sabato 4 febbraio 2017

faccia a faccia con l'obesità

Obesità... che parola strana. Contiene al suo interno una diagnosi medica ma anche un universo intero di emozioni, paure, frustrazioni. Sconfitte.
Il mio caso è un'obesità di 3° grado che si traduce in quasi 50 chili in più. Un'enormità.
Di fatto è come ci fosse peso a sufficienza quasi per un'altra me. E dal momento che l'obesità è andata quasi di pari passo con la depressione e il panico, è proprio come se fosse la parte fisica, materiale, di quella nuova me interiore malata. Se la mente è sana in un corpo sano, una mente malata ha reso non sano anche il mio corpo...
Non è facile riuscire a parlare in modo sereno di questa malattia. Si passa per pigri, indolenti, non rispettosi di se stessi. Nel mio caso tutte ipotesi vere ma derivate a loro volta da un altro problema: il panico; è facile sparare giudizi ma la verità è che dietro l'etichetta 'problemi alimentari' si celano comportamenti così complicati da dover essere trattati solo da persone competenti.
La mente è spesso la più grande responsabile del nostro modo di alimentarci.
Ho messo su quei 50 chili quasi tutti in un anno, tanti anni fa. Sono tanti ma uno alla settimana è stato più facile di quanto possa sembrare: spaventatissima da come il panico stava stravolgendo la mia vita, rovinandomela, non avevo il controllo più su nulla, soprattutto su quelle pause in compagnia dei dolci che stavano diventando l'unico momento piacevole di tutta la giornata.
Alla fine di quei 12 mesi era evidente come il problema peso fosse a sua volta diventato così grande da essere causa di altra tensione. Anno dopo anno ho sempre provato a sistemare le cose, inutilmente. La mia vita era troppo vuota e insoddisfacente perché potessi affrontare anche quello. Perché potessi privarmi dell'unica consolazione, seppure momentanea e in ogni caso controproducente.
Anno dopo anno veniva a mancarmi sempre di più la forza per combattere e la visione di un futuro diverso possibile. Ho cominciato semplicemente a non vedere alternative.
Dopo che almeno in parte la psicoterapia ha cominciato a fare effetto, la possibilità di poter gestire il problema ha fatto di nuovo capolino.
O meglio, ha rifatto capolino l'idea di un modo verosimile di affrontarlo perché occorre ammettere che non ho mai passato un giorno senza pensare di poter tornare normopeso, solo che erano pensieri che non tenevano conto della mia reale situazione. Dei miei limiti e delle mie vere possibilità. Erano solo fantasie.
frustranti.
Chissà se ora sarò in grado di provare una strada diversa...
quello che so è che però lo sfondo cambia, e non sono sicura lo faccia in meglio.
Nel mio caso specifico i momenti più critici sono sempre stati i giorni prima del ciclo e le ore di tarda serata, ma se i primi non mi sembrano un grosso problema, le ore serali sì, perché  se i primi sono 2/3 al mese, di sere ce ne sono 7 alla settimana e gestire ogni sera una guerra contro le voglie è più impegnativo., perché la 1° magari resisti leggendo, la 2° scrivendo, la 3° cantando e immaginando di poter tornare ad indossare i tacchi senza rischiare le caviglie, ma la 4° cedi e la 5°, la 6° e la 7°, non pensi alle prime tre in cui hai resistito ma a quelle in cui hai ceduto.
E cedi ancora.
SOlo che ora si è aggiunto pure un altro aspetto: il fatto che pensi al cibo spesso anche di giorno. Penso a quello che ho, a quello che non ho e quando potrei andare a comprarlo, panico permettendo. Sono arrivata a sognarlo pure di notte! E così non ho davvero le energie per combatterlo.
Qualcosa è cambiato.
Spero di capire cosa fare...

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