giovedì 28 febbraio 2019

l'aria calda e profumata delle sere d'estate

L'aria calda e profumata dell'inizio serata dell'estate è una delle cose che mi piacciono di più. Sa di buono, di serenità, ma anche delle dolci attese della sera più tarda.
Capita che ogni tanto la mia mente divaghi verso quello che mi piace. Verso ciò che ho vissuto di bello, e quelle sere erano proprio così.
Prima mi è tornato in mente che alle elementari cantavo sempre come solista negli spettacoli di fine anno. Sembra assurdo che io fossi in grado di fare quello… come mille altre cose.
Questo pomeriggio alle17.30 sono uscita per fare la spesa, 17 euro di dolci e sappiamo come mi faranno bene, ma dovevo farlo. Lo volevo ed è stato un successo andare, sebbene sia stata malissimo prima di uscire e mentre raggiungevo il supermercato. Malissimo, ogni millimetro di me tremava dalla paura e mentre guidavo, piano, c'era paura per le buche, paura che le auto dell'altra corsia mi venissero addosso, paura di forare, paura di sbattere contro qualcosa, paura che i ragazzi in moto mi venissero sotto… PAURA. Sono felice di essere uscita ma la sensazione è che ogni volta sia sempre tutto così faticoso da essere solo fine a se stesso, nessun passo avanti, nessun miglioramento se la fatica è così. Tutto resta addosso.
Paura…
Il profumo delle sere d'estate: è lì che viaggia la mia mente, a quelle sere fuori con i compagni, per una pizza, un giretto, o l'estate magica. Li ho vissuti quei momenti, e mi sembra di vederla quella me. Non ha più nulla in comune con quella che sono oggi.
L'aria calda e profumata delle sere d'estate tornerà.
E io? Tornerò io?
Sebbene siano passati più o meno 2 mesi dal Natale, proseguo senza sosta a guardare quei filmini natalizi super leggeri, e un po' tutti uguali, alla ricerca di un momento di serenità. In quasi tutti c'è sempre la scena in cui i protagonisti giocano nella neve con le palle di neve o sulla slitta. Non so se è così per tutti, ma a me riescono a trasmettere tanta serenità e libertà. Libertà di abbassare le difese con qualcuno e divertirsi e lasciarsi andare.
Io non ricordo quando mi è successo l'ultima volta. Ma credo che proprio in quel lasciarsi andare stia la chiave anche del sapersi relazionare con gli altri, oltre ad un generico sapersi divertire.
Rilassarsi, divertirsi, saper stare con gli altri… è incredibile non esserne capaci a 34 anni. Ma con queste premesse è ovvio quanto sia impossibile pensare di avere una relazione.
Comunque adesso devo uscire… e tanto per cambiare è difficile. Difficilissimo.

mercoledì 27 febbraio 2019

Ho abbandonato il progetto di leggere un diario per ogni anno di panico ogni 10 giorni. Onestamente, a parte essere molto doloroso vedere tutto quello che perdevo mese dopo mese, mi sono resa conto che non aveva una grande utilità. Cioè, se si escludono i primi 2/3 anni, cioè quando il panico prendeva piede e invadeva la mia vita, il resto è come fosse tutto uguale. Sogni, bisogni, speranze via via delusi. Alla fine isolare un aspetto particolare era impossibile, e che dovrei cambiare tutto, bè, lo saprei già.
Mi hanno appena annullato la lezione di domani. DI nuovo. Questo mese è stato un disastro su quel fronte, e la cosa assurda è che considerando gite, vacanze, e stage che caratterizzeranno i prossimi 3 mesi prima della fine della scuola, era anche l'ultimo potenzialmente produttivo. Dallo scrivere niente, dalle lezioni quasi niente. E' come se un altro pilastro a cui aggrapparmi, fosse stato fatto a pezzi. Niente soldi, niente possibilità di sentirmi realizzata in qualcosa. Niente di niente. FA male. Fa male non avere riscontri positivi, fa male a 34 anni non essere in grado nemmeno di mantenersi.
Cavoli, fa male perché avevo creduto ad entrambe le cose. Credevo davvero che lezioni + scrittura sarebbe potuto essere il mio futuro lavorativo. E a questo punto non so più davvero a che cosa appigliarmi. Tutto mi si distrugge tra le mani.
Immagino sia normale sentirsi ko...

martedì 26 febbraio 2019

Credo nella bellezza che ci circonda.
Credo un po' meno a quella dentro di me.
Questa mattina solita uscita con mia madre che si tramuta in una sorta di girone del purgatorio. Quello stare male così monotono, così uguale a se stesso. Così banale…
Poi vengo a sapere una notizia su una mia cugina, quel genere di notizie che dovrebbero essere belle, ma che mi fanno rodere di invidia per una vita, la sua, che va avanti.  Poi continuo a stare male, forse più del solito, e le vedo: tutte le porte che si stanno chiudendo. Le vedo e le sento le opportunità svanite prima ancora di esistere. Quello che non vedo più, da tanto, è un'ipotesi realistica di futuro per me. Volevo credere in un paio di cose, tra cui scrivere, ma poi uno deve ammettere di non averne la stoffa ad un certo punto. Quindi il domani non c'è, il presente è una lista solo di cose che non sono in grado di fare tra un violento attacco di panico e l'altro.
Vedo il mio passato come un oblò nella mia mente. Ricordi lontanissimi di momenti sereni. Ricordi lontani, ma ancora colorati e che sanno di buono. Forse sbaglio a fare continui confronti, ma è difficile pensare che quella ragazzina serena di allora fosse vera tanto quanto questa cosa di tristezza e solitudine che sono ora.
Sono diventata cattiva perché la gioia degli altri mi fa troppo male, perché io non so più cosa vuol dire stare bene. Perché a volte mi arrabbio con me stessa, come se fosse una mia scelta stare così, ci credo, voglio impegnarmi e poi vengo sepolta da attacchi di panico a raffica che non mi permettono nemmeno di stare in piedi.
E allora divento ancora più gelosa, invidiosa e cattiva. Bei traguardi davvero…

lunedì 25 febbraio 2019

UNA CASA

 
 
