mercoledì 26 settembre 2018

per me

Probabilmente tutti, presto o tardi, arriviamo a quel limite che se oltrepassato nella migliore delle ipotesi ci cambia fin nel midollo, nella peggiore ci manda in pezzi. Dopo tanti anni di malessere e solitudine ci sono arrivata questa estate, ma soprattutto negli ultimi10 giorni. La cosa che mi spiazza di più è esserci arrivata a causa della mia famiglia, e oggi mi sono resa conto, mentre ero arrabbiata fino all'inverosimile, quanto sia facile e veloce per il dolore diventare rabbia, anche violenta. E tutto questo ovviamente mi fa stare male. Mal di stomaco, mal di testa, mal di tutto e il panico pronto ad affiorare praticamente ogni istante.
Oggi dopo aver tentennato davanti alla porta per quasi un'ora e mezza, e dopo non esserci riuscita per niente ieri, sono uscita. Un'ora che mi è costata una fatica immane, soprattutto dopo essermi resa conto da un piccolo fatto banale, di quanto mio zio se ne stia davvero fregando di tutto, quindi dopo essere scoppiata di nuovo in lacrime, con lo stomaco attorcigliato, mi sono avviata, terrorizzata che potesse succedere qualunque cosa. E quindi eccomi qui, alcune ore dopo con il dolore diventato rabbia ritornato dolore, con una pesantezza sul cuore e tanta confusione per un futuro che mi si fa via via più ingarbugliato e nebuloso. Con la paura che qui in casa il peggio debba ancora arrivare, e non lo reggerei fisicamente, con la rabbia per chi si proclama preoccupato per me ma non esita un secondo a darmi una batosta che si farà sentire a lungo.
Eccomi qua a chiedermi se mai riuscirò a guardare avanti solo per me, ad andare avanti solo per me. A guardare oltre per me.
Il limite è stato superato, che io mi senta diversa è un dato di fatto. Che abbia passato 90 minuti tra il tavolo e la porta per riuscire ad uscire è un altro dato di fatto.
Quale possa essere la sintesi di tutto questo davvero ancora non lo so.

Nessun commento:

Posta un commento