domenica 29 settembre 2019

Me ne sto comodamente spaparanzata nel letto, tra poco guarderò un film e nel frattempo pensavo alla giornata di oggi. L'inizio è stato un po' così, messo la sveglia alle 8 così avrei avuto più di un'ora e mezza per farmi venire l'ansia e farmela passare, una volta spenta mi sono riaddormentata e mi sono svegliata alle 9. A quel punto di tempo extra non ne avevo più e sicuramente non è stata una partenza simpatica. Sono uscita di casa un po'(tanto) confusa, ansiosa e già stanca. Ma poi è andato tutto bene, sono rientrata a casa alle 14.30, i miei sono arrivati, abbiamo chiacchierato, sistemato le cose. E io oggi non ho preso ansiolitici, nemmeno una volta :)
Quindi servirebbe che io ricordassi come è andata la giornata oggi, che mi sono trovata bene, che ho chiacchierato tutto il giorno, servirebbe che io mi ricordassi DAVVERO come sono stata, non il sentimento degli anni passati, ma quello di questa volta. Non negare quello che è stato in passato, ma concedermi che le cose potrebbero essere diverse.
Mah, chi vivrà vedrà?

sabato 28 settembre 2019

E ci risiamo, sono le 23.13 e non voglio andare a dormire, perché in un baleno sarà mattina e domani cominciano le attività di volontariato in cui sono coinvolta e tanto per cambiare, ho una paura dell'accidente. Sono 3 giorni che sto in ansia per sta cosa, in realtà di più, ma da 3 giorni continuo a dire, ok non è ancora domenica mattina, ma domani lo sarà. Oggi ci sono stati 2 momenti in cui stavo di nuovo per perdere la testa, in lacrime per quello che provavo, la paura, il disagio. La stanchezza per una vita TOTALMENTE vissuta così è delirante. Forse in molti dicono di essere sempre agitati e preoccupati, ma non so in quanti lo sono davvero h24 ogni giorno. La sopportazione deve avere per forza un limite, e io mi chiedo cosa succederà quando l'avrò raggiunto. Non si può riuscire a vivere così a lungo, proprio a livello di energie di base, credo di essere già andata oltre ogni pronostico. E poi? Che succederà poi? Quando avrò superato il limite e non ce la farò più al 100%? O quando non avrò più le spalle coperte dai miei genitori?
Si dice che la natura sappia quello che fa, ma io non vedo nulla di sensato in questo modo di rivoltarsi contro noi stessi, di questo stare male che ci auto provochiamo. Sono agganciata con un filo sottile alla 'normalità', sono anni che mi sforzo per rendere questo filo più forte, senza successo. Mollare tutto potrebbe essere davvero una soluzione? Non credo, ma quando si è stanchi, si arriva a pensare di tutto.
Se quello che dovrebbe aiutarmi a stare meglio è esso stesso fuori dalla mia portata, la soluzione dove sta?
Buona notte...

giovedì 26 settembre 2019

Ore 22.51, e ho finito da circa 15 minuti di fare la doccia. La doccia… questa sera è andata abbastanza bene, in realtà nelle ultime 2 settimane è andata bene, l'ultima crisi è stata domenica 15, i miei appena partiti, mio zio che aveva dato i numeri il giorno prima… poi per 2 settimane la doccia è stata quasi normale. Va detto che la sto facendo ad orari bizzarri per una persona sempre a casa, tipo alle 13, o alle 22 come questa sera. MA del resto solo così mi salvo, appena sento che posso farcela, mi ci fiondo. Se dovessi dire la faccio tutti i giorni all'ora x, più di metà delle volte (e sono generosa), l'idea di dover stare lì sotto il getto, mi farebbe mancare quel poco fiato che mi resta, e non la farei. Così invece colgo l'attimo, come questa sera, sono andata in bagno per un altro motivo e, prima che mi venisse l'ansia, ero già insaponata. La doccia è una di quelle attività così banali che la fatica che faccio la maggior parte delle volte mi sfianca. Cioè, ogni volta che faccio la doccia mi chiedo se sarà una di quelle volte (che sono ancora la maggior parte) che dovrò fare tutto quasi in apnea, tremando, con gli occhi chiusi per non aver la sensazione di cadere, con il batticuore, uscendone poi ko. Come si fa ad andare avanti? Tra due giorni tornano i miei, e sì, sono contenta perché comunque ho fatto qualcosa e mi sono stancata (tanto per cambiare) ma ho un bisogno assoluto di avere intorno più relax possibile. Non voglio che si cominci con le solite mezze liti in casa tra mio zio e mio padre. E siccome mio zio sta diventando qualcosa di impossibile, verrebbe da dire che non sta invecchiando bene, prevedo ne vedremo delle belle. Ma io non voglio, ne ho piene le scatole. Ho bisogno di serenità. Certo è tutto un discorso io, io io… ma che posso dire? Ho 35 anni e sono felice perché per una sera sono riuscita a fare una doccia senza diventare matta, è chiaro che non sono molto stabile. La serenità intorno a me è obbligatoria. Non reggo altro.
… e alla fine, nemmeno molto sorprendentemente, ho cancellato l'account di crowdfunding. Via, andato. Non ho solo bloccato le raccolte, ho proprio cancellato tutto. Qualcuno potrebbe dire: chissà che sforzo, non hai guadagnato niente! Vero, ma non è solo quello il punto, mi sentivo troppo a disagio. Esageratamente. Anche perché mi dava davvero la sensazione di non credere in me stessa. Ritengo sia un'opportunità bellissima per collaborare e raggiungere risultati, ma nel mio caso mi dava la sensazione di delegare solo agli altri lo sviluppo, anche economico/lavorativo, della mia vita. Sono al palo, non guadagno un fico secco, verissimo. Sto male un giorno sì e l'altro pure, ma devo credere di più in me stessa, credere di potercela fare. Almeno ancora per un po'. Poi potrà succedere di tutto, ma per ora, almeno per ora, devo provare a pensare di farcela. Ancora per un po'.