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La casa è al completo… la casa era al completo, quel pensiero continuava a frullarle per la testa, così semplice eppure così denso di significato.
In ogni piano c’era qualcuno che poteva continuare a vivere, che poteva ricominciare ad inseguire i propri sogni…
E in piccola, piccolissima parte, era anche per merito suo.
Un sentimento dolce la travolse fino a farla commuovere.
Ida, Giulio, Leonardo e ora Sara con la piccola Camilla… quella casa prometteva a ciascuno di loro un nuovo futuro.
Tutto il resto poteva passare in secondo piano…
Cristina si addormentò così sopra i fogli che stava analizzando; si addormentò con il sorriso sulle labbra ed una rassicurante dolcezza nel cuore.
Su Facebook oggi ho visto un video che ricorda le sigle di cartoni animati di Cristina D'Avena che nel 2019 compiono 30 anni. Be', la maggior parte di quei cartoni li ho visti, li conosco e mi rimandando a periodi di serenità. Stavo bene ed ero serena.
Serenità… oggi è stata una giornata curiosa, ma non in senso buono, perché sebbene non ci siano stati ostacoli degni di nota, ho avuto vari picchi di ansia.
Ansia, credo, collegata al fatto che i miei sono tornati e la paura delle relazioni qui in casa è tornata alla grande. Sono stanca. Ma stanca davvero. E quindi sì, basta una sigla di un cartone che vedevo da piccola, quando stavo bene ero serena e mi divertivo, sebbene capitasse di sentirmi sola, per farmi andare in tilt. Mi sembra di non essere più attrezzata per la vita vera. Solo che la vita vera è ovunque. Nelle visite del dentista che rimando, negli esami del sangue, nelle uscite in paese, nel guidare, nell'insegnare… nelle dinamiche famigliari che si stanno sgretolando sotto il mio naso ad una velocità enorme, nelle responsabilità che sembra mi tocchino sempre più, sebbene non sia in grado di far niente…
La serenità è qualcosa di speciale, preziosa da coltivare.
Non posso solo rimpiangerla nel passato. Sarebbe giusto rincorrerla anche nel presente. E invece invidio la ragazzina che ero. Bella mossa…

domenica 24 febbraio 2019

Come spesso mi succede quando sono preoccupata di quello che succederà e non so come un certa questione evolverà, mi ritrovo a rimpiangere quell'istante , seppur breve ,vissuto da poco durante il quale stavo più o meno ok. E adesso il momento a cui penso è quel breve istante mentre stavo rientrando l'altro giorno dalla posta, quando ero ancora tremolante, ma sapevo che per quel momento, la missione era stata completata. Ci penso, perché mentre in quell'istante l'ansia scemava, ora risale. Perché domani tornano i miei, e ho paura per quello che succederà.
Guardo fuori, nella sera del sabato sera, mi immagino uscite, compagnie… io ho questo, la famiglia che ho intorno. E ne sono spaventata un sacco.
Sono riuscita raramente a sentire alcune canzoni in questi giorni, perché volevo il silenzio. Lo bramo in una maniera non proprio sana, e lo so, lo voglio come l'antagonista naturale dei rumori di porte sbattute e rabbia mal celata. Avevo un disperato bisogno di queste due settimane di tregua, ma ho paura per come andranno di nuovo le cose, perché so di aver oltrepassato la linea di rottura nella mia testa, di fatto non sono in grado di reggere più niente in modo normale. Tutto è oltre. Tutto è paura.
E rabbia per quello che è diventata la mia quotidianità.

sabato 23 febbraio 2019

apri la porta e vai...

Oggi è come se il mio cervello funzionasse a flash.
Esplosioni improvvise nella mia testa che mi illuminano il pensiero di emozioni fortissime. Ad esempio, ad un certo punto esplosione 1 e mi sono ritrovata  a pensare- ma nel modo in cui senti davvero tuo un pensiero, ci credi davvero- che, ehi, insomma ho 34 anni e sono in una posizione in cui per certi versi posso dire davvero che il mondo è mio. Potrei fare ciò che voglio e vivere davvero e vivere bene. Rapido, veloce, intenso. Ma ci credevo.
Poi, un po' di ore più tardi… sto guardando un telefilm, ci sono due adolescenti che ad una festa stanno per fare sesso, anzi, visto che si amano, meglio dire che stanno per fare l'amore. E bum, flash 2, il tempo non tornerà, certe esperienze mi mancano un sacco, ma sarebbe ridicolo fingere di avere ancora 18 anni, soprattutto visto e considerato che in realtà sto ancora di merda come allora. In tutta franchezza che posso recuperare? Oggi mi è venuto un attacco di panico accendendo il camino…
Credo che le relazioni per me siano ancora tabù, in ogni loro forma, amicale, sentimentale, fisica…
E poi pensiero 3, non esattamente un flash stavolta, sono seduta al solito tavolo della solita stanza e penso al mio peso, il doppio di quello che dovrebbe essere e mi chiedo: se almeno questo problema non ci fosse, riuscirei ad affrontare meglio il panico? Cioè, se non avessi difficoltà anche solo a stare in piedi, se non mi facesse male qualsiasi osso, se non… mille altre cose, come starei messa?
E poi ultimo flash, se in casa mia la tensione non fosse diventata così alta, come starei io davvero?
Avrei qualche possibilità in più di passare un giorno senza panico o troverei un altro motivo?
E di nuovo, per la milionesima volta, mi ritrovo a dire: è tutto sbagliato, ma io non faccio niente per migliorare le cose. Mi sono messa in gabbia da sola ed è come se non trovassi più la chiave per aprire quella porta ed uscire...

venerdì 22 febbraio 2019

riflessioni serali

I miei stanno quasi per tornare, ma della paura di quello che potrebbe succedere di nuovo in casa parlerò domani.
Quello che voglio dire è solo come sia passato alla svelta il tempo in questi 15 giorni. Domani dovrò fare qualche piccolo riordino, ma nel complesso sono riuscita a non far esplodere di roba la casa. Credo che questa pausa per me non sia andata male… sono riuscita a fare qualcosa in più del minimo sindacale, lontana anni luce da quello che avevo sognato prima che partissero, ma comunque sono soddisfatta. Mi sembra anche di aver capito qualcosina in più di me. Anche se i problemi sono ancora tutti lì, sento qualcosa…
e chissà che non sia proprio questo 'qualcosa' a farmi percorrere un passo dopo l'altro, la strada per qualcosa di interessante.
Certo, non è che mi sono dimenticata l'ansia provata ieri in posta, e oggi con la lezione non ho che confermato a me stessa quello che dicevo ieri a proposito di lezioni e ansia, non ho fatto ginnastica ed è abbastanza probabile che io abbia messo su qualche etto piuttosto che no, però… c'è qualcosa.

giovedì 21 febbraio 2019

Come è andata la tua giornata?

