lunedì 29 giugno 2020

ieri sono rientrata a casa (?). Se c'è un vantaggio dei viaggi disastrati fermi in colonna per delle ore, è che se non altro arrivare a casa è un sollievo. Per il resto tutte le paure sono ancora qui, con me. Nostalgia di vacanze divertenti, paura del tempo che passa per me, paura del tempo che passa per i miei, soprattutto visti i cambiamenti di mia madre, paura che sia tardi per tutto, che pure questo tipo di vacanza mi sarà già impossibile. Paura… mentre stavo arrivando, mi sono resa conto che non ho nessun legame con i posti qui intorno. Niente che mi leghi a cose e persone. Pensavo che nei telefilm legali, gli avvocati difensori invocano sempre un forte legame con la comunità, l'essere ben inserito, come dato a sostegno della libertà su cauzione del loro assistito. Certo, sono telefilm ma ha senso. Io invece non ho costruito nulla, ma come è stato possibile? Io chi sono? Chi voglio essere? Chi posso essere? Mi sento, e sono, una persona spezzata. Ho perso le mie radici e non sono stata in grado di costruire nuovi collegamenti, di gettare nuovi rami.
Per questo alla fine le uscite che faccio sono solo di dovere , per questo è tutto così pesante perché non ho il leggero.
sono riuscita a pranzare in modo quasi normale con i miei, ma adesso ho di nuovo paura. Senso di solitudine, paura e confusione. Come la si rimette in piedi una vita con queste premesse??? Che senso di smarrimento. Che voragine dentro.

sabato 27 giugno 2020

ullallà...

mentre le ore passano che botta di malinconia assurda! Qui tra chi è arrivato, c'è stato anche chi è appena partito, ovvio. AH, questa idea di andarsene proprio mentre la festa comincia… mi sa tanto di una botta di nostalgia un po' vecchio stile, come quella che provavo una volta, non legata a tutte le pippe mentali di cui parlo sempre in questo giorni, ma solo alla tristezza che la vacanza è finita. Un'emozione così tenera nella sua ingenuità da essere persino sana: triste perché le vacanze finiscono. Semplice no?
già… come se emozioni e semplice per me fossero parole che possono stare nella stessa frase.
E nel frattempo devo pure strempiare perché avrei tanto bisogno di prendere le mie gocce, ma ne ho pochissime ed è meglio tenerle per qualche crisi di questa notte/per il viaggio. (ne ho fatti fuori 3 vasetti in 18 giorni eh, per dire… :/)
va be'… ne metterò 2 sotto la lingua e poi cercherò di ricordare che le cose possono cambiare anche per me. Che io posso cambiare le cose.
mio padre prima mi ha chiesto se non esco per salutare il mare. No, non esco. Ci mancano solo queste scene emotive e la mia lucidità, già ai minimi, collasserebbe. Con tutto che prima di pranzo è successo che mi sono ritrovata a leggere i post sul blog dello scorso giugno, e novembre/dicembre, cioè gli altri due periodi dell'anno scorso durante i quali sono venuta qui e mi sono stupita: onestamente non ricordavo quanto già dall'anno scorso l'atteggiamento di mio zio mi risultasse problematico da gestire. Cosa voglio dire? Che sebbene la situazione attuale mi disturbi e faccia male, credo che mi logorasse anche ciò che stava succedendo prima.
occorre davvero cambiare passo e cambiare rotta. In più di una occasione ho avuto la sensazione che io non esistessi al di là delle emozioni di panico e paura, come se levate quelle di me non restasse nulla. Spesso poi erano addirittura le emozioni che pensavo provassero gli altri a dirigere i miei stati d'animo, emozioni forse provate da altri…
nell'aria oggi si sente proprio l'estate, anche come rumori: sono arrivati un bel po' di turisti qui intorno. nonostante tutto, per chi è vivo, l'estate, la vita continua. e può riservare anche belle sorprese.
so che sembrano tutti pensieri scollegati, ma nella mia testa mi si riallacciano come un filo di speranza, giusto uno e nemmeno troppo spesso, ma che c'è. e chissà…
estate 2021, ci rivediamo qui? e speriamo di ritrovarci in forma.
In molti sensi.

venerdì 26 giugno 2020

sono le 20...

siamo contenti di rivedere i vecchi film…
No, ok… non sono in vena di cantare, ma sono le 20 sul serio, se tutto va come dovrebbe tra meno di 48 ore sarò di nuovo a casa. Da una parte non vorrei, dall'altra partirei anche adesso per scappare a quella gabbia di depressione che mi ha invasa. Peccato però che sia proprio quello che c'è a casa ad avermi fatto stare così. Poco fa ho avuto un picco di crisi, letteralmente mi sembrava di avere il cervello che stava friggendo, pensieri così dolorosi e caotici da trasformarsi in scosse fisiche, cervello che friggeva appunto. Mi sembrava quasi mi facesse salire anche la febbre. Non va bene. Non posso permettermi che il comportamento dei miei famigliari, anche se stretti, mi condizioni così, perché mi distrugge. Sono stanca ed esasperata, sono arrabbiata con mio padre per aver risposto alla provocazione di mio zio.
Sono qui in soggiorno e sto guardando la passeggiata e la gente. Se voglio anche solo una speranza di avere la normalità che vedo negli altri (cioè vite fatte di problemi ma anche di bei momenti e non sempre soli-non credo per niente che loro abbiamo vite rose e fiori), non mi posso più permettere che i comportamenti di altri, abbiano un tale impatto su di me.
Se servirà ripetermelo 30 volte al giorno lo farò, altrimenti c'è il rischio concreto che tra tutti sia io quella che non arriva alla prossima estate, perché sto troppo male.

