domenica 29 marzo 2020

Per quanto mi riguarda la paura è un aspetto costante di questi giorni. Ciò che cambia è lo sguardo singolo che poso di volta in volta su alcune diverse questioni. Ad esempio, ieri e oggi mi sono resa conto di pensare molto a quelle trasmissioni che si trovano di solito sulle reti locali/regionali, con un orchestra di liscio e persone, soprattutto anziani, che ballano. Adesso non si possono fare trasmissioni e incontri del genere, ma anche dopo… come si farà a fidarsi di nuovo per una socialità così? E forse sarà un bene non fidarsi, non subito comunque. Ma che andamento seguiranno le nuove modalità di relazionarsi? Cosa si potrà fare, cosa no, e al di là del potere o no, cosa si sentirà una persona? Fino a che punto la paura subentrerà alla razionalità?
Non ho mai avuto relazioni, l'ho ammesso più di una volta: né primo bacio né prima volta, né primo amore. L'idea che possa succedere d'ora in poi è stabile sull'1% e solo perché non ho voglia di dire 0. Ma anche l'idea di ritrovarmi a fare ciò che facevo prima, es il volontariato alla domenica quando stavamo 40 in un aula, anche se soprattutto bambini, o le lezioni faccia a faccia…
o anche banalmente quei pranzi di famiglia in una decina… io non so come sarà possibile andare oltre. E mi sembra di veder sfumare del tutto la possibilità di una normalità che ormai è un miraggio anche per gli altri. vent'anni di panico sfociano in questo.
una festa sulla spiaggia, il primo bacio in riva al mare… un caffè al bar… sfuma tutto. Per me, per gli altri…
spero ci saranno tante persone che senza farsi travolgere dalla paura come capita a me, usando la scienza e la razionalità, sapranno andare avanti e far ripartire questo mondo che si è scoperto così vulnerabile.

venerdì 27 marzo 2020

le giornate stanno prendendo ormai una routine strana. Ore interminabili su internet senza riuscire a fare nulla, divorata da ansia e dalla tensione che cresce sulla rete, e poi dalle 17 davanti alla tv per sentire le conferenze su telelombardia e poi su tv Bergamo. Non riesco a fare nulla. La paura avvolge tutto. Distrugge tutto. La solitudine avanza, senza sosta, senza tregua. Mi sentivo sola prima, sbagliata prima. Mi sento sola ora, e ancora più fuori sincrono. Immagino di non essere l'unica. Questa quarantena non può che riflettersi sull'umore di chi soffre di panico, ansia, depressione. Sto prendendo meno ansiolitici del solito, perché ho paura di andare persino in farmacia a prenderli, sono tesa come una corda h24 e l'idea di non vedere la luce in fondo al tunnel mi fa girare la testa. Viaggio tra attacchi di panico e paura, vertigini e confusione. E in tutto questo mi viene in mente 100 volte al giorno la brezza dell'aria della passeggiata al mare, io che arranco sulla passeggiata in mezzo agli alti. Perché era comunque meglio, io non stavo bene ma gli altri sì.
Ma l'aria sul viso… i profumi. Le grida di gioia… Non ci sarà nulla di tutto questo, sicuro non questa estate. Non riesco a stare serena, non riesco a concedermi il lusso di pensare al dopo. Un virus infinitamente piccolo ha messo in ginocchio il mondo intero.
In alcuni momenti nel giorno mi rendo conto che la mia mente cerca un appiglio dove approdare, ma non lo trova, e una parte di me pensa sia anche giusto così. Ma a che serve?
Solitudine, paura, ansia, solitudine.
Fortunatamente almeno la sera, per un paio d'ore riesco a immergermi a sprazzi in telefilm.
Chi l'avrebbe mai detto, anche solo un mese fa, che sarebbe successo tutto questo?