La missione del giorno era: vai in posta (in auto) a spedire alcuni pacchi. Posso dire di avercela fatta. partenza 17.20, rientro 18 e qualcosa. Forse dovrei essere contenta ma prevedibilmente non lo sono, perché sono stata malissimo. OH, che novità…
Passata la fase del pre-uscita con il suo solito mal di pancia, anche mentre ero fuori ero terrorizzata. Avevo la sensazione di non essere del tutto presente, quindi di sbagliare colore del semaforo, o precedenze, o di non vedere qualcosa di importante. In posta poi va be'… non ne parliamo perché è stato il colmo, a parte che credevo di sbagliare tutto io, è entrato un ragazzo che probabilmente doveva mandare la sua prima raccomandata. Ha chiesto cosa doveva fare, ma aveva mille dubbi e ha fatto 4 domande in 4 momenti diversi. Visto da fuori? Più che legittimo, se non sai una cosa chiedi a chi di dovere, ma dentro stavo male io per lui. Avevo paura che la tizia prima o poi gli avrebbe risposto male/lo avrebbe mandato al diavolo. Non è successo. Ma io stavo così.
Mentre andavo alla posta, ho incontrato alcune persone che conosco, nulla di chè, un paio di saluti. Quanto basta però per farmi capire che le relazioni possono crescere anche così, nella normalità di un'uscita. Il punto però è proprio nella parola 'normalità', perché, se mentre sei fuori, non riesci a concentrarti su niente che non sia l'illusione di finire in terra, probabilmente è difficile cavarne qualcosa di utile. E ci penso proprio oggi perché una foto sbirciata su Facebook di due mie compagne di liceo, grandi amiche allora e immagino, anche oggi, mi ha fatto l'effetto di una pugnalata nello stomaco. Allora… quando non riuscivo a portare avanti un legame, oggi, dove di legami non ne ho per niente… l'amicizia è un concetto importante, le esperienze fatte insieme anche. Non averle vissute in passato, avere la sensazione di non poterle avere nemmeno oggi, di non saper gestire eventuali legami nuovi… fa male.
E del resto è difficile pensarla diversamente. Voglio dire… l'uscita di oggi è la mia uscita standard, e sono così presa da come sto male io che non c'è spazio per conoscere nessuno. E forse la solitudine è un concetto a cui ci si abitua, ma ogni tanto è logorante. Così come logora il rimpianto per tutto ciò che non c'è stato.
Questa è stata la mia giornata…

pensieri e insegnamento

Ieri sera pensavo che, davvero, mai nei 10 anni e più di lezioni ho avuto un'annata misera come questo anno 2018/2019. Le cose sono sempre andate con una certa fatalità, e allora non posso chiedermi se non stia succedendo ancora.
Questa mattina ho letto una mezz'oretta un romanzo che ha come protagonista una maestra precaria, una donna che comunque mette al centro del suo mondo l'insegnamento. E lo fa con la gioia di chi crede davvero che insegnare sia un lavoro nobilissimo.
L'ho sempre creduto anche io, pur facendolo in una situazione diversa rispetto al gruppo classe, perché i ragazzini che hanno bisogno di te in orario extra scolastico spesso sono quelli con più problemi, che maggiormente hanno bisogno di attenzioni. Ed io ero fiera di poterlo fare, di aiutare davvero, magari di fare anche un 1% di differenza nella loro vita.
E qui sta il punto, perché pur pensando ancora tutto questo, so di non essere nelle condizioni per farlo. Sebbene per certi versi stessi peggio 10 anni fa, come senso di benessere generale sto molto peggio ora. A conti fatti, non ho energie per occuparmi davvero bene di ragazzi. Se voglio tornare a farlo al più presto, devo pensare a me per qualche mese. Per davvero. E cambiare un po' le cose.
Per davvero.
Perché credo nell'insegnamento. E credo che mai come in questi anni strani i ragazzi abbiano bisogno di guide credibili, serie, capaci e stabili.
Io adesso non lo sono. Ed è ora di fare qualcosa a riguardo. Per loro, per me. Per ciò in cui credo.

mercoledì 20 febbraio 2019

A...A...A

Ero quasi sul punto di comprare l'ennesimo libro sull'autostima, quando mi sono bloccata. Ok, i 20 euro, circa, del costo, mi stavano già facendo vacillare, ma lo stop definitivo è arrivato con un pensiero: al di là di tutto, è così assurdo avere una autostima bassa considerando che non sto raggiungendo nessun traguardo? Forse all'inizio di tutto c'è stato qualcosa di eccessivo, 18 anni fa dico, quando credevo di dover essere 'perfetta' solo per essere ok, ma ora, a 35 anni, senza titoli di studio, con un problema grave di obesità, senza un lavoro, senza un compagno, senza niente in pratica… è così assurdo non sentirsi 'all'altezza'? Forse no…
Forse sarebbe strano il contrario…
Certo, so anche io che è sbagliato essere agitata perché oggi dovrebbe arrivarmi una consegna e mi sento a disagio con il fattorino, ma senza qualche risultato tangibile e concreto, che la mia autostima sia, e resti, bassa, non mi pare poi così strano. Sì, ok, forse ad un certo punto il discorso di ingarbuglia di nuovo su se stesso nel momento in cui mi rendo conto che forse è la mancanza di autostima ad impedirmi di raggiungere qualsiasi obiettivo, ma boh…
Ultimamente si sente spessissimo parlare di autoefficacia. E' una parola che mi piace molto. forse non la conosco davvero ma mi da l'idea di un qualcosa che ci fa essere in grado di gestire la quotidianità nel concreto, non solo attraverso idee mentali di se stessi. Autostima, assertività, autoefficacia… AAA... tre parole che, insieme, possono probabilmente fare una grande differenza.

martedì 19 febbraio 2019

ansia verso l'infinito e oltre

Tra poco lezione. Ansia non alle stelle ma verso l'infinto e oltre.
Mi chiedo… ma se per sbaglio, anche solo per cambiare, un giorno mi svegliassi senza ansia (panico e tutta la truppa), ma come mi sentirei? Cioè, finirei per spaventarmi del fatto di non essere spaventata? Me lo domando perché in effetti io non lo so più come si sta, e a questo punto direi che non so nemmeno più come si sta con 'un pò' d'ansia, oramai sono abituata al disastro puro.
Prima mi hanno chiamata i miei per sapere come andava, visto come ero ridotta ieri sera. Sono il ritratto dell'ansia e della fragilità. Mentre passavo l'aspirapolvere prima mi sono chiesta una cosa, e cioè come starei adesso se mio zio non avesse deciso di fare il carico da 90 in questi mesi. Probabilmente mi sarei attaccata a qualcosa d'altro per stare male… non lo so. Però sono stanca. E pure in questi giorni di calma, penso solo a come sarà quando saremo di nuovo tutti e 4 insieme, in mezzo a scintille 24 ore al giorno. E non le reggo. Proprio no.
cavoli… attacco di panico fortissimo in corso… inspira espira…
Sono preoccupata di come sto reagendo male alla cosa, e come reagirò  nei prossimi giorni…
mamma… inspira espira… dentro fuori… :/
che palle… dentro fuori…

lunedì 18 febbraio 2019

fiducia e paura.

