martedì 8 dicembre 2020

Il mio babbo è partito da qualche ora. Dovrebbe essere quasi arrivato. Tra il viaggio e il covid, le preoccupazioni sono sempre alte, ma soprattutto sono preoccupata per un altro aspetto, quello di cui ho già parlato nello scorso post, quella sensazione di disagio perché sembra tutto sbagliato. Da ieri pomeriggio mi sono ritrovata a piagnucolare per il fatto che si allontanasse, dispiacere di non andare con lui, paura di restare qui con mia mamma e scoprire quanto è peggiorata, paura di rendermi conto che il passato è passato e il presente non mi offre nulla di buono, solo il deteriorarsi del prima. Non solo il mio cervello non reputa possibile che possa esserci ancora qualcosa di buono ora (come dicevo, anche la lite con mio zio mi fa sentire in colpa ogni volta che qualcosa mi fa un briciolo piacere), ma non prevede nemmeno il positivo futuro. Tra il 26/11  e ieri ho consumato 2 confezioni di gocce di ansiolitici, 12 giorni, onestamente mai capitato. Sto davvero male e sono vittima dell'ingarbugliamento dei miei stessi pensieri, così finisco con l'essere ulteriormente preoccupata per il presente/futuro e il cerchio ricomincia.

Alla fine ieri sera per smetterla di compatirmi, mi sono guardata la docu-fiction sui giudici popolari del maxiprocesso alla mafia che hanno trasmesso da poco sulla rai. Ecco, di fronte a quello il mio cervello è riuscito a rimettere un po' in prospettiva le cose. Ma è assurdo aver bisogno di tali stimoli. E un pensiero è andato al coraggio di tutte le persone normali che hanno vissuto sulla loro pelle il terrore di quel periodo andato avanti per anni e anni… il coraggio, quello vero.

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