lunedì 30 novembre 2020

Questa mattina è passato il tecnico della caldaia per la revisione annuale, e io dove ero? Rintanata in camera con l'ansia che qualcuno potesse avere bisogno di me, perché sarei stata male se fossi dovuta entrare in scena. Alle 9.15 è andato e io sono salita in cucina per fare colazione, pensando al disagio appena vissuto. Poco dopo è suonato il telefono, c'ero solo io e un po' per rivalsa, un po' per paura di sentirle su, ho risposto. Dall'altra parte il proprietario di un'agenzia immobiliare che voleva sapere se qualcuno da queste parti era interessato a vendere/comprare. Ma non un proprietario a caso, si è presentato nome e cognome, e mi si è sciolto il cuore, era il ragazzo per cui sbavavo al liceo, uomo orami, quello che vedevo sempre in discoteca, che non mi si filava manco per ridere. Quando ho sentito la sua voce pronunciare il nome, è stato come se fosse esplosa una luce in testa. Dio, come rimpiango quei tempi. Certo a 16 anni non avrei mai creduto possibile che avrei lasciato andare in malora la mia vita fino a questo punto un pezzo alla volta. Al punto da nascondermi in casa mia, al punto di rimpiangere a ripetizione il passato. E ora per età e per la litigata, mi si sta portando via quel poco che ancora funzionava nella mia vita.

Le persone sono la somma delle loro esperienze, relazioni, amici, lavoro, amore… io ho 20 anni di buco. Cosa posso recuperare? E come?

Se quel ragazzo mi avesse dato retta? Se avessimo avuto una relazione, se avessi trovato qualcuno con cui condividere un pezzo di strada, se qualcuno mi avesse voluta anche solo per un po', per effetto di quella farfalla che sbatte le ali qui e provoca un uragano altrove, come sarei oggi? Avrei ancora così paura di tutto?

domenica 29 novembre 2020

Questa notte sono stata avvelenata… la cosa assurda è che oramai sti sogni non mi sconvolgono nemmeno più, non è che mi sveglio per l'incubo, me ne ricordo dopo quando mi sveglio naturalmente. Ma che è? Sono morta in mille modi diversi, o meglio mi hanno accoppato in mille modi, vorrei tanto capire, psicologicamente, che cavolo significa. Magari è la voglia di essere qualcosa di diverso. Bah… a volte vorrei riuscire a comunicare davvero con le persone, scambiare opinioni, parlare, invece mi sono chiusa talmente a riccio che non riesco più a parlare con nessuno, quando capitava anche nelle settimane passate di scambiare due chiacchiere, mi sentivo esausta! Non mi stupisce molto la cosa, eppure con disagi come il mio, sarebbe importantissimo scambiarsi opinioni, ma il punto è che proprio chi ha questi disagi non ce la fa a parlare. Ho paura/vergogna anche della mia ombra. Che fatica campare così.

sabato 28 novembre 2020

Apparentemente questa sera sto meglio di ieri, ma è uno stato d'essere fasullo, un po' drogato dal fatto di aver visto la televendita di quadri che seguo da qualche settimana. Cosa significa? Significa che apparentemente seguire quella trasmissione dalle 15 alle 19 da un minimo di senso al pomeriggio perché mi piace, mi piace vedere le opere confermate… mi coinvolge tanto da farmi dimenticare lo schifo che provo il resto del tempo, così con 4 ore più leggere, anche la sera lo è. Ma è solo un'illusione. Oggi pensavo a quando avevo 14/15 anni, prima che tutto andasse in malora, mi chiedo cosa mi fa così male del pensare al passato, non so, forse questa perenne malinconia è parte stessa della depressione.

Un'altra cosa a cui ho pensato oggi è il lavoro a maglia; negli ultimi 2 anni, ma direi meno, ho preso una macchina da cucire, un set di uncinetti e 3 libri: uno sul lavoro a maglia, uno sull'uncinetto e uno sulla macchina da cucire. Non ho usato nulla… (tanto per cambiare), ma mi chiedevo: può avere un qualche senso imparare? Potrebbe essermi utile? Anche economicamente per un futuro? La domanda non è solo fine a se stessa, perché davvero continuo a vivere con la sensazione di essere sull'orlo di perdere tutto ciò che mi resta, i miei per esempio. E da sola come farei? Non so, mi sembra di essere sull'orlo del precipizio. e Domani i quadri non ci sono…