giovedì 25 giugno 2020

come nelle depressioni più classiche, arriva la sera e io sto un filo meglio, dopo che anche oggi la mia mente mi ha portato in pensieri orrendi per tutto il giorno. fortunatamente mi sono imposta un paio di attività (lavare le tapparelle e fare la doccia), che sono minime ma fondamentali per il mio stato.
Anche oggi è stata un'agonia legata alla situazione a casa con mio zio, ma soprattutto al pensiero terribile che io non riesca più a fare vacanze come questa perché mia mamma non potrà più stare sola, da lì a pensare a quando sola sarò io perché i miei non ci saranno più il passo è sempre brevissimo, e passa per la fase come farà mio padre se non riusciamo più a venir qui, visto che per lui è cmq sempre un po' casa sua? Ovviamente sono tutte situazioni che prima o poi succederanno, se non crepo prima io, ma che senso ha farmi angosciare fino a sti punti ADESSO?
Del resto avrei dovuto immaginare che per me sarebbe stata difficile già a 10 anni, quando saputo che il mio tf preferito era finito, mi ritrovai con un profondo senso di angoscia, che nessuno sembrava condividere (con il tempo poi in realtà su internet ho scoperto che non sono certo l'unica a legarmi così ai personaggi di tf, ma all'epoca non lo sapevo). >Ero qui al mare per il periodo invernale, ancora in questa stanza da dove scrivo ora, e mi sembrava di aver perso un intero gruppo di amici, gli amici di Bayside School che erano anche un po' miei.
Quando torno a casa credo che riprenderò il farmaco che usavo fino a qualche mese fa, poi si vedrà. Queste 3 settimane mi hanno rimbambita di dolore, per ipotesi vere, ma che non è detto accadano domani e cmq stando così di merda non risolvo certo niente, se non coltivare l'idea di buttarmi di sotto, per cui chiamo a raccolta la parte sana di cervello, quella che naturalmente punta all'autoconservazione e chi vivrà, vedrà. Chi vivrà… appunto.

mercoledì 24 giugno 2020

sono rientrata da poco da una visita da mio zio con mio padre per raccogliere dei limoni. Un'ora e mezza fuori. Questa mattina verso le 9 quando è stato il momento di tirarsi insieme e uscire, non ne avevo voglia, ma mi sono lasciata trascinare dagli eventi senza fare resistenza. In meno di mezz'ora mi sono alzata, vestita, ho fatto colazione ed ero pronta per uscire. Senza il panico a rompermi le balle, certo il motivo non è bellissimo: è la depressione che ha sostituito il panico per cui ciao. Non sono stata male da lui, per questo so di aver fatto bene ad andare, se poi l'alternativa era restare in casa a rimuginare, non c'era storia proprio, visto che anche questa mattina sia il dormiveglia che il risveglio, sono stati un'immersione nel dolore tipico di questi giorni.
Onestamente, per come sono stata, a differenza delle altre volte, non so se ho fatto bene a venire, mi riesce difficile pensare che a casa sarei stata peggio, ma confido che alla fine invece sia stata una buona idea. Se non altro per il cambio di aria e qualche raggio di sole.
Pensieri distorti ma basati su fatti concreti: l'età dei miei, il tempo che stringe, la paura della solitudine, la paura di non essere in grado di vivere, vista la mia esperienza. Quante volte negli ultimi anni c'ho pensato? Una marea, ( a dire il vero i conti con le età li ho sempre fatti, da che ero adolescente.), ma mai con la drammaticità e il dolore di questo periodo. Vorrei poter credere che il carico da 90 lo ha dato il covid, che con chi aveva già problemi come me ha avuto vita fin troppo facile nello scatenare le peggiori paure, davvero. Ma in realtà non ne sono affatto convinta. Sebbene nelle mie zone, Bergamo provincia, ci sia stato di che aver paura sul serio. Il punto è che, covid o non covid, nella mia testa è partito una sorta di timer che scorre velocissimo. e che mi fa andare in pappa il cervello. In realtà, fatta esclusione per gli imprevisti che però possono compire chiunque anche giovane, potrei aver davanti con i miei, almeno 5 anni potenzialmente decenti e non troppo diversi dal presente, ciò che conta è non dare i numeri, e invece è proprio quello che sto facendo. ieri ad esempio fissavo l'esterno del palazzo dove vivo. una decina di anni fa per ristrutturarlo abbiamo dovuto sborsare una marea di soldi (quasi 80000 euro a fine lavori), essendo una decisione del condominio era da fare e basta. I soldi non c'erano, e si è fatto un mutuo, concesso senza problemi con la garanzia delle pensioni dei miei. Quindi pensavo: e ai prossimi lavori? Che cazzo di garanzie do dal momento che non ho nessuna entrata? 36 anni mai riuscita a lavorare. Come farò a gestire la normale manutenzione della casa qui, quando non riesco a fare da sola nemmeno per quella dove vivo?
i fatti sono veri, i pensieri forse sono distorti (indubbiamente un po' inutili nel presente), e le emozioni mi stroncano.
Il mio cervello va resettato. Senza ombra di dubbio.

