domenica 30 aprile 2017

una domenica, due significati...

Chissà quando è stato che è cominciato a nascere dentro di me il bisogno di analizzare ogni singola cosa che mi succede, o non succede...
Non me lo ricordo ma so che oggi è una giornata da analisi.
Doppia.
Perché ci sono due livelli attraverso cui valutare la giornata di oggi.
IL PRIMO: è stata una bella giornata passata a non fare nulla in compagnia di un bel romanzo. Niente lezioni, né uscite, niente sforzi. E va bene così. Come so che non è stato un passo indietro? Per come stavo verso le 19 perché stavo bene, ero riposata e rilassata. In caso contrario mi sarei sentita uno straccio, nervosa, isterica e depressa. Quindi, sì, un giorno di stop ogni tanto ci può stare. LA domanda è: in termini di numeri, cosa vuol dire un giorno ogni tanto? Non ne sono sicura ma credo per ora 1 su 7, uno alla settimana; in ogni caso penso che qualcosa dentro lo senta, qualcosa in me sa...

SECONDO LIVELLO: oggi c'è stata una festa di famiglia al ristornate a cui sono stata invitata ma di cui ho declinato l'invito un paio di mesi fa, a farmi paura era il modo in cui avrei vissuto l'attesa in queste settimane, modo che avrebbe finito per rendermi impossibile andare oggi. Così ho rinunciato. Tra l'altro, in situazioni del genere trovo sempre piuttosto difficile spiegare che il panico mi stringe lo stomaco con la stazza che ho, immagino sia più facile per gli altri credere che l'ansia mi apra lo stomaco... e invece in mezzo a certe situazioni è la nausea a farla da padrone, per cui... Be', in ogni caso spero davvero sia l'ultima volta, l'ultima volta in cui mi sento di dover rinunciare a qualcosa per questo panico.

una domenica, due significati, forse sintetizzabili in uno solo: ogni giorno deve avere il senso giusto affinché le cose vadano bene, ora e poi.

Inoltre... ieri sono entrata in una pasticceria della mia città. Tralasciando il fatto che avrei fato meglio a spendere quei 10 euro di pasticcini in altro... credo sia la prima volta che ci entro da dopo l'avvento del panico, giuro, la prima volta da non so quanti anni, più di 17 cmq... qualcosa mi ha commosso, avvertivo la piacevole sensazione di un posto che non era del tutto estraneo senza però essere compromesso dai ricordi di attacchi di panico. è stato bello. Leggero.
Come sentirsi, se così vogliamo dire, di nuovo a casa. Sapeva di mia nonna, che non c'è più, di mio papà quando da piccola mi portava con lui a fare compere... sapeva di buono e di sano.
Ed è così che dovrebbe essere.
Sempre.

D A giorno bo...

Dopo 2 giorni che evito la bilancia, oggi mi sono imposta di farci i conti: peso 126 kg.
In pratica, se il dato iniziale del 31 di marzo era corretto, e non vedo perché non dovrebbe, sono ingrassata di 5 chili in un mese. Quando succede questo mi sento uno straccio. Insomma, ma con chi ne dovrei parlare dopo 30 anni passati a dire sempre le stesse cose? A ripetere sempre gli stessi progetti, programmi... LA verità è che in questi 30 giorni il mio cervello, perennemente occupato a farsi un sacco di pippe mentali, non ha avuto le energie, o la forza/coraggio, di gestire anche la questione alimentazione/movimento. PEr cui 1- finivo per mangiare anche di più a pranzo, 2- non sono riuscita ad evitare i dolci dopo cena, 3- spesso non ho fatto neanche la metà del movimento minimo giornaliero.
Ottimo, ne è valsa la pena no? Alla fine ho 5 chili in più da riperdere.

una cosa che ho notato è che mentre quando sono fuori casa e/o mi muovo, il mio peso è evidente, o per il confronto con gli altri o per la difficoltà di movimento (ieri pomeriggio ad esempio camminare il paese mi dava un male alla gamba assurdo... e triste per la mia età.), quando sono a casa è come se perdessi coscienza delle effettive dimensioni del mio corpo. E questo, per certo versi, credo mi faccia sottovalutare il problema. è come se il mio cervello poi facesse alcuni passaggi mentali del tipo > ok, so di essere obesa ma > in effetti non mi rendo esattamente conto di quanto, > per cui sottovaluto un problema, > che comunque necessiterebbe di tempi infiniti per essere risolto, > per cui cosa cambia se oggi mangio più pane e qualche dolcetto?
E, giorno dopo giorno questo ragionamento rende impossibile, ASSOLUTAMENTE IMPOSSIBILE, tentare di risolvere questa malattia.
Malattia... in fondo a volte spero che almeno gli effetti collaterali a breve e lungo termine, in termini di salute che va a farsi fottere mi facciano desistere ma non è così.

In ultimo, essendo oramai cosciente che non sono alla ricerca di chissà che cosa per capire il problema, quanto di una dose immensa di forza di volontà... sono un po' spiazzata: cambierò mai?

Poi certo... uscire, lo studio, il peso... è chiaro che tutto è tanto da affrontare ma uscire e il peso riguardano la salute in senso più stretto e quindi, forse più urgente.
e non voglio nemmeno dire che voglio ricominciare. Qui non si deve ricominciare più niente. Bisogna andare avanti.

sabato 29 aprile 2017

QUESTA è L'UNICA STRADA

Dopo quasi un'ora e mezza, eccomi di ritorno dalla 'missione taxi'. Che posso dire? è stata dura uscire di casa, ma poi per buona parte del tempo è andato tutto bene. Ho fatto una passeggiata, consumato qualche passo dei miei 8000 al giorno girovagando per la città.
Mi piace la mia cittadina, credo che abbia tante opportunità. Che poi io non ne colga mai nessuna, per i soliti motivi, è un dato di fatto ma ci sono e credo sia una cittadina piuttosto viva. Curiosamente, pur essendo a disagio nelle metropoli, i paesini piccoli e spenti non mi piacciono, sembrerebbero più adeguati al mio stato, ma la realtà dei fatti è che a me piace la gente. SOlo che per qualche motivo non riesco a godere di ciò che c'è, ma quello è un altro problema.
Tanto è vero che quest'anno, dopo 5, il primo di giugno andrò alla mia casa al mare, un'altra cittadina splendida.
credo che Alassio abbia alcune caratteristiche che per come l'ho vissuta io, la rendono magica. Io la vedo in varie sfumature, c'è quella bella, profumata e colorata delle mie estati passate in compagnia, poi c'è quella di quando ero da sola, clima di fondo diverso ovvio, ma la magia, i colori, i profumi erano sempre lì, sempre gli stessi, sempre capaci di emozionarmi e legarmi stretta al cuore.
Mi incanta perché è viva e dolce nello stesso tempo. Di fatto esattamente la cittadina che fa per me.
Così mi immaginavo il ritorno, qui dove la luce è forse un decimo di quella di Alassio, dove la vita, che pure è quella di una città viva, è niente paragonata alla magia di là. Immaginavo il ritorno, consapevole che sarà un pugno nello stomaco perché se già la differenza è oggettivamente abissale, la differenza con il niente che faccio qui, è da far girare la testa. 
ed è proprio in queste considerazioni che io mi rendo conto di quanta strada io debba fare, di quanto debba lavorare solo per essere in grado di affrontare il discorso studio/lavoro. Non ce la farò mai ad avere la stabilità emotiva per gestirli se ancora non ho capito che stare all'aria aperta non è un extra, è il passo base di una vita sana.

Sono stata fuori un'ora e mezza circa e negli ultimi 10 minuti il panico è arrivato, temevo addirittura non sarei riuscita a guidare. Invece sono qui e dopo qualcosa come 40 gocce di tranquillanti prima e alcune durante, sono esausta. Ok, sono uscita. Ok, so già sin d'ora che il programma mi spaccherà in due.
MA NON C'è UN SOLO PROGRAMMA CHE POSSO FARE, CHE POSSO COMINCIARE, SIA ESSO DI STUDIO, DI LAVORO O DI RELAZIONE PRIVATA, SE NON PASSO ATTARVERSO QUESTO: USCIRE OGNI SINGOLO GIORNO.
ANCHE SE SO CHE ALMENO PER UN Po' MI METTERà A TAPPETO E NON MI LASCERà FORZE PER ALTRO. 
MA QUESTA è LA Verità.
QUESTA è L'UNICA STRADA.
E QUI STA LA DIFFERENZA DA OGNI ALTRO TENTATIVO: Perché SEBBENE IO LO ABBIA DETTO MILLE VOLTE, QUESTA VOLTA CREDO DAVVERO CHE LE COSE STIANO COSì. è ESSERE REALISTI NELLA SUA ACCEZIONE Più SANA E POSITIVA.

ANDARE AD ALASSIO MI FARà MALE, Perché MI Mostrerà TUTTO CIò CHE NON HO. OTTIMO: Sarà LO STIMOLO PER CERCARE DI RAGGIUNGERLO ANCHE QUI. COME? USCENDO DI CASA. GODENDO DI QUELLO CHE QUESTA Città OFFRE, COME Attività E ANCHE COME CONTATTI UMANI.