Sono solo le 14 e io sono già alla seconda 'dose' di ansiolitici oggi. La lezione che avevo è saltata e questo mi da tempo di cercare di riprendermi un po', e magari riuscire a pranzare, prima di un paio di mestieri per la casa che farò più tardi.
Questa mattina ho perso il controllo in un modo che credo sia oramai la cifra della mia vita. Mio zio sta facendo non so bene cosa in cortile, e il fatto che lo stia facendo ora, mentre i miei non ci sono, non mi piace, e mi sa di presa in giro, soprattutto nei confronti di mio padre. In realtà non ne ho le prove, potrebbe essere anche qualcosa che mia madre voleva e che andava fatta. Ma il punto è che non mi fido più di lui, per niente. L'ho visto troppo carico nel cercare di complicare le cose, nei mesi passati e ho paura sia solo l'inizio di un altro casino. DI cui evidentemente io, in qualche modo, ne farò le spese, visto come sono stata di merda questa mattina. MI è preso un mal di stomaco… tutto girava forte, e la mia casa sembra assumere sempre più i contorni di un luogo 'nemico'. Dal momento che poi non trovavo più il mio gattino, ed ero entrata in paranoia anche per questo,  quando il micio è tornato, mi sono sentita sollevata e apparentemente ho spazzato via il grosso del disagio di prima. Ma è solo una pausa.
La fiducia è una cosa seria, solo che mi chiedo se ha senso che io stia così. 1- perché mi metto in allarme quando non so nemmeno se c'è motivo, 2- perché in ogni caso stare male fino a questo punto non mi pare la strategia migliore in ogni caso.
Il fatto è che non so più farne a meno. Sono arrivata ad un tale livello di stress anche qui in casa, che non ho più nessun filtro.
Non posso che augurarmi che se riuscirò a rafforzarmi, questo mi farà stare meglio nei confronti di ogni cosa. Compreso quello che succede in casa. Per ora sono fatta dell'essenza della paura. E se già era difficile cercare di uscire da sto panico del cazzo quando l'ambiente intorno a me era più o meno rilassato, così è quasi impossibile.
A volte vorrei avere la forza di mandarli davvero a fanculo, dargli una svegliata e farli smettere di comportarsi come bambini dell'asilo, visto che i danno che possono fare sono più gravi di un giocattolo rotto.

Arisa - Ho cambiato i piani (Official Video)


domenica 17 febbraio 2019

là fuori

Questo pomeriggio, come sempre in questi giorni, verso le 17 vado ad accendere il camino. Non so perché, se forse perché ho confrontato la semplicità/linearità di quel gesto confronto al caos della mia vita, o se solo perché lo faccio spesso in questo periodo, ma mi sono messa a piangere. Di fronte alla fiamma che prendeva forza sono crollata.
Questa mattina mentre uscivo, scendendo le scale verso la porta, la luce solare mi veniva incontro, più viva che mai, e per un istante mi ha invitata ad uscire, a prendermi quello che c'è anche per me là fuori. Non so cosa centri rispetto alle lacrime, ma ultimamente mi sembra che tutto, in un modo o nell'altro, spinga i miei pensieri sempre dalla stessa parte.
Poi più tardi ho parlato con i miei, nulla di rilevante fino a che mia madre ha menzionato una scatola in cortile di mio padre che mio zio non deve toccare. Domani mi devo sincerare che sia ancora al suo posto. Una stupidata.
In teoria almeno. Perché dal momento che me lo ha detto, ho sentito un nodo stringermi lo stomaco: paura, di nuovo. Paura che mio zio l'abbia spostata, che non la voglia rimettere al suo posto, che mio padre dia di matto… che se non avessi menzionato la cosa per sbaglio, mio padre sarebbe arrivato e non trovandola avrebbe fatto partire la 3^ guerra mondiale ancora prima di disfare i bagagli… e così sono crollata di nuovo. Per la prima volta da tanto comincio a pensare di avere bisogno di farmaci, e non solo ansiolitici.
Penso anche che mi trasferirei volentieri per non sentire più questa paura perenne dovuta alla mia famiglia. Poi penso a come starò quando non ci saranno più per davvero. E di nuovo mi sembra di avere il cervello fuori uso.
E poi mi chiedo perché io senta spesso il bisogno di scrivere qua sopra, come se il mio diario di carta non bastasse più. E probabilmente in parte è così: ho bisogno di buttare fuori tutto questo nel mondo, anche se virtuale, perché resta reale ma in un certo qual modo mi dà l'idea di mescolarsi con le altre migliaia di cose che succedono là fuori.
Mi ridà l'idea di un minimo di normalità.

basterebbe fare un passo... e lasciarsi andare

Sarà per una sorta di legge tipo contrappasso, ma se c'è un'immagine che riesce a darmi il senso di libertà è quella di una strada dritta verso l'orizzonte. In effetti non sono molto originale, la strada credo sia simbolo dell'andare, della libertà in assoluto. Ma per una come me, che ha paura di metterci un'ora per un percorso di un chilometro, be', può far ridere.
Siamo verso mezzogiorno, l'una per essere esatti, e fino ad ora non è stata una gran giornata.
Ieri sera alle 22.40 sono andata a letto, così da essere pronta ad affrontare la giornata all'ora giusta. Mi sono addormentata come un sasso, ciò nonostante questa mattina non riuscivo ad uscire dal letto. Mi sembrava quasi di non stare in piedi, motivo per cui ho saltato la prima parte degli impegni domenicali e mi sono unita agli altri solo alle 11. E con gran fatica. A parte l'aspetto, cioè davvero non posso nemmeno fingere di stare bene con una faccia del genere, mi sembrava di essere appena scesa dalle montagne russe, vertigini a gogò. Poi mi sono un po' rilassata ed è andata meglio. Ma alcune attività di giochi e corse a cui ovviamente non ho partecipato, mi hanno fatto sentire di nuovo tutta sbagliata. C'erano un paio di cose che riuscivo bene, le lezioni e l'impegno settimanale in oratorio con i ragazzi; ma oramai non posso contare più nemmeno su quelle, perché nel primo caso non ho risultati e non riesco a farmi seguire, nel secondo si è presa una strada, tra giochi corse e vari, che proprio mi è impossibile per il peso.
E allora il bilancio dei miei risultati è zero.
E' una bellissima giornata, calda e con il sole. E mentre ero fuori al sole, alla luce, la sentivo la voglia di riconquistare qualcosa di vero e autentico. Sentivo anche di non averne le forze.
E la cosa ridicola è che, senza mio padre qui, questa dovrebbe essere una settimana buona… domenica torna e l'idea di dover tornare a combattere con l'ansia anche in casa, oltre a tutto il resto, mi lascia con la sensazione di non avere nessuna possibilità di farcela.
Non faccio quasi niente, eppure è comunque troppo. Mi sento fuori posto ovunque, ed è come non avessi davvero nulla da offrire a nessuno. Il tempo passa, le cose intorno a me mi fanno stare sempre peggio, se poi è perché vanno effettivamente peggio, come i rapporti in casa nell'ultimo anno, allora ciao, ko definitivo. Ci sarà un modo da cui ripartire immagino. E' che io non lo trovo, e sapere che sono 18 anni che lo cerco non infonde molto ottimismo nella riuscita dell'impresa. Il fatto è che davvero le cose sono precipitate, non trovo una via d'uscita nell'impresa, ma capisco anche che il mio fisico e la mia testa insieme, non reggono più tutto questo. Sono ad un passo dalla rottura definitiva.
Eppure, oggi è una così bella giornata, la strada è qui sotto… basterebbe fare un passo e lasciarsi andare…

