presuppone che invece sia entrata in gioco quel briciolo di razionalità che ancora ho, che mi ha fatto vedere la cosa per quello che era: andare a portare due fogli in comune. Punto. Perché di fatto ciò che mi terrorizzava di più era la paura che mancassero documenti, pratiche che mi avrebbero fatta girare come una trottola magari per mille uffici, tra un attacco di panico e l'altro e forse per un po' mi sono concessa il lusso di pensare che fosse tutto apposto e che in caso contrario l'avrei gestita.
Intanto che scrivo però mi sovviene una terza ipotesi: semplicemente ho tenuto tutto sotto controllo, per modo di dire, fino a questo pomeriggio, e poi il panico ha ricominciato a scorrere.
E il tempo passa.
Certo oggi sono riuscita persino ad andare dal gommista a farmi gonfiare una ruota. Non so nemmeno come sentirmi a dirlo, non ho fatto una grande fatica, dopo essere andata in comune ero ancora nella bolla di quel problema risolto, ma per me essere andata dal gommista per quello è stata una conquista non da poco. Come sono ridotta.
E una volta a casa ero, e sono stata per tutto il pomeriggio, una pezza per i piedi. Due occhiaie sintomo di uno stravolgimento indescrivibile.
Adesso è sera, l'ennesimo giro di gocce sta facendo effetto, ma la paura per ciò che ho davanti è tanta. Troppa.

domenica 2 febbraio 2020

02022020

Ore 21.25, nel mio letto. Finalmente.
Oggi è stata una giornata faticosa per me, e non solo in termini ansiogeni, di cui scriverò tra poco, ma anche banalmente per una questione fisica. Tutto il giorno avanti e indietro, in piedi… sono esausta e mi fanno male gambe, piedi, dita dei piedi… qualsiasi cosa si sia sobbarcato il mio peso oggi. Però è passata, e oggi ancora in mezzo a ragazzi è stato bello. E, almeno per oggi, la sensazione è che questa attività sia il mio posto. O meglio, sia uno dei miei posti perché il punto è proprio questo: non mi basta, ma questo non significa che non lo voglia più fare. C'è da aggiungere altro, in termini di tempo libero: un altro tipo di volontariato verso chi soffre e uno di svago per me, come il corso di ballo che ogni tanto torna in auge nella mia testa. E questo è ciò che credo, ciò che renderebbe più completo il mio puzzle. Ma poi c'è la realtà fuori dalla mia mente, e quella realtà mi dice che oggi, passata la cerimonia mi sono sforzata di andare al supermercato. Sforzata un sacco ad entrare e poi… poi sono rimasta nel parcheggio più di mezz'ora bloccata da un attacco di panico forte che mi impediva di muovermi e tornare a casa. Era da tanto che mi bloccavo per così a lungo in auto. Il sole stava tramontando, i colori erano bellissimi, un regalo come ricordo della bellezza che c'è 4 cm dal mio naso. Eppure ero lì, immobile. Cuore a mille, nausea, e tutto il campionario. Gocce cacciate sotto la lingua, e poi piano piano ce l'ho fatta.
domani mattina comune. Adesso sono troppo stanca persino per essere agitata. Meglio. Ma questo mio comporre puzzle su ciò che vorrei, scrivere, insegnare, volontariato, ballo… è una cosa speciale, ma il punto è che la trovo troppo incompatibile con quella me che oggi è rimasta 35 minuti bloccata nel parcheggio del supermercato. Troppa strada da fare. Ancora troppa… tutto uguale pure in questo speciale giorno #palindromo.

sabato 1 febbraio 2020

Ore 23, sono a casa nel mio letto. La serata è finita ed eccomi qua. Come è andata? Uscire di casa, fare il tragitto in auto è stato entrare in una dimensione di puro magone. Sabato sera, verso le 19 c'era traffico, gente che usciva… vederli mi ha fatta stare malissimo. Il disagio verso le persone nei momenti di svago mi sembrava andare oltre la fatica degli impegni più di dovere. Nel breve tragitto in auto, il magone era solo la strada per una solitudine sempre più completa. Poi là in realtà non è andata male, non ero scioltissima ma c'è stato molto di peggio. E allora è ovvio che è sempre il cane che si morde la coda: non esco perché sto male, e sto male perché mi sento sola e sempre più esclusa da tutto.
Ma non è finita qui, ho saputo che mia cugina dall'anno prossimo sicuramente non prenderà più parte a questo volontariato. Mi è dispiaciuto per vari motivi. Primo, la chiarezza con cui ha preso la decisione, sa cosa vuole e sa come ottenerlo. Secondo, lei ha contribuito per anni a questa avventura, ora basta ed è pronta ad andare avanti. Lei va avanti, io no. Io sarò ancora ferma al palo incasinandomi con questa cosa che non so se voglio o no perché non ho altro? La gente evolve, va avanti, prende la propria strada. Io ne ho paura. Perché non so decidermi, perché non riesco a seguire la strada, perché sto male. E poi mi dico forse sto male proprio perché non riesco a decidermi, non riesco a seguire la mia strada.
Speriamo domani sia tutto un filo più semplice. Ma il punto è che queste domande sono l'essenza di ciò che voglio essere. In cosa impegnarmi? Per cosa darmi da fare? ci sarà pure una strada perché il mondo non sia più così complicato per me. Perché nonostante la serata non sia andata male, ciò che il mio cervello ha registrato più del resto, sono tutte le scelte che nella mia vita non sono stata in grado di fare.
Voglio ricomporre il mio puzzle, ma non ho la minima idea del disegno che dovrebbe uscirne.
Pochi giorni fa parlavo del lavoro, del sogno di scrivere, fare qualche lezione più come volontariato che come fonte di soldi. E poi? Quali sono le scelte che mi farebbero stare bene?
Sono stata malissimo oggi e a parte essere uscita tanto per non stare ancora in casa, non so se per mio interesse vale la pena proseguire su questa strada. Non ho risposte e le domande mi fondono il cervello. Intanto gli anni passano.
… e buona serata.
Sono le 15. Questa sera ci sarebbe la cena, poi domani altre due uscite. Non sono agitata, sono direttamente fuori di testa. Sento un'ansia e una paura assurda, e so che annullare tutto non mi farebbe stare meglio, perché non tollero di stare così. Tra l'altro, come spesso accade, essere ko in questo modo fa si che non riesca a capire se è uno stare male a prescindere da tutto o se è magari anche l'ambiente che mi ha rotto. Ovvio che non riesco a capirlo, perché sto male già da prima, già alla base e in un modo che non ha nessun senso. Riesco a trovare un filo di pace solo nel pensare a lunedì quando rientreremo dagli impegni del portare in comune i documenti. Così, agitata in questo modo, sento già anche mal di stomaco. Vorrei quasi leggere un paio d'ore, ma poi non so se isolarmi dalla realtà non renda tutto più difficile nel momento in cui dovrò tirarmi insieme. Chiaramente quando sto così male per delle cose comunissime, anche il pensiero di annullare non aiuta, perché mi rende ancora più succube di questo panico, senza contare che resterebbe comunque l'impegno di lunedì in comune. Per cui l'unica è passare in mezzo alle commissioni. Da ragazzina mai e poi mai avrei potuto pensare ad una paura del genere. Non sarei stata in grado nemmeno di immaginarla. E per fortuna.
Ho paura della gente. E allora chi mi può dare una mano?
Che fatica. Che fatica. Non mi reggo in piedi già ora. La vedo brutta. Bruttissima.