venerdì 27 novembre 2020

Quante volte diciamo che stiamo arrivando al limite (di sopportazione di dolore)? Tante, e lo diciamo perché davvero stiamo male, davvero le cose sembrano troppo da sopportare. Eppure quando al limite ci arrivi davvero, la differenza la senti, e parecchio. Io ci sono arrivata. Non dico oggi, ma in questo periodo. Prima ho visto un mio vicino con in braccio la sua bambina e mi sono sentita spezzata dal dolore, dalla rabbia e dall'invidia. Posso sembrare parole fuorvianti in questo mesto periodo di covid, ma sono senza fiato, senza aria. Il dolore se la sta mangiando tutta. Continuo a guardarmi intorno e non riconosco più nulla. Mi sono resa conto che rimpiango persino la prima metà del 2018, che francamente mi ha stesa come livello di panico, eppure nulla era paragonabile a questo. La mia mente è un caleidoscopio di pensieri che mi fanno male: la solitudine, la salute di mia madre, la lite con mio zio, il mio futuro, il fatto di non aver nessuna entrata economica legata al fatto di non aver nessuna realizzazione personale. Guardo la mia casa e non la riconosco, non la sento più mia, o meglio mi ci sento a disagio, i rari secondi in cui sorrido  finisco con il sentirmi in colpa per mio zio. Il dolore aumenta ogni giorno, insieme alle lacrime, alla rabbia, alla nostalgia per gli anni passati, per quando la speranza era ancora un'opzione. Ora la casa mi sembra solo una serie di stanze ormai vuote, sempre più sporche. MI sento sola, capisco che non posso avere sostegno da mia madre, né da mio padre anche se per motivi diversi e mi sento senza speranza. Il limite è rendersi conto di provare un dolore talmente grande che non ci sta più dentro di me. Un dolore che per uscire però deve distruggermi, perché in questa fase io esisto solo tramite il dolore, non ho nient'altro. Non sono nient'altro.

giovedì 26 novembre 2020

 Allora... oggi è stata, ed è, una giornata strana e complicata, tanto per cambiare. Complicata perché sono attraversata contemporaneamente da una forte ansia (ansiolitici a gogo') e da una noia che mi fa rasentare l'isteria. In tutta onestà non può che essere così visto che non riesco a fare niente se non qualche sporadico lavoro domestico che poi in realtà mi lascia totalmente distrutta ma non soddisfatta. In questo stato di cose, penso ai soldi, al fatto che non ne guadagno, alla delusione dei miei libri che non vendono. Mi chiedo se magari con un segnale positivo da quel fronte, sarei stimolata per scrivere ancora e quindi per tirare insieme qualcosa qualche ora al giorno. Al di là del Covid e al di là del mio panico ventennale, il mio stile di vita è mostruoso. 

martedì 24 novembre 2020

 Fino a poco tempo fa, arrivare alle 21 di sera e ritirarmi in camera mia, era sinonimo di una pausa di tranquillità dal caos del giorno. Non è più così e non solo perché mi spaventa sempre  il nulla del giorno seguente, ma anche perché oramai pure le notti stanno diventando un garbuglio di incubi di tutti i tipi. Nello specifico sogno continuamente modi diversi di morire, ma morire male, l'altra notte con la lapidazione, bo... Unica nota anomala i sogni hard,molto hard. In realtà forse proprio questi ultimi sono un buon segno:Il segno di avere desideri, bisogni, di essere me stessa. Più che mai importante dal momento che continuo ad essere sempre più spaventata dall' andazzo qui in casa, tra pannoloni di mia madre, casini di mio padre, e gli anni che passano così in fretta... ho paura, non mi sento all' altezza dei bisogni che crescono in famiglia, allo stesso tempo mi sento sempre più inadeguata, e sola. Mi fa impazzire l'idea di non aver mai avuto una relazione, mi agita non aver delle entrate economiche mie, mi fa piangere il tempo non vissuto, il tempo perso... Il fatto che di nuovo come con mia nonna sono chiamata a fare i conti con i disagi della vecchiaia che avanza quando non riesco nemmeno ad essere una figlia 'funzionale'. Tutto sembra ripetersi come 22 anni fa... e l'angoscia la fa da padrona. Mah... sono persa. 