mercoledì 25 settembre 2019

Quando ieri sono andata al supermercato, facendo una spesa tutto sommato piuttosto decente, mi sono imbattuta in una signora, con qualche anno più di me ma non molti, che sembrava essere la mia versione bionda. Va be', tecnicamente lei ha busto più abbondante e gambe più sottili, ma oltre certi livelli è una distinzione abbastanza inutile. In conclusione, era fortemente obesa come me. Non ho potuto fare a meno di osservarla, e credo lei abbia fatto lo stesso con me, così ad un certo punto, mentre era ferma davanti ai dolci, ho potuto seguire la sua interazione con una coppia che conosceva e che le si è avvicinata. Io ero impegnata a prendere un cartone di latte da 12 ed evitare finisse in terra, ma non mi è stato difficile riconoscere la modalità con cui ha interagito con loro, 2 battute spiritose per schermare la sua difficoltà nell'essere stata raggiunta proprio in quel momento, proprio davanti a quei cibi. Come ne sono sicura? Non so, movimenti, gesti, un'intonazione diversa della voce. Io sono uguale. Ho provato un enorme disagio, dispiacere per lei, perché sarei potuta essere io. Andare a fare la spesa, soprattutto nei mesi caldi quando, senza giacconi, si è più esposti ad un esame visivo, è una cosa abbastanza imbarazzante per me, soprattutto visto il tipo di spesa che faccio (dolci, merendine, patatine…), ciò nonostante non è un deterrente abbastanza efficace. (del resto farmi bloccare dalla vergogna in termini assoluti non so se sarebbe positivo.)
A volte mi preparo frasi del tipo: "Questo serve per una festa, e mi è toccato.", oppure qualcosa del tipo "Fra tutti proprio io devo provvedere alla merenda dei ragazzi…", perché capisco che vedere una persona obesa come me con il carrello pieno di porcherie faccia venir voglia di dire: chi è causa del suo mal…
Poi sappiamo bene che la questione è un filo più delicata, ma il punto è che ci ho pensato un sacco, per questo ieri ho riconosciuto dei segnali.
Ci guardiamo intorno con sospetto come se rubassimo, di fatto è come se avessimo una luce lampeggiante sulla testa.
O forse non è poi così evidente per chi non ci è dentro. Non lo so. Resta il fatto che spesso quando guardo altri carrelli come il mio, vedo dentro tanta sofferenza.  

martedì 24 settembre 2019

Ore 14.17, sono di nuovo con il culo sulla sedia in casa. Sono andata, e sono ritornata circa 1 ora e 45 minuti dopo. Tutto è filato più o meno liscio. Non ho trovato code, non ho avuto bisogno di fermarmi, ho fatto anche un paio di chiacchiere con la farmacista. Mi sono stancata da morire? Sì. Ho un bel mal di testa e sta venendo fuori di nuovo l'ansia, per ora non riesco a mangiare, per cui mi rilasserò qualche minuto e poi procederò. Gesù, sono esausta. E mi viene di nuovo da piangere. Non c'è nessun tipo di proporzione tra ciò che devo fare e come mi sento prima-durante-dopo. Non c'è nesso, non c'è equilibrio. Tutto questo mentre continuo a rendermi conto di quanto ci sia da fare in casa adesso. Per tutti. Così forse l'unica, per ora, è chiudere questa uscita. Magari piangere anche un po' per sfogarsi. E stop. Ogni volta che mi muovo è una difficoltà estrema. Ogni volta che lo faccio non ho la sensazione che il risultato valga la fatica. Ma è il ragionamento opposto che spaventa ancora di più, se mollo anche queste uscite, come posso farcela? Non in senso di chissà che progetti, ma banalmente per campare.
Ora mangio e poi mi chiuderò in un libro per un paio d'ore. Giusto o sbagliato, non sarei in grado di fare altro.