sabato 16 febbraio 2019

La tensione fortissima che avvertivo ieri si è trasformata questa mattina in un bel mal di stomaco/pancia. Ho due occhiaie da far invidia ad un panda e, tanto per cambiare, sono spaventata. Tra circa 3 ore e mezza ho una lezione e ne farei a meno. Prima, mi è capitato di pensare a quando torneranno i miei, alla guerra fredda che si instaurerà di nuovo in casa e ho avuto l'ennesima fitta. In effetti l'idea di ricominciare con quella paura che si insinua sotto pelle, in ogni pezzo di nervo, che fa tremare e logora i nervi, è un'idea che mi stronca. Sì, certo… come molte altre. Ma se l'idea è quella di rimettermi in sesto, è importante scegliere le battaglie giuste nelle quali far confluire le poche energie che ho. Per questo anche la lezione di oggi mi snerva, perché nello specifico in questo caso è qualcosa che a ben oltre la semplice materia insegnata ed è qualcosa che forse, adesso, non mi aiuta.
Vorrei dire che è solo questione di tempo, che le cose si sistemeranno sicuramente. Ma è difficile affermarlo dopo 18 anni e mezzo.
La solitudine, il vuoto, la fatica enorme per ogni cosa. Non ci vuole niente a dire che posso ripartire da qui. Ci vuole moltissimo a capire come fare davvero. Da cosa nello specifico. Che mosse fare. Ma per adesso funziona così… cioè… non funziona così.

venerdì 15 febbraio 2019

la solitudine… a volte la si sente di più. Ci sono giorni durante i quali non posso fare a meno di pensare a come fosse ricca la mia vita quando ero ragazzina. La mattina la scuola, il pomeriggio gli amici. Le feste, i momenti insieme, le passeggiate in centro, le risate, la condivisione di ogni attimo, banale o meno, i mille bigliettini, le foto, le dediche, comprare anelli tutti uguali da condividere; è assurdo rendersi conto di quanto fossi felice all'epoca, di quanto la normalità riempisse di calore e colore i miei giorni.
Oggi è tutto grigio, nebuloso, vuoto.
Mi mancano le persone, mi manca come ero io con loro. In questi giorni non sto parlando praticamente con nessuno. Anche nei giorni buoni scambio a mala pena poche frasi. Il problema è che una parte di me sente di aver bisogno di contatti, di relazioni…
Ma una parte di me ha paura di non riuscire a gestirle. Uscite, incontri… come farei?
Oggi è stata una giornata pesante, ad un certo punto mi sono ritrovata a piangere. E non è tensione, per lo meno non nel primo giro, poi lo diventa per forza, ma all'inizio no, è solo stanchezza. Sì, faccio qualcosa durante queste giornate, non vegeto solo sul divano, ma è comunque pochissimo. E quindi paragono quella che potrebbe essere una vita sana e completa con quella che vivo. E mi sembra un obiettivo irraggiungibile.
Vorrei la pienezza nelle mie giornate, ma sembra un sogno, non sembra un'ipotesi realistica tornare a vivere davvero. Qualcosa di assolutamente fuori dalla mia portata.
Voglio qualcuno, voglio sorridere. Voglio sperare.

giovedì 14 febbraio 2019

San Valentino

Ogni tanto, oggi, mi sono pure scordata che è San Valentino… poi ogni tanto ci penso e l'entusiasmo non è esattamente alle stelle. Mai un San Valentino passato in compagnia… si dirà è solo un giorno, e sì, ovvio se durante gli altri 364 giorni non fossi sola magari me ne fregherebbe poco, ma è una giornata simbolo dell'amore. Commercializzata, sfruttata, esasperata, tutto quello che si vuole, ma io la vorrei vivere tutta. Tutto il pacchetto compreso. E invece no.
San VAlentino nei film è sempre un giorno significativo, chi è in coppia si scoppia o resta deluso, e chi è solo di solito finisce per trovare qualcuno, qualcuno che ha sempre amato, qualcuno che ha sempre voluto pur non rendendosene conto… o magari qualcuno si dimostra improvvisamente interessato a te. Io non corro nemmeno questo rischio perché non conosco praticamente nessuno. Nessuno potrebbe farmi una sorpresa, nessuno può avermi sul suo radar. Voglio che sia l'ultimo anno così. Voglio poter festeggiare il prossimo con tutto il pacchetto: cioccolatini, fiori, cena insieme, intimo carino, notte da favola. Quante cose dovrebbero cambiare perché ciò avvenga…
Ma chissà. Da un po' di anni non ho nemmeno qualcuno a cui pensare io. Perché nessuno di nuovo è entrato nella mia vita.
Ma le cose possono cambiare.
Però devo essere onesta: al di là della favola del giorno di San Valentino, se non cambio modo di vivere, è impossibile gestire una relazione. Se non cambio non so nemmeno se vorrei scaricare su un compagno il mio malessere, la mia vita piatta. Senza cambiamenti, le mie limitazioni non mi permettono nemmeno di immaginare un qualcosa a due. E non avere più nemmeno l'immaginazione è proprio un male. Però davvero, così non so proprio cosa potrei offrire. Non so gestire le cose brutte, ma nemmeno quelle belle, non riesco ad uscire, a volte nemmeno a parlare.
Perché San Valentino funzioni deve cambiare tutto.
Devo cambiare io.
Se no continuerò a vederlo nei film o leggerlo nei libri.

mercoledì 13 febbraio 2019

Sembra assurdo come tutto stia cambiando nella mia testa in meno di 48 ore. Lunedì ero felice di come ero stata, ieri non ho concluso nulla, e oggi volevo uscire, solita puntata al supermercato per comprare alcune cose per cena, ma non riesco. Sono paralizzata dalla paura. Ma, visto che una parte di me non ha ancora rinunciato del tutto, sono in preda ad un tensione enorme. Sono tirata da entrambe le volontà: uscire/non uscire, così non sto tirando insieme niente di niente. Non leggo, non scrivo… alla fine non ho nemmeno pranzato. Chissà come si concluderà la giornata…
Chissà…

martedì 12 febbraio 2019

eh… la me in versione funzionante è durata più o meno 24 ore. Infatti oggi non ho concluso un fico secco; ieri sera, o sarebbe meglio dire questa notte, non sono riuscita a dormire prima delle 02.45 anche se avevo sonno. Quindi questa mattina prima delle 10 non ero propriamente operativa, e nemmeno dopo se per quello… l'unica nota positiva è che comunque l'ansia è stata meno del solito e ho fatto un sacco di scale su e giù. Però credo che potrei fare qualcosa di buono in questi 12 giorni, qualcosa di più che accendere il camino tutti i pomeriggi. Non so, c'è nell'aria qualcosa di diverso, e francamente mi sembra di essere anche più forte fisicamente. Vediamo se in questa fine inverno comincerò davvero a regalarmi qualcosa di buono, una speranza concreta magari.