venerdì 20 novembre 2020

In questi giorni sto guardando, come dico spesso, i film natalizi stile hallmark (sono gli unici su cui riesco a concentrarmi); ora, si sa che sono tutti molto simili, ma tra le cose che si ripetono più spesso c'è il fatto che la protagonista, che di solito lavora in una grande città, nelle vacanze torna a casa sua, in una cittadina più piccola (dove poi di solito resterà alla fine del film) e viene coinvolta nelle mille attività che vengono proposte per il Natale. Ieri sera questo mi ha fatto pensare a quando anche io da piccola ero coinvolta in attività natalizie. Generalmente si stava a casa da scuola da 3 giorni prima di Natale e in quei 3 giorni era tutto un impegno in funzione della Santa Messa di mezzanotte di Natale, preparare il presepio, le ultime prove dei canti… si iniziava già nelle settimane prima ovviamente, ma in quei 3 giorni era tutto un andirivieni. Mi ricordo ancora il buco dove provavamo… ma stavo bene, ed era bello. Le cose poi sarebbero cambiate comunque, ma ricordo bene l'ultimo anno, quando già stavo male, che fatica starsene seduta ammassata agli altri, con i miei attacchi di panico a raffica perenni. Il ciclo si sarebbe chiuso comunque perché tanti avrebbero poi fatto altro, ma il mio problema è non averlo sostituito con niente. All'epoca era tutto un andirivieni, colazione, fuori, pranzo, fuori, cena e a volte fuori ancora, e dopo Natale partiva una settimana di uscite di amicizie continue. Non ho potuto fare a meno di pensare a come avrei gestito il tutto con i miei sintomi attuali. Avrei cominciato la giornata con "vado-non vado, non ce la faccio, mi gira la testa, ho la nausea, sì esco, no mi arrendo." Però certo che a furia di 'mi arrendo', non ho davvero più niente. Poi ripeto, non so come sarei in grado di gestire qualsiasi impegno (sto molto peggio anche in casa, purtroppo tra un attacco super di panico e l'altro, il trend è una normalità con ansia quotidiana sempre più alta.), per cui nel frattempo continuerò a guardare filmetti, ma qualcosa dentro  di me muore davvero un po' ogni giorno, che si chiami speranza o salute, o voglia di andare avanti, poco cambia.

mercoledì 18 novembre 2020

Quando mia nonna è morta, avevo 16 anni e mezzo; è stata dura, molto, sebbene in realtà io la stessi 'piangendo' già da un paio d'anni, da quando cioè, nel giro letteralmente di un paio di giorni, chissà perché, perse buona parte della sua lucidità e io mi ritrovai sola, senza una figura di riferimento fondamentale della mia quotidianità, sola faccia a faccia con un dolore nuovo, dovendola accudire io quando mia mamma lavorava. Può sembrare brutto da dire, ma dopo i primi 2 mesi dalla morte, entrai in un periodo diverso, nel quale io sembravo aver ritrovato la dimensione di figlia, e ragazzina giovane, insomma… stavo bene, stavo meglio. Era una dimensione che forse mi si confaceva di più, più in sintonia con la mia età. Non durò molto, nuovi equilibri e nuovi problemi, soprattutto legati a mio zio, cambiarono di nuovo ogni cosa. Penso questo perché ho l'impressione di vivere di nuovo una situazione similare. Sono terrorizzata dall'invecchiamento dei miei, terrorizzata all'inverosimile, per il dolore di perderli e per la paura devastante di non essere materialmente in grado di provvedere a me stessa, di pensare al mio sostentamento senza di loro. Eppure c'è una piccola, piccolissima parte di me che invece crede che ce la farò, e bene. Che rinascerò e vivrò la mia vita. Perché mi sento talmente schiacciata dalle dinamiche da esserne stanca, è come la rappresentazione di una stessa situazione che si ripete, ma continuando a peggiorare. Pensare a qualcosa di totalmente nuovo sembra l'unico modo di vedere miglioramenti. O forse è solo una questione di mera tutela di me stessa: devo poter credere di avere almeno una possibilità in futuro. Ieri sera ho visto un filmettino di quelli natalizi, dove la trama è super scontata, e  il vissero felici e contenti è d'obbligo, gli attori però erano bravi e sono stata coinvolta nella storia. Quando il film è finito e mi sono guardata intorno, la reazione di fronte alla realtà è stata di disgusto. Ma è assurdo pensare di dover restare sola per andare avanti, per cambiare. Non riesco ad accettare quello che mi succede intorno, non riesco ad accettare l'invecchiamento dei miei, non riesco a venire a patti con il mio malessere, non accetto quella che è la mia (non)vita ma non riesco a cambiarla. Mi manca un passato che oramai è preistoria. Pensieri, ma senza una conclusione.