Rinunciare anche all'idea? Non credo proprio.

Tra pochi minuti devo uscire per accompagnare mia madre, ed è chiaro che è solo una scusa per avere un motivo per uscire. Ed è chiaro che sto malissimo.
Mi è tornato in mente che qualche anno fa, su facebook, seguivo un gruppo per chi aveva ansia, panico e depressione e mi ricordo benissimo che scrissi un pomeriggio perché, dovendo uscire per una cena da parenti, stavo malissimo.
E' questo che mi sconvolge come un pugno in testa: passano gli anni, perché passano e tanti, ma su tante cose, troppe, non è cambiato niente. Oggi scrivo qui, allora scrivevo su FB. Sono pensieri che fanno male.
Mi chiedo se però, ad un certo punto, proprio lo stesso pensiero, degli anni sempre uguali, potrà invece spingermi verso le azioni giuste per cambiare.
SI spera...
Che altro si può fare?
Rinunciare anche all'idea? Non credo proprio.

progetto:un'estate al mare

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perché ogni sogno può portarci con sé...


Debora ha 32 anni, una vita passata a lavorare, una storia mai decollata con un ragazzo che a breve sposerà un'altra. Daniela è la sua migliore amica e non vuole che perda altro tempo. L'albergo dove lavora chiuderà per alcuni mesi, quale occasione migliore per dare una sferzata alla sua vita e riportare un po' di pepe nelle sue giornate? Così Debora si ritrova a firmare un contratto con Daniela, una sorta di gioco sullo stile di '10 ragazzi per te'. Due amiche, un'estate, 10 ragazzi... e un futuro tutto da scrivere.
 

SI Può FARE QUALCOSA!!!

Quello che è successo ieri dalla psicologa deve avermi davvero toccato qualche nervo scoperto. Non per l'assoluta novità delle emozioni, quanto per la loro forza. Sono arrivata al limite.
Oggi mi sono sforzata di uscire. Dopo le lezioni, andate bene, dalle 17.45 alle 19.15 sono uscita. Non che avessi cose impellenti da fare, se non quella di fare un passo verso lo stare meglio...
In ogni caso ho sbrigato un paio di commissioni, nel frattempo sono andata a fare benzina cosa per la quale ho dovuto attraversare una strada che, verso le 18.30 di sera è praticamente invasa dalle auto. Bene, mentre attendevo l'ispirazione per fare inversione, vedevo tutte le persone che guidavano. IL traffico era un dato di fatto, tranne nel caso in cui qualcuno avesse la bacchetta magica, l'unica era lasciarsi trasportare dalla corrente: tantissimi ragazzi e ragazze parlavano al cellulare, scrivevano addirittura sms, chi mangiava qualcosa, chi canticchiava... ora, forse qualche opzione era davvero eccessiva ma il fatto è FONDAMENTALMENTE ERANO RILASSATI, facevano quel che potevano in una situazione pallosa.
Ora, io in quella cosa ci sono finita in mezzo qualche metro e qualche minuto. Tempo sufficiente per farmi andare in iperventilazione, del resto ovvio, mi ero già imposta di uscire di casa alterando profonda tensione a secondi di spersonalizzazione: il solito panico, nulla di più-
Eppure, mentre ero fuori sentivo i rumori... quei rumori tipici della vita nelle prime giornate di sole. Quei rumori che preannunciavano l'estate. Una volta per me di serenità, ora di nulla.
MA quei rumori mi fanno sempre un bellissimo effetto. Il potere dei ricordi di anni felici.
Be', si può fare qualcosa a riguardo.
Davvero.
Impegno, impegno e impegno alternato ad uscite. Sempre faticose, sempre pesanti ma NECESSARIE, come la riabilitazione dopo un incidente.
Si può fare qualcosa.
SI Può FARE QUALCOSA!!!

giovedì 27 aprile 2017

BASTA BLUFF, SERVE LA RESPONSABILITà DELLE MIE AZIONI.


Questa mattina psicologa. È stata durissima e lo sarà probabilmente anche le prossime volte.  Perché avevo ragione: sta succedendo qualcosa e quel qualcosa è che il mio bluff sta esplodendo.
Mentre parlavo con lei questa mattina mi sono resa conto che sono un bluff. Non una persona, se mai una cornice con un enorme vuoto dentro.
E questo VUOTO L’HO CREATO IO.
Parlavamo del mio futuro, delle mie scelte e lei ha detto che io potrei fare quello che voglio, potrei anche accontentarmi di quello che faccio ora. L’importante è che sia UNA SCELTA CONSAPEVOLE e non imposta.
Ma non è così, TUTTO QUELLO CHE STO FACENDO è UN’IMPOSIZIONE, DA PARTE MIA Sì, MA SEMPRE UN’IMPOSIZIONE dettata dalla mia incapacità a prendere in mano la mia vita, a partire dalla laurea in lettere. In questo momento ho come la sensazione che in una scuola ci starei benissimo. Altrochè. Se solo potessi farlo e avessi sta cazzo di laurea.

LE IMPOSIZIONI ME LE SONO MESSE IO, infilandomi in una gabbia per giustificare, sviare l’attenzione, creare caos… e ora, con una coscienza più consapevole dell’età dei miei, dei loro bisogni, ORA CHE è Più CHE MAI IMPORTANTE CHE IO SIA PRESENTE A ME STESSA PER AIUTARE LORO SENZA PERDERMI DEL TUTTO, capisco che non sono pronta, perché per anni ho fatto solo casino, posticipando, cercando scuse, svicolando. IMBROGLIANDO GLI ALTRI Sì MA SOPRATTUTTO ME STESSA.

Per questo anche tutto il senso di rabbia verso le persone che descrivo è inutile, non perché non poggi su dati oggettivamente fastidiosi e da correggere ma perché SI ALIMENTA SOPRATTUTTO DALL’INSODDISFAZIONE CHE IO PROVO VERSO ME STESSA. IL MONDO MI DISTURBA perché NON SONO IN ARMONIA CON ME STESSA, E SONO DISTURBATA DA OGNI EMOZIONE NEGATIVA perché NON FANNO CHE SOFFIARE SUL FUOCO DEL MIO MALESSERE. SI ALIMENTANO DA ESSO, LO ALIMENTANO MA è CON ME PRINCIPALMENTE CHE CE L’HO A MORTE.

COSA è CAMBIATO ORA… FORSE CHE ALCUNI DATI OGGETTIVI RENDONO Più DIFFICILE CHE IO CONTINUI A FINGERE. FORSE perché L’INSODDISFAZIONE TRAVALICA OGNI ASPETTO E MI FA STARE MALE. PERò NON C’è Più TEMPO PER SCUSE. Sì, A VOLTE IL MIO PANICO MI SPINGE VERSO STRADE Più COMODE MA NON è Più IL MOMENTO. IL PREZZO STA DIVENTANDO TROPPO ALTO.

HO BISOGNO DI DARE FORMA ALLA MIA IDENTITà E SO CHE LA SCUOLA Può DARMI Ciò DI CUI HO BISOGNO: COLLEGHI, POSSIBILITà DI AIUTARE GLI ADOLESCENTI, possibilità anche di far fruttare interessi psicologici in vari progetti e collaborazioni.

Ma se sto così male è perché sono arrivata al limite… il bluff è stato scoperto e ad attendermi c’è la realtà. Devo finire lettere e nel frattempo occuparmi della mia salute e del mio peso. Ma non solo a parole. DEVO ASSUMERMI LA RESPONSABILITà DI CAMBIARE PER DAVVERO.

BASTA BLUFF, SERVE LA RESPONSABILITà DELLE MIE AZIONI.

OGNI SANTO GIORNO.

DI FATTO, OCCORRE CHE IO RIVOLTI LA MIA VITA COME UN CALZINO.

Ne avrò la forza?

mercoledì 26 aprile 2017

Perché in realtà non so più chi sono né cosa voglio.

Può darsi che in qualche modo, pur senza esserne totalmente cosciente, uno capisca di essere quasi ad un punto particolare della sua vita. Può darsi lo senta e metta in atto qualcosa per cercare di gestire ciò che sarà.
Forse è per questo che ho iniziato a scrivere qua sopra...
Quello che è certo è che QUESTA FASE DELLA MIA VITA è UNA FASE PARTICOLARE, e può diventare decisiva se capisco come gestirla.
Deleteria se sbaglio smosse.
Motivi?
- SONO SPAVENTATA DAL RUOLO CHE MI SI AVVICINA SEMPRE DI Più IN CASA di fronte a genitori e uno zio, anziani; sono spaventata di non esserne all'altezza a causa dei miei mille limiti e anche di esserlo: perché mettere da parte la mia vita per far fronte a quella di altri è stato il via di tutto il problema panico 17 anni fa, anche se per motivi diversi. Non so, magari invece è una sorta di cerchio che si chiude.
Per ora è qualcosa che più realisticamente mi allontana da una famiglia mia, meta giù piuttosto lontana e quasi irraggiungibile.

