domenica 30 luglio 2017

e un bisogno di riscatto

In questi giorni particolarmente difficili, mi sembra di vedere i fili della mia insicurezza, della mia sfiducia verso me stessa e verso chi mi vive accanto. Mi sembra di vedere da dove è nato quel perenne senso di inadeguatezza, le radici che ha e le ramificazioni che porta nel presente. La mancanza realizzazione personale/affettivo e quella lavorativa pesano un casino anche sulla mia capacità di elaborare una mia identità, seppur provvisoria.
E allora, non essendo niente, non valendo niente, ecco quel bisogno quasi spasmodico di fare qualcosa di grande. Di significativo. Di importante.
Come fosse l'unico modo per riscattare, almeno in parte, quell' 1/2 e + di vita che ho perso.
Ma sarà un bene sognare così? O corro solo il rischio di perdere ancora di vista la realtà e quello che posso fare per cambiarla?
Se il passato mi sembra un po' più chiaro, il futuro, presente compreso, è semplicemente svanito dai miei radar.
e buona domenica d'estate...

sabato 29 luglio 2017

tutto il tempo del mondo -

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Erano  le 19. 30 di una giornata di metà luglio, lì seduta sul terrazzo con il mare a pochi passi, si lasciava accarezzare dalla dolce brezza di quell’ora, la luce soffusa di un sole che pian piano salutava la costa per lasciare spazio alla sera. Dopo le grida e i giochi di una giornata di mare e prima delle follie notturne… Un momento quasi di surreale silenzio... Quasi di ritorno a se stessi.
E Carlotta stava maledettamente bene. Come mai prima.
Era sempre lei, ma in questo percorso si era scoperta una donna forte e consapevole del suo essere, dei suoi desideri e della forza che aveva per raggiungerli.
Le ci erano voluti nove mesi per rimettere insieme la sua vita. Nove mesi, come quelli che servono ad una nuova vita per nascere.

già pubblicato come "LE MILLE NOTE DI UN AMORE"

venerdì 28 luglio 2017

28-07-2017 nessuna svolta all'orizzonte.

Nelle commedie di solito, arrivati al punto in cui la protagonista non ne può più, arriva il colpo di scena, inaspettato, insperato, ma potente e salvifico. Nell'esatto momento in cui si sta per fare il crack finale, arriva qualcosa a salvarti. Quel ragazzo che ti contatta, quel successo professionale... anche se di solito è una questione di cuore.
Succede così ma c'è sempre un filo che rende la cosa credibile quanto basta, perché nel passato è stato gettato qualche 'seme', che quindi può svilupparsi in un risvolto positivo al momento giusto.
Ma quando di semi non ne sono stati buttati? Come può arrivare qualcuno/qualcosa ha darti forza?
Sono a pezzi, e come andavo dicendo un po' di tempo fa, queste crisi diventano sempre più violente, più dure a passare e con sempre più strascichi perché ogni volta perdo molta forza, tempo e soprattutto speranza.
Quello che sta succedendo in casa questa mattina mi ha talmente spaventata che per un po' mi sentivo incapace di respirare. Mi sento sola, fallita.
Vorrei arrivasse il mio colpo di scena, vorrei mi scrivesse Marco. Ma non esiste nessun filo che possa portare a questo risultato.
Non ho fili in sospeso, non ho risultati maturati per essere còlti.
Tutto sarebbe una conseguenza di quello che comincerei a fare ora. Ma ora, chi diavolo ha la forza per ricominciare? Io no di certo. Se riesco a gestire un'ora e mezza di lezione senza mettermi a piangere sarà già tanto, sarà il grande obiettivo di oggi 28-07-2017.
Non ci sono potenziali svolte in attesa di manifestarsi.
Non c'è niente. Solo lacrime, solitudine, paura...
Insomma, una trama di merda.

giovedì 27 luglio 2017

Qual è la strada?

A volte ho la netta sensazione che ci sia qualcosa nell'universo che mi prende per il culo. Cioè, quando mi sembra di essere decisa e convinta, pronta per affrontare un problema, ecco che qualcosa si mette in mezzo e alza la posta. Certo, a onor del vero non è poi così difficile: sono tesa e ingabbiata in tanti di quei limiti che non è difficile che qualcosa li oltrepassi però sono stanca, sono stanca di avere paura dei miei, stanca della tensione di schifo che si respira oramai h24 in questa casa, stanca di come mi senta inferiore in ogni situazione.
Sono cambiata moltissimo nell'ultimo anno, per un verso direi in peggio perché l'ansia è più forte, il disagio anche, per un altro forse in meglio perché è sintomo che mi sto ribellando, che non sopporto più uno schifo del genere.
Sul come agire sono ancora un po' in difficoltà, perché nell'immediato tutta questa girandola di emozioni mi provoca vari sintomi fisici, nulla di nuovo ma li sento di più. Sto prendendo una quantità di ansiolitici più che doppia rispetto agli anni passati e non va bene.
Le cose cambiano e vorrei solo lo facessero in meglio.
Per questo la scrittura per me era, è, così importante: era, è, un appiglio. Qualcosa che avrei voluto potesse darmi soddisfazioni e quindi forza. Purtroppo temo che gestire anche questo fallimento non sia facile ora, ma del resto sta passando il secondo mese totalmente improduttivo. Un'altra cosa che va alla deriva, una cosa in cui avevo investito molto di me, sia come risorse che come speranze. Avrei davvero voluto che quei racconti potessero diventare una sorta di àncora a cui stare aggrappata in mezzo al resto del casino che è la mia vita. Invece no. La cosa mi rattrista moltissimo.
Era una strada per stare meglio, ora è l'ennesimo sentiero perso nel nulla.
Quindi, di nuovo, quale è la strada?
Spero di capirlo presto.

mercoledì 26 luglio 2017

sono stanca di avere paura.