martedì 23 giugno 2020

I miei parenti sono passati oggi per ricambiare la visita. Tutto un po' a sorpresa, io sono rimasta sulle spine tutto il tempo (tra le altre cose perché la casa non era linda e pinta proprio per niente rispetto alla loro), è stato un po' pesante, ma forse una benedizione del cielo, perché giuro come mi sono svegliata questa mattina, mi sono spaventata, ho avuto un qualcosa che definirei un attacco di panico per il troppo dolore che provavo. Durante la notte ho avuto 2 incubi assurdi ma che stanno a significare il disagio per la situazione a casa, alle 5 ero sveglia e non riuscivo più ad addormentarmi, poi quando mi sono alzata, ho represso a fatica un grido di dolore. I miei parenti, bimbi, mamma e nonna, sebbene siano il manifesto di ciò che mi fa anche male di ciò che non ho, da una parte mi hanno almeno presentato la possibilità di opportunità, di legami comunque paralleli, della possibilità di non essere sola al 100%.
Mi sto spaventando moltissimo per il carico di dolore che sto provando, onestamente nessuno dei 20 anni di panico mi aveva preparata per un esaurimento del genere.
E del resto non è che doveva andare così per forza. Ma i pensieri, quelli che quel libro definisce distorti, continuano ad invadermi la mente ed il cuore. Del resto hanno il vantaggio di pesare su fatti concreti, l'età dei miei, il non aver mai avuto relazioni, il non avere un appiglio lavorativo, né scolastico. Ci sono stati negli anni un paio di barlumi con i miei libri, con le lezioni, ma è sparito tutto, compresa l'unica cosa su cui ero convinta di poter contare: una sorta di 'pace in famiglia'. E questi sono fatti. Così sono completamente senza equilibrio e disancorata in balia di una vita che sto prendendo tutta per il verso sbagliato.
Ho paura. troppa.

lunedì 22 giugno 2020

Questa mattina sono andata con mio padre  trovare i miei parenti che sono in vacanza a 10 minuti d'auto da qui. Allora il racconto deve iniziare a ieri sera, addormentata con fatica per la visita. Deve proseguire con questa mattina, non sono riuscita a fare colazione e stavo malissimo, un'ansia potente attaccata allo stomaco con la nausea e poi al bisogno di fare pipì. 1^ fase passata, arriviamo da loro (mia cugina con sua mamma e i suoi 2 figli), stiamo una mezz'oretta, vedo la casa, beviamo un caffè. Poi giro al mercato. Tutto bene.
Anzi no, perché di fronte a tutto quello, sebbene con loro sia stata bene, mi sentivo crollare dentro. Tanta gente al mercato pur con distanze e mascherine, tanti vacanzieri, ma anche gente del posto. E io li guardavo e non ho potuto fare a meno di chiedermi se tra tutti io sia l'unica non in grado di affrontare la realtà. Gente in vacanza, come i miei parenti, pronti a ricaricare le pile, ma poi capaci anche di affrontare la quotidianità, che nel loro caso ha avuto parentesi anche piuttosto pesanti. Eppure vivono. Sì, la nonna è più giovane di mia madre, e io questo proseguo famigliare con figli miei non l'ho avuto, ma perché queste emozioni come se fosse già tutto finito? Scrivo, non ne posso fare a meno, perché anche oggi il dolore che provo nel cuore, nella testa, è qualcosa che sembra andare oltre ogni possibilità di sopportazione.
E insieme a questo dolore dell'anima, frutto anche di una solitudine che mi distrugge ma che io stessa cerco incapace di gestire i confronti, sono arrivata a casa dopo 2 ore esausta, neanche l'avessi fatta tutta a piedi.
Se uno ha un forte mal di testa, di gola… prende una pastiglia, ma quando è l'anima a fare così male?

domenica 21 giugno 2020

sono fatta...

... della stessa sostanza della disperazione, per fare una semi citazione.
Sono stata di un male oggi che ad un certo punto, invece di vedere quello che c'era davanti a me davvero, l'angoscia si trasformava in una sorta di muro bianco e vedevo davanti a me solo quello. Non è durato molto eh, giusto un paio di secondi, ma è stato destabilizzante. Ogni volta che mi capitano questi picchi capisco sempre un po' di più quelli che alla fine non ce la fanno più e si suicidano. Non la ritengo un'opzione, ma c'è qualcosa di così viscerale nel dolore che si prova da farmi credere che, almeno in teoria, ogni certezza possa vacillare. E ho davanti ancora una settimana di mare, mi immagino quando tornerò a casa con quella tensione che provavo… signore aiuto. :/
E siccome IO starò di merda, ipotizzo che anche mio padre possa stare molto a disagio. Così sto male per due.
con questa goccia che ha fatto traboccare il vaso, la domanda adesso è: e mo che si fa? Quale può essere la mossa che spariglia le carte e magari mi fa stare bene? L'unica certezza è che da sola non la troverò.