martedì 24 marzo 2020

il coraggio

Il coraggio è qualcosa che non si improvvisa, in fondo si sa da sempre. Oggi sono uscita per la spesa dopo 14 giorni. A parte che mi sembrava di non riconoscere più nemmeno il mio paese così deserto, tra mascherina (fai da te), guanti… ero bardata di tutto punto. Come anche gli altri che ho incontrato. E una paura di aver preso quel virus! Purtroppo sono riuscita a fare solo la metà delle commissioni perché in 15 giorni gli orari del panificio e della farmacia sono cambiati ed erano chiusi. Giovedì toccherà un'altra sortita.
Oggi al tg regionale ho sentito un paio di storie belle, di quelle che fanno vedere il coraggio delle persone. Quel coraggio che non ho.
Eppure voglio sperare che possa averlo anche io un giorno. Se non altro nella routine quotidiana. Ho paura nel fare pensieri per il dopo, paura che questo dopo non ci sia, ma mi chiedo come sarà il buco di vuoto che lascerà questa esperienza. Sarà difficile per non dire impossibile, tornare a come si era prima. Cosa resterà di questo caos infinito? Cosa resterà dentro di queste preoccupazioni? E cosa resterà delle preoccupazioni che avevo prima? Oggi ero terrorizzata mentre ero in giro. Davvero per la mia mente avrà senso tornare al mio 'solito panico'?
Ma per ora il lusso di pensare al dopo, è finito.

lunedì 23 marzo 2020

C'è stato un momento l'altra sera che preda dalla paura più forte, mi sarei buttata sotto il letto. Come se servisse a qualcosa.
Ma le emozioni funzionano in modo assurdo. Un mese e qualche giorno fa ero terrorizzata per la chiamata della polizia locale. Oggi ho paura di guardare fuori e trovare l'ennesima ambulanza. E il telefono… in questi giorni sì che ha senso che ogni volta che suona o arriva un messaggio, io sia terrorizzata dalle notizie che possono arrivare. Tutte le mie paure, quelle che mi tengono sotto scacco da 20 anni, oggi assumono tutta un'altra portata. Anche quel mancare il fiato tipico dei miei attacchi di panico.
Ho paura di come sarà il dopo, di cosa sarà per me il ritorno alla normalità, tra sindrome da attacco  di panico persistente e la paura post pandemia. Ho paura del dopo ma la verità è che persino pensare al dopo oggi mi sembra un lusso non consentito. Una specie di sfidare la sorte in modo impudente.
La realtà è un tempo sospeso e sapere che sta succedendo in tutto il mondo è terribile. Non c'è posto dove nascondersi.
Se non mi sbaglio un anno fa esatto, o giù di lì, stavo facendo i conti con quel mega attacco di panico durato qualcosa come 8 ore tra alti e bassi.
Oggi questo.
Non so come una persona con la mia storia potrà fare la sintesi tra i problemi di salute passati e questa paura presente.
Per ora l'obiettivo è solo stare concentrata sul presente. Non riesco a concedermi nessun pensiero nel futuro.
Ho paura.

giovedì 19 marzo 2020

quando scende la sera...

la paura diventa più forte. Nella testa le mille brutte notizie del giorno e l'angoscia attanaglia. Una paura che ti stritola, e ti fa percepire tutta la solitudine di questo momento. La solitudine nell'essere di fronte a qualcosa che non si capisce, che non si riesce a combattere. Mancano le garanzie, mancano le risposte. Perché in ogni film catastrofico con cui siamo cresciuti, ad un certo punto quando le paure aumentano, arrivano puntualmente le risposte. Ma se non ci fossero le risposte? Il buio è carico di angoscia, quella che di giorno si riesce a camuffare un po' di più. Ma non la sera.
Ho paura della morte. Per me, per i miei.
Ho paura del dolore. Nessuno credo sia sereno, ma questi anni di panico, 20 anni di vita buttata, mi hanno resa una specie di ameba. Senza spina dorsale, senza coraggio, senza punti di appoggio e di forza.
Prego, e nello stesso tempo confido nella scienza.
E spero in un colpo di scena.
Come in un film.