La paura... una presenza costante della mia vita che si declina in vari modi, tra i quali senza dubbio l'insicurezza, la mancanza di fiducia e la paura vera e propria verso le persone a me più vicine, padre in primis...
La paura... quella cosa di cui in questo momento ne ho le balle piene.
Sono stanca di avere paura.
Ok, non ho radici stabili, non sono cresciuta sicura e tutto il resto...  MA SONO UN'ADULTA E PORCA MISERIA, POSSO DECIDERE COME PROSEGUIRE.
e IO NON VOGLIO Più AVERE PAURA.

Tra l'altro oggi per la prima volta mi sono fermata a pensare in modo più esaustivo ad un fatto: tutta questa tensione nell'aria non danneggia solo me, credo in realtà faccia male a tutti, solo che io sono quella nella posizione di poter fare la differenza, disinnescandola, ovviamente in primis per me, ma con benefici per tutti.
Io posso cambiare e STARE MEGLIO.
Posso stare meglio e trovare il coraggio di cambiare le cose anche in casa.
POsso, se voglio.
e cazzo se voglio!!!

Perché voglio un futuro. E ben venga qualsiasi cosa me lo fa immaginare!

martedì 25 luglio 2017

Diario ALIMENTARE

Questa mattina ho portato mia madre dal dentista. Ora, devo dire che ieri mattina è stata davvero molto più dura ma comunque oggi ho preso tra l'andata e il ritorno quasi 30 gocce. Risultato: sono rincoglionita.
Evviva!!!
Comunque... la bilancia questa mattina era tra i 120 e 121 kg. Buono... sembra che il peso scenda. Ma tra tutte queste fluttuazioni mi sembra poco decisivo. Diciamo che inizierò ad essere più sicura del trend quando fluttuando fluttuando ci avvicineremo ai 115. Speriamo a breve.
Lo dico ancora, non mangio male in questo periodo, se riesco a limitare un po' i pasti, credo che i risultati arriveranno. Yuppi!!!
E monitorare con il contapassi le mie giornate forse funziona. Non sono ancora ai 10000 passi, sono a 8000 come obiettivo ma ok, ci può stare.
:)

lunedì 24 luglio 2017

rivoglio la speranza

Che il ciclo mi faccia passare in una sorta di schiacciasassi emotivo, oramai è un dato di fatto. La variabile è cosa esce da questi periodi...
Oggi per esempio... è riemersa prepotente quella fortissima nostalgia per il mare. Rivoglio quel posto, rivoglio la luce, rivoglio la speranza di poter ricominciare tutto da capo. La speranza di non restare sola per sempre, la speranza di poter uscire un pomeriggio in modo facile e senza pensieri.
Rivoglio la speranza.

Tu cosa vuoi fare?

Giovedì scorso sono andata dalla psicoterapeuta. Curiosamente, o forse non molto, anche là alla fine la domanda da un milione di dollari con cui si è chiusa la seduta è stata: TU COSA VUOI FARE?
D'istinto quello a cui ho pensato è stato che vorrei vivere senza il bisogno di pensare, vorrei che le cose scorressero più automatiche, più spontanee perché è proprio questo perenne bisogno di analizzare tutto che mi sta rompendo le balle.
A distanza di un giorno poi ho pensato che il punto non è cosa voglio fare. Io lo so cosa voglio fare. Il punto è farlo di più, farlo meglio, senza stare male.
IO VOGLIO SCRIVERE, vorrei fosse questo il mio lavoro. Alterando racconti più d'evasione a pensieri magari più utili, ma è questo che vorrei come lavoro principale.
E poi vorrei fare del volontariato, aiutare gli altri, anche con i titoli di studio a cui spero di arrivare, sia per gli aiuti scolastici che psicologici.
E vorrei un compagno.
Il punto è che posso impegnarmi di più, ma certe cose continuano a non dipendere da me. I miei desideri rischiano di svanire ancora prima che io abbia iniziato a sperarci davvero, mentre il tempo scorre inevitabile e veloce.
Questa mattina ho accompagnato mia mamma in paese e sono stata malissimo. Una mezz'ora fa ho visto due miei vicini di casa di 15 e 17 anni caricare borsoni in auto, presumo stiano partendo per le vacanze e ho pensato anche io a quando avevo la loro età. A 15 vivevo ancora di spensieratezza, a 17 il panico mi aveva già cambiata, Vederli partire mi ha fatto male. Il ricordo del mio passato mi fa male perché ancora il presente è molto più che traballante.
Propositi, sogni, obiettivi, impegno, fatica, malattia, panico... tutto si attorciglia su se stesso senza che io veda uno spiraglio. La tensione mi resta attaccata come una zecca mentre il mio futuro si allontana.
Ma non resta che sperare che l'impegno, che le cose che faccio, ad un certo punto portino a qualcosa.
Non resta che fare così, perché l'alternativa qual è? Smettere di impegnarmi? Perché in tal caso che i risultati poi restino a zero non sarà un'opzione, sarà una certezza.
Ho bisogno di cominciare ad avere qualche risultato. Quello sarebbe importante. E rassicurante.

mercoledì 19 luglio 2017

sapere è potere? o è saper fare ad esserlo?