ansia ansia anSIAAAA

OK, tra mezz'ora dovrei uscire, ho 4 destinazioni, posta+farmacia+panificio+supermercato. Ho scelto quest'ora perché c'è meno caos e si trova più facilmente parcheggio, ma al netto di tutto, devo andare. E sono terrorizzata. Ho passato troppi giorni senza uscire e ora la pagherò cara in termini di ansia/panico. Sapevo che sarebbe andata a finire così, ma ho trascurato l'importanza di uscire più spesso. Ora tocca farci i conti. Comunque una volta fuori, posso fare anche con calma, relativamente parlando, l'importante è andare e fare ciò che devo. Che paura porca miseria.
Ansiolitici, respirazione e via…
un passo per volta.

lunedì 23 settembre 2019

spazi

Questa mattina mi sono svegliata verso le 5. Mezza addormentata sono andata in bagno, e poi mi sono messa a pensare e mi è venuto in mente il primo anno che ho fatto il campo estivo come aiuto animatrice. Venivo dai miei primi 9 mesi di panico, ricordo ogni mattina dovermi trascinare a destinazione, ricordo la difficoltà delle gite. Seguire i ragazzi mentre stavo male, ma più che altro mi sono concentrata proprio sui viaggi, e poi ho pensato a tutte le volte che salivo in auto/bus anche fuori dal centro estivo, magari per la scuola o per un'uscita tra amici. Solo gli istanti in auto. Mentre ero in bagno pensando a ciò,  ho avuto una mega vertigine, troppa la fatica provata solo per quello. Poi mi stupisco se sono sempre esausta. Lo stress che ho provato per quasi 20 anni non è quella stanchezza che se ne va ogni sera con un buon sonno, no; è qualcosa di perverso che si annida dentro, che cresce ogni volta. Chiusa in un auto/autobus era terrore che mi prendeva lo stomaco. Era follia. Paura di vomitare, paura di soffocare, di non avere aria, di non poter scappare. Ogni volta la solita solfa. Sono fatta di carne, ossa e 20 anni di paura.
Sono 10 giorni che non esco di casa, domani dovrei provarci. Ma se chiudo gli occhi anche solo per un istante, vedo la ressa che si chiude intorno a me, vedo che non c'è spazio, sento l'aria viziata, i mille deodoranti che si mescolano. Vetri appannati. Tutto come se fosse adesso.

sabato 21 settembre 2019

buon sabato (con l'ansia)

In alcuni momenti ho la sensazione di perdere completamente il controllo. Mezz'ora fa stavo caricando la lavatrice dopo la doccia, ho pensato alla stanza dei miei da pulire, poi ho pensato ad una cosa che devo controllare per mio zio sul sito dell'inps, poi mi è venuto in mente il problema che c'è da risolvere con gli affitti della casa al mare, con mio padre che, da sempre sull'agitato andante, ora sta perdendo un po' i colpi nel gestire le cose per cui perde il controllo ancora più di prima, penso ai soldi che non entreranno più. Penso a tutto, tutto insieme, e correrei a prendere i miei ansiolitici(finito di scrivere qui li prendo). Non esco di casa da una settimana, non riesco nemmeno ad andare in posta senza andare in tilt e dovrei gestire tutto questo? Non ce la faccio, quindi invece di vedere le cose in fila una dopo l'altra e dove arrivo arrivo, mi si ammucchiano tutte insieme, così da non capire nemmeno cosa stavo facendo con la lavatrice. Mi sono dovuta appoggiare allo stipite della porta del bagno.
Ora, se non altro la lavatrice è in funzione, ma è difficile venire a patti con il fatto di non essere in grado di fare quasi nulla di utile in una casa, soprattutto quando c'è molta necessità, e non intendo solo economica.
Mi sento persa. Non trovo il modo di portare avanti le cose.
Per ora mi sono riempita di calendari e agende. Aiuta mettere ogni impegno ben incasellato, ma non basta (ma va?). Quindi mi sfogo qua, in attesa che qualcosa cambi...

giovedì 19 settembre 2019

nessun messaggio nuovo

Tutto sommato oggi direi che va molto meglio di ieri, sebbene non sappia il motivo. Forse la solita altalena di emozioni che provo. In ogni caso ho letto un libro che parla di un uomo che scopre di essere malato terminale e che prova a rimediare ai suoi errori mandando mail a cui però nessuno risponde. Ora, ovviamente un libro con una trama del genere non può essere una botta d'allegria, porta a riflettere sulla morte. Morire da soli credo sia tremendo ma la verità è che della morte mi sto scoprendo avere una paura assurda. Ogni tanto vedi quelle persone anziane così contente di come hanno vissuto da essere realmente tranquille di fronte alla fine. Non so se sia questione di soddisfazioni vere vissute o di fortuna, magari tanta fede, ma a me spaventa perché non sento di avere tutta questa tranquillità. Sapere poi che ti resta poco da vivere, un countdown implacabile, mi manca il fiato solo al pensiero. La morte è un pensiero che ho spesso in testa negli ultimi mesi/ultimo anno. Normale passaggio evolutivo o sintomo di una depressione un po' latente e un po' no?
Saper di dover morire, contare i giorni, essere soli. 
Tutti moriamo prima o poi, ovvio, eppure è un pensiero così forte che sconquassa, che fa tremare dal di dentro. È tosta. 