mercoledì 18 marzo 2020

Sono circa 48 ore che i momenti di sconforto hanno preso il sopravvento. Ho paura. E la zona dove vivo, è messa davvero male. Ho paura per me, per i miei, per chi conosco.. se penso a come sono tutti soli, malati, i loro cari… seriamente non riesco a smettere di pensarci. Sono stata attaccata a twitter un tempo infinito. Non riesco a staccarmene, e contemporaneamente non riesco a fare niente di utile.
Mi ripeto: in merito alle uscite, per me questo periodo non è molto diverso da come vivo la mia vita da tanti anni a questa parte, ma prima era un problema solo mio, il panico, ora si sente la tristezza pervadere l'aria di tutti. Una paura talmente strisciante che nemmeno riesco più a pensare al tempo che sto perdendo. Ma non va bene. Perdere la bussola è normale di questi tempi, ma sarebbe meglio stare appiccicati a qualche speranza, a qualche progetto… ma quando non sono travolta dall'ansia per il covid-19 torno nella situazione di ansia solita e non so da che parte girarmi per dare senso.
Eppure l'altra sera mi sono ritrovata a pensare che basterebbe spostare un po' lo sguardo, cambiare prospettiva, per dare colori nuovi alla mia vita. Chissà se tra un po' riuscirò a farlo? Certo, forse tentare ora è un'impresa. Se riuscissi almeno a mantenere ciclette e lettura e l'ascolto di un po' di musica, sarebbe un successo.

lunedì 16 marzo 2020

Come è abbastanza ovvio, visti i miei precedenti, sono una che si taglia i capelli da sola. Mi ci vedo proprio nei saloni per delle ore a impazzire di ansia… :/ Comunque oggi dovevo accorciarli un po', ho fatto una strage, invece che di 10 cm li accorciati almeno di 30. Non mi stanno male, la coda riesco a farla. Ma mi è venuto un magone! Motivo? Pensavo a quanto ci sarebbe voluto per farli tornare lunghi. Almeno un anno e mezzo. E pensare a come sarà tra un anno e mezzo mi fa sentir paura, perché è ancora un salto nel futuro che non riesco a tratteggiare. Chi ci sarà, chi non ci sarà più? Io che farò? Paranoia del tempo.
Nello stesso tempo… ieri ho letto che forse dopo 20 anni finisce la serie Don Matteo. Altro magone per il tempo che non c'è più. Che è passato.
Non sto bene. Il punto è questo.
E quello che di solito serve in questi casi, concentrarsi sul presente, non aiuta molto. L'ansia per il covid-19 è sempre altissima. E stare attaccata sui social non aiuta, anche perché ci si carica ancora di più di quel senso di nervoso tra le varie fazioni politiche.
Ho bisogno di appartenere a qualcosa. Ho bisogno di condivisioni. Quel poco di vita che facevo, volontariato la domenica e alcune lezioni, sono saltate e io ho la sensazione di aver perso anche l'ultimo brandello di senso.
Sento la testa che frigge, il tempo che passa tra le mani. Non sto bene. Non sto bene e non so come fare. E mi sto lasciando andare. Il cervello ha preso un trend orrendo, passo dalla paura per il presente, all'insicurezza per ciò che non ho fatto, che non farò, alla disperazione per chi non sono. Sono terrorizzata.
Passato, presente e futuro si schiacciano in un tempo solo, e mi sembra di non aver scampo in nessuno dei tre.

sabato 14 marzo 2020

Immagino sia così per i più, si va bene un po', poi ci rende di nuovo conto di quello che sta succedendo con sto covid-19 e riparte il panico. Ieri ho fatto su e giù con l'ansia per tutto il giorno, specialmente dopo aver letto i tempi realistici se tutto andrà bene, e come si può sapere?, per uscire da sta situazione.
Al di là della paura del virus credo che ognuno abbia motivi particolari per essere preoccupato ulteriormente, per esempio il lavoro, i soldi e altri problemi di salute.
Io ad esempio, ho una paura matta di ricadere in depressione nera e di perdere quel minimo di passi avanti. Con la mia storia pregressa ho paura di non riuscire più ad uscire di casa del tutto. Sento ancora moltissimo la solitudine, quel vuoto che non si riempirà nemmeno poi.
La mia vita è divisibile in pre-panico e post panico. Ma anche questo virus sarà uno spartiacque. Sicuro che sarà così. Ho così paura di finire ancora più lontana da una vita normale.