Ho il cervello imbottito di informazioni. Da sempre e sempre di più. Mi chiedo solo se nel calderone di tutto questo ci sia qualche informazione davvero utile. Che serva qualcosa.
Può competere questo sapere con il non riuscire a guidare? O parlare al telefono con le persone? O per andare in paese senza stare male?
Oggi più che mai ho la sensazione di avere solo informazioni teoriche, quelle che non servono a niente, in nessuna circostanza. non mi mantengo, non ho una famiglia, non so cucinare niente.
Ho un buco nella vita di 17 anni.
Se tutto questo è inutile in generale, lo è a maggior ragione nel mio ambiente famigliare, dove la cultura è un lusso inutile, dove conta solo fare e fare ancora di più.
E mi riesce difficile ora come ora smentire questa opinione.
Camminare, lavorare... chi ha tempo per pensare? Per imparare? chi ne ha tempo se poi tanto non serve a niente?
E così, con due semplici connessioni logiche, ecco smontata tutta la mia vita.
La mia vita è un enorme vuoto. Non c'è niente, solo qualche contorno sempre più sfumato a fingere di definirla.
Finire per pensarla anche io così, è la disintegrazione della mia immagine. Quello che credevo, o fingevo di credere, non c'è più.
Ma sapere era un potere enorme per me ed è avvilente capire quanto le mie convinzioni siano andate lontano, perché in fondo che cavolo so davvero? Alcune nozioni scolastiche? Alcune teorie sul panico? Che poi si vede quanto servono a me...
Cosa so?
E cosa so fare?
Niente, il nulla più assoluto.
Quello che vedono le persone a me vicine è che ho i cavalli di mio zio in cortile, ma non so andarci, perché ho paura.
Ho una casa al mare e non ci vado mai. So una barca di informazioni scolastiche ma faccio sì e no qualche ora alla settimana, forse non faccio schifo con i bimbi ma faccio sempre una fatica a seguirli, avrei il tempo per uscire ma non riesco a farlo. Ho mille conoscenze per sapere quanto l'obesità è pericolosa e non riesco a perdere un etto.
teorie, teorie...
ma la vita non è una teoria.
E nella pratica IO NON SO FARE NIENTE. Che a 33 anni non è poi lontano dal dire che io NON SONO NIENTE.

cambiare per fare che?

Più o meno da un'ora sto spulciando libri su come si cambia, sul 'se vuoi puoi' e bla bla bla...
Il problema che mi si è palesato tutto d'un tratto è che io sì, voglio cambiare, ma non so per fare cosa!
Voglio cambiare perché non sto bene nella mia pelle, ma questo non stare bene lungo 17 anni mi ha levato completamente la capacità di usare con raziocinio il cervello per chiedermi: dove voglio arrivare?
Limiti, paure, ansie... per 17 anni è stato solo un cercare di limitare i disagi.
Se voglio andare oltre, sarà il caso che cominci a domandarmi dove dovrebbe portarmi questo oltre... e forse, non ne sono sicura ma potrebbe essere, è proprio questa incertezza di fondo che mi impedisce di progredire davvero, perché non so dove vorrei andare.
Gesù, 33 anni e non ho idea di che cosa voglio fare, di chi sono...
Bel traguardo davvero...
perché non solo non conosco le risposte, ma ho anche perso le domande.

martedì 18 luglio 2017

chi fa da sè, fa per tre... o no?

Se dico che oggi non è stata una gran giornata, non dico certo nulla di sconvolgente... è quello che succede quasi sempre e le premesse emotive erano forti.
Comunque in mezzo alla noia c'era anche un'altra emozione, totalmente differente: l'eccitazione. Alla fine mi sono masturbata 3 volte nel giro di 5 ore. Era da moltissimo che non mi capitava. Sì, ogni tanto capita qualche giorno in cui sono più su di giri, ma 3 volte... Il punto è che in quei minuti preziosi mi sento. Non viva, felice... semplicemente mi sento. Sono le percezioni più basilari, eppure troppo spesso ultimamente è più un generico non sentire niente, alternato allo stare male.
Sesso, masturbazione, orgasmi... a volte mi chiedo se arriverà mai il mio turno per qualcosa che non sia un solitario.
Ma anche il sesso, semplice e complesso, mi sembra impossibile tra ansie, panico, insicurezza, il mio corpo sgraziato e sgradevole.
A volte però semplicemente il fatto di essere fatti di carne e sangue che pulsa nelle vene, instilla voglia, desiderio...
e sarà pur vero che chi fa da sé fa per tre ma... non vedo l'ora di sperimentare la variante.
Ma ci vorrà molta sicurezza, e quindi molta strada fatta, affinché io lo renda possibile in qualche modo.
vedremo... perché in fondo è divertimento, è natura, è gioia.

diario alimentare e dintorni

Questa mattina il peso oscillava tra i 122 e i 124 Kg, a seconda di come salivo sulla bilancia. Il che per esperienza mi ha insegnato che di solito è la stima più alta ad essere veritiera. In ogni caso il quadro è più o meno un'immagine senza cambiamenti.
Senza cambiamenti...
Questo è il vero problema di questi primi 2/5 d'estate.
è come se il mio cervello volesse inserire delle azioni nuove entro i limiti della mia solita giornata tipo.
E qui sta l'errore, perché quello che devo costruire è una giornata completamente nuova entro cui, eventualmente, possono trovare spazio alcuni momenti di vecchia routine. E come sempre in questi casi, la differenza non è solo in un gioco di parole, ma è un cambiamento sostanziale.
Se io mi alzo dal letto e poi mi siedo subito pensando che ad un certo punto mi alzerò, farò dei mestieri, uscirò e bla bla bla... tutte queste azioni restano solo parole al vento.
Perché il punto è che io non mi devo proprio sedere a questo tavolo del cavolo.
Devo alzarmi e poi fare!!!
E solo in alcuni momenti di pausa tornare a questa postazione.
Certo che all'inizio sarà un incubo. Peso 125 kg, sono enorme, per ogni minimo movimento sono senza fiato, senza forze, quelle poche se ne vanno in attacchi di panico... è come fossi un'enorme montagna di gelatina. Dico questo perché quando sono stata al mare ho visto persone che erano tutt'altro che normopeso, di peso in più ne avevo parecchio, ma erano come dire, stagne, robuste, forti. Io no.
Ma senza fatica non si cambia. E forse il vero problema è che ho sempre creduto di poter aggirare questa semplice verità.
Ma non si può.
Gestire i soldi, l'ansia, il peso, il lavoro domestico, le lezioni, poi lo studio...
Tutto questo richiede un impegno costante che non sono più capace di fare.
Anche perché mi sembra tutto talmente troppo che non so nemmeno da che parte cominciare.
Ma posso imparare di nuovo.
Leggere un'ora al giorno libri che ti spiegano come cambiare non è un male, ci sono anzi spunti interessanti, ma non farsene niente di questi spunti è il problema. Ed è quello che purtroppo sto facendo io.
Sebbene i dettagli siano spesso importanti, qui non sono i dettagli a dover essere ribaltati.
E' proprio la situazione di fondo.
Le mie giornate non devono essere costellate di progetti fumosi e poco chiari, ma puntellate da obiettivi specifici e obbligatori.
Questa è la partenza.
La sola possibile per riprendermi la vita.

domenica 16 luglio 2017

... e il potere dei libri.

