giovedì 13 settembre 2018

percezioni

Questa mattina l'impegno che ieri ho scansato, era ancora lì ad attendermi. E sì, sono andata, ma non cerve dire la fatica. La particolarità è che sono andata verso l'ora di pranzo per evitare di sedermi al tavolo in mezzo alla tensione che aleggiava anche oggi in casa. E' stata la paura di trovarmi in mezzo alle solite dinamiche tra mio padre e mio zio a farmi uscire di casa. Non va bene. Non va bene per niente. Quello che dovevo fare poi si è svolto in modo relativamente semplice, fino a quando, rientrando non mi sono trovata in mezzo a un gruppo di ragazzi che usciva da scuola. Un gruppo enorme, saranno stati più di cento e fregandosene di strisce, semafori e quant'altro sono riusciti a bloccare il traffico in ogni direzione. Cielo come mi sono incazzata! Possibile che tra tutti non ce ne fosse uno in grado di vedere che caos stavano provocando? E comunque, come ciò che è successo sabato uscendo, non è tanto la cosa in sé il problema, ma la rabbia intensa che ho provato. Come se fossi arrivata ad un punto di rottura. E mentre vedevo alcuni ragazzi che sorridevano e si baciavano, sono collassata su me stessa. Sono così stanca… sempre più preoccupata per come sarò in grado di affrontare il domani. Non so che dire, e tra poco devo uscire per un'altra riunione per il volontariato, solo che mi sembra di non poterlo fare. Non ho più la percezione di quello che riesco o non riesco a fare. Un disastro. Un disastro. Tutto continua a essere uguale. Cambia per non cambiare niente.

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