venerdì 19 luglio 2019

Sono le 16.51 e sono esausta. Prima, verso le 14, mentre stavo finendo di lavare i piatti, ho iniziato a non sentirmi bene. Ho cercato di tenere duro finendo quello che dovevo fare e poi sono salita nel mio soggiorno, nel mio rifugio… appena in tempo per sedermi prima che un attacco di panico mi si fiondasse addosso. Uno di quelli tosti, ma sul serio… vedevo il tavolo muoversi, mi sembrava che la testa non stesse ferma e che pesasse un quintale, cuore in gola, sensazione di perdere il controllo della vescica, un senso di estraniamento dalla realtà allucinante. Sul fatto che ne ho meno di attacchi di panico non si discute, ma è vero anche che sono davvero molto più forti. Un quarto d'ora dopo, mentre cercavo di riprendere il contatto con la realtà, mi sono chiesta di nuovo come posso ambire a qualcosa di più di quello che faccio ora stando così. Sì, sono frasi dettate dallo sconforto, ma non sono totalmente prive di fondamento. Ho preso le gocce, ne prenderò anche adesso perché sento una sorta di ritorno dell'attacco. Poi farò un po' di ciclette e colorerò un po', mentre questa giornata volge al termine. E non posso fare a meno di chiedermi se, quel telefono che è ancora spento, non finisca con il mettermi ancora più sottopressione. Non sono in grado di rispondere, ma mi fa malissimo restare così in balia. Spero, un giorno non molto lontano, di capire come fare per affrontare la questione.

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