-SONO TERRORIZZATA Perché A FRONTE DEI MIEI TENTATIVI E IDEE VAGHE, HO LA SENSAZIONE DI NON CAPIRE ANCORA COSA FARE DELLA MIA VITA e come farlo. Non vedo l'obiettivo finale e non riesco a raggiungere le tappe intermedie quotidiane, settimanali, studio, esami...

-SONO CONTRARIATA Perché VIVO MALISSIMO LA MALEDUCAZIONE E IL MANCATO RISPETTO DEL MIO TEMPO E DEL MIO LAVORO con i ragazzi. Ma ancora, non capisco se è una reazione legittima ai loro comportamenti pessimi, o se sono io inadeguata al ruolo e devo smetterla. O ancora, se mi arrabbio così tanto perché per qualche perverso senso di inadeguatezza, non calco a sufficienza la mano sulle minime attese di educazione all'inizio per poi non accettare ciò che ne deriva. Risultato? Provo una rabbia che mi spaventa da tanto che è violenta. E che a volte mi spinge verso hobby solo egoistici, per poi invece, come un pendolo, virare verso interessi di volontariato più tosto, con chi magari soffre davvero e non con qualche viziatello che non capisce la parola rispetto. Solo che poi non faccio nulla, resto in attesa, con l'insoddisfazione che cresce e la rabbia che monta.
E quindi mi chiedo: rabbia verso loro o verso di me?

sono sotto pressione da mille aspetti. E sono aspetti fondamentali. Sono questioni che mi definiscono nelle parti più personali o quasi. Non sono sfumature e io non capisco se quello che serve è una sorta di sintesi o se invece deve essere tutt'altro che un lavoro di sintesi, perché la sintesi media, e forse mediare non è ciò che mi serve.
Forse serve essere più diretti, con meno mezze misure, meno sfumature di grigio e più contorni netti e ben definiti è la chiave.


Vorrei poter vivere di scrittura, portare avanti le lauree psico-pedagogiche per aiutare in associazioni di volontariato, o in strutture in cui fare la differenza per qualcuno. Vorrei avere una famiglia, vorrei poter aiutare quella che già ho.
Ma tra questo breve riassunto dei miei 'vorrei' e i passi da fare ogni giorno mi perdo. Perché in realtà non so più chi sono né cosa voglio.
Ed è il momento di capirlo di nuovo.

scrivere per sognare, scrivere per esorcizzare, scrivere con decisione.

Quando ho cominciato a scrivere il primo libro un po' più seriamente avevo una speranza: che mettere su carta i miei problemi fosse risolutivo, e che come i miei personaggi, anche io avrei finito con il virare verso una vita diversa. Più vera, più completa. Più felice.
Così non è stato e credo che in questo il mio modo di scrivere ne abbia risentito: mi manca forse una direttrice da seguire.
Non posso fare a meno di scrivere di questioni inerenti al mio problema di panico e affini ma, senza volerne fare un'analisi dettagliata, forse perché sono ancora troppo dentro per riuscirci, finisco per fare un miscuglio con sprazzi di vita sana. Non so quanto questo riesca, perché non ho più esperienza di una vita non governata dal panico, quindi non so quanto i racconti riescano ad essere convincenti. Visto il poco che guadagno, direi non troppo.
Ho bisogno di sbloccarmi solo così forse riuscirei a dare pennellate più decise e precise a ciò che scrivo, sia quando è più inerente alla sfera problematica, sia a quella più rilassata.
Sia in un verso che nell'altro, devo essere più decisa e convinta delle mie emozioni, sia quelle vere sia quelle che per ora posso solo immaginare.

La mia vita mi sembra una perenne altalena tra periodi in cui sono così fuori dagli stracci per l'ansia che nemmeno riesco a programmare quello che sarò in grado di fare di ora in ora, a periodi in cui la mancanza di prospettiva sulla lunga distanza mi distrugge. Sono ossessionata dal fatto di non essere più una ragazzina, dal fatto che anche se andasse tutto per il meglio, vedrei risultati tra una marea di anni, e niente mi garantisce che andrà tutto per il meglio. Sono in balia di una incapacità cronica di prendere in mano la mia vita. Perché sì, oggettivamente ci sono tempi che potrebbero non dipendere da me, quelli delle lauree ad esempio, se sono indietro non posso pensare di risolvere tutto in qualche mese. E anche sulle lezioni le cose non dipendono da me al 100%, dipende chi mi cerca, per quanto tempo, per cosa... Idem con lo scrivere. Ma un paio di cose dipendono esclusivamente da me: -l'impegno ad uscire ogni giorno e -perdere peso. C'è poco da dire, quelle due cose dipendono da me, e anche in quei casi ci vorrà tempo. Ma si può lavorare fin da subito e in 6 mesi fatti bene credo avrei risultati rilevanti, e nel frattempo tutto il resto potrebbe comunque andare avanti un po'. Diciamoci la verità, sarebbe anche un modo per riprendere confidenza con impegni costanti e presa di responsabilità. Quindici anni di panico mi hanno levato ogni riferimento, prospettiva, capacità valutativa ma forse l'unica strada è comportarsi come se non ci fosse. Come se tutto fosse possibile, nella fattispecie tradotto, come se fosse possibile muovermi per stare meglio. Sì, non capisco perché sia così difficile, perché ogni 2 per 3 io finisca con il fare lo stesso discorso, trito, triste, patetico, noioso, ma senza cambiare mai. Penso a quello che è fuori portata e non a quello che potrei fare. E sbaglio ogni volta. MI manca il senso di realtà. Ma la realtà non è lontana, è qui fuori dalla porta. Mi aspetta. E il trucco è sempre uno solo: un passo alla volta. Un solo passo alla volta. La delusione verso me stessa aumenta in modo esponenziale stagione dopo stagione, non so quanto manchi a che il danno sia irreversibile e francamente non vorrei nemmeno scoprirlo.
Basterebbe solo... pensare di meno e agire di più.
Solo...
Basterebbe solo cambiare metà della mia vita.
Solo...

e quello scopo che non c'è

Poi... a volte ci penso... e arrivo alla conclusione che il problema non è nemmeno il panico di per se stesso. Quanto il fatto che non ho una vera prospettiva, insomma non ho un piano. Non so cosa voglio fare perché non capisco cosa sono in grado di fare.
Mi sembrerebbe anche di avere parecchio da dare, da condividere... qualcosa che possa diventare una missione, uno scopo. So di averli da qualche parte ma non so più né dove né come rifarli emergere.

martedì 25 aprile 2017

vita vs panico

Sono preoccupata per il mio futuro, non è una novità. Solo che ho come la sensazione che ci sia qualcosa di diverso. Il panico isola, ritaglia una dimensione tossica per certi versi tutta tua. A livelli così invasivi una vita regolare e gli effetti degli attacchi di panico non possono coesistere. O c'è uno o c'è l'altro. Nel mio caso non c'è vita, c'è panico. I motivi sono stati diversi ma la situazione è questa, e se devo cambiare dovrei farlo per me stessa; ma quando 20 anni dopo qualcosa di simile si ripresenta all'interno delle dinamiche familiari, che si deve fare?  Ci sarebbe bisogno di me, di vita non di panico intendo, e allora che si fa? Aver messo me stessa in ultimo piano è stato deleterio allora. ora che sono adulta potrebbe essere normale ma se tutto ricominciasse? Se rischiassi solo di annullare per l'ennesima volta me stessa?
Non lo so. Davvero non lo so.
E appunto, sono spaventata.
Molto.
Strano?
Effetti del panico, appunto.
E di non saper più come si vive.
Soprattutto da adulti.

lunedì 24 aprile 2017

quel fastidio che solo fastidio non è....

A volte mi sorprendo ad analizzarlo da fuori, il mio panico intendo. Da fuori, a volte, nemmeno sembra così tremendo. In effetti, visto da fuori non sembra più che un fastidio, qualcosa di noioso, certo, ma pericoloso? Dannoso? No. Eppure...
Eppure può non essere pericoloso qualcosa che ti entra nel cervello fino a rovinare metà della vita? Non ha senso, per niente, restare attaccati ad una sedia tutto il giorno, ogni giorno perché non si capisce come mettere un piede davanti all'altro per uscire. Non ha senso per una persona solare finire sola costantemente.
Non ha senso niente.
Eppure eccomi qua. Io e il panico che da fuori non fa paura ma che dentro ha creato una voragine che risucchia ogni cosa, persino la capacità di immaginare una vita diversa.

domenica 23 aprile 2017

#nonservetempo...