allora...

uscita in macchina: fatta.
     ginnastica: fatta.
     lezione: fatta.
     alcune faccende domestiche: fatte.
… si direbbe che oggi è stata una giornata quasi normale, se poi ci si aggiunge anche che l'ansia non è stata forte, siamo ad un successo…
Forse.
La verità è che sì, oggi le cose da fare sono state fatte, ma mentre ero fuori, ho incontrato i genitori della mia migliore amica fino ai 17 anni, cioè fino a prima che il panico mandasse tutto a puttane. Mi sono resa conto che mi manca ancora quello che eravamo nei nostri tempi migliori. MI sono resa conto ancora di più che sono assolutamente sola, ma le amicizie sono importanti, per quello che si condivide, per quello che si è insieme.
Alla fine oggi anche la questione università sembra essere un laccio che mi si stringe al collo sempre di più, però so che non è il momento di prendere decisioni, non ne ho le energie. Tutto deve essere messo al servizio di quella che è la salute più in senso lato. E allora che resti tutto in stand by ancora per un po', del resto non è certo una novità. Però serve che io creda che qualcosa di diverso è possibile. Che, lavorando sodo, qualcosa di bello sia possibile anche per me. E magari non tra mille anni... 

domenica 10 febbraio 2019

nebbia ed emozioni

é una giornata uggiosa, triste per certi versi, o forse perché triste mi ci sento io, e il tempo fuori non fa che accentuare il mio sentire. Atmosfera inquieta…
Questa mattina sono andata al  mio impegno domenicale imbottita di tranquillanti, ce l'ho messa tutta per non far preoccupare mia madre, visto che doveva partire  con mio padre per due settimane e non mi sembrava il caso di caricarla di altre preoccupazioni. Panico uscendo di casa, tristezza e solitudine una volta arrivata a destinazione, la solitudine peggiore, quella di quando sei in mezzo agli altri. Però, comunque fa meglio che rimanere a casa, o almeno lo spero.
Sono rientrata a casa dopo l'una e ero uno straccio. Ma nemmeno questa è una novità per cui… Parlando almeno in teoria, mi sono imposta alcune attività da portare avanti in queste settimane, qualcosa che renda la mia giornata un po' più movimentata. Qualcosa che mi faccia imparare di nuovo che non servono giornate intere libere per potersi svagare, che anche un paio d'ore possono essere belle se si impara di nuovo a lasciarsi andare e ci si rilassa davvero. Non so come andrà, dopo mezza giornata mi sembra di essere già in ritardo e di sicuro non mi sono rilassata, non come intendo io comunque. Ma chissà, potrei avere delle sorprese. Nel frattempo, quello che so per certo, è che oggi ogni cosa sa di emozioni brutte, fastidiose.
Mi rattristano le eterne polemiche per qualsiasi cosa. Sembra che siamo sempre pronti tutti a dare i numeri per ogni cosa. Sembriamo tutti sempre arrabbiati, cattivi.
Non so poi cosa leghi i pensieri, ma questa mattina, ko per il mio stato e triste in generale, mentre ero in mezzo ai bimbi e alle famiglie, mi sono ritrovata a ricordare un documentario che ho visto almeno 10 anni fa, ma forse anche qualcosa di più, nel quale si raccontava la vicenda di una madre e una figlia che, per potersi mantenere, offrivano prestazioni sessuali a pagamento. Lo dico con tutta la tristezza possibile, senza critica ovviamente, due donne non esattamente piacenti, fortemente obese, nemmeno molto curate che davano prestazioni sessuali per pochi euro con  i clienti che trattavano sempre al ribasso visto il loro aspetto, umiliate e derise anche per questo; insomma forse l'altro lato delle escort di alto bordo. Non so, negli anni quel filmato mi è sempre rimasto appiccicato addosso con un senso di desolazione profondo. Madre e figlia che sceglievano di prostituirsi per 10-15 euro per poter cenare, ok, forse scegliere non è la parola giusta…
Tra le tante cose, quel filmato mi è sempre sembrato il ritratto della tristezza e della desolazione.
Non so cosa c'entra, tutto niente… ma perché siamo così cattivi gli uni con gli altri? Dove è finita l'empatia dell'essere umano?
Mah… pensieri pesanti…

sabato 9 febbraio 2019

niente da perdere...

ieri a pranzo, in un'atmosfera più o meno rilassata- incredibile ma vero-, mio zio si è messo a parlare dei miei problemi. Non ha detto cose assurde, anzi. L'idea di base è stata di non pensare al altro ma solo alla mia salute per un po'. Chiaramente come tutti quelli che non hanno mai vissuto il panico davvero per tanto, i suoi discorsi erano esageratamente semplicistici, del tipo: fai e basta. Che è quello che penso anche io ogni tanto, quando ne ho davvero le palle piene, ma che poi al dunque non mi esce mai. Inoltre, dai sui discorsi, da per scontato un certo aiuto, anche economico da parte dei miei. Che c'è, è ovvio, ma che è più che altro, il modo in cui lui ha sempre affrontato la vita, aiutato in toto da mia madre. AL di là di questi punti deboli, per così dire, un nocciolo vero c'è, che è poi quello che mi ha detto anche la dottoressa l'altro giorno, in effetti devo pensare alla mia salute. Che l'obesità e il panico siano due questioni diverse, è un dato di fatto, così come il fatto che entrambe pongono problemi/sintomi in ogni cosa che faccio che rendono difficile pensare seriamente di poter affrontare, e risolvere, anche solo uno dei due problemi.
Altrettanto vero è, però, che senza aver apportato alcuni miglioramenti a questi 2 aspetti della mia vita posso scordarmi qualsiasi passo avanti.
Per cui… detto con le pinze, oggi ho la sensazione che molte cose stiano cercando di remare per farmi andare in quella direzione.
E se ce la facessi ad ottenere qualche miglioramento? Non dico tutto e subito, sbagliato anche solo pensarci, ma qualcosa un po' per volta?
In fondo a questo punto che ho da perdere? Seriamente, cosa posso perdere per strada? Niente. E quindi, ancora una volta vai di TO DO LIST.