sabato 20 giugno 2020

ore 17.20

… un paio d'ore fa la situazione era questa:
interno giorno di camera mia, dalla terrazza il rumore di lavori in corso fastidiosi, decido che forse è il caso di uscire e prendere un po' d'aria/sole. Mi preparo con mascherina al seguito e esco. Penso che si sta bene, fa caldo ma non eccessivo e soprattutto non è afoso. Passeggio… consapevole che ho ancora il cellulare bloccato per via di una conversazione. Passeggio e guardo il mondo intorno a me. Livello umore cala di una tacca perché vedo tutti in compagnia, di un'altra perché penso al passato, un'altra perché sono sola. Di 10 quando percepisco come vado in allarme se qualcuno si avvicina a meno di 5 metri da me (e non per il covid) perché mi sento troppo a disagio con gli altri. Altre tacche se penso al disagio legato al fatto che forse lunedì vedo delle persone che conosco qui vicino (a questo è legato il telefono bloccato). Allora ho pensato: va be', tra una settimana sono a casa. -20: perché che trovo, a parte mia mamma, a casa? Il niente condito con la lite di mio zio.
Allora… saranno anche tutti pensieri distorti, come dice il libro, ma io sto male sul serio. Alla fine mi fa malissimo anche la testa, ovvio, ma questo eterno disagio leva letteralmente il fiato. E' un dolore troppo potente per poterlo sopportare.
Il libro cmq è questo.
Mi sono messa a leggere un libro sulla depressione. L'ennesimo… già, eppure qui c'è un taglio un filo diverso, in alcuni frangenti trovo persino scritti i dubbi che mi vengono mentre leggo con le relative spiegazioni. La depressione è frutto delle emozioni negative che a loro volta vengono da pensieri sbagliati e irrazionali. Sono i pensieri che dobbiamo fermare. E credo di saperlo da un po'. A differenza di molti altri testi, trovo però qualcosa di utile.
Depressione= non aver forza di fare nulla e non far nulla = più depressione.
Il libro elenca una decina di errori in cui cadiamo sempre con i pensieri, ad esempio quello del tutto o niente e di una estrema generalizzazione. In tali termini è ovvio pensare che se non sono riuscita a guarire fino ad ora non ce la farò mai. Se non sono riuscita a dimagrire fino ad ora non lo farò mai, se non sono diventata stabile per diventare capace di affrontare i problemi relazionali non lo sarò mai. Secondo il libro questi 3 modi di pensare sono sbagliati.
Secondo il libro la stima di se stessi esula da risultati concreti e dagli altri. Faccio un po' fatica a crederci del tutto, ma è pur vero che  c'è gente che ha grandi risultati e relazioni importanti, che va comunque in depressione. Tutto nasce solo dal nostro interno.
(resto dell'idea che comunque un minimo di risultati concreti servano, banalmente se no come mangi?)
A fronte di tutto questo però, la mia realtà non cambia e il gioco di prestigio per bilanciare l'apatia della depressione, il problema della fatica per l'obesità e gli attacchi di panico, mi appare con difficilissima soluzione. In ogni caso frutto di un bilanciamento di ogni passo/scelta al millimetro, che è proprio lontano da quella spensieratezza che uno in una situazione come la mia, agogna da anni. Tra l'altro, la strategia (che comunque mi riesce sempre meno) di liberarsi dall'angoscia del presente, solo immaginando un ipotetico roseo futuro lontano, credo sia, più che una spinta per darmi coraggio, l'ennesima scappatoia pericolosa e negativa.
Ma il prossime fine settimana torno a casa, con la paura degli altri, il disagio che sento verso di loro e il disagio enorme per la situazione che si è venuta a creare in casa mia con mio zio, io non so che fare. Saranno pensieri sbagliati, come dice il libro, ma la mia realtà è quella. Più tutto il resto, solitudine, mancanza di lavoro, l'età dei miei, le responsabilità che dovrei prendere al loro posto e che sono fuori portata… se non penso che tra un po' sarà tutto diverso, impazzisco.
e non dovrebbe essere così complicato, no davvero, non sempre per lo meno. Non ancora.
Pensieri distorti… vediamo di raddrizzarli un po'.

mercoledì 17 giugno 2020

Ieri e l'altro ieri non ho scritto nulla, non mi andava. Sapevo che sarebbe scaturito il solito torrone e ne avevo nausea persino io. Però poi ieri sera e questa mattina sono stata decisamente meglio. Sono uscita con mio padre, ansia sotto controllo umore discreto, tanto è vero che mi sono avventurata nella vera passeggiata sulla spiaggia che avevo evitato perché troppo carica di ricordi, per restare nella zona più di negozi che è per me più neutra. Il fatto è che continuavo a chiedermi: guardo gli altri e non riesco più assolutamente a credere di poter godere qualcosa anche io in un futuro, non ci credo, anno dopo anno a ripetermelo… ora non ci credo più, e ok; ma possibile non riesca a smettere anche di smaronarmi il cervello con le cose più brutte? Lutti perdite solitudine… perché sarà anche vero che alcune cose sono certe, ma il come verranno vissute, i contorni, gli extra non sono definiti. Per cui se non riesco a pensare alle cose belle, finiamola anche con quelle brutte. Ma fermare il mio cervello è impresa dura… sono stata bene per un po' oggi, poi dalle 16.30 in avanti è come se avessi cominciato a spegnermi. Adesso mi sento una pezza per i piedi. Di nuovo. Mi sento esausta, svuotata, come se quella breve parentesi positiva fosse stata una recita che mi ha succhiato energia. Mah… è davvero strano sentirsi così. Psicologia? Biologia?
Ieri ho saputo di una separazione in una famiglia che conosco, chissà se è conseguenza del lockdown come preventivato da molti, in ogni caso quella particolare situazione ha di molto ridimensionato anche la questione con mio zio in casa, almeno in teoria. Spero sia così anche in pratica, perché se non riesco a farmene una ragione nel concreto, può essere una situazione capace di darmi il colpo di grazia finale visto come è legata alla mia quotidianità, molto più che altri aspetti desolanti della mia non vita sociale.

il mare è bellissimo questa sera.
vorrei trovare risposte, soluzioni, equilibrio.