Ho sempre letto moltissimo. Fin da ragazzina, divoravo i libri in biblioteca, ci spendevo gran parte del mio badget mensile. E gran parte del mio tempo libero.
Per questo ora so che non si deve mai sottovalutare il potere di un libro. Mai.
In quanto vecchia zitella acida i miei preferiti restano i rosa con qualche sfumatura sul rosso, insomma quelli che vanno tanto ora e che ti fanno stringere lo stomaco per le emozioni.
Amo i rosa, ma negli ultimi mesi ho letto molti più gialli, anche un po' neri.
Perché anche se la storia è ben scritta, se i personaggi sono convincenti e tu ti ritrovi con il fiato sospeso fino all'ultima pagina, alla fine non puoi che tirare il fiato, convinta che la tua vita non sia quella di cui hai letto.
Ma con i rosa... tutta un'altra storia perché alla fine vorrei eccome vivere certe situazioni. E più passano gli anni, più non è tanto la storia che leggo a piacermi, quanto la mia vita a farmi schifo.
E non è una differenza da poco.
Sono passate più di 4 settimane dal mio ritorno a casa dal mare e ancora non mi sento davvero a casa. Perché forse quella vacanza è stata come un libro reale. Molto scarso di fatti in realtà, ma che comunque ha messo in luce quanto faccia schifo tutto quello che mi circonda. O meglio, quello di cui io mi sono circondata. Per 17 giorni non ci sono state tensioni esterne a me, e vivere solo con le mie è già molto rispetto all'aria che respiro qui. Un'aria estremamente pesante e che davvero si taglia con il coltello.
Non posso credere che questa sia la mia vita. E sì, certo potrebbe andare molto peggio, ma il punto è che non c'è un solo motivo valido per cui debba comunque essere così.
Trovarsi tutti e 4 a tavola insieme mi è insostenibile, lo stomaco si chiude, l'ansia sale.
Mi rendo conto di avercela con tutti, di mio padre ho paura, mia madre mi mette in soggezione, mio zio mi sembra improvvisamente capace solo di fare 'capricci' e discussioni.
Occupano lo spazio con il loro ego e in questa dimensione non c'è spazio per nulla di più. Di sicuro non per un ragazzo, un compagno, qualcuno per me.
Vivere da sola... ma come? Non ho soldi, non ho autonomia, eppure sento che ogni giorno un po' di salute se ne va. Del resto è cominciata così: con la mia famiglia, che pur con motivi diversi, mi levava parti di quella normalità di cui tanto avrei avuto bisogno. Che mi toglieva sicurezza.
Guardo fuori dalla finestra e vedo lo stesso mondo che vedo da una vita. Lo vedo da una prospettiva che non mi dà più nemmeno la falsa sicurezza degli anni passati.
Sono in balia di un malessere che non mi dà tregua, tra attacchi di panico e crisi di pianto. Sono stanca, preoccupata di non avere più possibilità.
I libri hanno un potere enorme.
Anche quello di non farti più venire a patti con quello che provi.

Panico, obesità, cibo, soldi...

Ieri sera mia madre ha trovato 4 miei scontrini, 1 della farmacia di 23 euro, 1 di una cartoleria di 1,60 euro e 2 di pasticcerie di 7 euro l'uno. 4 scontrini per un periodo di 4 settimane. Mi ha fatta sentire una ladra, per i soldi spesi e per i dolci comprati.
Per i dolci... non è che ne sia entusiasta ma mi sembra un buon compromesso: un paio di dolci e non mangio niente per settimane dopo cena perché non ne sento più nemmeno la voglia.
Per i soldi non so, sono un po' allibita.
Mi ha paragonata ad un mio zio che ha sempre avuto problemi economici, ha perso una casa e di fatto è stata mia mamma a tenerlo a galla. Unito al carattere di merda che dice che ho come mio padre, be' non c'è che dire: ne esco davvero benissimo. :(
Panico, obesità, cibo, ora soldi... 4 parole per un cambio di rotta.
Non posso più concedermi nemmeno uno sgarro, una guerra su sti 4 fronti sarà un incubo, ma ora è così e basta. Se riesco a convincermi che non ci  sono alternative forse sarà anche più facile rassegnarsi.
Punto.
Soldi? Non ne spendo.
CiBo? non ne mangio. extra ovviamente a quello che mi serve.
Tutto pur di non sentire sempre solo insulti perché sono davvero stufa marcia.
Ho le spese per gli ansiolitici e per psicoterapia.
Per il resto tutto quello che guadagno lo metterò da parte.
Forse così sarà anche più facile decidere: Voglio qualcosa? No, perché non posso spendere soldi.
Stop.

sabato 15 luglio 2017

sogni e co.

Oramai per quanto mi riguarda, è come se la mia vita fosse divisa in un A.P. (avanti panico) e in un D.P. (dopo panico.). Dopo 17 anni del d.p. mi chiedo se qualche caratteristica della mia vita di prima possa essermi ancora utile in questa da adulta, o presunta tale.
Non lo so. Ho la sensazione che non esista più nulla di allora, ed è un peccato, perché a fronte di difetti forse più marcati, avevo comunque molti lati positivi.