martedì 17 novembre 2020

Ieri sera alle 22 mi è venuto un mega attacco di panico, durato fino alle 23 ma comunque con strascichi potenti per tutta notte. E oggi pure. Il problema è che ieri è spuntato proprio dal niente. O forse perché non ho fatto niente. Attacchi sempre più forti e dal niente… dopo aver lavato i piatti ero seduta in cucina, guardavo mio padre che sonnecchiava e poi mi guardavo in giro. Tante cose da fare, tante. E tanto per cambiare mi sono sentita inutile e inadeguata. Tanto da fare, anche se cose normalissime per una casa grande, e che vado ko per un niente. Mi sono imposta di fare un po' ciclette, come se avessi scalato il monte bianco. Resta un dato di fatto: se voglio fare qualcosa devo ricominciare tutto da capo, come una specie di riabilitazione partendo da zero, tra panico ansie e bo.

domenica 15 novembre 2020

Venerdì mattina sono andata a ritirare le ricette mediche e poi in posta. Lo sguardo dell'infermiera che mi ha dato le buste era davvero significativo. Ho fatto una grandissima fatica. La verità è che, panico a parte, avevo una paura dell'accidente di sto cavolo di covid. Io mi chiedo come ne verremo fuori. Cioè psicologicamente quanto ci vorrà per un ritorno ad un minimo di normalità? E non parlo dei mille problemi economico sociali che ne verranno, ma solo di quell'ansia di ammalarsi che c'è in giro, nell'aria. Sì, mi rendo conto che io probabilmente sono persino esagerata, ma è difficile impedirsi di avere paura. Non è finita, chissà quanti mesi  mancheranno prima che l'emergenza sanitaria passi, io non so davvero come ne usciremo. Forse è davvero più che mai essenziale in questo periodo focalizzare la mente sugli aspetti positivi, guardare le cose belle, magari anche piccole, che accadono intorno a noi. Con tutti i mesi invernali da attraversare ancora, a differenza dell'estate che era quasi dietro l'angolo con la prima ondata, trovare una bolla serena in cui ritirarsi per trovare un minimo di stabilità, è probabilmente essenziale. Andrà tutto bene, si diceva all'inizio… per ora speriamo almeno che vada, in qualche modo.

sabato 7 novembre 2020

In questi giorni ho seguito con molta costanza le elezioni USA2020. Le ho seguite in tv, e le ho seguite soprattutto con twitter. Sapevo che ne sarei stata coinvolta. In buona parte perché ho le mie idee politiche, e speravo in un certo risultato, che c'è stato, in parte perché è bello far parte di qualcosa. Mi rendo conto che in realtà ero solo una spettatrice, ma essere quanto meno interessata a qualcosa, un qualcosa poi così grande, mi ha tolta per qualche giorno da quella roba che è diventata la mia vita. Sembra assurdo ma, sebbene i prossimi giorni saranno ancora densi in merito alle elezioni, mi mancherà tutto questo. Perché mi sono isolata troppo. Ricordo bene la sensazione che provai nel 2006 con la vittoria dei mondiali di calcio, sebbene non sia una super patita, tendo all'Italia ed era bello aver vinto. Mi rivedo però anche sdraiata sul letto da sola in camera la sera, mentre dal paese si sentivano ragazzi far festa.  Politica, calcio, gli esempi sono vari, ma in fondo il denominatore comune è credere in qualcosa, e poi riuscire a condividerlo con gli altri. In caso contrario ogni emozione, ogni pensiero è solo un qualcosa che rimbalza nella personale bolla, nella singola testa. Mondiali 2006, elezioni USA2020... 14 anni.

Mi rendo conto che continuo a peggiorare. Mi sveglio tardi, ansiolitici, qualche minimo lavoro di casa, pranzo, lavare i piatti e poi atri due lavoretti per arrivare verso le 15 quando mi metto in poltrona davanti alla tv e finalmente riesco a smettere di essere tesa come una corda di un violino per le tensioni in casa. Poi arriva la sera e intravedo già l'ombra del giorno che deve arrivare, di nuovo triste vuoto e pieno di paura. Non riesco ad invertire la rotta, ma è evidente che in una situazione così, ci saranno altri peggioramenti a breve. ( dopo una ennesima scenata di mio padre giovedì pomeriggio, sono stata fisicamente molto peggio, lo stomaco è uno straccio e mi sono resa conto di provare una paura folle ad un livello che ancora non mi era chiaro. Nel mezzo dell'exploit della scenata, ho avuto qualche secondo durante i quali ho come perso la connessione con l'esterno, mentre tremavo e non vedevo quasi quello che avevo intorno, nella mia testa sentivo solo me stessa dire : adesso basta, non ce la faccio più. Basta, a qualunque costo…)