giovedì 12 marzo 2020

Sto guardando molto twitter in questi giorni. Probabilmente pure troppo. Una cosa mi sta colpendo molto, persone che tra amici si promettono, quando tutto sarà finito, di uscire, vedersi, darsi quell'abbraccio che oggi non è possibile. Li invidio. Penso alle mie amicizie e mi accorgo di averle perse tutte per strada. Solitudine che mi avvolge forte.
Ieri sono uscita e sono stata male, questa notte verso l'una mi sono svegliata all'improvviso con un attacco di panico, idem poco fa. Quando questo sarà finito, la mia situazione sarà ancora lì ad aspettarmi e io sarò ancora lì a cercare di capire come venirne ad una.
Tra l'altro, mi rendo conto che questo stop mi farà fare un po' di passi indietro sull'affrontare il panico delle uscite.
Dicono che cambieranno molte abitudini. Io a questo punto spero sia vero anche per me, chissà che da questo disastro possano uscire cose buone.
Per ora il panico mi pungola, e non è certo per il dover stare in casa, quanto piuttosto per l'atmosfera che si respira.
Credo che molti che come me soffrono di panico, depressione, agorafobia… vivano sulla propria pelle la singolare situazione di essere da una parte già abituati ai limiti imposti ora e dall'altra angosciati dall'impotenza che ne seguirà.
L'altra sera mi sono addormentata pensando ai miei 13 anni. Alle feste che facevo, allo stare in compagnia. Mai come ora si ha voglia di normalità, anche se a dominare è la tensione.
Ieri sono uscita per la spesa. Io non uscivo da venerdì, mio padre da prima. Sono andata io perché vista la loro età, forse ero quella più al sicuro. Ma se si mette insieme il mio solito panico del ca**o, sono uscita di casa che traballavo. Nel tragitto, ho visto due lenzuola con l'arcobaleno disegnato e la scritta 'andrà tutto bene', mi sono scese le lacrime. Tensione, tensione a mille. Quando poi sono passata davanti ai punti in cui sono di solito messi gli annunci mortuari, vedere che non ci stavano negli spazi solitamente adibiti a questo, e che hanno dovuto attaccarli direttamente al muro, mi ha stretto la gola. Panificio e supermercato. Tutto molto tranquillo, ordinato anche. Super silenzioso. Come se si avesse paura di mancare di rispetto anche solo con una parola pronunciata ad alta voce. Strade deserte, fa piacere vedere che le regole sono rispettate, ma non siamo abituati a nulla del genere. Ho come l'impressione che la psiche di molti crollerà. 
Sono spaventata, c'è poco da dire. E il fatto di non sapere bene per quanto durerà mette ancora più sotto pressione.

martedì 10 marzo 2020

Tanti oggi parlano di tempo sospeso, quanto è vero… curiosamente, sebbene per me non sia cambiato molto, quasi niente in realtà, percepisco i cambiamenti di vita intorno a me. Mi auguro che le cose funzionino, che le misure prese facciano effetto. Mi chiedo come sarà il dopo. Smarrimento che da fuori mi entra, che sento scorrere dentro le vene. Mi è successo già altre 2 volte. La prima con l'11 settembre, quarta liceo, capivo che il mondo era cambiato. La seconda volta con gli attentati al Bataclan. Sono le vibrazioni che sono diverse.
E il brutto è che io mi sento chiamata in casa due volte. La prima ovviamente per la gravità degli eventi, la seconda perché non sono nulla. Sono solo una spettatrice passiva. Mi manca il non poter far qualcosa, mi manca il non avere qualcosa di normale da cui tornare una volta finita questa fase. Anche ieri sera, nel dormiveglia, ripensando a questi 20 anni non mi sono sembrati veri. Anzi nemmeno verosimili, e sempre quell'idea: ok, adesso basta, si fa sul serio. Ma non funziona così. Sono anni che provo a fare serio, ma senza risultati.
Oggi no, ma nei giorni passati ho visto le persone, i vicini, fermarsi tra loro, chiacchierare, osservandoli, capivo che ne avevano più voglia del solito, più bisogno, come per tranquillizzarsi a vicenda. Io osservavo da dietro un vetro. Come sempre. Nascosta. Sentendomi di nuovo inadeguata. vorrei avere una strada da imboccare, un progetto da seguire. 
Vado avanti con la ciclette, ho avuto bisogno degli ansiolitici 3 volte oggi. Per il resto…bo.       