 
Sarebbe una domenica qualunque per Vanessa se non fosse che una domanda le ronza in testa da ore: "Perché sei così?", le hanno chiesto. "Perché sono così?", continua a domandarsi, e d'un tratto ogni aspetto della sua vita da qualcosa in più che trentenne, ha assunto caratteri nuovi. Quindi che fare per darsi una risposta sincera? Chi riuscirà a darle una mano in un questo nuovo viaggio?
'Chilometro dopo chilometro non posso impedirmi però di nutrire una certa speranza. Chi avrebbe mai detto che saremmo riuscite a partire insieme?
Eppure è successo.
Chi avrebbe mai immaginato possibile quello che mi è capitato con Matteo?
Eppure è successo.
Tra queste partenze che diventano nuovi arrivi la vita può davvero trovare il modo di regalare sorprese bellissime.
Cioè, chissà quante altre cose piacevoli ci succederanno…
Quelle brutte, preparati o meno, arrivano sempre e in ogni modo, ma quelle belle, se uno si chiude a riccio e rifiuta il mondo, be’ sfuggono di mano senza lasciare traccia di sé.
Rendendo inoltre aridi gli animi, i cuori.
E non c’è età in cui questo abbia senso.
Ma ricominciando a sperare invece è come se si invertisse marcia.
È come se si dicesse ad alta voce: “Ok, alcune situazioni faranno sempre schifo ma io decido che voglio correre il rischio di essere felice, che voglio almeno provare a rendere più bello il mio mondo.”
Questo penso io ma lo vedo scritto anche negli occhi delle mie amiche.
Forse avevamo smesso di sperare un po' troppo presto.
Sono però piuttosto convinta che qualcosa sia cambiato.
Abbiamo deciso di credere un po' di più in noi stesse e in quello che ci aspetta.'

se potessi avere 1000 Lire al mese...

Non credo sia una prerogativa solo mia, ma in alcuni periodi del mese sono davvero ossessionata dai soldi. Soldi che sembrano non bastare mai, solo tra medicine e psicoterapia ne spendo un sacco al mese ma è giusto così, voglio dire credo che la salute sia uno dei motivi più validi per spendere soldi ma... ma sembra davvero non si arrivi mai da nessuna parte. Soldi... il vero motivo che fa girare il mondo, altro che l'amore... a volte li guardo e mi chiedo come sia possibile che semplici pezzi di carta creino così tanti problemi. Era più facile da piccoli no, quando si aveva l'illusione che bastasse scrivere su un foglio colorato 50000 lire affinché quel pezzo di carta valesse davvero 50000 £.
Sono un'ossessione perché anche chi li ha, ne vorrebbe sempre di più e chissenefrega di levare il pane di bocca a qualcun altro...
Vedere il comportamento di una persona verso i soldi credo sia il modo migliore per capirla davvero. Ed è una constatazione molto triste.

sabato 22 aprile 2017

speriamo che...

Tra poco nanna perché sono esausta. Oggi dopo lo stacco di Pasqua ho ripreso con le lezioni, ieri e l'altro ieri sono uscita due volte per giorno... sto scrivendo parecchio, mi muovo... il panico è sempre lì in agguato però...Dopo un periodo da incubo direi che sto meglio. Molto meglio. Ma direi anche che in effetti sto facendo qualche cambiamento nelle mie giornate.
Forse questo farà la differenza.
Speriamo...

D A giorno 30

Il tempo passa veloce. Forse fin troppo. Ieri, venerdì mi sono pesata. 122 kg. In qualche modo sono riuscita a riperdere un paio delle ultime aggiunte. Aiutata dal contapassi, dagli 8000 passi su cui mi sto concentrando ora, e da uno stare un filo meglio, mi sono sicuramente mossa di più. Anche fuori all'aria.
Per quanto mi riguarda credo che la sfida vera sia rimanere concentrata sull'obiettivo e quindi alimentazione sana e movimento adeguato, ma senza perdere la testa ossessionata da questo.
E ammettiamolo: il giusto equilibrio tra le due cose è difficile da trovare!!!

venerdì 21 aprile 2017

... ho imparato a sognare...

Mi piace rendermi conto di tutte le volte che ho imparato a sognare e sperare insieme ai miei racconti...


#Rebekka F. & #Lady Purple

·        # Una vacanza per ricominciare a sognare.

·        # Un errore splendido.

·        # E se ci volesse il mare?

·         #Sospiri nell’anima

·         #Tutto il tempo del mondo- le mille note di un amore.

·        # Non serve tempo! Quando lo sai, lo sai!

·         #Perché la vita mi ha portato fino a te!

·         #Cara Azzurra…

·         #E adesso? Adesso… NOI!!!

·         #Primavera… la rinascita del cuore

·         #Una rosa petali di piacere

·         #Della mia vita.

·         #“Scrivo perché…”
 
  • *"sorrisi a colazione"

·         #Una casa, tre piani da vivere, tre piani d’amore.
 
 
vorrei tanto credere che la mia vita possa riprendere battito anche grazie a quelle parole...
💗💖💖💗💖💗

Oh oH parte 2

Credo non sia nemmeno un caso che io abbia ammirato oltre misura la comparsa di un massiccio quantitativo di libri erotici sul mercato, il fatto è che trovo giusto che anche per le donne ci sia la possibilità di leggere, parlare, scrivere, di sesso. E perché no, stuzzicare l'immaginazione per quando si fa da sole. Del resto direi che anche nel mondo video dell'intrattenimento per adulti, la creazione di filoni adatti ad un pubblico più femminile ha ampiamente preso piede.
Ed è giusto così. Cioè, fondamentalmente mi chiedo più che altro: perché non dovrebbe essere così?
Che male c'è nel coccolarsi quando se ne ha voglia? E soprattutto dove sta scritto che solo gli uomini debbano averne il monopolio?
e quindi, be'... BUON DIVERTIMENTO.... :)

Oh oH

Forse non è così strano che quando cala la notte si riesca a parlare in modo più libero di alcuni argomenti. Ci sono alcune cose che mi hanno aiutato in questi anni, la musica, la scrittura, la lettura, i sogni ad occhi aperti... ma non solo. Ce n'è almeno un altro: la masturbazione.
Toccarsi, sfiorarsi... ricercare il piacere. Ricercare l'orgasmo. Quell'istante magico che ti ricollega con il mondo intero. Quell'istante magico che ti fa sentire viva più di ogni altra cosa. Per alcuni periodi la masturbazione è stata davvero l'unica cosa che non mi ha lasciato piombare nell'apatia più totale, non esagero: quei pochi minuti erano gli unici degni di nota, carichi di emozioni, di tutta la giornata.  Poi è stata forse meno necessaria, per così dire, ma sempre più piacevole. C'è qualcosa di catartico in quel momento, qualcosa che ti fa vedere le cose in maniera più semplice, immediata.
Sì. vincere i tabù su certi argomenti femminili sembra ancora un traguardo lontano. Un passo alla volta forse?
Quello che so è che seguire i propri istinti, almeno in questo frangente, è un bene, è liberatorio; permette di sentire, di sentirsi.
Mh, quella frazione di secondo prima che la potenza dell'orgasmo si liberi... è qualcosa di delizioso, sentire la tensione pronta a liberarsi... MAGNIFICO!
Credo si abbia tutti un gran bisogno di riappropriarsi di una sessualità sana. La masturbazione è una tappa, è una parte... ed è bella :)

mercoledì 19 aprile 2017

un normale mercoledì di follia

Quante volte, dovendo uscire, nella mezz'ora prima sono stata così male che avrei pianto? Mille, un milione. Boh... forse non si contano più. Ma questa mattina è stata una volta in più. Ad un certo punto, tra mal di stomaco, di testa, di pancia e vertigini, avrei avuto voglia di urlare, un urlo istintivo improvviso, ma strozzato che è morto in gola. Questa è la mia vita in una giornata normale. Poi sono uscita, ho fatto le due banalità che dovevo e sono rientrata. Verrebbe da chiedersi: quello che hai fatto è valso tutto quel malessere? Ma sarebbe la domanda sbagliata, perché la domanda giusta è: rinunciare anche a quelle due banalità come ridurrebbe la mia vita? Non posso rinunciare ad esse, non posso rinunciare a vivere.
Ma devo uscire, uscire, sempre e comunque. Ogni giorno, a costo di non fare altro. ORAMAI MI DEVO METTERE IN TESTA UNA COSA: LA SALUTE VIENE, O DEVE VENIRE, PRIMA DI TUTTO IL RESTO. PUNTO E STOP.

martedì 18 aprile 2017

perchè non si cambia?

Oggi ho passato tutto il giorno davanti allo schermo del pc, seduta al tavolo senza fare nulla. Credo sia inquietante il numero di ore e di giorni che passo così, pensando, sperando in un qualcosa di diverso ma sostanzialmente rimanendo immobile al tavolo. E non è un'esagerazione, sono proprio tipo mummificata sulla seggiola, sperando di voler cambiare, di voler fare ma senza che questo accada mai. Come se gli ordini del mio cervello non riuscissero ad arrivare al mio corpo.
Così mi chiedo: ma se fossi costretta? Se per esigenze economiche non potessi fare così, riuscirei a gestire una vita vera? La risposta onesta è sì.
Ma allora perché non basta la prospettiva di essere sereni e di stare meglio per cambiare? Cosa diavolo c'è di più importante per la salute?
Non riesco a darmi una risposta.
e intanto gli anni passano.

e quella vita nei telefilm...

