venerdì 19 luglio 2019

Sono belli i colori dell'estate, sono intensi… per qualche secondo, guardandoli, sembra quasi di riuscire a dimenticarsi l'ansia e tutto il resto, sembra quasi di stare bene.
L'altro giorno ho tralasciato, volutamente, forse la cosa più importante. Mentre ero in paese ho incontrato una mia ex compagna di liceo, una di quelle persone che ha saputo davvero far diventare la sua vita qualcosa di magico. Ci siamo salutate velocemente perché i tempi per me e mia madre erano stretti, non ho avuto il "tempo" di sentirmi a disagio con lei. Solo che poco dopo mi ha scritto sul cell per invitarmi una mattina a bere un caffè. Non le ho ancora risposto e ho spento il telefono. Che vita patetica… ho paura. Ho paura del disagio che proverei sicuramente nei suoi confronti nel dirle il niente che ho combinato io in tutti questi anni, ho paura di tutti gli altri no che dovrei dirle se non fosse solo un caffè isolato, se dovessi uscire, guidare… e allora scappo. Quello stesso giorno ho fatto io tutte le commissioni, in posta, in farmacia… niente di particolare ma sono riuscita senza farmi venire l'ansia. Forse, soprattutto in posta, quello che ho fatto questa volta solo un anno fa mi sarebbe stato impossibile. Forse.
E forse è normale voler gestire solo un passo alla volta. Ma un caffè cazzo, che diavolo dovrebbe succedere? Eppure eccomi qui, di nuovo con il cellulare spento. L'ho detto mille volte e lo ripeto ancora, se mi avessero detto come sarei stata a 30-35 anni, non gli avrei creduto minimamente. E forse centra o forse no, ma come posso pensare che alcuni miei progetti, come anche la scrittura e il blog, possano funzionare se ho così paura del contatto con le persone? Se mi sento così inadeguata ad interagire con loro? Sono emozioni troppo intense, quasi come se fossi sull'orlo dello svenimento o di un infarto ogni volta. E sembrano più cose da terapia che da farmaci, ma dopo tutti questi anni non so davvero più cosa pensare.

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