Siamo cresciuti con il mito della famiglia stile mulino bianco, siamo cresciuti e non ci è voluto molto per rendersi conto che la realtà è ben diversa da quella. Forse è un bene perché è più complessa e variegata, più viva e più ricca. Eppure non sono poche le volte che mi piacerebbe ritornare a credere a quell'idea. Succede ogni volta che la famiglia diventa teatro di violenze, quelle violenze per certi versi, a due passi da casa che lasciano sconcertati, perché non sono lontane, sono qui e ci interrogano. Ci chiedono che razza di società stiamo preparando per i nostri figli.
Violenza che genere violenza. Violenza tra adulti che scatena quella di figli verso i genitori.
Violenza che urla, che chiede di essere guardata in faccia perché solo guardandola in faccia possiamo fare qualcosa.
Violenza che riguarda tutta la comunità che farebbe di tutto per voltarsi dall'altra parte. Violenza che spalanca le porte sull'ipocrisia con cui tutti ci si riempie la bocca.
perché in fondo, finché non tocca noi be'... chissenefrega no?
E invece appunto NO.
Perché la violenza in una famiglia riguarda tutta la comunità, perché i figli potrebbero diventare pericolosi anche per altri ad esempio.
Ma anche solo perché quando qualcuno ha bisogno di aiuto, ci dovrebbe essere qualcuno pronto a darlo. semplice.
Chiama in causa tutti noi. Sempre. E non può che essere così. perché si diffonde, serpeggia, intossica tutto ciò che tocca, con cui entra in contatto.
La famiglia del mulino bianco non esiste, ma in fondo spetta a tutti noi cercare di fare il possibile affinché, tra non vedo-non sento-non parlo, il colore della famiglia non diventi il nero dell'abisso della paura e il rosso del sangue.
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