venerdì 8 novembre 2019

A volte le preoccupazioni sembrano girandole infinite, quell'effetto per cui le spirali si attorcigliano senza fine. Ieri sera stavo così. E tutto era come graduale, al primo posto dover scrivere un mini raccontino per domenica, poi risolvere un problema per la cedola secca dell'affitto, poi piani più alti, preoccupazioni maggiori inerenti al sistema complesso delle cose, non ultimo il clima di odio sempre più manifesto che circola. Piani diversi appunto, che mi hanno portata ieri sera a stare male. Era come se la testa mi andasse in fiamme. Pensavo a ciò che avrei dovuto fare oggi e non mi andava perché avevo bisogno di una pausa. E il cervello non la smetteva di girare e preoccuparsi. Fortunatamente, negli anni, ho imparato a erigere delle difese una volta entrata nella mia camera da letto. Qui, curiosamente, almeno nella maggior parte dei casi, riesco a impormi di non pensare. Una volta qui riesco a scollegare il cervello. Credo sia una grandissima conquista.
Del resto ieri sarei dovuta essere felice e in grado di godermi un pomeriggio molto interessante: dalle 15.10 alle 18.30 ho avuto il pomeriggio pieno tra portare mia mamma in due posti, tornare a casa per una lezione, andare a riprendere mia mamma e fare un altro paio di commissioni. Il tutto senza tempi morti in mezzo, senza tempi di margine, cosa che mi avrebbe mandato al manicomio fino a poco fa, e invece niente manicomio, e soprattutto niente ansia. E invece, al posto di godermela, sono subentrate altre preoccupazioni. E oggi? Oggi ho cominciato a capire come muovermi con il discorso della cedola secca, ho imbastito a grandi linee la storia, ho letto 2 ore, ho cantato un'altra ora. Insomma, ho fatto ciò che dovevo e ciò di cui avevo bisogno. Ma con un'ansia :(
Domani farò il bis. Con fatica, ma facendo, non solo pensando alle cose. Come oggi, come ieri, come altri giorni che, forse, cominciano a non essere più numericamente irrilevanti.

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