mercoledì 18 settembre 2019

oggi 18 settembre

Ho ricominciato a prendere la pastiglia del mattino contro ansia/depressione. Ho smesso per 5 giorni, per vedere se il ciclo si stabilizzava, ma non posso permettermi il lusso di farne a meno. Sto uno schifo, e qui mi sa che siamo di nuovo nella depressione più vera, quella che ti inchioda da dentro, e rende l'inizio di ogni giorno qualcosa che spaventa per la noia che fa sentire. Tutto è troppo, non capisco come affrontare una giornata e mi sento sola. Sola da impazzire. Contino a fare sogni, molto verosimili, che mi fanno sentire una cosa sul cuore… anche sogni meno che mediocri sono luminosi rispetto a ciò che ho intorno. Non capisco, sicuramente il disagio che provo in casa a causa della scenata di sabato di mio zio, rende tutto molto più difficile, mi guardo intorno e non trovo conforto. Ma poi è anche un insieme di cose, niente di quello che avevo messo in pista in passato, sta funzionando. Non lo scrivere, non le lezioni… non li sento più come progetti in itinere, ma come esperimenti falliti. E fallita mi ci sento pure io. Ieri dicevo che odio i cambiamenti, che mi spaventano, eppure ne avrei bisogno come dell'aria che si respira, perché più passa il tempo, meno vedo un futuro per me. E anche sul presente, mi sembra di poter ben poco. Mi guardo intorno, famiglie, nonni, genitori, bimbi, lavori più o meno prestigiosi, ma lavori. E tanti momenti insieme. E io sono qui alla finestra che guardo, meglio che spio quello che mi sono tolta negli anni, combattendo per trovare la forza di fare una pastasciutta, dare da mangiare al gatto e pure scrivere qui sopra. Non c'è un punto d'arrivo a questo discorso, non potrebbe. Ci sono solo passi da fare. Anche se non li vedo.

martedì 17 settembre 2019

e quell'emotività che fa stare male

Odio i cambiamenti. E non lo dico per dire. Non è certo una sorpresa, mi sconvolge però rendermi conto di quanto questo sentimento sia grosso. Oggi su Facebook stavo sbirciando sulla pagina di un ragazzo che seguo, non è un amico, è solo qualcuno di cui ho imparato qualcosa negli ultimi 2 anni, be', ho scoperto che per lavoro si trasferirà. E dove sta la novità? Voglio dire, accade a tantissimi ogni giorno, eppure leggere quella notizia mi ha messo una malinconia addosso devastante. Perché? Perché?
Fondamentalmente è perché è sempre doloroso vedere chi riesce ad andare avanti mentre io sto ferma? Non credo. Non solo comunque, perché mentre leggevo di questo suo trasferimento, pensavo alla sua famiglia che tramite lui ho imparato a conoscere, alle sue abitudini famigliari… pensavo a chi si lascia indietro e mi è venuta una forte tristezza. Curiosamente mi rendo conto che la mia vita, anche da piccola, non è mai stata esattamente super lineare, per certi versi dovrei anche essere abituata ai cambiamenti, ma non è così. Ma sei lui si trasferisce, perché devo stare male io? Cosa è che nel suo percorso finisce per toccare i miei sentimenti facendomi provare un enorme senso di solitudine e malinconia? Forse l'emotività mi sta davvero sfuggendo di mano.
Non ci capisco più niente.

lunedì 16 settembre 2019

Solo un giorno e mezzo che sono a casa da sola e ho già fatto casino, mi sono svegliata alle 8 ma aspetta aspetta… alla fine mi sono alzata dopo le 10, ho perso altro tempo e mi sono ritrovata a fare colazione alle 12, a saltare il pranzo e cenare alle 21.45 con un impiastro di cena. Yuppi.
Nel frattempo ho combattuto con una tensione assurda, meno male che tengo controllata la pressione perché in un paio di momenti avrei detto che mi stessero per esplodere le orecchie. L'ansia si è fatta parecchio sentire, e a più riprese ho avuto, come ieri, la percezione di non stare in equilibrio e di non avere la vista apposto.
Però… c'è stato un momento oggi pomeriggio… ho preso uno dei miei giocattoli, un vibratore per essere chiara, e mi sono divertita. E' stato bello e intenso. Ma soprattutto la voce che mi è uscita, i gemiti, era una voce che mi è piaciuta. In quel momento, sentendomi, mi sono ritrovata. Per pochi secondi la mia voce mi ha detto chi sono, mi ha rimandato la forza e la consapevolezza che ho dentro. Mi sono sentita autentica e forte. Succede spesso, sono attimi intimi che mi fanno sentire bene, che mi fanno sentire vera. In quei momenti, brevi ma veri, sono completamente centrata con me stessa. E cavoli, quanto ne ho bisogno!!!