Non posso fare a meno di chiedermi se la me di allora avrebbe messo un limite temporale ai suoi sogni, certo alcune stagioni erano più da piedi per terra (autunno/inverno) ma nelle altre... i sogni erano all'ordine del giorno. E tra l'altro mi consentivano anche di raggiungere obiettivi nella realtà.
Ma ora, dopo più di 3 anni che scrivo a fronte di uno scarsissimo risultato, non posso che chiedermi se non sia il momento di mettere questo sogno davvero in soffitta. Insomma, fino a quando è lecito far finta di continuare a credere che possa succedere qualcosa?
Per certi versi sembra solo l'ennesima cosa che non mi è riuscita.
Una tra le tante...

venerdì 14 luglio 2017

la normalità

Sempre più spesso, in generale, si sente parlare del concetto di 'normalità' come fosse una bestemmia. Io la vorrei invece la normalità, la vorrei eccome.
Forse perché la identifico con lo stare bene, o meglio, con il riuscire a condurre una vita senza troppi problemi e dando il giusto peso alle cose, dando a queste cose il giusto livello di difficoltà. Non tutto è un incubo, non tutto deve farti tremare dall'ansia.
Per me normalità è questo: riuscire a gestire l'esistenza dando il giusto peso alle cose.
Per cui... sia benedetta un po' di normalità.
Perché se è vero che qualche cambiamento negli ultimi mesi nella mia vita c'è stato, è altrettanto vero che in questa fase, come mai prima, per ogni passo in avanti, divento consapevole degli altri 20 lì nei dintorni da fare.

punto

Sbalzi di temperatura, di afa, di ormoni per via del ciclo... mi sembra che ogni periodo mi dia una sorta di scusante per stare male e di conseguenza per credere di non essere in grado di affrontare la vita vera.
Poi però ci sono attimi di insperata lucidità in cui mi rendo conto che le cose non stanno così. Che io la voglio, la vita vera. E che se sarei in grado di gestirla e di dare il mio contributo nel mondo. Non è essere egocentrici, è quella convinzione sincera che ho sul fatto che tutti hanno qualcosa da dare al mondo.
E quello che ho da dare io è uno spiccato interesse per il sociale. Un mondo verso cui non tutti sono portati, e va bene così. Non siamo tutti uguali, ognuno dà quello che ha.
Solo che nel mio caso, per dare, ho bisogno di passare attraverso alcuni impegni concreti: i titoli di studio. E anche se mi chiedo, e me lo chiedo spesso, cosa ci azzecca la struttura del latino con i problemi sociali, e mi rispondo che in effetti non c'entra, so però che sono io ad essermi messa su questo percorso, di cui non voglio alternative. L'unica strada è percorrerlo.
Con la convinzione che posso farlo. Che voglio perché voglio il risultato e che anche se per ora devo trovare ancora il modo, so che non posso evitarlo.
Devo ritrovare la forza dentro di me per poter ritrovare il mio posto nel mondo.
E voglio farlo.
Punto. consapevole che serve un passo alla volta. deciso e nella direzione giusta.

giovedì 13 luglio 2017

oggi

Oggi, dopo aver fatto le cose essenziali-uscita, ginnastica, lettura saggi informativi, mi sono concessa un mezzo pomeriggio di lettura e così, in meno di tre ore, un po' seduta un po' pedalando, mi sono letta un libro genere storia d'amore alle superiori, quelle storie talmente ben fatte che fanno battere il cuore anche a chi, gli anni del liceo li ha passati da un pezzo.
ora, su almeno la metà dei saggi sul panico che sto leggendo, trovare dei motivi per cui il panico è iniziato non sembra più una cosa essenziale.
Forse sarà così, forse no...
Ma io non posso fare a meno di chiedermi, se in quell'autunno di 17 anni fa nella mia vita fosse successo qualcosa di bello? Se qualche flirt mi avesse fatto compagnia? Se avessi avuto qualcosa di positivo... insomma se avessi avuto anche un solo appiglio a cui aggrapparmi, la mia vita di ora, 17 anni dopo, non sarebbe stata diversa?
Non ha molto senso farsi condizionare da un romanzo per ciò che non ho vissuto, e il tempo trascorso non tornerà mai più. Questo lo so.
Ma è una sentenza così definitiva... fa paura.
Per questo forse, per chi non ha un presente, immaginare possibili varianti del passato è più normale di quanto possa sembrare.
Per lo meno più istintivo.

Perché si, potrei anche dire che l'uscita di oggi è stata facile e che nonostante il caldo si è svolto tutto in modo lineare. Ma visto con un po' di distacco, pur non essendo affatto scontato, resta un risultato di cui c'è poco da gioire.
E io sono ancora qui.
sola, con la voglia di un abbraccio, di un bacio (finalmente) e di molto altro...
succederà mai? Propendo più per un no che per un sì.
Quindi leggo, sogno.
Soffro.
E magari prima o poi cambierò davvero.

mercoledì 12 luglio 2017

voglia di dolci ed emozioni

Avrei tanta voglia di uscire per comprarmi dei pasticcini. Dopo la giornata di oggi chissà cosa vuol dire eh? Se non è un modo per compensare la schifezza di come mi hanno fatto sentire, e sto tutt'ora, i miei non so cosa potrebbe esserlo.
Ma se cedessi, alla fine come mi sentirei? Oltre al resto avrei ingurgitato anche quale centinaia di calorie inutili. Un gran bel vantaggio...
Avrei voglia di aver voglia di scrivere, così da potermi estraniare per un po' e non pensare. <ma mi sento esausta.
vedremo che succederà.