domenica 8 marzo 2020


Leggo spesso e da più parti, una frase che suona più o meno così: la depressione spinge a vivere troppo nel passato, l'ansia a pensare al futuro, sottinteso non vivendo il presente. Chi le vive tutte e due insieme sai che bellezza! Questa mattina vedevo i miei vicini di casa chiacchierare tra loro, io non solo non riesco ma mi chiedo quanti si siano dimenticati persino che esisto, e quelli trasferiti più recentemente non sapranno nemmeno chi sono. Come sono cambiata, chiacchieravo con tutti da ragazzina.
Parlando poi del più e del meno a pranzo, il discorso è virato sul mio futuro economico, su come farò a mantenermi. Non lo so. Io non lo so come farò senza le pensioni dei miei. Oggi sto per prendere le gocce per la 4^ volta in una botta continua di attacchi di panico (forse un po' spinto anche dalle notizie della Lombardia sul Covid-19 forse no). Io non so come posso fare in futuro. Forse è per questo che con il tempo ho smesso di immaginarmelo definito e lo vedo solo come una nebbia fumosa. Io non so come potrò guadagnare soldi e mantenermi. E se ci penso, me la faccio sotto. Mai come in questi momenti mi ritrovo a sperare che i libri che ho scritto riescano a darmi da vivere.
Ieri ho detto che devo pensare al presente, a sistemare un pezzo per volta, perché fino a che sto male 4 volte al giorno ogni programma a lungo termine è impossibile. Verissimo, ma faccio davvero fatica a restare concentrata sull'adesso e non farmi travolgere dalla paura, giustificata, del mio futuro. Non ho fiducia nei mei mezzi perché ho 20 anni che testimoniano ciò che NON sono riuscita a fare. Cambiare ottica è difficile, cambiare più che solo ottica mi sembra impossibile.

sabato 7 marzo 2020

Dopo alcuni giorni in cui sono stata relativamente tranquilla in merito, le notizie sulla sanità quasi al limite in Lombardia, mi stanno facendo di nuovo salire l'ansia a 200000. Ma direi che ci sta.
Però, anche oggi finisco per pensare a me, ai miei problemi se no, impazzisco del tutto.
Allora, ieri sono uscita, niente ansia. Prendiamone atto e vediamo che succede. Nel frattempo però in questi giorni 2 ore di ciclette, esercizi di matematica, due uscite…
Mi sono ritrovata in un paio di occasioni a dirmi: certo non sto facendo molto per costruire il mio futuro. Ma poi mi sono data una svegliata, ciclette e uscire, punto. Queste sono le cose essenziali. Non basta, lo so, ma devo cominciare da qualche parte fissa e specifica. Non posso pensare di fare nulla  di 'grande' se prima non riprendo un po' il controllo del mio presente. Ciò che conta è che le fasi possono essere rapide, mesi non anni di sicuro e che passata una, devo trovare subito la sfida per la fase dopo. Ora, tentando di capire quello che succede qui intorno per sto Covid-19, devo fissare la mia ruotine con 2 ore di ciclette e possibilmente un'uscita. Il peso è sceso di 2 kg in 5 giorni per il movimento, la sera riesco a non ingozzarmi di dolci… mah…
sembra tutto sospeso e surreale.
Non resta che sperare. E comunque credo che al di là di tutto, questo periodo dovrà far riflettere su quelle che sono le priorità delle persone. Rimanere chiusi in casa è brutto. Chi soffre come me di panico forse in parte l'ha già provato sulla propria pelle, ma in ogni caso questo bisogno di riempire ogni singolo minuto di ogni singola giornata che ora giocoforza sta saltando, dovrebbe fare un po' riflettere. Saper riassaporare il tempo…
Per ora passo e chiudo.