Alla fine non ce l'ho fatta a leggere il 4^ diario sul 4^ anno di panico. Spero di farcela domani.

venerdì 8 febbraio 2019

18 anni, 18... terza parte

Ok, mi sono armata di coraggio e finalmente ho letto il diario del 3^ anno di panico, ovvero della 5^ liceo… :( Mamma mia che pugno nello stomaco: quell'anno sono stata di un male! E di fatto stavo perdendo totalmente il controllo sulla mia vita, provavo un'angoscia enorme ed ero molto spaventata per la piega che stava prendendo la mia vita. Eppure il fatto di andare ancora a scuola, per certi versi, mi costringeva a stare con gli altri, evitando il disastro totale degli anni a venire. Paura degli altri, paura del confronto, solitudine, insicurezza, disagio a mille: stavano facendo la loro comparsa in modo pressante, pure quella cosa di non riuscire a parlare al telefono…
Detto questo, l'estate successiva invece ho avuto un momento durante il quale credevo mi sarei ripresa, forse è stato l'ultimo periodo così lungo in cui ho pensato di farcela.
Cielo che mal di stomaco mi è venuto a leggere di quella ragazza di 18 anni così spaventata da quello che stava provando.
E comunque… se penso che in casa mia grandi discorsi psicologico-sociologici non se ne facevano molti, mi rendo conto che avevo categorie mentali per leggere quello che provavo davvero spiccate. E forse, per assurdo, questo fatto non mi ha aiutata, ma mi ha fatto sentire tutto di più…
la parola chiave di quell'anno è dolore, depressione. E lo dico con cognizione di causa.
Ma l'altro aspetto rilevante è il legame famigliare. Curioso leggerlo in un  periodo così complesso da quel punto di vista. Avevo il terrore di fare del male ai miei, di farli stare male, di deluderli con il mio stare male. E mi sentivo molto legata/supportata da mio zio (del resto questa cosa è durata fino a non molti anni fa). Sentivo il fallimento della mia vita quasi più per dispiacere loro che per me. Forse perché lo manifestavano apertamente, e forse, detto sinceramente, non esattamente nel modo migliore per aiutarmi.

E poi sognavo l'amore… un ragazzo… anche se cominciavano a fare capolino in modo sempre più convinto i momenti in cui pensavo che no, non lo avrei saputo gestire un rapporto di coppia.

Forse tra poco leggerò anche il 4^ blocco. Tutto questo dolore… vorrei servisse a qualcosa.

giovedì 7 febbraio 2019

Oggi mi sono resa conto che sta per finire la quarta decade per il mio progetto '10 giorni per ogni anni di panico' e nemmeno ho letto il diario del terzo… forse domani mi ci metto d'impegno ma la verità è che diventa doloroso leggere di quando la mia vita è finita in niente. In parte la visita alla dottoressa di ieri mi ha dato ottimismo. In parte non lo so.
Pensavo a quel ragazzo che ho visto, a quanto ha significato per me negli anni passati… a quanto è triste ora non avere più nessuno nemmeno su cui fantasticare = affetti zero.
E poi dopo l'ennesima buca per domani, pensavo alle lezioni che faccio. stanno rasentando lo zero pure quelle. In 12 anni circa non mi è mai successo di avere così poche lezioni alla settimana tranne forse all'inizio, però pensavo anche che forse non è un caso, forse, dopo lo stress che mi hanno procurato questa primavera e che mi ha messa ko per mesi è davvero il segno che devo dedicarmi ad altro per stare meglio, salute 24 ore al giorno, anche a scapito dei soldi che perdo di settimana in settimana, almeno fintanto che non sarò in grado di gestire più cose insieme, fintanto che non sarò in grado di smaltire l'enorme stress un po' per volta con maggiore efficacia. Affetti zero, soldi quasi zero… magari la salute un po' di più tra poco?
Magari...

crediamoci ancora

Ieri visita dalla dottoressa. Sono uscita di casa che a stento stavo in piedi… quando poi mi sono ritrovata nella sala d'aspetto avrei dato i numeri se non fosse arrivata una signora che conosco e con cui distrarmi un po'.
Allora, fermo restando che il giudizio per ora resta sospeso (mi ha dato da fare altri esami tra un mesetto), mi è sembrata tranquilla rispetto al mio stato di salute generale. Ne sono felicissima, anche se per prudenza meglio non sbilanciarsi troppo.
Però, ovviamente, è molto MOLTO preoccupata per il mio peso e per lo stato del mio scheletro. Fortunatamente è cosciente che prescrivermi la palestra con il panico è un po' assurdo, però mi ha consigliato esercizi a casa e mezz'ora di camminata al giorno, nominando i famosi 10000 passi.
Ha anche detto che senza l'aiuto della chirurgia bariatrica non ce la farò, ma onestamente ora come ora l'idea di farmi togliere pezzi di intestino non riesce proprio a sembrarmi una cosa realizzabile. Lo sa anche lei.
Quindi… niente di nuovo sotto il sole, ma una nuova e rinnovata urgenza di fare qualcosa, per evitare tra qualche anno di dover operarmi ad ogni articolazione del corpo. Nel frattempo mi ha prescritto un nuovo integratore che sembra particolarmente adatto a chi soffre di stress, stati d'ansia, affaticamento, nervosismo, alterazioni del tono dell'umore… CIOè SEMBRA FATTO APPOSTA PER ME.
Non so se farà miracoli, è certo che se mi conosco, per un po' sortirà comunque benefici, perché mi ci aggrapperò con le unghie e con i denti, e nel frattempo, cavalcando anche l'effetto placebo, posso far rendere bene questo mese cercando di tirare insieme qualcosa, ALMENO per ciò che concerne la salute.

E come nota di colore… nello studio medico ieri c'era un ragazzo, quello che mi ha fatta impazzire durante gli anni del liceo, quello che mi ha fatto sentire la voglia di una dimensione relazionale fisica. Anche quello che non mi si è mai filato manco di striscio, ma quella  un'altra storia… purtroppo.

martedì 5 febbraio 2019

e domani...

Domani devo vedere la dottoressa per quel valore sballato nelle analisi del sangue. Ho una paura dell'accidente. Davvero. Oggi guardavo fuori casa mia verso le 13 con il sole che batteva. Era bello il sole, lo vedevo volentieri, ricordava i primi momenti di primavera quando si può stare fuori godendosi il tepore del sole sulla pelle. Voglio poterlo fare. Voglio poter fare tante cose, spero solo non sia troppo tardi.
Sono di fatto paura allo stato solido ma spero che il domani mi riservi quelle cose belle che fino ad ora, panico o meno, non ho saputo cogliere.

lunedì 4 febbraio 2019

la vita non è un film... ma...

