mercoledì 10 novembre 2021

Ieri pomeriggio sono uscita. Un incubo: era da giovedì che continuavo a rimandare, vado nel pomeriggio, domani mattina, oggi pomeriggio... ieri però ero a corto di ansiolitici; così verso le 16.30 ho cavalcato un briciolo di coraggio e sono uscita, quando mia mamma avrebbe cominciato a scendere per cena, perché non posso lasciarla da sola, ma combinare questo suo modo di essere con il mio panico è qualcosa di terribile. Sono uscita un po' di corsa, sapevo che poi sarei stata male ma va bene, l'avevo messo in conto. Una bella mazzata eh, guidare in quelle condizioni non è mai facile e mi manda in tilt. Soprattutto però, complice anche il buio, ho sentito il dolore travolgermi, e non ho potuto fare a meno di chiedermi come sarà quando mia mamma, a breve temo, non ci sarà più. Ero ferma ad un semaforo rosso ed ero così confusa e rintronata dalla paura e dal dolore che mi sono chiesta, quando sarò senza di lei, come farò a gestire queste emozioni almeno per poter andare in giro senza tirare sotto qualcuno. Era già quasi troppo e non è ancora arrivato il vero dramma. Tornando a casa poi, alle 18 tutto buio, sono scoppiata a piangere, la via quasi deserta, la casa tutta spenta, tranne una flebile luce dalla cucina dove erano i miei. Che sensazione orrenda! Annuncio di solitudine, di vuoto. E una volta di più ho pensato che forse, da sola, starei meglio in un bilocale in paese. Almeno sentirei la presenza di vicini. Il problema, a parte la questione economica, è che non riesco a vedermi da nessuna altra parte che non sia qui. Colpa del fatto di non aver fatto mai esperienze. Certo, una volta da sola questa casa avrebbe bisogno di mille ritocchi, inutile tenerla aperta tutta, e sarebbero belle alcune modifiche a mio gusto, ma sento di appartenerle davvero. O forse sento di non avere alternative. Ma nel frattempo è la perfetta rappresentazione dell'agonia che stiamo vivendo. Potrebbe essere bellissima come un tempo, è solo un insieme di dolore e potenziale solitudine. La stessa solitudine che provavo quando rientravo da qualche pranzo o vacanza da piccola, nella fase pre panico, perché in effetti ero proprio spesso sola. Quando ha iniziato a stare male mia nonna era il posto dove non riuscivo a stare. Quando ho iniziato a stare male io è diventata un rifugio, e fino ad un paio di anni fa, qualcosa in più, l'unico posto dove riuscivo a sentirmi benino. Questa casa vive la storia della mia famiglia, ma in un certo senso vive le emozioni che vivo io. Se potrò mantenerla tornerà ad essere un bel posto, ma nel frattempo sarà impregnata di dolore e sofferenza. Forse perché sono emozioni vere, da provare, da attraversare. Con persone diverse certo, potrebbe tornare a vivere, facendo anche onore a mia mamma, a mia nonna... a chi mi ha preceduta. Sono loro che in certi frangenti mi hanno tolto la forza, può essere che siano proprio loro, anche senza la presenza fisica, a ridarmela? Ho bisogno di fissare un punto nel futuro per tirare avanti, e ho bisogno di immaginarmelo positivo. Sembra un po' poco realistico visti i miei ultimi 21 anni, ma è innegabile che io percepisca tutto questo come un lunghissimo cerchio che si sta per chiudere, e prima che iniziasse io stavo bene. Ho pagato conseguenze di salute in prima persona di cose che nemmeno mi riguardavano, ma forse con questa chiusura del cerchio, con questo dolore da attraversare, forse potrebbe esserci qualcosa di bello che mi aspetta. Fa male pensare che mia mamma non possa viverle con me, ma qualche bel ricordo seppur lontano l'abbiamo condiviso. Ho bisogno di pensare a questa soluzione perché l'alternativa mi porterebbe a buttarmi di sotto. Alle 6 mi sono svegliata con un attacco di panico bestiale, fortissimo, ma non inatteso, e poi ho passato 3 ore a ripetere a mia mamma che questa è casa nostra, sento il cervello che mi si atrofizza: se non credo almeno ad una speranza di un futuro decente, sebbene diverso dalle aspettative, sono fottuta. Il tunnel del dolore è intrapreso, e deve essere per forza attraversato tutto, con tutto quello che significa. Sperare che dall'altra parte ci sarà finalmente un po' di felicità anche per me è mera sopravvivenza. 

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