giovedì 5 marzo 2020

Raccontare la giornata di oggi è abbastanza interessante. Allora, mi sono alzata ancora con un muso lunghissimo, una tristezza che proprio non riuscivo a combattere. Dopo colazione e un paio di piccole faccende ho deciso di fare subito un'ora di ciclette. Poi, mentre pranzavo ho deciso che sarei andata in posta per pagare alcune bollette che stazionavano in casa da un po' e se non fossi stata troppo agitata, anche al supermercato per un paio di cose. Prima di uscire mi sono bardata con la sciarpa su cui avevo spruzzato un po' di alcool. Ok, non sarà servito a niente, ma mi sembrava di calmare un po' l'ansia. Ansia che tra l'altro nel mentre che mi preparavo per uscire mi ha fatto molta compagnia. Comunque… esco piuttosto tremante e poco dopo, per strada incontro una camionetta dei vigili del fuoco, un'auto medica e un'ambulanza. Quando li ho visti mi è venuta voglia di tornare a casa, ma vado avanti e mi ritrovo bloccata da un mega cammion a rimorchio che stava facendo una manovra assurda bloccando le due corsie. Ora, credo l'autista di quel bestione fosse più in difficoltà di me, ma sentendomi bloccata, dietro mi si erano messi in coda i vigili, mi stava per partire un mega attacco di panico, lo sentivo nelle gambe. Una tremarella da avere l'illusione di non tenere più nemmeno presa sui pedali. Alla fine si è sbloccato tutto e ho ripreso la marcia per la posta. Ultima curva prima del parcheggio, sento in auto un mega odore di bruciato, nel frattempo parcheggio sperando che l'odore venisse da fuori, ma poi vedo del fumo dal cofano. Mi sarei messa a piangere. Ho rimandato il pensiero a dopo la commissione in posta, e quando mi sono ritrovata di nuovo in auto, tremavo sul serio. Avevo paura che il motore fosse andato, o la cinghia, o qualsiasi altra cosa. Maledicevo tra me e me l'idea malsana di essere uscita. Ad un certo punto mi sono detta che, se all'accensione avesse fatto fumo o rumori strani, sarei andata dal meccanico lì vicino, prima di chiamare mio padre e sentirlo smadonnare da là anche senza telfono. Ma prima serviva accendere l'auto e giuro avevo una paura che saltasse tutto per aria! Credo di aver aspettato quasi mezz'ora ferma come una scema, poi si è messo a piovere e irrazionalmente pensavo sarebbe servito a tenere a bada fumi e fuochi. E così, chiavi inserite e motore acceso. Ho trattenuto il fiato ma non è successo niente. Tenendo incrociato tutto il possibile, me ne sono tornata a casa senza altre soste (ci mancava pure!) e quasi all'arrivo ecco di nuovo quell'odore, parlavo a me alla macchina, sperando di farcela ad arrivare a casa. Una volta in garage ho mollato l'auto di corsa e sono entrata in casa. Cercando di stare tranquilla l'ho detto a mio padre e lui: - ah, sì… ho aggiunto l'olio e saranno alcune gocce che sono uscite, quando si surriscalda fa così. Ancora un'uscita o due e poi passa.
Stavo cadendo in terra e gli faccio: ma avvisare no? Mi è preso un colpo che non ti dico.
Quindi, sono stata fuori un'ora e un quarto circa, e per un'ora e mezza me la sono fatta sotto tra ansia, spaventi e varie…
Ma il punto è che poi, per la prima volta da giorni, l'umore era di nuovo normale. Nonostante gli spaventi, nonostante l'ansia. ergo. DEVO USCIRE DI CASA!!!!!!
Ho fatto un'altra ora di ciclette, ho cenato e poi ho fatto alcuni esercizi di mate.
Ma non c'è più scusa che tenga: ho bisogno di uscire di casa.
Uscire e le 2 ore di ciclette sono gli impegni fissi per tutto il mese, poi vedremo.
anche l'ennesima situazione in cui ho avuto paura della reazione di mio padre sarebbe da valutare, ma non adesso.
e per ora, passo e chiudo.

mercoledì 4 marzo 2020

a che serve?

