giovedì 3 dicembre 2020

E nonostante tutto, domani è un altro giorno.

20.50 e sono esausta. Questa notte, mattina, mi sono svegliata alle 5 in punto, per alcuni secondi che sono sembrati lunghissimi non capivo dove mi trovavo. Bruttissimo, un filo di mal di pancia e poi via, tachicardia a mille, nausea per un bell'attacco di panico in piena regola. Sono rimasta più di un'ora seduta sul letto, non riuscivo nemmeno a sdraiarmi, poi verso le 7 mi sono addormentata di nuovo. Così, una volta alzata per la 3^ volta di fila ho dovuto rimandare l'uscita in posta che mi premeva. Ho passato la mattina da incubo, e mi si leggeva in faccia perché i miei non hanno fatto commenti su mancanza di volontà. Ma io ero a pezzi, caduta di fronte all'ennesima faccia del panico. Poi, in previsione del mal tempo di domani, su consiglio di mio padre, ho cercato di andare nel pomeriggio. Mi sono vestita, mio padre sembrava felice che stessi andando, che ce la stessi facendo. Sono entrata in auto e sono stata invasa da una nausea che davvero credevo avrei vomitato lì, condito dal mal di pancia. Una volta fuori dalla posta, ero preoccupata per il freddo ma per la prima parte allarmi rientrati, o meglio calati di intensità. Mezz'ora dopo, ancora lì fuori per via del distanziamento, temevo che non mi avrebbe aiutata comunque allo stomaco il freddo e quando stava quasi per toccare a me entrare, sono stata travolta da un'onda di paura, ansia, nausea, ero convinta che non ce l'avrei fatta ad entrare. C'è mancato poco che me ne andassi, a bloccarmi solo quello che avrebbero potuto pensare gli altri, non esattamente il motivo ideale ma tant'è. Poi sono entrata ed è stato quasi subito il mio turno, una volta dentro il picco di panico era di nuovo più basso, e poi una volta uscita, in macchina, fingendo di controllare i conti che avevo pagato ho rifiatato quel tanto che bastava per la tappa al supermercato. CI tenevo perché al di là di comprare cose che per ora non ho voglia di mangiare, riuscire ad andare quando me lo propongo è una specie di verifica, c'è un semaforo, si entra, ci sono possibili code, poi occorre attraversare la strada provinciale, il semaforo al rientro… è una piccola verifica per una cosa, fare la spesa, di normalità.

Una volta a casa ho tirato il fiato, i miei mi hanno accolto a festa, io ho fatto una doccia per scaldarmi un po' ed eccomi qua, più o meno ok, ansia sempre alta per il normale ma certo non come sta notte né oggi all'uscita. E mi ritrovo qui, a chiedermi se per cado non centrasse quel discorso di ieri sera su mio padre che se ne va, mia madre, poche righe ma pregne di paure. Oggi tornando a casa sono passata davanti a dove aveva la casa mia mamma prima di ristrutturare questa, dove ho vissuto un po' fino ai 6 anni. Ho provato nostalgia, mi sono vista ancora lì e ho immaginato a ritroso la mia storia tutta diversa. Ovvio, un'opzione non vissuta può essere perfetta, poi sono andata avanti per la strada per arrivare qui a casa mia: magone, per tutto quello che è andato male, in ultimo la lite con mio zio. Insomma, possibilità (intese in positivo) verso realtà.

I miei erano contenti che fossi riuscita ad andare, io sono sollevata di aver tolto un impegno ma contenta no: una fatica del genere per una commissione così banale! Sono stanca, quello sì, demoralizzata, confusa e preoccupata. E nonostante tutto, domani è un altro giorno.

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