DIARIO ALIMENTARE metà luglio

La bilancia questa mattina segna ancora un allarmante 123 kg. Il movimento forse non è stato sufficiente, il caldo mi ha messa ko ed è più facile trovare delle scuse.
Sul fronte, invece, schifezze fuori pasto sono felice di dire che non ho avuto scivoloni. Non ne sento la voglia e anche quando la avverto un filo, riesco a distrarre il pensiero. Per ora va così.
E allora cosa non va?
Io credo che i pasti mi vengano sempre un filo troppo abbondanti e a fronte di uno scarso movimento tutto sta più o meno fermo.
Solo che le gambe mi fanno male, e al di là che perdere peso era un modo per dare senso ad un periodo che essendo fermo sul fronte studio da una vita mi fa andare in depressione, perdere peso è importate proprio per la perdita di peso in sé.
Invece sembra che le mie cellule adipose non vogliano perdere un grammo di ciccia nemmeno sotto tortura. Cellule adipose, ho visto il sottotitolo di un libro che ne parlava. Forse sarà la prossima lettura, ma è chiaro che a fronte di un ovvio bilanciamento tra calore che entrano e quelle consumate, forse c'è bisogno di qualche accortezza in più.
L'importante è non mollare e possibilmente agire sulla strada giusta.
Uscire e respirare ossigeno e aria fresca comunque aiuta...già.

paure

Questa mattina alle 9 sono riuscita ad uscire di casa per fare un giro. Certo la partenza non è stata delle migliori perché nel giro di meno di 20 minuti mi sono sentita al centro di commenti poco carini dai miei genitori perché apparentemente avevo cambiato ancora programma.
In ogni caso mi sono alzata, preparata, ho fatto colazione, e alle 9 e 5 ero per strada. Un'ora e 20 di uscita, un po' di camminata, un po' di sole, di aria... tutto ok. Tutto facile.
Se non fosse che mentre uscivo da un parcheggio ho rischiato che un'auto mi entrasse nello sportello. Credo siano mancati meno di 2 centimetri. Andava piano, io non mi sarei fatta niente, ma l'auto sì. E mentre vedevo quella scena pensavo alla paura che mi avrebbe fatto mio padre davanti ad una cosa così.
Pensavo a come mia mamma mi ha risposto questa mattina per evitate che poi lui rispondesse male a lei.
Ci sono situazioni violente, fisiche, psicologiche. Non credo sia il nostro caso.
Eppure qualcosa c'è.
Io ho paura di lui, e mi sento una nullità nei confronti di lei.
Ovviamente mi provoca tristezza, moltissima, l'idea di quando non ci saranno più ma il mio legame con loro non è facile. Causa dei miei problemi? effetti di essi?
Non lo so, forse come in una spirale le due cose si sono autoalimentate, ma a quasi 33 anni è molto invalidante sentirsi così. E ogni volta che mi dico che devo superare la cosa, che se non cambiano loro devo imparare a far fronte io alla questione, sbuca qualcosa di nuovo che mi fa fare mille passi indietro.
Non so, sto combattendo con la mia testa e le sue paranoie, non mi sembra mi avanzi energia per altro. E la cosa mi spaventa perché comunque questa perenne tensione in casa mi sta logorando.
Crea una insicurezza dentro di me impossibile da estirpare perché costantemente alimentata.
Di fatto da che ne ho memoria.
Sono sempre stata una ragazzina autonoma e responsabile. Mi pare assurdo essere diventata così insicura nei loro confronti da adulta.
Che dire, l'ennesima cosa su cui occorre lavorare...
:/

lunedì 10 luglio 2017

tra l'altro...

... capita anche che dopo aver scritto un papiro su tutto il mio stato, mi girino talmente le balle... INSOMMA LA VITA è LA MIA, Perché MI SEMBRA COSì DIFFICILE VIVERLA??? COME SE DOVESSI COMBATTERE CON DEI NEMICI TERRIBILI, CHE POI SONO SOLO DENTRA LA MIA TESTA.
MA Perché?????????

Caro diario...

Oggi è stata una giornata in cui ho potuto spuntare tutte le voci degli obiettivi fondamentali.
Sono uscita per quasi 2 ore
Ho fatto attività fisica per 90 minuti
Ho letto i libri più impegnativi
Ho scritto.
Ho fatto un po' di pulizie.
Dovrei essere felice della cosa ma non lo sono. Per due motivi.

il 1^: sebbene io abbia fatto tutto mi è sembrato di farlo male. L'uscita è stata un'agonia, la lettura noiosa, la scrittura faticosa e il movimento non particolarmente intenso per via del caldo.
 2^: avrò fatto le cose più importanti, ma quelle altre? quelle più divertenti, leggere? Che sia leggere, fare un puzzle, o prendere un po' di sole ascoltando la musica niente è stato fatto.
apparentemente perché non avevo più tempo.
Realmente perché di tempo ne spreco un casino senza che riesca a cambiare.
Di fatto così il punto 1 e il 2 non sono che due aspetti dello stesso problema: invece di essere io a GESTIRE DAVVERO LE MIE GIORNATE, è il mero scorrere del tempo a spingermi da un'attività ad un'altra, magari rubacchiando 5 minuti qui e 5 là tanto per dire di aver fatto tutto. Ma chi voglio poi prendere in giro?
Ne sono davvero affranta. E stanca. Perché non ho risultati per il futuro e non godo di nulla nel presente, è solo tempo perso che se ne va.
E poiché oramai è un bel po' che se ne parla, gli effetti negativi si fanno sempre più deleteri.

Del resto se non imparo a gestire questo, non so come farò con il reintegro dello studio e più in generale con l'inserire finalmente progetti nel sociale a cui tengo molto ma che per ora sono fuori portata anche solo nel mondo nelle ipotesi.

OCCORRE PRENDERE IL CONTROLLO

domenica 9 luglio 2017

io e le persone...