Poco fa mi è tornata in mente una cosa: ho perso il conto delle volte che, durante la terapia, la mia psicoterapista mi aveva detto che avevo una capacità innata di capire, di leggere i percorsi verso i quali mi voleva portate. Bastava, parole sue, che lei lasciasse un indizio e tra una seduta e l'altra, io avevo messo insieme i pezzi, facendo buona parte di quello che avrebbe dovuto fare lei. Era un complimento alla mia capacità di lettura della situazione. Bene, non ho mai avuto motivo per non crederle, del resto anche leggendo i vari manuali più o meno specialistici, il 90% dei concetti, sono ragionamenti che ho fatto già mille volte in situazioni diversissime. So di avere questa peculiarità, e del resto me l'hanno sempre riconosciuta anche le persone che mi frequentavano abbastanza da notarlo.
Ma a che serve? A cosa mi serve capire la maggior parte delle sfumature del pensiero se poi sto così male?
Sto venendo a patti con il fatto che le persone più sensibili, chi sente di più, possa anche soffrire di più. Ma qui non si tratta di questo. Qui si tratta del fatto che ho boicottato tutta la mia vita e che, in alcuni frangenti, sembro comportarmi come se non fosse così,, come se non fosse un problema, come se potessi rimediare/recuperare a mio piacimento. Come fosse uno scherzo e io potessi ricominciare tutto da capo.
Forse è la solita, enorme devastante, differenza tra la teoria e la pratica, ma a che serve capire tanti perché e percome se poi non riesco a mettere in pratica una vita almeno sufficiente?
Senza voler strafare, sono nella situazione di poter scegliere una marea di opzioni. Cosa di tutto quel capire e rielaborare, mi fa stare seduta spiaccicata al tavolo della sala, magari anche in silenzio, per tutto il giorno? Mentre la mia salute va a ramengo in più modi. Mentre la mia vita si svuota.
Davvero, ma a cosa serve tutto questo capire?
 

Se non altro ho mantenuto i miei impegni, per oggi.Matematica a parte però… aiuto. Sto malissimo. Triste in un modo che mi fa morire persino in gola le parole. Il problema è che quando sto così, non riesco a distrarmi in nessun modo. Potrei ascoltare musica, ma invece no. Tutto resta sospeso, aspettando cosa?
Mi manca l'aria.
Prima ho visto dei ragazzi camminare insieme. Non so quanti anni avevano, nn l'ho capito, ma saranno stati sui 20. L'input che bastava per un nuovo peggioramento. Non ci siamo. Ho smesso di prendere la pastiglia da un mese e qualche giorno. C'erano dei motivi, ma sono quasi tentata di ricominciarla perché sto troppo male. Perché, nonostante tutto, mi risulta impossibile pensare di arrivare da qualche parte se mi sento così. Con che forza posso intraprendere qualche percorso? Sono psicologicamente molto più giù che a terra. Potrei trovare collegamenti con ogni periodo, ma quello più diretto è stata la mega crisi ansiogena per le visite dei vigili di 18 giorni fa. Come se avesse logorato uno degli ultimi pezzi di serenità dentro di me. Vorrei uscire, ma ho paura pure per il virus. Ma ho bisogno d'aria, di tanta aria. Invece mi sta diventando asfittico anche il cervello. Sono al limite, o cambia qualcosa o crollo definitivamente.

Comunque credo che quello che mi sta succedendo sottolinei una cosa fondamentale: quanto, pur nella fatica, le mie poche ma regolari uscite mensili fossero importanti per la mia salute mentale. Tanto più che, in realtà, per vari motivi, nei ultimi mesi erano più frequenti. Faccio una fatica dell'accidenti, ma è quello che mi mantiene attaccata alla realtà, alla lucidità, almeno parziale. Quando parlavo del tentativo di uscire ogni giorno, probabilmente era il mio cervello a richiamarmi all'ordine con qualcosa che sapeva mi sarebbe stato utilissimo. Adesso sono 10 giorni che non esco di casa e do i numeri. CHE MI SIA DI LEZIONE, e bella grossa.

martedì 3 marzo 2020

Oggi ho deciso che riprendo in mano tutto il programma di matematica del liceo. Perché? Verrebbe da chiedersi. Risposta: perché ho deciso che voglio essere più sicura per eventuali nuove ripetizioni. Quindi, dopo aver pensato di comprare libri nuovi, ho deciso che andrò a ripescare i miei libri del liceo. Curiosamente questo progetto mi ha dato un po' di stimoli e mi sembra di essere già più lucida e meno triste. Sempre per quella versione un po' modificata del vestiti per il lavoro che vuoi
Io non mi vesto, ma mi preparo. Poi vedremo che succederà. :) Un mese ad anno, entro l'estate ho finito, poi magari toccherà a latino? :) Scherzo, però intanto tengo allenato il cervello, che francamente male non fa di sicuro.
Hola.