La prima volta che la tv ha avuto il sopravvento, se così si può dire, sulle emozioni della mia vita, è stato un'estate di mille anni fa, avrò avuto 10-12 anni e stavo seguendo il cartone di Creamy, ed ero arrivata alla puntata in cui il ragazzo scopre la vera identità della cantante. Ho atteso la puntata del giorno dopo con un'impazienza esagerata, ricordo che cominciava verso le 16 e dalle 15 ero già in agitazione. La seconda esperienza così forte avvenne qualche anno dopo quando ci si avvicinava all'ultimo episodio della serie bayside school. In quell'occasione in particolare avvertii una cosa che mi sarebbe poi divenuta famigliare: tristezza per un mondo che stava per finire. Anche quando la mia vita era ancora bella e piena, ho sempre avvertito questo grosso feeling con telefilm e serie tv attraverso le quali potevo sognare.
Quando poi ho cominciato a stare male è diventata una cosa allucinante che mi capita anche con i libri. In effetti io non mi sono mai presa una cotta per gli attori ma mille per i personaggi, per le storie che vivevano, gli amori, le amicizie... e ci stavo, ci sto davvero malissimo. Solo che ora, dopo più di 10 anni di questa cosa, ho sviluppato un po' una strategia: quando mi accorgo che mi sto legando troppo, lascio perdere quella serie per un po'. Alla fine sto male comunque ma in questo modo mi sembra di limitare i danni. Ma devo dire che le prime esperienze così intense, cominciate quando ormai la malattia mi aveva fatto terra bruciata intorno, mi avevano sconvolta. Purtroppo poi internet non aiutava in questo: invece di lasciare perdere quando una serie finiva, mi fiondavo a cercare on-line informazioni sul seguito, o notizie varie, con il risultato che riuscivo a stare male, ma male da far schifo, per settimane intere, annegata in un senso di angoscia, dolore e solitudine che non so nemmeno dire. Poi, per fortuna, è subentrata una minima parte di buon senso, e ora so che quando scatta il livello di pre-pericolo, è meglio stare alla larga da quella serie per un po'. Ora che ho imparato a tutelarmi un filo, mi sorprendo a pensare a quanto ho sofferto anche per sta cosa. Come fossi incapace di godermi una serie senza finire con lo starci male. Ho imparato anche se ogni tanto ho ancora qualche ricaduta. Certo, come dimostrano le esperienze avute da piccola, forse sono proprio un po' predisposta ma non avere una vita vera in questo non aiuta.
E i romanzi contemporanei erotici be', devo dire che sono stati l'ennesima mazzata. Non che agogni esperienze sessuali del genere, ma il feeling che si crea di solito tra i protagonisti... be'... wow...
E l'unica conclusione è che questa è l'ennesima caratteristica che il panico ha portato all'esasperazione, ma spero di imparare qualcosa che possa essere utile in generale. La fantasia va bene per sognare un po', anche tanto, ma dovrebbe essere la realtà a regalare le emozioni più intense.

domenica 16 aprile 2017

sensi di colpa

A volte mi rendo conto che anche per il mio cervello la logica delle mie azioni è materia oscura, non grigia... Cioè prendiamo oggi, ho dato buca all'impegno preso con una scusa perché mi sentivo a disagio nell'affrontare le persone, ottimo se non fosse che ho passato TUTTA LA GIORNATA SOLA E A DISAGIO CON ME STESSA per come avevo agito e sentendo che questo mi renderà ancora più a disagio rispetto a queste persone in questione quando le rivedrò, insomma, alla fin fine tanto valeva stare al primo danno, o no? Solo che da ieri sera il disagio ha cominciato a divenire così forte da richiamare tutta una serie di effetti pure fisici che avrebbero reso impossibile per me uscire di casa.
Oggi ho ricordato un avvenimento successo 10 anni fa, anche allora ero dovuta scappare in preda ad un attacco. oggi, 10 anni fa, 17... e qualsiasi momento nel mezzo. Tutto finiva sempre alla stessa maniera.
Cioè, seriamente BASTA!!!
E ogni volta mi chiedo come sia possibile sentire tutte le notizie al tg e non aver voglia di godere della vita fino a che è possibile. Perché non riesco a vivere bene ora? Che deve succedere perché io mia dia una svegliata?
Scrivo, libri, diari, di carta, on line, sperando possa succedere qualcosa e invece non succede mai un beneamato niente!
Mi sono rotta i coglioni di me stessa.
Punto.

Buona Pasqua

Come lo scorso martedì, anche oggi mi sono nascosta dietro una balla per poter evitare un incontro. E questo mi fa vergognare di me stessa.
Credo nella vita, credo ci debba essere molto più di questo. Ma se il quotidiano frana sotto il peso di mille rinunce, è quasi impossibile poter affrontare qualcosa di più. è il quotidiano la chiave di tutto, il punto da cui occorre ripartire. Su cui serve lavorare, e lavorare sodo.
Per non sentirsi più così... per non provare più vergogna di ciò che sono diventata.

sabato 15 aprile 2017

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... e la musica...

La musica... credo che sia stata soprattutto la musica il mio appiglio in questi giorni, come in tanti altri passati. La musica permette di vivere mille emozioni in una. Mille sogni in uno. Proprio per questo a volte vedo che ho la tendenza a rifiutare anche questa. Non devo, anzi. Musica o altro, se c'è qualcosa che mi tiene ancorata ad un modo di vivere il presente più sereno, dovrei aggrapparmici con i denti e con le unghie. La musica è potente perché nello spazio di 3 minuti riesce a farti attraversare mille giorni. Scava dentro, non ti lascia nel torpore. E in alcuni casi sa dare energia. Sa dare speranza. Alla musica devo restare aggrappata con tutta me stessa.
Sempre.

vorrei di più...

Ci sono molti modi di vedere le cose, molte opinioni  praticamente su tutto. Ognuno ha la sua e di solito è perché crede nella bontà di quella rispetto ad altre. Ok, è giusto così. Solo che secondo me queste opinioni si raggruppano essenzialmente in 2 blocchi. Quelle che non condividono le altre, magari le combattono anche in modo forte, ma lasciano essenzialmente libere le persone di seguire ciò che vogliono, e quelle invece per cui l'unica strada da percorrere deve essere la loro e per far ciò limitano in mille modi possibili le libertà d'azione, fino a livelli di repressione inaudita, di disumanità.
Non tollero gli intolleranti... questo è.
Il fatto poi che questo sistema si diffonda dal leader di un popolo fino ai giochetti tra compagni di classe peggiora le cose. Tutti si sentono quasi autorizzati a schiacciare l'altro, fin dalla tenera età. Ma perché? Perché qualcuno pensa di poter urlare sempre e solo in faccia all'altro, ai suoi bisogni o semplicemente per cambiare la verità? Perché il rispetto sembra essere passato di moda a fronte di una voglia di prevaricare perenne? Perché poi soprattutto chi fa la voce più grossa, chi riesce a imbrogliare di più la fa, sempre più spesso, franca a danno dei più deboli, o anche solo dei meno egoisti/stronzi?
Mi spaventa il vento che tira e mi disgusta la politica che parla solo attraverso slogan, frasi fatte e cavalcando gli istinti più beceri dell'uomo.
Cercando sempre e solo qualcuno da accusare per ogni cosa.
Vorrei di più. Vorrei di più per il presente, per il futuro.
Vorrei di più...

venerdì 14 aprile 2017

Rebekka F. e ...

Dopo giornate sotto il segno dell'angoscia a più livelli, oggi ho avuto voglia di cominciare un nuovo racconto, qualcosa che potesse esprimere la voglia di serenità e di normalità. La voglia di divertirsi, la voglia di giocare. Speriamo possa portarmi bene...
E speriamo io mi diverta anche mentre lo compongo.
... #RebekkaF.

D A giorno 22

Mh, tocca ammettere che in una settimana ho preso un altro chilo. totale 124. è assurdo... nella lingua italiana la differenza tra PRENDERE e PERDERE è minima, ma la sostanza no. Il problema di fondo è che ho letteralmente perso il controllo della questione, e in parte, visto il disagio emotivo di queste settimane, era abbastanza prevedibile. Ciò non toglie però, che mi ritrovo per l'ennesima volta ad allontanarmi dai miei obiettivi più che avvicinarmi. E anche in questa settimana il problema principale non è stato il cibo ma la mancanza di movimento.
Francamente a volte mi chiedo quale sia il senso di un diario alimentare, se nel mio caso diventa la fotocopia del diario personale: ovvero pagine e pagine in cui per anni scrivo sempre le stesse cose.
Occorre forza di volontà per cambiare.
Tutto.

postilla aggiunta il 15...
alla fine ieri sera mi sono ritrovata a mangiare tre ciambelle una dopo l'altra. Perché? Perché volevo sentirmi piena. Una pienezza forse in grado, almeno nella mia testa, di combattere quel senso di paura e solitudine che ho provato sentendo le ultime dal mondo. Ho mangiato per paura.
già...

giovedì 13 aprile 2017

E quei giorni tranquilli che non sono giorni buoni...