Da circa un paio d'ore sono fuori nel cortile, c'è una gara di macchinette che passa di qua e guardarla sembra d'obbligo.
Sembra d'obbligo perché no, non ci sarebbe nulla di male nel rifiutarsi se la cosa non interessa, non farlo perché ci si sente a disagio a stare fuori però è un'altra storia. Una storia che ha bisogno di essere combattuta, e così, in concreto l'esercizio del giorno l'ho fatto.
Appare però evidente quanto i limiti di disagio verso gli altri siano arrivati a penetrare fino le cose più banali, come stare seduta nel MIO (non di altri) cortile una domenica pomeriggio.
c'è così tanta strada da fare, e secondo la teoria/terapia cognitivo/comportamentale l'unica strada è fare. quindi se non esco di casa, per mille motivi tra cui il caldo, quanto meno dovrei passare del tempo con gli altri. Non fuggire sempre tutto e tutti.
Il punto è che potenzialmente mi sembra che ogni situazione, se gestita nel modo corretto, potrebbe portarmi a fare passi concreti in avanti. Passare qualche ora alla settimana in compagnia degli altri è un passo, anche se solo in casa mia.
Anche se mi stanca da morire perché non sono mai rilassata, mai a mio agio, c'è sempre qualcosa che mi tiene sulle spine, enormemente sulle spine. Ma io non ero così, e questo pesa sempre di più. Ho bisogno di imparare di nuovo a stare tra la gente.

Con il passare degli anni e l'aumentare della malattia, non solo mi sono ritirata dal mondo esterno, ma anche dalla mia casa, come se riuscissi a stare bene solo in un paio di ambienti. Ma non è così, ovvio ci sono cose, come studiare  e insegnare, che necessitano di spazi protetti, isolati, quieti, ma per altre cose, tipo scrivere e leggere ad esempio, non dovrei avere così paura di essere in luoghi di potenziale incontro con gli altri.
Le cose stanno così.
Anche casa mia è un luogo da riconquistare.
E l'inadeguatezza deve essere combattuta.
Sob sob

sabato 8 luglio 2017

ho paura

Non tutti i giorni sono uguali. A volte quello che mi fa male è il tempo perso, a volte mi spaventa la mia mancanza di vita sociale, il problema dell'obesità, o dell'autonomia in generale. Ci sono giorni come oggi durante i quali quello che mi preoccupa di più è il futuro.
Perché non lo vedo.
Perché non mi vedo capace di progettarlo per poi viverlo. Non riesco ad affrontare gli studi che dovrebbero portarmi ad un lavoro per essere in grado di gestire il fronte economico. Non riesco ad avvicinare le persone e questo comporterà la mia solitudine e forse nessuno su cui contare nel momento del bisogno. Non riesco a gestire le normali procedure di routine per la gestione di una casa, per cui non so come farò a seguirla
La mia vita è un susseguirsi di cose che non riesco a fare, una più una più una mi levano il futuro.
E sì, magari per ora posso far finta di non pensarci e rifugiarmi in un libro o in un film.
Ma quando arriverà la resa dei conti? Come diavolo farò a vivere?

venerdì 7 luglio 2017

libri sul panico parte 2^

Nei vari libri che sto leggendo su panico, fobie sociali e disturbi d'ansia ci sono, come prevedibile, molti punti in comune. Tanto per dirne un paio: l'importanza di una corretta respirazione e l'importanza del non evitare le situazioni avvertite come a rischio. Altri aspetti invece sono meno assoluti, ad esempio l'importanza del ricercare le cause, per alcuni autori inutile, e anche le tecniche di distrazione, che per alcuni esperti sono da evitare: se stai avendo un attacco vietato distrarti. Concentrati su di esso e, detto con parole mie, impara a venire a patti con quello che provi.
Quale sia l'opzione migliore non posso certo saperlo. Forse dipende dal soggetto, dalla scuola teorica di riferimento... non mi sembrano però cose di poco conto.
Secondo i dettami della terapia cognitivo-comportamentale però c'è un'altra cosa essenziale per superare la malattia: la stesura di un programma di obiettivi preciso e dettagliato. Niente frasi e intenti generici, ma indicazioni super dettagliate divise in obiettivo finale, passaggi intermedi e passi quotidiani.
Mh, onestamente visto come vanno le cose, so di dover lavorare moltissimo su questa parte perché i miei proponimenti sono sempre un po' troppo vaghi, in questo modo c'è sempre troppo spazio per una marea di imprevisti che cambiano il percorso.
Mi ritrovo molto spesso come divisa in due: da una parte c'è la consapevolezza che quello a cui miro dovrebbe essere spontaneo quanto il bisogno di respirare, dall'altra la constatazione che non riesco a fare un bel niente.
Quindi è decisamente ora di andare alla ricerca dei così detti traguardi S M A R T
Specifico
Misurabile
Attivo
Realistico
Tempi (definito nei...)

e allora tentiamo di essere, anzi meglio SIAMO SMART!!!

mercoledì 5 luglio 2017

uscita fatta ma...

Alla fine, dopo una falsa partenza alle 17, alle 18 sono riuscita ad uscire. Sono stata fuori un'ora, ho messo l'auto in modo da camminare almeno per 50 minuti e vista l'ora, ho anche preso ancora un po' di sole.
Soddisfatta? per niente. Perché ancora per una cosa di una banalità estrema, ho investito tutto il pomeriggio in pensieri.
Non solo, alla fine ho comunque fatto una mini commissione e ho comprato dei pasticcini, che tra l'altro, visto il caldo, nemmeno mi va di mangiare.
In mezzo a tutto questo arzigogolo di pensieri una cosa è ovvia: uscire tanto per uscire qui non mi viene spontaneo. Al mare è la cosa più normale che esiste, tutti vanno e vengono solo per muovere le gambe e prendere aria ma qui, bo, mi sembra strano. Ma lo strano poi sarebbe niente, in fin dei conti non è che mi freghi del fatto che qualcuno pensi che sono in giro a zonzo. Per niente.
Il problema è che sono io a non sentirmi a mio agio... insomma o ho una meta da raggiungere e allora con fatica faccio ciò che devo, o mi sento persa. Come se mi mancasse l'equilibrio.
Come se cercare di stare bene sia inutile. Che disperazione...
Tra l'altro, cosa che penso sempre più spesso, questi sono tempi socialmente importanti, ci sono in atto mille trasformazioni, e credo sarà essenziale riuscire ad entrare in gioco, soprattutto per il futuro. Quindi non voglio un futuro nel quale anche solo uscire di casa mi è impossibile! Voglio cambiare.
Del resto... sembra che senza uno scopo io non riesca ad uscire ma non riesco a prendere impegni perché uscire mi è quasi impossibile comunque... quindi? Come la risolviamo?
Forse sempre solo con un giorno alla volta...

