Durante gli ultimi 10 mesi ho visto la prima stagione della serie 'in treatment', una serie che segue uno psicoterapeuta con alcuni pazienti. Sono 35 episodi di nemmeno mezz'ora e il fatto che ci abbia messo quasi un anno a vederla non è un caso, molti episodi mi creavano profondo disagio per l'enorme scontro che avveniva tra lo psicoterapeuta e il paziente di turno, così per parecchie settimane, ciclicamente, evitavo di guardarla. In questi giorni l'ho ripresa, sembra assurdo ma la realtà mi crea talmente tanto disagio che vedere alcuni di questi episodi non aggiunge nulla al mio malessere. Non so quanto sia 'verosimile' la serie, ma di certo mi fa riflettere. Nelle puntate finali quasi tutti i pazienti sembrano arrivare al famoso punto, quello attorno al quale hanno girato intorno, quello che una volta scoperto cambia radicalmente tutta la storia. Il punto che per anni ho cercato anche io, salvo poi rendermi conto che io, un punto, non l'ho. Il mio panico, la mia ansia… non nascono da un fatto specifico, nascosto ma presente; sono più che altro il frutto di un insieme di situazioni che hanno gettato le basi per una insicurezza e senso del dovere che mi hanno segato le gambe e che non ho ancora superato. Sa il cielo quanto ho voluto 'un punto', perché in tutte le storie con il punto, trovarlo è come usare la bacchetta magica.
Ma qui la bacchetta magica non c'è. Tante cose sono cambiate negli anni della terapia, e ora mi rendo conto che, se prima mi immaginavo come una buca in cui continuare a scavare alla ricerca se non del punto, di maggiore comprensione di me stessa almeno, adesso sono una stanza. Una stanza vuota. Questo è la mia vita: una stanza vuota, non c'è più nulla da scavare, semplicemente non c'è proprio più nulla e basta.
C'è una stanza vuota da arredare, compatibilmente a ciò che sono io, in termini non solo di interessi, ma intendo più che altro di limiti, di cose che posso o non posso fare, di cose che vanno fatte perché servono ma che costano fatica. Questo sono io ora, una stanza vuota.
Per questo ho anche la sensazione di non aver più nulla da dare alla terapia in questo momento, ed è anche abbastanza curioso che veda la cosa così: non in termini di quello che la terapia può dare a me, ma di quello che devo dare io alla terapia affinché funzioni.
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