domenica 14 giugno 2020

ok, ci sono i fatti

Nello specifico i fatti dicono che:
-le sindromi depressive si soffrono di più la mattina, uno si sveglia e l'idea di dover affrontare un giorno nuovo è una mazzata.
-questa mattina c'era il sole. Uscire era obbligatorio, anche per la mia testa bislacca. Per cui, sì, sono uscita. Curiosamente non ero nemmeno particolarmente ansiosa. Il clima era piacevole, la gente più del previsto, situazione potenzialmente positiva. Ecco, potenzialmente, perché io mi sarei messa a piangere 1000 volte. (l'ho fatto poi a casa per una risposta brusca di mio papà ed era ovviamente solo la goccina che ha fatto traboccare il vaso).
Se al mio cervello ci agganciassero delle turbine credo illuminerei una metropoli. Ero fuori, era bello, c'era il sole… non è che magari me lo godo eh, o per lo meno stacco i pensieri. No, i pensieri c'erano tutti e a mille all'ora: sono sola, non sto combinando niente, come mi mantengo, ecco quei ragazzi come se la godono, ecco quella coppia che carina, ecco quella famiglia che bella… se poi vedo due anziani insieme lacrime a prescindere, come nonni, figli e nipoti. 
Oggi pomeriggio sono uscita ancora un'oretta. Ed è stato un bis del mattino, ma con un vortice mentale meno veloce. Solo che in effetti su tutta la gente che ho incontrato, ed era parecchia, ero l'unica in giro da sola. E allora… nostalgia per i tempi andati, nostalgia per quelli andati male, dolore per quelli che non ci saranno.
Altri fatti dicono che avere un mal di testa da matti a questo punto, è normale.
Quando ho cominciato a ritornare qui, 3 anni fa, giugno 2017, non è che i pensieri alla base fossero molto diversi eh, ma speravo in questi che stanno passando. Avevo 33 anni, speravo di tirarmi a bolla nei seguenti. Non è successo, e l'età che avanza dei miei, soprattutto di mia mamma, sta cominciando a chiudere a velocità troppo alte un po' di opzioni, porte che 3 anni fa avrei pensato ancora di poter percorrere. Tipo io con un mio bimbo a spasso sulla passeggiata con mia mamma.
L'altro giorno ho visto fuori da una libreria un cartello dove spiegavano che cercavano un collaboratore. Scherzando i miei mi hanno detto di andare. Oggi ho letto tutto il cartello, invitavano a mandare il proprio curriculum ad un indirizzo mail.
Il fatto è questo: a 36 anni io non ho nessun curriculum.
ah, e adesso sì, ho anche un attacco di panico.

sabato 13 giugno 2020

Quando  dice che non esistono più le stagioni di una volta, sicuramente si riferiscono anche a quello che succede qui ad Alassio, piove e piove e piove… mai vista tanta acqua in 30 anni come negli ultimi 4 mesi di giugno. Va be', che ci possiamo fare?
Questa mattina ho passato più di un'ora, senza che mio padre se ne rendesse conto per fortuna, fissando l'interno di un armadio. Salviette, tovaglie, coperte che usavamo quando venivo qui da piccola. Oggetti che sanno di ricordi felici e che sottolineano inesorabili in tempo che non c'è più, quello che non ci sarà più dato vivere. Inutile dire che stavo uno schifo. Poi qualcosa mi ha distratta, ho pranzato e poi ho sistemato qualcosa e poi una doccia… una piccola lista di cose normali e l'umore è di colpo cambiato. A 360 gradi.
Vedo tempo per me, vedo ancora tempo con i miei. E mi sono venute in mente due possibili trame per due romanzetti, se solo fruttassero qualcosa. E anche quello che è successo a casa mia con mio zio mi appare come un qualcosa che può portare ad una nuova quotidianità, anche con risvolti positivi.
Bah… sembro un'altra persona. Alla fine anche il cervello è una questione di chimica, e non posso non chiedermi se quello che si mangia possa influenzare pure l'umore.
Non so, domani è un altro giorno, magari si ricomincia da capo, ma almeno per questa sera non ho voglia di piangere. Visti i tempi, sono progressi.


venerdì 12 giugno 2020

Ieri ed oggi sembra esserci in giro più gente rispetto anche solo a 2 giorni fa. Nulla a che vedere con la normalità della 1^ decade di giugno, ma visto che di normale non c'è davvero nulla, piuttosto che niente, è meglio piuttosto, come si dice. Anche se la gente di oggi l'ho vista solo dalla finestra perché, udite udite, non sono riuscita ad uscire. Ero stanca ad un livello esagerato. E stavo malissimo. No, niente ansia, ma una depressione livello 1000. Non so, forse quando si è così tristi, non si hanno nemmeno le energie per l'ansia. Comunque in ordine di tempo l'ultimo oggetto che mi ha fatta piangere è stato il ferro da stiro, perché ho ricordato quando lo usava mia mamma quando eravamo qui anche d'inverno, almeno 23 anni fa. Mi sembra tutto una corsa contro il tempo che mi porterà via tutte le persone a cui tengo, lasciandomi sola, incapace di vivere. Lo dico spesso, mi sento non attrezzata per vivere. Così la depressione galoppa su ogni filone, l'età dei miei, il fatto che non vedranno mai dei nipoti, il fatto che io non sarò in grado di avere una famiglia. Il fatto che non sono in grado di gestire le normali incombenze di un'esistenza, che sono sola e spaventata. Non c'è nulla di nuovo in questi miei pensieri, ma quello che è successo con mio zio ha portato all'esasperazione ogni emozione. Stanno diventando troppo forti per essere riassorbite o gestite, o controllate. E non c'è un singolo posto in cui mi senta sicura, perché questa lite ha depennato pure la casa dalla lista.
Oggi ho passato ore guardandomi le unghie e fuori dalla finestra. Mi chiedo se chi finisce in un istituto mentale per disordini gravi, possa aver cominciato anche così, passando ore interminabili senza riuscire a zittire il dolore nel cuore.
una volta leggevo significati più o meno nascosti in tutto (anche se magari solo per gioco), ora avrei bisogno di un segnale bello chiaro su cosa fare. Oramai è più di un mese che sono in preda a questo dolore così cupo, sono ancora abbastanza lucida per capire che non posso reggere molto più, ma non abbastanza per capire che fare. Ho bisogno di una mano.