domenica 15 settembre 2019

Alla fine questa notte mi sono addormentata alla 3, mi sono svegliata dopo una notte di incubi, con un mal di testa notevole. I miei sono partiti e ho cercato di dissimulare quanto in effetti stavo male per non far preoccupare troppo mia madre. Così, tanto per cambiare, mi sono ritrovata a piangere sotto la doccia. Fondamentalmente perché ero io ad essere preoccupata per come stavo, per come sto. Anche ieri è stata una bella botta e psicologicamente parlando mi ha stesa di nuovo, fisicamente però c'è qualcosa di anomalo/nuovo, è come se mi tirassero i nervi degli occhi, come se facessi fatica a mettere a fuoco/fissare l'equilibrio intorno a me.
Sono uno straccio.
Oggi mi sono accorta di tante foglie che cadevano dagli alberi. Segno di autunno imminente. A volte mi sembra di essere sempre così concentrata solo su me stessa da non riuscire a godermi più nulla. Gli anni passano così veloci, e mi sembra che cambi solo ciò che preferirei non lo facesse, mentre ciò che vorrei si evolvesse, non cambia di una virgola.
Devo stare attenta a come passare questi 15 giorni, o ne uscirò ancora più depressa. Devo cercare di darmi delle regole, dei programmi da rispettare, solo per me. Per stare meglio.
Sono le due di notte e prevedibilmente non riesco a dormire. Ripenso al modo in cui mi ha parlato mio zio oggi e non so, non è giusto. Non me lo merito.
E mi sento terribilmente sola. Probabilmente non è il motivo migliore per avere una storia, ma sarebbe bello avere qualcuno al mio fianco che mi aiuta e sostiene in momenti come oggi. Che ci sia, non per tutti ma per me. Che mi faccia sentire benvoluta, che mi faccia sentire protetta come non mi sento da una vita. L'amore dovrebbe essere qualcosa di più, dovremmo bastare a noi stessi e trovare in un legame qualcosa di più. Ma per una cazzo di volta in 35 anni vorrei non essere sola, vorrei non sentirmi sempre così in bilico.
E so di non essere in grado di avere una relazione, contrata sui miei sintomi e schiacciata da ciò che succede in casa, ma per una volta, per una volta vorrei non essere sola. 35 anni senza mai una storia, 20 anni di panico, paura di tutto.
Vorrei solo qualcuno vicino. Per me, solo per me. Da quando i miei sono andati a dormire, non faccio che piangere. Un passo avanti, due indietro.

sabato 14 settembre 2019

Per ricollegarmi al post precedente, devo aver mandato nell'universo il messaggio sbagliato.
L'altro giorno guardavo fuori dalla finestra e pensavo che tutto sommato questa estate ce la siamo cavata abbastanza bene in casa tra mio padre e mio zio. Già… e come volevasi dimostrare, oggi mio zio è dato fuori di nuovo. Così, di nuovo i miei partono domani, e io resto qui con lui che spara stronzate a zero. Più passa il tempo più le sue lamentele si fanno ridicole per la causa, ma più dure nei risultati con lui che continua a lanciare accuse senza mai fermarsi un secondo a ragionare su come si comporta lui, su quanto ogni giorno dobbiamo fare per lui.
Ovviamente mi sono agitata, ovviamente ho la testa che mi scoppia, ma non è quello che mi preoccupa di più. Mi spaventa come ad ogni sua sceneggiata io cambi nei suoi confronti e pure nei confronti di questa casa. Più passa il tempo più mi è difficile tornare ad un livello di normalità. Mi sento sempre più pressata da una situazione che non mi piace, da un comportamento che non mi convince, da qualcosa che mi schiaccia e mi soffoca. Voglio dire, già mi è difficile tenere testa alla vita da sola, visto tutti i miei problemi e le mie insicurezze, finire schiacciata pure dalle cazzate degli altri mi sembra davvero insostenibile. Vorrei partire io.
A volte penso che davvero avrei bisogno di andarmene da qui. Non sarò capace di affrontare il mondo, ma per lo meno starei male per i cavoli miei, non per le scenate degli altri.
Mi chiedo se una mattina mi sveglierò e capirò che non posso proprio più restare qui se non voglio rimetterci la pelle prima dei 40 anni.
Cazzo, ogni volta che mi sembra di diventare un briciolo più sciolta e libera dal panico, ecco che mi arriva addosso una batosta. Che palle. Non ne posso più.

il segreto

Non so se credo davvero alla questione della farfalla che sbattendo le ali qui, crea un uragano da un'altra parte, ma che le cose siano interconnesse tra loro, be' non mi pare un mistero. Tempo fa mi sono imbattuta in un documentario dal titolo -il segreto- o qualcosa del genere, basato, se non ho capito male, sull'idea del potere del cervello quantico, cioè tanto più tu invii nell'universo il tuo pensiero, tanto più l'universo ti risponde con ciò che chiedi. In quest'ottica è essenziale come viene pensato il problema: esci di casa preoccupato di arrivare in ritardo o di  trovare traffico? Il tuo cervello invia il concetto di 'traffico' e l'universo ti risponde con una coda chilometrica. Esci di casa concentrandoti sulla strada libera? Non troverai nemmeno un semaforo rosso. Vuoi disperatamente una bici nuova? In qualche modo questa ti arriva. Hai paura di perdere il lavoro anche se vai benissimo? Lo perderai. Quindi non è solo ciò che si pensa la chiave, ma da che lato lo si affronta e che energie si inviano all'universo.
Ora, sebbene abbia letto un libro in proposito, e sebbene credo che sia sul cervello che sull'universo ci sia ancora moltissimo da scoprire, non riesco a credere a questa teoria. Ma credo che possiamo molto per noi stessi, senza scomodare l'universo quantico, credendo in noi stessi e nei nostri progetti.
Io credo di non farlo. Invece di perseguire un obbiettivo e creare al massimo un piano di riserva, ho come l'impressione di pensare più ai piani b, c, d... z che a lavorare per quello a. Ho avviato vari percorsi, ma non ci ho creduto, non davvero. Era più una cosa del tipo: bene, se funziona ok, se no pace, quando invece lo avrei voluto parecchio.
E forse l'unico segreto davvero importante è che, per alcune questioni, non è ancora troppo tardi!!!