Dopo l'ennesima puntata dal dentista, andata molto molto meglio della scorsa volta, seguita da un'oretta a zonzo per il paese, mi ritrovo a confermare quanto detto ieri: non posso stare bene senza che ci siano cambiamenti. Non posso scambiare una giornata calma con un passo avanti. C'è poco da fare, questa è sola verità possibile. La sola opzione che ho. Ogni tanto mi capita che tra i vari block-notes che uso per le lezioni, gli appunti, e come fogli di brutta, sbuchino alcune pagine che portano pensieri di tanti anni fa. Ovviamente se vado a rileggere i miei vecchi diari so cosa aspettarmi, fanno male ma non mi sorprendono, questi fogli invece quasi casuali sì. E mi fa male notare quante volte, anno dopo anno, io abbia sempre scritto le stesse identiche cose. Poi sì, a volte ci sono stati anche periodi relativamente tranquilli, ma tranquilli non significa buoni, significa solo che per qualche tempo riuscivo un po' di più a farmi bastare questa vita. No, non funziona così. Non funziona più così. I momenti tranquilli sono solo un'illusione. A questo punto meglio uno tzunami emotivo che porti ad un vero cambiamento. Forse prima non ero pronta a cambiare. Ora sì.
E se dovesse funzionare credo che una percentuale di merito va anche a questo mio pseudonimo, a questa Rebekka F, che sulla carta e con i suoi personaggi, mi ha mostrato, prima che nella vita vera, come potrebbero cambiare le cose.

mercoledì 12 aprile 2017

voglio che il mio meglio sia una giornata piatta?

caro diario...
tutto sommato la giornata di oggi si potrebbe definire normale, lezione, attività fisica, malessere ridotto... solo che non può essere normale. Non si possono passare tre giorni d'inferno e poi tutto torna normale senza che sia cambiato nulla. Non funziona così. Fino a che non mi deciderò a CAMBIARE SUL SERIO non ci potrà essere nulla di normale, tutt'al più giornate meno pessime, più piatte. Ma sul serio, voglio che il mio meglio sia una giornata piatta?
Non credo, per questo devo rimanere ancorata al malessere dei giorni passati, per trovare la forza di cambiare.
Tutto qui.

martedì 11 aprile 2017

guidare...

Ogni volta che guardo un film in cui il protagonista guida su autostrade o super strade a mille corsie mi va il cuore in gola. Sento le vertigini anche se non ci sono io lì sopra. è come se vivessi le mille situazioni che non riesco ad affrontare e sto di merda perché una parte di me dice: non potrai mai vivere davvero con tutti questi limiti, puoi solo ambire a startene chiusa in casa. E lo faccio già e va uno schifo.
Guardo i film e non vedo più libertà, opportunità di stare meglio. Vedo solo quello che mi è impossibile fare. Guidare, amare, giocare, ballare, mangiare in un ristorante, andare al cinema... studiare, laurearmi, lavorare. Cielo, ho come l'impressione che la finta bolla di tranquillità in cui mi sono chiusa per anni non solo sia esplosa ma mi abbia trapassato. Sto malissimo e sto perdendo il controllo su tutto. STO PEGGIORANDO, perché?
Guidare... credo che tra tutte le cose che non riesco a fare sia una di quelle che sa più di libertà. Riuscire a stare concentrati sulla strada ma rilassati, consapevoli di avere il controllo della situazione... è bellissimo. o almeno così mi pare, come mi paiono molte cose.
Che diavolo mi sta succedendo? Ho paura. come mi avviassi ad implodere.
mi sento impazzire. Non ce la faccio più. non ce la faccio più-
DEVO RIPRENDERMI LA MIA VITA. ora, che sono sull'orlo di un infarto.
vorrei solo uscire di casa senza pensare di non essere capace di vivere, senza pensare di non meritarmi nulla, stando bene. solo questo. entrare in una stanza senza temere di collassare, camminare per strada senza sentirsi soffocare.

non capisco la violenza di questi sentimenti, non mi è mai capitato così intensamente.
VOGLIO NORMALITà.
voglio respirare.

sono stanca

Alla fine oggi ho evitato l'incontro inventando impegni che non avevo. Una balla per richiudermi ancora di più nel mio guscio.
Non sto capendo più niente se non che in questi mesi sono comunque peggiorata, ansia, rabbia, tristezza, è tutto di più.
Sono in camera mia e penso a tutte le sere, una dopo l'altra lontane negli anni passate a piangere, a sperare, poi solo a cercare di intontirmi di libri, tv e dolci per non affrontare il dolore che avevo dentro...anni tutti uguali. Tutti tristi. tutti vuoti. Sono qui nei mobili sempre uguali, nei muri sempre uguali, qui nel cuore che pesa sempre di più.
sono stanca.

confronti...

Il confronto con i miei coetanei, soprattutto coetanee, mi pesa. Mi pesa vedere le loro vite come specchio della mia, i loro obiettivi raggiunti come i miei mancati, e mi pesa soprattutto verso quelle persone che si vedono di rado, magari quando arriva la notizia del matrimonio, poi dell'attesa di un figlio e poi quando il figlio è arrivato. Mi pesa perché di anno in anno io non so mai cosa dire. Se non che non è cambiato niente. Per certi versi faccio le medesime cose da dieci anni e nessuna novità si è aggiunta al mio curriculum. Ovviamente non è colpa loro, ci mancherebbe, ma è così strano voler evitare il confronto? Per mia mamma è come scappare e basta. Ok, e se anche fosse? Cioè, c'è qualcosa di costruttivo in questo? Mi sembra solo di stare male per giorni interi, soprattutto quando arriva a ridosso di momenti già delicati come quello che sto vivendo ora, senza che riesca a ricavare nulla di buono. Per esempio non ho stimoli a migliorarmi, non ho sferzate di energia da investire per cambiare. Solo malessere che mi resta appiccicato per giorni. Non va bene e lo so.
Certo, capisco anche il punto di vista di mia madre: continuare a tirarsi indietro di fronte agli altri non può fare bene, mai. Siamo alle solite, mi sento una demente di fronte a chiunque, incapace di qualsiasi interazione umana. Indubbiamente pensarci troppo non ha giocato a mio vantaggio in questi anni ma cambiare tutto all'improvviso non mi sembra possibile. Non mi sembra davvero alla mia portata. Non ora, forse mai... e quindi?

lunedì 10 aprile 2017

D A giorno 18

Saranno le mille emozioni non proprio positive che sto vivendo, ma dal punto di vista dell'alimentazione non c'è quasi male; sì, c'è sempre un qualcosa di extra alla sera ma nulla di troppo determinante. Il problema, quello vero, è sempre la mancanza di movimento. Ieri ho ordinato un contapassi, presa dalle mille teorie che leggo in giro, in questo momento sono piuttosto propensa a credere che un approccio soft al problema sia il modo migliore per sperare che io riesca ad affrontarlo e cosa c'è di più in voga e apparentemente banale dei famosi 10000 passi al giorno? Sì, è ovviamente una domanda trabocchetto perché 1- 10000 passi sono un'enormità per chi non si schioda mai dal divano, 2- il problema sarà anche dove farli questi passi dal momento che uscire mi crea mille paranoie, tra la solita ansia e la non voglia di farmi notare dai vicini perché è super imbarazzante farmi vedere di nuovo tentare qualcosa per perdere peso dopo tutti i tentativi falliti. Sì, dovrei fregarmene, ma non riesco. per cui la domanda è: saranno gli ennesimi euro buttati nel cesso o questa volta arriverò davvero da qualche parte, 10000 passi alla volta?

bivi...

Sto scrivendo un nuovo raccontino basato su qualcosa che mi è successo in 4^ liceo. Un episodio che con il senno di poi vedo come una sorta di sbarramento, uno di quelli, insieme ad altri 3 o 4, che hanno fatto la differenza. Un bivio che ha trasformato un malessere passeggero in qualcosa di cronico per 17 anni. Non so se dipenda anche dalla giornata che ho vissuto ieri, ma quel bivio non preso pesa da maledetti perché, sempre con il senno di poi, so che non sarebbe costato molto all'epoca, solo lasciarsi andare un po' e magari anche divertirsi.
Lasciarsi andare... divertirsi, vivere...
E se ce ne fossero anche oggi di bivi che non vedo ma che poi peseranno? rivivo quei momenti di tanto tempo fa come fossero accaduti ieri, è tutto così vivo. Cosa penserò di questi anni tra un po'? spero non le stesse cose che penso ora di allora.

love 2.0

Giornate come quella di ieri mi lasciano davvero senza energie. Ci può stare. Più che altro mi sono resa conto di quanto mi manchi avere qualcuno da amare. Cioè, ok essere corrisposti (magari) ma mi manca proprio avere qualcuno a cui pensare. è come essere vuoti e soli due volte, per questo poi si divorano libri invaghendosi dei personaggi maschili. Tutto pur di avere qualcuno, qualcosa che scaldi il cuore.

domenica 9 aprile 2017

vorrei solo...