mercoledì 10 giugno 2020

Sono rientrata da poco dalla visita a mio zio. Lo vedo circa ogni sei mesi e oggi, per la prima volta, ho avuto l'impressione di quanto sia sbagliato anche questo. Anche per lui. Che razza di rapporti sono? Da che mi ricordo ho fatto questa strada tantissime volte, sognando l'estate, i colori, la magia. Quello che provo ora è solo un forte senso di mancanza, di interruzione, di qualcosa che poteva essere ma non è stato. Occasioni perse. E oggi mi è sembrato di leggerlo anche nello sguardo di mio padre. Sono tempi strani, c'è tensione in alcuni sguardi, anche se meno rispetto ai mesi passati, l'atmosfera è forse sfalsata rispetto al normale a prescindere, ma questo dolore è tutto mio, o della mia famiglia. Mi sembra di essere 36 anni di opportunità non colte, di vite non vissute. Mi sembra che anche per mio padre sia così, per mio zio. E il magone per ciò che succede a casa mi ha presa non appena aperti gli occhi. Mi sento fatta di occasioni non colte, decisioni non prese. Mi manca un centro. Una vita non può essere solo rimpianto e dolore.

martedì 9 giugno 2020

Sì, alla fine sono al mare. Oggi mentre sono stata fuori una mezz'ora in un'atmosfera surreale per una cittadina di mare al 10 di giugno, mi sono resa conto che era il primo giro senza motivo da non so quanto. Certo, non ne facevo molti nemmeno prima, ma dal virus zero proprio.
Comunque è stata una giornata pesante, sono stata sull'orlo delle lacrime non so quante volte. Pensavo al passato, agli anni della mia infanzia, alla bellezza delle vacanze al mare, alla solitudine che provavo, al dolore per il tempo che scorre, che lascia sempre meno possibilità. Ogni tanto capita di lasciare oggetti qua negli armadi, cose che possono servire. Nell'ultimo mese ho iniziato a pensare che no, non ci sarà più occasione per usarli. Tempo che non c'è più. Per questo mi fa così male non avere nemmeno qualcosa di professionale a cui aggrapparmi, è l'ennesima cosa fuori tempo. Andrebbe bene anche ricominciare pronta a raccogliere i frutti, ma qui non si è nemmeno seminato e nemmeno so che fare. Tempo…
E poi quel dolore immenso per la storia di mio zio, che dà una pennellata di ulteriore grigio al resto. Nuovi equilibri difficili da gestire quando per età dei miei sembra inevitabile ne sopraggiungano altri tra non molto. Non reggo i conflitti, non reggo averli in casa. Dio, se ci penso mi rendo conto che persino a marzo, quando la mia città era in piena emergenza covid, io ero terrorizzata e comunque più serena di adesso.
Alla fine, chissà che cambiamenti avrà portato in me questa rottura famigliare. Per ora mi ha tolto le poche fondamenta che avevo sotto i piedi.
Domani si vedrà.

lunedì 8 giugno 2020

Sono andata a sbriciare sul diario scritto a mano, anche un anno e mezzo fa la questione con mio zio mi aveva distrutta, anche un anno e mezzo fa era finita in mezzo alle considerazioni tutta la mia vita, tutto il bilancio fallimentare e la solitudine.
Domani dovrei partire, il condizionale è d'obbligo, con me lo è sempre, ma questa volta tra covid, e la situazione in casa lo è ancora di più. Anche là ci sarà comunque un'atmosfera diversa dal solito, e molta più preoccupazione, ma spero di trovare un minimo di pace.
Tutto quello a cui ho pensato nelle ultime settimane è vero, verissimo. Ma ha bisogno di tempo per trovare una risposta, ammesso che ci sia. Io nel frattempo devo ritrovare una parvenza di equilibrio. E soprattutto non voglio lasciare così tanto potere di influenza sul mio umore/salute mentale in mano ad un'altra persona. Per cui semplicemente spero davvero che questo stacco mi faccia bene, mi faccia stare meglio.

giovedì 4 giugno 2020

Chissà come ricorderò questi mesi tra un po' di tempo. La paura per il covid sarà un'emozione naturale, ma tutto il dolore di questo mese di maggio dopo la lite in casa? L'atmosfera è rimasta sospesa. Non ho più letto nemmeno una riga. In casa sto male, fuori anche. Ieri sono uscita con mia mamma per le solite commissioni. Ad un certo punto mi sono fermata davanti ad una agenzia immobiliare chiedendomi con insistenza se sarebbe possibile un affitto altrove.
Ho passato buona parte della mia vita desiderando una famiglia più convenzionale, soprattutto nei momenti in cui i problemi o di mia nonna o di mio zio erano pesanti da gestire proprio nel quotidiano, quando mio padre non c'era. Adesso che in qualche modo ci siamo, so che siamo fuori tempo massimo e che ci siamo arrivati nel modo sbagliato. Ho sempre sostenuto che i miei problemi psicologici fossero nati in seno a dinamiche famigliari  anomale, ecco: credo siamo arrivati davvero alla chiusura del cerchio. Ma 20 anni dopo, e questo mi spinge a chiedermi come sarà possibile ridare un po' senso al nulla che è la mia vita. Solo che mi sembra semplicemente troppo tardi. Vedo mia mamma come sta, mio padre… mi sembra solo tardi per tutto. Per tutte le altre scelte che forse si sarebbero potute prendere prima. Così tra pochi giorni probabilmente parto ma sono preoccupata di lasciare qui mia mamma da sola, parto e sono preoccupata per me perché se là starò bene, sarà ancora più difficile cercare una parvenza di normalità qua. Senza niente a cui aggrapparmi psicologicamente. Ci sarà tempo per essere ancora felici insieme?

martedì 2 giugno 2020

sorrisi a colazione https://www.youcanprint.it/fiction-romantico-contemporaneo/sorrisi-a-colazione-9788831658034.html


-SIMONE-

 

 

 

 

I capelli di Nicole sono sparpagliati per tutto il cuscino. Adoravo il momento dopo aver fatto l’amore, quando lei si addormentava e io stavo a rimirarla quasi estasiato. Incredulo che una tale fortuna fosse capitata a me.

