domenica 21 novembre 2021

Per questa sera mi voglio concedere un post solo mio. Quello che è successo con mia mamma lo lascio a domani, questa sera ci sono solo io. E ci sono io che navigo su Twitch e mi ritrovo sballottata tra mille canali che mi irritano oltre modo (chi lecca orecchie per intenderci), tra chi mi diverte e tra qualche canale tematico che sbuca fuori quasi per caso e che mi colpisce molto. Così leggo la bio della streamer e scopro che a 31 anni circa è già al suo 3^ corso di laura, conseguito non solo iniziato eh, che poi sfocerà nel 4^ per crearsi un percorso lavorativo su misura e mi ritrovo estasiata. Ammirata e invidiosa. Una parte di me, più o meno consistente, ha sempre saputo di nn essere fatta esattamente per la strada convenzionale. Il punto però quando si sa questo, è cercare quella meno battuta e portarla a termine. Capire cosa vorresti davvero e impegnarti per ottenerlo, usando la fantasia per cercare appigli, strade nuove, nuove opportunità e se non ci sono crearle anche da zero. Usare la fantasia, la creatività, la voglia di rispecchiarti nel mondo che vivi.  Io no, il mio percorso è una lista di obiettivi non raggiunti e basta. A volte nemmeno iniziati. Il panico devastante che ho avuto è una giustificazione più che valida, lo so bene vista la sofferenza, ma allora perché questo perenne senso di fallimento? Cioè, diciamolo meglio: non dovrei essere un po' più rassegnata? Certo, forse tra una strada fatta su misura e il nulla, lo spazio è vasto e magari la rassegnazione si trova in una delle mille sfumature nel mezzo, non nell'estremo dove sono io ora. Ora che ho perso anche quelle poche attività che mi legavano alla società e che in alcuni frangenti, fatte con le dovute maniere, mi hanno dato tante soddisfazioni e la percezione che lì, in quella direzione stava la mia strada da costruire, dicevo ora che non ho più nulla appare impossibile ottenere qualcosa. Ma da questo empasse forse più avanti dovrò uscire gioco-forza. E allora verso cosa posso dirigermi? Cosa posso sperare e sognare? Come si piò ricominciare da zero a 40 anni con un ventennio di soli fallimenti? Sapevo ascoltare le persone, sapevo capirle molto prima che loro capissero anche di avere un problema, il panico mi aveva dato una chiave di lettura meno assolutistica della vita, perché non sempre se vuoi puoi, mi piaceva scrivere e condividere emozioni, storie e percorsi. Avevo in mano le carte per giocare una bella partita... non mi sono nemmeno seduta al tavolo per iniziarla. Ora quelle carte le ho ancora, ma non so più se il gioco esiste ancora. 

Nessun commento:

Posta un commento