Con il senno di poi so quali scelte mi sono state così deleterie in termini di salute psico-fisica, so cosa non rifarei, e cosa invece sì. Il problema è che non so assolutamente nulla in merito al presente. Già...

martedì 3 novembre 2020

Ieri sera sarei dovuta uscire per un impegno, quello di volontariato, l'unica cosa che faccio ormai. Be', alla fine non sono andata. La cosa triste è che sul momento mi è sembrato di aver raggiunto un risultato importante, povera scema… poi ho passato un'ora in preda all'ansia perché non sapevo se il messaggio con cui comunicavo che non sarei andata fosse arrivato. Non capisco dove sono precipitata, tra paura di covid, di terrorismo… non è un certo tipo d'ansia che mi suona strano, quanto il vivere come se avessi gettato la spugna su tutto perché non capisco più da che parte muovermi.

Circa un anno fa era il periodo durante il quale stavo facendo pubblicare il mio romanzetto da un'altra casa editrice, sempre auto pubblicazioni, ma un'altra. Risultati: zero. Mi chiedo se alla fine abbia pesato anche questo fallimento. Lo dico perché a volte provo a immaginare il mio presente attuale con la sola differenza di continuare a scrivere con un minimo di riscontro economico e onestamente, almeno a livello psicologico, mi sembrerebbe già tutta un'altra storia. Avere uno scopo, una definizione.

Così invece siamo al nulla totale. All'inutilità completa. Visti certi tweet dei giorni passati… sono totalmente improduttiva, di fatto non servo ad un tubo, né per me, né per i miei. Anzi, continuo solo a coltivare paure e i limiti sempre più evidenti. Oramai la mia settimana è scandita dall'alternarsi delle televendite. Madonna che angoscia scrivere ste cose, ma è la verità. Mi chiedo solo, quando si sta così, quanto manchi davvero al blackout definitivo e permanente. 

lunedì 2 novembre 2020

Alcuni anni fa, mi resi conto che, se mi fosse successo qualcosa di simpatico, buffo, carino, divertente, piacevole...ma tutto sommato irrilevante, (cioè le cose che succedono quasi ogni giorno a chi fa qualsiasi cosa), non avrei avuto nessuno a cui raccontarlo. Questa consapevolezza mi fece stare male, la solitudine si stava impossessando di me, ma mi aggrappavo al fatto che per le cose importanti sarebbe stato diverso, e avrei comunque avuto la rocca forte della mia famiglia su cui contare, del resto le cose carine, piacevoli etc etc non mi succedevano per cui… Adesso che però anche la famiglia per così dire, si è spaccata, con mio zio che non vedo praticamente mai, mia madre che sembra invecchiata di 30 anni in 3, senza le battute, gli scambi di opinioni e le difficoltà di una dimensione tutta diversa, in peggio, be' adesso sì che la solitudine mi schiaccia. Soprattutto in momenti storici come questo, dove alla pandemia si affianca una divisione, una rabbia, un tutti contro tutti che rendono ancora più necessari e preziosi quei legami, quelle condivisioni di idee, di emozioni che permettono di avere una rete psicologica su cui contare, a cui fare ritorno. Non averle è dolorosissimo, mi rendo conto che ogni giorno accumulo tristezza e rabbia, assorbo tensioni da ogni parte del globo, da sotto casa come dall'altra parte del globo, mi arriva tutto addosso, ma quando mi richiudo, sono ancora io, sola, con in mano i miei ansiolitici, che sto male e non riesco a trovare energie positive, che non sto bene. Perché in questa bolla le emozioni negative passano e si accumulano, quelle positive non esistono più. Prova ne sono anche le mie notti, oramai costantemente teatro di incubi di disastri e brutture di ogni genere.

Penso a tutto questo e mi guardo da fuori e mi urlo: datti una svegliata. Ma il problema è come se fossi persa in mezzo al deserto: non so da che parte andare e non so cosa fare. Nella mia settimana ciò che faccio è: lavare la mia tazza della colazione, lavare i piatti dopo pranzo, occuparmi delle lavatrici e la mia igiene. Stop. Una tantum un'uscita posta/farmacia e spesso il terrore di dover gestire telefonate o impegni d'altro tipo. Non riesco a credere di essere questo. E la cosa è andata così oltre che non vedo come cambiarla. Non riesco a credere di essere questo, ma a dirla tutta, comincio a fare più fatica a credere di essere stata altro.