 

Mi alzo e vado a prendere un bicchiere d’acqua, in realtà non ho proprio sete, ho solo bisogno di allontanarmi da lì.

Ero rientrato in casa soddisfatto, Marco, il mio capo, mi aveva appena fatto i complimenti per il mio ultimo lavoro: una campagna pubblicitaria per una piccola libreria locale. Sì, mi ero molto divertito nell’occuparmi di quel cliente, ma sono bravino e non mi dà fastidio quando qualcuno me lo riconosce. Avevo comprato una fetta di dolce per festeggiare con Nicole.

“Oh, be’, bravo… ma del resto Marco è il tuo migliore amico per cui…”, ha detto saputa la novità.

“Scusa ma che intendi?”

“Andiamo cocco, dai, è ovvio: lui è sempre un po' di parte.”

Non ho capito se è stato il tono così ‘normale’ che ha usato nel dirmi senza mezzi termini che se valgo qualcosa è solo perché sono amico del capo a ferirmi di più, o proprio il senso della frase.

Poi ha preso il dolce e lo ha buttato.

“Tesoro… sai che non possiamo permetterci cose del genere. Tu soprattutto. Ti stai un po' lasciando andare eh!”

Sono rimasto allibito.

Poi ho capito. Mi stava prendendo in giro.

Mi sono rilassato.

“Ah, che simpatica…” e l’ho baciata.

Ma lo sguardo che mi ha rivolto in seguito mi ha ributtato nel panico: no, non stava scherzando e quelle erano davvero le sue opinioni sul mio lavoro.

“Dai, non te la prendere. So che sei bravo a… cioè in quello che fai.”, ha aggiunto ma, come dire, la poesia era svanita, e il fatto che nemmeno sia riuscita a dire cosa faccio, be’ non ha aiutato molto.

Mi si è spalmata addosso e poi ok, la carne è debole si sa. Ma è stata solo una corsa alla meta, niente tenerezza, niente complicità.

 

Bevo davvero il mio bicchiere d’acqua. Forse non dovrei lamentarmi, forse alcuni uomini pagherebbero oro per una compagna come lei.

Forse.

Solo che questa non è la donna di cui mi sono innamorato e che, a dirla tutta, è svanita un po' troppo in fretta. Sicuramente sono cambiato anche io, non lo nego, ma il punto è che questo nuovo punto d’incontro tra noi mi crea disagio perché non sono sicuro che mi piaccia come siamo insieme.

 

La notte è scura, ci sono poche stelle, la luna è semicoperta da alcune nuvole.

Guardo una foto di noi due scattata alcuni mesi fa. Mi piace quella coppia.

Solo non so se esiste ancora.


 

-VALERIA-

 

 

 

 

“Guai in paradiso eh?”, mi chiede Paola ridacchiando.

Si sta prendendo una pausa dopo aver allestito la colazione.  E io che ad un certo punto avevo pure creduto che qualcosa di già pronto per la colazione potesse bastare!

Lei però non era stata di quell’avviso. “Valeria!”, mi aveva apostrofato scandalizzata. “Il tuo è un bed & breakfast, di fatto sei obbligata a fornire una colazione degna di questo nome.”

Così mi sono subito arresa, del resto la cuoca è lei.

È una bella giornata di marzo, stiamo prendendo un caffè nel cortile privato di casa mia, non quello del bed & breakfast, ma dal momento che la struttura è unica, ci arrivano voci anche da lì.

E ‘lì’ è la camera che hanno affittato due ragazzi. Lei sui venticinque anni, lui forse un paio in più. Sono qui da due settimane perché amano i percorsi di collina che si diramano nei paraggi. È stato tutto un susseguirsi di ‘amore’ e ‘tesoro’ ma Paola li stava aspettando al varco da un po’.

Non crede alle coppie che non discutono mai. Il mio concetto di mai va un po' oltre le due settimane trascorse qui, ma evidentemente aveva ragione lei anche su questo.

“Sì, forse tu dalla cucina non li sentivi prima, ma è da parecchio che stanno andando avanti.”

“Oh, oggetti a rischio in quella stanza?”

Passo mentalmente in rassegna le lampade e gli specchi. Non c’è nulla di antico o prezioso nelle stanze, ma la lampada nell’angolo è carina e mi scoccerebbe doverla cambiare.

“Direi solo la lampada, ma non arriveranno a tanto giusto?”, chiedo con lo sguardo a metà tra il divertito e il preoccupato.

“Lo scopriremo presto…”, borbotta prima di rituffarsi nel suo caffè.

Si diverte a stuzzicarmi.

Cerco di cambiare argomento.

“Allora pronto il nuovo menù?”

“Quasi, sto ancora lavorando ad un paio di alternative. Comunque fattelo dire, questo gazebo è una cosa pazzesca.”

Non so se possa davvero chiamarsi così, in realtà è una specie di stanza in legno che starà nel cortile fino a che non farà sufficientemente caldo. È persino riscaldata.

“Sì, sono felicissima di questo acquisto. È un giardino troppo bello e mi scocciava da morire non poterci stare per quasi tre quarti dell’anno.”, abito in una cittadina in cui l’inverno e l’autunno non sono solo un cambio di stagione sul calendario…

In ogni caso è la prima grossa spesa che faccio per me e non per il B&B da quando questo è stato aperto. Era abbastanza prevedibile che sarebbe stato così: per far funzionare l’impresa non poteva andare diversamente, ma è stata dura. In realtà ci sono stati vari momenti in cui ho temuto di perdere tutto. Persino la casa che era servita da garanzia per il prestito bancario. Quei momenti, per fortuna, sono passati e da circa una quindicina di mesi finalmente sono in attivo.

Credo che Paola stia leggendo i miei pensieri.

“Si affrontano le cose con un altro spirito eh?”, mi chiede sorridendo.