giovedì 12 settembre 2019

Dalle mie parti, oggi è stato il primo giorno di scuola del nuovo anno. Mh… modalità ricordi on. Anche nella fase pre panico, quando andare a scuola comunque mi piaceva, i primi giorni di scuola erano qualcosa di allucinante. Un senso di malinconia… molto spesso ero appena rientrata dal mare e il gap era enorme, sentivo la mancanza della compagnia, del sole, della luce, dei colori, dei suoni. Della mia famiglia. Mio padre molto spesso rimaneva in liguria, mia madre riprendeva il lavoro. Emozioni, sempre, tante. A 35 anni il tempo della scuola è lontano oramai, eppure tra i ricordi, sbuca ancora presente e forte il rimpianto per tutte quelle esperienze che durante gli anni della scuola non ho vissuto. Mi manca tutto quello che non ho avuto. I baci, le carezze, le risate. L'amore, il sesso. La voglia di giocare, il bisogno di sentirsi più adulti, la consapevolezza dell'essere ancora ingenui per certi versi. Mi manca tutto. Mi mancano i sogni che facevo sui banchi di scuola, mi manca la sensazione che almeno qualcuno sarebbe diventato realtà. Mi manca l'adolescenza che non ho vissuto. Quella in cui la scuola era lo sfondo per una vita che cresce, conosce, sperimenta. Ricordi si mescolano a sogni non vissuti.
E domani? Chissà.

martedì 10 settembre 2019

Questa mattina sono uscita e stata fuori circa un'ora. Durante questo tempo non ho fatto cose speciali, ho solo portato l'auto dal meccanico, con il quale però ha parlato mio padre, e poi sono andata in posta. Eppure ci sono stati tanti spunti di riflessione. In fondo a volte credo che sia questo quello che mi riesce bene, riflettere.
Il tutto è iniziato uscendo di casa, stavo di merda tanto per cambiare, ma non mi ci sarei soffermata sopra più di tanto se non fosse stato per l'atteggiamento scorbutico di mio padre: conciata come ero, i suoi modi mi hanno complicato l'impresa, da qui pensiero n1: è difficile accettare quanto, anche chi mi è vicinissimo, non capisca mai davvero il mio malessere.
2; ho incontrato un mio amico che non vedevo da anni e mi ci sono fermata a parlare un po'. Potrebbe non essere male una vita fuori a contatto con gli altri, a volte ho qualche sprazzo di relazioni piacevoli; detto ciò però il fatto che parlassi come una macchinetta denotava il mio non essere molto a mio agio.
3, una signora, leggendo alassio sulla borda che portavo, ha attaccato bottone con me, per poi arrivare a chiedermi cosa facessimo qui invece di trasferirsi là. Al di là dell'irruenza della scena, mi è piaciuto molto un aspetto: la semplicità con cui aveva ipotizzato un cambio di vita. Cambiare, a volte può essere meno complicato del previsto.
4, ho visto un'auto vecchiotta che mi ha fatto pensare agli anni 80. Sebbene io abbia vissuto più i 90, essendo del 1984 ero piccola per ricordarmi qualcosa, ne ho sentito la mancanza. MI sembrano sempre un periodo più semplice sotto mille punti di vista.
Idee, pensieri, emozioni di un martedì mattina.
Stavo malissimo quando sono uscita, sono stata poco bene durante il resto del giorno. Eppure per una ventina di minuti, questa mattina, fuori, tra la gente, mi sono sentita quasi al posto giusto. Bene no?
Mezzanotte e mezza, dovrei dormire ed invece sto finendo di guardare una commediola romantica di quelle in cui i protagonisti passano dal non conoscersi l giurarsi amore eterno nel giro di un paio di settimane, o un'ora e mezza nel tempo televisivo. Commedie dove la protagonista è sempre molto carina, simpatica, giusto un filo goffa per farla sentire in sintonia con chi la guarda, e di solito funziona, ci si ritrova a sentirsi sua amica dopo 5 minuti. O almeno questo è l'effetto che fanno a me. Sono film allegri, colorati, in cui si respira serenità e in cui tutto sembra all'insegna della semplicità. Sono film che passano veloci, che coinvolgono senza seppellirti di una esagerata carica emotiva. Ma mentre vedo i sorrisi dei ragazzi che si susseguono sullo schermo, penso che domani mattina devo uscire con l'auto, e in mezzo minuto l'ansia arriva alle stelle. E allora per una volta vorrei vivere dentro uno di questi film, un po' patinato, semplice e semplicistico, ma leggero e facile.
Per una volta...

