Un'ora fa ho riascoltato la canzone BLU di Zucchero, è assurdo il fiume di emozioni che mi generi dentro. Ma il motivo è semplice, è una canzone che mi piace un sacco e che mi trasmette due sensazioni fondamentali 1- una serenità infinita, 2-un sottofondo marcatamente erotico. Entrambe sono emozioni che richiamano ad una mia intimità come donna, ad una mia intimità come esistenza di persona, non necessariamente legata ad altre. Non è un caso che ogni volta che la ascolto mi immagino nel mio cortile, su un dondolo, ma senza né mio zio, né i miei. Chiave di lettura? Facile, fin troppo: da un decennio a questa parte, come mi aveva a suo tempo fatto notare la terapeuta, la loro vita ha schiacciato la mia, peggio: loro hanno schiacciato me come persona.
Ho ricordi felici in questa casa con la mia famiglia da piccola, sebbene già allora vivessi in modo molto autonomo. Ero sana anche dal punto di vista degli affetti, sentivo i legami ma coltivavo me stessa. Con la morte di mia nonna ogni cosa è cambiata, per correre dietro ai casini di mio zio, sia ma madre che io, abbiamo dovuto cambiare casella di ruolo e responsabilità. Io come persona singola e indipendente cominciavo già a mettermi da parte, a passare in secondo piano dietro ai bisogni di quell'adulto mai cresciuto, poi ancora di più perché c'era da bilanciare non solo i problemi di mio zio, ma anche la relazione tra lui e mio padre, perché giustamente mio padre non aveva voglia di fare da padre anche a mio zio, ma purtroppo mia madre invece gli faceva da madre sì, e noi ci siamo dovuti attaccare. Sicuramente è solo una parte del problema, ma ero già una ragazzina responsabile da prima, quindi quanto male mi ha fatto questo ulteriore carico di responsabilità è difficile da calcolare con precisione ma non da immaginare. Ed è andata sempre peggio con mio zio sempre più inadeguato nel ruolo di adulto che non vive da solo e non può fare quel cazzo che gli pare, mio padre sempre più stufo di tamponare anche economicamente, mia madre in mezzo e io sempre più esasperata dalla tensione. Poi tutto ko. E vaffanculo. Adesso le carte fanno schifo, e sono costretta a mettermi da parte ancora, ma poi basta, cazzo. Poi sarà il mio turno e dispiacerà che mia madre non ci sarà per vederlo, ma poi toccherà a me. E in qualche modo troverò una soluzione anche per i soldi, ma cazzo se toccherà a me. E magari tornerà in mio aiuto la ragazzina sana di prima, capace di coltivare se stessa. Forse per questo, tra le altre cose, non sarei più una buona madre. Ho troppo bisogno di rimettermi al centro della mia vita. Pazienza. Però davvero: adesso basta, l'ultimo bonus lo ha gioco forza mia madre. Ma poi basta. E di nuovo vaffanculo a tutti quelli che mi hanno intossicato la vita. E nemmeno se ne accorgono. E nemmeno pensano di chiedere scusa.
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