“Eccome. Se avessimo avuto un’altra battuta d’arresto come quella di tre anni fa, credo che avrei mollato tutto e avrei rispolverato la mia laurea in scienze dell’educazione.”

“Oh mamma. No, no… preferisco fare la fame che ritornare nel magico mondo degli adolescenti.”

Una smorfia sorge spontanea sul mio viso. Non sono drastica come lei ma non posso dimenticare quello che sette anni fa mi ha convinta a compiere il passo di aprire questo posto. Avevo ventisette anni e dopo la laurea ero diventata educatrice. Ero partita con le migliori, e più nobili intenzioni, come tutti forse: quella di essere davvero d’aiuto, di fare davvero la differenza almeno per qualcuno. Be’, non è servito molto tempo per capire che avevo in testa una versione molto romanzata della realtà. Sì, me ne sarei sicuramente fatta una ragione, anche se finivo con il pensare un po' troppo spesso che non mi divertiva essere presa in giro da ragazzini con la metà dei miei anni e quello non era il massimo come ragionamento per una che avrebbe dovuto avere a che fare con quello per tutta la vita. In ogni caso, quando ero lì lì per capire come abituarmi, una mia lontana zia è morta lasciandomi un discreto gruzzoletto. E l’idea che un tempo avevano avuto anche i miei genitori, prima di capire che avrebbero preferito passare i mesi in giro per il mondo, è tornata a galla.

Ma, a costo di ripetermi, è stata dura.

Ho dovuto fare un secondo lavoro e fino a poco fa, impartivo anche lezioni private.

Poi, un mese alla volta, un cliente soddisfatto alla volta, sono uscita dalla palude. Paola è stata con me sin dall’inizio. Ha un diploma di alberghiera corredato da una infinità di corsi di specializzazione, infatti spesso le chiedo che ci faccia ancora qui e lei mi dà sempre la stessa risposta, che le piace cucinare ma che vuole avere anche tempo per vivere.

In effetti come prospettiva non è così male. Me ne comincio a ricordare anche io ora che ho mollato il secondo lavoro, le lezioni e finalmente ho uno staff fisso.

Vivere…

“Oh, ma dici che sarebbe meglio andare a vedere che quei due non si scannino?”, Paola guarda la finestra da cui arrivano le urla. È preoccupata.

Be’, lo sono anche io in effetti ma…

“Chissà… magari al giorno d’oggi va di moda così.”

“Eh?”

“No, me lo chiedo perché in effetti temo che noi siamo un filo fuori allenamento.”

Credo la che nostra sia la generazione dei grandi eufemismi. Abbiamo entrambe trentaquattro anni e non ricordo quando una delle due abbia avuto l’ultima storia seria.

“Meno male che esiste il sesso…”; aggiunge facendo una linguaccia.

Che ricambio.

Sì, lei lo può dire. Io no, perché sono parecchio più legata. Non sono a mio agio con le storie di una notte e via, per cui… per cui è passata una vita anche da quello.

Che tristezza.

“Oh, hanno smesso…”, aggiunge la mia amica.

E ride.

“Che hai?”

“Troppo silenzio… sono piuttosto convinta che stiano facendo pace.”

“Eh, in tal caso… beati loro!”

E alzo la tazzina di caffè verso Paola come a fare un brindisi.
“Cin- cin.”, mi fa eco lei.

lunedì 1 giugno 2020

Sto facendo incetta di documentari. In questi giorni ho seguito la diretta dello spacex e una serie di documentari sulla corsa allo spazio. Mi hanno aiutata. A onor del vero credo di aver visto più tv in questi ultimi 3 mesi che negli ultimi 5 anni, ma va be'… Un documentario riesco a seguirlo, un film no, troppo lungo, non riesco a rilassarmi a sufficienza.
Sono oramai 4 settimane che c'è stata la rottura con mio zio. Posso dire di stare meglio? Non proprio, ho alcuni istanti in cui mi sembra di essere venuta a patti con la cosa, seguiti da un buco di depressione. L'avrei vissuta lo stesso male senza la tensione del covid? Forse, o forse almeno un 5% in meno. C'è poco da fare: in realtà queste due cose per me molto tristi e dolorose di per sé, sono state in grado di mettere sotto i riflettori l'enorme solitudine della mia vita.
Forse settimana prossima a questo punto sarò alla vigilia della partenza di 15 gg di mare con mio padre. Spero mi faccia bene. Spero che le vicine e le zie facciano un po' compagnia a mia madre, che cmq la sta vivendo meglio di me. 1^ giugno… un periodo così dolce da queste parti negli anni passati… molto passati.
Mi serve una vita rinnovata. Qualcosa che vada oltre.
In questi giorni/settimane sono incappata in vari telefilm che hanno esordito nel periodo 2005-2007 circa. Non li sto guardando, ma la memoria è tornata a quei tempi. Avevo già attacchi di panico cronici e parecchio violenti. Eppure, forse solo per questioni d'età, avevo speranza per il mio futuro e soprattutto non avevo ancora così paura di tutto. E nel dire tutto, voglio dire tutto tutto. Vedevo un futuro da qualche parte luminoso. Qualcosa che avrebbe dato soddisfazione anche ai miei genitori. Oggi manca anche quella speranza lì.
La mia via non è una via di città, è periferica, per cui ci sono case ma non palazzi e le persone non sono molte. DI queste una buona fetta è a cavallo dei 75-80 anni. Guardo fuori e mi chiedo come sarà tra 10 anni. Sicuramente molto diversa, almeno come persone. Per questo dico che non vedo futuro, ma allo stesso tempo so che ci sarà tanto dolore ad attendermi. Serve assolutamente qualcosa che possa compensare. C'è qualche posto dove vendono felicità tanto al chilo?