sabato 7 settembre 2019

Appena scesa dalla ciclette, gambe dolenti ma ci sta.
Oggi pomeriggio sono uscita per un giro (al supermercato… ), sono uscita alle 17, dopo aver passato circa mezz'ora in piedi cercando di decidermi ad andare. Non ero in preda all'ansia, non questa volta, ma a bloccarmi era la paura che si rompesse l'auto, e poiché non c'era necessità che io uscissi, l'idea era più o meno: cosa esci a fare? Vuoi andarti a cercare rogne?
Modo di ragionare francamente stupido, e alla lunga pericoloso, perché rischia di chiudermi ancora più. (se fosse possibile).
Comunque alla fine sono uscita perché volevo andare al supermercato. Nella mia testa una serata ideale con dolci e un bel film. Ricordi di bei momenti quando dopo una settimana pesante mi concedevo una sera di relax,  in effetti in alcuni casi serate così sono state anche piacevoli, fino a che tutto è degenerato in una routine fatta di cattiva alimentazione e perenni serate chiuse in casa, dovute al panico. Però oggi mi sono aggrappata a quei ricordi.
Ricordi.
L'altra sera alla fine sono uscita per la riunione del mio impegno comunitario ed è andata meglio di quanto potessi immaginare, di fatto proseguo, ma in una modalità che mi potrà consentire parecchie pause se ce ne fosse bisogno. Quindi se riesco a stare solo un filo rilassata, potrei godere di un po' di compagnia con impegno relativamente basso per tutto l'anno. Va bè, ci penserò man mano. L'unica cosa che aggiungo è che sono andata sì ma sono stata male per quasi 48 ore prima. Un approccio un filo meno ansiogeno sarebbe  stato gradito, anche se…
anche se non è facile perché oramai sempre più spesso, quando esco, mi capita di imbattermi in persone che mi chiedono cosa faccio. E cosa faccio?
Niente. Quando facevo alcune ripetizioni (anche pochissime ore) mi paravo dietro quelle, ora non riesco a mentire spudoratamente. Certo, tra poco potrò quasi dire con sincerità di essere una sorta di casalinga, ma è la sensazione di fondo che fa male, la consapevolezza di essere arrivata a 35 anni lontana da ogni traguardo. Non dico che non potranno cambiare le cose, dico che ad ora, resta un bilancio triste.
E alla fine, continuando a pensare a quello che non riesco a fare, non so più nemmeno cosa voglio.

mercoledì 4 settembre 2019

Sono passate 3 ore circa e sto sempre peggio. In momenti così, mi sembra che il problema principale sia il ritorno in pompa magna della depressione, più che il panico, sebbene in realtà io sappia come siano interconnessi tra loro. Ma se sto così non posso che darmi della stupida. So esattamente quanto sia importante uscire un po', prendere aria, girare… e non lo sto facendo mai. So che sono sempre a rischio depressione, so che sono sempre in bilico, ma non c'è mai verso che usi questa cappero di testa. Ogni volta è come se dimenticassi che non fare ciò che dovrei non è una scappatoia, ma un tirarmi la zappa sui piedi da sola. Ci sono già mille cose che mi fanno andare in tilt di frequente: il comportamento di mio padre/mio zio, il fatto di vedere mia madre sempre più il tilt (anche se a onor del vero è ancora lei che tira avanti la baracca, diciamocelo)… se non mi prendo cura di me stessa, so quello che mi succede. Lo so benissimo. Ma perché, se non altro la paura di come posso stare non funziona da deterrente? Perché, sebbene tutti mi ritengano intelligente, mi comporto così da stupida? Perché? Gli altri  mi fanno 'paura', io li evito… mi creano ancora più disagio, continuo ad evitarli, alla fine altro che depressione. Non ne posso più.
Alla fine so che 90% domani sera andrò, e allora posso affrontare la cosa con un minimo di senso evitando di sentirmi inadeguata persino per respirare in mezzo agli altri?
Perché la testa deve giocare tiri del genere? Dover lottare contro me stessa è difficile, troppo. Soprattutto ogni giorno.
Verso le 18 ieri mi sono ritrovata immersa in una malinconia esagerata. Un po' per quel fine estate sempre più nell'aria, un po' perché non so che fare per l'impegno di domani, un po' perché in una mail ho trovato un riferimento ad un possibile cambiamento per l'anno prossimo in quel volontariato che di fatto non so nemmeno se fare quest'anno. Cambiamenti, non mi piacciono, mi spaventano. Passato, futuro… alla fine ogni attimo è sempre fagocitato dal tempo che non c'era e quello che sarà. In ogni caso il problema all'origine è sempre questo mio sentire troppo a livello emotivo. Un'emotività che è impossibile da sostenere. L'idea di giorni che susseguono così mi distrugge, come se qualcuno mi desse un colpo in testa che non mi permette di vedere lucidamente. Non è che vorrei essere diversa, ma un po' più stabile. Mia madre è emotiva quanto me, ma ad un certo punto scatta un qualcosa in lei che immagino sia un mix tra buonsenso e la fermezza di chi sta bene, e l'emotività non è più qualcosa che la mette ko ogni istante, solo un lato del suo carattere.
Voglio dire, che senso c'è nello stare male ora per qualcosa che forse succederà il prossimo settembre in un contesto di cui comunque sono stanca? Nessuno. Però ci sto male.
Così come le emozioni nei confronti degli altri spesso sono ingestibili per me. Non capisco bene cosa sia successo in questi mesi, ma su quel fronte non sono andata molto avanti temo.
Non voglio spegnere le emozioni, solo renderle un po', come dire, meno appuntite.
Sono molto preoccupata per ciò che sto vivendo.