Durante queste sere sto facendo il pieno di filmetti stile hallmark. Sono film leggeri e divertenti, adatti per passare un'ora e mezza in relax, dove si sa che i buoni alla fine trionfano e vivono felici e contenti, dove il cattivo è cattivo, e dove le seconde possibilità sono garantite a tutti. Dove tutti i protagonisti si prendono sempre del 'tempo per capire', durante il quale capiscono sul serio. Dove i cambiamenti ci sono e non sono sempre un male. Proprio il genere di film che serve a volte.
Ho passato un'altra mattinata di schifo per la tensione qui in casa, sognare case in cui regna l'allegria 25 ore al giorno è normale. Soprattutto se come mi è successo questa mattina, di nuovo ho avvertito la sensazione che un giorno dopo l'altro passato in questa tensione, cercando di tenere insieme capre e cavoli, io rischi di perdermi. Cioè io come persona rischio di finire seppellita in questo mare magnum di mosse per anticipare quelle degli altri, per preservare due minuti di pseudo tranquillità. E intanto il tempo passa, e siccome ne era già passato un sacco solo per i problemi mie, questa svolta dell'ultimo anno circa, non ci voleva.
Non ho una laurea, non ho una famiglia, forse dovrei cominciare ad ammettere che non le avrò mai, che un sacco di tempo è andato davvero perso, ma posso comunque ambire a stare decisamente meglio di così, sia di salute che come spirito. Voglio essere serena lo stesso, voglio godere di bei momenti, voglio poter essere anche felice. Perché qualcosa di vagamente simile possa realizzarsi ho bisogno di cambiare tutto nella mia vita, ognun dei 1440 minuti della giornata. Impresa ardua, che sarebbe più gestibile se avessi qualcuno a supportarmi, e non che mi butta addosso quintali di tensione. Ma la realtà è questa e se fossi in uno dei film di cui sopra, saprei farlo e non solo! Sul finire dell'ora e mezza, tutto si sistemerebbe e io incontrerei anche qualcuno, uno dei miei romanzetti diventerebbe un best seller e l'happy end sarebbe garantito.
Qui non c'è garanzia di niente. Se non che così però non sto bene e che voglio qualcosa di diverso, e che non saranno altri a darmelo. Una volta che tutte le carte sono state messe sul tavolo non dovrebbe essere più facile muoversi?
L'ho già pensato molte volte: se a 14 anni mi avessero detto che dopo 20 anni sarei stata così, sarei scoppiata a ridere in faccia a chiunque. Non avrei mai creduto possibile arrivare a perdere completamente il controllo della mia vita.
E invece…La mia famiglia, intenzionalmente o meno,  mi ha fatto male 18 anni fa quando non è stata in grado di aiutarmi e ora rischia di darmi il colpo di grazia definitivo.
Ma in questo momento mi verrebbe da dire, in modo molto fine, col cazzo!
Ma sta a me impedire che succeda, di nuovo.

domenica 3 febbraio 2019

buona domenica...

Ieri è stato il primo pomeriggio dopo non so quanto, passato per 4 ore di fila immersa nella lettura. UN libro intero così era una vita che non lo leggevo. Sì, era avvincente ed è stato facile. Curiosamente però, una volta finito, mi sentivo particolarmente estraniata dalla realtà. Certo, in quanto thriller, se fatto bene non è che potesse rilassare… ma è stato un effetto comunque curioso e fastidioso. Mi sono ritrovata molto triste, molto di più di quanto avevo cominciato a leggere e non era proprio il caso.
Comunque… anche il resto della serata è passato su quel tono, e la sensazione che mi è rimasta appiccicata addosso di tristezza mi ha portata poi a pensare a tutto quello che fa dei miei rapporti sociali una somma zero. Amicizie, amori, flirt..
questa mattina la tristezza era in parte svanita ma ho dovuto rinunciare a metà dei miei impegni della domenica mattina perché stavo malissimo, e per non farmi vedere dai miei, sono uscita di casa lo stesso alla solita ora per poi restare un'ora in auto. Quando poi ne ho parlato con le mie 'colleghe', mi sono sorpresa nell'ammettere che avevo avuto un attacco di panico, che ne stavo avendo molti… per certi versi mi risulta sempre più facile parlarne. Parole… che altro posso fare? Tutto da rifare. Tutto da ricalibrare. Da dove si parte? Sempre la solita domanda.
E dulcis in fundo una bambina oggi mi guarda insieme alle sue amichette e mi dice "Sei cicciona.", per poi passare ancora dieci minuti a guardarmi e ridacchiare. Non è che ha torto, ovviamente, ma sentirlo oggi così mi ha fatto un male assurdo, ero già con le difese abbassate, per cui...
E di nuovo penso che mi servono regole quotidiane a cui appigliarmi, tra una crisi di panico e l'altra, sia mai che magari qualcosa cambia...

sabato 2 febbraio 2019

la mia ansia e gli altri...

Oggi, presa un po' alla sprovvista, mi sono trovata 'costretta' a dare retta al tizio del telefono che doveva controllare la linea. I pochi momenti passati tra la telefonata e l'arrivo in casa mi stavano facendo quasi svenire, poi è andato tutto bene, ma per qualche istante pensavo davvero di non reggere. Cosa è così fatico? Non credo di essere all'altezza se parlano di qualcosa di specifico? Ho paura di fare pietà esteticamente? Che non sia in ordine la casa? Perché in effetti potrebbe essere tutto vero ma questo non impedirebbe comunque ai tecnici di svolgere quello che poi è il LORO lavoro.
L'idea è di non essere all'altezza delle persone, della vita. In generale, in toto. Credo che un'insicurezza così non nasca da un momento all'altro. Credo che varie cose abbiano contribuito al problema, ma ora serve risolverlo.
Anche oggi sono stata tesissima nei confronti di quello che succedeva qui in casa tra mio zio e mio padre. Dormo male, mi addormento preoccupata, e così mi sveglio. Il momento del pranzo è faticosissimo. Sto leggendo un thriller LA COPPIA PERFETTA che parla di una donna succube del marito. Mi sono accorta di una cosa bruttissima: capisco perfettamente quel prevedere ogni mossa e ogni conseguenza di ogni frase, di ogni gesto. Riconosco quel pensare 10 mosse oltre per evitare situazioni ancora più complicate. Non voglio presentare la mia situazione come qualcosa che non è, è il caso di dirlo a chiare lettere,  solo dire che in alcuni passaggi riconosco quel modo di comportarsi, riconosco quello che fa la tizia del libro, riconosco quel modo di imparare a pensare.
Continuo a pensare al mio passato e lo rimpiango, penso al mio futuro e non lo vedo. Penso al presente e non mi piace. Penso che però io stessa sto scardinando questa situazione, come a non voler farla durare ancora troppo oltre.
E quindi… vedo uno spiraglio?

venerdì 1 febbraio 2019

... la #neve...

Mi piace la neve. C'è qualcosa di catartico in essa, qualcosa come una spugna che cancella tutto. Qualcosa che da la possibilità di ricominciare da capo. O almeno l'illusione di poterlo fare. Mi sono svegliata con lo stomaco tutto attorcigliato, con la sensazione di paura agganciata ad ogni fibra del mio essere, ma la neve mi ha ridato un po' di speranza. Ogni giorno è un ricominciare tutto da capo, aggrappandosi alle piccole conquiste, ai piccoli passi avanti, cercando invece di evitare i passi indietro, le cadute, che pure continuano ad essere tanti.
Come si combatte la mia forma? Paradossalmente accentandone la presenza ma non lascandosi bloccare da essa, ed è proprio questo il punto: non farsi bloccare è un'impresa titanica. Ogni giorno dovrei trovare la 'neve' che mi da la forza di andare avanti.