...chiedermi cosa diavolo ho fatto della mia vita.
Ho solo sprecato una marea di anni e nelle lacrime che verso da tutto il pomeriggio c'è un'amarezza che non sparirà, spero solo di trovare la forza per andare avanti, per andare oltre.

ascoltando LA FORZA DELLA VITA di Vallesi

non mi sento vuota, ma piena di dolore

A volte l'unica cosa che mi chiedo è come cazzo ho fatto a non dare i numeri del tutto. Non c'è 1 solo ricordo che io riesca a richiamare alla mente che non sia intossicato da attacchi di panico. Giorni a scuola, vacanze, uscite, cinema, pranzi in famiglia e giorni da sola. Non c'è un cazzo di giorno in cui io sia riuscita a godermi quell'esperienza. Non ne posso più.
Circa mezz'ora fa Ho visto due miei vicini di casa tornare. Lei aveva una coppa di gelato, ne ha preso un cucchiaio, l'ha messo in bocca e poi si è sporta per dare un bacio al suo compagno. Piango da allora. Non le reggo queste scene, domenica a Pasqua mia cugina probabilmente mi farà vedere l'appartamento che sta sistemando per andarci a vivere con il suo ragazzo. sento un dolore già ora. sono un mostro se ogni cosa che rende felici gli altri fa stare malissimo me?
io non so come ho fatto fino ad ora, ma so che ora non riesco più a non stare ancora peggio di fronte alla felicità degli altri.
e non posso nemmeno dire di sentirmi vuota, perché mi sento piena di dolore.

e questo tempo che fa paura...

Ieri parlavo d'amore, oggi mi sono resa conto, con amarezza, che non solo non ho nessuno che mi ami, che amo, ma nemmeno qualcuno che mi piaccia un po'. Non ho nessuno intorno, negli anni sono riuscita a fare terra bruciata per chilometri attorno a me.
L'altro giorno dicevo che per perdere peso mi occorre un cambio radicale di comportamento, bene credo serva per tutto. Anche per avere qualcuno vicino.

In un certo modo legato al discorso del cambiamento... ieri sera pensavo e ripensavo a mille questioni. Soprattutto al mio futuro. Ho piani ambiziosi e sono piuttosto convinta che non se ne farà nulla. Ecco, ieri sera mi sono chiesta perché. Perché non se ne farà nulla? Che mi manca?
Se mi concentro sulla salute per qualche mese, se mi concentro davvero sulla salute per un po', posso riacquisire quella fermezza che mi consentirà di provarci sul serio.
Certo, è un'ipoteca di anni sulla mia vita, ma nel frattempo può avanzare tutto, vita sociale, felicità, compresa.
Indubbiamente pensare di avere a che fare con qualcosa di impossibile, fa sì che nemmeno ci si provi, tanto... Essere coscienti che invece si può, be' credo cambi parecchio la prospettiva. Chiaramente non è facile, non lo sarà ma se il prezzo del non farlo fosse, alla fin fine, troppo alto?
Si dice che cambiare è quasi impossibile. Eppure sono convinta che ad un certo punto non farlo sia anche più dura.

solo che devono essere molto forti  i cambi di rotta quotidiani, sono proprio le basi che devono essere ribaltate. Sono un'adulta, consapevole e responsabile delle mie scelte. Cosciente che i passi devono essere i miei, per costruire una vita che deve essere la mia.
Per anni, troppi, ho avuto l'impressione che il panico mi avesse resa una persona incapace di costruire qualsiasi cosa. Incapace di avere una vita mia.
Per certi versi lo penso ancora. Eccome. L'attacco di panico di mercoledì sera ne è una prova del resto.
Ma cosa voglio fare? Le cose non dovevano andare così, ovvio, ma con genitori anziani di 70 e 75 anni so già che se un domani dovessi avere una famiglia, difficilmente potrò contare su di loro come fanno le mie coetanee. Sarò comunque io a dovermi gestire. Da sola.
una sorta di autogestione, ma del resto è così da che sono piccola. Prima del panico ero super autonoma...
Del resto quante volte in questi anni passati mi sono ritrovata a pensare di dover fare delle cose non tanto per me ma perché loro potessero godere di qualche mio successo a breve?
E che cosa è successo? Niente.
Quindi forse conviene che io la smetta di fare cose per voler compiacere loro, del resto è cominciato tutto così mille anni fa con il panico, e cerchi di stare bene e basta.
Cosa che, se dovesse avverarsi, farà stare sicuramente bene anche loro, per cui...
Devo cercare la bussola, devo farlo per me.

non ho mai vissuto come un problema il fatto che i miei mi avessero avuta tardi, ma quello, unito al tempo che ho perso io, mi dà l'impressione di essere fuori scala, fuori tempo massimo per godere di qualche tempo insieme, tra realizzazioni professionali e personali.
Non ho tempo. MI sembra di non avere tempo se metto tutti nell'equazione.
Non è detto, potrebbero vivere bene ancora 20 anni, ma in ogni caso...
devo smetterla di essere ossessionata dal tempo, quello perso, quello che non vivrò.
Devo pensare a ciò che posso vivere.
Perché così il mondo fa paura, non ho punti di riferimento, mi sento sola, in balìa di un futuro che mi sembra ancora più solitario. Per cui, non sarebbe meglio non pensarci più?

credo che nell'ultima parte della mia malattia, il tempo sia diventato una vera ossessione, quello che ho perso, quello che non avrò, e questo spaventa.
C'è un dato di fatto vero, il tempo non torna, detto questo... alla fine credo sarebbe più utile scardinare tutto, far saltare ogni gabbia, ogni timore, ogni paura e cambiare tutte le carte in tavola, lavorandosene fregandosene del tempo.

Del resto... una cosa che rendeva la fanciullezza proprio libera era la totale mancanza di ossessione del tempo.
Tempo associato alla scomparsa delle persone care, al deteriorarsi della loro salute... per questo mi terrorizza, perché io da sola come posso farcela se non riesco nemmeno a compiere un chilometro in auto?
Ma in tutta franchezza, cosa posso fare? Con il tempo non si gioca, l'unica strada è vivere bene quello che abbiamo. Tutto qui, evitando di impelagarsi in strade complicate, in strade che non vogliamo e che potremmo evitare. In strade che non sono le nostre.

Il tempo mi fa paura perché mi fa paura l'idea di restare completamente sola. E allora cambiamo tutte le carte in tavola e puntiamo a costruire qualcosa di diverso.


Sono più di 30 minuti che piango. Ovviamente di nascosto, non sia mai che se ne accorga qualcuno che potrebbe poi stare male a sua volta. Dio, era una vita che non piangevo così. Ho pensato a come mi sono sentita mercoledì sera con il mio solito attacco di panico, la paura di essere sola, di restarci per sempre. Ho pianto come non facevo da troppo.
Da quando questa storia del panico ha avuto inizio non c'è stato attimo in cui io non abbia visto sullo sguardo dei miei delusione e preoccupazione. MAi soddisfazione e orgoglio. mai.
Per questo ogni prospettiva anche del futuro è così pressante. Compensare quello che non c'è stato.


ma forse è anche ora di dire basta a questo gioco perverso.

sabato 8 aprile 2017

una vita senza vita

Sono abbastanza sorpresa: con tutto quello che è successo ieri, alla fine la mia mente questa notte ha puntato sull'amore, e il dolore per la sua assenza. Come per tutte le cose, anche per quel che concerne la mancanza dell'amore nella mia vita, i sentimenti si alternano, o meglio compiono una sorta di percorso circolare per cui a rotazione, arrivano momenti in cui questo mio essere perennemente, in senso letterale, sola, pesa da matti. Non sono periodi, letteralmente non ho mai avuto nessuno. Al di là di alcuni baci a fior di labbra durante il gioco della bottiglia, nessuno si è mai avvicinato a me. Troppo insicura per permetterlo, in alcuni giorni è la mia condizione naturale, in altri no. E mi manca quello che non ho mai avuto. Non è poi così strano giusto?
è che nella dinamica della mia vita scaturita dalla malattia, dal panico e da tutto quello che ha condizionato, non mi sento in grado di gestire una storia. Non riesco nemmeno a gestire la relazione con me stessa! Come potrei con qualcun altro? Non mantengo mai i piani, sto male un giorno sì e l'altro pure... Cosa potrei dare ad un compagno?
Tutto mi sembra semplicemente fuori dalla mia portata.
Solo che a volte, pur non cambiando questa idea di fondo, mi manca l'amore. Mi manca quello che potrebbe darmi.
E onestamente mi fa paura l'idea di restare sola per tutto il resto della mia vita.
Ma non so come cambiare... perché prima dovrei cambiare prospettiva, cioè accettare che anche il panico può essere coerente con un legame. Poi però dovrei sforzarmi di migliorare un po' la mia vita.
Insomma... altre cose su cui dovrei lavorare a breve e che, alla fin fine, sembrano davvero più importanti della laurea. Perché una vita senza laurea può essere bellissima e piena, una vita senza vita, come assecondando il panico ho ridotto la mia, no.