lunedì 2 settembre 2019

Mi sono svegliata con un bel mal di stomaco, non era una sorpresa, l'avevo anche ieri sera. Motivo? Sto affrontando parecchie questioni, non ne sono abituata e finisco ko. Va bene, ci poteva anche stare, ero nervosa, ma con una giornata un filo più tranquilla avrei messo apposto tutto. E invece? Invece di nuovo casini alla casa al mare, che mi hanno reso la mattinata un incubo. Nel frattempo l'impegno di volontariato che credevo sarebbe cominciato almeno tra qualche settimana, inizierà giovedì sera. E io non so che fare.
Nel pomeriggio ho accompagnato mia madre in posta, è andata totalmente in confusione per una piccola operazione da fare. Il mio ruolo ne sta cominciando a coprire sempre più e io mi sono sentita tristissima.
Non so se riesco a rendere a parole ciò che ho provato oggi, un mix di ansia, stanchezza, tensione, paura, senso di impotenza. Un mix che non ha nessun senso d'essere per una persona mediamente sana, ma per me è stato qualcosa di devastante. Onestamente non so come si possa pensare di affrontare la vita con una paura di tutto così. Ogni giorno essere tesi come una corda di violino in attesa di qualcosa che la farà saltare, o banalmente in balia di quel senso di non essere all'altezza di niente e nessuno. Domani credo passerò buona parte della giornata da sola, i miei escono, spero di concentrarmi su un libro in modo da non pensare, perché questi pensieri non mi fanno bene.
Arriverò a giovedì senza sapere ancora che farò con l'impegno di volontariato.
Se penso a questa estate mi rendo conto che sì, passi avanti ne ho fatti sul fronte gestione impegni, e questi passi si fanno sentire ogni giorno, con una stanchezza totalizzante. L'idea di dover inserire altri impegni, fissi, mi sembra fantascienza; uniti poi all'essere tra persone è terrore.
Ho fatto 8 anni di psicoterapia, adesso sto prendendo dei farmaci. Ma esiste un modo per uscirne? Perché io non lo capisco più. Quanto e quale dovrebbe essere l'impegno giusto?
Domande, quello che so è che oggi a pranzo l'idea che ogni giorno che mi aspetta sarà così, era sul punto di farmi perdere la ragione perché mi è sembrato semplicemente insostenibile.

domenica 1 settembre 2019

welcome september

Ieri mi sono resa conto che mancano solo 12 giorni all'inizio della scuola; in effetti non è che la cosa mi riguardi personalmente, ma cambia talmente l'atmosfera con settembre che di fatto, sebbene molti partano solo ora per le vacanze, qui l'estate è ormai già passato. Negli anni della scuola ho vissuto in modi molto differenti questa ultima fetta di vacanze. Fino alle medie benone, di fatto ero una di quelle che andava al mare in questo mese, poi il rientro era un po' uno shock, ma si superava in qualche giorno, dopo il panico era un macello. Mi ci voleva una vita per rimettermi in carreggiata e di fatto non succedeva poi nemmeno del tutto, ma si confondeva con il malessere della mia malattia. Finite le vacanze al mare, finito il sogno di riuscire a vivere un po' decentemente. Che di fatto stavo male tale e quale a casa, ma ero almeno in compagnia, con una vista diversa, con la speranza di qualche novità fuori dalla routine.
Passano gli anni, ma questo periodo per me resta sempre molto delicato, sebbene più che legato alla scuola, o al rientro dal mare, sia legato a scadenze che testimoniano il passare del tempo. Per quanto mi riguarda è la prima estate dopo almeno 10 anni che non faccio ripetizioni, eppure cercando di fare altro, mi sono ritrovata esausta comunque ogni giorno. Quella stanchezza per cui si sta proprio male, i rumori dan fastidio, le luci anche, più che fame si è un filo nauseati… l'idea che tra poco possa avere ancora anche un minimo di impegni fissi tra ripetizioni e volontariato mi fa l'effetto di una padellata in testa. Sarà più che mai importante capire davvero cosa sono in grado di reggere prima di tirare la stessa padella in testa a qualcuno.
Nel frattempo, godiamoci almeno questo clima un po' più fresco per 2 settimane circa, al resto penseremo poi. o no...