lunedì 2 marzo 2020

Oggi volevo tentare un giorno di digiuno. Francamente mi sembrava un po' l'ultima spiaggia visto che non riesco a gestire il problema peso in nessun modo. Tanto per cambiare, non ci sono riuscita, ho saltato la colazione bevendo solo una tisana ma a mezzogiorno ero uno straccio. Avevo proprio fame, ma mi sentivo anche molle. Non so se sia davvero possibile sentirsi così a terra con una notte e una mattina senza cibo. In ogni caso, tentativo fallito. Ovvio che poi anche questo incida sullo stato depressivo: è tutto un fallimento. Questa è l'immagine con le misure che ho preso ieri, devo dire che mi sento molto in imbarazzo, ma questa è la realtà dei fatti. Ero quasi tentata di fare anche una foto con i miei pantaloni stesi su un tavolo, ma sarebbe stata troppo, troppo vera e troppo significativa.
Alla fine poi nel pomeriggio ho avuto un buco nello stomaco, tensione? Nervoso? Forse, di certo ci sono le patatine, le caramelle e i biscotti che ho mangiato. Mentre, nel frattempo, su e giù dalle rampe di scale, le mie caviglie mi facevano vedere le stelle.
Non so come gestire questo problema, tutto mi sembra fuori controllo. 30 minuti di ciclette sono stati un'impresa. Questa sera se non finirò i biscotti, mi mangerò le mani. Sono stanca perché, anche se male, è una vita che combatto con questo problema, prima era solo sovrappeso, poi obesità; ed è una vita che combatto con il panico, e recentemente di nuovo anche con la depressione. Troppo, tutto insieme è troppo.

chissà se...

sono tante le persone completamente coscienti di essere in uno stato depressivo. Se sanno dare un nome a quella cappa che le avvolge.
Non so, io lo sono. Eppure questa consapevolezza non cambia un bel niente. Da una parte è ovvio: la consapevolezza non mi fa essere realizzata, la consapevolezza non mi da un lavoro importante (non necessariamente in termini economici) e non mi fa avere un ragazzo. Del resto però siamo sempre alle solite: non ho queste cose, ma serve tempo per raggiungerle, perché allora accanirmi sui soliti tristi pensieri a rotazione?
Certo, se si ascolta un qualsiasi tg altro che depressione. Sta succedendo di tutto e tutto brutto. Insomma quello che voglio dire è: perché non riuscire a venire a patti con me stessa? giornate una dopo l'altra e una più triste dell'altra, non risolvono la mia situazione. Non cambiano i fatti e fanno stare solo peggio. Ulteriormente peggio.
La depressione è una brutta bestia, ma come in molte altre circostante, credevo che, vedendola dal di fuori, con un po' di distacco, sarebbe stato più facile prendere contromisure. Invece, come in tutti i 20 anni precedenti, sono qui a dimostrarmi che le cose non stanno così.

domenica 1 marzo 2020

Sto cercando di stare alla larga da mia mamma perché sono sull'orlo perenne del pianto e non mi va che mi veda.
Ieri sera alle 23 mi sono addormentata davanti ad un telefilm così ho deciso di andare a letto, avevo il cuore che batteva a mille, per poi rimanere un'ora intera a ripensare al mio passato, dall'inizio della 1^ liceo quando tutto ha iniziato ad andare a rotoli. Continuavo a rivedere le stesse scene, cercando un modo di cambiare. Cambiare il passato, e chissà quanti siamo persi nei meandri di un qualcosa che non esiste più cercando strade diverse, come fosse possibile.
Primo marzo, pensavo dal bilancio sarebbero emerse le vendite dei miei libri, ma nessuna vendita nuova.
Peso: 138 kg.
Non riesco a uscire, non riesco a levarmi di dosso questa tristezza. Poi girò la faccenda da un'altra prospettiva: esattamente per cosa dovrei essere serena? Non ho niente, nemmeno la salute, quella che: se c'è la salute c'è tutto.
Ho perso tutte le mie amicizie, e per forza, come fai se non riesci mai a uscire.
Ho scritto un mucchio sperando nel piano b,c… almeno per il lavoro e niente.
Non so esattamente per cosa dovrei essere serena, dico davvero.
nessuna prospettiva di avere una famiglia mia, ma nemmeno di essere autonoma sull'acquisto di un paio di scarpe. E nessuno con cui uscire per una pizza. Ammesso di riuscire ad uscire di casa.
Io non so cosa è quell'1% che mi impedisce di crollare in depressione del tutto. Non so cosa è, non so nemmeno per quanto resisterà ancora.
Sono la sola a sentirmi così?