venerdì 7 aprile 2017

coraggio di sperare

Oggi tra le 16 e le 16.30 avevo mezz'ora di pausa tra una lezione e l'altra. Di solito passo questo tempo ascoltando un po' di musica, leggendo o ripassando per l'incontro successivo. Oggi l'ho passato davanti alla tv e quando le 16.30 sono arrivate di certo non avevo voglia di immergermi di nuovo nel mondo dei prodotti notevoli e delle reazioni chimiche da bilanciare. Eppure l'ho fatto, con un peso sul cuore enorme perché mi sembrava talmente assurdo essere impegnata in quello sotto l'ennesima giornata di attentati e bombardamenti...
Credo sia un rischio che succede: domandarsi che senso hanno le banali faccende quotidiane di fronte a tutto questo dolore?
Non lo so. Eppure da una parte forse è ancora più importante onorare la bellezza della nostra vita, preservarla da inutili facezie e dedicarsi anima e cuore alle cose importanti.
E tra le cose importanti c'è l'altro, deve esserci l'altro, la capacità, il coraggio e la voglia di non voltarsi dall'altra parte. Io voglio credere ancora che un mondo migliore sia possibile, ma ci potrà essere solo se l'egoismo lascerà spazio all'amore nei nostri cuori. Movimenti che partono nel piccolo ma che possono lasciare il segno. Non so come, non so quando.
Certo, di fronte a momenti in cui le notizie si susseguono tremende, in cui nemmeno c'è tempo di seguirne una che subito ne arriva un'altra, forse l'istinto ci dice di chiudere gli occhi, le orecchie e il cuore. Perché di fronte a vittime che sono 10, 100 e 100000, che può fare il cervello? La razionalità? è tutto troppo e in quanto tale impossibile da gestire, da metabolizzare, da comprendere. Troppo per farci i conti, capisco che la voglia di voltarsi dall'altra parte sia una tentazione forte. Lo capisco, ma non lo giustifico.
Siamo esseri umani e come dice una splendida canzone di Mengoni, io credo negli essere umani che hanno il coraggio, il coraggio di essere umani.
Coraggio.
Che sia per etica, morale, fede, cuore... credo che in noi ci sia un grande potenziale.
Si ha paura, tanta ed è normale... ma non c'è solo la paura.
C'è la voglia di sognare. C'è la forza di amare.
C'è il coraggio di sperare.

D A giorno 15

Dopo 2 settimane di diario alimentare, peso 123 kg, cioè 3 più della settimana scorsa e 2 più dell'inizio. Dovrei forse dire che sono sorpresa ma in realtà non lo sono affatto. Triste, sconsolata, delusa da me stessa sì, sorpresa no.
Nei mille libri che vado leggendo da un po' di tempo a questa parte, la parola, o meglio, il concetto chiave è MODIFICA SOSTANZIALE DEL COMPORTAMENTO ALIMENTARE, ora, se per quanto mi riguarda sono oramai arrivata alla conclusione che dal punto meramente alimentare sono quasi ad un livello da sufficienza, SUL FRONTE MOVIMENTO SONO A VOTO 2.
Mi alzo dal letto, dopo esserci entrata verso le 21, quasi 12 ore dopo, per andare a sedermi al tavolo per studiare(quando riesco), leggere, scrivere, preparare e fare le lezioni... se tutto va bene riesco a fare 60 minuti di movimento tra ciclette o tapis roulant e poi di nuovo arriva sera.  Ogni tanto qualche uscita, sempre in malo modo tra panico e il resto. Insomma, arriverò a bruciare sì e no le calore di tre caramelle. Non va. Punto.
Non è salutare, non è sano, non è vita, non è niente.
Ogni tanto si sente parlare di quei famosi 10000 passi che andrebbero fatti in una giornata. MI chiedo se riesco a farli in un mese.
Ed è ovvio che poi, a 123 kg, siano troppe le cose che mi riescono difficili se non impossibili anche a livello di ginnastica. Del resto, anche riuscendo a fare qualche ora più intensiva, davvero non credo basti a combattere l'immobilismo che caratterizza le mie giornate.
Non sto nemmeno a dire che voglio cambiare, fino a che non attuerò qualche comportamento coerente, forse farei meglio a stare zitta. Però credo che qui cozzino tutti i miei problemi: cambiare stile di vita, davvero, non penso sia facile. Vuol dire stravolgere ogni abitudine consolidata da anni, riorganizzare la mia vita. Dover stare al tavolo perché devo studiare la mattina e fare lezione al pomeriggio non è coerente. Soprattutto se poi la parte dello studio non trova, come dicevo nei giorni passati, un vero compimento e gli obiettivi, laurea in testa, appaiono come illusioni da cui forse prima o poi dovrò svegliarmi.
Ogni tanto mi dico: e se per un anno, o almeno mezzo, non pensassi più nemmeno per finta allo studio e mi dedicassi come priorità al peso? Sarebbe così grave dopo tutti questi anni di fallimento su più fronti, provare a lasciare perdere una cosa per mirare ad una sola? Invece di farne male e senza risultato 2, puntare ad una? Perché sono ossessionata da entrambe ma a che pro? che risolvo? che ottengo così? Solo ansia, mal di testa e di stomaco.
 Sono tre giorni che mi fanno male le gambe, a volte mi domando se sotto tutto quel grasso circoli ancora il sangue.
MODIFICA SOSTANZIALE DEL COMPORTAMENTO.
Più chiaro di così...

giovedì 6 aprile 2017

panico in evoluzione

Ultimamente ho la sensazione che le fasi post attacco di panico stiano cambiando: se l'attacco dura in media i classici 10-15 minuti, quella subito dopo, in cui di solito ero piuttosto stremata, si è quasi annullata, soprattutto se sono impegnata, una volta che l'allarme è rientrato, tutto è ok. Viceversa però, alla lunga sono più stanca. Per esempio, per certi versi, questa mattina credo di aver risentito ancora dell'attacco di ieri sera, e questa spossatezza si è poi estesa a macchia d'olio lungo tutta la giornata.
mah, a volte ho l'impressione che questo panico evolva più di me.

filosofia, questa sconosciuta

Quando andavo alle superiori ho sempre considerato la filosofia come una materia piuttosto inutile, in alcuni passaggi quasi divertente per come ci si ingarbugliava dietro a ragionamenti assurdi.
Eppure oggi credo che sia una parte della conoscenza fondamentale. Sì, in alcuni passaggi sembra un mero esercizio accademico ma la verità è che imparare ad osservare il mondo che ci circonda, le regole che lo governano e gli aspetti che ne determinano questo andamento, è essenziale. Capire ciò che abbiamo dentro per capire ciò che sta fuori e viceversa, sfruttare il mondo e le sue sfaccettature per capire noi stessi.
O per lo meno per capire che sarà sempre di più ciò che non capiremo mai. Questa è la chiave per fare la differenza, non avere sempre le risposte a tutto, non avere classificazioni per tutto, schemi per tutto. Non avere le chiavi per decifrare l'universo ma, cercandole, imparare il più possibile gli uni sugli altri. In attesa di un mondo migliore.

mercoledì 5 aprile 2017

caderci ancora...

Sono uscita di casa alle 19.35. 25 minuti per raggiungere il luogo dove teniamo l'incontro con i ragazzi. Tragitto di solito gestibile in 5 minuti, l'idea era quella poi di passeggiare per una ventina e prendere un po' d'aria fresca.
Sono arrivata a destinazione alle 20.05 come uno straccio perché una volta in auto mi è arrivato un super attacco di panico. Sono rimasta malissimo perché non me lo aspettavo. Davvero, mi è caduto addosso all'improvviso, tanto è vero che verso le 18 e 30 ero persino riuscita a cenare, cosa che raramente riesco a fare quando devo uscire.
L'unica cosa che ho pensato è che forse, questo malessere possa avere a che fare con quello che ho scritto oggi in questo altro post

https://www.blogger.com/blogger.g?blogID=9066445351059938105#editor/target=post;postID=9028761091779577780;onPublishedMenu=allposts;onClosedMenu=allposts;postNum=2;src=postname 

Può essere no, che i dubbi sul futuro, la prospettiva di non avere prospettive realizzabili mi abbia mandata in tilt?
Può essere, ma non era quello che volevo dire con il post di oggi, speravo fosse più una sorta di spinta per andare avanti, per darsi coraggio, per intraprendere una strada, qualsiasi essa sia purché mi renda felice. Appagata, realizzata.
Ho tanto da dare e ancora tanto da imparare, e forse non sono disposta a barattare i miei sogni con piani B, allora forse devo parlare alla ragazzina di un tempo. Chiederle, chiedermi, quali sono le cose davvero importanti, valutare se sono realizzabili e poi muovermi!
Il punto però è, al di là del piano a o del piano b, che sono questi anni di sabbie mobili a togliermi fiducia nella concreta realizzabilità dei miei progetti. Sono talmente assuefatta all'idea di questo circolo vizioso di obiettivi proposti ma mai raggiunti, che alla fine credo davvero non possa che andare così?
Ma chi l'ha detto?
Certo che però essere chiara con me stessa è l'unica strada.
Non si può fare tutto, sicuro si può fare molto purché si pianifichi il tragitto, le tappe, le priorità di ogni momento dell'anno.
E qui serve un gran lavoro, serve l'onestà di una pianificazione davvero in linea con le mie reali possibilità, non quelle che penso di avere!
Il gioco è tutto qui, e scusate se è poco...
sob sob sob