libri sul panico

Ultimamente sto leggendo moltissimi libri sul panico, sul come cambiare le cose... devo ancora capire se lo faccio solo con un interesse conoscitivo o per illudermi di stare facendo qualcosa senza però farlo per davvero...
In ogni caso, mentre cerco di dipanare questo dubbio, mi sono fatta un paio di idee in merito al leggere questo tipo di pubblicazioni.
Hanno un palese effetto positivo: ti fanno sentire meno sola, più compresa e non l'unica 'demente', a volte io mi sento così, vittima di questa cosa.
C'è però l'altro lato della medaglia, a volte corrono il rischio di farti iniziare a provare gli unici due sintomi che di solito non provi.
Quindi non so, immagino si debba stare attenti.
Leggerli ma senza esagerare.
Un esempio: la doccia. Leggendo ho scoperto che per molti la doccia è molto ansiogena perché si ha paura di sentirsi male e di essere nudi se qualcuno dovesse soccorrerci. Ecco, francamente a me la doccia a volte crea ansia perché non puoi uscire da lì con i capelli tutti insaponati quando c'è un attacco, ma non nei termini che vengono descritti nel libro. Idem con le palpitazioni e gli attacchi di cuore...ma a furia di trovare scritto questo... chissà se corro il rischio di fare miei anche questi altri sintomi?
Perché in effetti poi non potrebbe valere anche il contrario, cioè fare miei tutti i commenti in cui si dice che si può superare il problema non lo so, ma è più facile pensare in negativo...
E la paura di non farcela aumenta.

non ce la faccio

Mi sono svegliata questa mattina alle 7 con un mal di testa assurdo. Dolore che è poi più o meno passato da solo senza bisogno di medicine ma con una chiarissima componente di tensione muscolare anche nelle spalle e nella schiena. Da giovedì scorso, oggi è mercoledì, non sono più uscita di casa e anche di momenti solo in cortile a prendere un po' d'aria ne ho passati pochissimi.
Ora sono seduta alla solita sedia davanti al solito tavolo nella solita sala e se ci penso prederei a testate il muro. Sebbene sia ciò che di fatto sto provando anche ora, non riesco a capacitarmi di quel senso di incapacità di uscire da cui sono avvolta. Anche quando non ci sono sintomi particolari tipici del panico, mi sento come inchiodata al pavimento, e uscire mi diventa impossibile. Presa dalle mille domande: dove vado? Cosa vado a fare? finisco con il non andare mai. Al mare era diverso, bastava uscire e camminare, in fondo di gente che faceva lo stesso era pieno... e so comunque la fatica che ho fatto in alcuni momenti anche là.
Ma se là era fatica, qui sembra essere semplicemente impossibile. E sembra che tutto sia fuori dal mio controllo.
Giugno è passato in un lampo, lo stesso faranno luglio, agosto e settembre. E a me cosa resterà?
L'ennesimo rimpianto di quello che avrebbe potuto essere?
Non ce la faccio da sola, ho bisogno di una mano.

lunedì 3 luglio 2017

DIARIO ALIMENTARE e poi...

peso 123 kg.
Se non altro ho perso i chili messi su. Ma se devo fare un bilancio sulla mia alimentazione nel mese di giugno direi che non c'è stato male, pasti un po' abbondanti, su quello si può lavorare, ma essenzialmente quasi mai nulla fuori pasto. Fatto molto positivo ma dovuto essenzialmente al caldo credo.
Potrei tenere il buono della faccenda e basta ma no: il fatto è che non ho fatto nessuna fatica perché non ho mai avuto voglia di mangiare altro, ma non ho esercitato forza di volontà o controllo. Semplicemente è capitato così, come potrebbe capitare che invece da domani io ricominci ad avere voglia di tutto e non riesca a fermarmi, a gestirmi.
Gestirmi... il fatto è che in troppe circostanze mi confermo di non esserne in grado, per cui anche quando qualcosa va bene, penso sempre che potrebbe cambiare.
Sono riuscita a fare qualche ora di ciclette più le camminate al mare, ma da quando sono tornata uscite quasi niente. Fa caldo e le percezioni del mio corpo mi fanno partire il panico, fa freddo idem, ansia, panico... sono sempre in balia di tutto. Diventa difficile credere di poter fare un percorso dall'inizio alla fine...
Dovrei crederci un po' di più.
Dovrei ma ci riuscirò?

domenica 2 luglio 2017

💖 💖 💖... emozioni...💖 💖 💖

💖💖💖
Il tempo passa, alcune attività vengono riprese, c'è una specie di normalità in queste ore. Eppure alcuni sentimenti sono rimasti, sorprendentemente, piuttosto vividi.
Mi manca ancora il mare. Forse non in modo estremamente doloroso ma come malinconia di sottofondo; non nego possa essere legato al casino in casa negli ultimi giorni.. mia madre mi ha augurato, se un domani che oggi sembra remoto ma un po' meno remoto dei mesi passati, decidessi di trasferirmi, io lo faccia per me, non per come mi fanno sentire gli altri qui in casa. direi che ha senso.
Ma non c'è solo quello, penso a Marco un filo troppo per i miei gusti. Per carità, in parte ho bisogno di qualcuno su cui fantasticare... ma in parte voglio proprio lui.
a volte mi sento un'adolescente.
a volte credo che un'adolescente faccia, viva, comunque molto più di me.
Vorrei solo non essere sempre sola.
E in questo momento il mio 'non essere sola' ha due splendidi occhi grigio-blu...