mercoledì 18 novembre 2020

Quando mia nonna è morta, avevo 16 anni e mezzo; è stata dura, molto, sebbene in realtà io la stessi 'piangendo' già da un paio d'anni, da quando cioè, nel giro letteralmente di un paio di giorni, chissà perché, perse buona parte della sua lucidità e io mi ritrovai sola, senza una figura di riferimento fondamentale della mia quotidianità, sola faccia a faccia con un dolore nuovo, dovendola accudire io quando mia mamma lavorava. Può sembrare brutto da dire, ma dopo i primi 2 mesi dalla morte, entrai in un periodo diverso, nel quale io sembravo aver ritrovato la dimensione di figlia, e ragazzina giovane, insomma… stavo bene, stavo meglio. Era una dimensione che forse mi si confaceva di più, più in sintonia con la mia età. Non durò molto, nuovi equilibri e nuovi problemi, soprattutto legati a mio zio, cambiarono di nuovo ogni cosa. Penso questo perché ho l'impressione di vivere di nuovo una situazione similare. Sono terrorizzata dall'invecchiamento dei miei, terrorizzata all'inverosimile, per il dolore di perderli e per la paura devastante di non essere materialmente in grado di provvedere a me stessa, di pensare al mio sostentamento senza di loro. Eppure c'è una piccola, piccolissima parte di me che invece crede che ce la farò, e bene. Che rinascerò e vivrò la mia vita. Perché mi sento talmente schiacciata dalle dinamiche da esserne stanca, è come la rappresentazione di una stessa situazione che si ripete, ma continuando a peggiorare. Pensare a qualcosa di totalmente nuovo sembra l'unico modo di vedere miglioramenti. O forse è solo una questione di mera tutela di me stessa: devo poter credere di avere almeno una possibilità in futuro. Ieri sera ho visto un filmettino di quelli natalizi, dove la trama è super scontata, e  il vissero felici e contenti è d'obbligo, gli attori però erano bravi e sono stata coinvolta nella storia. Quando il film è finito e mi sono guardata intorno, la reazione di fronte alla realtà è stata di disgusto. Ma è assurdo pensare di dover restare sola per andare avanti, per cambiare. Non riesco ad accettare quello che mi succede intorno, non riesco ad accettare l'invecchiamento dei miei, non riesco a venire a patti con il mio malessere, non accetto quella che è la mia (non)vita ma non riesco a cambiarla. Mi manca un passato che oramai è preistoria. Pensieri, ma senza una conclusione.

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