Capita non di rado di trovare volumi, non necessariamente di esperti, che propongano come soluzione ai problemi di panico una sorta di percorso di analisi personale del passato, che permetta di riviverlo, scrivendo magari una sorta di memoriale.
Rivivere il passato... in fondo ogni tipologia di terapia parte da questo, puntare il momento in cui tutto ha fatto crack per cercare di rimettere insieme i pezzi. Da profana direi che la cosa ha senso, in fondo se si sta male ci dovrà pur essere un motivo e cercare di analizzarlo potrebbe essere utile.
Solo mi chiedo: fino a che punto? quando la ricerca nel passato smette di essere un passaggio terapeutico e diventa solo un'ossessione per ciò che non c'è più, che non c'è mai stato?
Insomma quando dire basta a tutto questo?
Come sempre con le questioni della mente, trovare una risposta definitiva e precisa è impossibile.
Peccato. La terapia insegna a farti domande, per una volta vorrei avere le risposte perché infondo non si può sprecare tutto il presente nei meandri del passato.
In questo devo dire sto cambiando molto ultimamente.
Fa ancora male, ma sempre più ho la volontà di lasciare il tempo che fu nel suo tempo.
E concentrarmi su quello che mi succede ora.
Perché in effetti le energie sono limitate e se si perdono tutte a rincorrere ciò che è passato, cosa resta per creare il presente?
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