sabato 2 novembre 2019

Da qualche anno ho ripreso ad andare alla celebrazione in memoria dei defunti. Sarà banale ammettere che l'atmosfera è un po' particolare. Molto.
Eppure anche in circostanze così, ciò che fa davvero la differenza è come sto io. Il primo anno ho avuto addosso un magone che non mi andava giù, l'anno scorso ferma vicino alle tombe di tanti ragazzi morti nelle due guerre mondiali, ero allibita dalla potenza della Storia nella quotidianità e viceversa quante storie comuni (e non meno importanti) hanno fatto la Storia. Vedevo le foto di quei ragazzini, e non potevo che pensare all'orrore di quel dolore. Alla paura che avranno provato, così giovani in mezzo a questioni tanto più grandi di loro, come una guerra, eppure prive di ogni scusa. Oggi invece, camminando tra le tombe, ciò che mi ha molto rattristata, sono state quelle trascurate, abbandonate, addirittura con le lapidi cadute in terra. Solitudine, tanta. E quel modo di vedere i morti attraverso i nostri occhi di vivi, chiedendomi chi c'è dietro a quella tomba lasciata andare? Un anziano solo? Un'altra morte? Un viaggio lontano senza ritorno? Sembrava quasi che, insieme alla lapide, fossero andati persi tutti i ricordi e gli affetti. E questo sembra spaventare ancora di più.

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